Trull Tanner
Il nanelfo si ritrovo' a partire, incerto su quello che sarebbe stato il suo vero contributo, in quella strana missione che aveva quasi piu' del circense che del diplomativo. Infilarsi in un covo di spie, dove tutti avrebbero lecitamente celato la propria identita'. Trull avrebbe fatto fatica a trattenersi dalla voglia di sollevare maschere, strappare palandrane, e spazzare coriandoli.
Prima di cominciare, pero', sul posto occorreva arrivarci. Di nuovo trovarono posto sulle carrozze, come ai tempi del loro primo incarico. La' si era trattato di andare dal castello al negozio che ormai cosi' tanto avevano iniziato a frequentare. Ora, si trattava di un viaggio ben piu' lungo. Molte ore da passare, anche la meditazione elfica non avrebbe aiutato a far trascorrere il tempo. Sarebbe stato necessario, ancora una volta, socializzare. Sebbene non lo spaventasse poi tanto, in questa particolare occasione, perche' all'incirca conosceva tutti nel gruppo, con l'eccezione notevole dei tre nuovi acquisti. Tuttavia, diretti com'erano ad una missione differente, difficilmente avrebbero diviso la vettura con lui.
Fu con sollievo che vide entrare il nuovo nobile, il caro amico Clint. Penso' sarebbe stata una passeggiata tranquilla, non c'erano sospesi fra loro. Ma si sbagliava, come scopri' a breve. Clint gli rivolse proprio li' domande che il nano non si aspettava. Credeva di essere un libro molto piu' aperto di cosi', per il Connor/Draconis. Lo guardo', e fece quel che faceva sempre con lui, fin dalle prime domande rivolte nei vicoli di Firedrakes sotto la Torre Blu: rispose a cuore aperto.
Ai festeggiamenti, Trull rifiutò di prendere parte a qualsiasi competizione.
Si aggirava per le strade, godendo dell'aria di festa, quando Thorlum gli si avvicino' chiedendo monete. Trull si limito' a scuotere la testa, senza dare spiegazioni, come se al momento non avesse disponibilita' di denaro. In effetti, non aveva nemmeno controllato quanto gli era rimasto, dopo gli acquisti fatti insieme a Clint. Nella sua testa, ancora l'amaro dubbio: quanto famiglie erano state spezzate quel giorno, che si sarebbero evitate se Thorlum avesse agito diversamente? Forse nessuna, e per questo non poteva condannarlo. Forse tutte, e per questo non riusciva a darsi pace.
Giro' ancora, osservando il calore degli abbracci, delle risa. Osservando i padri prendere sulla spalla i piu' piccoli per assistere meglio all'epico scontro a braccio di ferro, che coinvolgeva anche Golban, e soprattutto il noto eroe Clint dei Fiordi. Sapeva di essere forte, non aveva bisogno di dimostrarlo a nessuno. Che la gloria fosse degli altri, loro avrebbero avuto dei piccoli a cui raccontare di essere stati vincitori, o di essere stati sconfitti dagli eroi di Firedrakes. Immagino' il calore dei focolari quando, da oggi a vent'anni, la cosa sarebbe stata oggetto di racconto di un nonno ai propri nipoti.
La gara canora non la prese nemmeno in considerazione. Sapeva di essere stonato, sapeva di poter risparmiare la tortura a tutti semplicemente astenendosene. D'altra parte con Clint Connor in gara... Draconis. Dovera ricordarsi che aveva cominciato a farsi chiamare Draconis. Storse il naso, con disappunto. Aveva anche lui una domanda per Clint. Avrebbe atteso di essere di nuovo in carrozza per fargliela.