Vai al contenuto

Campioni della Community

Contenuto popolare

Visualizzazione dei contenuti con l'esperienza più alta dal 09/05/2026 in Messaggi

  1. Il problema del tuo commento è che, alla fine, non smonta davvero l’articolo. Ne critica soprattutto il tono. Che è diverso. “Che logorrea”, “troppa retorica”, “più incisivo, asciutto e puntuale”: ci sta che lo stile non piaccia. Anch’io posso trovare l’articolo ridondante e compiaciuto. Ma una critica di stile non è una confutazione logica. E infatti subito dopo ammetti di essere d’accordo “su diversi punti”, quindi stai già concedendo che il testo contiene elementi sostanziali. È, al massimo, prolisso e discutibile, non automaticamente sbagliato. La contraddizione più forte arriva quando attacchi il concetto di “ethos”. Dici che questo ethos sarebbe fantomatico, impossibile da centrare e non definibile in modo univoco nel 2026. Poi però provi tu stesso a definire cosa sarebbe D&D: dungeon crawling, personaggi fragili, rischio alto, accumulo di tesori, progressione da individui mediocri a figure straordinarie. Ma subito dopo aggiungi che già AD&D 2e, e poi ancora di più la 3e, si erano allontanate da quella concezione originaria. Quindi la tua stessa argomentazione dimostra il contrario di ciò che vorresti sostenere. Se D&D non coincide più da decenni con il suo modello originario, allora è evidente che la sua identità non può essere ridotta a una singola formula meccanica. Non è “D&D = dungeon crawl letale”. Non è “D&D = AD&D”. Non è “D&D = 3.x”. È una continuità più larga, fatta di regole, aspettative, estetica, lessico, ruoli al tavolo, progressione, immaginario, tradizione e riconoscibilità. Cioè, appunto, quello che l’articolo chiama ethos. Può non piacerti il termine. Puoi trovarlo fumoso. Ma non puoi liquidarlo come inesistente mentre poi ragioni tu stesso in termini di identità storica del gioco. Anche perché quando dici che oggi è impossibile definire D&D in modo univoco, non stai smentendo il concetto di ethos: lo stai rendendo necessario. Proprio perché D&D è cambiato nel tempo, serve una categoria più elastica per parlare di ciò che resta riconoscibile attraverso le trasformazioni. L’ethos non è una “essenza mistica”. È il fascio di continuità che fa sì che una cosa venga percepita come D&D anche quando cambia edizione. E qui entra anche il tuo richiamo a “system matters”. Dici di apprezzare molto quel concetto, ma il cuore dell’articolo è precisamente quello: il sistema, la presentazione, la curva di potere, la gestione delle specie, la struttura dei personaggi e il ruolo del DM cambiano il tipo di esperienza prodotta al tavolo. Quindi l’articolo, al netto della retorica, sta dicendo una cosa molto vicina a “system matters”: non basta che il logo dica D&D, bisogna vedere che esperienza concreta il sistema genera. Puoi contestare i singoli esempi. Puoi dire che alcune accuse alla 5.5 sono esagerate. Puoi chiedere più dati. Tutto legittimo. Ma non puoi liquidare l’intero ragionamento come semplice tiritera di opinioni solo perché non ti piace il registro. Sui dati, poi, il tuo argomento è solo parzialmente valido. Hai ragione quando chiedi: “Dov’è il fallimento della 5.5? Su cosa lo valutiamo?” Se parliamo di fallimento commerciale, a oggi non c’è una prova pubblica definitiva. Anzi, Hasbro ha dichiarato risultati molto forti per i manuali base 2024. Quindi sì, dire “la 5.5 è un flop” in senso economico è prematuro. Ma da qui a dire che l’articolo non stia toccando un punto reale ce ne passa. Perché il punto dell’articolo non è soltanto “ha venduto poco”. Il punto è: questa revisione genera una frizione identitaria? Sta creando confusione, rigetto, disaffezione, discussione sulla continuità con la 5e 2014? E lì qualche indizio c’è. D&D Beyond ha dovuto correggere la rotta dopo le polemiche sulle modifiche forzate ai contenuti digitali. Ha poi adottato una distinzione più esplicita tra 5e e 5.5e proprio perché la convivenza tra materiali 2014 e 2024 generava confusione. Questo non prova il collasso dell’edizione, ma prova che il problema di percezione non è inventato. Quindi la posizione più corretta non è: “la 5.5 è certamente fallita”. È: “il fallimento commerciale non è dimostrato, ma la frizione identitaria è reale”. E questa è esattamente la zona in cui l’articolo si muove. Anche il parallelo con la 4e, se lo leggi bene, non distrugge l’articolo. Lo raffina. Tu dici giustamente che la 4e non fu semplicemente un fallimento totale. Fu un caso misto: buon design sotto certi aspetti, ricezione spaccata, problemi di comunicazione, alienazione di parte della fanbase, concorrenza di Pathfinder, percezione di rottura con la 3.x. Perfetto. Ma tutto questo conferma che un’edizione di D&D non viene giudicata solo come regolamento astratto. Viene giudicata anche per continuità percepita, rapporto con la community, fiducia nel brand, riconoscibilità e compatibilità con ciò che i giocatori pensano di stare giocando. Ancora una volta: ethos. Il tuo commento quindi ha un’intuizione buona: chiedere più rigore e meno retorica. Ma sbaglia bersaglio quando tratta il concetto di ethos come un fantasma inconsistente. L’articolo è polemico, lungo, enfatico, forse sbilanciato. Ma il suo nucleo è sensato: D&D non è solo un set di regole intercambiabili. È anche una tradizione di aspettative. Quando un’edizione cambia troppe cose, o le cambia nel modo sbagliato, può generare rigetto anche se il design non è tecnicamente pessimo. Tu stesso, parlando di OD&D, AD&D 2e, 3e, 4e, 5e e 5.5, stai facendo esattamente quel tipo di discorso. La differenza è che l’articolo lo chiama ethos. Tu lo chiami “che cos’è D&D?”. Ma la domanda è la stessa.
  2. Mi sono imbattuto in questo articolo quasi per caso e devo dire che mi ci sono ritrovato pienamente. Condivido praticamente ogni parola dell’analisi proposta, soprattutto quando mette al centro non tanto le singole regole, ma quel “sentire” profondo che rende D&D davvero D&D. Per questo ho deciso di tradurlo integralmente in italiano, così da renderlo più accessibile anche a chi non ha voglia di affrontarlo in inglese, ma potrebbe trovarci spunti interessanti, condivisibili e, forse, anche un po’ dolorosamente veri. Mettiamo subito in chiaro una cosa prima di inoltrarci nella palude. Io non ho interessi personali in questa disputa. Gioco a ciò che mi piace, ignoro ciò che non mi piace e vado avanti con la mia vita. È una strategia sorprendentemente efficace che raccomando caldamente a chiunque stia attualmente scrivendo il suo quattordicesimo manifesto su Reddit riguardo alla “morte dell’hobby dei GdR”. Per quanto mi riguarda, la migliore versione di D&D è già uscita decenni fa, AD&D 2a Edizione, e intrattiene fan come me da decenni, senza chiedere un rebranding, un aggiornamento delle regole o una campagna di marketing con parole alla moda come “evoluzione”. Esiste e basta, nella sua gloriosa magnificenza. Credo che, tra tutti i giochi che incarnano l’Ethos di D&D, AD&D 2a Edizione sia quello giusto. È il più D&Doso dei D&D, e penso che sia per questo che resta il mio preferito in assoluto. Quindi, qualunque cosa decida di fare Wizards of the Coast con il gioco moderno? Interessante, certo. Importante? Non proprio. Le loro vittorie e le loro sconfitte non mi tengono sveglio la notte. Sono più un osservatore curioso che un azionista preoccupato. Però mi interessa la traiettoria di Dungeons & Dragons e dell’hobby dei GdR nel suo complesso. Il modo in cui cambia, il modo in cui inciampa, il modo in cui a volte inciampa nei propri lacci insistendo sul fatto che voleva farlo apposta. È affascinante. E, cosa ancora più importante, offre buone occasioni di scrittura. E se questo blog deve parlare di qualcosa di rilevante nel gioco di ruolo da tavolo, deve parlare di D&D. Quindi ecco la situazione. Dungeons & Dragons 5a Edizione non è stata soltanto un successo; è stata un fenomeno. Ha trascinato il gioco fuori dall’oscurità di nicchia e lo ha spinto sotto i riflettori del mainstream. Podcast, streaming, partite con celebrità, non potevi lanciare un d20 senza colpire un nuovo giocatore. Ha fatto niente di meno che dare il via a un’età dell’oro di Dungeons and Dragons. Poi è arrivato il suo cosiddetto successore: Dungeons & Dragons edizione 2024, 5e Revised o 5.5, o qualunque nome stia usando questa settimana. Un gioco arrivato avvolto in affermazioni audaci, sicurezza aziendale e quel tanto di ambiguità sufficiente a farti chiedere se stessi comprando una nuova edizione o una patch software. Avevo i miei problemi con D&D 5a Edizione, questo è fuori discussione, ma nessuno avrebbe mai potuto accusare la 5e di non essere un membro a pieno titolo di Dungeons and Dragons. Era un gioco che aderiva all’ethos di D&D in tutto e per tutto. E nonostante sia stato etichettato da Wizards of the Coast come “il D&D più venduto di sempre”, un’affermazione con poche prove che meriterebbe un’indagine tutta sua, è atterrato con tutto l’impatto di una palla di fuoco umida. Nessuna esplosione. Nessuna scintilla. Solo un quieto sfrigolio. La reazione della fanbase è stata crudele nel migliore dei casi, apertamente piena d’odio nel peggiore. Quindi la domanda è semplice: che cosa è successo? Perché è successo? E forse, cosa più importante, come si fa a seguire un’oca dalle uova d’oro servendo uova strapazzate? Entriamo nel merito. Ci siamo già passatiLa storia non si ripete, ma in D&D sicuramente ritira il dado. L’intera situazione della 5.5 non è nuova. Non è sorprendente. Non è nemmeno particolarmente creativa. Abbiamo già visto esattamente questo episodio, solo con un branding peggiore e meno reazioni su YouTube. Riavvolgiamo fino alla fine degli anni 2000. All’epoca, Dungeons & Dragons 3.5 Edizione andava alla grande, probabilmente il momento più importante che D&D avesse vissuto da anni. Ma come tutte le edizioni, alla fine scivolò nella Long Tail: quella fase lenta e inevitabile in cui le uscite continuano ad arrivare, ma l’entusiasmo fa silenziosamente le valigie e se ne va. Gli scaffali sono pieni, le regole sono gonfie, e persino gli irriducibili smettono di comprare nuovi manuali. Così Wizards of the Coast fece ciò che fa sempre quando il motore comincia a tossire: buttò tutto e ricominciò da capo. Misero insieme un team di design di prim’ordine, seriamente, senza sarcasmo qui, erano pezzi grossi del design dei GdR, e dissero loro di sistemare D&D. Modernizzarlo. Snellirlo. Dargli struttura. Dargli mordente. Renderlo, sai... un gioco vero e proprio. E ne uscì Dungeons & Dragons 4a Edizione. Un gioco così divisivo da far sembrare i dibattiti sull’allineamento conversazioni educate a cena. Fu un mezzo disastro, e il franchise ufficiale di D&D di Wizards of the Coast sarebbe stato spodestato per la prima volta da quando era salito sul trono. Ma ecco la verità scomoda, preparati: la 4a Edizione non era un brutto gioco. Ecco, l’ho detto. Prenditi un momento. Respira. Dungeons and Dragons 4a Edizione aveva molti problemi quando si trattava dell’ethos di D&D, ma un’offesa molto più grande del gioco era quanto avesse in comune con MMORPG come World of Warcraft. Era, in un certo senso, una versione da tavolo di un MMO. Penso che i fan lo abbiano trovato particolarmente insultante. Se lo esaminavi oggettivamente, spogliato del logo, era un gioco serrato, tattico e ben bilanciato, francamente in anticipo sui tempi. Un GdR fantasy eroico tattico che definì davvero un nuovo sottogenere nei GdR, destinato ad attecchire e in futuro, cioè oggi, a innescare invenzioni come 13th Age e Draw Steel, per esempio. Rispetto al glorioso caos di Advanced Dungeons & Dragons 1a Edizione, che sembra assemblato durante un duello tra maghi, o persino alla 2a Edizione, il mio amato capolavoro gonfio e sovraccarico, era fluido. Pulito. Giocabile senza bisogno di una laurea in legge. Avrebbe dovuto essere un successo, ma non lo fu. Quindi perché crollò? Perché un buon gioco fu respinto proprio dal pubblico per cui era stato costruito? Perché i designer risolsero il problema sbagliato. Ed è qui che la 5.5 inciampa dritta nello stesso rastrello. Sia la 4a Edizione sia questa nuova versione “giuriamo-che-non-è-una-nuova-edizione” soffrono dello stesso difetto fatale: ancora una volta, i designer hanno dimenticato l’Ethos di D&D. Non il bilanciamento. Non le meccaniche. Non l’accessibilità. L’Ethos. Quell’identità invisibile, irrazionale e profondamente radicata che fa sì che D&D sembri D&D e non semplicemente “sistema fantasy generico numero 27 con interfaccia migliore”. Ci sono molti giochi senza il logo di D&D che aderiscono all’ethos di D&D più di alcune versioni del vero D&D. Castles and Crusades è un ottimo esempio; è, senza dubbio, una versione di Dungeons and Dragons. La 4e non sembrava D&D, questa era la lamentela principale e unanime dei fan. E la 5.5... be’... sembra D&D dopo un seminario aziendale sul benessere. Stesso errore. Stessa causa. E se la storia indica qualcosa, stesso risultato, solo con testi di marketing migliori. Che cos’è l’Ethos di D&D?Penso che non tutti capiscano che cosa sia l’Ethos di D&D; anzi, spesso viene confuso con la lore, ma le due cose non sono davvero la stessa cosa. È qui che le cose si fanno complicate. L’idea di “Ethos” non è ordinata, non è quantificabile, e sicuramente non è qualcosa che puoi infilare in un documento di design e spiegare. È sfuggente. È istintiva. È istituzionale. La riconosci quando la vedi, e cosa ancora più importante, ti accorgi davvero quando manca. Il modo più semplice per spiegarla è attraverso un esempio. Prendiamo i punteggi di caratteristica: sono attributi primari di un personaggio che vanno da 3 a 18. Perché? Perché, dopo 50 anni, ci aggrappiamo ancora a questa reliquia come se fosse un testo sacro? Perché sei caratteristiche? Perché generare un numero che, nella maggior parte dei casi, non conta nemmeno meccanicamente, perché al gioco interessa solo il modificatore? Da un punto di vista puramente di design, è insensato. Potresti snellirlo domani, ripulirlo, renderlo più intuitivo, più moderno, più elegante. Ma non lo facciamo. Il segreto è che la ragione per cui non lo facciamo è che davvero non puoi farlo. Fa parte dell’ethos di D&D. Quell’intervallo 3-18 viene dal tirare 3d6, un metodo del passato per generare i punteggi di caratteristica che la maggior parte dei tavoli di D&D non usa nemmeno più. Abbiamo array, point buy, ogni sorta di sistemi più puliti, ma le ossa sono ancora lì nel D&D moderno. Non perché siano ottimali, ma perché sono D&D. È codice legacy cotto nel DNA del gioco. Non deve avere senso, deve sembrare giusto. Questo è Ethos. La scheda del personaggio moderna di D&D 5e non ha davvero un aspetto così diverso da una scheda del personaggio di AD&D 1a Edizione. Più le cose cambiano, più restano uguali, ed è così che la fanbase vuole che sia. E quando inizi a guardare, lo vedi ovunque. Slot incantesimo e magia vanciana. Punti Ferita che in qualche modo ti permettono di sopravvivere a coltellate ripetute finché improvvisamente crolli a zero. Classe Armatura come numero astratto invece di, sai, un’armatura che faccia qualcosa di logico. Una spada corta che infligge 1d6 danni perché... è sempre stato così. Maghi fragili e allergici alle armature. Guerrieri che sono tritacarne ambulanti. Niente di tutto questo è sacro perché sia buon design, è sacro perché è design di D&D, fa parte dell’ethos di D&D. Potresti migliorare questi sistemi? Assolutamente sì. Se stessi costruendo da zero un GdR fantasy moderno, probabilmente lo faresti. Ma questo è il problema, D&D non è un gioco moderno, non davvero. È un gioco tenuto insieme da decenni di aspettative, tradizione, cultura e da una fanbase che sa esattamente come dovrebbe risultare. Puoi aggiornarlo, certo, ma ogni cambiamento è una negoziazione con la storia e con le aspettative della fanbase, e queste due cose sono forze della natura inamovibili. Certo, i fan occasionali e i nuovi arrivati potrebbero entrare e pretendere modernizzazione, ma la comunità centrale di D&D, la vasta e schiacciante maggioranza della fanbase, non è vocale. Il loro mondo è al tavolo, è un luogo di praticità che viene vissuto lontano dagli spazi online come Twitter e DnD Beyond. Il rumore viene sempre da gruppi minoritari vocali che non capiscono o non hanno interesse per l’eredità di D&D, ma quando si arriva al dunque, la mucca da mungere che è Dungeons and Dragons risponde alla fanbase centrale, e come ha scoperto la 4e e come sta scoprendo ora la 5.5, queste persone votano con il portafoglio. Non riceverai feedback sulla tua nuova edizione evoluta del gioco, non ne sentirai parlare finché non vedrai i grafici calare sui tuoi fogli di calcolo. I forum di D&D Beyond sono un posto strano in cui non solo c’è una camera dell’eco di una minoranza vocale, ma il messaggio viene fatto rispettare dai moderatori. L’unica cosa che ti è permesso fare su questi forum è essere d’accordo sul fatto che Wizards of the Coast faccia tutto bene e che qualunque sia l’ultima cosa che hanno pubblicato sia meravigliosa. Dissenti da qualsiasi cosa, e verrai moderato. Il risultato è un luogo in cui non sono consentiti veri dibattiti e vere discussioni su D&D. Se Wizards of the Coast usa questo forum presumendo che rappresenti la comunità di D&D, cose come la 4e e la 5.5 continueranno ad accadere in futuro. Questo perché, proprio come me, ogni fan di D&D ha già l’edizione del gioco che ama, quindi se ciò che è nuovo non fa presa su di loro, loro, noi, tornano semplicemente a giocare al gioco che già amano. Nessuna ragione per farne una scenata. È esattamente qui che Dungeons & Dragons 4a Edizione è inciampata. Il design era solido, la matematica funzionava, i sistemi erano puliti, ma si era allontanata troppo da quell’Ethos di D&D sottostante. Aveva smesso di sembrare D&D. Ciò che i giocatori ricevettero invece era un sistema fantasy ben progettato e altamente funzionale che per caso indossava una targhetta con scritto D&D. E i fan non volevano “ben progettato”. Volevano riconoscibile. Volevano D&D. Perché questa è la vera trappola. I designer possono spingere l’Ethos. Non è congelato nell’ambra. Ma evolve lentamente, con cautela, nel tempo. Da un punto di vista commerciale, ogni deviazione è una scommessa, e non sai mai bene quale vacca sacra sia effettivamente portante. Spingi troppo, troppo in fretta, e all’improvviso non stai evolvendo il gioco, lo stai sostituendo, abbandonando proprio ciò che ti ha reso famoso all’inizio, e forse cosa più importante, questo ti scollega dalla fanbase. La 4a Edizione oltrepassò quella linea e si schiantò di faccia. E la 5.5? Si è avvicinata alla stessa linea, ha fatto un passo avanti con sicurezza... e poi si è comportata da sorpresa quando il terreno le è crollato sotto i piedi. Ma che cosa, nello specifico, del design della 5.5 si è allontanato così tanto dall’Ethos fondamentale di D&D da spingere i fan ad abbandonare il gioco come se fosse l’ultimo coronavirus? Capirlo è il vero trucco di magia qui. Dove la 5a Edizione ha avuto successo e la 5.5 ha fallitoUna cosa che devi capire è che non si tratta quasi mai di un singolo errore catastrofico. D&D non collassa per una singola cattiva decisione, si erode. Lentamente. Silenziosamente. Dolorosamente. Allontanarsi dall’Ethos non è un’esplosione drammatica; è la morte per mille tagli molto deliberati e molto “benintenzionati”. Sono le piccole cose che irritano le persone. I ritocchi. I “miglioramenti della qualità della vita”. Le rielaborazioni sottili che, sulla carta, sembrano innocue, ma nella pratica sembrano qualcuno che riorganizza casa tua insistendo che lo sta facendo per il tuo bene. Quell’irritazione cresce. Si diffonde. Si trasforma in una sorta di ira barbarica collettiva che parte da un tavolo, poi da un altro, e prima o poi è ovunque. Non tutta insieme, ma costantemente, come una lenta infezione. Ed è per questo che quando Wizards of the Coast dice che la 5.5 è il D&D più venduto di tutti i tempi, non sono nemmeno incline a discutere. Probabilmente è vero. Certo che lo è. Dungeons & Dragons 5a Edizione era enormemente popolare, e quei giocatori avrebbero sempre comprato la “versione successiva”, qualunque etichetta avesse sulla copertina. I nuovi manuali sono entusiasmanti. Gli aggiornamenti sono entusiasmanti. Ho comprato anch’io. Lo ha fatto la maggior parte di noi. Ma le vendite accadono al lancio. Le opinioni richiedono tempo. Quell’ira barbarica? Arriva dopo. Quindi parliamo dei tagli. L’arteL’arte non è un ornamento in D&D, è fondamentale. Fa parte dell’Ethos tanto quanto i dadi e i draghi. Stabilisce il tono, definisce le aspettative e ti dice in che tipo di fantasy stai entrando prima ancora che tu abbia letto una singola regola. I fan di D&D sono spietati al riguardo. Qui ci sono regole non scritte, nessun manuale ufficiale, solo decenni di gusto accumulato, e se manchi il bersaglio, la gente se ne accorge immediatamente. E in qualche modo, la 5.5 lo ha mancato. La parola migliore per la direzione artistica è sterilizzata. Sicura. Morbida. Addomesticata a forza di focus group. Ed è un problema, perché l’arte di D&D non ha mai riguardato il giocare sul sicuro. È stata copertine di album heavy metal, incubi grimdark, ultime resistenze eroiche, bizzarri deliri febbrili, a volte tutti sulla stessa pagina. Dovrebbe avere denti. Un’arte come questa è tipica dei manuali della 5.5. Non so cosa sia, a quale gioco appartenga o per quale ambientazione sia pensata, ma qualunque cosa sia, non appartiene a un manuale di D&D. Questa è... assurdità. Ciò che abbiamo ricevuto invece sembra passato attraverso un filtro aziendale progettato per rimuovere qualsiasi cosa anche solo vagamente tagliente. Gli spigoli sono stati levigati, il sudiciume è sparito, e ciò che resta sembra meno fantasy e più qualcosa che ha superato una riunione interna di conformità del marchio. È come se gli Iron Maiden decidessero che la copertina del loro prossimo album debba mostrare Martha Stewart che sorride educatamente davanti a una tazza di tè. Ci sono pezzi buoni ovviamente, giusto riconoscerlo, ma sono sepolti in una direzione generale che semplicemente non capisce come dovrebbe apparire D&D. E quando la prima impressione del tuo gioco è sbagliata, tutto il resto comincia in salita. Razze fantasy (specie)Se vuoi trovare una faglia nell’Ethos di D&D, non guardare oltre le sue razze fantasy. Questo è sempre stato un territorio controverso. I fan ne discutono costantemente, e lo fanno da decenni. È anche il motivo per cui devi essere particolarmente cauto quando fai cambiamenti. L’ultima cosa che vuoi che accada è che la fanbase diventi improvvisamente unanime su quale sia l’ethos di D&D riguardo alle razze. Che cosa appartiene al gioco? Che cosa no? Che cosa sembra D&D? L’aggiunta dei Dragonborn e dei Tiefling fu controversa all’epoca. I Mezzorchi sono stati discussi fin dai tempi di AD&D. I Drow come personaggi giocanti? Ancora un parafulmine. Persino i modificatori ai punteggi di caratteristica, quei piccoli incentivi che spingono le razze verso certe classi, hanno acceso infinite discussioni sul fatto che rafforzino il fantasy o lo limitino. La cosa fondamentale è questa: questi cambiamenti sono sempre stati graduali. Dolorosi, a volte, ma graduali. La 5.5 non ha fatto gradualità. Ha strappato il cerotto e lo ha chiamato progresso, creando un effetto domino che ha portato a sanzioni unanimi da parte della comunità. Wizards of the Coast è riuscita a prendere qualcosa su cui la comunità era divisa e a condurla a prendere posizione sull’argomento, una posizione contraria alle decisioni prese nella 5.5. Era il peggior esito possibile per loro. Rinominare le “razze” in “specie”. Rimuovere le mezze razze come Mezzelfi e Mezzorchi come opzioni meccaniche significative. Eliminare del tutto i modificatori ai punteggi di caratteristica. Appiattire le distinzioni. Levigare gli spigoli. E poi, naturalmente, lo spostamento degli orchi, portandoli nettamente fuori dal territorio dei “mostri” e dentro le opzioni completamente normalizzate per i giocatori, cosa che per molti giocatori non è stata solo un ritocco, ma una ridefinizione fondamentale della logica dell’ambientazione. Questo singolo cambiamento invalida letteralmente la maggior parte delle ambientazioni ufficiali di D&D e la loro lore. Singolarmente, potresti argomentare a favore di ognuno di questi cambiamenti. Non è questo il vero problema. Il problema è averli fatti tutti insieme. So che rimuovere le Mezze Razze come i Mezzelfi dal gioco è stato motivato politicamente, cosa già di per sé eclatante, ma il problema in cui incappi davvero è che in gran parte della lore di D&D, i personaggi di mezza razza sono alcuni dei personaggi più memorabili e amati di D&D. Tanis Mezzelfo dei romanzi della serie Dragonlance, per esempio, è una leggenda assoluta, ed è distruttivo per il gioco cancellarlo dall’ethos del gioco. Perché l’Ethos non riguarda solo cosa cambi, ma quanto cambi e quanto in fretta. E la 5.5 non ha spinto il sistema in avanti con delicatezza; lo ha spintonato. Forte. Il risultato non è stata chiarezza, è stata confusione. Tavoli che discutono. Giocatori divisi. Un’attrito costante e di basso livello su che cosa D&D dovrebbe persino essere ormai. E poi c’è la presentazione. Nella 5e, le razze avevano spazio, tre, quattro pagine per respirare, per definire cultura, identità, atmosfera. Nella 5.5, sono condensate, abbreviate, ridotte a qualcosa di più simile a un blocco statistiche con un ritratto. Vaghe. Non impegnative. Private della texture che le faceva sembrare parte di un mondo vivo. Alla fine, questi cambiamenti hanno spezzato l’ethos agli occhi della comunità e in certi modi hanno contribuito a unirla, cosa che renderà ancora più difficile sia mantenere i cambiamenti introdotti nella 5.5, dovranno fare marcia indietro se vogliono riconquistare l’adesione del pubblico di D&D, sia modificarli in futuro. A questo punto, questo aspetto della 5.5 è stato semplicemente respinto dalla fanbase di D&D e, anche se ci sono camere dell’eco come il forum di D&D Beyond dove troverai sostegno per esso, è un messaggio fuorviante per Wizards of the Coast. Ancora una volta, devi ricordarti di pensare alla minoranza vocale; può anche essere rumorosa, ma non sono i loro portafogli che cerchi. Hai bisogno che la comunità centrale di D&D accetti questi cambiamenti, e li ha respinti con grande freddezza. Power creep e Dungeon MasterIl power creep in D&D non è nuovo. Persino in Dungeons & Dragons 5a Edizione si poteva percepire, lento, costante, quasi educato. Una sottoclasse qui, un incantesimo là, un oggetto magico che forse spingeva le cose un po’ troppo oltre. La comunità lo tollerava perché si muoveva a centimetri, non a chilometri. La 5.5 non si muove a centimetri. Avanza a scossoni come un treno a vapore fuori controllo. Ma ecco il punto, il power creep non è davvero un problema dei giocatori. I giocatori amano il power creep. Certo che lo amano. Vincere è divertente. Essere forti è divertente. Avere una scheda del personaggio che sembra un’arma carica è molto divertente. Quando i giocatori travolgono gli incontri o prendono decisioni sconsiderate sapendo di avere quindici modi diversi per tirarsi fuori dai guai, la loro conclusione non è “questo è rotto”, è “questo è fantastico”. Il vero costo ricade direttamente sulle spalle del Dungeon Master. Perché il DM è quello che cerca di tenere tutto insieme. È quello responsabile di far sembrare il gioco impegnativo, coerente e, soprattutto, significativo. E quando ogni personaggio al tavolo è di fatto una soluzione ambulante a ogni problema concepibile, quel lavoro smette di essere divertente e comincia a sembrare straordinario non pagato. Quando i giocatori banalizzano gli incontri, aggirano ostacoli con uno slot incantesimo e scrollano via il pericolo come fosse un lieve fastidio, il DM resta lì a cercare di aumentare continuamente l’intensità solo per stare al passo. Mostri più grandi. Combattimenti più difficili. Scenari più contorti. E tutto comincia a sembrare artificiale, come se stessi gonfiando la difficoltà solo per riuscire a perforare uno strato sempre più spesso di imbottitura meccanica. È estenuante. Se cerchi D&D 5e su YouTube, la maggior parte dei video riguarderà “come fare il DM”. Il motivo è che nel D&D moderno in generale essere un DM è estremamente difficile, e i manuali fanno davvero molto poco per insegnartelo. Nella 5.5, la situazione è progressivamente peggiorata. E questo era già un problema nella 5e. C’è una ragione se vedi così tanti gruppi pieni di giocatori entusiasti cercare disperatamente qualcuno, chiunque, disposto a gestire il gioco. La carenza di Dungeon Master non è più aneddotica, è sistemica. Siamo arrivati al punto in cui le persone pagano letteralmente tariffe orarie a perfetti sconosciuti solo per avere qualcuno seduto dietro lo schermo a gestire il caos. La 5.5 non ha risolto quel problema. Lo ha reso drammaticamente peggiore. Per esperienza personale, gestire la 5.5 sembra come cercare di sfidare un gruppo di supereroi che si è presentato a uno scontro con goblin per pura noia. I personaggi sono assurdamente capaci fin dall’inizio, pieni di opzioni, stratificati con reti di sicurezza ed equipaggiati per affrontare praticamente qualsiasi cosa tu gli lanci contro senza versare una goccia di sudore. Paura? Sparita. Tensione? Facoltativa. Conseguenze? Nel migliore dei casi negoziabili. Non sono più avventurieri, sono semidei con uno starter kit. E dal lato del tavolo del DM, questo non è entusiasmante. È tedioso. È una lotta costante in salita per creare posta in gioco in un sistema che sembra attivamente contrario ad averne. Anche il design delle avventure non aiuta, il bilanciamento è ovunque, e l’affermazione di “retrocompatibilità” sembra più una tecnicalità che una realtà. Certo, puoi far girare vecchie avventure della 5e, ma preparati a sventrarle, ricostruire gli incontri e fare essenzialmente il lavoro del designer al posto suo se vuoi qualcosa che assomigli a una sfida. Il che ci riporta all’Ethos. D&D è sempre stato incentrato sulla scalata. Da zero a eroe. Questa è la fantasia. Inizi fragile, incerto, forse un po’ incompetente, e ti guadagni il potere nel tempo. I livelli contano perché rappresentano quel viaggio. La 5.5 salta il viaggio. Non cresci fino al potere, ci appari già dentro. E quando rimuovi la scalata, ciò che resta non è empowerment. È noia con statistiche migliori. Questa lamentela della comunità sulla 5.5 la capisco personalmente per esperienza. Gestire la 5.5 come DM fa davvero schifo. ConclusioneLa verità è che probabilmente potrei scrivere altri tre articoli come questo, ognuno a sezionare un modo diverso in cui la 5.5 aggira l’Ethos di D&D, ma a un certo punto smetti di aggiungere prove e inizi a ripeterti. Perché il problema centrale non è complicato. D&D ha un Ethos. Uno reale. Non qualcosa stampato in un regolamento, non qualcosa che puoi mettere in elenco puntato in una riunione di design, ma qualcosa che esiste comunque. Puoi discutere sui dettagli, certo. La gente lo fa da decenni. Ma quando ti allontani troppo, troppo in fretta e troppo spesso da esso, il risultato diventa evidente. Non evidente in senso accademico, evidente in senso viscerale. La 5.5 non è un brutto gioco per via di una singola decisione. Anzi, presa alle sue condizioni, non è nemmeno affatto un brutto gioco. Meccanicamente, c’è molto da apprezzare. È pulita, accessibile, rifinita. Ma non è una buona versione di Dungeons & Dragons. Manca troppi degli elementi radicati e intangibili che fanno sembrare D&D come D&D. E quando ti siedi a giocare, quell’assenza diventa impossibile da ignorare. A colpo d’occhio sembra tutto familiare, ma nel momento in cui interagisci con esso, qualcosa sembra... fuori posto. Leggermente deformato. Come se stessi raggiungendo qualcosa che riconosci, solo per scoprire che è stato sottilmente rimodellato in qualcos’altro. È lo stesso problema che aveva Dungeons & Dragons 4a Edizione. Componenti familiari, esperienza non familiare. E quella disconnessione crea al tavolo questi momenti strani, quasi surreali, che non si adattano davvero al fantasy che il gioco dovrebbe evocare. È difficile da definire finché non lo vedi accadere in tempo reale, come un Halfling Guerriero che agita con disinvoltura un’enorme ascia da battaglia a due mani con Forza al massimo come se fosse un martedì qualunque. È “permesso”? Certo. Sembra D&D? Neanche un po’. Questo è il problema. Non posso darti una definizione perfetta di cosa sia D&D. Nessuno può. Ma lo riconosco quando lo vedo, e cosa ancora più importante, riconosco quando non lo vedo. E a giudicare dalla comunità più ampia, non sono solo. L’energia attorno a D&D in questo momento sembra... sottile. Il clamore sta svanendo. L’entusiasmo che ha portato la 5e sotto i riflettori del mainstream si sta spegnendo. Lo puoi vedere nello spazio dei contenuti, lo puoi sentire nelle conversazioni, semplicemente non c’è molto a cui aggrapparsi. Per un gioco che un tempo sembrava inarrestabile, è un cambiamento piuttosto significativo. E sì, questa edizione fa un po’ schifo, non come gioco, ma come gioco di D&D. Ma ecco la buona notizia: non importa tanto quanto sembra. Nessuno verrà a casa tua a confiscarti i manuali. Dungeons & Dragons 5a Edizione esiste ancora. La 3.5 esiste ancora. E la 2a Edizione, gloriosa, gonfia, bellissima 2e, è ancora seduta esattamente dove l’hai lasciata, in attesa di essere giocata. D&D non scompare quando una nuova edizione manca il bersaglio. Continua, solo non sotto la bandiera della nuova edizione. E se la storia ci insegna qualcosa, è questo: Wizards of the Coast ci è già passata. Ha inciampato con la 4e, e ha corretto la rotta. Lo farà di nuovo. Probabilmente subito dopo aver finito di insistere che questo era esattamente ciò che volevamo. Articolo originale In Theory: Why D&D 5th succeeded and 5.5 is failing | Gamers Dungeon Visualizza articolo completo
  3. Articolo favoloso! Se gli si potesse dare un voto da 0 a 10, darei senza dubbio 20 o 30! Grazie mille ad @aza per averlo tradotto, in modo da renderlo leggibile anche a chi non mastica l'inglese... vista la lunghezza, leggerlo in italiano aiuta molto anche chi se la cava piuttosto bene con la lingua di Albione. P.S.: se posso permettermi, consiglierei di tradurre anche l'articolo successivo: "Why 2nd Edition AD&D"... l'ho letto e trovo che anche questo sia molto ben fatto.
  4. Concordo sul discorso che è stato già tirato in ballo in diversi post, ovvero che "si lavora per vivere" e che "bisogna evitare la pirateria" altrimenti le aziende chiudono. Ma bisogna anche vedere a chi si sta dando da lavorare comprando determinati prodotti. Non mi risulta che i dipendenti licenziati ricavino qualcosa dalle vendite dei prodotti, né mi risulta che le IA siano stipendiate. Quindi a chi vanno i ricavi della WotC? Scopro l'acqua calda dicendo che ovviamente solo i manager e gli azionisti guadagnano da tutto ciò. Vogliamo dare da lavorare a queste persone che hanno dimostrato più volte e in più modi di fregarsene delle persone e di puntare al puro e semplice profitto? Ognuno fa come crede. Dei miei soldi questi non vedono/vedranno un centesimo.
  5. Niente di nuovo sotto il sole. L'avevano annunciato in pompa magna tempo fa come una grandissima novità. Il primo anno potrebbe anche andargli bene: la novità, tanto materiale in più "aggratis" (sulla qualità del materiale ci sarebbe da aprire un intero capitolo a parte!), l'entusiasmo per questa nuova opportunità potrebbe spingere gli abbonamenti, MA.... Ma il fatto che, in pratica, si tratti di licenze d'uso e l'abbonato non sia proprietario per ciò che ha pagato è una penalizzazione enorme. Se si lascia scadere l'abbonamento, ciao ciao materiale. Sarò egoista, ma mi auguro di tutto cuore che questa digitalizzazione, figlia esclusivamente della volontà di spillare quanti più soldi possibili ai giocatori senza offrire veramente nulla di concreto in cambio, si riveli un fallimento che faccia chiudere i battenti alla WoTC. Il digitale deve essere un'opzione, non il sistema predefinito. O se si vuole fare la migrazione definitiva al digitale, si VENDA il prodotto e non lo si conceda solo in licenza. Dato che i maghi della costa già navigano in cattive acque (a livello economico), un'altra botta e tanti saluti a D&D. Il marchio verrà messo in un cassetto per qualche annetto, e poi ritirato fuori, magari tirato a lucido, tra una decina d'anni. Per quanto mi riguarda, lunga, lunghissima vita ai manuali cartacei, ai dadi fisici, carta, matita e gomma!
  6. Beh in realtà chi gioca ai Forgotten, gioca nei Forgotten. Già Kara tur e Maztica sono state due cose che non hanno preso troppo piede, non è che l'inserimento di dragonidi in posti lontani risolve la questione dell'ambientazione. Personalmente poi non sono stato uno di quelli che ha gridato allo scandalo quando ho visto tra le razze basi i dragonidi e i tiefling, venendo dalla 3.P avevo già inserito genasi vari aasimar e tiefling nei forgotten poiché erano presenti nelle espansioni del manuale di ambientazione, quindi non ho visto la cosa come problematica, semplicemente non implicava la presenza di nutrite comunità di queste razze. Come i drow che sono malvagi. Lo sono, il fatto che uno (Drizzt) o alcuni (tutti iPG drow dalla 3e in poi) siano buoni non rende i drow una razza qualsiasi. No sono una società malvagia che modella i suoi membri secondo quel modo di vivere. Ogni tanto qualcuno sfugge al giogo, ma perlopiù vengono fatti fuori. Ma non esisterebbe un culto di Elistraee se non ci fossero abbastanza drow buoni no?
  7. È anche una questione di credibilità della campagna e di coerenza del mondo di gioco. Le campagne fantasy, soprattutto nelle vecchie edizioni, sono sempre state in larga parte umano-centriche. Non a caso elfi, nani e halfling venivano chiamati “semiumani”: pur nelle loro differenze, restavano comunque abbastanza simili agli umani. Anche quando in villaggi isolati potevano essere guardati con sospetto o diffidenza, non apparivano come qualcosa di radicalmente estraneo. Tiefling e dragonborn, invece, sono oggettivamente molto più “alieni” agli occhi di una società prevalentemente umana. La domanda quindi diventa: in un mondo fantasy dove gli umani sono la razza dominante, come verrebbero percepiti individui del genere entrando in un villaggio sperduto tra i monti o in una cittadina isolata? Secondo me il punto divisivo era proprio questo. Non tanto il bilanciamento meccanico della razza, ma l’impatto sulla credibilità dell’ambientazione. Un dragonborn non è semplicemente “un umano un po’ diverso”: è una creatura dall’aspetto draconico, imponente, immediatamente riconoscibile come qualcosa di fuori dal comune. Se diventa una razza giocabile ordinaria, il mondo deve in qualche modo tenerne conto. È un discorso simile a quello che si poteva fare sugli eladrin in 4ª edizione e sul loro potere a incontro, il Fey Step. Potevano teletrasportarsi entro 9 metri verso un punto che vedevano. Ma se ogni individuo di una certa razza possiede naturalmente un’abilità del genere, la società dovrebbe cambiare di conseguenza in modi impensabili. Elementi banali come finestre, scale, mura, serrature e perfino la disposizione degli edifici assumerebbero un significato diverso. Quindi sì, capisco il tuo dubbio: rispetto a un mezzo-drago, il dragonborn può sembrare più bilanciato e più adatto a essere usato come personaggio giocante. Però la critica, almeno per molti giocatori delle vecchie edizioni, non era solo “è troppo forte” o “è una razza mostruosa”. Era piuttosto: “che effetto ha questa razza sulla coerenza della campagna?”.
  8. SACRILEGIO!!!!! La maledizione di Pdorrr, figlio di Kmerrr della tribù di Starrr ricadrà su di te! 😁 Si tratta della serie di moduli T1-4 il tempio del male elementale, A1-4 il flagello dei signori degli schiavi, GDQ1-7 la regina dei ragni. Tutti questi moduli insieme compongono la Grand Campaign di Greyhawk. Un'esperienza che, a mio avviso, vale la pena di affrontare.
  9. Bell'articolo. L'avevo letto a suo tempo e mi ci ritrovo in pieno (tranne sul fatto che D&D 4E sia un gioco di ruolo: per me è un regolamento per combattimenti tattici di miniature con poco o nulla spazio per il gdr). Come scritto nell'articolo tradotto da Aza, sono un giocatore più che soddisfatto di AD&D 2E. A partire da gennaio partirò con un nuovo gruppo per giocare tutta la Grand Campaign che ho tradotto per intero, mentre col gruppo storico partiremo con la trilogia dei Mind Flyer (le tre avventure della serie Monstrous Arcana che tradurrò non appena finisco Greyhawk). E della 5.5... chissenefrega più? Esiste, è lì a disposizione di chi la vuole. Per tutti gli altri, "non ti curar di essa, ma guarda e passa"
  10. bhe , darò i miei soldi ai compatibili e retrocloni .
  11. Cmq questa discussione fa il paio con quest'altra https://www.dragonslair.it/forums/topic/71475-dd-solo-dd-sempre-dd/ . Siamo noi organizzatori che dobbiamo far conoscere questi problemi e supportare case editrici con un'etica diversa altrimenti non se ne esce. Questa è la mia proposta in 4 punti: Manuali fisici e pdf: https://www.giochiuniti.it/linee-pathfinder-e-starfinder-disponibili-in-pdf/ Archives of Nethys (srd gratuita): https://2e.aonprd.com/PlayersGuide.aspx Humble Bundle (manuali pdf in inglese a costi irrisori): https://www.humblebundle.com/books/pathfinder-second-edition-bundle-at-center-world-paizo-inc-books Noi abbiamo bibite e snack 😈 Poi è chiaro che bisogna fare in modo che le case editrici continuino ad esistere e questo vuol dire comprare manuali italiani e niente pirateria.
  12. La WotC/Hasbro mi sembra sempre più uno spacciatore di droga piuttosto che un'azienda di giochi... 😓 Quindi secondo il "testa-di-Cock", non sarebbe l'azienda a doversi adattare ai gusti/voleri/necessità dei giocatori, ma il contrario... Ma si rende conto che questo è il modo migliore per PERDERE clienti?! Ma questo "genio" quanti soldi pensa che abbia la gente, da spendere per i gdr? Io sono sempre più senza parole! Per quanto mi riguarda D&D è morto... continuerò a giocare usando le vecchie edizioni di cui ho i manuali (fisici o pdf, ma di MIA proprietà e in MIO possesso!), o con altri sistemi, ma da me la WotC/Hasbro non avrà un f@tt#t@ centesimo!
  13. Ho aggiornato lo spoiler con la mappa aggiornata. Immagino che vogliate andare in 4 (mettete mi piace a questo post se siete d'acccordo così faccio i tiri e svelo la mappa). L'incontro casuale lo tiro alla fine dell'ora e lo avrete, nel caso, nell'esagono 4.
  14. Allora sei scusato. Pdorr ritira la maledizione 😁
  15. Power fantasy D&D originale? Decisamente no. Non lo era l'edizione originale, non lo era il BECMI, non lo era AD&D. Quando rischi di morire per il graffio di un gatto o il morso di un topo, di "power" c'è ben poco. Sempre che per power fantasy tu intenda la definizione comunemente adottata. La quarta edizione è stata un fallimento? Si, e lo dicono pure gli stessi designer in diverse interviste e video che si trovano facilmente su Youtube (attenzione, fallimento commerciale nel senso che non ha incontrato il favore del pubblico e a livello di vendite è stata un disastro), oltre che i bilanci finanziari di Hasbro all'epoca. Basta aver voglia di cercare le informazioni e si trova tutto nero su bianco. Quella che tu definisci logorrea, per me è invece è semplicemente dettaglio. L'autore si prende tutto il tempo che serve per spiegare un concetto astratto e complesso, dal quale traspare la passione per quello che scrive. E spiegarsi per bene è un'arte che sta andando perduta, visto che adesso si vuole una narrazione "asciutta e sterile", dato che la capacità di attenzione attuale di molti è inferiore ai 10 secondi, o di cinque righe. Dopo di che non ricordano nemmeno l'inizio del discorso. In merito a cosa sia D&D nel 2026... a mio avviso è un marchio senza lo spirito che lo ha alimentato per 5 lustri, buono solo per spillare soldi ai clienti più giovani. Un gioco di ruolo dove si impersonano delle semidivinità praticamente immortali fin dal primo livello, svuotato di ogni parvenza di sfida reale, votato ad un gioco mordi e fuggi per un pubblico distratto e volubile, con classi appiattite e simili una all'altra, un "politically correct" fastidioso e strisciante nella terminologia e nell'arte adottata nei manuali.
  16. Kaerith - Stregona Draconide Le parole di Caelum per quanto in parte mi compiacciano mi mettono anche un pò in allarme, annuisco con la testa e muovo la lanterna prima su un lato della grotta e poi sull'altro per vedere meglio quello a cui si riferisce.
  17. Interessante. È una questione che non mi sono mai posto perché al mio tavolo (fisico) le opzioni le decido io. Se qualcuno avanza proposte si valuta. Non esiste che io debba fare giocare tizio con il manuale X solo perché l'ha comprato. Se proprio ci tiene si trovi un'altro gruppo con cui provarlo.
  18. Ci sono le buone vecchie edizioni e tanti altri gdr... questo mi verrebbe da rispondergli. Pace per chi ha bisogno di avventure preconfezionate e incontri pronti. Forse non ci sarà nemmeno più bisogno di un Dungeon Master in tal caso.
  19. Secondo proporre sistemi è il sistema sbagliato (pun intended). Per attrarre nuovi giocatori verso altri sistemi bisogna proporre esperienze, soprattutto esperienze diverse da quelle che si possono fare con D&D. Volete provare a investigare su dei mostri misteriosi nell'America degli anni 20? (Il richiamo di Cthulhu) Volete provare a essere dei vampiri che devono nascondersi agli occhi dell'umanità in una metropoli moderna? (Vampiri) Volete provare a sopravvivere in una metropoli caotica e violenta mentre cercate la strada per la ricchezza? Vi ho già detto che potete istallare sul vostro corpo arti e altri gingilli da cyborg? (Cyberpunk Red) Se invece gliela "vendi" come provare un sistema, sembra più qualcosa di laborioso. Soprattutto se il gioco è fantasy, dà l'idea di essere una fatica inutile quando invece si potrebbe fare la stessa cosa con D&D che già si conosce bene.
  20. @Landar @Monkey77 @Rafghost2 @shadyfighter07 Se siete d'accordo salterei le prove di scalata e partirei direttamente all'esplorazione esagonale. Metto in questo primo post, per buttare giù le regole dell'esplorazione e la legenda della mappa. LEGENDA: esagono verde: terreno facile, si esplora in 15 minuti, possibili imprevisti; esagono giallo: terreno difficile, si esplora in 30 minuti, possibili imprevisti; esagono grigio: terreno difficile parzialmente sotterraneo, si esplora in 30 minuti ma serve illuminazione, possibili imprevisti; esagono rosso: terreno impraticabile, non ci potete passare. esagono blu: canalone diventato fiumiciattolo, si esplora in 30 minuti ma il fatto di dover "guadare" aumenta la probabilità di imprevisto. REGOLE: scegliete in quale esagono andare, sulla base di quelli che vedete (quelli adiacenti) e che sono praticabili; Per scegliere l'esagono e non starci a giornate a decidere quale, una possibilità potrebbe essere che uno propone e gli altri, se sono d'accordo, mettono il "like": se il post raggiunge almeno 2 like da parte dei giocatori, il gruppo si muove di là. Se volete trovare un modo diverso per organizzarvi (il caso estremo è delegare uno per tutti alla scelta dell'esagono), fate pure. Trovate però un modo rapido per decidere, magari giochiamo di più "dentro" l'esagono. incontri casuali: ogni ora si tira per incontro casuale imprevisti: ogni esagono ha una certa probabilità di avere un imprevisto. Appena ci arrivate tiro 1d6. l'imprevisto è una sfida che coinvolge abilità o tiri salvezza e che ha delle conseguenze, ma che potete affrontare con vantaggio se avete delle idee creative per la risoluzione. Le categorie di imprevisti sono 3: orientamento, ostacolo, maltempo. Orientamento: un pg per tutti fa una prova di sopravvivenza CD15. Potete usare guida prima della prova. Se fallite, tiro 1d6 per sorteggiare la direzione. Se la direzione è impraticabile (Rosso) o non volete andarci, tiro di nuovo, ma ogni tentativo extra vi costa 15 minuti di tempo sprecato a cercare un varco. Ogni ora che siete "persi" potete ripetere la prova di orientamento. Ostacolo: tutti fate una prova di ateltica/acrobatica CD12 (uno di voi può usare guida prima della prova) e facciamo la media dei risultati. Se la media supera la CD avete superato l'ostacolo, altrimenti l'esplorazione dell'esagono costa il doppio del tempo. Maltempo: tutti fate un TS costituzione CD 12, chi lo fallisce prende un livello di esausto. Sono le 14, fino alle 18;30 avete luce, dalle 18;30 alle 19 tramonto, quindi luce fioca, alle 19 è buio. Ci sono nella mappa caselle speciali (lo scoprite visitandole), le più importanti sono le caselle con i posti riparati. In queste caselle potete fare i riposi (lunghi o brevi) tirando su una tabella di incontri casuali più "morbida". Ordine di marcia: appena stabilito rimane quello per tutta la durata dell'esplorazione a meno che qualcuno non decida di cambiare posizione (es: "mi metto alla guida del gruppo!"). MAPPA DI PARTENZA Vi trovate nella casella 1. Come vedete in fondo alla mappa c'è il bosco (vostra meta) che potete raggiungere quando arrivate ad un esagono adiacente. La casella 2 è il sentiero fangoso, la casella 3 è il canalone da guadare. Entrambi i terreni costano 30 min di esplorazione, il 2 ha meno probabilità di imprevisto del 3. So che avevate scelto il 2, però valutate voi alla luce di quanto detto qui sopra.
  21. ELYNDRA - DRUIDA Cammino dietro a Thurin, osservando la pista che abbiamo trovato, non conosco la zona ma sappiamo la direzioni in cui dobbiamo andare, quella che ci indica il sole quando raggiunge il suo apice. Le pioggie hanno reso il terreno fangoso, le poche piante presenti sembrano lacrimare, l'acqua può essere vita ma anche devastazione quando fa esplodere la propria potenza. Ogni tanto mi volto a volgere un sorriso ad Arthur, breve e fugace, devo rimanere concentrata e vedere dove mettere i piedi, ne va della vita i tutti. Incappiamo in quello che sembra un vicolo cieco, o meglio buio, ma tornare indietro vorrebbe dire guadare un fiume quindi concordo con Thurin, meglio proseguire nel tunnel. Apro la mano e rivolgo il palmo verso l'alto, sorrido. "Io ho la mia torcia personale!" Si accende una fiammella. "Andiamo" CASTO PRODURRE FIAMMA
  22. Thurin Nano Guerriero L'avanzata è faticosa ma non lentissima. Il mio passo è sicuro. Il baricentro basso aiuta ma le corte leve fanno da contraltare rispetto agli altri tre. Sembra andare tutto liscio. Ma imbocchiamo un vicolo cieco. Borbotto malamente qualche parola quando inizio a guardarmi attorno. Proprio mentre il sguardo si infrange contro la parete a sud-est un tremore, forse lieve, per noi quasi impercettibile, si fa sentire invece pesantemente sulla roccia. Sulla mia bocca si disegna un ampio sorriso. La mano col palmo rivolto verso l'alto a indicare la nuova via. "Meglio di così non poteva andare." dico concretamente soddisfatto ringraziando Moradin tra me e me "Accendetevi una torcia e seguitemi." suggerisco con tutta l'intenzione di proseguire.
  23. Direi che è giunto il momento per un avanzamento di livello. @Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd
  24. Arthur Hornraven Una volta scesi dal dirupo ci rimettiamo in cammino. Sto dietro Elyndra, e la osservo studiare il percorso, facendo caso a tutti i dettagli che un occhio attento al mondo della natura riesce a cogliere. È strabiliante come riesca a capire se la via è giusta o no dalle impercettibili tracce lasciate da minuscoli animali passati prima di noi appena terminato il temporale. Purtroppo lo svolgere un compito tanto importante che richiede la massima concentrazione impedisce l'interazione tra noi, che peccato. Dietro di me la paladina chiude la fila, attenta ad ogni pericolo possa provenire da dietro, ma sempre con un occhio alla sorella maggiore davanti per capire eventuali segnali che potrebbe cogliere. Sono in mezzo a due sorelle, stesso sangue, ma mai due energie potrebbero apparire tanto differenti. Una sensibile ,in piena sintonia con tutti gli elementi della natura e l'altra dura e tagliente come l'acciaio, sempre pronta a mettersi in difesa come scudo di chi è in pericolo. Sono preso da questa riflessione quando ci ritroviamo in vicolo cieco con solo lo strapiombo a troncare di netto quella che a malapena potevamo definire strada. Sto per perdere la speranza rassegnandomi all'idea di dover tornare indietro quando Elyndra trova un pertugio che conduce ad un tunnel naturale scavato nelle profondità della montagna. E ora che si fa? Mormoro più tra me e me che ad una persona specifica. Nessuna delle opzioni a disposizione mi alletta... Ma credo che l'opzione migliore sia quella che conduce sottoterra. Non è il mio settore, resto in attesa che le guide avanti decidano cosa fare, intanto recitò in testa le formule magiche per tenerle sempre memorizzate e pronte all'uso.
  25. Secondo me però la differenza è proprio qui. Il monaco sarà anche stato un’aggiunta strana rispetto al nucleo originario di D&D, ma non ti obbliga a riscrivere il mondo. Lo puoi trattare come un individuo particolare, un membro di un ordine remoto, un tizio venuto da chissà dove. Fine. Non devi ripensare ogni villaggio, ogni città, ogni locanda e ogni PNG solo perché esiste un monaco. Il dragonborn invece sì. Il dragonborn non è “un tipo che combatte in modo strano”: è un lucertolone draconico senziente alto due metri che entra in una società prevalentemente umana, medievaleggiante e superstiziosa. Se lo prendi sul serio, la gente dovrebbe reagire. Il contadino lo guarda come un mostro, il prete si fa il segno sacro, la guardia gli punta la lancia addosso, l’oste non sa se servirgli da bere o chiamare aiuto. E invece oggi spesso no. Oggi entra in taverna il dragonborn, il tiefling con le corna, il drow, il folletto, il mezzo demone, il mezzo angelo, il gatto antropomorfo e nessuno batte ciglio, perché guai a dare peso alla coerenza dell’ambientazione. L’importante è che ognuno possa giocarsi la sua skin speciale, possibilmente con una backstory da protagonista assoluto. Ed è questo che a me, da giocatore vecchia scuola, fa abbastanza schifo della moda moderna. Non il fatto che esistano opzioni strane. Quelle sono sempre esistite. Il problema è che oggi spesso vengono buttate dentro senza conseguenze, senza logica, senza mondo. L’ambientazione non è più un luogo credibile con le sue regole interne: è uno sfondo di cartone che si piega a qualunque personaggio voglia portare il giocatore. Per me il dragonborn non è sbagliato in assoluto. Può funzionare benissimo in un’ambientazione pensata per includerlo. Ma se lo infili pari pari in un mondo umano-centrico, pseudo-medievale e superstizioso, e tutti lo trattano come se fosse solo un umano con le squame, allora non stai giocando un mondo fantasy coerente. Stai giocando un cosplay party con le statistiche.
  26. Che logorrea. Un articolo intriso di eccessiva retorica, che sarebbe stato molto più efficace se fosse stato anche più incisivo, asciutto e puntuale. E sono pure d'accordo su diversi punti, ma alla fine il nodo centrale è la questione di questo fantomatico ethos, che l'autore trova centrale all'esperienza D&D. Ma che nemmeno lui stesso sa centrare, ammettendo pure in più punti che è da sempre materia di ampia discussione. E per il resto, mancano i dati. Dov'è il fallimento di questa attuale "mezza" edizione? Su cosa lo valutiamo? La 4° Edizione è stata un fallimento? Ni. Lo è stata e non lo è stata. Ci sono ampi articoli al riguardo che spiegano bene la cosa, offrendo delle valutazioni più oggettive, sia numeriche, che realmente motivate. Ad esempio, uno degli errori enormi della Wizards fu condurre una campagna pubblicitaria di lancio iniziale basata fondamentalmente sul discredito della 3.X: si tratta di un elemento non irrilevante, che all'epoca infastidì parecchi giocatori, che si sentirono in qualche modo traditi. Manca proprio, in questo articolo, a mio avviso, il focus basilare (cosa che l'autore sostiene di saper individuare, ma che, invece, a mio avviso è impossibile da definire in maniera univoca, nel 2026): e cioè che cos'è D&D? D&D è un gioco tradizionalmente a base dungeon-crawling, nato qualche decennio fa come un power fantasy su un gruppo di personaggi, molto spesso mediocri, che rischiavano di farsi ammazzare facile nello sfidare un labirinto di trappole e mostri congegnato come un meccanismo da parte dell'arbitro di gioco; se sopravvivevano, avevano la possibilità di diventare individui straordinari a forze di accumulare ricchezze e ottenere esperienza progressiva. Già questa concezione, fortemente identitaria per l'edizione originale, è del tutto lontana dalla 3° edizione... ma non è nemmeno già più quella di AD&D 2° edizione. Quindi... boh. Per quanto io stesso sia un giocatore da mille sistemi e che apprezza molto il concetto di "system matters" (cosa agli antipodi della 5.X), trovo questa lunga tiritera di opinioni assolutamente non apprezzabile e molto vacua.
  27. 3 punti
    Ciao a tutti! Sono Andrea e sono un grande appassionato di D&D. Ho sempre partecipato come giocatore, in quanto purtroppo non ho le capacitá necessarie per ricoprire il ruolo di master. Tutt'ora continuo a giocare assieme ad un gruppo di amici di vecchia data da ormai diversi anni in campagne che svariano da ambientazioni fantasy medievali, sci-fi, contemporanee, e tutto ció che puó venire in mente al nostro master. Gioco da talmente tanto tempo con lo stesso gruppo di amici, che nel corso del tempo abbiamo sviluppato una "nostra versione" di D&D la quale é un merge di alcune versioni precedenti all'ultima. Buona giornata!
  28. mi associo ai ringraziamenti per la condivisione dell'articolo 🙂 una analisi dell'autore che centra in pieno tanti, forse non tutti, punti reali e concreti su cosa sia D&D. Un aspetto che invece penso debba essere sottolineato, come @CreepyDFire ha già avanzato, è il legame della 'lore' che ha D&D, e che a partire dalla 5.x sembra quasi essere stata sterilizzata per inseguire l'obiettivo dell'inclusività. Obiettivo legittimo e più che condivisibile. Ma a mio modesto avviso, errato nel modo in cui è stato portato avanti. L'inclusività riguarda i giocatori che si trovano attorno ad un tavolo, non i personaggi nelle storie che possiamo/vogliamo raccontare. Qui credo, più che le vere e proprie meccaniche di gioco (anche se esiste una correlazione tra lore e meccaniche), WotC ha veramente commesso l'errore; presentando un gioco dalle regole buone (almeno per gli standard dei game designer moderni) ma completamente asettico, con l'illusione che possa andare bene per tutte le sensibilità. La stessa narrativa , soprattutto i grandi capolavori, utilizzano attriti, conflitti e in certi casi la crudeltà , ma non per 'dividere' o essere 'contro' qualcuno, piuttosto per insegnare a distinguere il bene dal male (in modo semplicistico) o il giusto dallo sbagliato. Così è anche per i nostri giochi. I vecchi manuali di ambientazione trasmettevano un senso di mistero, di avventura, di tensione che i manuali moderni non hanno. Ed erano colmi di possibilità che inducevano il lettore (DM o giocatore che fosse) a fantasticare, e paradossalmente a chiedere di saperne ancora di più. Ecco, forse il tornare a riunire una vera lore alle regole potrebbe essere un buon modo per far sì che D&D continui ad essere il D&D delle origini.
  29. Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Mi guardo attorno confuso dal paesaggio e stordito dalle vampate di aria rovente che mi arroventano il carapace. Soffro tremendamente il caldo: è come stare chiusi per ore in un camper* parcheggiato sotto al sole durante una giornata estiva e senza nessuna fonte di refrigerio. Osservo con cauto interesse Einor che si acquatta per parlare con uno scorpione di passaggio: sono sempre affascinato dagli usi della gente, alcuni non smettono mai di stupire! Mentre il mio amico si scervella per ricordare dove può aver sentito parlare degli scorpioni fantasma, io decido di ingannare il tempo facendo ciò che mi viene meglio: salgo su un masso piatto e largo, mi guardo attorno e cerco ispirazione per qualche sonetto: Ma che bei ragazzoni questi simpatici scorpioni! Otto zampe e due chele Coda appuntita grondante fiele. Zampettano furtivi, sembran quasi fuggitivi. Scapperanno forse dalle melme? Creaturine appiccicose le melme son proprio odiose Se ti si incollano alle palle è un'impresa staccarle queste poi sembran bruciare sarà meglio filare! Mi colpisce poi una folgorante idea: qui fa un caldo infernale, che sia il posto giusto per sperare di incontrare un paio di sudatissimi Minotauri Demolitori? Potrei finalmente sperare di mettere le mani su un paio degli ingredienti che spero di riuscire a scovare durante questo viaggio verso l'ignoto! *camper: particolare tipologia di carro trainato da buoi adibito ad abitazione, completo di tutto il necessario per una villeggiatura serena: un letto con materasso di piume per la notte, un focolare con paiolo incorporato, un tavolo con sgabello per desinare comodamente o giocare alle carte, una poltrona da lettura ed anche una piccola latrina. I modelli più costosi equipaggiano un incantamento riscaldante/refrigerante di serie, sono divisi in stanze e dispongono anche di un baldacchino retrattile per adibire una veranda esterna, e possono essere trainati da ben quattro coppie di destrieri emilianromagnoli in linea.
  30. Hai portato uno splendido articolo @aza! Riassume appiano tutte le discussioni che si sono fatte in questi ultimi mesi, almeno fin da quando ho iniziato a stare su D'L in maniera costante. Purtroppo la parte relativa alla storia e alla mitologia (chiamatela pure lore, ma a me piacciono più le due nominazioni separate) è quella che forse si è più non solo tralasciata ma, letteralmente, trascurata. Io posso dirlo con tranquillità , non ho trovato un manuale di ambientazione degno di essere chiamato tale per la 5e! Lascio una chicca per @roctopus. Io ho recuperato di recente alcuni manuali per Pathfinder 1e relativi alla schiatta dei giganti e dei domini dove vivono... Sono rimasto a bocca aperta per gli spunti e la cura nella descrizione delle abitudini, dei credi, e della società che si basa su di loro, come anche i loro insediamenti e i loro legami all'interno della regione del mare Interno. Una goduria da leggere la sera e rileggere in giorni successivi! Mi piacerebbe tantissimo ritornare a leggere contenuti dei quel tipo, che a mio avviso sono il vero punto forte di qualunque GDR e soprattutto di D&D. Includendo anche contenuti crudi e non family-friendly che caratterizzano anche molti background delle razze iconiche (sia giocanti che non). Ho detto la mia e spero di aver dato un ulteriore spunto di riflessione Sinceramente D.
  31. Si va sempre più verso una crisi economica che vedrà la riduzione degli acquisti, probabilmente pensano che far pagare 4 euro al mese porti più acquirenti (e più soldi nelle loro tasche) di vendere un manuale a 70€. Per me questi commerciali possono fxxx@@@@, continuerò a proporre AD&D e sistemi alternativi ai miei giocatori
  32. Thurin Nano Guerriero Saggiamente Elyndra è del mio stesso avviso. Soddisfatto inizio già a prepararmi per prendere la via, seppur infangata e poco agibile, che va verso sud. Verso la nostra meta. Quando Arthur mi fa una domanda... insolita, inutile. "Riscendiamo e prendiamo la via verso sud." allargo le braccia "Conoscere roccia e montagna ora serve a poco ma aggra..." sto per dire qualche cosa di burbero e poco simpatico ma mi fermo, levandomi anche dalla testa l'immagine dell'eccessiva confidenza che si è concesso il ragazzino nei confronti della druida "riprendiamo le imbracature e caliamoci giù."
  33. Vivienne Larksong Stringo il medaglione di Selûne che porto al collo, sentendo il metallo freddo rassicurarmi mentre il silenzio del tunnel viene rotto da un brulicare sinistro. La benedizione della vista che la Signora d’Argento mi ha concesso trasforma quel buio in una scacchiera di ombre, ma ciò che vedo non mi rassicura affatto. Resto interdetta per un istante nel vedere Gib: il suo gesto delicato con la falena è così lontano dalla sua solita ruvidezza che quasi dimentico dove ci troviamo. Ma la pace dura un battito di ciglia. Non appena la lanterna di Kaerith investe i cumuli vicino all'uscita, la terra sembra prendere vita. Per la Vergine Lunare... sussurro, mentre una marea grigiastra di ratti vomita fuori dai buchi, riempiendo il tunnel. I loro occhietti riflettono la luce come costellazioni maligne e il suono delle loro zampe frenetiche mi fa raggelare il sangue. Che la Signora d'Argento guidi i tuoi passi e devii ogni colpo, Chand...esclamo con voce più ferma, vedendola avanzare con la lancia spianata nonostante il palese disgusto per quelle bestie. Sento la proposta di Chand a Caelum riguardo al fuoco e annuisco con decisione. Sì, il fuoco li disperderà! Ma restate compatti!...dico agli altri, impugnando saldamente il martello...
  34. Il gruppo decide la formazione e inizia ad avanzare con l'ormai fidato esploratore Gib che apre la strada rischiarata dalla lanterna in mano a Kaerith, che invece chiude la colonna. Il tunnel stretto e umido, altro non è che un piccolo passaggio scavato direttamente nella roccia e nella terra alla base della collina e puntellato ogni 4-5m con dei grossi travi quadrati, come quelli che si usano nei tunnel minerari. L'ambiente, palesemente inutilizzato da tempo immemore, è ingombro di ragnatele in ogni dove e persino il piccolo gnomo si muove aprendosi la strada tela dopo tela. Dal soffitto spuntano le radici delle piante che crescono in superficie, quasi come se il passaggio fosse invaso dai tentacoli di una creatura. La luce, sebbene abbia la capacità di penetrare le tenebre fitte che albergano in quel dimenticato passaggio, spesso viene bloccata dalle complesse architetture setose degli aracnidi e si fa strada solo quando, o con le mani o con un altro strumento, prima Gib e poi Chand le fendono passandoci attraverso. Alcuni ragni fuggono al passaggio della colonna, rintanandosi nelle zone più recondite del tunnel. Mentre avanzano in silenzio, Chand e Vivienne, di tanto in tanto, vedono l'esploratore emettere dei versi, come dei piccoli soffi finchè non lo vedono fermarsi di fronte ad un ragno grande quanto una mano, che sembra rifiutare di abbandonare la sua ragnatela semi-distrutta. Chand alza un pugno in aria, per indicare alla colonna di fermarsi, gesto che viene ripetuto dalla chierica fino a giungere agli occhi di Kaerith, nonostante Caelum, non avvezzo alle comunicazioni militari silenziose, rimanga interdetto dal gesto non conoscendone il significato e quasi finisca addosso alla compagna davanti. Mentre il gruppo attende Gib, rimane immerso nel silenzio quasi surreale del luogo, in netto contrasto con la distruzione e la devastazione che sta avendo luogo poco sopra le loro teste. Ogni tanto si ode qualche stilla gocciolare dalla roccia finendo in un piccolo avvallamento del terreno unendosi alle altre cadute prima di loro e l'impatto con la pozzanghera, in proporzione, sembra quasi un tuono improvviso. Di sottofondo si inizia a percepire un delicato suono di acqua che fluisce. Gib e il ragno Il tempo passa, anche se in quel luogo e in quella situazione è difficile dire se si tratti di pochi secondi o di qualche minuto o più, finchè con un ultimo verso vedete il ragno andarsene rapido nella vostra stessa direzione, muovendosi agile sulla tela. Svoltata un'altra leggera curva vedete stagliarsi sullo sfondo una piccola grata circolare illuminata dai pochi raggi lunari che riescono ad entrare nella galleria rischiarandone leggermente l'uscita per circa un paio di metri. La luce della lanterna illumina due mucchi informi e indefiniti addossati alla pareti del passaggio, laddove la luce esterna sembra non arrivare, un paio di pipistrelli, disturbati dalla luce artificiale, si staccano in volo lanciandosi nella notte scura, per il resto il passaggio sembra sgombro fino alla grata, oltre la quale si sente e si intravede il piccolo fiume in cui eravate fino a poco tempo prima. Curioso che nel giro di poco lo ripercorriate in senso contrario allontanandovi da quella che, fino a poche decine di minuti fa, era la meta sicura.
  35. Non me ne parlare, compravo usato pre "Big Bang Theory e Stranger Things" e ho ripreso quest'anno perché volevo recuperare una determinata serie di manuali FR... non solo speculazione, ma anche arroganza e maleducazione da parte di certi negozianti che dovrebbero essere anche "dei nostri", del tipo "Non lo vuoi a questo prezzo? O lo compri a scatola chiusa o te ne vai! Tanto adesso va di moda e lo vendo al prossimo coglioncello che passa". E mi dispiace che questo discorso (ovviamente un po' editato) me l'abbia fatto un negoziante che è iscritto a questo forum in sede Lucca Comics. La WOTC non è l'unica da biasimare per la situazione in cui verte D&D. Tutti lavoriamo per vivere e non si tratta di far beneficienza tenendo bassa i prezzi, si tratta, in primis di trattare le persone col rispetto che meritano, non blandirle prima quando era un gioco di nicchia e non essere arroganti ora che va di moda.
  36. Si concordo in fila indiane con questa disposizione: gib - chand - vivienne - caelum - kaerith.
  37. Thurin Nano Guerriero Ero certo Gorthak non ci sarebbe stato di aiuto. Le sue parole sembravano sagge. Non lo erano. Troppi pregiudizi nel sua mente e nel suo cuore. Come molti nani. Non commento in alcun modo le sue ultime frasi. Alla fine, ringrazio Arthur per averci aiutati a comprenderlo però. Lo osservo allontanarsi. Poi lo sguardo si sposta all'esterno. Una veloce panoramica. "Dico di andare dritti a Sud." sembro guardare l'orizzonte, la pioggia calmarsi e il cielo divenire grigio da plumbeo come era "La Vecchia Strada sarà lenta, poco praticabile, faticosa. Ma è la nostra direzione."
  38. Brando Mai prima d'ora il mio Dio aveva ascoltato una mia preghiera in maniera tanto palese. Il Fulmine di Potere mi investe e il colpo di Gertrude diventa il colpo stesso di Heironeous, tant'è che l'idra esplode letteralmente. Sangue e carne mi investono, lasciandomi in una lordura immonda che non ferma un secondo colpo, con il quale finalmente lascio andare il dolore che mi aveva accompagnato sin dalla morte di Balenor. Così ti rendo onore, Balenor, amico mio. Mi mancherai fino alla fine dei miei giorni e ti amerò per sempre come mio fratello. Ora posso lasciarti andare ! Una lacrima mi cade lasciando un solco pulito sulla mia faccia sporca di sangue e melma e alzando Gertrude al cielo, grido verso i miei compagni Abbiamo vinto !!! Abbiamo vinto !!! La gioia nella mia voce è palese, guardo Celine, Ayal, Jorr e il nuovo arrivato Harmek. Sorrido. Dopo tanto tempo. Con un movimento della mano richiamo lo spirito di guarigione, indicandogli Harmek. Il globo di luce e calore pulsa come ad emulare la mia gioia è si posa sul dinosauro, attendendo che prenda la sua energia curativa. DM
  39. Ci si può commuovere per un critico? Si...111 danni
  40. ELYNDRA - DRUIDA Mangio la mia razione, ascoltando le parole, avrei preferito udire qualcosa di diverso, averlo al nostro fianco sarebbe stato utile, un valente guerriero ed uno scudo solido ma dalle sue parole si intende chiaramente che i nostri obbiettivi sono diversi. Un senso di sconforto mi prende ma rimango impassibile, lui non può capire le mie parole ma probabilmente sa riconoscere uno sguardo. Mi limito a sorridere ed i miei occhi si incrociano con quelli di Arthur, il mio viso si illumina, spero che l'essersi reso utile per comunicare con una creatura talmente antica e potente abbia fatto accrescere la fiducia in se stesso. Tuttavia lo sguardo di mia sorella parla prima delle sue parole, non sono brava a prendere decisioni ma dare la mia opinione credo sia la cosa giusta da fare. "Abbiamo preso un impegno e deve essere rispettato, quindi si....proseguiamo con il piano iniziale, non dobbiamo per forza dire al nostro nuovo amico che siamo diretti dagli elfi, penserebbe che siamo amici di un qualcosa che odia e ci vedrebbe come nemici. Anche se la cosa mi rincresce dovremmo separarci da lui, tentare di convincerlo a comprendere dove stiamo andando e cosa dobbiamo fare sarebbe come provare a convincere un albero a scaldarsi i rami vicino ad un fuoco".
  41. Beh, se volete fare due chiacchiere io sono qui, non credo che me ne andrò per mooooolto tempo lo spirito sbadiglia, fingendosi stanca, e rientra dietro la cascata La strada per tornare al tempio la conoscete, e mentre la rifate a ritroso vi rendete conto che l'effetto della vostra azione si sta già iniziando a manifestare; in lontananza notate che molte delle polle e dei laghetti, a partire dai più vicini alla montagna, si stanno rischiarando, perdendo quella patina scura che avete visto all'andata Siete quasi a metà tragitto, quando un gruppo di contadini vi viene incontro, euforici, portando lanterne per illuminare la via; vi salutano come degli eroi, applaudendo al vostro passaggio e porgendovi cibo e zucche piene di liquore per festeggiare
  42. Se siamo in fila indiana starei davanti io o Thurin per assorbire i colpi nemici, Elyndra subito dietro.
  43. Gibumubig "Gib" - Gnomo Il ragno con cui ho provato a parlare si è rivelato scontroso e decisamente minaccioso. Non che avesse tutti i torti, dopotutto gli abbiamo appena smantellato casa distruggendo la tela, ma l'incontro mi ha lasciato addosso un'irritante sensazione di agitazione. Cerco conforto in una sua vittima, una fragile farfalla, che con la sua grazia riesce a rincuorarmi... almeno per qualche istante. Non faccio in tempo a salutarla che dal buio iniziano a sciamare topi a frotte. Avevano ragione entrambi gli insetti: il pericolo era nell'ombra. Fortunatamente, noi siamo pronti. Chand scatta subito in avanti, posizionandosi per farci da scudo umano, mentre Caelum lancia una pallina che emette versi di gatto. Sembra una buona idea... Non potevo avere un pensiero più errato. Invece di scappare, i topi si rivoltano contro di noi con una furia cieca, quasi convinti che il loro numero possa soverchiare il nostro gruppo. La mischia si accende in un istante: Chand randella qualunque cosa gli passi sotto tiro, Kaerith investe il branco con un soffio di fuoco e Vivienne li spazza via con il potere della fede di Selune. Io, dal canto mio, faccio quello che so fare meglio: squadrello. Il primo gruppo viene decimato e i pochi superstiti fuggono squittendo nel buio. Dubito che il prossimo sciame avrà una sorte diversa, a meno che non decida saggiamente di giungere a più miti consigli. Con movimenti fluidi e meccanici ricarico la Vecchia Betty e prendo di nuovo la mira, pronto a infilzarne quanti più possibile non appena sbucano dalle ombre. note
  44. Vivienne Larksong L’odore acre di pelo bruciato e carne spappolata riempie il tunnel, stringendosi in gola. Il bagliore del soffio di Kaerith illumina per un istante i nostri volti, lasciando poi spazio a un fumo denso e a un tappeto di cenere dove prima brulicava il primo sciame. I pochi ratti superstiti scappano stridendo nel buio, ma non c'è tempo per tirare un sospiro di sollievo. L'altra marea grigia è ancora viva, furiosa e ammassata contro gli schinieri di Chand. Sfrutto lo spazio che Gib mi ha lasciato ritirandosi, ma scelgo di piantare saldamente i piedi a terra, rimanendo sul posto. Non serve avanzare alla cieca nel fumo se posso colpire da qui. Sollevo la mano libera verso l'alto, staccandola per un attimo dal martello. Fisso lo sciame che tenta di trovare un varco nell'armatura del guerriero e invoco la punizione della Signora d'Argento. Ascolta la mia supplica, Madre della Notte, riversa il tuo algido giudizio su queste creature della piaga, risplendi nel profondo della terra e riduci in cenere l'oscurità...dico con forza. Dal soffitto del tunnel discende un raggio di splendore radioso, simile a un freddo raggio di luna calante, che scende dritto per avvolgere la massa brulicante ai piedi di Chand. @ DM
  45. 2 punti
    L' assalto magico di Saxam è improvviso e devastante. Un attimo prima i cultisti stanno ascoltando in silenzio le imprecazioni del loro signore. Quello dopo sono avviluppati da potenti tentacoli neri, che li stringono in una morsa senza scampo. Solo Davros riesce a difendersi adeguatamente. Un tentacolo si avvolge attorno al suo corpo, ma gli basta allargare le braccia per spezzarlo come fosse un ramoscello rinsecchito, rivelando una forza prodigiosa. "Ah, vedo che Bane ha esaudito le mie preghiere. Sei venuto tu stesso a offrirti in sacrificio alla Mano Nera" dice, mentre col suo mazzofrusto allontana altri tentacoli che provano ad afferrarlo. Nel frattempo l' Osyluth, veterano di mille battaglie della Guerra del Sangue, reagisce con una rapidità sovrannaturale. In un attimo svanisce in una nuvola di zolfo, per poi riapparire vicino Nydrian e Kaelen, circondato da un' aura di pura malevolenza. L' odio e il disprezzo che prova per i mortali sembrano quasi avere presenza fisica attorno a lui, un vapore oscuro che si mescola con le esalazioni sulfuree. Kaelen sembra resistere, ma negli occhi di Nydrian vedete il terrore puro, mentre la sua mente è portata nei meandri più orribili dei Nove Inferni. ////////// Mappa Legenda Prova conoscenza di Saxam
  46. Gibumubig "Gib" - Gnomo Guardo il mastro muratore che si batte la mano sul petto orgoglioso: Bah, un attimo fa se la stava filando, ora è tutto baldanzoso...speriamo bene. Senza dargli troppo peso, guardo Vivienne dare la scuro-visione agli altri soldati, lasciando fuori Caelum. Kaerith ha deciso che chiuderà la fila e, visto che è anche la più alta, è la persona più indicata a cui affidare la mia preziosissima lanterna. Lanterna che è in casa mia da generazioni e che sarebbe veramente un peccato perdere o distruggere. Quindi la tiro fuori dallo zaino insieme ad un'ampolla di olio, combino i due oggetti e con l'acciarino do fuoco allo stoppino. "Kaerith, tieni la lanterna. Farai luce a tutta la fila, ma stai pronta ad oscurarla, nel caso in cui ce ne fosse bisogno. Non credo di doverti spiegare come si chiude lo sportellino di una lanterna schermabile, ma credo che sia opportuno ricordarti che questa lanterna probabilmente è più antica di te e faresti bene a trattarla con cura, Guarda il vetro come è ancora nitido e pulito, non è certo robaccia dei giorni nostri." Poi mi volto verso Chand: "Non so cosa troveremo là sotto. Cercherò di scoprirlo da eventuali tracce o indizi, ma potremmo rimanere sorpresi. In caso di scontro, dovremo scambiarci rapidamente di posizione, tieniti pronto e soprattutto armi in pugno." Poi mi volto verso tutti: "Forza, muoversi. Mi dispiace di non potervi tenere tutti per mano, ma dovrete farvi coraggio da soli. Avanti." E inizio a camminare nel buio, sfruttando la luce che arriva dalla lanterna per cercare indizi sui possibili "abitanti" di questo luogo. Azione
  47. La notte al Tempio di Oghma trascorre densa, come se l'aria stessa avesse acquisito una consistenza oleosa. Nonostante il calore dei bracieri, il freddo che emana il medaglione sembra ignorare le leggi della fisica, insinuandosi sotto le coperte e popolando i vostri sogni di visioni frammentate: distese di cenere sotto un cielo privo di stelle e il riverbero di un battito metallico che sembra provenire dal sottosuolo. Al mattino, Highmoon si sveglia sotto un cielo color piombo. La neve fresca ha coperto le tracce della sera precedente, ma il senso di urgenza non è svanito. Dopo una rapida colazione consumata in un silenzio teso, vi dirigete verso la residenza di Lord Theremen Ulath. Le guardie all'ingresso del palazzo non incrociano le alabarde per fermarvi; al contrario, un paio di loro scambiano un cenno d'intesa con voi. Sanno chi siete, "quelli del Tempio", i risolutori che da tre mesi si sporcano gli stivali per ripulire i dintorni dalle minacce che la milizia ordinaria non può gestire. Questo vi permette di superare i primi controlli senza che nessuno chieda di ispezionare il contenuto dei vostri zaini, un privilegio che oggi sentite più pesante del solito. Venite introdotti in una sala udienze privata, riscaldata da un imponente camino , il lord è in piedi davanti a una grande mappa delle Valli, le mani incrociate dietro la schiena. Quando si volta, il suo volto appare segnato dalla stanchezza del comando... Il Lord vi osserva mentre prendete posto. Nonostante la sua autorità, c'è un rispetto malcelato nel suo sguardo: non siete semplici mercenari, ma agenti di Oghma che hanno dimostrato il loro valore più volte. poi fa un cenno verso le sedie, invitandovi a sedere Akseli, Erika, Vaulath , Shage...dice, annuendo a ciascuno , poi si siede, appoggiando i gomiti sul tavolo e incrociando le dita...Avete chiesto udienza con urgenza...perciò immagino che abbiate già scoperto qualcosa di rilevante... @ Tutti
  48. L'idra è nuovamente avvinghiata in una lotta mortale con Harmek quando Brando alza Gertrude al cielo. Sono stati giorni difficili. Lunghe camminate, lotte mortali, il riposo esposto agli elementi e quella che probabilmente è stata la sfida più grande. Affrontare la morte di Balenor. Brando è sempre andato avanti mettendo da parte le esitazioni. Forse è per questo che lo sguardo del dio si posa sul suo paladino proprio quando urla. PER HEIRONEOUS Il limpido cielo estivo viene squarciato da un fulmine improvviso che colpisce in pieno Brando. L'uomo non sente alcun dolore, tutt'altro. Non si è mai sentito così forte. I suoi bicipiti sono così tesi da far scricchiolare le piastre d'acciaio che li proteggono. L'impatto del martello sul corpo dell'idra è devastante. Un forte boato poi l'onda d'urto costringe tutti a fare un passo indietro. Pezzi di carne e ossa schizzano in un raggio di tre metri. Quando, accecato dalla furia, Brando cala il secondo colpo PER BALENOR non c'è più nulla da uccidere. Un secondo schizzo investe gli astanti. Questa volta melmosa acqua nera. Brando e Harmek sono ricoperti di fango, sangue e brandelli di carne. Per ripulire l'armatura del paladino ci potrebbero volere ore. L'idra era stata colpita da tutti però mi sono concentrato su Brando e il suo epico critico che l'avrebbe uccisa con un colpo solo anche a pieni pf. Gertrude lo ha ripagato per la fedeltà. Ferite Brando 2/49 Harmek 19/60 (lo spirito può curare ancora 16 pf)
This leaderboard is set to Rome/GMT+02:00

Impostazioni cookie

Utilizziamo cookie tecnici necessari al funzionamento del sito e, solo con il tuo consenso, cookie statistici (analytics) per misurare e migliorare i servizi. Non utilizziamo cookie di profilazione pubblicitaria. Leggi la Cookie Policy oppure gestisci le preferenze.

Account

Navigation

Cerca

Cerca

Configura le notifiche push del browser

Chrome (Android)
  1. Tocca l'icona del lucchetto accanto alla barra degli indirizzi.
  2. Tocca Autorizzazioni → Notifiche.
  3. Regola le tue preferenze.
Chrome (Desktop)
  1. Fai clic sull'icona del lucchetto nella barra degli indirizzi.
  2. Seleziona Impostazioni sito.
  3. Trova Notifiche e regola le tue preferenze.