Vai al contenuto

Dardan

Circolo degli Antichi
  • Iscritto

  • Ultima visita

Tutti i contenuti pubblicati da Dardan

  1. Jane Doe Esco dalla stanza dell'Abate in assoluto silenzio, ignorando il caos di alcol e danze che sta travolgendo il cortile. Cammino tra i vivi come un'ombra immobile, del tutto indifferente alla loro festa. Mi affianco a Izhu, Gale e Gaia mentre si allontanano dal rumore. Senza sprecare una singola parola, fisso i miei compagni con uno sguardo gelido che esprime già tutta la mia determinazione. Faccio semplicemente un cenno deciso verso l'uscita del tempio, indicando la via per le montagne , l'Oni blu ci aspetta...
  2. La penombra della taverna inghiotte la figura di Lyra Thorne mentre la ragazza recepisce le tue precise disposizioni tattiche... la giovane mercante rurale fa un lento, serio cenno d'assenso con il capo, stringendo la presa sulla mano di Alys per guidare la piccola fuori dal perimetro del locale e riprendere a piedi la via verso le stalle esterne, dove l'acciaio di Kaelen e l'istinto di Garm offrono la massima tutela logistica al resto della carovana... contieni il tuo slancio etico sotto la sponda del mantello, incrociando lo sguardo di Kymil che si volta dall'angolo della sala comune con un sorriso beffardo e calcolatore, palesemente soddisfatto di vederti muovere i passi lungo la via... Uscite sul selciato umido del borgo muovendovi come due ombre veloci rasente ai muri di pietra, mentre l'oscurità della notte di Ches avvolge interamente le vie che scendono verso la porta del fiume... Kymil cammina a passi leggeri e felini a meno di due iarde di distanza, guidandoti attraverso un dedalo di vicoli secondari e passaggi d'angolo coperti, dove il brusio delle taverne portuali si fa via via più debole... dopo meno di cinque minuti di marcia forzata e silenziosa, l'elfo del sole si arresta bruscamente all'imbocco di un anfratto buio, sollevando la mano guantata per indicarti la struttura ruderale situata dall'altro lato della carreggiata... A ridosso della sponda del fiume, protetto da una palizzata di legno massiccio alta due metri, si staglia il magazzino mercantile di Jaycen... l'edificio è parzialmente immerso nel silenzio, ma attraverso le fessure dei teloni cerati posteriori filtra il chiarore fioco di una lanterna a olio, accompagnato dal rumore ritmico di dadi che sbattono su un tavolo di legno e dalle voci rudi dei due sgherri della milizia corrotta posti a presidio del carico... Kymil arretra di un passo, svanendo parzialmente nell'oscurità del vicolo cieco e stringendo i pugni sotto il panno scuro... Il perimetro è libero, Silyndor... sussurra il forestiero, la voce ridotta a un soffio teso, io rimango qui a coprire la via d'uscita e a tenere gli occhi aperti sulle ronde delle torri ducali. La cassa di quercia con la mia borsa nera è sul retro, proprio dietro la postazione di quei due umani. Muoviti pulito e non lasciare tracce. Ti sganci dal fianco della guida muovendoti a piedi nell'ombra, e la tua determinazione si attiva immediatamente sul campo per mettere in atto il tuo stratagemma d'acciaio e di inganno... portandoti a ridosso dell'asse di legno della palizzata, richiami la Trama feerica che pulsa nella tua natura di Eladrin, concentrando il flusso magico per rimodellare la carne e i tessuti... nel giro di pochi battiti di ciglia, i tuoi lineamenti d'argento e i tratti ultraterreni si dissolvono, lasciando spazio al volto squadrato e rude di una guardia umana locale, con i capelli neri tagliati corti e una vistosa cicatrice rurale che taglia lo zigomo sinistro... l'illusione di Alterare Se Stesso è salda e rimarrà attiva per i successivi venti minuti, nascondendo interamente la tua identità Eladrin under la divisa della milizia portuale... Scavalchi il perimetro della staccionata con un movimento fluido e insonore, atterrando sul fango battuto del cortile interno e stringendo la glaive in posizione coperta mentre ti avvicini alla postazione posteriore, pronto a scatenare la tua magia e a cogliere di sorpresa i bersagli... ma è proprio in quel millesimo di secondo che la realtà del molo si congela in un macabro, improvviso silenzio... Non c'è bisogno di rilasciare il tuo incantesimo e il rumore dei dadi sul legno è svanito del tutto... sotto il riflesso fioco della lanterna a olio appesa al palo, i due sgherri umani giacciono già riversi sul tavolo unto in un lago di sangue scuro, con i corpi piegati in avanti in una posa innaturale... i tuoi occhi scansionano la scena all'istante , entrambi i bersagli sono stati trafitti profondamente al collo e al petto da lunghe e letali frecce nere dalle piume scure, conficcate nel muscolo con una precisione spietata... qualcuno si è mosso nell'ombra pochissimi istanti prima della tua calata, lasciando i cadaveri ancora caldi sul legno e scomparendo nel buio senza lasciare altre tracce... la cassa di quercia descritta da Kymil si trova poco più avanti, sbarrata a terra e apparentemente intatta, del tutto ignorata dagli assassini...
  3. Rimango un attimo immobile a bocca aperta, con i miei grandi occhi nocciola sgranati mentre guardo la direzione in cui il piccolo gnomo grigio è appena sparito, lasciandomi addosso le sue ultime parole bizzarre sui tesori, sul fatto che non mangia assolutamente i sottaceti e che io sarei addirittura in debito con lui. Mi scappa una mezza risata spensierata sotto il cappuccio scuro, scuotendo la testa per quanto sia stravagante la gente che gira oltre queste mura di pietra. Niente sottaceti allora, mastro Todd! Ci scommetto un furetto che tra i boschi selvaggi troveremo della buona carne di cervo capace di mettere d'accordo anche la tua pancia da cittadino! Fatti trovare all'alba davanti alla Medusa insieme allo stregone! gli grido dietro a voce spiegata, sperando che la mia parlata lenta lo raggiunga nel buio del vicolo. poi mi raddrizzo con un sorriso radioso verso la direzione in cui è sparito lo gnomo, poi mi volto verso Horglan, guardandolo sciacquarsi la faccia con l'acqua di una pozza per nascondere le righe delle lacrime sotto lo sporco del vicolo. Gli indico il portone della Fucina che si trova a pochissimi passi da noi. Ora datti un contegno, Horglan. La nonna non saprà nulla di questo tuo brutto tiro finché non tornerai a casa con il cuore di un vero guerriero della pietra. Ma adesso muoviamoci, che ci aspetta davanti alla forgia rovente per dare inizio al risveglio della mia Vergine Cruenta. Una volta ricomposti, spingo il portone ed entriamo nella fucina. Gli occhi di nonna Shoomma, rimasta fiera in piedi sulle sue gambe tremanti, si illuminano d’orgoglio nel vederci varcare la soglia insieme, e io suppongo che la vista del nipote le dia una forza incredibile. Osservo a bocca aperta il suo abbigliamento cerimoniale blu cielo con i decori argentati, così sobrio e resistente, pensando a quanto sia affascinante lo stile del popolo della pietra. Horglan esita solo un istante, ma poi ricambia lo sguardo della matriarca con una fermezza tutta nuova. La vecchia ci conduce sul retro, lungo un corridoio profondo che si apre su un grande salone pieno di porte, un'enclave nanica in miniatura con al centro un altare di pietra che profuma di preghiere antiche. Quando mi chiede se sono disposta a impegnare la mia lama per la liberazione dell'Antrolucente e per il recupero delle loro arti perdute, sento l'onore montanaro risalire dritto al cuore. Annuisco con totale e solenne determinazione. Sì, nonna Shoomma, la mia volontà è solida come le radici più profonde delle cime del nord e la mia parola è una promessa scritta sulla pietra rispondo fiera, mentre posiziono la lama sguainata sopra l'altare. Osservo il fumo del turibolo che avvolge il metallo dello zio Bartholomew, ascoltando le parole nella dura lingua nanica. Sussulto leggermente quando il colpo del diapason produce quella vibrazione acuta e fastidiosa contro la lama, ma un istante dopo la magia di Durgeddin si risveglia: l'acciaio antico riconosce la purezza del mio spirito e, rispondendo in simbiosi alla spensieratezza e alla bontà del mio cuore, si accende di un bagliore vivo. È una luce magica di un verde smeraldo profondo e limpido, identico al colore degli aghi dei pini selvatici quando vengono bagnate dalla pioggia d'estate. Non è un fuoco artificiale, ma lo specchio del mio stesso animo generoso che risplende attraverso il metallo, illuminando l'intera stanza fumosa e pulsando come un cuore che batte forte prima di quietarsi sulla pietra dell'altare. Quando la vecchia nana finisce il rito e mi avverte che ora sta a me conquistare il cuore della Vergine Cruenta, allungo le mani e la impugno. Sento una calda, vibrante ondata di energia risalirmi lungo i tendini delle braccia, una scossa densa che mi fa capire all'istante che questo ferro è diventato infinitamente più leggero, bilanciato e affilato di prima, pronto a respirare insieme a me in una calda e silenziosa attesa. Mi rimetto in spalla la colossale tracolla di cuoio, sentendo la spada sulla schiena come se fosse un pezzo del mio stesso corpo, e regalo alla nonna e a Horglan un sorriso radioso, del tutto spensierata e felice. Grazie, nonna delle fucine, io ci scommetto un furetto che lo zio Bartholomew sarebbe fiero di vedere questo splendore verde smeraldo le dico, sistemandomi il cappuccio scuro sopra il vestito verde nuovo. La terrò stretta e la tratterò con il rispetto che si deve alle grandi cose della terra, e domattina io e Horglan saremo pronti a metterci in marcia. Ora io suppongo sia giunto il momento per me di andare a riposare le gambe alla Medusa Danzante, così da avere le braccia forti per quando il sole spunterà oltre il lastricato grigio. Saluto i due nani con un caloroso cenno della mano e mi avvio a passi felpati lungo il corridoio, pronta a tornare alla locanda sotto il cielo scuro della notte cittadina, con la mente sognante che già viaggia impaziente verso l'alba di domani.
  4. Rimango immobile a bocca aperta, con gli occhi sgranati mentre fisso i puntini colorati che volano fuori dal fazzoletto dello gnomo, incantata da quella bizzarra magia cittadina che compone l'immagine di Horglan che dà le monete al mezz'orco. Sto ancora pensando a quanto sia stravagante questo misticismo dei piccoli cittadini, quando il nano crolla del tutto, urlando tra le lacrime che voleva solo farmi spaventare e implorandomi di non dire nulla a nonna Shoomma per non finire in esilio con il marchio del disonore della sua stirpe. Lo guardo piangere come un cucciolo di tasso spaventato, e il mio cuore si stringe per la compassione. Mio padre Gideon dice sempre che quando un uomo cade così in basso da bagnare il lastricato con le sus stesse lacrime, non serve a niente calpestargli la testa, ha solo bisogno di una presa solida per essere rimesso in piedi. Horglan si offre di venire con me all'Antrolucente per aprire le porte e diventare un nano migliore, e subito dopo anche Todd si fa avanti con la sua lingua lunga, dicendo che lui è molto più bravo a disattivare i trucchi della pietra ma che non verrà mai se mi porto dietro una simile palla al piede. Mi raddrizzo sotto la mantella di piume, scuotendo la testa parzialmente divertita e parzialmente intenerita da questi due che continuano a ringhiarsi contro come cagnolini. Faccio scivolare le mani avvolte nelle fasce azzurre verso le mie gonne verdi profumate di lavanda, facendo due passi avanti per mettermi esattamente in mezzo a loro due. Todd, tu hai una parlantina che sembra un fiume in piena e mi hai appena mostrato la verità con questi tuoi misticismi e i tuoi fazzoletti colorati, e io ci scommetto un furetto che sotto quella tua pelle smunta batte il cuore di un alleato fedele. Horglan, tu hai fatto una sciocchezza grande come una montagna, e la malizia ti ha quasi portata a far versare il sangue di una ragazza che non ti aveva fatto nulla, ma hai avuto il coraggio di sputare la verità e di piangere per la vergogna, e questo per la mia gente significa che la tua anima non è ancora marcita del tutto. Mi chino in avanti, guardando prima il nano bagnato di lacrime e poi lo gnomo sdegnato, allungando i palmi aperti verso entrambi con totale e ingenua fiducia. Per come la vedo io, la soluzione è facile come bere un goccio di distillato della notte , verrete tutti e due con me! Nel mio clan non lasciamo mai indietro nessuno che abbia bisogno di raddrizzare i propri passi o di ritrovare il coraggio. E tu, Todd, smettila di fare il muso lungo! Se dici di essere il più bravo a sentire le trappole e ad aprire le serrature, allora hai il dovere di venire a guardare le spalle a questa ragazza dei boschi e a insegnare a questo nano dalla testa calda come si cammina dritti senza fare pasticci , domani all'alba fatti trovare davanti alla medusa danzante , e io suppongo che saremo la carovana più stramba che abbia mai calpestato questi sentieri selvaggi. Ci vediamo domattina, piccolo mago. Mi raddrizzo con un sorriso radioso verso lo gnomo, aspettando che si allontani tra i vicoli, poi mi volto verso Horglan e gli indico il portone della Fucina che si trova a pochissimi passi da noi. Ora ripuliti quella faccia pelosa e datti un contegno, Horglan. Il sole è andato giù del tutto e la nonna non saprà nulla di questo tuo brutto tiro finché non tornerai a casa con il cuore di un vero guerriero della pietra. Ma adesso muoviamoci, che ci aspetta davanti alla forgia rovente per dare inizio al risveglio della mia Vergine Cruenta...e sono certa che tua nonna sarà felice di sapere che vuoi seguirmi...
  5. Kymil accoglie la tua postura rilassata inclinando la testa di sbieco, mentre un lampo di calcolata approvazione gli attraversa le pupille scure. Il fatto che tu esiga certezze schiette e che non cerchi cedimenti nei suoi lineamenti ridefinisce l'equilibrio attorno al tavolo unto. Avvertendo la transizione del tuo potere — una presenza feerica più marcata che pulsa nella tua natura di Eladrin ora che hai consolidato le tue capacità di secondo livello — il forestiero pianta i palmi sul bancone, rinunciando ai finti preamboli. Lyra Thorne sposta lateralmente la mano, stringendo con più forza le dita attorno alla spalla di Alys , la giovane mercante intuisce che il patto di questa notte prevede il ferro dei vicoli. Le garanzie non esistono a Daggerford, Silyndor, ed entrambi sappiamo che il rischio di questa notte ricadrà interamente sulle tue spalle... sussurra Kymil, la voce ridotta a un soffio aspro per non farsi sentire dai marinai, la verità è che io ho un nome reale, l'identità di qualcuno che risiede tra le mura di Baldur's Gate, che sa come avvicinarsi a Evereska e che può aprirti la via, mentre tu puoi continuare a vagare per mesi lungo la frontiera senza trovare uno straccio di pista. Io ti do il contatto per la città del sud, tu ci metti l'acciaio qui a Daggerford. È l'unico patto che offro. L'elfo del sole si inclina in avanti, esponendo la natura del lavoro clandestino richiesto dal suo ingaggio. C'è un magazzino che costeggia la sponda della porta del fiume, a meno di cento iarde dalle stalle esterne... spiega il forestiero, gli occhi scuri che riflettono il chiarore delle candele, appartiene a un vecchio ricettatore di nome Jaycen, un usuraio colluso con le guardie corrotte della milizia cittadina. Due giorni fa, i suoi uomini hanno teso un'imboscata a un mio corriere lungo la pista esterna, confiscando una borsa che custodisce i miei registri personali e tre fiale di un distillato feerico raro, che stavo trasportando verso i mercati di Baldur's Gate. Quella roba non appartiene a loro. Kymil stringe i pugni sul tavolo, offrendoti i d'ettagli dell'assalto notturno con totale lucidità. Jaycen tiene il carico sequestrato in una cassa di quercia rinforzata sul retro del suo magazzino, sorvegliato da due sgherri che passano la notte a bere e a giocare a dadi dietro il perimetro dei teloni. Non ti chiedo di fare una strage Silyndor , ma voglio che la tua lancia apra quella porta, recuperi la mia borsa di cuoio nera e metta a tacere la sorveglianza prima che possano dare l'allarme o chiamare i rinforzi , quando quel carico sarà di nuovo nelle mie mani, io ti farò il nome dell'individuo che custodisce la rotta a Baldur's Gate. Un favore in cambio del tuo indizio... Il forestiero si alza a passi leggeri, recuperando il mantello scuro e posizionandosi all'angolo della sala comune in attesa di una tua mossa... Lyra ti scambia un'occhiata carica di una tesa preoccupazione, conscia che muovere la lancia contro i ricettatori solleverà un pericolo immediato...
  6. Ciao , io sarei interessato a partecipare ad entrambe le avventure , per Curse of Strahd , giocheri lei lei , Valeria Ravencrest , umana , Maga (Bladesinging) . mentre per Key of the Golden Vault , giocherei lui , umano , warlock (The Archfey)
  7. L'elfo del sole accoglie le tue parole smaliziate inclinando la testa di sbieco, mentre un lampo di autentico, seppur controllato, divertimento attraversa le sue pupille scure alla menzione delle «lame affilate» di Lyra Thorne... il suo sorriso beffardo non si spegne, ma si face impercettibilmente più sottile, mentre scansiona la compostezza con cui muovi i tuoi passi a piedi e la totale assenza di timore che emana dalla tua figura d'Eladrin... quando fai cenno alle ragazze di prendere posto, Lyra asseconda la tua disposizione tattica con un cenno serio del viso, sedendosi sulla panca di legno unto e tirando a sé la piccola Alys, che rimane immobile e muta, aggrappata al tessuto del mantello della mezzelfa per non esporre il proprio sguardo... Il forestiero fa scivolare l'anello d'oro sul pollice con un movimento fluido, piantando gli occhi nei tuoi lineamenti d'argento non appena pronunci il nome di Silyndor e la tua richiesta sui regni superstiti... Silyndor... un nome altisonante... esordisce l'elfo del sole, la voce melodiosa che si assesta su un sussurro aspro e clinico, calibrato per non propagarsi oltre il perimetro del tavolo in mezzo alle urla dei boscaioli, e hai occhio, viandante. Dell'aristocrazia di un tempo quassù è rimasto solo il fango, e chi vuole sopravvivere tra gli umani deve imparare a masticare la loro stessa lingua e a contare il loro stesso oro, se non vuole finire con la pancia vuota prima dell'alba. Ma ti sbagli su un punto: le orecchie a punta non fanno di noi dei fratelli, e la diffidenza è l'unica moneta che spendo volentieri nelle locande di Daggerford. L'elfo allunga un braccio verso la caraffa di vino, versandone un goccio nel proprio boccale di peltro senza offrirti da bere, mantenendo quella gelosa e distaccata riservatezza tipica della sua stirpe... nel sentire le tue domande sul sud e sui regni del nostro popolo, però, i suoi occhi scuri brillano di un'improvvisa e calcolata malizia mercantile, intuendo all'istante l'estrema urgenza che pulsa dietro le tue parole... Evereska... sussurra Kymil, pronunciando quel nome con una lentezza ironica, quasi a voler misurare il peso che quel santuario ha per il tuo animo esiliato, ti sei spinto fino alla costa per inseguire quel mito nascosto tra le montagne, vero? So che la gente comune la ritiene una leggenda da bardi, e so che nessuna mappa commerciale vi indicherà mai dove si nasconde l'accesso segreto tra i picchi. Ma io ho battuto le piste del meridione per secoli. Conosco una vecchia voce, un indizio reale legato a chi sorveglia i confini di quella valle a sud... e posso metterlo nelle tue mani. Ma le mie parole non si comprano con i sorrisi, Silyndor... L'elfo del sole si inclina in avanti sul tavolo, piantando lo sguardo affilato nei tuoi occhi argentei e riducendo il tono a un soffio teso,... C'è una faccenda in sospeso che richiede una lama pulita e una mano che non lasci tracce qui a Daggerford questa notte stessa, prima che io possa muovermi lungo la Via del Commercio. Se la tua glaive è pronta a compiere un piccolo lavoro per mio conto nei vicoli bui della porta del fiume, io ti dirò esattamente cosa cercare nel sud per trovare una traccia vera di Evereska. Un favore in cambio del tuo miraggio. Prendere o lasciare, Eladrin.
  8. Rimango un attimo a battere le palpebre, guardando prima lo gnomo grigio che saltella strillando e indicando con il dito, e poi il grosso nano dai capelli rossi che è diventato bianco in volto come la neve fresca. La caciara improvvisa tra questi due piccoli cittadini mi riempie le orecchie, e per un momento mi sento come quando nel bosco due scoiattoli si mettono a squittire furiosi per contendersi la stessa pigna. Ascolto le accuse di Todd e le risposte piene di risentimento di Horglan, e la mia testa tra le nuvole cerca di mettere in fila le cose , mio padre Gideon mi ha sempre insegnato che per capire da dove viene il fumo bisogna guardare dove brucia il legno, non dare retta a chi urla più forte. Faccio un passo avanti in mezzo a loro due con la grazia scattante dei miei stivali scamosciati, del tutto spensierata e priva di paura. Avanzo a testa alta portando le mani avvolte nelle fasce azzurre dietro la schiena, sporgendo appena il viso per guardare Horglan dritto nei suoi occhi carichi di vergogna e frustrazione, regalandogli un sorriso limpido e radioso Oh, andiamo, per tutti i tassi della collina! Mettete giù le zanne entrambi, che mi state facendo girare la testa! esclamo, e la mia voce limpida dal ruvido accento del nord taglia quel baccano con assoluta trasparenza. Horglan, guardami un po', io suppongo che tu abbia la peluria della barba ancora rossa di rabbia per le parole che ti ho detto stamattina davanti alla nonna delle fucine, e ci scommetto un furetto che sei uscito di corsa a pestare i piedi sul lastricato perché l'orgoglio ti bruciava dentro come la tua forgia. Ma non credo proprio che un nano della tua stirpe, cresciuto tra il ferro onesto e il fuoco sacro, andrebbe a confabulare nei vicoli bui con dei brutti ceffi per far dare dei pugni a una ragazza dei boschi... la gente della pietra è ruvida, ma ha il cuore solido, mica la bava dei vermi. Mi raddrizzo, spostando i miei grandi occhi nocciola spalancati su Todd, guardandolo con una smorfia parzialmente divertita ma ferma, scuotendo la testa sotto il cappuccio scuro. E tu, piccolo mago dalle dita svelte, io ti ringrazio per aver corso a gambe levate pur di avvertirmi del pericolo, e suppongo davvero che tu non voglia vedere il mio sangue versato. Ma la tua testa corre troppo veloce e ci vede i lupi anche dove ci sono solo i ceppi di legno! Horglan è il nipote di Shoomma, ed è solo un bravo fabbro che ha la testa calda e il muso lungo perché non ha ancora trovato il suo coraggio, non un farabutto da vicolo. Faccio scivolare leggermente la tracolla di cuoio sul petto, lasciando che il mastodontico fodero dello spadone dello zio Bartholomew oscilli pigramente sulla mia schiena, e allungo le mani aperte verso entrambi, invitandoli alla calma con totale e ingenua fiducia, mentre le ombre della sera si fanno sempre più lunghe. Ora basta strillare, che siamo a un tiro di schioppo dal portone spalancato della Fucina e il cielo è diventato scuro. Io ho una promessa da mantenere con la nonna... Invece di ringhiare come cagnolini, venite dentro con me davanti al fuoco.... Che ne dite?
  9. Eleanor Studridge La marcia forzata attraverso la fitta vegetazione e le valli montane è stata sfinente, ma il silenzio del bosco ha finalmente placato il martellare doloroso nella mia testa. Anche se ho tenuto una certa distanza dagli altri per via del mio passo e del grosso rospo da reggere, ho camminato con uno spirito diverso, meno ostile, ripensando a quanto ci siamo detti nel tunnel e tenendo d'occhio il sentiero per fare la mia parte. Sapere che la galleria di Mayu ci ha portati lontani dalla zona dell'orso mi ha permesso di respirare un po' più liberamente. Ora che la sera è calata e Gabriele ha dato l'ordine di accamparci, traggo un profondo sospiro di sollievo e mi siedo contro il tronco di un grande albero per far riposare le gambe. Mentre Samantha e il soldato confabulano sulla rotta da seguire e sui turni, ripenso con un certo rammarico alle parole che Mako aveva detto nel tunnel riguardo alle ferite di Sam , ero così assorbita dal mio mal di testa e dal panico del momento da aver completamente ignorato la sua richiesta di aiuto. Mi schiarisco la voce, cercando lo sguardo di Sam. Scusatemi per prima... ero davvero troppo stravolta e confusa per connettere i pensieri... Sam, Mako diceva che quel mostro ti ha ferita , anche se con molto ritardo, posso dare un'occhiata a quei tagli? La mia magia non serve a offendere, ma posso provare a usarla per darti un po' di sollievo, se ne hai bisogno.
  10. Sbuco fuori dal vicolo a passi rapidi, ripulendomi ancora la gonna del vestito verde nuovo da qualche truciolo di pino rimasto impigliato nella stoffa profumata di lavanda, tutta preoccupata dall'idea di arrivare in ritardo alla fucina ora che il cielo a Ovest è diventato rosa come i fiori selvatici delle mie cime. Sono così concentrata a cercare di ricordare quale fosse lo svincolo giusto tra questi lastricati tutti uguali che quasi non mi accorgo dello gnomo grigio che sbraccia da un angolo scuro, attirando la mia attenzione con quel suo modo di parlare a macchinetta che sembra il fruscio delle foglie secche. Mi fermo di colpo, sgranando i grandi occhi nocciola sotto il cappuccio mentre lo ascolto dire che ci sono dei brutti ceffi pronti ad aggredirmi e che devo seguirlo subito nel vicolo scuro se voglio evitarli. Per un momento mi viene quasi da ridere a sentire che qualcuno in questo villaggio grande vorrebbe dare fastidio a una ragazza dei boschi che porta sulla schiena un ferro cerimoniale monumentale come quello dello zio Bartholomew, ma la parlantina di questo Todd è così carica di aspettativa che il mio cuore buono non riesce proprio a lasciarlo lì senza rispondergli , non porto rancore per il borseggio di stamattina, perché mio padre Gideon dice sempre che persino la volpe più ladra merita un po' di attenzione quando ti avverte che sta arrivando il lupo, e io suppongo che questo piccoletto stia davvero cercando di farsi perdonare per quel brutto tiro che voleva giocarmi con il mio borsello. Avanzo a passi felpati verso l'imboccatura del vicolo scuro, muovendomi con la grazia leggera dei miei stivali scamosciati ma facendo scivolare, stavolta con un pizzico di attenzione in più, la mano avvolta nelle fasce azzurre verso la tracolla di cuoio dello spadone, decisa a non farmi cogliere di nuovo con la testa tra le nuvole. Ehi, piccolo mago dalle mani leste, io ci scommetto un furetto che corri più veloce di una pernice quando hai paura! esclamo, e la mia voce limpida dal ruvido accento del nord risuona calma nella penombra del vicolo, mentre allungo il collo con ingenua curiosità per non perderlo di vista tra le ombre delle case di pietra. Io non ho mica paura dei brutti ceffi di città, perché per come la vedo io i veri pericoli hanno le zanne dei lupi invernali e non le giacche pulite dei cittadini, ma ho una promessa da mantenere con nonna Shoomma prima che faccia notte fonda e non ho nessuna intenzione di far aspettare il fuoco della sua forgia. Se dici che questa via scorciatoia ci porterà dritti alla Fucina evitando i guai, allora ti vengo dietro volentieri, ma vedi di camminare dritto e non far ballare troppo quelle tue dita da baro, altrimenti ci penserò io a farti fare un altro bel salto come quello di stamattina! Mi addentro nel vicolo scuro subito dietro di lui, pronta a vedere dove mi condurranno i piedi di questo strano alleato grigio prima che il sole si nasconda del tutto dietro i tetti del grande villaggio .
  11. Il battente di quercia della taverna cede sotto la spinta della tua mano, facendo tintinnare un campanello di ferro arrugginito che viene immediatamente inghiottito dal caos fumoso dell'interno... l'aria è densa, satura del sentore acre di birra scadente, grasso di montone arrostito e fumo denso di candele di sebo... il baccano di decine di voci umane che ridono e imprecano in lingua comune crea un muro sonoro imponente lungo i tavoli, ma il tuo udito d'Eladrin rimane inchiodato a quella singola, ancestrale vibrazione che vi ha spinti a varcare la soglia... Cammini a piedi lungo il corridoio centrale tra le panche, tenendo la glaive in posizione di guardia bassa, mentre Lyra Thorne avanza rasente alle tue spalle, stringendo la borsa d'argento e tenendo Alys saldamente per mano per proteggerla dagli strattoni della calca dei marinai... Cercando di capire da dove provenga quella melodia in mezzo a tante voci umane, i tuoi sensi si posano verso un tavolo appartato nell'angolo più protetto della sala, dove la fonte si rivela in modo del tutto rudo, ma carico di un magnetismo inaspettato... Seduto da solo davanti a una caraffa di vino, si palesa un elfo dall'aria spavalda e dai lineamenti consumati, eppure intessuti di una strana ed elegante spensieratezza...indossa un mantello da viaggio comune e un cappello a tese larghe che proietta un'ombra parziale sul suo viso affilato, intento a canticchiare a mezza bocca quegli accordi arcaici a ritmo regolare, mentre fa ruotare un vistoso anello d'oro tra le dita agile con una grazia che non appartiene ai viandanti rurali... la cadenza di quelle poche note colpisce la tua memoria profonda: è una scala armonica antichissima, un'eco rimasta immutata per diecimila anni... ma non appena la tua figura si ferma a ridosso del suo spazio, l'individuo interrompe il canto , nei suoi occhi scuri si palesa uno sguardo cinico, brillante e calcolatore... un sorriso beffardo e tagliente gli increspa le labbra... La piccola Alys si nasconde parzialmente dietro il mantello di Lyra Thorne, osservando lo sconosciuto con un timore guardingo e avvertendo d'istinto l'ambiguità che emana dal suo sorriso, mentre l'elfo del sole solleva calmo il suo boccale nella tua direzione e inclina leggermente il cappello... Un ingresso solenne per un'osteria così mediocre, viandante... sussurra lo sconosciuto, la voce melodiosa intessuta di una sfacciata e divertita ironia che fende il baccano circostante, e una compagnia decisamente bizzarra per le vie di Daggerford . di solito chi imbraccia quell'acciaio non si ferma a piedi ad ascoltare le canzoncine della plebe, né viaggia scortando fanciulle spaventate , c'è un posto libero al mio tavolo, se la tua lancia non è troppo aristocratica per sedersi accanto a me.
  12. Mevrah , The Witch Vedere la mia magia scivolare via sulla pelle di quel colosso senza lasciar traccia mi fa ribollire il sangue nelle vene. Le mie cicatrici rituali bruciano di pura rabbia. Un ringhio furioso e gutturale mi artiglia la gola da sotto la maschera, mentre guardo il bastardo continuare a scambiare colpi violenti con Keothi. Pelle dura, eh? Lurido ammasso di letame...sibilo a denti stretti, gli occhi ridotti a due fessure cariche di odio viscerale...Nessuno rifiuta i miei doni e la fa franca! Non ho intenzione di mollare la presa. Sfrutto il legame infetto che la mia precedente maledizione ha comunque lasciato impresso nella sua carne. Grazie alla mia ostinazione maligna, forzo di nuovo la mia presa mentale sul gigante, concentrando ogni briciolo di malevolenza rimasto nel mio corpo. Spalanco la bocca esalando un fumo ancora più denso e scuro, pronunciando di nuovo quella singola, cupa parola d'oblio...Sshhh'vath...se non posso trasformarlo in un porco, lo manderò direttamente all'inferno passando per un sonno eterno. @ DM
  13. Fisso Marcus dritto nei suoi occhi carichi di quel fuoco oscuro e rabbioso, ascoltando le sue parole dure su quanto sia pericoloso stargli vicino e su come farei meglio a trafiggerlo con lo spadone dello zio Bartholomew. Per un attimo la sua carica distruttiva fa tremare l'aria del tavolo, ma per come la vedo io, questa rabbia di città non è poi così diversa dai grandi temporali che spaccano i pini sulle mie montagne: fanno un gran baccano e strappano le radici, ma prima o poi il cielo si pulisce sempre. Regalo a questo stregone secco e cupo un sorriso radioso, appoggiando le mie mani avvolte nelle fasce azzurre sul tavolo con assoluta e spensierata fermezza. Io non ti temo mica, Marcus , mio zio mi ha insegnato a guardare in faccia i lupi feriti, e ci scommetto un furetto che sotto tutte queste tue scaglie di rettile c'è solo un uomo che ha bisogno di camminare tanto per consumare il veleno che ha dentro e non mi serve una figura paterna, perché per quella ho già Gideon e lo zio Bartholomew che mi aspettano sulle montagne , a me serve solo qualcuno che sappia dove posare i piedi e che non si spaventi se la via si fa impervia. Fatti trovare qui davanti alla Medusa domani mattina, non appena il primo raggio di sole bacerà i tetti di pietra. Per allora la mia spada sarà sveglia e noi saremo pronti a metterci in marcia verso il Dente di Pietra. Gli faccio un cenno allegro con la testa e mi alzo dalla sedia, lasciandolo ai suoi pensieri carichi di nostalgia, proprio mentre Bramm attira la mia attenzione per mostrarmi la mia stanza. Quando salgo le scale di legno e varco la soglia del mio nido per la notte, rimango a bocca aperta con gli occhi nocciola sgranati per la meraviglia. È una stanza piccola, ma pulita e accogliente, e al centro c'è una gigantesca tinozza di legno piena di acqua caldissima che fuma pigramente. Io non ho mai visto una cosa del genere in tutta la mia vita! Lassù al nord ci laviamo nei torrenziali ghiacciati saltando da una roccia all'altra, e l'idea di potermi immergere nel calore al coperto mi sembra un misticismo da re. Ma la sorpresa più grande è sul letto: un bellissimo vestito da avventuriera di un verde acceso, infilato in mezzo a spighe di lavanda secca che riempiono la stanza di un profumo selvaggio e pulito. Capisco subito che quel buon omone dell'oste ha speso molto più delle mie tre monete d'argento per farmi questo regalo, e il mio cuore si riempie di una gratitudine rurale così forte che mi fa dimenticare del tutto la disonestà del piccolo gnomo grigio. Nelle città ci sarà pure del marcio sotto il lastricato, ma io suppongo che ci siano anche anime d'oro che sanno come accogliere una ragazza dei boschi. Senza perdere tempo, mi tolgo la tunica marrone logora e rattoppata e mi infilo nella tinozza, sguazzando nell'acqua calda come un cucciolo di lontra e ridendo da sola per il piacere di quel calore. Mi do una bella lavata e poi indosso il vestito verde profumato di lavanda: mi sta a pennello, leggero e scattante, perfetto per muovermi nei boschi nel nome di Ehlonna. Riposiziono il giaco di maglia perfetto sotto la stoffa pulita, nascondendolo alla vista, e mi riallaccio la tracolla del colossale spadone sulla schiena. Scendo di nuovo nella sala della taverna che è ancora metà pomeriggio, con il sole che illumina le finestre prima di iniziare la sua discesa verso il tramonto. Ho ancora qualche ora libera prima di tornare alla fucina di Shoomma, e la mia testa tra le nuvole ha bisogno di fare qualcosa per non annoiarsi. Trovo un tavolo d'angolo un po' isolato, mi ci siedo sopra lasciando penzolare le gambe e tiro fuori dal mio Kit da Sopravvivenza un piccolo coltello da caccia e un ciocco di legno di pino che mi ero portata dietro dalle montagne. Mi metto lì a intagliare il legno con pazienza, con la bocca leggermente dischiusa ed esageratamente concentrata sui dettagli delle venature, del tutto sorda e isolata rispetto alla caciara dei mercanti e dei cacciatori che continuano a bere intorno a me. Voglio intagliare una piccola figura di volatile o di furetto da regalare a Bramm come ringraziamento per il vestito verde Sono così incredibilmente inattenta, tutta persa nel mio piccolo mondo fatto di trucioli e profumo di resina, che la mia testa si isola completamente da ciò che mi circonda, tanto che le voci degli avventori mi arrivano solo come un ronzio lontano di api nel fitto del bosco, eppure, proprio a causa di questa mia sognante distrazione, finisco per captare per puro caso dei frammenti confusi dai discorsi dei soldati a riposo e dei mercanti, mescolando le loro bizzarre storie cittadine con le vecchie leggende montanare che conosco fin da bambina, mentre aspetto pazientemente che le ombre inizino finalmente ad allungarsi sui lastricati per dare inizio al risveglio della mia Vergine Cruenta.
  14. Dardan ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Il dibattito tattico si chiude con unanime consenso. Sotto la parziale copertura dell'anfratto, le ore del riposo vengono spese in una metodica e silenziosa preparazione chimica e magica. Fiore Della Giungla lavora con precisione sui congegni del gruppo, infondendo l'incanto protettivo per generare globi di aria incontaminata attorno ai volti dei compagni. All'unisono, Devras attinge al legame con le forze elementali, manipolando il respiro della terra per innalzare una barriera invisibile che purifichi i miasmi prima che tocchino la carne del gruppo. Anche Shamàsh distende le dita sulla propria lama, confermando la presenza di benedizioni pronte a purificare le tossine in caso di emergenza, mentre Selyra accorda le corde del liuto in un sussurro, pronta a sostenere la tempra fisica dei compagni con le sue melodie. La testa della colonna imbocca la pista di sinistra senza voltarsi indietro. Il sentiero scende bruscamente, incuneandosi sotto la linea della pianura. Immediatamente, le pareti di ardesia e ossidiana si innalzano ai vostri fianchi, stringendosi fino a ridurre il cielo a una feritoia scarlatta dominata dall'occhio vitreo della Luna Rossa. Come previsto, l'aria qui dentro è immobile, densa e fredda come un sudario. Una nebbia violacea e pesante, densa di scorie microscopiche, ristagna dal fondo del canyon fino all'altezza del petto, muovendosi pigramente a ogni vostro passo. Fin dai primi minuti di cammino, notate che enormi condutture di ottone ossidato continuano a correre lungo la gola, bullonate direttamente alla parete rocciosa di destra. Inizialmente corrono a pochi centimetri dal suolo, mezze sepolte dalla cenere, ma man mano che il canyon scende in profondità, i condotti rimangono paralleli alla roccia, sollevandosi progressivamente rispetto al livello del sentiero fino a viaggiare stabili a circa quattro metri sopra le vostre teste. Sono tubi massicci ma chiaramente logorati dal tempo, coperti da una brina grigiastra e corrosiva che accelera il disfacimento di tutto ciò che tocca. Grazie alla combinazione della barriera magica di Devras e delle bolle protettive di Fiore, l'impatto iniziale con il miasma viene neutralizzato. Sentite il vapore acido sfrigolarvi attorno, ma i vostri polmoni continuano a ricevere aria pulita. Tuttavia, dopo oltre due ore di marcia forzata , la corruzione del luogo inizia ad aggredire i materiali. Sotto i vostri stivali, la pista mineraria è diventata ormai una poltiglia grigiastra, calda e gommosa. A ogni passo, il terreno cede con un rumore viscido, rilasciando bolle di gas che scoppiano sulla superficie. La suola degli stivali inizia a emettere un debole fumo bianco... All'improvviso, Kaelen si blocca, piantando la schiena contro una sporgenza di ardesia pulita. Solleva una mano per intimarvi l'arresto immediato. Poche decine di metri davanti a voi, la pista gommosa si interrompe bruscamente. Il fondo del canyon sprofonda in una vasta conca sotterranea in cui i vapori corrosivi si sono condensati, formando un vero e proprio lago di melma bollente e ribollente che sbarra completamente la strada da una parete all'altra per una quindicina di metri. Grandi bolle di gas nero salgono in superficie, spruzzando gocce acide tutt'intorno. Camminare lì dentro liquefarebbe all'istante stivali e carne. L'unica via di scampo è proprio quella linea di condutture d'ottone che vi ha accompagnato finora. In questo punto esatto della gola, le tubature corrono sospese lungo la parete destra, esattamente quattro metri sopra il lago di melma bollente. I condotti offrono una passerella metallica per superare il fossato mortale, ma le incrostazioni di brina grigia hanno reso la superficie metallica scivolosa, fragile e incredibilmente stretta per reggere il peso di uomini in armatura. Kaelen indica la via sospesa con un cenno teso del mento... @ Tutti
  15. Il Capitano Vane ascolta l'avvertimento di Raskva sul marchio di Shar senza battere ciglio, ma la sua mascella si contrae vistosamente. Fa un cenno deciso con la testa e si rivolge a Mastro Orlov per far predisporre immediatamente gli alloggi comunicanti, garantendo a James la stanza adiacente per mantenere la massima copertura difensiva senza minare l'intimità delle fanciulle. Poco dopo, il salone si svuota. Le due guardie drow prendono posizione nell'ombra del corridoio del primo piano insieme ai soldati scelti della tenuta, mentre James e Raskva si ritirano nelle rispettive stanze, sigillando le porte alle proprie spalle. La prima notte all'interno della lussuosa tenuta di Mastro Orlov si rivela un'esperienza profondamente angosciosa e disturbante, ben lontana dal riposo sperato dopo la fuga sotterranea. Fuori, la tempesta flagella Tsurlagol con una violenza inaudita. Il vento ulula furioso tra i vicoli del Distretto Residenziale, facendo vibrare costantemente le spesse vetrate piombate e generando sinistri scricchiolii lungo le travi del soffitto che, nel silenzio della notte, ricordano il rumore di passi furtivi. La pioggia batte come una scarica di dardi incessante contro la pietra della villa, amplificando il senso di isolamento e di assedio imminente. Per Raskva, distesta sul giaciglio a pochi metri da Lyra ed Evadne, il sonno è un velo sottilissimo e tormentato. Le gemelle si muovono continuamente sotto le coperte, scosse da brividi improvvisi e da respiri affannati, stringendo convulsamente l'idolo d'osso di balena. A metà della notte, la temperatura nella stanza crolla inspiegabilmente per alcuni minuti, portando con sé un odore acre e metallico che ricorda la cisterna fognaria, costringendo la guerriera a balzare a sedere sul letto con la mano tesa verso l'elsa del falchion, tesa in un ascolto spasmodico che rivela solo il vuoto. Nella stanza adiacente, l'attesa di James è persino più logorante. Privato della luce del sole, lo sciamano avverte la trama spirituale della villa farsi incredibilmente pesante e opprimente. Ogni volta che chiude gli occhi per cercare il torpore, la sua sensibilità ai flussi mistici lo trascina in un dormiveglia distorto: percepisce l'oscurità esterna come un'entità viva e senziente che preme contro le mura protette della tenuta, come se gli occhi invisibili del culto di Shar stessero tastando le difese della casa nel buio, sussurrando i loro quattro nomi nel vuoto della tempesta. Quando le prime, deboli luci dell'alba riescono finalmente a farsi largo tra le nuvole nere di Tsurlagol, la pioggia si attenua in una nebbia fitta e fredda che avvolge il giardino. James e Raskva si svegliano con i muscoli ancora tesi e la mente affaticata da quella veglia opprimente. Il primo giorno di isolamento ha inizio. Dalla porta comunicante, Lyra ed Evadne si mettono a sedere sui loro letti; hanno i volti pallidi, segnati dalle occhiaie, e gli occhi verdi sgranati fissano i due agenti della Morrigan & Larson. I loro ciondoli a forma di insetto verde sono spenti, ma la tiefling Evadne guarda la sorella elfa, mormorando a bassa voce con una fermezza che spezza il silenzio della stanza. C'era una spiaggia di pietra nera e un'oscurità solida che saliva fino alle nostre ginocchia, dice la ragazza, toccandosi la fronte umida di sudore freddo. Shar era lì... non potevamo vederne il volto, ma sentivamo i suoi sussurri riempirci le orecchie , ci teneva le mani sulle spalle per trascinarci nel vuoto, ma non riusciva a muoverci perché l'acqua del mare la stava respingendo. Dalla porta principale del corridoio giunge un sommesso e misurato bussare: i servitori di Orlov sono pronti a servire la colazione, mentre le drow e le guardie private mantengono il loro presidio vigile... @ Tutti
  16. L'oscurità dei Colli del Vento Freddo trema sotto i colpi di un'offensiva fulminea, mentre la gola si trasforma in un teatro di pura follia geometrica... Dalla loro posizione sopraelevata, Akseli e Shage mantengono i nervi saldi, coordinando le loro energie per tenere in vita il grande inganno... Il bardo infonde ulteriore spessore al diversivo, aggiungendo al fragore degli zoccoli le grida feroci di cavalieri fantasma che promettono morte in perfetto dialetto goblin, bloccando sul posto la massa della tribù dell'Osso Rotto... Tuttavia, gli occhi dei due incantatori sono fissi al centro del bacino, dove lo spazio ha smesso di seguire le leggi del Faerûn, e i loro sguardi analitici scansionano la creatura e la roccia piatta, collegando frammenti di antichi testi per decifrare l'orrore che si sta manifestando sotto i loro occhi... @ Akseli & Shage Nel cuore della zona bidimensionale, Erika evita di farsi paralizzare dal terrore di sentirsi inconsistente come un arazzo... la guerriera stringe le dita sull'elsa, si impone sulla perdita di prospettiva e cala il suo pesante falcione con precisione militare... Nonostante lo spazio distorto deformi le traiettorie e appiattisca i volti, la sua maestria guida la lama con implacabile fermezza... L'acciaio fende l'aria gelida e intercetta il braccio teso della creatura grigia con un colpo netto e profondo, aprendo uno squarcio devastante da cui sprizza un fiotto di quella densa sostanza nera che fluttua nell'aria piatta prima di depositarsi sulla neve senza produrre alcun suono... Il fendente ha colpito duro, scuotendo la struttura dell'essere, ma la reazione del mostro è immediata... @ Erika Impossibilitato a emettere suoni a causa della bolla di silenzio di Shage, l'essere spalanca la bocca in un'angosciante smorfia muta e, mantenendo una mano incollata alla roccia piatta, scaglia l'altro braccio teso direttamente contro Erika... le sue dita grigie e allungate, prive di spessore da quella particolare angolazione, artigliano l'armatura della guerriera... il tocco non porta la forza di un impatto fisico, ma un gelo parassitario e nichilista che ignora le piastre di ferro dell'armatura, aggredendo direttamente la forza vitale e i muscoli di Erika... La guerriera avverte una fitta dolorosa che le mozza il fiato, accompagnata dall'orribile sensazione di essere svuotata di consistenza dall'interno, come se una parte della sua energia muscolare e della sua stessa presenza fisica venisse risucchiata via, lasciandola indebolita e con i nervi scossi sotto lo scudo bidimensionale... @ Erika . Accanto a lei, Vaulath cede interamente all'istinto primordiale del predatore per difendere la compagna... Rinunciando a comprendere una geometria che gli farebbe impazzire la mente, il leopardo delle nevi sprigiona l'Ira della Montagna e scatta nuovamente in avanti, spalancando le fauci per azzannare il bersaglio... Il mostro grigio, tuttavia, si è già parzialmente fuso con la bidimensionalità del muro, e a causa dello spazio distorto le zanne del felino scattano a vuoto nell'aria gelida, mancando la carne del nemico... La presa non riesce a innescarsi, poiché la creatura grigia sguscia via come un disegno che scivola su una pagina, mantenendo la sua presa ferrea sulla parete rocciosa... Nelle retrovie, la situazione sta per toccare il punto di rottura... I worg rimasti iniziano a emettere ringhi d'allarme sempre più forti, voltando le teste arruffate verso il centro della gola... Hanno capito che l'attacco dei cavalieri occidentali è solo fumo e vento, e stanno per lanciare la carica per difendere il loro capo... Shage ha già la mano tesa, pronto a rilasciare l'incantesimo per far scivolare le loro zampe non appena balzeranno in avanti, conscio che ogni secondo guadagnato in questo vuoto di coordinate è la differenza tra la gloria e la morte... @ Tutti
  17. Mastro Thargor ascolta le vostre considerazioni in silenzio, lasciando che le parole di Tiburzia ed Arkyn rimangano sospese nell'aria calda della taverna come il fumo della sua pipa. Lo sguardo fisso della strega e la sua riflessione sulle cose che non dovrebbero essere risvegliate fanno stringere le labbra al vecchio nano, che annuisce lentamente, riconoscendo in lei la consapevolezza di chi rispetta i segreti del sottosuolo. La sfrontata sicurezza di Arkyn, che si dichiara entusiasta di sfidare il vuoto e i suoi sussurri, gli strappa un grugnito profondo che scuote la barba grigia. Quando Godluin prende la parola, elogiando la professionalità della proposta in perfetto nanico prima di rivolgersi alla compagnia, il vecchio nano capisce che l'accordo è ormai a portata di mano. Ignora il timido tentativo di Lorelai di farsi avanti, la quale si ritira subito dietro la schiena del guerriero straniero sotto l'ombra dello sguardo fulminante di Lord Eryndor, e si concentra sui tre uomini e sulla strega pronti a firmare. La pericolosità è l'unica ragione per cui l'oro è così pesante, ragazzo, risponde Thargor rivolgendosi a Godluin, mentre allunga un braccio massiccio sotto il bancone di pietra per recuperare qualcosa. Se fosse un lavoro da carpentieri, le gallerie sarebbero già sigillate e voi sareste ancora là fuori a bagnarvi i piedi nel fango del distretto. Con un tonfo sordo che fa sussultare i piatti vicini, il vecchio nano posa sul legno due pesanti sacchetti di cuoio grezzo, legati stretti con corde di canapa e sigillati con la cera plumbea della Corporazione degli Scavi. Il tintinnio metallico all'interno non lascia spazio a dubbi: è la metà dell'anticipo pattuita, l'oro sonante che sancisce l'inizio del contratto. Qui ci sono settecentocinquanta pezzi d'oro, la prima parte della paga base per tutti e cinque, scandisce Thargor, battendo il palmo nodoso sopra i sacchetti. Prendeteli, comprate le torce e le razioni che vi servono e farete riposare la Shadar-kai. Domani all'alba, una delle nostre guide vi aspetterà all'imboccatura del Pozzo Sette, ai piedi delle Colline Frastagliate... Il vecchio nano si interrompe bruscamente. La bassa porta rinforzata in bronzo del Cuneo di Ferro sbatte violentemente contro la parete di pietra, lasciando entrare una folata di vento gelido e nebbia dal Distretto dei Cortili. Sulla soglia si stagliano le sagome di quattro individui bagnati di pioggia. Al centro spicca un imponente guerriero umano coperto da una piastra pesante macchiata di ruggine e fango, affiancato da due nani dall'aria feroce, con le barbe tagliate corte all'uso dei minatori e pesanti asce da guerra assicurate alle cinture di cuoio borchiato. Ma è l'ultima figura a raggelare l'aria. seminascosta dalle loro spalle vi è una cacciatrice elfa del nord, una reietta che palesemente non appartiene alla civiltà delle città. Ha i tratti fieri e selvaggi dei clan nativi, ma la sua stessa carne racconta il motivo del suo esilio: il lato sinistro del suo volto e il lungo orecchio appuntito sono segnati da una spaventosa, profonda bruciatura da acido che le ha deformato i lineamenti e reso l'occhio di un bianco vitreo e cieco , i capelli sono arruffati e intrecciati con tendini di cervo, indossa pellicce logore che emanano l'odore aspro dei boschi d'ombra e impugna un arco corto di osso ricurvo, fissandovi con la silenziosa letalità di un predatore. L'umano a capo del gruppo si fa strada tra i tavoli con passo pesante, ignorando gli sguardi infastiditi degli avventori, e pianta i guanti d'arme d'acciaio sul bordo del bancone, proprio a pochi centimetri dai sacchetti di cuoio destinati a voi. Siamo arrivati in tempo, Thargor, esclama l'uomo con una voce tonante e priva di rispetto, spingendo indietro il cappuccio bagnato per rivelare un volto squadrato e arrogante. La Gilda dei Cavatori ci ha detto che il Livello Quattro è ancora bloccato , la mia squadra è pronta a scendere nel buio e a fare pulizia. Tieni pure quell'oro sul tavolo, lo prendiamo noi. Thargor socchiude gli occhi, guardando prima l'umano e poi spostando lo sguardo su Lord Eryndor e Arkyn, attendendo di vedere come la vostra compagnia intenda rivendicare il patto appena sancito dal metallo, mentre l'elfa reietta stringe la presa sull'arco, puntando l'unico occhio sano e carico di ostilità dritto su Lorelai. @ Tutti
  18. Ascolto le parole di Bramm stringendo le dita attorno alle mie fasce azzurre, ma quando fa il nome di Todd, sgrano gli occhi così tanto che mi sembra quasi che mi debbano uscire dalla testa. Sbatto i palmi sul bancone di quercia, interrompendo il mio atteggiamento distratto con un sussulto di caparbia incredulità. Todd, dici? Un ometto grigio piccolo con un vassoio di legno appeso al collo? Beh, caro Bramm, io ci scommetto un faretto che quel tuo amico lo conosco già fin troppo bene! Non è passata nemmeno un'ora da quando quel finto mago mi ha ripulito la tasca della tunica alla fiera per pura disonestà. Se non fosse intervenuto un uomo vestito di scaglie di rettile che lo ha minacciato di incenerirlo, a quest'ora sarei rimasta senza un solo pezzo di metallo. Sarà anche fedele come dici tu, ma per come la vedo io, quel piccoletto ha le mani decisamente troppo leste per i miei gusti da montanara! Sbuffo una mezza risata, scuotendo la testa parzialmente divertita da quanto sia bizzarra la gente oltre queste mura, poi frugo sotto la tunica marrone logora ed estraggo tre lucenti monete d'argento dal mio borsello di cuoio, facendole scivolare sul legno lucido verso l'oste con assoluta trasparenza. Prendo molto volentieri una stanza per stanotte, Bramm. Ecco l'argento per il nido. Avere un posto sicuro dove poggiare lo spadone dello zio Bartholomew prima che faccia buio mi sembra un'ottima idea. Ma per il resto, io suppongo di aver già capito verso quale tavolo devono camminare i miei stivali scamosciati. Senza aspettare la replica del taverniere, scendo dall'alto sgabello di legno. Ignoro la caciara della sala e mi dirigo a passi felpati, guidata dal mio istinto Caotico Buono, verso l'angolo più buio e appartato della locanda, là dove Bramm mi ha indicato la figura solitaria di Marcus. Man mano che mi avvicino nella penombra, le mie orecchie sorde finalmente si collegano ai miei occhi: riconosco subito quei lunghi capelli biondo cenere e, soprattutto, quegli abiti eccentrici ricoperti di scaglie lucide di rettile che avevo visto brillare sotto il sole della fiera. È lui. L'arcanista che ha fatto scattare le scintille contro il ladruncolo e mi ha ridato il borsello. Mi fermo davanti al suo tavolo di legno scuro, lasciando che lo spadone che mi svetta oltre la spalla destra oscilli pigramente. Lo osservo con i miei grandi occhi nocciola spalancati, ma nel mio sguardo non c'è traccia di timore per la sua aria cupa, secca e ringhiosa. Vi si legge solo una profonda, sincera compassione da montanara, il dolore di chi sa cosa significhi perdere un pezzo del proprio sangue. Mi siedo sulla sedia di fronte a lui senza chiedere il permesso, appoggiando i palmi avvolti nelle fasce azzurre sul tavolo e sporgendo il busto in avanti per guardarlo dritto in faccia con totale e spensierata trasparenza. Salute a te, Marcus. Ci incontriamo di nuovo. Poco fa, davanti alle porte del villaggio grande, mi hai detto di sbrigare i miei affari e tornarmene tra i miei lupi e le mie alci, perché le città nascondono bestie peggiori delle creature dei boschi. Io suppongo di essere stata una sciocca distratta a farmi borseggiare da quell'ometto grigio, ma le tue scintille hanno salvato l'argento della mia famiglia e un Thibodeaux non lascia mai un debito di gratitudine scoperto. Appoggio la schiena alla sedia, studiando il suo viso biondo cenere e parlando con la mia parlata lenta e ruvida, lasciando che la mia onestà rurale riempia lo spazio tra di noi. L'oste Bramm mi ha appena detto che la rabbia e il lutto ti stanno mangiando l'anima da sette mesi per via del tuo cucciolo che non c'è più, e che ora hai il viso scuro come i tetti di pietra prima di un temporale. La mia gente del nord dice che quando un lupo resta solo a masticare il proprio veleno, ringhia a chiunque gli si avvicini solo perché ha una ferita profonda che nessuno sa come fasciare. Io sono Bonnie, e visto che mi hai detto di tornarmene tra i miei monti, sono venuta qui a dirti che se hai bisogno di un po' d'aria pulita per far scivolare via questo fumo dalla testa, io sto per rimettermi in marcia devo camminare fino a quel posto che chiamano il Dente di Pietra per conto del popolo della forgia. Per come la vedo io, il vento delle cime fa bene a chi ha il cuore pesante se hai ancora della forza nelle tue braccia e nei tuoi misticismi e vuoi venire a respirare un po' di libertà lontano da questo lastricato grigio, il mio sentiero è aperto anche per te. Che ne dici, uomo con le scaglie di rettile, ti va di rimetterti in cammino insieme alla ragazza della foresta? Resto lì immobile, con la bocca leggermente dischiusa in un'espressione d'ingenua ma incrollabile attesa, piantando i miei occhi nei suoi per vedere se quel padre ferito che mi ha salvata deciderà di accettare la mia mano o se proverà a cacciarmi via con un ringhioso rifiuto da cittadino.
  19. Il bancone di pino nodoso scricchiola leggermente sotto la pressione dei palmi di Bror, mentre le dita di Lyra Thorne si allungano agilmente sul bordo della pergamena ingiallita, assecondando il tuo invito con la fiera competenza che le appartiene... la giovane mercante rurale china il viso affilato sul tracciato a inchiostro della Via del Commercio, esaminando la consistenza della concia di cuoio, i sigilli dei vecchi dazi e la precisione dei guadi riportati tra Waterdeep e Baldur's Gate, mentre le sue pupille cangianti scansionano i dettagli con un'attenzione millimetrica che non concede spazio ai trucchi dei robivecchi di Daggerford... Il vecchio nano borbotta qualcosa tra la barba grigia, incrociando le braccia massicce sul petto e fingendo un'indifferenza distaccata, ma il suo sguardo scuro rimane piantato sui movimenti esperti della ragazza... dopo lunghi secondi di silenzio, Lyra solleva il mento verso la tua figura d'argento, offrendoti un cenno fermo e sicuro delle labbra... È autentica, Silyndor. I margini non sono logorati e i punti di sosta commerciali lungo la rotta di Baldur's Gate sono segnati con i marchi delle vecchie gilde. Vale ogni singola moneta che chiede... sussurra la ragazza a bassa voce, sciogliendo i lacci della borsa di cuoio sul bancone per contare con precisione le monete d'argento pattuite, che tintinnano sul legno prima di essere incassate dalle dita nodose di Bror con un grugnito d'assenso... Prendi la pergamena commerciale tra le mani, arrotolandola lentamente nella penombra del magazzino, e proprio in quel momento la tua mente sprofonda in quel teso e doloroso velo di frustrazione interiore... la totale assenza di tracce del tuo popolo, la mancanza di risposte chiare dopo il contatto con il Messaggero e la sensazione logorante di vagare alla cieca senza una meta precisa lungo questa Costa della Spada gravano sul tuo spirito di primo livello come una condanna... la tua preghiera silenziosa e disperata si leva verso la volta celeste nel segreto dei tuoi pensieri, mentre lo sguardo si perde nei fumi della candela di Bror... Nessun segno si palesa sul tavolo del nano , prendi il cuoio ed esci dalla bottega insieme a Lyra, spingendo la porta pesante e immettendovi sul selciato umido e freddo della via della porta del fiume, dove l'oscurità della notte ha ormai preso il sopravvento... ma è proprio qui fuori, nell'indifferenza caotica delle taverne inferiori del borgo, che la realtà di frontiera offre un piccolo barlume al tuo animo esiliato, riaccendendo la speranza in modo del tutto terreno e plausibile per i tuoi sensi acuti... Mentre cammini a piedi tenendo la glaive in pugno e rasente ai muri di legno per non esporre Alys alla calca dei marinai, passate accanto all'angolo di una vecchia locanda rurale dall'insegna sbiadita... e in mezzo al brusio di voci umane e allo sfrigolio del grasso dei camini, il tuo udito intercetta una vibrazione minima, quasi soffocata dal rumore della via... dall'interno di una finestra sbarrata proviene il suono leggero di una melodia accennata a bassa voce... La cadenza di quelle poche note colpisce la tua memoria profonda come una lama , riconosci all'istante una scala armonica antichissima, una sequenza che appartiene alla magia e ai canti del tempo che ha preceduto la tua secolare prigione planare , è un'eco rimasta immutata per diecimila anni, un brandello del tuo stesso passato che ora filtra debolmente dalle fessure di quell'edificio di legno umano...
  20. Tukgrik Duskhorn Non ho mai avuto a che fare con un Rakshasa , e non so nulla di loro a parte il nome e che sono malvagi , perciò non ho problemi ad affrontarli...
  21. Direi che li lasciamo andare a questo punto poi stiamo un pò li a vedere se succede qualcosa .
  22. Maybelle Petit Mi siedo al tavolo, sistemandomi i pantaloni... Si qualcosa di buono da mangiare sarebbe l'ideale , ma vedete di non bere troppo , siamo ancora in missione...
  23. Garok Fireheart , mezzo gigante combattente psionico Rimango in piedi vicino alla porta, stringendo le braccia al petto mentre tengo d'occhio sia Ormund che la finestra schermata dalle tende. L'incontro ravvicinato con la Contessa in corridoio mi ha lasciato addosso una brutta sensazione di imminente pericolo, un sesto senso da soldato che non mi fa stare tranquillo in questa casa. Annuisco fermamente alle parole di Lavelior, fissando Ormund con sguardo duro e deciso per fargli capire che la situazione è di massima gravità. Sposto poi una mano vicino all'elsa della spada, pronto a qualunque ordine o piano d'azione il figlio del Conte deciderà di intraprendere adesso che le carte sono finalmente tutte sul tavolo.
  24. Rimanendo un attimo a guardare la porta dove Horglan è appena scappato via, mi gratto la nuca sotto il cappuccio, sentendomi un furetto un po' sciocco. Io suppongo che le mie parole da montanara siano state ruvide come la corteccia d'inverno, ma per come la vedo io, se qualcuno ha il fuoco dentro ma lo tiene coperto dalla cenere, ha solo bisogno di un buon colpo di vento per farlo divampare di nuovo. Annuisco con vigore quando nonna Shoomma mi raccomanda di tornare dopo il tramonto per il rito della spada e, soprattutto, di non mangiare cavoli. Non ho idea di cosa c'entrino i cavoli con la magia del popolo della pietra, ma la gente del mio clan sa che con i misticismi degli anziani non si scherza mica. Le regalo un ultimo cenno di saluto, guardando di sfuggita l'altro nano, Balin, che entra a darle il cambio, e poi varco di nuovo la soglia, reimmergendomi a bocca aperta nel fiume di colori e di caciara della fiera. Il sole è ancora alto, a metà del suo cammino nel cielo, e l'aria puzza di dolciumi, sudore e cavalli e mentre cammino ripenso al consiglio di Shoomma sulla locanda della Medusa Danzante , non ho la più pallida idea di cosa sia una medusa e mi sembra un nome strambo per un posto dove la gente va a bere e a riposare, ma se la fiera ha davvero attirato cacciatori e avventurieri da ogni dove, io suppongo che quello sia il nido giusto in cui andare a guardare. Cammino lungo il lastricato chiedendo indicazioni a tre o quattro mercanti di passaggio , interrompendo ogni volta i discorsi perché mi incanto a guardare un saltimbanco o un carretto pieno di panni colorati , finché non lascio alle mie spalle il baccano del mercato principale per addentrarmi nei vicoli della città fortificata. Il pesante portone di legno della Medusa Danzante cede sotto la spinta delle mie mani, e un'ondata di calore mi investe il viso facendomi arricciare il naso , l'aria qui dentro è spessa e grigia, satura del fumo pungente di decine di pipe di argilla e dell'odore forte di spezie bruciate e birra acida rovesciata sui tavoli. Sbatto le palpebre, sgranando i miei grandi occhi nocciola per abituarmi a questa penombra artificiale. La sala è enorme, molto più grande di qualunque baracca del clan Thibodeaux. È un labirinto di tavoli di legno scuro dove si accalca ogni genere di viandante , ci sono uomini con armature opache di fango, bizzarri tizi con mantelli sgargianti che sussurrano tra loro negli angoli, e persino cacciatori che ridono sguaiatamente lanciando dadi sull'asse di legno. Il frastuono delle risate, delle stoviglie che sbattono e di uno stravagante cittadino che pizzica le corde di uno strumento di legno in un angolo mi riempie le orecchie, ricordandomi la caciara dei nostri raduni del solstizio, solo che qui nessuno ha la faccia pulita delle mie montagne. Con la bocca leggermente dischiusa per la curiosità, ignoro gli sguardi di un paio di tizi che si girano a fissare lo spadone cerimoniale dello zio Bartholomew che mi svetta oltre la spalla destra. Avanzo a passi felpati, muovendomi con la grazia leggera dei miei stivali scamosciati in mezzo a quel baccano, finché dei miei piedi non si arrestano davanti a un lungo e massiccio bancone di quercia che taglia in due la stanza. Dietro il legno c'è un uomo corpulento con un grembiule di tela lordo di grasso, che pulisce i boccali con uno straccio che ha visto giorni migliori, muovendo le braccia muscolose con il ritmo stanco di chi fa questo lavoro da quando è sorto il sole. Mi arrampico su uno degli alti sgabelli di legno, lasciando che i piedi restino a penzoloni, e appoggio i palmi delle mani avvolte nelle fasce azzurre sul bancone, regalandogli un sorriso radioso, privo di ogni malizia. Salute a te, oste della Medusa esclamo, e la mia voce limpida dal ruvido accento del nord taglia il baccano circostante con totale spensieratezza. Io suppongo che questo sia il nido più rumoroso e colorato di tutto l'ammasso di pietra! La vecchia nonna delle fucine mi ha detto che qui dentro avrei trovato persone con le gambe pronte per i sentieri selvaggi e il cuore da guerriero, e io ci scommetto un faretto che tu conosci ognuna delle anime che siede a questi tavoli. Infilo le dita sotto la tunica marrone logora, apro il mio borsello di cuoio e faccio tintinnare le mie monete prima di tirarne fuori un paio d'argento, facendole scivolare sul legno lucido verso di lui come segno di rispetto. Non voglio il vostro distillato, perché ho una promessa da mantenere al tramonto e mi hanno raccomandato di tenere la pancia pulita , ma sono una ragazza onesta e non amo chiedere senza dare nulla in cambio. Versatemi pure un goccio d'acqua fresca di sorgente, se ne avete, e ditemi... c'è qualcuno in mezzo a tutta questa caciara che abbia voglia di mettersi in viaggio verso quel posto che chiamano il Dente di Pietra? La vecchia Shoomma mi ha consigliato di cercare qui attorno un compagno che conosca i rischi della via prima di rimettermi in cammino, e io suppongo che i vostri occhi abbiano già visto chi possiede lo spirito giusto per una simile impresa. Resto lì seduta sullo sgabello, inclinando la testa di lato con aria sognante mentre aspetto che l'uomo si decida a rispondermi, del tutto ignara degli sguardi incuriositi che la mia parlata e il mio spadone gigante stanno attirando dalle retrovie della locanda.
  25. Il vecchio Bror si immobilizza a metà del suo gesto, con il panno di lana per lucidare ancora stretto tra i polpastrelli callosi e lo sguardo scuro che si pianta dritto nei tuoi lineamenti d'argento. Le tue parole, spogliate dei ridondanti cerimoniali di corte per adattarsi alla ruda immediatezza del borgo, colpiscono la penombra della bottega con la precisione di un cuneo di ferro. La provocazione calcolata sulla "roba inutile" fa contrarre per un solo millesimo di secondo i muscoli massicci della sua mascella barbuta, ma il tintinnio pesante della scarsella che Lyra Thorne stringe al fianco agisce come un immediato stabilizzatore mercantile. Il nano emette un basso aspro grugnito che somiglia allo scricchiolio di una roccia spaccata, posando definitivamente il sestante d’ottone sul bancone di pino nodoso. Mappe elfiche? brontola Bror, raddrizzando la schiena tarchiata sullo sgabello e incrociando le braccia muscolari sul petto, se cerchi le pergamene tracciate dalle stirpi nobiliari dei boschi sei fuori strada, elfo. Nessun cartografo del tuo popolo viene a impegnare i segreti della sua gente nella bottega di un nano di Daggerford. E riguardo alle comunità nei dintorni... se escludi qualche cacciatore solitario che batte le piste selvagge lungo il fiume, non troverai villaggi o santuari dei tuoi simili nel raggio di molte miglia da queste mura. L'anziano commerciante sputa a terra con disprezzo rurale, ma le sue dita scure si allungano verso un massiccio baule di quercia rinforzato da bande di ferro, situato proprio sotto il livello del tavolo. Con uno strattone secco solleva il coperchio pesante, tirando fuori un rotolo di pergamena spessa, ingiallita dal tempo e protetta da una legatura di cuoio logorata dal grasso delle carovane. Lo srotola sul bancone con un colpo secco dei palmi, rivelando un tracciato rurale fitto, disegnato a inchiostro nero ormai sbiadito. Questa è roba utile per chi sa pagare... sussurra il nano, picchiettando l'indice nodoso sulla carta, è il diario di rotta della Via del Commercio. Indica con precisione geometrica l'intero asse stradale di questa parte della Costa della Spada: i guadi, i ponti, i villaggi rurali e le locande fortificate di sosta sia per la rotta che sale a nord verso Waterdeep, sia per quella che scende a sud verso Baldur's Gate. Se vi serve una carta per muovere i vostri carri fuori da queste mura senza finire dritti nel fango profondo o nelle gole dei bracconieri, questa è l'unica pergamena che ho qui dentro in questa stagione. Il prezzo è di cinque monete d'argento. Prendere o lasciare, forestiero. Lyra Thorne si sposta di sbieco, lanciandoti un'occhiata seria e profonda in attesa della tua scelta...

Account

Navigation

Cerca

Cerca

Configura le notifiche push del browser

Chrome (Android)
  1. Tocca l'icona del lucchetto accanto alla barra degli indirizzi.
  2. Tocca Autorizzazioni → Notifiche.
  3. Regola le tue preferenze.
Chrome (Desktop)
  1. Fai clic sull'icona del lucchetto nella barra degli indirizzi.
  2. Seleziona Impostazioni sito.
  3. Trova Notifiche e regola le tue preferenze.