Descrizione della gilda
D&D 5e Play by Forum (PbF)
Cosa c'è di nuovo in questa gilda
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Dato che la discussione è terminata, uscite dallo scantinato, mentre le rune di Silenzio si spengono quando la porta viene aperta, ma si riattivano quando poi viene richiusa e poi serrata a chiave da Tareq. "Rimarranno funzionanti per tutto oggi" spiega Sargon. Salite le scale e ritornate in sala da pranzo. Caravanserraglio: Sala da pranzo Attorno al tavolo, ritrovate le tre persone che Tareq aveva intenzionalmente lasciato all'esterno: Ramek, Nahil, Duran. Nessuno di loro tre apre bocca sul fatto che avete discusso a lungo, oppure sul fatto di essere stati tagliati fuori da quelle informazioni: rispettano troppo Tareq per commenti di così basso livello. Sono consapevoli che c'erano delle ragioni dietro: non chiedono, le rispettano tacitamente. Karak e Sargon si risiedono al tavolo, ai loro posti. Il mago, che ha il volto ancora più pallido di prima, continua a mangiare e a sorseggiare acqua: lentamente, gli ritorna un po' di colorito. "Tutto bene, Sargon?" chiede Ramek. "Sì..." risponde velocemente Sargon, senza elaborare troppo. Poi guarda Nahil: il giovane sta giocherellando con il suo pugnale metallico. Sargon non può fare a meno di avere un piccolo tremore: nonostante tutto, non se la sente ancora di parlargli liberamente. Ha bisogno dei suoi tempi. Anche Tareq si rimette a sedere al suo posto, senza fiatare: proprio come ha pensato Vash, il capitano ha parlato più nell'ultima ora che in diversi giorni della sua vita. Gli ha dato palesemente fastidio, ma l'ha fatto perché andava fatto. Arriva Imaad: "Spero vi sia piaciuta" dice, sorridendo, avvicinandosi a Tareq. Il capitano gli restituisce la piccola chiave che aveva preso in prestito. "Sì... molto buona..." asserisce Nahil, ma senza molto entusiasmo. Duran gli dà una pacca sulla spalla, che Nahil subito si scrolla di dosso. "Nahil, la prossima volta cerca di ringraziare per bene" lo riprende la Giara del Deserto, per poi guardare il vecchio mercante. "Era veramente ottima. Grazie davvero" conclude. "Eh eh! Non siate duri con lui... *cough cough*... è giovane... *cough*... il futuro è nelle sue mani... che l'acqua non possa mai mancargli... !" parla, tossendo, Imaad, per poi salutarvi e ritornare alle sue faccende. Tutti
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Vash Ben seduto ascolto la lingua spiegazione di Tareq. Da quando lo conosco probabilmente è la prima volta che lo sento dire tante parole tutte insieme. Ma ascolto, attento, annuendo di tanto in tanto quando qualche passaggio della spiegazione è di mia diretta comprensione e competenza. Mi alzo dal baule tarlato, scuotendo le vesto cenciose che indosso abitualmente. Faccio due passi verso Sargon e gli batto la mano sulla spalla, approvando la sua decisione. I miei occhi a specchio si posano sul gruppo ad uno ad uno, concludendo il loro tragitto su Tareq. Quanti condizionamenti vuoi infrangere, Capitano? Gli dico proiettando il mio pensiero nella mente. Ma non è una domanda dalla quale attendo una vera risposta.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Umr'at-Tawil Il fatto che il condizionamento abbia tutti questi limiti, e soprattutto che sia reversibile, mi tranquillizza un pò... ma ciò non toglie che intendo valutare con attenzione tutti i miei compagni, d'ora in poi. "La cosa più importante ora è cercare di tranquillizzare Nahil, per evitare che si faccia prendere dall'ira e attacchi Sargon... l'ultima cosa che ci serve è rimanere invischiati in una lotta quì al carravanserraglio! Se ci facciamo notare, addio ingresso furtivo a Raam..." consiglio in tono pratico.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Azrakar (Red Sand) Resto in silenzio mentre Tareq risponde alle domande. Ascolto. Ogni parola aggiunge un tassello a qualcosa che avevo intuito senza riuscire a definirlo. Condizionamento. Una parola nuova per una realtà antica. Mentre il capitano ne descrive i limiti, mi tornano in mente le gradinate dell'arena di Urik. Il caldo della sabbia. L'odore del sangue. Le urla della folla. Ancora una volta. E gli schiavi. Gladiatori che non desideravano la libertà. Uomini che avevano dimenticato come immaginarla. Alcuni ricevevano una promessa di emancipazione e la rifiutavano. Altri tremavano all'idea stessa di lasciare l'arena. Per loro le catene erano diventate parte del corpo, come un arto o una cicatrice. Non era la Cabala. Era Myron. Era Urik. Era una vita intera passata a sentirsi dire cosa si è e cosa si deve essere. Stringo lentamente una mano attorno all'altro polso. Anch'io ho sentito quella voce. Non una voce reale. Una presenza. Quella che sussurra che uno schiavo resterà sempre uno schiavo. O che magari è un esperimento. Che un gladiatore esiste soltanto per combattere. Che la libertà è una menzogna raccontata agli ingenui. Per un attimo abbasso gli occhi. Forse è stato il mio sangue. Forse la mia mente. Forse semplicemente mi sono rifiutato di piegarmi. Non conosco la risposta. So soltanto che quelle catene non mi hanno tenuto. E per questo non giudico chi ancora lotta contro le proprie. Quando Tareq parla di Nahil, i miei pensieri vagano per un istante verso le parole, i gesti, il ritmo del respiro del ragazzo. Non vedo un traditore. Vedo un giovane uomo che combatte una battaglia che non lascia ferite visibili. Forse più difficile di molte altre. Le domande continuano. Ramek. Duran. La Cabala. Possibili minacce future. Sono queste ore passate assieme a garantire per loro. O confermare quello che sta emergendo. Non ho nulla da aggiungere. Tareq ha già detto ciò che conta davvero. Le catene possono essere spezzate. Alla fine, Sargon prende la sua decisione. Resterà. Aiuterà Imaad. Osservo il mago mentre parla e, con mia sorpresa, sento qualcosa alleggerirsi dentro di me. Pensavo che la sua scelta mi fosse indifferente. Mi sbagliavo. Non provo entusiasmo. Non è nella mia natura. Ma provo sollievo. Perché non vedrò un uomo consumarsi lungo una strada che sa già di non poter percorrere. Perché non dovrà scegliere tra il dovere e la propria sopravvivenza. Perché, almeno per ora, nessuno dovrà uccidere nessuno. Resto immobile. Ascolto l'ultima risposta di Tareq. "Ci faremo trovare preparati." Annuisco appena. Una volta sola. È sufficiente. Se arriverà il giorno in cui qualcuno tenterà di stringere nuovamente quelle catene... le troverà già spezzate.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
The Two Solutions "Sì" risponde Tareq alla domanda di Umr'at-Tawil. "Due categorie di metodi. Prima: metodi magici o psionici. Seconda: metodi mondani" inizia, sollevando due dita. Tareq spiega che, nella prima categoria, rientrano poteri psionici in grado di accedere alle memorie di una creatura, il più famoso dei quali è sicuramente Mind Probe, una sonda mentale in grado di scavare nei meandri della mente. Analoghi ragionamenti valgono per la Magia Arcana. Non essendo Tareq un esperto del settore, le sue conoscenze sulla prima categoria si fermano qui. Per la seconda categoria, è sufficiente considerare il concetto stesso di condizionamento, e quindi riconoscerne i limiti intrinseci: il condizionamento deve essere fatto fin dalla tenera età; il condizionamento richiede anni per radicarsi nella mente; più tempo dura il processo di condizionamento, più esso sarà radicato nella mente (e quindi più tempo sarà necessario per sradicarlo) - viceversa, meno tempo dura, meno si radica; una volta terminato il processo di condizionamento, il condizionamento stesso scema gradualmente nel tempo (autonomamente); il condizionamento è di natura psicologica e non-permanente; anche sotto le migliori condizioni, non sempre il processo di condizionamento riesce. A tali limiti intrinseci, vanno poi aggiunti i limiti dovuti al contesto specifico della Ribellione: la Cabala delle Sabbie effettua un processo di condizionamento solo sui ribelli che riesce ad addestrare fin dalla nascita, controllandone i primi (grossomodo) 10-15 anni di vita; le uniche categorie di ribelli che soddisfano sistematicamente questo requisito sono i Qātylīn (ciò non significa che non possano esistere ribelli condizionati che non siano Qātylīn, ma si tratterebbe di casi eccezionali); la Cabala non fa condizionamento "di professione" (i membri della Cabala sono strateghi prima d'ogni altra cosa e quello è il loro lavoro quotidiano), e il processo è complesso, quindi vi può dedicare solo risorse strettamente limitate; tutti i punti precedenti, messi assieme, implicano che i ribelli condizionati con successo sono da intendersi come unità d'elité al servizio della Cabala, una sorta di "spie" o "agenti segreti", che "spiano" la Ribellione stessa. "La più grande scoperta di Terdwell non è stata l'esistenza del condizionamento, ma la possibilità di infrangerlo" asserisce Tareq, concludendo la spiegazione. "Nahil non vuole ucciderti, Sargon" aggiunge poi il capitano, guardando l'incantatore negli occhi. "La Cabala potrebbe ricattarlo. Ma il suo condizionamento è in calo e ha già superato la fase di obbedienza cieca". "E di Ramek e Duran? Possiamo fidarci?" chiede Karak, esprimendo ad alta voce la domanda che tutti avevano pensato all'inizio. "Ramek vi ha raccontato della sua infanzia. Duran ha troppi anni sulle spalle. Nessuno dei due è stato addestrato dalla Cabala" replica Tareq, lasciando a voi il trarne le conclusioni. "E quest'ultimo punto vale per tutti noi... quindi non c'è altro da dire" chiude il mago. La decisione finale di Sargon Trascorrono alcuni attimi di silenzio. Poi, Sargon vi guarda: "Capitano... ho deciso. Con il suo permesso, resterò qui, al caravanserraglio" annuncia. "Darò manforte ad Imaad". "Accordato" dice Tareq, annuendo. Sargon aveva avuto una intuizione: credeva che forse era possibile giustificare la sua permanenza al caravanserraglio come parte della missione. Ma Tareq era già un passo avanti: dato che la Cabala non aveva approvato ufficialmente la missione, i dettagli non erano mai stati formalizzati, dunque era in vigore il potere discrezionale e l'autonomia decisionale del capitano. Così, strategicamente, Tareq poteva sfruttare a suo vantaggio una situazione di per sé negativa. Nessuno li avrebbe aiutati, ma non sarebbero nemmeno stati bollati come disertori. "E se la Cabala facesse leva su Nahil? Minacciandolo? Magari usando il condizionamento residuo?" chiede Karak. "Ci faremo trovare preparati. Siamo qui per questo" e ritorna nel silenzio. Tutti
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Azrakar (Red Sand) La condizione di Sargon non cambia nulla dentro di me. Se vuole restare, resterà. Se vuole andarsene, se ne andrà. Non è più importante. La strada verso Raam sarà dura comunque. Con o senza di lui. Le sottolineature dello stesso Sargon lo confermano. Resto in silenzio mentre Ramek parla del deserto e dei rischi del viaggio. Lo ascolto con attenzione. Non perché abbia bisogno delle sue spiegazioni. Ma perché chi sopravvive tanto a lungo tra le dune merita sempre di essere ascoltato. Quando Tareq si alza e si allontana verso Imaad, seguo i suoi movimenti con lo sguardo. Vedo la preoccupazione negli occhi del vecchio mercante. Vedo il piccolo oggetto sparire nella mano del capitano. Qualcosa cambia. Mi alzo senza fare domande. Le Ali del Deserto, noi, seguono Tareq nei corridoi inferiori del caravanserraglio. Il rumore del bazar si attenua passo dopo passo, sostituito dall’odore di polvere, legno vecchio e pietra umida. Lo scantinato è angusto. Buio. Ma abbastanza nascosto da custodire segreti. Osservo Sargon mentre attiva il rituale. Le rune si illuminano lentamente lungo gli stipiti. Poi il silenzio cade sulla stanza come una lama. Niente voci. Niente passi. Niente mondo esterno. Solo noi. E la verità. Quando Sargon tossisce sangue, lo guardo per un istante. Non provo pietà. Su Athas il sangue è solo un altro prezzo da pagare. Poi Tareq parla. E più parla, più sento qualcosa sciogliersi dentro di me. Non sorpresa. Conferma. La Cabala. Le catene invisibili. Le menti piegate fin dall’infanzia. Condizionamento. Conosco bene quella parola, anche se non l’ho mai sentita pronunciare in quel modo. L’arena era piena di schiavi convinti di essere nati solo per combattere. Uomini spezzati così a fondo da ringraziare il proprio padrone per una ciotola d’acqua sporca. Altri venivano piegati con le fruste. Altri ancora con la paura. Sapere che esistono uomini che lottano contro catene più profonde di quelle di ferro… mi fa respirare più facilmente. Lo sguardo di Sargon si posa sul terreno. Pensa a Nahil. Le sue parole ancora rimbombano. La paura nella sua voce è evidente, anche se cerca di nasconderla dietro le domande. Io non parlo. Vash conferma che la mente può essere manipolata. Umr'at-Tawil pone la domanda giusta. Di chi possiamo fidarci? Ma io non aggiungo nulla. Perché nessuna risposta data a parole cambierebbe qualcosa. Sollevo lentamente lo sguardo verso Tareq. Lo fisso. Lui capisce. Capisce che condivido ciò che sta facendo. Che condivido il suo rifiuto delle catene. Che condivido il suo modo di combattere questa guerra. Non per la Cabala. Non per il potere. Per gli uomini che ancora riescono a scegliere.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Umr'at-Tawil Il lancio dell'incantesimo di silenzio mi dà uno strano senso di "dejà-vu"; rapidamente però riporto l'attenzione al presente... se il capitnao necessita di un simile stratagemma, significa che quello che ha da dirci è molto importante, quindi è meglio ascoltare con la massima attenzione! Le sue prime parole non mi sorprendono più di tanto... avevo già da tempo il sospetto che la ribellione non fosse un blocco monolitico, basta vedere il nostro gruppo... 'Ovvio che la Cabala non abbia nè approvato nè proibito questa misisone... in questo modo, se fallisce può dire che è colpa nostra, se riesce può dire che per merito loro!' penso disgustato. Quando però parla di condizionamento mentale, rimango di sasso... e la conferma telepatica da parte di Vash non mi rallegra per niente! "C'è modo di scoprire se uno è condizionato?" domando preoccupato, a nessuno in particolare... ma la vera domanda, quella sottointesa da tutti, anche se detta da nessuno, è: di chi posso fidarmi? Io sò di non essere condizionato, visto che a quanto pare deve essere fatto dall'infanzia, e io l'ho passata come monello di strada a Uruk... di Azrakar penso di potermi fidare, visto che era uno schiavo in un'arena, e quindi non c'era bisogno di usare questo metodo su di lui... di Tareq e Sargon sono sicuro di potermi fidare, il primo non avrebbe mai svelato questo segreto se fosse condizionato, e il secondo non avrebbe chiesto di abbandonare la missione... restano Vash, Ramek e Nahil, sui quali non posso esprimermi, anche se il fatto che Tareq abbia consentito a Vash di essere quì depone a favore di quest'ultimo.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Vash La discussione sembra essere stata smorzata dall' intervento di coloro che hanno ritenuto opportuno parlare. Faccio un cenno di assenso con la testa in direzione di Nahil quando borbotta la sua ammissione. Il silenzio del capitano mi dice molto più delle parole, c'è qualcosa che ci è celato e sembra che nessuno ne sia a conoscenza. Quando veniamo invitati a seguirlo, non resisto alla tentazione di prender qualche dattero e metterli in una tasca alla bell'e meglio. Il cibo è cibo, anche se sporco. Mi muovo col gruppo, avvolto nel mio silenzio e nella mia discrezione, la mia natura è non farsi notare, in qualsiasi circostanza ed entro circospetto nello scantinato , mettendomi in un angolo. Seguo curioso la procedura magica per isolare la stanza e mi siedo su un baule tarlato. Mangia quando puoi, riposa finché puoi, scappa quando devi erano soliti mormorare gli schiavi ed io ancora mi comporto in questo modo, per cui seduto ascolto le confessioni di Tareq. Sebbene le rivelazioni siano inattese e sconvolgenti, il mio volto non mostra emozioni, sebbene stringo le mani in due pugni poggiati sulle ginocchia. Questo è possibile, la mente può essere plagiata e col tempo trasformata. Quando il capitano parla dei condizionamenti dei Qātylīn. È la prima volta che parlo a tutti, le mie parole risuonano senza tono nella testa di tutti i presenti. Non voglio avvalorare Tareq, ma dare la mia convinzione al gruppo. Sicché siamo isolati, cani sciolti senza aiuti né padroni penso, non appena Tareq smette di parlare
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Il Fiore del Deserto (TdG)
La decisione di Sargon Le parole di Vash sembrano avere un effetto spiacevole su Nahil, che si limita a rispondere, dapprima scocciato: "Lo so... !" e poi, con tono di voce più basso e più calmo: "... lo so..." mentre Duran sospira. Poi, Sargon risponde a Umr'at-Tawil: "In gran parte è come hai detto, Tawil. Ma devo correggerti su una cosa: questa è solo la prima tappa del viaggio. Da qui in poi, la strada è in salita". Sargon si zittisce per un attimo. Ramek interviene per lasciare il suo parere da esperto: "I viaggi nel deserto sono sempre rischiosi. Da qui a Raam non è un tratto facile. Tuttavia, il rischio si può mitigare con preparazione adeguata, esperienza, viaggiando con le carovane... e con molta acqua di scorta" conclude. @Landar Privato "Ad ogni modo..." - ricomincia Sargon - "... seguirò il consiglio di Tawil e userò queste ore per rifletterci attentamente". In tutto quel frangente, Tareq era rimasto in perfetto silenzio, il suo sguardo quello di un attento osservatore, non di un giudice. E poi, proprio sulla Cabala delle Sabbie, l'autorità effettiva al vertice della Ribellione, Tareq aveva molto da dire... e ben poco di positivo. "Possiamo riparlarne più tardi, capitano?" chiede Sargon. Il capitano di Desert Shadows si alza in piedi. Va da Imaad, scambia alcune parole. Imaad sembra avere uno sguardo preoccupato. Si guarda attorno, poi si infila la mano in una tasca interna, estrae un piccolo oggetto e lo pone in mano a Tareq, che lo fa sparire con un gesto fluido. Dopodiché, il capitano ritorna da voi ed asserisce: "Ali del Deserto. Seguitemi". Tareq si muove a passo sicuro verso un corridoio al pianterreno, poi scende delle scale, arrivando di fronte ad una porta rinforzata da spranghe di ferro e chiusa con una serratura metallica. Estrae una chiave e la gira nella toppa. "Dentro" e tiene aperta la porta, per poi richiuderla, serrandola, quando siete entrati tutti. Vi ritrovate quindi in un piccolo e buio scantinato, senza finestre, dove sono gettate cianfrusaglie alla rinfusa. In mezzo a quel disordine, però, Tareq sembra sapere esattamente cosa cercare: smuove dei tappeti, rivelando una botola. L'apre, estrae una pergamena e la richiude. "Sai come si usa, vero?" e la porge a Sargon. "Sì..." afferma il mago, riconoscendo un rituale impresso su quella pagina. Sargon si avvicina alla porta e, osservandolo più da vicino, nota delle incisioni sugli stipiti (dal lato interno). Poi, inizia a salmodiare, facendo scorrere il dito sul bordo della porta, partendo dal basso: la pergamena inizia a cancellarsi, mentre le rune corrispondenti incise sugli stipiti si illuminano di un bagliore dorato. @MattoMatteo Privato Non appena Sargon finisce, sentite distintamente che non c'è più alcun suono provenire dall'esterno. Perfino chi non è un incantatore sa riconoscere quel tipo di magia arcana, dato che è alquanto diffusa su Athas: è un particolare rituale di Silenzio, utilizzato per isolare acusticamente una stanza, in modo che nessuno possa origliare dall'esterno. "Il Silenzio è attivo" annuncia Sargon, per poi tossire vigorosamente, sputando sangue. Le Ombre della Cabala Il capitano si prepara a parlare più di quanto non abbia mai fatto finora. Non gli piace, ma è necessario. "Questa missione... non ha mai avuto pieno appoggio dalla Cabala. È una mia iniziativa". Sargon rimane sospeso in un incrocio tra il perplesso, il confuso e il rasserenato. "Per la Cabala, io sono già un problema, ma resto una pedina sfruttabile. E solo loro vedono tutta la scacchiera". Tareq fa una lunga pausa, scrutando ciascuno di voi. "La Cabala tiene in pugno i Qātylīn. Tramite condizionamento fin dalla nascita, si può modellare la mente. Sopprimere il senso critico. Rendere invisibili le catene che ti legano. Lo scoprì Terdwell Sandshaper" e tutti voi conoscete quel nome: Terdwell era uno Psion abilissimo, nonché luogotenente (come Tareq) della cellula Desert Whispers. Inoltre, era uno dei pochi ad aver conosciuto (da giovane) la Lama della Polvere, Farad Abdel-Haqq. Di Farad si vociferava che avesse combattuto accanto a Phoenix contro Kalak, il Re-Stregone di Tyr (battaglia che terminò con la morte di Kalak, evento che cambiò la geopolitica mondiale) e che avesse anche affrontato il Re-Stregone di Urik, Myron, pur non riuscendo a sconfiggerlo. "Non riesco a crederci. Come può avvenire una cosa del genere? Come possono esistere catene nella mente?" chiede Sargon, confuso, agitato, dubbioso, ma soprattutto inquieto. Tareq scuote leggermente il capo: non è la persona giusta a cui porre quella domanda. "Quindi la Cabala è nostra nemica?" chiede Karak. "No. Ma nemmeno amica" replica Tareq. "E Nahil?" chiede Sargon, intendendo chiaramente se fosse amico o nemico. C'è un attimo di silenzio, che sembra durare una eternità. "Nahil ha il cuore diviso. Lotta contro se stesso. Ma sta riuscendo dove molti falliscono" risponde il capitano, per poi tacere. @Ard Patrinell @Landar @MattoMatteo Tutti
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Azrakar (Red Sand) Le parole di Imaad non portano vere notizie. Eppure, mentre ascolto la sua tosse spezzare il silenzio tra una frase e l’altra, penso che abbia ragione. Su Athas, l’assenza di cattive notizie è già una vittoria. Non aggiungo altro. Seguo il gruppo attraverso il caravanserraglio, osservando il continuo movimento attorno al pozzo centrale. Acqua che sale. Acqua che sparisce. Acqua custodita come oro. Quando raggiungiamo le stanze, lascio i bagagli più pesanti senza esitazione. Tengo con me solo ciò che serve davvero. Nulla di superfluo. La sala da pranzo è fresca. L’odore del tè speziato e del pane caldo riempie l’aria. Mi siedo senza rumore. Mangio lentamente. Compostamente. Non troppo. Su Athas, anche l’abbondanza va trattata con cautela. Il corpo dimentica in fretta la fame, ma non perdona gli eccessi. Assaggio il latte fermentato. Le uova. Le noci. E i datteri. I datteri più di tutto. Anche il latte di cammella lo adoro... ma i datteri. Ne prendo qualcuno in più rispetto al necessario. Li osservo per un istante prima di avvolgerli in un panno e riporli con il resto dell’equipaggiamento per il viaggio notturno. L’acqua, invece, solo quella indispensabile. Poi Sargon parla. Sollevo lentamente lo sguardo verso di lui. Lo ascolto senza interromperlo. Senza giudicarlo. Nahil reagisce come una lama estratta troppo in fretta. Duran prova a contenerlo. Ramek impedisce che la tensione trabocchi oltre i commensali. Io resto immobile. Lo sguardo passa da Sargon a Tareq. Poi torna su Nahil. La Cabala usa quelli come me per ammazzare i disertori. Le parole del ragazzo restano sospese nell’aria più a lungo delle altre. E dentro di me, una parte comprende perfettamente il motivo. Una fuga di informazioni può distruggere più vite della perdita di una cellula intera. Ma è l'assenza di libertà delle scelte a colpirmi maggiormente. Athas è piena di rivolte finite nella sabbia per una lingua troppo debole o una paura troppo forte. Lo capisco. Ma non tutti se abbandonano sono disertori. Alcuni hanno famiglia. Altri sono troppo anziani. Altri ancora... deboli. Ma non è mio compito parlare. Non a Sargon. Non a Nahil. Non davanti a Tareq. Tengo il silenzio. Attendo. Perché questa decisione appartiene soltanto al capitano.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Umr'at-Tawil 'Nessuna nuova, buona nuova, eh?' penso tra me e me, dopo aver annuito alle parole di Imaad; avrei preferito qualche informazione che potesse aiutarci, ma almeno non ci sono cattive notizie! La notizia del fatto che partiremo la sera, e che quindi avremo tempo per riposare, mi rinfranca... la vista della colazione mi risolleva anche di più, visto che raramente mi è capitato di avere tutta questa scelta e abbondanza. Il monello di strada che c'è in me è tentato di abbuffarsi per bene, per essere sicuro di avere "riserve" durante il viaggio; per fortuna le lezioni di Inanna hanno lasciato il segno... sò che, facendo così, rischierei solo di farmi venire il mal di stomaco, per non parlare del rischio di addormentarmi durante la traversata! Inoltre sicuramente Imaad ci avrà dato viveri e acqua più che sufficenti per il viaggio; quindi mi contengo, anche se assaggio un pò di tutto e metto da aprte un pò di datteri e noci per Enkidu. La notizia dell'abbandono di Sargon, però è talmente inaspettata che per poco il tè mi và di traverso! "CO...?!" comincio ad esclamare mentre quasi balzo in piedi, prima di fermarmi e guardarmi attorno, quando Ramek ci ricorda che non siamo da soli. Mi risiedo e faccio un profondo respiro, per calmarmi, prima di proseguire a bassa voce. "Sargon, qual'è il problema? Forse il combattimento ti ha provato più di quanto pensassi all'inizio, e ora non ti senti più in grado di aiutarci? Temi di esserci di peso?" provo ad ipotizzare. "Se è così, ti posso capire... ma se durante il viaggio non ci capitano altri problemi, per quando arriveremo a Raam potresti aver riacquistato almeno parte delle forze! Per non parlare del fatto che non serve sempre saper combattere, per essere d'aiuto... potresti aiutarci con le tue conoscenze, o con idee che non sono venuti ad altri, o in altri mille modi ancora che ora non vengono in mente nè a me nè a te! Prima di decidere definitivamente, usa queste ore di riposo per rifletterci meglio, và bene?" gli suggerisco.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Vash I miei occhi non potranno mai esprimere la pietas di Tareq, ma nel mio profondo provo una certa triste ammirazione per quel vecchio mercante mentre tossisce. Resto ad ascoltare le sue notizie e con un nulla di fatto mi reco nella mia stanza. Scocco un'occhiata a Sargon, dal combattimento con gli Ogre è messo malaccio, sembra stentare a riprendersi. Lascio il bastone e il mio risicato bagaglio nella stanza e mi reco nel sala da pranzo, la cui tavola è imbandita di moltissime pietanze. Sono interdetto, non sono per nulla abituato a quell' abbondanza e a quella varietà. Probabilmente è quanto avrei mangiato in un paio di mesi. Sono l'ultimo a sedersi, non mi accosto molto alla tavola e quando prendo qualcosa, allungo la mano e la porto a me, sul grembo, per piluccarla velocemente e in silenzio. Ci si rubava il cibo, tra gli schiavi, meglio tenerlo al sicuro. Mentre mangio in maniera riservata, Sargon prende parola e dichiara la sua volontà. I miei occhi ambra si girano subito verso Tareq, osservando la sua reazione. La voce di arrabbiata di Nahil, l'ammonimento di Duran e il tentativo di pace di Ramek...tutti vengono ascoltati ma resto su Tareq. Dipende tutto da lui. Ragazzo, mantieni la calma. Finché abbiamo un capitano, non sarai tu a decidere. Sono le parole che proietto nella mente di Nahil, mentre gli volgo temporaneamente lo sguardo mentre si mette a fare i capricci con le braccia incrociate.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Imaad ascolta le vostre presentazioni, chinando il capo a ciascuno dei vostri nomi e, nel caso di Vash, ricambiando l'inchino allo stesso modo. Il rispetto che il vecchio mercante ha per voi (in ultima analisi, degli estranei) è qualcosa di raro su Athas, forse derivato da una tradizione molto antica, oramai caduta in disuso. Poi si volta verso Umr'at-Tawil, per rispondere alla sua domanda: "Raam? *cough* Non ho notizie particolari... *cough* *cough*... e questa, credimi... *cough*... è già una buona notizia di per sé" risponde, la sua frase intervallata da colpi di tosse. Mentre la gente va e viene dal pozzo, raccogliendo la preziosa acqua in anfore sigillate, il vecchio mercante vi fa strada verso la taverna. Imaad vi ha fatto preparare delle stanze al fresco: una per Azrakar e Umr'at-Tawil, quella accanto per Vash e Sargon (gli altri in altre stanze, nello stesso corridoio). Scaricate i vostri bagagli più pesanti e ingombranti, tenendo con voi solo l'essenziale (armi incluse, per chi lo desidera). Infine, andate in una grande sala da pranzo, dove Imaad ha fatto preparare, per tutti voi, una colazione nutriente in grande stile: latte fermentato di cammella, pane azzimo, datteri, noci, uova di struzzo e tè nero speziato al cardamomo. Colazione al caravanserraglio "Partiremo questa sera, in modo da marciare di notte, quindi fate pure il pieno di energie!" afferma Ramek. Mentre mangiate, però, Sargon (ancora un po' pallido in volto) prende parola: "Capitano..." esita, si guarda attorno per accertarsi che siate solo presenti voi ribelli (Imaad si è allontanato, richiamato da una urgenza), poi guarda Tareq, "... non posso continuare. Devo lasciare la missione". Pausa. "Per la Cabala l'abbandono del dovere è un reato gravissimo. Ne sono consapevole. Quindi, lascerò la Ribellione". Tareq rimane in silenzio. "Stai scherzando, Sargon?!" Nahil, essendo ancora giovane, scatta per primo. "La Cabala usa quelli come me per ammazzare i disertori!" "Nahil!" lo ammonisce Duran. "Nahil cosa?!" insiste il Pugnale del Deserto, scattando in piedi. "Calma! Oppure ci sentiranno anche dall'altro lato del cortile" interviene Ramek, le mani aperte, cercando di placare le acque. Nahil si rimette seduto, incrociando le braccia e guardando dall'altra parte, ma l'aria nella stanza rimane tesa. Tutti
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Azrakar (Red Sand) Il Sole Cremisi si leva lento sopra le dune, enorme. Non illumina il deserto: lo schiaccia sotto il proprio peso. Indosso le lenti senza dire nulla. Sono necessarie. Su Athas tutto ciò che non ti uccide subito, prova a consumarti poco alla volta. Il Bagliore Rosso è uno di quei nemici pazienti. Il velo mi copre il volto fino al naso. La maschera d’osso protegge la bocca. Le lenti oscurano gli occhi. Di me resta visibile ben poco. Continuo a marciare in silenzio. Quando qualcuno rallenta, lo aiuto senza bisogno di parole. Una mano sotto il braccio. Un peso sollevato. Una borraccia passata nel momento giusto. Nulla di più. Sargon è quello che soffre maggiormente il viaggio. Lo osservo senza commentare. Il deserto piega chiunque. La differenza sta solo in quanto tempo impiega. E mentre i passi continuano a scavare nella sabbia, alla vista della nostra meta, la mente torna all’arena. Ora che l'animo è più leggero. L’Ogre Magi. Ricordo ancora il modo in cui si muoveva. Troppo veloce per quella massa enorme. La magia gli scorreva addosso come calore nell’aria. Fredda. Precisa. Mortale. Di fronte a lui c’era un altro mezzo-drago. Ricordo il sangue sulla sabbia dell'arena di Urik. Il boato della folla. Le urla. Ricordo soprattutto gli occhi dell’Ogro Magi. Non combatteva per furia. Combatteva come un cacciatore. Come qualcosa che sa già cosa fare, prima ancora che tu scelga di muoverti. Alla fine però cedette. Durante lo scontro nella grotta, uno degli ogri mi ha riportato quel ricordo alla mente. Non per forza. Non per brutalità. Per il modo in cui osservava forse. Athas non dimentica nulla. A volte è la sabbia a restituirti ciò che credevi sepolto. A volte un antro buio. Quando il caravanserraglio ormai sovrasta le nostre teste, sollevo appena lo sguardo. Immenso. Fortificato. Solido. Gli altri osservano la struttura, le proporzioni, l’ingegneria. Io guardo le mura. Le inclinazioni. Le torri. I punti morti. Le feritoie. Le porte. Questo posto può sopravvivere a un assedio. Ed è l’unica cosa che conta davvero su Athas. Una fortezza non vale per quanto è bella. Vale per quanto a lungo riesce a resistere alla fame e alla sete. Quando le guardie riconoscono Ramek, comprendo immediatamente cosa sia davvero quel luogo. Non soltanto un bazar. Non soltanto un rifugio. Un nodo. Uno di quei pochi posti dove la ribellione continua a respirare senza che i re-stregoni riescano ancora a stringerle la gola. Nel cortile interno resto in silenzio, osservando il movimento incessante di uomini, merci e acqua. Soprattutto acqua. Poi arriva il vecchio. Imaad el-Massoud. Lo guardo attentamente mentre parla con Tareq. Il corpo è consumato. Segnato. Malato. Ma ancora in piedi. E quando parla della Fenice, quando noto il modo in cui prende la mano del Capitano, capisco subito una cosa. La sua devozione non nasce soltanto dall’ideale. Nasce anche dagli uomini che quell’ideale portano sulle spalle. Da Tareq. Faccio un passo avanti. Porto il pugno chiuso sul petto e chino lentamente il capo verso il vecchio mercante. "Azrakar." La voce è bassa. Ruvida. Poi sollevo appena lo sguardo verso di lui. "Il deserto conserva solo ciò che ha valore." Una pausa breve. "Voi siete ancora qui." La proposta di Imaad è immediata. Cela urgenza. Provo a coglierla ma non dico nulla prima che sia Tareq a chiedere. Partirei subito, ma alcuni di noi hanno bisogno di riposo. Spossarli ulteriormente non serve.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Vash L'ennesima marcia, l'ennesimo sforzo. L'ennesimo arrivo in un posto che mitiga la miseria della vita, che illude i sensi che ci sia qualcosa di buono, di migliore ma in realtà è un inganno: l'esistenza è dura, io lo so bene. Entrati nel caravanserraglio ascolto le varie discussioni e spiegazioni, camminando nel gruppo senza soffermarmi su nulla in particolare se non sul pozzo: quello si che è qualcosa di prezioso. Sicché giunti nel cuore del bazar, veniamo accolti da un vecchio mercante amico di Tareq e Ramek. Resto lievemente stupito, dalle mie parti arrivare a un età così avanzata è un'utopia, quindi il mio rispetto è alto ma che lievita quando ascolto le sue parole sui templari di Raam. Quando incrocio il suo sguardo porto una mano al cuore, chinando leggermente la testa.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Umr'at-Tawil Il caravanserraglio è enorme, e mi lascia senza parole; la forma e la struttura lo fanno sembrare una fortezza, più che un luogo di scambi commerciali... ma in realtà la cosa non dovrebbe sorprendermi troppo, data la natura del mondo! Un luogo in cui si raccolgono così tante persone e beni, a partire dall'acqua, di sicuro farà gola ad un sacco di gente: predoni, eserciti, mostri... è normale che la gente che ci abita l'abbia fortificata così bene. Anche il contatto di Tareq, Imaad el-Massoud, mi sorprende... il fatto che sia ancora vivo, nonostante la vecchiaia e la malattia, significa sicuramente che è un'osso duro! In gioventù dev'essere stato un'avversario di tutto rispetto, per i suoi nemici... Appena ha finito di dare istruzioni ai suoi collaboratori, mi avvicino e mi inchino rispettosamente, presentandomi "Umr'at-Tawil..." Poi chiedo "Ci sono notizie fresche, da Raam?"
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Red Dazzle Non manca molto alla vostra destinazione. Ramek guarda l'orizzonte, poi estrae delle lenti scure dal taschino e fa un cenno a Tareq, che annuisce. "Indossate le lenti" annuncia Ramek, mettendosi le sue. "Servono per evitare il Bagliore Rosso" aggiunge. Il Bagliore Rosso è un fenomeno ben noto su Athas: la sabbia del deserto riflette la luce solare e, quando i raggi solari riflessi entrano nell'occhio (non protetto), danneggiano e affaticano l'organo fino a creare l'effetto visivo di un velo rosso che tinge ogni cosa. Nelle ore diurne, l'effetto è così intenso che la sabbia stessa sembra divenire cremisi: è il fenomeno più comune per i viaggiatori nel deserto, così tanto che è nato il modo di dire "ho visto le sabbie cremisi". A lungo andare, il Bagliore Rosso causa cecità permanente, motivo per cui (per chi può permetterselo) è sempre bene viaggiare nel deserto equipaggiati con delle lenti anti-sole. The Caravan Palace Dopo l'ultima ora di marcia, in cui il Sole Cremisi sorge in tutta la sua terrificante enormità, arrivate infine alla prima tappa del vostro viaggio, il cui nome antico, kārwānsarāy, significa letteralmente "il palazzo della carovana". Un immenso edificio fortificato, dalla pianta rettangolare, si dispiega davanti a voi in tutta la sua maestosità. Le spesse mura esterne, alte circa 12 metri, sono leggermente inclinate verso l'esterno e sono rivestite di un intonaco lucido, color avorio, dando l'impressione che l'edificio risplenda di luce propria. Siete arrivati da Sud, in cui vi è una grande porta d'ingresso, pesantemente fortificata e affiancata da due torri di guardia (una a destra, una a sinistra). "Questo caravanserraglio, dalla pianta rettangolare, è stato costruito allineato agli assi cardinali. Il lato corto, quello di fronte a noi, è lungo 175 metri, mentre il lato lungo è di 250 metri. Le due porte, la porta Sud e la porta Nord, sono al centro dei lati corti" spiega il Viandante del Deserto, mentre camminate verso l'ingresso. Man mano che vi avvicinate alla monumentale struttura, notate che è costituita da una porta esterna, un breve corridoio e una grande doppia-porta che volge sul cortile interno del caravanserraglio. La porta esterna, a scorrimento verticale, è formata da un enorme monolite di pietra, sospeso a circa 6 metri d'altezza dal suolo. La porta interna, invece, è una doppia-porta in legno massiccio. Diversi arcieri, strategicamente posizionati sopra le alte torri merlate, sorvegliano l'accesso, mentre due guardie si trovano al piano terra, all'ombra. Ramek vi precede, separandosi dal gruppo. Si avvicina alle guardie, il cui atteggiamento, dapprima cauto e sul chi vive, cambia nettamente una volta che lo riconoscono. Si scambiano delle rapide parole. Poi, Ramek vi fa cenno di avvicinarvi. Arrivate dentro il corridoio, finalmente all'ombra. Prendete fiato. Tra tutti, Sargon è quello che ha sofferto di più la lunga marcia: si accascia al muro del corridoio, sfiancato dal viaggio estenuante, cercando di recuperare le forze. Tareq si guarda attorno con attenzione: nota le aperture inclinate, sui muri laterali in alto, usate per scaraventare dei massi sugli invasori. Nota le feritorie sui fianchi delle torri di guardia. Le merlature in cima. Ogni singola scelta architettonica ed ingegneristica, in quella struttura, è stata effetuata al fine di massimizzarne le capacità difensive senza sacrificarne né la funzionalità né l'efficacia. "Pazzesco... come fa quella lastra di pietra così grande a rimanere sospesa? Peserà decine di tonnellate!" chiede Nahil al resto del gruppo, sorpreso dal fatto che il monolite sia spesso circa mezzo metro. "Tramite argano e contrappesi" spiega Ramek. Nahil lo guarda: "Eh...? Mai visti! Dove si trovano?" chiede, incuriosito. "Sono, in effetti, opere ingegneristiche di cui anch'io non so molto. Comunque dovrebbero trovarsi proprio sopra le nostre teste" dice Ramek, guardando verso l'alto. Le guardie annuiscono, confermando quanto detto da Ramek. Karak aiuta Sargon a camminare, dandogli supporto. The Inner Courtyard Vi inoltrate nell'immenso cortile interno del caravanserraglio, che brulica di vita: dromedari, mercanti, viaggiatori, nomadi, avventurieri. Beni che vengono scambiati, favori che vengono contraccambiati: oltre che un caravanserraglio, è anche un bazar, un nodo commerciale strategicamente posizionato in un crocevia di strade maestre. Un grande pozzo giace al centro del cortile interno e grandi vasi d'acqua vanno e vengono in continuazione. Avvisato da una guardia del vostro arrivo, un vecchio mercante (un uomo dalla schiena ricurva, di carnagione scura, magrissimo, il volto scavato, pieno di rughe) si precipita verso di voi. "Ramek, Tareq! Che il Sole mi acciechi, da quanto tempo!" stringe la mano ad entrambi, abbracciando Ramek. La sua voce è rauca e saggia. "Imaad el-Massoud, lieto di conoscervi" si toglie il turbante e fa un leggero inchino verso tutti voi. "Gli amici di Tareq sono miei amici" aggiunge, per poi tossire. Notate che la sua pelle è ispessita ed è piena di macchie chiare. Il suo corpo, pur essendo palesemente affetto da chissà quante malattie, è il corpo di un uomo temprato dal deserto. Fuori dalle Città-Stato, la vecchiaia è rara. "Ho fatto preparare tutto. Potete partire quando volete" dice ancora, prendendo la mano di Tareq con entrambe le sue mani, quasi come se stesse tenendo qualcosa di prezioso, ma con la paura che scivoli via come sabbia. "Imaad. Grazie" sono le poche parole di Tareq, che mette l'altra sua mano su quella del vecchio mercante, il suo sguardo pieno di rispetto, ma anche di pietas. "Non guardarmi così, Tareq! Le dune non mi hanno ancora sepolto" ridacchia il vecchio, con tono auto-ironico, per poi tossire nuovamente. "Hai rischiato. Molto. Se i templari di Raam scoprissero che hai aiutato dei ribelli..." inizia Tareq, ma il vecchio gli dà una pacca sulla spalla, interrompendolo. "Ah ah! Che bevano polvere, quelle facce di fango! Anche se non so impugnare una spada senza che mi tremino le mani, servirò la Fenice fino a quando non finirà la mia acqua" per poi voltarsi e dare indicazioni ad alcuni suoi collaboratori, ma porgendo l'orecchio a chi di voi vuole scambiare due chiacchiere con lui. Tutti
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Vash Quando ci ricongiungiamo al gruppo, resto appena defilato, ascoltando le reciproche cronache e definendo il punto della situazione. Lascio chi ha bisogno delle cure alle mani di Duran e mi siedo a terra, osservando gli altri da dietro i miei occhi alieni. I nuovi non sono male, grezzi ma efficaci È l'unico pensiero che mando a Tareq, mentre attendiamo la fine dell' haboob, che puntualmente avviene. Indosso il manto e la maschera e ricominciamo a marciare. Il deserto è implacabile e costringe ognuno a chiudersi nei suoi pensieri. I miei sono rivolti a tutte le risorse sprecate in quella caverna. In un mondo così atroce lasciare cibo e materiali potrebbe essere la discriminante tra la sopravvivenza e la morte. Fortunatamente al sorgere del sole che tinge di cremisi la sabbia polverosa, raggiungiamo il caravanserraglio. Questa ulteriore marcia mi ha costretto a dare fondo alle mie energie, sebbene sia resistente. La successione di eventi, d'altronde, mi ha lasciato senza altre alternative
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Umr'at-Tawil Quando Tareq ci rassicura che anche il problema ankheg è risolto, recupero Enkidu e mi riposo, sapendo che poi dovremo darci da fare per recuperare il tempo perduto a causa della tempesta. Per fortuna non ho ricevuto danni, quindi non necessito di cure, e mi basta il riposo che ho fatto quando è il momento di rimetterci in marcia. La marcia forzata è spossante, al punto da farmi talvolta desiderare di avere la resistenza dei miei antenati elfici o quella dei mul; per fortuna l'addestramento fisico e mentale ricevuto da Inanna riesce a sorreggermi fino a quando arriviamo alla nostra prima meta, il caravanserraglio! Vedendolo mi lascio sfuggire un sospiro di sollievo... quasi non mi sento più le gambe, e non vedo l'ora di rifocillarmi e riposarmi; inoltre quando ripartiremo avremo delle cavalcature, quindi non dovremo nemmeno stancarci troppo.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Azrakar (Red Sand) Ascolto il rapporto dell’altra squadra in silenzio, limitandomi ad annuire appena quando Ramek riferisce degli ankheg abbattuti senza perdite. Bene. Nessun peso morto da trascinare nel deserto. Lascio che Duran si occupi delle ferite causate dal colpo al fianco. Lividi. Nulla che meriti troppa attenzione. Rimango fermo mentre medica, respirando lentamente attraverso il naso, l’odore acre del sangue degli ogre ancora addosso. Quando Tareq ordina di finire il lavoro, non dico nulla. Non ce n’è bisogno. Nahil sparisce nel tunnel e ne riemerge poco dopo, il pugnale sporco di sangue scuro. Anche la proposta di Duran riguardo alla carne degli ogre svanisce rapidamente. Ancora una volta, concordo in silenzio con Tareq. Tempo e acqua valgono più della carne. Poi l’haboob finalmente si placa. Usciamo dalla grotta e l’aria del deserto mi investe il volto come una mano asciutta e familiare. Polvere. Roccia. Vento caldo che si spegne lentamente. Sollevo lo sguardo verso Ral, ancora rossiccia, nel cielo notturno. Riprendiamo la marcia. Tareq accelera il passo quasi subito. Una marcia forzata. Molti iniziano a cedere lentamente alla fatica delle ore. Lo sento dal modo in cui respirano, dal rumore trascinato dei passi. Ma il deserto non mi pesa. Non questa notte. Continuo ad avanzare senza rallentare, il corpo che segue il ritmo naturale della traversata come se fosse stato scolpito per questo. Passo dopo passo. Respiro dopo respiro. A volte supero persino la linea del gruppo prima di fermarmi appena, aspettando che Ramek confermi la direzione. Poi riparto. Non spreco fiato parlando. Conservo le energie. Osservo l’orizzonte. Cammino. E alla fine, dopo quella lunga notte di sabbia e fatica, il Sole Cremisi comincia a sorgere. La sua luce rossastra si riversa lentamente sulle dune e sulle rocce lontane. Stringo appena gli occhi. Laggiù. Il caravanserraglio emerge all’orizzonte come una sagoma scolpita nella polvere del mattino. Siamo in orario.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Ricongiungimento con la squadra Dapprima, vi prodigate per spegnere le fiamme causate dalla magia di Sargon. Umr'at-Tawil utilizza il suo potere psionico per emettere un raggio gelido, mentre Azrakar e Vash utilizzano pesanti tendaggi per privare le fiamme di ossigeno, estinguendole. Sargon risponde alla domanda del monaco, senza fermare la sua risalita verso l'ingresso: "Ho bisogno di prendere un po' d'aria. Nell'antro degli ogre c'è ancora troppo fumo... e puzza...". Vash è il primo ad avviarsi, mentre gli altri lo seguono a ruota. Il resto della squadra è al bivio, quindi vi ricongiungete facilmente. Sargon spiega che avete ripulito la vostra zona, lasciando in vita solo l'ogre con la catena. Ramek risponde: "Bene! Noi abbiamo ucciso due Ankheg. Nessun ferito. Poi siamo tornati qui: esplorare l'intero complesso di tunnel avrebbe richiesto troppo tempo, per ora è sufficiente". Gli Ankheg sono delle bestie in grado di scavare la terra, alquanto comuni su Athas. Nahil commenta riguardo al dubbio sul capo degli ogre: "Sì, la gerarchia degli ogre è basata sulla forza, non c'è dubbio. Per questo volevo stenderlo subito". Infine, Duran asserisce: "Per ferite superficiali, posso pensarci io" e si prepara a guarire i feriti. Tutti Tareq comprende la vostra scelta di lasciare in vita il capo degli ogre, ma ritiene un interrogatorio inefficace. "Gli ogre sono troppo stupidi. Non capirebbero le domande" proferisce, con tono di voce neutro. In tante altre occasioni, un'idea del genere sarebbe stata molto apprezzata, ma gli ogre sono proprio l'eccezione alla regola. "Nahil. Finisci il lavoro" dice, e Nahil, quasi con una sinistra soddisfazione, va rapidamente nella tana degli ogre, uccidendo l'ogre che, fin dall'inizio, aveva preso di mira. Il giovane Pugnale del Deserto riappare dalla galleria con il suo pugnale macchiato di sangue di ogre, che pulisce su una stoffa di pelle (una di quelle degli ogre, mezza bruciata), per poi gettarla via. Duran vede subito l'opportunità di trasformare gli ogre in razioni da viaggio, ma coglie anche il problema di fondo: "Vorrei tanto ricavare dagli ogre della carne essiccata, ma anche con le mie sostanze alchemiche, impiegheremmo alcune ore per farlo". Tareq scuote lievemente la testa: il gruppo ha già accumulato ritardo a causa della deviazione e della tempesta. Non hanno più molto margine. "Faremo rifornimento al caravanserraglio" afferma il Viandante del Deserto. La Fine della Tempesta Ramek controlla periodicamente lo stato dell'haboob. Non vi resta quindi che aspettare. Dopo circa mezz'ora, lo scout ha una piccola esultazione: "La tempesta è passata". Uscite dalla grotta e prendete un sentiero che vi porta a valle, scendendo dalle alture. La luna (Ral) rosseggia, alta, nel cielo. L'aria odora di polvere. Senza sprecare ulteriore tempo, ricominciate la marcia nella notte del deserto, questa volta con passo più sostenuto, cercando (per quanto possibile) di recuperare almeno una parte del tempo perso. Ramek fa cenno a tutti di bere dell'acqua, in quanto è importante mantenersi idratati. Dopo diverse ore, la marcia nel deserto diventa una marcia forzata, faticosa per il corpo e per la mente. Tutti La Fine della Marcia La notte è stata lunga, ma è giunta al termine. Vedete le prime luci dell'alba: il Sole Cremisi, lentamente, sta per sorgere. Tuttavia, grazie ad un notevole sforzo, avete recuperato parzialmente il ritardo accumulato. All'orizzonte, scorgete tutti quanti la prima tappa del vostro viaggio: il caravanserraglio. Tutti
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Umr'at-Tawil Osservo perplesso Azrakar, ma dopo un'attimo mi stringo nelle spalle. Il suo ragionamento ha una sua logica, soprattutto visto che pare nascere da esperienza diretta, quindi probabilmente ha ragione... e ormai è tardi per fermalo, quindi è inutile stare a lamentarsi. Il giudizio ultimo sulla validità delle sue azioni, ed eventuali punizioni, spettano a Tareq, non certo a me!
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Azrakar (Red Sand) Indico il tipo che combatteva con la catena "Il più pericoloso. Queste creature prendono il potere con la forza. Lui era il più forte... quindi il capo." A questo punto, senza aggiungere altro, afferro due degli enormi quadrelli del balestriere. Un ultimo sguardo verso i compagni. Vash già si è avviato pronto a dare aiuto a Tareq. Ne sollevo uno, lo abbasso con violenza proprio all'altezza del cuore del balestriere. Ripeto la stessa azione con l'altro che era armato di clava. Sono freddo. Glaciale, come se queste vite terminate non mi interessassero. Dentro di me però recito una docile preghiera per dei validi guerrieri.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Umr'at-Tawil "Concordo sul fatto di interrogarli, prima di ucciderli... lasciarsi dietro dei nemici vivi è il modo migliore per schiattare prima del tempo! Ma secondo te chi è il capo, tra questi tre? Io non lo sò... meglio aspettare" faccio notare ad Azrakar. "Andiamo a vedere come se la cavano gli altri, poi trorniamo quì e decidiamo tutti assieme... forse gli altri, soprattutto il capitano Tareq, hanno idee migliori delle nostre..." concludo, avviandomi verso l'ingresso della grotta. "Sargon, se ancora non ti sei ripreso abbastanza, e non te la senti di venire con noi, puoi restare quì e tenere d'occhio i nostri prigionieri..." dico al mio compagno, vedendolo ancora spossato dalla magia che ha lanciato.
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Il Fiore del Deserto (TdG)
Vash Il combattimento termina. Tutti e tre i grossi Ogre sono a terra. Tuttaviia non mi muovo dalla mia posizione nelle retrovie, osservo Umr'at-Tawil e Azrakar e ascolto le parole di quest'ultimo. Alzo le spalle, può fare quello che crede più opportuno con gli sconfitti. Sul mio volto non c'è nessuna espressione di reazione alle sue parole: la vita è dura su questo mondo ed io sono parte di quella vita. Attraverso le mie capacità mando un sentimento di urgenza, fretta... nella mente dei miei compagni e do loro le spalle, avviandomi verso il resto dell' unità e il Capitano. Non sono solito sprecare nulla, tantomeno il tempo. Tutto deve essere razionale, niente deve andare sprecato.