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Zaorn

Circolo degli Antichi
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  1. Grazie per la recensione, un giorno vorrò provare, ma siamo molto legati al fantasy medievale!
  2. Zaorn ha risposto a CoachSergio a un discussione Mi presento
    Wow, che modo strano di giocare, tuttavia può essere interessante condividerlo! Benvenuto e ascolta cosa dice @Ian Morgenvelt e non fare cosa faccio io e andrà tutto bene 🌈!
  3. Zaorn ha risposto a Ztefo a un discussione Mi presento
    Ciao è benvenuto, spero ti farà piacere partecipare alle accese discussioni, ho evidenziato questa parte perché non ho capito bene cosa intendevi! Comunque piacere, spero la tua voglia di giocare possa crescere con la frequentazione dello storico Dragon's Lair!
  4. Parlando seriamente io sono basito da come si possa considerare d&d 5,5 un gioco generalista alla luce dei suoi contenuti. Per carità, sono giochi di nicchia, almeno dalle nostre parti, ma non oso pensare a come possano essere implementati in un gioco che dovrebbe di base eccellere nel fantasy, ma nemmeno quello fa bene. @MattoMatteo , non so cosa intendi anche perché non seguo queste dinamiche, ma mi farebbe piacere approfondissi: non conosco la compagnia in questione. Fanno razzia di ambientazioni, investissero in game designer avrebbero più possibilità di vendita. Io davvero, più gioco a DND 5, più mi viene da dare testate al muro degli errori madornali che vedo...
  5. @Edmund , cosa dice @Fandango16 può essere vero. Inoltre il gioco è caratteristico proprio perché non sì è degli eroi, ma vampiri che se la devono barcamenare in un mondo dove devono nascondersi, stare attenti agli altri vampiri, rendere conto agli anziani... Se un tipo di avventura non piace è dura farla digerire agli altri, oltretutto se stravolge le consuetudini del gioco stesso. Vedo più facile farlo in un fantasy come DND piuttosto, dove è normale ci possano essere personaggi straordinari che lottano tra loro per il futuro del mondo. Poi magari sbaglio io... Tuttavia io ci avrei quantomeno provato! Non erano brutte idee di campagna!
  6. Non sapevo di essere un predestinato quando a molto meno di 10 anni mi regalarono Hero Quest, infatti ci giocai poco anche per la difficoltà nel reperire compagni di gioco. Mi approcciai negli anni 90 assieme ad amici e non più volte, ma erano anche gli anni della adolescenza, la costanza era riservata per qualcosa di più peloso e spensierato, così tutte le occasioni di gioco erano fallite dopo poco. A inizio anni 2000 ci fu la chiamata del destino: incontrai un amico che non frequentavo da mesi che mi invitò a una campagna da poco avviata. Da allora non ho quasi mai smesso; mi ritengo fortunato perché tra chi va, chi viene, chi si invita, chi si conosce per caso, l'amico dell'amico, ho sempre avuto una o più belle compagnie per giocare, fare il master e provare giochi. ...non ho messo le donne... La compagnia finalizzata ad un obiettivo crea maggiori stimoli. E quando l'hobby è legato all'uso della fantasia, interpretazione e risate è ancora più bello vedersi, tirare i dadi perché in un qualche modo fa da collante come la birra. Che poi tante volte quegli amici riesci a frequentarli quasi solo giocando, forse perché è un ulteriore motivo per stare assieme, o magari l'unico, simile a quello che forse ti ha spinto ad aprire il thread, @firwood . Se si chiamano anche giochi di società un motivo c'è sempre stato, forse è anche un modo per conoscersi e meglio oltre che un passatempo. Ultima nota per @firwood : come dissi qualche giorno fa il background ha sempre la sua importanza! 😁 Ho più o meno la tua età, ma te hai cominciato un po' troppi anni prima di me l'università! 😜
  7. Trovo che il personaggio mostro strano abbia sempre dato colore e arricchimento alla compagnia quando esso è stato originalità, fantasia, goliardia e sano e coerente divertimento. Come per tutti gli altri aspetti può essere una risorsa in più se giocato con lo scopo di divertirsi e fare divertire, senza power play. Spesso la gente dimentica che i bonus e malus non sono solo quelli delle meccaniche e, soprattutto i secondi possono essere divertenti da giocarsi. Ben vengano Ruggero, il finto famiglio o la creatura diversa che attira l'attenzione in città o che si deve nascondere.
  8. Adesso che mi ci fai pensare mi è successo pure quello, ma non mi dava così fastidio. Un amico era fissato sul fare il ranger ed effettivamente provava invidia se facevo più danni di lui o facevo 20, anche se effettivamente era una patologia che gli veniva da dentro, non ce la aveva con me, ma si sentiva un po' in ombra... Effettivamente non c'è mai stato verso di dargli pace, era più forte di lui, in effetti non ci ho più giocato perché altri non lo hanno mal volentieri al tavolo, a me bastava il nonnismo/bullismo ed ero in pace con me e con lui. Ma evidentemente non era in pace con sé stesso e con la compagnia...
  9. Concettualmente hai ragione, ma a volte bisogna tenersi un po' i soggetti che si hanno. Ho un amico con cui talvolta gioco insieme, che in 30 anni e almeno cinque giochi diversi non ha ancora capito un cavolo e alla fine per amicizia ce lo teniamo in alcune avventure... ...comunque certa gente è meglio perderla che trovarla! Sono per mantenere il nonnismo e a volte il bullismo al tavolo, così almeno si crea una sorta di selezione naturale o quantomeno ci si sfoga sul soggetto inappropriato. @MaxDM80 chiedo scusa, ma non conosco il gioco quindi non mi esprimo.
  10. Il link segnalava l'approfondimento del runesmith, tuttavia è molto atteso anche il necromante, per completezza lascio il collegamento dove viene presentato a grandi linee il manuale. https://store.paizo.com/pathfinder-impossible-magic/ Ci saranno anche ulteriori rivisitazioni del summoner e del magus, classi già in essere da tempo (non conosco la natura degli aggiornamenti) oltre a 240 incantesimi, archetipi e tantissimo altro!
  11. Non so di che gioco parli, in ogni caso se esso spinge meno alla collaborazione, una squadra matura collabora e un po' di vantaggio lo genererebbe comunque. Si, sono cose in parte correlate al ruolisticamente corretto... Anche se buona parte sono egoismo e narcisismo. Io, per esempio, sto giocando a DND 5.x, spesso alcuni giocatori hanno davvero meno mezzi per fare qualcosa; non la patiamo, sia perché o di vecchia scuola o fantasiosi, tiriamo fuori l'azione non meccanica, ma narrativa o con prove di abilità (come ad esempio un raggiro o una diplomazia) in coerenza col gioco. Però effettivamente certi sistemi necessitano, come dici te, della pezza del master. La trovo sbagliata in certi casi, perché magari è una forzatura al contrario dover usare la mano de dios per fare luce su chi è in ombra. Di certo quello che dici è molto correlato a cosa ho scritto e fa riflettere, perché va o può andare così in tanti casi, soprattutto quando si generano delle dinamiche culturalmente sbagliate, parlando di giochi di ruolo. Diciamo che un vecchio detto da vecchio giocatore era: divertiti e fai divertire quando ruoli. Un concetto di libertà nel gioco che ora è minato proprio dal politicamente corretto, idealmente della campana che dovrebbe suonare allo stesso modo, nella pratica con un battacchio difettoso, che suona distorto perché fondato su principi più fragili del metallo dell'originale e spontanea vecchia cultura del GDR, ora concetto di marzapane come i dolcetti che tiravano nel trappolone Hansel e Gretel!
  12. Rispondo in ritardo ai tanti che hanno scritto, provando a fare una risposta unica a @Pippomaster92 , @Theraimbownerd, @Marbon , @Bharbhotr, @Tianos e chissà chi altro. Ho scritto questo articolo per spiegare dal mio punto di vista il percorso evolutivo del gioco correlato al politicamente corretto. È chiaro che ho accostato questa evoluzione al tema degli Stati Uniti in quanto i giochi più diffusi provengono da lì e obbligatoriamente condizionano buona parte del mercato, anche solo in termini di "punto di riferimento". Ho definito una cosa ludicamente corretta quando alla fine è un aspetto che può essere considerato giusto in o comunque un aspetto coerente di gioco a prescindere da come esso sia differente dagli altri precedenti. Ho definito invece ruolisticamente corrette tutte quelle regole e usi che per me vanno a togliere qualcosa al gioco, qualche aspetto che ritengo fondamentale al tavolo che sta passando di moda. Probabilmente non sono bravo a scrivere, tant'è che la discussione si è procrastinata molto sui punti dal 1 al 5, innovazioni che ho giudicato tollerabili, innovative e coerenti, nonostante tutti quelle storture dovute a evoluzioni culturali che ritengo malate e ipocrite, ma di bassa rilevanza ai fini pratici. Ci sono tanti giochi, lo stile ruolistico del proprio gruppo o personale conta poco ai fini della discussione, inoltre è stato forse fuorviante averlo messo in sezione dungeons and dragons anche se non scorretto, visto che i 50 anni sono praticamente i suoi. Tutti ci siamo evoluti ai nostri tavoli grazie anche agli spunti dei manuali che si sono succeduti, alle riflessioni ed al confronto con tanti giocatori come qua sul forum. Le distanze sono solo concettuali, ma se chi ha visioni molto diverse si trovasse allo stesso tavolo, sono sicuro non avrebbe tutte quelle differenze. Io non tornerei a fare dungeon crawling dove il nemico principale è una porta, una trappola o strappare la scheda, così come non ci vedo niente di male se un halfling, uno dei pochi al mondo, PG del mio party, mena come un fabbro, perché non è il mondo fantasy a cambiare intorno a lui, ma è lui PG protagonista l'eccezione. Quindi sti cxxxi... Guardiamo oltre, ai punti 6-8. Per me il gioco deve essere si divertente, ma allo stesso tempo competitivo, perché non è uno storytelling soltanto, ma anche un divertimento con delle regole, dove ci deve essere tensione. Se si esclude un aspetto completamente, per me è meno avvincente. Poi che ognuno al suo tavolo decida in quali percentuali suddividere. Il diritto al successo ruolistico è una grandissima cavolata, accettare la sconfitta (non parlo di morte e basta) è alla base della vita, il dover vincere e spaccare tutto a tutti i costi non è edificante per nessuno. Così come rispettare chi fa il master e le sue decisioni. Con questo non voglio dire che gli interventi che lo tirano giù dal trono siano sbagliati, è sbagliato dove è diventato un cantastorie di corte, una bertuccia che deve essere solo divertente e assecondante. E se non capisco che pretendere che tutto vada come vuole il mio PG è lesivo per i compagni di tavolo, sicuramente sono anche uno che avrà difficoltà nella vita. Questo evitare di affrontare le cose negative e spiacevoli, piuttosto che confrontarsi con esse e tollerarsi in nome del divertimento comune, è altamente "ruolisticamente corretto" 🌈. Trovo anche molto stupido i giocatori non si sappiano distaccarsi in maniera netta dai personaggi, culturalmente è una idiozia. Approfondisco anche il tema del ricambio generazionale, agganciandomi al punto sopra, non ho visto giovani che si sono avvicinati ai miei tavoli che hanno schifato i principi vecchi di gioco, semplicemente li hanno capiti e si sono adeguati e da essi hanno capito molte cose. Sicuramente sono diversi, ma non lontani come si legge e, come tutti, portano idee nuove perché dopotutto sono chi ci sorpasserà come in ogni ambito. A noi spetta ricordare loro i vecchi principi nel ruolo di cariatidi brontolone, ma sagge, perché in fondo tutti i torti non li abbiamo. Faccio una postilla un po' off topic parlando di d&d 5,x, facendo una riflessione che mi si è consolidata di recente anche leggendo alcuni commenti che hanno focalizzato il mio post su quel tema. Un po' il gioco (non so se per caso o meno, visto che penso sia stato sviluppato male) è compatibile nel suo complesso al diritto al successo ruolistico. Non ha fatto scandalo infatti lo sbilanciamento tra PG proprio perché in effetti, tra chi vince tanto e chi vince comunque si vedono meno le differenze.
  13. In realtà non ho aperto io il thread, ho solo mandato il manoscritto. Il mio discorso era generico, un po' tutti i giochi principali si sono evoluti al politicamente corretto e hanno fatto tanti passi in alcune direzioni. Chiaro che non ne conosco tanti al di fuori di d&d e pathfinder, quindi va bene anche qui in questa sezione. Nei discorsi che hai fatto nel tuo post, la mia risposta è che togliendo i vincoli è migliorato, questo perché la vedo in maniera diversa da te. Pure io gioco con un elfo senza ascia bipenne o un nano che ha destrezza 50 e fa le capriole, semplicemente vedo un regolamento generico più adattabile alle esigenze del gruppo di gioco. Non vedo il +2 delle razze o altri discorsi su allineamenti, classi ecc... così scandalosi, semplicemente li tollero. Ed è una strada che hanno preso anche alla Paizo, meno marcata, ma comunque rispetto a classi, razze e altre meccaniche, lasciano al gruppo di gioco una maggior libertà dando comunque un indirizzo. I peggioramenti di d&d li vedo su altri temi discussi altrove nel forum; mi trovo dunque in disaccordo con te, perché concettualmente quegli aspetti del gioco sono ludicamente corretti sebbene alcuni suoi cambiamenti siano dovuti al politicamente corretto. Ma questo perché li trovo temi di secondo piano e personalmente trovo più giusti i regolamenti generici, come ho scritto nelle premesse del post. Probabilmente giocassimo assieme a livello pratico ci troveremmo d'accordo, a prescindere da queste che ritengo baggianate. Chiaramente sono d'accordo, ma non è il forum adatto per dare questi stimoli. PS: @Percio , esatto.
  14. Qua invece parliamo di un gioco, conta ancora meno il nome... È diventato offensivo principalmente proprio negli USA, etimologicamente non lo è mai stato! Non ho fatto l'esempio a caso, visto che avevo poco tempo. Solita americanata... Da piccolo ho imparato a non offendermi nemmeno per altro, fosse nonnismo, bullismo o prese in giro qualsiasi, quindi figurati se mi sarei offe... No Gringo, ricordo che lo usano tanto in "Porgi l'altra guancia" perché vivevano con una tribù di... e i protagonisti ne parlavano ad altri con naturalezza e in maniera non dispregiativa, ma i sottotitoli saltavano la parola proibita.
  15. Il background è importante, anche fuori dal gioco. Sono sicuro che @Theraimbownerd è molto più giovani di tanti, così come @Pippomaster92 . Se notate, un po' tutti, ho cercato di dare sì una visione soggettiva del tutto, ma, per quel che ho potuto, anche a 360° e vedere questo confronto e tante risposte è una soddisfazione, anche perché ho provocato anche un po' tutte le fazioni. Non ho tanto tempo per scrivere, ma @Pippomaster92 , il preconcetto sul termine "razza" è generazionale, mia zia lo usava per indicare famiglie buone e cattive, come tanti termini sono cambiati i significati (razza di quelli che si ammazzano, razza di quelli di parola ecc...). Ora mi guardo i vecchi film di Bud Spencer e Terence Hill, quando dicono "negro" viene oscurata la parola nei sottotitoli. Io ci sono cresciuto e non mi fa effetto, per esempio. Appena potrò risponderò nel dettaglio a tutti!
  16. Secondo me è da ricollegarsi al tema: "gioco un po' come voglio, il regolamento non deve farci litigare". Questa non-cultura del ruolo, inteso dal punto interpretativo, fa perdere dei momenti interessanti al tavolo. Ritengo comunque giusto non mettere troppi paletti regolistici, ma altrettanto dovrebbe essere d'uso caratterizzare il personaggio coi suoi pregi e difetti per raggiungere una maggiore profondità di gioco. Come scriveva @Fandango16 più su, dovrebbe essere normale che il party o a volte i PG tra loro, abbiano conflitti decisionali o morali, il multipolarismo opportunistico non aiuta a trovare spunti di gioco. Il prevenire lo scontro o il disagio di qualcuno sono alla base del politicamente corretto. Per me invece sono essenziali le discussioni in senso positivo e critico per giungere ad un accordo. Il voler prevenire certe dinamiche può essere altamente ruolisticamente corretto! Fermo restando ovviamente che sia giusto stabilire delle regole in questo senso al tavolo, ignorarle completamente è una perdita di sfumature nel gioco.
  17. Incornicio questo tema perché mi sono dimenticato di affrontarlo. Trovo abbastanza giusto quello che scrivi, ma se parliamo degli ultimi DND, e la cosa è molto pertinente, in buona parte deriva da una incapacità di design. Penso sia giusto personalizzare non per forza sullo stereotipo della classe del passato, in un concetto moderno, dando più spazio al giocatore, ma sbagliato che ognuno possa fare un po' di tutto a prescindere ed in maniera anche radicata e sistemica. Non essendo un giocatore a prevalenza DND 5 (non ci ho giocato a lungo), non mi era balzata all'occhio, scrivevo sempre di fretta e nei ritagli di tempo, non sono mai stato eccellente nei compiti a casa. Inoltre il mio scritto non era dnd-centrico! Grazie @firwood ! @Terentil , cosa dici è sacrosanto e vero, anche io la vedo così sulla nazione che di prepotenza vuole essere il centro del mondo. Su questo devo dire che sono dei somari perché i giochi hanno due tipi di business molto differenti, questa ansia di spremere il mercato dnd ha l'effetto della sabbia quando la schiacci nel pugno: esce dai lati. @Fandango16 , ma cosa dici mai, la divinità dovrebbe capire il PG e allinearsi al discepolo! Vuoi mica rovinare l'avventura e l'amicizia col giocatore... 🌈 (*) (*)
  18. Mi piace cosa hai scritto perché forse noi culturalmente siamo sempre stati un po' diversi e come ho detto anche io, magari non comprendiamo a fondo il modo di porre il gioco in America, tra scene spettacolari, mass media e la spettacolarizzazione da quattro soldi. @Hero81 , io sono per lasciarti andare, giuro che non lo dico alla polizia, ti esorto a parlare fuori dai denti! Io ho detto tutto quello che pensavo... Non è un caso se ho scritto la cosa giorni fa e la hanno pubblicata il venerdì 17! @MattoMatteo , il punto forse del mio post, sul ruolisticamente corretto (definizione coniata per definire la deriva dei giochi, buona o cattiva che sia in linea col politicamente corretto), l'ho concentrata sui punti che non hai toccato perché il resto deriva essenzialmente anche dal politicamente corretto, ma nello scrivere ho trovato un senso nei cambi di direzione del GDR moderno, provando a vedere la cosa in maniera molto laica, che ne pensi a riguardo? @Bharbhotr , non ho capito bene a cosa ti riferisci...
  19. In una cinquantina d'anni abbiamo visto una evoluzione importante delle regole dei giochi che ci fanno passare tante ore e serate in compagnia dei nostri amici. Ma cinquant'anni sono tanti e io, ad esempio, manco ero nato per potermi definire un pioniere. In mezzo secolo non solo si è evoluto il gioco di ruolo, ma anche la cultura ed il modo di pensare nel mondo. Siamo in un periodo storico dove il politicamente corretto si confronta con chi pensa che questo progresso socioculturale sia un estremismo e non la cura di alcuni mali del mondo. Io stesso vedo con scetticismo quella che talvolta, a mio avviso, diventa una ostentazione di civiltà a tratti ipocrita e non necessaria ad una migliore convivenza nella società. Provo a sviscerare l'evoluzione del gioco in parallelo con quella sociale, toccando i vari cambiamenti. Ho utilizzato la dicitura "ruolisticamente corretto" (rolistically correct) per definire il fenomeno nell'ambito dei giochi di ruolo che va di pari passo con il "politicamente corretto". "Ludicamente corretto" è quando invece il regolamento ha un senso legato allo svolgimento funzionale del gioco, così come posso accettarlo e immaginarlo. Ma è il gioco a diventare politicamente corretto o le innovazioni sono ludicamente corrette e quindi conseguenza di un progresso del nostro passatempo? Io ritengo i regolamenti un insieme di meccaniche che devono restare laiche rispetto alle ambientazioni e alle campagne. Per questo motivo tendo a giudicarli senza perdermi in fronzoli. Io penso che ogni argomento vada visto da ogni angolazione e punto di vista, a 360° prima di farsi un'idea, con una buona dose di tolleranza. Punto 1 - LE RAZZEE qui direi che l'evoluzione è stata davvero tanta, soprattutto negli ultimi anni. Nella vita potenzialmente puoi essere ciò che vuoi, lo studio e l'allenamento determinano le tue caratteristiche fisiche e mentali. Questa la concezione moderna. Pensiamo a quando addirittura, da regole, la razza non dava solo un modificatore razziale alle caratteristiche, ma determinava cosa un personaggio potesse o non potesse fare, sopportandone eventuali malus sulla progressione della classe. Come può esserci un nano mago? Oggi lo puoi fare, agli albori del gioco no. Per non parlare della diatriba del 2024 sul termine "specie" che ha preso il posto di "razza", termine più tradizionale e utilizzato fino a qualche anno fa in maniera consuetudinaria nei regolamenti fantasy. Se io leggo "specie" invece che "razza" per prima cosa sorrido, poi penso che sia una cosa stupida rivedere le tradizioni e le consuetudini per essere più inclusivi o non usare termini associati all'odio, poi vado oltre ancora perché trovo altrettanto stupido soffermarmi su un tema così becero e di conseguenza me ne frego e giudico il manuale per altro, altrimenti cadrei in basso come il sostenitore del politicamente corretto, colui che criticherebbe o si farebbe un'idea negativa di un libro perché usa termini considerati offensivi: io che non sono permaloso tollero pure se scrivono specie e sti cavoli a tutti. Altro discorso è quello di aver tolto dalle razze i modificatori alle caratteristiche. Inizialmente la mia reazione è stata quella di rimanerci un po' basito, sembrava tutto una forzatura ruolisticamente corretta. Ma come? Gli halfling possono essere forti e robusti come i mezz'orchi? Dall'altro lato però penso che, per quello che concerne la creazione dei personaggi, le considerazioni viaggino su un discorso collaterale rispetto al mondo fantasy nel quale si inseriscono perché per definizione essi sono un'eccezione, sono eroi e le restrizioni da regole andrebbero magari a cozzare con questo concetto limitando la libertà. Dopotutto da nessuna parte c'è scritto che il popolo elfico è forte e robusto come gli orchi. Discorso razze ludicamente corretto con riserva perché rimane ruolisticamente corretto cambiare la tradizione della nomenclatura per una tematica così becera. Punto 2 - GLI ALLINEAMENTIIn passato la razza poteva definire l'allineamento: si pensi ai drow, elfi scuri padroni del sottosuolo. Si pensi anche alle tante meccaniche legate all'allineamento, come incantesimi ed altro. Ora si tende invece ad avere una concezione di male più filosofica, legata al libero arbitrio, vista con una maggiore libertà interpretativa e senza una netta distinzione. Quasi come se la natura malvagia non possa esistere e il bene sia un po' dappertutto e quindi non vi sia un confine netto: ogni creatura tende ad avere un libero arbitrio e fare una distinzione netta può non essere la soluzione giusta. Per non parlare di limiti interpretativi di classe: se sei monaco sei legale, il barbaro non può esserlo, il paladino è legale buono. Gli allineamenti inoltre sono spariti anche da tante meccaniche secondarie come gli incantesimi. Non voglio dilungarmi troppo su divisioni che a volte si creano tra chi magari pensa sia giusto rispettarli in maniera categorica e chi invece preferisce una visione meno rigida, forse troppo morbida, delle loro definizioni, ritenendo che non siano essenziali nel gioco e/o siano un concetto superato. Io personalmente li ho sempre utilizzati nel gioco e di questi litigi e diatribe non ne ho mai vissute, tranne brevi discussioni che hanno interrotto il gioco giusto il tempo di spiegarsi. Fatto sta che dai manuali stanno sparendo... e non se ne sente tanto la mancanza. Ludicamente corretto, fino a quando questo limite di ruolo non diventi una scusa per "giocarmi il personaggio come mi gira" ed ecco che portare una incoerenza in gioco solo per sbandierare una libertà di essere bipolare diventa un palese "ruolisticamente corretto" o semplicemente una seccatura. Punto 3 - DIVINITÀLa religione è diventata un'opzione. L'esempio lampante è il chierico che, rispetto al passato, può seguire un ideale piuttosto che un dio. Il tutto va di pari passo con il progresso scientifico: l'ateismo, nel bene o nel male, si sta diffondendo in maniera proporzionale all'alfabetizzazione. Considerando le regole un blocco di meccaniche, trovo sia giusto dare delle possibilità ruolistiche alternative anche in funzione di una campagna. Trovo certo bislacco che un giocatore non voglia allinearsi ad una divinità se l'ambientazione è il Faerûn, tuttavia un personaggio può trarre un potere da un ideale, si pensi anche a campagne dove non vi è il politeismo e dove questo personaggio è un incantatore che magari trae potere da un elemento. Ludicamente corretto, sta ai giocatori decidere in base alla campagna se mettere importanti restrizioni ruolistiche, sempre che tutto ciò non venga fatto per avere scorciatoie per oltrepassare i bonus ed i malus eventuali. Punto 4 - LE CLASSIProblema già parzialmente affrontato sopra, se hai certe capacità e un certo background non puoi avere un comportamento lontano dall'allineamento normato dal manuale. Le limitazioni si intrecciavano pure con la razza. Oggi tutto ciò è sparito. Già argomentato sopra: dare una libertà di creazione è ludicamente corretto perché permette ai tavoli e alle campagne di tutti i tipi di interpretare in libertà purché in coerenza. Perché dare superflui limiti ruolistici quando a volte è la fantasia a porre dei giusti confini? Punto 5 - LA MORTELe regole fanno sì che il personaggio muoia con maggiore difficoltà, tema molto dibattuto e matematicamente corretto! Nella vecchia scuola essa aveva una sua rilevanza, i giocatori erano molto prudenti e la sua falce era dietro ad ogni porta. Oggi invece per morire ti devi impegnare, sia che tu sia master, sia che tu sia giocatore. È giusto? Non è giusto? Non lo so, io posso solo dire la mia e trarre le mie conclusioni. Da un lato credo che i PG, oltre che essere eroi, siano mortali e come tutti la loro paura di passare dall'altra parte deve essere altissima. Un giocatore che non interpreta quel lato del suo personaggio sbaglia, perché che tu sia un paladino che mette l'ideale davanti ad essa o un infame che scappa quando le cose volgono verso il peggio, poco o tanto nessuno vuole morire e tu che sei dietro alla scheda non puoi non tenerne conto quando ruoli. Se però sai che il tuo personaggio è un eroe, non è una entità che schiatta davvero e soprattutto le regole ti danno un'altra mano, è chiaro che il problema c'è e senza tensione magari il gioco è più noioso. Dall'altro lato forse è anche sbagliato che sia più facile morire in un turno che diventare inabile al combattimento (svenire, rantolare per terra per le ferite, essere agonizzante). Troppi argomenti legati a questo, tutto si riconduce alla filosofia dei punti ferita e al trovare un giusto equilibrio. Aggiungo anche che da master preferisco un regolamento meno imprevedibile per poter giocare con meno remore. Del resto, in una campagna lunga è anche normale che la morte sia un evento occasionale e non di ogni sessione. In fondo un gioco è una approssimazione e ognuno ha la sua visione a riguardo. Ludicamente corretto, non del tutto perché in effetti negli ultimi regolamenti pare che, se un mostro voglia ammazzare un PG, debba spaccargli la testa quando la morning star smette di rimbalzargli sul cranio. Ma di quella parte di ruolisticamente corretto parlerò più avanti perché l'ho inserita in un'altra area tematica. Allora, chi è arrivato fino a qui si chiederà: dove sta il ruolisticamente corretto? Punto 6 - USA: LA PATRIA DELLE CONTRADDIZIONIPer prima cosa, il politicamente corretto è sicuramente un fenomeno molto sentito e, negli Stati Uniti d'America (dove vengono creati i giochi e patria indiscussa di contraddizioni), il dibattito è molto più acceso che da noi. Sicuramente stampare libri che possano essere ritenuti offensivi per cavolate come le razze spinge l'editore a modificare la terminologia. Addirittura, pare che non si voglia pubblicare un inedito manuale di Dark Sun per i suoi temi forti o riscriverlo addolcendolo. Tutto questo è da ritenersi assolutamente ruolisticamente corretto! Dopo la assurda caccia al satanismo di decenni fa nei confronti di giocatori e creatori di D&D, la risposta moderna è censurare le tematiche che non sono altro che il frutto di un gioco di fantasia. Punto 7 - IL RICAMBIO GENERAZIONALEHo ragionato che il ruolisticamente corretto possa valere anche sull'asse del ricambio generazionale. Per me è qui che casca il dado da 20... Decenni fa, l'offerta ludica era molto più carente: si pensi all'evoluzione dei videogiochi, all'accessibilità a diversi tipi di divertimento e al maggiore benessere. Ai miei tempi il master aveva l'ultima parola su tutto, i giocatori si adeguavano e i neofiti erano soggetti a una sorta di "nonnismo". Il master premiava, ma soprattutto puniva e molto male, anche da regole, i giocatori che non si comportavano bene o in coerenza col loro ruolo. Ora probabilmente chi vuole giocare fatica a trovare compagni o magari deve fare avventure più inclusive. Così inclusive che, però, si perde il senso di alcuni aspetti del gioco e di quelle emozioni che in tanti sono riusciti a provare al tavolo con gli amici. Punto 8 - IL DIRITTO AL SUCCESSO RUOLISTICOIl diritto al successo formativo è quella regola scolastica che, in buona sostanza, ai fini della promozione, sostituisce il merito con il solo impegno. Con la stessa logica ora c'è quindi il diritto al successo ruolistico! Qui collego anche il tema della morte, quel 30% di ruolisticamente corretto di cui ho promesso di parlare dopo. Mentre prima la figura del master era quella dell'arbitro indiscusso, ora sta diventando serva del divertimento dei giocatori? "Se io seguo la campagna, creo la scheda, passo ore a giocare, mi sono guadagnato il diritto ad una avventura che vada bene per il mio povero e tenero personaggio! Altrimenti rovescio il tavolo e non gioco più." Sic... o meglio "sigh". Ma questa non è coerenza di gioco, è un moderno "ruolisticamente corretto" dove i giocatori non si vengono incontro, bisogna accontentare tutti, bisogna non fare morire i personaggi perché poi i burattinai si offendono e non vogliono più partecipare. E allora le ambientazioni ed il gioco di tutti devono essere limitati per trovare gli spicchi che intersecano gli insiemi? Perché invece ognuno non impara ad allargare il suo, di cerchio, per adeguarsi e tollerare gli altri come si faceva un tempo? Forse sono queste le consuetudini che stanno cambiando ai tavoli portando il GDR alla deriva? Oppure sono io quello vecchio perché sto cominciando a criticare i giovani, dissociandomi dalla loro generazione, riconoscendo, da vecchio brontolone quale sto diventando, che il mondo (almeno dei GDR) un domani sarà peggiore se prenderà quella piega?
  20. Cinquant’anni fa un nano mago sembrava quasi un errore di stampa; oggi D&D ha allargato ogni confine, dalle specie agli allineamenti. Il gioco è diventato più aperto e più indulgente, ma ogni nuova libertà porta una domanda che il d20 non può risolvere. È progresso ludico o “ruolisticamente corretto”? Prima di brontolare come vecchi master, vale la pena tirare l’iniziativa. In una cinquantina d'anni abbiamo visto una evoluzione importante delle regole dei giochi che ci fanno passare tante ore e serate in compagnia dei nostri amici. Ma cinquant'anni sono tanti e io, ad esempio, manco ero nato per potermi definire un pioniere. In mezzo secolo non solo si è evoluto il gioco di ruolo, ma anche la cultura ed il modo di pensare nel mondo. Siamo in un periodo storico dove il politicamente corretto si confronta con chi pensa che questo progresso socioculturale sia un estremismo e non la cura di alcuni mali del mondo. Io stesso vedo con scetticismo quella che talvolta, a mio avviso, diventa una ostentazione di civiltà a tratti ipocrita e non necessaria ad una migliore convivenza nella società. Provo a sviscerare l'evoluzione del gioco in parallelo con quella sociale, toccando i vari cambiamenti. Ho utilizzato la dicitura "ruolisticamente corretto" (rolistically correct) per definire il fenomeno nell'ambito dei giochi di ruolo che va di pari passo con il "politicamente corretto". "Ludicamente corretto" è quando invece il regolamento ha un senso legato allo svolgimento funzionale del gioco, così come posso accettarlo e immaginarlo. Ma è il gioco a diventare politicamente corretto o le innovazioni sono ludicamente corrette e quindi conseguenza di un progresso del nostro passatempo? Io ritengo i regolamenti un insieme di meccaniche che devono restare laiche rispetto alle ambientazioni e alle campagne. Per questo motivo tendo a giudicarli senza perdermi in fronzoli. Io penso che ogni argomento vada visto da ogni angolazione e punto di vista, a 360° prima di farsi un'idea, con una buona dose di tolleranza. Punto 1 - LE RAZZEE qui direi che l'evoluzione è stata davvero tanta, soprattutto negli ultimi anni. Nella vita potenzialmente puoi essere ciò che vuoi, lo studio e l'allenamento determinano le tue caratteristiche fisiche e mentali. Questa la concezione moderna. Pensiamo a quando addirittura, da regole, la razza non dava solo un modificatore razziale alle caratteristiche, ma determinava cosa un personaggio potesse o non potesse fare, sopportandone eventuali malus sulla progressione della classe. Come può esserci un nano mago? Oggi lo puoi fare, agli albori del gioco no. Per non parlare della diatriba del 2024 sul termine "specie" che ha preso il posto di "razza", termine più tradizionale e utilizzato fino a qualche anno fa in maniera consuetudinaria nei regolamenti fantasy. Se io leggo "specie" invece che "razza" per prima cosa sorrido, poi penso che sia una cosa stupida rivedere le tradizioni e le consuetudini per essere più inclusivi o non usare termini associati all'odio, poi vado oltre ancora perché trovo altrettanto stupido soffermarmi su un tema così becero e di conseguenza me ne frego e giudico il manuale per altro, altrimenti cadrei in basso come il sostenitore del politicamente corretto, colui che criticherebbe o si farebbe un'idea negativa di un libro perché usa termini considerati offensivi: io che non sono permaloso tollero pure se scrivono specie e sti cavoli a tutti. Altro discorso è quello di aver tolto dalle razze i modificatori alle caratteristiche. Inizialmente la mia reazione è stata quella di rimanerci un po' basito, sembrava tutto una forzatura ruolisticamente corretta. Ma come? Gli halfling possono essere forti e robusti come i mezz'orchi? Dall'altro lato però penso che, per quello che concerne la creazione dei personaggi, le considerazioni viaggino su un discorso collaterale rispetto al mondo fantasy nel quale si inseriscono perché per definizione essi sono un'eccezione, sono eroi e le restrizioni da regole andrebbero magari a cozzare con questo concetto limitando la libertà. Dopotutto da nessuna parte c'è scritto che il popolo elfico è forte e robusto come gli orchi. Discorso razze ludicamente corretto con riserva perché rimane ruolisticamente corretto cambiare la tradizione della nomenclatura per una tematica così becera. Punto 2 - GLI ALLINEAMENTIIn passato la razza poteva definire l'allineamento: si pensi ai drow, elfi scuri padroni del sottosuolo. Si pensi anche alle tante meccaniche legate all'allineamento, come incantesimi ed altro. Ora si tende invece ad avere una concezione di male più filosofica, legata al libero arbitrio, vista con una maggiore libertà interpretativa e senza una netta distinzione. Quasi come se la natura malvagia non possa esistere e il bene sia un po' dappertutto e quindi non vi sia un confine netto: ogni creatura tende ad avere un libero arbitrio e fare una distinzione netta può non essere la soluzione giusta. Per non parlare di limiti interpretativi di classe: se sei monaco sei legale, il barbaro non può esserlo, il paladino è legale buono. Gli allineamenti inoltre sono spariti anche da tante meccaniche secondarie come gli incantesimi. Non voglio dilungarmi troppo su divisioni che a volte si creano tra chi magari pensa sia giusto rispettarli in maniera categorica e chi invece preferisce una visione meno rigida, forse troppo morbida, delle loro definizioni, ritenendo che non siano essenziali nel gioco e/o siano un concetto superato. Io personalmente li ho sempre utilizzati nel gioco e di questi litigi e diatribe non ne ho mai vissute, tranne brevi discussioni che hanno interrotto il gioco giusto il tempo di spiegarsi. Fatto sta che dai manuali stanno sparendo... e non se ne sente tanto la mancanza. Ludicamente corretto, fino a quando questo limite di ruolo non diventi una scusa per "giocarmi il personaggio come mi gira" ed ecco che portare una incoerenza in gioco solo per sbandierare una libertà di essere bipolare diventa un palese "ruolisticamente corretto" o semplicemente una seccatura. Punto 3 - DIVINITÀLa religione è diventata un'opzione. L'esempio lampante è il chierico che, rispetto al passato, può seguire un ideale piuttosto che un dio. Il tutto va di pari passo con il progresso scientifico: l'ateismo, nel bene o nel male, si sta diffondendo in maniera proporzionale all'alfabetizzazione. Considerando le regole un blocco di meccaniche, trovo sia giusto dare delle possibilità ruolistiche alternative anche in funzione di una campagna. Trovo certo bislacco che un giocatore non voglia allinearsi ad una divinità se l'ambientazione è il Faerûn, tuttavia un personaggio può trarre un potere da un ideale, si pensi anche a campagne dove non vi è il politeismo e dove questo personaggio è un incantatore che magari trae potere da un elemento. Ludicamente corretto, sta ai giocatori decidere in base alla campagna se mettere importanti restrizioni ruolistiche, sempre che tutto ciò non venga fatto per avere scorciatoie per oltrepassare i bonus ed i malus eventuali. Punto 4 - LE CLASSIProblema già parzialmente affrontato sopra, se hai certe capacità e un certo background non puoi avere un comportamento lontano dall'allineamento normato dal manuale. Le limitazioni si intrecciavano pure con la razza. Oggi tutto ciò è sparito. Già argomentato sopra: dare una libertà di creazione è ludicamente corretto perché permette ai tavoli e alle campagne di tutti i tipi di interpretare in libertà purché in coerenza. Perché dare superflui limiti ruolistici quando a volte è la fantasia a porre dei giusti confini? Punto 5 - LA MORTELe regole fanno sì che il personaggio muoia con maggiore difficoltà, tema molto dibattuto e matematicamente corretto! Nella vecchia scuola essa aveva una sua rilevanza, i giocatori erano molto prudenti e la sua falce era dietro ad ogni porta. Oggi invece per morire ti devi impegnare, sia che tu sia master, sia che tu sia giocatore. È giusto? Non è giusto? Non lo so, io posso solo dire la mia e trarre le mie conclusioni. Da un lato credo che i PG, oltre che essere eroi, siano mortali e come tutti la loro paura di passare dall'altra parte deve essere altissima. Un giocatore che non interpreta quel lato del suo personaggio sbaglia, perché che tu sia un paladino che mette l'ideale davanti ad essa o un infame che scappa quando le cose volgono verso il peggio, poco o tanto nessuno vuole morire e tu che sei dietro alla scheda non puoi non tenerne conto quando ruoli. Se però sai che il tuo personaggio è un eroe, non è una entità che schiatta davvero e soprattutto le regole ti danno un'altra mano, è chiaro che il problema c'è e senza tensione magari il gioco è più noioso. Dall'altro lato forse è anche sbagliato che sia più facile morire in un turno che diventare inabile al combattimento (svenire, rantolare per terra per le ferite, essere agonizzante). Troppi argomenti legati a questo, tutto si riconduce alla filosofia dei punti ferita e al trovare un giusto equilibrio. Aggiungo anche che da master preferisco un regolamento meno imprevedibile per poter giocare con meno remore. Del resto, in una campagna lunga è anche normale che la morte sia un evento occasionale e non di ogni sessione. In fondo un gioco è una approssimazione e ognuno ha la sua visione a riguardo. Ludicamente corretto, non del tutto perché in effetti negli ultimi regolamenti pare che, se un mostro voglia ammazzare un PG, debba spaccargli la testa quando la morning star smette di rimbalzargli sul cranio. Ma di quella parte di ruolisticamente corretto parlerò più avanti perché l'ho inserita in un'altra area tematica. Allora, chi è arrivato fino a qui si chiederà: dove sta il ruolisticamente corretto? Punto 6 - USA: LA PATRIA DELLE CONTRADDIZIONIPer prima cosa, il politicamente corretto è sicuramente un fenomeno molto sentito e, negli Stati Uniti d'America (dove vengono creati i giochi e patria indiscussa di contraddizioni), il dibattito è molto più acceso che da noi. Sicuramente stampare libri che possano essere ritenuti offensivi per cavolate come le razze spinge l'editore a modificare la terminologia. Addirittura, pare che non si voglia pubblicare un inedito manuale di Dark Sun per i suoi temi forti o riscriverlo addolcendolo. Tutto questo è da ritenersi assolutamente ruolisticamente corretto! Dopo la assurda caccia al satanismo di decenni fa nei confronti di giocatori e creatori di D&D, la risposta moderna è censurare le tematiche che non sono altro che il frutto di un gioco di fantasia. Punto 7 - IL RICAMBIO GENERAZIONALEHo ragionato che il ruolisticamente corretto possa valere anche sull'asse del ricambio generazionale. Per me è qui che casca il dado da 20... Decenni fa, l'offerta ludica era molto più carente: si pensi all'evoluzione dei videogiochi, all'accessibilità a diversi tipi di divertimento e al maggiore benessere. Ai miei tempi il master aveva l'ultima parola su tutto, i giocatori si adeguavano e i neofiti erano soggetti a una sorta di "nonnismo". Il master premiava, ma soprattutto puniva e molto male, anche da regole, i giocatori che non si comportavano bene o in coerenza col loro ruolo. Ora probabilmente chi vuole giocare fatica a trovare compagni o magari deve fare avventure più inclusive. Così inclusive che, però, si perde il senso di alcuni aspetti del gioco e di quelle emozioni che in tanti sono riusciti a provare al tavolo con gli amici. Punto 8 - IL DIRITTO AL SUCCESSO RUOLISTICOIl diritto al successo formativo è quella regola scolastica che, in buona sostanza, ai fini della promozione, sostituisce il merito con il solo impegno. Con la stessa logica ora c'è quindi il diritto al successo ruolistico! Qui collego anche il tema della morte, quel 30% di ruolisticamente corretto di cui ho promesso di parlare dopo. Mentre prima la figura del master era quella dell'arbitro indiscusso, ora sta diventando serva del divertimento dei giocatori? "Se io seguo la campagna, creo la scheda, passo ore a giocare, mi sono guadagnato il diritto ad una avventura che vada bene per il mio povero e tenero personaggio! Altrimenti rovescio il tavolo e non gioco più." Sic... o meglio "sigh". Ma questa non è coerenza di gioco, è un moderno "ruolisticamente corretto" dove i giocatori non si vengono incontro, bisogna accontentare tutti, bisogna non fare morire i personaggi perché poi i burattinai si offendono e non vogliono più partecipare. E allora le ambientazioni ed il gioco di tutti devono essere limitati per trovare gli spicchi che intersecano gli insiemi? Perché invece ognuno non impara ad allargare il suo, di cerchio, per adeguarsi e tollerare gli altri come si faceva un tempo? Forse sono queste le consuetudini che stanno cambiando ai tavoli portando il GDR alla deriva? Oppure sono io quello vecchio perché sto cominciando a criticare i giovani, dissociandomi dalla loro generazione, riconoscendo, da vecchio brontolone quale sto diventando, che il mondo (almeno dei GDR) un domani sarà peggiore se prenderà quella piega? View full publication
  21. Secondo me adesso prospera nella sua clientela perché è il sistema più solido e supportato meglio che in fondo ha mantenuto tutto il pregresso, aggiornandolo, rendendolo un sistema che si sposa con molti tipi di campagna e ambientazione. Insomma, è un regolamento completo, enciclopedico, neutro, gratuito. Nonostante scelte di design discutibili è rimasto comunque abbastanza apprezzato.
  22. @Marbon , @firwood , io invece ho giocato prevalentemente su Mystara e nei Forgotten.
  23. Quello no, è semplicemente una ambientazione in più da sapere e io non sono uno studioso come te!
  24. Sicuramente, era gente che vendeva avventure per 3,5 e che voleva dare continuità al lavoro visto che non piaceva la 4e. Stessa cosa gli utenti. Inoltre il prodotto era di palpabile ottima qualità. Peccato che si sono dovuti fare una ambientazione nuova da zero...

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