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Landar

Circolo degli Antichi
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  1. TdS

    Landar ha risposto a Dardan a un discussione Topic di servizio in Adventure Quest
    perfetto allora se le due driadi sono chiuse in due gabbie diverse una per Eryndor e una per Arkyn. e via di spadata per rompere perni/lucchetti e quel che sia.
  2. Azrakar (Red Sand) Resto in silenzio mentre Tareq risponde alle domande. Ascolto. Ogni parola aggiunge un tassello a qualcosa che avevo intuito senza riuscire a definirlo. Condizionamento. Una parola nuova per una realtà antica. Mentre il capitano ne descrive i limiti, mi tornano in mente le gradinate dell'arena di Urik. Il caldo della sabbia. L'odore del sangue. Le urla della folla. Ancora una volta. E gli schiavi. Gladiatori che non desideravano la libertà. Uomini che avevano dimenticato come immaginarla. Alcuni ricevevano una promessa di emancipazione e la rifiutavano. Altri tremavano all'idea stessa di lasciare l'arena. Per loro le catene erano diventate parte del corpo, come un arto o una cicatrice. Non era la Cabala. Era Myron. Era Urik. Era una vita intera passata a sentirsi dire cosa si è e cosa si deve essere. Stringo lentamente una mano attorno all'altro polso. Anch'io ho sentito quella voce. Non una voce reale. Una presenza. Quella che sussurra che uno schiavo resterà sempre uno schiavo. O che magari è un esperimento. Che un gladiatore esiste soltanto per combattere. Che la libertà è una menzogna raccontata agli ingenui. Per un attimo abbasso gli occhi. Forse è stato il mio sangue. Forse la mia mente. Forse semplicemente mi sono rifiutato di piegarmi. Non conosco la risposta. So soltanto che quelle catene non mi hanno tenuto. E per questo non giudico chi ancora lotta contro le proprie. Quando Tareq parla di Nahil, i miei pensieri vagano per un istante verso le parole, i gesti, il ritmo del respiro del ragazzo. Non vedo un traditore. Vedo un giovane uomo che combatte una battaglia che non lascia ferite visibili. Forse più difficile di molte altre. Le domande continuano. Ramek. Duran. La Cabala. Possibili minacce future. Sono queste ore passate assieme a garantire per loro. O confermare quello che sta emergendo. Non ho nulla da aggiungere. Tareq ha già detto ciò che conta davvero. Le catene possono essere spezzate. Alla fine, Sargon prende la sua decisione. Resterà. Aiuterà Imaad. Osservo il mago mentre parla e, con mia sorpresa, sento qualcosa alleggerirsi dentro di me. Pensavo che la sua scelta mi fosse indifferente. Mi sbagliavo. Non provo entusiasmo. Non è nella mia natura. Ma provo sollievo. Perché non vedrò un uomo consumarsi lungo una strada che sa già di non poter percorrere. Perché non dovrà scegliere tra il dovere e la propria sopravvivenza. Perché, almeno per ora, nessuno dovrà uccidere nessuno. Resto immobile. Ascolto l'ultima risposta di Tareq. "Ci faremo trovare preparati." Annuisco appena. Una volta sola. È sufficiente. Se arriverà il giorno in cui qualcuno tenterà di stringere nuovamente quelle catene... le troverà già spezzate.
  3. Arkyn K'Aarna Interno
  4. Landar ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Shamàsh Gli enigmi del monaco prendono forma grazie alla praticità di Valeria. Verso di lei rivolgo un sentito cenno di ringraziamento rimanendo sempre in silenzio. La ascolto. Parla di pericoli al limite della nostra portata, o anche fuori portata. Non ci conosce. Ma non intendo sottovalutare nemmeno un granello di cenere. 'Vicolo del Vetriolo fino all'Anello Esterno, poi tagliate dentro i depositi di carbone per arrivare al Vicolo della cenere Fredda' annoto a mente. Osservo il monaco accasciarsi sulla sedia. Stremato. Per istinto mi avvicino con l'intenzione di aiutarlo. Mi sembra però sia stato solo prosciugato delle sue energie. Ho la sensazione che la sua speranza sia riposta in noi. Ha rischiato molto per indicarci la via. Lascio che sia Valeria in caso a occuparsi di lui. Ringrazio ancora "E dunque giunto il momento." dico rivolgendomi ai compagni per poi riposare lo sguardo su Valeria "Se dovessimo riuscire nell'impresa e dovesse questo luogo necessitare di tempo per rimarginare le proprie ferite. Vorrei prodigarmi per trovare il modo di farti visitare il nostro mondo."
  5. ah non avevo afferrato fosse una missione di infiltrazione. accidenti :D più tosta
  6. direi mi sembra la cosa più logica: restringere le ipotesi di apparizione del gigante e piazzarci lì con anche un po' di carne da cannone 😅
  7. Thurin Nano Guerriero "Ora non fare la vittima." dico con tono severo ma evidentemente con un impercettibile, anche per me stesso, senso di colpa. "Ognuno può pensare e dire quello che vuole. Di certo pensare qualche istante in più prima di dire aiuterebbe nei frangenti che ci permettono di farlo." allargo le braccia "Sui libri sicuramente questa roba la si trova." alzo lo sguardo al cielo ora pensieroso "Ricordo che da ragazzino lessi un racconto di formidabile guerriero del mio popolo..." il protagonista era un giovane Bruenor Battlehammer (che sicuramente molti conoscono). Inizio a raccontare la storia di un lungo viaggio di un nano. Una missione per il suo re. Durante il quale incontra amici di ogni popolo e specie. Affronta battaglie epiche e di astuzia, enigmi e imprevisti sentimentali. Il tutto mentre mi accingo a entrare nella vegetazione.
  8. È un peccato. Il tuo caso gnometto ci sarebbe stato utile. Spero vada tutto bene e buona vita a te.
  9. Ajantis Shade Annuisco sperando la soluzione sia efficiente anche se mi rendo conto non definitiva. "Allora. Continuiamo a girare a vuoto o studiamo bene la direzione da prendere?" guardo la fessura "I ratti seppur passano dalle fessure arriveranno da un posto che seppur ormai schifoso potrebbe essere interessante." rimango vicino al muro della fessura studiandone la profondità battendo col pomello della spada. "Proviamo a risalire fino alla loro tana?" Suona forse come una follia. Ma ho evidentemente finito le proposte per il momento.
  10. Gudrod Al biondo era sembrato di scorgerlo da lontano, ma inizialmente non aveva creduto ai suoi occhi. Forse preso come era a studiare le mosse da pavoncello dell'uomo nel vaso di peltro. Mia stava tenendo sottobraccio proprio Alrik 'A quel Sigfried gli si gelerebbe il sangue nelle vene vedendo Mia così in confidenza con un mastodontico buzzurro come il moro' "Per i peli del c**o di Ar-Ulric! da dove diamine sei spuntato fuori tu?" si avvicinò per abbracciare il suo prode compagno di battaglie.
  11. Thurin Nano Guerriero Guardo prima Elyndra senza dire nulla. Ma l'espressione la dice lunga. Non avrei mai mostrato sottomissione o paura di fronte a delle bestie feroci... figuriamoci se mi interessa della loro gratitudine. L'istinto avrebbe preso il sopravvento su qualunque altro sentimento se mai sono in grado di averne. Meglio il timore. Poi però la mia più grave espressione viene dedicata ad Arthur "Fammi capire Hornraven... preferisci affrontare una minaccia sconosciuta che una conosciuta?" la domanda è retorica ed è evidente che io non intenda riattraversare il fiume per prendere il cunicolo.
  12. Ajantis Shade Le parole di Zendo mi fanno salire un freddo brivido lungo la schiena. Ricordare cosa è successo solo poche ora fa quasi mi atterrisce. Scuoto il capo per levarmi dalla testa quelle immagini e torno a guardare i ratti. "Se così dovesse essere... e non lo escludo. Dobbiamo tappare quel buco in qualche modo." Mi guardo attorno cercando qualche cosa di pesante e abbastanza grande da mettere di fronte alla fessura.
  13. Arkyn K'Aarna La situazione in un baleno diviene quasi tragica. Questo posto è una trappola letale. Non per noi, non ancora. Sicuro per le driadi e tutto quello in cui credono. Non penso. Non serve. Devo solo agire. Sopra sento silenzio. Lorelai non grida più... può non essere un bene. Quando combatte è molto silenziosa. Estraggo velocemente i miei due pugnali. Mi avvicino al meccanismo e li incastono ai due lati della spada di di Eryndor per dare più solidità al blocco e mantenere in asse la lama stessa del nobile. Quindi in un tentativo disperato mi avvicino alla driade nelle braccia di Godluin sperando ri ridarle quel vigore sufficiente a renderla utile in questa situazione. Master @Dardan
  14. Azrakar (Red Sand) La condizione di Sargon non cambia nulla dentro di me. Se vuole restare, resterà. Se vuole andarsene, se ne andrà. Non è più importante. La strada verso Raam sarà dura comunque. Con o senza di lui. Le sottolineature dello stesso Sargon lo confermano. Resto in silenzio mentre Ramek parla del deserto e dei rischi del viaggio. Lo ascolto con attenzione. Non perché abbia bisogno delle sue spiegazioni. Ma perché chi sopravvive tanto a lungo tra le dune merita sempre di essere ascoltato. Quando Tareq si alza e si allontana verso Imaad, seguo i suoi movimenti con lo sguardo. Vedo la preoccupazione negli occhi del vecchio mercante. Vedo il piccolo oggetto sparire nella mano del capitano. Qualcosa cambia. Mi alzo senza fare domande. Le Ali del Deserto, noi, seguono Tareq nei corridoi inferiori del caravanserraglio. Il rumore del bazar si attenua passo dopo passo, sostituito dall’odore di polvere, legno vecchio e pietra umida. Lo scantinato è angusto. Buio. Ma abbastanza nascosto da custodire segreti. Osservo Sargon mentre attiva il rituale. Le rune si illuminano lentamente lungo gli stipiti. Poi il silenzio cade sulla stanza come una lama. Niente voci. Niente passi. Niente mondo esterno. Solo noi. E la verità. Quando Sargon tossisce sangue, lo guardo per un istante. Non provo pietà. Su Athas il sangue è solo un altro prezzo da pagare. Poi Tareq parla. E più parla, più sento qualcosa sciogliersi dentro di me. Non sorpresa. Conferma. La Cabala. Le catene invisibili. Le menti piegate fin dall’infanzia. Condizionamento. Conosco bene quella parola, anche se non l’ho mai sentita pronunciare in quel modo. L’arena era piena di schiavi convinti di essere nati solo per combattere. Uomini spezzati così a fondo da ringraziare il proprio padrone per una ciotola d’acqua sporca. Altri venivano piegati con le fruste. Altri ancora con la paura. Sapere che esistono uomini che lottano contro catene più profonde di quelle di ferro… mi fa respirare più facilmente. Lo sguardo di Sargon si posa sul terreno. Pensa a Nahil. Le sue parole ancora rimbombano. La paura nella sua voce è evidente, anche se cerca di nasconderla dietro le domande. Io non parlo. Vash conferma che la mente può essere manipolata. Umr'at-Tawil pone la domanda giusta. Di chi possiamo fidarci? Ma io non aggiungo nulla. Perché nessuna risposta data a parole cambierebbe qualcosa. Sollevo lentamente lo sguardo verso Tareq. Lo fisso. Lui capisce. Capisce che condivido ciò che sta facendo. Che condivido il suo rifiuto delle catene. Che condivido il suo modo di combattere questa guerra. Non per la Cabala. Non per il potere. Per gli uomini che ancora riescono a scegliere.
  15. Keothi Mi guardo attorno all'avvertimento di Lex. Quindi mi posiziono dove meglio possibile sia per ascoltare Brak sia per proteggere il gruppo. Armi alla mano.
  16. Orion "Mirage Doppler" Lynch Il ricordo della corsa permane nei miei buffer cognitivi anche ora che Alpha Prime One rallenta tra le infrastrutture del Terminal. Sto ancora analizzando ciò che è accaduto. Velocità. Accelerazione. Deriva gravitazionale. Risonanza elementale tra il motore dell’AV-6 e lo Storm-Dragonmark di Kodachi Kuno-Lyrandar. Tutti dati comprensibili. Quantificabili. Eppure esiste una discrepanza. Durante la traversata ho percepito qualcosa che eccedeva la pura elaborazione matematica. Una forma di… elevazione percettiva. Non spirituale. Non ancora classificabile come emotiva. Ma neppure meramente logica. La velocità produceva efficienza. Ma non soltanto efficienza. Le risate della mezzelfa continuano a riverberare nella mia memoria audio. Non le comprendo del tutto. Eppure non vengono archiviate come rumore. Questo è… problematico. — La visione del Terminal interrompe il ciclo di analisi. Il Treno del Cordoglio si manifesta davanti a noi come una ferita cronologica aperta nella struttura della città. La mia ottica si contrae automaticamente. I filtri spettrali scorrono lungo lo spettro visibile e oltre. Il convoglio ectoplasmatico non occupa semplicemente spazio. Lo corrompe. Le rotaie magnetiche gridano attraverso impulsi elettro-folgore instabili. I glifi di sicurezza collassano e si ricostruiscono in sequenze erratiche. Le facce scheletriche che scorrono nei fulmini oscuri non sono illusioni decorative. Quella urla... importante anomalia. Sono impronte mnemoniche residue. Il Sergente Bhudd parla. "Ricevuto." La mia voce resta piatta. Precisa. Mi connetto immediatamente alla sub-rete telepatica warforged. Quattro coscienze sintetiche si sincronizzano. I tre agenti già sul posto e me. La città cambia forma. Non vedo più un solo scenario. Ne vedo cinque simultaneamente. Il mio punto di vista principale resta all’interno dell’Aerodyne, ma altri flussi sensoriali scorrono sopra, sotto e attraverso il mio: tetti metallici bagnati da scariche ectoplasmatiche, linee di tiro tra i pilastri del terminal, oscillazioni energetiche dei cerchi rotanti bloccati. Ogni posizione diventa un nodo. Ogni nodo un possibile rimbalzo. Calcolo. Distanza. Angolo. Copertura. Tempo quantico di manifestazione dell’Echo. La mia mente costruisce una catena di salti. Primo punto: piattaforma di manutenzione sopra il Cerchio Immobilizzato. Secondo punto: tettoia orientale del Terminal. Terzo punto: pilastro secondario schermato da condotti elettromagnetici. Percorso ottimale identificato. Posso proiettare il mio Echo attraverso le coordinate condivise e materializzarmi progressivamente senza espormi direttamente ai Fulmini Ectoplasmatici. Posso anche guidare un tiratore scelto. Le traiettorie appaiono davanti alla mia vista come linee verdi sospese nel vuoto. Probabilità di sopravvivenza aggiornate in tempo reale. 87,3%. Più che accettabile. Chiedo quindi di analizzare il treno mondano inglobato. Amplifico la ricezione sfruttando i sensori degli altri Forgiati. Una triangolazione multipla riduce il disturbo. Il Cerchio ferroviario bloccato emette impulsi asincroni. Analizzo la struttura rotazionale. Comprensione. Provo anche a calcolarne le conseguenze del blocco.
  17. Kragor Fiammoscura Osservo con freddezza la mezzogigante porre fine alle pene della barda e del druido. Per qualche attimo mi faccio inebriare dallo sguardo atterrito della donna prima del colpo finale. Subito dopo però provo un lieve fastidio avendole promesso di lasciarla libera. Certo io al momento non sono nessuno per dare ordini a chicchessia. Arriverà il giorno nel quale in molti mi ascolteranno e ubbidiranno. Dedico qualche attimo anche a Eltra interessata al violino. Mi domando il perché. Inizio a focalizzarmi sul frassino. Scavo un po' a terra attorno alle radici. Poi mi dedico alla corteccia col coltello fino a quando non rinvengo quel particolare oggetto. Vengo distratto dalla domanda di Lethe. Annuisco "Forse." rispondo osservando sotto la luce del sole quell'oggetto. "Per me possiamo andare a fare rapporto." ho bisogno di altre risposte. Oltre alla posizione degli altri due frassini c'è quell'oggetto che erano andati a cercare i Manti Rossi.
  18. Thurin Nano Guerriero La spiegazione di Elyndra non mi convince del tutto "Beh allora significa che sono due branchi. Due lupi due branchi. Certo io difficilmente condividerei la preda al posto loro." Aggrotto la fronte. Gratto la barba. Aspetto che la druida esegua tutti i suoi trucchetti. Quando ulula massaggio la barba con ancor più vigore per non ridere. "Chissà quanti chili di carne servono per sfamarli. Che ci fanno con queste strisce di razioni." afferro l'ascia e imbraccio lo scudo "Senti digli che se pensano che noi siamo il loro cibo rimarranno davvero in pochi a pasteggiare." ringhio di rimando guardando i lupi. Per nulla impaurito. Probabilmente rendendo difficile ogni altro tentativo di approccio.
  19. prima di rispondere @Voignar vorrei capire se è stata fatta confusione o avevo afferrato male io. Non è stata Ismira e guidarci qui? era lei che ha i capelli rossi. Eltra è la schiava manesca di Lethe.
  20. Azrakar (Red Sand) Le parole di Imaad non portano vere notizie. Eppure, mentre ascolto la sua tosse spezzare il silenzio tra una frase e l’altra, penso che abbia ragione. Su Athas, l’assenza di cattive notizie è già una vittoria. Non aggiungo altro. Seguo il gruppo attraverso il caravanserraglio, osservando il continuo movimento attorno al pozzo centrale. Acqua che sale. Acqua che sparisce. Acqua custodita come oro. Quando raggiungiamo le stanze, lascio i bagagli più pesanti senza esitazione. Tengo con me solo ciò che serve davvero. Nulla di superfluo. La sala da pranzo è fresca. L’odore del tè speziato e del pane caldo riempie l’aria. Mi siedo senza rumore. Mangio lentamente. Compostamente. Non troppo. Su Athas, anche l’abbondanza va trattata con cautela. Il corpo dimentica in fretta la fame, ma non perdona gli eccessi. Assaggio il latte fermentato. Le uova. Le noci. E i datteri. I datteri più di tutto. Anche il latte di cammella lo adoro... ma i datteri. Ne prendo qualcuno in più rispetto al necessario. Li osservo per un istante prima di avvolgerli in un panno e riporli con il resto dell’equipaggiamento per il viaggio notturno. L’acqua, invece, solo quella indispensabile. Poi Sargon parla. Sollevo lentamente lo sguardo verso di lui. Lo ascolto senza interromperlo. Senza giudicarlo. Nahil reagisce come una lama estratta troppo in fretta. Duran prova a contenerlo. Ramek impedisce che la tensione trabocchi oltre i commensali. Io resto immobile. Lo sguardo passa da Sargon a Tareq. Poi torna su Nahil. La Cabala usa quelli come me per ammazzare i disertori. Le parole del ragazzo restano sospese nell’aria più a lungo delle altre. E dentro di me, una parte comprende perfettamente il motivo. Una fuga di informazioni può distruggere più vite della perdita di una cellula intera. Ma è l'assenza di libertà delle scelte a colpirmi maggiormente. Athas è piena di rivolte finite nella sabbia per una lingua troppo debole o una paura troppo forte. Lo capisco. Ma non tutti se abbandonano sono disertori. Alcuni hanno famiglia. Altri sono troppo anziani. Altri ancora... deboli. Ma non è mio compito parlare. Non a Sargon. Non a Nahil. Non davanti a Tareq. Tengo il silenzio. Attendo. Perché questa decisione appartiene soltanto al capitano.
  21. e allora proseguirò puntando sull'evasione senza armatura e vediamo come va. magari condito con qualche incantesimo protettivo più avanti
  22. Thurin Nano Guerriero Il canalone scorre minaccioso. I suoi gorgoglii e flutti però rimangono minacce che si infrangono sulle rocce del fondale e della riva. Guido gli altri dove per me è più sicuro. Di conseguenza lo è maggiormente per loro data la statura. Certo il mio passo è più stabile considerato il baricentro ma cerco di tenere a mente tutti i fattori. Scorgo la zona asciutta dove mettere i piedi. Una vegetazione non troppo folta. Un punto ideale per riprendere il cammino. Proprio mentre indico in quella direzione tutti noi notiamo le due bestie. "Avremo un po' di compagnia per il resto del viaggio?" chiedo ironico ad Elyndra "Dimmi che oltre a sussurrare ai fiori puoi farlo anche con gli animali." d'altronde si era trasformata in tasso gigante e feroce "Quanti pensi ce ne siano nascosti? Dubito siano solo due."
  23. ottimo! sì sì anche io puntavo al 39, ora quantomeno c'è il 47. nonostante gli imprevisti :D
  24. mmmm tutto abbastanza chiaro. Devo capire a questo punto quanto conviene al genere di pg come il mio puntare tutto sull'evasione o indossare quantomeno un poco di armatura. Credo tu abbia pieno accesso alla mia scheda precedente.
  25. Landar ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Shamàsh Gli odori di questa città sono sempre pungenti. Sembra di stare alle pendici di un vulcano ma avvolto dall'oscurità e velato dalla luce mefitica di Vermilia. Ho un gesto di stizza,. Sembra di essere alle porte dell'inferno. Vado avanti. Per raggiungere la locanda, il nostro momentaneo rifugio. Raggiunta la porta apriamo senza troppi complimenti. Il monaco è ancora dentro. L'odore è decisamente più accogliente qui nonostante la sua presenza. Le parole di Valeria invece denotano sempre la sua piccante ironia. Mi limito a salutare, lasciando siano gli altri a danzare con le parole. Non desideriamo coinvolgere i gruppi che ci hanno seguito fin qui, ma una guida locale invece potrebbe essere importante.

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