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Landar

Circolo degli Antichi
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  1. Arkyn K'Aarna La corsa è a perdifiato. Meglio trattenerlo per qualche secondo che avere i polmoni pieni di polvere sotto a cumuli di macerie. Arrivati all'esterno mi volto indietro. Mi mordo il labbro ripensando non a Marcelline né tantomeno a quel costrutto, ma più che altro al potente oggetto lasciato indietro. "Io ci sono." la voce inconfondibile, rotta solo dal respiro affannoso. Mi volto di nuovo e vedo gli uomini in nero. "Dove è il Giullare?" chiedo provando a seppellire anche la constatazione di Lord Eryndor.
  2. Landar ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Shamàsh (Eoldred Leah) Nonostante tutto il risveglio è leggero. Mi sento riposato. La colazione è discreta. Le presenze in linea col luogo dove siamo stati catapultati o che è stato catapultato nel nostro mondo. Non mi meraviglio di vedere drow seguaci di Lolth. Stringo i denti. Abbasso la testa per non lanciare sguardi duri. Osservo solo Selyra, di certo lei si trova più a suo agio. Gli altri col simbolo della bilancia? Forse mercenari. Quello stemma sembra proprio adatto a una compagnia di mercenari o di guardie cittadine. Finita la colazione esco con gli altri. Con la punta del mento indico la carrozza "Meglio andarcene. Quella ha tutta l'aria di essere il mezzo della famiglia di nostra conoscenza." Gli unicorni però... sono bellissimi. Vorrei avvicinarmi e accarezzarli, strigliarli. Mi affascinano. Quindi annuisco verso Selyra "Buona idea." le pozioni di guarigione non sono mai sufficienti. Osservo pure tutto il resto della compagnia allargata.
  3. Thurin Nano Guerriero Sono seduto. Non lontano dai tre umani ma non accanto né di fronte. Chiedo altra birra e osservo tutta la scena imbastita da quell'imbranato. Bevo, mastico... non troppo. Ora tutte le risorse sono importanti. Fondamentali. Pesce... idiota. Come gli è saltato in mente. La sua fortuna è che Elyndra è incredibilmente ingenua e pura. Ma quella domanda è stata così impudente che anche una tontolona come lei avrebbe potuto cogliere un doppio senso. Si è salvato con la storia della lisca e quella fuga così goffa. Scuoto il capo guardando Eryn mentre Elyndra corre appresso al rampollo degli Hornraven. "Quello con noi non ci viene." commento laconico "Non so quale argomentazione potrà tirare fuori tua sorella per convincermi ma io non intendo dover badare a un tale idiota." e non mi preoccupo minimamente mi sentano anche gli altri componenti del consiglio.
  4. Kragor Fiammoscura Un attimo. Tutto degenera. Perdo una frazione di secondo, confuso dalla risposta dell'anziano. I frassini devono essere tre. Scatto in avanti puntando proprio lui, forse perché non soddisfatto dalla risposta, forse perché lo ritengo più pericoloso. Un ringhio di disapprovazione, sollevo la mia ascia sussurrando arcane parole "Khar'veth!" nel tentativo di incalzare e ferire immediatamente il vecchio. @Voignar
  5. Azrakar - Red Sand Karak parla. Tante parole. Troppe. Non lo guardo. Controllo le cinghie. Stringo i nodi. Peso l’acqua. Ogni gesto è preciso. Nel deserto le parole non dissetano. Lascio che gli altri parlino. Se vogliono sprecare fiato, è una scelta loro. Basta che ricordino di conservarne abbastanza per arrivare vivi alla prossima ombra. Ramek invece… lo ascolto. Non tutto. Non serve. Un Thri-Kreen trattato come un animale. Nutrito. Protetto. Punito. Accettato. Le mascelle si serrano appena. La gabbia migliore è quella che impari a chiamare casa. Non dico nulla. Non serve. Le parole non cambiano ciò che è stato. Ma lo ricordo. Sempre. Anche io avevo una casa come quella. L’animaletto di Umr’at-Tawil si muove rapido. Sparisce. Si nasconde. Lo seguo con lo sguardo per un attimo. Vivo. Diffidente. Giusto così. Distolgo gli occhi. Non è il momento. La marcia inizia. @Black Lotus x Tareq Torno avanti, al fianco di Ramek.
  6. Ajantis Shade Ascolto i consigli. Osservo ma mi tengo a distanza. "Pericoloso in quale senso? Può esplodere se toccato? Deve essere maneggiato con delicatezza?" stringo gli occhi osservando meglio venature o pulsazioni visibili della trama se presenti "Oppure il semplice contatto può avere effetti nocivi?" Sembro pensieroso "In ogni caso il nostro obiettivo si trova altrove. Dove probabilmente lavoravano questo minerale o addirittura il laboratorio dove veniva finalizzato qualche genere di marchingegno alimentato da esso. Proseguiamo. Queste miniere probabilmente arriveranno dove ci sono fucine o forni."
  7. Aelor Valor Mi avvicino al coniglio con passo lento, misurato. Il respiro stabile, il corpo rilassato. È lo stesso approccio che ho usato con l’orsogufo: presenza, non minaccia. Funziona… quasi. Resta immobile mentre accorcio la distanza, le orecchie appena tese, gli occhi fissi su di me. Per un istante sembra accettare la mia presenza. Poi, un guizzo. Sparisce tra i rampicanti proprio quando le mie dita stanno per sfiorarlo. L’urlo infastidito di Selene rompe l’equilibrio. Mi volto. Tre conigli stanno rovistando nel suo zaino con una sfrontatezza quasi comica. Selene li scaccia con un gesto brusco e loro si allontanano… ma non troppo. Si fermano a distanza di sicurezza, si voltano. E osservano. Dalla boscaglia arriva un verso che vorrebbe essere un ringhio. Ne ha l’intenzione, non la sostanza. E il risultato è quasi ridicolo. Quasi. Non è il suono. È l’intenzione a essere preoccupante. Riprendo il cammino insieme alle altre, ma qualcosa è cambiato. La foresta è la stessa: uccelli, vento tra le foglie, il mormorio lontano dell’acqua. Eppure ogni cosa sembra leggermente fuori posto. Come se il bosco trattenesse il respiro. Come se… aspettasse. Non siamo soli. Non lo siamo mai stati. Le ore scorrono senza incidenti, ma la sensazione non svanisce. Anzi, si affila. Quando la caverna appare, è quasi un’apparizione: nascosta tra fogliame e rampicanti, discreta, silenziosa. Troppo silenziosa. Respiro e poi mi volto. Sei… forse sette conigli. Sparsi alle nostre spalle. Ruminano, immobili. Ci guardano. Sempre, inizia a essere un pubblico fastidioso. Testimoni. O sentinelle? Distolgo lo sguardo e avanzo di qualche passo, fino al fiume. L’acqua scorre tranquilla, apparentemente innocua. Non è larga. Non è violenta. Poco più avanti, il guado: pietre levigate che emergono appena dalla corrente, un passaggio naturale. E scoperto. Lascio vagare lo sguardo attorno a noi, lentamente. Studio ogni dettaglio. La linea degli alberi. Le ombre sotto i cespugli. I rami abbastanza robusti da sostenere un peso. Troppi punti ciechi. Troppi nascondigli. “Il guado è la via più semplice,” dico a bassa voce, senza distogliere lo sguardo dalla riva opposta “ed è esattamente per questo che non mi piace.” Faccio un mezzo sorriso, appena accennato. “Un imbuto perfetto. Qualcuno con un minimo di pazienza potrebbe tenerlo sotto controllo senza che ce ne accorgiamo. Oltre a quei conigli ovvio...” Mi volto leggermente verso Nihnel “Davanti a noi scorre un fiume poco profondo. A qualche passo verso destra ci sono delle pietre affioranti, un passaggio naturale. Oltre, il terreno risale leggermente e il sentiero continua verso l’ingresso della caverna.” Esito un istante, osservando ancora la vegetazione. “La boscaglia ai lati è fitta. Troppo. Se qualcuno ci sta osservando… è lì.” Poi aggiungo, più piano “E ho il sospetto che lo stia già facendo.” Un rapido sguardo a Selene, poi un cenno verso i conigli alle nostre spalle “E non parlo solo di loro.” inspiro lentamente “Possiamo cercare un altro passaggio, ma perderemmo tempo. E se c’è davvero qualcuno in agguato, il tempo gioca a suo favore, non al nostro.” Mi raddrizzo appena, lo sguardo fermo. “Attraversiamo il guado?” propongo. Una pausa “Veloci. Attenti. E pronti a reagire.” Se è una trappola… la faremo scattare alle nostre condizioni. Faccio un passo verso l’acqua, ma non avanzo senza il consenso delle due compagne di avventura. “E magari… cerchiamo di non farci giudicare troppo da quel pubblico peloso.”
  8. Arkyn K’Aarna Possibile sia già finito? Mi domando vedendo la banshee, lo spirito dell’elfa, svanire. Forse ora libera. È la voce di Tiburzia che interrompe i miei pensieri e mi riporta alla realtà. Alzo lo sguardo. “Corriamo!” E inizio a correre verso l’uscita.
  9. hai ragione scusa. era nella mia testa ma ho deciso di scriverlo nel post successivo. Thurin non persegue vendetta perché non ha idea su chi riversare la sua vendetta :D quindi proporrà "conoscenza" prima di martellate. L'idea è quindi Elfi e Throne Rock anche perché geograficamente sono limitrofi.
  10. sono d'accordo. beh... in teoria abbiamo quasi deciso. Thurin poi è di poche parole.
  11. Aelor Valor Osservo le mie due compagne di viaggio svegliarsi dopo aver distolto per qualche istante lo sguardo dal coniglio. La sera precedente avevo suggerito di nascondere la scaglia per la durata della notte e riprenderla al mattino ma alla fine ci è andata bene. "Buongiorno." torno a guardare il coniglietto "Sì. Prima erano molti di più. L'insistenza di questo in particolare però ha qualche cosa di inquietante. In ogni caso lasciamolo sereno. Abbiamo ancora le nostre razioni." faccio una breve pausa sospirando "Rispettiamo la natura di questo luogo il più possibile e il più a lungo possibile." con lo sguardo cerco un cenno di intesa da parte de Selene prima di metterci in marcia. Mi avvicino con grande delicatezza verso il coniglio per capire se intende scappare o invitarci a fare qualche cosa, la sua presenza è troppo... presente.
  12. ma no al momento tengo l'attuale, in caso lo cambierò quando è possibile da avanzamento personaggio. per me molto facile, +9HP e azione impetuosa aggiunta :D
  13. Thurin Fortebraccio Infine si inizia. Il mio broncio all'inizio è evidente. Lentamente le rughe che segnano la mia espressione si allentano mostrando uno strano e singolare mix espressivo tra il divertito e il preoccupato. Viene chiamata in causa Eryn, è però la sorella a prendere la parola. Sempre troppo emotiva. Alla fine però il suo appoggio, per quanto NON sia necessario, mi dà ulteriore forza. Guardo Helga senza lamentarmi dalla marea di scemenze emesse dai presenti, un faro in mezzo alla massa di ottusi presenti in sala. Poi schiarisco la voce "Citare mio padre in questa situazione potrebbe non essere stata una coincidenza." poso lo sguardo su Balin annuendo, facendo capire che avevo già in mente di imbarcarmi in questa missione già prima che me lo chiedesse. Nemmeno mi volto verso gli altri citati, pur lo sconosciuto Arthur del quale non ho alcuna referenza. Il consiglio si chiude così, con una proposta che già ha avuto risposta. Mangio silenzioso, non parlo con nessuno nemmeno con i nuovi giunti.
  14. Akantis Shade Mi limito a seguire gli altri, lasciando però sia Fezzik a chiudere il gruppo. Giunti nella zona dei carrelli pieni di materiale grezzo faccio per avvicinarmi e studiarlo, ma noto che chi è ben più formato di me già si è fatto avanti. A quel punto la mia attenzione passa sul costrutto. Singolare. C'è magia in lui, ma non solo. Mi distraggo per qualche istante. La voce di Zendo infine mi distoglie dal mio focus. Alzo le spalle "Importa?" dovremmo prestare attenzione ad altri pericoli e quindi inizio a guardarmi attorno. @Alonewolf87
  15. Red Sand - Azrakar Mi ricordo bene l’arrivo a Shazlim, tre notti fa. Il villaggio ci accoglie senza ostilità, ma senza calore. Acqua razionata. Sguardi misurati. Porte che si chiudono appena passiamo. Giusto così. Su Athas, l’acqua vale più delle promesse. E noi ne consumiamo. Non faccio domande. Non chiedo nulla che non sia necessario. Mangio poco. Bevo il minimo. Dormo leggero. Cerco di pesare meno possibile. Gli schiavi imparano presto quanto costa esistere. Quando Tareq parla della missione, ascolto: Raam. Chak-tha. Poi Urik. Karim. Due liberazioni in due città-stato: una la conosco sin troppo bene, un'opportunità. Due errori possibili: uno sarebbe ancor più fatale per me. Passare dal caravanserraglio. Unirsi alla carovana. Muoversi coperti. Non annuisco. Non serve. Memorizzo, assorbo. Quando esco dalla stanza, sono già pronto. Mi posiziono con le spalle a una parete, istintivamente. Osservo. Non smetto mai di farlo. Sono alto, più della media. Il corpo è costruito per uccidere e sopravvivere, non per mostrarsi: muscoli spessi, funzionali, segnati da combattimenti veri. La pelle è scura, cotta dal sole, dura come cuoio vecchio. Cicatrici ovunque. Tagli netti. Morsi. Bruciature. Nessuna è decorativa. I capelli sono neri, corti. Gli occhi, ambra, non vagano mai. Misurano. Le mani sono grandi, rovinate. Le dita non sono dritte, si sono rotte più volte, è certo. Quando sono immobile, sembro pietra. Quando mi muovo, non spreco nulla. Non cammino, avanzo. Le armi sono con me. Il trikal d’osso è saldo nella mia mano. La testa è perfetta, affilata, pesante, troppo per essere comune. La tortoise blade pende al fianco. La carrikal in pietra è legata dietro. Lo scudo. Non le nascondo. Non davvero. Ascolto le presentazioni. Ramek, annuisco. Duran, annuisco. Quando parla, capisco. Non dice tutto, ma basta. Poi il ragazzo, Nahil. Dice di aver ucciso più di tutti. Lo guardo. L’espressione cambia appena. Quasi nulla Non è qualcosa di cui vantarsi. Fa bene Duran a ricordarglielo. Non rispondo. Non lo correggo. Non serve. Non lo ha scelto. Non ancora. Ordini... schiavtù. Anche questo lo è. Quando tocca a me, parlo. "Pochi nomi bastano." Una pausa. "Azrakar." Li guardo uno alla volta. "Alcuni mi chiamano Red Sand." Un istante, penso a qualcosa. Meglio se smettono. Vorrei seppellire quel soprannome. Non aggiungo altro. Ripenso all’arena di Urik. Non ai combattimenti. Alla folla. Al rumore. Al sole che brucia la sabbia tinta col sangue di chi combatteva per divertire e... sopravvivere. Respiro. Il suono non c’è più, ma resta, sempre. L’unguento sulla pelle è freddo. Innaturale. Lo lascio assorbire senza reagire. Il corpo si adatta. Il lino scivola addosso, il mantello copre, il turbante stringe. La maschera invece... il respiro cambia ritmo. Diventa controllato, istintivamente. Il caldo non mi pesa come agli altri. Non è resistenza. È abitudine... forse. Ramek spiega il percorso: Caravanserraglio, otto ore, alba, dromedari e... Acqua. Ascolto e memorizzo. Quando dice di avvisarlo in caso di problemi, lo guardo. Non sfido e non parlo. Ma sono certo lui capisce. Non sarò io il problema. Poi parla Tareq: profilo basso, armi nascoste. Faccio un passo avanti e con un movimento lento, mostro l’equipaggiamento. Il trikal. La lama scudata. L'ascia. Lo scudo. Lo guardo. "Questo resta." Stringendo il trikal. Nessuna sfida. Solo una verità, un dato di fatto. Lascio il resto, prendo un pugnale in osso. Ma non mi separo da quell’arma. Mai. Il sole cala e le ombre si allungano. Il vento porta polvere. Tareq dà l’ordine. Non guardo indietro. Mai. E avanzo. Immagini
  16. beh sì l'obiettivo al momento è quello seppur non so quanto sia conveniente. Nel frattempo direi che uso un dado vita nel riposo breve per recuperare le ferite perse.
  17. Keothi "Che gli spiriti della terra e del cielo ti assistano." dico alzando una mano in segno di saluto.
  18. Ajantis Shade Warlock Shadar-kai "Se non lo troviamo ripassiamo sui cadaveri dei roditori rimasti." taglio corto "Non possiamo stare un'eternità qua sotto aspettando ci trovino cose ben peggiori di qualche topo." Finisco di masticare il mio pasto, bevo un po' di acqua e quando siamo di nuovi sufficientemente riposati mi alzo "Bene. Quindi da dove avete intenzione di iniziare?" facendo riferimento alla ricerca di altri ingressi.
  19. Thurin Nano Guerriero Il sentiero sotto i miei stivali non è più lo stesso. Ogni passo pesa. Non per la stanchezza — a quella sono abituato — ma per quello che trovo lungo la strada. La prima fattoria… non è più una fattoria. È un cumulo di legno spezzato e pietra franata. Il tetto è collassato su sé stesso, le travi contorte come ferro scadente. L’aria sa di polvere e zolfo, e sotto… sotto c’è quel silenzio. Quel maledetto silenzio. Mi fermo senza dire una parola. Gli altri si muovono, cercano, chiamano. Io no. Mi chino su una trave. La osservo. Cedimento dal basso… non è stato solo il sisma. Il terreno ha mollato. Appoggio le mani e sollevo. Il legno scricchiola, si spezza ancora. Niente. Stringo la mascella. Rimetto giù la trave con più forza del necessario. "Avanti," borbotto. "Qui non c’è più niente da fare." Non guardo nessuno mentre lo dico. Nei villaggi successivi… qualcuno è rimasto. Pochi. Troppo pochi. Vecchi soprattutto. Sempre i vecchi. Quelli che ricordano. Uno mi afferra il braccio mentre sto rinforzando un telaio con quello che resta di una porta. Le sue mani tremano, ma la presa è forte. "È come allora…" dice, con la voce spezzata. "Flame Fault… lo stesso respiro della montagna…" Mi blocco. Il martello resta sospeso a mezz’aria. Flame Fault. Rivedo mio padre per un istante. Di spalle. Le spalle larghe, la schiena dritta. Il suono dell’incudine. E poi… niente. Non è mai tornato. Deglutisco. "Non è la stessa cosa," dico, più brusco di quanto vorrei. "E non erano gli elfi." Il vecchio mi guarda, confuso. Quasi offeso. Forse sapevo dove voleva arrivare. Non aggiungo altro. Riprendo a lavorare. Rinforzo travi, sistemo cardini, improvviso sostegni con ferraglia recuperata. Do ordini secchi, senza alzare la voce. "Questa va qui. No, non così, vuoi che ti crolli addosso?" "Portami quel chiodo. Quello grosso. Sì, quello." "Se il terreno cede ancora, questo regge. Per un po’. Dovrà bastare." Faccio quello che so fare. Costruire. Riparare. Tenere insieme quello che vuole cedere. Ma ogni volta che mi fermo un attimo… sento gli sguardi. La paura. E quella domanda non detta. Succederà di nuovo? Stringo il martello. Se qualcuno pensa ancora che sia stata una disgrazia… è un idiota. Guardo verso le montagne, dove il respiro caldo sale lento nel cielo. Qualcuno ha fatto qualcosa. E questa volta… lo troverò. "Si riparte," dico infine. "Grimstone non si sistema da sola." E senza aspettare risposta, mi rimetto in cammino. Quando vedo Grimstone… capisco subito. Non è distrutta. Ma è ferita. E le ferite profonde sono le peggiori. Dolnur mi corre incontro prima ancora che io possa dire una parola. Ha gli occhi rossi. Il fiato corto. "Mastro Thurin, sono…" Alzo una mano. Non lo faccio finire. "Basta. Fammi vedere." Non serve altro. La voragine è… pulita. Troppo pulita. Il terreno ha ceduto e si è portato via tutto: casa, forgia, incudine. Anni di lavoro… inghiottiti come niente. Resto lì. Immobile. Guardo il vuoto. Bella mossa, vecchia roccia. Pensavi di farmi crollare insieme a lei? Sbuffo piano dal naso. Poi allungo una mano e la poso sulla testa di Dolnur, spettinandolo appena. "Sei vivo." Lui annuisce, incerto. "Non sei ferito." Annuisce ancora una volta "Puoi ancora lavorare." Sta per annuire ma si ferma e mi guarda mettendo le mani ai fianchi. Sorrido appena, non vorrei mai mi vedesse sorridere troppo. "Allora va bene così." Mi volto. "La rifaremo." Faccio qualche passo, poi aggiungo, senza nemmeno guardarlo "Più grande. Più solida. E stavolta con fondamenta che neanche un dannato vulcano si sogna di smuovere." In paese l’aria è tesa. Ma è casa. Corbin è già al lavoro, come sempre. "Birra finita?" gli dico passando. Mi risponde dicendo che per me c'è sempre e colorando la frase con un leggero insulto. "Allora c’è ancora speranza." Non mi fermo, ma un angolo della bocca si muove appena. Bram è circondato da casse e fogli. Conta. Riconta. Impreca a mezza voce. "Quante ne abbiamo perse?" gli chiedo. "Abbastanza da farmi venire voglia di strozzare qualcuno." mi risponde. "Fammi sapere quando scegli chi." Lui sbuffa aggiungendo che sono sempre il solito "Qualcuno deve esserlo." Di Balin non c’è traccia, ma non serve cercarlo. Starà facendo quello che deve. Annuisco tra me e me. Qualcuno deve tenere insieme questo posto. E lui lo fa. Mi dirigo verso la sala del Consiglio senza esitare. È la stanza sul retro della locanda. Semplicemente. Ogni passo è più pesante del precedente… ma anche più deciso. Casa distrutta. Forgia perduta. Villaggi e fattorie rasi al suolo. E ancora gente che parlerà di destino… o peggio, di colpe facili. Stringo i pugni. No. Spingo la porta. "Vediamo di finirla con le favole." borbotto entrando. tutti perdonate l'attesa
  20. Aelor Valor "Buttarla fuori? Rischiando di non ritrovarla?" faccio cenno di no col capo "Portiamola fuori, sotterriamola magari e mettiamola sotto un cumulo di macerie al livello inferiore. Vorrei riprenderla domani, potrebbe essere buon materiale di studio per qualcuno." Allungo la mano per farmela passare e fare come suggerito.
  21. Kragor Fiammoscura Paladino/Stregone Tiefling "Banditi?" chiedo in un comune sciolto e chiaro continuando a fissare il foro dopo un fugace sguardo ai nuovi giunti "Forse un poco più che banditi considerate le voci." Approfittando delle chiacchiere degli altri continuo a studiare il foro poi sollevo lo sguardo, faccio qualche passo verso il mio gruppo annuendo a Lethe e consigliando a Ismira di allontanarsi. Senza però lasciare che Eltra si scosti da lei. "Io invece volevo omaggiare ben TRE frassini. Qui ne vedo solo uno. Sapete dove sono andati gli altri due?" chiedo sfoggiando un sorriso beffardo.
  22. Eccomi! Va benissimo... io sono stato incasinato questi due giorni. Se riesco domani o al massimo domenica rispondo.
  23. Landar ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Shamàsh (Eoldred Leah) Non manco di salutare educatamente gli altri ospiti. È solo quando siamo fuori la portata dei loro occhi e orecchie che mi rivolgo a bassa voce verso gli altri. Soprattutto gli avventurieri che si sono aggiunti alla nostra compagnia "Meglio stare alla larga da quei tipi, evitiamo guai." senza dare ulteriori spiegazioni se non a chi condividerà la stanza con me. Un po' di riposo era quel che ci voleva e non intendo perdermi un solo momento di relax. Per tagliare corto colgo l'occasione creata da Selyra "Domani mattina all'alba nella sala comune?" chiedo rivolto a tutti.
  24. Keothi Ascolto tutte le proposte e alla fine non ho preferenze "Che sia Braknak o Lexander non fa differenza. L'importante è avvertire la città prima del loro arrivo. Brak si è già dimostrato veloce ma forse ha bisogno di riposo ora." guardo Lex "Per me, sei sei sicuro di farcela puoi andare tu. Confonderti fino a un certo punto tra gli orchi e poi spiccare il volo o qualsiasi altra cosa per precederli."

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