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JaN

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  1. La mia risposta breve, per quanto concerne la mia esperienza di master, è "non più di una volta e solo per fare scena". Ora, se vuoi una risposta meno breve vedi sotto. Ho provato robe simili in due occasioni,la prima volta ho fatto lo sbaglio di metterci dentro delle azioni nel "passato" che potessero avere conseguenze sul "presente" con tutte le conseguenze del caso (ossia dover scegliere tra forzare i giocatori verso un'unica strada è togliere loro ogni possibilità decisionale oppure arrivare ad una incoerenza tra "passato" e "presente").era un gioco a tema fantascientifico ma pe
  2. Oddio, "depersonificazione" è una parola con troppe lettere, non mi bastano i neuroni! Però il concetto era proprio quello
  3. Se dovessi essere ultra-pignolo chiederei di inserire la dicitura "voce narrante", perchè è la descrizione più calzante di quello che - a mio umile avviso - dovrebbe essere il ruolo. Però anche "narratore" è già un'ottima approssimazione ed è il termine che, le prime volte che mi sono cimentato nel ruolo, ho cercato di usare. Poi nel quotidiano si usava sempre il termine "master" e non sono mai riuscito a disintossicare il gruppo con cui giocavo da questo termine arrivatoci dalla perfida albione (giusto per restare in tema col fuori-tema)
  4. E' probabile, ora che me lo fai notare... [EDIT] ripensandoci ho realizzato che buona parte di quello che ho scritto dopo questa frase non c'entra lo scopo della discussione e va fuori tema. Meglio cancellarlo! [/EDIT] Devo dire che però non mi sono mai sentito palesemente forzato o "trascinato".
  5. Visto che finora mi pare che bene o male la risposta oscilli tra il "sì" ed il "dipende", mi inserisco per dovere di varietà. Premesso che sono fermamente convinto che sia un'esperienza da fare per apprendere il "mestiere delle armi" del gidierrista, la mia risposta è NO Sicuramente è una questione di carattere e di modo in cui si vive la cosa, ma per me fare il master è sempre stato fonte di ansia molto più che di divertimento: 1) prima ancora che richiedere tempo come già altri hanno fatto notare, fare il master richiede VOGLIA. Penso a quando andavo all'università: i lun
  6. Beh, io ho sempre avuto la tentazione di andare ad appoggiare l'orecchio e guardare dalla toppa della serratura 🙄
  7. Evitare i buchi di trama e le incongruenze era la parte più faticosa ed ansiogena del mio lavoro come master (oltre che una fonte di frustrazione quando io per primo arrivavo ad un punto della storia in cui mi accorgevo di non esserci riuscito), ed il motivo per il quale in tali vesti non riuscivo mai a durare a lungo... il mio record è CREDO sei-sette mesi di masteraggio, poi sono andato in burnout e mi sono fatto da parte per ricaricarmi e ripartire in attesa che il cervello fosse sufficientemente refrigerato. Diciamo che ho imparato sulla mia pelle che come master non sono in grado di preve
  8. Ai bei tempi del liceo/università noi si giocava al sabato pomeriggio, indicativamente dalle 14:30 / 15 fino alle 18:30 / 19 (ricordo ancora il treno per tornare a casa che partiva intorno alle 18:47 oppure alle 19:17, ero ancora senza auto). Poi con il lavoro cominciammo a giocare la sera in infrasettimanale, inizialmente dalle 21 fino a mezzanotte, poi finendo sempre più presto ed iniziando sempre più tardi. Diciamo che negli ultimi anni facevamo due orette scarse. Onestamente al di là dell'umano dispiacere del non poter dedicare più tempo ad una cosa che mi piace (lo stesso dispiacere
  9. Ho sempre fatto ricorso alla "stanzetta attigua",rapendo l'interessato e lasciando che fosse poi lui a decidere come gestire la cosa.certo così tutti sanno che lui ha visto o sentito qualcosa che gli altri non sanno,ma allo stesso tempo rendo plateale che loro non lo sanno e quindi devono comportarsi di conseguenza (o farmi incavolare,con esiti potenzialmente peggiori!)
  10. "Saltuariamente" a entrambe le domande. Al di là di tutto quanto, mi sono capitati momenti in cui un'imbeccata è stata necessaria, immagino possa capitare di arrivare ad un punto in cui ci si guarda a con aria bovina ci si dice: "e mo'?" Anche perché in fondo uno dei piaceri del giocare di ruolo mi deriva dal soddisfacimento della curiosità del capire dove il master vuole andare a parare, quindi se vedo che "da solo non ci arrivo" un aiutino per andare avanti con la storia non è che mi infastidisca. Poi esattamente come negli esempi che hai fatto "c'è modo e modo", i giocatori devono aver
  11. Non so se e quanto possa interessare e/o essere utile, visto anche se sono passati un po' di mesi dal post... All'epoca dello sviluppo del mio gdr mi ero anche messo a sviluppare una procedura per la creazione di sistemi solari. Se può essere d'ispirazione, è qui
  12. Beh, andando banalissimamente a statistica... Nel gruppo in cui ho giocato per parecchi anni, contando anche chi è andato e chi è venuto siamo in 8 ad esserci cimentati nell'impresa di fare da master (cosa che per inciso è stata una bella palestra, vedere come gli altri gestiscono il ruolo mi ha permesso di imparare tanto... copia un approccio da tizio, aggiungi il modo di fare di caio... penso che sia vedendo gli stili di tante persone che puoi maturare un "tuo" modo di masterare). Tornando sul pezzo: in maniera del tutto personale, ritengo di aver fatto un po' meglio di un paio di
  13. Mai avuta l'esperienza dello "spiegone" al di là di una descrizione dell'ambientazione. Un riassunto un po' dettagliato del sistema di gioco potrebbe avere senso con giocatori "novelli": nella mia primissima esperienza (Martelli da Guerra, sono passati... oddio, 15 anni? Forse di più) mi avrebbe fatto estremamente comodo e quasi di sicuro mi sarei meglio orientato sulla scelta del PG - mettermi a fare un druido (ma poi, un druido io??? Io che ho la coscienza ecologica di un AD della Monsanto?!) per poi scoprire che avevo delle limitazioni che non condividevo è stato un grosso malus al mio dive
  14. quindi dovrei fare un enigma che mi paia quasi impossibile da risolvere, così probabilmente ai giocatori sembrerà una banalità =D! Scherzi a parte, è il grosso dubbio che avevo io, ossia la paura di creare qualcosa di frustrante con l'obbligo di dovermi inserire a gamba tesa per dare loro la giusta "imbroccata". Farò qualcosa di semplice ma che li obblighi a girare per trovare quello che serve loro (ed intanto si guardano in giro, dovrò immaginarmi bene gli ambienti per renderli interessanti ma quello mi viene abbastanza facile, è il resto che mi difetta!). Mi sono buttato giù uno schizzo
  15. L'alchimista degli orrori. fuga + esplorazione Fine XVII secolo. La piccola cittadina di Bittermock, nel Maine. Trecento anime in tutto (tutti miti e rispettosi puritani, ovviamente). Qui si è da poco trasferito uno strano forestiero. Le donne del posto nel loro consueto chiacchiericcio serale dicono che sia uno studioso europeo (c'è chi dice arrivi dal Galles, altri dalla Cornovaglia, altri ancora dalla Normandia). La routine del villaggio è stata scossa da questa novità, e tutti guardano con sospetto il nuovo venuto ed i suoi strani modi: parla in maniera molto affettata, usando parole
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