Dardan
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Il destino di Bonnie
Sussulto forte per lo spavento quando sento quella sensazione strana sotto gli stivali: è come se i miei piedi avessero messo delle radici invisibili capaci di infilarsi dentro le crepe della roccia per ascoltare il respiro profondo della montagna. Ma non c'è tempo per restare a bocca aperta per la meraviglia: le vibrazioni che mi salgono dalle gambe mi dicono chiaramente che alla mia sinistra sta arrivando qualcosa di enorme, molto più pesante di un orco normale. Poi quel ruggito tremendo scuote l'aria, zittendo tutte le altre bestie, e mi fa rizzare i peli sulla schiena. Stringo forte le mani fasciate d'azzurro sulla Vergine Cruenta, sentendo il ferro buono dello zio Bartholomew che vibra insieme a me, pronto a colpire. Mi volto a guardare Todd, Marcus e Horglan, parlando con la mia parlata lenta e bassa per non far rimbombare la voce nel corridoio stretto: Todd, Marcus, tenetevi pronti. Quell'urlo brutto non era di una volpe o di un tasso, quello era un orso grosso e arrabbiato o peggio. Sotto i piedi ho sentito i sassi muoversi... alla nostra sinistra sta arrivando qualcosa di gigante, una bestia pesante che cammina duro sulla pietra. Faccio un passo avanti per mettermi bene in mezzo al corridoio, sollevando lo spadone magico. La luce verde smeraldo della lama illumina i miei occhi nocciola spalancati e tesi sotto il cappuccio scuro. Papà Gideon diceva sempre che se senti il ruggito del vecchio orso maschio dentro la grotta, non devi metterti a correre alla cieca nel buio perché sennò gli finisci dritto in bocca. Devi piantare bene i piedi sul sentiero, alzare la scure e aspettare che sbuchi dall'angolo per spaccargli il muso prima che sia lui a caricare te. Horglan, stammi dietro e tieni fermo quel ferro. Adesso guardiamo fisso a sinistra e aspettiamo che questo mostro si faccia vedere. Piego le gambe robuste, pronta a scattare con tutta la forza dei miei muscoli a radice di ferro non appena la sagoma di quel bestione sbucherà dal corridoio laterale. @
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Topic di Gioco - In un Mondo di Fili Spezzati
Skraa agguanta al volo le monete d’oro che le porgi, facendole tintinnare con un sorrisetto sornione. Le infila nella scarsella, visibilmente colpita dal fatto che un elfo austero come te riconosca il merito con del freddo metallo, anziché con futili lodi. Alza gli occhi gialli su di te, arricciando il naso verde in un ghigno sarcastico prima di rispondere alla tua provocazione. Se sei insopportabile? Oh, da morire, elfo! Sei rigido come un palo di quercia, parli come un vecchio chierico centenario e guardi la mia gente come se fossimo sporco sui tuoi stivali. ridacchia la goblin, dandoti una leggera gomitata all'altezza del ginocchio per darti enfasi. Però i giganti del porto non parlano proprio: Brakor brontola come una frana e Krag sa solo contare i denti che spacca alla gente. E la dottoressa Aurelia... beh, lei preferisce parlare con le sue boccette di veleno che con me. Tu sarai anche fissato con gli dèi e le anime, ma almeno hai capito come gira il mondo quando c'è da spartire il bottino. Questo ti rende meno peggio di molti altri, fidati. La Spezzacifre si ferma a pochi passi dalla cattedra rovesciata, studiando il grande sigillo in bronzo della gilda dei mercanti che sbarra l'accesso. Il cristallo rosso sul suo bastone pulsa, riflettendosi sul metallo opaco. La goblin avvicina il muso alla serratura centrale, ma si blocca quasi subito, irrigidendo le orecchie verdi. Se me la sento? Skraa la Spezzacifre non ha paura di un pezzo di bronzo, elfo. Ma questa non è roba comune. sussurra, indicandoti col dardo tre piccole scanalature disposte a raggiera attorno al blocco centrale. Il vecchio Vane ha fatto proteggere questa stanza con una serratura a combinazione magico-meccanica. I cilindri interni sono bloccati da tre perni di ferro profondo. Posso anche essere bravissima, ma se provo a forzarla alla cieca senza inserire le tre chiavi cifrate nelle fessure, gli ingranaggi tritureranno i miei ferri e sigilleranno la porta per sempre. Le chiavi devono essere in questa tenuta , qui non ci sono... il che significa che il vecchio le ha nascoste sotto. La goblin ruota sui tacchi bendati, puntando il bastone verso la rampa di scale in pietra sulla parete di destra che sprofonda nell'oscurità dei sotterranei. Hai indovinato, orecchie lunghe. La protezione vera è qui davanti, ma per superarla dobbiamo scendere a cercare il codice d'accesso. Sperando solo che chi ha ripulito il piano di sopra non sia sceso là sotto prima di noi... o che non sia rimasto intrappolato nei cunicoli.
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Topic di Gioco - In un Mondo di Fili Spezzati
La goblin accoglie il tuo approccio metodico con un grugnito di approvazione, felice di non dover subito rischiare le dita contro il sigillo blindato in bronzo. Trotterella faticosamente nel fango riportato all'interno e si posiziona davanti alla prima delle due porte semplici sulla parete di sinistra, inginocchiandosi sulla polvere. Passa un minuto intero in cui la Spezzacifre picchietta il legno, muove l'orecchio verde contro la serratura e fa scorrere un ago sottile nell'intercapedine dei cardini. L'effetto del tuo precedente incanto sacro la rende incredibilmente meticolosa. Infine si rialza, pulendosi la cappa scarlatta con un colpo secco. Questa è pulita, elfo. Niente aghi, niente fili, niente contrappesi. Solo un vecchio chiavistello arrugginito. sussurra la goblin, facendo un passo di lato e lasciandoti il varco libero. Fa' pure strada con quel falcione. Spingi l'anta di legno con lo stivale, mantenendo la guardia alta. La porta si apre con un lamento prolungato, rivelando quello che un tempo era l'alloggio delle guardie private del mercante. L'ambiente è rettangolare, spoglio e ribaltato dal recente sciacallaggio: tre brande di paglia sono state squarciate, i bauli personali dei mercenari giacciono a terra divelti e svuotati, e persino le rastrelliere per le lance lungo le pareti sono state private di ogni pezzo di ferro utile. Tuttavia, mentre la tua scurovisione ispeziona gli angoli spogli, noti qualcosa che i saccheggiatori frettolosi hanno mancato. In un angolo della stanza, parzialmente nascosto sotto i resti di un pagliericcio bruciacchiato, spunta l'angolo metallico di una piccola cassetta di sicurezza in ferro, ancora sigillata e fissata alla pietra del pavimento da grosse borchie. Skraa si infila sotto il tuo braccio prima ancora che tu possa fare un passo, attirata dal luccichio del metallo intatto. I suoi occhi gialli brillano di cupidigia mentre esamina la borchia. Guarda lì... i ladri della Città Bassa non avevano gli strumenti adatti per questa bellezza. ridacchia la goblin a bassa voce, sfregandosi le mani artigliate e tirando fuori i suoi ferri ricurvi. Questa è una cassaforte da viaggio della gilda. Vane ci teneva le paghe d'argento per le guardie o qualche gingillo personale. Ci metto due minuti a far saltare i cilindri, elfo. Tu tieni d'occhio il salone, non vorrei che il rumore attirasse qualcosa dal sotterraneo. Mentre tieni d'occhio il salone, il sommesso grattare dei ferri di Skraa si interrompe dopo pochi istanti con un netto clack metallico. La goblin solleva il piccolo coperchio pesante e allunga le mani verdi all'interno, tirando fuori un pesante sacchetto di tela grezza e una boccetta di vetro scuro sigillata con della ceralacca blu. Argento e oro per i mercenari, elfo! I ladri che hanno ripulito la stanza erano proprio dei dilettanti. ridacchia la Spezzacifre, lanciandoti il sacchetto. Al tatto senti il peso rassicurante di circa cento monete d'argento e una ventina di corone d'oro luccicanti, perfette per i tuoi piani con Kaelen. La goblin tiene per sé la boccetta, annusandola. E questa è una miscela alchemica per curare le piaghe. Ottima roba, scotta sulla lingua ma rimette in sesto le ossa. Senza perdere altro tempo, intascate il bottino e vi spostate immediatamente verso la seconda porta ordinaria sulla parete di sinistra. Skraa applica la stessa rapidità: esamina gli stipiti in pochi secondi, fa scattare il chiavistello con una torsione secca della mano e spinge l'anta per farti strada. Oltre la soglia si aprono le vecchie cucine della tenuta, un locale saturo di un odore rancido di grasso e muffa. Tavoli da macello ribaltati, sacchi di farina marcita squarciati dai topi e stoviglie di peltro ammaccate coprono il pavimento. Anche qui gli sciacalli hanno frugato ovunque alla ricerca di argenteria, lasciando solo macerie. Tuttavia, sul fondo della cucina, seminascosto dietro una dispensa abbattuta, noti un montacarichi di legno e corde arrugginite, una botola verticale che scende dritta nei livelli inferiori della struttura. Skraa si sporge oltre il bordo della dispensa, sputando sulla polvere della cucina. Tutto ripulito anche qui, orecchie lunghe. Questo montacarichi scende nei magazzini sotto i nostri piedi, ma le corde sono logore. Se vogliamo andare giù, tanto vale usare le scale di pietra del salone principale. Altrimenti, l'unica cosa rimasta in superficie è la porta blindata con il sigillo di bronzo in fondo alla sala.
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Un Futuro Migliore
Dardan ha risposto a Alonewolf87 a un discussione Discussioni in Ritorno al Tempio del Male ElementaleGarok Fireheart , mezzo gigante combattente psionico Faccio un passo avanti, lasciando che la mia figura imponente si stagli nella penombra dello studio di Ormund, e poggio una mano pesante sul tavolo, vicino al cubo metallico piegato. La mia voce, seppur ridotta a un sussurro per non farmi sentire oltre la porta, vibra di una cupa gravità. Un carico d'armi cambia tutto, Conte. Se quel metallo arriva nelle mani di contadini disperati e inferociti, la retata dei vostri soldati non sarà un arresto pulito, ma un bagno di sangue. E temo che sia esattamente ciò che il culto di Iuz desidera: il caos. Sposto lo sguardo duro da Ormund a Lavelior, annuendo visibilmente alle preoccupazioni dell'elfo, per poi tornare a fissare il figlio del nobile. Lavelior ha ragione. Se i vostri uomini intervengono con i modi sbagliati, Korsec userà i soldati come prova che il Conte vuole solo schiacciarli, e i contadini si faranno ammazzare per difendere un mostro, convinti di difendere le proprie case. Se dobbiamo fare una retata, dobbiamo colpire alla testa. Isolare il nano e i suoi complici fidati prima che possano distribuire le armi e usare la gente del villaggio come scudo umano. Per quanto riguarda il cubo... Do un colpetto col dito alla lamiera piegata da Milo, scuotendo leggermente il capo. La forza bruta e gli arnesi di Milo lo hanno ridotto male. Non so se la magia possa rimetterlo a posto senza lasciare tracce, ma se Korsec si accorge che qualcuno ha frugato tra i suoi segreti, anticiperà le mosse o sparirà nel nulla. Dobbiamo decidere in fretta come muoverci.
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Il destino di Bonnie
Raccolgo lo spadone con un movimento fluido e sputo di lato, guardando fuori dalle fessure della roccia verso il cielo di fuori. Mi gratto i capelli unti sotto il cappuccio scuro, poi guardo il vecchio nano e sbuffo dal naso con la mia parlata lenta: Horglan, avevi ragione tu. Di qua si torna solo di fuori, dove c'è la strada vecchia. Se andiamo avanti torniamo indietro come i cacciatori sciocchi che girano in tondo nella tormenta fino a congelarsi i piedi. E quel buco finto nel muro di là farà la stessa fine, serve solo a guardare la nebbia. Mi volto a guardare il ponte di corda che balla sopra il baratro profondo, stringendo forte l'elsa della Vergine Cruenta che manda ancora piccoli guizzi di luce verde smeraldo. Papà Gideon diceva sempre che se vuoi la carne dell'orso, non devi stare a guardare la tana dai buchi delle radici dove passa solo il vento. Devi entrare dalla bocca principale. Mi tocca rimettere gli stivali su quelle corde di canapa per tornare di là. Todd, metti in tasca quel metallo luccicante che hai trovato. Marcus, stammi subito dietro e non guardare giù che sembri un fantasma da quanto sei pallido. Horglan, tieni fermo quel ferro pesante che hai addosso e cammina leggero come una lince. Senza perdere altro tempo, lascio svanire le mie grandi ali di luce azzurra per risparmiare le forze della foresta, ora che non servono più. Faccio strada per prima e rimetto i piedi sul ponte di corda per tornare sulla sponda principale, tenendo lo spadone abbassato ma pronta a colpire duro se qualche altro furetto di orco si affaccia dalle scale grandi dall'altra parte. @
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Topic di Gioco - In un Mondo di Fili Spezzati
Spingi lentamente l'ampia anta di quercia, facendo scivolare la lama del falcione in avanti per intercettare qualsiasi minaccia imminente. La tua scurovisione penetra all'istante nel corridoio della tenuta, rivelando un ambiente dritto, lungo circa dieci metri e interamente rivestito di massicci blocchi di pietra grigia. Non si muove una foglia: nessun nemico in carne e ossa, nessun costrutto stridente e nessuna traccia di energia negativa che possa animare dei non-morti. L'atrio è spoglio, immerso in una fitta coltre di polvere e avvolto in un silenzio tombale. In fondo al passaggio si staglia una seconda porta di legno scuro, sormontata da un grande arco di pietra. Ma a metà del corridoio, il tuo sguardo viene catturato da due grandi statue di bronzo ossidato collocate in apposite nicchie speculari, una a destra e una a sinistra. Raffigurano due grifoni rampanti dalle ali spiegate, i cui becchi metallici sono spalancati verso il centro del corridoio. Al tuo invito a controllare, Skraa lascia andare un grugnito contrariato, ma l'effetto del tuo incantesimo la rende ancora incredibilmente vigile e reattiva. Si cala il cappuccio scarlatto sulla fronte, si mette a carponi sul pavimento polveroso e inizia ad avanzare millimetro dopo millimetro, picchiettando le lastre di pietra con la punta metallica di uno dei suoi ferri da scasso. Certo che controllo, elfo. Non ho nessuna intenzione di farmi spalmare sulle pareti da un masso cadente solo perché tu hai fretta. borbotta la goblin a bassa voce, strisciando in avanti sotto la tua protezione. La Spezzacifre esamina le prime piastre con cura chirurgica, muovendosi leggera come un gatto, finché non arriva esattamente a metà del corridoio, proprio nello spazio compreso tra le due statue di bronzo dei grifoni. Lì si blocca di colpo, sollevando una mano verde per ordinarti di non muoverti. Con estrema cautela, soffia via la polvere da una fessura millimetrica che unisce due lastre del pavimento. Ci avrei scommesso il bastone. sussurra Skraa, sollevando la testa verso le nicchie. Guarda lì. La lastra sotto le mie ginocchia è leggermente sopraelevata. È una pedana a pressione meccanica. Se qualcuno ci cammina sopra senza bloccare il contrappeso, gli ingranaggi nelle pareti fanno scattare i mantici dentro i grifoni. E scommetto l'oro di Zephyr che quei becchi di bronzo sputeranno fuoco liquido o dardi rotanti dritto in mezzo al corridoio. La goblin si siede sui talloni, studiando l'intercapedine e tirando fuori un piccolo cuneo di ferro e un martelletto di legno dalla scarsella. Posso provare a incastrare il cuneo sotto la piastra per bloccare lo scatto, ma lo spazio è strettissimo. Oppure, visto che sei così lungo, potremmo semplicemente fare un salto coordinato e superare questa lastra maledetta senza toccarla. Che ne dici, elfo? Ti fidi delle tue gambe o preferisci aspettare che io batti il ferro sul marmo? Senza perdere tempo in calcoli o esitazioni, afferri la goblin per la cappa scarlatta e la sollevi di peso dal pavimento prima che possa battere il ferro sulla pietra. Skraa lancia uno squittio di puro spavento, agitando le gambe bende nel vuoto, ma con un unico balzo fluido, potente ed elegante, sfrutti l'agilità della tua Stirpe per scavalcare interamente la pedana a pressione. Atterri saldamente un metro più avanti, oltre la linea di tiro delle due statue di bronzo, e deponi a terra la Spezzacifre. La goblin si sistema freneticamente le vesti, arricciando il naso verde in una smorfia indignata e ringhiando a bassa voce. Potevi avvertire, elfo dalle gambe lunghe! Un altro po' e mi facevi ingoiare il cristallo! borbotta, sebbene un'occhiata furtiva ai becchi dei grifoni, rimasti muti e inerti grazie al tuo salto, la costringa a darti implicitamente ragione. Vi lasciate alle spalle la trappola e raggiungete la seconda porta in fondo al corridoio. Skraa, ancora scossa ma raddoppiata nella prontezza dal tuo incantesimo sacro, esamina rapidamente la toppa di legno scuro. Non ci sono inneschi complessi stavolta: fa scattare il chiavistello interno con un singolo movimento fluido del suo ferro ricurvo e spinge l'anta, rivelando il cuore della tenuta fortificata di Vane. La tua scurovisione perfora un ampio salone di rappresentanza, un tempo sfarzoso ma ora immerso in un abbandono spettrale. Grandi arazzi logori pendono dalle pareti di pietra grigia e una spessa coltre di polvere copre ogni superficie. Lungo i lati della stanza sono disposti massicci mobili di quercia, scrivanie da computo e cassapanche rinforzate in ferro, quasi tutte spalancate e parzialmente saccheggiate, segno che i servitori o qualche sciacallo locale hanno ripulito la superficie subito dopo la recente morte del mercante. L'ambiente è avvolto in un silenzio tombale e la planimetria del salone si apre chiaramente davanti ai tuoi occhi. Sulla parete di sinistra si stagliano due porte di legno ordinarie, completamente chiuse. In fondo alla sala, seminascosta dietro una grande cattedra da contabile rovesciata, svetta una terza porta, massiccia e blindata, recante al centro il grande sigillo in bronzo della gilda dei mercanti. Sul lato opposto, lungo la parete di destra, si apre invece una rampa di scale in pietra che sprofonda nell'oscurità dei sotterranei. Skraa si sposta al tuo fianco, abbassando il cappuccio scarlatto per studiare l'ambiente. Il cristallo rosso sul suo bastone emette un debole barlume sanguigno mentre la goblin fiuta l'aria pesante, stringendo le dita attorno al legno nodoso. Tutto vuoto in superficie, elfo. I topi hanno già mangiato le briciole, ma l'aria qui dentro è ferma da tempo. sussurra la goblin, tornando ad assumere la sua aria professionale e guardinga mentre lancia un'occhiata torva alle uscite chiuse. Un vecchio avaro non lascia mai i suoi veri registri contabili alla portata dei servitori. Scegli una strada, orecchie lunghe, io ti vengo dietro con i ferri pronti.
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Il soffio del Dragomare
Anno 1359 CV, 14 di Eleasias (Mese del Sole Alto) — Prima serata. Il cielo sopra Riverbend è plumbeo e carico di pioggia imminente, ma l'aria estiva resta opprimente, calda e satura di un'umidità pesante che precede il temporale. @ Keothi “Ramo di Larice” Anakalatai @ Aelthara "Lama di Pietra" Argentaria @ Godhura @ Eol @ Fritz La sala comune della Locanda del Vento Calmo è un calderone di calura soffocante, vapore di stufato e fumo denso di pipe storte. L'aria è satura dell'odore acre della farina fritta nel grasso, di luppolo forte e della birra scura versata a fiumi sui banchi di pino grezzo. Silas Vane e i suoi garzoni sfrecciano tra i corridoi stretti rimasti tra le panche, depositando caraffe pesanti e piatti di legno che battono contro le assi in un fracasso continuo di risate, scatti di dadi e imprecazioni di mercanti con le gambe ancora rotte dalla Strada Reale. Nell'angolo vicino al camino spento, posizionata su uno sgabello alto di rovere, la barda mezzelfa cattura d'istinto la vista di chiunque entri. È una giovane donna di rara ed eccelsa bellezza: i lineamenti affilati del sangue elfico si mescolano all'espressività calda degli umani, incorniciati da una cascata di capelli corvini che le cadono morbidi su una giubba di cuoio ricamata. I suoi occhi, nitidi e luminosi alla luce delle candele, sembrano fissare a turno ogni avventore, quasi stesse cantando una storia cucita su misura per ciascuno di loro. Picchia il tacco dello stivale sulle assi di legno per chiamare il ritmo e pizzica le corde del liuto con una padronanza ipnotica. La confusione della sala sfuma un poco prima che la sua voce, un contralto graffiante e profondo, si levi calda sopra le teste della calca. Dove sei stato, o mio giovane falco? Sulle vette del Nord o nel buio del varco? Ho visto la pietra spezzarsi nel gelo, ho visto le ombre oscurare quel cielo. La guardia che veglia sulla roccia antica non trova il riposo, non trova un'amica. Trema la terra, si scalda la sponda, sotto i bastioni la notte si sferza e s'inonda. C'è un soffio che sale dal fango del molo, chi cammina di notte... non cammina da solo. Guarda chi parte, chi resta a sognare, chi cerca la via che non sa ritrovare. Mentre la canzone sale di tono e il ritmo del liuto si fa più incalzante, la vita ruvida della taverna scorre senza filtri attorno al lungo tavolo in fondo. Un paio di mercanti di passaggio, con la giacca sbottonata e il viso rosso per l'alcol, battono i boccali d'acciaio sul legno facendo schizzare la schiuma della birra e urlando i versi a squarciagola, facendo tremare i cesti di strutto e cera che illuminano il banco. Poco più in là, verso il centro della stanza, un gruppetto di barcaioli scesi dai moli del porto si distingue nettamente dal resto dei clienti. Hanno le maniche arrotolate, la pelle segnata dal sole del fiume e un'aria vistosamente spavalda: sghignazzano tra loro, osservando con insistenza maliziosa le movenze della bella cantatrice e allungando le mani verso i vassoi delle cameriere ogni volta che una di loro tenta di farsi strada tra la folla con i piatti fumanti. Un paio di battute pesanti e risate grasse volano verso il bancone, rovinando l'armonia della musica e facendo irrigidire le spalle di Silas Vane. Negli intervalli tra una strofa e l'altra, il vocio dei tavoli vicini porta a galla le solite chiacchiere da bar: un mercante si lamenta a mezza voce delle chiatte sparite al molo sud nell'ultima settimana, incolpando i soliti "fantasmi del fiume", mentre due contadini del posto parlano fitto del prezzo del grano schizzato alle stelle e delle pattuglie della guardia che ormai si vedono solo in centro, lasciando le rive allo sbando. Un vecchio ubriaco al bancone giura persino di aver sentito dei colpi sordi provenire dalle fondamenta dei vecchi bastioni durante la notte, scatenando solo le risate derisorie degli astanti. Ogni volta che la pesante porta d'ingresso in quercia viene spinta da qualcuno che entra o esce, una zampata d'aria fresca e umida irrompe dal borgo, tagliando per un secondo la cappa d'afa del locale prima di perdersi di nuovo tra il calore della carne arrostita e il brusio del locale. @ Tutti
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Topic di Gioco - In un Mondo di Fili Spezzati
Al sentire la parola benedizione, Skraa fa un balzo all'indietro di mezzo metro, atterrando con i piedi bendati nel fango e sollevando il bastone nodoso come se volesse proteggersi da un anatema. I suoi grandi occhi gialli si spalancano in un misto di genuino orrore e furia, mentre le orecchie verdi le si appiatiscono contro il cranio. Benedirmi?! Nel nome dei tuoi dèi dalle orecchie lunghe?! squittisce la goblin, sputando a terra per scacciare la sfortuna e agitando un dito artigliato contro di te. Te l'ho detto che sei matto! La magia degli elfi mi fa venire le bolle sulla pelle e il prurito al naso! Tieniti le tue preghiere splendenti per te, elfo! Skraa la Spezzacifre non ha bisogno di acqua santa o di canti di bosco per fare il suo lavoro! Tuttavia, mentre continui a fissarla con quel tuo sguardo a metà tra il serio e il divertito, distendi la mano mortale e incanali l'incantesimo di Aiuto. Anche senza le consuete scintille violacee, un'ondata di rassicurante e calda energia divina si propaga nell'aria della radura. Skraa stringe i denti, preparandosi a chissà quale tormento celestiale, ma quando l'incanto la tocca, la goblin batte le palpebre, sorpresa. Sente i propri sensi farsi più acuti, la presa sul bastone più salda e la mente incredibilmente lucida. La Spezzacifre si guarda le mani verdi, arricciando il naso con un grugnito indispettito. Beh... non è acido come pensavo. Ma non ti ci abituare, orecchie lunghe. borbotta, rigirandosi lo strumento da scasso tra le dita con un'agilità raddoppiata dal tuo influsso sacro. Visto che non le hai dato un ordine diretto sul portone, la goblin decide di applicare subito la sua prudenza professionale. Ignora temporaneamente la serratura a tripla mandata e trotterella lungo il perimetro di pietra grigia della tenuta, costeggiando i rovi bagnati per esaminare le finestre del pianterreno. Tu la segui a ruota, tenendo il falcione pronto e la fatina nascosta tra le vesti. Le finestre sono tutte sbarrate da pesanti sbarre di ferro battuto, incassate profondamente nella roccia. Skraa si arrampica su una sporgenza di pietra, grattando la ruggine dalle grate con unghie metalliche e scuotendo le strutture con forza. Dopo aver controllato tre diversi infissi, scivola di nuovo a terra, scrollandosi la polvere dalle vesti scarlatte. Niente da fare. dice la goblin, tornando verso la facciata principale. Il vecchio Vane ha fatto forgiare questo ferro a Baldur's Gate e le giunture sono cementate nella pietra. Ci vorrebbe Brakor con la sua mannaia per spaccarle, e faremmo abbastanza rumore da svegliare l'intera boscaglia. La porta di mezzo resta la nostra scommessa migliore. Con quella specie di... spinta che mi hai dato alla testa, dovrei riuscire a neutralizzare gli aghi nella piastra di bronzo senza rimetterci le dita. Skraa si avvicina nuovamente al portone di quercia, estrae due sottili ferri ricurvi dalla sua scarsella di pelle e si mette all'opera. Sotto l'effetto del tuo incantesimo, le sue dita verdi si muovono con una precisione millimetrica. Infila gli strumenti nella fessura della piastra, muovendoli tesi all'ascolto dei piccoli scatti metallici interni. Dopo un minuto di silenzio mozzafiato, rotto solo dallo scroscio della pioggia sulle fronde, si sente un sonoro clack meccanico dall'interno, seguito dal rumore di tre pesanti chiavistelli che scivolano all'indietro. La goblin fa un passo indietro con un ghigno fiero, mentre l'anta di quercia si socchiude da sola di pochi centimetri, rivelando uno spaglio di oscurità oltre la soglia. La strada è aperta, elfo. sussurra Skraa, stringendo di nuovo il suo bastone dal cristallo rosso.Se Vane ha speso così tanto per la serratura di fuori, non oso pensare a cosa abbia messo dietro l'ingresso per proteggere i suoi libri contabili. Il portone è semiaperto. Oltre la soglia si estende un corridoio buio e polveroso, sbarrato da una seconda porta interna, e un silenzio innaturale avvolge l'atrio della tenuta fortificata.
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Il Tempo dei Perduti
La melodia di Shage subisce un'improvvisa impennata di vigore, vibrando nell'aria gelida delle gole e riscaldandovi il sangue come un sorso di liquore forte. Il boost impresso dal bardo raddoppia l'effetto della sua arringa, cancellando ogni traccia di esitazione dai vostri cuori proprio mentre la magia inizia a saettare dalle retrovie. Dalle dita di Shage e dalla bacchetta tesa di Akseli, che nel frattempo si è messo al sicuro dietro la linea difensiva mentre il corvo Torvveisallen prende quota tra le nebbie, scattano due dardi di pura energia magica azzurrina. I dardi solcano lo spazio sibilando e impattano con precisione infallibile contro il carapace del ragno più vicino, frantumando la chitina nera e provocando una pioggia di umori scuri e spruzzi di veleno acido sulla neve. Prima che la bestia ferita possa riprendersi o scagliare la sua ragnatela, la terra trema sotto il peso di un nuovo e letale predatore. I muscoli da Goliath di Vaulath si flettono e si espandono in un battito di ciglia, mutando i suoi tratti in quelli di un'imponente e massiccia pantera gigante. Con un balzo prodigioso, il druido si scaglia in avanti caricando il ragno mutilato dai dardi magici: le sue possenti mandibole si serrano attorno a una delle giunture principali della creatura con una forza spaventosa, spezzandone le zampe anteriori e schiacciandone il torace contro la roccia in un raccapricciante scricchiolio. Il primo ragno crolla a terra, agonizzante e immobile, quasi completamente polverizzato dall'assalto combinato. Il secondo predatore gigante, vedendo il compagno abbattuto in pochi istanti, emette un sibilo di pura furia territoriale e scatta in avanti. Sfruttando la guardia completamente abbassata di Vaulath dopo l'impeto della carica, il mostro ravvicina le distanze e affonda fulmineo i suoi massicci cheliceri nella spalla della pantera gigante. I denti aguzzi penetrano la spessa pelliccia e inoculando un denso liquido nerastro nella ferita. Il veleno brucia sotto i muscoli del druido per un brevissimo istante, ma la robusta costituzione goliath e la magia della musica di Shage reagiscono immediatamente: la pantera scuote la criniera con un ruggito fiero, neutralizzando completamente la tossina prima che possa fiaccare la sua eccezionale forza. @ Vaulath Un istante dopo, lo scontro ravvicinato viene interrotto dalla linea difensiva. Erik mantiene i nervi saldi in posizione totale di blocco, pronta a fare da scudo se la bestia dovesse scavalcare l'avanguardia. Quell'avanguardia trova però un ostacolo insormontabile nella figura di Gaius. Lo scudiero corazzato compie due passi pesanti in avanti, intercettando la linea del ragno superstite; lo spadone a due mani cala dall'alto con un fendente preciso, sibilando nell'aria gelida e aprendo uno squarcio profondo nel fianco della bestia che la costringe a staccarsi dal druido. Dalle retrovie, intanto, Valerius completa il suo incantesimo scagliando un raggio di energia oscura che va a corrodere la carne e a indebolire le zampe del mostro rimasto. l primo ragno è morto e il secondo è gravemente ferito, ma proprio mentre vi preparate a sferrare il colpo di grazia, un tremito ben più violento scuote il bordo della frana. Dalle profondità della gola giunge un rumore sordo, massiccio, come se l'intera parete di roccia venisse presa a martellate. e poco dopo una mostruosità di proporzioni agghiaccianti scavalca il ciglio del crepaccio, oscurando la poca luce del mattino . è un ragno mostruoso di taglia Enorme, grande quasi tre volte quelli appena affrontati. Il suo addome rigonfio e pezzato di un rosso viscerale pulsa ritmicamente, e le sue zampe, spesse come tronchi d'albero e ricoperte di aculei duri come chiodi da assedio, frantumano la pietra calpestata. I suoi cheliceri, lunghi quanto spade corte, battono tra loro producendo un suono secco e agghiacciante mentre i suoi otto occhi vitrei si focalizzano immediatamente sulla pantera di Vaulath e sulla figura corazzata di Gaius. @ Tutti
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La luna crescente
Le reazioni del gruppo all'impatto devastante sono fulminee, coordinate con la disperata fluidità di combattenti veterani che rifiutano di cedere alla morsa del Mare di Pece. Selyra trasforma il panico in arte pura. Sfruttando il baricentro del proprio corpo flessuoso, la barda prende slancio con le gambe, dondolandosi con una grazia acrobatica che sfida la pendenza viscida della passerella spezzata. Al culmine dell'oscillazione lascia la presa, compie un balzo preciso oltre le piastre traballanti e atterra più in alto, superando Devras e scattando con passo felpato fino a raggiungere la sicurezza della roccia solida accanto a Kaelen. @ Selyra Sulla sommità della Balena Cieca, Fiore della Giungla non si lascia scoraggiare dalla vista appannata dal fumo acido. Consapevole che la sua forza fisica non basterebbe a contrastare i massicci Pidocchi delle Scorie, l'artefice attinge alla magia della sua armatura. Un'effigie di ragno brilla sul suo petto e una fitta salva di filamenti candidi e appiccicosi viene estrusa dal nucleo del congegno, allargandosi in una complessa ragnatela magica che avvolge la cima della carcassa, i parassiti giganti e lo stesso fusto dell'estrattore pneumatico, sigillandoli sul posto. Sfruttando la copertura, il suo famiglio mantiene la pressione scagliando un'altra ondata di energia arcobaleno contro i mostri intrappolati nelle tele. @ Fiore della Giungla Sotto la passerella, Zarath si trova bloccato proprio sul dorso del Masticatore Dominante dopo il balzo del turno precedente, e risponde alla morsa spietata della bestia con pura, incontaminata ferocia. Ignorando i denti ossei che gli affondano nella carne, il barbaro tiefling emette un ruggito primordiale che squarcia i fumi di zolfo. Sfruttando la forza monumentale dell'Ira e il vantaggio fisico impresso dal suo sangue, conficca gli artigli magici direttamente nelle giunture della mascella sdoppiata del leviatano. Con uno sforzo titanico che fa scricchiolare i tendini, Zarath spinge i due lembi ossei in direzioni opposte, costringendo il predatore anfibio a spalancare la bocca e divincolandosi con successo dalla sua stretta mortale, rimanendo momentaneamente in piedi sopra la schiena coriacea del mostro. @ Zarath In cima alla passerella inclinata, anche Devras agisce. Il forgiato rilascia un impulso silenzioso che guida la sua fiera magica, la quale affonda nuovamente le zanne nel guscio di uno dei pidocchi intrappolati. @ Devras Attacco Spirito Bestiale , Successo! Danni= 11 perforanti al Pidocchio 1. Un istante dopo, il corpo di Devras si deforma, le piastre metalliche e la pietra si riorganizzano fluidamente espandendosi in un piumaggio scuro e massiccio: il druido assume la forma di un colossale Avvoltoio Gigante. Battendo le enormi ali sopra la passerella, si scaglia in picchiata contro il Masticatore Dominante, aprendo il becco arcuato e protendendo gli artigli per dilaniare la carne del leviatano proprio mentre Zarath si libera dal suo interno. @ Devras Bloccati nelle ragnatele di Fiore della Giungla o feriti a sangue sulla superficie del golfo, i mostri reagiscono tuttavia con la cieca e spietata furia dei predatori di Porto Scoria. Sulla sommità della Balena Cieca, i Pidocchi delle Scorie si dibattono freneticamente tra i filamenti appiccicosi. Due di essi rimangono completamente paralizzati e intrappolati dalla tela candida, agitando inutilmente le zampe uncinate nel vuoto. Il terzo parassita, che è riuscito a evitare la presa immediata delle corde magiche, soffia di rabbia ed estende il suo imbuto di denti concentrici. Non potendo raggiungere Fiore in volo, spalanca le fauci e sputa un ultimo, disperato getto di bava acida giallastra direttamente contro lo Spirito Bestiale di Devras che lo sta azzannando, nel tentativo di scioglierne la carne magica. @Devras Nel frattempo, nel Mare di Pece, il Masticatore di Scorie Dominante tocca l'apice della sua ferocia. Con le piastre ossee del muso parzialmente sciolte dall'acido di Selyra e squarciate dagli artigli di Zarath, il leviatano subisce l'impatto in picchiata dell'Avvoltoio Gigante. Sentendo il becco di Devras affondare nelle sue carni, il mostro reagisce d'istinto: solleva violentemente la testa cieca e spalanca le sue mostruose mascelle inferiori sdoppiate. Muovendole come due cesoie d'acciaio, l'abominio azzanna con ferocia l'ala di Devras in forma di avvoltoio, stringendolo in una morsa spietata per tirarlo giù nel bitume. L'Avvoltoio Gigante viene preso in pieno dalle cesoie d'osso del leviatanoe rimanendo trattenuto tra le fauci della bestia a livello della pece. @ Devras Contemporaneamente, per liberarsi del barbaro tiefling che si trova ancora in piedi sul suo dorso, il Masticatore compie una torsione brutale. Immerge parzialmente il corpo nella melassa nera e fa sferzare la sua massiccia coda seghettata direttamente sopra la propria groppa, in un colpo cieco e violentissimo. La poderosa frustata della coda seghettata incastra in pieno Zarath , la violenta torsione del mostro e la superficie viscida di sangue e bitume azzerano ogni punto d'appoggio. Il barbaro perde l'equilibrio e viene sbalzato giù dal dorso del leviatano corazzato, precipitando con un pesante tonfo direttamente nel Mare di Pece. La melassa nera e bollente lo avvolge immediatamente, intrappolandolo nel terreno mortale a poca distanza da Devras. @ Zarath In mezzo al golfo, le onde artificiali sollevate da Shamàsh iniziano a perdere intensità. I due Masticatori secondari, avvertendo lo squarcio della carne e i ruggiti di dolore del loro capo, interrompono la loro deviazione. Le loro pinne corazzate tagliano nuovamente il bitume grosso, invertendo la rotta per puntare dritte verso la passerella troncata, attirati dall'odore del sangue fresco. @ Tutti
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Capitolo 1 - La notte degli Eroi
Vivienne Larksong Prendo la borsa dei medicamenti che Alice mi spinge incontro, rivolgendole un cenno grato del capo. Quando Kaerith mi allunga la bottiglia e il mezzo bicchiere di vino, le rispondo con un sussurro stanco, dicendole che sarà fatto, grazie Kaerith. Cerca di riposare anche tu, hai fatto un ottimo lavoro là fuori. Senza perdere tempo, metto a frutto la borsa medica. Estraggo le pezze pulite e un po' di unguento per ripulire al meglio il fianco di Caelum, tamponando i residui di sangue e applicando una fasciatura rigida attorno alle sue costole per tenerle ferme. Non appena l'architetto accenna a riprendere un minimo di lucidità grazie alle prime cure, gli sollevo con delicatezza la nuca e gli accosto il bicchiere alle labbra, raccomandandogli di bere a piccolissimi sorsi...non provare a muoverti, sei dentro il mastio e il peggio è passato, ma adesso devi solo rimetterti in sesto. Una volta stabilizzato il compagno e constatato che anche Chand è fuori pericolo, mi siedo sulla sedia accanto a loro. Appoggio la schiena alla spalliera di legno, poso le mani sul mio simbolo sacro e chiudo gli occhi per dare inizio al mio riposo. Sfrutto questi minuti di calma prima dell'arrivo del Governatore per recitare una preghiera silenziosa alla Signora d'Argento, meditando sulla sacralità del crepuscolo e lasciando che lo spirito si riallinei con l'energia divina, pronta a proteggere di nuovo i miei alleati se la notte dovesse richiederlo. @ DM
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KotGV - Capitolo 1 - Il mistero di Melmoscura
Jynxar Vethal L’uscita da Gocce di Moda ha tutto il sapore di un cambio di scena ben riuscito. Avvolto nel mio nuovo abito in velluto nero e viola scuro, con il mantello che ricade pesante attorno alla mia figura e la porcellana bianca che risalta nitida sul collo alto della veste, osservo il gruppo con misurato compiacimento. Perfino l’esplosione d'ira di Plin e l'incantevole sfacciataggine di Mara hanno trovato la loro perfetta collocazione nell'allestimento. Il saluto ossequioso dei due nobiluomini per strada è la conferma che il pubblico ha già accettato la farsa. Mi affianco a Mara con passo fluido e felino, lasciando che le tre maschere alla mia cintura oscillino sommesso sotto la stoffa scura, producendo un lieve e secco picchiettìo di cuoio. Saggio suggerimento, mia cara mormoro alla chierica, lasciando che la solita eco sovrapposta e modulata accompagni il tono della mia voce. Un attore a digiuno rischia di perdere la concentrazione prima della scena madre, e il nostro palcoscenico richiede la massima lucidità. Sposto lo sguardo vitreo verso Don Bastiano, per poi farlo scivolare su Mhaga e su Plin, ora agghindato da vero Lord del Nord. La divisione in due nuclei proposta da Don Bastiano è una mossa drammaturgicamente ineccepibile riprendo, incrociando le braccia al petto...un gruppo compatto e così visibilmente eterogeneo attirerebbe gli sguardi come una torcia accesa nel buio pesto. Divisi, invece, diventeremo parte della folla. Io e Mara reciteremo la parte dei ricchi eccentrici guidati dal gusto del collezionismo; voi tre, invece, sarete gli eminenti studiosi o critici d'arte giunti a valutare il pezzo forte della serata. Mi piego leggermente verso i tre halfling, inclinando la testa di lato. Scegliamo una locanda tranquilla per questo pranzo, un angolo riparato dove concordare le nostre false identità e definire la sequenza dei segnali. Dobbiamo sapere esattamente quando il sipario si alzerà sulla Gemstone Wing...e chi di noi darà il via al furto.
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Il destino di Bonnie
Ascolto il sibilo della freccia che batte sulla pietra e tiro un sospiro di sollievo quando vedo lo gnomo scattare indenne su per gli scalini. Quando Todd pianta il suo stocco nella gamba del bestione, io sono già lì: arrivo come una frana che si stacca dal picco della montagna, calando la Vergine Cruenta dall'alto con tutto il peso dei miei muscoli duri come radici di ferro. Il colpo lo abbatte all'istante, ponendo fine alla minaccia delle feritoie. La luce verde smeraldo dello spadone illumina la fine del corridoio, rivelando solo sporcizia, robaccia da orchi e quelle monete lucenti che tintinnano scendendo gli scalini di pietra. A quel suono, guardo subito Todd, facendogli un sorriso tonto e divertito da sotto il mio cappuccio scuro: Todd, hai visto? Quel porco con le zanne ha la mira storta come i rami del vecchio pino fulminato. Però tu sei stato svelto come una faina vera. E senti lì... quel rumore di metallo che cade fa proprio la stessa musica che piace a te. Mi guardo intorno con i miei soliti occhi grandi e spalancati per la curiosità, osservando le feritoie e le cianfrusaglie sul pavimento, tenendo l'arma abbassata ma pronta. Poi mi volto indietro verso il cunicolo per controllare Marcus e il vecchio Horglan, abbassando la voce per non farla rimbombare troppo: Horglan, Marcus, venite su, che l'ultimo furetto qui dentro è sistemato e non ci tirerà più le frecce nella pancia. Però adesso la via è bloccata. Mastro nano, tu che conosci queste pietre meglio delle tue tasche, dove porta questo corridoio? C'è un altro buco finto nel muro per uscire da qualche parte o dobbiamo per forza rimettere i piedi sul ponte di corda dove ci stanno gli altri orchi arrabbiati? Rimango ferma in cima alla scalinata, stringendo forte le mie fasce azzurre attorno ai polsi per riprendere fiato, mentre lascio che Todd si occupi di raccogliere quelle monete prima che rotolino troppo lontano nel buio.
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Gli eroi senza tempo
Eleanor Studridge Quando Samantha solleva il corpetto mostrando la ferita, mi rendo conto che non posso più tirarmi indietro. Faccio un respiro profondo, cercando di ignorare il tremore che già mi scuote le gambe, e avvicino le mani all'addome della guerriera, tenendo i palmi a pochi centimetri dalla sua pelle. Chiudo gli occhi e provo a cercare quella connessione pulita e naturale che studiavo a Philadelphia, ma la realtà di questo mondo mi investe in pieno... non appena inizio a incanalare il potere, l'emicrania si riaffaccia violenta. Quelle parole sconosciute ricominciano a rimbombarmi nella testa, articolandosi a forza nella mia mente come se venissero incise col fuoco contro la mia volontà. Sento i muscoli tendersi per lo sforzo e il fiato farsi subito corto , non è una transizione dolce, è una forzatura che mi svuota da dentro. Concentro tutta la mia determinazione per piegare quella forza estranea verso uno scopo benevolo, spingendola a fluire attraverso le mie dita. Una debole luce erbacea e soffusa emana finalmente dai miei palmi, andando a lambire lo squarcio sul corpo di Sam nel tentativo di rimarginarlo. Quando interrompo il contatto riapro gli occhi a fatica, respirando affannosamente e asciugandomi il sudore freddo dalla fronte. Sono sfinita, svuotata, ma spero almeno che quel prezzo fisico sia servito a darle un po' di sollievo. @ DM poi Mentre gli altri ricominciano a discutere sulla mappa e sul percorso, io non ho nemmeno le forze per replicare. Sento vagamente Gabriele e Mako parlare di rimettersi in marcia e salire ancora, e intercetto lo sguardo disperato di Kai che spera in una mia protesta, ma sono troppo consumata dal lancio dell'incantesimo per fare i capricci o iniziare una discussione. Senza dire una parola, mi rimetto in piedi a fatica , afferro goffamente il grosso rospo tenendolo stretto al petto come uno scudo e mi sottometto alla marcia in totale silenzio. Affronto l'ultimo tormentato tratto in salita tra i bambù e le ortensie fitte muovendomi come un automa, concentrata solo sul non cedere alla fatica. Una volta raggiunta la radura in cima alla collina, ignoro la splendida vista del porto e il movimento degli altri che ripuliscono lo spiazzo e accendono il falò. Non cerco lo sguardo di nessuno, non commento le battute e mi tiro deliberatamente fuori da ogni dinamica di gruppo. Trascino i piedi fino ai margini del campo improvvisato, in una zona d'ombra abbastanza vicina al fuoco da carpirne il calore ma isolata dal resto dei compagni. Faccio sedere Eri accanto a me, poso finalmente a terra il rospo accarezzandogli la pelle umida e mi avvolgo stretta nella coperta. Rimango immobile, con la schiena appoggiata e gli occhi fissi sul buio della vegetazione, decisa a non proferire un'altra singola parola per il resto della notte e a riposare finché non toccherà a me fare il turno di guardia...
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Topic di Gioco - In un Mondo di Fili Spezzati
Un leggero e glaciale cenno della testa da parte di Zephyr accoglie la tua resa. Il sorriso del Genasi dell'Aria si spegne, lasciando spazio a quella sua consueta espressione impassibile e aristocratica. Sa di aver vinto questo round diplomatico, ma l'avvertimento finale della tua Stirpe celestiale è risuonato abbastanza forte da fargli capire che ha teso la corda fino al suo limite massimo. Un vero mercante non ha bisogno di un terzo ricatto, Silyndor. Questo secondo deposito a nord chiuderà i nostri conti. risponde il Genasi, la cui voce torna ad assumere un tono calmo e distaccato. Volta lentamente la schiena al tavolo di legno massiccio, camminando di qualche passo verso il braciere prima di voltarsi di scatto verso la goblin. Stavolta avrò bisogno di occhi esperti di serrature e di trappole sul campo. Vane amava i congegni a scatto e le bizzarrie meccaniche tanto quanto te. Skraa, andrai con lui.... A quelle parole, la manipolazione arcana di Skraa la Spezzacifre si interrompe bruscamente con uno schiocco secco di energia rossa. La goblin spalanca gli occhi gialli, balzando in piedi sopra la cassa che le faceva da sedia, il volto verde contratto in una smorfia di assoluto e furente disappunto. Stringe il bastone nodoso con entrambe le mani, arricciando il naso appuntito e mostrando i denti affilati verso il suo padrone. Io?! Con lui?! Nel bosco a nord?! strilla Skraa, la voce che sale di un'ottava per l'indignazione mentre indica la tua figura con un dito artigliato. Capo, hai sentito come straparla questo qui? Parla di crociate negli inferi, anime secche e punizioni divine! È pazzo! È un fanatico dei cieli! Se andiamo nel bosco, quello userà me come esca per la prima trappola che trova solo per purificare la mia specie! Io non ci vado con questo strambo! Ci andrai, Spezzacifre. taglia corto Zephyr, senza ammettere repliche. Il suo sguardo glaciale si sposta dalla goblin a te. Skraa conosce i meccanismi di Vane meglio di chiunque altro a Baldur's Gate. Se c'è un registro nascosto in una intercapedine di ferro, lei lo troverà. Domani prima dell'alba Keira vi guiderà fuori dalle mura della Città Alta attraverso un passaggio protetto, evitandovi le ronde del Pugno di Fuoco. Da lì, la pista a nord vi porterà dritti alla tenuta boschiva. Skraa lascia andare un grugnito contrariato, scendendo dalla cassa a scatti nervosi e infilandosi il cappuccio scarlatto fin sopra le grandi orecchie verdi, continuando a borbottare maledizioni nella sua lingua natia mentre lancia occhiate torve al tuo falcione. La dottoressa Aurelia Von Kroll osserva la scena con un sorriso cinico, mentre Lyra, dal retro del carro, ti lancia un ultimo sguardo carico di muta raccomandazione prima che la carovana si prepari ad affrontare le lunghe e tese ore della notte. La notte nel magazzino scorre silenziosa e fredda, vigilata a turni dagli sgherri di Zephyr e dagli occhi attenti di Kaelen. All'alba del giorno successivo, quando i primi raggi di un sole pallido faticano a bucare la nebbia fitta di Baldur's Gate, vi mettete finalmente in marcia. L'uscita dalla città attraverso i passaggi sotterranei della Città Alta, sotto la guida spettrale della cacciatrice incappucciata, avviene nel silenzio più assoluto. Ma non appena la guida vi lascia ai confini delle mura e vi addentrate nella fitta boscaglia a nord, la convivenza con la tua nuova compagna di viaggio si rivela una tortura per le orecchie. Skraa trotterella a un metro da te, i piedi coperti di bende che affondano nel fango primaverile di Ches, senza smettere un secondo di lamentarsi per l'umidità mattutina. Un elfo... proprio un elfo. Perché il capo non ha mandato Brakor? Brakor è grosso, sta zitto e spacca le cose. Invece no, mi tocca l'aristocratico orecchiuto che puzza di incenso e buone intuizioni. Se provi a battezzarmi in una pozzanghera, giuro che ti sgonfio i sogni di crociata, elfo dalle gambe lunghe. continua a ringhiare la goblin, agitando il bastone nodoso ogni volta che un ramo umido le sfiora il cappuccio scarlatto. Dopo due ore di marcia forzata sotto una pioggia fine e fastidiosa che inzuppa le fronde dei grandi alberi, la vegetazione si dirada bruscamente, rivelando la destinazione indicata da Zephyr. IIn una radura soffocata dai rovi, si staglia la seconda tenuta del defunto Vane. È una struttura quadrata e massiccia, un avamposto fortificato di pietra grigia e travi di legno scuro, parzialmente divorato dall'edera. Le finestre del primo piano sono tutte sbarrate da pesanti grate di ferro battuto, e l'intero perimetro è circondato da un silenzio innaturale. Non si sente il canto di un solo uccello nell'aria stagnante dei boschi. Il portone principale di quercia è serrato, sormontato da una piastra di bronzo che reca impresso lo stemma commerciale del mercante. Skraa si ferma di colpo, azzittendosi per la prima volta dall'inizio del viaggio. Esamina la facciata di pietra grigia e poi fa un passo verso l'ingresso, studiando la piastra di bronzo con i suoi occhi gialli e affilati. Avvicina il naso verde alla fessura della toppa, stringendo la presa sul suo cristallo rosso che inizia a emettere deboli sfrigolii arcani. Ci siamo. sussurra la goblin, la voce che perde la spavalderia di prima per farsi tesa e concentrata. Questo portone ha un meccanismo di blocco a tripla mandata, tipico delle gilde dei mercanti. Se provo a forzarlo da sola c'è il rischio che scatti una trappola a aghi celata nella piastra. Ci mettiamo al lavoro per disattivare l'innesco o preferisci che esamini prima le finestre sbarrate per vedere se c'è un accesso secondario?
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Il destino di Bonnie
Guardo Marcus con gli occhi grandi e spalancati per la preoccupazione. Ha la faccia grigia e consumata come la neve sporca a fine inverno, e quei rivoli di sangue mi stringono il cuore. Gli poso una mano fasciata d'azzurro sulla spalla, parlando con la mia parlata lenta e un po' assecondante: Marcus, tu stai messo proprio male. Papà Gideon quando i cacciatori tornavano a casa così secchi e debilitati dopo il gran freddo diceva che ci vogliono tre giorni a letto, una coperta di lana di pecora e una bella tazza di latte caldo con tre cucchiai di miele buono. La mia cintura magica fa smettere di sanguinare i tagli della carne, ma per la tua debolezza dentro non può farci niente. Tu cammina dietro di me e non fare sforzi. Poi mi volto verso la parete. Todd si mette lì a toccare ogni sasso con le sue manine svelte, ma io ho fretta perché sento il tempo che stringe come un cappio. Alzo lo stivale robusto e tiro una bella pedata di piatto contro la roccia, giusto per sentire se suona vuota. CLACK. La pietra si sposta di colpo e il passaggio si spalanca da solo. Resto a bocca aperta pure io per un secondo, poi guardo lo gnomo che mi fissa imbambolato dall'basso e gli faccio un sorriso tonto sotto il cappuccio scuro. Visto, Todd? A volte sui monti se un sasso blocca il sentiero non serve guardarlo troppo, basta dargli un buon calcio e quello rotola via. La luce verde smeraldo della Vergine Cruenta entra dritta nel cunicolo buio, illuminando la pietra levigata fino alla svolta a gomito. Mi fermo un attimo prima di entrare, guardo Todd e gli faccio un cenno furbo a voce bassissima: Todd, ascolta. Quell'orco là dietro vede arrivare la luce verde del mio spadone e si pensa che entro io che sono alta. Tu che sei piccolo e svelto come una faina, cammina un passo avanti a me ma stattene tutto schiacciato contro il pavimento, basso basso. Così quando giriamo l'angolo quello tira il colpo in alto per colpire la mia testa, e tu gli infili il coltello dritto nella pancia da sotto. Sorrido allo gnomo, tenendo lo spadone sollevato per proiettare la luce in avanti e fare da esca, pronta a scattare subito dietro di lui non appena l'orco abboccherà al trucco. @
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Topic di Servizio
@Cronos89 Questa è la situazione prima delle ultime risposte . MAPPA SCHEMATICA E DISTANZE ZONA 1: IL MOLO SICURO (Terra Ferma) Situazione: Roccia solida, nessun pericolo di caduta o scivolamento. Chi c'è: Kaelen (la guida - riposizionato qui in sicurezza). Distanze: Si trova all'inizio della rampa, a 12 metri di distanza lineare dal bordo spezzato della passerella. ZONA 2: LA PASSERELLA DI FERRO (Inclinata a 30 gradi - Terreno Pericoloso) Situazione: I piloni si sono spezzati sotto la codata del mostro. La struttura pende verso il mare ed è viscida di cenere. Chi c'è: Devras: In piedi, saldo sulle grate, a 6 metri dal molo sicuro e a 6 metri dal bordo spezzato. Shamàsh: Inginocchiato e aggrappato alla ringhiera, a 3 metri più in basso di Devras e a 3 metri dal bordo spezzato. Selyra: PERICOLO IMMINENTE! Scivolata lungo il ferro, è appesa con una sola mano all'estremità del bordo tronco. Altezza: Il bordo tronco della passerella pende a 3 metri di altezza verticale sopra la superficie del Mare di Pece. ZONA 3: IL MARE DI PECE (Livello dell'Acqua - Bitume Bollente) Situazione: Terreno mortale, viscoso e corrosivo. Chi c'è: Masticatore Dominante: Il leviatano corazzato si trova esattamente sotto il bordo tronco della passerella, a 3 metri di distanza verticale da Selyra. Zarath: PERICOLO IMMINENTE! È attualmente Trattenuto all'interno delle mostruose mascelle sdoppiate del Masticatore Dominante, a livello del bitume. Masticatore 2 e Masticatore 3: Temporaneamente allontanati e confusi dalla magia di Shamàsh, si trovano a 15 metri di distanza lineare dal Masticatore Dominante, sul fondo della baia. ZONA 4: LA BALENA CIECA (Spazio Aereo) Situazione: La colossale carcassa, lunga 20 metri, è incastrata tra gli scogli e sprofondata nella pece. Lo spazio aereo è saturo di fumi tossici. Distanze e Posizionamento: La balena giace a 6 metri di distanza lineare in linea d'aria dal bordo tronco della passerella. Chi c'è: Fiore della Giungla: In volo stazionario a 4 metri di altezza verticale sopra la cima della balena, staccata dalla passerella. L'Estrattore Pneumatico: Conficcato nello sfiatatoio della balena, al 50 per cento di carica. Pidocchi delle Scorie: Tre parassiti giganti, della grandezza di uno scudo rotondo, si trovano sulla cima della carcassa, ammassati attorno alla base dell'estrattore.
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Topic di Servizio
Si , gli attrezzi da gioielliere sono esattamente lo strumento per creare gioielli. Il testo descrittivo che menziona la prova di Intelligenza per identificare le gemme è solo un esempio di utilizzo immediato in gioco , ma non esclude affatto la creazione . per il resto manca solo il bg del personaggio di @Gio the best e poi possiamo cominciare .
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TdG - Avventure in DnD 2
Jane Doe L'ingenuità di Izhu e i futili tentativi dei vivi di stringere legami basati sulla fiducia mi provocano un freddo distacco. Non ritraggo la lama d'ombra dalla gola della Kitsune, nonostante le sue lamentele. Le sue parole si incastrano troppo perfettamente con quello che già sappiamo, fin troppo. Izhu, faresti meglio a tenere quel coltello nel fodero per ora dico, la mia voce distorta che risuona metallica dall'interno dell'elmo corvino, mentre lo sguardo si sposta gelido sul mio compagno. Ti fidi troppo in fretta di chi indossa una veste sacra. Ti ricordo che siamo qui perché un sacerdote di quel tempio è d'accordo con Kobuki. Questa Kitsune potrebbe essere la complice dell'Oni, ferita dopo un litigio sulla spartizione del bottino, o un'esca mandata a condurci in un'imboscata. Riporto la mia totale attenzione sulla ragazza volpe, premendo impercettibilmente la lama, quel tanto che basta per ricordarle chi comanda, ignorando del tutto la sua richiesta di una "buona ragione". Vuoi una ragione per fidarti? Non ne hai. Ma hai un'ottima ragione per collaborare: la tua sopravvivenza sibilo, fredda come la tomba. Sei sola, ferita e su queste montagne c'è un Oni selvaggio che ti vuole morta. Se dici la verità, la nostra lama cercherà il sangue di Kobuki, non il tuo. Dicci come si chiama il sacerdote che contrabbandava quei talismani e qual è il vero legame tra il tempio e l'Oni. Allora, forse, ti lascerò fare da guida. @ DM
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TdG - Avventure in DnD 3
Nethlypsis Alrishkmel Vyravys , Tiefling (nata da genitori elfi) stregona sangue di drago Il primo dardo di energia multicolore ha fatto esattamente ciò che doveva, trapassando il braccio del fabbro e rimbalzando all'interno della stanza per colpire gli altri. Rimango in silenzio dietro la copertura di Eril e Duval, osservando la scena con freddezza mentre il tempo sembra quasi rallentare. Il bugbear crolla a terra decapitato dalla paladina, ma il secondo attacco della mia compagna viene respinto da una parola magica e da uno scudo invisibile evocato dall'uomo con il grembiule. Dalla stanza a sinistra continuano ad arrivare urla irritate. Ci sono almeno altre quattro persone là dentro e la situazione nel corridoio è fin troppo tesa per esitare. Senza dire una parola, tenendomi al sicuro alle spalle dei miei compagni, sollevo nuovamente le mani. Lascio che l'energia instabile e mutevole che mi pulsa dentro fluisca ancora una volta attraverso le mie dita, richiamando lo stesso potere arcano di prima per bersagliare il mucchio prima che riescano a riversarsi tutti nel corridoio. @ DM
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Passaggio verso nord
Il piano di Tiburzia cade nel silenzio dell'imbuto di granito nero come una scommessa azzardata contro il destino. Le parole di Lord Eryndor sul tirare su i superstiti come sacchi di patate e i dubbi di Lorelai sulla loro effettiva protezione delineano una strategia frammentaria, ancora tutta da attuare. Tiburzia fa un passo avanti, uscendo dalla sicurezza del corridoio per attirare su di sé gli occhi della cripta. Le sue dita tracciano una linea rapida nell'aria polverosa e la trama della realtà attorno a lei si sdoppia. In un istante, tre copie identiche della strega si materializzano al suo fianco, replicando ogni suo respiro e paramento. La strega e i suoi duplicati avanzano a ventaglio nella stanza, schierandosi direttamente di fronte ai leggii di pietra ritorta. L'effetto sulle difese della stanza è immediato e viscerale. Le lunghe lingue grigie dei teschi avvertono la massa dei quattro corpi. Si contraggono con sibili viscidi e si sollevano a mezz'aria come cobra pronti a colpire, oscillando confusamente tra le illusioni e la carne reale. Sapete bene che la protezione è tanto efficace quanto fragile: ogni volta che una di quelle lingue muscolose scatterà in avanti per ghermire un collo, se colpirà il bersaglio sbagliato l'illusione svanirà nel nulla in un soffio di fumo, riducendo i vostri secondi a disposizione. Lo Hierofante sul trono non distoglie le labbra dal flauto d'osso, ma il ticchettio mentale nei vostri crani raddoppia d'intensità, diventando un battito cardiaco alieno e doloroso che vi martella dietro gli occhi. L'esca magica è piazzata e sta assorbendo l'attenzione dei guardiani, ma la corda di canapa di Arkyn continua a pendere inerte nel vuoto del pozzo, oscillando sopra il palazzo della città sepolta. Le suppliche dei due nani risalgono fioche dal basso, interrotte da colpi di tosse, ma nessuno ha ancora afferrato quella fune. Le immagini speculari della strega rischiano di dissolversi al primo attacco e le lingue dei leggii continuano a frustare l'aria, stringendo la morsa. Se nessuno si decide a muoversi, a calarsi o a lanciare ordini chiari ai nani di sotto, il tempo concesso dalla magia scadrà, lasciando i superstiti al loro delirio @ Tutti
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Il Tempo dei Perduti
La voce squillante di Shage risuona contro le pareti di pietra della gola, rompendo il silenzio oppressivo del mattino. Le parole del bardo e la melodia intessuta di magia si diffondono rapidamente nell'aria gelida, infondendo un calore quasi artificiale nei vostri muscoli e raddrizzando la vostra determinazione. È un debole argine contro l'atmosfera spettrale di questo luogo dimenticato da tutti: qui il freddo non è solo meteorologico, ma sembra trasudare dalle viscere stesse del granito, un gelo antico che si infila fin sotto le armature e spegne persino l'odore dei cavalli, che continuano a scalpitare guardinghi e terrorizzati nelle retrovie. Alle spalle di Erik, persino l'imponente sagoma di Gaius sembra reagire impercettibilmente all'arringa , la presa guantata d'acciaio sull'impugnatura dello spadone a due mani si stringe con un suono secco, e l'arma viene sollevata di qualche centimetro, pronta a tranciare l'aria. Valerius, al suo fianco, arretra di un passo con la mano che scivola rapida verso una borsa di componenti d'incantesimo, stringendo il tomo al petto con gli occhi fissi sulla nebbia lattiginosa che riempie il dirupo. Un istante dopo, il rumore metallico e ritmico che avevate udito si rivela per quello che è: il secco, frenetico e viscerale picchiettare di striduli artigli chitinosi che artigliano rabbiosamente la parete verticale del dirupo. La nebbia grigiastra si squarcia di colpo e due enormi, ribollenti sagome multi-zampe sbucano arrampicandosi agilmente lungo la roccia a picco, per poi portarsi sul sentiero davanti a voi con un tonfo pesante che fa tremare il pietrisco. Sono due Ragni Mostruosi Giganti, grossi quanto cavalli, le cui zampe pelose e uncinate fanno presa sulla roccia con precisione millimetrica. I loro corpi nani, lucidi e rigidi sono coperti da una peluria grigiastra adatta al clima rigido della gola, e i loro grappoli di occhi vitrei brillano sinistramente nella penombra, riflettendo il debole barlume delle vostre lanterne. Dalle loro bocche dotate di massicci cheliceri gocciola un veleno acido e nerastro, che sibila e fuma a contatto con la neve sporca. Non appena i due immensi predatori completano la scalata e avvertono le vibrazioni dei vivi, sollevano la parte anteriore del corpo ed emettono un sibilo acuto e stridente che echeggia lugubre contro le pareti rocciose, un suono che fa accapponare la pelle. Il primo dei due solleva l'addome fremente, pronto a scagliare una fitta rete di ragnatela appiccicosa per bloccare la vostra avanguardia, mentre il secondo si flette sulle zampe posteriori, pronto a balzare dritto contro la vostra linea difensiva. Gaius compie un movimento fluido e interamente meccanico, sollevando lo spadone sopra la testa e posizionandosi davanti alla frana per intercettare l'impatto della prima bestia, mentre Valerius inizia a intonare sottovoce le formule di un incantesimo... @ Tutti
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Topic di Gioco - In un Mondo di Fili Spezzati
Un silenzio di tomba cala nel magazzino, così denso che lo scoppiettio delle braci nel braciere sembra quasi un'esplosione. A ogni parola arrogante, fiera e intrisa di quella carità celestiale che suona come il peggiore degli insulti per un mortale, l'atmosfera si fa sempre più tesa. Brakor stringe le dita di roccia attorno al manico della mannaia con un grugnito cavernoso, mentre Krag sposta il peso del corpo in avanti, visibilmente irritato. Zephyr, tuttavia, rimane immobile. I suoi capelli argentei fluttuano leggeri per un battito di ciglia e i suoi occhi azzurri, freddi come il ghiaccio dei picchi montani, fissano i tuoi senza che vi sia la minima traccia di timore. Poi, lentamente, gli angoli delle sue labbra si sollevano in un sorriso gelido, che non ha nulla di divertito. Tu confondi la mia ospitalità con la catena di una cella, Eladrin. risponde Zephyr, e la sua voce ha il sibilo tagliente del vento del nord. Fa un passo indietro dal tavolo, allargando le braccia con finta indulgenza. Ti ricordo che sei stato tu, ieri sera, a implorare protezione per la tua carovana. Sei stato tu a pretendere garanzie per la tua mezzelfa e per la bambina, temendo i sicari elfi che vi tallonano. Io ho offerto un tetto sicuro e ho schierato la mia gente migliore per fare da scudo ai tuoi carri. Non ho mai detto che fossero prigionieri. Se ritieni che la mia carogna sia troppo indigesta per i tuoi gusti celestiali, la porta è esattamente lì dietro di te. Il Genasi fa un cenno secco verso il portone di quercia blindato, dove Brakor e Krag, pur mantenendo lo sguardo fisso su di te, fanno un passo laterale, liberando l'accesso con studiata insolenza. Fai caricare i tuoi cavalli. Prendi le tue ragazze e sparisci pure nella nebbia di Baldur's Gate. continua Zephyr, il tono che gocciola assoluto distacco. Nessuno vi tratterrà con la forza. Ma se varchi quella soglia adesso, te ne andrai da questa città esattamente come sei arrivato , al buio. Senza una singola riga di testo, senza una mappa, senza la minima idea di quale sentiero porti a Evereska. E l'Eldreth Veluuthra sarà felice di raccogliere i pezzi della tua carovana non appena sarete fuori dal mio territorio. Dal retro del carro, Lyra ti fissa con gli occhi spalancati, le dita conficcate nella coperta e il fiato sospeso. Kaelen non si è mossa di un millimetro dalla trave portante; la tiefling ha lo sguardo fisso su Brakor, calcolando freddamente ogni linea di tiro, pronta a scattare se la situazione dovesse precipitare. Zephyr torna a incrociare le braccia sotto il mantello azzurro, ignorando completamente le tue minacce sull'Abisso e sulla fine del mondo. La sua mente da mercante della Città Bassa ragiona solo in termini di profitto e potere mortale, e sa perfettamente di avere il coltello dalla parte del manico. Non accetto controproposte, Silyndor. E non mi interessa il destino della mia anima, né le tue crociate celestiali. conclude il Genasi, indicando con un dito lo scrigno di ferro nero che Skraa ha appena richiuso. Il mio accordo è semplice: le informazioni per Evereska valgono i veri registri di Vane. Tu vuoi quelle strade e io voglio quel deposito a nord. Se accetti, le informazioni saranno tue nel momento esatto in cui mi consegnerai l'ultimo libro contabile del mercante. Se non accetti, raccogli le tue cose e lascia il mio magazzino. La scelta è tua. Allora, Eladrin... preferisci salvare la mia anima o la pelle dei tuoi protetti?
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Topic di Gioco - In un Mondo di Fili Spezzati
La tua circospezione si rivela la scelta più saggia. Mentre riattraversate l'ambiente quadrato sotterraneo, i bagliori azzurrognoli e freddi dei tre fuochi fatui fluttuanti sui candelabri continuano a proiettare ombre distorte sulle pareti, danzando insieme alle rune d'argento che strisciano sul pavimento. Sotto questa spettrale luce magica che annulla la tua scurovisione, tieni lo sguardo fisso sulla porta centrale dell'archivio, rimasta spalancata, e su quella di destra ancora serrata, attento a cogliere ogni minimo fremito tra i dettagli visibili della pietra. Nibble ti segue docilmente, spingendo con un dardo lo scrigno di ferro nero che fluttua a mezz'aria come un macabro pallone ceruleo, attento a non scuotere troppo il nastro di seta azzurra. Risalite la scala di pietra e superate i resti fumanti del guardiano di bronzo nell'atrio superiore, uscendo finalmente all'aria aperta. Il marinaio muto vi attende sulla banchina di legno marcio, gli occhi vitrei fissi sul forziere levitante. Senza emettere un fiato, aiuta a stabilizzare il carico a bordo del vecchio peschereccio, posizionando lo scrigno al centro della stiva. La barca si stacca dall'isolotto della torre di Vane, riprendendo la via del ritorno lungo il fiume Chionthar. La nebbia mattutina, anziché diradarsi con il passare delle ore, si fa incredibilmente fitta, pesante, quasi gessosa, riducendo la visibilità e isolandovi dal resto del mondo. Il viaggio scorre spettrale ma privo di incidenti, scandito solo dal battito ritmico e smorzato delle onde contro il guscio rinforzato in ferro e dai rari squittii a bassa voce di Nibble, che continua a sorvegliare la cinghia del vento legata esso. Dopo circa un'ora di navigazione alla cieca, la sagoma massiccia delle banchine della Città Bassa di Baldur's Gate emerge lentamente dalla coltre grigia. Il marinaio muto manovra il timone con precisione millimetrica, accostando l'imbarcazione a un molo secondario e isolato del porto. Ad attenderti sulla banchina, seminascosto dall'ombra di una tettoia di legno marcio, c'è Zephyr. Il Genasi dell'Aria indossa lo stesso lungo mantello azzurro e i suoi capelli argentei fluttuano leggeri nell'aria salmastra. Accanto a lui si staglia una figura snella e interamente avvolta in armature di cuoio scuro, con il volto coperto fin sopra il naso da una sciarpa di seta che lascia scoperti solo due occhi glaciali e attenti. Non appena i due notano il riflesso ceruleo e levitante del forziere di ferro nero posizionato nella stiva, una frazione di secondo di autentica brama attraversa gli occhi di Zephyr, subito mascherata da un velo di fredda indifferenza. Fa un passo avanti, incrociando le braccia sotto il mantello. Vedo che avete portato il ferro nero. Keira, controlla la banchina. Noi ci muoviamo al magazzino, prima che i soldati del Pugno di Fuoco si insospettiscano. dice Zephyr, con una voce che taglia la nebbia del porto, rivolgendosi alla figura incappucciata che risponde con un cenno quasi invisibile della testa prima di sparire tra le ombre dei moli. Il tragitto di ritorno verso la struttura blindata avviene senza intoppi. Quando entrate nuovamente nel magazzino del porto, Krag e il colossale Brakor sbarrano immediatamente il portone alle vostre spalle, facendo scattare i pesanti lucchetti. Qui, ad attendervi vicino al fuoco, ci sono Skraa la Spezzacifre e la dottoressa Aurelia Von Kroll. Con un cenno di Nibble, lo scrigno viene spinto sopra il tavolo di legno massiccio, dove atterra con un tonfo sordo non appena il nastro di seta azzurra viene rimosso. Zephyr fa un cenno perentorio alla goblin. Aprilo. Subito. Skraa non se lo fa ripetere due volte. Con movimenti fulminei delle dita verdi, inizia a manipolare l'energia arcana rossa attorno alla serratura dello scrigno. Il cristallo sul suo bastone pulsa fuoriosamente e, dopo una manciata di secondi di sfrigolii e gemiti metallici, il sigillo dell'aria imposto dal defunto Vane si dissolve in un debole refolo di vento. La pesante serratura scatta con un forte schiocco e il coperchio si solleva di pochi centimetri. Zephyr si sporge sul tavolo con avidità, sollevando interamente il coperchio di ferro nero per esaminare il contenuto. All'interno, tuttavia, non c'è la ricchezza o il documento primario che il Genasi si aspettava: la luce fioca del braciere illumina solo una manciata di monete d'oro straniere, qualche boccetta di vetro opaco e una serie di registri commerciali minori parzialmente logorati dall'umidità. Il volto fiero di Zephyr si contrae in una smorfia di fredda stizza. Sbatte una mano guantata sul bordo del tavolo, voltandosi lentamente verso di te con gli occhi azzurri ridotti a due fessure gelide. Questo è tutto? ringhia il Genasi dell'Aria, la voce carica di un'irritazione malcelata. Vane era uno dei mercanti più paranoici e facoltosi della Costa della Spada, e questo forziere contiene solo i suoi scarti commerciali. Mancano i documenti di transazione principali e la chiave delle sue rotte protette. Non è abbastanza, Eladrin. Questo non ripaga il valore delle informazioni che cerchi per Evereska. L'immondo dell'aria fa un passo avanti, incrociando nuovamente le braccia e studiando la tua figura con assoluto calcolo. Se vuoi davvero che io rispetti la mia parte dell'accordo, la tua lancia dovrà fare un altro lavoro per me. Io so che Vane possedeva una seconda tenuta d'affari fortificata fuori città, un deposito privato nascosto tra i boschi a nord, oltre i confini di Baldur's Gate. Vai li e portami ciò che custodisce. Solo quando avrò i veri registri di Vane tra le mani sarò soddisfatto e ti rivelerò le informazioni per Evereska. Le parole di Zephyr pesano nell'aria del magazzino come un nuovo, inevitabile ricatto. Brakor e Krag stringono le prese sulle loro armi alle tue spalle, osservandoti con aria di sfida, mentre Skraa richiude il forziere borbottando tra i densi fumi del braciere
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Prima missione - Per una giusta causa
Il tempo delle parole si consuma nell'istante in cui il falchion di Ravska si stringe nel fodero e l'elmo si blocca sul suo volto. Lady Alandra fissa lo sciamano e la guerriera, assimilando la loro scelta con un unico, solenne cenno del capo. La determinazione nei loro occhi cancella ogni residuo dubbio sulla mancanza di assistenza divina. E azione furtiva sia, decreta la paladina, la voce che si fa affilata come una lama. Scongiurare la morte degli ostaggi è la nostra priorità assoluta. Se il Signore del Mattino ha calato questa nebbia sulle nostre teste, faremo in modo che diventi lo scudo dei giusti, non il nascondiglio dei codardi. Alandra si volta verso i due scudieri rimasti nella cripta, ordinando loro di sbarrare la porta pesante non appena il gruppo sarà uscito. Lyra ed Evadne vi guardano un'ultima volta dalle brande, i loro volti illuminati dal riflesso dell'oro solare, prima che la quercia massiccia si chiuda, isolandole dal mondo. La corsa attraverso i passaggi interni dell'abbazia è un susseguirsi di corridoi silenziosi, fino alla piccola uscita secondaria dietro le cucine. Non appena varcate la soglia, l'aria tiepida dell'interno viene violentemente rimpiazzata da un freddo innaturale, viscido e denso. La nebbia segnalata dalle vedette non è semplice vapore marino: è una coltre scura, pesante, che sembra assorbire persino i deboli raggi del sole del mattino. L'odore di sale vecchio e cenere vi riempie subito la gola. Ormeggiato nel canale secondario, quasi invisibile nella semioscurità, vi aspetta il gozzo dal fondo piatto. È una bagnarola consunta, coperta da teli catramati e reti da pesca che puzzano di sarde e nafta. Dentro, veloci! sussurra Alandra, muovendosi con un'agilità sorprendente nonostante l'armatura d'oro, che ora appare opaca sotto il velo dell'ombra. Io starò ai remi. Copritevi con i teli. James, tieni gli occhi aperti per qualsiasi increspatura magica nella nebbia. Ravska, tieni la mano sull'impugnatura. Se incrociamo una di quelle barche in fuga nel canale, dovremo colpire prima che diano l'allarme. Vi accovacciate sul fondo bagnato della barca, mentre i teli ruvidi e freddi vi nascondono alla vista. Alandra spinge lo scafo lontano dal molo di pietra e inizia a remare con colpi lenti, metodici, quasi completamente silenziosi. L'imbarcazione scivola fuori dal canale protetto, immettendosi nelle acque aperte del porto di Tsurlagol. Intorno a voi, il mondo è svanito. Le grandi navi mercantili ormeggiate appaiono come spettri neri e giganteschi nella nebbia, e i rumori della città , le grida dei marinai in fuga, i rintocchi lontani di una campana d'allarme , giungono ovattati, come se provenissero da un altro piano d'esistenza. Dopo lunghi minuti di navigazione cieca nel vuoto opaco, la prua del gozzo scivola finalmente sotto una struttura di legno marcio. Siete arrivati. Sopra le vostre teste, i fitti intrecci delle palafitte della Vecchia Corderia scricchiolano sotto la spinta della marea. L'acqua qui sotto è nera come la pece e immobile. A pochi metri da voi, tra i piloni ricoperti di cirripedi, intravedete la sagoma della pedana di carico posteriore. La porta di legno che conduce all'interno del magazzino è accostata, e da uno spiraglio filtra una debole, tremolante luce di lanterna. Mentre Lady Alandra cerca di frenare l'avanzata del gozzo afferrando una corda viscida, la corrente del porto spinge improvvisamente la fiancata della barca contro uno dei pali portanti. Il legno vecchio e marcito del pilone non regge la pressione: cede con uno schianto secco, lacerante, e un grosso pezzo di corteccia inzuppata si stacca, piombando nell'acqua nera con un tonfo pesante e un gorgo di bolle. Il rumore, amplificato dall'eco sotto la palafitta, risuona come una campana a martello nel silenzio tombale della baia. Un istante dopo, proprio sopra i vostri elmi, il pavimento di assi della corderia scricchiola sotto il peso di scarponi pesanti. Il fascio di luce di una lanterna schermata fende la nebbia dall'alto, calando attraverso le fessure del legno e sfiorando il telo catramato sotto cui vi nascondete. Controlla sotto le palafitte! grida una voce ruvida in dialetto del porto, proveniente dall'interno del magazzino. Ho sentito qualcosa spaccarsi là sotto! Muoviti, prima che Brandon ci faccia tagliare la lingua a tutti per la disattenzione! Sentite il rumore di passi precipitosi che si dirigono proprio verso la vostra direzione... @ Tutti