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Master, perché?


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Attanagliato da un'ipotesi, Vorrei raccogliere pareri (spero sinceri) sul motivo che ha spinto a diventare master e cosa nel farlo da più soddisfazione.

P.s..mi occorre anche sapere, nello specifico, se il gruppo è tra amici di vecchia data o sconosciuti

Grazie a tutti quelli che scriveranno.

 

Edited by nolavocals
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Ho cominciato come giocatore ma, all'epoca (ormai 15 anni fa) ero l'unico che si era interessato a leggere tutti i manuali a disposizione, e dopo un poco il DM ha mollato e sono subentrato io. 

Per un po' non ho più giocato (cambio di abitudini e impegni, amicizie diverse) poi all'università ho ripreso. Alternando tra giocatore e DM, perché nel nostro gruppo (6-7 amici) solo in due eravamo interessati a fare il Master. Prima o poi anche gli altri hanno provato, ma sul lungo periodo i DM siamo stati principalmente noi due.

Dopo l' università ho trovato un altro gruppo, ma era gente nuova ed è stato "necessario" che fossi io il DM. E lo sono tutt'ora.

Mi piace giocare, ma mi piace di più organizzare la partita, scrivere ambientazioni e personaggi, disegnare dungeon e creare mostri. 

 

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È uno sporco lavoro, qualcuno dovrà pur farlo. A me piaceva farlo (e mi piace ancora) 😄

2 ore fa, nolavocals ha scritto:

e cosa nel farlo da più soddisfazione.

Se da soddisfazione lo fai. Se non da soddisfazione non lo fai. 

E no, non starò a stilare una classifica del mio dietro le quinte e dei miei altarini creativi, semplicemente perché una volta può essere una cosa e una volta può essere tutt'altra (una buona idea è sempre una buona idea), oppure un concatenarsi di cose in e off che avvengono durante o dopo una scena. 

2 ore fa, nolavocals ha scritto:

...mi occorre anche sapere, nello specifico, se il gruppo è tra amici di vecchia data o sconosciuti

Chiedo venia, ma non ho voglia di sedermi sul sofà e far Diemmeanalisi, specie se il dubbio dubbioso non ce l'ho io. 

 

L'ipotesi qual'è?

Edited by Nyxator
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3 ore fa, nolavocals ha scritto:

Attanagliato da un'ipotesi, Vorrei raccogliere pareri (spero sinceri) sul motivo che ha spinto a diventare master e cosa nel farlo da più soddisfazione.

P.s..mi occorre anche sapere, nello specifico, se il gruppo è tra amici di vecchia data o sconosciuti

 

 

ho cominciato come PG nel 1990 ,

ma ho subito capito che mi sarebbe piaciuto fare il DM in giochi come D&D .

per poter usare orde di mostri .

poi mi son affinato ,

 ed ho aggiunto il veder crescere i PG e come si pongono alle sfide ,

 ma il motivo base , son sempre i mostri .

cominciai con vecchi amici ,

 ma a causa di vari fattori ,

 ora ho in buona parte gente con cui  ho contatti solo per il GDR .

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Sono diventato master perchè dovevo prendere l'iniziativa e come giocatore non trovavo nessun gruppo (ai tempi non conoscevo granchè dell'ambiente). Allora ho letto il manuale del giocatore di dnd e ho organizzato il mio primo gruppo. Ho giocato con tantissime persone diverse, quindi non ho un vero e proprio gruppo stabile. Ho anche smesso con dnd e pian piano ho iniziato a leggere altri giochi che mi hanno insegnato l'abc del master (primo tra tutti il manuale di Dungeon World il cui capitolo sul Game Master è secondo me una tappa necessaria).

Mi piace fare il Master perchè mi piace ascoltare le idee dei giocatori e creare insieme a loro un mondo da zero. Una volta creato il mondo la soddisfazione più grande è vedere come lo fanno mutare e come prendono strade per me imprevedibili (e perchè no...vedere anche come lo distruggono!). A fine sessione sono felice se capisco di aver ascoltato i giocatori e di aver fatto valere le loro scelte.

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Ho cominciato a giocare moltissimi anni fa, con la scatola rossa ed ho sempre fatto il giocatore. Nel tempo il mio gruppo ha messo su famiglia (ed anche io) con l'avvento della quinta il nostro storico master ha deciso di "mollare" ed io sono stato scelto per sostituirlo.

Che dire.. mi piace, ho la mania di inventare indovinelli e dilemmi morali, sono riuscito a reinventare e dare nuova vita al nostro gioco.

Non sono molto bravo con i regolamenti e i tecnicismi ed anche la gestione dei combattimenti e', a volte, lacunosa.

Gioco con gli stessi amici di gioventu' anche se, nel corso del tempo, ho giocato anche con gruppi diversi.

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Ho iniziato facendo il master perché sono stato io a "scoprire" il gioco nell'estate del 2001, tra la prima e la seconda liceo, a comprare i manuali (D&D 3) e a proporlo ai miei amici di scuola con cui giocavo a Magic. Dopo la prima avventura ci siamo dati il cambio, e siamo andati avanti ad alternarci per tutti gli anni del liceo (snobbando allegramente la 3.5). Verso la fine della scuola ho perso il personaggio e ho mollato per un po' D&D.

Nel frattempo ho fatto il giocatore a Vampiri, partecipando a varie mezze campagne con amici di scuola e, successivamente, compagni di università. Ho anche provato a fare il Narratore ma non è durata.

Dopo qualche anno di pausa sono tornato ai gdr nel 2010/11 quando sul posto di lavoro ho conosciuto persone curiose e senza esperienza, motivo per cui ancora una volta ho dovuto fare il master. Ho proposto prima Vampiri, poi D&D (sempre la terza edizione,  visto che avevo i manuali e non entrando in un negozio dedicato da un bel po' non sapevo neanche dell'esistenza della quarta edizione nè delle differenze tra le diverse incarnazioni del gioco). Dopo la prima avventura una giocatrice si è proposta come master, così ho fatto da giocatore per qualche anno, fino alla conclusione della campagna. 

Nel frattempo uno dei giocatori mi ha proposto di masterare una campagna per alcuni suoi amici (ora anche miei), che è diventato il mio gruppo di gioco "numero uno". Nel frattempo ho anche dato il via a una campagna di Vampiri, pescando i giocatori tra quelli delle campagne di D&D (ormai Pathfinder).

Fino a quel momento avevo fatto per lo più il master per necessità, facendo il giocatore volentieri appena è né presentava l'occasione. Ma con quelle campagne qualcosa è cambiato. Ho iniziato ad amare particolarmente "dirigere la baracca". In primo luogo perché ho iniziato a fare confronti tra il modo in cui gestivo le mie campagne e il modo in cui era masterata quella in cui facevo da giocatore ("uhm, io questo l'avrei fatto così, qui avrei fatto cosà, ecc"). In secondo luogo perché ho scoperto l'OSR, i suoi blog e i vecchi regolamenti (in particolare OD&D) e ho iniziato a riflettere su tutta una serie di cose e ad applicarle al tavolo con grandi soddisfazioni sia in one shot dedicate che nella campagna storica di Pathfinder. Oggi preferisco di gran lunga arbitrare più che giocare.

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Ho iniziato seriamente a fare il DM quando, con un gruppo di amici del liceo, abbiamo comprato in società i manuali 3.5. (Prima avevo avuto qualche esperienza con AD&D 2e, sia con loro che con altri, sia come giocatore che come DM, ma sempre in modo sporadico.)

Nessuno di noi aveva mai giocato con quell'edizione. Si trattò di scegliere chi avrebbe masterato e il consenso fu unanime. Nel gruppo sono sempre stato quello con il pallino di "smontare le cose per vedere come funzionano", e di inventare cose nuove e provarle. Sospetto, poi, che l'altra ragione per cui la scelta ricadde su di me è che ero un discreto rompiscatole, fin troppo puntiglioso e scrupoloso, e quindi gli altri preferivano avermi dietro lo schermo che davanti 😂

Sono passati molti anni. Ho fatto il DM molto a lungo con quel gruppo, poi con altri gruppi, sempre più numerosi, anche di gente che non conoscevo affatto. Nel frattempo il mio gruppo "storico" di amici del cuore si è dissolto da anni.

Il ruolo non mi dispiace, mi permette di dare libero sfogo alla mia vena creativa e di sperimentare nuove idee (temi, ambientazioni, meccaniche, regolamenti interi...) sulle povere cavie che accettano di giocare con me. Ciò nonostante mi piace anche fare il giocatore, lo trovo rilassante, e vorrei riuscire a farlo più spesso.

Ora sono curioso di sentire l'ipotesi che attanaglia @nolavocals... 🙂

 

 

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Un giorno (avevo sugli 8 anni) un tipo odioso in ludoteca parlò di un gioco che si faceva "con le parole". Noleggiai la redbox, non ci capii un tubo e lasciai perdere. Tuttavia cominciarono ad uscire i Librogames e la cosa mi piaceva, anche se ero del tutto votato alla creazione di videogiochi - penso fosse la voglia di esprimere qualcosa di mio, di creare. Sin da bambino pativo un casino la noia, non so perché, mi sentivo un magone crescere in gola perché dovevo fare qualcosa, ma non sapevo cosa.

Arraffai una copia di Uno Sguardo nel Buio, non ci capii un assoluto fico secco e allora creai una homebrew che funzionava così: livello +1d20 vs difficoltà uguale colpo a segno, 1d6+livello uguale danno che fai, livello + armatura uguale difficoltà di colpirti, 20hp +1d6 per livello. FINE. Il livello saliva ogni avventura.

Costrinsi 4 amici mezzo analfabeti a giocare, e ci divertimmo come bestiole. Ogni dungeon era fatto un minuto prima di iniziare, con stanze circolari collegate da righe. Trappole, mostri e al termine di ogni dungeon un premio (generalmente un pezzo di un set: armatura magica, arma magica). Tutto molto shonen, era l'inizio di quell'epoca, Cavalieri dello Zodiaco e Cinque Samurai.

Comprai D&D non-so-quale, il gioco divenne un poco scientifico, coinvolsi altra gente. Qualcuno scrisse la saga, facevo anche il mezzo giocatore, il mio Ladro di 12esimo uccise sua moglie al matrimonio, la spada maligna aveva preso il sopravvento, il chierico si imbarcò in un'avventura fuori di testa per recuperare l'anima di mia moglie, poi se la sposò lui e perse i voti.

Quindi comprai il primo gioco non D&D, RIFTS, e imbastii una campagna con DICIOTTO giocatori, a volte anche 8 al tavolo. Ho 24 manuali geografici di un gioco cui basta quello base.

Siccome ero l'unico che ci capiva qualcosa, facevo giocare i metallari a Vampiri (ho tenuto un gruppo live con oltre 50 iscritti), ho fatto giocare la gente al servizio militare, ho giocato con quasi ogni ragazza avuta e i suoi amici, ho masterizzato campagne di Ruolovivo in mezzo mondo... ho giocato con americani, francesi, russi (e russe), cinesi, austriaci, tedeschi e mi pare una volta anche con un pisano...

...e tuttavia non sono mai diventato nerd. Non ricordo a memoria UN SINGOLO valore o regola che siano, non mi frega che il gioco sia bilanciato, non mi frega di stroncare goblin e lo trovo assurdamente noioso, direi che il 90% di quello che leggo nei manuali di GDR mi sa di noioso e inutile (o un poco nerd...). Se la spada fa 1d6+2 invece che 1d6+3, chi cavolo  mai verrà a punirti? Il Dio della Regola Inventata?

Ho una collezione di una novantina di sistemi, me ne piacciono due o tre, quelli bruttarelli (tipo RIFTS appunto).

ODIO i libri fantasy, scrivo science fiction per hobby e contemporaneo per vocazione. ODIO guerrieri, maghi, draghi, tutta questa roba qua. Eppure l'ho  messo in scena milioni di volte.

No, non trovo signficativo il GdR come attività propedeutica a livello sociale - un sacco di sfigati che ho conosciuto sono rimasti tali, io non sono cambiato di una virgola. Non è neppure che il GdR mi permetta di esprimere qualcosa, che mi dia amici o che mi faccia evadere dalla realtà, io amo la realtà - la adoro proprio e ne vorrei tantissima di più per tantissimi anni ancora.

Quindi perché Master?

"Molto più di quanto siate disposti ad ammettere, è la fortuna a regolare le vostre vite".

Uno si trova un giorno in ludoteca, ascolta un ragazzo antipatico, e vai. Se parlavano di moto, magari ero in pista.

Edited by Severance
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Un giorno un mio amico mi disse “ti piacerebbe giocare storie come nel signore degli anelli?” EH BEH! Da lì iniziò una campagna con un master molto bravo che però poi trovò una ragazza e passammo a un altro in un negozio in cui si giocava e parlava di questo tipo (e altri) di giochi. Dopo un po’ volli introdurre il gioco a un altro mio gruppo di amici e decisi di iniziare a masterizzare in 2ed. Poi uscì la 3ed e iniziai una campagna da DM con la terza con quel gruppo, poi integrato con alcuni dei giocatori del primo gruppo, che non passò in 3ed. Alcuni giocatori uscirono altri entrarono, tra cui i negozianti del negozio di cui sopra.

oggi gioco e masterizzo diverse edizioni, ambientazioni e avventure e lo faccio perchè adoro creare, immaginare situazioni e creare una storia insieme ai miei giocatori.

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Con i gruppi storici con cui giocavo (dalle superiori in poi) ci siamo sempre alternati nel ruolo di master, gruppi che però si sono sfaldati per trasferimenti, lavoro, famiglia... la vita insomma

dopo una lunga pausa (più di 10 anni) ho ripreso a giocare con un gruppo nuovo, e dato che ero quella con "più esperienza" è stato naturale che fossi io la DM.

Cosa mi piace di più del fare la master? Creare mondi, storie, personaggi e poi... vedere che ne fanno i giocatori! La sorpresa nello scoprire come le cose che io ho solo immaginato prendono vita e cambiano entrando "in contatto" con i pg e la fantasia dei ragazzi con cui gioco è in assoluto il divertimento maggiore

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Il 5/9/2021 alle 19:06, Nyxator ha scritto:

È uno sporco lavoro, qualcuno dovrà pur farlo. A me piaceva farlo (e mi piace ancora) 😄

Direi che questa frase sintetizza il concetto. Personalmente iniziai con la scatola rossa comprata in un negozio di giochi, dopo aver letto l'introduzione provai a giocare con gli amici di casa (disastro totale) e con alcuni compagni di scuola con cui iniziò il primo gruppo. Poi tramite un annuncio incontrammo un gruppo di giocatori più organizzati e da lì partì la fase associativa con ritrovi tornei ecc. (meravigliosa! almeno a fine '80 inizio '90) ma il master del gruppo ero sempre io e nessuno chiese/propose cambiamenti e la cosa mi andava bene. Il gruppo poi è cambiato con altre persone conosciute all'interno dell'associazione ma è sempre stato un gruppo di amici anche perchè erano gruppi molto stabili, potevi essere uno sconosciuto le prime volte che giocavi ma dopo anni....

Smesso per motivi di famiglia/lavoro ho ripreso cercando di recuperare qualche vecchio giocatore ed aggiungerne qualcuno nuovo tramite annunci su internet, ora abbiamo un gruppo con due vecchie leve e tre nuove ma possiamo definirci tutti amici (ritrovarsi una sera la settimana sul lungo periodo fa quest'effetto) anche se tra gli impegni personali ed un giocatore particolarmente insistente questa volta ho chiesto il cambio che mi è stato dato volentieri

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Ho cominciato perché non riuscivo a portare mai a termine una campagna come giocatore, quando ho cominciato ero un vero disastro (red box) ma poi ho capito di essere lo spettatore principale della storia ed ancora oggi è il principale motivo per cui mi piace masterare, seguire i personaggi vederli crescere conoscerne la storia e usarla per loro , vedere come gli eventi si evolvono tramite le decisioni del gruppo, è un piacere scoprire una storia di cui si sono tracciate le linee guida ma che nessuno sa dove portino nemmeno il master, mi da un bellissimo senso di avventura e ignoto, ma ora ti porgo io una domanda. Qual'ė questo tuo dubbio ?

 

P.s. di solito gioco anche con persone che portano i miei amici , dopo un paio di sessioni è come essere tra familiari. 

Edited by Giacomo56
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Quando cinque anni fa fui avvicinato al gioco di ruolo, a fare da master fu il fratello maggiore di uno dei miei amici giocatori. Master da venti-trent'anni, ci ha catapultato in una versione semplificata della 3.5 e con un'avventura inventata. Ma lui fece il master giusto per introdurci al gioco: per la sessione successiva, fui scelto dal gruppo come master! 🤣 Letteralmente catapultato nel ruolo, accettando questo fardello. Non sapevo niente come i miei giocatori, ma forse è stata questa la parte migliore.

Fare il master ora mi appaga tantissimo. Non è la smania di potere o protagonismo ovviamente, giammai! E' vedere lo stupore, il terrore, i sorrisi e le risa, la rabbia, sui volti dei giocatori miei amici. E' sentirmi io stesso un libro (piuttosto, un librogame!) e far provare emozioni ai giocatori con le mie storie, le mie baggianate dette e fatte dai PNG, le mie descrizioni. Sapere di aver suscitato grandi emozioni lo trovo più appagante di provare quelle stesse emozioni io stesso.

Mi piace pensare al fatto di essere ricordato per quello che ho fatto provare di buono agli altri.

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  • 2 weeks later...

Essenzialmente perché nel mio gruppo bene o male a turno ci provavano tutti, e quindi ho finito col dirmi "e io chi sono?"... Poi avevo i miei progetti da testare/collaudare ed il ruolo di master mi permetteva di avere cavie a disposizione.

La cosa più bella è sempre stata l'eccitazione di inventare storie, vederle prendere forma, farle crescere fino a prendere direzioni inaspettate, lasciarmi stupire dal punto di vista dei giocatori che era invariabilmente diverso dal mio.

 

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  • 3 weeks later...

beh avevo iniziato anche io come molti altri che vedo qui sopra iniziare come giocatori. La mia prima esperienza era stata tra uno stacco di un mio amico Master (giocavamo ad un gdr homebrew di sua creazione) , poi ho giocato con credo il miglior Master del mondo (parlo personalmente, credo che sia stato il top del top, e credo che sia stato lui a mettermi della curiosità). e mi sono detto "Perché no? e che ci vuole"?. Ho cominciato a fare una campagna intera con un regolamento homebrew di mia creazione, è stato divertente creare il mondo di gioco , la quest principale e vedere come gli altri giocatori (miei amici) si approcciavano, ammetto che era più la voglia di interpretazione che mi spingeva ad andare avanti (impersonare i png mi piace un sacco) , soprattutto perché ai quei tempi disegnavo un sacco, o comunque riuscivo a dare forma a dei miei personaggi, e lo step successivo era quello... di dargli ancora più vita interpretandoli in gioco. poi anni sono passati e mi sono detto "ok mi serve qualcosa di più professionale" così sono passato a comprarmi un poco di manuali di gioco e vedere se potevo divertirmi con l'interpretazione per me ed i miei giocatori senza troppe regole ma comunque avere non saprei dire.. dei meccanismi , qualcosa che poteva rendere più interessante il gioco. Ammetto che più passa il tempo più mi piace Masterare che giocare, come giocatore ammetto che sono diventato più "esigente" , esempio

perché questa razza è presente nel manuale? ma non si può giocare? lo trovo stupido se fossi io il master farei le cose diversamente ecc ecc..    oppure se avessi masterato io questa cosa l'avrei gestita meglio   . ho capito che avere delle limitazioni in certi sensi (che di base il giocatore ha) il master non c'è le ha, il master può mandare a quel paese un certo tipo di regola , può decidere che tipo di arma si troverà dentro il tesoro di fine dungeon, e soprattutto può decidere che png può giocare, di che sesso, razza, e classe e livello, e questa cosa mi fa troppo gola ed ormai non ne posso più farne a meno. 

 

mi scuso se l'ho tirata per le lunghe ma ho scritto a manetta , si potrebbe dire che mi sono lasciato trasportare dalla cosa, la domanda è piuttosto interessante. ah si.. non ho risposto alla seconda, di solito gioco con il solito gruppo di amici ma negli anni ho giocato con altre persone, sfortunatamente non con tutte e stato un piacere giocare per evitare di far nomi visto che alcuni esempi si trovano anche qui sul Forum. 

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      Terza idea è che un elemento del viaggio, ovvero l'esotismo dei luoghi, sia stato "ucciso" rendendo ogni singolo luogo già esotico. Se nella mia città ci sono elfi, maghi, torri fluttuanti, se so che ovunque possono esservi draghi e bestie distorcenti e paladini sacri... ogni cosa mi sembrerà abbastanza sciatta, se non uniforme - immagino altri DM si siano trovati nel problema di quanto alte dovessero essere le statue per impressionare PG di Livello 15... Gli elfi so come sono, i draghi li ho veduti ovunque, chiunque con intelligenza media può fare il mago e insomma, è come andare da Firenze a Venezia. Se invece andassi da Firenze in un villaggio di veri Elfi ricavato nelle sequoie, che sembrano circondati di un alone luminoso, parlano col vibrafono e fanno levitare le cose io allora si che mi stupirei. Se no insomma, i bei monumenti ce li ho anche io. Ecco dunque: occorre che l'esotico sia tale sin dall'origine, limitando però per conseguenza le opzioni che riguardano i personaggi alla loro creazione.
      Quarta idea è che pochissima attenzione è data alle interazioni con le culture e i luoghi. Ci sono moltissimi interessanti problemi che tanti sistemi tagliano corto. Il primo sicuramente è la lingua. Vi sono poi usi e costumi, c'è una certa "sopravvivenza urbana" (come ti procuri il cibo? Dove dormi? Dove puoi e non puoi andare? Dove trovi quello che ti serve?) e ci sono obblighi che magari qualcuno deve assolvere. Come ti procuri il cibo per la prossima tranche di percorso? Che mezzi e informazioni puoi ottenere? Se queste cose fossero introdotte a livello sistemico (e introdotte in modo piacevole), invece magari di infognarsi sui Tiri Salvezza, forse avrebbero dato origine a una tradizione diversa del GdR. Un'ipotesi poco esplorata è quella del trading: un ninnolo in una città orientale potrebbe valere molto all'altro capo del mondo, dando vita a un meccanismo di commercio su minuscola scala con cui divertirsi. E un resoconto di viaggi con mappe e note ha fatto la fortuna di alcuni, perché non dovrebbe essere così per i personaggi?
      In ultima analisi direi che il viaggio avventuroso implica una mèta, quindi presuppone una linearità di trama. Un GdR come Ryuutama stabilisce che chiunque nella sua vita affronti almeno una volta un pellegrinaggio, ma è un gioco più valevole per delle one shot. D&D è un simulatore sicuramente più ampio e "multidimensionale", la trama si può biforcare in mille modi diversi simulando dungeon, spostamenti, guerre, perfino trame introspettive se uno si impegna. Il "viaggio" non ha mèta, non ha destinazione. Se vi fosse una destinazione, vi sarebbe la parola "fine", ad un certo punto. D&D non dichiara mai la propria fine. Ecco anche perché il viaggio è meno prevalente - non potresti fare qualunque avventura, ma solo quella proposta dalle regole. Un GdR sull'Odissea prevederebbe un ritorno a casa, questo porterebbe alla fine del tutto e limiterebbe il contesto.
      Direi quindi che creare un GdR focalizzato sul viaggio in quanto tale porterebbe a un buffo paradosso: la parte che di solito è la più interessante di un'avventura diviene la meno attuabile, salvo che non si cambino molti dei paradigmi che sono di fatto la base del GdR stesso.
      Se a qualcuno interessa il tema possiamo discutere, per ora prendetelo più come un appunto.
    • By Duodeno
      Buonasera, come forse avete visto dal messaggio di presentazione sono totalmente nuovo a qusto mondo. Grazie a Luxastra mi sono avvicinato al gdr cartaceo ma non so da dove iniziare. la mia domanda è sicuramente agli occhi dei giocatori banale, ma per me è molto pragmatica. A livello di investimento, sia di tempo che economico, a quale gioco conviene dedicarsi imparando le regole? mi spiego meglio: preferirei uno tra i 2 piu giocati come Pathfinder 1e o 2e o D&D. Dato che le regole e i personaggi cambiano un po vorrei concentrarmi su uno solo di questi. diciamo che senza sapere nulla preferirei pathfinder 1 visto che poi vorrei giocare al pc kingmaker su cui è basato, ma essendo una versione vecchia troverei le persone disposte a giocarci oppure si segue l'onda del gdr piu recente? per favore siate tolleranti con me aahahahahah
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