Chi prima, chi dopo. Chi con l’entusiasmo di un atleta alle Olimpiadi, chi con l’andatura da zombie reduce da una settimana insonne, alla fine uscite tutti dagli spogliatoi e vi riversate nella palestra della St. Liliane. È una bella palestra scolastica, ben tenuta e luminosa, con pavimento in legno lucido, linee tracciate con cura per basket e pallavolo, e una serie di grandi finestre laterali sopra gli spalti da cui entra una luce chiara e regolare. I canestri sono regolamentari, montati a parete ma mobili, e c’è anche la possibilità di montare la rete per la pallavolo quando serve. Non è all’avanguardia come quelle viste nei campus universitari, ma per un liceo privato come la St. Liliane è sicuramente sopra la media. Appena entrate, lo vedete già lì, in piedi al centro del campo come se fosse stato piantato in mezzo alla palestra. Coach Moss. Daniel, per l’anagrafe. Danny, per chi ha il coraggio di chiamarlo così (e in genere sono pochi). Atletico, sguardo intenso, capello nero sempre miracolosamente in ordine nonostante sembri appena uscito da una sessione di crossfit. Indossa una tuta blu navy con il logo della scuola e ha le mani ai fianchi, fiero come un generale che attende il proprio plotone. Vi squadra uno per uno, con quegli occhi scuri che sembrano vedere molto più di quanto dicano. “Ragazzi… ragazze” inizia con tono squillante, carico di energia contagiosa. “Bentornati. Nuova settimana, nuova occasione per migliorarsi. E non importa da dove partiate… importa solo dove volete arrivare.” Si interrompe per un secondo, poi sorride sornione. “E ricordate: se oggi vi sembra dura, pensate a quando io ho vinto quel trofeo statale al secondo anno di liceo. Nessuno credeva in noi. Nessuno. Ma abbiamo corso come dannati. E sapete perché? Perché ci credevamo.” Molti di voi sospirano o alzano appena gli occhi al cielo. Sì, il famigerato “trofeo statale” torna più spesso di un’interrogazione di matematica. “Comunque! Oggi si parte leggeri. Dieci minuti di riscaldamento qui dentro: stretching, jumping jack, mobilità. Poi tutti fuori. Proveremo il tracciato della campestre. Forza, muovetevi!” Il tracciato esterno, lo sapete, è un anello di circa 1 chilometro, da percorrere un numero variabile di volte (solitamente tra le 3 e le 5) in base all'umore del professore. Parte dal pratone sul retro della scuola, ben curato, attraversa un tratto di ghiaia lungo il fianco del campo da football, si addentra per un breve tratto tra i primi alberi del bosco... non fittissimo, ma quanto basta per sentire il suono delle foglie sotto le scarpe... e poi ritorna con una curva ampia verso il lato est della palestra. Completato il riscaldamento, sotto gli occhi vigili di coach Moss, vi radunate tutti all’uscita laterale della palestra. Il professore vi guida con passo deciso attraverso il vialetto in pietra che costeggia il retro della scuola, conducendovi verso il punto di partenza del tracciato campestre. L’aria è ancora fresca, pungente ma non fastidiosa. La nebbiolina sottile che avvolgeva il campo all’alba si è in gran parte dissolta, lasciando il prato umido e lucido. All’orizzonte, sopra la linea scura della foresta, si aggirano ancora nubi compatte e minacciose… ma tra esse si fanno strada squarci di sereno, e ogni tanto, quasi timidamente, il sole fa capolino, regalando attimi di piacevole tepore. Coach Moss vi ferma in cerchio vicino alla linea bianca che segna l’inizio del tracciato. Si guarda intorno come per assicurarsi che nessuno abbia intenzione di scappare, poi prende fiato. “Bene. Ascoltate tutti. Oggi vi va di lusso: solo tre giri del tracciato. Tre chilometri. Vi risparmio un quarto giro che vi farebbe vedere Dio. Ma...” vi punta con l’indice, ruotando su sé stesso "...mi aspetto impegno. Almeno per onorare le vostre gambe, se non me.” Fa una pausa, poi detta i tempi: “Per un voto sufficiente: i ragazzi devono restare sotto i 18 minuti. Le ragazze sotto i 20. Se vi sembra un tempo alto… beh, buon per voi! Se vi sembrano pochi…Allora si dà il caso che fareste meglio ad allenarvi di più!” Sguardi misti. Qualcuno deglutisce. Altri sorridono con un filo di sfida. Alcuni sospirano senza ritegno. “Seguite il tracciato, non tagliate, e fate attenzione alla curva dietro al secondo gruppo di betulle, dove il terreno è ancora umido. Pronti…” Si allontana di due passi, fischietto tra le labbra e cronometro alla mano. “…partenza!” FWIIIIIIIIIIIIIT! Tyler e Emily sono i primi a scattare in avanti, con passo lungo e sicuro. Lui ha una falcata elastica e controllata, lei leggiadra e compatta. Poco dietro li segue Sasha, determinata e ben allenata, con la tipica concentrazione di chi vuole tenere il passo ma senza strafare. A ruota, un gruppetto più disomogeneo si lancia nel percorso: Alice corre con passo cauto ma regolare, Max con un fisico adatto alla corsa ma un atteggiamento svogliato, Eliza si muove con flemma e svogliatezza, Noah (sì.. c'è anche a lui oggi a scuola!!) barcolla tra l’apatia e un briciolo di competitività, e Mei-Lin… beh, lei dà tutto. È visibilmente meno dotata sul piano fisico, ma il suo sguardo determinato la rende quasi commovente: corre con una volontà feroce, sebbene i suoi piedi già sembrino protestare. Harper avanza in solitaria, leggermente più indietro, spalle strette, sguardo basso, passo goffo ma costante. Sembra voler solo finire la corsa nel minor tempo emotivo possibile. Infine, c’è Ben. Ultimo della fila, ansimante ancora prima di raggiungere la curva del primo tratto erboso. Ha lo sguardo di chi ha firmato per qualcosa senza leggere il contratto, e le gambe di chi vorrebbe davvero, ma proprio non può. Quando raggiungete il bosco, il brusio della scuola viene sostituito da un’atmosfera più ovattata: il suono delle scarpe che calpestano foglie umide, il fruscio dei rami, un lieve sentore di muschio e terra bagnata. Le ombre si fanno più fitte, e la luce filtra tra i rami in raggi obliqui che danno al sentiero una bellezza quasi eterea, ma anche un che di inquieto. Tre chilometri. Tre giri. Solo il primo è iniziato… e già si capisce chi oggi vincerà, chi soffrirà… e chi si farà domande esistenziali sul senso della corsa. Off Game Come sempre, se volete inserire qualche scena nell'arco di tempo che ho narrato fate pure.. Interagite pure tra di voi o con gli altri png come meglio credete.. oppure semplicemente fatemi sapere con che mood affrontate la lezione.