- [CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
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Urgok (mezzorco) Nel momento in cui Heinrich mi si siede accanto mi alzo e bofonchio: Non ho nulla da dirti, prete: questa e' la mia vita, sono stato forgiato nel sangue della battaglia. Un giorno paghero' per le conseguenze delle mie azioni. E mi avvio verso l'interno dell'abbazia per raggiungere gli altri.
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Urgok (mezzorco) Furioso per il tempo che stiamo perdendo, la sera che si avvicina e la necessità di dover trovare di nuovo riparo ma con un pericolo in più, e al tempo stesso questo umano deficiente che ci sta facendo perdere tempo, mi avvicino impugnando il gladio, prendo per i capelli il brigante tirandogli indietro il capo e calo pesantemente il pomello della mia spada sui suoi denti mandandoglieli tutti in frantumi. Dopodiché con tono calmo ma fermo gli intimo: Ora non potrai mai più masticare carne e parlerai male per il resto dei tuoi giorni. Collabora o la prossima cosa che salterà sarà la tua mano destra, e giro il gladio mostrandogli la lama.. OFF: master, faccio un tiro su Carisma, se necessario.
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Urgok (mezzorco) Io intanto, fuori dall'abazia, ammucchio i cadaveri e li copro con sterpaglie per far sì che non vengano visti facilmente a distanza. Se c'è parecchia neve, la sposto per coprirli con essa insieme con sterpaglie e foglie. Non voglio fare un lavoro accurato perchè non abbiamo tempo ma sicuramente lo farò fintanto che i miei compagni dentro sistemano le tombe profanate.
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Urgok (mezzorco) Senza dire nulla inizio a caricarmi in spalla i cadaveri e, uno ad uno, li porto fuori dal monastero. Per ogni corpo depositato all'esterno, frugo nelle tasche alla ricerca di qualcosa di interessante, anche nelle loro borse o zaini se ne hanno (qualsiasi cosa, anche beni di prima necessità).
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Urgok (mezzorco) Approfittando del varco creato dai miei compagni mi intrufolo nello stretto cunicolo passando piuttosto agevolmente nell'ambiente interno, oltre la barricata. Tutto sommato non sono poi così arrugginito, penso soddisfatto ripensando ai furti fatti nelle abitazioni alla periferia della capitale entrando in varchi ricavati fra due ante o calandomi dai tetti. Una volta dentro osservo la situazione, valuto le macerie prodotte dai furfanti nel distruggere le lapidi e poi guardo i corpi riversi in un sonno non naturale. Niente che non abbia già fatto, Urgok, dico a voce bassa pensando a quello che sto per fare. Ho già ucciso uomini inermi, per tutti i pollici versi che ho ricevuto e che ho rischiato di subire a mia volta: solo il più forte sopravvive. E nel recitare il mio mantra personale estraggo il gladio e lo passo sotto la gola dei profanatori di tombe, tutti tranne il loro capo, che lego saldamente per mani e piedi dopo aver asciugato la lama sulle sue vesti sudicie. Qui ho finito, esclamò poi in tono secco ai miei compagni che stanno spostando le macerie della barricata improvvisata.
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