Bakban, bardo La scena mi rattrista molto: rimodulo al flauto di pan la melodia, che sia dolce e rassicurante, di modo che Rurik possa essere aiutato a controllarsi con la musica. Dopodiché, sulla stesse note, canto una ballata sulla tristezza: Nel bosco dove il vento tace, l’acqua geme fra le pietre, le fate tessono la pace in fili d’argento e rugiada. Siede un satiro, stanco e muto, fra i rami secchi del giorno, e il suo flauto non canta più — solo sospira, solo ricorda. Un tempo danzavano insieme, nudi di luna, ebbri d’amore; ora la notte è un vetro rotto, ogni sogno è un nome che muore. Le fate piangono promesse, petali spersi nel mattino; i satiri bevono ricordi, vino d’oblio e di destino. E quando il giorno s’alza lento, portando luce, fredda e vana, resta nell’aria un’eco lieve: un riso spento, una voce lontana. Così la vita, fragile trama, si sfalda al tocco della memoria — ogni sorriso è un addio taciuto, ogni rimpianto è una breve storia. Nel bosco dove il tempo dorme, tra i sogni infranti e le parole, le fate vegliano sui cuori che hanno smarrito il oro sole. DM Non so: posso fare Performance-Intrattenere (+2) per dare aiuto a qualcuno che agisce direttamente nel conforto?