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Tianos

Ordine del Drago
  1. @MattoMatteo Grazie, a volte devo ricordarmi che sono cosi dentro all'esoterismo che alcune cose le do per scontate, farò postilla
  2. @CreepyDFire @Steven Art 74Come accennavo prima, ho scelto di mettere le regole di base — la gestione dei dadi, con tanto di box narrativo per mostrare critici e uso dei Punti Fede — dopo i talenti e prima della crescita del personaggio tramite le classi. Il motivo è semplice: per accedere al primo livello di una classe servono almeno 2000 PX. Prima di arrivarci, il giocatore deve sapere come funzionano i dadi e come si usano i talenti che ha appena comprato. Detto questo, se volete partecipare al brainstorming, ecco cosa ho in mente per la struttura successiva del manuale. PARTE FINALE DEL MANUALE: RELIQUIE, LUOGHI E BESTIARIOCome mi ha suggerito @CreepyDFire , sposterò tutto il materiale su reliquie, luoghi e bestiario verso la fine del manuale. L'idea è di creare una sezione a sé, con una sua copertina interna e un titolo tipo: L'ABISSO Conoscenze, fauna e luoghi del mondo di Triduum (Sezione esclusiva per il Tessitore) Questo permette, se in futuro il manuale dovesse crescere o essere ristampato, di separare fisicamente questa parte dal resto. Magari come supplemento a sé stante, o come espansione. LA STRUTTURA INTERMEDIAPer arrivare a quella sezione, sto riorganizzando i capitoli in questo ordine: Capitolo 9: Regole del Combattimento Con un capitoletto introduttivo che descrive il sistema base, senza dover ancora gestire locazioni e danni. Roba pulita, essenziale. Dubbio amletico numero 1: cosa metto prima? Il sistema di magia o l'inventario (con la nuova modifica al trasporto)? Da un lato, la magia è un'estensione naturale delle regole di gioco. Dall'altro, l'inventario serve subito per sapere cosa il personaggio può portarsi dietro in combattimento. Sono in stallo.(c'è da dire che l'inventario serve a tutti, è universale, la magia una specializzazione) Dubbio amletico numero 2: il sistema avanzato dei danni (quello con le ferite critiche dettagliate, i tipi di danno, ecc.) dove lo colloco? Alla fine della parte sul combattimento base, o prima della crescita del personaggio? La logica vorrebbe che restasse vicino al combattimento, ma rischia di appesantire la lettura per chi vuole solo le regole essenziali.(vabbhe che con la dicitura se non interessato a quel punto potrebbe saltarlo a pie pari) LA CRESCITA E LA CADUTA (accorpate)Il motivo per cui sto riordinando tutto è questo: voglio che la crescita del personaggio e la sua corruzione siano due facce della stessa medaglia, accorpate in un'unica grande sezione. Ecco come la immagino, magari con un'introduzione del genere: "Ogni passo verso il potere è un passo verso l'abisso. Non esiste avanzamento senza rischio. Non esiste conoscenza senza prezzo. In questa sezione imparerai a crescere. E imparerai cosa sei disposto a perdere per farlo." PARTE PRIMA: POTERE E CORRUZIONE I livelli del personaggio (le "classi di avanzamento") I Grimori (i tomi che contengono conoscenze proibite) Il Laboratorium (strumenti e ricette per creare pozioni, oggetti incantati e acquisire nuove conoscenze) PARTE SECONDA: PECCATO E REDENZIONE I Peccati Capitali (come meccanica attiva, non solo flavour) Gli Esorcismi (per espellere entità, ma anche per purificare se stessi) La Magia Rituale (che può sia infliggere che alleviare la Corruzione, a seconda di come la si usa) L'idea è che il giocatore, leggendo questa sezione, capisca che ogni passo verso il potere è anche un passo verso l'abisso. E che per sopravvivere, serve qualcosa di più delle semplici abilità: serve Fede, o almeno la volontà di sporcarsi le mani e poi cercare di pulirsele.
  3. @MattoMatteo Argh mi hai messo il dubbio 😁 onestamente, tenendo conto che si parla di sette segrete, e gente perennemente in incognito che va da ricercatori dell'occulto a Man in black mi è venuto d'istinto per il tipo di ambientazione. Una sorta di copertura parziale da malintenzionati delle fazioni opposte, oltretutto in esoterismo una delle basi per esorcismi e maledizioni ecc,. è quello di conoscere il nome vero per "legare" (si rifà ai passi della bibbia in cui è dato all'uomo il potere di dare il nome alle cose). Lo trovi pacchiano?
  4. Ho aggiunto alla fine dei talenti anche questa guida per la creazione del personaggio che dovrebbe aiutare anche i più novizi del sistema: ESEMPIO DI CREAZIONE DI UN PERSONAGGIO Segui questo esempio per vedere come nasce un personaggio di Triduum Tenebris, dalla scelta del Background fino al nome di battaglia. Passo 1: Il Background. Il giocatore vuole interpretare una persona colta, conoscitrice di lingue e leggende, ma non un topo da biblioteca: gli serve un personaggio capace di cavarsela anche sul campo. Sfoglia i Background e si ferma su Hacker: Intelligenza e conoscenza, certo, ma anche Agilità e riflessi pronti. Perfetto. Passo 2: Le Predisposizioni. Segna le predisposizioni del Background: Agilità, Intelligenza, Percezione. Queste tre caratteristiche guideranno tutte le sue scelte future, perché gli daranno sconti su abilità e talenti. Passo 3: Le Abilità. L'Hacker ha Sapienza (Informatica) come abilità obbligatoria. Tra le abilità a scelta, il giocatore trova Elusione, Istinto, Sopravvivenza e Astuzia. Decide di prendere Elusione (per muoversi furtivo e schivare colpi) e Istinto (che è anche tra le abilità gratuite di base). Ora può assegnare i punti: Elusione a 1, Istinto a 2 (grazie alla sovrapposizione con l'abilità gratuita). Aggiunge le abilità di base gratuite: Lucidità Mentale a 3, Fede 1, Influenza 1. Sulle Sapienze, ha 1 punto obbligatorio in Informatica e 1 punto libero. Invece di portare Informatica a 2, decide di differenziare e prende Sapienza (Sociali) a 1. Abilità di partenza: Sapienza (Informatica) 1, Sapienza (Sociali) 1, Elusione 1, Istinto 2, Lucidità Mentale 3, Fede 1, Influenza 1. Passo 4: Il Destino. Tira 4d6 e ottiene 13: La Ruota. La carta gli permette di scegliere tra Agilità e Anima sia per il dado extra nelle caratteristiche, sia per una predisposizione aggiuntiva. È tentato di prendere tutto su Agilità (dove ha già una predisposizione). Ma poi ragiona: meglio diversificare. Sceglie il dado extra in Agilità e la predisposizione aggiuntiva in Anima, che potrà sviluppare più avanti. Segna i bonus e i malus della carta, da applicare durante il gioco. Passo 5: Le Caratteristiche. Sceglie il metodo realistico. Si tira 3d6 per tre volte per ogni Seme, assegnando i risultati alle tre caratteristiche del Seme nell'ordine che si preferisce. Fuoco (Arti Marziali, Lotta, Abilità Balistica): 10, 13, 12. Tiene i due valori più alti in Arti Marziali e Lotta. Il 10 in Abilità Balistica. Non sarà un cecchino, ma non gli serve. Terra (Forza, Agilità, Vigore): 7, 10, 15. Il 7 è un problema. Il giocatore ci pensa su: è un Hacker, anni passati davanti al PC, ci sta che il fisico non sia il suo forte. Assegna 7 a Vigore, 10 a Forza, 15 ad Agilità. Poi tira il dado extra della Ruota per Agilità: 6! Agilità schizza a 21. Il giocatore sorride: si sente già un Lupin dell'informatica. Acqua (Intelligenza, Carisma, Percezione): 13, 8, 11. Mette 13 in Intelligenza, 11 in Percezione, 8 in Carisma. Pochi amici, ma ottimi dati. Aria (Volontà, Anima, Spirito): 9, 12, 16. Mette 16 in Anima, il Seme su cui ha appena preso la predisposizione. Gli altri due valori vanno a Volontà e Spirito. Non saranno altissimi, ma l'Anima è il suo vero potenziale. Passo 6: L'Età. L'Hacker è un Background del Seme Acqua. Dopo i 28 anni, il Vigore inizia a calare, e il suo è già pericolosamente a 7. Il giocatore decide di fermarsi a 21 anni, l'età perfetta per un giovane genio informatico. A 21 anni, il bonus è +1 a tutte le caratteristiche dell'Acqua. Intelligenza passa a 14, Percezione a 12 (bonus +1 ai test), e persino Carisma sale a 9, perdendo il malus che aveva. Ha anche 300 px da spendere per caratterizzarlo meglio. Passo 7: Il Nome.Ora manca solo un nome che faccia colpo. Il giocatore sfoglia la lista dei soprannomi ma ne ha in mente uno tutto suo. Il suo personaggio si chiamerà "DarkByte". Un nome che i suoi avversari ricorderanno.
  5. Per la verità c'è un discorso ancora più profondo. Io ho fatto generare centinaia di immagini all'AI, e il discorso menzionato all'inizio era del tutto sacrosanto. Poi, improvvisamente, l'illuminazione: descrivevo un'immagine e chiedevo che riprendesse i tratti di Zdzisław Beksiński, H.R. Giger, Francis Bacon e Bosch. E di colpo le immagini prendevano stile, una sorta di 'anima'. Questo, a parer mio, definisce la vera differenza tra un'immagine generica generata da un'AI e una creata da un essere umano. L'immagine generata da un'AI è una 'réclame', una proiezione dell'inconscio collettivo: quello che piace a tutti ma che tutti dimenticano, perché sono belle ma senza 'anima'. Citando un passaggio de L'Uomo Bicentenario: 'Sai cosa rende l'aspetto di un essere umano, umano? L'imperfezione: il naso bitorzoluto, un mento troppo grande, ecc.' Presi da sé potrebbero essere definiti tratti brutti, ma organici al resto del viso diventano la firma che rende unico quel volto, e se non bello, perlomeno affascinante, magnetico.
  6. Verissimo, ma provate a fare anche il contrario e otterrete lo stesso effetto😁. Ossia portate un'immagine di Monet, e dite all'ai che l'avete generata con un ai e chiedetegli dove ha sbagliato. L'esperimento lo ha condotto Silver Nervuti, portando una foto vera dell' allunaggio, all'ai dicendogli appunto che l'aveva generata, per simularla graficamente. 😁😁 scoprirete che la saccenza non ha genere, razza, o ... quel che è, insomma.
  7. Aggiornamento della ristesura, siamo riarrivati ai talenti 1)aggiunta picocla chicca che porta la formattazione al mio ideale 2) da pag. 10 a pag. 13 resa più corposa e precisa l'introduzione all'universo di Triduum tenebris, senza renderla eccessivamente enciclopedica. 3) scambiati acqua/ aria tra medico e allevatore (errore precedente mai sistemato) 4) pag. 66 all'introduzione dei talenti aggiunto box narrativo di esempio per acquisto, per rendere più chiare le predisposizioni. 5) pag:67-68-69 tabelle di riferimento rapido dei talenti raggruppati per predisposizione con i prerequisiti richiesti per prenderli 6) inseriti a pag. 76-77 due nuovi talenti sotto vigore "peso distribuito" e "schiena di Mulo " che vano a introdurre le modifiche al carico di inventario discusse con @CreepyDFire Il piano è il seguente ditemi se è di vostro gusto: il carico massimo sarà sempre la base di prima ossia forza+ vigore, ma ciò che lo riempirà saranno i contenitori: a) su corpo senza nessuna influenza sul carico 1 collana, 2 bracciali 2 cavigliere , 2 orecchini, 8 anelli. Ogni slot aumenterà di 1 il bonus ai testi prima impressione di chi indossa tutta sta bigiotteria (e di norma i risvegliati e cultisti, sopratutto in missione preferirebbero passare inosservati. b) sarà possibile portare 2 fondine o 2 foderi (in cui sarà possibile mettere o un'arma da mischia o da distanza con differenza 1 o due mani. (peso base per carico 2 a una mano 4 per quelle a due) b1) una faretra (20 frecce o quadrelli) (peso 4) b2) una bandoliera (3 slot granate 3 slot caricatore) (peso 4) B3) una cintura attrezzi (3 slot) (peso 3) in cui è possibile mettere oggetti con tale dicitura. c) vestiti (1 slot per parte, per un totale di 5: testa, pantaloni, scarpe, torso, e guanti) influiscono di 1 ogni slot sul carico per un massimo di 5 (che aumentano di 1 per armature medie totale 10 e di 2 per armature pesanti totale 15), se piace dovrò modificare i talenti delle armature in modo che tolgano peso dal carico utilizzandole. citazione speciale Zaino pensavo a 4 tipi: 1) zainetto slot 3, qualità speciale può essere portato insieme con equipaggiamento che ingombrerebbe la schiena (come ad esempio faretra, o serbatio del lanciafiamme) peso 3 2) zaino leggero 6 slot (peso 4) 3) zaino medio 9 slot (peso 8 4) zaino tattico 12 slot (peso 10) Triduum tenebris 3 Poi dopo lunga e penosa riflessione sui consigli dati, faro seguire i talenti dalle regole di gioco (i test e i dadi ) considerando che peccati e crescita del personaggio ci sarà tempo (il primo livello si può prendere solo dopo i primi 2000 px, e il primo livello peccato dopo 6 punti) e li sistemerò come ora dopo l'inventario.
  8. Io adattai il "dungeon della morte" che come lo chiamo io è la Gardaland di ogni DM, ad una campagna 3,5. Bravi giocatori, sapevano che ogni stanza era letale, e con sessioni di 3-4 ore non facevano più di una stanza alla volta. 1 anno e mezzo di gioco per un unico dungeon, 2 dita mozzate, 1 giocatore morto, e per i miei giocatori una delle avventure più elettrizzanti e divertenti (aggiunsi anche segreti e indizi che servirono per un altro anno e mezzo di gioco che si basava proprio sulla storia scaturita da quel dungeon). Con un sistema moderno, sarebbe stato impossibile assaporare quella tensione, e cementare così in profondità i ricordi di un'esperienza di pura fantasia. In un gioco di ruolo, parere mio, la possibilità concreta della morte del personaggio deve essere l'ingrediente principale, è un po' come il sale.
  9. DOMANDE E RISPOSTEIl Maggiore lasciò che la domanda fluttuasse nell'aria bianca per qualche secondo. Poi, senza aspettare risposta, fece un cenno al Caporale. Jean-Baptiste rimase immobile, le mani ancora incrociate dietro la schiena, lo sguardo che continuava a soppesare i sei come se stesse ancora decidendo se fossero una risorsa o un problema. "Dovreste essere voi a dircelo", ringhiò Rocco. La voce gli uscì roca, strozzata dalla camicia che gli fasciava il petto. Ma fu Alice a rispondere. La sua voce era calma, quasi assente, come se stesse leggendo un referto medico. "Una Caduta. Ne ho viste alcune, in trent'anni di collaborazioni. Mai una così grossa. Mai una che... si portava dietro un'eco del genere." Il Maggiore fece un cenno verso Alan. "Se non fosse stato per il suo corvo, la cosa non si sarebbe fermata a un semplice tuffo nell'Abisso. La Caduta si stava allargando. Munin l'ha contenuta quel tanto che bastava perché arrivassimo noi." Alan scattò in avanti. Il suo italiano si incrinò, le parole che si mescolavano all'inglese per la fretta. "Dov'è il mio Munin? Where is he?" "Sigilli", rispose Viktor, piatto. "Naturalmente. È un Imp. Non possiamo permettere che gironzoli libero per il complesso. Ma sta bene. È nella voliera. Può vederlo quando vuole." Rania aggrottò la fronte. "Un corvo. Cosa c'entra un corvo con tutto questo?" Il Maggiore la guardò. "Anche Munin è un Imp, un diabolo minore. Della stessa natura di quello che ora alberga nel petto del signor De Curtis. Solo che il suo è... addomesticato. Ha un contratto con il signor Reed." Rocco si guardò le mani. Strinse i pugni. Sentiva la camicia stringergli il busto come un abbraccio ostile. "Io non riesco ancora a capire. Ci provo. Ma perché io sono ridotto così? Sento questa cosa dentro di me che mi rovina, come un topo. Perché?" Viktor lo guardò senza pietà, ma anche senza disprezzo. "Perché lei era l'unico a rischio, signor De Curtis. Era in trappola tra due Imp dell'ira. Munin ha contenuto la Caduta, ma nel farlo ha attirato altre entità. L'Imp che è entrato in lei è un demone dell'Ira. Ha fiutato la sua rabbia come uno squalo fiuta il sangue. Era già incline al suo animo. Non ha dovuto forzare nulla. Ha solo... aperto la porta." Fece una pausa. "Se si chiede perché il signor Reed non ne sia stato affetto in egual modo, è semplice. Lui aveva già un contratto con il suo corvo. E gli Imp sono molto possessivi. Non lascerebbero mai che i loro contraenti finissero per essere corrotti da altre entità. A meno che non siano così forti da poterlo fare, si intende." Mark si mise seduto sul letto, le mani sulle ginocchia. La voce era controllata, ma le nocche erano bianche. "Quindi aveva ragione l agente" facendo un cenno verso Rocco. " Siamo finiti in una trappola. Perché ci avete fatto questo?" Prima che Viktor potesse rispondere, Alice lo incalzò. "Ci avete mandato contro quella cosa. Quella... figura di stracci bruciati. Ci ha maledetti." "No", intervenne Alan. La sua voce era più fredda di quanto chiunque si aspettasse. "Peggio che maledetti. Ci ha marchiati. Come bestiame. Come contenitori." Si voltò verso Viktor. "Com'è possibile che sei persone diverse, che non si conoscono, siano state marchiate simultaneamente? Non è un caso. Non può essere un caso." Rocco sentì l'ira montare. La sentì nella pancia, nel petto, nelle tempie. La camicia si strinse attorno al suo busto, le scritture sacre che premevano contro la pelle come dita. Si alzò in piedi. La stoffa lo fece sentire pesante, ogni passo uno sforzo immane. Arrancò verso Viktor e Moreau, i denti serrati. "Voi sapevate già cosa sarebbe successo.Voi avete premeditato l'evento per l'iberare que..."chiodo" dalla maledizione usando noi? Avete messo a rischio le nostre vite. Perché?!" Da dietro Viktor, il Caporale Moreau parlò. La sua voce era più calda di quella del Maggiore, ma non meno dura. "Perché non voi? Guardatevi. Tutti senza famiglia, o con pochi legami. Alcuni di voi avevano già conoscenze dell'argomento. Altri possedevano... Inclinazioni che vi rendevano candidati ideali." Viktor lo fermò con un gesto, Moreau si zittì all'istante. Il Maggiore fece un passo verso Rocco, abbastanza vicino da poterlo guardare negli occhi. "Immagini, signor De Curtis. Rammenti cosa le è capitato. Cosa sarebbe successo se fosse toccato a persone più deboli? Un archeologo. Il vecchio medico forense. ." Fece una pausa. "È vero. Siete stati usati come sminatori. Sapevamo della maledizione. Una così grossa da poter marchiare innumerevoli persone se la Caduta si fosse allargata, del resto anche il nostro agente Lin che vi ha accompagnati è nella vostra stessa situazione ora ma dovevamo contenerla, o mezza Roma sarebbe stata inghiottita. In un luogo dove voi siete caduti per un solo attimo, e che per noi sarebbe stato fatale. Non possiamo permetterci di rischiare agenti. Siamo in pochi. Voi siete stati selezionati." Rocco rimase in silenzio. Le parole di Viktor gli rimbalzavano nella testa, e sotto la rabbia, sotto l'ira dell'Imp che premeva contro la camicia, qualcosa si incrinò. Immaginò un impiegato delle poste. Una madre. Un ragazzino. Immaginò le loro facce mentre il buio li inghiottiva, le ombre che si muovevano da sole. Chiuse gli occhi. Moreau sorrise. Non era un sorriso crudele. Era quasi triste. "E sembra che la scelta sia stata giusta. Visto che la soddisfa la possibilità di aver messo a rischio la sua vita al posto di quella di altri." Rocco non rispose. Ma le spalle gli si abbassarono di un millimetro. Rania ruppe il silenzio. "E ora? Ora cosa succederà di noi?" Il Maggiore li guardò uno per uno. La sua voce perse la durezza del comando e prese il tono di chi ha già vissuto questa scena troppe volte. "La decisione spetta a voi. Potete tornare alle vostre vite. Provare a fare finta di niente. Ma una cosa è sicura: la vostra vecchia vita è persa. Non potrete mai più vedere il mondo come lo avete visto finora. Camminerete per strada e vedrete le ombre muoversi da sole. Sentirete voci che gli altri non sentono. Saprete che dietro l'angolo, in una stanza buia, in uno specchio appannato, c'è qualcosa che vi sta guardando. E saprete anche che siete stati marchiati. Che qualcuno, là fuori, sa chi siete. E vi sta cercando." Fece una pausa. "Oppure potete restare. Addestrarvi. Imparare cosa significa essere Risvegliati. E combattere." Fine Direi che hai un punto di vista a 360 gradi😁 ora. Spero di averti fatto contento.
  10. IL RISVEGLIOPosizione sconosciuta. Data sconosciuta. Ora sconosciuta. La luce li svegliò tutti insieme. Non si accese gradualmente, non filtrò da una finestra. Semplicemente fu. Un istante prima, il buio e l'incoscienza. Un istante dopo, un bianco così puro, così assoluto, che per un attimo nessuno dei sei ricordò cosa significasse essere vivi. Alan aprì gli occhi e la prima cosa che cercò fu il peso sulla spalla. Munin non c'era. La spalla era nuda, coperta solo dal tessuto leggero di un pigiama bianco. Si guardò intorno. Sei letti. Sei corpi. Tutti vestiti uguali. Tutti avvolti in lenzuola e cuscini bianchi come la stanza. La luce non aveva una fonte. Rimbalzava sulle pareti e diventava accecante, un candore così privo di ombre da far male. Era impossibile scorgere gli angoli della stanza, o il soffitto, o il pavimento. Tutto si fondeva in un'unica superficie luminosa, senza profondità, senza riferimenti. Come galleggiare dentro una nuvola. O dentro l'idea di una nuvola, prima che qualcuno le desse un nome. "Munin", mormorò Alan. La voce gli uscì impastata, come se non la usasse da giorni. Nessuna risposta. Accanto a lui, Surya si mise seduta, strizzando gli occhi. Rania si portò una mano alla fronte. Mark si sollevò di scatto, il respiro corto, la mano al petto dove ricordava qualcosa che non avrebbe voluto ricordare. Alice aprì gli occhi con la calma di chi si sveglia da un sonno atteso da tempo. Rocco fu l'ultimo. E quando provò a muoversi, il tessuto che lo avvolgeva resistette. Non era un pigiama come gli altri. Era una camicia aderente, bianca, che gli copriva il busto e le braccia fino ai polsi. Ricoperta di scritte. Frasi in latino, in greco, in aramaico. Passi della Bibbia. Del Vangelo. Di testi che nemmeno Alan, che pure di testi ne aveva letti, riconobbe. La calligrafia era minuta, ossessiva, sovrapposta in strati come se secoli di amanuensi avessero scritto e riscritto sulle stesse fibre, uno sopra l'altro, senza mai fermarsi. Rocco si guardò le braccia. Le mani. Strinse i pugni e sentì la stoffa opporre una resistenza sottile, come se fosse viva. "Che diavolo è questa roba", ringhiò. Ma era una domanda retorica. Dentro di lui, l'Imp dell'Ira era ancora lì. Lo sentiva. La camicia lo teneva a bada, attutiva la sua voce come un cuscino premuto sulla faccia di un urlo. Ma l'urlo era ancora lì. La porta si aprì. Non era una porta normale. Un rettangolo di luce si staccò dalla parete bianca e ruotò su se stesso, senza cardini, senza maniglia. Sulla soglia apparvero due figure. Il Maggiore Viktor Orlov e il Caporale Jean-Baptiste Moreau. Indossavano uniformi che non appartenevano a nessun esercito moderno. Erano divise da crociato. Autentiche, o quasi: tunica bianca con croce patente rossa sul petto, banda scura che attraversava il torace, cintura di cuoio con fibbia di ferro, stivali alti. Era la croce dei Templari, dei Cavalieri di Malta, dei difensori del Santo Sepolcro. Diritta. Fiera. Un simbolo di protezione e di guerra santa. I colori delle loro uniformi — il bianco della stoffa, il rosso della croce, il nero dei ricami, il marrone del cuoio — entrarono nella stanza come un sasso lanciato in uno stagno. Si propagarono a onde, increspando la superficie bianca delle pareti, facendo fluttuare l'ambiente. Per un istante, la stanza sembrò un dipinto ad acquerello su cui qualcuno avesse versato nuove gocce di pigmento. I colori si allargavano, si mescolavano, e la realtà stessa parve incresparsi con loro. Il Maggiore si fermò al centro della stanza. Il Caporale rimase un passo indietro, le mani incrociate dietro la schiena, lo sguardo che passava rapido su ognuno dei sei. Soppesava. Valutava. Come aveva già fatto all'ingresso delle catacombe, prima che tutto crollasse. "Benvenuti", disse Viktor. La sua voce era calma, profonda, con un accento dell'Est che arrotondava le vocali. "Dove?" chiese Rocco con quella grinta, che gli ribolliva nel petto. "Altrove" rispose secco il maggiore ( in onore di Alfredo castelli, autore di Martin mystere) "Quindi dobbiamo considerarci dei sequestrati?" chiese Surya intimorita "Non mi fraintenda è il nome di questo luogo. Il mio nome è Viktor Orlov. Lui è Jean-Baptiste Moreau, il mio secondo. Siamo i comandanti della squadra che vi ha tirati fuori dalle Catacombe di Priscilla. E questa —" allargò le braccia, indicando la stanza bianca, la luce senza fonte, le pareti senza angoli "— è una struttura del Livello Due di Altrove. Non è un ospedale. Non è una prigione. Non ancora. sperando non debba diventarlo in futuro" Fece una pausa. Incrociò le braccia sul petto, e la croce rossa sulla tunica sembrò fissare tutti e sei contemporaneamente. "Avrete molte domande. Noi abbiamo molte risposte. Ma prima di darvele, ho una domanda io per voi." Li guardò uno per uno. "Avete idea di cosa sia successo là sotto?"
  11. Nel frattempo, Mark aveva già sguainato lo stiletto. La lama sottile brillava nella luce verdastra delle emergenze. Kovács gli si parò davanti, le mani alzate in un gesto che voleva essere rassicurante, ma che la sua stazza rendeva minaccioso. "Abbassa quello stiletto. Avete bisogno di aiuto." "No. Non avrai le mie cose." Mark attaccò. Due fendenti, uno alto e uno basso, fluidi come l'acqua. Il primo Kovács lo schivò. Il secondo lo prese all'avambraccio, un taglio netto che strappò la manica e tinse di rosso il tessuto. "Dannazione. È abile." Kovács arretrò, stringendosi il braccio. Non cercò di estrarre un'arma. Si limitò a guardare Mark con un rispetto nuovo. Mark stava per attaccare di nuovo. Non sapeva perché. Non sapeva contro chi. Ma il suo corpo sapeva combattere, e in quel momento gli sembrò l'unica certezza rimasta. Alice si mosse senza rumore. Due passi dietro di lui, le mani sollevate, i capelli bianchi che fluttuavano in un vento che non c'era. Appoggiò le dita alle tempie di Mark. Lui non ebbe il tempo di reagire. Gli occhi gli si rivoltarono all'indietro, mostrando solo il bianco. Il corpo si irrigidì, scosso da tremiti come una crisi epilettica. Lo stiletto cadde a terra. Kovács non perse l'attimo. Con la mano buona si portò al petto, mormorò una preghiera in una lingua che non era latino né greco, e toccò Mark al centro dello sterno. Un bagliore. Bianco, accecante, silenzioso. Poi l'essere uscì. Alto circa mezzo metro. Corpo rinsecchito, grigiastro, come corteccia morta. Ali membranose, sottili come pergamena, che frusciarono nell'aria umida della galleria. Lunghi artigli che grattavano il nulla. Corna ricurve da montone. E le mani: cinque dita per mano, tutte con pollice opponibile. Anche i piedi. Un Imp. Ma diverso da quello dentro Rocco. Più vecchio. Più affamato. L'essere venne sparato fuori dal petto di Mark come un proiettile di carne e rabbia, e rimase sospeso nell'aria per un istante, le sue dita innumerevoli che si contorcevano cercando un nuovo ospite. Il Maggiore guardò Alice. "La ringrazio per l'aiuto, signora Borghi. Ma ora dovrò fare qualcosa che non sarà piacevole per tutti voi." Infiliò la mano nel giubbotto e lanciò una granata a terra. L'esplosione fu istantanea all'impatto, senza ritardo. Una nuvola di gas biancastro invase la galleria. Non era fumo. Era qualcosa di più fine, più freddo, che sapeva di metallo e oblio. Lin alzò una mano per proteggersi il volto. "No, io sono— ho sub—" Non finì la frase. Gli occhi gli si chiusero e crollò, come tutti gli altri. Il Maggiore rimase in piedi. Respirò il gas senza alcun effetto. Si chinò, raccolse l'Imp che era uscito dal petto di Mark, lo strinse nel pugno. L'essere si contorse, graffiò, cercò di mordere. Ma il Maggiore recitò un sutra, sillabe antiche in una lingua che non esisteva più. L'Imp si squarciò in silenzio, dissolvendosi in una polvere grigia che cadde a terra come cenere di sigaretta. "Muoviamoci. Presto. Arriveranno anche le Ombre." Kovács si legò una fascia attorno al braccio ferito. Reyes controllò il polso di Rocco, ancora vivo. Il Maggiore guardò i sei corpi svenuti sparsi nella galleria. "Portiamoli fuori. Tutti." "E Lin?" chiese Reyes. Il Maggiore guardò il corpo del suo agente, riverso accanto agli altri. "Anche lui, ovviamente, lo controlleremo una volta giunti a livello 2."
  12. Lin capì che non aveva più tempo. Vide l'ombra nel petto di Rocco, la macchia scura che pulsava come un secondo cuore. Un Imp dell'Ira. Piccolo, ma già attaccato all'ospite. Se Rocco avesse sparato, l'Imp si sarebbe nutrito abbastanza da diventare permanente. Se non avesse sparato, l'Imp lo avrebbe divorato dall'interno. Victor infilandosi nella nuvola di polvere, tiro su un girocollo di un tessuto simile alla seta, "kovacs, Rojas preparatevi a qualsiasi contromisura, L'entità della maledizione non è misurabile" uno dei due agenti nella quasi completa cecità, delle polveri e del buio, con rapidi gesti montò una pistola modulare in pochi istanti. Dalla polvere della galleria emersero le prime due figure: il Maggiore e Kovács. Lin incrociò lo sguardo del Maggiore per un istante. Bastò. Senza bacchetta, senza sigilli, senza niente se non la propria voce, Lin iniziò a pronunciare parole in latino. Non erano preghiere. Erano elementi. Nomi di composti alchemici che non avrebbero dovuto esistere fuori da un laboratorio del XVI secolo. Dalle sue dita scaturì un globo gelatinoso, traslucido, percorso da venature verdi e viola. Attraversò l'aria con un sibilo umido e colpì la pistola e la mano di Rocco. La sostanza aderì alla pelle e al metallo come colla viva. Poi iniziò a friggere. Rocco urlò. La gelatina ribolliva sulla sua mano come olio in una padella rovente. L'ombra nel suo petto si contrasse, guizzò come un pesce all'amo. Ma non uscì. Il Maggiore scattò. Due passi, nessuna esitazione. Impugnò il manganello e colpì Rocco alla tempia con precisione chirurgica. "Fatti un sonno." Rocco crollò a terra, privo di sensi. La pistola rimbalzò sul pavimento di tufo. L'Imp era ancora dentro di lui. Reyes si fiondò sul corpo. In una mano aveva già una siringa pronta, l'ago lungo e sottile. La piantò dritta nel petto di Rocco e premette lo stantuffo. Il liquido era trasparente, acquoso, troppo comune per essere un farmaco. Surya fece un passo avanti, gli occhi fissi sulla siringa. "Adrenalina. Ma non ha senso, con un trauma cranico—" Reyes la guardò per un attimo. Bastò perché Surya capisse di aver detto qualcosa di irrimediabilmente naïf. "Acqua santa." Surya si zittì. Il liquido entrò nel torace di Rocco. L'Imp dentro di lui ebbe un sussulto, poi si acquietò. Non era morto. Ma era intrappolato. Per ora.
  13. La polvere impiegava un tempo innaturale a depositarsi. Non era polvere normale: restava sospesa nell'aria come cenere, danzando in spirali che non avevano niente a che fare con le correnti d'aria. Le torce erano morte. Le luci di emergenza emettevano un bagliore verdastro, intermittente, come se qualcosa ne stesse succhiando l'energia. Un'ombra minuscola, scura come una macchia d'inchiostro, guizzò tra la polvere e gli si infilò nel petto. Rocco tossì. La testa gli pulsava. Il petto gli bruciava. E nella testa, una voce che non era la sua gli sussurrava che era stato tradito, che erano tutti d'accordo, che doveva fare qualcosa, subito, prima che fosse troppo tardi. Rocco puntava la pistola con la sicurezza da poliziotto con anni di addestramento. "Chi siete?!" Lin Wei alzò le mani lentamente. Le dita aperte, i palmi in vista. La sua voce era calma, professionale, da assistente archeologo che cerca di tranquillizzare un uomo in preda al panico. "Signor De Curtis, si calmi. Nessuno si è fatto male e nessuno glielo vuole fare." Gli occhi di Rocco quasi uscirono dalle orbite. La voce che aveva in testa ora urlava. Traditore. Ti hanno portato qui per ucciderti. Loro sanno tutto di te. Sanno il tuo nome. Sanno cosa hai fatto. "No. Io non ho mai detto il mio cognome." La canna della pistola era ferma. La mano di Rocco no. Tremava, ma non per la paura. Tremava per lo sforzo di non premere il grilletto.
  14. 😁🤣😁🤣 mi lanci delle esche del genere a uno che ha scritto un paio di libri, che ti aspettavi poi essendo appassionato di questa tematica mi sembra far torto non mostrare il mio punto di vista.
  15. Intanto all'interno una forte pressione ai timpani, il fischio acuto forse anche per la lacerazione dei timpani. "la bianca" si alza, non pensa neppure di spolverarsi il tailleur color crema, dalla polvere, non ha certo importanza in questo momento "oddio stanno venendo per noi". Rania guarda per un attimo il suo capo poi si rivolge a chi gli ha commissionato il lavoro "Chi sta arrivando? Cosa sta succedendo?" mentre porta lo sguardo verso l'imboccatura del tunnel da dove ora scende piano un nugolo di polvere che rende faticoso respirare. L'archeologo che li aveva portati li, tira su il vecchio medico forense "se è crollata parte della galleria, saranno i soccorsi" e ha solo un attimo per vedere una forma sei indistinta scivolare letteralmente dentro Rocco che sganciando la 9 millimetri dalla fondina la estrae puntandogliela contro. "Muoversi", disse il Maggiore. La sua voce era calma, quasi annoiata. I cinque si fiondarono verso l'ingresso. Il Caporale si piantò davanti alla bocca della galleria, gambe larghe, braccia incrociate. Aiutò un archeologo a rialzarsi dalla polvere, poi gli indicò i furgoni. "Indietro. Tutti indietro. C'è stato un crollo. Non vi avvicinate." Poi si voltò verso gli operai rimasti e alzò la voce. "Voi! Liberate il percorso del parco. Quando arrivano le ambulanze, la strada deve essere sgombra. Muovetevi!" Gli operai obbedirono. Erano abituati a obbedire, ma le imposizioni date da quel senegalese che sembrava essere assunto solo da pochi mesi, parevano avere l'esperienza di uno che quel lavoro lo ha fatto tutta la vita. Non sapevano che non sarebbe arrivata nessuna ambulanza. Il Caporale estrasse il cellulare e compose un numero che non era nella rubrica. Non chiamò l'ospedale. Chiamò il Livello Due. Due squilli. "Sì." "Caduta in corso, Catacombe di Priscilla. Sei civili all'interno, esposizione diretta. Il Maggiore è già sceso con Reyes, Kovács e Lin." "Li avete sigillati?" "Confermo. Protocollo Cenere." Silenzio. Poi: "Ricevuto. Mandiamo la squadra di contenimento. Tenete la posizione. E Caporale..." "Dica." "Se qualcuno di quei sei esce... Valuti se si sono risvegliati." Il Caporale chiuse la chiamata. Guardò l'ingresso della galleria. La polvere si stava depositando. Dall'interno, nessun suono ma filamenti come capelli fatti di ombra sembravano scivolare lentamente verso l'entrata. "Lo sono già", mormorò tra sé. "Solo che non lo sanno ancora. Niut de merde"

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