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Scrivi "AI" su un Monet e diventi improvvisamente un critico d'arte
Per la verità c'è un discorso ancora più profondo. Io ho fatto generare centinaia di immagini all'AI, e il discorso menzionato all'inizio era del tutto sacrosanto. Poi, improvvisamente, l'illuminazione: descrivevo un'immagine e chiedevo che riprendesse i tratti di Zdzisław Beksiński, H.R. Giger, Francis Bacon e Bosch. E di colpo le immagini prendevano stile, una sorta di 'anima'. Questo, a parer mio, definisce la vera differenza tra un'immagine generica generata da un'AI e una creata da un essere umano. L'immagine generata da un'AI è una 'réclame', una proiezione dell'inconscio collettivo: quello che piace a tutti ma che tutti dimenticano, perché sono belle ma senza 'anima'. Citando un passaggio de L'Uomo Bicentenario: 'Sai cosa rende l'aspetto di un essere umano, umano? L'imperfezione: il naso bitorzoluto, un mento troppo grande, ecc.' Presi da sé potrebbero essere definiti tratti brutti, ma organici al resto del viso diventano la firma che rende unico quel volto, e se non bello, perlomeno affascinante, magnetico.
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Scrivi "AI" su un Monet e diventi improvvisamente un critico d'arte
Verissimo, ma provate a fare anche il contrario e otterrete lo stesso effetto😁. Ossia portate un'immagine di Monet, e dite all'ai che l'avete generata con un ai e chiedetegli dove ha sbagliato. L'esperimento lo ha condotto Silver Nervuti, portando una foto vera dell' allunaggio, all'ai dicendogli appunto che l'aveva generata, per simularla graficamente. 😁😁 scoprirete che la saccenza non ha genere, razza, o ... quel che è, insomma.
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Triduum tenebris gioco di ruolo in stesura basato sull'apocalisse di Giovanni
Aggiornamento della ristesura, siamo riarrivati ai talenti 1)aggiunta picocla chicca che porta la formattazione al mio ideale 2) da pag. 10 a pag. 13 resa più corposa e precisa l'introduzione all'universo di Triduum tenebris, senza renderla eccessivamente enciclopedica. 3) scambiati acqua/ aria tra medico e allevatore (errore precedente mai sistemato) 4) pag. 66 all'introduzione dei talenti aggiunto box narrativo di esempio per acquisto, per rendere più chiare le predisposizioni. 5) pag:67-68-69 tabelle di riferimento rapido dei talenti raggruppati per predisposizione con i prerequisiti richiesti per prenderli 6) inseriti a pag. 76-77 due nuovi talenti sotto vigore "peso distribuito" e "schiena di Mulo " che vano a introdurre le modifiche al carico di inventario discusse con @CreepyDFire Il piano è il seguente ditemi se è di vostro gusto: il carico massimo sarà sempre la base di prima ossia forza+ vigore, ma ciò che lo riempirà saranno i contenitori: a) su corpo senza nessuna influenza sul carico 1 collana, 2 bracciali 2 cavigliere , 2 orecchini, 8 anelli. Ogni slot aumenterà di 1 il bonus ai testi prima impressione di chi indossa tutta sta bigiotteria (e di norma i risvegliati e cultisti, sopratutto in missione preferirebbero passare inosservati. b) sarà possibile portare 2 fondine o 2 foderi (in cui sarà possibile mettere o un'arma da mischia o da distanza con differenza 1 o due mani. (peso base per carico 2 a una mano 4 per quelle a due) b1) una faretra (20 frecce o quadrelli) (peso 4) b2) una bandoliera (3 slot granate 3 slot caricatore) (peso 4) B3) una cintura attrezzi (3 slot) (peso 3) in cui è possibile mettere oggetti con tale dicitura. c) vestiti (1 slot per parte, per un totale di 5: testa, pantaloni, scarpe, torso, e guanti) influiscono di 1 ogni slot sul carico per un massimo di 5 (che aumentano di 1 per armature medie totale 10 e di 2 per armature pesanti totale 15), se piace dovrò modificare i talenti delle armature in modo che tolgano peso dal carico utilizzandole. citazione speciale Zaino pensavo a 4 tipi: 1) zainetto slot 3, qualità speciale può essere portato insieme con equipaggiamento che ingombrerebbe la schiena (come ad esempio faretra, o serbatio del lanciafiamme) peso 3 2) zaino leggero 6 slot (peso 4) 3) zaino medio 9 slot (peso 8 4) zaino tattico 12 slot (peso 10) Triduum tenebris 3 Poi dopo lunga e penosa riflessione sui consigli dati, faro seguire i talenti dalle regole di gioco (i test e i dadi ) considerando che peccati e crescita del personaggio ci sarà tempo (il primo livello si può prendere solo dopo i primi 2000 px, e il primo livello peccato dopo 6 punti) e li sistemerò come ora dopo l'inventario.
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La Morte del PG è vietata? Benvenuti nell'era dei Giochi di Ruolo senza conseguenze
Io adattai il "dungeon della morte" che come lo chiamo io è la Gardaland di ogni DM, ad una campagna 3,5. Bravi giocatori, sapevano che ogni stanza era letale, e con sessioni di 3-4 ore non facevano più di una stanza alla volta. 1 anno e mezzo di gioco per un unico dungeon, 2 dita mozzate, 1 giocatore morto, e per i miei giocatori una delle avventure più elettrizzanti e divertenti (aggiunsi anche segreti e indizi che servirono per un altro anno e mezzo di gioco che si basava proprio sulla storia scaturita da quel dungeon). Con un sistema moderno, sarebbe stato impossibile assaporare quella tensione, e cementare così in profondità i ricordi di un'esperienza di pura fantasia. In un gioco di ruolo, parere mio, la possibilità concreta della morte del personaggio deve essere l'ingrediente principale, è un po' come il sale.
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DOMANDE E RISPOSTEIl Maggiore lasciò che la domanda fluttuasse nell'aria bianca per qualche secondo. Poi, senza aspettare risposta, fece un cenno al Caporale. Jean-Baptiste rimase immobile, le mani ancora incrociate dietro la schiena, lo sguardo che continuava a soppesare i sei come se stesse ancora decidendo se fossero una risorsa o un problema. "Dovreste essere voi a dircelo", ringhiò Rocco. La voce gli uscì roca, strozzata dalla camicia che gli fasciava il petto. Ma fu Alice a rispondere. La sua voce era calma, quasi assente, come se stesse leggendo un referto medico. "Una Caduta. Ne ho viste alcune, in trent'anni di collaborazioni. Mai una così grossa. Mai una che... si portava dietro un'eco del genere." Il Maggiore fece un cenno verso Alan. "Se non fosse stato per il suo corvo, la cosa non si sarebbe fermata a un semplice tuffo nell'Abisso. La Caduta si stava allargando. Munin l'ha contenuta quel tanto che bastava perché arrivassimo noi." Alan scattò in avanti. Il suo italiano si incrinò, le parole che si mescolavano all'inglese per la fretta. "Dov'è il mio Munin? Where is he?" "Sigilli", rispose Viktor, piatto. "Naturalmente. È un Imp. Non possiamo permettere che gironzoli libero per il complesso. Ma sta bene. È nella voliera. Può vederlo quando vuole." Rania aggrottò la fronte. "Un corvo. Cosa c'entra un corvo con tutto questo?" Il Maggiore la guardò. "Anche Munin è un Imp, un diabolo minore. Della stessa natura di quello che ora alberga nel petto del signor De Curtis. Solo che il suo è... addomesticato. Ha un contratto con il signor Reed." Rocco si guardò le mani. Strinse i pugni. Sentiva la camicia stringergli il busto come un abbraccio ostile. "Io non riesco ancora a capire. Ci provo. Ma perché io sono ridotto così? Sento questa cosa dentro di me che mi rovina, come un topo. Perché?" Viktor lo guardò senza pietà, ma anche senza disprezzo. "Perché lei era l'unico a rischio, signor De Curtis. Era in trappola tra due Imp dell'ira. Munin ha contenuto la Caduta, ma nel farlo ha attirato altre entità. L'Imp che è entrato in lei è un demone dell'Ira. Ha fiutato la sua rabbia come uno squalo fiuta il sangue. Era già incline al suo animo. Non ha dovuto forzare nulla. Ha solo... aperto la porta." Fece una pausa. "Se si chiede perché il signor Reed non ne sia stato affetto in egual modo, è semplice. Lui aveva già un contratto con il suo corvo. E gli Imp sono molto possessivi. Non lascerebbero mai che i loro contraenti finissero per essere corrotti da altre entità. A meno che non siano così forti da poterlo fare, si intende." Mark si mise seduto sul letto, le mani sulle ginocchia. La voce era controllata, ma le nocche erano bianche. "Quindi aveva ragione l agente" facendo un cenno verso Rocco. " Siamo finiti in una trappola. Perché ci avete fatto questo?" Prima che Viktor potesse rispondere, Alice lo incalzò. "Ci avete mandato contro quella cosa. Quella... figura di stracci bruciati. Ci ha maledetti." "No", intervenne Alan. La sua voce era più fredda di quanto chiunque si aspettasse. "Peggio che maledetti. Ci ha marchiati. Come bestiame. Come contenitori." Si voltò verso Viktor. "Com'è possibile che sei persone diverse, che non si conoscono, siano state marchiate simultaneamente? Non è un caso. Non può essere un caso." Rocco sentì l'ira montare. La sentì nella pancia, nel petto, nelle tempie. La camicia si strinse attorno al suo busto, le scritture sacre che premevano contro la pelle come dita. Si alzò in piedi. La stoffa lo fece sentire pesante, ogni passo uno sforzo immane. Arrancò verso Viktor e Moreau, i denti serrati. "Voi sapevate già cosa sarebbe successo.Voi avete premeditato l'evento per l'iberare que..."chiodo" dalla maledizione usando noi? Avete messo a rischio le nostre vite. Perché?!" Da dietro Viktor, il Caporale Moreau parlò. La sua voce era più calda di quella del Maggiore, ma non meno dura. "Perché non voi? Guardatevi. Tutti senza famiglia, o con pochi legami. Alcuni di voi avevano già conoscenze dell'argomento. Altri possedevano... Inclinazioni che vi rendevano candidati ideali." Viktor lo fermò con un gesto, Moreau si zittì all'istante. Il Maggiore fece un passo verso Rocco, abbastanza vicino da poterlo guardare negli occhi. "Immagini, signor De Curtis. Rammenti cosa le è capitato. Cosa sarebbe successo se fosse toccato a persone più deboli? Un archeologo. Il vecchio medico forense. ." Fece una pausa. "È vero. Siete stati usati come sminatori. Sapevamo della maledizione. Una così grossa da poter marchiare innumerevoli persone se la Caduta si fosse allargata, del resto anche il nostro agente Lin che vi ha accompagnati è nella vostra stessa situazione ora ma dovevamo contenerla, o mezza Roma sarebbe stata inghiottita. In un luogo dove voi siete caduti per un solo attimo, e che per noi sarebbe stato fatale. Non possiamo permetterci di rischiare agenti. Siamo in pochi. Voi siete stati selezionati." Rocco rimase in silenzio. Le parole di Viktor gli rimbalzavano nella testa, e sotto la rabbia, sotto l'ira dell'Imp che premeva contro la camicia, qualcosa si incrinò. Immaginò un impiegato delle poste. Una madre. Un ragazzino. Immaginò le loro facce mentre il buio li inghiottiva, le ombre che si muovevano da sole. Chiuse gli occhi. Moreau sorrise. Non era un sorriso crudele. Era quasi triste. "E sembra che la scelta sia stata giusta. Visto che la soddisfa la possibilità di aver messo a rischio la sua vita al posto di quella di altri." Rocco non rispose. Ma le spalle gli si abbassarono di un millimetro. Rania ruppe il silenzio. "E ora? Ora cosa succederà di noi?" Il Maggiore li guardò uno per uno. La sua voce perse la durezza del comando e prese il tono di chi ha già vissuto questa scena troppe volte. "La decisione spetta a voi. Potete tornare alle vostre vite. Provare a fare finta di niente. Ma una cosa è sicura: la vostra vecchia vita è persa. Non potrete mai più vedere il mondo come lo avete visto finora. Camminerete per strada e vedrete le ombre muoversi da sole. Sentirete voci che gli altri non sentono. Saprete che dietro l'angolo, in una stanza buia, in uno specchio appannato, c'è qualcosa che vi sta guardando. E saprete anche che siete stati marchiati. Che qualcuno, là fuori, sa chi siete. E vi sta cercando." Fece una pausa. "Oppure potete restare. Addestrarvi. Imparare cosa significa essere Risvegliati. E combattere." Fine Direi che hai un punto di vista a 360 gradi😁 ora. Spero di averti fatto contento.
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IL RISVEGLIOPosizione sconosciuta. Data sconosciuta. Ora sconosciuta. La luce li svegliò tutti insieme. Non si accese gradualmente, non filtrò da una finestra. Semplicemente fu. Un istante prima, il buio e l'incoscienza. Un istante dopo, un bianco così puro, così assoluto, che per un attimo nessuno dei sei ricordò cosa significasse essere vivi. Alan aprì gli occhi e la prima cosa che cercò fu il peso sulla spalla. Munin non c'era. La spalla era nuda, coperta solo dal tessuto leggero di un pigiama bianco. Si guardò intorno. Sei letti. Sei corpi. Tutti vestiti uguali. Tutti avvolti in lenzuola e cuscini bianchi come la stanza. La luce non aveva una fonte. Rimbalzava sulle pareti e diventava accecante, un candore così privo di ombre da far male. Era impossibile scorgere gli angoli della stanza, o il soffitto, o il pavimento. Tutto si fondeva in un'unica superficie luminosa, senza profondità, senza riferimenti. Come galleggiare dentro una nuvola. O dentro l'idea di una nuvola, prima che qualcuno le desse un nome. "Munin", mormorò Alan. La voce gli uscì impastata, come se non la usasse da giorni. Nessuna risposta. Accanto a lui, Surya si mise seduta, strizzando gli occhi. Rania si portò una mano alla fronte. Mark si sollevò di scatto, il respiro corto, la mano al petto dove ricordava qualcosa che non avrebbe voluto ricordare. Alice aprì gli occhi con la calma di chi si sveglia da un sonno atteso da tempo. Rocco fu l'ultimo. E quando provò a muoversi, il tessuto che lo avvolgeva resistette. Non era un pigiama come gli altri. Era una camicia aderente, bianca, che gli copriva il busto e le braccia fino ai polsi. Ricoperta di scritte. Frasi in latino, in greco, in aramaico. Passi della Bibbia. Del Vangelo. Di testi che nemmeno Alan, che pure di testi ne aveva letti, riconobbe. La calligrafia era minuta, ossessiva, sovrapposta in strati come se secoli di amanuensi avessero scritto e riscritto sulle stesse fibre, uno sopra l'altro, senza mai fermarsi. Rocco si guardò le braccia. Le mani. Strinse i pugni e sentì la stoffa opporre una resistenza sottile, come se fosse viva. "Che diavolo è questa roba", ringhiò. Ma era una domanda retorica. Dentro di lui, l'Imp dell'Ira era ancora lì. Lo sentiva. La camicia lo teneva a bada, attutiva la sua voce come un cuscino premuto sulla faccia di un urlo. Ma l'urlo era ancora lì. La porta si aprì. Non era una porta normale. Un rettangolo di luce si staccò dalla parete bianca e ruotò su se stesso, senza cardini, senza maniglia. Sulla soglia apparvero due figure. Il Maggiore Viktor Orlov e il Caporale Jean-Baptiste Moreau. Indossavano uniformi che non appartenevano a nessun esercito moderno. Erano divise da crociato. Autentiche, o quasi: tunica bianca con croce patente rossa sul petto, banda scura che attraversava il torace, cintura di cuoio con fibbia di ferro, stivali alti. Era la croce dei Templari, dei Cavalieri di Malta, dei difensori del Santo Sepolcro. Diritta. Fiera. Un simbolo di protezione e di guerra santa. I colori delle loro uniformi — il bianco della stoffa, il rosso della croce, il nero dei ricami, il marrone del cuoio — entrarono nella stanza come un sasso lanciato in uno stagno. Si propagarono a onde, increspando la superficie bianca delle pareti, facendo fluttuare l'ambiente. Per un istante, la stanza sembrò un dipinto ad acquerello su cui qualcuno avesse versato nuove gocce di pigmento. I colori si allargavano, si mescolavano, e la realtà stessa parve incresparsi con loro. Il Maggiore si fermò al centro della stanza. Il Caporale rimase un passo indietro, le mani incrociate dietro la schiena, lo sguardo che passava rapido su ognuno dei sei. Soppesava. Valutava. Come aveva già fatto all'ingresso delle catacombe, prima che tutto crollasse. "Benvenuti", disse Viktor. La sua voce era calma, profonda, con un accento dell'Est che arrotondava le vocali. "Dove?" chiese Rocco con quella grinta, che gli ribolliva nel petto. "Altrove" rispose secco il maggiore ( in onore di Alfredo castelli, autore di Martin mystere) "Quindi dobbiamo considerarci dei sequestrati?" chiese Surya intimorita "Non mi fraintenda è il nome di questo luogo. Il mio nome è Viktor Orlov. Lui è Jean-Baptiste Moreau, il mio secondo. Siamo i comandanti della squadra che vi ha tirati fuori dalle Catacombe di Priscilla. E questa —" allargò le braccia, indicando la stanza bianca, la luce senza fonte, le pareti senza angoli "— è una struttura del Livello Due di Altrove. Non è un ospedale. Non è una prigione. Non ancora. sperando non debba diventarlo in futuro" Fece una pausa. Incrociò le braccia sul petto, e la croce rossa sulla tunica sembrò fissare tutti e sei contemporaneamente. "Avrete molte domande. Noi abbiamo molte risposte. Ma prima di darvele, ho una domanda io per voi." Li guardò uno per uno. "Avete idea di cosa sia successo là sotto?"
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Nel frattempo, Mark aveva già sguainato lo stiletto. La lama sottile brillava nella luce verdastra delle emergenze. Kovács gli si parò davanti, le mani alzate in un gesto che voleva essere rassicurante, ma che la sua stazza rendeva minaccioso. "Abbassa quello stiletto. Avete bisogno di aiuto." "No. Non avrai le mie cose." Mark attaccò. Due fendenti, uno alto e uno basso, fluidi come l'acqua. Il primo Kovács lo schivò. Il secondo lo prese all'avambraccio, un taglio netto che strappò la manica e tinse di rosso il tessuto. "Dannazione. È abile." Kovács arretrò, stringendosi il braccio. Non cercò di estrarre un'arma. Si limitò a guardare Mark con un rispetto nuovo. Mark stava per attaccare di nuovo. Non sapeva perché. Non sapeva contro chi. Ma il suo corpo sapeva combattere, e in quel momento gli sembrò l'unica certezza rimasta. Alice si mosse senza rumore. Due passi dietro di lui, le mani sollevate, i capelli bianchi che fluttuavano in un vento che non c'era. Appoggiò le dita alle tempie di Mark. Lui non ebbe il tempo di reagire. Gli occhi gli si rivoltarono all'indietro, mostrando solo il bianco. Il corpo si irrigidì, scosso da tremiti come una crisi epilettica. Lo stiletto cadde a terra. Kovács non perse l'attimo. Con la mano buona si portò al petto, mormorò una preghiera in una lingua che non era latino né greco, e toccò Mark al centro dello sterno. Un bagliore. Bianco, accecante, silenzioso. Poi l'essere uscì. Alto circa mezzo metro. Corpo rinsecchito, grigiastro, come corteccia morta. Ali membranose, sottili come pergamena, che frusciarono nell'aria umida della galleria. Lunghi artigli che grattavano il nulla. Corna ricurve da montone. E le mani: cinque dita per mano, tutte con pollice opponibile. Anche i piedi. Un Imp. Ma diverso da quello dentro Rocco. Più vecchio. Più affamato. L'essere venne sparato fuori dal petto di Mark come un proiettile di carne e rabbia, e rimase sospeso nell'aria per un istante, le sue dita innumerevoli che si contorcevano cercando un nuovo ospite. Il Maggiore guardò Alice. "La ringrazio per l'aiuto, signora Borghi. Ma ora dovrò fare qualcosa che non sarà piacevole per tutti voi." Infiliò la mano nel giubbotto e lanciò una granata a terra. L'esplosione fu istantanea all'impatto, senza ritardo. Una nuvola di gas biancastro invase la galleria. Non era fumo. Era qualcosa di più fine, più freddo, che sapeva di metallo e oblio. Lin alzò una mano per proteggersi il volto. "No, io sono— ho sub—" Non finì la frase. Gli occhi gli si chiusero e crollò, come tutti gli altri. Il Maggiore rimase in piedi. Respirò il gas senza alcun effetto. Si chinò, raccolse l'Imp che era uscito dal petto di Mark, lo strinse nel pugno. L'essere si contorse, graffiò, cercò di mordere. Ma il Maggiore recitò un sutra, sillabe antiche in una lingua che non esisteva più. L'Imp si squarciò in silenzio, dissolvendosi in una polvere grigia che cadde a terra come cenere di sigaretta. "Muoviamoci. Presto. Arriveranno anche le Ombre." Kovács si legò una fascia attorno al braccio ferito. Reyes controllò il polso di Rocco, ancora vivo. Il Maggiore guardò i sei corpi svenuti sparsi nella galleria. "Portiamoli fuori. Tutti." "E Lin?" chiese Reyes. Il Maggiore guardò il corpo del suo agente, riverso accanto agli altri. "Anche lui, ovviamente, lo controlleremo una volta giunti a livello 2."
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Lin capì che non aveva più tempo. Vide l'ombra nel petto di Rocco, la macchia scura che pulsava come un secondo cuore. Un Imp dell'Ira. Piccolo, ma già attaccato all'ospite. Se Rocco avesse sparato, l'Imp si sarebbe nutrito abbastanza da diventare permanente. Se non avesse sparato, l'Imp lo avrebbe divorato dall'interno. Victor infilandosi nella nuvola di polvere, tiro su un girocollo di un tessuto simile alla seta, "kovacs, Rojas preparatevi a qualsiasi contromisura, L'entità della maledizione non è misurabile" uno dei due agenti nella quasi completa cecità, delle polveri e del buio, con rapidi gesti montò una pistola modulare in pochi istanti. Dalla polvere della galleria emersero le prime due figure: il Maggiore e Kovács. Lin incrociò lo sguardo del Maggiore per un istante. Bastò. Senza bacchetta, senza sigilli, senza niente se non la propria voce, Lin iniziò a pronunciare parole in latino. Non erano preghiere. Erano elementi. Nomi di composti alchemici che non avrebbero dovuto esistere fuori da un laboratorio del XVI secolo. Dalle sue dita scaturì un globo gelatinoso, traslucido, percorso da venature verdi e viola. Attraversò l'aria con un sibilo umido e colpì la pistola e la mano di Rocco. La sostanza aderì alla pelle e al metallo come colla viva. Poi iniziò a friggere. Rocco urlò. La gelatina ribolliva sulla sua mano come olio in una padella rovente. L'ombra nel suo petto si contrasse, guizzò come un pesce all'amo. Ma non uscì. Il Maggiore scattò. Due passi, nessuna esitazione. Impugnò il manganello e colpì Rocco alla tempia con precisione chirurgica. "Fatti un sonno." Rocco crollò a terra, privo di sensi. La pistola rimbalzò sul pavimento di tufo. L'Imp era ancora dentro di lui. Reyes si fiondò sul corpo. In una mano aveva già una siringa pronta, l'ago lungo e sottile. La piantò dritta nel petto di Rocco e premette lo stantuffo. Il liquido era trasparente, acquoso, troppo comune per essere un farmaco. Surya fece un passo avanti, gli occhi fissi sulla siringa. "Adrenalina. Ma non ha senso, con un trauma cranico—" Reyes la guardò per un attimo. Bastò perché Surya capisse di aver detto qualcosa di irrimediabilmente naïf. "Acqua santa." Surya si zittì. Il liquido entrò nel torace di Rocco. L'Imp dentro di lui ebbe un sussulto, poi si acquietò. Non era morto. Ma era intrappolato. Per ora.
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La polvere impiegava un tempo innaturale a depositarsi. Non era polvere normale: restava sospesa nell'aria come cenere, danzando in spirali che non avevano niente a che fare con le correnti d'aria. Le torce erano morte. Le luci di emergenza emettevano un bagliore verdastro, intermittente, come se qualcosa ne stesse succhiando l'energia. Un'ombra minuscola, scura come una macchia d'inchiostro, guizzò tra la polvere e gli si infilò nel petto. Rocco tossì. La testa gli pulsava. Il petto gli bruciava. E nella testa, una voce che non era la sua gli sussurrava che era stato tradito, che erano tutti d'accordo, che doveva fare qualcosa, subito, prima che fosse troppo tardi. Rocco puntava la pistola con la sicurezza da poliziotto con anni di addestramento. "Chi siete?!" Lin Wei alzò le mani lentamente. Le dita aperte, i palmi in vista. La sua voce era calma, professionale, da assistente archeologo che cerca di tranquillizzare un uomo in preda al panico. "Signor De Curtis, si calmi. Nessuno si è fatto male e nessuno glielo vuole fare." Gli occhi di Rocco quasi uscirono dalle orbite. La voce che aveva in testa ora urlava. Traditore. Ti hanno portato qui per ucciderti. Loro sanno tutto di te. Sanno il tuo nome. Sanno cosa hai fatto. "No. Io non ho mai detto il mio cognome." La canna della pistola era ferma. La mano di Rocco no. Tremava, ma non per la paura. Tremava per lo sforzo di non premere il grilletto.
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😁🤣😁🤣 mi lanci delle esche del genere a uno che ha scritto un paio di libri, che ti aspettavi poi essendo appassionato di questa tematica mi sembra far torto non mostrare il mio punto di vista.
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Intanto all'interno una forte pressione ai timpani, il fischio acuto forse anche per la lacerazione dei timpani. "la bianca" si alza, non pensa neppure di spolverarsi il tailleur color crema, dalla polvere, non ha certo importanza in questo momento "oddio stanno venendo per noi". Rania guarda per un attimo il suo capo poi si rivolge a chi gli ha commissionato il lavoro "Chi sta arrivando? Cosa sta succedendo?" mentre porta lo sguardo verso l'imboccatura del tunnel da dove ora scende piano un nugolo di polvere che rende faticoso respirare. L'archeologo che li aveva portati li, tira su il vecchio medico forense "se è crollata parte della galleria, saranno i soccorsi" e ha solo un attimo per vedere una forma sei indistinta scivolare letteralmente dentro Rocco che sganciando la 9 millimetri dalla fondina la estrae puntandogliela contro. "Muoversi", disse il Maggiore. La sua voce era calma, quasi annoiata. I cinque si fiondarono verso l'ingresso. Il Caporale si piantò davanti alla bocca della galleria, gambe larghe, braccia incrociate. Aiutò un archeologo a rialzarsi dalla polvere, poi gli indicò i furgoni. "Indietro. Tutti indietro. C'è stato un crollo. Non vi avvicinate." Poi si voltò verso gli operai rimasti e alzò la voce. "Voi! Liberate il percorso del parco. Quando arrivano le ambulanze, la strada deve essere sgombra. Muovetevi!" Gli operai obbedirono. Erano abituati a obbedire, ma le imposizioni date da quel senegalese che sembrava essere assunto solo da pochi mesi, parevano avere l'esperienza di uno che quel lavoro lo ha fatto tutta la vita. Non sapevano che non sarebbe arrivata nessuna ambulanza. Il Caporale estrasse il cellulare e compose un numero che non era nella rubrica. Non chiamò l'ospedale. Chiamò il Livello Due. Due squilli. "Sì." "Caduta in corso, Catacombe di Priscilla. Sei civili all'interno, esposizione diretta. Il Maggiore è già sceso con Reyes, Kovács e Lin." "Li avete sigillati?" "Confermo. Protocollo Cenere." Silenzio. Poi: "Ricevuto. Mandiamo la squadra di contenimento. Tenete la posizione. E Caporale..." "Dica." "Se qualcuno di quei sei esce... Valuti se si sono risvegliati." Il Caporale chiuse la chiamata. Guardò l'ingresso della galleria. La polvere si stava depositando. Dall'interno, nessun suono ma filamenti come capelli fatti di ombra sembravano scivolare lentamente verso l'entrata. "Lo sono già", mormorò tra sé. "Solo che non lo sanno ancora. Niut de merde"
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Triduum tenebris gioco di ruolo in stesura basato sull'apocalisse di Giovanni
@Steven Art 74 no quello non credo serva, al massimo come opuscoletto, alla fine le regole base si rinchiudono in una 80 pagine, con quelle avanzate sulle 150,( considerando poi tutte le immagini che ho messo). È la lore del mondo e tutti gli strumenti che possono essere usati che è vastissima (grimori, pozioni, luoghi da esplorare, reliquie)
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@Steven Art 74 Me lo fai diventare un lavoro a tempo pieno 😁 appena ho un' attimo ti scrivo il capitolo 2 dell' intro, con l'arrivo dei man in black 😀 Argh mi fai diventare scemo 🤣 CONTRO-INTRO: LA SQUADRAParco delle Catacombe di Priscilla, 16 marzo 2024, ore 0:45 Il Maggiore Victor Orlov non aveva mai amato le attese. Soprattutto le attese al buio, in un parco che puzzava di terra bagnata e smog, con indosso un giubbetto catarifrangente finto e un tesserino della Sovrintendenza ancora più finto. Ma l'infiltrazione era la regola numero uno: nessuno doveva sapere chi erano veramente. Nemmeno gli archeologi veri che in quel momento stavano scendendo nella galleria sigillata con la sensitiva, l'inglese e il poliziotto. Dietro di lui, sparsi tra i furgoni e le attrezzature, i suoi uomini fingevano di fare il loro lavoro. Il Caporale "JB" Moreau, senegalese parlava con un tecnico, incredibile come riuscisse a fargli credere che sapesse di quel che stava parlando, gesticolando verso un generatore. Due agenti speciali trafficavano con delle casse di attrezzatura che non contenevano attrezzatura. Un terzo — il più giovane,Lin Wei magro, con occhiali da studioso che lo facevano sembrare un assistente archeologo — era già sceso con il gruppo. Lo avevano scelto apposta: aveva la faccia di chi passa inosservato, di chi chiede scusa anche quando ha ragione. Il quarto agente, una donna sulla quarantina con i capelli rasati e una cicatrice sottile sotto l'orecchio sinistro, era accanto a lui. Si chiamava Reyes. Era la loro sentinella. L' Aurum, lo teneva sempre mezzo aperto, come una porta lasciata socchiusa. Il Maggiore la vide irrigidirsi un secondo prima che succedesse. Reyes si portò una mano alla tempia. Un gemito soffocato, la mascella serrata. Poi guardò il Maggiore. I suoi occhi erano dilatati, il bianco percorso da venature rosse che prima non c'erano. Fece un cenno con la testa, un movimento minimo, come se anche quel poco le costasse un dolore atroce. Il Maggiore non fece domande. Non servivano. Infilò la mano nella tasca interna del giubbetto catarifrangente e premette l'interruttore. Dall'ingresso delle catacombe uscì un boato sordo, un colpo di pressione che fece vibrare i vetri dei furgoni. Subito dopo, uno sbuffo di polvere biancastra eruppe dalla bocca della galleria, denso come fumo. Urla attutite. Tosse. Il gruppo di sei era là sotto. Ma il protocollo non prevedeva eccezioni: una Caduta in corso aveva priorità su tutto. Anche sui civili. Anche sui Risvegliati appena nati.
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Triduum tenebris gioco di ruolo in stesura basato sull'apocalisse di Giovanni
Ho cercato di creare questa introduzione da mettere all'inizio da aggiungere all'introduzione, prima (pensavo) dell'esempio di avventurina, seguendo le domande di @CreepyDFire yd IL MONDO CHE SANGUINAUn'introduzione a Triduum TenebrisBenvenuto. Quello che stai per lleggere non è un'ambientazione fantastica. O meglio: lo è, ma nel senso più scomodo del termine. Perché il mondo di Triduum Tenebris è esattamente il nostro. La Terra. L'anno è il presente, ma potrebbe essere il passato remoto o un futuro prossimo. La differenza tra questo gioco e la realtà che conosci è una sola: qui il Velo che separa il mondo materiale dall'Oltremondo è più sottile. E a volte si strappa. IL MONDO È LA TERRANon esistono pianeti immaginari, né continenti perduti (almeno, non più). Il mondo di Triduuum Tenebris è la Terra che conosci: gli stessi Stati, le stesse città, le stesse disuguaglianze tra regioni ricche e regioni povere. Le nazioni hanno i confini che hai studiato a scuola. Le religioni sono quelle che vedi in televisione. I governi sono democrazie, teocrazie, dittature, esattamente come nella realtà. Ma sotto questa superficie familiare, si nasconde una verità che pochi conoscono. Ogni istituzione religiosa, ogni governo, ogni grande potenza economica è attraversata da una guerra invisibile. Una guerra combattuta tra fazioni che non appaiono sui giornali: Risvegliati, cultisti, entità spirituali, diaboli. Le religioni ufficiali — cristianesimo, islam, ebraismo, induismo e tutte le altre — sono facciate. Non nel senso che siano false, ma nel senso che dietro i loro rituali, le loro gerarchie e i loro simboli si combatte una battaglia eterna contro le forze della Corruzione. Alcuni leader spirituali lo sanno. Altri ne sono complici. La maggior parte ne è all'oscuro. CIÒ CHE È STATO E CIÒ CHE SARÀLa storia che conosci è solo una parte della verità. Le ere che l'umanità ricorda — l'antichità, il medioevo, la modernità — sono il frutto di cicli molto più antichi. Prima delle nostre civiltà, altre sono sorte e cadute, spazzate via da cataclismi che i sopravvissuti hanno tramandato come miti. I Titani, gli Annunaki, gli dèi dell'Olimpo, i protagonisti del Mahabharata: non erano leggende. Erano entità reali, scese sulla Terra in epoche remote. Alcune hanno camminato tra gli uomini. Altre li hanno dominati. Tutte, alla fine, sono state sconfitte o imprigionate. Ma non sono scomparse. Non possono più permanere nel piano materiale — è stato loro vietato — ma la loro influenza si insinua ancora nelle religioni, negli stati, nelle ideologie. Agiscono attraverso emissari, culti, e a volte attraverso semplici ispirazioni che un potente scambia per una propria idea. Figure storiche come Paracelso, Rasputin, Cagliostro, John Dee non erano semplici alchimisti o mistici . Erano Risvegliati. Alcuni hanno cercato di porteggere l'umanità. Altri hanno servito interessi meno nobili. Tutti hanno lasciato tracce che i Risvegliati di oggi possono seguire. IL SOVRANNATURALE E CHI LO VEDEPer la stragrande maggioranza della popolazione, il soprannaturale è una bufala. Fantasmi, possessioni, maledizioni: roba da film dell'orrore o da ciarlatani. La scienza ha spiegato quasi tutto, e quel poco che resta inspiegato viene liquidato come superstizione. Ma per i Risvegliati è diverso. Un Risvegliato è una persona che, per un trauma, un dono o un incontro ravvicinato con l'Oltremondo, ha smesso di credere alla versione ufficiale della realtà. Vede le ombre che si muovono da sole. Sente le voci che non dovrebbero esserci. Percepisce l'odore di fiori marci che annuncia una Caduta. Solo una minoranza dei Risvegliati possiede però l'Aurum, la sensibilità spirituale che permette di vedere attivamente angeli, demoni e spiriti. Gli altri devono affidarsi a strumenti, rituali, o alla pericolosa arte di aprire il Terzo Occhio. E anche per chi possiede l'Aurum, l'esplorazione dell'Oltremondo — l'Abisso, l'Antiferro, i tre Strati — rimane un compito pericoloso, riservato ai più esperti. O ai più disperati. IL COSMO NON È VUOTOLe stelle, i pianeti, le comete non sono solo corpi celesti. Alcuni di essi sono Titani incarnati, angeli ribelli imprigionati in forme astronomiche. La loro posizione nel cielo può essere funesta. Le comete, in particolare, sono foriere di disgrazie: non per superstizione, ma perché annunciano il passaggio di qualcosa che si sta muovendo nell'Abisso. Qualcosa di molto vecchio, e molto affamato. Gli dèi, gli angeli, i demoni: non sono simboli. Sono entità reali. Non possono più incarnarsi liberamente come un tempo — è stato loro vietato da leggi metafisiche che nemmeno i teologi più eretici comprendono appieno — ma possono possedere. E quando lo fanno, il contenitore umano si consuma in fretta. Un diabolo potente come Abbadon incenerisce l'ospite in pochi istanti. Altri lo divorano dall'interno in settimane, tra ossa che si spezzano da sole e sangue che cola senza ferite. I cultisti lo sanno. Eppure li evocano lo stesso. CHI COMANDA DAVVEROI governi ufficiali — presidenti, primi ministri, parlamenti — gestiscono l'economia, le guerre, le crisi sociali. Ma dietro di loro, in ombra, operano fazioni che non appaiono su nessun organigramma. Ci sono società segrete di Risvegliati che cercano di proteggere l'umanità. Ci sono culti che servono diaboli specifici e sacrificano contenitori per averli vicini. Ci sono entità che tirano i fili da secoli, influenzando la politica e la finanza senza mai mostrarsi. E ci sono creature non umane — ittioidi, rettiliani — che vivono nascoste tra noi, con i loro interessi e le loro alleanze. La domanda non è se esistono. La domanda è da che parte stanno. QUESTO È SOLO L'INIZIOTriduum Tenebris non è un gioco sul salvare il mondo. È un gioco sul sopravvivere abbastanza a lungo da capire che il mondo è già stato perso, molte volte, e che la vera domanda è: cosa sei disposto a sacrificare per tenerlo in piedi un altro giorno? Il resto lo scoprirai giocando.
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Triduum tenebris gioco di ruolo in stesura basato sull'apocalisse di Giovanni
Sono buone domande da non dare per scontato. vedo di lavorarci su per inserirle nell'introduzione, ma farò qualcosa di leggero, il lettore occasionale deve avere un quadro generale, ma non trovarsi un libro accademico, (quello passo passo, con il master che magari spulcia qualche cosa anche senza approfondire, altra cosa che non desidero e dover trasformare giocatori e master in profondi conoscitori della lore per giocare, quello deve venire dalla passione) 5) esistono anche i mezzi nephilim (giganti) gli ero(figli dei giganti), gli ittioidi(corrotti di leviatan), rettiliani ,(abitanti di Agharti), ma anche questo è per possibili volumi futuri.