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Tianos

Circolo degli Antichi
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  1. @Steven Art 74 ti do qualche idea dalla mia ultima campagna(nave roguetrader dispersa della famiglia Harlok), per i miei possibili futuri compagni di viaggio. @Dmitrij Potrebbe essere adattato ad un aeldari (elfi i pratica nella lore di imperium maleditcum) . Gli aeldari fischiano nella loro lingua natia, e usano pietre dell'anima come ricettacolo per le loro anime e non finire in caso di morte in pasto a Slanesh. Partendo come classico cadetto potresti essere un aspirante arlecchino che sono i mediatori del Dio sorridente degli aeldari e tra aeldari e Drukari (elfi chiari e scuri per farla semplice) Sono assassini e sopratutto Attori (inshenano spettacoli a teatro che ricalcano la storia degli aeldari e Drucari, che spesso finiscono nel sangue, ricalcando fedelmente gli eventi, un umano, si corromperebbe ad assistere a un tale spettacolo o vomiterebbe come minimo) , ma dovresti studiarti un pò la lore degli aeldari per capire che i concetti sono molto differenti e più spirituali rispetto ad un D&D. @Pentolino Sai già della lega di votann quindi non credo ci sia da aggiungere altro. @Von Anche l'orco mekboy è giocabile. ma... qua sarebbe un lavoro davvero duro per @Steven Art 74 inserire queste razze in un mondo formicaio e non sull'orlo esterno su una nave roguetrader, e davvero stirato (persino su nave per dirla tutta). l'unico che non è soggetto di razzismo pesante e l'appartente della lega di votann, aeldari e orchi sono agli antipodi (come mettere un nobile con un villico) umani nel 40millesimo millenno erano cosi razzisti da considerare tutto ciò che non rientrava minimamente nei canoni dell'umano quasi semrpe da estirpare o come minimo da assoggettare eschiavizzare. @Steven Art 74 se mai prendessi in considerazione di accettarli con tali parametri ti consiglio di dare un'occhiata al sito doctor of doom per il materiale di wrath and glory se non hanno già fatto degli adattamenti in imperium maleditcum per tali razze.
  2. @Steven Art 74 sorry questa settimana non ho aperto neppure discord (mio figlio è stato operato di appendicite, domattina ci dò un'occhio.
  3. Il Cerebrita Tecno-Arcano assegnato a Enoch aveva atteso fuori dai corridoi che portavano alla Camera del Coro. Poteva osservare ed analizzare tutti i comportamenti dell'agente che aveva sotto tutela. I suoi impianti mentali, insieme alla sua mente sfiorata dall'Immaterium, analizzavano ogni micromovimento dei muscoli del viso di Enoch insieme ai turbamenti del Warp. "Sarcasmo." Questa fu la prima parola che gli venne in mente analizzandolo. Pur non mostrandolo all'esterno, sembrava usare questa strategia per sopportare lo stress che una qualsiasi mente, anche la più allenata, era costretta a subire a vedere oltre il reale, nel mare dell'Immaterium. Vide la porta aprirsi e il suo affiliato dirigersi spedito verso di lui. "Credo non sarò gradito nelle vicinanze della Camera del Coro nei prossimi mesi." Il Tecno-Cerebrita analizzò la frase e fece quello che non avrebbe fatto con nessun altro. Non era intuizione, né simpatia, ma calcolo: diede una pacca sulla spalla ad Enoch. Tanto che lo stesso si scosse dal suo sbigottimento per l'incidente della Camera del Coro e finì per rilassare i muscoli, concentrando l'attenzione su un nuovo obiettivo. "Nulla che il Maestro non abbia considerato utile alla tua crescita." Enoch ne fu entusiasta. "Ma ora c'è un piccolo problema: la messa a punto degli impianti di un tuo compagno non è andata a buon fine." Enoch alzò il sopracciglio sinistro e pensò: Eeeh, tanti saluti alla eccezionale competenza del Maestro. Il Cerebrita ora si sentiva quasi divertito. Riusciva a leggere i segnali del volto come un libro aperto. "Era Cinereus. Il cecchino. Per l'impianto che avrebbe permesso di annullare la sensazione di vuoto che, soprattutto per te, era tanto fastidiosa." Enoch si sentì un macigno sulle spalle. La colpa era sua. Persino una "leggenda" come L3-G1-0N aveva chiesto troppo alle sue conoscenze per venirgli incontro. Spalancò per un attimo gli occhi mentre il Cerebrita lo osservava. "Ora è in manutenzione." Enoch non riuscì per un attimo a trattenersi: "Avevi detto 'era'. Non si parla al passato dei vivi. Mi stavi forse prendendo in giro?" Il Cerebrita decise semplicemente di non rispondere, mentre tratteneva — per la prima volta ormai da troppo tempo — un sorrisetto. "Ora devo lasciarti alle cure di una delle figlie del Maestro. È gelosa dei suoi laboratori." Poi prese una lunga pausa. "Ma non temere." "Lo fai apposta?" E sbuffando, Enoch si girò per raggiungere Kulem. Pochi minuti dopo, Enoch si trovò davanti alla porta del laboratorio di Octavia. La porta si aprì con un sibilo che non somigliava a quello delle altre porte della Legatus Olympus. Era più... umido. Come se qualcosa, dall'altra parte, stesse respirando. Enoch varcò la soglia e si fermò. Non era il freddo metallo dei corridoi che aveva attraversato fino a quel momento. Non era la pietra nera della Camera del Coro, né il pulsare organico delle pareti della nave. Era qualcosa di diverso. Qualcosa che non apparteneva né alla macchina né alla carne, ma a una terza categoria che Enoch non aveva parole per descrivere. L'aria era calda. Non calda come quella di un motore, né umida come quella di una serra. Era calda e umida e densa, e sapeva di sostanze che Enoch non riusciva a identificare: qualcosa di dolciastro, qualcosa di acido, qualcosa di metallico, e sotto tutto questo, un odore più profondo, più antico, che ricordava il ferro e il sale del sangue. Il laboratorio era vasto. Le pareti erano ricoperte di scaffali, e sugli scaffali c'erano contenitori. Centinaia. Migliaia. Contenitori di vetro, di metallo, di materiali che Enoch non riconosceva, alcuni trasparenti, altri opachi, altri che sembravano pulsare debolmente di una luce propria. Alcuni erano riconoscibili: frammenti di ossa, pezzi di muscolo, organi interi sospesi in liquidi che andavano dal trasparente all'ambra al verde fosforescente. Altri erano... meno riconoscibili. Forme che suggerivano arti ma non lo erano. Tessuti che si contorcevano lentamente, come se stessero sognando. E in un angolo, in un contenitore più grande degli altri, c'era qualcosa che assomigliava a un cuore — ma aveva troppe camere, e batteva a un ritmo che non era quello di nessun essere umano che Enoch avesse mai visto. Il pavimento era coperto di cavi e tubi che si intrecciavano come radici, alcuni trasparenti e percorsi da liquidi colorati, altri opachi e percorsi da qualcosa che si muoveva. Enoch cercò di non guardare troppo attentamente quei tubi. Al centro del laboratorio, c'era un tavolo operatorio. Non era di metallo, come si sarebbe aspettato. Era di una sostanza che sembrava osso, ma più chiara, quasi madreperlacea, e sulla sua superficie erano incisi simboli che Enoch riconobbe come marchi del Mechanicus. Sopra il tavolo, sospesa a un braccio meccanico, c'era una lampada che emetteva una luce bianca e fredda, e sotto quella luce, qualcosa si muoveva. Enoch si avvicinò, e vide che era un braccio. Un braccio umano, ma... sbagliato. Le dita erano troppo lunghe, le articolazioni troppo flessibili, e la pelle aveva una tonalità che non era né chiara né scura, ma qualcosa nel mezzo, come se fosse stata dipinta con un colore che non esisteva in natura. Il braccio si muoveva lentamente, aprendo e chiudendo le dita, come se stesse cercando di afferrare qualcosa che non c'era. "Ah. Siete arrivati." La voce venne da dietro di lui. Enoch si voltò e vide Octavia. Sapeva che l'affermazione era forzata: insieme a "suo padre", sicuramente sapeva sempre, in ogni istante, dove essi fossero. La Genetrix era in piedi davanti a una parete di contenitori, e nella sua mano c'era un tubo di vetro pieno di un liquido che pulsava debolmente di una luce rossastra. I suoi occhi — due occhi di un azzurro che sembrava troppo brillante per essere umano — si posarono su Enoch con un'intensità che lo fece sentire come se fosse stato sezionato e studiato. Eppure il suo sguardo fu rapito da un altro tessuto all'interno di quel contenitore: anche senza lineamenti, riusciva a intravedere un altro volto, lo stesso di Octavia, e un occhio dello stesso azzurro. Octavia mostrò a Kulem e a Enoch i "potenziamenti" che con tanta cura stava preparando per i due. A vedere la colonna vertebrale di un suo possibile clone, Enoch sentì un brivido lungo quella che invece aveva ancora attaccata alla schiena. E ancora quando posò gli occhi su un embrione in una di quelle camere per la crescita accelerata dei tessuti. "Questo... Questo è uno dei miei progetti futuri," disse Octavia, con una voce che tradiva un orgoglio quasi materno. "Un organismo che potrebbe sopravvivere nell'atmosfera di Voll senza bisogno di filtri o protezioni. Un essere che potrebbe camminare nelle giungle acide e respirare l'aria caustica come se fosse aria pulita." Enoch guardò l'embrione, e l'embrione sembrò guardare lui. Non aveva occhi, non ancora, ma c'era qualcosa nella sua postura — se si poteva chiamare postura — che suggeriva una consapevolezza. "È... vivo?" chiese Enoch. Octavia rise, e fu una risata breve, secca, come il suono di un osso che si spezza. "Tutto è vivo, Enoch. La domanda è: cosa lo rende tale? La carne? Il sangue? La capacità di pensare?" Si voltò verso di lui, e il suo sguardo era più intenso che mai. "O forse è qualcosa di più profondo? Qualcosa che nemmeno il Mechanicus è riuscito a comprendere?" Enoch non rispose. Non sapeva cosa dire. E forse, in quel momento, non aveva bisogno di dire nulla. Octavia annuì, come se avesse ottenuto la risposta che cercava.
  4. Agli agenti è stato dato l'ordine di prepararsi. La missione è ancora vaga, ma fa parte del compito della Legatus Olympus: il ripristino della piena operatività di Voll. Per Enoch, seppur così distante dalla conoscenza anche solo di base di un semplice Technoprete, è chiaro che questa sia una simbiosi fragile tra la città e i servizi dell'Impero. Per un istante Enoch è preso dalla curiosità e fa una deviazione, mentre è consapevole dello sguardo onnipresente di L3-G1-0N che, a causa della mancanza di avvertimenti da parte dei servoskull e dei cherubini, sembra approvare. La Camera del Coro si trova nelle viscere della nave, a metà strada tra il Ponte di Comando e i santuari del Motore Warp. Non è un luogo che si raggiunge per caso: vi si accede solo attraverso una serie di corridoi sigillati, ciascuno custodito da servi muti e da sigilli hexagrammatici. Le pareti di questi corridoi sono rivestite di piombo e ossa di santo, e ogni passo risuona come un battito cardiaco in una cattedrale vuota. Chi non è autorizzato e tenta di entrare viene colto da emicranie laceranti, nausea e sussurri che non provengono da questo mondo. L'Astropathic Choir Chamber è il posto dove Astropati e Telepati guidano la nave nel Caos dell'Immaterium. Enoch chiede i permessi, e ancora una volta il suo maestro sembra acconsentire. Le porte e gli scudi al Coro vengono aperti, il sussurro delle anime che si consuma nella carne della nave si acquieta. La camera stessa è una vasta cupola di pietra nera, simile a un anfiteatro rovesciato. Il soffitto è un mosaico di vetro psicoattivo e ossidiana, sostenuto da nervature di ferro e bronzo che ricordano le costole di una creatura colossale. Al centro, un Grande Coro di seggi disposti in cerchi concentrici, rivolti verso un nucleo centrale: un Faro Psichico fatto di cristalli di wraithbone e ossa di santi, avvolto da fili di rame e incenso che brucia perennemente. L'aria è densa, calda, satura di odore di incenso, sudore e ozono. Il pavimento è un intarsio di simboli astronomici e litanie protettive, e al centro si apre una Vasca di Sintonizzazione: un bacino poco profondo riempito di liquido amniotico sintetico e sangue rituale, dove i coristi più deboli vengono immersi per essere "accordati" al Warp. Enoch osserva, ma non con gli occhi: ora apre la mente. Sa che non deve influire minimamente, quindi rimane come se dovesse sentire la brezza sulla pelle senza neppure percepirne troppo — al contrario della mente del Primo Astropath, che non sarebbe capace di reggere. Nella mente di Enoch si formano immagini fugaci, come di un dipinto a olio slavato, di brusii e sensazioni. Per un istante vede tutta la Città-Formicaio, ne sente gli odori, i sapori dell'aria... la corruzione. Enoch non pensa: qualcosa lo fa per lui. Perché in quella città è presente e cerca di corrompere persino gli psionici che lo stanno osservando. Il Signore della Peste. A quel fugace pensiero, diversi Astropati si voltano verso Enoch, che alza le mani con uno sguardo sbigottito. Uno dei servitori gli si avvicina frettolosamente e, mentre guarda il soffitto come se guardasse la nave intera, parla: "Maestro, l'agente non può stare qua. Non è pronto per reggere il Coro." Enoch, con ancora lo sguardo spalancato ma la mente chiusa e piombata, fa un cenno d'assenso e si allontana.
  5. Io non so se sia persino legale vietare il diritto alla possesso di copia personale, e riportare tutto a "visualizzi per 30 giorni". L' Articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, e per la precisione L'Articolo 19, Libertà di Espressione e Informazione della Dichiarazione, tutela il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza frontiere. Quindi non solo sarebbe mio diritto avere e fruire la copia del documento, ma anche condividerlo con amici (senza scopo di lucro) per poterlo utilizzare. O cambiano i diritti umani, o toglie quella vaccata la Hasbro. (e lo dico solo per questione di principio, D&D lo giocato così tanto che non mi frega più nulla dei suoi prodotti.) cit. saggio del 2016 scritto dalla politica danese Ida Auken per il World Economic Forum (WEF) "2030 non avrai nulla e sarai felice"
  6. @Steven Art 74 Per me nessuna differenza
  7. @MattoMatteo ci sono già passato anch'io, quindi per me non hai nulla da scusarti. Anzi un' augurio di trovare un po' di tranquillità @Steven Art 74 visto che hai l'onere più grande, la scelta se sospendere (tipo un paio di mesi), andare avanti con cinereum in modalità automatica o cercare nuovi giocatori che si uniscano rimane a tua discrezione.
  8. Enoch rimane esterrefatto per un attimo: il Data-Slate che ha in mano reagisce alla sua apertura al Warp. Chiude la mente e il Data-Slate si spegne; immagina subito che, se fosse portato lontano da lui, non sarebbe neppure possibile accenderlo. Tanto è lo stupore che per un attimo alza lo sguardo verso quel che rappresenta il suo nuovo maestro, L3-G1-0N. Enoch si chiede come siano riusciti a creare una macchina che riesce a interagire con la sua anima. Per un attimo pensa alla struttura della nave, all'intreccio biologico tra macchina e carne, e un brivido gli scorre la schiena; eppure tutto questo sembra essere stato fatto non solo per logica, ma per cura. Un leggero sorriso trattenuto a stento gli solca il viso. Si immerge nella lettura dei diagrammi, delle informazioni e delle foto che gli passano davanti: le caratteristiche dei suoi compagni, la natura di Goliath — che ora sa chiamarsi Kulem — che lui aveva scambiato per un attimo per un Ultramarine privo della sua armatura; degli innesti, e soprattutto delle innumerevoli gorghe di cui questa "razza" ingegnerizzata consuma per avere tali risultati fisici, spesso al prezzo di una vita risicata. E di quell'essenza vuota di cui ora percepisce solo un brusio, indistinto, grazie a impianti creati forse con le stesse regole del Data-Slate che gli hanno consegnato, e che servirà a provocare il minor disturbo alle sue "qualità". Per un attimo gli balena un pensiero: che effetto avrebbe il riversare l'eccesso di Immaterium, quando troppo forzo il velo tra le due realtà, nelle sue vicinanze? Enoch viene preso da uno strano entusiasmo: per la prima volta sente di non essere solo usato, manipolato, ma messo alla prova, come un patto di fiducia, e una scarica di adrenalina lo getta nella lettura di quel mondo in cui dovrà operare. Informazioni importanti, non solo per l'ambiente tossico, ma per la natura delle possibili minacce. Ecco, questo non lo avevo preso in considerazione: sono stato ingenuo a pensare che la tipologia di creature fosse uguale. Usano tridenti qua, per affrontare creature anche di grosse dimensioni... e che sputano, invece degli sciami di creature medie del mio mondo. Poi riesamina per un attimo i suoi due compagni. Non credo sarà un problema. Il maestro dimostra di saper il fatto suo. E Enoch sente i suoi muscoli rilassarsi.
  9. Enoch per un attimo rimase scosso. Al primo incontro qualcosa lo aveva turbato: forse una frase sbagliata, forse una parola, o una mancanza di rispetto, una parola mischiata dal dialetto del suo pianeta al basso gothico? Immaginava le parole del suo maestro così, "alla mano" — una trappola mortale. I suoi pensieri si posarono un attimo sul mondo formicaio dove avrebbero dovuto servire L3-G1-0N, le lezioni tenute dal suo accompagnatore — così simile, come rapporto, al maestro (forse tutto fatto per metterlo a suo agio?) — di come quella città fosse simile alle torri alte quattro metri di terra che potevano essere scorte nelle campagne limitrofe al porto, dimora di insetti lunghi un dito e che si diceva scavassero sottoterra anche decine di metri. In quale zona avrebbero dovuto operare? Perché? La sua testa esplodeva sulle mille ipotesi di futuro disastroso per una sua sola parola sbagliata o gesto. Poi si morse la lingua: era tutto come sempre. Non importava poi così tanto sbagliare (a meno che non fosse davvero grave); l'importante era correggersi. Ma a questo punto tanto valeva sondare. Enoch guardò a sinistra verso il suo compagno ipertrofico: "Signore, guardando il nostro gruppo immagino che il nostro servizio non richieda mente brillante..." Poi osservando a destra verso il Paria: "O magari posso immaginare che la nostra stessa esistenza sia una sorta di missione..." Tornando con una veloce occhiata laterale ad entrambi, si rivolse ai compagni: "Nulla di personale, anch'io mi guardo allo specchio prima di entrare in servizio." Per poi rivolgersi nuovamente al maestro: "Quale approccio quindi vorrebbe da noi per la massima soddisfazione da parte vostra, maestro?"
  10. @CreepyDFire soprattutto per i vecchi consigli datomi, ma anche @SNESferatu @MattoMatteo @Steven Art 74 Sono finalmente all'ultimo paragrafo, ossia i consigli del tessitore, in cui in teoria includevo anche un'avventura precompilata, con diversi finali. Uno dei consigli di @CreepyDFire era quello di farne un fascicolo separato, allora mi è venuto alla mente che per come è impostato Triduum, ci sono diversi modi per fare un'avventura: esplorativa (antiche rovine, dell'oltemondo), del terrore, o di sopravvivenza da minacce esistenziali. A quel punto dovrei farne un libercolo con tre avventure distinte (magari una per "risvegliare") . quindi la domanda è: per voi sarebbe meglio un'avveturetta, leggera come quella della "casa che respira" all'interno del mannale, o fare un libercolo separato, con tre avventure curate a mo di librogame? (d&d prima edizione per intenderci)
  11. Per chi è interessato al mio lavoro. Triduum tenebris Spettacolo puro, Finito il Daemonomicon, il libro della legge degli spiriti, con la sezione finale dedicata ai diaboli: 7 agenti (gli Imp) 4 tipologie di soldati "il nostro nome è legione, perché siamo in molti" e 7 nobili, i baroni, conti e duchi dei regni infernali. Una selezione accurata, e un lavoro ostico nell'impaginarli per cercare di non tralasciare informazioni importanti e narrativa avvincente. Tutte entità con cui si potrebbero creare intere campagne sulla loro esistenza. Ora farò una carrellata dei luoghi del mistero e di quelli dell'oltremondo più iconici . Ogni impressione è sempre benvenuta.
  12. @Django78 per il file aggiornato vai all'ultima pagina, il penultimo post....sto per finire la sezione dei diaboli forse per sabato aggiorno. Visto che sembri un appassionato di esoterismo, nei primi tredici capitoli ci sono tutte le regole (all'interno dello specchio nero le profezie che riguardano i nostri tempi) dopo il capitolo 13 potrai trovare Tutta la lore che ho scritto raggruppando 20 anni di passione per l'esoterismo...sopratutto grimori, pozioni, artefatti, e presto anche i luoghi mistero. se puoi ti piace davvero l'argomento, Guerra Al link mi contatterai per avere accesso ai miei appunti su tutta la roba che per ora ho scartato dal primo manuale per i successivi (da leggere ne avrai almeno per altre 300 pagine 😁) P.s. se imbastisci delle sessioni , tienimi aggiornato per favore, ho bisogno di blindtester, (e varrai anche citato una volta che lo avrò finito)
  13. @Steven Art 74 I dubbi di Enoch Enoch rilassò i muscoli per un attimo, subito dopo tornò in guardia, per svariati motivi: ricordava ancora l'Interrogator, con il suo fare tranquillo e la proposta di un futuro in giro al servizio dell'Imperatore, senza la summenzionata Nave Nera, e l'anno e passa di indottrinamento, che nel migliore dei casi era un segno indelebile nell'anima, nel peggiore era una sentenza di morte per sfamare l'Imperatore, con la beffa di una convinzione di redenzione così profonda da essere un destino desiderabile. La seconda era la totale mancanza, da parte del Tecnoprete, di elogi all'Imperatore — solo all'Omnissiah. Del resto, anche la sua mente aveva dimostrato pura fede nell'Imperatore: nessuna menzogna, del resto, sarebbe passata inosservata. Ma strinse i denti: in fondo anche il suo anfitrione lo avrebbe soppesato, quindi enunciò ciò che era la prassi, con un piccolo cambiamento: "Per la Gloria dell'Omnissiah e dell'Imperatore." Per un attimo pensò: spero non prenda anche questa come una battuta. "Sono lieto di un rapporto diretto: renderà il mio operato più efficiente, e la gloria per il mio signore più grande." Enoch si avvicinò al Tecnoprete, potendo rilassare i recettori di adrenalina al sentire l'influsso del suo — come ora intuiva — futuro collega, allontanarsi, chiedendosi se tale accoppiata fosse nient'altro che un modo per renderlo ancora più efficiente. "Signore, sono a dir poco un novizio, una nullità appena uscita dal fango dell'anonimato per le mie abilità ancora acerbe, ma con tutta la volontà per usarle nel migliore dei modi. Non voglio offenderla enunciando il mio passato da guardia portuale e abile in mischia; conosco perfettamente la memoria idetica del più piccolo Tecnoprete e di fronte a lei, signore, sono sicuro potrebbe enunciare la data e il secondo di ogni mia azione degli ultimi dieci anni, se citati nei rapporti. Posso solo azzardare che la sua conoscenza immensa non travalichi l'Immaterium, e lì oso enunciare. Ho la possibilità, tramite i poteri perniciosi, di eliminare completamente i recettori del dolore, miei e di altri nelle dirette vicinanze, rendendo la carne più resistente. Posso aumentare a dismisura la mia forza, purtroppo solo per me; posso però, sempre nelle immediate vicinanze, aumentare la risposta dei recettori sensoriali del fisico, rendendo i riflessi più veloci. Infine posso aumentare la risposta del fisico alle ferite, guarendo quasi istantaneamente anche da quelle più gravi, anche se con un calo considerevole del glucosio e altre sostanze nel sangue, lasciando stremato il paziente. Riguardo le difese della Sanzionatura, sono quelle classiche: impossibilità di essere manipolato mentalmente, e quella di poter contrastare in parte i danni inferti tramite i poteri perniciosi. Mi auguro che siano perlomeno sufficienti questi doni per il mio maestro."
  14. Verso il PonteMi sforzo di non voltarmi. Mi chiedo se l'aspetto del nulla che mi cammina a fianco abbia esso stesso l'aspetto del nulla, quando nel corridoio principale dove avanzo si immette un altro corridoio sulla sinistra. Le luci che dovrebbero in teoria illuminarci omnidirezionalmente per non creare nessuna ombra, invece vengono oscurate da una massiccia presenza, anch'essa accompagnata da un servitore. Al primo impatto credo di vedere un Ultramarine — rari persino sulla Nave Nera, ma necessari come forza contenitiva nel caso si fosse formata una frattura nel Warp per il grosso carico di psicoattivi. Eppure non vedo impianti, almeno non come quelli che ho scorto su quello che mi accompagna sulla destra e che tanto mi crea quella sensazione di essere osservato dal vuoto stesso. "Perché proprio in mezzo?" sussurro. E sento un inizio di risata morire sul nascere, tanto controllata da non capire la direzione. Non voleva essere una dannata battuta, ma forse ho scatenato ilarità proprio per il modo serio in cui l'ho pronunciata.

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