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Capitolo Zero: Incubo


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Il 26/8/2019 alle 11:41, Bellerofonte ha scritto:

Sedicesimo giorno del IV mese, anno 1492, ore 23:50 || +364 giorni dalla partenza della Eurus Septima

Nuova Minos || Brezza leggera da Est, cielo terso || Cibo per due giorni

"Jevlan." risponde distrattamente l'elfo. "Ora fa' silenzio, devo lavorare." L'opera macabra di scuoiamento inizia da lì a poco: dapprima alla carcassa del mostro vengono tolte le interiora e piazzate in appositi sacchetti di differente forma e colore; poi la pelle viene lasciata completamente aperta sullo scoglio a prendere i raggi della luna e infine dalla testa vengono cavati gli occhi e i denti e il cervello per ultimo. Con ciò che rimane, Jevlan prepara un piccolo falò e butta tutto lì dentro adempiendo ad una sorta di rito al mare pronunciato in lingua elfica.

A spettacolo finito, controlla tutti i prodotti del suo lavoro: "Ha's ufarn" mormora, e ti guarda per dieci interminabili secondi. Poi lo sguardo cade sulla tua adorata Incubo. "La zattera. Mi serve."

 

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Osservo affascinata il lavoro dell'elfo: ho visto spolpare carcasse di balena fin da bambina, conosco i gesti, anche se alcuni difficilmente li riesco a collegare ad una certa utilità. Osservo sparire uno dopo l'altro parti su parti di mostro, in sacchetti che, una parte della mia mente mi suggerisce, sembrano preparati appositamente a questo scopo. Sto in silenzio, anche se so che è una sciocchezza: non sarà la mia voce a distrarre dall'opera l'elfo. In un tempo relativamente breve il lavoro giunge a conclusione; un buon lavoro, e anche se in un primo momento penso che abbia fatto straordinariamente veloce, so che la carcassa del mostro non è all'altezza dell'enorme massa di una balena e dell'immane volume di lavoro richiesto per averne ragione. Tuttavia la mia pacata approvazione per il buon lavoro è di colpo subissata dall'orrore alle parole di Jevlan. Come hai detto, prego? sputo fuori in un ammasso contorto di parole, l'indignazione che fuoriesce da ogni mio poro. Il primo pensiero che si fa strada senza ostacoli e sbatte sulla mia coscienza è l'assoluta mancanza di educazione dell'elfo: chiamare zattera la mia baleniera! Con orgoglio ferito sibilo in maniera indecorosa Incubo non è una zattera! Questo zoticone bifolco. Come osa insultarci così. Come osa prendersi gioco delle migliaia di miglia che abbiamo attraversato. Neanche mi rendo conto di aver completamente ignorato la richiesta, quasi l'avessi già qualificata come insolvibile, eppure si fa largo piano piano nella mente. Mi faccio avanti, ponendomi tra Jevlan e la baleniera, ricambiando lo sguardo calcolatore dell'elfo con uno fosco carico di ansia, preoccupazione e determinazione. Lei non va da nessuna parte senza di me. Qualunque cosa tu voglia, io non la abbandono, né la lascio in mano a sconosciuti. Mi avrai anche salvato la vita, una volta, ma lei lo ha fatto molte più volte. Un sorriso truce, deformato dalle fiamme delle torce, mi stira il viso. Ho un debito con te. Né ho altrettanti con lei. 

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10 ore fa, Bellerofonte ha scritto:

Sedicesimo giorno del IV mese, anno 1492, ore 23:55 || +364 giorni dalla partenza della Eurus Septima

Nuova Minos || Brezza leggera da Est, cielo terso || Cibo per due giorni

"Incubo." ripete stranito l'elfo di mare. "Voi terrestri legate insieme un mucchio di rami e date loro un nome, eppure non date appellativi agli alberi di una foresta, ben più maestosi. Non vi capirò mai." mentre riflette sulla natura umana, la figura bluastra avvicina ad una delle capanne i sacchi e li lascia cadere nelle bocche calcaree che chissà dove portano. Poi si avvicina alla zattera e la accarezza tastandone la robustezza. Quando si volta verso di te, stanca e spossata dal combattimento e dalla navigazione odierna, sospira mesto: "Voi umani dormite troppo. Partiremo domattina."

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Non sono ancora soddisfatta, di fatto non si è scusato per l'offesa, neanche il minimo accenno di imbarazzo. Capisco bene però che questo è un elfo selvaggio, vissuto a stretto contatto con la natura ma non certo con degli umani, quindi incapace di capire cosa può significare l'amore sviscerato che qualcuno ripone in qualcosa di costruito con le proprie mani. Cerco di accettare la cosa, anche se non riesco ad esimermi dal replicare un acido Anch'io porto un'appellativo, e certo non sono maestosa come un'albero. Sospiro, lasciando uscire il nervosismo oltre all'aria. Un velo di tristezza mi ricopre da testa a piedi, lasciandomi stanca come se avessi nuotato controcorrente per un'ora intera. E dormiamo. Tanto. E ci consumiamo, molto più in fretta degli elfi. Per questo siamo tanto impazienti, prendo fiato e talvolta avventati. Mi lascio scivolare lungo il fianco della barca, piantando nella sabbia umida la torcia. Solo una piccola parte della figura dell'elfo è ancora nel mio campo visivo. La fisso con ostinazione, sperando in un qualche genere di replica, poi metto a frutto la verità appena rivelata sull'impazienza, aggiungendo  Bisogna voler capire per poter capire. "Mai" significa che manca la volontà di voler capire. Io posso sforzarmi di capire voi, messer Jevlan. Voi invece? Voi volete capire? mugolo infine poche parole a voce più bassa, stanca persino di parlare Forse dite di non capire, ma in parte l'avete già fatto. 

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21 ore fa, Bellerofonte ha scritto:

Diciassettesimo del IV mese, anno 1492, ore 08:00 || +365 giorni dalla partenza della Eurus Septima

Nuova Minos || Brezza leggera da Est, cielo terso || Cibo per due giorni

Jevlan non risponde, ed alle tue domande ed insinuazioni non resta che un lungo silenzio che unito alla stanchezza concilia il sonno a meraviglia. Hai le palpebre già chiuse quando senti Jevlan mormorare: "Non ne vale la pena." Forse, a mente lucida, avresti compreso che più che a te, l'elfo acquatico forse rispondeva a sé stesso. Chissà quali storie o racconti ci sono dietro l'enigmatica figura che ti ha salvato dall'oblio, chissà se un giorno deciderà di condividerne con te almeno una piccola parte. Non ti è dato saperlo.

Ti svegli con l'odore di salsedine e i gabbiani che strillano sopra di te. La tua fedele compagna di viaggio è ancora lì dietro di te, mentre l'elfo ci sistema sopra corde di canapa e vecchi arpioni senza averti chiesto il permesso.

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Mi stiracchio lenta e languida, il calore del sole che mi scalda la pelle. In un primo momento non capisco cos'è la sensazione di disagio che provo, stranita dalla notte di sonno ininterrotto così diversa dalle ultime avute. Salto in piedi di soprassalto, spalancando gli occhi per guardarmi intorno disperata riconoscendo la sensazione: non sto navigando, la barca non beccheggia. Solo dopo un manciata di secondi la mente accetta ciò che gli occhi vedono, quello che il senso dell'equilibrio ha registrato: il fatto che sono ancora sulla sabbia, Incubo arenata a pochi passi dall'acqua, l'elfo intento a  caricare materiale nell'imbarcazione. Emetto un sospiro di sollievo, cinguetto un buongiorno a Jevlan e mi spoglio veloce, quindi mi tuffo in acqua. L'effetto è immediato, mi sento fresca, sveglia e viva, intensamente viva. Faccio qualche bracciata sott'acqua, quindi buco la superficie e rimango un attimo ferma a guardare l'orizzonte, un sorriso stampato in volto. Torno rapida a riva, mi asciugo veloce con uno straccio tirato fuori da un bugliolo e mi rivesto. Solo allora guardo l'elfo e il carico che sta stivando sulla mia barca. 

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18 ore fa, Bellerofonte ha scritto:

Diciassettesimo del IV mese, anno 1492, ore 08:05

Nuova Minos || Brezza leggera da Est, cielo terso || Cibo per due giorni

Jevlan sta termiando di caricare arpioni e sacchi vuoti, e come la sera precedente borbotta qualcosa a bassa voce; hai l'impressione che quando parla non lo faccia con te, anche se non c'è nessun altro nei paraggi; o forse è solo abituato a stare da solo e parlare con sé stesso più che con gli altri. "Ogni volta che un umano si tuffa in acqua ho la sensazione che possa affogare da un momento all'altro."

La Incubo è pronta e tu pure. "Andiamo a nord-est. C'è un altro Aboleth che si nasconde lì, ed è più facile portare a riva il suo cadavere con la tua zattera. Non farti attrarre dalle luci stavolta." sarcasmo o consiglio serio?

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Certo che sei strano. Replico incupendomi Ti ho già detto che Incubo non è una zattera. Ed è molto permalosa, si offende facilmente. Potresti anche mostrare un po' di rispetto. Dubito saresti felice se qualcuno ti chiamasse nano. Alla sola idea, un sorriso mi illumina la faccia cupa, donandomi un'espressione giocosa e irriverente. Mi lego i capelli con un pezzetto di sagola, alti sulla nuca, e gli chiedo seriamente ma ancora col sorriso stampato in volto Jevlan tu sei un cacciatore. E come molti cacciatori lavori da solo. A cosa ti servo io? È palese che non mi vuoi con te. Ti servo solo per la barca? Spengo il sorriso e lo guardo intensamente. Vorrei dire altro, ma potrebbe solo peggiorare le cose. Mi limito quindi a fissarlo, facendo scorrere le mani lungo il legno della barca fino ad incontrare le drizze. Saggio la tenuta tirandole verso di me, caricando il mio peso per esser certa che non siano mollate, senza perdere di vista l'elfo. Con gesti agili, tendo le drizze mollate nelle bigotte, tenendo d'occhio l'albero, quindi ripeto tutto dall'altro lato. Controllo anche gli stalli mentre ci passo accanto, quindi la disposizione del carico: il barile con la carne salata, quello della frutta secca, i due barili d'acqua e il barilotto del succo di limone. Mi sembra tutto in ordine, più o meno, anche la piccola cala delle gomme e, ridotta ad un ammasso informe di cordame e bozzelli. Corruccio appena la fronte, pensando agli eventi della notte prima. Jevlan, quando mi hai trovata, stavo risalendo dal fondo lungo una corda attaccata ad un barile. Li hai per caso recuperati? Magari non tutti gli attrezzi sono andati perduti mormoro sconfortato, pensando a quanto mi costerà ripristinare l'armo di una seppur piccola imbarcazione come la mia baleniera. 

 

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Il 31/8/2019 alle 16:45, Bellerofonte ha scritto:

Diciassettesimo del IV mese, anno 1492, ore 08:10

Nuova Minos || Brezza leggera da Est, cielo terso || Cibo per due giorni

Jevlan ti guarda dubbioso, ma con un lieve sorriso stampato in volto: "Un pezzo di legno con dei sentimenti, dici? Ed io sono quello strano?" al termine dei tuoi controlli di routine, l'elfo si è precipitato dietro di te e ha iniziato a spingere la Incubo giù verso il bagnasciuga; quando la chiglia raggiunge infine l'acqua e muove i primi metri dove il pescaggio non incontra più la sabbia finissima di Nuova Minos, l'elfo si avvicina e ti risponde: "Mi serve una barca per trasportare più sacchi, tutto qui. E riguardo ai tuoi attrezzi, ci sei seduta sopra." il barile è proprio sotto di te.

La creatura marina si butta in acqua e prosegue in mare ad un metro a sinistra della chiglia, con una velocità innata per mare che eguaglia e talvolta supera quella della tua piccola imbarcazione. E' quasi come avere un delfino parlante che segue i tuoi movimenti in mare, uno strano compagno di viaggio, schivo e poco socievole, che è comunque meglio del silenzio.

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Metto piede a bordo e subito mi sento meglio. Gran parte dei dubbi scompaiono portati via dal vento, e il dondolio trasmesso dalle onde è un conforto per il mio senso dell'equilibrio, anziché una tortura. Inizio subito a darmi da fare con la vela, prendendo quel poco di brezza che c'è così sotto costa, guardando con un misto di invidia e desiderio le fluide movenze dell'elfo in acqua. Non posso lamentarmi di Incubo, una barca così piccola non può navigare meglio di così, ma i movimenti sciolti e così naturali dell'elfo, tanto simile a un pesce, sono qualcosa che nessun natante che solca le onde potrà mai riprodurre: nessun impedimento dalle onde, nessuna dipendenza dal vento e, almeno in apparenza, nessun problema di deriva o corrente. Non ultimo, il fatto che se anche va a fondo, problemi non né avrà. E sul fondo come sotto il pelo dell'acqua, un nuovo, immenso mondo, accessibile solo a chi, come l'elfo, è di casa. Penso melanconica agli incantatori incontrati sulla Folgore, alla magia che incatenavano alla loro volontà, trasformandola in vento per vele flosce, in aria per viaggiare sott'acqua e tante altre strane cose: trucchi, penso arrabbiandomi un poco, un modo per non competere, per barare quasi; trucchi, si, eppure indispensabili quando si affrontano pericoli sconosciuti. La melanconia riprende il sopravvento, mentre i ricordi portano a galla dalla massa tutte le scene a cui, in anni sul mare, ho dovuto abituarmi: uomini sbalzati via da un pennone sul mare in tempesta; altri trascinati sul fondo da balene inferocite, incapaci di districarsi dalle cime attaccate alle fiocine; il freddo, il gelido assassino; lo scorbuto, il triste compagno della fine delle traversate. Ripenso alla vita severa che ho appena abbandonato, con i suoi pericoli noti e i suoi sudati guadagni, tanto effimeri durante il viaggio da non crederli reali, da preferire l'appagamento dei baci e delle carezze strappati al buio delle coperte in una cuccetta ai quattrini contati sul cabestano all'arrivo in porto. Lo sguardo mi corre ad est e a nord, in direzione di Capo Ventura, il futuro. Un brivido mi corre lungo la schiena, di paura ed eccitazione. Sorrido appena, scacciando il malumore e guardando le evoluzioni senza peso dell'elfo. Il sorriso si allarga ancora, mentre il pensiero delle braccia dell'elfo che corrono lungo la mia schiena mi fa battere il cuore un pò più forte.

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22 ore fa, Bellerofonte ha scritto:

Diciassettesimo del IV mese, anno 1492, ore 09:00

Pressi di Nuova Minos || Brezza leggera da Est, cielo terso || Cibo per due giorni

Quasi un'ora di viaggio la passi in silenzio, con Jevlan che emerge solo due volte, qualche attimo per controllare gli eventi di superficie e poi giù di nuovo nell'abisso. Circondati dal blu e con la sagoma della costa rarefatta ad occidente solcate i mari verso l'ignoto; poi qualcosa: assi di legno, pezzi di ferro appartenuti a chissà quale architettura ora irriconoscibile e un pennone di bandiera imperiale che volteggia sull'increspatura delle onde.

Un naufragio terribile a quanto pare, ma nessun cadavere. L'elfo acquatico si regge con una mano alla prua della tua imbarcazione. "E' avvenuto meno di venti ore fa. Pirati. Un banchetto gratuito per gli Aboleth, sono ancora qui attorno." si volta, afferra una fiocina e poi ti guarda serio negli occhi "Resta qui e aspettami. Se noti stranezze sott'acqua, lascia perdere." il tono canzonatorio non è davvero necessario, ma inizi a comprendere che è nella natura di Jevlan trattare gli altri (o solo te?) con quel senso di superiorità di chi ha almeno quattrocento anni di più.

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Vedo te sott'acqua, vali come stranezza o devo scegliere qualcos'altro? Lo guardo con l'espressione ribelle tipica di un bambino, almeno di un bambino umano, ma so che parla tenendo conto delle mie e delle sue capacità di sopravvivere nell'elemento marino. Per questo rinuncio alla linguaccia con cui avrei accompagnato il gesto, e aggiungo invece Fa attenzione, li sotto. E anche se a te sembro solo un'inerme fanciulla con troppi grilli per la testa, so come cavarmela. Portali vicino alla superficie e ti do una mano predo un arpione e  lo faccio ruotare rapido sulla mia testa, con movimenti precisi e un bel fendente mimato alla perfezione Ti do una mano. Dopodiché lo lascio andare, seguendolo con lo sguardo per i primi istanti, finché non scompare alla vista sotto i flutti. Incapace di trattenermi e troppo piena di energia per aspettare, comincio a fare un pò di preparativi in vista delle necessità imminenti. Per prima cosa, svuoto il barile degli attrezzi, lo tappo e lo lego a un bel pò di metri di cavo, in maniera da avere nuovamente il salvavita in caso di improvvisa entrata in acqua, dopodiché me lo fisso alla cintura in maniera che sia facilmente reperibile e allo stesso tempo non possa andare troppo lontano da Incubo. Fatto questo necessario preambolo, mi dedico alla raccolta dei relitti, valutando e dando precedenza a cosa possa essere utile per le immediate esigenze della navigazione o al riconoscimento dello sfortunato natante. Per questo il primo fra tutti i pezzi che cerco di raggiungere è la bandiera, non sia mai che rechi qualcosa di unico che possa identificare la nave.

 

@Bellerofonte

 

Spoiler

Faccio i preparativi con barilotto e corde, poi tutte le prove del caso al recupero in mare, tenendo sempre d'occhio il mare sotto di me, non sia mai che Jevlan sia nei pasticci.

 

Modificato da aykman
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19 ore fa, Bellerofonte ha scritto:

Diciassettesimo del IV mese, anno 1492, ore 09:05

Pressi di Nuova Minos || Brezza leggera da Est, cielo terso || Cibo per due giorni

"Da sola in mezzo al mare su una zattera alla deriva, sei tu la bizzarria, non io." le ultime parole di Jevlan prima di tornare nelle profondità. La tranquillità avvolge la superficie di quelle acque per abbastanza tempo affinche tu possa dedicarti a raccogliere ciò che rimane del relitto; fiocina alle mani, infilzi pezzi di legno fradici, barili distrutti, una vela di trinchetto squarciata e qualche corda inutilizzabile. Lo stendardo dell'Impero Handorien giace eterno e illeso, con l'aquila che campeggia sotto il pelo dell'acqua: la raccogli - è un metro per ottanta centimetri circa - e la tieni con te a bordo della Incubo.

Ciò che ti affascina è invece una strana piuma di colore nerissimo lunga almeno mezzo metro che galleggia insieme agli altri resti; non sai nulla dello strano essere piumato alla quale un tempo apparteneva, a parte forse che si tratta di qualche grosso uccello color pece.

Nel frattempo butti un'occhiata giù: ancora nessuna notizia dal tuo salvatore.

Spoiler

Indagare: 9

Natura: 5

Percezione: 13

 

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Ancora con questa storia mormoro scuotendo la testa. Mi dedico alla raccolta, tentando invano di recuperare qualcosa di utile. Metto la piuma in una sacca, così da poterla far controllare più tardi; invece la bandiera la spiego sulle crocette, così che asciughi in fretta. Il mare, nella sua infinità immensità, sembra vuoto, tranne che questo piccolo angolo deturpato dai relitti. Mentre me ne sto appollaiata  li in alto, a cinque metri dal pelo dell'acqua, mi tornano in mente le parole di Jevlan sulla zattera alla deriva. La rabbia e la malinconia mi prendono nuovamente, pensando al fatto che se uno sconosciuto può farsi un'idea del genere su di me, chissà cosa penseranno di una forestiera selvaggia a Capo Ventura. L'idea della folla, degli sguardi, dei sospetti, giudizi e pregiudizi mi gela il cuore. Mi stringo nelle spalle e rivolgo nuovamente lo sguardo in basso, strappandolo all'orizzonte lontano, e così pure i pensieri cupi sul futuro portandoli verso problemi più pressanti. L'acqua è limpida e la visibilità ottima, ma non abbastanza da arrivare a Jevlan. Nonostante tutto, sia la sua apparente insensibilità che la sua incapacità di trattare con persone diverse da lui, capisco che una parte di me è attratta da lui: tralasciando il trasporto che provo per avermi salvato la vita e Incubo, sento che la mancanza di contatti personali pesa in questo momento. Sento il bisogno di compagnia, di chiacchiere, del calore di un sorriso, dell'odore di un'altro corpo. Stringo spasmodicamente le mani attorno al legno, cercando di calmarmi. Lascio che il tempo si porti via l'agitazione, quindi mi calo nuovamente sul piccolo ponte, prendo un arpione e mi metto a fissare l'acqua stando poggiata allo strallo, contando i secondi che mancano alla mia impazienza per uscire dal suo stato di torpore, convincendomi a buttarmi in acqua in barba alle promesse fatte a Jevlan. 

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18 ore fa, Bellerofonte ha scritto:

Diciassettesimo del IV mese, anno 1492, ore 09:10

Pressi di Nuova Minos || Brezza leggera da Est, cielo terso, lieve coltre di nebbia || Cibo per due giorni

L'aria si fa improvvisamente più calda; l'acqua nella quale ti volevi inizialmente buttare è ora coperta da una sottile patina di nebbia attraverso il quale la Incubo naviga cautamente. Senti qualcosa, come un movimento improvviso tra le onde; Jevlan? Un pesce? L'Aboleth che sta cacciando? No, niente di tutto questo. C'è qualcosa di piccolo e leggero che zompetta da una parte all'altra, nascosto dalle nubi rasoterra. Normalmente non si aspetterebbe di essere notato facilmente, ma la tua prontezza al pericolo è superiore a quella dei normali marinai che solitamente solcano queste acque.

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Uno spiritello formato principalmente da vapore acqueo indugia nei pressi della tua nave. Le sue intenzioni sembrano ostili, anche se per ora si limita a osservare la situazione.

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Rimango stupita dal repentino cambiamento del mare. Quando poi, nebbia nella nebbia, vedo l'essere dallo sguardo malefico, rimango proprio di sasso.Capisco dalla sua immobilità che anche lui reputa la cosa eccezionale: il fatto che ci siamo visti, che ci stiamo fissando, è qualcosa di assolutamente imprevisto. Lascio che lo sgomento mi scivoli di dosso stringendo più forte l'arpione. La consistenza solida e il peso deciso dell'arma mi danno quel senso di realtà che per un momento ho perso alla vista della nebbia e dell'esserino svolazzante. Un sorriso mi stiracchia il volto, e con un cenno del capo mi rivolgo al nuovo arrivato con un tono irriverente e provocatorio, voltandomi verso di lui. Scusa, non volevo disturbarti. Continua pure esclamo, sollevando l'arpione e bilanciandolo bene sulla spalla, pronta a usarlo ad ogni evenienza. Muovo appena il piede sinistro, strisciandolo contro la piccola coperta, cercando istintivamente l'albero: se il coso si fa aggressivo, penso, meglio avere le spalle coperte da cinque bei pollici di abete rosso che non dalla sottile aria inconsistente dalla quale è sembrato spuntare. Un tiro mancino dopo l'altro. Sembra quasi che a qualcuno non piaccia l'idea che io raggiunga il Capo sussurro piano, più a me che al coso. Non gli stacco gli occhi di dosso, anche se tendo al massimo ogni nervo del mio corpo, alla ricerca del minuscolo segnale che tradisca la presenza di qualche compagno di giochi. Tutto ad un tratto, e con un peso maggiore che in ogni altra occasione, mi rendo conto che affrontare il viaggio da sola non è stata la mossa migliore possibile.

Spoiler

Ruoto  su me stessa a fronteggiare la creatura; preparo l'azione d'attacco con l'arpione se il coso fa qualunque mossa diversa dal parlare o allontanarsi.

 

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Il 4/9/2019 alle 11:38, Bellerofonte ha scritto:

Diciassettesimo del IV mese, anno 1492, ore 09:10

Pressi di Nuova Minos || Brezza leggera da Est, cielo terso, lieve coltre di nebbia || Cibo per due giorni

Il "coso" fa esattamente ciò che aveva preventivato: la sua vocina stridula da spiritello urla mentre ti corre incontro deciso ad artigliarti, ma l'arpione che hai preparato per lui ti scivola malamente di mano cadendo in acqua sotto di te. Spaventato dal tuo contrattacco nemmeno lo spiritello riesce davvero a scalfirti, mancandoti con le sue temibili unghie mentre ridacchia malevolmente.

Spoiler

TxC: 3 (dado) + 2 (competenza) -1 (FOR) = 4 //mancato!

Lo spiritello è a 1,5m da te.

 

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Tutto un programma ben preparato, mandato in fumo in un attimo di estrema goffaggine. Un angolo della mente, quello più cinico, registra la scena per potermi prendere in giro più tardi. Un'altro, più pratico, valuta la possibilità che l'arpione affondi mettendo in allarme Jevlan. Vana speranza, temo mi esce di bocca in un sibilo ben poco femminile. E in un attimo, sghignazzando, il mio nuovo amico mi è addosso, gli artigli che graffiano l'aria attorno a me. Ringrazio la buona stella che mi ha fornito di una buona agilità, e ancor più la fortuna da cui sono baciata. Mentre zittisco la voce cinica nella mia testa che insinua quanto la fortuna sia passeggera, metto a frutto gli insegnamenti e ribatto alle artigliate con i pugni, cercando di tenermi in equilibrio sulla tolda: finire in acqua adesso non sarebbe affatto semplificare la situazione. 

Spoiler

Scelgo di combattere sulla difensiva per ora, singolo attacco. 

 

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21 ore fa, Bellerofonte ha scritto:

Diciassettesimo del IV mese, anno 1492, ore 09:10

Pressi di Nuova Minos || Brezza leggera da Est, cielo terso, lieve coltre di nebbia || Cibo per due giorni

Un pugno sul naso, ecco cosa si becca il mostriciattolo. I suoi artigli goffi continuano a sferzare l'aria attorno a te ancora con più grinta, senza però sfiorarti nemmeno.

Spoiler

TxC: 12 (dado) + 3 (competenza) + 2 (DES) = 17 //colpito! || Danni: 2

//A quanto dicono i tuoi compagni, non esiste la posizione difensiva in 5e, quindi ti considero un attacco normale; un'altra cosa, se puoi vorrei infilassi in ogni post il tuo bonus di attacco e quanti danni fai così da semplificarmi il lavoro. Ho 4 personaggi da gestire più i PNG ed è possibile faccia casino coi punteggi. Per questo giro faccio, la prossima volta fai pure tu da solo.

 

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La mia agilità mi porta a colpire il coso, tutt'altro che vapore fluttuante, ma solido e compatto. Un angolo della bocca si arriccia all'insù, unico riflesso alla gioia della scoperta di poterlo colpire. E visto che lui è più lento e maldestro di me, tento di incalzarlo sbilanciandomi un pò di più sull'attacco, tralasciando un poco la difesa. Nel frattempo, un'idea mi balena in testa, vista la reazione incauta che ha avuto all'inizio, e comincio a sbeffeggiarlo nel tentativo di attirarlo più vicino a me Ridi ridi, eppure non ti fai sotto. Cosa aspetti a combattere? Che invecchi? O preferisci arrenderti? 

@Bellerofonte

Spoiler

Spendo un punto ki per attivare la raffica, quindi 3 attacchi a +4, 1D4+2 danni, e se lo colpisco deve superare un TS DEX (CD 13) o cadere prono (non ho idea di cosa succeda con creature volanti in questa edizione). Ad ogni eventualità, tento di catturare la bestiolina viva. A questo proposito, posso sapere quanto è grande?

 

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