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Dragons´ Lair

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  1. Ultima ora
  2. Eleanor Studridge Certo ha il diritto di difendersi ma un conto è se da ora in poi vivesse una vita diciamo normale , ma siccome volete farla venire con noi ad ogni costo mentre andiamo a combattere i demoni , non credo che dargli qualche rudimento di combattimento serva molto e per gente che non sa on puo combattere nascondersi o fuggire è l'unica opzione...rispondo a Mako io continuo a ripetere che dovremmo lasciarla da qualche parte a vivere una vita normale , non dico al primo che capita , ma la nostra diciamo priorità nei suoi confronti sarebbe cercargli una casa nuova per il suo bene , io proprio non capisco questa vostra fissazione a volerla incorporare nel nostro gruppo... detto questo non ho la forza per oppormi alle vostre decisioni...perciò ve la vedrete con la vostra coscienza quando succederà il peggio...
  3. Potrebbe anche avere un Senso che preparo una serie di "PG Pregens" prefabbricati, così si chiarisce meglio anche il Livello, sia "Tecnologico Avanzato" sia di "Potere Intrinseco In-Game" dell'Equipagiamento, Poteri e Skillset di tipo "Postapocalittico Moderno Terrestre". . .!!
  4. @Kalkale Così ad occhio, dato lo Stile "Palazzo Imperiale Del Drago Di Giada Cinese" come Vestiario, ci vedo molto di più dei "Kuang-Shi" più Elevati e Potenti; non è facile inquadrare tali Mostri Nonmorti della Tradizione Orientale, i più "Basici & Elementari" sono "Grotteschi Zombies Mummificati" ma quelli più "Possenti & Elevati; Di Sangue Aristocratico O Alta Sapienza In Vita" sono praticamente "Vampire Lords" o proprio "Semidei Della Morte". . . . . . . . Ma è sempre "Halfling Reborn, Ex Cameriera Fidata Di Una Principessa Elfica, Unica Sopravvissuta Di Isola Verdeggiante Recentemente Riemersa" come Caratterizzazione di Background, oppure cambi qualcosa anche di quella Storiografia Passata. . .?? @Rafghost2 Che ne dici se il Tuo PG sia la Figlia (Prediletta ? Rinnegata ??) del più Potente ed Influente "Capo Clan Duergar" dei Minatori che scavano nelle "Viscere Sommerse" del Lato Subacqueo di "Grande Madre Krakatonga". la Testuggine Dragona "Continente Senziente Mobile". . .?? @MattoMatteo , @Massimo_79 , @Monkey77 Anche per i Vostri PG potrebbe avere Senso, nel Contesto della Campagna, che siano, SIA per "Abilità Riconosciuta" SIA per "Nobile Sangue Di Stirpe Famosa" da considerare tra "I Potenti & Sapienti Del Mondo" (almeno tra "Le Genti Di Superficie Con Una Cultura" dato che gli Schiavisti Tirannici ed i Cannibali Pazzi Predoni poi Vi considerebbero al massimo "Minaccia Prioritaria"). . .?? . . . . . Anche solo per far si che nel Roleplay i "Capi Comunitari" (Capitani-Governatori di Navi-Città, Gran Druidi Gerofanti di Isole Verdi Galleggianti, Ammiragli Di Flotte Nomadi) non possano trattarvi con la tipica sufficienza che in D&D i "Notabili" riservano anche agli Avventurieri di Alto Livello. . .!!
  5. Ottima idea fare questo aggiornamento. In realtà io conosco monkey in real e l'avevo già aggiornato. 😁
  6. @Monkey77 (e @Albedo per conoscenza) Ho letto "i tuoi pensieri" in cui parlavi del potere di 2 anelli immagino di Eri. Non essendoci tu dall'inizio, volevo mettere in risalto un paio di considerazioni che il tuo personaggio, essendo con noi dall'inizio, potrebbe sicuramente fare: Eri è stata trovata svenuta in un villaggio distrutto da una esplosione dove sono morti tutti tranne lei. Alcuni di noi (in realtà i PG che hanno lasciato la gilda) pensano che sia stata lei, inconsciamente, a creare l'esplosione. Quindi potrebbe essere che: 1) uno di quegli anelli abbia effettivamente il potere di creare un'esplosione; 2) al contrario l'esplosione l'ha creata qualcun'altro ma uno di quegli anelli l'ha protetta. Poi si possono fare altre considerazioni, ma queste sono proprio basilari (e forse per questo troppo banali)
  7. Un rapido ma approfondito esame vi conferma che nessuno tra voi ha gli oggetti di cui parla la creatura.
  8. Narcyssa Sono distratta dal simbolo di Hextor, così interrompo Ed senza quasi ascoltare cosa sta chiedendo all'ex sacerdotessa "Perché c'è ancora magia su quella porta?"
  9. Mi unisco un po' tardi alla discussione, scusate ma mi era proprio sfuggita! Sono stato a Umbriacon lo scorso anno e confermo che (purtroppo per me) è maggiormente orientato alla "cultura pop", il che tradotto in termini imprenditoriali per gli organizzatori significa molti stand di carte di Magic e di Pokémon, stand per la vendita di pupazzi, action figures e simili, nonché ovviamente cultura giapponese e K-Pop. Siccome ho girato tutti i padiglioni, in ambito "ruolistico" ho visto giusto uno, forse due stand di vendita di giochi di ruolo, e per quanto riguarda il gioco vero e proprio ho individuato 3-4 tavoli liberi all'uso ruolistico posizionati in un angolo dimenticato, dove alcuni valorosi giocavano a GDR vari (D&D sicuro, forse ho visto anche Vampiri) nella confusione generale. Quindi no, salvo non sia cambiato qualcosa quest'anno, NON c'è un'area dedicata al gioco di ruolo, cosa che invece paradossalmente ho trovato a Tiferno Comics (Città di Castello), molto più piccola ma con un intero piano di un palazzo con tavoli dedicati ai giochi di ruolo, ai giochi da tavolo e ai giochi di miniature... Detto questo, io forse ci sarò, sebbene in caso per lavorare ad uno stand. Indagherò per scoprire se è cambiato qualcosa e vi aggiornerò in questa discussione. Non sono ottimista, ma la speranza c'è! P.S. Sono di Perugia, e confermo che il nome è assolutamente ambiguo! 😂
  10. Mevrah , the Witch @ DM Vediamo , sono una guaritrice e una P******a di un certo talento... ma sopratutto sono una strega e sono senza voler peccare di superbia molto molto intelligente... posso essere utile in svariati modi comprese missioni di infiltrazione... Mio padre mi ha mandata , sopratutto perche non ci sopportiamo molto e lavorare insieme è sempre stato un problema , per aiutare in previsione dell'attacco alla città e per diciamo sollevare il morale delle truppe...e con l'incantesimo giusto posso diventare di taglia grande per alcuni minuti cosi da poter soddisfare anche chi è più grande di me...
  11. Oggi
  12. Freydis del clan dell'orso nero Ancora inebriata per la battaglia faccio poco caso ai guerieri del villaggio che esultano finche Flint non me lo fa notare... Alzo le braccia l cielo in segno di vittoria e lancio un forte urlo di esultanza... ABBIAMO VINTO...urlo a pieni polmoni...GLORIA PER TUTTI NOI E MORTE PER I NOSTRI NEMICI... poi mi dirigo a grandi passi verso i guerieri per festeggiare...
  13. Per me è indifferente il livello sia basso che medio alto va bene , e come sistema anche se non ventilato mi piacerebbe pathfinder , ma mi adeguo a restare con la 3.5 se a tutti va bene .
  14. Sotterraneo Il colpo secco di Aslaug sulla porta della cantina risuona più forte di quanto dovrebbe, rimbalza sulle pareti umide del corridoio e muore senza risposta. Nemmeno un topo decide di farsi vivo. Il silenzio torna a chiudersi su di voi, compatto e ostinato. Karl alza la lanterna come richiesto, proiettando una luce incerta sulle superfici rovinate mentre Aslaug si sposta verso la grande porta del tempio occulto. Il legno è più spesso, rinforzato, ma segnato dall’umidità e dal tempo. Intagli corrosi decorano l’architrave e i battenti: simboli geometrici, cerchi spezzati, figure ormai quasi cancellate. Avvicinandovi, riuscite a distinguere alcuni frammenti di scritte incise nella pietra attorno alla porta. Il latino è incompleto, consumato, ma il senso generale emerge: è una preghiera di protezione. “… custodi nos in tenebris …” “… ab insidiis et voce mendaci …” “… claudatur porta, maneat sigillum …” Aslaug si abbassa e accosta l’occhio allo spioncino della serratura. @Ladon Aslaug Dall’altra parte non c’è buio completo. Da quanto puoi vedere dal tuo limitato punto di vista, in fondo alla stanza, nell’angolo sinistro, si intravede una luce verde innaturale, che è ormai familiare perché simile a quella che ha rapito Gustav. Il contrasto tra l’oscurità dell’interno e quella luce rende difficile capire altro: la distanza è notevole, e non riesci a percepire da cosa provenga la luce. Elsa, dopo un rapido controllo con la torcia lungo le pareti e il pavimento davanti alla soglia, non nota nulla di immediatamente anomalo. La porta del tempio, però, è chiusa. E dall’interno, non arriva alcun suono.
  15. Ieri
  16. Keidros inizia a sentire i colpi della creatura, e la voce nella testa acuisce il dolore, ma in un attimo di lucidità si rende conto che se retrocedesse lascerebbe Eulith senza difese. Evoca un'alone di armatura intorno a se e chiude le distanze col mostro. Jebeddo non si sente da meno e sperando che arrivino presto rinforzi fiancheggia la creatura approfittando del vantaggio Armatura di Agathys per Keidros. Guadagna 10 pf extra e finché ha pf extra ogni attacco che lo colpisce causa 10 danni all'attaccante. Jebeddo fa 2 attacchi con lo stocco con vantaggio (txc +7 e 1d8+6 danni)
  17. Ho trovato questo su un forum e da come scrive Curtis sembra essere uno dei creatori del gioco:
  18. Ci mettiamo a fare la gilda e discutere li?
  19. Ciao a tutti !! Ho letto il topic sulle schede!! Sembra tutto molto semplice , mi gusta parecchio!!
  20. Capito, penso... Cosa è quel coso viola in mezzo alle scheda?
  21. Decidiamo di tentare il tutto per tutto fronteggiando Gavigan, ma le cose prendono una piega inaspettata. Gli investigatori decidono di mettersi sulle tracce di Edward Gavigan, confidando di riuscire a mandare all'aria i suoi piani. In un certo senso ci riescono, ma le conseguenze sono totalmente inaspettate… e potenzialmente fatali per l'intero gruppo. Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1925, 12 febbraio Dopo quanto accaduto a Derby troviamo rifugio in una magione lungo la costa nelle East Midlands, ospiti ancora una volta del nostro benefattore Arthur Vane. Qui possiamo riposare al sicuro, e cercare di unire i puntini. Riesaminiamo il Blueprint di Gavigan rinvenuto alla fabbrica e prendiamo nota delle annotazioni appuntate da Edward Gavigan (la calligrafia combacia con la lettera che ci ha fatto recapitare a Lesser Edale): "Mombasa Imports", "Come profetizzato da Nitocris", "Nyarlathotep", ed altre cose che ci sono incomprensibili… un altro dettagli ci salta all'occhio: il progetto della bomba è firmato "Vipera Pallida", pseudonimo ben noto a Hector Torres Rojas. Il nostro nuovo compagno, infatti, indagando su Gavigan per conto del detective James Barrington ha scoperto che l'autoproclamato investigatore era solito firmare con questo nome i fascicoli dei casi da lui risolti (che ego maniaco!). Sappiamo che Gavigan non alloggia a Londra, dunque chiediamo al maggiordomo di Lord Vane di mettersi all'opera per scoprire dove si trova la "Misr House" indicata nel blueprint. Sospettiamo, infatti, che possa essere la base operativa di Gavigan. 1925, 16 febbraio Il maggiordomo impiega ben quattro giorni per risalire, tramite lo spedizioniere della Handson Manufactoring, all'indirizzo esatto di questa dimora. Assieme al maggiordomo, torna a casa anche il nostro ospite. Lord Vane ci convoca per ragguagliarci sulla gravità della nostra situazione: solo grazie alla sua influenza è riuscito a non far ancora diramare un dispaccio indirizzato a Scotland Yard nel quale veniamo individuati come i piromani che hanno incendiato la Handson, e Gavigan ha sporto denuncia contro di noi! Ci consegna quindi una busta contenente un salvacondotto che ci permetterà, in qualsiasi momento ed in qualsiasi situazione, di lasciare il Regno Unito. Il maggiordomo ha avuto successo nella sua missione: apprendiamo che Misr House, in passato nota come Over View, si trova nella contea di Hessex, in un'area costiera dove due i delta di due fiumi si incontrano a formare un isolotto. Inoltre, si è imbattuto in Zahra Shafik: la donna desidera incontrare da sola le tre avventuriere facenti parte del nostro gruppo, ed ha fissato un appuntamento per la sera a venire al North Bar di Denver. Ricordiamo che al Blue Pyramid Zahra parlava a Gavigan con disprezzo e questo ci fa sperare che possa essere una potenziale alleata, dunque ci rechiamo al luogo prestabilito. L'atmosfera nel bar è fumosa, il pub è affollato, pare tutto tranquillo. Le tre investigatrici siedono al tavolo di Zahra, che sembra preoccupata. Afferma di non essere alleata di Gavigan ma bensì una vittima delle sue mire espansionistiche: l'uomo sfrutta le antiche tradizione egiziane trasformandole in qualcosa di perverso ed oscuro, ricattandola (pare che Gavigan abbia fatto rapire sua sorella) per costringerla a portare cultisti nella sua Fratellanza del Faraone Nero. Dice che Gavigan non si lascia mai sfuggire le sue prede, e che dobbiamo liberarci di lui quanto prima. Zahra afferma che il nostro nemico è circondato da un sortilegio che lo rende invincibile, ma torna ad essere vulnerabile quando, durante ogni notte di luna nuova,celebra un rito propiziatorio… lo stesso rito che eseguiva in antichità la Regina Nitocris… un rituale che richiama il Faraone Nero stesso! Il rituale consiste nel percuotere un certo numero di cultisti con pugnali simili ai mambele usati da La Lingua Scarlatta, chi rimane vivo è dato poi in sacrificio al Faraone nero o ai suoi emissari che talvolta si manifestano al suo posto: il Persecutore, un serpente alato di materia oscura, e l'Araldo, una creatura tentacolare ed alata. Zahra presiederà il rituale su richiesta di Gavigan, e sarà lei a comunicarci quando intervenire facendoci un cenno d'intesa. Noi dovremo "solo" essere presenti sul posto al momento giusto… Apprendiamo che durante il culto i partecipanti indosseranno lunghi abiti cerimoniali di tessuto viola, con un ankh rovesciato ricamato. Zahra si congeda con un avvertimento: dovremo essere pronti a tutto. Nei giorni successivi otteniamo, grazie al catasto di sua maestà, una mappa della tenuta e dei documenti che la descrivono. Documentazione Misr House. Ci rechiamo lì in barca, risalendo la foce del fiume, ed un pensiero continua a girarmi per la mente: oltre alle informazioni condivise da Zahra ed alle planimetrie di Misr House, non abbiamo idea di cosa aspettarci. Sento che siamo totalmente impreparati per ciò che dovremo affrontare. Ho un bruttissimo presentimento, ma non ne parlo con i miei compagni: non voglio minare il morale del gruppo, che è già vacillante. Abbiamo tutti i nervi a fior di pelle. La magione sembra abbandonata, a giudicare dai rampicanti che crescono lungo le pareti esterne. Edera, muschio e salsedine si appiccicano ai muri come sanguisughe. Ci avviciniamo a motore spento, remando il più silenziosamente possibile, ed ormeggiamo nei pressi di una porta di servizio sul retro dell'abitazione. La situazione precipita praticamente subito: Anne rinviene le tracce di un cane che sembra essere uscito dalla casa da poco, ed anzichè allontanarsi il più rapidamente possibile decide di seguire le impronte. Questo sfocia in una rissa contro un enorme mastino dalle mandibole d'acciaio, che morde ripetutamente Anne ed abbaia furioso attirando sicuramente l'attenzione degli abitanti della magione prima che si riesca a zittirlo… povera creatura, gettiamo la carcassa del cane nel fiume e dissimuliamo il sangue versato sul selciato il meglio possibile. Entriamo dunque in casa, e ci tuffiamo oltre la porta alla nostra sinistra appena in tempo: preannunciato dallo scricchiolio del pavimento in legno, qualcuno percorre il corridoio: uno strano individuo dalla pelle grigiastra e cadente. Fortunatamente non ci nota. Ci troviamo in un disimpegno rimesso a nuovo da poco, e non ci mettiamo molto ad individuare una traccia di alabastro che faceva parte del pavimento più antico della struttura religiosa che un tempo era Misr House (un convento o qualcosa del genere). Seguiamo la vena di pietra antica, sperando che ci porti ad un ingresso nascosto verso i sotterranei della villa dove, dalle planimetrie che abbiamo recuperato, è probabile che ci sia qualcosa di interessante. Nella stanza seguente non siamo soli: un uomo vestito da cultista ci nota e fugge via per dare l'allarme!! Anne lo ricorre, riuscendo ad acciuffarlo e ad ucciderlo prima che capiti il peggio. Occultiamo il cadavere alla meno peggio, nascondendolo in un bagno, e ci concentriamo sull'enorme caminetto di pietra lucida che salta subito all'occhio di chiunque entri nella stanza. Il nostro istinto ci suggerisce bene, troviamo un meccanismo nascosto che rivela due passaggi verso il basso. Imbocchiamo quello di sinistra, speranzosi ed inquieti allo stesso tempo. Il passaggio conduce a quella che sembra essere una stanza delle torture, a giudicare dal tavolo con legacci e dagli strumenti di ferro sparpagliati nelle sue vicinanze. Ma troviamo anche dei documenti importanti, scambi di corrispondenza tra la Gavigan ed un certo Omar al-Shakti, una lettera incompiuta indirizzata alla Vipera Pallida, una pagina di un registro di spedizioni, un telegramma da Giza… oltre a delle statuine del faraone nero e di una divinità egizia dalla testa di coccodrillo e ad una serie di reagenti e sostanze che al momento non riusciamo a riconoscere. Intaschiamo tutto quello che possiamo. Lettera a Gavigan, Lettera alla Vipera Pallida, Telegramma da Giza, Pagina di registro Udiamo dei rumori dalla sala sopra di noi, un gruppo di persone sta probabilmente per scendere! Frettolosamente tento di fare delle fotografie ai manufatti che non possiamo portare con noi, ma nella frenesia la mia adorata Leica cade a terra, danneggiandosi. Hector Torres Rojas resta indietro, per cercare di rimettere in ordine la stanza mentre noi fuggiamo, ed ahimè viene catturato dai cultisti. Mentre percorriamo un passaggio che scende ancora verso il basso e pare proseguire per una distanza interminabile, alle nostre orecchie giungono il rumore delle percosse e le urla del nostro compagno. Egli si è sacrificato per noi, facendoci guadagnare del tempo prezioso. Riemergiamo in superficie in uno spazio aperto, di fronte ad un circolo di pietre dall'aria molto antica, probabilmente in antichità era un luogo di culto celtico. Il nostro sesto senso ci dice che il rituale avrà luogo qui… c'è abbastanza spazio da accogliere un grande numero di partecipanti, nel prato a valle. Ci nascondiamo tra la vegetazione ed attendiamo. C'è una strana vibrazione nell'aria… dall'antico tunnel che abbiamo percorso per fuggire da Misr House emerge una lenta processione, decine e decine di individui in viola camminano lentamente verso il circolo di pietre e si dispongono ordinatamente alcuni attorno ad esso, altri nel prato per assistere. Sei cultisti si posizionano in cerchio all'interno del circolo di pietre. Al centro di essi si posiziona Edward Gavigan, che regge in mano uno scettro, accompagnato da Zahra Shafik. Altre quattro persone vengono condotte nel circolo, riconosco Hector Torres Rojas e Mickey Mahoney. L'altro uomo probabilmente è James Barrington (scomparso durante le indagini su Continuano gli omicidi!) mentre la donna potrebbe essere la sorella di Zahra. Gavigan pare molto soddisfatto, compiaciuto per la presenza di ben quattro vittime sacrificali inaspettate. Si lancia in un lungo discorso in cui si loda come guida della Fratellanza ed artefice di quanto accaduto finora, attribuendosi il merito di aver radunato un così grande numero di seguaci che sicuramente renderanno il Faraone Nero molto felice. Inizia il rituale, i quaranta cultisti iniziano a ruotare attorno al cerchio dei sei, che con lunghi coltelli percuotono i loro compagni e di tanto in tanto ne pugnalano uno, che resta riverso a terra in una pozza di sangue mentre gli altri avanzano senza fermarsi… è un rituale suicida, assurdo. Anne, che si era mescolata tra la folla, è ad un passo da finire pugnalata a sua volta. È nuovamente Hector a salvare la situazione, rivolgendosi a Gavigan e punzecchiandolo fino a farlo spazientire. Con un cenno, il cerimoniere dichiara conclusa la prima fase del rituale ed inizia la seconda intonando una litania, un brusio che cresce d'intensità fino a quando il cielo si tinge di rosso ed il sangue dei cultisti morti si leva verso l'alto a formare una sfera sanguinolenta nel cielo! Le nuvole turbinano e creano spirali, come bocche affamate, o come una galassia al centro di un universo dominato da un dio oscuro. La sfera esplode inondando di sangue gli astanti, ed al suo posto si manifesta una creatura serpentina ed alata che scende in picchiata iniziando a nutrirsi dei cultisti in estasi. Alcuni addirittura si gettano volontariamente tra le fauci della bestia immonda. In quel momento, Zahra fa un cenno: è il momento! Margaret Rockefeller ed Oscar Navarro si lanciano allo scoperto, le armi spianate, colpendo Gavigan in pieno petto. Il tempismo è perfetto e l'uomo cade a terra esanime, squarciato dai proiettili esplosi a distanza ravvicinata. Un'onda d'urto fa crollare a terra tutti i cultisti rimasti e lo scettro che stringeva in pugno rotola sul fango, arrivando ai piedi di Zahra Shafik. Zahra, sulla quale abbiamo riposto la nostra fiducia credendola un'alleata inaspettata, raccoglie lo scettro con aria trionfante. Ci rivela, mentre il mondo ci cade addosso, che era quanto aveva sempre desiderato: ora la confraternita si riapproprierà delle sue vere origini egiziane e si libererà del giogo occidentale. Si incorona così sacerdotessa del Faraone Nero, chiamandosi "Vipera Nera": era lei! È sempre stata lei la vera Vipera Nera, non l'impostore Gavigan, che si è appropriato del busto del Faraone (quello che abbiamo rinvenuto nel sotterraneo della magione e che ci siamo intascati) e che non ha mai voluto restituire al suo padrone Omar al-Shakti. Nel mentre il serpente alato si dissolve, ed al suo posto appare qualcosa di peggiore. L'Araldo di Nyarlathotep, una cretura dal volto tentacolare e con ali da rettile, si manifesta a noi. Forse stavolta siamo davvero al capolinea.
  22. Può l'uomo fabbricare l'apocalisse? Di rientro da Lesser Edale, gli investigatori incontrano un nuovo, inaspettato alleato. Una scia di spezie esotiche li porterà da un affascinante negozio ad un esclusivo club, dove faranno spiacevoli incontri. Infine, dovranno salvare un amico rapito trattenuto in una fabbrica dove, a quanto pare, ignari operai stanno contribuendo alla costruzione di un'arma capace di segnare il destino dell'umanità. Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1925, 11 febbraio All'indomani del salvataggio di Miss Vane, la giornata inizia con un fattorino ad attenderci con una lettera scritta su quello che sembra proprio un foglio di autentico papiro. L'eccentrica missiva è di Edward Gavigan: scrive di essere venuto a conoscenza del nostro viaggio fuori città ed afferma di volerci raggiungere per aiutarci nelle indagini. La lettera arriva tardi, dato che tutto ciò che poteva accadere si è già verificato. Tramite il fattorino rispondiamo all'uomo ringraziandolo per il cortese pensiero ma declinando l'offerta, dato che siamo intenzionati a tornare quanto prima in città. Torniamo a Londra rapidamente, grazie all'auto e allo chauffeur messi generosamente a disposizione da Lord Vane, intenzionati a seguire la pista dei cosiddetti "omicidi egizi" descritti dallo Scoop nell'articolo Continuano gli omicidi! Prima di dirigerci a Scotland Yard decidiamo di tornare al The Scoop per frugare negli archivi, alla ricerca di informazioni sugli omicidi occorsi gli anni passati. Fuori dall'edificio, un uomo in impermeabile e cappello ci aspetta. Si rivolge a noi in un inglese spagnoleggiante, osservandolo meglio notiamo che il copricapo che indossa è certamente quello appartenuto al nostro caro Edward Alistair Hargrove! L'uomo, sul quale iniziamo a nutrire immediatamente sospetti, si presenta come Hector Torres Rojas. Ci porge una lettera di Alistair, nella quale il nostro amico ci scrive di fidarci di Hector in quanto amico nonché capacissimo investigatore. La grafia è sicuramente quella di Alistair, ma talvolta muta divenendo squadrata, cuneiforme, per poi tornare normale… chissà cosa sta passando il nostro caro professor Hargrove, ha sicuramente bisogno di tempo per riprendersi. Superata la diffidenza ed accettando Hargrove con riserva, entriamo nella sede del giornale e notiamo subito che qualcosa non quadra: Mickey Mahoney non è presente, eppure giacca ed ombrello sono al loro posto. La porta è aperta, così come la finestra - spalancata nonostante la pioggia e l'aria gelida. Possibile che sia stato rapito? Non ci sono tracce di sangue, ma sento che gli è successo qualcosa di brutto. Nel cestino troviamo i resti bruciati di documenti: forse quelli che cercavamo noi? Uno dei resti bruciati è di papiro, pregno di una sostanza oleosa traslucida che ci resta appiccicata alle dita. Sul davanzale della finestra troviamo delle impronte unte della stessa sostanza: le seguiamo attraverso la stanza e ci conducono fino alla porta… l'aria trasuda di una strana magia, cosa può essere successo a Mickey? La sostanza oleosa sembra la stessa che ci è rimasta sulle dita dopo aver aperto la missiva di Gavigan, stamane, ed anche il papiro utilizzato per sembra lo stesso. Deve essere opera sua! Seguendo ancora le impronte oleose giungiamo fino all'archivio, esaminando i faldoni mancanti capiamo che Mahoney - forse sotto l'influenza di qualche oscuro incantamento - ha prelevato dei documenti nella sezione in cui sono elencati gli esercizi commerciali della città ed in particolare i negozi di spezie, oltre a tutto ciò che poteva essere inerente la Penhew Foundation e le strutture industrial-siderurgiche dell'East Midlands. Probabilmente è stato indotto poi a bruciare tutto nel cestino. Tra le scartoffie che affollano la sua scrivania troviamo la bozza di una lettera indirizzata ad un certo Mr Marshall, in cui Mickey esorta l'uomo a smetterla con le intimidazioni in quanto il popolo ha diritto di sapere che nell sua fabbrica vengono utilizzati agenti inquinanti. Sembrano cose di poco conto, pertanto ci concentriamo per prima cosa sulle spezie: l'Egitto è il principale esportatore di spezie verso il Regno Unito, alcune di esse vengono usate nei riti occulti e venivano anche messe nei vasi canopi. L'olio, invece, è usato nell'imbalsamazione! Oscar ricorda del Biglietto da visita Empire Spices trovato nella Mauretania: si tratta di un luogo di Londra dove certamente potrebbero trovarsi tutti questi elementi. Facendo mente locale ed aiutandoci con il poco di documenti sopravvissuti alla razzia dell'archivio, individuiamo la proprietaria: Zahra Shafik, che gestisce anche il Blue Pyramid. Grazie all'influenza di Arthur Vane riusciamo a rimediare un pass per entrare nel club, che è proprio adiacente al negozio. L'Empire Spices è un luogo fuori dal tempo: improvvisamente lasciamo le strade di Londra per trovarci immersi in un bazar arabo, un mix di profumi e odori che si mescolano insieme in modo inebriante e caotico. Al bancone c'è la bellissima proprietaria, Zahra. Intrattiene una conversazione con Liz mentre Anne tenta di consultare il registro contabile con scarsi risultati, in compenso Elizabeth riceve dall'affascinante commerciante un dono: uno scarabeo di giada, un portafortuna molto potente. Chiacchierando con Margareth, la donna ammette di essere una consulente della Penhew Foundation, anche se ultimamente i suoi affari sono stati danneggiati dalle voci che la additano come una sovversiva, una di quegli egiziani che non si sono arresi ai britannici, una terrorista. Inoltre parla di un olio particolare che, secondo le credenze, permetterebbe addirittura di rintracciare le persone che vi entrano in contatto (sarà lo stesso olio di cui era cosparso il papiro che ci ha inviato Gavigan?). In quel momento, a Liz cade di mano lo scarabeo, che si infrange sul pavimento: Zahra è molto scossa, rompere lo scarabeo è una terribile sciagura! Attira la maledizione del Faraone Nero! La donna dice che per lei sono solo storielle, ma chissà… Tra gli scaffali, a Liz salta all'occhio un preparato con l'etichetta "1919, Carlyle". È una copia dei un preparato composto su commissione per la Spedizione Carlyle su richiesta di Lord Penhew, mescolando un reagente capace di stimolare ricordi positivi e negativi, forse il reagente per un qualche rituale? Anne, invece, individua un passaggio segreto che collega il negozio al club, attraverso un dipinto dotato anche di due fori attraverso i quali è possibile spiare il locale adiacente. Ci congediamo da Zahra e ci reciamo al Blue Pyramid. Un uomo egiziano registra il nostro accesso, concedendoci di varcare la soglia. Si rivela a noi un ambiente pieno di cuscini su cui gentiluomini arabi ed inglesi bevono e fumano hashish. Un danzatrice si muove sinuosa. La clientela è variegata: artisti, uomini d'affari, scrittori… abbiamo la sensazione che ogni nostro passo sia seguito con attenzione e che ogni nostra azione potrebbe essere notata ed usata contro di noi. Seduto su una poltroncina addossata ad una parete, proprio di fianco al quadro che comunica con il negozio di spezie, notiamo Edward Gavigan . Sicuramente anche lui ci ha visti. Zahra, dopo poco, esce dalla porta segreta e si siede vicino a Gavigan iniziando a parlargli a bassa voce. Liz si accorge di un rumore sommesso, che proviene dal bagno delle signore: sembra un pianto. Si allontana per indagare ed incontra nella toilette una danzatrice in lacrime per essere stata schiaffeggiata da uno dei membri premium del club. Anne si accorge che alcuni uomini hanno addosso il simbolo dell'Ankh rovesciato che avevamo già incontrato in passato: il simbolo del Faraone Nero, Nyarlathotep! Hector attacca bottone con un gruppo di giocatori d'azzardo, si presenta ad un uomo che si chiama Frank Marshall (come quello della lettera trovata al The Scoop!), al quale cerca di sfilare il gemello a forma di Ankh rovesciata che porta al polso! Ma fallisce e viene scoperto…qualcosa accade, sente la sua vista annebbiarsi! Io ed Oscar, nel frattempo, decidiamo di entrare nel negozio per tentare di avvicinarci alla porta segreta ed origliare la conversazione tra Zahra e Gavigan. Tentando di forzare la porta facciamo molto più rumore del previsto, non brilliamo come scassinatori. Mentre attraversiamo la bottega mi infilo in tasca il preparato Carlyle, e ci prepariamo una via di fuga "pirotecnica": non si sa mai. Ci accostiamo dunque al falso quadro… G.: "Cosa sta succedendo, come mai gli amici di Elias sono nel club?" Z.: "Non lo so, non so come siano arrivati, pensavo avessi messo si di loro la traccia!" G.: "La traccia necessita di tempo, e la prole si attiva solo dalle 22 per la caccia…" Z.: "Non ti sembra eccessivo…?" G.: "Zitta, ho già tollerato abbastanza! La confraternita del Faraone Nero sta preparando un rito molto importante, ed ora abbiamo più di una vittima sacrificale… Marshall ne ha appena trovato un altro, lo sta portando alla sua fabbrica, la Hanson Manufacturing a Derby (vedasi Ricevuta di una cassaforte)" Z.: "Quindi l'espianto avverrà stanotte?" G.:" Certo. Io sono uno stakanovista ed adoro il mio lavoro. Quando da piccolo lavoravo al British, nella sezione dedicata ai Faraoni, e l'anfora ha iniziato a parlarmi con voce spaventosa, ho capito che cosa avrei dovuto fare. Nessuno ha mai indagato il British, sui canopi lì custoditi, altrimenti avrebbero capito…! Ora è ormai tempo di che tutto si compia." Z.: "Spero tu stia agendo negli interessi di tutti noi. Omar mi ha detto che…" G.: "Basta. Mi accomiato, vado a Derby per l'espianto, ma non prima che i ficcanaso sia gestiti a dovere…" Mentre la conversazione volge al termine, mi accordo di un rumore: quattro individui stanno irrompendo nel negozio! Ci lanciano contro dei coltelli ed esplodono due colpi di pistola che miracolosamente riusciamo a scansare. Fuggiamo precipitosamente attraverso la porta segreta, irrompendo nel Blue Pyramid ed attivando la trappola da noi preparata: fuoco! Brucia tutto! Esplode tutto! Assieme agli altri nostri compagni, che ci guardano straniti, corriamo fuori mentre negozi e club vengono avvolti dalle fiamme. Balziamo in auto, Anne guida come una matta verso Derby: dobbiamo assolutamente arrivare prima di Gavigan, per interrompere qualunque cosa stia architettando e salvare Hector. Arriviamo a destinazione alle 21:30, abbiamo trenta minuti prima che inizi "la caccia" di cui parlava Gavigan. La fabbrica è un enorme capannone con un comignolo altissimo, circondata da un muro di mattoni. Notiamo le tracce di due veicoli che hanno lasciato lo stabile. Con un colpo deciso spezziamo la catena che serra il cancello d'ingresso ed entriamo in un inferno industriale, la luce arancione e pulsante dell'altoforno sembra un cuore che batte lentamente. Ponteggi, tralicci, catene penzolanti, un calore quasi insopportabile, pile di casse etichettate Randolph Shipping (Etichetta di Spedizione Randolph Shipping co.) affollano l'ambiente rendendolo un labirinto. Apparentemente siamo soli, ma Anne - arrampicatasi su di una pila di casse - individua tre guardie di pattuglia. Liz prova ad arrampicarsi sulla scaletta che conduce ad una passerella sospesa che attraversa la fabbrica da un lato all'altro, portando ad un ufficio con vetrata dal quale si più avere un colpo d'occhio su tutta la linea produttiva: qualcosa ci dice che Hector è tenuto prigionieri lì; ma la sua attenzione è attirata da una cassa aperta: contiene un oggetto metallico, gelido, elicoidale, dalle geometrie indefinite, iscrizioni in lingue ignote… viene da Pnakot! Miracolosamente riusciamo a mettere fuori combattimento i sorveglianti e ad arrivare all'ufficio indisturbati: è stato trasformato in un'area di culto, Hector giace legato su un tavolo a torso nudo, sul quale sono state tracciate con un pennarello i punti da sezionare per estrarre i suoi organi. Sicuramente è parte di quell'espianto al quale si riferiva Gavigan, ma siamo arrivati in tempo! Non c'è nessuno oltre a noi e non sono ancora le 22. Troviamo dei documenti: gli operai non hanno idea di quel che stanno assemblando, sono convinti di lavorare per il governo ma in realtà sono alle dipendenze di altri… C'è un calendario con due date contrassegnate: 23 febbraio 1025 e 14 gennaio 1926. Nell'ufficio individuiamo anche una cassaforte, evidentemente quella per la quale è stata emessa la ricevuta da noi rinvenuta sulla Mauretania. La apriamo e mettiamo le mani su qualcosa che ci fa gelare il sangue nelle vene… sono i blueprint di qualcosa che stanno realizzando in questa fabbrica. Dapprima non capiamo, poi dai disegni e dalle formule chimiche annotate iniziamo ad intuire: una bomba. Un ordigno atomico, di tale potenza da poter spazzare via migliaia di vite in un colpo solo. Un'arma diabolica, messa a punto da un folle con un unico scopo: compiacere il suo dio, uccidendo gli infedeli. Blueprint di Gavigan Non possiamo di certo andarcene di qui permettendo a Gavigan ed ai suoi compagni di ultimare la costruzione di quest'arma! Mentre una nebbia inconsistente e mutevole inizia a salire, miniamo l'edificio e fuggiamo a tutto gas. Ci lasciamo alle spalle fuoco e fiamme, l'ennesima esplosione che scuote questa folle notte britannica. Abbiamo distrutto la fabbrica e forse anche quella "prole" che avrebbe dovuto darci la caccia, ma non è ancora finita. A Londra dovremmo affrontare l'ira di Gavigan. Ammanicato com'è con l'aristocrazia, sicuramente avrà fatto di noi dei criminali ricercati e probabilmente non avremo vita facile… ma abbiamo una missione da compiere. Non possiamo abbandonare il Regno Unito prima di aver eliminato questa minaccia. La setta degli adoratori del Faraone Nero deve essere estirpata!
  23. Se gli altri preferiscono fare a livelli un po' più alti mi adatto senza alcun problema, effettivamente permette build interessanti. Ne ho una pronta che inizia dall' 8 per dire, quindi non ci sarebbero problemi.
  24. Tra le nebbie del Derbyshire, una misteriosa creatura miete delle vittime Gli investigatori si spingono nelle Midlands ed un viaggiatore si unisce al gruppo nelle indagini sulla misteriosa creatura che ha turbato un tranquillo paesino nel cuore della brughiera. Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1925, 10 febbraio Oggi ci aspetta un viaggio fuori da Londra: abbiamo infatti deciso di spingerci fino a Lesser Edale, un villaggio nel Derbyshire divenuto famoso nella cronaca recente per quanto narrato nell'articolo titolato Mostruosi omicidi nel Derbyshire . Sospettiamo che la belva protagonista dei misteriosi fatti possa avere qualcosa a che vedere con le nostre indagini, o quantomeno ci speriamo: dopo quanto accaduto ieri (9 - The Big Smoke) sarebbe davvero un terribile spreco di tempo inseguire un'altra pista che potrebbe rivelarsi un buco nell'acqua. Impieghiamo alcune ore per andare da Londra fino ad Edale in treno, e da lì approfittiamo della gentilezza di un fattore per arrivare fino a destinazione a bordo del suo carretto. Condividiamo il fortuito mezzo di trasporto con un uomo di mezza età dall'aria molto indaffarata, che stringe nervosamente una valigetta da medico. Più tardi si presenterà a noi come Nabil Farouk, medico anatomopatologo inviato sul posto da Scotland Yard per eseguire un'autopsia sul corpo del povero Harold Short - la vittima più recente della fantomatica creatura. Il viaggio attraverso la nebbiosa brughiera scorre lento ma tranquillo, osservare il paesaggio mi trasmette una sensazione di pace e tranquillità. Lesser Edale è un microscopico villaggio sorto ai piedi di una formazione rocciosa sulla quale troneggia un antico castello che - scopriamo con sorpresa - attualmente è la dimora della famiglia Vane, il ramo inglese dei Carlyle. Vi sono una manciata di case, una piccola chiesa, un cimitero, lo studio di un medico-veterinario ed una stazione di polizia… ma il cuore pulsante della comunità è un pub dall'aria rustica e vissuta, colmo di gente festante e dall'aria alticcia. Tra tutti spicca Hubert Tumwell, il poliziotto del paese, al quale è attribuito il merito di aver abbattuto la bestia (un enorme cane nero, a suo dire) che avrebbe mietuto così tante vittime. Sia noi che il dott. Farouk condividiamo uno scopo: riuscire a vedere il corpo del defunto mr. Short! Scopro presto che Tumwell ha un debole per le lodi: mi basta assecondare il suo ego e farlo sentire importante per convincerlo almeno a dirci dove è custodito il cadavere, ovvero nelle celle frigorifere dell'ambulatorio veterinario di Ned Lauton. Anche costui è al pub, un uomo pallido e dall'aspetto cagionevole. Quando ci sente parlare con Tumwell della bestia, interviene per descrivercela: una creatura demoniaca che si aggirava per le strade del villaggio stando su due zampe, pareva uscita direttamente dal libro dell'Apocalisse, nulla a che vedere con quella uccisa dall'agente e che il veterinario ritiene essere un semplice cane! Incuriositi, Io, Oscar Navarro e Nabil Farouk seguiamo Lauton nel suo studio (Tumwell si rifiuta categoricamente di lasciare il pub e la sua birra). Anne Winters, Elizabeth Thompson e Margaret Rockefeller, invece, si trattengono nel locale, per ascoltare le dicerie del posto. Apprendono che al momento la famiglia Vane è guidata da Lord Arthur Vane, giudice della corte suprema. Risiede qui da decenni, il castello è della loro famiglia da generazioni. Incontrano anche un uomo dall'aria afflitta, intento a guardare pensieroso fuori dalla finestra borbottando minacce a mezza voce proprio contro il castello. Quando Liz gli si avvicina per cercare di parlargli, l'uomo si presenta come il padre di una giovane donna uccisa dalla creatura pochi giorni prima di Harold Shord. L'uomo è convinto che il colpevole sia Lawrence Vane, figlio di Lord Vane: afferma infatti di aver visto il giovane rampollo della nobile famiglia aggirarsi con aria sospetta nei pressi del luogo dell'omicidio! Nel frattempo, noi tre siamo giunti alla clinica veterinaria. È solo metà pomeriggio, ma le giornate sono brevi e la luna sta già facendo capolino nel cielo… tra poco sarà buio! Veniamo condotti senza tante cerimonie alle celle frigorifere: è un ambiente tetro, umido, spoglio e freddo, che accoglie i corpi irrigiditi di cani e capre. Sul tavolo operatorio, il corpo di Harold Short. Su un altro tavolo, vi è la carcassa di un cane nero. Mentre documento fotograficamente l'operato del dottore, Oscar si concentra sul cadavere del cane ucciso da Tumwell: tutto pare tranne che un randagio, tant'è che nello stomaco del povero animale Oscar rinviene addirittura tracce di croccantini di ottima qualità. Farouk conferma nel giro di poco che Short non è stato vittima di un cane: l'apertura della mandibola che lo ha morso è decisamente troppo grande per essere quella di un canide, ed i segni di multiple file di denti farebbero pensare più ad uno squalo! Farouk si adopera ad estrarre un microscopio portatile dalla sua valigia, ed esamina velocemente un campione di tessuto. Impallidisce quando riscontra una concentrazione assurdamente elevata di putrescina, un fatto che gli richiama alla mente una serie di omicidi sui quali ha indagato a Londra in passato… omicidi collegabili a macabri rituali… L'uomo abbandona quindi i suoi testi scientifici ed estrae dalle pieghe del cappotto un volume dall'aria antica e consunta, un grimorio scritto fittamente con caratteri geroglifici. Si sofferma su una pagina che narra di un discepolo di Maometto che venne ingannato da una creatura del deserto travestitasi da donna, che lo indusse a recarsi con lei in un luogo nascosto dove il malcapitato venne ucciso e sbranato. Una curiosa similitudine con la leggenda di Mordigian, dea dell'oltretomba venerata anche in Scozia dai pagani e dalle streghe, i cui seguaci avevano il potere di tramutarsi in creature della notte. Farouk ci confessa dunque di essersi imbattuto in passato in accadimenti inspiegabili. Lo rincuoriamo raccontandogli parte della nostra storia, e pare essere lieto di aver trovato qualcuno con cui condividere le sue sventure… e lo stesso vale per noi. Forse, dopotutto, non siamo soli! Al pub, le nostre compagne apprendono qualcosa di più sulla storia di Lesser Edale: un tempo sotto al castello si trovava una miniera di argento, da tempo estinta ma che in passato ha contribuito a far prosperare i Vane e gli abitanti. Oggi delle miniere non restano che una serie di cunicoli abbandonati, accessibili dal versante nord della collina sulla quale sorge Castel Plum, perlopiù meta di curiosi per via della antica statua pagana che ospitano. All'imbrunire ci ricongiungiamo e condividiamo quanto appreso, decidendo quindi di recarci nelle grotte sotto a Castel Plum seguendo uno stretto sentiero che ci conduce nelle profondità della collina. Troviamo la statua pagana: un cuore di piombo e argento, coperto da iscrizioni antiche ma non quanto la scultura stessa. Anne, da brava archeologa, riesce ad attribuire una data alle iscrizioni: 1600 circa, decisamente recenti. Una di queste sembra quasi un graffito lasciato da una coppia di innamorati: "Starry and Brad", forse due giovani di passaggio che hanno deciso di incidere i loro nomi a memoria dei posteri. Ci guardiamo attentamente attorno ed il mio occhio di allenato fotografo individua rapidamente delle tracce: conducono ad un passaggio segreto che sembra portare dritto ai piani inferiori del castello! Un'altra serie di impronte invece imboccano un tortuoso sentiero che risale verso la superficie. Nemmeno a dirlo: nessuna delle tracce somiglia a quelle lasciate da un uomo… le impronte sono fuori misura e calcate a terra come solo una creatura di considerevole mole potrebbe fare. Decidiamo di seguire il sentiero, e sbuchiamo fuori nel cimitero del villaggio. Guardandomi attorno, riaffiorano le memorie delle vicende vissute a Londra ormai più di una decade fa… non posso non chiedermi se anche qui albergano quelle creature dell'oltretomba, quei ghoul a metà tra la vita e la morte, i figli maledetti di Anput, mangiatori di cadaveri. Nel cimitero si aggira un uomo, apparentemente intento a portare fiori ad una tomba: si tratta di padre Jeremy Stratton, al quale ci presentiamo quasi senza indugiare. L'uomo appare spaventato e sembra non veda l'ora di liberarsi della nostra presenza, tenta di congedarsi in modo sbrigativo e frettoloso. Oltremodo sospetto, oserei dire! Farouk deve pensarla allo stesso modo, perché lancia contro l'uomo una qualche polvere la quale reagisce al contatto con la putrescina: Stutton ne è pieno! Con un guizzo, Anne estrae la sua arma e la punta alla gola dell'uomo, terrorizzato. Il prete ci mostra il simbolo druidico che porta al collo e ci racconta di aver visto una creatura immonda aggirarsi nel cimitero… ammette di essere stato incaricato da Lord Vane di far luce su una maledizione che affligge la famiglia: pare che nel 1600 circa Lady Evangeline Vane processò una strega e la fece giustiziare, e venne maledetta da essa. Da allora tutte le donne della famiglia sono state afflitte da una terribile condizione. Dopo decenni di tranquillità, ora la maledizione si è nuovamente manifestata nella giovane Eloise! Da novembre la tengono nascosta durante le notti di luna piena, l'hanno addirittura accompagnata a New York per cercare all'asta dello scomparso Roger Carlyle un qualche antico artefatto in grado di contrastare la sua sventura ma senza successo. Stutton è convinto che le risposte siano custodite nella cripta di famiglia, nei sotterranei di Castel Plum. Altresì ci narra di un rituale druidico da compiere: occorre bruciare le spoglie della strega e recitare una formula pagana, ed il prete ha già provveduto a far portare nella cripta i corpi di quattro donne sepolte nel cimitero nel corso dei secoli: una di esse dovrebbe essere la strega che cerchiamo! Ma occorre sbrigarsi, il rito va portato a compimento prima che sorga la luna piena. Nel frattempo Margaret Rockefeller, rimasta all'ingresso del cimitero per farci da palo, incrocia Lawrence Vane. Attacca bottone con il giovane, sfoderando il suo fascino, e scopre che Eloise Vane è la sorella di Lawrence. Pare sia tornata da New York con una brutta malattia e da allora è indisposta. Con qualche scusa, la nostra Margaret riesce a farsi invitare al castello! I due si incamminano quindi verso l'antica magione. Mentre Margareth distrae i padroni di casa, noi corriamo alle grotte con Padre Stutton e ci introduciamo, attraverso il passaggio da me scoperto, nel castello. Nella cripta troviamo, come detto dal prete, quattro bare di legno dall'aria consunta. Vi sono poi altrettanti sarcofaghi di pietra, nei quali riposano gli antenati di Arthur, Lawrence ed Eloise Vane. Ritroviamo, tra gli antichi volumi scritti in latino e greco riposti in una libreria, un testo che pare dar ragione a Padre Stutton. Il mio sesto senso mi dice che il rituale è benigno, deve essere compiuto per spezzare la maledizione. Iniziamo ad aprire le quattro bare, nei resti straordinariamente ben conservati in esse contenuti troviamo qualcosa che ci lascia interdetti: tutte le donne portano al collo lo stesso simbolo di Padre Stutton, il marchio dei Circolo del Druido D'Oro. Dunque non sono streghe, ma druide? Se le streghe non sono loro, allora… cosa sta succedendo? Le conoscenze di Farouk ci vengono in soccorso: secondo quanto da lui appreso, i corpi di coloro i quali hanno compiuto stregonerie in passato dovrebbero avere i polpastrelli delle dita annerite. Nessuna delle quattro salme ha dita annerite, non sono streghe! Cerchiamo allora, colti da un terribile sospetto e da un altrettanto terribile senso di urgenza e disperazione, tra le tombe dei Vane. Una delle quattro è datata 1642. È il sarcofago di Evangeline Vane. Lo apriamo con fatica: la salma, perfettamente conservata, ha le dita nere. La strega era lei! Deve aver condannato a morte un'innocente per sviare i sospetti! Margareth giunge, nel frattempo, alla stanza di Eloise. Lawrence la accompagna ma la avverte: la sorella non sta affatto bene… come testimoniano i pesanti catenacci messi alla porta. Catenacci inutili, perché l'uscio viene sbalzato via da una creatura con una forza sovrumana che non rassomiglia minimamente alla ragazza che abbiamo incontrato a New York! Il ghoul, inferocito, corre in direzione della cripta. Lo spirito che lo possiede deve aver percepito ciò che ci apprestiamo a fare. Margharet, basita, non può che gettarsi al suo inseguimento. Eloise, o meglio, la creatura, irrompe nella cripta con un ruggito proprio mentre stiamo adagiando il corpo di Evangeline su di un piccolo altare di pietra. Incitiamo Stutton ad iniziare il rituale, mentre tentiamo di tenere a bada il mostro. Non dobbiamo ucciderlo, o uccideremo anche la povera Eloise! La creatura ha una forza sovrumana, scaglia Farouk di lato come fosse un fuscello. Anne ed Oscar tentano di imbrigliarla con una corda, ma senza successo. Memore di quanto letto nel Libro dei Ghoul donatomi anni prima, cerco di attirare la creatura verso di me nel disperato tentativo di distogliere la sua attenzione da Stutton per permettergli di proseguire il rituale di purificazione. Liz intona il canto assieme al prete ed a Farouk. Ciò che segue poi è confuso e concitato; tuttora non so spiegare come siamo riusciti a portare a compimento il rito ed a salvare Eloise. La storia di Evangeline Vane si perde nel passato, possiamo solo supporre che si sia data alla stregoneria per far invaghire di se un uomo, rendendolo suo schiavo, ma che la cosa le si sia ritorta contro alla nascita della loro prima figlia: la figlia di una strega e di un servitore maledetto, qualcosa che in qualche modo è simile alla maledizione dei ghoul. L'indomani, siamo di ritorno verso Londra. È stato un buco nell'acqua, non abbiamo scoperto assolutamente nulla sulla sparizione di Roger Carlyle o sulla misteriosa setta che opera in tutto il mondo. Ma, almeno, ci siamo guadagnati l'eterna riconoscenza di Lord Arthur Vane. Potrebbe rivelarsi un prezioso alleato. Farouk ci saluta con affetto, chissà se lo incontreremo ancora.
  25. Concordo in pieno sulla 3,5 Concordo anche su non partire da livelli molto bassi perché mi piace avere già il personaggio già abbastanza specializzato su quello per cui l'ho ideato, però sono apertissimo a trovare un punto d'incontro.
  26. A Londra si fanno nuovi incontri (a sangue freddo) ed un amico si congeda. Londra è una città piena di opportunità, ed anche piena di piste da seguire. Incuriositi dal talento di Miles Shipley, gli investigatori decidono di andare a visitarlo, incappando in incontri a dir poco spiacevoli. Infine, uno di loro annuncia di volersi prendere del tempo per dedicarsi allo studio di quanto appreso. Tornerà? Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1925, 9 febbraio Ora che siamo finalmente arrivati, non sappiamo bene dove andare. Abbiamo tra le mani numerose piste, da dove iniziare? Dalla misteriosa bestia che terrorizza il Derbyshire (Mostruosi omicidi nel Derbyshire), o forse dal prodigioso artista che sta facendo tanto parlare di sé sui giornali (Follia per i quadri)? Il buon Mickey Mahoney ci aiuta a scegliere, mettendoci una pulce nell'orecchio: ci racconta che non molto tempo fa un altro uomo si è rivolto a lui per chiedere informazioni sull'artista Miles Shipley … si riferisce all'eccentrico pittore spagnolo José Raphael Quiñones, famoso per essere scomparso dalla scena per un intero anno per poi ricomparire in circostanze misteriose. Decidiamo dunque di prendere un taxi per raggiungere il centro città, con l'intenzione di svagarci un pochino visitando il famoso British Museum e passeggiando nella National Gallery, ed in seguito recarci da Shipley ed infine da Madame Maxime. Al British, Margaret Rockefeller rimane compita dalla ricostruzione di una sala contenente un altare di alabastro: stando al pannello didascalico, l'installazione allestita dalla Penhew Foundation in memoria di Roger Carlyle ricrea l'interno della "Piramide Rossa"; ma Margareth la riconosce come lo stesso luogo della visione avuta a bordo della Mauretania (vedi 8 - Mauretania). Quantomeno inquietante. La sala seguente fa sorgere un altro interrogativo che per ora non ha risposta: "I suoni delle sabbie rosse", un'ambiente nel quale si può ascoltare il suono di un didgeridoo e che richiama immediatamente alla mente l'Australia. Ma com'è possibile che la Piramide Rossa sia rivestita dello stessa sabbia scarlatta dei deserti australiani? Come ha potuto quella sabbia attraversare terre ed oceani, arrivando fino all'Egitto? Oscar Navarro si imbatte nella ricostruzione di un animale curioso, che colpisce anche Wu: un fascio di luce illumina le statue in basalto nero di un felino e di una donna con testa di gatto, la dea Baast, le cui origini sembrano partire dall'Asia ma il cui culto si è diffuso poi in tutto il globo, dall'Africa all'America Latina. Anne Winters visita invece la biblioteca del museo, alla ricerca di una connessione tra i culti del passato e quanto a noi noto de La Lingua Scarlatta, partendo dal presupposto che tutti hanno dinamiche simili: il tentativo di connettersi ad una divinità, o di soddisfare una necessità. Ma la ricerca di Anne, nei polverosi tomi, fa emergere altro… la nostra compagna è preda di una visione nella quale si trova in un'ala deserta del museo, di recente costruzione: "donne attraverso i secoli". Tutte loro sono accomunate da un elemento, ovvero la presenza al loro fianco di un uomo che sorregge, guidandole con saggezza e magnanimità. Ma agli occhi di Anne, quegli uomini altro non sono che padroni e carnefici, manichini neri che ricordano in modo sinistro un'entità senza nome che abbiamo già visto nei nostri sogni peggiori. Accanto a lei, ha la sensazione che vi sia una figura altrettanto indesiderata ed insistente.Una presenza si allunga verso di lei, con l'intento di farle del male, ma contro la quale non riesce a difendersi. La figura parla con voce sepolcrale: "Non preoccuparti, dammi la mano, non mi interessa il tuo corpo. Io voglio fare di te una dea!" La silhouette dell'uomo è tanto nera da risucchiare la luce, e sembra contenere intere galassie. È di nuovo lui: l'ombra oscura chiamata Nyarlathotep! Allarmati dall'assenza prolungata della nostra amica, andiamo a cercarla nella biblioteca. La troviamo svenuta, riversa a terra accanto ad un tavolo affollato di libri polverosi. La National Gallery, polveroso ritrovo di artisti falliti e di anime perdute che per una piccola somma possono esporre le loro opere, è un luogo che custodisce quadri di ogni sorta. Edward Alistair Hargrove cerca di ripercorrere i passi di Quiñones, le cui opere sono qui esposte. Tra le linee caotiche ed incomprensibili tracciate sulle tele astratte, Alistair cerca risposte su ciò che esiste oltre al Velo che separa il mondo razionale dagli accadimenti inspiegabili a cui abbiamo più volte assistito. Dai quadri, è chiaro che José deve aver vissuto qualche esperienza che l'ha turbato profondamente, in quanto tutte le sue opere ritraggono praticamente solo alberi. Un guardiano ci informa che l'artista, alla ricerca di nuovi pigmenti da utilizzare sulle sue tele, non si fa vedere da qualche settimana… non pagando più l'affitto degli spazi, i suoi quadri stanno per essere rimossi dall'esposizione e riposti nel magazzino della galleria. Alla National, la mia intenzione è simile a quella di Alistair: approfittare del mio occhio allenato alla fotografia per tentare di individuare nelle opere esposte tracce di esperienze simili a quelle vissute da noi a New York ed in Perù. Mi imbatto in svariati dipinti ricchi di simbolismi, firmati da Crowley, Blackwood e diversi altri i quali rappresentano realtà alternative alla nostra, mondi dove archetipi e fantasie prendono vita e che taluni potrebbero visitare nel sonno onirico, nel quale vivono anche tutte le divinità del nostro mondo… dipinti che narrano di una guerra nel mondo onirico, scoppiata quando entità provenienti da altre galassie hanno annichilito i nostri dei, divenendo virus per le menti degli uomini. Entità che si annidano ovunque, nei luoghi bui e reconditi del globo… come in Polinesia, dove leggende narrano di una creatura nascosta nel fondo degli oceani, in attesa ed in contemplazione da eoni. Cosa accomuna questi artisti visionari? Che sono tutti scomparsi. Nel tardo pomeriggio, ci avviamo verso casa Shipley per incontrare il giovane Miles, pittore che da qualche tempo mette su tela delle mostruosità dal realismo impareggiabile. Forse è collegato con gli altri artisti scomparsi? La casa all'esterno sembra in stato di abbandono: circondata da un alto muro di cinta che la isola dalla strada, imposte chiuse, giardino incolto e morente, non un rumore proviene dall'interno. Con timore, bussiamo alla porta, la quale si socchiude dopo pochi istanti mostrando una vecchietta dall'aria gentile. Si presenta come Bertha Shipley, nonna di Miles. Quando le spieghiamo che siamo stranieri desiderosi di conoscere il prodigioso pittore, ci invita ad entrare con entusiasmo! La casa all'interno è molto più accogliente, profuma di tè e biscotti. Il nipote è al piano di sopra, dunque la donna ci precede su per una scalinata scricchiolante. Il piano superiore appare incredibilmente trascurato, in grande contrapposizione con il pianterreno caldo e confortevole, un curioso odore permea l'aria: ricorda quello che si può avvertire al rettilario dello zoo. Bertha ci accompagna su per un'altro piano di scale, al sottotetto, e ci presenta Miles. Quest'ultimo appare come un giovanotto dall'aria stanca ed emaciata, si gratta insistentemente un gomito (come farebbe un tossico). Il sottotetto, spoglio per eccezione di un letto sfatto in un angolo, ospita quattro tele coperte da lenzuola bianche. Ho la sensazione che qualcosa non quadri… e ne ho la conferma quando, con fare prima mellifluo e poi insistente, Bertha chiede ai miei compagni di accompagnarla di sotto a preparare il tè, ed essi acconsentono come in trance! Sembrano essere vittime di qualche sortilegio, tanto che quando mi precipito a sbarrar loro la strada Alistair tenta di buttarmi di sotto - mi salvo da una rovinosa caduta solo grazie alla prontezza di riflessi che mi consente di scansarmi. L'unica che pare non essere persuasa a seguire la decrepita vecchietta è Elizabeth Thompson! Incrocio il suo sguardo per un attimo: dobbiamo fare qualcosa. Mentre gli altri scendono di sotto, guidati da Bertha che suona il suo campanellino di servizio come un ammaestratore schioccherebbe la frusta, Liz si lancia verso uno dei quadri e rimuove la tela che lo copre - nella speranza che questa azione possa in qualche modo interrompere il flusso degli eventi. E qualcosa, difatti, accade: si palesa a noi un quadro tanto realistico e brillante da poter essere scambiato per una fotografia, che ritrae una foresta lussureggiante sulla quale si staglia un tempio piramidale, attorniato da figure con corpi umani e teste di cobra, risucchia Elizabeth! Dalla cornice del quadro la osservo impotente mentre precipita cadendo nel fiume tumultuoso che scorre attraverso il dipinto, dal quale riesce ad uscire per miracolo. Non ha nemmeno il tempo di prender fiato che alcuni di quegli individui rettiliani la attorniano con aria minacciosa. Si scosta con rapidità, sottraendosi ai loro attacchi, ma non potrà resistere a lungo… Ignorando l'attonito Miles, che continua a biascicare scuse e frasi come "oh no, perché l'avete fatto? Perché proprio quello?", mi getto verso il letto e strappo via lenzuola e coperte che lego tra loro a formare una corda. Calo la fune improvvisata all'interno della cornice del dipinto, ed assurdamente le lenzuola discendono verso Liz, stagliandosi nel cielo blu della tela e restando sospese sopra la testa della mia compagna. Con un colpo di reni ed un balzo deciso, Liz afferra la fune e la traggo in salvo. Siamo increduli. Capovolgiamo il quadro, rivolgendolo al pavimento, affinché sia innocuo. Ma non c'è tempo per cercare una spiegazione logica all'assurdità accaduta: dobbiamo pensare ai nostri compagni! Ci precipitiamo di sotto, trascinando Miles con noi, discendendo fino alla cantina fredda e umida. C'è odore di morte… La vecchia Bertha si rivela finalmente per ciò che è: una creatura dalla testa di rettile, proveniente non da un'altra galassia ma dal passato di questo mondo! Alle sue spalle, sugli scaffali, sono disposti in ordine contenitori di brillanti pigmenti colorati che, a suo dire, consentono di aprire portali nello spazio e nel tempo se usati per dipingere da mani esperte… come quelle di Miles! Anche il ragazzo è stato assoggettato dal rettile, costretto a tracciare quei dipinti spaventosi per lui. Il suo popolo, ci dice colui che si fa chiamare Ssathasaa, sta morendo proprio come gli esseri conici delle Sabbie Rosse (a chi si starà riferendo? Cosa vorrà dire? Sta parlando dell'Australia?), e tramite i portali dipinti con quei prodigiosi colori sta tentando di salvarlo. Ciò che accade poi è concitato: il mostruoso Ssathasaa azzanna Alistair, che non oppone alcuna resistenza. Tentiamo di intervenire ma gli altri compagni si rivoltano contro di noI! Usiamo Miles come scudo ed io riesco in modo rocambolesco a strappare dalla cinta del rettiliano la campanella odiata, e la suono: finalmente il maleficio sembra spezzarsi ed i nostri compagni si riscuotono dal torpore delle loro menti! Oscar imbraccia il fucile con rapidità ed esplode due colpi a bruciapelo contro il rettiliano, la cui testa esplode come poltiglia. Assieme alla testa, come per prodigio, scoppiano anche tutti i vasetti di colore: il pigmento prodigioso di disperde, la sua lucentezza si affievolisce… per un attimo vediamo frammenti del passato: una biblioteca sotto alle sabbie, una piramide rossa con una folla adorante, creature dal passato che vogliono sostituirlo al presente. Miles si rialza, pallido, intinge il pennello nel poco colore rimasto e dipinge un simbolo serpentino sulla parete. Il simbolo scatena un'altra visione, che ci mostra quanto accaduto: il ragazzo ha trovato, durante le sue peregrinazioni, quel pigmento per puro caso. Con entusiasmo l'ha usato per dipingere, tracciando su tela il portale in modo inconsapevole, come guidato da una forza superiore. Dal portale è uscito Ssathasaa, che l'ha assoggettato al suo volere con l'ipnosi. Il rettiliano venuto dal passato ha dunque ucciso Bertha e ne ha indossato le carni per camuffarsi, obbligando al contempo Miles a continuare a dipingere per attirare in casa persone curiose… da mangiare. La visione si affievolisce e Miles cade a terra in ginocchio: consumato dal potere dei colori venuti dallo spazio, si polverizza divenendo a sua volta una nube di colore, il colore della vita che da sempre ricercava. Fotografo il corpo di Ssathasaa: potrò mostrarlo a Mickey Mahoney, ne sarà entusiasta! Alla fine potrà dire di aver avuto ragione… i rettiliani camminano davvero tra noi! Spinto dalla curiosità e dalla bramosia incontrollabile di conoscere di più il mondo ignoto che mi circonda, torno al piano di sopra assieme ad Alistair, animato dalla stessa sete di conoscenza: desideriamo, prima di distruggerli, vedere gli altri quadri. Sono davvero terrificanti: uno di essi rappresenta due cultisti che stanno incidendo una figura su un monolite; un alto una creatura serpentina intenta a sezionare un uomo disteso su di un tavolo operatorio; il terzo ritrae donne nude che danzano attorno ad un fuoco, al centro del quale vi è un umanoide dalla testa caprina; il quarto illustra una parata immensa in un paesaggio egiziano, guidata da una biga sulla quale vi è un faraone dalla pelle nera. La biga trascina sulla sabbia due uomini, uno sembra avere le sembianze di Oscar Navarro! L'ultimo ritrae una piramide a gradoni, con in cima un essere terrificante dalla forma tubolare, con tre gambe aggrovigliate alla piramide, tre braccia ed al posto della testa una lunghissima lingua rossastra, che urla amenità al cielo stellato. Nel cielo, durante un'eclissi, si apre una crepa dalla quale fuoriescono ammassi di tentacoli ed occhi. Questa immagine… ci da la brutta sensazione di rappresentare avvenimenti futuri! Discostiamo lo sguardo ed appicchiamo il fuoco. Usciamo dalla casa di Miles turbati. Questa pista non ci ha portato a nulla, ed al contempo ci ha mostrato quanto poco sappiamo delle creature che vivono ed hanno vissuto sulla Terra prima di noi. E quel faraone nero… di nuovo Nyarlathotep! Alistair, in particolar modo, appare molto scosso. Acconsente ad accompagnarci da Madame Maxime, spinto dalla curiosità di incontrarla ancora una volta, ma con una premessa: dopo quest'ultima tappa, si congederà. Sente il bisogno di dedicarsi ai suoi studi, di meditare su quanto appreso. Povero vecchio… lo capisco, nonostante mi dispiaccia perdere un formidabile alleato, accetto la sua decisione e mi preparo a salutarlo come un amico che spero di rivedere presto. Non so come descrivere quanto accaduto da Madame Maxime: si è offerta di guidare per noi una seduta spiritica, cosa che inizialmente mi ha fatto storcere il naso - convinto di aver di fronte a me l'ennesima ciarlatana pronta a spillar soldi ai creduloni. E invece… Jackson Elias, in qualche modo, ha davvero comunicato con noi attraverso quella tavoletta di legno sulla quale erano riportate lettere e numeri. Comprendere a pieno quanto ha tentato di dirci è stato complesso e forse non ci riusciremo mai, ma ci ha chiaramente messi in guardia su una cosa: abbiamo un nemico, a Londra, qualcuno di cui non ci possiamo fidare e che trama contro di noi. Qualcuno che si è presentato come un amico. Qualcuno che custodisce l'Ankh Nero appartenuto a Roger Carlyle. Si tratta di Edward Gavigan. L'ora è tarda, è tempo di riposare. L'indomani di buonora ci avvieremo verso la vicina Derby, probabilmente con il treno. Se la pista dei quadri non ci ha portato a nulla, speriamo che quella della della creatura descritta nell'articolo sui Mostruosi omicidi nel Derbyshire sia più proficua.
  27. Guarda ho cercato una nuova immagine per sistemare il tutto, quella inziale non era veramente così importante 😅 Sisi, scusate ma il ritorno tra i banchi è un po' un casino dato che ho tantissimi test per cui studiare. In ogni caso le statistiche e le competenze ci sono l'equip idem, per il carattere scriverò giusto 2 righe perchè tanto emerge più ruolando; mi restano solo alcuni dubbi nella scelta degli incantesimi non so se alcuni potrebbero essere utili, quindi mi affiderò a voi. Per la scheda ho scaricato un file compilabile, non ha proprio l'estetica della classica scheda PG della 5e, ma si capisce tutto. La nuova immagine Si, è cambiata molto nel vestire e anche alcuni tratti del viso son diversi, ma va bene comunque.
  28. Attraversiamo l'Atlantico alla ricerca di risposte Gli investigatori attraversano l'Oceano a bordo della RMS Mauretania, un poderoso transatlantico. Si prospettano sette giorni di navigazione da New York fino a Liverpool, durante i quali accadranno gli avvenimenti più disparati: omicidi, fenomeni di vampirismo, accuse, profezie, una caccia al tesoro ed incontri con donne e uomini famosi. Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1925, 30 gennaio Siamo in partenza! Il molo è gremito da curiosi e parenti che salutano i passeggeri ormai imbarcati. Viste dal Ponte A, le persone laggiù in basso sembrano piccole formichine accalcate che si agitano nevrotiche. Le operazioni di stoccaggio del carico dei bagagli e dei beni più preziosi (nella loro stiva dedicata, che per ragioni di sicurezza è accessibile solo tramite un'apertura esterna ed a nave ormeggiata) sono accompagnate dalle note allegre dell'orchestra di bordo. I biglietti di cui siamo fortunosamente venuti in possesso garantiscono a me e ad i miei compagni un lussuoso alloggio privato sul Ponte A, quello di prima classe. Solo una piccola parte dei passeggeri potrà vantare un simile privilegio, in quanto le suites sono poche e molto costose. Tra i nostri compagni di viaggio ci saranno numerose personalità in vista: tra i più importanti si annoverano gli scrittori Ser Rudyard Kipling, madame Agatha Christie e madame Virginia Woolf I Ponti B e C saranno difatti affollati da circa altre duemila anime, senza contare i membri dell'equipaggio alloggiati ancora più in basso, a ridosso della stiva e della sala macchine. La nave sta finalmente salpando. Di seguito riporterò, nei prossimi giorni, poche righe relative ai principali accadimenti che riguarderanno me ed i miei amici. In cuor mio, mi auguro di poter finalmente riposare al sicuro per qualche tempo, e dunque di avere ben poco da trascrivere su queste pagine di diario. 1925, 31 gennaio Devo già smentirmi: la prima esperienza assurda è capitata ad Anne Winters, stavolta. Dopo aver deciso di scendere ai ponti inferiori, stanca e stressata dalla chiassosa mondanità del Ponte A, si è imbattuta in un inserviente in perfetta uniforme: incontro alquanto insolito da fare nel Ponte C, dove il personale a servizio del Ponte A non è solito avventurarsi. Anne decide quindi di seguire l'individuo attraverso il dedalo di corridoi. L'ha infine sorpreso mentre stava nascosto in un piccolo magazzino, poco più che un ripostiglio, intento a suggere sangue da un ratto da poco acciuffato! Senza indugiare oltre, memore degli incontri con gli spaventosi Kharisiri, Anne sguaina la Spada di Azoth (che è solita portare con se, ultimamente) e decapita il vampiro. Perquisendolo recupera la chiave del suo alloggio, che viene immediatamente perlustrato dall'investigatrice: si rivela essere un cubicolo pieno di candele accese, pentacoli, appunti incomprensibili e libri disordinati. Il cameriere pareva essere stato ossessionato - fino alla follia - da un inquietante dettaglio del Mauretania: i ghirigori arzigogolati che adornano pareti e soffitti dell'imbarcazione non sono solamente forme geometriche casuali, bensì intrecci di forme che formano disegni stilizzati che richiamano l'antico Egitto, per non parlare delle statue di gatti e faraoni che adornano i corridoi… ora che mi è stato fatto notare, non riuscirò più a distogliere lo sguardo da quelle trame ipnotiche ed a ignorare le statut nei corridoi. 1925, 1 febbraio - pomeriggio Pare che il maltempo abbia intenzione di seguirci per tutto il viaggio: stamane ha iniziato a piovere ed il nostromo sostiene che il tempo non cambierà per l'intera traversata. Poveri noi! Per ingannare il tempo, tra gli ospiti del Ponte A vengono spontaneamente organizzate disfide letterarie, declamazioni di libri e prove d'abilità sui campi più disparati: dal canto all'artigianato. Il buon Oscar Navarro decide di cimentarsi in una di queste prove, presentando agli entusiasti spettatori una curiosa cassetta di legno con all'interno un diorama marino ed un'automa dalle fattezze di piovra, con tanto di tentatoli mobili! Ser Kipling si dimostra particolarmente interessato, tanto da commissionare ad Oscar una serie di lavori analoghi che rappresentino gli animali descritti nella sua ultima opera appena ultimata: "Il Libro della Giungla". Oscar accetta volentieri, ed approfitta dell'apertura di Kipling per chiedergli una consulenza. Lo conduce in una saletta più appartata, e mostra allo scrittore i guanti artigliati trafugati dal covo de La Lingua Scarlatta ad Harlem. L'uomo esamina con attenzione il manufatto, esprimendosi poi con estrema sicurezza: gli artigli di felino che adornano i guanti sono appartenuti ad un ghepardo del Kenya, probabilmente ad una particolare variante dal manto nero che è autoctona della zona delle Montagne delle Nebbie, a nord del paese. Ancora una volta, l'Africa incrocia il nostro cammino. Coincidenza…? 1925, 1 febbraio - notte La seconda esperienza spaventosa del viaggio è capitata a Margaret Rockefeller. La mia amica si sveglia di soprassalto nel cuore della notte con un pensiero in mente: è sicura di aver lasciato aperto un oblò della sua suite, deve sbrigarsi a chiuderlo prima che la temperatura interna della stanza precipiti! Le notti in mare aperto sono fredde ed ostili… Ma, a sorpresa, si rende conto che l'aria nella stanza è invece tanto calda da toglierle il fiato, e di avere il naso e la gola irritati dalla sabbia calda che volteggia pigramente nell'aria agitata da una serva intenta a sventolare un grande ventaglio. L'ambiente attorno a lei è sontuoso ed illuminato da una luce solare intensa, un piccolo ruscello gorgoglia attraverso la sala formando un piccolo laghetto artificiale adorno di ninfee. Si alza per andare a specchiarsi su di una lastra di alabastro levigato, ed ha finalmente modo di rimirare la sua pelle brunita, i ricchi monili ed il trucco che adornano il suo corpo mozzafiato ed il suo viso regale. sulla sua testa è posata la Tiara degli Occhi, indossata come una corona. Si affaccia dunque al balcone e rimira la sua corte, centinaia di persone inchinate al suo cospetto. Una mano gelida si posa sulla sua spalla: un uomo dalla carnagione tanto nera da assorbire la luce attorno a se. Sembra un faraone, ma è qualcosa di più… una voce risuona nella sua mente: "Vuoi tu diventare una dea con me?" Quando Margareth si ridesta dalla visione si ritrova sulla prua della Mauretania, avvolta da una camicia da notte zuppa per via del temporale scrosciante che è in corso già dalla mattina. Constata con stupore di indossare la Tiara, ed ha la vaga consapevolezza di aver vissuto qualcosa di più di un semplice sogno: ha la sensazione di aver sperimentato sulla sua pelle un episodio facente parte della vita di qualcun altro… la Regina Nitocris? E quell'uomo…era forse Nyarlathotep? Quella stessa notte, non riuscivo ad addormentarmi. Chiuso tra le pareti della suite di prima classe, non riuscivo a smettere alla traversata fatta nemmeno dieci anni prima: le pareti d'acciaio della corazzata, le strette brandine impilate l'una sull'altra, il respiro delle decine di persone con cui condividevo la camerata: poche di esse sono state tanto fortunate da tornare a casa con me dall'Europa. In guerra la fanteria era carne da macello e noi non eravamo altro che giovani reclute, sacrificabili, rimpiazzabili. Mi mancava l'aria, dovevo uscire da quella stanza! Mi sono gettato sulle spalle l'impermeabile ed ho indugiato per qualche istante su quel bastone che oramai utilizzo ogni giorno come stampella. Quel manufatto mi conferisce più della sicurezza di un appoggio stabile, portandolo con me mi sento forte in un modo che che non so spiegare. Forse l'artefice di quel bastone, che ho portato via con me dalla Juju House di Harlem, vi ha gettato qualche strano maleficio o qualche stregoneria… Scuoto la testa per scacciare questi pensieri, che un tempo avrei reputato sciocche superstizioni che ora non mi sembrano poi così inopportuni. Lascio il bastone accanto al letto e, facendo affidamento sulle mie gambe, esco. Fuori venti di burrasca spazzano il ponte, la pioggia scroscia incessante da ore e non accenna a voler smettere. Mi stringo nell'impermeabile e mi guardo attorno. Al limitare del chiarore irradiato dalle tremule luci esterne, vedo la sagoma di qualcuno a prua. Strizzo gli occhi per mettere a fuoco: misericordia, è una donna! E sembra sul punto di buttarsi di sotto! Senza pensarci due volte, vado verso di lei: devo riuscire a fermarla prima che sia troppo tardi! In men che non si dica mi ritrovo a percorrere il ponte di corsa, ci metto qualche istante a realizzare che il mio passo è reso più agile da quel dannato bastone che ero convinto di aver lasciato in camera, ma non è questo il momento di pensarci. Afferro per un braccio la donna e la costringo a voltarsi verso di me: mi venisse un accidente, è Margaret! Sembra essere stata colta dal sonnambulismo, in quanto mi osserva con lo sguardo di chi non capisce cosa stia succedendo. Le porgo l'impermeabile, sta tremando di freddo avvolta nella camicia da notte zuppa. Curiosamente, noto che indossa la tiara vinta all'asta… anche lei non riesce a separarsi da uno di quei misteriosi oggetti, a quanto pare. Per alcuni istanti stiamo in silenzio, appoggiati al parapetto di prua, osservando le onde nere aprirsi contro la chiglia della nave. Mi accendo una sigaretta, e trovo il coraggio di dar voce ad un sospetto che ho iniziato a covare da tempo: "L'hai ucciso tu, non è vero? Parlo di tuo marito, Margaret. L'ho capito quando all'asta ci siamo imbattuti in quel suo sosia: non ti sei minimamente scomposta, ma i tuoi occhi tradivano i tuoi pensieri in quel momento." Lei impiega qualche istante prima di rispondermi, in un modo evasivo ma senza smentirmi. Dice di non essere ancora pronta per parlarne, non qui, non ora. Mi guarda con gli occhi di chi ha paura di formulare ad alta voce i suoi timori, perché sa che così facendo diverrebbero reali. Le passo la sigaretta, penso abbia paura che io possa parlare di ciò che ha fatto con altri. "Non preoccuparti", le dico "ti capisco. Il tuo segreto è al sicuro con me", poi trovo il coraggio di aggiungere a mezza voce "dopotutto, anche io ho la scomparsa di qualcuno sulla coscienza". 1925, 2 febbraio Il terzo giorno, ovviamente, non è stato meno surreale della precedente. Stavolta è toccato ad Alistair e ad Elizabeth sperimentare un'esperienza che va al di là della nostra comprensione! Tutto è iniziato quando Mr. Hargrove ha deciso di coinvolgere Madame Music nel suo percorso di "riabilitazione mistica": spinto dal desiderio di sentirsi più utile per il gruppo, il nostro allampanato compagno ha confidato a Lizy che quanto veduto attraverso lo Specchio d'Oro recuperato a Lima corrisponde a realtà, ha veramente predetto ed assistito alla morte della nonna quando era solo un infante, sopprimendo poi questo incredibile ed al contempo terribile potere… fino a rendersi conto, ora, che potrebbe aiutarci non poco durante le nostre ricerche. Dunque, chi potrebbe meglio contribuire al risveglio di un talento sopito di una mistica? Ed il pomeriggio del 2 febbraio 1925 il ponte A della Mauretania ospiterà lo spettacolo di Madame Maxime, una famosa veggente londinese. Elizabeth è scettica, ma decide di aiutare Alistair ugualmente. Dopo aver buttato giù il suo drink d'un fiato, spinge Hargrove a farsi avanti come volontario. La veggente accoglie l'uomo con entusiasmo, dando rivelando una voce squillante al punto da risultare fastidiosa. Alistair incalza la donna, sfidandola a dare prova delle sue facoltà. Non appena Maxime gli posa una mano sulla spalla, un tuono scuote la nave. Madame Maxime ora parla con voce soffocata e gutturale, sembra posseduta: frasi sconnesse, frammentate, deliranti probabilmente: parla di eventi occorsi sessantacinque milioni di anni fa, di esseri conici che si spostano nel tempo, cercando conoscenza. Parla di un luogo di nome Pnakot, tra sabbie rosse: una finestra sul futuro, sale di basalto, leggii alti due metri usati da esseri alti tre che scrivono libri come noi, su antiche conoscenze perdute, "si è scambiato ma tornerà" (a chi si starà riferendo?). L'orrida esperienza ha fine in un conato di bile nerastra vomitata dalla veggente, che cola tra le assi del pavimento lucido. Sembrano frasi senza senso, mi chiedo se ci sia qualcosa di vero… e mentre Madame Maxime parla, guarda al contempo anche Elizabeth e si rivolge a lei: "nella tua tasca, il veicolo dell'incontro finale". Le sottrae il portafoglio, custodito dalla nostra amica in una taschina dell'abito, e lo apre febbrilmente estraendone una foto: "egli sta aprendo la soglia di Pnakot!". La foto è di Robert Huston! Né Alistair, né Elizabeth, né Madame Maxime sono in grado di comprendere a pieno quanto è accaduto ma la donna si congeda con un invito: chiede ad Hargrove di partecipare ad una seduta spiritica, una volta giunti a Londra. Sarà saggio parteciparvi? 1925, 3 febbraio Il quarto giorno, Mikail Andrevich viene arrestato mentre tenta di introdursi nella stiva e viene diffusa la notizia che una passeggera, una ragazza di nome Anna Kurasov, è scomparsa. Liz prova a chiede al rude comandante il permesso di poter parlare con Mikail, un uomo che apparentemente sembra un monaco e che ieri era presente durante la scenata di Madame Maxime. Spera, nell'interesse della ragazza dispersa che era accompagnata a lui, di ricevere qualche suggerimento su un possibile accesso segreto alla stiva sigillata che contiene i bagagli più preziosi e che dovrebbe essere accessibile solo da terra. L'uomo di primo acchito non è affatto collaborativo: le urla contro di voler rientrare immediatamente in terra bolscevica e conferma che la ragazza si è recata nottetempo nella stiva alla ricerca della fonte di potere che gli permetterà finalmente di riavere il suo posto nella storia. Infatti, l'uomo rivela la sua vera identità: si professa un Romanov, erede al trono di Russia! Liz e Margareth decidono di assecondare -almeno per il momento- i racconti di Mikail e di iniziare a cercare un accesso alla stiva nascosta. Alla porta della nostra suite, mentre discutiamo sul da farsi, si presente nientemeno che Edward Gavigan. L'uomo si offre di aiutarci, decantando in modo molto vanitoso le sue presunti grandi doti investigative. Gavigan ci offre le sue informazioni in cambio delle nostre; ci dice di aver conosciuto il baronetto Phenhew (fondatore dell'omonima fondazione, presso la quale attualmente Gavigan è impiegato come curatore) e di sapere che in circostanze spiacevoli quell'uomo, amante delle antichità egizie, si è spesso scontrato con un gruppo di terroristi egiziani antibritannici noti come "Tamrim", i quali sono soliti trafugare artefatti dai musei - difatti Gavigan era stato assoldato dalla Phenhew proprio con il compito di recuperare alcuni di questi: missione che l'ha portato fino all'asta di Erica Carlyle a New York. Capiamo che ci conosce ed ha già informazioni su di noi, così come dice di aver conosciuto Jackson Elias: asserisce di aver condiviso con lui molte informazioni sulla spedizione Carlyle e che erano in rapporti amichevoli. Sarà vero? Dovremmo fidarci di lui e parlargli di quanto abbiamo scoperto finora (poco, in effetti)? Decidiamo di rinviare la decisione al nostro arrivo a Londra, pertanto per il momento ci congediamo da Edward. Anne, scettica come sempre, decide di pedinarlo fino alla sua cabina scoprendo, grazie al suo acume, che Gavigan crede nell'esistenza di culti della morte ed entità soprannaturali tanto quanto vi credeva Jackson. Un punto a suo favore? Inizia poi la nostra caccia al tesoro (letteralmente): ora più che mai siamo curiosi di scoprire se è possibile accedere alla stiva di sicurezza, sia per entrare in possesso di eventuali artefatti ivi nascosti, sia per rintracciare la povera Anna Kurasov (Romanov?) che ormai è dispersa da diverse ore. Sappiamo, grazie alle informazioni rinvenute da Anne nella cabina del marinaio-vampiro, che la presunta entrata alla stiva è celata dietro ad un sarcofago, ma dove sarà? Su suggerimento di Madame Woolf e Madame Christie, cerchiamo di cambiare prospettiva: non ci concentreremo sulla ricerca di un sarcofago nel senso stretto della parola, ma piuttosto su incisioni o bassorilievi che lo possano richiamare. Prima di congedarci da loro, scatto una foto alle due donne: potrei rivenderla a Mickey Mahoney e scriverci un articolo, una volta arrivati a destinazione. Ne otterrei sicuramente una buona paga e la mia reputazione ne gioverebbe. A coronamento della giornata, un assassino misterioso miete due vittime tagliando loro la gola. In entrambe i casi, scritte di sangue vengono rinvenuti sui muri adiacenti le scene del delitto: "Amo il mio lavoro" e "A Londra colpirò ancora". Dio, questo viaggio sta andando sempre peggio. E siamo solo al terzo giorno di navigazione! 1925, 6 febbraio Oggi è il gran giorno: tenteremo di accedere alla stiva nascosta. Liz e Anne (le più agili e furtive di noi), aiutate da Alistair, si camuffano da inservienti e discendono attraverso i ponti fino all'ultimo. Qui le pareti sono piene di fregi dal sentore egiziano… Le due donne rischiano di essere scoperte (tradite dal sorriso di Liz, troppo perfetto per essere quello di una sguattera) ma Anne ha la prontezza di mettere al tappeto le guardie che hanno tentato di bloccarle. Giungono infine alla cambusa e iniziano a cercare l'accesso nascosto. Tra le varie camere stagne ce n'è una che sulla maniglia ha un fregio molto simile ad un sarcofago, con occhi neri e lucenti. Lizy risolve brillantemente la situazione, intuendo la presenza di un meccanismo nascosto utile a sbloccare la porta. Appena sbloccato l'uscio, Anna Kurasov le crolla addosso, cianotica: deve essere rimasta bloccata quaggiù per giorni, stava rischiando l'ipotermia! La stanza si rivela piena di ogni ben di dio: una cassa piena di banconote, che a malincuore lasciano dov'è, ed un secondo contenitore con altri soldi ed una strana ricevuta (sembra quella di acquisto di una cassaforte o di una cassetta di sicurezza) e delle statue che raffigurano mostruosi serpenti/uccelli - del tutto simili alla creatura che Mukunga M'Dari stava tentando di aizzarci contro. Un'altra statua raffigura un essere con tentatoli sul volto ed ampie ali, uno invece un corpo curvo con occhi giganteschi. La cassa ha impresso "Alla cortese attenzione di Puneet Chaudary (sembra un nome indiano, chi sarà?). Un'altra cassa con stampigliati degli ideogrammi, che contiene una moneta e la statua di una donna obesa che sotto ad un velo nasconde dei tentacoli di bronzo, è indirizzata invece a Randolph Shipping, Co. - Darwin, Australia. Tra le cianfrusaglie rinvengono altri due grimori: uno riporta le pagine mancanti del Libro delle Nebbie (già in nostro possesso ed ora completo), l'altro è un libro di viaggi sull'Africa intitolato Equinox Divisée. Anna, con un rantolo, tende alle due esploratrici un foglio con scritto "la vostra amica corre un serio pericolo", poi sviene. In quel momento, una cassa di legno si schianta sul pavimento andando in pezzi e rivelando un cadavere al suo interno, la cui testa mozzata rotola via. Di chi sarà il corpo? E chi sarà in pericolo…? Forse Margaret? 1925, 7 febbraio Infine, approdiamo! Il trasferimento da Liverpool verso la meta finale è rapido e procede senza intoppi ed ora, davanti a noi, tra la nebbia ed il fumo delle fabbriche la città di Londra si mostra con tutto il suo fascino misterioso. Ad accoglierci c'è Mickey Mahoney, il quale ci accompagna fino alla sede del giornale - il The Scoop - a Whitechapel. Ci dice di aver incontrato Jackson Elias, e di aver fatto delle ricerche in archivio per lui. Ritrova gli articoli consultati da Jackson tra il disordine della sua scrivania, ma si dimostra restio a consegnarceli: infatti, è fermamente convinto che questa pista sia una perdita di tempo. Secondo lui, dovremmo invece indagare sul "popolo serpente", del quale Alexandra di Danimarca (madre di Re Giorgio V) sarebbe un'esponente illustre. Avevo dimenticato quanto Mickey potesse essere paranoico e complottista, talvolta arrivando a sfiorare il ridicolo… se i reali d'Inghilterra sono dei rettiliani, allora io sono George Washington! Gli articoli che Mahoney ci consegna sono quattro: Uno narra di un caso di omicidio, sul quale l'esponente di Scotland Yard James Barrington non ha rilasciato commenti, simile nelle dinamiche ad altri eventi occorsi negli ultimi tre anni che hanno segnato vittime nella comunità egiziana della città. Tutto questo mi ricorda molto gli omicidi di Harlem… ( Continuano gli omicidi!) Un articolo racconta di una bestia assassina che terrorizza le campagne dello Derbyshire durante le notti di luna piena. ( Mostruosi omicidi nel Derbyshire) Il terzo stralcio elogia i mostruosi quadri di Miles Shipley, tanto orridi alla vista quanto ineccepibili nella tecnica di esecuzione, tanto da far pensare che le bestialità ivi ritratte siano state realmente viste dall'autore. (Follia per i quadri) L'ultimo ritaglio racconta le vicende di un uomo che afferma di essere stato quasi catturato da "un'ombra nera e raccapricciante". (Il Mostro di Glasgow) Non ci resta che scegliere quale pista seguire per proseguire le nostre ricerche sulle orma di Roger Carlyle. Abbiamo l'imbarazzo della scelta!

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