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Landar

Circolo degli Antichi
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  1. Gudrod Al biondo era sembrato di scorgerlo da lontano, ma inizialmente non aveva creduto ai suoi occhi. Forse preso come era a studiare le mosse da pavoncello dell'uomo nel vaso di peltro. Mia stava tenendo sottobraccio proprio Alrik 'A quel Sigfried gli si gelerebbe il sangue nelle vene vedendo Mia così in confidenza con un mastodontico buzzurro come il moro' "Per i peli del c**o di Ar-Ulric! da dove diamine sei spuntato fuori tu?" si avvicinò per abbracciare il suo prode compagno di battaglie.
  2. Thurin Nano Guerriero Guardo prima Elyndra senza dire nulla. Ma l'espressione la dice lunga. Non avrei mai mostrato sottomissione o paura di fronte a delle bestie feroci... figuriamoci se mi interessa della loro gratitudine. L'istinto avrebbe preso il sopravvento su qualunque altro sentimento se mai sono in grado di averne. Meglio il timore. Poi però la mia più grave espressione viene dedicata ad Arthur "Fammi capire Hornraven... preferisci affrontare una minaccia sconosciuta che una conosciuta?" la domanda è retorica ed è evidente che io non intenda riattraversare il fiume per prendere il cunicolo.
  3. Ajantis Shade Le parole di Zendo mi fanno salire un freddo brivido lungo la schiena. Ricordare cosa è successo solo poche ora fa quasi mi atterrisce. Scuoto il capo per levarmi dalla testa quelle immagini e torno a guardare i ratti. "Se così dovesse essere... e non lo escludo. Dobbiamo tappare quel buco in qualche modo." Mi guardo attorno cercando qualche cosa di pesante e abbastanza grande da mettere di fronte alla fessura.
  4. Arkyn K'Aarna La situazione in un baleno diviene quasi tragica. Questo posto è una trappola letale. Non per noi, non ancora. Sicuro per le driadi e tutto quello in cui credono. Non penso. Non serve. Devo solo agire. Sopra sento silenzio. Lorelai non grida più... può non essere un bene. Quando combatte è molto silenziosa. Estraggo velocemente i miei due pugnali. Mi avvicino al meccanismo e li incastono ai due lati della spada di di Eryndor per dare più solidità al blocco e mantenere in asse la lama stessa del nobile. Quindi in un tentativo disperato mi avvicino alla driade nelle braccia di Godluin sperando ri ridarle quel vigore sufficiente a renderla utile in questa situazione. Master @Dardan
  5. Azrakar (Red Sand) La condizione di Sargon non cambia nulla dentro di me. Se vuole restare, resterà. Se vuole andarsene, se ne andrà. Non è più importante. La strada verso Raam sarà dura comunque. Con o senza di lui. Le sottolineature dello stesso Sargon lo confermano. Resto in silenzio mentre Ramek parla del deserto e dei rischi del viaggio. Lo ascolto con attenzione. Non perché abbia bisogno delle sue spiegazioni. Ma perché chi sopravvive tanto a lungo tra le dune merita sempre di essere ascoltato. Quando Tareq si alza e si allontana verso Imaad, seguo i suoi movimenti con lo sguardo. Vedo la preoccupazione negli occhi del vecchio mercante. Vedo il piccolo oggetto sparire nella mano del capitano. Qualcosa cambia. Mi alzo senza fare domande. Le Ali del Deserto, noi, seguono Tareq nei corridoi inferiori del caravanserraglio. Il rumore del bazar si attenua passo dopo passo, sostituito dall’odore di polvere, legno vecchio e pietra umida. Lo scantinato è angusto. Buio. Ma abbastanza nascosto da custodire segreti. Osservo Sargon mentre attiva il rituale. Le rune si illuminano lentamente lungo gli stipiti. Poi il silenzio cade sulla stanza come una lama. Niente voci. Niente passi. Niente mondo esterno. Solo noi. E la verità. Quando Sargon tossisce sangue, lo guardo per un istante. Non provo pietà. Su Athas il sangue è solo un altro prezzo da pagare. Poi Tareq parla. E più parla, più sento qualcosa sciogliersi dentro di me. Non sorpresa. Conferma. La Cabala. Le catene invisibili. Le menti piegate fin dall’infanzia. Condizionamento. Conosco bene quella parola, anche se non l’ho mai sentita pronunciare in quel modo. L’arena era piena di schiavi convinti di essere nati solo per combattere. Uomini spezzati così a fondo da ringraziare il proprio padrone per una ciotola d’acqua sporca. Altri venivano piegati con le fruste. Altri ancora con la paura. Sapere che esistono uomini che lottano contro catene più profonde di quelle di ferro… mi fa respirare più facilmente. Lo sguardo di Sargon si posa sul terreno. Pensa a Nahil. Le sue parole ancora rimbombano. La paura nella sua voce è evidente, anche se cerca di nasconderla dietro le domande. Io non parlo. Vash conferma che la mente può essere manipolata. Umr'at-Tawil pone la domanda giusta. Di chi possiamo fidarci? Ma io non aggiungo nulla. Perché nessuna risposta data a parole cambierebbe qualcosa. Sollevo lentamente lo sguardo verso Tareq. Lo fisso. Lui capisce. Capisce che condivido ciò che sta facendo. Che condivido il suo rifiuto delle catene. Che condivido il suo modo di combattere questa guerra. Non per la Cabala. Non per il potere. Per gli uomini che ancora riescono a scegliere.
  6. Keothi Mi guardo attorno all'avvertimento di Lex. Quindi mi posiziono dove meglio possibile sia per ascoltare Brak sia per proteggere il gruppo. Armi alla mano.
  7. Orion "Mirage Doppler" Lynch Il ricordo della corsa permane nei miei buffer cognitivi anche ora che Alpha Prime One rallenta tra le infrastrutture del Terminal. Sto ancora analizzando ciò che è accaduto. Velocità. Accelerazione. Deriva gravitazionale. Risonanza elementale tra il motore dell’AV-6 e lo Storm-Dragonmark di Kodachi Kuno-Lyrandar. Tutti dati comprensibili. Quantificabili. Eppure esiste una discrepanza. Durante la traversata ho percepito qualcosa che eccedeva la pura elaborazione matematica. Una forma di… elevazione percettiva. Non spirituale. Non ancora classificabile come emotiva. Ma neppure meramente logica. La velocità produceva efficienza. Ma non soltanto efficienza. Le risate della mezzelfa continuano a riverberare nella mia memoria audio. Non le comprendo del tutto. Eppure non vengono archiviate come rumore. Questo è… problematico. — La visione del Terminal interrompe il ciclo di analisi. Il Treno del Cordoglio si manifesta davanti a noi come una ferita cronologica aperta nella struttura della città. La mia ottica si contrae automaticamente. I filtri spettrali scorrono lungo lo spettro visibile e oltre. Il convoglio ectoplasmatico non occupa semplicemente spazio. Lo corrompe. Le rotaie magnetiche gridano attraverso impulsi elettro-folgore instabili. I glifi di sicurezza collassano e si ricostruiscono in sequenze erratiche. Le facce scheletriche che scorrono nei fulmini oscuri non sono illusioni decorative. Quella urla... importante anomalia. Sono impronte mnemoniche residue. Il Sergente Bhudd parla. "Ricevuto." La mia voce resta piatta. Precisa. Mi connetto immediatamente alla sub-rete telepatica warforged. Quattro coscienze sintetiche si sincronizzano. I tre agenti già sul posto e me. La città cambia forma. Non vedo più un solo scenario. Ne vedo cinque simultaneamente. Il mio punto di vista principale resta all’interno dell’Aerodyne, ma altri flussi sensoriali scorrono sopra, sotto e attraverso il mio: tetti metallici bagnati da scariche ectoplasmatiche, linee di tiro tra i pilastri del terminal, oscillazioni energetiche dei cerchi rotanti bloccati. Ogni posizione diventa un nodo. Ogni nodo un possibile rimbalzo. Calcolo. Distanza. Angolo. Copertura. Tempo quantico di manifestazione dell’Echo. La mia mente costruisce una catena di salti. Primo punto: piattaforma di manutenzione sopra il Cerchio Immobilizzato. Secondo punto: tettoia orientale del Terminal. Terzo punto: pilastro secondario schermato da condotti elettromagnetici. Percorso ottimale identificato. Posso proiettare il mio Echo attraverso le coordinate condivise e materializzarmi progressivamente senza espormi direttamente ai Fulmini Ectoplasmatici. Posso anche guidare un tiratore scelto. Le traiettorie appaiono davanti alla mia vista come linee verdi sospese nel vuoto. Probabilità di sopravvivenza aggiornate in tempo reale. 87,3%. Più che accettabile. Chiedo quindi di analizzare il treno mondano inglobato. Amplifico la ricezione sfruttando i sensori degli altri Forgiati. Una triangolazione multipla riduce il disturbo. Il Cerchio ferroviario bloccato emette impulsi asincroni. Analizzo la struttura rotazionale. Comprensione. Provo anche a calcolarne le conseguenze del blocco.
  8. Kragor Fiammoscura Osservo con freddezza la mezzogigante porre fine alle pene della barda e del druido. Per qualche attimo mi faccio inebriare dallo sguardo atterrito della donna prima del colpo finale. Subito dopo però provo un lieve fastidio avendole promesso di lasciarla libera. Certo io al momento non sono nessuno per dare ordini a chicchessia. Arriverà il giorno nel quale in molti mi ascolteranno e ubbidiranno. Dedico qualche attimo anche a Eltra interessata al violino. Mi domando il perché. Inizio a focalizzarmi sul frassino. Scavo un po' a terra attorno alle radici. Poi mi dedico alla corteccia col coltello fino a quando non rinvengo quel particolare oggetto. Vengo distratto dalla domanda di Lethe. Annuisco "Forse." rispondo osservando sotto la luce del sole quell'oggetto. "Per me possiamo andare a fare rapporto." ho bisogno di altre risposte. Oltre alla posizione degli altri due frassini c'è quell'oggetto che erano andati a cercare i Manti Rossi.
  9. Thurin Nano Guerriero La spiegazione di Elyndra non mi convince del tutto "Beh allora significa che sono due branchi. Due lupi due branchi. Certo io difficilmente condividerei la preda al posto loro." Aggrotto la fronte. Gratto la barba. Aspetto che la druida esegua tutti i suoi trucchetti. Quando ulula massaggio la barba con ancor più vigore per non ridere. "Chissà quanti chili di carne servono per sfamarli. Che ci fanno con queste strisce di razioni." afferro l'ascia e imbraccio lo scudo "Senti digli che se pensano che noi siamo il loro cibo rimarranno davvero in pochi a pasteggiare." ringhio di rimando guardando i lupi. Per nulla impaurito. Probabilmente rendendo difficile ogni altro tentativo di approccio.
  10. prima di rispondere @Voignar vorrei capire se è stata fatta confusione o avevo afferrato male io. Non è stata Ismira e guidarci qui? era lei che ha i capelli rossi. Eltra è la schiava manesca di Lethe.
  11. Azrakar (Red Sand) Le parole di Imaad non portano vere notizie. Eppure, mentre ascolto la sua tosse spezzare il silenzio tra una frase e l’altra, penso che abbia ragione. Su Athas, l’assenza di cattive notizie è già una vittoria. Non aggiungo altro. Seguo il gruppo attraverso il caravanserraglio, osservando il continuo movimento attorno al pozzo centrale. Acqua che sale. Acqua che sparisce. Acqua custodita come oro. Quando raggiungiamo le stanze, lascio i bagagli più pesanti senza esitazione. Tengo con me solo ciò che serve davvero. Nulla di superfluo. La sala da pranzo è fresca. L’odore del tè speziato e del pane caldo riempie l’aria. Mi siedo senza rumore. Mangio lentamente. Compostamente. Non troppo. Su Athas, anche l’abbondanza va trattata con cautela. Il corpo dimentica in fretta la fame, ma non perdona gli eccessi. Assaggio il latte fermentato. Le uova. Le noci. E i datteri. I datteri più di tutto. Anche il latte di cammella lo adoro... ma i datteri. Ne prendo qualcuno in più rispetto al necessario. Li osservo per un istante prima di avvolgerli in un panno e riporli con il resto dell’equipaggiamento per il viaggio notturno. L’acqua, invece, solo quella indispensabile. Poi Sargon parla. Sollevo lentamente lo sguardo verso di lui. Lo ascolto senza interromperlo. Senza giudicarlo. Nahil reagisce come una lama estratta troppo in fretta. Duran prova a contenerlo. Ramek impedisce che la tensione trabocchi oltre i commensali. Io resto immobile. Lo sguardo passa da Sargon a Tareq. Poi torna su Nahil. La Cabala usa quelli come me per ammazzare i disertori. Le parole del ragazzo restano sospese nell’aria più a lungo delle altre. E dentro di me, una parte comprende perfettamente il motivo. Una fuga di informazioni può distruggere più vite della perdita di una cellula intera. Ma è l'assenza di libertà delle scelte a colpirmi maggiormente. Athas è piena di rivolte finite nella sabbia per una lingua troppo debole o una paura troppo forte. Lo capisco. Ma non tutti se abbandonano sono disertori. Alcuni hanno famiglia. Altri sono troppo anziani. Altri ancora... deboli. Ma non è mio compito parlare. Non a Sargon. Non a Nahil. Non davanti a Tareq. Tengo il silenzio. Attendo. Perché questa decisione appartiene soltanto al capitano.
  12. e allora proseguirò puntando sull'evasione senza armatura e vediamo come va. magari condito con qualche incantesimo protettivo più avanti
  13. Thurin Nano Guerriero Il canalone scorre minaccioso. I suoi gorgoglii e flutti però rimangono minacce che si infrangono sulle rocce del fondale e della riva. Guido gli altri dove per me è più sicuro. Di conseguenza lo è maggiormente per loro data la statura. Certo il mio passo è più stabile considerato il baricentro ma cerco di tenere a mente tutti i fattori. Scorgo la zona asciutta dove mettere i piedi. Una vegetazione non troppo folta. Un punto ideale per riprendere il cammino. Proprio mentre indico in quella direzione tutti noi notiamo le due bestie. "Avremo un po' di compagnia per il resto del viaggio?" chiedo ironico ad Elyndra "Dimmi che oltre a sussurrare ai fiori puoi farlo anche con gli animali." d'altronde si era trasformata in tasso gigante e feroce "Quanti pensi ce ne siano nascosti? Dubito siano solo due."
  14. ottimo! sì sì anche io puntavo al 39, ora quantomeno c'è il 47. nonostante gli imprevisti :D
  15. mmmm tutto abbastanza chiaro. Devo capire a questo punto quanto conviene al genere di pg come il mio puntare tutto sull'evasione o indossare quantomeno un poco di armatura. Credo tu abbia pieno accesso alla mia scheda precedente.
  16. Landar ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Shamàsh Gli odori di questa città sono sempre pungenti. Sembra di stare alle pendici di un vulcano ma avvolto dall'oscurità e velato dalla luce mefitica di Vermilia. Ho un gesto di stizza,. Sembra di essere alle porte dell'inferno. Vado avanti. Per raggiungere la locanda, il nostro momentaneo rifugio. Raggiunta la porta apriamo senza troppi complimenti. Il monaco è ancora dentro. L'odore è decisamente più accogliente qui nonostante la sua presenza. Le parole di Valeria invece denotano sempre la sua piccante ironia. Mi limito a salutare, lasciando siano gli altri a danzare con le parole. Non desideriamo coinvolgere i gruppi che ci hanno seguito fin qui, ma una guida locale invece potrebbe essere importante.
  17. Gudrod vicini al Grande Parco
  18. Azrakar (Red Sand) Il Sole Cremisi si leva lento sopra le dune, enorme. Non illumina il deserto: lo schiaccia sotto il proprio peso. Indosso le lenti senza dire nulla. Sono necessarie. Su Athas tutto ciò che non ti uccide subito, prova a consumarti poco alla volta. Il Bagliore Rosso è uno di quei nemici pazienti. Il velo mi copre il volto fino al naso. La maschera d’osso protegge la bocca. Le lenti oscurano gli occhi. Di me resta visibile ben poco. Continuo a marciare in silenzio. Quando qualcuno rallenta, lo aiuto senza bisogno di parole. Una mano sotto il braccio. Un peso sollevato. Una borraccia passata nel momento giusto. Nulla di più. Sargon è quello che soffre maggiormente il viaggio. Lo osservo senza commentare. Il deserto piega chiunque. La differenza sta solo in quanto tempo impiega. E mentre i passi continuano a scavare nella sabbia, alla vista della nostra meta, la mente torna all’arena. Ora che l'animo è più leggero. L’Ogre Magi. Ricordo ancora il modo in cui si muoveva. Troppo veloce per quella massa enorme. La magia gli scorreva addosso come calore nell’aria. Fredda. Precisa. Mortale. Di fronte a lui c’era un altro mezzo-drago. Ricordo il sangue sulla sabbia dell'arena di Urik. Il boato della folla. Le urla. Ricordo soprattutto gli occhi dell’Ogro Magi. Non combatteva per furia. Combatteva come un cacciatore. Come qualcosa che sa già cosa fare, prima ancora che tu scelga di muoverti. Alla fine però cedette. Durante lo scontro nella grotta, uno degli ogri mi ha riportato quel ricordo alla mente. Non per forza. Non per brutalità. Per il modo in cui osservava forse. Athas non dimentica nulla. A volte è la sabbia a restituirti ciò che credevi sepolto. A volte un antro buio. Quando il caravanserraglio ormai sovrasta le nostre teste, sollevo appena lo sguardo. Immenso. Fortificato. Solido. Gli altri osservano la struttura, le proporzioni, l’ingegneria. Io guardo le mura. Le inclinazioni. Le torri. I punti morti. Le feritoie. Le porte. Questo posto può sopravvivere a un assedio. Ed è l’unica cosa che conta davvero su Athas. Una fortezza non vale per quanto è bella. Vale per quanto a lungo riesce a resistere alla fame e alla sete. Quando le guardie riconoscono Ramek, comprendo immediatamente cosa sia davvero quel luogo. Non soltanto un bazar. Non soltanto un rifugio. Un nodo. Uno di quei pochi posti dove la ribellione continua a respirare senza che i re-stregoni riescano ancora a stringerle la gola. Nel cortile interno resto in silenzio, osservando il movimento incessante di uomini, merci e acqua. Soprattutto acqua. Poi arriva il vecchio. Imaad el-Massoud. Lo guardo attentamente mentre parla con Tareq. Il corpo è consumato. Segnato. Malato. Ma ancora in piedi. E quando parla della Fenice, quando noto il modo in cui prende la mano del Capitano, capisco subito una cosa. La sua devozione non nasce soltanto dall’ideale. Nasce anche dagli uomini che quell’ideale portano sulle spalle. Da Tareq. Faccio un passo avanti. Porto il pugno chiuso sul petto e chino lentamente il capo verso il vecchio mercante. "Azrakar." La voce è bassa. Ruvida. Poi sollevo appena lo sguardo verso di lui. "Il deserto conserva solo ciò che ha valore." Una pausa breve. "Voi siete ancora qui." La proposta di Imaad è immediata. Cela urgenza. Provo a coglierla ma non dico nulla prima che sia Tareq a chiedere. Partirei subito, ma alcuni di noi hanno bisogno di riposo. Spossarli ulteriormente non serve.
  19. Kragor la lascia andare ma non risponde delle azioni degli altri e nemmeno è il "capobranco"
  20. Kragor Fiammoscura La risposta non mi soddisfa del tutto. Sarà l'ennesima volta che gli chiedo della posizione degli altri frassini. Pazienza, significa che chiederò ad altri. Non le rivolgo più la parola. È Lethe a chiedermi cosa fare. Forse ha notato che sono il più interessato a determinate risposte. Forse altro. "Mantengo le promesse." alzo le spalle "Per quanto mi riguarda lei è libera di andare." solo in quel momento mi volto verso la barda "Se però prendi la strada per Meritha la tua fortuna cesserà di essere tale nel momento in cui incrocerai la nostra di strada. Vai altrove." Del giovane druido invece nemmeno mi interesso. È talmente codardo che se si sentirà ancor più minacciato tirerà fuori qualche altra storia o magari una balla pur di salvarsi. Ora i miei pensieri sono rivolti ai frassini e agli artefatti o reliquie che cercava il mago. Quindi torno ad esaminare il frassino. Quel foro. Ne accarezzo la corteccia. Provo a percepirne la linfa vitale. Osservo come si va a incastonare nel terreno. Ogni dettaglio.
  21. Thurin Nano Guerriero Osservo l'acqua. Anche a me non piace affatto ritrovarmi coi piedi a mallo. Figuriamoci l'acqua che mi arriva quasi al collo. "Tu non puoi volare Hornraven?" chiedo tra il serio e l'ironico. Potrebbe esserci una possibilità che sappia davvero farlo. Ne hanno decantato le lodi. "O non hai nessun trucchetto magico per facilitarci la traversata?" Studio il canalone, cercando di comprenderne la profondità. Vedere se ci sono tratti un poco più guadabili. Cerco di capire cosa c'è oltre. Poi mi volto verso la parete di roccia. "Il problema è che se torniamo indietro, potremmo essere costretti a costeggiare la parete di roccia per molto tempo. Allungheremmo parecchio..." la frase rimane in sospeso. Come volessi lasciare loro uno spiraglio per prendere una decisione diversa dalla mia proposta. Master @Fandango16 e tutti
  22. bagniamoci i piedi... se il canalone segue il corso la casella 54 dovrebbe essere terreno solido. @Fandango16 ma si vede qualche cosa oltre? nel senso... se c'è una parete scoscesa di roccia si dovrebbe vedere, se invece c'è vegetazione si può presupporre che da lì si passa per il momento.
  23. Ajantis Shade Esamino i vari documenti e scartoffie recuperate. Non so nemmeno se posso leggerle. "Bene. Questo al momento a noi serve a poco." ripiego i carteggi e li lascio a Taita "Ci servono pezzi di quei costrutti. Ma soprattutto" faccio una pausa "uno scritto, un registro, un indizio vero... del motivo che ha costretto gli gnomi ad andarsene così in fretta." mi guardo attorno. Un gesto di stizza piega la mia bocca. Inizio a girare nell'ambiente nel quale ci troviamo. Provo a identificare quella che poteva essere la caserma di eventuali guardie. La dimora del capo spedizione. Faccio anche mente locale delle varie zone superate. Ci serve trovare il posto dove venivano conservati i documenti più importanti. O uno gnomo stesso.
  24. Arkyn K'Aarna sotto "RESISTI ED ENTRA!" grido "ARRIVIAMO!"
  25. Azrakar (Red Sand) Ascolto il rapporto dell’altra squadra in silenzio, limitandomi ad annuire appena quando Ramek riferisce degli ankheg abbattuti senza perdite. Bene. Nessun peso morto da trascinare nel deserto. Lascio che Duran si occupi delle ferite causate dal colpo al fianco. Lividi. Nulla che meriti troppa attenzione. Rimango fermo mentre medica, respirando lentamente attraverso il naso, l’odore acre del sangue degli ogre ancora addosso. Quando Tareq ordina di finire il lavoro, non dico nulla. Non ce n’è bisogno. Nahil sparisce nel tunnel e ne riemerge poco dopo, il pugnale sporco di sangue scuro. Anche la proposta di Duran riguardo alla carne degli ogre svanisce rapidamente. Ancora una volta, concordo in silenzio con Tareq. Tempo e acqua valgono più della carne. Poi l’haboob finalmente si placa. Usciamo dalla grotta e l’aria del deserto mi investe il volto come una mano asciutta e familiare. Polvere. Roccia. Vento caldo che si spegne lentamente. Sollevo lo sguardo verso Ral, ancora rossiccia, nel cielo notturno. Riprendiamo la marcia. Tareq accelera il passo quasi subito. Una marcia forzata. Molti iniziano a cedere lentamente alla fatica delle ore. Lo sento dal modo in cui respirano, dal rumore trascinato dei passi. Ma il deserto non mi pesa. Non questa notte. Continuo ad avanzare senza rallentare, il corpo che segue il ritmo naturale della traversata come se fosse stato scolpito per questo. Passo dopo passo. Respiro dopo respiro. A volte supero persino la linea del gruppo prima di fermarmi appena, aspettando che Ramek confermi la direzione. Poi riparto. Non spreco fiato parlando. Conservo le energie. Osservo l’orizzonte. Cammino. E alla fine, dopo quella lunga notte di sabbia e fatica, il Sole Cremisi comincia a sorgere. La sua luce rossastra si riversa lentamente sulle dune e sulle rocce lontane. Stringo appena gli occhi. Laggiù. Il caravanserraglio emerge all’orizzonte come una sagoma scolpita nella polvere del mattino. Siamo in orario.

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