In vista dell'imminente spedizione la Sezione si fa ancora più indaffarata e laboriosa. Viene inviato un breve messaggio ai locali, che rispondono acconsentendo a ricevervi "come si conviene" in un periodo non minore di 17 ore terrestri. Vi viene chiesto di scendere non troppo distante dalla comunità che avete visto sulla costa, in uno spiazzo libero da ostacoli. Voi confermate il vostro arrivo entro 72 ore terrestri, e viene concordato l'orario per la visita.
I membri selezionati per prendere contatto con i Kepleriani (come molti li chiamano informalmente) vengono sottoposti ad un check-up completo, giusto per evitare problemi dell'ultimo minuto.
Chunder Nayar, Hu Jingtong, Juu Abali, Reyna Tatsumi-Saakadze e Tivra Bagchi si mettono quindi in fila mentre Yobanna e Peace li esaminano uno alla volta.
Poi è il turno dell'equipaggiamento: ci sono delle tute speciali progettate per monitorare costantemente chi le indossa, senza essere però eccessivamente ingombranti. Sono in ottimo stato e daranno anche un'idea di unità ed efficienza, come una divisa.
Tute
Vengono approntati due droni per seguirvi da distante, e un terzo (il più piccolo, e anche l'unico disarmato) che invece starà vicino agli "ambasciatori" e servirà a chi resta nella Sezione per seguire tutto da vicino.
Infine viene data una ricontrollata allo shuttle, di nuovo per evitare guai o imprevisti.
Sono un po' tutti nervosi: intanto perché non è detto che la spedizione sia priva di pericoli fisici, ma anche perché tutti sanno che questa prima impressione sarà fondamentale per definire i vostri rapporti con la gente di Kepler.
Dopo due giorni di preparazione, quasi un giorno di riposo e due ore di controlli finali, la spedizione è pronta a partire.
Lo shuttle si alza nel cielo limpido, che solo ora sta cominciando lentamente la discesa dallo zenith fino all'orizzonte... ma anche così avrete molte ore di luce!
Il viaggio è decisamente breve, dato che la distanza dalla costa è quella che è.
A metà strada lo shuttle riceve una comunicazione stringata, una serie di coordinate per l'atterraggio: lì si trova in effetto uno spiazzo liscio e privo di ostacoli. Kiko opera una rapida scansione mentre levita sopra la zona e conferma l'assenza di mine, trappole, buche o altri pericoli, quindi comincia le procedure di atterraggio.
Già diverse persone cominciano ad avvicinarsi alla zona, mantenendosi ad una distanza di sicurezza per evitare il polverone alzato dalla navicella.
Il portellone si apre, e tutti tranne Kiko scendono a terra.
Una piccola delegazione è giunta ad accogliere il gruppetto. In testa c'è Al Rays, ben riconoscibile per gli abiti azzurri e neri e la barba candida. Porta il turbante e un velo che parte dalle tempie, scende coprendo le orecchie, il collo e parte del petto, lasciando visibile il volto.
Al suo fianco ci sono due imponenti uomini che impugnano lunghe mazze dalla punta scintillante, come se fosse infusa di energia statica. Portano a loro volta corti caftani blu scuro con turbante del medesimo colore, una specie di corazza di metallo su petto, gambe e braccia. Ciò però che colpisce tutti è il volto di questi uomini: hanno un visore integrato al posto degli occhi, e lo stesso vale per le orecchie.
Dietro al terzetto ci sono dodici persone, nove uomini e tre donne, tutti con lunghi abiti blu, azzurri e neri e tutti con in mano congegni dall'aria strana, tecnologica ma vetusta.
Due trasportano un pad piuttosto grosso, artigianale, con una batteria tanto grande che deve essere trasportata a parte. Un altro ha una specie di drone che si sorregge su due gambe simili a quelle di un trampoliere. Il "corpo" del drone è composto da un complesso sistema di telecamere, microfoni e stabilizzatori ed è tenuto al guinzaglio come un animale. In effetti sembra malfunzionante e prono a muoversi in modo erratico.
A circa trecento metri dal comitato di benvenuto c'è una folla di un paio di centinaia di persone: sono titubanti e timorosi, forse spaventati. Ancora dietro di loro ci sono le alte torri energetiche che avevate visto dal mare. Ora che siete vicini potete notare che sono in buone condizioni, ma sono anche costruite in modo molto rozzo (dal vostro punto di vista) e soprattutto non standardizzato.
Al Rays fa un breve inchino, poi allarga le braccia in un gesto di amicizia. Parla nella sua lingua, il vostro traduttore simultaneo opera rapidamente... ma non senza scatenare un attimo di confusione, quando lo stesso Al Rays si impappina cercando prima di sovrastare e poi di lasciar parlare il vostro programma. Infine sorride bonario e riprende a parlare lasciando un po' di tempo tra una frase e l'altra.
"Siamo davvero molto lieti di vedervi qui, fra noi. La fiducia che ci accordate non verrà tradita e anzi verrà serbata nei nostri cuori come uno dei ricordi più cari. Per Rid'iat e Al'shara, io vi do il benvenuto nelle nostre terre. Il Consiglio dei Savi ha deliberato che voi veniate ospitati qui per qualche tempo, affinché possiate acclimatarvi, riposarvi e apprendere alcune nostre usanze. Non appena vi sentirete pronti verrete accolti dal Consiglio stesso. Tale viaggio sarà da compiersi però via terra, e potrebbe richiedere fino ad un giorno Kepleriano. Abbiamo un comodo mezzo di terra, e sarete trattati con il massimo riguardo. Ma non amiamo che il cielo di Habad venga percorso da velivoli: permettervi di sorvolarci ci imporrebbe di abbassare le nostre difese onde evitare di danneggiarvi, e non è una situazione piacevole per il nostro popolo. Spero che sia una condizione sopportabile per voi"
NOTE