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Marco NdC

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About Marco NdC

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  1. Concordo, l'avventura non è decollata. L'idea era di dare diversi spunti che potessero interessare i personaggi. Non solo andare sull'isola, ma anche giocare altri fronti. Come fare una caccia alla strega (la taran gipoa del barbaro), scoprire di più sul mago che ha insidiato l'habitat del druido, gli intrighi tra il barone e le gilde commerciali, etc.. Considerando i tempi di gioco però, sarebbe stato meglio farvi partire dal dunque. Qualcosa tipo: dopo il naufragio riaprite gli occhi sulla spiaggia dell'Isola Proibita... Comunque non ha senso continuare così, e reclutare altri giocatori non funzionerebbe. Mi spiace dirlo per l'ennesima volta... ma è meglio chiuderla qui.
  2. Facciamo il punto. Sto aspettando la giocata di @Ji ji per andare avanti. In passato è stato già assente per molti giorni, ma ha sempre detto di voler continuare, seppur chiedendo un po' di pazienza. Questa volta però non entra dal 28 gennaio, e la sua ultima giocata risale al 26. Cioè due settimane fa. Ditemi voi, @Casa e @Crees, come regolarci. Per me, visto che sto partecipando a "tempo perso", potrei anche aspettare. Certo, non è molto divertente, ma nemmeno mi peserebbe. Ad ogni modo è giusto sapere il vostro parere. Dobbiamo divertirci tutti. Se non è così, non vale la pena continuare. In questo caso ho preferito non muovere Mororga, visto che pendono decisioni che potrebbero dare una certa direzione all'avventura. Direzione che fino ad ora non ha preso, un po' per cucire il subentro di John al posto di Bazza, un po' per l'impostazione "open world" che mie era stata richiesta inizialmente. Ma immagino che potrebbe esserci una svolta da qui a poco. Sempre che ji ji torni, ovviamente. Fatemi sapere.
  3. Haisendok -> Alcova di Kilia John Anche se è stata lei a lanciarti un qualche segnale, quando attacchi bottone la ragazza sprofonda un po’. Non solo in senso lato, ma letteralmente, nella sua dose di cuscini. Sarà per la tua audacia, o perché chi si rivolge ad una chiromante - e lei fa parte della categoria - potrebbe avere un qualche imbarazzo nel raccontare perché. Si schiarisce la voce mentre riprende una postura più tonica. «Sono… lusingata. Lei è galante» risponde sinceramente «…e di una schiettezza, oserei dire, inaspettata» aggiunge un po’ più timidamente. «È vero, non sono qui per… come dire… avere una consulenza. Nossignore. Ma prima le buone maniere: se posso presentarmi, mi chiamo Yesabel… Lei è il signor?...» Da come parla si evince che Yesabel non è la tipica paesanotta del luogo. Ti guarda con occhi grandi, tradendo una voglia di confidarsi finora inespressa. «Ho affrontato un lungo viaggio e adesso eccomi qui, su questi bei cuscini di piuma d’oca. La cosa migliore di Haisendok… fino ad ora. Aspetto un colloquio con madame Kilia. A ripensarci, non ci posso credere... tutto quello che ho dovuto passare… Insomma… da quando è successo quel che è successo (si riferisce alla Grande Eruzione), qualcosa è cambiato anche dentro di me… Ma non voglio annoiarla con i sentimentalismi. Diciamo che ho scoperto di avere dei “doni”. Lei è un uomo arguto. Sono sicura che avrà contestualizzato ciò che intendo. I miei tutt’ora non lo accettano. Non li biasimo. Il vulcano e poi questo… non è stato facile per loro. Sono vecchia maniera, gente pratica, e c’è sempre bisogno di una mano in bottega. O meglio, c’era. Adesso che le nostre proprietà sono perlopiù allagate, ho deciso di andare per la mia strada, di fare ordine dentro di me. Chiederò a madame Kilia l’onore di essere una sua assistente. Lavorerò gratis se necessario. Ma devo imparare a controllare questi… sì, doni! Devo capire se mi sono stati dati per un motivo… per una missione. Ma basta parlare di me. Non ho potuto fare a meno di sentire mentre parlava con i suoi amici. Certo che ne ha di storie da raccontare!» La sua allegrezza adesso dissimula un certo disagio. Forse si è resa conto troppo tardi di aver svelato troppo su di sé. Ma quel che è detto è detto. L’abbassamento dei freni inibitori è uno degli effetti che hai sulle donne. Normale amministrazione. ----------------- Mororga Il mercante (o damerino acchittato come tale) sbanda come quei marmocchi quando gli fai “BUUU!” all’improvviso. «Scusa prego?» balbetta. «Conosci questa pe-pe… pe-pe… pe-pe-pe-persona?» Il tizio ingoia a stento l’umiliazione di avere appena parlato come una trombetta. Il tuo grugnito, la tua imponenza… e il tuo alito di acquavite non hanno aiutato in effetti. Nemmeno i tuoi tatuaggi sono dei più rassicuranti. Tuttavia, guardandoli meglio, il tizio ne coglie la similitudine con quelli del suo ritratto. Così, tra un tic nervoso e l’altro, si accende una scintilla nei suoi occhi. «Str.. strega hai detto? Stai dicendo che… esiste da-davvero? Non me la sono solo so-oooo-ognata?» Meno goffamente che può abbandona la sua pila di cuscini. L’avvallamento lasciato dal suo sedere è considerevole. «Possiamo pa-parlare più in là?» Ti fa strada raggiungendo un angolo più defilato. I suoi occhi scorrono ancora sui tuoi tatuaggi. Poi si chiudono come se non riuscissero a reggerli per molto. «Pensavo di essere diventato ma-matto! Non che ora mi senta sanissimo a di-dirla tutta. Le mie attività, il mio ma-matrimonio, le mie co-co-conoscenze… tutto… tutto è andato a rotoli da quando sogno questa donn… strega! Mi ca-capitano sfortune su sfortune… e fa-fatti sempre più strani… Non sapevo più co-cosa fare. Pe-per la disperazione ho fatto me-eee-ttere dei ma-manifesti con la sua faccia in giro. Dap-pp-pertutto! Ma i corvi andavano a beccarli... Non è assurdo? Tu mi ch-chhhh-redi vero?» Adesso che ci ripensi, quando ieri vi siete soffermati alla staccionata con i manifesti dei ricercati, quello della Taran Gipoa era riconoscibile solo per un pezzettino di tatuaggio rimasto integro. La faccenda adesso ha più senso. «Il mio no-nome è Dorlanimus Kavarindan XIII. Sono l’u-uu-ultimo della mia casata e a capo della g-g-g-ggilda dei Tre Boccali. Probabilmente ne avrai sentito p-parlare. Abbiam… cioè, avevamo un bel giro. Mororga hai detto che ti chi-chi-chiami, g-giusto? Ah! Certo… puoi chiamarmi Dorlan. Puoi davvero sbarazzarti di questa st-strega? Davvero? E come? Fino ad un attimo pensavo esistesse solo nella mia te-testa. E po-poi arrivi tu! Mo-morga salvami se puoi! Chiedimi qualunque cosa! Qualunque cosa!» È evidente che Dorlan stava affidando le sue chiappe alla chiromante, ma in questo posto ci è arrivato solo dopo averle provate tutte. Non è tipo da credere in queste “superstizioni”. Poi arrivi tu. Coincidenze? Magari ti hanno davvero portato gli dei. Chissà. Ad ogni modo per Dorlan sembra così. E questo è buono. È buono perché Dorlan c’ha la grana, e tu potresti avere la tua fetta in questa storia. Anzi, perché no, anche tutta la torta se vuoi (Parlamentare). Forse Kilia non la prenderebbe bene, ma non è detto che debba saperlo… ----------- Teros Fuori dalla magione Le pantere ricambiano il tuo sguardo con curiosità, come se riconoscessero in te qualcosa di vagamente familiare (Nato dalla Terra). Se ne stanno distese, vigili e annoiate allo stesso tempo, alla maniera dei felini. Ai bei tempi si sarebbero beate tra la frescura e gli sprazzi di sole che arrivavano dalle palme. Ma adesso che il cielo getta la sua ombra, sempre e ovunque, hanno perso parte della loro vitalità. Ad ogni modo non sono affamate. La loro padrona (termine opinabile) le cura e rifocilla alla bisogna. Magari le vizia pure, a giudicare dal loro aspetto. Se le pantere attaccano, lo fanno solo per disciplina. Linguaggio degli spiriti: Le due non sono in vena di “chiacchiere”, ma gli sguardi, i piccoli movimenti della coda, delle orecchie e delle vibrisse fanno trapelare comunque qualcosa di interessante. Quello che inizialmente poteva sembrare appetito nei confronti del grosso-e-succulento Mororga, in realtà è un tipo di eccitazione diversa. Non è la prima volta che vedono il barbaro. Potrebbe portare con sé ancora un po’ dell’odore della padrona. Ma è più probabile che sia Kilia a portare ancora l’odore del barbaro. Almeno considerando che dal loro ultimo incontro, Mororga si è ripassato nel guano prima, e nella tinozza della bettola poi, a botte di sfregamenti. All’occorrenza le pantere avrebbero un “grado di ostilità” per voi, del tipo: Mororga -> Tu -> John. In ordine crescente. Dentro la magione Il quadro del mago cattura la tua attenzione, rubandola al altri elementi disturbanti, che pure senti essere presenti nella scena. Forse è un bene non indagare. La magia è roba innaturale. Meglio preservare la propria integrità. Resta il fatto che la chiromante sia, nella migliore delle ipotesi, un’estimatrice di questo mago. Nella peggiore, una sua adepta… ------------- TUTTI Dopo una certa attesa (raccontate come avete proseguito le rispettive conversazioni nel mentre) finalmente si dischiude lo studio di Kilia. Ne esce un cliente. Si alza il prossimo. Ma prima che entri al posto del primo, viene anticipato dalla padrona di casa. Kilia si affaccia sull’uscio, come se da dentro avesse fiutato qualcosa che valesse la pena controllare. La chiromante è di una bellezza statuaria. Altera, sinuosa, pelle d’ebano accarezzata da lunghi capelli neri. Sembra un’altra pantera, ma fatta donna. I guizzi delle candele proiettano sensuali chiaroscuri sulle gambe ben tornite, in particolare sul riflesso lucido della sinistra, che vertiginosamente fuoriesce dallo spacco dell’abito. Gli occhi verdi-screziati-oro incrociano istintivamente quelli del barbaro. «Mororga!» esulta. «Allora hai fatto come ho ti ho detto…» (in riferimento alla richiesta di non partire. Vedi Capitolo 1) Cosa fate?
  4. Mororga Al tuo “Shhhh” i due piccioncini si stringono l’un l’altro, raddrizzando le schiene per il brivido. Stupidi conigli… Sai bene però che senza una dimostrazione pratica, come un dito spezzato, un occhio pesto, o una spalla slogata, rialzeranno la cresta appena arriverà la cavalleria. Sempre che abbiate qualcuno alle calcagna. Alla fine guardie e avventisti si pestano i calli a vicenda. Magari stanno ancora giù a menarsela. E anche se venissero a cercarvi, basterà che i due conigli balbettino quel tanto da concedervi un po’ di vantaggio (successo parziale in Parlamentare). Vi basta per vedere bene dove mettete i piedi, mentre zompettate tra i tetti e le grondaie fradice di Haisendok. Non è stagione per fare dei buchi in acqua. ---------- Haisendok -> Alcova di Kilia TUTTI Raggiungendola dal basso, come le persone normali, la tenuta della chiromante si nasconde aldilà di mura di argilla piena. Sono alte, spesse, smussate, e adornate da maioliche rosa-beige. Il complesso è una graziosa fortezza. Ricorda una conchiglia che ha preservato la sua perla – il giardino botanico – dall’innalzamento del mare. Come se chi la progettò a sua tempo ne avesse previsto l’eventualità... Oltrepassate le mura salendo su delle rampe a zig-zag. Sono rampe mobili, che vengono piazzate nelle ore diurne, permettendo il via-vai dei clienti. L’interno della tenuta si dischiude ai vostri occhi come il contenuto di un monile. Totalmente fuori luogo nel grigiore di Haisendok. Il selciato che conduce alla dimora è ben curato. Soprattutto, è isolato per tutta la sua lunghezza da una galleria in rete metallica, che fa sia da gabbia, sia da supporto per i rampicanti. Il perché è presto detto: aldilà delle sbarre potete scorgere non solo la varietà delle piante, ma anche le due pantere di Kilia. I felini seguono il vostro passaggio apaticamente, ma meglio non farsi illusioni e camminare al centro del sentiero. Le palme che avevate visto dal tetto della locanda, adesso svettano sulle vostre teste (sempre dall’interno del giardino). Si susseguono in una fila che, facendo il giro, vi avrebbe portato direttamente sul terrazzo della camera da letto di Kilia. È vero, sarebbe stato rischioso saltare dall’una all’altra. Forse anche ridicolo, ma la cosa avrebbe avuto i suoi vantaggi. L’interno della casa ha un che di esotico più raffinato. Luci soffuse, tende damascate in ogni dove, e una leggera nebbiolina di incenso. Quel genere di cose lì. In fondo, la porta a due battenti dello studio di Kilia, si staglia ben chiusa e massiccia. Nell’attesa del loro turno si sono appollaiati una dozzina di clienti. Più uomini che donne. Ma sono i primi a fissare maggiormente lo sguardo su di voi. Chissà perché. La cosa buffa è che la chiromante preferisce i grossi cuscini, rispetto le volgari sedie. Ognuno cerca di sprofondare il più compostamente possibile, ma i meno agili sono chiaramente in difficoltà. ---------- Teros È una sensazione a pelle, ma c’è qualcosa di profondamente innaturale in questo posto. Non è solo una messa in scena per suggestionare i creduloni. Qui si pratica la magia. Quella vera... quella nera. La tua attenzione viene catturata da uno dei dipinti. Ritrae quel mago che ebbe a che fare con Agor, il druido delle pianure sussurranti. Stando alla leggenda, i due si affrontarono a causa di un fiume misteriosamente prosciugato (puoi descriverla più nel dettaglio se vuoi). Sarà una tua impressione, ma quel ritratto sembra fissarti. Come se ce l’avesse a morte con te. Davvero inquietante, ma guardandoti attorno senti che ci sono anche altre cose che ti mettono a disagio. Seppure, ad una prima occhiata, non sapresti dire esattamente cosa… ---------- Mororga Puoi facilmente immaginare perché alcuni ti guardino di sottecchi, e con malcelata invidia. Mezze calzette! Sarà trapelata qualche indiscrezione sui tuoi insaziabili appetiti e le particolari voglie della signora Kilia. C’è chi può e chi non può. E questo è quanto. Ad ogni modo c’è un cliente che è troppo concentrato sui suoi problemi per prestarti attenzione. Come osa? È un uomo sui quaranta, ben vestito. Probabilmente un mercante, ma con la ciccia troppo molle e il colorito troppo delicato per essere di quelli che vanno in giro per lavoro. In mano tiene un foglio che evita di guardare troppo spesso, e su cui è ritratto qualcosa di familiare. Almeno per te. Osservandolo meglio, ti accorgi che tratteggia una donna con capelli e occhi bianchi, senza pupille. Anche il tatuaggio, per quanto sia approssimato, per te è inconfondibile. Non c’è dubbio: è una strega divinatrice, una serva dei demoni. Una Taran Gipoa. Di nuovo lei… ---------- John Nei tuoi riguardi è più il gentil sesso a scoccare qualche occhiata. Ma non è sempre così? In questo caso però, che sia una cosa buona, è tutta da vedere. Donne e chiromanti sono un connubio abbastanza scontato. Le prime, o si fanno leggere la mano (per questioni perlopiù di corna), o devono rimediare qualche filtro d’amore. Ad ogni modo la più carina (puoi descriverla se vuoi) ti scocca qualche occhiata in più. Anzi, abbozza addirittura un sorriso. C’è un’altra cosa che attira la tua attenzione. Sull’architrave della porta che dà nello studio di Kilia, pende uno scacciaspiriti fatto di conchiglie, qualche piuma e una cima sfilacciata. Non che questo genere di oggetti sia particolarmente raro, soprattutto in certi luoghi, ma è la prima che ne vedi uno praticamente uguale a quello che porti con te. ---------- TUTTI Cosa fate?
  5. Ehilà. Oggi sarò tutto il giorno fuori. Se non riesco a postare per stasera, lo farò al massimo per domani. Anche se non l’avete specificato, direi che ci sono elementi che vi permettono di arrivare da Kilia senza sfidare il pericolo 😉
  6. @Casa Descrivi come e quale pericolo sfidi. La cosa fa differenza (al netto dei dadi) e non posso farlo io per te. Da BG risulta che sei un elfo snello e forte. Ci sta che tu possa saltare di palma in palma per arrivare all’alcova… dunque bypassando le mura di recinzione e la fila dei clienti. Ammesso che tu voglia fare questo. Sta a te/voi decidere il come (vedi anche sotto). -------------------------- @Ji ji Discorso simile. Cosa fai per arrivare all’alcova di Kilia? L’opzione da me descritta è indicativa. Si può benissimo scendere per “strada” (ponteggi e passerelle) e poi procedere, o magari imbucarsi in qualche botola/finestra di un edificio, poi accedere alla “strada”, etc.. Va bene qualsiasi narrazione che abbia un senso e che sia coerente con la fiction. Ad esempio il considerare che arrivandoci da sotto, vi imbatterete nella solita fila di clienti. ----------------------------- TUTTI Lo so che rallenta il gioco, ma valutate se è il caso di discutere il dà farsi prima di fare le vostre giocate.
  7. Haisendok -> Locanda “Ventre del Kraken” -> Sala principale TUTTI Gambe in spalla. Dopo una svolta e mezza, le scale vi conducono al pianerottolo del terzo piano. La corsa termina subito in un’intersezione a T. Dove andare? Il corridoio, da sinistra a destra, è intervallato da una serie di porte chiuse. Sono sostanzialmente uguali, eccetto il numero di stanza ben in vista sulla targhetta. Lunetta avrebbe saputo quali sono quelle libere. Ma tornare indietro significherebbe una cosa che non volete: ritrovarvi le guardie e/o gli avventisti tra i piedi. Con il passe-partout vi infilate in una stanza. «Quante volte devo dirti di non…» abbaia un grassone sorpreso in una posa poco decorosa. La bagascia sotto di lui è altrettanto contrariata. Lo sconcerto aumenta nell’apprendere che non siete nemmeno il servizio in camera. Oltre le tendine c’è la scappatoia più vicina. La finestra affaccia sul cornicione nord. Non proprio una vista panoramica, seppur si intravede uno spicchio di mare. È a nord-ovest, come una lastra di ardesia grezza, oltre il velo di caligine e il vedo-non-vedo per il continuo sforbiciare dei tentacoli dell’insegna. Per raggiungere il tetto basta aggrapparsi ad uno di questi. Un gioco da ragazzi. La vista domina su tutta Haisendok. Le sommità degli altri edifici appaiono come una scacchiera sulla quale conviene ragionare un po’, prima di capire come conviene muoversi. Non avete tutto il tempo di questo mondo ma, grosso modo, stabilite che si può raggiungere: - Un qualche nascondiglio “sicuro”; È la soluzione più pratica. Basterà calarsi in una delle tante botole, finestre o abbaini. Al che avrete modo di raccogliere le idee, al riparo di sguardi indiscreti. Eccetto quello di un eventuale occupante, si intende. - Un qualche ponteggio o passerella; Che seppur all’aperto è ragionevolmente distante per seminare eventuali inseguitori. Salì lì, scendi là: ci sono opzioni tutte intorno. Certo, qualche discesa richiederebbe un po’ di agilità, e tetti e grondaie sono perlopiù fradici. Il pericolo di una sederata in acqua non è da escludersi (Sfidare), soprattutto considerando che avete il pepe al culo. Una volta giù potrete filarvela più o meno dove vi pare. - La camera personale della baronessa; Il palazzo baronale si staglia seguendo il profilo della scogliera. La corona di gabbiani ne riprende il tono avorio-sporco-fuliggine, e l’araldo della casata svetta logoro e stinto come lo scettro di un monarca caduto in disgrazia. La finestrella che dà sulla camera della moglie del barone, che John conosce bene, se ne sta lì in cima. Occhieggia di un invitante color glicine. Saranno candele profumate. Non è vicinissima. Bisognerebbe saltare di tetto in tetto per un bel po’, eludere la sorveglianza, e infine arrampicarsi per molte lunghezze. Rischioso ma divertente. A meno che, nel tentativo, non ci si sfracelli abbracciando qualche scoglio (Sfidare). - L’alcova di Kilia l’indovina; Qui si va sull’esotico. Mororga conosce approfonditamente questa signora. In tutti sensi. Le ha anche lasciato dei calzoni in ricordo. Di lei ci si potrebbe fidare anche per un’ospitata. Le montagnelle di cuscini damascati basterebbero per tutti. Però arrivandoci dall’alto, dunque di palma in palma (Sfidare), dunque scavalcando la recinzione e la solita fila di clienti, bisognerebbe avere l’accortezza di non cascare nel giardino. Non tanto per non rovinare le piante rare: dicono che siano alchemiche. Ma per non finire tra le grinfie di Nerina e Nerona, le sue pantere da compagnia. - Il grosso e il peggio di Haisendok; Ossia l’enorme accozzaglia di case popolari. Sono retrostanti alla locanda, addossate come se volessero mangiarsela; Anche qui, saltando di “palo in frasca” si rischierebbe al massimo un buco in acqua (Sfidare). Ad ogni modo va considerato che dopo i fatti di Oman “quattro denti”, ci saranno mille e mille occhi in cerca di facce come quelle di Teros e di Mororga. Vaglielo a spiegare che Oman era quello cattivo. - Ognuno può inventare un’altra destinazione di sua fantasia, e un pericolo da sfidare per poterla raggiungere. Queste sono le opzioni. A sensazione dovreste decidere alla svelta. Non sapete se qualcuno è sulle vostre tracce. In tal caso, il grassone e la bagascia che avete poc’anzi importunato, sarebbero ben collaborativi nello spifferare dove vi siete cacciati. Cosa fate? Mororga hai preso con te il grog che stava servendo John, ed un’altra bottiglia di tuo gradimento. La prima è:
  8. I thread sui PG nella sezione Organizzazione, sono chiusi perché li uso come riferimento per me. Ad ogni modo il forum non vi permetterebbe di modificarli trascorse le 48 ore. Lo scopo di questi thread è di annotarmi le cose più utili per la fiction. Ad esempio le domande/risposte, come avete perso i PF, guadagnato i PE, l'evolvere dei legami, etc., e dare a tutti lo stesso formato. Altre cose che come GM non ho particolare interesse a consultare, ad esempio quello che mettete o togliete nell'inventario, le tralascio. Ad ogni modo in cima metto sempre il link alle schede scritte di vostro pugno. Quindi sì: se vuoi creare un tuo doc su Google Drive, un thread sul blog personale di Dragon's Lair, o altro posto comodo da editare per te, puoi farlo benissimo e mettere il link nelle tue giocate. Questo link lo metterò anche in cima ai miei thread, in modo da avere comunque un quadro completo. Nota: a proposito di Inventario, occhio al peso massimo trasportabile. Solo il cannone a mano pesa 2. Il pugnale, se non ricordo male, dovrebbe pesare 1, etc..
  9. Haisendok -> Locanda “Ventre del Kraken” -> Sala principale Mororga L’oste tormenta il suo strofinaccio mentre ripassa mentalmente la tua comanda. È troppo preso dal come e quando ripulire il massacro. O forse dal se eri serio riguardo il servire del volgarissimo latte. Volgarissimo si fa per dire. Ormai, di questi tempi, è merce rara. Ad ogni modo vi serve qualcosa più che soddisfacente. Meglio non indispettirvi, questo è chiaro. ***** John Lunetta ci pensa un attimo. È tutta accigliata. Un tempo la locanda aveva le sue uscite secondarie. Al pian terreno ovviamente. Adesso è tutto sbarrato e sommerso. «Beh, non sarebbe proprio un’uscita» trasale «ma dalle cucine c’è un montacarichi che dà sull’esterno... Oppure anche dalle stanze di sopra, ora che ci penso. Non so… forse è troppo pericoloso…» aggiunge premurosa per te. Ce l’hai in pugno la ragazza. Ad ogni modo, per ogni evenienza, ti mostra la chiave che porta al collo. È il passe-partout che usa per dare una spazzata e rifare i letti di sopra (puoi prenderlo se vuoi, o farti accompagnare da lei). Hai ben presente il finestrone sul lato ovest della locanda. Dalla sommità sporge un sostegno di legno, con annessa carrucola e corda. Viene usato dai magazzinieri quando passa la chiatta degli approvvigionamenti, per tirare su casse e barili. Quando non passa una qualche imbarcazione però, di sotto c’è il canale. O meglio, il corso d’acqua dove un tempo c’era la strada. Chissà, forse oscillando con la corda, si potrebbe atterrare su qualcosa di solido. Di sopra invece, dalle stanze dei clienti, si potrebbe uscire dalle finestre, accedere ai cornicioni, aiutarsi con qualche appiglio e raggiungere il tetto. L’idea sarebbe di svignarsela alla maniera dei gatti, cioè saltando da edificio ad edificio. Lunetta pensa che sia pericoloso. Ma nella peggiore delle ipotesi si rischierebbe un buco in acqua. Mentre valuti il da farsi, nelle tasche del “capitano” trovi un sacchetto sonante di monete (6d4 monete = 19), un astuccio di latta con dell’erba pipa, un pugnale di buona fattura, una fiaschetta di alcol cesellata, puzzolente e quasi vacante. Seminascoste nella fodera del doppiopetto trovi delle immagini di donnine e una missiva umidiccia e stropicciata (che più o meno risponde a tutte e tre le domande del prec. Discernere). Quest’ultima recita in bella grafia: Illustrissimo Capitano Yorsenghen, nutriamo grandi aspettative nelle sue competenze, nonché per la Santa Missione che è chiamato a compiere. Tuttavia, in base ad indiscrezioni giunteci da fonti attendibili, siamo rammaricati di apprendere riguardo alcuni episodi incresciosi, verificatisi recentemente, nella comunità ospitante lei ed il suo equipaggio. Soprassedendo sui dettagli, di cui sicuramente sarà a conoscenza, le chiediamo di impartire maggior disciplina ai suoi sottoposti. La invitiamo altresì a non macchiare la reputazione vostra e del collegio che vi ha eletti, nonché ad attirare con il buon esempio la benevolenza degli dei, indispensabile per il buon esito della sua, nostra, Missione. Nel rinnovarle la stima, sicuri che prenderà a cuore le nostre richieste, le impetriamo la solenne benedizione. Circolo Superiore degli Avventisti La missiva spiegherebbe il senso di impunità di questi fenomeni. Il “capitano” e i suoi non erano affatto nuovi a qualche marachella. Gli avventisti mal digerivano la cosa. Tuttavia hanno ingoiato il rospo, costretti ad affidarsi agli unici disposti ad andare sull’Isola Proibita. I fenomeni lo sapevano bene e ci hanno marciato… Almeno finché non hanno incrociato sulla loro strada uno come te. ***** @TUTTI Intanto arriva un bel vociferare da là fuori. Le guardie, gli avventisti, o forse entrambi, stanno per arrivare in pompa magna. Se volete evitare il loro incontro dovrete agire alla svelta. Cosa fate?
  10. Ok. Consiglio sempre di leggere tutto di tutti 😉
  11. Haisendok -> Locanda “Ventre del Kraken” -> Sala principale John Il bastardo va giù schiumando sangue, muco e rabbia. La sua arma, ancora stretta in pugno, impatta con un “TUMP” sul pavimento. È davvero ben fatta. Ha un che di artistico. E non sembra avere eredi. Se volessi rivendicarla come trofeo, nessuno avrebbe da ridire. Cannone a mano (vicino, +1d6 danni, ricarica, 200 monete, peso 2) A parte il “TUMP”, in locanda cala un silenzio assordante. È come se la tua lama avesse tagliato, con la gola del “capitano”, le lingue di tutti presenti. Dopo un po’ l’oste si sveglia, balbettando qualcosa. Ma è Lunetta a servirti. Insomma, le hai salvato la vita mettendo a rischio la tua. Chi lo avrebbe fatto tra quei bifolchi? È tutta un sorriso mentre ti versa del grog. Quello buono. Quello costoso, delle grandi occasioni. Scende giù che è un piacere. Dimentichi i graffi che hai preso. Grog, quello buono ------------------------ Haisendok -> verso la Locanda “Ventre del Kraken” Mororga Il “BOOOOOOM” non lascia spazio ad interpretazioni. La domanda è: chi-sta-sparando-chi? C’è un solo modo per scoprirlo. Dopo l’ennesimo zig-zag di passerelle, mentre guadagni l’entrata alla locanda, un tipo smilzo ne esce a rotta di collo sbattendoti contro. Peggio per lui. Schiantarsi contro un carro sarebbe stato più divertente. Finalmente dentro, ti è tutto chiaro. Quasi. Sangue e budella sparse. Più che una rissa sembra un regolamento di conti tra bande. Interessante. Quelli vivi sembrano eccitati e spaventati allo stesso tempo. Eccetto due: una cameriera e un tizio al bancone, che ti dà le spalle. La prima sorride al secondo mentre gli versa del grog. È palesemente cotta di lui. Dal suo canto, il tizio trangugia come se tutta quella faccenda non lo riguardasse. Eppure il cadavere con la gola tagliata giace a due passi da lui. Guardandolo meglio, seppur da dietro… quei capelli lunghi, color cenere, non ti sono affatto nuovi. Non hai dubbi. Deve essere quella vecchia canaglia di John Milligan! Il che spiega perché lo smilzo di prima aveva ancora la testa attaccata al collo. Troppo buono lui. Batuera lo spietato non lo avrebbe permesso. ------------------------ Haisendok -> Quartieri popolari -> Bettola di Amanda Teros Quanto si dice su Haisendok riguardo a chi è in cerca di avventura, si sta rivelando vero. Forse anche troppo. John Milligan è nei pasticci. Ne sei certo. Non c’è tempo per le bagatelle, ma almeno sei al corrente di due novità. La prima è che Bazza si tira fuori. Almeno per un po’. Niente da dire: è stata una buona compagna di viaggio. Tagliente con la spada quanto con la lingua. Ma al cuor non si comanda. Così dicono certi. Amanda, la sua nuova passione, se ne sta lì, che attende giustificazioni col broncio da fidanzatina. La seconda è che la malavita di Haisendok ha un conto in sospeso con voi. Una seccatura, più che un problema vero e proprio. Ma adesso che hai il tuo cristallo possono andarsene tutti in malora. Domanda: Corri in direzione della locanda. Il vento corre con te, portandoti i bisbigli degli spiriti e mettendoti le ali ai piedi. All’ombra dell’iconica insegna tentacolare, una dozzina di curiosi sciama come un nugolo di mosche su un grosso escremento. C’è una malsana eccitazione nell’aria, ed altri ancora giungono alla spicciolata. In particolare, dalla distanza, scorgi altri due gruppetti. Si muovono a passo svelto. Il primo, dalla destra, è un drappello di guardie. Il secondo, dalla sinistra, è un trio di avventisti pressoché identici tra loro. Riconoscibili dalle tuniche di iuta logora, dal cappuccio a punta, e dal volto ombroso, in tutti i sensi. Entrambi saranno stati attirati dallo sparo, o dalle voci che si staranno rincorrendo su quanto è successo. Sgomiti. Ti fai spazio. Entri. Considera di essere arrivato qualche minuto dopo l’arrivo di Mororga La scena che si para ai tuoi occhi è un po’ spiazzante. Qualcuno è riverso a terra, messo male. Malissimo. Mororga invece è con John, e stanno entrambi bene. ------------------------ @Tutti Cosa fate?
  12. @Casa @Crees @Ji ji Ragazzi stasera vado avanti. @Ji ji non me ne vorrà. Tanto, per come si è messa, la scena di John non ha più molto da offrire per Mororga. Almeno per adesso. Preferisco mettervi tutti in una situazione più dinamica.
  13. Haisendok -> Locanda “Ventre del Kraken” -> Sala principale John Più che una pistola, quella del sedicente capitano è un’arma da fuoco stravagante, rudimentale, che qualcuno volgarmente chiama “cannone a mano”. Schivi il pallettone. Uno sbuffo e una pioggerella di schegge alla tua destra. Un attimo dopo salti nel fumo nero dello sparo e, squarciandolo, ti ritrovi faccia a faccia con quel gran bastardo che sparerebbe pure alle spalle di sua madre. Non ci crede nemmeno lui. Com’è potuto accadere? O almeno questo tradisce dal suo sguardo, mentre il petto ansima su e giù. «Fossi in te ci penserei bene ragazzo» ha l’insolenza di dire mentre lo tieni con la lama alla tua mercé. La gente è scioccata. Dov’è un bardo quando serve? Quattro contro uno, di cui uno con un cannone a mano. A raccontarla nessuno ci crederebbe. E dove sono gli dei? Se il capitano dell’Ultima Speranza finisse infilzato, non ci sarebbe nemmeno più un’Ultima Speranza per il mondo? Nessuno osa più scommettere. Tutti aspettano il verdetto col fiato sospeso. Cosa fai?
  14. Haisendok -> Quartieri popolari -> Bettola Teros e Mororga Mentre scendete dabbasso, Bazza vi precede con il vassoio spazzolato e la sua scia odorosa di sapone buono. Le scale si snodano in un percorso apparentemente senza logica, angusto, su cui di tanto in tanto si affaccia l’ingresso ad un qualche tugurio. Giunti al pian terreno della casa, dunque nella sua sala di ricevimento, vedete dall’altro lato, la porta principale che viene sonoramente sbattuta. Qualcuno è appena uscito. Da come lo ha fatto, non sembra armato di buone intenzioni. Amanda se ne sta lì, in silenzio, con lo sguardo chino. «Tutto… bene?» le fa Bazza posando il vassoio. «Vi stanno cercando» risponde asciutta, arrivando al dunque. «Cosa?» «Uno grosso, uno strano e una bella ragazza... Stanno cercando voi, giusto?» Amanda è una donna piacente, più è meno dell’età di Bazza, ma segnata dalla vita così da mostrare almeno dieci anni di più. Amanda: «Hanno trovato Oman. Quello dell’emporio. Lo chiamano Oman “quattro denti”. Ne sapete qualcosa?» Bazza: «Ehm… dovremmo?» finge. Amanda: «Dimmelo tu. Stanno cercando tre come voi, e hanno infilato il loro sporco naso anche a casa mia. Ho dovuto mentire, ma non sono brava in questo genere di cose. Credo che lo abbiano capito… Dunque, è chiaro che non sei qui per una rimpatriata. Che intenzioni avresti? Vuoi mettermi nei casini? Come già sai, ho già i miei problemi. E quella è gente che non scherza…» Mororga Lasci i tuoi amici a sbrigarsela con la questione di chi minaccerebbe Amanda e perché, e ti dedichi a faccende più importanti. Tipo aggiungere un po’ di alcol ad una colazione abbondante ma grama. Attraversando i bassifondi noti alcune facce guardarti storto. Ha un senso. Dopotutto il signor “quattro denti” era un criminale in combutta con altri criminali, e stando ad Amanda, sarebbero sulle vostre tracce. Meglio così. Se ti daranno noie, avranno quello che hai avuto tu in abbondanza stamattina: pane per i loro denti. Il Ventre del Kraken si presenta già da lontano, con la sua enorme insegna tentacolare. Avvicinandoti senti qualcosa di inaspettato provenire dal suo interno: uno grosso, fragoroso BOOOOOOM!!! Cosa fai? Teros Dopo che Mororga lascia la bettola, Bazza ti tira da parte per parlarti a quattr’occhi. «Ho la sensazione che Oman sia sopravvissuto alla pozza e che abbia spifferato il fattaccio ai suoi compari.» Il che non è da escludersi. In effetti, ricordando come sono andate le cose, hai fatto cadere il negoziante nella vasca mentre era solo svenuto. E il mostro che era lì, e che avrebbe dovuto ucciderlo, invece è stato tirato su e ucciso da Mororga. «La mia è un’ipotesi ovviamente» continua Bazza distogliendoti dai tuoi ragionamenti. «Ad ogni modo non posso lasciare Amanda nella merda… Mi spiace, ma temo che dovremo separarci. È meglio che non ci vedano insieme per un po’. Io me ne starò buona qui, nel caso dovessero tornare quei bifolchi. Tu… boh… tu puoi trasformarti in qualcosa e volare via. Puoi farlo no? Non daresti nell’occhio.» Tutto scorre velocemente. Forse troppo. Mentre le parole di Bazza si susseguono, e con loro le varie possibilità da considerarsi, avverti un grosso e fragoroso “BOOOOOOM!!!”. Non lo senti con le orecchie fisiche. È accaduto altrove, ma non lontano. Forse al Ventre del Kraken. O almeno così ti sembrava di aver visto per un lampo: la sua enorme insegna tentacolare. Hai un brutto presentimento. Il buon vecchio John Milligan potrebbe essere in pericolo (legame: Gli spiriti mi hanno detto di un grande pericolo che perseguita John) Cosa fai?
  15. Haisendok -> Locanda “Ventre del Kraken” -> Sala principale John Il Ventre del Kraken si è ridotto ad una pessima imitazione di un’arena di combattimento tra galli. «Cinque pezzi che lo fa fuori il pelato allo straniero!» sbraita qualcuno da chissà dove. «Tre pezzi che invece sarà il tappetto!» replica un altro a stretto giro. Per sua delusione però, la tua lama anticipa proprio l’attacco del tappetto, il tarchiato, e per un banale principio geometrico: il suo braccio è ben più corto del tuo. Danni: Sbronzo com’è, lì per lì non si accorge nemmeno di avere uno secondo sorriso nel mezzo della gola. Dopo qualche passo però realizza. Barcolla, si accascia trascinando giù un tavolo, e lanciando una maledizione afona, gorgogliante. Tutti in piedi. La locanda è in delirio. Lo smilzo si guarda attorno, deglutisce, tentenna di nuovo (prec. Parlamentare). Quello brutto invece, su cui pende la scommessa di ben cinque “pezzi”, ha dimostrato ancora la sua vigliaccheria. Nel momento esatto in cui ferivi il suo compare, ne ha approfittato per entrare col suo colpo. Prendi danni: Ne segue uno scambio. La tua piroetta evita il danno solo in parte, ma è lui ad avere la peggio: si ritrova col panciotto squarciato da parte a parte. La mano sulla ferita non impedisce lo scorrere copioso del sangue. Indietreggia inorridito. Po anche lui si accascia maledicendo. Troppo sangue. Per di più versato dalla gente sbagliata. Questo è quello che avrà pensato lo smilzo, visto che si toglie definitivamente dai piedi (prec. Parlamentare). In men che non si dica molte scommesse vanno in fumo. Lo scontro sembra già finito. Gli astanti si danno una regolata. Anzi, appaiono increduli. Tutto sommato gli dei non sembrano poi sorridere come credevano all’Ultima Speranza. Sarebbe anche divertente se non avessi la netta sensazione di aver trascurato qualcosa (prec. fail in Discernere). Ma cosa? Forse quel leggero rigonfiamento sotto il doppiopetto del capitano, celava… BOOOOOOM!!! Hai solo una frazione di secondo per reagire allo sparo (minaccia incombente -> Sfidare il Pericolo). (considera il capitano a circa otto passi, sul lato del bancone) Cosa fai? Spiego il Taglia e Spacca
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