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aykman

Circolo degli Antichi
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About aykman

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    Viandante
  • Birthday 11/18/1984

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    Villamar (Sardegna)
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    Dungeons&Dragons

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  1. Lo guardo ad occhi socchiusi, uno sguardo tagliente e freddo, ma senza replicare: un angolo della mia mente immagine una scena ridicola dove scappo a gambe levate, chiappe all'aria, mentre un centinaio di maschi allupati mi rincorrono; un'immagine più adatta e consona a ragazzini che agli adulti, salvo considerare che tutti i maschi non crescono mai oltre la pubertà. Sospiro, alzando gli occhi al cielo, quindi infilo camicia, corsetto e gonna, legando la spada alla cintura. Tengo invece il maglione tra le mani, guardando sconsolata ancora una volta il bordo sfilacciato. Sospiro ancora, scrollo le spalle e infilo il maglione nella sacca; quindi mi rivolgo allo specchio, legando i capelli in una coda alta con un pezzo di nastro. Mi volto e lo guardo uscire con uno sguardo beffardo stampato in volto Rassegnarci? Sembri preoccupato... paura di perdere ciò che hai trovato o della competizione? sorrido a mia volta, mettendogli all'orecchio una pulce. Riprendo la mia rapida toeletta e allo stesso tempo, sputo il rospo che mi pesa sul petto Giusto che siamo in argomento... è meglio che tu sappia una cosa... è complicata... dalle mie parti non c'è bisogno di spiegare... tutti sanno che è così... ma fuori, bé... ecco... il resto del mondo è... è... complicato, ecco. Sospiro ancora una volta, ripiegando la toeletta e cacciandola nella sacca con tutto ciò che ho sparso in giro durante la notte. Ad ultimo, infilo i sandali a cui sono così poco abituata, rimpiangendo il piancito liscio dei ponti di una nave. Esco, richiudendo la porta e avviandomi alle spalle del Tabaxi Dalle mie parti... una donna è... libera. Libera di fare scelte... lo fisso con sguardo di pietra ...anche scelte di letto... in piena autonomia. Niente biasimo. Niente gelosie... se dovessi fare un esempio, ci comportiamo come gli uomini fanno nel resto del mondo... Non sto dicendo che non tengo a te aggiungo affrettatamente ma dalle mie parti, non leghiamo sempre sesso e amore. Ci permettiamo il lusso... e la gioia... di godere i piaceri della carne senza doverli per forza accompagnare a rapporti sentimentali. Tiro su col naso, cercando di farmi forza e andare fino alla fine della cosa Voglio che tu lo capisca subito, prima che ci facciamo male, fraintendendoci. Non sono una proprietà... né un'esclusiva... fino a che non mi conquisti... o ti conquisto. Ecco. E' tutto... credo... Mi sento più leggera ora che ho detto tutto, ma la parte cinica di me stessa sa che l'ho fatto per egoismo: tutto il mio altruismo ripiegato e ridotto alla necessità di proteggermi; e quando questo pensiero mi colpisce, mi stringo nelle spalle sentendomi piccola e spaventata, un brivido gelido lungo la spina dorsale. Sospiro ancora, scendendo le scale verso la sala della taverna dove sentiamo l'oste indaffarato.
  2. Rimango abbracciata a quel corpo, aggrappata come un naufrago ad un tronco, la differenza nell'estasi che pervade mente e membra. Rimango accoccolata al suo petto, ascoltando i battiti dei cuori, percependo gli ansiti che lentamente tornano a farsi respiri, le fusa e le ondate di piacere che come marea defluiscono. A occhi socchiusi, guardo il gioco di luce sulla mia pelle sudata, un'ammaliante arcobaleno sullo sfondo di pelliccia di Deneb. E persa in questo incanto rimango ferma finché i rumori della strada non invadono nuovamente la stanza, o meglio, finché i suoni della strada riprendono il sopravvento sugli altri sensi, reclamando la nostra presenza negli eventi del mondo. Sospiro, un vago senso di tristezza aleggiante sull'animo: ho paura di dar voce ai miei pensieri, di dover dire quelle parole che in nave, con un equipaggio di Solyst, non servono perché scontate, ma che con genti di altre parti del mondo diventano necessarie. Rassegnata, sospiro ancora e nascondo la testa nel petto di Deneb, non ancora pronta Dobbiamo andare, cucciolo... si sta facendo tardi... Bacio il pelo e sollevo lo sguardo, fissandolo in attesa di qualcosa che mi ispiri. Purtroppo, i suoi occhi giocondi non sono sufficienti a raccogliere la mia determinazione. Lo bacio appena sulle labbra e mi alzo delicatamente, trattenendo la sensazione di dolore e piacere che mi scatena il gesto. Rapida, mi avvicino alla vasca e senza cocendermi il tempo di pensarci mi immergo nell'acqua gelida.
  3. Piccole lacrime rimangono appese alle ciglia anziché rotolare sulle guance, cadendo come pioggia ogni volta che vengo scossa dal vigore di Deneb, catturando la luce in milioni di sfaccettature di colore, minuscoli arcobaleni che brillano a portata di mano, reali quanto effimeri. Invadono la mia vista ogni volta che gli occhi lasciano il viso del Tabaxi, permeando di gioia e meraviglia gli insignificanti spazi della mente non colmi dal piacere dell'amplesso. Mi sta mandando in visibilio quel suo martellare ostinato, rubandomi il fiato e la parola ogni volta che si spinge in me. Sento la pelle formicolare appena, e mi accorgo che ho difficoltà a capire dove finisce il mio corpo e comincia il suo: un pensiero al tempo stesso terrificante e magnifico, subito scacciato da un'ondata di piacere seguita da un'altra più intensa, un'assalto ai sensi sopraffatti dagli stimoli. Lo abbraccio, le braccia strette al collo e la testa china su di esse, appena al di là della sua spalla, a cercare riposo dal peso dei pensieri. E in un attimo tutto si cancella, un bianco accecante e poi tutto rosso, un feroce, caldo e bollente rosso esplosivo, quando un nuovo orgasmo mi squassa, facendomi vibrare come la corda pizzicata di una cetra, ogni muscolo in fiamme, ogni recettore in tilt per sovraccarico di informazioni, e tutte che portano lo stesso messaggio: sto godendo. Involontariamente, tento di fuggire lontano dall'assalto del corpo di Deneb, ma non c'è dove scappare: è sotto di me, attorno a me, in me. Le gambe spingono spasmodicamente in direzioni diverse, specialmente verso l'alto, quando, sopraffatte, perdono le forze, piombandomi nuovamente a peso morto su di lui e causandomi un'altra accecante esplosione che dal ventre si propaga dovunque, travolgendo ogni resistenza. Non riesco a sollevare la testa dalle braccia. Non riesco a reggere le braccia al collo di Deneb, mi sembrano pesanti come macigni. Le gambe rifiutano di muoversi, schiacciate dal peso di cosce diventate di piombo. Come in sogno, sento la mia voce pronunciare parole che le mie orecchie non riescono a credere Bravo cucciolo mio... bravo... ancora... una volta... non smettere mai... il mio piccolino... in un tono talmente sommesso e soffocato che se ne perde il significato.
  4. Continuo a cavalcare Deneb come in trance, in un delirio di piacere, spossata ma incapace di fermarmi. Alla vivida luce del sole i particolari colti dagli occhi si fanno più evidenti, mettendo in mostra dettagli finora ignorati. Abbasso il viso, e nel minuscolo istante che dedico alla stanza il giudizio si fa peggiore di quanto già non fosse prima di entrarci: è una stamberga, e l'unico motivo per averci messo piede è, palesemente, il bagno caldo e l'atmosfera arcinota delle bettole di porto. Lascio fuggire via il pensiero e mi concentro sul mio partner: non siamo mai stati così vicini ed intimi alla luce del sole, e mentre l'amplesso va avanti rimango affascinata dai colori cangianti del pelo, la sua consistenza soffice e il pensiero che con una pelliccia del genere indosso nessuno potrebbe mai soffrire il freddo. Accarezzo il collo e la nuca, spingendo il petto contro al suo viso ogni volta che mi spingo in alto, trattengo il fiato e a volte mi mordo anche le labbra quando invece ridiscendo su di lui, che affonda in me col movimento maestoso che mi manda in tilt. Mi chino appena per baciarlo: è alto abbastanza che persino seduta su di lui lo sovrasto solo quando mi spingo in alto nell'altalena dei nostri corpi. Decido di dargli più libertà, quindi smetto di fare su e giù e mi blocco in alto, complice la scusa delle lingue avvinghiate in una lotta serrata: le forze appena riprese tutte impiegate nel tenermi sollevata appena dalle sue cosce, lasciandolo libero di imporre il ritmo che preferisce. Mi avvinghio al suo petto, tirando forte il pelo delle spalle e sulla nuca, dove le mie mani cercano appiglio, e piano sussurro ancora parole sconnesse tra un bacio e l'altro, sentendo caricare un secondo orgasmo a questo cambio di stimolazione.
  5. Ho cominciato e mi sembra di aver già finito, sono appagata ma ancora vogliosa, esausta e sprizzante di energia; un momento la mia mente è un cielo vuoto e infinito, un'altro e diventa una babele di voci. Sento tutto il mio essere divenire preda del piacere, e in quell'abbandono la ferrea volontà di avere, di prendere quel piacere. Sento Deneb che spinge in me che, priva di forza, non posso fare che subirlo; nonostante ciò, la volontà è assecondarlo, coadiuvarlo, non fuggirlo. Mi abbandono al turbine delle emozioni che mi sconvolgono, una parte di me felice di non poter far altro che godermele, l'altra ansiosa di spingermi a collaborare per arrivare più in alto nella scala del piacere. Strizzo gli occhi con forza, guardando al cielo spalancato sulla finestra, le lacrime che cadono dai miei occhi a bagnare le mie guance prima di cadere come pioggia sul viso del Tibbit. E lui che forte, padrone della situazione, mi porta con se nella sua frenesia, non concedendo tempo per riprendermi, incalzandomi invece, allungando un'istante in un secondo, in molti secondi. Mi mordo le labbra, strenuo baluardo contro le grida, sentendo un briciolo di energia percorrermi le membra. Stringo le braccia attorno alla sua testa, facendo forza sulle spalle per sollevarmi e amplificare il movimento delle anche del mio amante. Lo sforzo è ben ripagato da un'ondata più forte di puro piacere. E in quell'idillio, nuovamente ripeto le parole di poche ore prima, una nota disperata di supplica nella voce rotta ...non fermarti... ti prego... ti prego...non...ti prego...
  6. Sorrido un sorriso di trionfo; sorrido un sorriso di felicità; sorrido un sorriso malizioso, colmo di lussuria e inappagato desiderio, un sorriso che presto invece sarà esausto e pago dei sogni esauditi; un sorriso consapevole dello scotto da pagare a lungo per un istante di puro piacere. Mi lascio tirare in avanti, gli occhi che si fanno sottili mentre scavano in quelli del gatto dopo essere corsi sul suo corpo nudo, sulla sua eccitazione di colpo destata dal suo torpore e svettante dinanzi a me, solo per me. La gioia esplosiva di tutto quel potere in poche, semplici parole e altrettanto infimi gesti, neanche fosse una magia; gioia amplificata dalle lusinghe all'ego per la consapevolezza di essere piacente, desiderata, amata. L'eccitazione prende possesso anche del mio corpo, non solo di quello di Deneb: nel breve istante in cui si spoglia e mi tira a se sento i capezzoli inturgidirsi e il basso ventre liquefarsi, la testa svuotarsi allegramente nell'attesa ansiosa del piacere. Mi chino a baciarlo, accarezzandogli il volto con mano gentile, assaporando il suo respiro, il calore delle labbra, il soffice solletico del pelo contro le guance, contro le mani, contro le gambe. Guidata dai sensi a caccia di piacere, mi arrampico sul letto, a cavalcioni del Tibbit, spingendo il petto contro il suo volto, la mano che dal volto si sposta sul collo del gatto per cercare un appiglio, l'altra che, indipendente, afferra l'oggetto del desiderio, indirizzandolo verso il punto più sensibile che ho, un punto già fremente e impaziente di piacere, accecato dal desiderio come una falena da una fiamma. Basta il semplice contatto iniziale a mandarmi fuori di testa, ipersensibile neanche fosse la prima volta, l'ondata di piacere che per poco non mi sopraffà come un'onda inaspettata. Boccheggio mentre perdo forza nelle gambe, sciolte dall'estasi e in preda agli spasmi, incapaci di reggermi, facendomi scivolare più a fondo su di lui, sentendolo entrare in me neanche fossi fatta di burro e lui fosse un coltello incandescente. Mi siedo, tutto il peso su di lui, l'elettricità che scorre in ogni centimetro del corpo che mi fa scuotere come un fuscello, come una barca in preda alla tempesta, nessuna forza o volontà capace di bloccare la potenza dell'orgasmo. Mi abbandono contro di lui, la mente annebbiata, i sensi sopraffatti da troppi stimoli. Quando le scosse si placano mi rendo conto delle lacrime che mi bagnano le guance. Non ho gridato questa volta, registra un'angolo della mia mente, un'altra che rinfaccia con quale fiato, bella mia? Registro le informazioni e ricomincio a respirare, e con il fiato torna la voce, ma solo in un sussurro velato, un'unica parola in bocca mormorata con un'intensità enorme come il piacere appena provato Deneb....
  7. Neanche rispondo all'halfling, lo guardo invece senza quasi capire cosa vuole. Quando la lettera me la ficca in mano, sorrido nervosa e chiudo la porta, incapace di proferire parola. Brutta screanzata, che modi sono questi. Dov'è finita la tua educazione? La voce di mia madre a redarguirmi, come se fossi anche solo lontanamente conscia di aver trattato l'halfling con pochissimo rispetto, senza parlare né ringraziare. Dall'altra parte però un'altra voce ribatte, infervorando il consesso dei miei alter ego mentali Ma quale screanzata. Chi è quella bestia che ci interrompe a quel modo? Mi trascino rapida fuori dalla mia testa, cercando con gli occhi Deneb che si riveste, aprendo la lettera e leggendola con gli occhi, coprendo le voci con la curiosità. Ci metto un pò a capirne il significato, poi sbadiglio e porgo lo scritto al Tibbit E' per noi. Kilash. Te l'avevo detto. Mi stiracchio mentre Deneb legge, allungando le braccia verso l'alto; nel farlo, l'ormai eccessiva cortezza del maglione mi scopre completamente le chiappe. Mi do un'occhiata critica e in un sibilo leggero continuo Non può andare. Non può proprio. Se mi metto questa cosa per le strade di Capo Ventura finisco nei pasticci. Allargo le braccia e piroetto appena in punta di piedi, raddrizzando la postura e guardando il mio riflesso nel piccolo specchio della mia toeletta; lo sguardo corre dal viso sfatto incorniciato dai capelli color fuoco alle linee spezzate del seno, non certo grande ma fieramente eretto, fino a quelle più sode e rotonde dei glutei. Mi copro questi ultimi con le mani, nuovamente sporgenti oltre il bordo del maglione, sorridendo felice al piacere di vedere il mio corpo, perfetto nella sua semplicità anche se un pò gracile, e poi guardando corrucciata ai centimetri di troppo corto dell'indumento. Mi rivolgo di nuovo a Deneb Mi dispiace ci abbiano interrotto. Direi che non c'è molto altro che si possa fare, a parte seguire le indicazioni che ci hanno dato. Che ne pensi? Ci sistemiamo, andiamo a vedere come sta Incubo e cerchiamo un buon posto dove fare colazione, poi andiamo da questo Iver. Sollevo un sopracciglio quando noto gli sguardi distratti del Tibbit. Un sorriso di compiacimento e piacere, una sensazione calda di orgoglio per la lascivia e il desiderio che leggo nello sguardo del gatto. Oppure... potremmo continuare da dove ci hanno interrotti... sussurro lentamente, la malizia nuovamente brillante nei miei occhi ...lavarci e vestirci in tutta fretta... proseguo, muovendo un piccolo passo dopo l'altro verso di lui ...correre a dare uno sguardo ad Incubo... giochicchio col bordo del maglione, arrotolando distrattamente i fili usciti dalla trama ...nel frattempo arraffare qualcosa da mettere sotto ai denti... la maglia che si accorcia pericolosamente, scoprendo sempre più pelle, un centimetro dopo l'altro ...mentre andiamo dal tizio. Gli arrivo di fronte e chino la testa, adocchiandolo con fare innocente al riparo dei capelli, torturando la maglia con gesti più nervosi e frenetici, dondolando sul posto ad un palmo dal suo corpo.
  8. Mi blocco alla fine del movimento, raddrizzandomi a sedere, lo sguardo di colpo calamitato sulla porta, le mani strette a pugno che tirano distrattamente il pelo del petto del Tibbit. Quel rumore leggero e la domanda inopportuna anche se giusta di Deneb mi mettono a disagio: ci si dimentica delle cose, a volte, specie se ci si diverte. Con questa giustificazione in testa mormoro ancora meno concentrata Mmm, Kilash. Mi alzo rapida e con un movimento felino arrivo silenziosa alla panca, i passi leggeri che sfiorano l'assito con appena un fruscio, coperti dalla domanda perentoria rivolta alla porta da Deneb. In modo altrettanto rapido e fluido, mi infilo nella maglia e raggiungo l'uscio, aprendo uno spiraglio per sbirciare fuori, il corpo poggiato pesantemente contro la porta, che mi nasconde completamente alla vista, se non per la porzione di volte sufficiente a permettermi di guardare.
  9. Lo guardo pensierosa, quindi alzo il mento verso il soffitto e comincio a fissare il cielo fuori da una finestra. Con aria meditabonda, comincio a mormorare, la voce roca e ancora impastata dal sonno Mmm...fra un pò dici...mmm...e se avessi fame adesso? domando sedendomi agilmente sulla sua pancia e repentinamente tuffandomi col volto al suo collo, mordicchiandolo Si si, pelo fresco di prima mattina... impossibile resistere esclamo con tono sarcastico, fermandomi e levando un pelo dalla lingua. Poggio le mani contro il suo petto e sollevo il busto nuovamente, guardandolo in faccia. O mi vuoi offrire qualcos'altro? Sposto appena i fianchi scivolando più in basso, chinandomi di nuovo, stavolta a baciargli il petto. Continuo a scivolare fino a strofinare il mio inguine contro al suo, mentre con la bocca risalgo fino al mento e da li alle labbra. Un altro e bacio e lo fisso estatica, muovendo i fianchi quel tanto che basta a mandarmi su di giri come una trottola, il corpo pesante e bollente in un istante, la mente leggera che svolazza senza meta. Ho fame esclamo mentre lo guardo, un sorriso felice e brillante ad illuminarmi il volto, senza smettere di strofinarmi piano contro di lui. In un modo o in un'altro, voglio essere soddisfatta... aggiungo infine, rallentando e accentuando il movimento dei fianchi ruotando le anche ogni volta che arrivo in fondo alla scivolata ...scusa, intendevo dire sfamata...
  10. Sono sveglia, ma non apro gli occhi. Come una bambina, gioco a nascondermi nell'ombra, ultima vestigia della notte volata via. Spingo la testa più a fondo tra il pagliericcio e il petto di Deneb, negando il volto alla luce. Cerco di connettermi alla realtà con calma, senza fretta, dare un senso a ciò che provo: mi sento felice, rilassata e contenta come da tempo non succedeva, un senso vago di trionfo, di vittoria; il corpo stanco ha goduto appieno della notte di sonno, ma ancora non è al cento per cento, né perfettamente riposato; mi sento carica, pronta ad affrontare un'esercito, ma non incline a cominciare l'opera; strani punti dolenti, come le ginocchia e il collo, non giustificabili con la navigazione. Il pensiero va ad Incubo, e subito un senso di panico mi invade, un sentimento provato identico così poco tempo fa da sembrare al tempo stesso familiare e terribile: nessun rollio, nessun beccheggio... non sono in mare! Nel panico, spalanco gli occhi e mi alzo a sedere, trattenendo a stento un grido e guardando confusa la stanza estranea. Un brivido mentre cerco a fatica ricordi di questo luogo, del come ci sono finita, del perché sono nuda a letto con... chi? Istintivamente, mi abbraccio cercando un riparto dai brividi e conforto dal terrore. Mentre i battiti del cuore cominciano a rallentare dalla corsa impazzita in cui si son lanciati, i pensieri pian piano si fanno meno confusi e più ordinati. Mi prendo tutto il tempo che mi serve per riordinare le idee, giustificando tutti i dolori e percependone di altri, come anche il senso di pace e felicità che avevo appena sveglia. Mi riallaccio a quella gioia, spazzando via i fastidi al solo pensiero, giustificandoli e accettandoli quale scotto per il piacere provato. Mi volto lentamente verso Deneb, pensando che il nome l'ho sempre saputo ma solo in questo momento l'ho ricordato. Scorro lenta lo sguardo sul suo corpo, il pelo setoso che copre i muscoli tonici a cui mi sono aggrappata la notte precedente. Con la mano, piano piano neanche avessi paura che mi scopra, accarezzo la gamba che mi pesa sopra, risalendo sulla coscia fino al gluteo. La sensazione di pelliccia calda e soffice si trasmette dalle mani al resto del corpo, dandomi una strana, calda felicità. Continuo a salire lungo il fianco, fino al braccio che mi avvolge le cosce, fermandomi a saggiarne la forza. Lo sguardo invece non si ferma e arriva al volto. L'espressione è rilassata, distesa, ma poco credibile: col balzo che ho fatto, devo averlo svegliato di sicuro, se già non lo fosse stato prima. Sorrido incurante, mi chino e lo bacio. Come buongiorno, può andare penso tra me e me, anche se altre voci nella mia mente rumoreggiano in favore di qualcosa di più attivo.
  11. Sei strano la voce impastata fluttua lenta dalle mie labbra Cosa ti avrei chiesto? Rido sommessamente, spingendo il corpo ad aderire al suo. Lascio che con la mano esplori, non fosse per altro che per la sensazione di caldo liquido che veloce riaffiora nel momento in cui mi sfiora. Sorrido tra me e me, lasciando perdere la discussione: inutile ed inconcludente, palesemente perdente contro le azioni in corso. Rimango ad aspettare che il sonno prenda il sopravvento, ma non lo fa, allontanato da un pensiero sfuggente appena al di là della comprensione: notevolmente fastidioso, visto che per una volta il consesso di voci nella mia testa tace... che siano già andate a dormire tutte, proprio adesso che avrei bisogno di un minimo di acume? Rimugino ancora, ma il calore soffice che mi arriva alle spalle culla le preoccupazioni, contrastando la concentrazione. Meglio così, rossa una voce assonnata replica, palesemente ansiosa di farmi chiudere gli occhi. Sfilo la mano di Deneb dall'anfratto in cui l'ha nascosta e mi volto verso di lui: infilo a forza le gambe tra le sue, costringendolo a ruotare addosso a me; spingo la faccia contro al suo petto, alla ricerca del suo profumo; la mano gliela lascio andare dopo averla portata ad avvolgermi la schiena. Comincio a mugolare piano contro di lui, contenta della posizione sotto questa calda, soffice e profumata coperta con opzione fusa incorporata, anche se un pò pesante. Perché abbiamo preso due camere... quando ne bastava una? sussurro sconnessamente, ormai sulla soglia dell'oblio, nessuna mente dietro all'esercizio delle corde vocali. Infatti, il pensiero rimane stranamente rivolto al fatto che, tolta la mano di Deneb da dove l'ha infilata, adesso ne sento la mancanza; dopodiché si focalizza sulla mancanza di mani e braccia sufficienti: non sarebbe più comodo e normale averne cinque o sei, così che mentre un paio ti abbracciano, ne hai altre ad occuparsi di cose come spazzolarti i capelli e massaggiarti piedi e gambe? Questi maschi sono fatti proprio male. Di riflesso al pensiero, spingo il bacino contro quello del Tibbit, registrando un'impennata della temperatura, seguita dalla familiare sensazione di liquefazione della zona basso addominale e inguinale. Sorrido al petto del gatto, rettificando il pensiero: i maschi non sono fatti del tutto male... e questo ha anche una coda in più.
  12. Mmm lascio cadere il discorso, ho capito che non gli va giù di essere messo all'angolo; in compenso, mi godo finché dura il massaggio, ovunque corrano le mani ...adattarti? Davvero? Lo guardo rialzarsi, ma ai miei occhi sembra una ritirata, neanche troppo velata, quindi lo provoco Bene. Non ho proposte da fare. Solo occasioni da cogliere. Mi volto, tirando su il busto e poggiandomi sui gomiti Ora, io ho sonno. A quanto pare anche tu. Ma lo sguardo si fa malizioso mi è piaciuto ciò che ho avuto. Ne voglio ancora. Il problema è che, ad un certo punto, le occasioni cesseranno. Magari non del tutto, magari non subito. Ma succederà. Nei miei occhi azzurri si insinua del gelo, rendendo più seria la pur giocosa espressione che ho. Quindi, sei invitato a non sprecare occasioni. Rimarrei... delusa. Strofino un piede contro la sua gamba, allargando impercettibilmente le cosce. Sorrido, mi volto e soffio sulla candela più vicino al letto. Avanti, a nanna. Per stanotte, hai già dato. O ho già avuto. Come preferisci. Dormiamoci su. Mi rilasso sul materasso, allungandomi e stiracchiandomi voluttuosamente, lasciandomi andare in uno sbadiglio cavernoso, gli occhi già chiusi E togliti i pantaloni, non mi piace dormire nuda con qualcuno vestito. Sorrido maliziosamente, più a me stessa che a lui, mentre un selvaggio e rabbioso coro di proteste mi esplode nel cervello.
  13. Ricomincia il gioco, anche se non esattamente nei termini che mi aspettavo: essere distesa a pancia in giù con 90 chili di gatto a trattenerti non rendono esattamente la posizione facilmente difendibile. Comunque, si è già lasciato andare su due punti facilmente attaccabili, e un terzo esplorabile. Sorrido tra me e me, lasciando che mi massaggi e cominciando a minare le sue sicurezze. Hai già ammesso una colpa, che modo di difenderti è? domando, partendo larga. Nel frattempo chiudo gli occhi, piego le gambe e incrocio i piedi, dondolandoli piano. Lasciamo stare. Da giorni che ti vanti della tua abilità di lavaschiena, e ho dovuto concludere da sola. Bà. Vorrei scuotere il capo, ma prevede di sollevarsi, e ci sto troppo comoda distesa, quindi ci rinuncio Quanto alle coccole, non so voi gatti come vediate la cosa, ma dalle mie parti è scontato che dopo vanno fatte: che razza di modo di finire è?! Sbuffo appena, fingendomi oltraggiata dalla sua ignoranza, ma godendo appieno del massaggio. Sto rilassandomi così ben, che anche la voce comincia a diventare lenta, pacata e sonnacchiosa. Non puoi versarti un bicchiere e poi lasciarlo sul tavolo... te lo devi bere... Mi prendo una bella pausa di riflessione, dove il sonno la fa da padrone in ogni ragionamento ...distrazioni... biascico infine ...tentazioni...strane mmm... idee... colpe...come gatto sei strano. Ho paura mi ci vorrà parecchio sbadiglio tempo per capirti. E ancora di più perché tu riesca a capire me. Ti do però un indizio: i desideri... le idee... le tue...tentazioni... diventano realtà... perché non trasformo le azioni in colpe. Prendo ciò che voglio... e non mi sento in colpa quando l'ho avuto. Mi volto a guardarlo in faccia, sollevando il busto puntellandomi su un gomito. Trattengo il sorriso malizioso mentre aggiungo Non è colpa mia se i gatti sono attivi di notte e sonnecchiano di giorno. Sorrido sfrontata Ma mi posso adattare... sono di idee... aperte...
  14. Mi stiracchio anch'io, godendomi quegli ultimi istanti in vasca insieme. Quando finalmente Deneb finisce di lavarmi ed esce, ne approfitto per allungarmi tutta sott'acqua, assaporare quel tenero, tiepido abbraccio un'altra volta. Prendo la pezza e finisco di lavarmi, mi risciacquo immergendomi ancora e finalmente esco. Il disastro attorno alla vasca è immane, ma gran parte dell'acqua è ormai scolata via attraverso le tavole del pavimento: insperata fortuna. Recupero qualcosa per asciugarmi, frizionando energicamente la pelle e i capelli, quindi prendo la spazzola dal cofanetto e vado a sedermi sul bordo del letto. Lo guardo un momento, valutando le parole che mi ha rivolto prima di lavarmi e a cui, in un primo momento non ho dato risposta. All'inizio mi sono sentita quasi offesa dalla domanda, ora, dopo averci ripensato, non ci trovo nulla di male. E' la risposta a seccarmi: vorrei essere del tutta sincera, ma ho paura delle conseguenze di un gesto del genere. Comincio a spazzolarmi i capelli, fissandolo distrattamente e meditando sul da farsi. Decido cosa dire affrontando un nodo particolarmente resistente, ben nascosta al suo sguardo da una cortina di capelli rossi che assomigliano finalmente a capelli e non alle setole di una vecchia scopa Bé... direi che... non sei stato così male. Mantengo un tono di voce calmo e calco appena sul così, lasciando che il sorriso malizioso faccia capolino tra le labbra e alleggerisca la replica. Non vorrei essere però affrettata nel dare giudizi. Che ne dici se mi rifai questa domanda dopo le coccole... una bella notte di sonno... una colazione degna di questo nome, e non stantia come la cena...? Finisco con la spazzola e lo fisso, contrariata dalla presenza dei vestiti. Sebbene la maggior parte delle voci nella mia testa abbiano approvato la presa di distanze e il rientro negli abiti di Deneb, lodandone il cavalleresco comportamento, io non ne sono felice: mi mette a disagio la cosa, visto che io sto bene nuda e non vedo perché, dopo aver fatto ciò che abbiamo fatto, lui debba tornare a nascondersi negli abiti come se si vergognasse. Un'altra esplosione di proteste nella mia testa, e qualcuna più saggia mi fa notare come quel poco di mondo che ho visto fuori da Solyst condivida un'atteggiamento simile e trovi il mio scandalizzante o esecrabile. Sospiro e scrollo le spalle, scacciando l'espressione triste e seccata e riprendendo quella felice e maliziosa. Ripongo la spazzola e prendo un poco di unguento profumato da una boccetta, con cui comincio a massaggiarmi la pelle. Faccio con calma, ignorandolo ma lasciandogli modo di godere dello vista per quanto voglia. Alla fine, lo guardo con aria di sfida Me ne spalmi un pò sulla schiena? prima di voltarmi faccia a terra sul letto.
  15. Lo sento esplodere in me, una forza prorompente, il calore liquido che mi inonda, e il piacere, il piacere immane, non sono quello mio, che mi travolge come un'onda, ma anche il suo, intenso e violento; e la consapevolezza di aver dato piacere a qualcuno, di averlo ricevuto e condiviso. Tremo sotto l'urto del suo bacino contro il mio, assaporando ogni istante di quella tortura, il dolore dell'affondo cancellato dal piacere della stimolazione. Non mi rendo conto del tempo che passa, ma capisco dai movimenti più lenti, feroci e maestosi, che Deneb è agli sgoccioli. Lo sento accasciarsi piano, con me che gli peso sopra: io di forze residue non ne ho per sollevarmi, ho la sensazione anzi che il mio corpo appartenga ad un altro, tanto lo riesco a controllare. La testa, piegata sul bordo della vasca, è l'unica cosa che mi trattiene dallo scivolare sott'acqua; la mano che stringeva il bordo ha abbandonato la presa, scivolando chissà quando nel caldo tepore dell'acqua; le gambe, ancora allacciate al bacino di Deneb, non ne vogliono sapere di districarsi; solo l'altra mano sembra ancora in vita, e con gesti lenti accarezza nuovamente le orecchie del Tibbit, stringendo il suo volto sul mio petto dove ormai l'acqua non arriva più. Per fortuna, il corpo del gatto, per quanto bagnato, emana un soddisfacente calore. Lo sento mormorare qualcosa, una battuta forse, visto che l'accompagna un sorrisetto sardonico, che gli stira la faccia beata. Incapace di replicare a tono, almeno non in questo momento di pace dei sensi ed estremo compiacimento, mi limito ad accarezzarlo e a sussurrare Cucciolo mio... mentre aspetto che le ondate di piacere si trasformino in languore, appagamento e poi nuovamente in desiderio. Ed infatti, al solo pensarci sento una volta di più il dolore sordo che la violenza dell'amplesso mi ha lasciato addosso fuggire via di fronte al desiderio di avere ancora, di dare ancora: grazie al cielo, so come gestirmi, e quindi lascio che il desiderio mi riempia, mi attraversi e poi mi lasci, rimanendo sopito in un angolo della mente, domato per un istante. Ascolto il nostro respiro riempire l'aria della stanza insieme al suono delle gocce d'acqua che cadono dalla vasca, incredibilmente sonore nonostante il casino di fuori. Registro appena che il tono delle risa sguaiate e delle voci che arrivano dalla strada è diverso, volgare ma divertito; da qualche parte sotto al torpore, la parte più fifona di me si convince che il casino che abbiamo fatto io e Deneb in stanza si sia sentito più che bene nella locanda e perfino in strada, e che quelle battute e volgarità siano rivolte a me. Una volta di più, il piacere e l'estasi che mi riempiono il ventre e la testa placano queste ansie, relegandole in angoli bui,coperte da altri pensieri, quali "non me ne importa nulla" e "forse sono gelosi che me la spasso", salvo poi virare su note tristi, riempiendomi di lacrime gli occhi: in un istante sono catapultata nelle reminiscenze della mia vita precedente, degli squallori intravisti in porti lontani, dove l'atteggiamento degli uomini verso le donne è a dir poco ingiusto. La sensazione di orgoglio per il piacere dato e ottenuto si attenua all'idea che quegli uomini li fuori mi vedranno come una sgualdrina solo perché non mi vedono come una loro pari, ma una donna, un essere inferiore che non può avere gioie e piaceri in maniera simile a loro. Un piccolo moto di rabbia e stizza mi fa tendere i muscoli e affannare appena, poi, veloce come è nato, il pensiero sparisce lasciandomi spossata, la felicità ancora lì ma un po' più attenuata. Sospiro e mi rivolgo a Deneb, felicemente accoccolato sul mio seno Cucciolo... anche io non vedo l'ora di dormire con te... ma la vasca non è esattamente comoda... che ne dici se ci laviamo e andiamo a letto? Sussurro piano, ritrovando l'uso dell'altra mano, che corre ad accarezzare la schiena del Tibbit, risalendo piano dal tepore dell'acqua sul bacino alla più fresca aria della camera sulle spalle.
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