Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 19 - Il Vagito del Caos
Quello che udiamo non è un vagito: è il suono della fine del mondo.
Ci troviamo faccia a faccia con l'avatar di Nyarlathotep, ad un passo dall'apocalisse.
📓1925, 09 - 13 aprile
I sogni non mi danno tregua. Prima dell'orrore finale, la mia mente è stata invasa da una visione: il passato di M'weru. L'ho vista giovane, sciamana iniziata, durante una brutale razzia coloniale britannica che ha distrutto il suo villaggio. È stato in quel momento di disperazione che il Caos Strisciante si è manifestato a lei, apparendo come una stella, una galassia, un messaggio dal profondo cosmo. Mi chiedo ancora se le sue mille maschere siano forme che lui sceglie di indossare o se siamo noi, incapaci di concepire la sua vera essenza, a proiettare su di lui sembianze comprensibili per non impazzire.
Mentre piangiamo ancora la scomparsa di Margaret Rockefeller, ci siamo ricongiunti con volti familiari che hanno incrociato il nostro cammino: Hilton Adams da New York, il giovane Lawrence Vane dall’Inghilterra e l’archeologo James Gardner, che ha evidentemente voltato le spalle alla spedizione Clive. Con loro è giunta Lu-Xi, una misteriosa donna asiatica dall'aria estremamente determinata, la quale riferisce di occuparsi di oggetti occuti: non siamo certi di poterci fidare di lei, ma le circostanze e gli uomini che la accompagnano sembrano promettenti. La nostra meta era la Montagna del Vento Nero, situata al crocevia tra il Monte della Luna, del Sole e del Felino.
Assieme a loro, ci siamo rimessi in marcia e siamo giunti finalmente ai piedi della montagna… dove ci attendeva uno spettacolo decisamente scoraggiante. La valle era brulicante: migliaia di cultisti, un assembramento mai visto, pronti a celebrare il rituale che avrebbe aperto un portale onirico verso la vetta. Invece di mimetizzarci tra loro, abbiamo scelto di anticiparli. Abbiamo scorto un ruscello di acqua sacra che sgorga direttamente dalle viscere del monte, una via poco sorvegliata. Ma stavolta non ci siamo lanciati alla cieca! Abbiamo trascorso tre giorni ad affilare le nostre abilità e a raccogliere le forze.
Il piano era complesso: mentre noi studiavamo il terreno, il povero Okomu ha intrapreso un pellegrinaggio di disperazione tra i villaggi vicini, devastati dai cultisti a caccia di sacrifici. Ha dovuto raccogliere il sangue degli innocenti trucidati, un elemento indispensabile per forgiare il sigillo dell'Occhio del Bene e del Male. Questo artefatto, una volta ripristinato, è l'unico in grado di rendere un luogo immune all'influenza di Nyarlathotep o degli Dei Antichi per almeno mille anni.
Okomu ha visto orrori indicibili: cadaveri prosciugati non solo per il rito, ma per sfamare cultisti affetti da maledizioni vampiriche. Al suo ritorno, non era più lo stesso.
La risalita notturna, compiuta il 13 aprile, è stata una prova di nervi: io, con la mia gamba offesa, e Lu-Xi, meno avvezza alla furtività, siamo stati il punto debole del gruppo, ma la preparazione dei giorni precedenti ci aveva preparati a ciò che ci aspettava. Siamo dunque scivolati oltre l'accampamento nemico e ci siamo arrampicati fino alla fonte, penetrando nei cunicoli infestati da Ghoul.
All'interno del tempio, sulla vetta, abbiamo trovato Hypatia Masters. Era una visione da incubo: deforme, gravida di una creatura che piangeva con una doppia voce, ora umana, ora bestiale, mentre lei cantava nenie ossessive. M'weru era lì, nascosta nell'ombra, a osservare.
Mossi dalla rabbia e dalla vendetta per Margaret, abbiamo compiuto quello che credevamo un atto risolutivo: abbiamo ucciso Hypatia per ottenere il sangue di un dio dal feto e completare il nostro sigillo, senza renderci conto che il sangue di Nyarlathotep scorreva anche nel monile ottenuto a Mombasa e che portavamo con noi! L'assassinio di Hypatia ha innescato una reazione terrificante: la rabbia e il desiderio di vendetta per la tragica fine di Margaret ci hanno teso una trappola. L'assassinio di Hypatia, da noi tanto desiderato con fervente rabbia, è stato interpretato come un'offerta a Nyarlathotep e M'weru, nascosta nelle ombre alle nostre spalle, si è abbandonata a grida di giubilo mentre il corpo di Hypatia si è disfatto in un ammasso di sangue e icore demoniaco dal quale è emerso l'avatar del Dio. Non più nella forma regale e tentatrice del Faraone Nero, bensì una agghiacciante personificazione della "Lingua Scarlatta": una mostruosità colossale di pura violenza generata dall'assassinio.
L'inferno si è scatenato. M'weru ha scagliato un incantesimo che ha colpito Okomu alla testa; il ragazzo è sopravvissuto per miracolo, ma è rimasto a terra, gravemente ferito. L'Avatar, come un mostro gargantuesco, ha iniziato a colpire il terreno; ho evitato di essere schiacciato solo grazie ad un riflesso disperato. Oscar, che aveva iniziato a cantilenare in Swaili nella speranza di rievocare la memoria dolceamara di Margareth e di attivare il nostro sigillo, è stato catturato da un tentacolo e ustionato dalla bava radioattiva, restando sospeso a diversi metri da terra, sopra le fauci spalancate.
La svolta nello scontro è stata merito di Lu-Xi: si è avventata su M'weru, bloccandola in una stretta mortale proprio mentre l'Avatar caricava un raggio radioattivo. Lu-Xi è riuscita a spostarsi all'ultimo istante: il raggio ha centrato in pieno M'weru, sciogliendola all'istante nella sua stessa radioattività.
Infine, Oscar ha invocato la dea Bastet, che ha guidato il suo gatto ad aprire la gabbia affidataci da Bundari. Ne è uscito un Gug, una creatura del regno dei sogni, che si è avventato sull'Avatar divorandone la carne con famelica bramosia.
Con uno schianto, la mastodontica creatura è stramazzata a terra esanime!
Non c'era tempo per esultare: mentre il tempio-montagna crollava, minato dalla dinamite di Oscar, abbiamo completato il rito. Il Sigillo è stato ripristinato, vincolando la montagna e purificandola dall'influenza del Caos per i secoli a venire.
Siamo fuggiti verso la cima mentre i cultisti superstiti nella valle venivano travolti dal crollo e dalla fine del loro sogno empio. Arrivati stremati sulla vetta di quella che presto non sarebbe più stata chiamata la Montagna del Vento Nero, abbiamo guardato l’orizzonte: lassù, stagliata contro il cielo, è apparsa la mongolfiera donataci da Neville Jermyn, audacemente pilotata dai nostri amici.
Senza quel mezzo volante, la nostra fuga da quell'inferno di roccia e detriti sarebbe stata impossibile.
Il tempio è sprofondato nel nulla e noi siamo vivi, sospesi nel cielo del Kenya, consapevoli di aver sventato l'apocalisse… Siamo salvi, ma il Vento Nero ha preteso un prezzo che graverà per sempre sulle nostre anime.
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