Tholin
E' passata una settimana molto impegnativa: entrare in contatto con vari mercanti, vendere la roba trovata sulla Biancospino, studiare il libro delle ombre, e comprare un pò di componenti per un'incantesimo che è apparso sul tomo.
Passo il pomeriggio a controllare e ricontrollare la procedura, per essere certo di non fare sbagli; poi, poco dopo il tramonto, mi chiudo nello studio e comincio il rituale.
Per prima cosa disegno con gessi colorati una serie di simboli mistici per terra, in una precisa configurazione; poi preparo il braciere con le erbe secche e i granuli d'incenso, e li accendo; quando il fumo comincia a spandersi per la stanza, inizio con i gesti e le parole; entrambi sono lenti e complessi, costringendomi a chiudere gli occhi per rimanere concentrato.
Dopo circa un'ora, smetto infine di cantilenare e gesticolare; sono stanco e sudato ma, quando apro gli occhi, sorrido vedendo che l'incantesimo ha avuto successo; la nebbia si è condensata in una specie di "bozzolo", che ora si dissolve, rivelando una bestiolina che si guarda attorno incuriosita.
Sembra una scimmietta, sebbene il suo pelo sia di un colore anormale: iridescente, quasi metallico, che cambia dal blu al verde a seconda dall'angolo da cui lo si osserva. Gli occhi sono dorati, l'iride di un colore più chiaro della pupilla, e la sclera è nera. La lingua, quando apre la bocca per sbadigliare, sembra più lunga del normale, somigliando ad un tentacolo.
La scimmietta è lunga sul mezzo metro, di cui metà solo la coda; si guarda attorno incuriosita, fino a quando fissa lo sguardo su di me, inclinando la testa di lato; istintivamente proietto la mia mente verso la sua, percependo il suo 'Padroncino?' con una vocina simile a quella di una bambina.
Ridacchio divertito, poi allungo le braccia con un gesto invitatorio, dicendole "Vieni?"
Lei non se lo fà ripetere due volte, e in un lampo mi sale sulle gambe e sul petto, e me la ritrovo sulla spalla e sulla testa, mentre mi esamina da vicino la faccia, arrivando persino a leccarmi una guancia e facendo una serie di versetti acuti. Le accarezzo la pelliccia, affascinato dal colore.
"Sembra acqua, acqua di mare... un pezzo di mare che ha preso vita! Mare... Umi, "mare" in elfico... si! d'ora in poi ti chiamerai Umi!" le mormoro entusiasta.
Scendo in cucina con l'animaletto sempre in spalla, giusto in tempo per sentire le ultime da Raftal.
"Se ti vuoi far ammaccare la faccia, fà pure, io non ci tengo!" gli dico in tono scherzoso.
"Preferisco la seconda opzione; l'idea di rimanere in buoni rapporti con Barut non mi dispiace, soprattutto se questo può aiutarci a trovare l'equipaggio per la nave. E, a proposito di soldi, la vendita della roba che avevamo ci ha fruttato la favolosa somma di 47 monete d'oro... ora siamo ricchi sfondati!" ironizzo.
Poi noto che tutti ossservano stupiti la scimmietta sulla mia spalla; prima che possa aprire bocca, però, lei salta sul tavolo e afferra un frutto, cominciando a mangiucchiarlo come se niente fosse.
"D'accordo... come stavo cercando di dire, lei è Umi; è un'essere magico che ho evocato con un'apposito incantesimo che ho imparato da poco; posso parlarle mentalmente, e anche vedere e sentire attraverso di lei, quindi è ottima come spia o esploratrice, anche grazie alla sua agilità e furtività; in caso di emergenza posso farla "sparire" momentaneamente in una... uhm, "sacca dimensionale", vale a dire una bolla della realtà tra il piano materiale e quello etero, creata tramite un'applicazione del teorema..."
Mi interrompo, notando lo sguardo sofferente di alcuni presenti, e il fatto che Umi ha lasciato perdere il frutto per sgraffignare una tartina alla crema.
"No, quella ti fà male... finisci il tuo frutto" le dico in tono paziente; mentre lei mi ubbidisce io continuo il discorso.
"Ok, niente più spiegazioni tecniche, ho capito! Comunque... Umi non è realmente "viva"; se dovesse "morire" potrei farla risorgere con lo stesso incantesimo di prima... che, ci tengo a farvi presente, dura un'ora e necessita di componenti particolari, quindi non è qualcosa che si possa fare nel mezzo di un combattimento. In linea di massima mi ubbidisce, come avete visto, ma è dotata anche di libero arbitrio... quindi, oltre a poter far di testa sua quando non la controllo, potrebbe interpretare le mie istruzioni in modo tutto suo"
Quando ho finito mi siedo a tavola, prendendo distrattamente il dolcetto e portandomelo alla bocca; prima di poterlo mordere, però, vengo interrotto da una serie di versi arrabbiati, mentre Umi mi guarda torva, come per dire "tu si e io no?"
Con un sospiro di rassegnazione le porgo il dolce, che lei prontamente afferra e sgranocchia; mentre mi servo una porzione di pollo e verdure, dico a Rhuna "Sai? Comincio a capire come ti sentivi quando facevo i capricci, da bambino..."