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aykman

Ordine del Drago
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About aykman

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    Viandante
  • Birthday 11/18/1984

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    Villamar (Sardegna)
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    Dungeons&Dragons

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  1. Sbuffo appena, la rabbia intatta sotto la maschera composta stampata sul volto. Il pensiero che la costa sia così vicina, appena oltre l'orizzonte pulito a nord, mi da la nausea: pirati e bracconieri così sottocosta, e nessuna nave di pattuglia. Eppure Capo Ventura dovrebbe essere il centro di innumerevoli spedizioni, mercanti e avventurieri che accorrono da ogni dove. Comincio a pensare che le parole di Jevlan siano state amare quanto sagge. E la cosa mi disturba, come mi disturba il fatto che stia facendo i bagagli, incurante di noi. Rabbia e riconoscenza che si fronteggiano senza riuscire ad avere la meglio una sull'altra. Un pizzico di gentilezza mi spinge a chiedere Dove vuoi che ti lasci? pensando che, con una taglia sulla testa, sia meglio non avvicinarlo troppo al pericolo. La parte cinica invece mi sussurra piano un "legalo e consegnalo". Un mezzo sorriso mi stira le labbra all'idea, ma so che non lo farò. Non è il rischio che mi preoccupa, ma il dovere, quel senso del giusto che va al di là delle leggi dell'uomo.
  2. Maledico il giorno che ho incontrato l'elfo, la sua idea che la barca gli era utile e, non per l'ultima volta, l'idea che navigare da sola fosse la scelta migliore. Lo capisco dal fatto che sono diventata più intollerante agli altri, specialmente quando sono a bordo di Incubo. Mi trituro la lingua fra i denti per non lasciar uscire ulteriori, inutili invettive. La zona più pericolosa è quasi alle spalle, superata con pochi, sinistri urti ma nulla più. Non per questo mi rilasso, comunque. L'immagine di ciò che è appena successo continua a riapparire tra i miei pensieri, lo sguardo e l'urlo disperato del ragazzo, il terrore dei suoi ultimi istanti. Rabbrividisco impercettibilmente mentre stringo con forza la barra. Il vento, mai stato forte durante la mattina ma perlomeno costante, mi permette di navigare senza troppe difficoltà, ma per una fuga del genere sento la necessità di qualcosa di più. Qual'è la costa più vicina? domando al vento, tenendo lo sguardo fisso a prua sugli ultimi ostacoli prima del braccio di mare pulito che significa poter accelerare senza più pensarci.
  3. Significa quindi che la manovra combattere con due armi fornisce l'azione bonus richiesta a patto di rispettarne i prerequisiti. Grazie per le delucidazioni.
  4. Ragazzi mi è venuto un dubbio seguendo il combattimento di Raftal. Chi meglio sa, specialmente @Daimadoshi85, è pregato di illuminarmi. Nell'azione da lui descritta, Raftal combatte con due armi (in questo caso due pugnali). Ora, la regola per combattere con due armi dice che se si impugnano due armi leggere, si può attaccare con l'arma secondaria se si ha un'azione bonus. Raftal, da ladro, ha azione scaltra, che concede un'azione bonus ogni round di combattimento, ma solo per utilizzare le azioni disimpegno, nascondersi e scatto. Mi sfugge qualcosa?
  5. Vaffanqlo elfo ringhio rabbiosa, lo sguardo fisso sulla superficie dell'acqua dove il ragazzo è appena scomparso. Un'odio ribollente mi corre nelle vene, le tempie pulsanti freneticamente, davanti agli occhi solo immagini sfocate dalla rabbia Sai dove te lo puoi infilare il tuo ragazzina e il tuo timone? replico secca a Jevlan, sarcasmo e freddezza sfumati al calore di un sentimento più intenso e cocente. Senza nessuna grazia né cura do un calcio alla barra del timone, portando la barca a beccheggiare ferocemente mentre poggia con malagrazia, le vele che si gonfiano nel vento al traverso che la portano ad inclinarsi decisamente sulla sinistra. Il vento non è ancora così intenso da richiedere l'ausilio di un contrappeso, ma l'istinto alla navigazione prevale su qualunque sentimento Elfo, spostati a dritta. Anche tu, palla di pelo bagnato. Stai alla scotta a dritta e non muoverti. Devo vedere. Chiudo il becco mentre troppe voci mi rimbombano in testa, una ridda di parole che mi frastornano coprendo di insulti l'elfo assassino e cordoglio per quella vita sfuggitami tra le dita. L'imperativo di tenerci a galla è l'unica cosa che mi impedisce di dar voce ai pensieri, ma navigare, persino in acque tanto difficili, è per me naturale quanto respirare; tanto da non impedire al mio cervello di sommergermi con una marea di immagini di punizioni e vendetta nei confronti dell'elfo. Solo un piccolo angolo della mia mente in subbuglio registra il fatto che ho cancellato il nome "Jevlan" persino dai pensieri. @Bellerofonte
  6. Mmm mi mordo la lingua con forza, trattenendo le imprecazioni contro l'elfo e le bestemmie contro madre natura con una bella dose di autolesionismo masochista. Mi guardo attorno e capisco che, in un certo qual modo, siamo messi male, e anche parecchio. Non so bene quanto l'elfo cosa siano in grado di fare i mostri, ma sicuramente una cosa è palese: se vogliamo sopravvivere dobbiamo combattere per garantirci una via di fuga, e per farlo ci vogliono tutte le braccia necessarie. Ora salviamo qualcuno, poi pensiamo a scappare o a combattere replico secca all'elfo Tira su quello prima che ci rovesci esclamo spazientita, raccogliendo la corda con rapidi gesti e tirandola all'altro naufrago, il peggior equilibrista della storia Muoviti, nuota verso di noi gli urlo contro, cercando di spronarlo e avvertendo nella voce e nei gesti frenetici di Jevlan tutta l'ansia del cacciatore braccato. Mi rendo conto che anche io sono agitata, ma la sensazione è strana, come se mi venisse trasmessa dall'esterno e non percepita personalmente. @Bellerofonte
  7. Non sorrido, sarebbe sfacciato e non esattamente nel mio stile, ma dentro di me esulto. Poco per volta, portiamo lentamente la zattera più vicina a noi. Guardo lo spazio restringersi, i relitti andare alla deriva con noi e prego che nulla intralci la manovra, né che qualcosa di troppo grosso approfitti del nostro tiro alla fune per far danni: una falla in questo momento ci condannerebbe ad un durissimo lavoro ad andar bene; ad andar male... bé, perché deprimersi andando a pensarci. Fate con calma, non vi agitate. Se tenete cara la pelle, continuate a stringere la corda. mi rivolgo ai due naufraghi, vedendo le loro difficoltà a stare in piedi Piegate bene le gambe e abbassate i culoni, sarà più facile reggersi in pi... non riesco a finire la frase che il primo dei due finisce gambe all'aria. Grazie al cielo la zattera è grande abbastanza e cade entrobordo. Avanti, non mollate, non dovete impressionare nessuno, dovete solo arrivare fino a qui, non importa se ci arrivate seduti li sprono e incoraggio, cercando di trasmetter loro fiducia nell'impresa. Purtroppo un pensiero sgradevole si insinua tra gli altri, una domanda che necessita una risposta a costo che anche i due disgraziati sentano. Abbasso il tono finché posso, sperando che le parole rimangano sulla barca senza andar oltre Jevlan, quanto è grosso il tuo alfa? Fermi così siamo instabili, e lo saremo anche di più quando quei due saranno qui...
  8. Una calma glaciale scende su di me alle parole di Jevlan. Calma e determinazione. Esattamente come un'ora prima, la parlata diventa lenta, piatta e impersonale mentre mi rivolgo all'elfo, abbassando appena la voce in maniera che i naufraghi non possano sentire. Tu hai vissuto troppo tempo da solo. Troppo tempo dando alla tua vita, o alla tua libertà, più valore di quanto abbiano. Il rampino arriva a destinazione e i naufraghi cominciano ad armeggiare con esso. Se è un esca che ti serve, te la darò io. Esca viva e collaborativa. E dopo, potrai continuare a goderti vita e libertà, a qualunque prezzo: per stavolta, pago io. Non loro. Passo il capo della corda in un bozzello e da li sulla tolda, quindi mi lancio giù rapida per un paterazzo e armeggio con un altro bozzello. Quando sono pronta urlo al di là dell'acqua Siamo pronti a tirarvi qui. Voi siete pronti? Guardo ancora Jevlan, furia e tristezza unite in un unico sguardo: altruismo disinteressato ma spietato, che non tiene conto dei costi pur di ottenere il risultato. Penso di chiedergli cos'ha fatto perché la gilda gli dia la caccia, ma scopro che, onestamente, vista la prospettiva davanti a i miei occhi, la cosa ha perso gran parte dell'interesse. La parte cinica nel mio cervello gira il coltello nella ferita "avresti dovuto farci l'amore la sera che ci ha salvato" ma anche questa idea, ora come ora, ha perso il suo fascino. Istintivamente, mi chino e poso un bacio sul capo di banda della barca e sussurro piano Fai la brava, piccola mia, loro non ti conoscono come ti conosco io. @Bellerofonte
  9. Oh bé, che vuoi che sia... di questi tempi chi non usa esca viva per pescare... quanti occhi ha un'aboleth? tre? a 500 monete l'uno vuol dire... già, hai appena valutato due essere umani 750 monete l'uno. Mica male la tua esca... il pesante sarcasmo di cui ammanto le parole rivolte all'elfo sarebbe evidente persino ad un sordo, e il mio astio per lui si acuisce nuovamente. Mi chiedo quante volte ti abbiano misurato allo stesso modo per renderti tanto insensibile sibilo senza pietà alle spalle dell'elfo. Valuto criticamente la situazione attorno alla barca: avvicinarci, navigando a vela significa esporci inutilmente al rischio di perdere la nave stessa, ora come ora unica possibilità di salvezza per quattro persone; l'alternativa di nuotare la escludo invece senza nemmeno pensarci, solo l'elfo potrebbe mai tentare con una qualche speranza di successo, ed è palese che non è intenzionato a fare una cosa del genere. Sbuffo e svento la vela completamente, rinunciando del tutto all'abbrivio. Raccolgo invece dagli attrezzi la punta di uno degli arpioni rovinati che Jevlan ha scartato prima e ci lego un bel pò di braccia di corda. Se Maometto non va alla montagna... dico provando l'improvvisato grappino ...allora la montagna andrà da lui. Ehi di là. Attenti. Metto il timone alla banda e faccio portare appena la vela, in maniera da mettere Incubo parallela alla zattera. Quindi mi lego con una cima di sicurezza alle sartie, così da non cadere fuori senza speranza, controllo un'ultima volta il mio barile salvavita e mi arrampico fino alla coffa. Già che siamo qui a pescare, Jevlan, cosa ne pensi della mia nuova canna? Posso pescare quei due se sono brava, oppure il tuo stipendio se non lo sono aggiungo facendo roteare il grappino guardando il tratto di mare costellato di detriti tra noi e la zattera. State pronti a prenderlo grido al di là delle acque ma per l'amor del cielo non vi mettete a tirare come furie. Dateci il tempo di fare le cose con calma, senza rovesciarci o meglio ancora, senza rovesciarvi, avrei dovuto dire, ma sarebbe sbagliato spaventare ancora di più quei due. @Bellerofonte
  10. Guardo Jevlan muoversi circospetto lungo la barca, guardingo come un gatto. La cosa mi mette addosso più apprensione dello sfacelo che ci circonda. Percepisco la paura e la tensione di quei movimenti, lo sguardo che gli corre di onda in onda, come se stesse aspettando il momento in cui l'imboscata piomberà su di noi: il cuore mi si stringe all'idea. Sfilo dal fodero la mia vecchia spada e la piazzo sulla bancaccia sottovento, incastrata in maniera tale da avere l'elsa a portata di mano. E' incredibile come le persone sappiano trovare un modo per svilire la vita mormoro a me stessa, un senso di nausea alla bocca dello stomaco che risale lungo la gola. Solo allora noto le figure che Jevlan mi indica, due disperati in piedi su un pezzo di legno, l'unica cosa che si erge più di pochi palmi dall'acqua. Svento ancora la vela, perdendo ulteriore abbrivio, e punto dritta su di loro, ma il comportamento strano dell'elfo mi mette a disagio. Incapace di resistere alla curiosità, mi rivolgo nuovamente al cacciatore Cosa c'è, Jevlan? Sei strano. Qualcosa non va? Perché non dai una voce a quei due? Non è solo il comportamento dell'elfo a mettermi a disagio, anche i naufraghi sembrano strani, sento le grida dei due, anche se ancora non riesco a capire cosa dicono esattamente. Scrollo le spalle, mormorando nuovamente più a me stessa che ad altri un minuto e siamo li, ormai... ancora un poco... non dovete resistere a lungo... siamo arrivati...
  11. Mando giù con difficoltà il groppo che mi si è formato in gola: il cinismo di Jevlan sconfina in un pessimismo così cupo e denso da pesare più di un macigno. Incapace di dar voce ai miei pensieri, rifletto su quanto grandi dovevano essere le aspettative di uno come l'elfo, se ora, una volta tradite, l'hanno reso ciò che è: probabilmente enormi. Tento con forza di scacciare l'idea che io possa condividerne il fato, perdere l'entusiasmo e la voglia di lottare per ciò che ritengo giusto, abbracciando una vita di comodi compromessi. Mai sussurro piano a denti stretti, la rabbia usata per tener testa al sordo sconforto dell'idea. Da come né parli, sembra che tu abbia creduto in quegli ideali...non alzo la voce, tanto ho capito che l'elfo, anche se non lo da a vedere, non mi ignora affatto... anche se ora magari non più. Mando a memoria le informazioni sulla fregata e la sua appartenenza, vagamente schifata all'idea di un confronto tra gilde: a quanto mi consta, tutti sanno chi sono i Pionieri e né parlano con rispetto; nessuno invece porta rispetto agli schiavisti, al massimo sono temuti. Schiavisti... non è un reato la schiavitù a Capo Ventura? La mia ignoranza pesa, ma non mi faccio molti scrupoli a porgli un freno facendo domande a Jevlan: in fondo, penso con un sorrisetto sardonico stampato in volto a mò di ghigno, chi meglio può farmi la lezione se non uno che cammina su questa terra da prima dei miei bisnonni? Nel frattempo la distanza si è ridotta talmente tanto che cominciamo a distinguere facilmente lo sconquasso lasciato dal passaggio della fregata, un caos decisamente agghiacciante e di notevole dimensione. Svento appena la vela, rivolgendomi ancora a Jevlan Penso sia il caso di rallentare un pò, prendiamo un paio di mani di terzaroli alla vela. Se andiamo troppo forte in mezzo a questa roba, rischiamo di sfondare lo scafo su asta o un albero. Preferirei non aggiungermi al numero di naufraghi della giornata.
  12. Le emozioni si susseguono in me, alternandosi tra gli alti e bassi della carriera di Jevlan... e un pensiero meschino si fa strada fra gli altri, ribadendo la fortuna di un tempo così lungo da poter imparare molto più che un'unica cosa nella propria vita... una prerogativa di pochi, che mette addosso a tutti gli umani la fretta di fare di più. Sospiro, visto che il pensiero getta un'ombra cupa sulla mia anima, persino sul fatto di avere a bordo un Pioniere. Marinaio... cacciatore... Pioniere... ed ora contrabbandiere... una bella vita avventurosa, non c'è che dire. E un bel guadagno facile facile. Uomo fortunato... ops, scusa, elfo. Un lampo di allegria rischiara un momento la cupa cappa che mi è scesa addosso all'involontaria battuta. La Gilda... da come ne parli tu, non sembra esattamente il posto che mi è sono immaginata... Allungo lo sguardo sulla massa nebulosa e tremolante che sta prendendo forma sotto la colonna di fumo ... anzi, sembra proprio il tipo di posto in cui non starei a mio agio... detto da te, non sembra nulla più che una gilda di ladri e assassini, una di quelle di cui si racconta nelle favole per spaventare i bambini, anche se si nascondono dietro un pò di burocrazia per giustificarsi. Sospiro ancora, gli occhi al cielo, una nota sorda a dar voce alla paura che, forse, quell'allegra e chiassosa brigata di ricercatori e avventurieri passati da casa mia altro non fosse che l'apice, in bene, di una realtà molto più complessa, una dove i compromessi portano a strane, sordide alleanze, magari nemmeno infrequenti. Il più grande assassino di Capo Ventura penso, e il pensiero non mi conforta, anzi mi mette a disagio: sebbene sia perfettamente consapevole del fatto che sia solo un modo di mettere fine ad una vita, l'idea in qualche modo mi mette i brividi. Storco il naso, riprendendo ad ascoltare Jevlan seguendo il corso delle sue parole, volate lontano. Angoscia e paura scompaiono, messe in secondo piano dalla nostalgia, al pensiero di casa Sono del sud... sud ovest per la precisione. Un'isoletta lontana dalle rotte principali. E fa freddo, molto più di qua. Abbastanza da costringermi ad indossare qualcosa di più leggero aggiungo civettuola, facendo correre la mano sulla gonna striminzita, che non ripara certo dal freddo e non lascia all'immaginazione molto spazio: il lembo di tessuto copre appena l'inguine, correndo poi fino a metà gamba, ma così stretto che le cosce e le gambe ben tornite sono perfettamente visibili; e la parte posteriore è fatta allo stesso modo, anche se un pò più larga in alto, così da coprire qualche centimetro di natica in più, ma mai abbastanza da nascondere tutto. Ho qualcosa di più pesante, da qualche parte nel gavone, per il maltempo, ma abiti proprio per le temperature di casa... bé... quelli mi sa che son finiti in mare da tempo, vittime delle prime tempeste che ho incontrato. Sorrido, credendo di averlo zittito, ma dopo un momento anche il mio sguardo mette a fuoco le forme maestose della fregata. Mi guardo attorno velocemente, ansiosa, pronta virare di bordo al minimo accenno di inversione di rotta del grosso natante, ma questo non sembra interessato al momento. Porta invece il vento al mascone e si lancia di bolina verso nord est, lontano da noi, lasciandosi dietro una scena di distruzione immane. Una bestemmia muta muove appena le mie labbra. Guardo in acqua, vicino a me, cercando di valutare l'intensità della corrente e con una mano valuto la sua temperatura. Correggo appena la rotta, portandomi appena fuori bersaglio, così da intercettare possibili naufraghi alla deriva: non un grande cambio in effetti, non siamo più così lontani, è solo una questione di minuti, ma sufficiente a mettere più acqua tra noi e la fregata. Conosci quella bandiera Jevlan? sussurro piano, neanche potessero sentirci, una traccia di paura e tristezza nella voce. @Bellerofonte
  13. Mi godo quella pausa di silenzio che cala tra noi, se non altro per poter far ordine nella mente: troppi pensieri che sfrecciano alla rinfusa, ognuna con la propria volontà di prevalere sugli altri, a caccia di visibilità. Metto tutto a tacere mentre faccio i calcoli sulla rotta, ma il barometro alto e quel cielo limpido, sconfinato e piatto non danno nessuno speranza ai cambiamenti. Stando così le cose, in pochi minuti saremo in grado di capire ad occhio nudo cosa capita senza dover nemmeno salire in testa d'albero. E questo mi permette di riflettere sui notevoli talenti di Jevlan e sul modo, spesso contraddittorio, di lasciar trasparire il proprio carattere: abile cacciatore solitario, chiuso e poco incline ai compromessi; solitario, si, ma altruista, sebbene in modo tutto personale e decisamente cinico; duro, ma non testardo. Ricaccio le parole in gola prima che saltino fuori dalla mia bocca: non è il caso di ricominciare a litigare, non adesso che i problemi sono immediati e facilmente visibili. Pertanto, respingendo i pensieri più negativi, do sfogo alla curiosità, torchiando Jevlan ora che non può scappare via, assediando il suo silenzio adesso che non ho ordini da dargli Sei bravo a sgottare...bei movimenti precisi...non sprechi acqua...dove hai imparato? E, a proposito, complimenti per l'ennesima preda...sembra quasi ti piaccia dargli la caccia...mmm...no, forse piacere è sbagliato...forse più un senso di giustizia e vendetta?...li odi proprio, eh esclamo dando un calcetto alla forma gommosa che ci separa, perdendo sangue sul fondo della barchetta ...qualcosa di personale?...sicuramente sei diventato bravo a farli fuori...chiunque sia stato, ti ha insegnato proprio bene... @Bellerofonte
  14. Forse lui neanche sembra arrabbiato, io sono sicuramente, manifestamente inviperita. Sorvolo sul nome che ha usato rivolgendosi a me, conservandone il ricordo in un recesso della mente per un momento più tranquillo in cui chiedergli spiegazioni. Invece mi inalbero quando accenna ai compromessi Illusione? Come...? Mi zittisco anch'io al suono ovattato proveniente dal mare. Allungo lo sguardo attorno, trovando il filo di fumo da cui presumere sia partito il boato. Mi mordo le labbra, nervosamente, quindi mi volto attorno a valutare la situazione. Scrollo il capo, scacciando via la risposta piccata che ho incastrata tra i denti e salgo veloce lungo le sartie fino alla formaggetta. Da li, lo sguardo spazia facilmente tutt'intorno, permettendomi di pianificare attentamente le mosse raccogliendo i dati visibili: la direzione del vento dalla bandiera; la sua intensità lungo la rotta verso la colonna di fumo, dalle macchie di spuma sulla creste delle onde; la probabilità che si tenga stabile e non scemi fino a mezzogiorno, abbastanza alta. Mi calo giù lungo un paterazzo, quindi attacco subito con le necessità più impellenti. Do giusto un'occhiata al barometro per accertarmi che il vento tenga, prima di recuperare il Mephit e rimetterlo a bagno nella botte, quindi trascino via l'aboleth dalla prua fino al pozzetto, dove mi accingo ad usarlo come contrappeso. Solo allora prendo finalmente posto a poppa, la barra del timone ferma tra le gambe ed entrambe le mani sulla scotta Finiremo questo discorso più tardi, Jevlan, ora non c'è tempo. Se rimani qui, datti da fare: bagna la vela col bugliolo, guadagniamo qualcosa in più al vento. La voce pacata ha ancora un timbro vagamente gelido, ma gli occhi hanno perso il luccichio feroce dell'alterco, mentre corrono ripetutamente a compiere il triangolo vela-superficie del mare-colonna di fumo. @Bellerofonte
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