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Dardan

Circolo degli Antichi
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  1. Rimanendo un attimo a guardare la porta dove Horglan è appena scappato via, mi gratto la nuca sotto il cappuccio, sentendomi un furetto un po' sciocco. Io suppongo che le mie parole da montanara siano state ruvide come la corteccia d'inverno, ma per come la vedo io, se qualcuno ha il fuoco dentro ma lo tiene coperto dalla cenere, ha solo bisogno di un buon colpo di vento per farlo divampare di nuovo. Annuisco con vigore quando nonna Shoomma mi raccomanda di tornare dopo il tramonto per il rito della spada e, soprattutto, di non mangiare cavoli. Non ho idea di cosa c'entrino i cavoli con la magia del popolo della pietra, ma la gente del mio clan sa che con i misticismi degli anziani non si scherza mica. Le regalo un ultimo cenno di saluto, guardando di sfuggita l'altro nano, Balin, che entra a darle il cambio, e poi varco di nuovo la soglia, reimmergendomi a bocca aperta nel fiume di colori e di caciara della fiera. Il sole è ancora alto, a metà del suo cammino nel cielo, e l'aria puzza di dolciumi, sudore e cavalli e mentre cammino ripenso al consiglio di Shoomma sulla locanda della Medusa Danzante , non ho la più pallida idea di cosa sia una medusa e mi sembra un nome strambo per un posto dove la gente va a bere e a riposare, ma se la fiera ha davvero attirato cacciatori e avventurieri da ogni dove, io suppongo che quello sia il nido giusto in cui andare a guardare. Cammino lungo il lastricato chiedendo indicazioni a tre o quattro mercanti di passaggio , interrompendo ogni volta i discorsi perché mi incanto a guardare un saltimbanco o un carretto pieno di panni colorati , finché non lascio alle mie spalle il baccano del mercato principale per addentrarmi nei vicoli della città fortificata. Il pesante portone di legno della Medusa Danzante cede sotto la spinta delle mie mani, e un'ondata di calore mi investe il viso facendomi arricciare il naso , l'aria qui dentro è spessa e grigia, satura del fumo pungente di decine di pipe di argilla e dell'odore forte di spezie bruciate e birra acida rovesciata sui tavoli. Sbatto le palpebre, sgranando i miei grandi occhi nocciola per abituarmi a questa penombra artificiale. La sala è enorme, molto più grande di qualunque baracca del clan Thibodeaux. È un labirinto di tavoli di legno scuro dove si accalca ogni genere di viandante , ci sono uomini con armature opache di fango, bizzarri tizi con mantelli sgargianti che sussurrano tra loro negli angoli, e persino cacciatori che ridono sguaiatamente lanciando dadi sull'asse di legno. Il frastuono delle risate, delle stoviglie che sbattono e di uno stravagante cittadino che pizzica le corde di uno strumento di legno in un angolo mi riempie le orecchie, ricordandomi la caciara dei nostri raduni del solstizio, solo che qui nessuno ha la faccia pulita delle mie montagne. Con la bocca leggermente dischiusa per la curiosità, ignoro gli sguardi di un paio di tizi che si girano a fissare lo spadone cerimoniale dello zio Bartholomew che mi svetta oltre la spalla destra. Avanzo a passi felpati, muovendomi con la grazia leggera dei miei stivali scamosciati in mezzo a quel baccano, finché dei miei piedi non si arrestano davanti a un lungo e massiccio bancone di quercia che taglia in due la stanza. Dietro il legno c'è un uomo corpulento con un grembiule di tela lordo di grasso, che pulisce i boccali con uno straccio che ha visto giorni migliori, muovendo le braccia muscolose con il ritmo stanco di chi fa questo lavoro da quando è sorto il sole. Mi arrampico su uno degli alti sgabelli di legno, lasciando che i piedi restino a penzoloni, e appoggio i palmi delle mani avvolte nelle fasce azzurre sul bancone, regalandogli un sorriso radioso, privo di ogni malizia. Salute a te, oste della Medusa esclamo, e la mia voce limpida dal ruvido accento del nord taglia il baccano circostante con totale spensieratezza. Io suppongo che questo sia il nido più rumoroso e colorato di tutto l'ammasso di pietra! La vecchia nonna delle fucine mi ha detto che qui dentro avrei trovato persone con le gambe pronte per i sentieri selvaggi e il cuore da guerriero, e io ci scommetto un faretto che tu conosci ognuna delle anime che siede a questi tavoli. Infilo le dita sotto la tunica marrone logora, apro il mio borsello di cuoio e faccio tintinnare le mie monete prima di tirarne fuori un paio d'argento, facendole scivolare sul legno lucido verso di lui come segno di rispetto. Non voglio il vostro distillato, perché ho una promessa da mantenere al tramonto e mi hanno raccomandato di tenere la pancia pulita , ma sono una ragazza onesta e non amo chiedere senza dare nulla in cambio. Versatemi pure un goccio d'acqua fresca di sorgente, se ne avete, e ditemi... c'è qualcuno in mezzo a tutta questa caciara che abbia voglia di mettersi in viaggio verso quel posto che chiamano il Dente di Pietra? La vecchia Shoomma mi ha consigliato di cercare qui attorno un compagno che conosca i rischi della via prima di rimettermi in cammino, e io suppongo che i vostri occhi abbiano già visto chi possiede lo spirito giusto per una simile impresa. Resto lì seduta sullo sgabello, inclinando la testa di lato con aria sognante mentre aspetto che l'uomo si decida a rispondermi, del tutto ignara degli sguardi incuriositi che la mia parlata e il mio spadone gigante stanno attirando dalle retrovie della locanda.
  2. Il vecchio Bror si immobilizza a metà del suo gesto, con il panno di lana per lucidare ancora stretto tra i polpastrelli callosi e lo sguardo scuro che si pianta dritto nei tuoi lineamenti d'argento. Le tue parole, spogliate dei ridondanti cerimoniali di corte per adattarsi alla ruda immediatezza del borgo, colpiscono la penombra della bottega con la precisione di un cuneo di ferro. La provocazione calcolata sulla "roba inutile" fa contrarre per un solo millesimo di secondo i muscoli massicci della sua mascella barbuta, ma il tintinnio pesante della scarsella che Lyra Thorne stringe al fianco agisce come un immediato stabilizzatore mercantile. Il nano emette un basso aspro grugnito che somiglia allo scricchiolio di una roccia spaccata, posando definitivamente il sestante d’ottone sul bancone di pino nodoso. Mappe elfiche? brontola Bror, raddrizzando la schiena tarchiata sullo sgabello e incrociando le braccia muscolari sul petto, se cerchi le pergamene tracciate dalle stirpi nobiliari dei boschi sei fuori strada, elfo. Nessun cartografo del tuo popolo viene a impegnare i segreti della sua gente nella bottega di un nano di Daggerford. E riguardo alle comunità nei dintorni... se escludi qualche cacciatore solitario che batte le piste selvagge lungo il fiume, non troverai villaggi o santuari dei tuoi simili nel raggio di molte miglia da queste mura. L'anziano commerciante sputa a terra con disprezzo rurale, ma le sue dita scure si allungano verso un massiccio baule di quercia rinforzato da bande di ferro, situato proprio sotto il livello del tavolo. Con uno strattone secco solleva il coperchio pesante, tirando fuori un rotolo di pergamena spessa, ingiallita dal tempo e protetta da una legatura di cuoio logorata dal grasso delle carovane. Lo srotola sul bancone con un colpo secco dei palmi, rivelando un tracciato rurale fitto, disegnato a inchiostro nero ormai sbiadito. Questa è roba utile per chi sa pagare... sussurra il nano, picchiettando l'indice nodoso sulla carta, è il diario di rotta della Via del Commercio. Indica con precisione geometrica l'intero asse stradale di questa parte della Costa della Spada: i guadi, i ponti, i villaggi rurali e le locande fortificate di sosta sia per la rotta che sale a nord verso Waterdeep, sia per quella che scende a sud verso Baldur's Gate. Se vi serve una carta per muovere i vostri carri fuori da queste mura senza finire dritti nel fango profondo o nelle gole dei bracconieri, questa è l'unica pergamena che ho qui dentro in questa stagione. Il prezzo è di cinque monete d'argento. Prendere o lasciare, forestiero. Lyra Thorne si sposta di sbieco, lanciandoti un'occhiata seria e profonda in attesa della tua scelta...
  3. Vivienne Larksong Vedo Kaerith tornare indietro verso di me dopo aver messo al sicuro la bambina, e la sua urgenza trova piena conferma nel peso che grava sulle mie spalle e nel fumo che continua a rendere l'aria irrespirabile. Stringo i denti sotto lo sforzo, bilanciando il corpo dell'anziana sulla schiena, mentre la mia mano destra stringe con forza l'impugnatura del martello da guerra e il braccio sinistro tiene lo scudo ben saldo. Sto arrivando, Kaerith! Restiamo unite, io porto questa donna oltre il varco!...rispondo con un sussurro strozzato dalla fatica, ma carico di determinazione. Avanzo passo dopo passo con andatura pesante ma decisa, puntando dritto verso l'apertura del cancelletto nascosto per affidare l'anziana alle cure dei primi cittadini già evacuati nel corridoio sicuro esterno. Una volta superato il varco, non ho intenzione di allontanarmi , faccio perno sulle gambe, volto lo scudo verso il cortile interno e mi posiziono come un baluardo proprio sulla soglia del cancello. Se quella pattuglia nemica dovesse superare le distrazioni e caricare la colonna, troverà me e il mio martello a sbarrare la strada...
  4. Il tintinnio pesante delle monete d’argento che scivolano nella borsa di cuoio di Lyra Thorne suggella la fine di una marcia forzata durata settimane, ma le tue parole, calme e venate di quella solenne onestà eladrin, ridefiniscono immediatamente il valore del vostro arrivo a Daggerford. Il vecchio speziale si immobilizza con la fiala bluastra ancora stretta tra le dita nodose, ascoltando il resoconto sulla tragica fine del vero corriere e sull'ombra della fiera dai grandi artigli che infesta i pini. I suoi occhi piccoli, ingranditi dalle lenti d'ottone, si posano su di te con un rispetto nuovo, rurale e profondo. Il bosco non perdona chi viaggia da solo... mormora il vecchio, scuotendo la testa con rassegnazione, ma il vostro senso dell'onore ha salvato molte vite nei quartieri bassi. Il disegno degli dei è strano, elfo. Se siete andati fuori rotta per portare questo rimedio, la città vi deve la sua gratitudine. Quando pronunci il nome dei cartografi, lo speziale sposta lo sguardo verso gli scaffali polverosi della bottega, lisciandosi la rada barba grigia con dita macchiate d'inchiostro. Mappe del distretto? Non troverete un vero cartografo entro le mura, Silyndor. Daggerford è un borgo di mercanti e soldati, e nessuno quassù spende oro per disegnare la terra. I rari tracciati commerciali delle carovaniere e i confini dei baroni sono custoditi gelosamente nel castello del Duca, dietro porte sbarrate. Ma se cercate un copista, se vi basta una vecchia pergamena che indichi i fiumi e i passi rocciosi delle valli meridionali, c'è un vecchio nano di nome Bror che gestisce una bottega di pegni e robivecchi vicino alla porta del fiume. A volte scambia vecchi diari di viaggio e carte logorate dai mercanti calati dal sud. Potreste tentare lì. Lyra stringe la scarsella di tela al fianco, annuendo alle parole dell'uomo, ma le sue dita libere cercano subito la tua mano sana, offrendoti una pressione calda e rassicurante. La giovane mercante ha percepito quel sottile, invisibile velo di frustrazione che grava sui tuoi pensieri crepuscolari. Nella penombra della bottega, mentre la piccola Alys rimane rannicchiata contro il tessuto del mantello, Lyra ti scruta con occhi cangianti colmi di una comprensione totale, onesta. Non ha bisogno di sentire i tuoi dubbi ad alta voce per sapere che il distacco dai piani superiori e l'assenza di nuovi segni da Sehanine Moonbow stanno mettendo a dura prova il tuo spirito... Il selciato bagnato di Daggerford risuona sotto i tuoi stivali mentre ti lasci alle spalle la bottega dello speziale, addentrandoti nel dedalo di vie secondarie che scendono verso la porta del fiume... Lyra Thorne cammina rasente al tuo fianco tenendo la borsa delle monete stretta contro la gonna, mentre le sue dita rimangono intrecciate alle tue per offrirti quella muta e costante rassicurazione rurale che tenta di lenire il peso dei tuoi dubbi interiori... la piccola Alys si muove nell'ombra dei vostri mantelli con passi felini, lo sguardo spaventato ma vigile che scansiona le lanterne a olio che i locandieri iniziano ad accendere lungo i muri di pietra... Superate l'incrocio della piazza del mercato coperto, dove gli ultimi pescivendoli stanno lavando i banchi di legno con secchi d'acqua di fiume, per poi imboccare una ripida discesa dove l'aria si fa più umida e satura dell'odore di saggina e cuoio vecchio... A ridosso della massiccia arcata di pietra della porta del fiume, dove il viavai di marinai e rudi scaricatori si fa più fitto, individuate finalmente l'insegna di ferro arrugginito indicata dal vecchio... un pesante cartello sagomato a forma di bilancia e di un boccale pende sghembo sopra una porta di quercia rinforzata da borchie quadrate, oltre la quale si palesa la bottega di pegni di Bror... Spingi il battente di legno che cede con un lamento aspro delle cerniere, facendo tintinnare una fila di vecchi sonagli di ferro appesi all'architrave... L'interno dell'edificio si palesa come un magazzino caotico, saturo di un profumo acre di polvere, olio di balena e metallo ossidato... pile disordinate di vecchie selle di cuoio scucite, casse di attrezzi da boscaiolo ricolme di ruggine, stoviglie di peltro ammaccate e diari di bordo logorati dall'umidità della costa si affastellano lungo le pareti fino a toccare le travi del soffitto basso... dietro un massiccio bancone di pino nodoso, seduto su uno sgabello di legno grezzo intento a lucidare l'impugnatura d'ottone di un vecchio sestante, si staglia la sagoma tarchiata di un anziano nano... la sua barba grigia, intrecciata in due rudi code raddrizzate con anelli di ferro, si muove al ritmo del suo respiro aspro, mentre le sue pupille scure vi scansionano con l'immediata diffidenza tipica dei commercianti di frontiera... Il nano posa lo strumento di metallo con un colpo secco sul legno, sollevando il mento verso la tua figura d'argento e la glaive salda in pugno... Se siete qui per impegnare quell'acciaio da guerra, siete arrivati tardi, viandanti... le lanterne si spengono tra pochi pollici di tempo... brontola il vecchio Bror, la voce profonda che reca in sé il rudo accento dei clan delle montagne, ma se state cercando cianfrusaglie o roba usata, date un'occhiata in giro e fate in fretta. Non accetto promesse e non faccio credito a nessuno... Lyra Thorne fa un passo avanti, stringendo la presa sulla borsa delle monete d'argento appena riscosse dallo speziale per far intendere al nano che la carovana possiede la liquidità necessaria per trattare sul campo...
  5. Fisso la lama sguainata dello spadone che riflette i bagliori rossi della forgia, e per un attimo mi sembra quasi di non respirare. Ho passato anni a lucidare quel metallo, a togliere la ruggine e la resina dei boschi, ma vederlo così, nudo e splendente tra le mani nodose dell'anziana Shoomma, mi fa battere il core forte come un tamburo di guerra. Ascolto la sua storia, una storia di secoli, di battaglie, di montagne e di un artigiano chiamato Durgeddin il Nero, e nella mia mente sognante quelle parole pesano come macigni lavici crollati da una cima. Quando la vecchia nana pronuncia il nome originale di questo ferro , Vergine Cruenta, sento un brivido freddo corrermi lungo i tendini delle braccia esili. Mio zio Bartholomew mi ha sempre detto che le grandi armi hanno un'anima profonda quanto le radici degli alberi antichi, ma io suppongo di non aver mai immaginato che la mia spada nascondesse lo spirito di un guerriero tanto valoroso del popolo della pietra. Poi, le sue parole si fanno dure, affilate come il ghiaccio del nord. Mi chiede se sono disposta a viaggiare fino al Dente di Pietra, a scendere nei recessi più bui di quella fortezza maledetta per riportare indietro le lame perdute e le iscrizioni di Durgeddin. E mi sfida, guardandomi dritta negli occhi neri, chiedendomi se preferisco andarmene sapendo nel mio cuore di non essere degna di portare questo peso sulla schiena. A quelle parole, la spensieratezza della ragazza dei boschi lascia il posto all'orgoglio indomito dei Thibodeaux. Raddrizzo la schiena sotto la mantella di piume, sollevando il mento e piantando i miei grandi occhi nocciola direttamente nei suoi, senza un briciolo di paura, radiosa di una determinazione fiera e sincera. Nonna Shoomma, la mia gente è ruvida come la corteccia dei pini e non ama i doveri dei re, ma non c'è un solo Thibodeaux che abbia mai rifiutato di onorare il ferro che porta o la memoria di chi è venuto prima...esclamo, e la mia voce limpida dal ruvido accento del nord risuona fiera nella fucina fumosa, interrompendo quel silenzio pesante...Mio zio Bartholomew mi ha consegnato questo spadone dicendomi che avrei dovuto proteggere i sentieri e farne buon uso nel mondo, e io ci scommetto un furetto che il destino non mi ha portata davanti al vostro portone spalancato per puro caso , se lo spirito di questa Vergine Cruenta sta dormendo e ha bisogno di un rito per risvegliarsi, io sono pronta a guardarla in faccia e a farmi giudicare. Non ho paura di non essere degna, perché il mio cuore è limpido come l'acqua dei ghiacciai superiori e la mia presa sul manico dello zio è solida. Faccio un passo ancora più vicino al bancone, allungando le mani avvolte nelle fasce azzurre fino a sfiorare la guardia dello spadone sguainato, accettando l'impresa con totale e spensierata fiducia... Vi do la mia parola di montanara: camminerò fino al Dente di Pietra e cercherò i segreti di Durgeddin nel buio profondo di quelle caverne. Se ci sono lame forgiate dal vostro capoclan che riposano nel fango, le riporterò quassù alla vostra forgia, una per una. Però, nonna... mi dovrete anche dire da che parte si deve camminare per arrivarci. Io conosco a menadito ogni singolo anfratto e sentiero ghiacciato delle mie cime del nord, ma in questo posto di pianura e di lastricati non so nemmeno dove guardare per trovare questo dente di roccia di cui parlate. Spiegatemi dove posare i piedi. Faccio una breve pausa, spostando i miei grandi occhi spalancati direttamente sul grosso nano dai capelli rossi, guardandolo con totale e spensierata simpatia, prima di tornare a rivolgermi alla vecchia matriarca con un sorriso radioso. E se dite che a vostro nipote Horglan manca il cuore del guerriero per compiere questa impresa, beh... per come la vedo io, il rimedio è molto facile , fatelo venire con me! Mio padre Gideon dice sempre che il coraggio non si impara restando seduti a guardare il fuoco del camino, ma si forgia affrontando il vento e la pioggia. Nel mio clan non lasciamo mai indietro nessuno che abbia bisogno di irrobustirsi i tendini. Lasciate che Horglan cammini al mio fianco , io suppongo che prima di arrivare a quel monte, a forza di marciare all'aria aperta e badare ai pericoli, il suo cuore ricomincerà a battere forte come il suo martello sull'incudine, e allora sarà lui a riportare a casa l'acciaio della vostra stirpe! Che ne dite? Facciamo questo rito e poi partiamo insieme? Lascio cadere la proposta nella stanza fumosa, del tutto ignara di aver detto qualcosa che potrebbe ferire l'orgoglio del nano o sconvolgere la vecchia , restando in attesa per vedere come reagiranno entrambi a questa mia bizzarra idea da pratica montanara.
  6. L'acciaio della tua glaive scivola via dal fango battuto mentre ti muovi a piedi verso l'ombra delle massicce mura di Daggerford, lasciando che le tue riflessioni interiori sulla fiala medica e sul mistero spietato della fiera dagli artigli giganti rimangano protette dal silenzio della tua mente. Kaelen incassa il tuo ringraziamento con un singolo, impercettibile cenno del viso affilato; la ranger tiefling si appoggia con la schiena grigia contro la sponda di legno del second carro vuoto, mentre il cinghiale Garm si accuccia tra le sue gambe, piantando le pupille ambrate sulla via per coprire le tue spalle ed iniziare la guardia perimetrale d'accordo con il vecchio Daran. Lyra Thorne raccoglie la balestra leggera e scende agilmente dal pianale anteriore, stringendo al petto la borsa di cuoio che custodisce la nota di consegna e la fiala medica dell'avamposto. Quando rivolgi la tua domanda in elfico verso l'interno del telone cerato, la piccola fanciulla della luna si rimpicciolisce d'istinto sotto lo strato pesante delle coperte, serrando le dita attorno al cervo di legno intagliato; i suoi occhi vitrei fissano i tuoi lineamenti d'argento e poi si spostano subito sul volto di Lyra, traducendo il seu totale rifiuto di separarsi dalla ragazza in un tremore silenzioso delle labbra... La giovane mercante ti scambia un'occhiata seria, carica di una muta comprensione rurale, e allunga una mano calda verso l'interno del telo per invitare la piccola a scendere... Alys scivola fuori dalla paglia con passi esili e aggraziati, nascondendo il viso tra le pieghe del mantello pulito di Lyra e stringendosi alla sua gonna come se il borgo affollato fuori dalle mura fosse più spaventoso della boscaglia selvaggia. Vi incamminate a piedi lungo le ultime duecento iarde di terra battuta, superando la fila lenta di carretti rionali e contadini che rientrano dai campi prima del tramonto... le porte di legno cerchiate di ferro di Daggerford si stagliano aperte davanti a voi, presidiate da tre guardie della milizia cittadina che indossano corazze di cuoio borchiato e tengono le picche appoggiate alle spalle, scansionando i passanti con lo sguardo piatto e annoiato di chi applica i dazi di frontiera... I tuoi sensi crepuscolari si ridestano al massimo della geometrica precisione di primo livello mentre calpestate il selciato dell'ingresso... l'aria del borgo ti investe all'istante, satura di odori a te estranei , il fumo denso dei camini di pietra, il sentore acido delle concerie vicine al fiume e il brusio costante di voci umane che mercanteggiano lungo la via principale... Daggerford si palesa davanti ai tuoi occhi come un dedalo caotico di taverne dai tetti di paglia e botteghe di boscaioli, dove la gente comune si muove senza curarsi degli enigmi dell'Alta Foresta... Mentre avanzate rasente ai muri di legno per non esporre Alys alla calca, la tua mente , ridestata in questo mondo mortale solo da un paio di mesi , si concentra sulla speranza concreta di poter rintracciare in città una mappa geografica della regione, un qualche disegno su pergamena che possa indicarti la via o un punto approssimativo per raggiungere Evereska, di cui hai solo sentito il nome. Ignori se quel santuario sia un segreto protetto o se i cartografi locali ne conoscano la rotta...puoi solo cercare informazioni... Lyra si arresta all'angolo di una stretta via secondaria, indicandoti un massiccio edificio in pietra da cui proviene l'odore pungente di erbe essiccate e linfa medica, sopra il cui architrave pende l'insegna logorata di uno speziale... Superate la soglia pesante di legno massiccio, facendo tintinnare una piccola campana di ferro che annuncia il vostro ingresso nella penombra della bottega. L'interno è saturo di un profumo denso di radici polverose, boccette d'olio e scaffali stracolmi di barattoli ingialliti. Dietro il bancone di quercia scura, intento a pestare delle foglie secche in un mortaio di pietra, si palesa la sagoma ricurva di un vecchio speziale umano , i cui occhi piccoli e cerchiati da spessi occhiali d'ottone vi scansionano con sospetto misto a sollievo. Lyra Thorne compie un passo avanti protettiva, estraendo dalla borsa di cuoio la nota commerciale logorata dall'umidità della foresta e poggiandola sul legno insieme alla fiala dal liquido bluastro. Il vecchio abbandona all'istante il pestello, afferrando il vetro con dita tremanti e sollevandolo contro la luce fioca della candela per verificarne i sigilli, mentre un lungo respiro aspro gli fende le labbra aride... Il corriere... gli dei siano lodati... mormora lo speziale, la voce ridotta a un grugnito rauco che tradisce l'estrema urgenza medica di quel rimedio vegetale, questo liquido è l'unico modo per frenare la febbre grigia che sta piegando i quartieri bassi del borgo...la firma sulla nota è autentica...siete giunti in tempo...ma come mai questo ritardo? l'uomo apre un piccolo cassetto nascosto sotto il bancone di quercia, tirando fuori un pesante sacchetto di tela grezza che tintinna vistosamente a causa del metallo stipato all'interno... conta con rude precisione le monete pattuite sulla sponda del tavolo, spingendo la borsa verso le mani calde di Lyra prima di riporre la preziosa fiala tra i suoi unguenti...
  7. Rimango immobile per qualche istante con il naso all'insù, con gli occhi sgranati a fissare quel disegno sbiadito sul portone spalancato , sfioro il legno vecchio con le dita avvolte nelle fasce azzurre, mentre la mia mente mette in fila i ricordi delle lunghe serate invernali passate a lucidare l'impugnatura dell'arma dello zio, accarezzando proprio quel piccolo blasone a forma di spada di fuoco....deve esserci un qualche strano misticismo della terra se i miei passi sbadati mi hanno portata dritta davanti allo stesso simbolo, proprio qui, in mezzo a tutta questa caciara di città. Il calore della stanza mi investe il viso non appena varco la soglia fumosa, mischiandosi all'odore acre del carbone e dell'acciaio scaldato. Sgattaiolo all'interno a passi felpati, del tutto incantata dal rimbombo ritmico del martello del grosso nano dai capelli rossi, un suono così potente che mi vibra fin dentro le ossa del petto. Mio padre Gideon dice sempre che il ferro capisce solo la forza e la pazienza, e quel tipo ci sa decisamente fare. La voce roca e potente della vecchia nana interrompe di colpo la mia contemplazione. Faccio un piccolo sobbalzo, sbattendo le palpebre e abbassando lo sguardo su quella sedia con le piccole rotelle. Ha il corpo curvo e gobbo come i vecchi rami di pino piegati dalla neve dei ghiacciai, ma quando incrocio i suoi occhi neri, vi leggo dentro la stessa lucida vitalità e la stessa severità di mia zia Martha. È una matriarca, si vede da come muove le mani e da come quel colosso di nano obbedisce ai suoi ordini senza fiatare. E nel mio clan, alle parole dei vecchi si porta sempre un rispetto sacro. Faccio un passo avanti verso il bancone, del tutto priva di malizia o di paura, regalandole uno dei miei sorrisi più limpidi e spensierati. Salute a voi, nonna delle fucine...esclamo, e la mia voce limpida dal ruvido accento del nord risuona chiara sopra lo scoppiettio della forgia...Mio zio Bartholomew mi ha sempre detto che quando una donna con l'argento nei capelli e il fuoco negli occhi comanda, una ragazza saggia fa bene a stare ad ascoltare e a non fare storie... Senza esitare un solo secondo, porto le mani dietro le spalle. Slaccio con mossa fluida la grossa tracolla di cuoio e sollevo il mastodontico fodero di legno massiccio, venato e pesante. Lo spadone è quasi più alto di me e grava sulle mie braccia, ma lo maneggio con la disinvoltura forgiata da anni di duro lavoro manuale sulle montagne. Ricordo il laccio di cuoio che la guardia alla porta mi ha stretto attorno all'impugnatura per non farmelo sguainare, così non estraggo la lama d'acciaio. Poggio invece l'intero fodero sul bancone pesante con delicatezza, facendo scorrere le dita fino al pomolo dell'elsa, proprio dove pende la singola piuma scura che mi ha legato lo zio come talismano beneaugurante. Con il pollice indico il piccolo blasone inciso nel metallo, mostrandolo alla vecchia nana. Questo ferro apparteneva a mio zio, il custode dei passi montani del nord...spiego, sporgendo il collo con ingenua curiosità per studiare la reazione sul suo volto rugoso....ha inciso sopra lo stesso identico disegno di spada fiammeggiante che avete dipinto sul vostro portone , io non ne so nulla di città e di blasoni, ma ci scommetto un furetto che questo acciaio ha una storia molto più lunga dei miei diciassette anni. Guardatelo pure finché volete... Resto lì, appoggiata con i palmi delle mani al bancone di legno, con la bocca leggermente dischiusa e lo sguardo fisso sulla vecchia , del tutto impaziente di scoprire cosa sappia di quella lama che porto sulla schiena...
  8. Dardan ha risposto a Dardan a un discussione TdS in Sword and Sorcery
    Conoscenza Arcana , Conoscenza Piani
  9. Rimango lì a battere le palpebre per qualche istante, guardando lo gnomo che fa cadere le sue carte d'avorio e si congeda in tutta fretta. Sto ancora pensando a quanto siano goffi questi cittadini persino a tenere in mano dei pezzi di carta, quando la terra sembra quasi tremare sotto i miei stivali scamosciati. Un crepitio di scintille, la faccia del piccolo mago che diventa tutt'a un tratto inebetita e, subito dopo, una voce che sembra il rombo di un tuono estivo proprio sopra le mie spalle mi fa fare un balzo che quasi mi porta a sbattere contro un banco di dolciumi. Mi volto di scatto, con la bocca spalancata e il cuore che batte forte, non per la paura, ma per la pura sorpresa di quel misticismo improvviso. Davanti a me c'è un uomo biondo cenere che sembra uscito da una delle leggende più cupe dello zio Bartholomew: abiti eccentrici ricoperti di scaglie lucide come quelle di un rettile mostruoso e lo sguardo di chi non ha mai sorriso in tutta la sua vita. Osservo le sue mani, notando il laccio di cuoio che gli stringe le dita proprio come la legge di questo posto impone per le armi e gli incantesimi, e per un attimo mi domando se tutti i cittadini abbiano l'abitudine di legarsi i pezzi del corpo pur di vivere insieme. Poi, con un sonoro rumore sulla pietra del lastricato, il mio borsello di cuoio ricade proprio tra i miei piedi. Abbasso lo sguardo, confusa, e solo in quel momento realizzo quello che è appena successo. Mi tocco il fianco con le mani avvolte nelle fasce azzurre, scoprendo che la tasca della tunica è plumb vuota. Quell'ometto grigio mi aveva ripulito le tasche mentre raccoglieva le sue carte colorate, e io, con la testa persa tra le nuvole del mercato, non me n'ero accorta minimamente! Mi sento un furetto sciocco, una cucciola distratta che si è fatta distrarre dal luccichio di un falò. Mi chino a raccogliere il borsello, stringendolo al petto, mentre lo gnomo sparisce tra la folla e l'arcanista biondo si volta per andarsene, sputando parole dure come pietre di fiume. Dice di tornarmene tra i miei monti, tra i miei lupi e le mie alci, perché la città nasconde bestie peggiori dei mostri dei boschi. Dice che non lo ha fatto per me. Ma la gente del clan Thibodeaux non lascia mai un debito scoperto, e un avvertimento sincero per quanto ruvido merita sempre un ringraziamento , faccio due passi rapidi in avanti per non perderlo nella calca, parlando a voce alta per farmi sentire sopra il baccano dei venditori ambulanti. Ehi, uomo con le scaglie di rettile!...esclamo, con la mia parlata lenta e l'accento ruvido del nord che taglia l'aria della fiera...Mio padre Gideon dice sempre che non importa se raccogli una mela caduta perché hai fame o solo perché odi vederla marcire a terra, l'albero ti è grato comunque! Io suppongo di essere stata una sciocca con la testa tra le nuvole, ma le tue scintille hanno salvato l'argento della mia famiglia, e questo per me vale molto di più delle tue parole da temporale. Lo guardo sparire tra la folla, mentre le sue parole sull'oscurità di questo posto mi rimangono impresse nella mente. Abbasso lo sguardo sulla fiera. Per un momento, i colori dei tendaggi e il profumo delle focacce al miele sembrano meno luminosi, macchiati dalla consapevolezza che qui gli uomini usano la destrezza delle dita per rubarsi il pane a vicenda invece di aiutarsi... Ma la spensieratezza dei Thibodeaux non è un ramoscello che si spezza al primo soffio di vento. Stringo la tracolla di cuoio del mio spadone, raddrizzando le spalle sotto la mantella di piume. Lo zio mi ha mandata a scoprire il mondo, e non sarà certo un piccolo imbroglione grigio a farmi scappare di nuovo verso i ghiacciai superiori prima ancora di aver visto cosa c'è oltre queste mura bianche. Anzi, ora la mia curiosità è ancora più grande: se questo posto nasconde bestie peggiori di lupi e orsi, allora significa che dovrò tenere gli occhi un po' più aperti e la mano vicina al ferro dello zio, legaccio o non legaccio. Apro il borsello per controllare che le mie monete d'oro e d'argento siano tutte al loro posto, rassicurata dal loro tintinnio rurale. Ho ancora settanta monete che pesano sul fianco e un intero mercato da esplorare. Mi rimetto a camminare, muovendomi con un pizzico di attenzione in più tra i carri e la folla, ma lasciando che lo sguardo torni a farsi rapire dalle merci stravaganti. Cammino lentamente tra i banchi, lasciando che la spiacevole sensazione del borseggio scivoli via come l'acqua piovana sulle piume della mia mantella. Questa città sarà anche pieno di insidie, ma io suppongo che ci sia ancora troppa bellezza da scoprire per starsene con il muso lungo. I miei stivali scamosciati mi portano prima verso la bancarella dei vetri colorati , mi fermo lì davanti a bocca aperta, incantata da come quelle boccette e quelle lastre sottili riescano a intrappolare la luce del sole, spaccandola in frammenti azzurri, rossi e verdi che sembrano gemme di ghiaccio lavico. Ne sfioro una con le dita avvolte nelle fasce, chiedendomi se in città usino queste magie trasparenti per bere il distillato o solo per abbellire le finestre delle case. Poi, un profumo selvaggio e familiare attira la mia curiosità di montanara verso una bancarella decisamente insolita, dove un mercante espone delle enormi piume di aquila gigante. Mi avvicino stiracchiando il collo, con gli occhi nocciola spalancati per la sorpresa. Guardo le piume scure cucite sulla mia mantella e poi guardo quelle: sono monumentali, larghe quanto la lama del mio spadone! Mi viene subito da pensare allo zio Bartholomew e a come gli brillerebbero gli occhi se potesse vederle...chissà da quale nido sperduto tra le vette più impervie provengono, o se appartengono a qualche rapace mitico benedetto da Ehlonna. Infine, quasi per istinto, i miei passi si arrestano davanti a un banco pesante, carico di armi di ottima fattura. Non guardo le spade corte o i pugnali da cittadini, ma i grandi ferri da battaglia. Mi metto a osservare le asce bipenni e i grandi spadoni d'acciaio lucido esposti, confrontandoli mentalmente con l'arma che porto ancorata sulla schiena, stringendo per un riflesso protettivo la tracolla di cuoio ed penso a mio padre Gideon e ai miei fratelli Caleb e Silas, a quanto riderebbero nel vedere queste lame cittadine così lucide e senza neanche un graffio , e mi scappa un sorriso sincero mentre allungo il collo per spiare come sono fatti i pomoli delle spade degli uomini del sud.
  10. Dardan ha risposto a Dardan a un discussione TdS in Sword and Sorcery
    Si è di taglia media , ma al momento non può essere afferrato , sbilanciato o subire altre azioni del genere . Postate tranquillamente .
  11. Rimango un attimo a bocca aperta a guardare la guardia che mi ride in faccia con i suoi denti marci, ma prima che io possa rispondergli che mio padre Gideon dice sempre che le risate allungano la vita, l'uomo mi ha già spinta avanti. Sento il peso dello spadone dello zio Bartholomew sulla schiena, stretto e impacciato da quel legaccio di cuoio cittadino che mi hanno messo attorno al fodero di legno ferreo. Mi sembra una regola che vale meno del fumo di un camino spento, ma per come la vedo io, se serve a non far agitare questi uomini di pietra con le armature strette, posso anche tenermelo. Farsi solo tre passi oltre la grande porta e la testa mi inizia a girare per la troppa caciara. C’è più movimento qui che nel bosco profondo quando i lupi si contendono una cerva! Sbatto le palpebre, con gli occhi sgranati e la bocca leggermente dischiusa, del tutto rapita dai tendaggi multicolori, dal profumo dolce delle focacce al miele che solletica il mio naso da montanara e dai trampolieri che camminano alti come giovani pini. Sono così del tutto distratta a fissare un mangiafuoco, cercando di capire se stia usando la resina o qualche strano misticismo cittadino, che le mie orecchie non sentono il rumore dei passi che si avvicinano... CRACK. Ooh!...esclamo, facendo un balzo all'indietro con grazia, mentre un bizzarro ometto grigiastro, piccolo quasi come i cuccioli del mio clan, rotola sul lastricato proprio davanti ai miei piedi. lo guardo rialzarsi tutto sgangherato, stringendosi il braccio e urlando contro di me...quando sento il sonoro rumore del suo banco di legno spaccato, il mio cuore si stringe per il dispiacere...mio zio mi ha insegnato a rispettare il lavoro di chiunque, e vedere gli attrezzi di questo piccoletto ridotti in pezzi mi fa sentire proprio in colpa, anche se io suppongo di averlo urtato solo perché avevo gli occhi persi a guardare altrove. Mi inclino in avanti, abbassando il busto e portando le mani avvolte nelle fasce azzurre verso le ginocchia per guardarlo dritto in faccia, studiando la sua bizzarra pelle grigia con sincera e ingenua curiosità. Oh, per tutti i furetti della foresta, mi dispiace un sacco, piccolo uomo!...esclamo, la mia voce limpida dal ruvido accento del nord che risuona genuina e senza un briciolo di malizia...Mio fratello Caleb dice sempre che chi cammina guardando le cime degli alberi finisce sempre per calpestare i nidi a terra...non volevo spaccare il tuo vassoio di legno, davvero. Lo ascolto mentre si proclama un potente mago, parlando di carte, futuro, destini e scommesse bizzarre. Non ho mai visto un mazzo di carte in tutta la mia vita sulle montagne; la mia gente si sfida a chi solleva i ceppi di quercia più pesanti o a chi beve più distillato della notte senza cadere dalla panca, non con questi pezzetti di carta colorata...non ho mai visto un mazzo di carte in tutta la mia vita sulle montagne e, a essere sincera, tutte quelle parole e quei numeri bizzarri mi scivolano addosso senza che io ci capisca un granché , ma la sua parlantina è così fluida e convincente che mi sembra un tipo bizzarro ma amichevole...eppure, l'onestà dei Thibodeaux viene prima di tutto... Un mago, dici? Beh, per come la vedo io, hai un aspetto davvero stravagante per comandare i misticismi della terra!...gli rispondo regalandogli un sorriso radioso e amichevole, del tutto ignara del fatto che stia cercando di imbrogliarmi...io non ne so nulla di carte e di fortune, e l'argento nel mio borsello preferisco tenerlo per comprare del cibo vero prima di rimettermi in viaggio , ma sono una ragazza onesta, e visto che il tuo banco si è preso un brutto spintone per colpa della mia sbadataggine, non mi sembra giusto andarmene senza rimediare... Mi raddrizzo, infilo le dita sotto la tunica marrone logora e apro il mio borsello di cuoio, tirando fuori una singola, lucente moneta d'argento, mostrandogliela sul palmo della mano con assoluta trasparenza. Non voglio scommettere sul mio destino, piccolo mago, perché mi piace essere libera come il vento che soffia sui ghiacciai e decidere da sola dove posare i piedi. Ma ecco, prendi questa moneta d'argento. Spero che ti basti per comprare dello spago robusto o della resina di pino per rimediare al crack del tuo legno. E se il tuo braccio fa ancora male, posso mostrarti come ci prendiamo cura dei tagli noi montanari, ci scommetto che tornerà solido come prima in un attimo!
  12. Kaelen accoglie le tue parole solenni rimanendo immobile nella penombra del telone, con la luce cinerea delle stelle di Ches che taglia il suo profilo affilato... le tue riflessioni interiori sulla vicinanza delle vostre stirpi esiliate risuonano nel silenzio del campo con un'intensità geometrica, svelando la rotta finale della carovana verso il rifugio segreto... La tiefling ascolta il nome di Evereska e i tuoi dubbi sull'antico Mythal protettivo senza mutare l'espressione piatta delle sue labbra... aggrotta la fronte per un solo istante, e le sue pupille ambrate si stringono mentre tenta inutilmente di ricollegare quel termine elfico a una qualsiasi rotta commerciale o mappa a lei nota, confermando come per una ranger rurale di frontiera quel santuario nascosto sia un mistero totale, del tutto estraneo alle dicerie delle locande... La ragazza fa un profondo respiro freddo, tenendo la voce roca ridotta a un soffio teso per non risvegliare la bambina, affrontando le tue dichiarazioni con la cruda onestà della boscaglia... Evereska? Non ho mai sentito nominare questo posto, Silyndor, e i cacciatori di Loudwater non parlano di città elfiche nascoste... sussurra Kaelen in lingua comune, scuotendo lentamente la testa, ma hai ragione sul sangue che mi porto dentro. Se la magia delle vostre torri è forte come dici, non serve un incantesimo per sapere che le barriere elfiche respingerebbero la mia carne prima ancora di farmi avvicinare. Il sangue infernale non si ripulisce con l'acqua dei fiumi. La ranger rinfodera interamente il lungo coltello da caccia, stringendo le dita attorno al manico di ferro e offrendoti una rassicurazione militare che non concede spazio a debolezze... Ma non sono una fanciulla da proteggere, elfo, e non mi serve entrare nei vostri santuari per dormire la notte. Svolgo il mio lavoro, incasso la mia paga e so badare alla mia pelle meglio di chiunque altro. Se la tua parola d'onore garantisce che la mia quota verrà pagata finché viaggeremo lungo i sentieri e che non sarò lasciata indietro davanti al pericolo, a me basta. Vi condurrò lungo le rotte occidentali e vi scorterò finché la mia presenza sarà utile. Poi, una volta intascato il dovuto, io e Garm torneremo indietro. Il rischio fa parte del prezzo. Dal sedile anteriore del carro, Lyra Thorne solleva lo sguardo serio verso di te nella penombra... la giovane mercante ha ascoltato ogni singolo d'ettaglio del tuo patto militare con la guida; le sue dita stringono la coperta pesante attorno ad Alys, ma le sue labbra si contraggono in un cenno fiero, accettando con totale dedizione la complessità e i perigli di questa rotta che hai appena tracciato per la sua colonna... Il patto tra la tua lancia e il ferro della tiefling è suggellato, e la prima parte della notte comincia a scorrere nel silenzio della boscaglia di transizione... Le ore buie si protraggono in un'immobilità assoluta, gelida, interamente dominata dalla sorveglianza perimetrale... rimani all'imbocco dell'accampamento per coprire i turni di guardia con la lancia bilanciata nella mano sana, scansionando la penombra degli arbusti mentre il vecchio Daran e Kaelen si danno il cambio per vigilare sulle lenze di canapa... i piccoli campanelli d'ottone non emettono un solo rintocco nel vento freddo del nord e il cinghiale Garm mantiene la guardia bassa in totale tranquillità, confermando che questo settore a nord di Secomber è temporaneamente libero da inseguitori o minacce immediate... Le stelle iniziano infine a sbiadire una a una nel cielo terso, lasciando spazio alle prime, deboli luci del mattino successivo... Il fango gelato della radura scricchiola sotto gli stivali pesanti di Daran, che si ridesta sul retro del secondo mezzo per controllare i morsi e i finimenti dei cavalli prima che il freddo irrigidisca le giunture degli animali... la colonna si risveglia immersa in una totale, paranoica lucidità di frontiera; Lyra si sposta di lato sulla cassetta anteriore, e la piccola Alys riapre gli occhi nella penombra del telo cerato, interamente protetta dal calore dei tessuti... l'accampamento notturno è concluso, la pista avanti è libera e sgombra nella luce dell'alba, e l'inizio del nuovo giorno vede la carovana rimettersi in movimento nel fango gelato della boscaglia di transizione, lasciandosi alle spalle quell'area isolata situata geograficamente a nord di Secomber... Le due settimane successive di marcia forzata si susseguono in un silenzio ritmico, estenuante, interamente dominato dalle leggi pure e severe della frontiera aperta... per evitare le guarnigioni e le rotte commerciali ordinarie che scendono verso Secomber, la colonna taglia dritta verso sud-ovest lungo las pianure selvagge che costeggiano il corso del fiume Delimbiyr, aggirando completamente l'abitato da settentrione per non attirare l'attenzione delle pattuglie... cammini a piedi per giorni interi tenendo il passo regolare dei tiri, con la guardia alta e la glaive salda in pugno, scansionando la linea dell'orizzonte mentre la vegetazione rada cede il passo a una distesa regolare di colline bagnate dal corso dell'acqua e piste di terra battuta sferzate dal vento freddo di Ches... La determinazione della scorta e la ruda competenza di Kaelen pagano i loro frutti: i due carri vuoti attraversano l'intero distretto rurale senza intoppi, lasciandosi alle spalle l'ombra della foresta selvaggia senza incontrare ostacoli o minacce reali... al sicuro sotto il telone cerato del carro principale, la piccola Alys trascorre le giornate avvolta nel calore delle coperte di lana, trovando nella presenza costante di Lyra Thorne e nella protezione geometrica della tua lancia d'argento la forza per superare il lutto del suo clan... la bambina elfa non delira più; accetta il cibo con silenziosa docilità, offrendo alla giovane mercante una fiducia profonda che cementa il legame intimo nato tra i mezzi... Nel tardo pomeriggio del quattordicesimo giorno di viaggio, la carovana compie l'ultima svolta della via battuta, e le massicce mura di pietra e legno di Daggerford si palesano finalmente oltre l'ansa del fiume... I due carri vuoti si arrestano in uno spiazzo asciutto a meno di duecento iarde dai cancelli perimetrali, dove il traffico di contadini e viandanti rionali si fa più fitto... Kaelen pianta gli zoccoli del cinghiale Garm nella terra battuta e si ferma a piedi accanto alla tua ruota anteriore, mantenendo la mano grigia vicina all'impugnatura del lungo coltello da caccia... le pupille ambrate della tiefling scansionano le torri di guardia della città, e il suo viso affilato mostra la solita fredda e distaccata fermezza del mercenario rurale... I cancelli di Daggerford sono avanti a noi, Silyndor... sussurra la ranger di frontiera, tenendo la voce roca ridotta a un soffio aspro per non farsi sentire dai passanti, le piste a nord di Secomber sono ormai lontane e abbiamo aggirato le pattuglie della valle senza lasciare tracce. Io e Garm terremo gli occhi aperti sul perimetro dei carri mentre sbrigate i vostri affari con la nota di consegna e la fiala all'interno delle mura. Mettiamo i mezzi al sicuro nelle stalle esterne prima che l'oscurità si allunghi sul fiume...e forse troverai qualche informazione sulla tua città elfica... La ragazza rimane in posizione di guardia accanto alle stanghe, mantenendo fede al prolungamento del suo contratto commerciale e confermando che la sua lama e l'istinto del cinghiale rimarranno a protezione della colonna anche durante questa sosta civile... dal sedile di guida, Lyra Thorne frena i cavalli anteriori e recupera dai bagagli personali la nota di consegna commerciale e la fiala , guardandoti con un'espressione fiera e seria,,,
  13. @ Presentazione Le dita mi si stringono attorno alle fasce azzurre che avvolgono i miei palmi, quasi a voler cercare il contatto familiare con quel tessuto che odora ancora di muschio e del vento del nord della mia casa. Cammino a passi lenti, quasi esitanti, muovendomi con la grazia scattante e silenziosa che mio zio mi ha insegnato per non spezzare i rami secchi nel sottobosco. O meglio, mi muoverei così se la mia testa non fosse completamente altrove. Ho la bocca leggermente dischiusa e i miei grandi occhi nocciola spalancati, persi in una meraviglia così assoluta da lasciarmi del tutto scoperta di fronte a ciò che mi circonda. Per giorni ho girovagato da sola tra montagne incontaminate e fitte foreste di aghifoglie, ma questo... questo bizzarro ammasso di pietra e carne mi sta mandando totalmente in confusione. Fisso il lastricato sotto i miei piedi, affascinata da come gli uomini siano riusciti a tagliare la roccia in forme così geometriche e innaturali; poi il mio sguardo si perde verso le merci trasportate dai carri, distratta dalla varietà di colori accesi delle stoffe dei mercanti, tinte così vive che tra le mie vette semplicemente non esistono. Sento i frammenti di discorso sulla "fiera", sulle prelibatezze e sulle stranezze che vi si trovano, e nella mia mente spensierata quelle parole risuonano come le vecchie storie di spiriti che il mio clan raccontava la sera davanti al fuoco. Una fiera. Una festa gigante. La mia anima montanara, abituata ai rari ma rumorosi raduni del clan Thibodeaux dove si balla fino all'alba, si risveglia con un sussulto di pura eccitazione. Voglio vedere. Voglio scoprire tutto. Ma la folla inizia ad accalcarsi in prossimità della porta cittadina e lo shock della realtà mi piomba addosso sotto forma di quattro uomini in armatura rigida. Guardie. Li osservo incuriosita, studiando il modo in cui il sole si riflette sul metallo delle loro corazze pulite, pensando a quanto debbano essere goffi e rumorosi nel fitto di un vero bosco. La discussione poco più avanti tra i soldati e quel grosso cacciatore mezz'orco mi ridesta parzialmente dal mio stato di trance sognante. Vedo la sua grossa ascia da caccia venire avvolta nel sacco di pelle e bloccata con quel laccio di cuoio. Sento le parole delle guardie ed esamino me stessa. Sotto la mia tunica marrone, logora e rattoppata più volte sulle cosce con tendini di preda, il mio giaco di maglia perfetto è completamente invisibile. Il mio arco corto da caccia è saldamente ancorato di lato allo zaino, accanto alla mia unica faretra con le venti frecce. Ma poi c'è lei. La colossale spada a due mani che mi svetta oltre la spalla destra, racchiusa nel mastodontico fodero di legno massiccio, venato e pesante che mi ha donato mio zio. Una lama del genere non si può nascondere. È l'arma cerimoniale della mia gente, uno strumento nato per abbattere i tronchi e difendere i confini del clan. La piuma scura che pende dal pomolo dell'elsa oscilla pigramente nel vento, quasi a ricordarmi il mio addestramento e la mia devozione ai sentieri selvaggi nel nome di Ehlonna. So che se dovesse scoppiare una rissa là dentro, quel legaccio mi richiederà un'intera azione di movimento solo per liberare l'acciaio, ma il mio istinto mi dice di essere paziente. Dopotutto, non ho intenzione di fare del male a nessuno; voglio solo curiosare tra le bancarelle a bocca aperta e assecondare la mia curiosità. Quando la fila avanza e tocca finalmente a me farmi ispezionare per accedere a questa nuova e strana realtà, faccio un piccolo passo avanti. Immagino che il contrasto sia quasi comico per loro , una ragazza dall'aspetto minuto, con le braccia apparentemente esili e un'aria del tutto innocente e spaesata, che trasporta sulla schiena un'arma monumentale adatta a un veterano del doppio della sua stazza. Sollevo lo sguardo verso la guardia più vicina, regalandole un sorriso limpido e radioso privo di qualsiasi malizia o diplomazia cittadina... Salute a voi, uomini della città di pietra...esclamo, con la mia voce limpida che porta ancora l'accento ruvido delle comunità del nord...la mia gente non usa legare il ferro quando entra in un villaggio, ma non sono venuta qui per cercare il sangue...se la legge di questo strano posto dice che la spada dello zio deve riposare legata nel suo fodero, mostratemi pure come stringere questo laccio. Voglio solo vedere i colori di questa fiera di cui tutti parlano... Mentre parlo, faccio scivolare leggermente la tracolla di cuoio sul petto e inclino il busto in avanti per permettere alla guardia di raggiungere più facilmente l'impugnatura e il fodero di legno dello spadone, offrendo la mia preziosa arma per l'ispezione con totale e spensierata fiducia, pronta a farmi legare la lama pur di varcare quella grande porta e scoprire cosa si nasconde tra gli uomini.
  14. L'acciaio della tua glaive scivola finalmente nel fango asciutto della radura esterna mentre dai l'ordine militare, e un moto di pragmatica efficienza rurale si attiva immediatamente lungo il perimetro del campo... Kaelen risponde al tuo assenso con un secco cenno del mento, recuperando rami secchi di ginepro e sterpaglia dai primi cespugli bassi... in pochi minuti, le scintille battute dalla sua pietra focaia accendono un piccolo fuoco protetto tra tre grandi massi di pietra calcinata, sollevando una fiammata calda, pulita, che non produce fumo scuro nel cielo terso e stellato di Ches... Il vecchio Daran impreca sottovoce per il gelo della sera ma esegue le tue precise disposizioni difensive di primo livello, srotolando le vecchie lenze di canapa dalle casse degli attrezzi e tendendole a ridosso delle macchie di arbusti rionali, fissandovi i piccoli campanelli d'ottone usati per le segnalazioni dei carri... il cinghiale Garm si accuccia a quattro zampe proprio al centro di quella linea invisibile, sbuffando vapore bianco dalle narici scure in assetto di totale e vigile custodia perimetrale... Ti allontani dall'acciaio delle ruote e ti avvicini alla sponda del carro principale ..il telone cerato del carro vuoto si muove leggermente nel silenzio dell'accampamento serale, mentre le prime stelle della notte iniziano a brillare nel cielo limpido di Ches... la piccola elfa della luna stringe il cervo di legno intagliato con forza contro la tunica, sollevando le pupille vitree verso la tua figura d'argento in risposta alle tue domande in lingua madre... il calore del piccolo falò, protetto tra i massi per non sollevare fumo scuro nella boscaglia esterna, le restituisce un barlume di stabilità fisica, allontanando l'ultimo brivido di febbre dalle sue spalle esili... mastica lentamente l'ultimo pezzo di galletta offerto da Lyra Thorne, poi allenta parzialmente la presa sul giocattolo di legno e scuote la testa con una timida docilità infantile... Sto un po' meglio, Silyndor... sussurra Alys in elfico, la voce che ritrova una timida ma limpida lucidità infantile mentre osserva lo spazio esterno , ho solo... ho ancora tanto freddo alle mani. Dove siamo adesso? Lyra Thorne ti scambia un'occhiata seria, profonda, mentre versa un goccio d'acqua limpida nella tazza di legno per porgerla alla bambina... la mezzelfa accarezza i capelli argentei di Alys per rassicurarla, ma il suo sguardo cangiante rimane piantato sul tuo viso, leggendovi l'ombra pesante di tutti i tuoi interrogativi e la complessità di questa marcia di frontiera... la presenza di quei custodi vestiti di verde e l'isolamento della piccola rimangono nodi insoluti che pesano sulla responsabilità della carovana... Poco più avanti lungo il perimetro del campo, le lenze di canapa tese rasente ai cespugli bassi sorvegliano l'oscurità con i loro piccoli campanelli d'ottone immobili nel vento freddo... il vecchio Daran mantiene la presa sulla sua balestra leggera per il primo turno di guardia visiva dal secondo carro vuoto, mentre accanto ai mozzi delle ruote posteriori il cinghiale Garm si accuccia a quattro zampe in totale tranquillità, sbuffando vapore bianco dalle narici scure in assetto di vigile custodia... Kaelen, rimasta finora in silenzio sui talloni poco distante dalla fiamma, si alza a passi leggeri e si avvicina alla ruota anteriore del mezzo principale... la tiefling osserva il profilo di Lyra che si adagia accanto alla piccola sotto i teli, poi sposta le pupille ambrate direttamente verso di te, rompendo il silenzio con il suo tono piatto e professionale... Il mio contratto per guidarvi attraverso i sentieri della foresta si esaurisce con questa notte, elfo... sussurra la ranger di frontiera, tenendo la voce roca ridotta a un soffio teso che non si propaga oltre i massi del falò, il fitto della foresta è ormai alle nostre spalle e la via avanti comincia a farsi più battuta e regolare , ma raccogliendo quella piccola fuggiasca avete attirato un'ombra pericolosa su questi carri, e la tua sola lancia non basterà a fare da scudo se qualcuno dovesse rimettersi sulle sue tracce . Se le vostre monete d'argento possono coprire il ferro delle mie lame per altre miglia, sono pronta a continuare a camminare al vostro fianco e a tenere gli occhi aperti lungo le piste della valle finché non avrete raggiunto la vostra meta...e per sapere dov'è siete diretti? La ragazza arretra di un passo appoggiando la schiena contro il legno della sponda, attendendo la tua risposta con la fredda fermezza del mercenario che offre i suoi servigi sul campo...
  15. Le tue parole risuonano nella quiete della radura con la solenne e protettiva fermezza della tua stirpe, offrendo a Lyra Thorne l'unica risposta onesta in grado di scacciare l'asprezza di quel mattino di Ches... la giovane mercante rurale ascolta il nome antico di Evereska e la tua promessa di scorta con un profondo, silenzioso sospiro di sollievo... le sue pupille cangianti brillano di una gratitudine autentica che supera di gran lunga la semplice riconoscenza commerciale, confermando come la fiducia reciproca nata tra i teloni stia cementando un legame indissolubile in questa terra di nessuno... fa un lento cenno d'assenso con il capo, stringendo la galletta di pane prima di risalire sul carro anteriore per vegliare sul sonno calmo di Alys, finalmente rassicurata dalla tua linea di condotta... Ti volti verso l'avanguardia della colonna segnalando al vecchio Daran e a Kaelen la ripresa immediata del viaggio prima che il pomeriggio avanzi ulteriormente... Lo schiocco leggero delle redini fende l'aria e i due carri vuoti si rimettono in movimento lungo il sentiero di fango, macinando miglia per le successive tre ore in un silenzio ritmico e vigile... cammini a piedi tenendo la glaive bilanciata nella mano sana, scansionando i pini secolari che stringono la carreggiata mentre la nebbia del mattino si dissolve del tutto sotto i colpi di un vento freddo che spazza le fronde alte... al sicuro sotto il telo cerato, la piccola Alys si ridesta parzialmente accettando un sorso d'acqua da Lyra; la bambina elfa non delira più, ma osserva il movimento della boscaglia viva con una calma gelida, trovando nella tua costante vicinanza l'unico ancoraggio materiale della sua sopravvivenza... Verso il tramonto, proprio mentre il disco pallido del sole si appresta a nascondersi dietro la linea terminale delle piante, la pista da taglio abbandonata compie un'ampia svolta verso occidente e si allarga sensibilmente, interrompendo la claustrofobia della gola... Kaelen si arresta a meno di dieci metri dalle stanghe di testa, sollevando la mano grigia per indicarti l'orizzonte libero oltre l'ultima barriera di rovi... Attraverso i rami diradati dei pini giganti, la foresta si apre bruscamente, rivelando il termine dei territori interni della gola d'ombra... davanti ai cavalli si palesa una vasta distesa di colline ondulate e brughiere d'erba secca che sfumano verso le rotte commerciali esterne della valle... la pista si immette in una carovaniera rurale più ampia e regolare, priva dei blocchi di tronchi e delle insidie del bosco selvaggio... il vecchio Daran frena i tiri all'imbocco dello spiazzo erboso che costeggia il primo declivio collinare asciutto, mentre le prime stelle della sera iniziano a brillare nel cielo limpido... La ranger rinfodera il lungo coltello da caccia e cammina a passi leggeri verso di te, indicando il terreno pulito ideale per la sosta notturna menzionata nelle tue intenzioni... Siamo fuori dal fitto dell'Alta Foresta, Silyndor... sussurra la tiefling, la voce roca che mantiene la ruda precisione della frontiera, quella avanti è la via che scende verso le piste battute della valle. La terra qui intorno è asciutta e sicura, lontana dalle faide interne del bosco. Daran sta già allentando i finimenti per far riposare le bestie, ma l'aria diventerà gelida nel giro di un'ora. Possiamo piantare un vero campo all'aperto stasera. Vuoi che accendiamo un braciere caldo per Lyra e la bambina, o preferisci mantenere il perimetro al buio prima che l'oscurità sia totale? La ragazza arretra di un passo lasciando che la disposizione finale sull'accampamento serale sia di tua completa responsabilità... Lyra scosta parzialmente il telone mostrando ad Alys lo spazio aperto delle colline e stringendo una tazza di legno vuota tra le mani, attendendo un tuo cenno, mentre il cinghiale Garm si accovaccia rasente alle ruote posteriori in totale tranquillità...
  16. Mastro Orlov ascolta il resoconto dettagliato di Raskva senza interrompere, mentre i suoi occhi colti e abituati ai grandi giochi di potere si stringono progressivamente a fessura. Quando la guerriera pronuncia il nome di Myth Nantar e svela il reale titolo delle gemelle "le Figlie della Marea " il vecchio mercante fa un impercettibile passo indietro, appoggiando una mano nodosa sul tavolo di mogano. Il silenzio che cala nell'atrio è interrotto solo dallo scrosciare della pioggia notturna contro le spesse vetrate piombate della tenuta. Orlov sposta lo sguardo sulle ragazze, che ora stringono tra le mani i caldi calici di infuso fumante portati dai servitori, poi si volta verso James, accogliendo la sua cupa preoccupazione con un cenno solenne della testa. Jeremy Brand non è un uomo che si cura della punta di legge, Raskva, e voi lo sapete meglio di me, esordisce l'anziano importatore, la voce bassa che risuona calda e ferma nell'atrio... userà ogni mercenario sacrificabile e ogni chierico rinnegato pur di mettere le mani su un potere in grado di piegare le rotte del Mare delle Stelle Cadute. Se controllasse le maree, ogni nostra nave da carico qui a Tsurlagol viaggerebbe solo dietro suo benestare. Avete fatto bene a portarle qui. Se crolla l'equilibrio dei mercanti, crolla la città. Il mercante si carezza la folta barba grigia, riflettendo sulle ultime parole della guerriera riguardo al misterioso accordo di Sembia. Nessuno farà due più due, sciamano , nel mio distretto, la discrezione è una merce che pago a peso d'oro. I miei mercenari sanno come tenere la bocca chiusa e le mie mura sono spesse a sufficienza da seppellire qualsiasi sussurro. E per quanto riguarda la vostra finanziatrice... L'anziano commerciante stringe gli occhi, lo sguardo farsi acuto. Un riscatto del genere in oro , e una tale ossessione per gli antichi astrolabi... se dovessi azzardare un nome tra i nobili mercanti, penserei a Dama Lysandra Vane , e se i miei sospetti sono esatti e siete davvero nei suoi registri avete a che fare con una donna giusta , potente e pericolosa... Il mercante si volta verso lo scalone di marmo che conduce ai piani superiori, facendo un cenno d'invito ai servitori e a tutto il blocco. Le mie ali degli ospiti al primo piano sono pronte, calde e defilate rispetto alla strada. Le fanciulle avranno letti veri, abiti asciutti e tutto il riposo di cui hanno bisogno. Quanto a voi e alle drow , le mie guardie vi forniranno turni e supporto per sorvegliare ogni angolo. Jeremy Brand e i suoi possono rivoltare ogni molo del porto, ma non calpesteranno il mio pavimento. Siete sotto la mia protezione fino a che resterete qui. Mentre le ultime parole del mercante riecheggiano nell'atrio, due domestiche in livrea scura fanno il loro ingresso da una porta laterale. Si muovono in assoluto silenzio, recando con sé ampi asciugamani di lino bianco e vesti pulite da camera. Con gesti misurati e rassicuranti, si avvicinano alle brande per invitare le gemelle a seguirle su per lo scalone di marmo. Evadne scambia un'ultima occhiata con James e Raskva, stringendosi al petto il feticcio d'osso, per poi lasciarsi guidare dalle servitrici insieme a Lyra verso la sicurezza del primo piano. Non appena le fanciulle scompaiono oltre la balconata, un uomo massiccio e dall'andatura pesante fa il suo ingresso nel salone dal cortile esterno, togliendosi il nastro di cuoio bagnato dal mantello. Indossa una solida armatura a piastre brunita che porta i segni di vecchi scontri e alla cintura esibisce una pesante spada d'arme. Il suo volto, segnato da una profonda cicatrice sulla mascella, riflette l'esperienza dei mercenari d'élite che non si lasciano impressionare facilmente. Mastro Orlov, il perimetro esterno è sigillato, esordisce il guerriero con una voce profonda e ruvida, prima di rivolgere uno sguardo attento e colto ai due agenti della Morrigan & Larson. Sono il Capitano Vane, a capo della sicurezza della tenuta. Le due guardie drow di Eilistraee, che fino a quel momento erano rimaste immobili come ombre decorative ai lati del grande camino, si staccano dalla parete e fanno un passo avanti all'unisono. I loro mantelli argentati riflettono la luce calda del fuoco e le loro mani restano flessibili vicino alle else delle spade ricurve, mantenendo la loro tipica e fiera postura vigile, ma accettando di condividere lo spazio interno per coordinare la difesa. Il Capitano Vane osserva le due elfe scure con un cenno di autentico rispetto militare, per poi estrarre dalla cintura una pergamena che raffigura la pianta della villa e stenderla sul tavolo di mogano sotto la luce del candelabro. Mastro Orlov si volta verso il comandante della sicurezza e riassume la situazione con poche, precise parole. Capitano Vane, le due ragazze appena arrivate sono in grave pericolo. Dobbiamo proteggerle qui all'interno della tenuta per i prossimi tre giorni, finché l'agenzia non le porterà via. Il Capitano Vane ascolta in silenzio, annuendo rudemente, per poi spostare lo sguardo solenne su James, Raskva e le due drow al loro fianco. Ricevuto, Mastro Orlov, risponde il veterano. I miei uomini controlleranno la cancellata e il cortile esterno sotto la pioggia. Inoltre, assegnerò alcuni dei miei soldati migliori per aiutarvi a presidiare le ragazze direttamente al piano superiore... C'è qualcos'altro che devo sapere?...domanda infine il capitano rivolgendosi a voi... @ Tutti
  17. I tuoi passi si arrestano nel fango gelato del querceto spettrale, mentre la lama argentea della glaive fende la fitta nebbia mattutina di Ches, rimanendo in posizione di guardia bassa e vigile... le tue riflessioni interiori sulla caduta di Eaerlann e sull'inedito, umano concetto di famiglia che stai stringendo attorno ai teloni protettivi della carovana si concentrano davanti alla spettrale immobilità delle piante secolari secche... dal sedile di guida, Lyra Thorne stringe Alys in un abbraccio ancora più saldo, avvolgendo la fanciulla elfa nella coperta di lana mentre i suoi occhi cangianti scansionano i tronchi bianchi e cavi che sovrastano i cavalli, tesi e tremanti sotto i finimenti... Il vecchio Daran mantiene la presa corta sulle redini dei tiri anteriori, emettendo un basso fischio tra i denti per tranquillizzare le bestie, ma lo sguardo del boscaiolo rurale rimane inchiodato alle tue spalle, in attesa di un ordine... Ti allontani dal carro e ti rechi sul perimetro avanzato da Kaelen per cercare il suo parere pratico. La tiefling ascolta le tue domande e il tuo inaspettato ringraziamento rimanendo immobile per diversi pollici di tempo, mentre il cinghiale Garm emette un basso sbuffo dalle narici scure, grattando la terra gelata con uno zoccolo anteriore... poi, la ragazza rilassa parzialmente la tensione delle spalle grigie e gira il viso affilato di sbieco, offrendoti il profilo delle sue pupille ambrate... Garm non comunica nulla di particolare Silyndor , percepisce solo l'assenza... risponde la tiefling, la voce roca ridotta a un sussurro aspro e clinico che fende la nebbia, affrontando una a una le tue questioni, quando i corvi, i topi e persino le larve abbandonano una porzione di boscaglia, significa che qualcosa non va , forse e successo qualcosa tempo fa e ancora la foresta non si è ripresa , ma comunque una via alternativa non esiste , questa pista è l'unico sentiero che attraversa questo settore della foresta , se deviamo adesso lateralmente, i carri vuoti rimarranno incastrati tra i grovigli di rovi fitti ed il fango prima di mezzogiorno...non abbiamo una direzione di riserva, dobbiamo passare da qui , il cinghiale non rifiuta di avanzare, è solo in guardia e finché i cavalli reggono il traino dobbiamo continuare a camminare. Meno tempo passiamo tra questi alberi morti, meglio è... Annuisci alla tiefling e lanci un cenno fermo a Daran per ordinare la ripresa immediata della marcia... le stanghe di legno scattano, i mozzi ricominciano a scricchiolare e la colonna riprende ad avanzare a passo costante lungo la carreggiata, inoltrandosi nel cuore del bosco scheletrico... cammini a piedi tenendo il passo regolare dei tiri, con la guardia alta e la glaive bilanciata nella mano sana, scansionando i rami spogli con i tuoi sensi crepuscolari mentre le sagome delle querce morte vi circondano come una palizzata di fantasmi indifferenti... La determinazione della scorta paga i suoi frutti: nel giro di un'ora di cammino faticoso e teso, i due carri vuoti attraversano l'intero settore spettrale senza incontrare ostacoli o minacce reali, lasciandosi definitivamente alle spalle le carcasse delle querce secche... Man mano che vi allontanate da quella porzione di bosco, la fitta nebbia mattutina di Ches comincia finalmente a diradarsi sotto i colpi di un vento più mite, e l'Alta Foresta riprende il suo volto originario... la vegetazione torna a farsi viva, il cinghiale Garm rilassa i muscoli riprendendo ad annusare il terreno con tranquillità e i pini secolari tornano a chiudere la volta sopra i teloni dei mezzi... la pista da taglio si allarga sensibilmente, e la colonna avanza costante nel fango per le successive quattro miglia, macinando strada sotto i raggi di un sole di mezzogiorno pallido ma finalmente visibile tra le fronde... All'altezza di una piccola radura erbosa e soleggiata, ben riparata dai pini giganti, il vecchio Daran tira dolcemente le redini per arrestare i tiri anteriori, concedendo ai cavalli una normale e doverosa sosta per rifiatare e bere dai secchi... Mentre il boscaiolo si occupa degli animali e Kaelen si siede su un tronco abbattuto per scansionare il perimetro in totale tranquillità con il cinghiale accucciato ai suoi piedi, Lyra Thorne scende dalla cassetta di guida... la giovane mercante sistema con cura la coperta di lana attorno ad Alys, lasciando che la piccola elfa della luna prosegua il suo sonno ristoratore sul carro, protetta dal calore dei tessuti... Lyra si avvicina a un masso asciutto e tira fuori dalla scarsella un pezzo di formaggio duro e delle gallette, preparandoti la tua razione con gesti calmi... Rimani a piedi accanto alla ruota anteriore tenendo la glaive appoggiata alla spalla, e la ragazza solleva lo sguardo cangiante verso di te, rompendo il silenzio rassicurante della sosta... Hai fatto la scelta più difficile con lei, Silyndor... sussurra Lyra, la voce bassa tenuta volutamente a ridosso del telone per non svegliare la bambinaquando le hai detto che non le è rimasto nessuno e che i suoi custodi sono morti, ho temuto che impazzisse dal terrore. Io non avrei mai avuto il coraggio di essere così cruda con una piccola. Ha smesso di piangere e ora dice di chiamarsi Alys, ma si è rannicchiata contro di me come se avesse paura persino delle ombre degli alberi. Quassù nessuna pista è sicura per chi è rimasto solo al mondo. Cosa faremo quando saremo fuori da questa gola? Se non ha più una casa... dove potremo portarla affinché non le succeda niente? La giovane mercante ti porge la galletta di pane secco, attendendo la tua risposta con una serietà onesta che riflette tutta la profondità del legame che state stringendo lungo la via..
  18. L'acciaio lucido della tua glaive affonda per qualche pollice nella melma gelata mentre ti arresti al fianco della ruota anteriore, imponendo un arresto momentaneo al passo dei tiri... la tua voce eladrin, spogliata di ogni retorica e intessuta di una ruda, solenne onestà, si propaga sotto il telone cerato bagnato dalla brina... le tue parole colpiscono la penombra del carro con la fredda precisione di una lancia, frantumando l'ingenua bolla d'infanzia in cui la mente della fanciulla aveva cercato rifugio per dimenticare l'orrore... Lyra Thorne sussulta sul sedile di legno, girando bruscamente il viso verso di te con le pupille cangianti spalancate per l'impatto di quella brutale verità... le sue dita stringono d'istinto la coperta di lana attorno alle spalle della piccola, quasi a voler fare da scudo fisico contro la durezza del tuo respiro, ma la giovane mercante rurale non interrompe il tuo discorso, accettando con un nodo alla gola l'intransigente senso dell'onore della tua stirpe... La fanciulla elfa della luna rimane immobile, con il pezzo di pane secco ancora stretto tra dita tremanti e gli occhi vitrei piantati nei tuoi... A ogni tua domanda, a ogni menzione dei custodi caduti e delle frecce, i suoi lineamenti esili sembrano farsi sempre più pallidi, come se la carne stessa rifiutasse di richiamare alla memoria il sangue versato... per lunghi secondi, l'unico suono che fende la nebbia fitta di Ches è lo sbuffo pesante dei cavalli fermi nel fango e il sommesso brontolio del cinghiale Garm che, poco più avanti lungo la pista da taglio, raschia la terra bagnata sotto gli occhi vigili di Kaelen... Poi, il giocattolo di legno intagliato a forma di cervo le scivola dalle dita, cadendo sulle assi nude del carro vuoto con un colpo secco, sordo... La piccola non scoppia in lacrime: il trauma e la spossatezza lasciano spazio a una lucidità gelida, tipica delle stirpi elfe che affrontano il dolore profondo... le sue labbra si contraggono in un tremore impercettibile mentre abbassa la testa, rispondendo alle tue domande con un filo di voce sottile e spezzato... Alys... sussurra la fanciulla, ritrovando l'esatta consapevolezza del suo nome, mi chiamo Alys. Mi fa... mi fa tanto male la testa, Silyndor. Non ricordo cosa ho detto prima nelle casse... ricordo solo che tutti urlavano e che c'era tanto sangue sulle vesti verdi. Se volete aiutarmi... vi prego, lasciatemi stare qui su questo carro con la signora buona. Non lasciatemi sola nel bosco... Le suas piccole mani si stringono sui lembi della coperta, mentre si rannicchia contro il fianco di Lyra Thorne cercando un barlume di calore... la mezzelfa solleva lo sguardo serio verso di te, gli occhi lucidi che scansionano i tuoi lineamenti argentei carichi di una muta richiesta di direzione... la bambina ha risposto a ogni tuo quesito, confermando che il suo clan è perduto e che la sua unica speranza di sopravvivenza è rimanere protetta all'interno della tua carovana... Kaelen fa un passo indietro nella nebbia, sollevando il lungo coltello da caccia per indicare la pista avanti che riprende a scendere lungo i contrafforti montani... la sosta è terminata, i cavalli scalpitano nel freddo del mattino e i due carri vuoti devono rimettersi in marcia verso il nord-ovest prima che l'oscurità o i pericoli della gola vi tolgano il vantaggio... Estrai la lama della lancia dal fango con un movimento secco, lanciando un cenno fermo a Daran per ordinare la ripresa immediata della marcia... le stanghe di legno scattano, i mozzi ricominciano a scricchiolare e la colonna si immette nuovamente lungo la pista da taglio abbandonata, lasciandosi alle spalle l'anfratto di radici... cammini a piedi tenendo il passo regolare dei tiri, con la guardia alta e la glaive bilanciata nella mano sana, mentre i teloni dei mezzi si addentrano per le successive due miglia in un muro di nebbia mattutina che si fa via via più denso, umido e claustrofobico... La volta dei pini giganti inizia improvvisamente a diradarsi, lasciando spazio a un mutamento radicale e inquietante del paesaggio boschivo, visibile man mano che i banchi di vapore grigio oscillano sotto i colpi del vento... la pista da taglio abbandonata si inoltra nel cuore di un antico querceto morto, una porzione di foresta devastata da un vecchio incendio o da una malattia secolare, dove centinaia di alberi spogli e privi di corteccia si stagliano contro il cielo come scheletri biancastri... i rami contorti si incrociano sopra la carreggiata bloccando la luce grigia, e le radici scoperte affiorano dal fango grigio come dita scheletriche... D'un tratto, proprio nel mezzo di questo scenario spettrale, i cavalli di testa rallentano il passo fino ad arrestarsi con un fremito dei muscoli sotto lo strattone corto delle redini di Daran, mentre il cinghiale Garm pianta gli zoccoli nella melma bagnata, abbassando il grugno e rizzando le setole della schiena... Kaelen si ferma a meno di tre metri dalle stanghe di legno, stringendo l'impugnatura del lungo coltello da caccia ed esaminando i tronchi cavi che fiancheggiano la via... in questa porzione di bosco morto l'assoluto silenzio della natura si fa opprimente, privo del benché minimo fruscio di uccelli o piccoli animali, e la nebbia fredda ristagna tra le carcasse delle piante... la pista è libera e prosegue dritta nella boscaglia spoglia, ma l'allerta del cinghiale e l'innaturale assenza di vita bloccano l'avanzata dei mezzi...
  19. Dardan ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Kaelen rimane accovacciato contro la roccia, ripulendosi una scia di fuliggine dallo zigomo con il dorso del guanto. Ascolta le precisazioni metodiche di Fiore Della Giungla sulle sue doti da artefice e sulla capacità di infondere l'incanto del ragno negli oggetti, poi osserva Selyra che evoca l'ipotesi del trasporto aereo e Zarath che valuta le affinità tra questa landa e i gironi infernali. Lo sguardo del cacciatore, rigido e penetrante, si sposta infine sul baluardo d'acciaio di Shamàsh e sulle promesse di supporto naturale avanzate da Devras. Quando Shamàsh si rivolge direttamente a lui per quantificare la lunghezza del canyon e i potenziali pericoli celati nei fumi, il tracciatore sputa a terra un grumo di polvere grigia e raddrizza la schiena, incrociando le braccia sul petto. Un'ora è un respiro troppo corto per quel canyon, gatta, dice Kaelen, lo sguardo fisso su Fiore prima di scorrere lungo la colonna. A piedi ci vorrebbero più di mezza giornata e due ore con le pareti verticali vi lascerebbero a meno di metà strada, sospesi sulla pietra proprio mentre l'incanto svanisce. Se l'aria sul fondo è ferma, la corruzione risale , e per rispondere al paladino... no, non ci sono predatori organizzati lì dentro , niente che vi dia la caccia in branco ma le cose che colano dalle pareti o che strisciano nella poltiglia acida non hanno bisogno di occhi per sentire il calore della vostra carne. L'uomo si volta poi verso destra, dove il sentiero si inerpica bruscamente verso la cresta della montagna, battuta dalle sferzate del vento da est. La via alta è pulita, Zarath...continua il cacciatore, stringendo la presa sul pomolo della lama mezza seghettata. ma l'occultamento vi servirà a poco contro il cielo. Lassù non ci sono vedette del porto a sbarrarci la strada, gli abitanti non vi attaccheranno a priori solo perché camminate sui crinali. Il problema è che la roccia è carica di ferro e attira le scariche come un magnete. I fulmini non cercano bersagli, colpiscono e basta. Se il druido ha magie per deviare i fulmini o per rinforzare la vostra pelle contro il calore, allora il crinale diventa un'opzione. Altrimenti, una singola saetta spezzerà la pietra sotto i vostri stivali e vi manderà di sotto a pezzi. Kaelen fa un passo indietro, infilandosi nel primo anfratto protetto tra i contrafforti rocciosi, dove le pareti offrono una parziale copertura sia dalle folate di cenere sia dalla luce diretta della Luna Rossa. Prendetevi il vostro tempo per decidere e per far preparare a Devras e Fiore i loro incanti, conclude l'uomo, sedendosi sulla pietra indurita e tirando fuori la boccetta dei sali per calmarne la tosse... Suggerisco di allestire il campo qui per le prossime ore. Riposate le membra e recuperate le forze , ma tenete le voci basse , il vento porta i suoni lontano e questa terra ha le orecchie lunghe anche quando sembra deserta. Il silenzio della landa torna a premere attorno al perimetro del piccolo anfratto, lasciando che il gruppo valuti le opzioni disponibili e le risorse magiche rimaste prima che il viaggio debba necessariamente riprendere. @ Tutti
  20. Un silenzio carico di adrenalina e fiato congelato unisce il gruppo sulla sporgenza... gli sguardi si incrociano rapidi nel buio e la determinazione caccia via la paura mentre le parole di Akseli delineano l'azzardato piano d'assalto... Shage stringe i pugni, la sua ironia sul Calimshan che svanisce per lasciare spazio alla concentrazione più assoluta, mentre Erika assicura la presa sul falcione, pronta a fare il possibile a fil di spada... Vaulath, fiero della chiamata al valore che darà gloria al suo nome, lascia che la carne muti un'ultima volta, evocando l'ira della montagna e assumendo la sua forma di distruzione massima... i muscoli del goliath si tendono sotto la pelliccia invernale, pronti a scattare... Il bardo agisce per primo, muovendo le dita nell'aria per tessere le trame di una melodia soffusa, appena percettibile, che infonde vigore e ardore marziale nei cuori dei compagni... Ispirare Coraggio si diffonde come un calore improvviso nelle vostre vene, un balsamo che scaccia il gelo dei Colli del Vento Freddo... Subito dopo, Akseli si sporge dal riparo, focalizza la mente e punta la bacchetta verso la sagoma massiccia del druido mutato... con una parola di potere arcano, l'incantesimo Invisibilità avvolge Vaulath, cancellando la sua imponente figura tridimensionale dalla vista di chiunque e lasciando sulla neve solo il vuoto delle sue pesanti impronte invisibili... Il goliath non perde un solo secondo dei quattro round a disposizione e balza giù dalla sporgenza... Atterra sulla neve profonda senza farsi scorgere, correndo a perdifiato nel buio, una forza invisibile e letale che fende la notte puntando dritto al cuore della gola rocciosa, verso la schiena dell'essere grigio... Mentre Vaulath guadagna terreno, Akseli e Shage coordinano le loro arti magiche per scatenare il grande diversivo sul fianco opposto del campo, lontano dal fulcro del Vuoto... Il mago evoca un'Immagine Minore, facendo materializzare tra le ombre degli alberi occidentali un piccolo gruppo di cavalieri in sella a destrieri bardati, le cui sagome sembrano caricare a lance spianate contro le tende, mentre Shage vi unisce un Suono Fantasma perfetto... il fragore improvviso di zoccoli che battono sul ghiaccio, grida di battaglia umane e lo sferrare di armature di ferro rimbombano nella gola con spaventoso realismo... I goblin della tribù dell'Osso Rotto cadono in pieno nel tranello , terrorizzati da quell'attacco improvviso sui fianchi, urlano sbarrando gli occhi, abbandonano i fuochi e si gettano in massa verso il lato occidentale per respingere i cavalieri fantasma, lasciando il centro del campo sguarnito... Nello stesso istante, Shage focalizza il suo fischio letale e lancia Silenzio direttamente sopra il capo grigio e senza pelo, creando una bolla di vuoto sonoro che isola completamente la creatura e la crepa bidimensionale... Erika coglie l'attimo esatto ed esce allo scoperto dall'ombra e si lancia lungo la gola con un grido d'assalto, brandendo il falcione per attirare su di sé l'attenzione del mostro, i cui occhi spenti si voltano verso di lei, del tutto ignaro del pericolo che sta per colpirlo alle spalle... Il silenzio assoluto della bolla magica avvolge il centro del campo mentre la trappola si chiude con geometrica precisione. L'essere grigio e senza pelo si volta verso Erika, sollevando le dita piatte per rispondere alla minaccia del suo falcione, ma non avverte lo spostamento d'aria alle sue spalle. L'invisibilità di Akseli svanisce nell'istante esatto in cui Vaulath sferra il suo attacco di sorpresa. La possente mole del goliath, potenziata dall'ira della montagna e dai tratti della sua forma distruttiva massima, si materializza dal nulla come un incubo di muscoli e artigli. Il colpo è devastante: la forza bruta del guardiano della natura si abbatte sulla schiena della creatura grigia con un impatto sordo, completamente muto a causa del sortilegio di Shage. La carne aliena del mostro cede sotto gli artigli, ma invece di sanguinare, dalle profonde ferite profonde scaturisce una sostanza densa, scura e opaca, che sembra assorbire la debole luce del falò. @ Vaulath Il mostro grigio barcolla sotto l'impatto, ma la sua reazione è immediata e innaturale. Privo della possibilità di emettere suoni, spalanca la bocca in una smorfia angolosa e allunga le braccia verso la parete rocciosa bidimensionale. Non appena le sue dita grigie affondano nel muro piatto, la struttura stessa della gola reagisce all'aggressione fisica subita dal suo catalizzatore. Una violenta distorsione geometrica si propaga dalla parete a ridosso del focolare. Lo spazio attorno a Vaulath ed Erika si comprime bruscamente, privando l'ambiente circostante della sua naturale profondità tridimensionale , per un raggio di tre metri attorno alla creatura, le rocce, il terreno e persino le ombre dei due combattenti iniziano ad appiattirsi, trasformandosi in sagome bidimensionali prive di spessore. Erika avverte il peso del proprio falcione farsi improvvisamente inconsistente, come se la lama fosse diventata un disegno su un foglio di carta, rendendo incredibilmente difficile calcolare la distanza del bersaglio e coordinare i movimenti per il prossimo fendente. Vaulath sente la terra sotto i suoi piedi perdere aderenza, intrappolato in un'anomalia spaziale che tenta di schiacciare i corpi dei presenti dentro la crepa del Vuoto. @ Vaulath & Erika Nelle retrovie, Akseli e Shage mantengono la concentrazione per tenere in vita l'illusione dei cavalieri sul fianco occidentale. I goblin della tribù dell'Osso Rotto continuano a scagliare lance e dardi contro le sagome fantasma, ma i loro worg, dotati di un istinto più affilato, iniziano a voltare i musi pelosi verso il centro del campo, insospettiti..la distrazione non durerà a lungo... @ Tutti
  21. Il vecchio nano toglie la pipa di pietra dalle labbra, esalando un'ultima, densa nuvola di fumo che viene subito risucchiata dalle feritoie di ventilazione della taverna Al Cuneo di Ferro. Ascolta la sequenza di presentazioni senza battere ciglio, con la tipica e ruvida pazienza di chi è abituato a misurare le persone non dalle parole, ma dal peso del loro acciaio. Il sorriso e l'approccio diretto di Tiburzia lo fanno grugnire, un suono profondo che potrebbe quasi passare per un cenno di approvazione. Quando Godluin fa un passo avanti, rivolgendosi a lui nella cadenza geometrica e gutturale della lingua nanica, il vecchio solleva un sopracciglio cespuglioso, sorpreso dal sentire la parlata dei suoi avi in bocca a un mezzelfo del sud. Lo sguardo del nano passa poi su Arkyn, che saluta con un sorriso sereno e un cenno della mano, e si sposta infine sulla figura solida e imponente di Lord Eryndor. Le parole del veterano, che mette subito in chiaro il rango, le competenze magiche del gruppo e il valore militare della compagnia, fanno raddrizzare la schiena al vecchio, che poggia i possenti avambracci sul bancone di pietra. Ignora del tutto Lorelai, che nelle retroguardie cerca di rimettere insieme i pezzi della serata, e fissa Eryndor e Godluin con rinnovata serietà. Se la magia del sud funziona sottoterra quanto la vostra lingua, mezzelfo, allora forse non perderò il mio tempo, dice il vecchio, parlando in comune ma mantenendo una tonalità profonda che fa vibrare i boccali sui tavoli vicini. Il mio nome è Thargor, della Corporazione degli Scavi del Nord. E se siete qui, sapete che il tempo è denaro, e noi ne stiamo perdendo parecchio a causa di quel maledetto Livello Quattro. Thargor sputa un rimasuglio di tabacco in un mastello e si sporge in avanti, abbassando la voce mentre gli altri nani nella taverna smettono di confabulare per ascoltare i dettagli. Tre giorni fa, una delle nostre squadre ha spezzato una spessa barriera di roccia viva , penetrando in qualcosa che non avrebbe mai dovuto vedere la luce. Non sappiamo cosa ci sia là sotto, né a chi appartenessero quei corridoi bui , ma qualunque cosa si nascondesse in quel vuoto dimenticato, ora si è svegliata. Da quando è stata aperta quella breccia, giù nel Livello Quattro non si sente altro che uno strano, incessante sussurro che fa impazzire gli operai, e le ombre nei tunnel hanno iniziato a muoversi da sole, ghermendo chiunque si avvicini. Abbiamo dovuto sbarrare i pozzi principali, abbandonando gli attrezzi pesanti e i forzieri del minerale appena estratto. Nessuno dei nostri vuole più scendere li sotto. Il vecchio nano batte un pugno pesante sul bancone, fissando negli occhi Lord Eryndor prima di svelare la cifra dell'ingaggio, consapevole che per un lavoro del genere serve gente disposta a sfidare l'ignoto. La Corporazione non ha tempo per mercanteggiare come i carrettieri là fuori , se scendete in quel buco, scoprite cosa sta bloccando i tunnel e scortate i nostri carpentieri a sigillare per sempre la breccia verso quel vuoto, la ricompensa è di trecento monete d'oro a testa e se riuscite a recuperare intatti i tre forzieri di minerale grezzo che la squadra ha dovuto abbandonare nella fuga, vi pagheremo un extra di altre cinquecento monete d'oro per l'intero gruppo , metà subito in anticipo per i vostri preparativi, e metà a lavoro compiuto. Prendere o lasciare, forestieri. @ Tutti
  22. Il sussurro melodioso delle tue parole infonde un'insperata stabilità, mentre il tocco leggero delle tue dita sulla mano di Lyra Thorne suggella un patto di protezione silenzioso... la giovane mercante ricambia la pressione della tua stretta con un cenno fiero delle labbra, gli occhi cangianti che brillano nella penombra del telone mentre stringe la fanciulla elfa contro il proprio petto, lasciando che il calore delle coperte calmi finalmente l'ultimo, disperato tremore della piccola... Ti allontani dalle ruote dei carri con passi felini, muovendovi verso la barriera di radici secolari dove la sagoma scura di Kaelen si staglia contro il cielo notturno... la tiefling non si volta al tuo arrival; la sua coda si muove a ridosso dei rovi calcinati con un moto ritmico, quasi impercettibile, e le sue orecchie appuntite scansionano il fischio del vento freddo di Ches tra i pini giganti... Ascolta le tue domande e il tuo inaspettato ringraziamento rimanendo immobile per diversi pollici di tempo, mentre il cinghiale Garm emette un basso sbuffo dalle narici scure, grattando il fango gelato con uno zoccolo anteriore... poi, la ragazza rilassa parzialmente la tensione delle spalle grigie e gira il viso affilato di sbieco, offrendoti il profilo delle sue pupille ambrate... Le monete d'argento servono a comprare il ferro delle mie lame, elfo... ma è la mia pelle che tengo al sicuro, e finché viaggeremo sullo stesso fango la vostra sicurezza coincide con la mia... risponde Kaelen, la voce roca resettata su un sussurro aspro che reca in sé la totale accettazione della tua stima professionale... poi, stringe i denti per un millesimo di secondo, affrontando una a una le tue questioni con la fredda fermezza della frontiera rurale... Riguardo ai tuoi dubbi... non so quale bestia possa aver lasciato quei segni sulla quercia, Silyndor. Le artigliate dicono solo che era una fiera grossa, e la gabbia di ferro di cui parla la piccola conferma che qualcuno stava trasportando un carico pesante nel fango. Ma gli elfi cattivi non c'entrano con i ranger rinnegati: i rinnegati che si nascondono quassù sono bracconieri e disertori umani calati da Loudwater, non stirpi dei boschi. Chi fossero i custodi di quella fanciulla, o perché siano stati presi di mira rimane un mistero , l'Alta Foresta non dà risposte ai viandanti e meno domande ci poniamo sui suoi segreti e più possibilità avremo di uscirne interi. Le ultime parole della guida si spengono nel silenzio della foresta e le lunghe ore della notte iniziano a scorrere lente, cariche di una muta vigilanza... rimani a piedi all'imbocco dell'anfratto di radici per tutto il resto del tempo buio, facendo da scudo alla colonna con la glaive appoggiata alla spalla, mentre Lyra veglia sul sonno profondo della fanciulla... la macchia intorno rimane immobile, immersa nel gelo, finché le stelle non sfumano una a una nel cielo grigio... Le prime luci del mattino iniziano a filtrare come deboli lame tra i rami alti, annunciando la fine della notte clandestina... il vecchio Daran si ridesta sul retro del secondo carro, stirando i muscoli tesi e afferrando le linee dei cavalli in totale silenzio, mentre Lyra ti osserva dal pianale in attesa di un comando... il sentiero avanti è libero, la pista vi attende nel freddo dell'alba, e l'inizio del giorno richiede la tua prossima disposizione per rimettere in movimento i due mezzi... Con un cenno d'assenso della testa fai muovere i cavalli e le ruote ricominciano a girare a passo sostenuto lungo il sentiero di fango liberato, addentrandosi per due miglia in una nebbia mattutina densa e bagnata... Mentre cammini rasente alla sponda anteriore tenendo la glaive in guardia bassa, un leggero fruscio di coperte attira la tua attenzione verso l'interno del telo principale... la fanciulla elfa della luna è interamente sveglia, seduta sul legno accanto a Lyra Thorne che le ha appena offerto un pezzo di pane secco per rimetterla in forze... la piccola mastica lentamente, gli occhi grandi che scansionano i teloni e poi la sagoma scura di Kaelen che cammina poco più avanti nella nebbia... avverte lo scricchiolio regolare delle ruote e una sottile ombra di inquietudine infantile le increspa la fronte... si volta verso di te, stringendo il cervo di legno contro la tunica... Stiamo andando verso i pini grandi, Silyndor? sussurra la piccola in elfico, la voce che ritrova un barlume di timorosa curiosità mentre cerca il tuo sguardo argenteo oltre il bordo della sponda, la signora buona mi ha dato il pane, ma il bosco fuori è tutto grigio. Perché non torniamo a casa? Dov'è la mia mamma? Perché mi avete portata su questo carro grande? L'amnesia causata dal trauma e dalla febbre è totale, e nella sua mente non è rimasta alcuna traccia delle violenze o dei custodi caduti; la fanciulla ragiona ora con la pura e ingenua inconsapevolezza di una bambina smarrita, che non comprende il pericolo della pista e cerca solo la propria normalità... Lyra le scambia un'occhiata preoccupata, stringendole dolcemente una spalla per farle sentire la propria presenza onesta, e il movimento lento dei carri nella nebbia attende la tua prima, delicatissima risposta per stabilire come gestire la verità prima che il panico si ridesti...
  23. L'argento della tua glaive riflette la debole luce stellare che filtra attraverso il tetto di radici secolari, mentre la tua voce, fluida e solenne come il vento che soffia tra le torri di Arvandor, riempie la penombra del telone... la fanciulla elfa della luna ti fissa con le pupille vitree spalancate, rimpicciolendosi sotto il peso della coperta di lana che Lyra Thorne le tiene stretta attorno alle spalle... la giovane mercante le accarezza i capelli argentei con dita calme, ma i suoi occhi cangianti si sollevano verso di te, carichi di una muta, intensa gratitudine per la promessa di protezione che ha letto nella tua presenza geometrica... La piccola stringe il cervo di legno intagliato contro il petto con una timidezza e una grazia innate, che spezzano la ruda uniformità della paglia del carro... nei suoi movimenti esili, nel modo in cui tiene il mento sollevato nonostante la situazione e nel taglio fiero delle orecchie appuntite, vi è l'indelebile, impercettibile impronta della stirpe più pura dell'Alta Foresta... un retaggio nobilissimo che le sue labbra infantili non sanno o non vogliono tradire nella fredda oscurità di questa notte di Ches... Scuote la testa con lentezza, lo sguardo smarrito che vaga tra i tuoi lineamenti eladrin e le assi del mezzo leggero... Non lo so, Silyndor... sussurra la fanciulla in elfico, la voce debole che trema per lo shock e per la totale confusione mentale del risveglio, non ricordo... non ricordo gli elfi cattivi... ho visto solo... solo le frecce e le vesti scure... e i miei custodi... i miei custodi erano grandi, erano buoni... ma non si muovono più... sono rimasti tutti sotto i pini... Una lacrima pulita le scivola lungo la guancia, e le sue piccole dita stringono il legno del balocco finché le nocche non diventano bianche... Le unghie grandi? balbetta, aggrottando la fronte mentre tenta disperatamente di ricollegare le tue domande sulle artigliate alle poche immagini sfocate che le rimangono nella mente, c'era... c'era una gabbia di ferro pesante nel fango... e un carro grande... l'odore dolce era sulle corde che usavano per legarla... io ho sentito solo le urla... non so dove andare... non ho più una casa... sono tutti morti... tutti... Le sue parole si spengono in un singhiozzo soffocato e la piccola nasconde di nuovo il viso tra le coperte, rifiutandosi di guardare l'oscurità del bosco... Kaelen rimane immobile all'imbocco dell'anfratto naturale, la mano grigia poggiata sull'impugnatura del lungo coltello da caccia mentre sorveglia il perimetro in totale silenzio, lasciando che l'eco del pianto della fanciulla muoia tra i rovi..
  24. Lo sforzo per pronunciare quelle pochissime parole spezzate consuma l'ultima, misera riserva di energia rimasta nel corpo della fanciulla... le sue labbra livide si muovono ancora per un istante nel vuoto, emettendo solo un debole sibilo d'aria che si spegne sul cervo di legno intagliato... poi, le sue palpebre si fanno improvvisamente pesanti e le braccia sottili abbandonano la presa attorno alle ginocchia, abbandonandosi a uno svenimento profondo causato dallo sfinimento... Kaelen esegue il tuo ordine di vigilanza in totale silenzio, mantenendo le pupille ambrate piantate sulla verticale dei pini giganti mentre fa un cenno rapido con la testa verso il legno spaccato per indicarti di raccogliere il corpo... Ti chini nel fondo della cassa, infilando le braccia sotto la tunica verde lacerata della fanciulla per sollevarla... la sua carne si rivela leggera come un pugno di foglie secche, e i suoi capelli argentei si adagiano contro la stoffa del tuo mantello mentre continua a stringere il suo piccolo cervo di legno contro il petto... ti volti e superi i resti della vecchia palizzata a passi rapidi, ritornando lungo la pista carovaniera dove i due carri vuoti vi attendono ancora fermi... Lyra Thorne sgrana gli occhi cangianti dal suo sedile di guida e balza giù dalle stanghe di legno senza badare alla melma, tirando via una pesante coperta di lana dal pianale per avvolgere immediatamente il corpo tremante della fanciulla e stringerla al petto sul sedile anteriore del primo carro... Lo sgombero della pista avviene in un crescendo di sforzi coordinati e silenziosi, ben consapevole che ogni minuto perduto in quella gola sia un rischio... il vecchio Daran sferra tre colpi precisi di scure per recidere i raccordi di canapa marcia che tengono unite le travi, ma è la ruda forza ferina del cinghiale Garm, unita allo strattone improvviso dei cavalli di testa legati con le corde di traino, a sradicare i pesanti tronchi della palizzata crollata, facendoli scivolare nel fossato laterale e liberando il sentiero di fango in pochi istanti... La colonna si rimette immediatamente in marcia forzata, lasciandosi alle spalle le macerie dell'avamposto mentre il sole del mattino è ancora basso dietro la cortina dei pini giganti... Da quel momento, per te e per i tuoi compagni ha inizio una lunghissima, estenuante marcia forzata che si protrae per l'intera giornata... le ore scorrono lente e pesanti sotto la volta vegetale, mentre i due carri vuoti macinano miglia nel fango profondo e la pista da taglio abbandonata si stringe sempre di più, soffocata da grovigli di felci... cammini a piedi per tutto il pomeriggio rasente alle ruote del mezzo principale, con i muscoli tesi per la stanchezza del primo livello e la glaive salda in pugno, vigilando sul perimetro di Lyra mentre la luce cinerea del giorno inizia a sbiadire... quando il crepuscolo livido di Ches cede infine il passo all'oscurità della notte, la carovana ha coperto oltre dieci miglia nel fitto del bosco... Kaelen individua una sosta sicura solo quando le prime stelle iniziano a brillare nei pochi squarci liberi del cielo: un anfratto naturale profondo, protetto da un arco di radici secolari intrecciate, perfetto per nascondere i mezzi nella penombra... l'ordine di non accendere bracieri o fuochi per non attirare attenzioni viene eseguito da Daran in silenzio; i cavalli vengono coperti e il gruppo si adatta al freddo buio della boscaglia... Ti posizioni all'imbocco del riparo di radici con la glaive appoggiata alla spalla, scansionando l'oscurità impenetrabile della notte, quando un leggero sussurro ti costringe a voltarti verso l'interno del primo carro... Sotto il telone cerato, protetta dal calore delle coperte e sintonizzata con il respiro calmo di Lyra Thorne che le siede accanto, la fanciulla elfa ha finalmente riaperto gli occhi dopo dodici ore di sonno ininterrotto... la brina è svanita dai suoi capelli argentei e le sue dita stringono ancora quel piccolo cervo di legno intagliato... fissa la penombra del pianale con uno sguardo vacillante, confuso... le sue pupille vitree si piantano sulla tua figura d'argento che si staglia contro il cielo notturno... Dove... dove sono? mormora la piccola in elfico, la voce debole che si riduce a un soffio smarrito mentre si guarda intorno spaventata, stringendo la coperta sul mento, chi siete voi? Cosa... cosa mi è successo?
  25. No non lo sapete , non si è presentata e voi non avete chiesto , al massimo potete descriverla .

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