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TdS
Se vi fermate un attimo a guardare si è uno dei suoi .
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Capitolo 1 - La notte degli Eroi
Vivienne Larksong Osservo Caelum riemergere dalle rastrelliere con la borsa conservante ormai colma, lasciandomi sfuggere un leggero sorriso scuotendo il capo per la sua bramosia di attrezzi. Poco dopo anche Chand si dichiara pronto, dopo aver fatto scorta a sua volta di funi, triboli, acido e fuoco alchemico, valutando persino l'idea di impugnare un falcione prima di tornare fedele al suo vecchio stile. Quando l'artefice propone le sue opzioni per il percorso, mi stacco dallo stipite della porta dell'armeria e faccio un passo in avanti verso il centro del gruppo per esprimere il mio parere, valutando attentamente i rischi della notte. Sorrido di rimando alla battuta di Caelum sulle nostre acrobazie sui tetti, ma torno subito seria, spiegandogli con un sussurro fermo che il tunnel ci ha protetti finora, è vero, ma ci allungherebbe troppo la strada. Il Governatore è stato chiaro, il mulino rischia di andare in fiamme e se perdiamo tempo nel cunicolo sotterraneo arriveremo quando rimarranno solo le ceneri. Sposto lo sguardo verso le mura della fortezza, stringendo meglio le cinghie del mio scudo, e continuo dicendo che calarsi da questa parte della rocca ci offre il giusto compromesso. Ci terrà al riparo dagli occhi delle pattuglie principali che sorvegliano il portone d'ingresso, ma ci permetterà di piombare sul mulino abbastanza in fretta da cogliere quegli sciacalli di sorpresa prima che distruggano tutto. Io voto per le corde. Mi volto poi verso Chand, Kaerith e Gib per sentire le loro ultime considerazioni, pronta a scavalcare il parapetto non appena avremo l'accordo di tutti.
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Topic di Gioco - In un Mondo di Fili Spezzati
La consapevolezza del pericolo mantiene la tua mente lucida e fredda. Sfruttando la portata superiore del falcione e l'allungo della tua Stirpe, compi un passo calibrato all'indietro di un metro e mezzo, muovendoti con grazia sul pavimento umido del sotterraneo. Il movimento ti allontana di colpo dalla traiettoria delle letali appendici dell'aberrazione, posizionandoti alla distanza perfetta per sferrare il colpo. Fai roteare l'arma descrivendo un arco letale e, stringendo i denti, scarichi tutta la tua forza fisica e il favore divino di Corellon sul mostro. Il fendente benedetto cala come una scure sulla parte superiore dell'Uncino Orribile, impattando esattamente nella giuntura tra il collo e la spalla già lesionata. La lama morde profondamente la spessa chitina grigio-nera con un suono sinistro di guscio spaccato: l'acciaio penetra nei tessuti interni della bestia, recidendo muscoli e vasi vitali. L'aberrazione emette uno strido gorgogliante e acutissimo, un suono lacerante che rimbomba dolorosamente lungo le pareti del labirinto sotterraneo. Una massiccia scarica di liquido scuro e denso sprizza dalla ferita, bagnando le pietre del corridoio mentre il mostro barcolla vistosamente, piegandosi sulle zampe posteriori. Skraa, vedendo la mostruosità barcollare e sul punto di crollare sotto la violenza del tuo assalto, decide che è il momento di sferrare il colpo di grazia senza rischiare che la preda si riprenda. Finisce qui, bestiaccia di pietra! strilla la goblin, balzando fuori dalla cella con insospettabile ferocia. Il cristallo rosso sul suo bastone nodoso si accende di una luce sanguigna e crepitante. Con un gesto secco, Skraa scaglia un dardo d'energia magica concentrata che fende l'oscurità del corridoio e centra in pieno l'Uncino Orribile dritto nel becco spalancato. L'esplosione arcana divampa all'interno della testa del mostro, disintegrando la parte ossea e interrompendo di colpo il suo grido agonizzante. La massiccia mole dell'aberrazione ha un ultimo sussulto involontario, poi crolla pesantemente in avanti sul pavimento del dedalo con un tonfo sordo, sollevando una nuvola di polvere e calce e rimanendo finalmente immobile in una pozza di fluido scuro. Lo scontro è concluso. Skraa lascia andare un lungo sospiro di sollievo, abbassando il bastone e pulendosi freneticamente la fronte verde con la manica della cappa scarlatta, prima di correre lesta verso lo stanzone di deposito per evitare il sangue fetido della bestia. Ci è mancato poco, elfo... ma quella lancia fa davvero dei bei buchi. Bel lavoro. borbotta la goblin, raggiungendo il tavolo da lavoro spaccato e allungando le dita artigliate verso l'oggetto metallico. Afferra saldamente il pesante perno d'acciaio a forma di ingranaggio e te lo mostra con un ghigno fiero. Ecco qui. La prima chiave cifrata di Vane è nostra. Guarda le tacche sul dorso... segnano il numero quattro. Ora non ci resta che capire in quale delle altre due corsie del labirinto si nascondano le altre due per aprire quella maledetta porta blindata di sopra. Il silenzio del labirinto sotterraneo torna a stringersi attorno a voi, interrotto solo dallo scorrere del fluido della bestia sulla pietra. La benedizione di Corellon pulsa ancora debolmente nelle tue vene, mentre davanti a voi si riapre il trivio del sotterraneo: il corridoio centrale con i profondi solchi ormai spiegati, o la rampa di destra che sprofonda nel gelo.
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Il soffio del Dragomare
Dall'alto del bancone, l'oste Silas sbianca sotto lo sguardo glaciale di Aelthara e davanti alla minaccia diretta di una sospensione della licenza per falsa testimonianza. Ascoltando poi la ricostruzione misurata di Eol, l'arroganza dell'oste crolla del tutto. Deglutisce a vuoto e fa un passo indietro dietro il legno battuto, visibilmente ridimensionato: N-no, Guardia Argentaria! Nessuna falsa testimonianza, per gli dèi! balbetta Silas con tono decisamente più mite. La ressa era caotica, la luce scarsa... Se la Guardia ritiene che si sia trattato di un colpo sfortunato nella ressa per disarmare un aggressore ubriaco che stava sguainando, mi rimetto al vostro giudizio ed alla versione ufficiale! Io volevo solo assicurarmi che la locanda fosse tutelata. Ma pretendo che questi delinquenti paghino i danni per il liuto e per la birra! Sul palchetto, il Capo Barcaiolo capisce di non avere più alcuna via di fuga. Sotto il peso della lama di Aelthara, infila la mano nella scarsella e scaglia a malincuore un sacchetto di monete sul tavolo. Poco distante, Aeloria Amastacia accetta la mano di Eol per rimettersi in piedi, stringendo i resti del suo liuto con un sospiro di profondo sollievo: Io... io sto bene, vi ringrazio. Il mio nome è Aeloria. Ho una stanza al piano di sopra per la notte. Vi ringrazio di cuore per la premura per il mio strumento, la vita viene prima di tutto. Dall'altro lato della sala, la mossa da prestigiatore di Fritz e la sua scusa sfacciata sull'incidente lasciano l'oste a bocca aperta, del tutto incapace di smontare la versione a parole dopo il tiro di Raggirare. Prima che il barcaiolo possa protestare per la recita del ragazzo, le parole ad alta voce di Godhura mettono il punto definitivo alla faccenda; con lo scioglimento della sua magia, i rovi spinosi attorno al secondo marinaio si seccano e si sbriciolano all'istante, lasciandolo crollare a terra libero ma del tutto arreso. Nel corridoio, le cure esperte di Ramo di Larice danno i loro frutti: il marinaio ferito respira con ritmo lento e regolare, confermando che l'uomo è fuori pericolo di vita. È in questo momento che la porta sul retro della taverna si spalanca di colpo . Spinto dal garzone trafelato e seguito da un anziano cerusico con la borsa di cuoio e da una guardia di ronda, fa il suo ingresso Gorak "Spalla-Di-Pietra", il Vice-Sceriffo di Riverbend. La sua stazza da mezzorco riempie il passaggio: pelle verde-grigiastra segnata da vecchie cicatrici, due piccole zanne che spuntano dalla mascella squadrata e uno sguardo stoico, di chi in quel borgo ha visto davvero di tutto. Non sguaina la spada. Si arresta sulla soglia con la mano appoggiata al cinturone, mentre i suoi occhi scuri fanno un rapido e clinico giro della sala: notano il ferito a terra con Ramo chinato sopra, i barcaioli in ginocchio davanti ad Aelthara, il liuto spezzato e la tensione ancora palpabile tra i tavoli. Il cerusico si precipita immediatamente sul marinaio a terra per dare seguito alle cure di Ramo. Gorak fa due passi avanti, facendo scricchiolare le assi del pavimento, e rompe il silenzio con una voce profonda e bassa che zittisce l'intera taverna: Un uomo a terra che ha rischiato di lasciarci le penne e armi sguainate in una taverna affollata. Gorak ferma lo sguardo su Aelthara, poi lo fa scorrere lentamente su Eol, Godhura, Ramo e infine su Fritz, prima di rivolgersi alla guardia al suo seguito: Metti i ferri a quei tre barcaioli e portali al Comando. Poi si gira di nuovo verso di voi, mantenendo l'espressione d'acciaio del veterano... Guardia Argentaria, e voi quattro con lei. Il Presidio è a due passi da qui. Voglio le deposizioni di tutti quanti a verbale stasera stessa, prima che vi andiate a coricare. Venite con me. @ Tutti
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Un Futuro Migliore
Dardan ha risposto a Alonewolf87 a un discussione Discussioni in Ritorno al Tempio del Male ElementaleGarok Fireheart , mezzo gigante combattente psionico L'assenso di Lavelior mi trova perfettamente d'accordo. La proposta di Ormund di un intervento mirato, chirurgico e senza l'esercito al completo è l'unica vera strada per evitare che quel magazzino si trasformi in un mattatoio per i popolani. Stacco la mano pesante dal tavolo e incrocio nuovamente le braccia sul petto, guardando il figlio del Conte con lo sguardo fermo del soldato che valuta i dettagli di un'imboscata. La mia voce profonda rompe la penombra dello studio, mantenendo un tono basso ma risoluto. È il piano migliore, Conte. Isolare la testa del serpente prima che possa armare la mano dei contadini è l'unico modo per dare a questa gente il futuro pacifico che chiede... esordisco, facendo un cenno d'intesa sia verso l'elfo che verso Ormund. Io e i miei compagni faremo da avanguardia. Con la mia mole posso bloccare le vie di fuga principali del magazzino o abbattere le difese se Korsec dovesse barricarsi dentro, mentre Milo e Aiembat potranno muoversi nell'ombra per neutralizzare le vedette. Sposto per un attimo lo sguardo sul cubo di metallo forzato sul tavolo, poi fisso nuovamente il nobile. Se il carico deve arrivare domani notte, non abbiamo un secondo da perdere. Voi preparate i vostri uomini più fidati e discreti. Noi useremo le prossime ore per studiare la planimetria del magazzino e assicurarci di conoscere ogni singolo punto d'accesso. Quando scatterà la trappola, Korsec si troverà circondato prima ancora di poter pronunciare il nome del suo dio malvagio. Guardo i miei compagni, stringendo i pugni con fredda determinazione, pronto a congedarmi per preparare le armi e la mente alla battaglia imminente.
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Un Nuovo Inizio
Tukgrik Duskhorn Indovinelli è...dico lisciandomi la barba...non so no proprio il mio forte , ma in una gara di barzellette sporche saprei farmi valere...
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La Mano Invisibile - Topic di Gioco
Kaelenys Vaelthara @ Aspetto Il pesante metallo della mia armatura completa risuona a ogni passo sul terreno battuto, un suono cadenzato e freddo che contrasta nettamente con l'allegria bucolica di Lisa. Cammino a piedi, con lo scudo serrato al braccio sinistro e la mano destra vicina all'elsa della spada; Marrow riposa oltre il velo, confinato nelle correnti eteree in attesa di un mio richiamo. Osservo i nani boscaioli che Lisa saluta con tanta foga. I miei occhi grigio-lattescenti e privi di pupille non riflettono alcuna empatia, ma scansionano le loro posture, le loro mani e i loro attrezzi, cercando il bizzarro legame dei tre triangoli incrociati o i segni di una fatica imposta con la forza. Quando Quorin propone di muoversi con cautela e di puntare al magistrato, mi fermo. Il mio lungo mantello di seta marina azzurro cupo si adagia sulle piastre d'argento specchiato, mentre la mia chioma azzurro-argentea continua a fluttuare pigramente nell'aria come mossa da una corrente marina invisibile. Volto il capo affilato verso i miei compagni e rompo il silenzio. La mia voce è bassa, magnetica, del tutto priva di calore o inflessioni emotive. La normalità è un lusso che appartiene a coloro che non portano il Sudario come destino, fanciulla. Questo paradiso di resina e cinguettii è già contaminato dal sangue e dalle catene di chi non ha voce per gridare. Sposto lo sguardo vitreo sul piccolo halfling e sul suo cane, accennando un impercettibile moto d’assenso con la testa. Mastro Goodbarrel focalizza il fulcro della questione con ammirevole pragmatismo. Mostrare apertamente la nostra intenzione di sradicare la rete di Brea Nerobraccio non farebbe che spingere le serpi a rintanarsi più a fondo nelle loro gallerie. Il magistrato Vamros Harg possiede, per diritto o per costrizione, i registri di questo avamposto. È da lui che attingeremo le prime verità. Riprendo la marcia verso lo slargo del villaggio, la mia imponente figura da Spettro d'Argento che fende la folla di boscaioli senza chiedere permesso. Troviamo questa foresteria per stabilire un presidio e assicurarci che il cibo non sia infetto da parassiti o veleni. Poi, mastro Quorin, ti accompagnerò al cospetto del magistrato. La mia parlata e il rigore della mia fede sanno essere ottimi grimaldelli per le menti burocratiche. Muoviamoci, prima che l'oscurità offra a questi schiavisti il favore della notte. @ DM
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KotGV - Capitolo 1 - Il mistero di Melmoscura
Jynxar Vethal @ DM & Mara
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Uccisori di Giganti - Gruppo Unico
Mevrah, The Witch Abbasso lentamente la mano, interrompendo il flusso della mia magia e lasciando che i simboli sul mio mantello smettano di brillare. Dietro la maschera demoniaca in legno emetto un suono gutturale, a metà tra un grugnito di disgusto e una risata stridula. Fisso il nano attraverso le fessure del mio simulacro, incrociando le braccia sul petto coperto di feticci e teschi. Nessuna maledizione, nano. Nessun anatema dell'oltre-tomba gracchia la mia voce, intrisa di puro e cristallino disprezzo. Sei solo tu che tremi come una foglia per i tuoi patetici fantasmi passati. Tutta quella messinscena per un po' di spavento? Che debolezza ripugnante. Do un calcio distratto a un pezzo di roccia sporco del sangue del gigante appena decapitato da Keothi, godendomi per un istante lo spettacolo del colosso che si dissangua prima di volgere lo sguardo verso Trunau. Smettila di urlare e muoviti. Non sono venuta fin qui a farti da balia mentre piangi sui tuoi traumi. Torniamo dentro, prima che gli altri giocattoli dell'assedio si rompano senza di noi.
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Dardan ha iniziato a seguire La Mano Invisibile - Topic di Gioco , e La Mano Invisibile - Topic di Servizio
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Topic di Servizio
Solo dell'aggressione al barcaiolo , e con giusta causa direi.
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Il Tempo dei Perduti
L'urlo esagitato di Shage squarcia la nebbia del mattino mentre il bardo, brandendo la spada ereditata dal genitore adottivo, si lancia in una carica spericolata lungo la frana. Sfruttando la totale cecità del colosso e autoincitato dalle ultime note della sua stessa arringa, Shage affonda la lama perfettamente calibrata tra le piastre di chitina già indebolite dal fuoco. L'acciaio penetra in profondità, provocando un violento getto di umori nerastri e strappando un ultimo, stridulo sibilo di agonia alla matriarca enorme. Prima che il mostro possa tentare un ulteriore, disperato contrattacco alla cieca per scuotersi di dosso il bardo, l'ombra massiccia di Vaulath si proietta sul suo bersaglio principale. Con una fluidità formidabile, il Goliath muta nuovamente i suoi tratti espandendosi nella figura muscolosa di una pantera gigante. Il predatore balza dritto sul muso già mutilato del colosso, infilando le sue potenti mandibole attorno alla testa coperta di polvere luccicante della matriarca. Con un colpo secco e brutale delle sue poderose mascelle, il druido spezza le giunture cervicali del mostro in un raccapricciante scricchiolio di ossa e guscio. La titanica creatura Enorme crolla di schianto. Tuttavia, il peso imponente del suo corpo privo di vita scatena una reazione a catena distruttiva: l'impatto devastante contro i detriti fa cedere l'equilibrio già precario della barricata di pietre. Sotto gli occhi di Akseli ed Erik, il terreno frana improvvisamente verso il basso in un fragoroso scivolamento di terra, massi e pietrisco che rotola giù per i primi tornanti del crepaccio. Quando la polvere si dirada, vi accorgete che il crollo ha ironicamente risolto il vostro problema logistico. La massa principale dei blocchi di granito è scivolata nel vuoto, lasciando al suo posto un passaggio abbastanza livellato e stabile da permettere il transito sicuro dei cavalli e dell'equipaggiamento pesante. La via verso il fondo della gola è ora completamente aperta, ma l'eco del crollo ha risuonato pesantemente tra le pareti rocciose di Tethyamar, disperdendosi nella nebbia fitta e annunciando la vostra presenza a chiunque o qualunque cosa si trovi nelle viscere delle miniere. Nelle retrovie, Akseli abbassa la bacchetta magica, risparmiando saggiamente le risorse del gruppo. Poco più indietro, Valerius interrompe la sua cantilena arcana e raddrizza la schiena, facendo scivolare nuovamente le mani nelle ampie maniche della tunica mentre osserva i due enormi corpi dei ragni abbattuti con la sua solita, gelida impassibilità. Al suo fianco, Gaius rinfoderando il pesante spadone a due mani dietro la schiena in un unico e perfetto scatto metallico, tornando immobile come una statua. La discesa lungo i tornanti messi a nudo dal crollo si rivela una marcia lenta e spettrale. Guidando i cavalli per le redini su quel terreno instabile, vi addentrate per quasi un'ora nel cuore pulsante delle Gole di Tethyamar. La nebbia grigia si fa sempre più fitta e gelida, impastandosi con il fumo nero che ancora sale dalle carcasse bruciate dei ragni rimaste in alto. L'isolamento è totale: quaggiù persino il fischio del vento scompare, sostituito da un silenzio ovattato e innaturale, rotto solo dal respiro pesante di Vaulath e dallo zoccolio nervoso dei cavalli. Valerius cammina mantenendo il passo di Akseli, mentre Gaius chiude la colonna come un'imponente sentinella di ferro, del tutto indifferente al gelo che inizia a penetrare sotto i vostri mantelli. Raggiunto finalmente il fondo del crepaccio, la coltre di nebbia si dirada parzialmente, rivelando l'imponente facciata delle antiche miniere naniche. Davanti a voi si spalanca un immenso arco di pietra nera, alto più di sei metri, scolpito direttamente nella roccia viva della montagna. Le gigantesche porte di ferro e bronzo che un tempo sigillavano l'accesso giacciono crollate a terra, scardinate da una forza immane e parzialmente sepolte dal pietrisco. Sulle pareti dell'ingresso si intravedono ancora le antiche rune naniche di benvenuto, ormai deturpate da profondi graffi che sembrano artigliate. Oltre il portale si estende una vasta sala d'ingresso, un atrio monumentale sommerso da secoli di polvere e detriti, sorretto da massicce colonne naniche esagonali. Qui il buio è pesto e l'aria è immobile, gelida, satura di un antico odore di umido e pietra vecchia. Quando sollevate le lanterne per esaminare l'atrio, la luce taglia l'oscurità rivelando che la via principale che si addentra dritta verso il cuore della montagna a nord è interamente ostruita: un colossale crollo strutturale, avvenuto presumibilmente secoli fa durante l'abbandono delle miniere, ha fatto collassare il soffitto del corridoio principale, creando un muro invalicabile di tonnellate di granito spezzato che blocca totalmente il transito, specialmente per i cavalli. Tuttavia, esplorando i lati dell'atrio, le lanterne illuminano due possibili diramazioni secondarie che si aprono oltre le colonne... ad est un passaggio più stretto e dal soffitto basso, pesantemente fortificato da archi di ferro arrugginito, che scende ripidamente con una scalinata nanica verso quelli che potrebbero essere i vecchi quartieri di guardia o i magazzini inferiori. ad ovest un ampio tunnel grezzo, scavato direttamente nella roccia senza finiture architettoniche, da cui proviene un debolissimo e intermittente refolo di aria gelida, segno che potrebbe ricollegarsi a qualche condotto di ventilazione profondo o a una via naturale. Valerius si arresta al centro della sala, rimanendo in silenzio ad osservare il blocco di pietra a nord prima di stringersi il pesante tomo al petto, mentre Gaius si posiziona immobile vicino all'ingresso, vigilando sul cortile esterno avvolto dalla nebbia. @ Tutti
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Passaggio verso nord
@ Lorelai @ Gli altri @ Tutti
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Il soffio del Dragomare
L'aria all'interno del Vento Calmo rimane densa, saturata dal puzzo di birra , cibo rovesciato e dall'odore metallico del sangue che ha macchiato le assi di legno del corridoio centrale. Il silenzio che segue la fine dei colpi è quasi innaturale, spezzato solo dai respiri affannati dei presenti e dai bisbigli spaventati degli avventori rimasti stipati verso l'uscita principale. Sul palchetto delle esibizioni, la manovra di Aelthara congela qualsiasi velleità di scontro. Il Capo Barcaiolo sente il contatto freddo e inequivocabile dell'acciaio della guardia sfiorargli la pelle del collo. Il sangue che gli sgorga dal naso spaccato gli cola lungo il mento, macchiando il colletto della camicia sporca. Sgrana gli occhi davanti alla fermezza marziale della donna e la rabbia nei suoi occhi viene spazzata via da una brusca scarica di prudenza. Alza lentamente le mani nude in alto, palmi ben visibili, e striscia indietro con le spalle fino a toccare la balaustra in legno: Va bene! Va bene, maledizione... sposta quel ferro dalla mia gola, Guardia! Ci alziamo e veniamo al Presidio senza piantare altre grane, ma frena i tuoi compari... qui c'è gente che gira con le lame facili e sputa magie da tutte le parti! Poco distante, l'unico dei suoi gregari rimasto in piedi , completamente imbrigliato nella gabbia di rovi magici evocata da Godhura , trema visibilmente ad ogni singola parola della mezz'orca. Guarda il compagno svenuto a terra, poi fissa gli occhi su Godhura con puro terrore, evitando con cura di compiere il minimo movimento brusco per non farsi penetrare dalle spine: Io non mi muovo! Non faccio un solo passo, ve lo giuro! Toglietemi questa robaccia di dosso... mi rendo, ci arrendiamo tutti! Nel corridoio, intanto, il flusso di sangue che sgorgava dalla schiena del terzo marinaio rallenta fino a fermarsi sotto la pressione salda e provvidenziale delle mani di Ramo di Larice. L'uomo emette un lungo rantolo soffocato, lasciando cadere la testa di lato, ma il suo petto riprende a salire e scendere con un ritmo lento e regolare: è privo di conoscenza e gravemente provato, ma la spinta vitale è salda. Il pericolo di morte immediata è sventato. Nel punto più riparato del palchetto, la barda elfa cerca di ricomporsi sotto la tutela rassicurante di Eol. Le sue dita d'alabastro stringono ancora con forza l'impugnatura del suo liuto fracassato, quasi fosse l'ultimo appiglio di realtà. Fissa l'elfo con i grandi occhi a mandorla spalancati, trae un lungo respiro per placare il battito accelerato del cuore e incrocia lo sguardo del connazionale con un sollievo profondo: Io... io sto bene, vi ringrazio. Il mio nome è Aeloria. Aeloria Amastacia... Sono solo una cantatrice di passaggio in cerca di un ingaggio. Volevo soltanto offrire un po' di musica e di ristoro a questa gente... Non immaginavo che quei brutti ceffi potessero scatenare un simile inferno soltanto per un rifiuto a bere al loro tavolo. È solo dopo questa catena di eventi che dall'alto del suo bancone l'oste Silas, dopo aver visto la situazione volgere alla resa e aver inviato il garzone a chiamare i soccorsi, sporge il busto oltre il legno battuto. Con il volto trasfigurato dal pallore e le dita visibilmente tremanti, sposta lo sguardo dal corpo a terra al ferro ancora macchiato nelle mani di Fritz, per poi puntare il dito verso il ragazzo e gridare verso Aelthara con voce alterata dal panico... Argentaria! Avete visto?! L'ha colpita quel ragazzino da sotto le panche mentre quello stava solo sguainando! Volete farmi chiudere la locanda?! Siete una guardia del Cormyr, dovete registrarlo a verbale! Se i vostri superiori al Presidio leggono di un'aggressione a tradimento nel mio locale, mi revocheranno la licenza prima di domani mattina! @ Tutti
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La luna crescente
Il ruggito di un drago invisibile risuona tra le pareti di ardesia della Secca dei Relitti mentre le fiamme alchemiche avvolgono i piedi di Fiore della Giungla. Trovandosi in volo stazionario sopra la carcassa, la tabaxi scatta in avanti sfruttando la sua eccezionale velocità aerea: sfreccia prima nello spazio aereo sopra la Balena Cieca e poi si getta in una picchiata fulminea direttamente contro i Pidocchi delle Scorie rimasti. Al suo passaggio, la scia di calore accecante della magia investe i parassiti e incendia istantaneamente la ragnatela. Le tele colano in filamenti di fuoco, liberando l'estrattore pneumatico un attimo prima che lo scatto felino dell'artefice lo ghemisca al volo, risalendo in quota per strapparlo definitivamente alla carcassa. Dalla passerella spezzata, la voce argentina di Selyra risuona come un'ancora di salvezza tra i fumi di zolfo. La sua melodia rinfranca Fiore e, soprattutto, spezza la nebbia dell'Ira nella mente di Zarath. Con un grugnito di frustrazione che sa di gioco interrotto, il barbaro tiefling frena il seu balzo suicida sul bordo del leviatano che affonda. Voltando le spalle ai due Masticatori in arrivo, Zarath balza agilmente indietro verso la rampa di ferro, affiancato da Devras che, in forma di avvoltoio gigante, batte le enormi ali per sollevarsi dalla pece e fare da scudo aereo ai compagni. A chiudere la ritirata è Shamàsh. Estratta la spada dal cranio della bestia morta, il paladino scatta verso la balena, frapponendosi tra i nuovi predatori e Fiore. I suoi occhi brillano di luce divina mentre solleva lo scudo, pronto a distorcere la trama della realtà con le sei parole di sbarramento se uno dei mostri dovesse scattare in avanti. Ma non ce n'è bisogno: con l'estrattore saldamente al sicuro tra le braccia di Fiore e il gruppo compatto che risale la passerella inclinata sotto la guida di Kaelen, i due Masticatori secondari si avventano unicamente sulla carcassa del loro capo dominante, sbranandola in un tripudio di morsi e bitume. Pochi minuti dopo, con il fiato corto e i polmoni irritati dai vapori, il gruppo si ritrova finalmente sulla banchina solida di Porto Scoria. Il capo dei forgia-cenere vi attende immobile, le lenti di ottone che scattano nel silenzio mentre osserva il boccale pneumatico colmo di Olio di Balena Cieca che Fiore depone davanti a lui. La grata metallica della sua mandibola emette un suono stridente, che questa volta somiglia molto a un grugnito di cupa approvazione. Il capo dei forgia-cenere solleva il boccale d'ottone, controllando l'indicatore scarlatto prima di passarlo ai suoi assistenti. Si volta verso le fornaci, dove il Pilastro del Fulmine continua a scagliare archi azzurri nel cielo nero, poi torna a fissarvi con le sue lenti fredde. Avete pagato il prezzo con il sangue e il fuoco. Un patto è un patto. Ma il Ferro di Luna non risponde alla fretta dei vivi. L'operaio cibernetico incrocia le braccia corazzate sul petto, indicando i massicci mantici idraulici che iniziano a muoversi con un battito ritmico e lento. Il metallo deve riposare nei crogioli per un intero ciclo della Grande Luna Rossa. L'olio che avete portato servirà per tre distinti bagni di tempra a intervalli regolari, o la lega si spezzerà al primo impatto con la pietra dell'Abbazia. Ci vorrà un giorno intero prima che gli stampi vengano aperti e battuti. L'essere fa un cenno secco verso il fondo del pontile, indicando una vecchia baracca fatiscente con le pareti di quercia nera rinforzate da paratie di lamiera chiodata, l'unica struttura che sembra resistere all'umidità acida del golfo. Mettetevi lì dentro per la notte. C'è una stufa ad aria forzata e abbastanza spazio per non calpestarvi i piedi. Non allontanatevi dai moli e non fate rumore. La cenere là fuori si sta infittendo e le ombre sanno chi ha ucciso il loro predatore. Vi chiamerò quando il ferro sarà freddo. Kaelen vi lancia uno sguardo stanco, scrollandosi di dosso i grumi di bitume e cenere dal cappotto di cuoio. Vi fa cenno di seguirlo verso la baracca, grato di avere un tetto sotto cui ripararsi. Siete costretti a passare un'intera, tesa giornata nel cuore industriale di Porto Scoria, ascoltando il ronzio costante del Monolito e aspettando che gli strumenti della vostra missione prendano finalmente forma. @ Tutti
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Il destino di Bonnie
Metto a posto i piedi sulla roccia, muovendomi piano piano per non far sferragliare troppo il ferro di Horglan dietro di me. Quando sbuchiamo nella grotta grande, la bocca mi si spalanca da sola per la sorpresa: davanti a noi c'è un bestione gigante con un'ascia grossa come un tronco e due lupi feroci tenuti alla catena, che parla stretto con tre orchesse vestite strane. Uno dei due lupi si ferma e mi punta gli occhi addosso, sorpreso, dondolando la testa come per capire se deve ringhiare o fare finta di niente. Sfrutto subito quel secondo in cui la bestia sta lì a pensare e nessuno si è ancora accorto di noi. Sunder il mio cappuccio scuro i miei occhi nocciola si stringono fissi sul bersaglio. Stringo forte le mani fasciate d'azzurro sulla Vergine Cruenta, sentendo i muscoli delle mie braccia che diventano duri come radici di ferro. Non c'è tempo per fare piani lunghi, dobbiamo colpire prima che il lupo abbai e svegli tutti quanti. Todd, Marcus, tirate addosso a quel gigante tutto quello che avete! Horglan, preparati con l'ascia! Sussurro fortissimo con la mia solita parlata lenta e cadenzata, dando subito l'esempio. Senza aspettare che si girino, mi do una spinta vigorosa con le gambe robuste e scatto in avanti fuori dal cunicolo, correndo a grandi passi per coprire quei dodici metri prima che l'Ogre capisca cosa stia succedendo. Papà Gideon diceva sempre che se trovi l'orso grande che dorme nella tana e il suo cane ti vede per primo, tu non devi dargli il tempo di abbaiare. Devi saltargli addosso con tutto il peso della scure prima che l'altro alzi il muso dal fango! Sollevo lo spadone dello zio Bartholomew sopra la testa, facendolo brillare forte di quella luce verde smeraldo nel buio della grotta. Carico dritta contro il grosso Ogre, sfruttando tutto il peso della mia corsa per calare un fendente violentissimo dall'alto verso il basso, decisa a spaccargli la spalla o le braccia prima ancora che possa mollare le catene dei lupi o sollevare la sua enorme ascia contro di noi. @