Descrizione della gilda
In questa gilda giocheremo una campagna in quattro atti, una specie di west marches via Forum, che ci porterà a scoprire le provincie più remote dell'Impero.
Sfideremo i pericoli, combatteremo il male, scoveremo tesori e cercheremo di sopravvivere in una terra tanto stupenda quanto perigliosa.
Cosa c'è di nuovo in questa gilda
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[CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
Heinrich Forse quello di prima era un cifrario, d'altronde lo diceva la poesia stessa "questo non è scacchi". Pensavo volesse solo essere un modo per menzionare il gioco, ma forse era da prendere più letteralmente come indizio. Forse è un semplice cifrario a sostituzione, magari la R va scambiato con la A e la C con la T o cose simili.
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Il libro contiene una serie di appunti scritti in una variante arcaica della lingua comune. Sembra inizialmente un libro contabile, ma dopo la prima trentina di noiose pagine ti rendi conto che il testo che stai leggendo... non ha senso. Le parole si susseguono senza apparente logica, formando frasi sconnesse e mischiando lettere e numeri in una sequenza sconclusionata.
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Le parole di Urkog fanno da preludio alle sue successive azioni: impugna saldamente la sua arma e con un paio di colpi poderosi sfascia il coperchio del baule che, dopo una resistenza iniziale, cede improvvisamente con uno schianto secco. La lama del gladio penetra all’interno del contenitore e trafigge qualcosa: quando il mezzorco la estrae dalla carcassa del barile, si porta dietro un piccolo libricino con una copertina di robusta pelle grigia, senza titolo né simboli impressi su di esso. Fortunatamente la spada l’ha fatto allo spiedo ma senza tagliarlo in due, quindi è ancora leggibile. Tra i resti del forziere trovate anche una serie di pergamene intonse e di ottima fattura, perfettamente conservate, una boccetta di inchiostro viola e un magnifico portarotoli di legno intarsiato in madreperla che pare contenere dei documenti arrotolati con cura. Il portarotoli è sigillato con della ceralacca recante l’effige di una corona.
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Arenal - Elfo Annuisco ad Urgok: il baule potrebbe contenere altri indizi o oggetti che meritano di essere recuperati. Ora che ci penso, amico mio, avevo visto dei simboli simili alle pedine degli scacchi su ciò che rimaneva delle lapidi dei Guardiani. Forse dovremmo ricontrollarle con più attenzione?
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Heinrich Mentre esploro lo studiolo con gli altri anche io mi soffermo sul libro tenuto aperto dal tagliacarte e sul foglietto che ne esce. Sembra quasi un cifrario o una chiave per qualcosa, forse usando come riferimento gli scacchi, anche se una distribuzione così su una scacchiera mi pare improbabile vederla. Chissà se si può determinare cosa rappresenta quel punto interrogativo... Provo a toccare il tagliacarte e a studiarlo da vicino Questo pare prezioso comunque dico mentre lascio che ci pensino gli altri al baule.
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Arenal - Elfo Leggo un paio di volte l'appunto in mezzo al libro: sembra quasi essere una combinazione per aprire qualcosa. Lancio una rapida occhiata agli scaffali, cercando se ci siano delle mappe del monastero o libri ancora in buono stato sulla sua storia, per poi notare anch'io il baule a cui si è avvicinato Urgok. Guardo quindi la serratura, cercando dei simboli che possano legarsi all'appunto. Master
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Esra si fa coraggio, scavalca la porta divelta e si fa strada nella biblioteca reggendo una torcia che illumina completamente la stanza. Si aggira tra gli scaffali stracarichi di volumi e comprende subito che dovraà spendere qui molto tempo per carpire i segreti del luogo. Il suo sguardo viene catturato da uno scintillio: posato sul tavolo, tra libri impolverati e rotoli di pergamenta rinsecchiti, è posato un lungo e pesante tagliacarte d'argento, appena ossidato ma in ottimo stato. Il libro sul quale è appoggiato - quasi a fare da segnalibro - pare un noioso trattato su un antico gioco da tavolo: "Reali aperture - spiegate ed illustrate da Sua Maestà Nomrah Thebazile". Un foglio spiegazzato e macchiato di inchiostro sbiadito fa capolino tra le pagine del tomo: Quattro guardie, in tutte le direzioni? Questo non è scacchi, maledetti monaci! TCRA ATCR RA C ?Alla parete ovest è fissato un drappo di velluto rosso divorato dalle tarme, il quale probabilmente un tempo nascondeva un arco che conduce a quello che parrebbe un piccolo ufficio: una solida scrivania, un baule ed altri scaffali carichi di documenti infilati in tubi di cuoio per preservarli dallo scorrere del tempo.
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Arenal - Elfo Speravo che il mio amico riuscisse a parlare con Urgok, ma evidentemente il mezzorco non ha accettato la sua offerta. Non preoccuparti: dovrai solo avere pazienza. Dico ad Heinrich, avvicinandomi quindi all'arco assieme ai miei compagni. La conoscenza è potere, Urgok. Come hai visto poco fa, le storie possono essere più utili del previsto. Dico al mezzorco quando commenta quello che ha trovato, avvicinandomi per guardare dentro la stanza. E, in ogni caso, potrebbe esserci una mappa dell'abbazia o dei resoconti sulle Lacrime: questo posto potrebbe essere più utile di quanto appaia. Concludo, notando quindi le condizioni dei libri. Sperando di riuscire a sfogliare il materiale, ovviamente.
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Quatto quatto, il mezzorco avanza di alcuni passi fermandosi di fronte alla porta sbrecciata. La tremula luce della lanterna illumina un po' meglio il corridoio, rivelando che anche la seconda porta è stata abbattuta in malo modo e pezzi di legno e ferro giacciono sparsi sul pavimento di pietra umida. Al di la della porta di fronte a Urgok, invece, si distinguono le forme massicce di alcune librerie addossate alle pareti, deformate dal peso di decine e decine di volumi ordinatamente infilati sugli scaffali; al centro della stanza intuisci la sagoma di una massiccia scrivania con una sedia accostata ad essa. Un odore persistente di carta ammuffita e di umidità permea l'aria immobile, ad ogni movimento minuscole particelle di polvere si sollevano danzando irrequiete alla luce della lanterna.
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Vi avvicinate con circospezione all’arco all’angolo nord-est del chiostro, la neve scricchiola sotto ai vostri stivali. Immediatamente oltre l’arco, un lungo corridoio avvolto nelle tenebre si allunga verso est. La lama di luce diurna che ne illumina i primi metri vi fa notare una porta mezza sfondata quasi di fronte a voi, e nella penombra vi pare di distinguere la sagoma di un secondo uscio alcuni metri più avanti sulla stessa parete. Il silenzio più totale vi avvolge, ed ogni scricchiolio dell’antico edificio pericolante, che geme e borbotta come un vecchio signore acciaccato, vi fa sussultare.
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