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Dragons´ Lair

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  1. Ultima ora
  2. Scarlett Bloomblight A casa con Tanaka Il fraintendimento da parte sua mi mette alla prova, come se i miei ormoni sovraeccitati non bastassero in questo momento. Bast@rdo... stai giù per l'amor del cielo... Fortunatamente riesco a portarlo dove voglio, a distrarlo un attimo dalla sua eccitazione: e c'è una pista, qualcuno con cui parlare per trovare nuove informazioni. Non mi interessa altro, non adesso che è dannatamente difficile mantenere un'espressione seria affinché si capisca che sono io al comando. E allora mi lascio andare: una volta ottenuto ciò che voglio cedo alla lussuria e mi abbasso su di lui per baciarlo. Nuovamente, come ieri, mi sento bruciare; potrei essere totalmente rossa in viso e così calda da scottarlo, ma non importa. Il bacio è passionale ma piuttosto rapido, torno seduta su di lui perché non ce la faccio davvero più ad aspettare o a trattenermi: i vestiti volano rapidamente in giro per la camera e iniziamo; non ho idea di quanto andiamo avanti, ma questa volta sono anche disposta a cedergli un po' del controllo e del divertimento mentre lo facciamo, giusto per non tenere le cose monotone. Quando mi sono "raffreddata" e il mio colorito è tornato normale siamo però senza fiato, stesi uno accanto all'altra nel tentativo di tornare a respirare. Questi giorni, sessualmente parlando, sono stati davvero strani: ogni volta ho provato delle sensazioni più forti delle precedenti, e con un'intensità mai vissuta prima. Che sia quella cosa che mi parla nella testa? Quel drago? Sempre se effettivamente non erano tutti deliri della droga... I pensieri sono nuovamente liberi di fluire adesso, anche se invece di vorticare attorno ai miei piani manipolatori sembrano concentrarsi sulle cose strane di questi giorni. Che poi... che cacchio ci dovrebbe fare un drago dentro la mia testa?! Starò diventando matta? Quello che ho vissuto ieri sera e oggi però era vero. Ripenso all'incontro con la "cosa" col teschio di cervo, quella strana caverna nel bosco e soprattutto quell'entità misteriosa che voleva uccidessi Tanaka. Queste sensazioni strane che mi sento attaccate addosso come se non fossero mio potrebbero essere opera sua... Il flusso mentale viene interrotto quando sento la mano di Tanaka passarmi fra i capelli: il tocco è dolce e delicato, così tanto in contrasto con la sua figura quanto lo era mio padre, così gentile nonostante l'aspetto da gangster minaccioso. Non me ne rendo conto consciamente, che sto continuando a sovrapporlo a mio padre. Si apre... si sta aprendo con me, esponendo alcune sue debolezze. Non so cosa realmente pensare a riguardo, ma nel momento in cui tira in ballo ciò che gli ho promesso è come se mi si attivasse un interruttore: la mia testa smette di pensare liberamente e torna subito in modalità "affari", un favore è sempre un favore, e devo portarlo a termine. Specialmente se riguarda qualcosa di così importante, che lo spingerebbe letteralmente fra le mie braccia; è come se si stesse incatenando da solo. E quella cosa nella caverna voleva renderlo mio per sempre... ci sta già pensando lui. Forse con qualche spinta da parte mia, ma alla fine è sempre così: le persone devono appartenere a qualcosa per non sentirsi perse, basta mostrargli qualche spiraglio per attirarle. Sento che mi scappa da ridere ma mi contengo e agisco, attorcigliando di un giro la mano attorno al filo dorato, come per avere la presa più salda sul collo di Tanaka. Lo guardo sorridente, con un sorriso dolce e un po' sorpreso. "Non è infattibile, se lo vuoi davvero." Dico seria, il tono mellifluo e con un pizzico di sensualità; mi tiro su a sedere e torno a mettermi a cavalcioni su di lui, esattamente lì sopra. Far sì che ci creda lui stesso non dovrebbe essere troppo difficile, ci vorrà giusto un po' di tempo. Mi avvicino al suo orecchio e gli sussurro. "È normale essere sfaccettati, avere più lati che si mostrano in situazioni diverse. Certo ognuno vede ciò che vuole vedere, ma gli si può sempre dare un aiuto per vedere meglio." Faccio una pausa, aspetto che il concetto arrivi bene. "Quindi dimmi, senza timore, cosa vuoi che vedano gli altri oltre al duro minaccioso ed odioso che mette paura? Cos'altro ti senti di essere oltre a quello? Cos'altro sei oltre a questo dolce ragazzo post sesso?" Uso un tono e una cadenza volutamente sensuali, ritmici, quasi ipnotici. "Posso aiutarti, parla pure." E mi allontano dal suo orecchio, iniziando a stuzzicargli il collo con baci, piccoli morsi e leggeri colpi di lingua, mentre lentamente, ogni tanto, muovo un po' il bacino. @Loki86 offgame Mi piace questa cosa che hai dato a Tanaka un lato di questo tipo senza lasciarlo "monodimensionale", per quanto ci possa comunque stare per seguire delle trope nei personaggi. E mi piace ancora di più perché si sta praticamente "intrappolando" da solo nella tela di Scarlett, un po' come aveva detto lei all'entità della grotta. Non so se questo possa essere un altro tiro di eccitare oppure prosegui e basta con la narrazione, dimmi tu magari sul TdS così se serve tiro subito, E grazie anche per la chiarificazione sul drago e sull'entità. Sono ancora più gasato nel fare queste giocate, è piuttosto challenging uscire dalla mia zona di comfort e immedesimarmi in qualcuno che si comporta come Scarlett; anche perché come ti dicevo un po' di tempo fa sono praticamente comportamenti opposti a come sono fatto io.
  3. Angeli & Demoni Il tema di questo mese per il Vecchio Carnevale Blogghereccio riguarda angeli e demoni, scelto e ospitato gentilmente dal Il Calderone del Troll. Forse vi sorprenderà sapere che alcune civiltà pre-cristiane, come quella greca, non avevano una parola che distinguesse “angeli” e “demoni”; per loro, in effetti, esistevano solo i daímon (lett. “esseri divini”), uno dei concetti più ancestrali della filosofia greca. A seconda di chi parlava di queste enigmatiche entità, poste a metà strada fra il mondo degli uomini e quello degli dèi, esse assumevano il ruolo di “ostacoli” o di “intermediari” tra queste due realtà. Non solo: nelle raffigurazioni dei daímon giunte fino a noi, essi sono rappresentati come creature dall’aspetto umano, ma contraddistinte da un aspetto particolarmente gradevole e armonioso, con fisici giovanili, perfettamente scolpiti e depilati, e dalla presenza di ali piumate che sporgono dalla schiena. Si tratta decisamente di un’immagine che richiama più lo stereotipo degli angeli cristiani che quello dei demoni, i quali, al contrario, tendono a essere rappresentati con aspetti deformi e grotteschi, corna più o meno prominenti e, talvolta, coda o zoccoli di capra e lingua biforcuta. Abbastanza diverso dalla percezione ancestrale che si aveva dei daímon. Cosa voglio dire con questo? Che forse è possibile portare al proprio tavolo di gioco creature che incarnino in sé sia le prerogative degli angeli sia quelle dei demoni, senza necessariamente dividerle in due schieramenti antitetici, attingendo a una concezione più ancestrale di queste entità, precedente al momento in cui ebraismo e cristianesimo fecero propri tali concetti, evolvendoli nelle forme che conosciamo ancora oggi. In effetti, è proprio ciò che ho fatto nella mia ambientazione, che porto settimanalmente al mio tavolo di gioco: La Terra che verrà di Radiogenesi (sistema casalingo). Ma quindi, Dio? Siamo naturalmente portati a pensare agli angeli come a qualcosa di legato a Dio e ai demoni come a qualcosa di legato al Demonio, qualunque forma o natura abbiano queste due entità extra-umane. In effetti, gli angeli propriamente detti (quelli del cristianesimo, per intenderci) costituiscono una complessa “gerarchia celeste”, nella quale, a partire dai Serafini, che odono il borbottare insondabile di Dio, il messaggio viene comunicato ai Cherubini. Questi mettono ordine e interpretano quanto riportato dai Serafini, ricostruendo un pensiero più intellegibile, e a loro volta lo comunicano ai Troni, il cui compito è predisporre ogni cosa affinché si compia la Divina Volontà; il che richiede che tutte le altre cerchie angeliche (Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli e Angeli) si mettano in moto nei ruoli che competono loro. I daímon, invece, non erano necessariamente legati a un Dio e, anzi, spesso non erano incasellati né facevano parte di alcuna “burocrazia celeste”, per così dire. Erano creature profondamente enigmatiche, capaci di sobillare pensieri o desideri inquietanti nel cuore degli uomini, guidandoli tanto verso l’illuminazione quanto verso la follia. Un comportamento e un’organizzazione che ricordano maggiormente l’immagine stereotipica dei demoni: creature profondamente selvagge, intrinsecamente caotiche, per le quali è impossibile formare una società organizzata e che, preda delle proprie pulsioni, si aggrediscono a vicenda con la stessa frequenza con cui aggrediscono i loro “nemici” (ovvero chiunque altro). Senza voler oscillare verso nessuno di questi due estremi, né emissari di un Dio profondamente e rigidamente organizzati, né creature prive di qualsivoglia inibizione, del tutto caotiche e ostili, ritengo che i daímon dovrebbero essere entità sì spirituali e tendenzialmente caotiche (parlando in termini di GdR), ma tutt’altro che cieche o idiote nel perseguire i propri intenti, anzi. Trattandosi di esseri estremamente longevi e dotati di una concezione superiore del mondo e della realtà materiale, i daímon dovrebbero essere straordinariamente lucidi e meticolosi nell’interloquire con i mortali: per irretirli, se necessario, manipolarli, condurli alla rovina oppure, genuinamente, aiutarli. Nell’ambientazione de La Terra che verrà, l’esistenza di Dio è un enigma: non vi sono prove evidenti che un’entità extraumana benigna esista o vegli sull’uomo della Terra post-nucleare. Anzi, l’ostilità del deserto nucleare, la presenza di fenomeni atmosferici estremi e l’esistenza di creature mostruose e insondabili farebbero propendere per un mondo ormai in rovina, in cui non vi è alcun “Dio benevolo” capace di opporsi alla crudeltà del reale e offrire conforto. Eppure, la fede è sopravvissuta: si è modificata, si è distorta, ma si è tramandata sia in forma orale sia scritta. Si sono tramandati anche racconti stravaganti, che hanno attraversato le generazioni fino all’epoca presente e che narrano, ad esempio, di come la Città di Venere sia stata risparmiata dalla catastrofe nucleare grazie all’intervento di un angelo Serafino, il quale, con il suo fulgido corpo di luce, avrebbe deviato e scaraventato in mare tredici testate nucleari dirette verso la città. Si parla di un Fondatore: un essere ultraterreno che alberga chissà dove, ma che custodisce i segreti più profondi del mondo e la vera Scienza; l’entità a cui filosofi, alienisti, scienziati e alchimisti della Terra che verrà rivolgono la loro devozione. Si parla della Luce, intesa non come semplice luce del sole o di una lanterna, ma come Luce primeva, eterna e sublime, capace di rischiarare la mente degli uomini e guidarne la ragione, aiutandoli e benedicendoli nella loro continua e logorante lotta contro le empietà della zona contaminata. E forse l’angelo che protesse Venere, il Fondatore e la Luce sono la medesima entità, solo descritta o venerata in modi differenti. Fatto sta che non vi sono prove evidenti dell’esistenza di alcuna di esse e che i daímon, in ogni caso, non servono nessuna di loro. Forse. Una civiltà pre-umana In ultima istanza, questo sono i daímon in Radiogenesi, o almeno nell’ambientazione de La Terra che verrà: gli ultimi discendenti di una civiltà ben più antica di quella umana, che raggiunse il proprio apice e si avviò verso un lungo, inesorabile e tremendo declino ben prima che sorgessero le più antiche città degli uomini. Nel 2077, l’anno in cui si verificò la guerra termonucleare globale che trasformò, nel giro di circa mezz’ora, la Terra nello spettrale riflesso di Marte, i daímon erano lì, a osservarci dai meandri delle loro città sotterranee di basalto, dalla forma frattale. Avevano predetto la nostra rovina e tentarono, forse, di impedirla. O forse alcuni di loro tentarono di causarla. Quale che sia stato il loro coinvolgimento nell’evento cardine che segna il principio di Radiogenesi, anche ora che è passato oltre un secolo dalla guerra (ma nessuno sa dire esattamente quanto: 125 anni? 150? 175? Chi può dirlo, ormai) e che si sono susseguite almeno cinque generazioni di esseri umani (ma forse anche sei, sette, otto… non si sa), i daímon continuano a operare nei loro dedali sotterranei, quanto di più simile all’Averno vi sia nella Terra che verrà. Depositari di segreti tremendi, profondi come il mare e più antichi della specie umana, compiono macchinazioni imperscrutabili: forse cercano un modo per ripristinare la biosfera terrestre, irrimediabilmente mutata e devastata dalla guerra nucleare. Oppure il contrario: vogliono trovare il modo di estinguere definitivamente la stirpe umana, dal momento che la guerra atomica non è bastata a farlo. O ancora, il loro obiettivo potrebbe non riguardare nessuno di questi due propositi, e il loro scopo potrebbe essere l’indagine di qualche profondo segreto dell’Universo, ora che i tempi sono propizi e le stelle si stanno allineando. In ogni caso, i daímon sono creature enigmatiche e perturbanti: dalla forma vagamente antropomorfa, presentano zampe di insetto al posto delle gambe umane, con cinque paia di arti invece di due; il loro corpo è rivestito di spesse placche di chitina e la loro testa presenta cinque piccoli occhi, simili a quelli di una lumaca. Possono dispiegare due paia di ali membranose dalla schiena e, grazie a esse, librarsi in volo per brevi periodi. Non è un caso che, in epoche antiche, siano stati scambiati per angeli o demoni… a seconda di chi li abbia intravisti e di cosa i daímon gli abbiano fatto. Dotati di spiccata intelligenza e di facoltà non dissimili da quelle umane, bardano i loro corpi, già naturalmente protetti da un robusto esoscheletro, con ulteriori e solide corazze di leghe metalliche sconosciute. Inoltre, non disdegnano l’uso di avveniristiche armi a energia, con cui combattono aggredendo i loro avversari a distanza e riducendoli, se necessario, in cumuli di cenere cerulea incandescente: qualcosa che l’uomo dell’antichità avrebbe potuto facilmente interpretare come una folgore divina o come l’ira di un diavolo. Conclusione E questo è quando su questo breve articolo su angeli e demoni; anche se forse sarebbe più corretto dire che ho presentato e descritto una strana amalgama fra i due, che unisce fantasy e fantascienza. Penso che creature analoghe ai daímon siano facilmente inseribili in qualsiasi ambientazione fantasy che si ambienti in periodi storici più antichi rispetto a quello medievale-europeo e, più in generale, alla diffusione e all'affermarsi delle tre grandi religioni abramitiche. Come al solito, grazie per la lettura! Se avete pareri o critiche, sarò lieto di leggerli.
  4. Grigory no Vass Il Chierico annuì, tornò indietro quel tanto da intravedere da lontano la bestiaccia e tirargli una freccia in bocca
  5. ZeLotus si è unito/a alla community
  6. Oggi
  7. Esmera Marcos E tu dovresti parlare di meno e pensare combattere. Dico alla donna, che sembra ignorarmi per concentrarsi su Gnaud. Mi posiziono in maniera tale da infastidirla e finto con un colpo di scudo prima di attaccarla con il mio stocco. Master Azione gratuita: Come prima, faccio un passo tattico per fiancheggiare con Gnaud, se possibile. Azione di round completo: Attacco la capa. +14/+14/+9 (o +16/+16/+11 se fiancheggio), 4d6+8 perforanti magici. Critico 18-20. Se vengo attaccata dalla donna uso un punto Grinta per attivare Opportune Parry and Risposte. +14 al tiro per colpire, se tiro più alto paro il colpo e la attacco. I danni sono 4d6+8 perforanti magici. Ricordo che, in ogni caso, contro gli attacchi degli Umani ho CA 28 e RD 2/-.
  8. Tanith mezzelfo bardo Se'hanine !!! Speriamo che non porti qui i padroni Esclama dopo che il secondo cane fugge via e si avvicina allo gnomo. Tivrin, devi perdonarmi. Dopo che Rollo è stato ferito, ho temuto per la tua incolumità, ma hai dimostrato che sai cavartela e sei degno di fiducia. Poggia una mano sulla spalla dello gnomo, come a suggellare le sue parole, dopodiché si avvicina al cane morto per recuperare le frecce e ispezionare il cadavere
  9. Aidan ha risposto a Aidan a un discussione Mi presento
    Dal punto di vista dell'interpretazione (quindi non delle regole), come gestisci il fatto di aver messo insieme il cane e il gatto "buoni" contro quelli "cattivi"? Le altre volte quali dinamiche si sono create? Aldilà che sia i Garu che le spirali pensato di essere nel giusto, stesso discorso per Sabbat e Camarilla. Te lo chiedo perché anche obbligati il cane resta cane e il gatto resta gatto.
  10. Rollo I cani vennero finalmente messi in fuga e con essi anche l adrenalina dello scontro. Fu in quel momento che il giovane guerriero si rese conto di avere le braghe intrise di sangue e che per la precisione quel sangue era il suo. "E' un nonnulla ragazzo...solo un graffio" disse cercando di darsi un tono ma ben felice che l amico gli stesse dando una rattoppata
  11. Ludwig Giardini reali "Chi io ehm no veramente..." inizio a spiegarsi ma la bella sacerdotessa mise subito le cose in chiaro "Esatto, Mia e' una cara amica ed una mentore dalla quale ho imparato molto durante i mesi passati insieme." chiuse provando a dare una botta al cerchio e una alla botte
  12. Kai Seki. SI PARLA CON LE PERSONE, NON CON I SERPENTI. Apostrofo da lontano. Chiedete di abbassare le armi, quando due vostri compari restano in agguato pronti ad infilarci a tradimento, come i denti velenosi di una vipera. Mi è stato insegnato che alle serpi va staccata la testa a MORSI! Quindi se non volete che vi seppellisco sotto una pioggia di pietre deponete voi Le armi! Inizio a preparare l'incantesimo pioggia DI pietre potenziata(immediata) in modo da colpire due nemici vicini(non quelli vicini a Sam). Completo l'incantesimo al minimo cenno ostile o se I due nascosti non si fanno vivi disarmati Entro pochi secondi.
  13. Maus Con un po' di fortuna e tanta parlantina, il gruppo riusci a convincere le guardie do non aver niente a che fare con gli accadimenti del Pitt. L idea di Dieter di attendere un po per non dare l impressione di fuga era buona e l acchiapparatti inizio' a sistemare la barca in preparazione alla partenza.
  14. RIVKA Dal Rabbino L'espressione del rabbino alle mie parole mi da un certo senso di soddisfazione personale. Lo seguo nel su studio, lancio un'occhiata sulle pergamene ma poi la mia attenzione è attratta dalla particolare decorazione di bronzo. Cerco di coglierne il significato ma subito comprendo che si tratta di una specie di meccanismo che apre un passaggio segreto. Il cuore mi martella nel petto, mi sembra di essere in uno dei tanti romanzi che ho letto. Faccio un profondo respiro per darmi coraggio e seguo il Rabbino sotto lo shul.
  15. Fezzik I giganti sono avversari tutt altro che facili, lo scambio di colpi continua e le loro clave iniziano a farmi perdere il controllo. azioni Effetti attivi: Strike of the Cloud Giant: extra 1d4 thunder damage. If the target is a creature, it must succeed on a Wisdom saving throw, or you become invisible Giant Stature. Your reach increases by 5 feet, size become large. Elemental cleaver: 1d6 elettrici, se lancio l arma riappare nella mia mano dopo aver colpito Brutal Critical: +1 dado danno on crit Azione standard: attacco 1 txc +10 , attacco 2 txc +10 danni d12+10+d4
  16. @Alzabuk Cortesemente facci sapere se hai intenzione di proseguire. Grazie
  17. SAMANTHA BLAZE (Barbaro) Avviene quello che mi aspettavo dopo aver intuito che tutto era troppo pulito per essere un campo di cadaveri. L'azione di Mako è veloce e fulminea, sto per ruotare la spada ma alla resa di uno di questi presunti briganti smorzo il movimento sul nascere. Annuisco a Gabriele. "Avete sentito? Deponete le armi ed allontanatevi con la mani alzate. Fate tutto molto lentamente, se noto un movimento troppo repentino non esiterò ad usare la mia spada!" Tendo i muscoli e socchiudo gli occhi per sembrare più minacciosa. Azione Intimidire: 1d20+7
  18. Skunk Dopo il momento delle chiacchiere giunge finalmente il momento di metterci in cammino e sebbene il nuovo famiglio del santone sia abbastanza d'intralcio, procediamo spediti per i primi tre giorni all interno della valle. Il viaggio e' tranquillo, forse fin troppo tranquillo, al punto che ad un certo punto mi chiedo che fine abbiano fatto gli animali. Di solito comportamenti del genere si manifestano quando un predatore grosso e affamato si trasferisce in una zona inducendo tutti gli altri a girare a chiaxxe strette. Impressione amplificata dal ritrovamento di una strana carcassa di bue. Mahrh inizia a fare la sua diagnosi, anch io mi avvicino cercando di capirci qualcosa. Azioni Natura: 22 Survival: 26 (20 naturale)
  19. Talitha, downtime @Mezzanotte Talitha, downtime Dunque, presumo che molte cose del downtime siano a tua discrezione, come ricompensa, sospetto e coinvolgimenti. Mentre a me aspettano le attività di downtime (2 attività). Vorrei alleviare lo stress, usando indulgere al vizio: ho prestanza come attributo più basso, non avendo praticamente niente in queste abilità, quindi se mi permetti, come prima attività provo a risolvere questo. Ho stress 7/9, quindi vorrei vedere se con un buon tiro riesco a calare di parecchio (e magari uso la seconda attività per altro). In alternativa, potrei pensare di usare ambo le attività gratuite per il medesimo scopo. Fammi sapere come va la prima attività di indulgere al vizio e nel caso scelgo la seconda.
  20. TIBURZIA - STREGA Il mio sguardo appare immobile quando Loreali si avvicina, ma non freddo, è la mia espressione tipica, sempre pronta a cogliere presagi. Sento il suo fiato vicino al viso ed ascolto con attenzione le sue parole. @Albedo (Lorelai) "La mia anima è già nera come le ali di un corvo a cuoi da sempre sono legata ,ma anche la bestia più crudele ricorre a qualsiasi mezzo pur di proteggersi e di proteggere la sua prole in caso di pericolo. Proprio questo ho percepito, una minaccia per voi ed ho agisco di conseguenza. Grazie comunque, farò tesoro delle tue parole" Parlo a bassa voce quasi sussurrando per farmi sentire solo da lei, guardandola negli occhi. Il suo bacio dietro l'orecchio mi fa fremere. "In realtà!" esclamo con faccia pensierosa "Marcelline potrebbe aver mentito, non so a quale scopo! Ma la cosa non mi sorprenderebbe!" Mi rivolgo amichevolmente a Pria "Ci concedi di dare un'occhiata in giro?"
  21. Thorek "Ed io continuo ad essere della stessa idea di Oc3an, non voglio passare la mia vita a correre dietro chi mi suona davanti un sacchetto di monete, preferisco costruire qualcosa di piu' prestigioso come la succursalke della gilda." proseguo "300 monete non ci cambiano la vita"
  22. Darione ha pubblicato una voce blog in Personaggi PbF
    Roscoe Tobboe detto "Milo" Le foreste del sud ospitano tante creature e tra quelle che meno desiderano essere trovate c'è una piccola comunità di Halfling selvaggi. Vivono principalmente di caccia, lavorazione delle pelli e commercio con le altre creature dei dintorni. Questo gli permette di avere contatti con creature di ogni tipo, dagli elfi ai nani, dai folletti ai grifoni, poi ninfe, gnoll, goblin. Anche tribù di razze più temute fanno piccoli commerci con loro, che non sono sprovveduti ma non hanno motivo di temere nessuno. L'unica cosa che la comunità teme, per cui tutti vengono addestrati fin dall'infanzia, sono le creature non morte: per chi vive nella natura non c'è niente di peggio della privazione del ciclo naturale delle cose. Il giovane Milo è un ragazzo molto promettente che ha imparato molto presto a padroneggiare le tecniche insegnate dai cacciatori del villaggio. Usa il suo movimento rapido e sicuro su ogni terreno per dare potenza ai suoi colpi e diventare molto più sfuggente. Man mano che cresce sente che ha molto da dare ma in un villaggio così piccolo le possibilità di dimostrare il suo valore sono molto limitate, così saluta serenamente la sua famiaglia e si mette in viaggio per il mondo. ...o perlomeno questa era la sua intenzione dato che alla prima grande città rimane invischiato in una rapina (posto sbagliato nel momento sbagliato) e cercando di difendersi sfodera il suo coltello di fronte alle guardie, passando dalla parte del torto e finendo in cella coi malviventi. Il giorno seguente si presenta uno gnomo vestito di tutto punto che paga la cauzione ai furfanti e dopo aver confabulato un po' con loro libera anche Milo. Lui ringrazia ma lo gnomo lo ferma subito. Si presenta come Royle e mette subito in chiaro che nel mondo nessuno fa niente per niente. Ora è suo debitore e dovrà lavorare per lui. Milo, per quanto bravo a combattere è molto ingenuo e senza ribattere si mette al suo servizio. Niente di grave, per carità, si tratta principalmente di spiare questo o quello, di fare la guardia del corpo e in rari casi di inchiodare al muro coi coltelli qualcuno in ritardo con i pagamenti. Così Milo impara come si vive in città, che le cose non sono giuste o sbagliate ma in una infinità di sfumature. Apprende da alcuni colleghi a padroneggiare ancora di più il lancio dei coltelli, evita però i veleni o altri trucchi...forse c'è ancora una solida morale rimasta dalla sua infanzia. I malviventi si sa, hanno vita corta e qualche anno dopo Royle viene fatto fuori dal nuovo bulletto di quartiere che vuole farsi un nome. Milo prende la palla al balzo e si allontana dalla città, cercando fortuna e qualche avventura.
  23. cyberdan31 ha modificato la sua foto profilo
  24. cyberdan31 si è unito/a alla community
  25. Erik Alesund si è unito/a alla community
  26. @Theraimbownerd Orion Kykero - di ritorno a casa La macchina scivola via dal parcheggio della scuola con un’eleganza silenziosa, inghiottita quasi subito dal traffico ordinato di Liliac Hallow. Nessuno di voi tre parla. Sei seduto sul sedile posteriore, lo sguardo fisso oltre il finestrino, mentre la città scorre lenta e composta come se nulla di storto stesse accadendo sotto la superficie. Juno è alla tua destra, Diana alla sinistra. Le percepisci senza bisogno di guardarle: i loro corpi rigidi, le mani intrecciate sulle ginocchia, lo stesso silenzio carico che senti addosso come un cappotto troppo pesante. Non è un silenzio imbarazzato. È attesa. È timore. Più vi avvicinate a casa, più la tensione cresce, densa, quasi palpabile. Nessuna di voi osa spezzarla. Non ce n’è bisogno: sapete tutti e tre cosa vi aspetta. E, in modi diversi, lo temete. Quando finalmente l’auto rallenta davanti al cancello, il cuore ti batte un po’ più forte. L’abitazione appare impeccabile come sempre, elegante, ordinata, rassicurante. Troppo rassicurante. La porta si apre prima ancora che l’autista abbia il tempo di scendere. Tua madre vi accoglie con un sorriso luminoso, quasi radioso. Sembra davvero felice. Più del solito. «Amori miei!» esclama, aprendo le braccia come se stesse aspettando questo momento da giorni. «Finalmente siete a casa. È una giornata così speciale.» La sua voce è calda, affettuosa, ogni parola dosata per trasmettere serenità. Il contrasto con ciò che senti dentro ti colpisce come uno schiaffo gentile ma deciso. Vi invita a entrare, vi sistema una mano sulla spalla, vi guida con entusiasmo verso il salotto. «Venite, vi voglio presentare qualcuno.» La sala è luminosa, ordinata in modo quasi cerimoniale. E lì, seduta con la schiena dritta su una delle poltrone, c’è lei. Madre Elain D’Arques. È una donna sulla cinquantina portata con estrema cura: capelli mori, leggermente mossi, pettinati con precisione; un abbigliamento elegante ma sobrio, camicia chiara e giacchetta scura. Gli occhiali sottili le conferiscono un’aria austera, quasi giudicante. Eppure… la curva delle sue labbra, il modo in cui inclina leggermente il capo, vogliono trasmettere rassicurazione. Una rassicurazione studiata. Finta. Come una coperta troppo ben piegata per essere davvero usata. Lo sguardo le scivola addosso con attenzione clinica, soffermandosi su ciascuno di voi… ma quando si posa su di te, indugia più a lungo. Tua madre si schiarisce la voce, orgogliosa. «Madre Elain, permetta che le presenti le miei figlie. Loro sono Juno e Diana…» le gemelle rispondono subito, quasi all’unisono, con un educato cenno del capo e un saluto composto. Poi tua madre si volta verso di te, il sorriso che si allarga ancora di più. «…e questa è Orion.» La Somma Sacerdotessa si alza lentamente. I suoi movimenti sono misurati, controllati. Ti osserva negli occhi, come se stesse cercando di leggere qualcosa sotto la superficie. «Piacere di conoscervi» dice con voce calma, profonda. «Sono Elain D’Arques.» Non aggiunge altro. Non ne ha bisogno. L’aria nella stanza sembra farsi più pesante. immagine @Ghal Maraz Nathan Clark - in corridoio col bulletto Il ragazzone non arretra di un millimetro davanti alla tua esplosione. Ti fissa, mascella serrata, lo sguardo duro come se stesse valutando quanto male farebbe colpirti adesso. Per un istante, molto breve, sembra davvero sul punto di farlo. Poi digrigna i denti. Lo vedi chiaramente: le nocche che si irrigidiscono nelle tasche, le spalle che si tendono. Un respiro trattenuto a forza. La violenza è lì, pronta, ma viene soffocata sul nascere quando, poco più in là nel corridoio, passa un insegnante. Non si avvicina, non guarda neanche nella vostra direzione… ma è sufficiente. Il bullo inclina appena la testa, avvicinandosi quel tanto che basta perché solo tu possa sentirlo. «Parli troppo, Clark...» sibila a bassa voce, carica di veleno. «E ti senti pure furbo.» Il suo sguardo ti scivola addosso, rapido, cercando qualcosa che non trova. Non paura. Non cedimento. Questo lo irrita ancora di più. «Non so che ca$$o di gioco stai facendo..» continua, «ma Tanaka non è uno che sparisce così. E qualcuno sa qualcosa. Se scopro che c’entri tu…» lascia la frase sospesa, stringendo la mascella. Non serve finirla. Si raddrizza, l’espressione che torna a essere quella solita, arrogante, ma c’è una crepa. Un’ombra di preoccupazione che non riesce a mascherare del tutto. I suoi occhi si muovono nervosi nel corridoio, come se sperasse di vedere Tanaka comparire da un momento all’altro. «E se non sei stato tu...» aggiunge, con un mezzo ghigno storto, «allora vorrà dire che mi resta un’altra opzione.» Fa un passo indietro, poi si gira per andarsene. Mentre ti passa accanto, butta lì l’ultima frase, come fosse la cosa più ovvia del mondo: «Spremere quella stronzetta di Scarlett. Qualcosa lo tireremo fuori.» Si allontana a passo deciso, senza più guardarti. Noah è rimasto lì, immobile, alle tue spalle. Il ragazzone gli passa accanto senza nemmeno degnarlo di uno sguardo e lo urta con una spallata secca, abbastanza forte da farlo vacillare. Noah si gira di scatto, ma quello è già oltre, inghiottito dal corridoio. @TheBaddus Scarlett Bloomblight - a casa con Tanaka Quando lo spingi all’indietro sul letto e ti posizioni sopra di lui, capisci immediatamente che la situazione è cambiata. Tanaka ti guarda fisso, senza distogliere lo sguardo, come se ogni tuo movimento fosse diventato improvvisamente l’unica cosa importante al mondo. È rapito. È vulnerabile. È tuo. Devi solo ricordarti una cosa: mantenere il controllo. Almeno ancora per un po’. Gli chiedi cosa puoi fare per lui. Non è una domanda innocente, lo sai bene. È un modo per stringere ulteriormente il nodo, per spingerlo a scoprirsi mentre tu resti un passo avanti. Una richiesta che lo farà sentire in debito, che renderà quel filo dorato tra voi più spesso, più resistente… più simile a una catena. Dai suoi occhi, però, capisci subito che sta leggendo tutt’altro. Ogni tua parola gli arriva distorta, filtrata dal desiderio e dall’adrenalina. «Oh sì, Scarlett… io voglio tutto da te.» La dice con un mezzo sorriso famelico, riportando le mani sui tuoi fianchi, cercando di avvicinarti di nuovo. Il contatto vi strappa entrambi un respiro più corto del previsto. Tanaka si solleva leggermente, come per colmare la distanza, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Ti sfila la felpa, ti bacia sensualmente il collo. Per un istante senti la tentazione di lasciarti andare. Di smettere di pensare. Ma non è ancora il momento. Lo spingi di nuovo indietro, senza violenza ma con decisione. Lo fissi dall’alto, con uno sguardo che non ammette repliche. In quel gesto c’è un messaggio chiarissimo: sei tu a decidere il ritmo, non lui. Gli chiedi di Jeremy. La confusione gli attraversa il volto come un’ombra. «Jeremy… Smith?» ripete, spiazzato, cercando comunque di riavvicinarsi, come se il corpo stesse andando per conto suo. Poi si blocca, quando capisce che non stai giocando. Che quella non è un’allusione, ma una richiesta vera. «Jeremy Smith…» ripete ancora, questa volta più lentamente. «Non sapevo nemmeno avesse una cotta per la Lane.» Il modo in cui storce la bocca lascia trasparire un certo disgusto. Ci pensa un attimo, poi sospira. «Non so molto su di lui, sul serio. Però…» Alza un dito, come se stesse collegando i pezzi. «Se avere informazioni su Smith è così tanto importante per te... Posso parlare con Dawson. Lui è molto amico con uno della sua cricca. Uno di quelli che, se beve un po’ troppo, non riesce più a tenere la bocca chiusa.» Non è una rivelazione clamorosa. Ma è una pista. E, per ora, ti basta. Capisci che non otterrai di più in questo momento. Non senza rompere l’equilibrio. Così decidi che puoi concederti di abbassare la guardia. Solo un po’. La vostra lussuria esplode, dopo essere stata trattenuta troppo a lungo. Vi travolge con ancora più passione rispetto al giorno prima nel bosco e, questa volta, non venite interrotti da nessuno. Quando tutto si placa, siete sdraiati nudi uno accanto all’altra, il respiro ancora irregolare. Tanaka passa una mano tra i tuoi capelli, attorcigliando distrattamente una ciocca attorno alle dita. È un gesto sorprendentemente delicato. Quasi intimo. Una sensazione tutto sommato piacevole, anche se un tantino melensa per due come voi. Restate così per qualche minuto, in silenzio, finché il ritmo del vostro fiato non torna normale. È Tanaka a parlare per primo. «Sai…» Esita. Ride piano, come se stesse per dire una sciocchezza. «Questa cosa qui…» fa un vago gesto con la mano, indicando voi due, la stanza, il momento. Poi riprende a parlare «Io sono anche così... Cioè.. Non è che mi dispiaccia essere visto sempre come quello odioso che mette paura a tutti... Però... Ecco...» Fa una pausa. Troppo lunga per essere casuale. «È solo che… a volte mi sembra che sia l’unica cosa che la gente voglia vedere di me.» Si stringe nelle spalle, cercando di sdrammatizzare. «E forse gliel’ho anche resa facile, eh.» Ti lancia un’occhiata di sbieco, mezzo sorriso, mezzo sfida. «Quindi ecco… Prima mi hai chiesto se c'è qualcosa che vorrei da te…» Finge leggerezza, ma la voce tradisce un filo di incertezza. «Magari potresti fare in modo che, per una volta, qualcuno si accorga che so essere anche altro.» Lo dice quasi ridendo, come se fosse solo una battuta, una sfida irraggiungibile. Poi aggiunge, più piano, quasi tra sé e sé: «E magari… aiutarmi a crederci anch’io.» Ride di nuovo, subito dopo, come a cancellare quello che ha appena detto. Ma non ritrae lo sguardo. E il filo dorato, tra voi, si tende ancora un po’. Off game Per come stai ruolando Scarlett... secondo me è molto centrata... Alla fine i draghi sono bramosi... e lei, da giovane teenager è giusto che sfoghi questa sua bramosia anche in modo sessuale verso quelli che considera i suoi tesori più succulenti.. Molto in tema con le tematiche di Cuori di Mostro. La linea che hai tenuto nel post va benissimo.. Ho scelto che ti chiede qualcosa che vuoi per cambiare un po, perché ci stava e per creare dinamiche nuove... Questo non vuol dire che non finirà per concedersi a te lo stesso.. Da narrazione mi sembrava abbastanza scontato che andasse a finire lì questa scena. Ho inserito la sua risposta di cosa vuole da te dopo.. mi sembrava più naturale.. Ho scelto qualcosa che ti desse effettivamente molto potere emotivo su di lui per giustificare i 2 fili.. Probabilmente sei la prima e unica persona con cui ha calato la maschera, mostrando un lato di lui che ha sempre tenuto nascosto. Ci tenevo a dare un po di profondità in più al png. Per rispondere alla tua curiosità... Io considero che il drago, per quanto ti faccia ancora strano sentirlo dentro di te, è parte di te.. sei tu... semplicemente è una parte di te che devi ancora imparare a conoscere e controllare... Quindi, di conseguenza, quando parlo di presenza esterna o estranea mi riferisco sempre ad altro. In questo caso è quella presenza che hai sentito nella grotta che è come se avesse voluto aiutare il drago che è dentro di te ad emergere con le sue sole forze. @SNESferatu Ana Rivero - in corridoio con Eliza Eliza annuisce mentre parli, seguendo ogni tua parola con attenzione. Quando finisci, il suo sguardo si addolcisce appena, ma c’è una determinazione nuova che le attraversa il volto. «Va bene» dice piano. «Facciamo come dici tu.» Esita solo un istante, poi aggiunge, con un mezzo sorriso che prova a essere rassicurante: «Se qualcosa va storto non starò zitta, promesso. Urlo, chiamo, faccio una scenata… qualunque cosa.» Riprende a camminare verso l’ala della palestra, il passo un po’ più rigido di prima. Tu le resti accanto ancora per qualche metro, poi rallenti, lasciandole il vantaggio necessario per mettere in atto il vostro piano. Quando arrivate nel corridoio che conduce all’ufficio del coach Moss, ti fermi dietro l’angolo, abbastanza vicina da intervenire, abbastanza lontana da non dare nell’occhio. Eliza bussa. Il rumore è secco, deciso. Passano solo pochi secondi prima che la porta si apra. Da dove sei tu vedi appena la figura del coach: alto, massiccio, l’ombra della sua presenza che sembra riempire il corridoio. La sua voce arriva chiara. «Prego, signorina Monroe.» Eliza entra senza voltarsi, sicura di sé e ben consapevole di non voler tradire la tua presenza nascota. La porta si richiude alle sue spalle con un tonfo ovattato che ti stringe lo stomaco. Ti avvicini subito, il cuore che accelera, e appoggi delicatamente l’orecchio al legno spesso della porta. Le voci arrivano attutite, ma riconoscibili. «Ti ho convocata perché voglio discutere con lei di una questione alquanto grave!» dice Moss, con un tono basso e controllato. «Prego… si sieda qui.» Senti lo stridio di una sedia trascinata sul pavimento. Poi silenzio, denso, carico. Dopo un po di tempo di nuovo la voce severa del coach: «Come me lo spiega questo, signorina Monroe?» La domanda è fredda. Calcolata. La risposta di Eliza arriva poco dopo, esitante. «Beh…» temporeggia. «Noi non avremmo dovuto… lo ammetto. Cercavamo solo…» Non fai in tempo a sentire altro. Alle tue spalle, passi. Corti. Veloci. Ti stacchi di scatto dalla porta e riprendi a camminare nel corridoio come se nulla fosse, il battito nelle orecchie che ti martella. Non puoi farti trovare lì ad origliare. Giri l’angolo proprio mentre qualcuno sbuca dalla direzione opposta: Brenda Lewis. La bidella ti squadra subito, poi ti regala un sorriso largo, complice, di quelli che mettono a disagio più di un rimprovero. Inclina leggermente la testa, come se stesse fingendo di ricordare qualcosa. «Oh, signorina…» fa una pausa studiata. «Rivero!» Sai benissimo che non ha mai avuto bisogno di pensarci. «Non dovresti trovarti qui!» prosegue con tono cantilenante. Non c’è vera severità nella sua voce, solo il piacere di sottolineare una regola. «Durante le ore buche gli studenti dovrebbero stare in aula studio.» Poi si volta già, dandoti per scontata al suo seguito. «Prego, seguimi pure.» Mentre si incammina nella direzione opposta all’ufficio del coach, riprende a parlare come se stesse facendo due chiacchiere innocue. «Allora… come sta suo padre? E tu, cara?» aggiunge, lanciandoti uno sguardo di sottecchi. «Ti stai integrando bene, qui a scuola? Hai sentito di quello che è successo ieri a Suor Margaret? Un tale dispiacere...» Dietro di te, la porta dell’ufficio del coach rimane chiusa. Ed Eliza è ancora là dentro. @Voignar Darius Whitesand - nel bosco con gli spacciatori Ti muovi piano, troppo piano. Ogni passo è una trattativa silenziosa con il bosco, ogni respiro un tentativo di non esistere. Il cuore ti martella nel petto, così forte che temi possa tradirti più dei tuoi piedi. Poi succede. Un ramo secco, nascosto sotto uno strato di foglie umide, cede con un crack secco e innaturalmente forte. Un suono piccolo, stupido… eppure assordante in quel silenzio carico di tensione. Per un istante il mondo sembra fermarsi. Un uccello spicca il volo poco distante da te, frullando via all’improvviso. È abbastanza. L’uomo con la maglietta metal si blocca a metà supllica. La bocca ancora socchiusa, gli occhi sgranati. Il suo sguardo scivola dalla pistola… a te. E nei suoi occhi, accanto alla paura, compare qualcos’altro. Sorpresa e... speranza. Come se, per la prima volta da minuti interminabili, l’attenzione non fosse più tutta su di lui. Il rasato invece si irrigidisce. Con una lentezza studiata gira la testa verso la tua direzione. I suoi occhi ti trovano subito, precisi, chirurgici. «E questo chi ca&&o è?» dice piano. La pistola si abbassa di un soffio dal petto del sottoposto. Solo un soffio. Poi si riallinea, fluida, naturale… e ora punta dritta verso di te. «Non siamo soli a quanto pare!» aggiunge, senza alzare la voce. Il tipo con la maglietta metal deglutisce, poi inspira come se gli avessero appena regalato altro tempo. Fa mezzo passo di lato, istintivo, quasi a togliersi di mezzo dalla traiettoria dell’arma. Il rasato non smette di guardarti. «Esci fuori, ragazzino!» ti ordina. «Con calma.» Poi, senza distogliere lo sguardo da te, parla al suo uomo: «Forza Viper... Vedi di farmi capire che sei ancora un bravo cagnolino dalla mia parte. E forse potrei anche chiudere un occhio e perdonarti...» Inclina appena il mento nella tua direzione. «Vai a prendere quello spione.» Il sottoposto, Viper, esita solo un secondo. Poi annuisce fin troppo in fretta. Si passa una mano tra i capelli unti, ti lancia uno sguardo misto di nervosismo e gratitudine malcelata… e inizia a muoversi verso di te, cercando di sembrare deciso. E tu sei lì... Col rasato che ancora vi tiene sotto tiro e "Viper" che ti viene incontro minaccioso... Il tatuaggio alla base del collo torna a farsi sentire... Inizia a pizzicarti, come a voler attirare la tua attenzione che, invece, è tutta per la pistola!
  27. Localizzarli no. Per l'incantesimo ni, le due coppie sono distanti qualche passo da San e co, me i tre del carro sono troppo vicini e o ne prendi solo due o colpisci anche sam
  28. sEr Monnezza Beh, nun è che ce sia tanto da questionà. Dubbito che dietro a sta porta ce sia quarcuno che ce aspetta e se ce dovessero esse fantsmi de sicuro nun sarebbe na porta a fermalli, quindi aprimola e vedemo. Ecco, giusto se ce stanno delle trappole potrebbe esse rischioso. Ner caso ce dovemo allontanà? Pensi di riuscire ad aprilla oppure vojamo usà le maniere forti?
  29. 0C34N Faccio un sospiro (o quello di più simile che la mia anatomia permetta) e resto in silenzio alcuni istanti. Per una ricognizione sarebbero 300 monete d'oro. Non sono poche in realtà, ma nemmeno una cifra esagerata... Valuto. ...non so ragazzi. Capisco ciò che dite e la caccia potrebbe essere anche interessante, ma continuo a sostenere che i rischi siano troppi e non bilanciati dal guadagno. Mi dispiace.
  30. Come da titolo, il gruppo al momento è composto da due giocatori + master. Nei programmi ci troviamo con cadenza quindicinale, attorno ad un tavolo, con dadi, manuali, lapis, gomme, fogli e mappe, come da tradizione. Abbiamo qualche "candidatura" ottenuta per vie alternative, ma non mettiamo limiti alla provvidenza. D&D 5e 2024, Forgotten Realms.

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