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Perché D&D 5a Edizione ha avuto successo e la 5.5 sta fallendo

  • Mi sono imbattuto in questo articolo quasi per caso e devo dire che mi ci sono ritrovato pienamente. Condivido praticamente ogni parola dell’analisi proposta, soprattutto quando mette al centro non tanto le singole regole, ma quel “sentire” profondo che rende D&D davvero D&D.

    Per questo ho deciso di tradurlo integralmente in italiano, così da renderlo più accessibile anche a chi non ha voglia di affrontarlo in inglese, ma potrebbe trovarci spunti interessanti, condivisibili e, forse, anche un po’ dolorosamente veri.


Mettiamo subito in chiaro una cosa prima di inoltrarci nella palude.

Io non ho interessi personali in questa disputa.

Gioco a ciò che mi piace, ignoro ciò che non mi piace e vado avanti con la mia vita. È una strategia sorprendentemente efficace che raccomando caldamente a chiunque stia attualmente scrivendo il suo quattordicesimo manifesto su Reddit riguardo alla “morte dell’hobby dei GdR”. Per quanto mi riguarda, la migliore versione di D&D è già uscita decenni fa, AD&D 2a Edizione, e intrattiene fan come me da decenni, senza chiedere un rebranding, un aggiornamento delle regole o una campagna di marketing con parole alla moda come “evoluzione”. Esiste e basta, nella sua gloriosa magnificenza.

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Credo che, tra tutti i giochi che incarnano l’Ethos di D&D, AD&D 2a Edizione sia quello giusto. È il più D&Doso dei D&D, e penso che sia per questo che resta il mio preferito in assoluto.

Quindi, qualunque cosa decida di fare Wizards of the Coast con il gioco moderno? Interessante, certo. Importante? Non proprio. Le loro vittorie e le loro sconfitte non mi tengono sveglio la notte. Sono più un osservatore curioso che un azionista preoccupato.

Però mi interessa la traiettoria di Dungeons & Dragons e dell’hobby dei GdR nel suo complesso. Il modo in cui cambia, il modo in cui inciampa, il modo in cui a volte inciampa nei propri lacci insistendo sul fatto che voleva farlo apposta. È affascinante. E, cosa ancora più importante, offre buone occasioni di scrittura. E se questo blog deve parlare di qualcosa di rilevante nel gioco di ruolo da tavolo, deve parlare di D&D.

Quindi ecco la situazione.

Dungeons & Dragons 5a Edizione non è stata soltanto un successo; è stata un fenomeno. Ha trascinato il gioco fuori dall’oscurità di nicchia e lo ha spinto sotto i riflettori del mainstream. Podcast, streaming, partite con celebrità, non potevi lanciare un d20 senza colpire un nuovo giocatore. Ha fatto niente di meno che dare il via a un’età dell’oro di Dungeons and Dragons.

Poi è arrivato il suo cosiddetto successore: Dungeons & Dragons edizione 2024, 5e Revised o 5.5, o qualunque nome stia usando questa settimana. Un gioco arrivato avvolto in affermazioni audaci, sicurezza aziendale e quel tanto di ambiguità sufficiente a farti chiedere se stessi comprando una nuova edizione o una patch software.

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Avevo i miei problemi con D&D 5a Edizione, questo è fuori discussione, ma nessuno avrebbe mai potuto accusare la 5e di non essere un membro a pieno titolo di Dungeons and Dragons. Era un gioco che aderiva all’ethos di D&D in tutto e per tutto.

E nonostante sia stato etichettato da Wizards of the Coast come “il D&D più venduto di sempre”, un’affermazione con poche prove che meriterebbe un’indagine tutta sua, è atterrato con tutto l’impatto di una palla di fuoco umida. Nessuna esplosione. Nessuna scintilla. Solo un quieto sfrigolio. La reazione della fanbase è stata crudele nel migliore dei casi, apertamente piena d’odio nel peggiore.

Quindi la domanda è semplice: che cosa è successo? Perché è successo?

E forse, cosa più importante, come si fa a seguire un’oca dalle uova d’oro servendo uova strapazzate?

Entriamo nel merito.

Ci siamo già passati

La storia non si ripete, ma in D&D sicuramente ritira il dado.

L’intera situazione della 5.5 non è nuova. Non è sorprendente. Non è nemmeno particolarmente creativa. Abbiamo già visto esattamente questo episodio, solo con un branding peggiore e meno reazioni su YouTube.

Riavvolgiamo fino alla fine degli anni 2000.

All’epoca, Dungeons & Dragons 3.5 Edizione andava alla grande, probabilmente il momento più importante che D&D avesse vissuto da anni. Ma come tutte le edizioni, alla fine scivolò nella Long Tail: quella fase lenta e inevitabile in cui le uscite continuano ad arrivare, ma l’entusiasmo fa silenziosamente le valigie e se ne va. Gli scaffali sono pieni, le regole sono gonfie, e persino gli irriducibili smettono di comprare nuovi manuali.

Così Wizards of the Coast fece ciò che fa sempre quando il motore comincia a tossire: buttò tutto e ricominciò da capo.

Misero insieme un team di design di prim’ordine, seriamente, senza sarcasmo qui, erano pezzi grossi del design dei GdR, e dissero loro di sistemare D&D. Modernizzarlo. Snellirlo. Dargli struttura. Dargli mordente. Renderlo, sai... un gioco vero e proprio.

E ne uscì Dungeons & Dragons 4a Edizione. Un gioco così divisivo da far sembrare i dibattiti sull’allineamento conversazioni educate a cena.

Fu un mezzo disastro, e il franchise ufficiale di D&D di Wizards of the Coast sarebbe stato spodestato per la prima volta da quando era salito sul trono. Ma ecco la verità scomoda, preparati: la 4a Edizione non era un brutto gioco.

Ecco, l’ho detto. Prenditi un momento. Respira.

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Dungeons and Dragons 4a Edizione aveva molti problemi quando si trattava dell’ethos di D&D, ma un’offesa molto più grande del gioco era quanto avesse in comune con MMORPG come World of Warcraft. Era, in un certo senso, una versione da tavolo di un MMO. Penso che i fan lo abbiano trovato particolarmente insultante.

Se lo esaminavi oggettivamente, spogliato del logo, era un gioco serrato, tattico e ben bilanciato, francamente in anticipo sui tempi. Un GdR fantasy eroico tattico che definì davvero un nuovo sottogenere nei GdR, destinato ad attecchire e in futuro, cioè oggi, a innescare invenzioni come 13th Age e Draw Steel, per esempio. Rispetto al glorioso caos di Advanced Dungeons & Dragons 1a Edizione, che sembra assemblato durante un duello tra maghi, o persino alla 2a Edizione, il mio amato capolavoro gonfio e sovraccarico, era fluido. Pulito. Giocabile senza bisogno di una laurea in legge. Avrebbe dovuto essere un successo, ma non lo fu.

Quindi perché crollò? Perché un buon gioco fu respinto proprio dal pubblico per cui era stato costruito?

Perché i designer risolsero il problema sbagliato. Ed è qui che la 5.5 inciampa dritta nello stesso rastrello.

Sia la 4a Edizione sia questa nuova versione “giuriamo-che-non-è-una-nuova-edizione” soffrono dello stesso difetto fatale: ancora una volta, i designer hanno dimenticato l’Ethos di D&D.

Non il bilanciamento. Non le meccaniche. Non l’accessibilità. L’Ethos.

Quell’identità invisibile, irrazionale e profondamente radicata che fa sì che D&D sembri D&D e non semplicemente “sistema fantasy generico numero 27 con interfaccia migliore”.

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Ci sono molti giochi senza il logo di D&D che aderiscono all’ethos di D&D più di alcune versioni del vero D&D. Castles and Crusades è un ottimo esempio; è, senza dubbio, una versione di Dungeons and Dragons.

La 4e non sembrava D&D, questa era la lamentela principale e unanime dei fan.

E la 5.5... be’... sembra D&D dopo un seminario aziendale sul benessere.

Stesso errore. Stessa causa. E se la storia indica qualcosa, stesso risultato, solo con testi di marketing migliori.

Che cos’è l’Ethos di D&D?

Penso che non tutti capiscano che cosa sia l’Ethos di D&D; anzi, spesso viene confuso con la lore, ma le due cose non sono davvero la stessa cosa.

È qui che le cose si fanno complicate.

L’idea di “Ethos” non è ordinata, non è quantificabile, e sicuramente non è qualcosa che puoi infilare in un documento di design e spiegare. È sfuggente. È istintiva. È istituzionale. La riconosci quando la vedi, e cosa ancora più importante, ti accorgi davvero quando manca.

Il modo più semplice per spiegarla è attraverso un esempio.

Prendiamo i punteggi di caratteristica: sono attributi primari di un personaggio che vanno da 3 a 18. Perché? Perché, dopo 50 anni, ci aggrappiamo ancora a questa reliquia come se fosse un testo sacro? Perché sei caratteristiche? Perché generare un numero che, nella maggior parte dei casi, non conta nemmeno meccanicamente, perché al gioco interessa solo il modificatore?

Da un punto di vista puramente di design, è insensato. Potresti snellirlo domani, ripulirlo, renderlo più intuitivo, più moderno, più elegante.

Ma non lo facciamo. Il segreto è che la ragione per cui non lo facciamo è che davvero non puoi farlo. Fa parte dell’ethos di D&D.

Quell’intervallo 3-18 viene dal tirare 3d6, un metodo del passato per generare i punteggi di caratteristica che la maggior parte dei tavoli di D&D non usa nemmeno più. Abbiamo array, point buy, ogni sorta di sistemi più puliti, ma le ossa sono ancora lì nel D&D moderno. Non perché siano ottimali, ma perché sono D&D. È codice legacy cotto nel DNA del gioco. Non deve avere senso, deve sembrare giusto.

Questo è Ethos.

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La scheda del personaggio moderna di D&D 5e non ha davvero un aspetto così diverso da una scheda del personaggio di AD&D 1a Edizione. Più le cose cambiano, più restano uguali, ed è così che la fanbase vuole che sia.

E quando inizi a guardare, lo vedi ovunque. Slot incantesimo e magia vanciana. Punti Ferita che in qualche modo ti permettono di sopravvivere a coltellate ripetute finché improvvisamente crolli a zero. Classe Armatura come numero astratto invece di, sai, un’armatura che faccia qualcosa di logico. Una spada corta che infligge 1d6 danni perché... è sempre stato così. Maghi fragili e allergici alle armature. Guerrieri che sono tritacarne ambulanti. Niente di tutto questo è sacro perché sia buon design, è sacro perché è design di D&D, fa parte dell’ethos di D&D.

Potresti migliorare questi sistemi? Assolutamente sì. Se stessi costruendo da zero un GdR fantasy moderno, probabilmente lo faresti. Ma questo è il problema, D&D non è un gioco moderno, non davvero. È un gioco tenuto insieme da decenni di aspettative, tradizione, cultura e da una fanbase che sa esattamente come dovrebbe risultare. Puoi aggiornarlo, certo, ma ogni cambiamento è una negoziazione con la storia e con le aspettative della fanbase, e queste due cose sono forze della natura inamovibili.

Certo, i fan occasionali e i nuovi arrivati potrebbero entrare e pretendere modernizzazione, ma la comunità centrale di D&D, la vasta e schiacciante maggioranza della fanbase, non è vocale. Il loro mondo è al tavolo, è un luogo di praticità che viene vissuto lontano dagli spazi online come Twitter e DnD Beyond. Il rumore viene sempre da gruppi minoritari vocali che non capiscono o non hanno interesse per l’eredità di D&D, ma quando si arriva al dunque, la mucca da mungere che è Dungeons and Dragons risponde alla fanbase centrale, e come ha scoperto la 4e e come sta scoprendo ora la 5.5, queste persone votano con il portafoglio. Non riceverai feedback sulla tua nuova edizione evoluta del gioco, non ne sentirai parlare finché non vedrai i grafici calare sui tuoi fogli di calcolo.

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I forum di D&D Beyond sono un posto strano in cui non solo c’è una camera dell’eco di una minoranza vocale, ma il messaggio viene fatto rispettare dai moderatori. L’unica cosa che ti è permesso fare su questi forum è essere d’accordo sul fatto che Wizards of the Coast faccia tutto bene e che qualunque sia l’ultima cosa che hanno pubblicato sia meravigliosa. Dissenti da qualsiasi cosa, e verrai moderato. Il risultato è un luogo in cui non sono consentiti veri dibattiti e vere discussioni su D&D. Se Wizards of the Coast usa questo forum presumendo che rappresenti la comunità di D&D, cose come la 4e e la 5.5 continueranno ad accadere in futuro.

Questo perché, proprio come me, ogni fan di D&D ha già l’edizione del gioco che ama, quindi se ciò che è nuovo non fa presa su di loro, loro, noi, tornano semplicemente a giocare al gioco che già amano. Nessuna ragione per farne una scenata.

È esattamente qui che Dungeons & Dragons 4a Edizione è inciampata. Il design era solido, la matematica funzionava, i sistemi erano puliti, ma si era allontanata troppo da quell’Ethos di D&D sottostante. Aveva smesso di sembrare D&D. Ciò che i giocatori ricevettero invece era un sistema fantasy ben progettato e altamente funzionale che per caso indossava una targhetta con scritto D&D. E i fan non volevano “ben progettato”. Volevano riconoscibile. Volevano D&D.

Perché questa è la vera trappola. I designer possono spingere l’Ethos. Non è congelato nell’ambra. Ma evolve lentamente, con cautela, nel tempo. Da un punto di vista commerciale, ogni deviazione è una scommessa, e non sai mai bene quale vacca sacra sia effettivamente portante. Spingi troppo, troppo in fretta, e all’improvviso non stai evolvendo il gioco, lo stai sostituendo, abbandonando proprio ciò che ti ha reso famoso all’inizio, e forse cosa più importante, questo ti scollega dalla fanbase.

La 4a Edizione oltrepassò quella linea e si schiantò di faccia.

E la 5.5? Si è avvicinata alla stessa linea, ha fatto un passo avanti con sicurezza... e poi si è comportata da sorpresa quando il terreno le è crollato sotto i piedi.

Ma che cosa, nello specifico, del design della 5.5 si è allontanato così tanto dall’Ethos fondamentale di D&D da spingere i fan ad abbandonare il gioco come se fosse l’ultimo coronavirus? Capirlo è il vero trucco di magia qui.

Dove la 5a Edizione ha avuto successo e la 5.5 ha fallito

Una cosa che devi capire è che non si tratta quasi mai di un singolo errore catastrofico. D&D non collassa per una singola cattiva decisione, si erode. Lentamente. Silenziosamente. Dolorosamente. Allontanarsi dall’Ethos non è un’esplosione drammatica; è la morte per mille tagli molto deliberati e molto “benintenzionati”.

Sono le piccole cose che irritano le persone. I ritocchi. I “miglioramenti della qualità della vita”. Le rielaborazioni sottili che, sulla carta, sembrano innocue, ma nella pratica sembrano qualcuno che riorganizza casa tua insistendo che lo sta facendo per il tuo bene. Quell’irritazione cresce. Si diffonde. Si trasforma in una sorta di ira barbarica collettiva che parte da un tavolo, poi da un altro, e prima o poi è ovunque. Non tutta insieme, ma costantemente, come una lenta infezione.

Ed è per questo che quando Wizards of the Coast dice che la 5.5 è il D&D più venduto di tutti i tempi, non sono nemmeno incline a discutere. Probabilmente è vero. Certo che lo è. Dungeons & Dragons 5a Edizione era enormemente popolare, e quei giocatori avrebbero sempre comprato la “versione successiva”, qualunque etichetta avesse sulla copertina. I nuovi manuali sono entusiasmanti. Gli aggiornamenti sono entusiasmanti. Ho comprato anch’io. Lo ha fatto la maggior parte di noi.

Ma le vendite accadono al lancio. Le opinioni richiedono tempo.

Quell’ira barbarica? Arriva dopo.

Quindi parliamo dei tagli.

L’arte

L’arte non è un ornamento in D&D, è fondamentale. Fa parte dell’Ethos tanto quanto i dadi e i draghi. Stabilisce il tono, definisce le aspettative e ti dice in che tipo di fantasy stai entrando prima ancora che tu abbia letto una singola regola. I fan di D&D sono spietati al riguardo. Qui ci sono regole non scritte, nessun manuale ufficiale, solo decenni di gusto accumulato, e se manchi il bersaglio, la gente se ne accorge immediatamente.

E in qualche modo, la 5.5 lo ha mancato.

La parola migliore per la direzione artistica è sterilizzata. Sicura. Morbida. Addomesticata a forza di focus group. Ed è un problema, perché l’arte di D&D non ha mai riguardato il giocare sul sicuro. È stata copertine di album heavy metal, incubi grimdark, ultime resistenze eroiche, bizzarri deliri febbrili, a volte tutti sulla stessa pagina. Dovrebbe avere denti.

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Un’arte come questa è tipica dei manuali della 5.5. Non so cosa sia, a quale gioco appartenga o per quale ambientazione sia pensata, ma qualunque cosa sia, non appartiene a un manuale di D&D. Questa è... assurdità.

Ciò che abbiamo ricevuto invece sembra passato attraverso un filtro aziendale progettato per rimuovere qualsiasi cosa anche solo vagamente tagliente. Gli spigoli sono stati levigati, il sudiciume è sparito, e ciò che resta sembra meno fantasy e più qualcosa che ha superato una riunione interna di conformità del marchio.

È come se gli Iron Maiden decidessero che la copertina del loro prossimo album debba mostrare Martha Stewart che sorride educatamente davanti a una tazza di tè.

Ci sono pezzi buoni ovviamente, giusto riconoscerlo, ma sono sepolti in una direzione generale che semplicemente non capisce come dovrebbe apparire D&D. E quando la prima impressione del tuo gioco è sbagliata, tutto il resto comincia in salita.

Razze fantasy (specie)

Se vuoi trovare una faglia nell’Ethos di D&D, non guardare oltre le sue razze fantasy. Questo è sempre stato un territorio controverso. I fan ne discutono costantemente, e lo fanno da decenni. È anche il motivo per cui devi essere particolarmente cauto quando fai cambiamenti. L’ultima cosa che vuoi che accada è che la fanbase diventi improvvisamente unanime su quale sia l’ethos di D&D riguardo alle razze.

Che cosa appartiene al gioco? Che cosa no? Che cosa sembra D&D?

L’aggiunta dei Dragonborn e dei Tiefling fu controversa all’epoca. I Mezzorchi sono stati discussi fin dai tempi di AD&D. I Drow come personaggi giocanti? Ancora un parafulmine. Persino i modificatori ai punteggi di caratteristica, quei piccoli incentivi che spingono le razze verso certe classi, hanno acceso infinite discussioni sul fatto che rafforzino il fantasy o lo limitino.

La cosa fondamentale è questa: questi cambiamenti sono sempre stati graduali. Dolorosi, a volte, ma graduali.

La 5.5 non ha fatto gradualità. Ha strappato il cerotto e lo ha chiamato progresso, creando un effetto domino che ha portato a sanzioni unanimi da parte della comunità. Wizards of the Coast è riuscita a prendere qualcosa su cui la comunità era divisa e a condurla a prendere posizione sull’argomento, una posizione contraria alle decisioni prese nella 5.5. Era il peggior esito possibile per loro.

Rinominare le “razze” in “specie”. Rimuovere le mezze razze come Mezzelfi e Mezzorchi come opzioni meccaniche significative. Eliminare del tutto i modificatori ai punteggi di caratteristica. Appiattire le distinzioni. Levigare gli spigoli. E poi, naturalmente, lo spostamento degli orchi, portandoli nettamente fuori dal territorio dei “mostri” e dentro le opzioni completamente normalizzate per i giocatori, cosa che per molti giocatori non è stata solo un ritocco, ma una ridefinizione fondamentale della logica dell’ambientazione.

Questo singolo cambiamento invalida letteralmente la maggior parte delle ambientazioni ufficiali di D&D e la loro lore.

Singolarmente, potresti argomentare a favore di ognuno di questi cambiamenti. Non è questo il vero problema. Il problema è averli fatti tutti insieme.

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So che rimuovere le Mezze Razze come i Mezzelfi dal gioco è stato motivato politicamente, cosa già di per sé eclatante, ma il problema in cui incappi davvero è che in gran parte della lore di D&D, i personaggi di mezza razza sono alcuni dei personaggi più memorabili e amati di D&D. Tanis Mezzelfo dei romanzi della serie Dragonlance, per esempio, è una leggenda assoluta, ed è distruttivo per il gioco cancellarlo dall’ethos del gioco.

Perché l’Ethos non riguarda solo cosa cambi, ma quanto cambi e quanto in fretta. E la 5.5 non ha spinto il sistema in avanti con delicatezza; lo ha spintonato. Forte. Il risultato non è stata chiarezza, è stata confusione. Tavoli che discutono. Giocatori divisi. Un’attrito costante e di basso livello su che cosa D&D dovrebbe persino essere ormai.

E poi c’è la presentazione. Nella 5e, le razze avevano spazio, tre, quattro pagine per respirare, per definire cultura, identità, atmosfera. Nella 5.5, sono condensate, abbreviate, ridotte a qualcosa di più simile a un blocco statistiche con un ritratto. Vaghe. Non impegnative. Private della texture che le faceva sembrare parte di un mondo vivo.

Alla fine, questi cambiamenti hanno spezzato l’ethos agli occhi della comunità e in certi modi hanno contribuito a unirla, cosa che renderà ancora più difficile sia mantenere i cambiamenti introdotti nella 5.5, dovranno fare marcia indietro se vogliono riconquistare l’adesione del pubblico di D&D, sia modificarli in futuro.

A questo punto, questo aspetto della 5.5 è stato semplicemente respinto dalla fanbase di D&D e, anche se ci sono camere dell’eco come il forum di D&D Beyond dove troverai sostegno per esso, è un messaggio fuorviante per Wizards of the Coast. Ancora una volta, devi ricordarti di pensare alla minoranza vocale; può anche essere rumorosa, ma non sono i loro portafogli che cerchi. Hai bisogno che la comunità centrale di D&D accetti questi cambiamenti, e li ha respinti con grande freddezza.

Power creep e Dungeon Master

Il power creep in D&D non è nuovo. Persino in Dungeons & Dragons 5a Edizione si poteva percepire, lento, costante, quasi educato. Una sottoclasse qui, un incantesimo là, un oggetto magico che forse spingeva le cose un po’ troppo oltre. La comunità lo tollerava perché si muoveva a centimetri, non a chilometri.

La 5.5 non si muove a centimetri. Avanza a scossoni come un treno a vapore fuori controllo.

Ma ecco il punto, il power creep non è davvero un problema dei giocatori. I giocatori amano il power creep. Certo che lo amano. Vincere è divertente. Essere forti è divertente. Avere una scheda del personaggio che sembra un’arma carica è molto divertente. Quando i giocatori travolgono gli incontri o prendono decisioni sconsiderate sapendo di avere quindici modi diversi per tirarsi fuori dai guai, la loro conclusione non è “questo è rotto”, è “questo è fantastico”.

Il vero costo ricade direttamente sulle spalle del Dungeon Master.

Perché il DM è quello che cerca di tenere tutto insieme. È quello responsabile di far sembrare il gioco impegnativo, coerente e, soprattutto, significativo. E quando ogni personaggio al tavolo è di fatto una soluzione ambulante a ogni problema concepibile, quel lavoro smette di essere divertente e comincia a sembrare straordinario non pagato.

Quando i giocatori banalizzano gli incontri, aggirano ostacoli con uno slot incantesimo e scrollano via il pericolo come fosse un lieve fastidio, il DM resta lì a cercare di aumentare continuamente l’intensità solo per stare al passo. Mostri più grandi. Combattimenti più difficili. Scenari più contorti. E tutto comincia a sembrare artificiale, come se stessi gonfiando la difficoltà solo per riuscire a perforare uno strato sempre più spesso di imbottitura meccanica.

È estenuante.

Se cerchi D&D 5e su YouTube, la maggior parte dei video riguarderà “come fare il DM”. Il motivo è che nel D&D moderno in generale essere un DM è estremamente difficile, e i manuali fanno davvero molto poco per insegnartelo. Nella 5.5, la situazione è progressivamente peggiorata.

E questo era già un problema nella 5e. C’è una ragione se vedi così tanti gruppi pieni di giocatori entusiasti cercare disperatamente qualcuno, chiunque, disposto a gestire il gioco. La carenza di Dungeon Master non è più aneddotica, è sistemica. Siamo arrivati al punto in cui le persone pagano letteralmente tariffe orarie a perfetti sconosciuti solo per avere qualcuno seduto dietro lo schermo a gestire il caos.

La 5.5 non ha risolto quel problema. Lo ha reso drammaticamente peggiore.

Per esperienza personale, gestire la 5.5 sembra come cercare di sfidare un gruppo di supereroi che si è presentato a uno scontro con goblin per pura noia. I personaggi sono assurdamente capaci fin dall’inizio, pieni di opzioni, stratificati con reti di sicurezza ed equipaggiati per affrontare praticamente qualsiasi cosa tu gli lanci contro senza versare una goccia di sudore. Paura? Sparita. Tensione? Facoltativa. Conseguenze? Nel migliore dei casi negoziabili.

Non sono più avventurieri, sono semidei con uno starter kit.

E dal lato del tavolo del DM, questo non è entusiasmante. È tedioso. È una lotta costante in salita per creare posta in gioco in un sistema che sembra attivamente contrario ad averne. Anche il design delle avventure non aiuta, il bilanciamento è ovunque, e l’affermazione di “retrocompatibilità” sembra più una tecnicalità che una realtà. Certo, puoi far girare vecchie avventure della 5e, ma preparati a sventrarle, ricostruire gli incontri e fare essenzialmente il lavoro del designer al posto suo se vuoi qualcosa che assomigli a una sfida.

Il che ci riporta all’Ethos.

D&D è sempre stato incentrato sulla scalata. Da zero a eroe. Questa è la fantasia. Inizi fragile, incerto, forse un po’ incompetente, e ti guadagni il potere nel tempo. I livelli contano perché rappresentano quel viaggio.

La 5.5 salta il viaggio. Non cresci fino al potere, ci appari già dentro.

E quando rimuovi la scalata, ciò che resta non è empowerment. È noia con statistiche migliori. Questa lamentela della comunità sulla 5.5 la capisco personalmente per esperienza. Gestire la 5.5 come DM fa davvero schifo.

Conclusione

La verità è che probabilmente potrei scrivere altri tre articoli come questo, ognuno a sezionare un modo diverso in cui la 5.5 aggira l’Ethos di D&D, ma a un certo punto smetti di aggiungere prove e inizi a ripeterti.

Perché il problema centrale non è complicato.

D&D ha un Ethos. Uno reale. Non qualcosa stampato in un regolamento, non qualcosa che puoi mettere in elenco puntato in una riunione di design, ma qualcosa che esiste comunque. Puoi discutere sui dettagli, certo. La gente lo fa da decenni. Ma quando ti allontani troppo, troppo in fretta e troppo spesso da esso, il risultato diventa evidente. Non evidente in senso accademico, evidente in senso viscerale.

La 5.5 non è un brutto gioco per via di una singola decisione. Anzi, presa alle sue condizioni, non è nemmeno affatto un brutto gioco. Meccanicamente, c’è molto da apprezzare. È pulita, accessibile, rifinita.

Ma non è una buona versione di Dungeons & Dragons.

Manca troppi degli elementi radicati e intangibili che fanno sembrare D&D come D&D. E quando ti siedi a giocare, quell’assenza diventa impossibile da ignorare. A colpo d’occhio sembra tutto familiare, ma nel momento in cui interagisci con esso, qualcosa sembra... fuori posto. Leggermente deformato. Come se stessi raggiungendo qualcosa che riconosci, solo per scoprire che è stato sottilmente rimodellato in qualcos’altro.

È lo stesso problema che aveva Dungeons & Dragons 4a Edizione. Componenti familiari, esperienza non familiare.

E quella disconnessione crea al tavolo questi momenti strani, quasi surreali, che non si adattano davvero al fantasy che il gioco dovrebbe evocare. È difficile da definire finché non lo vedi accadere in tempo reale, come un Halfling Guerriero che agita con disinvoltura un’enorme ascia da battaglia a due mani con Forza al massimo come se fosse un martedì qualunque. È “permesso”? Certo. Sembra D&D? Neanche un po’.

Questo è il problema.

Non posso darti una definizione perfetta di cosa sia D&D. Nessuno può. Ma lo riconosco quando lo vedo, e cosa ancora più importante, riconosco quando non lo vedo.

E a giudicare dalla comunità più ampia, non sono solo.

L’energia attorno a D&D in questo momento sembra... sottile. Il clamore sta svanendo. L’entusiasmo che ha portato la 5e sotto i riflettori del mainstream si sta spegnendo. Lo puoi vedere nello spazio dei contenuti, lo puoi sentire nelle conversazioni, semplicemente non c’è molto a cui aggrapparsi. Per un gioco che un tempo sembrava inarrestabile, è un cambiamento piuttosto significativo.

E sì, questa edizione fa un po’ schifo, non come gioco, ma come gioco di D&D.

Ma ecco la buona notizia: non importa tanto quanto sembra.

Nessuno verrà a casa tua a confiscarti i manuali. Dungeons & Dragons 5a Edizione esiste ancora. La 3.5 esiste ancora. E la 2a Edizione, gloriosa, gonfia, bellissima 2e, è ancora seduta esattamente dove l’hai lasciata, in attesa di essere giocata.

D&D non scompare quando una nuova edizione manca il bersaglio. Continua, solo non sotto la bandiera della nuova edizione.

E se la storia ci insegna qualcosa, è questo: Wizards of the Coast ci è già passata. Ha inciampato con la 4e, e ha corretto la rotta.

Lo farà di nuovo.

Probabilmente subito dopo aver finito di insistere che questo era esattamente ciò che volevamo.



Approfondimenti

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Recommended Comments

CreepyDFire

Circolo degli Antichi
(modificato)

Grazie @aza per la spiegazione.

Infatti venne introdotto come razza di nicchia, quasi solo da razza che vive in disparte in posti sperduti in mezzo ai monti o nelle fogne cittadine, all'interno di "Guida degli avventurieri alla Costa della Spada". Ammetto che non mi piacque che il loro passato rimaneva fin troppo fumoso e avvolto dal mistero (e qui ritorniamo al post che ho scritto poco sopra sui difetti di storia e mitologia dell'ambientazione). Poi hanno un poco corretto il tiro con manuale di FIzban, ma rimane molto lacunosa la loro "venuta al mondo", la loro cultura e anche gli accampamenti principali che questa razza ha costruito lungo i Reami Dimenticati... I Coboldi sono molto meglio caratterizzati su questo lato.

Quindi ve lo vorrei chiedere qua... Quali sono quelle razze che hanno visto la loro entrata in gioco letteralmente "dal nulla" con la 5° edizione? Ce ne solo altre che varrebbe la pena menzionare?

Oltretutto, dove è possibile recuperare dettagli sui Dragonborn per dargli una caratterizzazione più approfondita come ho spiegato sopra?

Sinceramente

D.

Modificato da CreepyDFire

Percio

Circolo degli Antichi
2 ore fa, CreepyDFire ha scritto:

Comunque volevo chiedere una precisazione su questo punto relativo alle razze. Come mai il Dragonborn fu divisivo all'epoca? E lo chiedo proprio perchè ho iniziato a giocare con la 5° edizione.

Posso comprendere le altre razze menzionate nell'articolo, soprattutto quelle del Tiefling e del Drow (anche se sono ottime per le campagne con PG malvagi), ma sui Dragonborn non capisco il punto. Onestamente li trovo più bilanciati rispetto ad un Mezzo-Drago, che veniva usato sempre e comunque come razza mostruosa da affiancare o come PNG di supporto o come nemico da affrontare.

Sinceramente curioso

D.

Come detto da altri, non è una questione di bilanciamento ma di "ambientazione implicita". D&D nasce con le sole quattro razze tolkieniane (elfi, hobbit, nani e umani) e tre classi (chierico, guerriero e mago vanciano). Negli anni le cose sono cambiate. A volte hanno introdotto nuove opzioni in linea con questa "ambientazione implicita", come i mezz'elfi, i ladri e i paladini. Altre volte hanno aggiunto roba che non c'entrava una mazza ma che negli anni sono diventati D&D, tipo il monaco.

Il dragonborn è un caso interessante: non c'entra nulla con quello che era prima D&D ma è diventato abbastanza standard che chi come te ha iniziato con la quinta edizione lo trova assolutamente normale. E questo credo sia un buon esempio di come l'ethos sia mutato col passare del tempo.

La differenza tra il monaco e il dragonborn? Il primo l'hanno aggiunto nel 1975.

  • Amministratore
26 minuti fa, Percio ha scritto:

Come detto da altri, non è una questione di bilanciamento ma di "ambientazione implicita". D&D nasce con le sole quattro razze tolkieniane (elfi, hobbit, nani e umani) e tre classi (chierico, guerriero e mago vanciano). Negli anni le cose sono cambiate. A volte hanno introdotto nuove opzioni in linea con questa "ambientazione implicita", come i mezz'elfi, i ladri e i paladini. Altre volte hanno aggiunto roba che non c'entrava una mazza ma che negli anni sono diventati D&D, tipo il monaco.

Il dragonborn è un caso interessante: non c'entra nulla con quello che era prima D&D ma è diventato abbastanza standard che chi come te ha iniziato con la quinta edizione lo trova assolutamente normale. E questo credo sia un buon esempio di come l'ethos sia mutato col passare del tempo.

La differenza tra il monaco e il dragonborn? Il primo l'hanno aggiunto nel 1975.

Secondo me però la differenza è proprio qui.

Il monaco sarà anche stato un’aggiunta strana rispetto al nucleo originario di D&D, ma non ti obbliga a riscrivere il mondo. Lo puoi trattare come un individuo particolare, un membro di un ordine remoto, un tizio venuto da chissà dove. Fine. Non devi ripensare ogni villaggio, ogni città, ogni locanda e ogni PNG solo perché esiste un monaco.

Il dragonborn invece sì. Il dragonborn non è “un tipo che combatte in modo strano”: è un lucertolone draconico senziente alto due metri che entra in una società prevalentemente umana, medievaleggiante e superstiziosa. Se lo prendi sul serio, la gente dovrebbe reagire. Il contadino lo guarda come un mostro, il prete si fa il segno sacro, la guardia gli punta la lancia addosso, l’oste non sa se servirgli da bere o chiamare aiuto.

E invece oggi spesso no. Oggi entra in taverna il dragonborn, il tiefling con le corna, il drow, il folletto, il mezzo demone, il mezzo angelo, il gatto antropomorfo e nessuno batte ciglio, perché guai a dare peso alla coerenza dell’ambientazione. L’importante è che ognuno possa giocarsi la sua skin speciale, possibilmente con una backstory da protagonista assoluto.

Ed è questo che a me, da giocatore vecchia scuola, fa abbastanza schifo della moda moderna. Non il fatto che esistano opzioni strane. Quelle sono sempre esistite. Il problema è che oggi spesso vengono buttate dentro senza conseguenze, senza logica, senza mondo. L’ambientazione non è più un luogo credibile con le sue regole interne: è uno sfondo di cartone che si piega a qualunque personaggio voglia portare il giocatore.

Per me il dragonborn non è sbagliato in assoluto. Può funzionare benissimo in un’ambientazione pensata per includerlo. Ma se lo infili pari pari in un mondo umano-centrico, pseudo-medievale e superstizioso, e tutti lo trattano come se fosse solo un umano con le squame, allora non stai giocando un mondo fantasy coerente. Stai giocando un cosplay party con le statistiche.

Marbon

Ordine del Drago

non vorrei dire una fesseria... ma credo che il Dragonborn , cosi come era già stato anticipato nella 3.x dal mezzo-drago, in realtà sia stato introdotto per poter permettere ai giocatori di giocare una razza con la quale avevano avuto modo di interagire nell'ambientazione di Dragonlance.

Ma la questione del giocare le razze dei mostri non nasce con la 3.x. Già in BECMI ( per AD&D sinceramente non ricordo) erano state introdotte le regole per giocare umanoidi (vedi il GAZ Orchetti di Thar), le razze silvane e fatate (Pc1) , i licantropi (PC3), etc... Ma erano regole accompagnate da istruzioni/spiegazioni/consigli per il DM su come inserire questa opzione all'interno del mondo di gioco (nel caso specifico Mystara) senza snaturarlo.

Come ha detto @aza , il problema non è nel giocare un'opzione strana o alternativa, ma nel dare coerenza al mondo in cui si muovono i personaggi. E questo da tempo non accade, probabilmente per due motivi principali : l'obiettivo di inclusività di cui ho accennato in precedenza, e anche il non voler impegnare (tante) energie per realizzare una ambientazione 'coerente'. Perchè il creare a livello editoriale un mondo coerente richiede moltissimo tempo e il lavoro di molte persone. Forse anche maggiore rispetto alla creazione di un regolamento.

E in questo il D&D delle ultime due edizioni 4e e 5.x ha perso probabilmente il suo ethos , al di là dell'apprezzamento sulle specifiche meccaniche di gioco.

Dracomilan

Circolo degli Antichi
Il 13/05/2026 alle 07:07, aza ha scritto:

a migliore versione di D&D è già uscita decenni fa, AD&D 2a Edizione, e intrattiene fan come me da decenni, senza chiedere un rebranding, un aggiornamento delle regole o una campagna di marketing

Parole sante

4 ore fa, aza ha scritto:

anche una questione di credibilità della campagna e di coerenza del mondo di gioco.

Una componente essenziale per divertirsi tutti insieme al tavolo.

Da DM, è sempre più difficile convicnere i giocatori a non giocare cose strane che anche nei Forgotten realms verrebbero messe su una pira appena entrate in un villaggio. Da creatore di un'ambientazione, trovo però interessante la sfida di adattare D&D al mio modo di vedere il gioco.

Ecco, diciamo che la 5.5 ha complicato molto il mio lavoro rispetto alla 5.

Maiden

Circolo degli Antichi

2Cents: c'è chi pensa a D&D come una sorta di MMO al tavolo e chi pensa a tutte le correlazioni che potrebbero esserci in certe scelte... Sono visioni del gioco completamente diverse.

Aranar

Circolo degli Antichi
Il 14/05/2026 alle 08:15, firwood ha scritto:

SACRILEGIO!!!!! La maledizione di Pdorrr, figlio di Kmerrr della tribù di Starrr ricadrà su di te! 😁

Si tratta della serie di moduli T1-4 il tempio del male elementale, A1-4 il flagello dei signori degli schiavi, GDQ1-7 la regina dei ragni. Tutti questi moduli insieme compongono la Grand Campaign di Greyhawk. Un'esperienza che, a mio avviso, vale la pena di affrontare.

Aaahhh ecco, Grayhawk. Io ho fatto solo Forgotten Realms e Ravenloft :D

firwood

Newser
14 minuti fa, Aranar ha scritto:

Aaahhh ecco, Grayhawk. Io ho fatto solo Forgotten Realms e Ravenloft :D

Allora sei scusato. Pdorr ritira la maledizione 😁

CreepyDFire

Circolo degli Antichi
(modificato)

Ritornando al discorso del mancata introduzione di razze in un contesto ben delineato e integrarle per bene... Ma tutti quegli spazi vuoti nella mappa al di fiori dei regni dove gli umani sono la maggiore... Ma non li vogliono riempire?

Unexplored Regions of Toril.png

Cioè hai una parte del globo che è stata caratterizzata poco o nulla, e i giocatori nuovi/casual conoscono al massimo Faerun... Ma usali Porco Pelor! Caratterizza quelle splendide culture che stai introducendo, fai sognare i Giocatori e brillare gli occhi ai DM! Dagli un BEL senso di esistere!

E invece...

Day World GIF

Modificato da CreepyDFire

SNESferatu

Circolo degli Antichi

In merito alle razze: sto recuperando Baldur's Gate 3 con un certo ritardo, e, ricordando che usa una versione adattata di D&D5e, mi sta piacendo come stanno trattando tiefling e drow. I tiefling visti finora sono popolazioni nomadi scappate a catastrofi, o nel caso di uno dei personaggi del party orfanelli coscritti nella Blood War. Non ce n'è normalmente un numero massiccio in giro per il mondo. Quindi non vedo tutta questa difficoltà a inserirne uno nel party.

I drow sono quasi tutti odiati, e visto che ho scelto di interpretare un pg drow (non di superficie, magari le conversazioni per loro sono diverse) mi ritrovo commenti di disprezzo da gran parte della popolazione, all'inizio. Anche delle popolazioni malvagie che si chiedono perché io sia dalla loro parte, perché i drow sono malvagi "a sè".

Mi sembra tutto abbastanza fluido e consono con l'ambientazione. Non ho visto neanche un dragonborn finora, quindi per quello non posso giudicare. Però, magari per voi non sarà D&D, ma i tiefling sono l'emblema della nuova generazione di giocatori introdotti con la quinta edizione. E il cliché del drow buono ma davvero l'unico buono l'ho sempre trovato molto diffuso, nonostante la buon'anima di Drizzt, più dalla terza edizione. Mi sembra anche giusto codificare questa direzione del setting, perché anche questo fantomatico ethos di D&D cresce e cambia. Ora, capisco che fossero nei manuali accessori, ma ricordo bene le mostruosità di razze miscugliate della terza edizione. Le opzioni della quinta mi sono piaciute da subito. Un po' meno quelle di 5.5 perché io e i goliath non andremo mai d'accordo, e per quanto capisca la scelta di rimuoverli, mezz'elfi e mezz'orchi mi piacevano.

Anche perché siamo seri: ogni persona a cui chiedete vi darà una diversa interpretazione di cosa sia il nocciolo di D&D. Ognuno ha la sua idea fissa, e a volte quell'idea fissa viene stravolta. Parlando solo di setting condiviso, molti di noi ricordano di quando i coboldi erano più vicini ai canidi, e magari quello è il loro nocciolo duro e odiano l'idea di vederli rettili. Conosco una persona online che odia come gli gnoll siano stati trattati in quinta edizione, perché quasi unicamente demonici, e quello è il suo nocciolo duro e non va oltre la quarta edizione. Io adoro Planescape e per me i piani di D&D sono quelli, quindi quando ho letto la versione della cosmologia di terza edizione nei Forgotten Realms e Dragonlance l'ho ignorata completamente (e dopo due edizioni ho più o meno vinto io).

Come se ne esce? Non se ne esce secondo me. In quinta ci è andata relativamente bene, la 5.5 non sta soddisfacendo. Aspettiamo il prossimo ri-allineamento di pianeti, o giochiamo a retrocloni. O a His Majesty The Worm (provocazione. Ma se ne è mai parlato su forum?).

MattoMatteo

Circolo degli Antichi
3 ore fa, SNESferatu ha scritto:

O a His Majesty The Worm (provocazione. Ma se ne è mai parlato su forum?).

Eh? mmm2-old
A differenza di Capitan America, io non ho capito la citazione... ka-old

CreepyDFire

Circolo degli Antichi
3 ore fa, Lord Danarc ha scritto:

Beh in realtà chi gioca ai Forgotten, gioca nei Forgotten. Già Kara tur e Maztica sono state due cose che non hanno preso troppo piede, non è che l'inserimento di dragonidi in posti lontani risolve la questione dell'ambientazione.

Non è soltanto per dragonidi (che a me piacciono e si capisce bene per chi legge), ma anche un discorso esteso a tutte quelle altre razze che vivono al margine della "civilizzazione" (e intendo quella umana, dato che è quella che va per la maggiore).

Recuperare vecchie perle di manuali che ti permettano di caratterizzare una razza sono oro, sia per l'ispirazione che puoi avere come DM mentre leggi e per chi vuole utilizzare quelle informazioni in maniera produttiva come Giocatore.

Ovviamente, se prendi roba da altri manuali/ambientazioni completamente diverse, ti devi mettere giù con olio di gomito a traslare e bilanciare in maniera efficiente all'interno di quel mondo di gioco che ha o segue delle regole tutte sue (compresa una propria storia, i credi religiosi, e i vari cataclismi che possano avvenire al suo interno dove dei e mortali convivono).

3 ore fa, Lord Danarc ha scritto:

Personalmente poi non sono stato uno di quelli che ha gridato allo scandalo quando ho visto tra le razze basi i dragonidi e i tiefling, venendo dalla 3.P avevo già inserito genasi vari aasimar e tiefling nei forgotten poiché erano presenti nelle espansioni del manuale di ambientazione, quindi non ho visto la cosa come problematica, semplicemente non implicava la presenza di nutrite comunità di queste razze. Come i drow che sono malvagi. Lo sono, il fatto che uno (Drizzt) o alcuni (tutti iPG drow dalla 3e in poi) siano buoni non rende i drow una razza qualsiasi. No sono una società malvagia che modella i suoi membri secondo quel modo di vivere. Ogni tanto qualcuno sfugge al giogo, ma perlopiù vengono fatti fuori. Ma non esisterebbe un culto di Elistraee se non ci fossero abbastanza drow buoni no?

E anche io non conoscevo molto D&D quando ho iniziato a giocare... quindi va bene essere introdotto in maniera morbida e senza avere tomi che la fanno letteralmente in testa a tanti libri usati per insegnare all'università.

Ma allo stesso tempo, quando inizi a conoscere di più quella parte sotterranea che include la storia e la mitologia di un intero mondo fantastico... e magari entri anche in contatto con siti che collezionano tali informazioni o membri della vecchia guardia (posso includere molti di coloro che sono attivi qui nel forum) che ti introducono a questo splendido mondo di D&D... Te le vedi quelle discrepanze, soprattutto quando conosci anche la storia passata!

E puoi comprendere molto bene l'insoddisfazione e l'astio che si può generare da un cambio qualitativo (in peggio) di ciò che è diventato D&D. Come io fra i commenti ho parlato molto bene di ambientazione per Pathfinder 1e, non di D&D 5e!

Per il resto se qualcuno piace interpretare un determinato PG di una qualunque razza, lo si lascai interpretare! Non direi mai ad un mio Giocatore chi o cosa dovrebbe interpretare e come (a parte se ha un certo BG e allineamento, ma si può sempre evolvere e cambiare). Fatto sta, che l'inesistenza di materiale dedicato nei materiali rilasciati oggi cozza con quanta cura riponevano in un più recente passato (ricordo che la 3.5 è degli anni 2000)... E ciò fa riflettere qualcuno e incazzare molti altri.

Ho detto i mei due spicci del venerdì pomeriggio e adesso mi vado a guardare la versione estesa del signore degli anelli pe rifarmi gli occhi!

the lord of the rings GIF

SNESferatu

Circolo degli Antichi
3 ore fa, MattoMatteo ha scritto:

Eh? mmm2-old
A differenza di Capitan America, io non ho capito la citazione... ka-old

Nessuna citazione, sarò breve per non andare off topic. His Majesty The Worm è un gdr che ha idee old school con atteggiamenti moderni. Tanto per iniziare, si gioca coi tarocchi. Allo stesso tempo, le meccaniche si fondano sui megadungeon e la gestione di risorse.

Quindi da una parte ha questo famoso ethos... ma dall'altra è molto lontano da D&D.

Marbon

Ordine del Drago
3 ore fa, CreepyDFire ha scritto:

E puoi comprendere molto bene l'insoddisfazione e l'astio che si può generare da un cambio qualitativo (in peggio) di ciò che è diventato D&D. Come io fra i commenti ho parlato molto bene di ambientazione per Pathfinder 1e, non di D&D 5e!

insoddisfazione e astio non sono per la scarsa qualità di una ambientazione, che ci può anche stare in un tale lavoro... il problema è che dalla 4e in poi si ha avuto proprio la sensazione di aver abbandonato questo aspetto del gioco.

Quello che è stato fatto con i FR, partendo da AD&D e poi proseguire in 3e, è stato un lavoro eccezionale per livello di dettaglio, bilanciamento e coerenza. Non facile da replicare, ma almeno da prendere come stella polare per i lavori che riguardano l'ambientazione. Solo che richiede tanto tanto tempo, impegno e capacità di design portare avanti una ambientazione da un'edizione ad un altra, perché deve essere bilanciata nelle regole, che da edizione ad edizione cambiano più o meno significativamente, e deve portare avanti le lancette del tempo insieme alle tante trame e sotto trame per non risultare solo un cambio estetico.

Questo semplicemente non è stato più fatto. Con la 5e c'è qualcosa per i FR, ma è solo un cambio estetico e superficiale, come tutti i manuali di ambientazione che hanno fatto uscire in questi anni.

A questo proposito ultimamente WotC ha dichiarato di voler proporre parecchi crossover di D&D. Se lo faranno in proprio probabilmente saranno prodotti ancora più scadenti di quelli proposti fino ad oggi. Se il lavoro sarà esternalizzato forse potremmo godere ancora di qualche buon prodotto di ambientazione.

3 ore fa, CreepyDFire ha scritto:

Ho detto i mei due spicci del venerdì pomeriggio e adesso mi vado a guardare la versione estesa del signore degli anelli pe rifarmi gli occhi!

the lord of the rings GIF

Buona visione! 🙂

Zaorn

Circolo degli Antichi
(modificato)

@aza , l'articolo è senza dubbio interessante, trova d'accordo diverse persone e quindi penso che tu abbia fatto centro nel tradurlo e postarlo.

Mi trovo però d'accordo con @Ghal Maraz , non tanto nei suoi contenuti, quanto sul fatto che lo trovo poco vicino al mio pensiero.

Io, come qualcuno avrà notato, osservo come tutti secondo un metro di giudizio personale, ma molto pragmatico e laico.

Non sono d'accordo su un singolo punto di ciò che è stato analizzato nello scritto sebbene concordi sul risultato globale.

Io sono politicamente scorretto, non giudico però un libro da come è stato scritto, ma sulla sostanza del regolamento. A me che mettano una razza, l'altra, tolgano i bonus alle caratteristiche, non mi frega, il manuale è un insieme di regole che mi aiuta a giocare e mi dà delle meccaniche. Se rendo normale la presenza di un dragonborn, sono io master coi miei amici che lo decidiamo, non come viene presentata una razza sul testo, tanto per fare un esempio.

Ethos, ethos di sto remorhaz, ethos della edizione 5,0e: il regolamento base è simile, sono cambiate tanto le classi e poi poco altro, non trovo 5,5e tanto diverso dall'altro. E proprio questa è una lamentela di chi critica l'edizione, quindi a mio avviso sto discorso dell'ethos è una contraddizione.

Per me d&di 5,5 ha fallito per questi altri motivi:

  1. Hanno corretto delle cavolate e migliorato poche, soprattutto i difetti che sembrano essere rimasti intonsi.

  2. La Wot a faC è stata incapace nel marketing.

  3. La Wot a faC è stata sorda verso gli utenti e poi li consulta per le cavolate.

  4. La Wot a faC crea una nuova edizione e poi continua con uscite a macchia di leopardo su ambientazioni e poche avventure decenti, senza andare nemmeno in là con il livello perché è rimasto un casino gestirlo. Non veniamo da dieci anni di buio di 4e dove la novità di alcune scelte di design azzeccate fecero gridare tutti al capolavoro.

  5. Ora quindi ci si aspettava un miglioramento sensibile che non c'è stato.

  6. È semplicemente la 5 un po' diversa, un po' più woke, un zinzinino poco più e ci sono voluti 10 anni per farla.

Questa la mia idea, direi che è una cagata pazzesca (suona sempre bene in questi casi), invece, dovendo essere obiettivo, è solo una cagatina +0,5!

Modificato da Zaorn

Lord Danarc

Circolo degli Antichi
Il 15/05/2026 alle 14:31, SNESferatu ha scritto:

e per quanto capisca la scelta di rimuoverli, mezz'elfi e mezz'orchi mi piacevano.

No non c'è nessun motivo per rimuovere i mezzelfi e i mezzorchi.

Il 15/05/2026 alle 21:25, Marbon ha scritto:

Con la 5e c'è qualcosa per i FR, ma è solo un cambio estetico e superficiale, come tutti i manuali di ambientazione che hanno fatto uscire in questi anni.

Con la 5 non c'è praticamente nulla. La guida degli avventurieri è na cagata pazzesca (cit.) fatto male senza informazioni e giusto 4 regole in croce. In 5.5 c'è di più ma come da mia recensione (qui) il manuale per i PG è buono, quello del DM è molto manchevole.

Il 16/05/2026 alle 12:20, Theraimbownerd ha scritto:

Io voglio un mondo diversificato, dove specie e cultura sono cose nettamente distinte e separate per tutte le specie, non solo per umani e forse gli elfi

Eh ma per quello serve giocare a Advanced 5e non alla 5.5.

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