KULEM Ricordo l'esatto momento in cui sono arrivato su Victrix Sonora... della visone delle sconfinate distese di coltivazioni all'interno di serre ciclopiche che coprivano buona parte della superfice del pianeta... del primo incarico cui venni assegnato, fra le imprecazioni degli istruttori e le vessazione (corporali e psicologiche) elargite senza parsimonia dai superiori verso me e i miei compagni... che strano, ricordavo che erano avvenute decadi fa! Ricordo con chiarezza le esercitazioni dell'altro ieri, assieme ai soldati dell'Astra Militarum... Tipi tosti ho sentito dire... Ma cavolo non immaginavo che si cagavano sotto così facilmente alla vista di qualcuno più grosso di loro... posso ancora sentire l'odore di piscio che si erano fatti addosso alcuni di loro quando me e i miei fratelli ci mettevamo in formazione li ad un passo da loro e iniziammo l'addestramento... ricordo che solo uno di loro non se l'era fatta addosso, ed era lo stesso uomo che mi aveva preso a bastonate quando avevo fatto cadere una cassa di viveri da inviare su Necromunda... ma avvenne decadi fa... perchè mi ritorna alla mente ora? Ricordo le urla di ordini adesso... le prime avanguardie di quei pelle verde sono iniziati a spuntare vicino al settore dove eravamo in stanza... ricordo molto bene la faccia del mio superiore... adesso non aveva più lo sguardo severo verso di noi di questa mattina di quando avevamo iniziato l'addestramento con i miei fratelli e sorelle... ma non era questa mattina... era stato anni fa! Adesso mi ricordo del mio superiore, Baranoth si chiama! Era diventato pallido come un cencio quando gli dissero che avevano avvistato quegli orki quella stessa mattina... perchè ricordo questo? Avvenne anni fa! Ricordo il sangue ora... fra il rumore dei proiettili che ti sibilano all'altezza del capo, le esplosioni dei bombe a grappolo lanciati dagli obici e cannoni, come anche le urla di chi sta venendo squartato da quei dannati musi verdi... Ricordo che ce ne era uno davvero grosso... Un capobanda aveva fatto fuori un plotone assieme ai suoi... quelli erano tutti grossi... ricordo come alcuni dei miei avevano iniziato ad inzuppare di piscio e merda le loro uniformi... anche io ci sono andato vicino... ma Baranoth no, nemmeno quando era immerso nel sangue e nel fango assieme a noi per dare ordini e vedeva quello che vedevamo tutti noi! Non ricordo di aver sentito più odori da quel momento... perchè? Ricordo il dolore adesso... Quello grosso mi aveva strappato la faccia... La vista mi si era offuscata... non riuscivo a vedere più niente se no il rosso del mio stesso sangue... penso di aver urlato finchè i polmoni non mi si erano svuotati... ricordo di aver perso di mano la mia ascia... ho anche un'ascia? Ora inizio a ricordare! Ora ricordo la rabbia... ero a terra e vidi la sufficienza ed il divertimento di quei capobanda del cavolo e dei suoi che sbudellavano i miei... un gruppo di musi versi stava per fare lo stesso con Baranoth... per un momento vidi la fine segnata nei suoi occhi, come anche nei miei... ma non era finita! Ricordo un cuore verde nella mia mano destra... il corpo del capobanda era riverso a terra con il torace squartato e e la gabbia toracica divelta... le mie braccia zuppe di sangue verdastro... il dolore dei miei muscoli, presi dai crampi per aver fatto qualcosa al limite dell'umano... ricordo bene lo sguardo di quei musi verdi... ora non ridevano più... ora se la stavano dando a gambe... ma non sarebbero riusciti a scappare da me, gli avrei sbudellati fino all'ultimo dei loro! [...] In quel momento socchiusi gli occhi... vidi il mio corpo seminudo avvolto nella patina fredda e umidiccia di ciò che rimaneva di quella gelatina cui non mi abituerò mai ed ero all'interno di una capsula criostatica. Era aperta e ora ricordo tutto! Vado per togliermi l'apparato di respirazione, lo sgancio dalla mia mandibola di acciaio come al solito. Sentii le punte delle mie zanne graffiare dolcemente la carne della mia mano; il trofeo che mi sono preso da quel capobanda. Poi vedo lui, il compagno che mi venne asseganto da Octavia in persona. Mi stava osservando da sopra la capsula aperta mentre fluttuava borbottando e producendo il suo tipico fumo nero, come suo solito. Guardandomi intorno, vedo un ambiente è immerso nella penombra. Il tutto è coperto da una trama argentata e ogni tanto getti di vapore vengono emessi dalle valvole di sfogo. Ancora con il corpo intorpidito, esco lentamente dalla capsula. Mi stiracchio ed inizio ad riabituare il mio corpo al movimento. Ci vorrà un pò, ma non c'è fretta attualmente. Chiudo gli occhi. Flexo i miei muscoli, contraggo e stimolo ognuno di loro. Sento che questi si tendono sotto la mia pelle e iniziano a rispondere bene alla mia volontà dopo 5 minuti circa. Quando riapro gli occhi, vedo che il teschio ha ripreso il mio corpo da varie angolazioni. Sono conscio che ha ripreso tutto, come al solito. Non noto che un servitore era all'angolo della capsula finche non poso gli occhi su di lui. Con un dito tremante, mi indica una grossa cassa a fianco della capsula. Mi avvicino ad essa senza proferir verbo. Benchè rozzamente squadrata e piena di graffi ed ammaccature, il mio cuore fa un tonfo nel riconoscere il simbolo dell'Astra Militarum su di essa... percorro con le mie dita il bordo, quasi accarezzandola, fino a raggiungere i meccanismi di apertura. Con un sonoro "KLANG", apro la scatola e vedo al suo interno i miei vestiti, il mio equipaggiamento e la mia ascia... prendo quest'ultima prima ancora di vestirmi e la soppeso, la maneggio, la osservo. Un saluto silenzioso, come quello che si fa con i vecchi amici che non vedi da tanto tempo. Ne è passato di tempo! i bordi della lama presentano piccole tracce di ossidazione, e la catena deve essere oliata a dovere. Mentre sto facendo questo piccolo rituale personale di ricongiunzione chiedo al servitore, senza voltarmi verso di lui: "Luogo, giorno, ora ... grugn grugn ... e informazioni sulla missione... urf urf". Mentre il servitore inizia parlare, con un tono particolarmente squillante e con qualche balbettio, Kulem non può fare a meno di avvertire un certo nervosismo nella sua voce: "Ci t-t-troviamo in orbita a-a-attorno al mondo-alveare di V-V-Voll ed è il m-m-mattino del p-p-primo Ottobre... stiamo p-p-per attraccare alla c-c-capitale Rokharth..." Kulem non lo degna più di tanto. Trova una asciugamano ed inizia a tergersi il corpo per rimuovere il resto di quella gelatina e del sudore che non è evaporato sino ad ora. Nel mentre il servitore, visibilmente agitato, aggiunge: "Il Maestro L3-G1-0N v-v-vuole proferire con t-t-te sul ponte di c-c-comando..." Dopo essermi asciugato con dovizia, inizio a vestirsi usando gli abiti più puliti e presentabili che ho. La maggior parte del mio arsenale lo tengo all'interno della cassa, mentre appoggio la mia ascia con cura sul tavolo appresso alla capsula. Fatto ciò faccio un cenno al servitore, indicandogli di avvicinarsi con il dito... appena si avvicina mi piego lentamente sulle ginocchia per portare la testa al livello della sua, il piccoletto sta tremando come una foglia: "io sono pronto ... urf urf ... e puoi portarmi dal nostro Maestro ... grugn grugn ... Ma voglio che tu ti prenda cura dell mio equipaggiamento ... urf urf ... nel mentre proferirò con lui ... grugn grugn ... Voglio che tutto sia lucidato, oliato e pronto per la missione quando ritorno ... grugn grung ... senno qualcuno ne risponderà ... urf urf ... e quello sarai tu ... grugn grugn ... Ci siamo intesi?" Il servitore, benché presenti numerosi innesti che gli coprono il viso, mostra un vivido scolorimento della carnagione. Chinando il capo, con lo sguardo fisso a terra, fa un cenno di approvazione con la testa, che trema visibilmente. Kulem taglia corto e si erge in tutta la sua statura, chiedendo al servitore, con un semplice cenno del capo, di fargli strada verso il ponte... E' passato un po' di tempo da quando qualcuno si era mostrato così veloce ad aprire una porta per fargli da guida.