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Un’avventura pronta non ti salva mai dall'improvvisazione

  • Hai comprato l’avventura, hai studiato i PNG, hai la mappa stampata. Poi i giocatori fanno una cosa che non è prevista da nessuna parte — e ti blocchi lo stesso. Perché nessuna avventura esiste senza improvvisazione, anche quella con più preparazione.

Ogni master all’inizio della sua carriera si è trovato in questa situazione: non hai tempo per preparare la sessione, hai studiato o lavorato tutta la settimana, hai due ore libere nel weekend e l'idea di costruire dungeon, PNG e trame da zero ti sembra fantascienza.

La soluzione sembra ovvia: compri un’avventura già pronta. Qualcuno ha già fatto il lavoro — mappe, dialoghi, PNG con background dettagliati, tabelle degli incontri casuali. Ti siedi al tavolo con il manuale aperto e segui le istruzioni. Cosa potrà andare storto?

Semplice: i giocatori fanno una cosa che non è prevista da nessuna parte. E lì capisci che avresti dovuto investire del tempo per leggere prima tutta l’avventura, capire gli intrecci, le side-quest, le motivazioni dei PNG…

La trappola delle avventure pronte

Nessuna avventura pronta può prevedere tutte le possibili azioni di qualunque gruppo di gioco al mondo. E, attenzione, neppure l’avventura che ti prepari tu da solo, dedicando ore e ore nel worldbuilding e nella creazione dei PNG, regge questa sfida.

Qualche settimana fa avevo preparato un dungeon per la campagna che sto conducendo in questo periodo. Una stanza finale con sette scrigni difesi da forze magiche. I giocatori erano stati mandati lì con l'inganno per recuperarne uno preciso. L'idea era che prendessero lo scrigno indicato dalla mappa e uscissero — magari con qualche sospetto, magari no.

Invece hanno capito tutto. Hanno capito che li stavano usando e che negli scrigni non c'erano tesori ma entità maligne imprigionate. E a quel punto, con questa consapevolezza lucidissima, hanno aperto tutti gli scrigni (tranne ovviamente quello che dovevano prendere) liberando, tra gli altri, un essere che avevo battezzato in modo abbastanza eloquente: il Distruttore di Mondi.

Ed eccomi lì, con il film che mi ero fatto per le sessioni successive completamente andato in fumo: la storia come l’avevo immaginata io, non esisteva più, e dovevo fare qualcosa.

Un’unica soluzione: improvvisare

In questa situazione puoi fare solo due cose: improvvisare una nuova traiettoria o riportare con la forza l’avventura sui binari che ti sono familiari.

La seconda è una scelta legittima, ma molto pericolosa. Entriamo nel mondo del railroad puro, e i giocatori potrebbero accorgersi che non stanno più giocando, ma recitando uno spettacolo già scritto da te. E decidere che non ne vale la pena.

L’unica vera soluzione, quindi, è la prima: improvvisare.

Il teatro lavora su questo da decenni. Il principio fondamentale si chiama "Sì, e...": non bloccare ciò che ti arriva, accettalo e costruirci sopra. È una tecnica precisa, che appunto chi fa teatro d’improvvisazione usa sempre, e aiuta a mantenere la coerenza della scena anche quando si rompe tutto ciò che avevi in testa.

Al tavolo funziona allo stesso modo, ma con una distinzione che molti master faticano a fare propria: c'è differenza tra la storia che avevi preparato e le tensioni che reggono la storia.

La prima è fragile. Basta un gruppo creativo — o semplicemente curioso — e si sgretola.

Le seconde sono robuste. Le tensioni — chi vuole cosa, chi sa cosa, chi ha paura di cosa — sopravvivono a qualsiasi deviazione. E sono sempre lì, anche quando la sequenza di eventi che avevi in mente è andata a rotoli. Quando i giocatori escono dal copione, ci sono tre domande da farsi:

  • Cosa volevano i PNG in questo scenario? Se lo sai, continuano a volerlo — indipendentemente da dove si trovano adesso i personaggi.

  • Qual è il costo logico di ciò che il gruppo ha appena fatto? Non una punizione: una conseguenza. Ogni elemento in gioco ha obiettivi propri, e il mondo risponde.

  • Cosa diventa più interessante adesso che prima non lo era? Spesso la deviazione apre una porta migliore di quella che avevi preparato — il problema è essere abbastanza presenti da vederla.

Apocalypse World ha un principio di design che dice "play to find out": gioca per scoprire cosa succederà, non per eseguire una storia già scritta. Non è un invito al caos — è un'indicazione tecnica su dove il master deve mantenere il controllo. Non sul dove andrà la storia, ma sul perché le cose stanno implodendo.

Non eventi ma opportunità

Quindi, come si risolve il problema del gruppo fuori dai binari?

Semplice, non costruisci binari. Certo, puoi immaginarti una direzione, meglio più direzioni, puoi anche appuntarti per bene tutto quello che ti servirà, ma ciò non ti salverà dall’improvvisazione.

L’unica strada è abbandonare gli eventi per abbracciare le opportunità. E queste nascono dagli elementi che sono in gioco e dalle tensioni che ci sono tra loro.

Torniamo alla mia campagna.

Nella mia testa il Distruttore era un elemento di sfondo — una minaccia cosmica evocata di striscio, mai destinata a entrare davvero in gioco. L'antagonista reale della campagna era già in campo, era già stato protagonista di una prima campagna, aveva un nome, una faccia, un ruolo. Quando lo scrigno del Distruttore si è aperto ho messo da parte lo sviluppo che avevo ipotizzato e risposto alla terza domanda: cosa diventa più interessante adesso?

Fermare il Distruttore, naturalmente.

E dell’antagonista, che ne faccio? Mi è bastato seguire i suoi interessi: lo scrigno che voleva non c’era, ma c’era qualcosa di molto più potente! Così l’imprevisto è diventato opportunità e un colpo di scena maestoso mi è stato servito su un piatto d’argento.

Sempre che qualcuno non cambi ancora le carte in tavola…

La competenza che non si delega

Ed è proprio questo il punto che nessuna campagna pubblicata può risolvere per te — e non per colpa di chi l'ha scritta. Curse of Strahd è considerato da molti un capolavoro di design. Tanti moduli OSR hanno una cura per l'ambiente e i dettagli che pochi master riuscirebbero a replicare da soli. Il problema non è la qualità: è che qualsiasi campagna pubblicata è necessariamente costruita su una sequenza pensata in anticipo, per di più da qualcuno che neppure conosce il tuo gruppo.

Comprarla ti risparmia la fatica di costruire il mondo. Non ti risparmia il momento in cui i giocatori rimescolano le carte in gioco uscendo dal copione — e quel momento arriva sempre.

L'improvvisazione è una competenza fondamentale del master, quella che trasforma una sessione in una storia che nessuno aveva previsto ma tutti ricordano. Si impara, si allena, e vale ogni minuto investito — indipendentemente da cosa hai sul tavolo quando apri la sessione.

Il Distruttore di Mondi è libero. Nessuno sa esattamente cosa succederà, nemmeno io. E questo, al tavolo, non è mai un problema. È sempre l'inizio di qualcosa.


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Recommended Comments

3 ore fa, Casa ha scritto:

perchè la fantasia prima o poi finisce.

Scusami però non mi sembra un'obiezione a prova di bomba. Non contesto tanto l'opinione in sé, quanto il fatto che sia un po' fuorviante in un articolo come questo.

Intanto perché le avventure prefatte le scrive qualcuno, quindi anche gli autori (che si ispirano più o meno alle stesse polle culturali cui ci abbeveriamo tutti, chi più chi meno) possono esaurire la fantasia.

E soprattutto perché improvvisare è stimolare la fantasia, e imparare a farlo bene significa guidare la fantasia in un processo creativo cosciente invece che casuale. Chi fa improvvisazione teatrale impara proprio ad usare piccoli spunti per inventare qualcosa di nuovo e non ricadere negli usuali cliché.

Casa

Circolo degli Antichi
2 ore fa, Pippomaster92 ha scritto:

Chi fa improvvisazione teatrale impara proprio ad usare piccoli spunti per inventare qualcosa di nuovo e non ricadere negli usuali cliché.

esatto, per improvvisare devi studiare, non si improvvisa a improvvisare.

altrimenti ricadi nella mia osservazione precedente

Lord Danarc

Circolo degli Antichi
Il 15/06/2026 alle 08:37, Casa ha scritto:

a improvvisare a basta dopo un po' le avventure sono tutte uguali, taverne tutte uguali, città tutte uguali, sempre le stesse sfide, ecc

ma perchè?

6 ore fa, Casa ha scritto:

perchè la fantasia prima o poi finisce.

Ok, hai risposto qui.

NO

O meglio a qualcuno può capitare e a qualcuno no, ma dire che la fantasia finisce in questo modo è estremamente sbagliato.

Marbon

Ordine del Drago

quello che sostiene @Casa non credo però che sia tanto sbagliato...

anche saper improvvisare è un arte... che si studia e si acquisisce con il tempo... e si improvvisa comunque su delle 'basi'.

Poi per me c'è anche del vero che su lunghe narrazioni, la fantasia si 'esaurisce'. Si esaurisce negli scrittori/sceneggiatori che hanno tempo di pensare e lavorare sui loro scritti (pensate a quante opere 'minori' somigliano a qualcosa di già scritto), figurarsi nei DM hobbysti. Che poi ci si accontenti perchè, appunto, è un gioco per passare il tempo, ci sta e va bene.

Va anche bene, ma l'articolo non dice di improvvisarti improvvisatore, anzi spiega (magari un po' rapidamente) come farlo bene.

Marbon

Ordine del Drago
1 ora fa, Pippomaster92 ha scritto:

Va anche bene, ma l'articolo non dice di improvvisarti improvvisatore, anzi spiega (magari un po' rapidamente) come farlo bene.

Certo! 🙂 infatti non mi riferivo all'articolo, che fornisce spunti interessanti, ma alla evoluzione della discussione sul maggiore 'valore' dell'improvvisazione... 😉

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