Clint Draconis
Calixtria
Commiati e saluti
Clint abbracció la sua famiglia. Tutti e tre. Per quanto quella parte, tanto recente ed al contempo antica, della sua storia fosse confusa, difficile da gestire e piena di ombre, loro erano legati a lui e dovevano sempre ricordarsi bene perché lui continuasse a lottare. Se anche Clint fosse morto, era importante che i Draconis avessero chiaro ciò che andava fatto, secondo lui.
Indipendentemente dal colore delle proprie scaglie.
Savana, reprise
E così erano giunti lì. Di nuovo al caldo.
Come ormai aveva preso l'abitudine di fare, Clint iniziò il giro dei propri compagni. Non perché, in realtà, temesse un pericolo imminente, che lo costringesse ad usare le sue fiamme, ma per tutelare quella sua sgangherata, disfunzionale, assurda famiglia allargata dalla calura arida del Sud.
Iniziò da Trull: "Ho come l'impressione che fossi più abituato al gelo del sottosuolo, Trull dai Mille Volti. Domani, una volta tanto, spero che potremo di nuovo lottare spalla a spalla. Come quella mattina di quasi quattro anni fa, vicino al cancello di Firedrakes".
Poi, riprese quel piccolo compito, mentre osservava il villaggio e le reazioni dei suoi compagni che erano già stati lì.
Nel mentre, si fece una domanda e, ripensando alla risoluzione che si era proposto, nella sua testa, soltanto il pomeriggio precedente, si diede anche una risposta.
'Non sta a te, Clint Connor Draconis'.
Si fermò, allora, davanti a Celeste e Seline.
"Posso?", chiese, semplicemente, la mano sollevata a circa mezzo metro dalla spalla della elocatrice albina.