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By aza

Maestri d’Arme – Jari il Cacciatore di Mostri

Dopo l'uscita della serie TV di The Witcher, dedicata a Geralt di Rivia, il noto Strigo cacciatore di mostri, grande utente di alchimia sulla quale abbiamo già fatto questo precedente articolo.
Per l’occasione, abbiamo deciso di intervistare Jari Lanzoni, (qui il suo sito), schermidore e appassionato di fantasy nonché di… lotta ai mostri!
Ciao Jari, dicci chi sei e quali sono le tue esperienze in ambito di scherma e fantasy

Direi uno strano amalgama di tante cose: direi principalmente un padre e un marito, poi un lettore, uno scrittore e un appassionato di combattimento storico. Al momento lavoro nel settore del turismo dopo aver cambiato una dozzina di mansioni e posti di lavoro, dal becchino al grafico, una necessaria flessibilità assai tipica di questo periodo che però mi ha permesso di mettere da parte una serie di competenze trasversali.
Mi sono interessato alla scherma storica una ventina di anni fa, entrando in contatto con alcuni gruppi e assistendo ad un paio di seminari; nel 2002 ho conosciuto il metodo della Sala d’Arme Achille Marozzo, caratterizzato da un approccio rigoroso alle fonti e una forte purezza nella ricerca delle nostre tradizioni Marziali. In particolare, la Sala d’Arme Achille Marozzo si è sempre distinta per la scelta di pubblicare i risultati dei propri studi e contribuire alla diffusione della Scherma Storica.
Dopo un paio d’anni di corso sono passato da allievo ad Aiuto-Istruttore dei corsi basi seguendo poi tutte le fasi per diventare docente. Al di là della mia esperienza come Istruttore ho avuto modo di pubblicare due manuali inerenti la scherma storica: “La Lancia, La Spada, la Daga” dedicato alla scherma medievale e “Il Combattimento Storico da Strada” dove approfondisco le più strane situazioni avvenute in duello e in battaglia.
Direi che la mia esperienza con il fantasy nasce sia dalla grandissima passione per la lettura che per i giochi di ruolo, commistionando le due cose per divertimento personale. Ho pubblicato alcuni romanzi, tra lo storico e il fantasy, nel mio ultimo lavoro “La Scherma del Cacciatore di Mostri” (quì il link) ho voluto immaginare il ritrovamento di un trattato di scherma rinascimentale, a lungo occultato, dedicato non al duello contro altri schermidori ma contro gli Innaturi, esseri scaturiti da favole e leggende. L’Autore doveva necessariamente essere allievo di un Trattatista che conoscevo bene per poterne ricalcare le tecniche di combattimento: ecco quindi il bolognese Johanni della Viverna, divenuto Maestro d’Arme sotto la guidae del celebre Giovanni Dalle Agocchie.
Parliamo di mostri: ogni creatura richiede le sue armi e le sue tecniche. Facci degli esempi…
Avendo indicato il rigore per le fonti storiche come un attributo qualitativo, credo sia lecito non inventare nulla ma, appunto, citare qualcuno più autorevole di me.
Il primo esempio che mi viene in mente è tratto da “Guerrino detto il Meschino” un eroe popolare del Basso Medioevo, nato dalla penna di Andrea da Barberino nel 1473. Si tratta di un guerriero che si è fatto da sé, ignora di possedere nobili natali e ha deciso di farsi strada nella vita apprendendo l’arte della spada. Tra le innumerevoli avventure (di cui consiglio la lettura) si trova anche lui a dover affrontare un Innaturo. E’ descritto come un “gran verme” ma in seguito si apprende che doveva avere due o quattro zampe artigliate.

Prossimo al combattimento, Guerrino fa qualcosa di assolutamente naturale per chi è ormai un veterano del combattimento: valuta una Strategia. Il pensiero di ogni Schermidore deve essere Fluido. Non carica con il cavallo e la lancia in resta, azione potente ma inutile contro un avversario estremamente rapido e dal corpo serpentino. Guai se schivasse la lancia e, in un batter d’occhio, fosse padrone dello scontro. Spada e scudo sono e restano i compagni ottimali per difendere e offendere con perizia, specie un essere di manifesta forza. Si tratta di una coppia d’arme che denota anche prudenza, Guerrino ancora non conosce appieno tutte le risorse del nemico.
Di nuovo un cambio di strategia, necessario vista l’abilità del nemico. Al Guerrino è bastato pochissimo per valutare le capacità dell’Innaturo rispetto alla scelta delle armi. Lasciata spada e scudo rotella, armi troppo lente e facilmente afferrabili, afferra il pugnale che ogni cavaliere porta con sé (forse la celebre misericordiae) e, giunto a stretto contatto, colpisce dove le scaglie si sono allargate per il movimento del corpo, affondando l’arma corta in un punto vitale dell’avversario.

…e se una normale lama non bastasse? Cosa propone il manuale di “magico”?
Quando ho iniziato la stesura del manuale ho ripensato all’esperienza de “Il Combattimento Storico da Strada” e di tutte le strane soluzioni che propone (lanci di cappe, di sostanze, accecamenti, false cadute etc etc…), ho anche riflettuto sul fatto che uno schermidore non si sarebbe affidato solo alla lama. L’idea di inserire la magia però non mi convinceva, forse per la vecchia dicotomia Guerriero-Mago di Dungeons & Dragons che mi porto dietro da trent’anni esatti.
Come sempre mi sono affidato alle fonti storiche, cercando qualsiasi soluzione Alchemica che però derivasse da un vero trattato storico e che un lettore curioso potesse consultare. Ecco quindi “Opera” di Alchimia di Giovanbattista Birelli, il “Magiae naturalis sive de miraculis rerum naturalium” di Giovanni Battista della Porta, ho attinto a piene mani dai “De’ capricci medicinali” di Leonardo fioravanti e altri testi ancora.
Sarebbe stato più facile inventare di sana pianta una serie di soluzioni fantasiose, più spettacolaristiche e meno “rustiche”, ma credo sia anche affascinante “lavorare” imponendosi regole e “paletti” da non superare.
Curiosamente, o forse no, è stata la Ricerca Storica che ha portato in evidenza il Fantastico e il Magico. Allo stesso modo, quasi tutti i mostri del libro provengono da testi storici o da trattati, primo fra tutti il “Compendio dell’arte essorcistica” di Girolamo Menghi. Questo assieme di risorse aumenta le abilità del Cacciatore di Mostri, li conferisce una serie di soluzioni per limitare le forze nemiche, ma anche per celare la propria identità e stordire eventuali testimoni al pari di un “Man in Black” rinascimentale.
Occorre fare un esempio di come si applichino certe sostanze.
Mi viene in mente il caso delle Streghe che presidiano pozzi o piccoli stagni. Si tratta dello spauracchio che le madri utilizzavano tempo fa per spaventare i bambini: se si fossero avvicinati troppo al pozzo il mostro li avrebbe presi e portati via. Uno stratagemma pedagogico rurale per chi deve lavorare duramente la terra tenendosi vicino i bambini, che di certo all’epoca non avevano un asilo o altre strutture in cui stare.
La Marabecca siciliana, come la Jenny Dentiverdi inglese, la Bourda emiliano-romagnola o la Janara di Benevento, attende in prossimità di una cisterna. In questo caso il buon Johanni della Viverna avrebbe pronta una buona ronca dall’asta lunga, ottima per colpire a buona distanza, ma si sarebbe ben guardato da scendere nell’elemento di elezione dell’Innaturo. Ecco quindi una buona “mistura che arda sott’acqua” dal trattato di Alchimia Giovanni Battista della Porta, quando questa sorta di fuoco greco avrà incendiato parte dello specchio d’acqua la Strega dovrà salire in superficie per fuggire le fiamme, senza sapere che la via di scampo le è stata accuratamente preparata. A questo punto ci si affiderà all’abilità dello Schermidore con la ronca per ripulire la zona dal minaccioso Innaturo…
Certo, tutto questo darsi da fare può attirare l’attenzione di testimoni, ma sempre il Birelli offre una soluzione con un composto “A far che le persone facilmente escano di sentimento, che paiano pazzi”, e così anche se raccontano ciò che hanno visto alla Loggia della Mercanzia, in Piazza Maggiore o agli uomini del Bargello nessuno gli crederà.
La serie di The Witcher sta per uscire: dai filmati del gioco e le scene di combattimento della serie già uscite, cosa possiamo dire dello stile di combattimento dello Strigo, riferito agli stili storici e ai mostri che egli affronta?
Devo premettere che di The Witcher io so pochissimo. Ricordo di aver installato il gioco, visto l’animazione iniziale con l’amico che me lo regalò e aver giocato tipo 5-10 minuti notando positivamente che permetteva di cambiare la guardia del personaggio. Di lì a poco nacque mia figlia e addio Strigi, Streghe e altro, dovevo gettarmi nella battaglia delle notti insonni, affrontare orde di rigurgiti e debellare pannolini. Non ho ancora letto i romanzi e quando me lo segnalarono dopo l’uscita del libro mi scoprii estremamente ignorante.
Rispetto ai bellissimi filmati che ho visto online, lo stile scelto per Geralt di Rivia consiste in colpi ampi, grandi “caricamenti” con l’arma alzata fin sopra la testa e lame che proseguono il movimento fino a terra. Il corpo ruota completamente esponendo la schiena all’avversario, spesso vortica per eseguire una sequenza di colpi continui, in alcuni casi per aumentare la potenza d’impatto Geralt esegue attacchi dopo un balzo per aggiungere spinta e peso del colpo alla forza cinetica del taglio. Il tutto contro mostri grandi e grossi, e quindi bersagli ben definiti su cui sferrare Colpi Finiti, ossia a piena potenza e senza possibilità di cambiare il percorso dell’arma. Quando deve affrontare gli uomini non mancano calci, pugni e spallate per alternare le azioni della spada, oltre a del sano combattimento corpo a corpo e un buon utilizzo del pugnale con colpi di punta alla gola o sotto l’ascella, quindi in un punto non protetto.
Tutto questo corrisponde alle necessità di spettacolarizzazione del prodotto ludico, in cui lo spettatore deve poter godere dell’intera dinamica dell’arma, essere copartecipe del movimento e della potenza dei colpi. Rispetto a queste logiche consiglio “the Game” di Baricco, che descrive in maniera perfetta il rapporto che si sviluppa tra lo strumento ludico e il corpo del giocatore.
La Scherma Storica, ovviamente, è qualcosa di completamente diverso: non si espone mai la schiena all’avversario, non si tentano “scivolamenti” o spallate, niente pugni e calci perché occorre sempre gestire la distanza rispetto all’avversario. I colpi devono essere misurati: i caricamenti inutili sono da escludere, nel momento in cui si va a sollevare le braccia per aumentare la potenza d’impatto un avversario può colpire proprio gli arti, inoltre colpi troppo telefonati fanno esporre a contro-tecniche brevi e rapide, spesso proprio alla mano di chi sferra il taglio che di per sé ha il vantaggio della potenza ma lo svantaggio della lentezza. Ogni tanto Geralt ha infatti il buonsenso di infilare una punta rapida nella gola o nel petto degli avversari. C’è anche da dire che le finte, che richiedono falsi colpi e non Colpi Finiti, sono alla base della scherma e potrebbero non essere ben comprese dallo spettatore all’interno di un combattimento concitato
In un vero combattimento si predilige l’economia di energie, i mezzi colpi, gli arretramenti e gli scarti laterali, le finte etc etc… non è così lineare come in The Witcher, in Berserk, nella serie Gundam Iron Blooded Orphans o nei vari film di Star Wars. E tuttavia lo stile di questo tipo di prodotti, così come è stato per l’ottima scherma rievocativa dei re-enactors, non è da disprezzare in quanto contribuisce fortemente alla narrazione, alla trasposizione dello spettatore all’interno della dinamica di combattimento. Si “racconta” del personaggio anche attraverso il suo corpo e il suo modo di combattere, se ne avverte la tensione, si accusano i colpi che subisce e si gode della raggiunta vittoria.
Aggiungo un dettaglio, e forse una profezia.
Sono certo che prima o poi salteranno fuori corsi di “Scherma Witcher” o “Scherma Strigoi” (o con altri nomi onde evitare problemi di copyright) come è accaduto per la Scherma Jedi che si sta affermando come disciplina in ogni parte del mondo. Premetto che un qualsiasi schermidore storico, con almeno un paio d’anni di esperienza di combattimento, non avrebbe problemi a vincere un confronto con questo tipo di appassionati, ma non è assolutamente questo il punto.
Credo che qualsiasi Storia (perché è quella la leva fondamentale!) faccia uscire di casa un ragazzo o una ragazza, staccandolo da una console o dallo smartphone, in modo che stia con altri ragazzi, gli permetta di fare movimento fisico e intraprendere un percorso anche minimamente marziale, non possa che essere una cosa positiva. Fosse pure volteggiare in salto con la spada dello Strigo (ma perché la tiene sulla schiena?) o ruzzolare con una spada laser. E magari andarsi a bere una birra insieme dopo gli allenamenti! Chiaramente, un vero percorso di scherma storica sarebbe consigliabile, anche per suscitare maggior passione per lo studio, la storia e la cultura. Tuttavia non va assolutamente sottovalutato il valore umano e sociale che un qualsiasi corso di Scherma per Cacciatori di Mostri può avere.
Sorge però un interrogativo: chi sarebbe il ”Maestro” di questi corsi? Chi diventerebbe il riferimento sportivo, ma anche morale, di questi ragazzi forse troppo manipolabili? Magari un furbetto che vuole fare del denaro, meglio se con la barba imbiancata, i modi dell’uomo vissuto e il carisma del mentore misterioso. Non ci sarebbe nulla di strano visto il proliferare di Maestri improvvisati e Guru della Scherma Storica di oltre vent’anni fa, quando questa disciplina e la rievocazione storica muovevano assieme i primi passi, con tutte le conseguenti e disastrose ricadute. E questo è forse l’unico elemento preoccupante dei futuri corsi da Strigo o AmmazzaDraghi. Per diventare Istruttori di scherma storica o moderna ci sono dei percorsi, è richiesto rigore, anche morale, la capacità di trasmettere correttezza e non furbizia, controllo e non violenza.
L’attributo necessario, forse, andrebbe ricercato nell’ossatura di figure eroiche come Geralt. Se la Storia genera una disciplina, allora la direttiva morale del Personaggio può far comprendere il tipo di Maestro da cercare.
Grazie ancora per l’intervista. Trovate qui il sito di Jari con le sue opere. E voi lettori, se vi è piaciuto l’articolo date un’occhiata anche a quelli qui sotto
❚ 5 falsi miti sulla spada medievale
❚ Affondo vs fendente – La fisica in 7 punti – Battle Science III
❚ 5 errori sulle armature in Dungeons & Dragons
Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2019/12/18/jari-lanzoni-cacciatore-mostri-witcher/

Se questo articolo ti è piaciuto, segui il prof. Marrelli su facebook e su ludomedia.  
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Anteprima Mythic Odysseys of Theros #2 - Il Sommario e alcuni Mostri Mitici

Come molti di voi già sapranno, Mythic Odysseys of Theros sarà il prossimo supplemento ufficiale in arrivo per D&D 5e, la cui nuova data di uscita è il 21 Luglio 2020 dopo il recente rinvio causato dal coronavirus. Visto che, tuttavia, la versione digitale del manuale uscirà ugualmente il 2 Giugno 2020 su servizi quali D&D Beyond, Fantasy Grounds e Roll 20, la WotC ha deciso di rilasciare in questi giorni alcune anteprime: il Sommario e alcuni Mostri Mitici (ovvero mostri dotati di capacità particolari dette Azioni Mitiche).
Potete trovare maggiori informazioni sul contenuto di Mythic Odysseys of Theros nei seguenti nostri articoli:
❚ L'annuncio ufficiale di Mythic Odysseys of Theros
❚ 16 ulteriori dettagli su Theros
❚ Regole per i Mostri Mitici dal manuale di Theros
❚ Anteprima Mythic Odysseys of Theros #1 - Contenuti vari da Fantasy Grounds
Ecco qui di seguito, invece, le anteprime (per ingrandire le immagini, cliccate su di esse):




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Quella volta in cui i giochi salvarono il mondo

Articolo di Talien del 22 Maggio
Erodoto a suo tempo scrisse di come, durante un periodo di grandi difficoltà, una intera nazione sopravvisse grazie ai giochi. I giochi di ruolo da tavolo potrebbero svolgere una funzione analoga in questo periodo di pandemia.

Quella volta che i giochi salvarono la Lidia
Nel libro introduttivo de Le Storie Erodoto scrisse
Re Ati essenzialmente usò dei giochi come metodo per far distrarre i suoi sudditi dalle difficoltà, di modo che le razioni potessero durare più a lungo e che la carestia risultasse più tollerabile. E fecero così per 18 anni! Jane McGonigal, autrice di Reality is Broken: Why Games Make Us Better and How They Can Change the World, ci spiega come questo si potrebbe applicare ai giochi moderni:
Gli effetti benefici dei giochi di ruolo sono ben noti ai giocatori; durante un periodo come questo, Dungeons & Dragons e gli altri GdR da tavolo sono particolarmente adatti a queste forme di escapismo positivo dalla pandemia.
Come prosperano le campagne di GdR
Dungeons & Dragons in origine prosperava nei campus universitari, dove si trovava un mistico mix di giocatori, limiti di spostamento e tempo libero. Man mano che D&D divenne sempre più popolare questi tre fattori iniziarono ad applicarsi anche ai licei e alle basi militari.
Giocatori: D&D solitamente richiede un gruppo di propri pari con cui giocare. Anche se era possibile giocare con i propri fratelli e sorelle o con altri membri della propria famiglia, una fonte costante di giocatori della propria età era la situazione ideale. Dovevano poter essere disponibili a giocare per lunghi periodi di tempo (quattro ore o più) e partecipare ripetutamente a sessioni costanti nel tempo. I campus delle università, i quartieri nei pressi delle scuole superiori e le basi militari fornivano una popolazione adeguata di giocatori.
Limiti di spostamento: un fattore importante per l'accesso ai giocatori era che non avessero altri posti dove andare. Gli studenti dei licei e delle università e, in misura minore, gli adulti delle basi militari sono spesso confinati nello stesso luogo per mesi o anche anni. Questo permette ai mondi delle campagne di svilupparsi, se lo si vuole.
Tempo libero: i giocatori che hanno altre opzioni di intrattenimento saranno attirati facilmente a fare altro. Negli anni '70 e '80 la televisione e i videogiochi erano sempre più dominanti, ma non quanto Internet lo è al giorno d'oggi. I giocatori meno interessati alle altre forme di socializzazione (come le feste) erano più inclini a cercare un gruppo di giocatori di ruolo come forma di socializzazione. E naturalmente avere un lavoro quotidiano estremamente irregimentato, limitante o addirittura non averne proprio uno aiutava in tal senso.
Man mano che gli anni sono passati questi fattori sono cambiati. I giocatori sono diventati più anziani, i limiti di spostamento sono diventati meno problematici, ma è diventato più difficile per gli adulti trovare dei nuovi giocatori. E naturalmente il tempo libero si è ridotto; non tanto per le responsabilità degli adulti, ma anche per via della presenza di ulteriori opzioni di intrattenimento che competono per il tempo e l'attenzione dei giocatori. Visti i limiti particolari della pandemia questi tre fattori sono tornati improvvisamente di voga.
"Bloccati" a casa con la propria immaginazione
Con così tanti giocatori e DM bloccati nelle proprie case i limiti di spostamento sono stati reimposti. Un gran numero di giocatori non possono andare da nessuna parte e con questi limiti ci sono meno opzioni di intrattenimento che competono per la loro attenzione. Hanno potenzialmente anche più tempo libero, visto che sono incrementati i licenziamenti e le licenze, gli spostamenti per lavoro sono ridotti e molti adulti altrimenti molto impegnati hanno scoperto che varie delle loro responsabilità si sono ridotte significativamente grazie al lavoro o all'insegnamento da remoto.
Grazie ad Internet il gioco online si è impennato:
E il gioco aiuta in un altro modo, fornendoci una via di fuga virtuale dal mondo fisico:
Fortunatamente questa pandemia non dovrebbe durare tanto quando la carestia che afflisse il popolo della Lidia. Ma nel frattempo stiamo seguendo un'antica ed onorata tradizione ben nota anche agli antichi Greci: quando si devono affrontare tempi difficili un po' di escapismo aiuta molto.
Link all'articolo originale: https://www.enworld.org/threads/when-gaming-saved-the-world.672289/
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Role Playing June

Il sito Comicon, in collaborazione con le più importati realtà del mondo del gioco di ruolo in Italia, ha organizzato per il mese di Giugno una grande iniziativa virtuale chiamata RPJ - Role Playing June, la quale vedrà i giocatori cimentarsi su Discord in one shot per moltissimi dei giochi di ruolo attualmente pubblicati in Italia. Sarà possibile sia partecipare come giocatori, che essere semplici spettatori.

Entriamo più nel dettaglio leggendo direttamente l'annuncio per RPJ.
Tratto dalla pagina di Role Playing June
Per partecipare agli eventi giornalieri andate nella pagina dedicata a ROLE PLAYING JUNE e cliccate giorno per giorno sui link che trovate nel calendario degli eventi. Noi di Dragon's Lair non possiamo che consigliarvi di presenziare assiduamente in modo da poter dare un'occhiata a tantissimi gdr e al modo in cui vengono giocati.
Buone Avventure (in Remoto)!
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Una collezione di mostri gratis dalla Kobold Press

La Kobold Press ci propone un'altra offerta speciale per questo periodo di sosta forzata. Questa volta si tratta di Boss Monsters, una raccolta di 14 mostri da GS 3 a 27.
Gli scontri con i boss sono difficili da gestire, chiunque ve lo potrà confermare. Che si tratti del vostro avversario preferito che viene eliminato in un istante o semplicemente il dover spendere molto impegno nel creare una sfida sufficientemente impegnativa per il vostro gruppo, dare vita ad un incontro epico ed accattivante per coronoare la vostra avventura non è mai semplice. Almeno fino ad ora. La Kobold Press ha fatto buona parte del lavoro per noi in questa ultima offerta gratuita legata al #15 della loro rivista Warlock.
In questo prodotto troveremo una carrellata di Boss, per un totale di quattordici differenti creature di vario potere. Ce ne sono di adatte ad ogni livello di gioco e ciascuna di esse è pensata per mettere duramente alla prova un gruppo di avventurieri. Sono qualcosa di più che semplici mostri normali. Dopotutto volete rendere questi combattimenti memorabili.

Che sia il demone di origine virale noto come Catscratch, in grado di trasformare sia felini che umani in creature letali che sputano bile, garantendo la propria sopravvivenza tramite la trasmissione della sua malattia.

Oppure il Pumpkin King, un mostro di livello medio che appare in un campo di zucche per mietere un delizioso raccolto e che potrebbe dare vita a delle letali zucche danzanti mentre porta a termine il suo compito da triste mietitore.

Se preferite mostri più letali, se ne trovano anche di quelli. Ci sono demoni unici come Bathael (raffigurato qui sopra), un signore dei demoni ormai deposto e che è fuggito nei recessi più remoti dell'Abisso, dove sta pianificando la sua vendetta.

Per una sfida di livello massimo abbiamo Degmadu il Polipo Millenario che, oltre ad avere il nome migliore tra tutti questi mostri, è di GS 27 e può affrontare tranquillamente un gruppo di personaggi di alto livello con i suoi 555 punti ferita e tredici letali tentacoli, in grado di afferrare delle creature e gettarle nelle sue fauci divoratrici.
Tutte queste creature e molte altre ancora vi aspettano in questo manuale. Usate il codice SaferAtHomeWeek3 prima del termine dell'acquisto e sarete a posto.
Safer at Home - $ 0

Buone Avventure
Link all'articolo originale: https://www.belloflostsouls.net/2020/05/dd-boss-monsters-from-cr-3-27-yours-for-free.html
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Aximus

Personaggio femminile

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1 ora fa, Burronix ha scritto:

Molto. In nessuna delle risposte sopra mi pare che sia stata detta una cosa del genere.

Persino io nel mio primo intervento ho fatto l' esempio del - come hai detto tu - "stereotipo razziale della matrona drow alla R.A.Salvatore".

Quello che si cercava di dire era, al limite, evitare di interpretare un PG con i soliti luoghi comuni da donna. 

 

Piccolo particolare: luogo comune è sinonimo di stereotipo. No, non lo dico io, lo dice il dizionario. 

In quanto tali, se ne escludi alcuni a tavolino vai a ridurre le varie possibilità di caratterizzazione/interpretazione (positiva o negativa, purché un minimo di qualità, ragionata e priva di effetti sul quieto vivere al tavolo di gioco/PbF/quelcheè) del pg ancor prima di metterti alla ricerca di spunti nella letteratura, film, ecc. 

 

 

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10 hours ago, Lord Danarc said:

Aspettate, state consigliando di interpretare una donna valutandone i cicli mestruali?

Da questa risposta penserei che gli ormoni siano qualcosa che ha a che fare solo con il ciclo mestruale e non con ogni singolo processo biologico sin dallo sviluppo embrionale.

Il cervello di una donna è differente, in media, da quello di un uomo. Come le ossa, i tendini e il fegato per esempio. Queste differenze sono mediate in buona parte dall'azione degli ormoni. Comunque, sbilanciamenti ormonali portano non solo a modificazioni anatomiche ma anche comportamentali facendo agire un sesso in modo simile all'altro.

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4 ore fa, Nyxator ha scritto:

In quanto tali, se ne escludi alcuni a tavolino vai a ridurre le varie possibilità di caratterizzazione/interpretazione (positiva o negativa, purché un minimo di qualità, ragionata e priva di effetti sul quieto vivere al tavolo di gioco/PbF/quelcheè) del pg ancor prima di metterti alla ricerca di spunti nella letteratura, film, ecc. 

Dai, su, non prendiamoci in giro. Sappiamo benissimo entrambi che i certi atteggiamenti già citati sopra sono, nell' insieme, palesemente sessisti. E poco hanno a che fare con lo stereotipo da te citato "femme fatale" (e perché non anche "homme fetale"?).

Se a te (tu generico) piacciono, libero di ruolare. Ma a questo punto prova a farti una domanda: "A me questo PG piacerebbe anche se fosse maschio?".

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Dimenticavo... Considera che certe azioni e comportamenti difficilmente li faresti: trangugiare birra alla locanda, dormire nella stessa camere dei tuoi compagni, cambiarti assieme a loro, una maggiore attenzione a entrare in acqua se vesti di bianco, non strafogarti di cinghiale ogni volta, cercare la rissa....

Sono esempi che distinguono -o possono distinguere- un pg femminile dal maschile al di là del carattere e di riferirsi a sé stessi al femminile.

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2 ore fa, Burronix ha scritto:

Dai, su, non prendiamoci in giro. Sappiamo benissimo entrambi che i certi atteggiamenti già citati sopra sono, nell' insieme, palesemente sessisti. E poco hanno a che fare con lo stereotipo da te citato "femme fatale" (e perché non anche "homme fetale"?).

Se a te (tu generico) piacciono, libero di ruolare. Ma a questo punto prova a farti una domanda: "A me questo PG piacerebbe anche se fosse maschio?".

:blink-old: A parte che stavo facendo un discorso abbastanza diverso e di più ampio respiro, ho parlato di stereotipi femminili e maschili, positivi e negativi, sconsigliato a più riprese di ruolare in modo becero e urtar la sensibilità altrui e citato pure la Giovanna D'Arco filmica a titolo di esempio per una pg paladina...se proprio vogliano ricondurla a tutti i costi al discorso della morale coi paraocchi nei Gdr (vedasi nota ¹ per dettagli) ti linko un personaggio femminile tranquillamente adattabile in una campagna cittadina senza limitazioni di allineamento, con un pò di elementi sandbox e un pizzico di PvP alla Kingmaker. 

 

P'Gell 

https://en.wikipedia.org/wiki/Spirit_(comics)#Other_characters

È possibile trasporre tale condotta al maschile? Yes, a meno che Grifis di Berserk che se ne va letto con la principessa Charlotte per interessi di palazzo non sia un'opinione...

Tra l'altro Grifis non si limita manco a far ciò, visto che precedentemente s'era venduto (in ottica gdr è traducibile come una difficile scelta di roleplay) a un nobile per finanziarsi i costi della squadra dei Falchi.

 

¹ 

Spoiler

aka: in un gdr si può giocare il più sadico degli psicopatici o una novella Arya Stark e nessuno ti dirà nulla...ma apriti cielo se si vuol interpretare una spia o una ladra (o una damphir) che di tanto in tanto seduce/va a letto con le sue vittime, o un'aristocratica gelida come il ghiaccio, o perché no una tsundere che spende le sue mo come le pare.

 

Edited by Nyxator

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@Nyxator Temo che allora non ci siamo capiti, siamo su due linee parallele mi sa. Io, sin dall' inizio della discussione, sto sostenendo di non costruire il proprio PG sulla base del fatto che sia FEMMINA, con tutte le conseguenze che ne porta. 

Poi uno si può ispirare tranquillamente a qualsiasi stereotipo/cliché/luogo comune maschile o femminile esistito dalla preistoria ad oggi, ma non dovrebbe influenzarlo né il genere, né la sfera sessuale.

Spero di essermi finalmente fatto capire.

2 ore fa, Albedo ha scritto:

Dimenticavo... Considera che certe azioni e comportamenti difficilmente li faresti: trangugiare birra alla locanda, dormire nella stessa camere dei tuoi compagni, cambiarti assieme a loro, una maggiore attenzione a entrare in acqua se vesti di bianco, non strafogarti di cinghiale ogni volta, cercare la rissa....

Eh beh, effettivamente tutto quel tracannare birra, mangiare con gusto e fare risse potrebbe accidentalmente rovinare lo smalto alle unghie del PG.......

.....ma sei serio?

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1 ora fa, Albedo ha scritto:

Dimenticavo... Considera che certe azioni e comportamenti difficilmente li faresti: trangugiare birra alla locanda, dormire nella stessa camere dei tuoi compagni, cambiarti assieme a loro, una maggiore attenzione a entrare in acqua se vesti di bianco, non strafogarti di cinghiale ogni volta, cercare la rissa....

Sono esempi che distinguono -o possono distinguere- un pg femminile dal maschile al di là del carattere e di riferirsi a sé stessi al femminile.

@Aximus Cito anche te perchè sei quello che ha posto la domanda iniziale.

Qui di seguito, però, rispondo ad Albedo:

Attenzione, però, che questo non è così scontato. Anche la visione della donna che descrivi è, anche se proposta con buone intenzioni, frutto di uno stereotipo che si è radicato nella società occidentale.
Non bisogna mai dimenticare, infatti, che il comportamento delle persone, siano esse di sesso femminile o maschile, è anche determinato dalla cultura di appartenenza. Culture diverse, insomma, possono formare comportamenti diversi e visioni del mondo differenti. Non bisogna, insomma, commettere l'errore di considerare valida solo la concezione occidentale e odierna della donna....concezione che è essa stessa spesso uno stereotipo, più che una descrizione esauriente di un mondo che in realtà è anche oggi molto vario.

Un altro degli stereotipi odierni, infatti, immagina la donna per forza come iper-sensibile, pudica, magari timida, poco portata all'azione o più portata all'astuzia. Se questo può valere per molte donne, non vale necessariamente per tutte. Anzi. Il comportamento di ogni persona è determinato dalla propria indole profonda, dalle proprie esperienze personali e dalla cultura di appartenenza (che può agevolare od ostacolare tutta una serie di comportamenti o di visioni del mondo). Ciò significa che il comportamento delle persone può essere molto vario, soprattutto se esse appartengono a società con culture differenti.

Ciò che bisogna ben comprendere è che il problema non sono per forza certi tipi di atteggiamenti, ma il modo in cui li si rende. Se certi atteggiamenti sono utilizzati in modo fine a sè stesso, solo per banalizzare/ridicolizzare il comportamento femminile, allora vuol dire che si sta scegliendo l'interpretazione su delle basi decisamente sbagliate. Al contrario, se gli atteggiamenti scelti hanno senso in base al contesto (cultura di appartenenza, personalità, esperienze personali) e se sono resi in modo tale che a essi sia dato spessore e valore, allora possono andare bene.

In diverse culture umane extra-europee, ad esempio, così come in diverse società europee pre-cristiane, i rapporti tra uomini e donne erano (e in alcuni casi sono ancora) gestiti in maniera più libera rispetto a quanto viene invece oggi spesso imposto dalla nostra sensibilità occidentale odierna, fortemente influenzata dalla morale cristiana che per secoli è stata alla base della nostra cultura. Ci sono società in cui non è considerato imbarazzante se una donna gira seminuda tra gli uomini nel villaggio, così come non è considerato imbarazzante che gli uomini girino seminudi. In diverse società tribali europee pre-cristiane, come quella celtica o quella vichinga, gli uomini e le donne avevano un rapporto più paritario e il sesso non era visto come un tabù. Anzi, in simili società le donne erano in genere fiere e libere quanto gli uomini. Un ottimo esempio di questo tipo di donna è incarnato dal personaggio di Lagertha nella serie TV Vikings.

Insomma, ci sono culture in cui non è scandaloso se una donna si cambia assieme agli uomini, se decide di andare a letto con chiunque desidera o se trangugia birra, ruttando allegramente. Allo stesso modo non è per forza scandaloso che una donna sia interpretata come iper-sensibile e timorosa, anche se pure questo è uno stereotipo. Così come non è nemmeno scandaloso creare un PG donna super-forzuta e battagliera, 2 metri di muscoli, capace di combattere al pari di un uomo. Ciò che conta è la resa, ovvero il presentare questi dettagli in maniera rispettosa, sensata e in modo tale che ognuno di essi fornisca un valore al personaggio.

Quando dicevo di evitare come la peste gli stereotipi intendevo dire che bisogna evitare come la peste la rappresentazione banale, volgare, derisoria e offensiva della donna (così come si dovrebbe fare per qualunque cosa). Se a un tratto, però, gli si da un senso, esso smette di essere un banale stereotipo....perchè gli si è data la giusta profondità, gli si è dato un valore, dunque smette di essere derisorio, banale e offensivo, magari anche volgare.

Si può, invece, deridere e sminuire in molti modi, anche senza essere volgari. Non è tramite il politically correct che si rispetta la donna, ma attraverso la creazione di tratti capaci di fornire un valore e una profondità ai personaggi femminili, e di rendere questi ultimi degni protagonisti di una storia al pari dei personaggi maschili.

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4 ore fa, Ji ji ha scritto:

Da questa risposta penserei che gli ormoni siano qualcosa che ha a che fare solo con il ciclo mestruale e non con ogni singolo processo biologico sin dallo sviluppo embrionale.

Il cervello di una donna è differente, in media, da quello di un uomo. Come le ossa, i tendini e il fegato per esempio. Queste differenze sono mediate in buona parte dall'azione degli ormoni. Comunque, sbilanciamenti ormonali portano non solo a modificazioni anatomiche ma anche comportamentali facendo agire un sesso in modo simile all'altro.

nemmeno le donne interpretano le donne valutando gli sbalzi ormonali. E ne ho 3 nel gruppo. 

Dai su andiamo da "non farla entrare in acqua se indossa abiti bianchi (che prendo come battuta, altrimenti dovrei autocensurarmi) a valutazione del livello ormonale. È un gioco, una donna va interpretata né più né meno come un uomo. Fa ciò che ritiene giusto fare in un dato momento. 

Tutto il resto sono trollate.

Edited by Lord Danarc
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1 ora fa, SilentWolf ha scritto:

Culture diverse, insomma, possono formare comportamenti diversi e visioni del mondo differenti. Non bisogna, insomma, commettere l'errore di considerare valida solo la concezione occidentale e odierna della donna....concezione che è essa stessa spesso uno stereotipo, più che una descrizione esauriente di un mondo che in realtà è anche oggi molto vario.

Consiglio al volo per un personaggio femminile nel medioevo feudale giapponese.

Googlatevi 'sto personaggio de l'Immortale:

the immortal+makie otono tachibana 
 

 

Edited by Nyxator

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5 ore fa, Burronix ha scritto:

.....ma sei serio?

Sinceramente sì. Erano idee basate sulle mie conoscenze femminili che dall'università a questa parte rappresentano il 70% delle persone che mi circondano. Non ho scritto di fare la timida stile anime :) o di fare quella che pensa solo al trucco e allo smalto... che poi tra l'altro nons appiamo quale classe ha il suo pg :)

Recentemente ho passato alcuni giorni in una caserma, ho consociuto soldati e soldatesse, ci ho parlato, li ho visti in mensa e nella routine quotidiana. Ti assicuro che avevano comportamenti diversi. Sopratutto in mensa. Io non ho fatto altro che riassumere quanto ho visto. Se  tu hai esperienze diverse non puoi criticare quelle altrui.

Ma forse manca la domanda più importante: perchè si vuole fare un pg femminile se poi lo si ruola come se fosse uno maschile? [domanda retorica]

5 ore fa, SilentWolf ha scritto:

In diverse culture umane extra-europee, ad esempio, così come in diverse società europee pre-cristiane, i [omissis] Anzi, in simili società le donne erano in genere fiere e libere quanto gli uomini. Un ottimo esempio di questo tipo di donna è incarnato dal personaggio di Lagertha nella serie TV Vikings

Ti sembrerà strano, ma è proprio nella cultura occidentale che le donne hanno maggiore libertà (istruzione, guidare, vestirsi come si vuole, eccetera). 

E' vero che non sappiamo che classe vuole fare Aximus. E' indubbio che una barbara avrà modi di fare differenti da una maga.

Tornando un attimo alla cultura . Sei mai stato in Giappone? Là buona parte di quello che noi definiamo "stereotipo" non lo è, nel senso che effettivamente il solo avvicinarsi a una ragazza/donna la mette in imbarazzo. Effettivamente pensano alla famiglia, a sposarsi e ad avere figli. A cucinare per il marito. Ma nel contempo vogliono autonomia e indipendenza. Una cosa non esclude l'altra. Certo non è raro vederle "alticce", ma non ci sono arrivate tracannandosi bottiglie di sake a canna. [nota: mia moglie è giapponese, e in Giappone ci passo 1 mese all'anno, quindi scrivo ciò che ho visto/vissuto] e il sessimo è tutt'ora molto, molto, molto molto forte e presente... certo è la realtà e non una serie tv di fantasia.

Non mi sembra quindi nel dire: non abbuffarsi in una locanda, non ingozzarsi di birra, essere titubante nell'andare nella stessa camera dei compagni maschi, sia nè uno stereotipo, nè una ridicolizzazione nè una presa in giro o altro. Come ho detto quello che ho scritto deriva dall'esperienza e dall'osservazione personale: dall'avere solo cugine (6), da venire da una facoltà universitaria (biologia) il cui 75% degli studenti era di sesso femminile, e da lavorare in un posto dove su 12 persone 11 sono donne proveniente da 4 paesi diversi (Italia, Svezia, Cina e Giappone), dall'aver avuto diversi contatti con le forze armate e quindi con soldati e soldatesse.

Avendo quindi un grande rispetto per le "abitanti di Venere" non credo proprio di essere stato in un qualche modo irrispettoso o aver portato solo stereotipi.

Ma, in ogni caso, come ho detto nel mio primo post, chiedendo a un uomo come si comporta o come si dovrebeb ruolare una donna, non sia vrà MAI la risposta corretta. Per questo avevo scritto chiedi a una donna. Ma leggendo cose tipo "basta che ti riferisci a te al femminile" , "ruola come se fosse un normale pg maschile", ho scritto 4 cose che possono distinguere nel ruolaggio un pg maschile da uno femminile.

Ma da come sono stato attaccato o non mi sono spiegato, o sono stato frainteso, o non avete compreso quello che ho scritto (visto che c'è chi ha capito che di consigliavo di basarsi sul ciclo, quando avevo scritto decisamente tutt'altro).

  5 ore fa, Lord Danarc ha scritto:

Dai su andiamo da "non farla entrare in acqua se indossa abiti bianchi (che prendo come battuta, altrimenti dovrei autocensurarmi) a valutazione del livello ormonale. È un gioco, una donna va interpretata né più né meno come un uomo. Fa ciò che ritiene giusto fare in un dato momento.

Evidentemente sono stato frainteso. Il 90% delle mie consocenze femminili ci penserebbe 2 volte. Poi come già detto, dipende anche da contesto e classe (che non ci sono stati descritti).

Sugli ormoni era solo per far presente (e 3) che uomo e donna non sono uguali. Questo NON vuol dire che abbiano meno coraggio, intraprendenza o altro, ma solo che si approciano in modo diverso.

"Fa ciò che ritiene giusto fare in un dato momento." Mi sembra lapalissiano.

Nota finale: per "diverso" non intendo una classifica, o che qualcuno e "meglio" di qualcun altro, ma solo che non sono la stessa cosa come un giglio è diverso da un delfino.... nota della nota: è un esempio estremo ma spero chiaro.

 

Edited by Albedo

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17 ore fa, SilentWolf ha scritto:

@Aximus Cito anche te perchè sei quello che ha posto la domanda iniziale.

Qui di seguito, però, rispondo ad Albedo:

Attenzione, però, che questo non è così scontato. Anche la visione della donna che descrivi è, anche se proposta con buone intenzioni, frutto di uno stereotipo che si è radicato nella società occidentale.
Non bisogna mai dimenticare, infatti, che il comportamento delle persone, siano esse di sesso femminile o maschile, è anche determinato dalla cultura di appartenenza. Culture diverse, insomma, possono formare comportamenti diversi e visioni del mondo differenti. Non bisogna, insomma, commettere l'errore di considerare valida solo la concezione occidentale e odierna della donna....concezione che è essa stessa spesso uno stereotipo, più che una descrizione esauriente di un mondo che in realtà è anche oggi molto vario.

@SilentWolf Grazie mille hai dato una risposta molto completa!

11 ore fa, Albedo ha scritto:

 

E' vero che non sappiamo che classe vuole fare Aximus. E' indubbio che una barbara avrà modi di fare differenti da una maga.

Il pg è di classe Stregone, quindi teoricamente è una strega, inoltre ho come stranezza: "preferisci trovare soluzioni non violente ai problemi quando possibile"

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18 hours ago, Lord Danarc said:

 È un gioco, una donna va interpretata né più né meno come un uomo. Fa ciò che ritiene giusto fare in un dato momento.

Non interpreto un PNG femmina come se fosse un maschio, sarebbe assurdo e molto sciatto.

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17 minuti fa, Ji ji ha scritto:

Non interpreto un PNG femmina come se fosse un maschio, sarebbe assurdo e molto sciatto.

Puoi farmi un esempio pratico di come, in una specifica situazione, interpreteresti un PNG maschio e un PNG femmina? Perché fatico a trovare un evento X a cui una persona dovrebbe reagire in modo diverso univocamente in base al sesso (ad eccezione del parto, in cui un png maschio reagirebbe in modo piuttosto sorpreso, in quanto maschio).

Edited by Nathaniel Joseph Claw
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17 ore fa, Aximus ha scritto:

Il pg è di classe Stregone, quindi teoricamente è una strega, inoltre ho come stranezza: "preferisci trovare soluzioni non violente ai problemi quando possibile"

Duuunque, a livello di caratterizzazione di classe, il fatto che la tua stregona preferisce le soluzioni non violente dovrebbe rispecchiarsi anche nella scelta degli incantesimi.

Per quanto riguarda la caratterizzazione al femminile, beh...le opere di fantasia sono piene di maghe, streghe e incantatrici. Basta solo trovare gli spunti giusti per il carattere, descrizione dell'atteggiamento/gestualità e così via della tua pg. 

https://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Streghe_nelle_opere_di_fantasia

Per farti un esempio che conosco abbastanza bene (ho letto tutti i libri) ...la caratterizzazione di Yennefer di Vengerberg della saga di The Witcher (preferibilmente la versione dei romanzi) potrebbe fornir spunti a iosa che vanno dal "come si reagisce con calma quando vieni svegliata da uno sconosciuto che ha urgentemente bisogno di un rimedio magico" ¹ al "come farsi il bagno/vestirsi mentre uno sconosciuto ti fornisce dettagli sull'accaduto/ti propone una quest" (in breve Yennefer usa invisibilità), ¹ a cose più complicate come le questioni politiche, le scene a palazzo, spiegare come funge la magia ad una ragazzina, trattare con i chierici, le romance incasinate ecc ecc 

¹

Spoiler

¹ ne il Guardiano degli Innocenti, da pag 301 a pag 309.

Sulla wikia di the Witcher trovi giusto fino a quando la maga si sveglia e chiede il bicchiere di succo di mela, ma la scena è molto più lunga e a livello dndiano include anche un lancio di telecinesi a una battuta dello sconosciuto (che poi vabbé, sarebbe il protagonista Geralt di Rivia), una prova di Conoscenze ruolata (mentre la maga osserva le pupille di Geralt, che per la cronaca viene considerato dai più un mutante) ecc. 

 

 

Edited by Nyxator
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21 hours ago, Nathaniel Joseph Claw said:

Puoi farmi un esempio pratico di come, in una specifica situazione, interpreteresti un PNG maschio e un PNG femmina? Perché fatico a trovare un evento X a cui una persona dovrebbe reagire in modo diverso univocamente in base al sesso (ad eccezione del parto, in cui un png maschio reagirebbe in modo piuttosto sorpreso, in quanto maschio).

No, Nathaniel. Gli "esempi pratici di come, in una specifica situazione, interpretare un PNG maschio e un PNG femmina",  con "l'evento X a cui una persona dovrebbe reagire in modo diverso univocamente in base al sesso" si definiscono stereotipi e al mio tavolo non li trovi. Le sottigliezze non si possono insegnare, soprattutto alle persone con pregiudizi.

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Capisco che la frase era fraintendibile. per interpretare come un maschio intendevo che l’impegno nell’interpretare una donna deve essere lo stesso che nell’interpretare un uomo non che vanno interpretati allo stesso modo. 

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Uhm, vedo in questa discussione due estremi e qualche opinione ragionevole.

Estremo Sessista: Una donna si ruola in quanto donna, si sceglie uno dei possibile stereotipi e via.

Estremo Blank Slate: Che il PG sia donna non conta, si gioca come un maschio e si cambia il genere dei pronomi.

Sono due posizioni abbastanza indifendibili e pigre onestamente. Per cercare di evitare la parte più politicizzata, facciamo prima un esempio evitando di parlare di donne. Parliamo di creature con delle differenze biologiche e culturali che si riflettono in delle differenze caratteriali e in degli stereotipi, ma rimaniamo nel fantasy per evitare dibattiti moderni. Immaginiamo che qualcuno avesse chiesto: come gioco un nano?

Giocare un nano è interessante. Vi sono degli stereotipi che riguardano i nani: tendono a essere testardi, avidi. Vivendo sottoterra e in ambienti duri, tendono a rispettare la forza e il lavoro. Hanno un'attitudine alla vita molto basata sulla sopravvivenza del Clan, e di conseguenza rimangono sulla difensiva e si fidano poco delle altre razze, sino ad odiare determinate razze che gli sono storicamente ostili. Fisicamente tendono ad essere molto pelosi, e culturalmente tendono a curarsi molto e tenersi puliti, in particolare la barba. E' importante notare come questi stereotipi siano veri in media, ma la variabilità interna alla razza è molto di più delle differenze tra nani e umani. Non stupitevi di trovare un nano pigro o un nano che ama le altre razze o un nano che ama volare! Ma, più che per un umano, questo tratto sarà per lui più caratterizzante, semplicemente perché più lontano dalla media della sua razza.

Mi comporto in maniera simile giocando una donna. Vi sono delle differenze culturali e biologiche nel comportamento sociale maschile e femminile umano (per le altre razze la questione è più aperta e interessante), e queste portano ad avere determinate caratteristiche più comunemente. Posso fare una donna che fa le gare di rutti e non prova imbarazzo per la sua nudità? Certo! Essendo però conscio di come queste caratteristiche siano più caratterizzanti per una donna, semplicemente in quanto meno comuni e quindi anche più lontane da quello che gli altri si aspettano. Il genere, come la razza o la classe, è uno dei molteplici aspetti che creano uno o più stereotipi di base sul comportamento che avrà il PG. Stereotipo che si può evitare, o anche contraddire appositamente, ma non ignorare: le persone intorno a te non lo faranno.

Quindi: sicuramente da evitare è che il maschio umano sia lo standard neutrale e privo di stereotipi da caratterizzare, mentre la donna elfa sia semplicemente una donna elfa e il nano sia solo un nano. Altrettanto da evitare è che dal modo in cui si giochi non traspaia nessuna caratteristica della persona: né di genere, né di razza, né di classe (sia intesa come classe sociale che come classe del personaggio). Tipicamente parlando con qualcuno queste traspaiono: alcune di più, alcune di meno.

Ma non sono appunto problemi specifici del giocare una donna, sono problemi più comune di essere pigri nella creazione del personaggio. Gli stereotipi sono pilastri che vanno integrati nella creazione del personaggio, non vanno né ignorati né usati come unico supporto al RP.

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A me sembra che chi afferma che "ci sono sottili differenze tra i sessi che non ti dirò, ma che devi tenere conto, sennò sei pigro." però alla fine vada a parare sul salomonico verdetto finale, che ci unisce sempre.

Ruolalo un po' come ti pare.

Edited by Burronix

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"You don't understand woman. All you can do is know how they react to certain stimuli, and act accordingly." 

 

Qual è il background? Non quello del personaggio, il tuo. Io ho letto molto sull'argomento (una ventina di libri) mentre facevo esperienza con le donne, ma soprattutto sono vissuto senza padre. Penso che a meno di particolari congiunture planetarie non è possibile farlo bene. E per bene intendo bene, non voglio darti consigli che sembrino reliquie dell'età degli australopitechi. 

Volendo comunque fare un passettino, ti consiglio di leggere almeno "Men are from Mars, Women are from Venus" di John Grey (psicologo di coppia, spiega le incomprensioni e le differenze a livello psicologico) e "The Female Brain" di Louann Brizendine (psicologa Ivy League femminista, spiega le differenze biologiche nel cervello delle donne), alternando la lettura ad una visione attenta e seria di una stagione di Uomini e Donne applicando i filtri che ti danno i libri. Il modo di scritturare il programma non pregiudica quasi niente, ed è uno strumento assolutamente unico. Puoi anche banalmente comprare qualche giornale femminile, tipo Cioè (non so se lo fanno ancora). Devi partire già da un buon livello, sennò è un po come quando non hai neanche lo zucchero sufficiente ad iniziare il processo per bruciare il grasso. 

Se invece fossi forzato a darti dei consigli pacchiani e inutili senza che tu spenda anni della tua vita o sia colpevole di parricidio (sempre nel caso tu avessi non più di una decina d'anni), per capire il frame di una donna ti darei questi consigli:

  • Cerca costantemente di valutare lo stato d'animo delle persone. Per te è un'ossessione. Ogni persona è composta al 95% dallo stato d'animo di quel momento, e per te è facile notarlo come se avesse un'aura colorata addosso. Sei morbosamente curioso di quello che gli è successo poco fa, e in generale lo assurgi a simbolo di come gli sta andando la vita. Ogni leggero gesto di ogni persona, per te è un simbolo universale di quello che è stato, è e sarà quella persona. Il tempo per te scorre lentamente quando osservi gli altri: è perché assorbi talmente tante informazioni che a ritroso ti sembra che sia passato più tempo. Come conseguenza del fatto che ti eserciti incessantemente in questo sport, sai applicarlo a te stesso. Qualsiasi cosa che ti accada la metti costantemente sotto una lente di ingrandimento, che rende ogni piccola devianza dal tuo normale stato d'animo un'avvenimento simbolico di tutto quello che è la tua vita: è una questione di visuale più o meno vicina. 
  • Cerca costantemente di vedere chiunque come un amico. Immagina di non avere le braccia e di essere in un paese straniero, e allo stesso tempo di essere bravo a vedere le aure dello stato d'animo delle persone. Ogni persona è fisicamente pericolosa, ma puoi sfruttare quella la tua grande abilità. Ti convinci che non c'è bisogno di uno scontro (non ce n'è bisogno perché altrimenti muori). Chiunque è pericoloso, chiunque è un amico. Purtroppo in questo paese straniero, metà delle persone ti chiedono gentilmente se ti possono (scusa) urinare in bocca. Lo fanno senza cattiveria, è un'usanza di lì. Ogni volta che te lo chiedono, tu reagisci dando in escandescenza come è ovvio che sia. Dato che sei bravo a capire gli altri e te lo chiedono tantissime volte, riesci ad accorgerti se qualcuno vuole chiederti gentilmente se può urinarti in bocca tempo prima che te lo chieda. Tu lo sai e ti atteggi a persona pericolosa, e scansi fisicamente qualsiasi uomo che ti si avvicini per chiederti se gentilmente ti può urinare in bocca così come scansi i venditori ambulanti di rose. Però tu non hai le braccia, quindi bluffi la tua pericolosità sfruttando le tantissime informazioni che hai su quella persona essendo estremamente attento, come detto nel punto precedente. Questo è quando gli uomini ti vogliono chiedere ti fare sesso, naturalmente. Ma ricorda che tu non hai le braccia quindi tutti sono amici. 

Questo giusto per avere qualche leggera idea, ti ripeto la cosa è estremamente complessa.

Capire questo modo di pensare ha chiaramente degli effetti in game. Uno dei principali è, ad esempio, cercare di parlare sempre con gli avversari, avere molto più interesse per la parte social, cercare di essere sempre conciliante e proattivo con tutti nel gruppo, etc. I casi saranno un buon trenta per cento almeno di quante sono le situazioni che accadono ad una persona, in situazioni sociali molto di più e in situazioni d'azione molto di meno. Mi ricordo una lezione di un noto professore di economia che ci mostrava questa statistica su come le donne banchiere centrali siano più "dove" che "hawks", ossia abbiano politiche monetarie più conservative che aggressive e l'associazione con il testosterone penso non venne in mente solo a me. 

 

Per quanto riguarda la questione di evitare i cliché con i personaggi femminili, c'è un numero minore di archetipi femminili nell'arte ma il meccanismo è sempre lo stesso, ed è facilissimo: basta prendere qualcosa di inflazionato perché per un buon periodo ha funzionato troppo meglio degli altri, o perché ce n'è stato bisogno troppe volte, e cambiarlo in maniera evidente. Uno o più elementi, possibilmente accoppiandoli in modo che risulti qualcosa di ancora più appariscente. Altri elementi potrebbero rimanere completamente  dei cliché, una tecnica è spesso forzare uno o alcuni elementi cliché e allo stesso tempo stravolgere l'altro o accostare qualcosa di particolare. Un'altra tecnica è accostare due elementi più o meno inflazionati in modo che risultino strani assieme. Poi la questione delle caratteristiche particolari da usare. Insomma, sono le solite tecniche della sceneggiatura su cui Hollywood ha dato un contributo fondamentale e su cui esiste una letteratura sterminata al riguardo. Anche se devo dire che la donna è un essere terribilmente conservatore quindi magari il fatto che di veri anticliché (cioè, cliché) ci sia solo la donna che si comporta come un uomo, magari non è una questione culturale, ma effettivamente biologica. 

Alcune idee che mi vengono: una donna polymath e rinascimentale (Leonardo da Vinci, ma donna), una donna potente/ambiziosa E simpatica/generosa (questa qui secondo me è forte, hai mai visto una donna potente che non sia una figura tirannica o in quantità minore materna? qui ho delle roba al riguardo da dire ma non allunghiamo il brodo... immagina solo un Berlusconi donna), una donna sola (questa forse è la più assurda). 

Bye!

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      Come sempre mi sono affidato alle fonti storiche, cercando qualsiasi soluzione Alchemica che però derivasse da un vero trattato storico e che un lettore curioso potesse consultare. Ecco quindi “Opera” di Alchimia di Giovanbattista Birelli, il “Magiae naturalis sive de miraculis rerum naturalium” di Giovanni Battista della Porta, ho attinto a piene mani dai “De’ capricci medicinali” di Leonardo fioravanti e altri testi ancora.
      Sarebbe stato più facile inventare di sana pianta una serie di soluzioni fantasiose, più spettacolaristiche e meno “rustiche”, ma credo sia anche affascinante “lavorare” imponendosi regole e “paletti” da non superare.
      Curiosamente, o forse no, è stata la Ricerca Storica che ha portato in evidenza il Fantastico e il Magico. Allo stesso modo, quasi tutti i mostri del libro provengono da testi storici o da trattati, primo fra tutti il “Compendio dell’arte essorcistica” di Girolamo Menghi. Questo assieme di risorse aumenta le abilità del Cacciatore di Mostri, li conferisce una serie di soluzioni per limitare le forze nemiche, ma anche per celare la propria identità e stordire eventuali testimoni al pari di un “Man in Black” rinascimentale.
      Occorre fare un esempio di come si applichino certe sostanze.
      Mi viene in mente il caso delle Streghe che presidiano pozzi o piccoli stagni. Si tratta dello spauracchio che le madri utilizzavano tempo fa per spaventare i bambini: se si fossero avvicinati troppo al pozzo il mostro li avrebbe presi e portati via. Uno stratagemma pedagogico rurale per chi deve lavorare duramente la terra tenendosi vicino i bambini, che di certo all’epoca non avevano un asilo o altre strutture in cui stare.
      La Marabecca siciliana, come la Jenny Dentiverdi inglese, la Bourda emiliano-romagnola o la Janara di Benevento, attende in prossimità di una cisterna. In questo caso il buon Johanni della Viverna avrebbe pronta una buona ronca dall’asta lunga, ottima per colpire a buona distanza, ma si sarebbe ben guardato da scendere nell’elemento di elezione dell’Innaturo. Ecco quindi una buona “mistura che arda sott’acqua” dal trattato di Alchimia Giovanni Battista della Porta, quando questa sorta di fuoco greco avrà incendiato parte dello specchio d’acqua la Strega dovrà salire in superficie per fuggire le fiamme, senza sapere che la via di scampo le è stata accuratamente preparata. A questo punto ci si affiderà all’abilità dello Schermidore con la ronca per ripulire la zona dal minaccioso Innaturo…
      Certo, tutto questo darsi da fare può attirare l’attenzione di testimoni, ma sempre il Birelli offre una soluzione con un composto “A far che le persone facilmente escano di sentimento, che paiano pazzi”, e così anche se raccontano ciò che hanno visto alla Loggia della Mercanzia, in Piazza Maggiore o agli uomini del Bargello nessuno gli crederà.
      La serie di The Witcher sta per uscire: dai filmati del gioco e le scene di combattimento della serie già uscite, cosa possiamo dire dello stile di combattimento dello Strigo, riferito agli stili storici e ai mostri che egli affronta?
      Devo premettere che di The Witcher io so pochissimo. Ricordo di aver installato il gioco, visto l’animazione iniziale con l’amico che me lo regalò e aver giocato tipo 5-10 minuti notando positivamente che permetteva di cambiare la guardia del personaggio. Di lì a poco nacque mia figlia e addio Strigi, Streghe e altro, dovevo gettarmi nella battaglia delle notti insonni, affrontare orde di rigurgiti e debellare pannolini. Non ho ancora letto i romanzi e quando me lo segnalarono dopo l’uscita del libro mi scoprii estremamente ignorante.
      Rispetto ai bellissimi filmati che ho visto online, lo stile scelto per Geralt di Rivia consiste in colpi ampi, grandi “caricamenti” con l’arma alzata fin sopra la testa e lame che proseguono il movimento fino a terra. Il corpo ruota completamente esponendo la schiena all’avversario, spesso vortica per eseguire una sequenza di colpi continui, in alcuni casi per aumentare la potenza d’impatto Geralt esegue attacchi dopo un balzo per aggiungere spinta e peso del colpo alla forza cinetica del taglio. Il tutto contro mostri grandi e grossi, e quindi bersagli ben definiti su cui sferrare Colpi Finiti, ossia a piena potenza e senza possibilità di cambiare il percorso dell’arma. Quando deve affrontare gli uomini non mancano calci, pugni e spallate per alternare le azioni della spada, oltre a del sano combattimento corpo a corpo e un buon utilizzo del pugnale con colpi di punta alla gola o sotto l’ascella, quindi in un punto non protetto.
      Tutto questo corrisponde alle necessità di spettacolarizzazione del prodotto ludico, in cui lo spettatore deve poter godere dell’intera dinamica dell’arma, essere copartecipe del movimento e della potenza dei colpi. Rispetto a queste logiche consiglio “the Game” di Baricco, che descrive in maniera perfetta il rapporto che si sviluppa tra lo strumento ludico e il corpo del giocatore.
      La Scherma Storica, ovviamente, è qualcosa di completamente diverso: non si espone mai la schiena all’avversario, non si tentano “scivolamenti” o spallate, niente pugni e calci perché occorre sempre gestire la distanza rispetto all’avversario. I colpi devono essere misurati: i caricamenti inutili sono da escludere, nel momento in cui si va a sollevare le braccia per aumentare la potenza d’impatto un avversario può colpire proprio gli arti, inoltre colpi troppo telefonati fanno esporre a contro-tecniche brevi e rapide, spesso proprio alla mano di chi sferra il taglio che di per sé ha il vantaggio della potenza ma lo svantaggio della lentezza. Ogni tanto Geralt ha infatti il buonsenso di infilare una punta rapida nella gola o nel petto degli avversari. C’è anche da dire che le finte, che richiedono falsi colpi e non Colpi Finiti, sono alla base della scherma e potrebbero non essere ben comprese dallo spettatore all’interno di un combattimento concitato
      In un vero combattimento si predilige l’economia di energie, i mezzi colpi, gli arretramenti e gli scarti laterali, le finte etc etc… non è così lineare come in The Witcher, in Berserk, nella serie Gundam Iron Blooded Orphans o nei vari film di Star Wars. E tuttavia lo stile di questo tipo di prodotti, così come è stato per l’ottima scherma rievocativa dei re-enactors, non è da disprezzare in quanto contribuisce fortemente alla narrazione, alla trasposizione dello spettatore all’interno della dinamica di combattimento. Si “racconta” del personaggio anche attraverso il suo corpo e il suo modo di combattere, se ne avverte la tensione, si accusano i colpi che subisce e si gode della raggiunta vittoria.
      Aggiungo un dettaglio, e forse una profezia.
      Sono certo che prima o poi salteranno fuori corsi di “Scherma Witcher” o “Scherma Strigoi” (o con altri nomi onde evitare problemi di copyright) come è accaduto per la Scherma Jedi che si sta affermando come disciplina in ogni parte del mondo. Premetto che un qualsiasi schermidore storico, con almeno un paio d’anni di esperienza di combattimento, non avrebbe problemi a vincere un confronto con questo tipo di appassionati, ma non è assolutamente questo il punto.
      Credo che qualsiasi Storia (perché è quella la leva fondamentale!) faccia uscire di casa un ragazzo o una ragazza, staccandolo da una console o dallo smartphone, in modo che stia con altri ragazzi, gli permetta di fare movimento fisico e intraprendere un percorso anche minimamente marziale, non possa che essere una cosa positiva. Fosse pure volteggiare in salto con la spada dello Strigo (ma perché la tiene sulla schiena?) o ruzzolare con una spada laser. E magari andarsi a bere una birra insieme dopo gli allenamenti! Chiaramente, un vero percorso di scherma storica sarebbe consigliabile, anche per suscitare maggior passione per lo studio, la storia e la cultura. Tuttavia non va assolutamente sottovalutato il valore umano e sociale che un qualsiasi corso di Scherma per Cacciatori di Mostri può avere.
      Sorge però un interrogativo: chi sarebbe il ”Maestro” di questi corsi? Chi diventerebbe il riferimento sportivo, ma anche morale, di questi ragazzi forse troppo manipolabili? Magari un furbetto che vuole fare del denaro, meglio se con la barba imbiancata, i modi dell’uomo vissuto e il carisma del mentore misterioso. Non ci sarebbe nulla di strano visto il proliferare di Maestri improvvisati e Guru della Scherma Storica di oltre vent’anni fa, quando questa disciplina e la rievocazione storica muovevano assieme i primi passi, con tutte le conseguenti e disastrose ricadute. E questo è forse l’unico elemento preoccupante dei futuri corsi da Strigo o AmmazzaDraghi. Per diventare Istruttori di scherma storica o moderna ci sono dei percorsi, è richiesto rigore, anche morale, la capacità di trasmettere correttezza e non furbizia, controllo e non violenza.
      L’attributo necessario, forse, andrebbe ricercato nell’ossatura di figure eroiche come Geralt. Se la Storia genera una disciplina, allora la direttiva morale del Personaggio può far comprendere il tipo di Maestro da cercare.
      Grazie ancora per l’intervista. Trovate qui il sito di Jari con le sue opere. E voi lettori, se vi è piaciuto l’articolo date un’occhiata anche a quelli qui sotto
      ❚ 5 falsi miti sulla spada medievale
      ❚ Affondo vs fendente – La fisica in 7 punti – Battle Science III
      ❚ 5 errori sulle armature in Dungeons & Dragons
      Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2019/12/18/jari-lanzoni-cacciatore-mostri-witcher/

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    • By aza
      Dopo l'uscita della serie TV di The Witcher, dedicata a Geralt di Rivia, il noto Strigo cacciatore di mostri, grande utente di alchimia sulla quale abbiamo già fatto questo precedente articolo.
      Per l’occasione, abbiamo deciso di intervistare Jari Lanzoni, (qui il suo sito), schermidore e appassionato di fantasy nonché di… lotta ai mostri!
      Ciao Jari, dicci chi sei e quali sono le tue esperienze in ambito di scherma e fantasy

      Direi uno strano amalgama di tante cose: direi principalmente un padre e un marito, poi un lettore, uno scrittore e un appassionato di combattimento storico. Al momento lavoro nel settore del turismo dopo aver cambiato una dozzina di mansioni e posti di lavoro, dal becchino al grafico, una necessaria flessibilità assai tipica di questo periodo che però mi ha permesso di mettere da parte una serie di competenze trasversali.
      Mi sono interessato alla scherma storica una ventina di anni fa, entrando in contatto con alcuni gruppi e assistendo ad un paio di seminari; nel 2002 ho conosciuto il metodo della Sala d’Arme Achille Marozzo, caratterizzato da un approccio rigoroso alle fonti e una forte purezza nella ricerca delle nostre tradizioni Marziali. In particolare, la Sala d’Arme Achille Marozzo si è sempre distinta per la scelta di pubblicare i risultati dei propri studi e contribuire alla diffusione della Scherma Storica.
      Dopo un paio d’anni di corso sono passato da allievo ad Aiuto-Istruttore dei corsi basi seguendo poi tutte le fasi per diventare docente. Al di là della mia esperienza come Istruttore ho avuto modo di pubblicare due manuali inerenti la scherma storica: “La Lancia, La Spada, la Daga” dedicato alla scherma medievale e “Il Combattimento Storico da Strada” dove approfondisco le più strane situazioni avvenute in duello e in battaglia.
      Direi che la mia esperienza con il fantasy nasce sia dalla grandissima passione per la lettura che per i giochi di ruolo, commistionando le due cose per divertimento personale. Ho pubblicato alcuni romanzi, tra lo storico e il fantasy, nel mio ultimo lavoro “La Scherma del Cacciatore di Mostri” (quì il link) ho voluto immaginare il ritrovamento di un trattato di scherma rinascimentale, a lungo occultato, dedicato non al duello contro altri schermidori ma contro gli Innaturi, esseri scaturiti da favole e leggende. L’Autore doveva necessariamente essere allievo di un Trattatista che conoscevo bene per poterne ricalcare le tecniche di combattimento: ecco quindi il bolognese Johanni della Viverna, divenuto Maestro d’Arme sotto la guidae del celebre Giovanni Dalle Agocchie.
      Parliamo di mostri: ogni creatura richiede le sue armi e le sue tecniche. Facci degli esempi…
      Avendo indicato il rigore per le fonti storiche come un attributo qualitativo, credo sia lecito non inventare nulla ma, appunto, citare qualcuno più autorevole di me.
      Il primo esempio che mi viene in mente è tratto da “Guerrino detto il Meschino” un eroe popolare del Basso Medioevo, nato dalla penna di Andrea da Barberino nel 1473. Si tratta di un guerriero che si è fatto da sé, ignora di possedere nobili natali e ha deciso di farsi strada nella vita apprendendo l’arte della spada. Tra le innumerevoli avventure (di cui consiglio la lettura) si trova anche lui a dover affrontare un Innaturo. E’ descritto come un “gran verme” ma in seguito si apprende che doveva avere due o quattro zampe artigliate.

      Prossimo al combattimento, Guerrino fa qualcosa di assolutamente naturale per chi è ormai un veterano del combattimento: valuta una Strategia. Il pensiero di ogni Schermidore deve essere Fluido. Non carica con il cavallo e la lancia in resta, azione potente ma inutile contro un avversario estremamente rapido e dal corpo serpentino. Guai se schivasse la lancia e, in un batter d’occhio, fosse padrone dello scontro. Spada e scudo sono e restano i compagni ottimali per difendere e offendere con perizia, specie un essere di manifesta forza. Si tratta di una coppia d’arme che denota anche prudenza, Guerrino ancora non conosce appieno tutte le risorse del nemico.
      Di nuovo un cambio di strategia, necessario vista l’abilità del nemico. Al Guerrino è bastato pochissimo per valutare le capacità dell’Innaturo rispetto alla scelta delle armi. Lasciata spada e scudo rotella, armi troppo lente e facilmente afferrabili, afferra il pugnale che ogni cavaliere porta con sé (forse la celebre misericordiae) e, giunto a stretto contatto, colpisce dove le scaglie si sono allargate per il movimento del corpo, affondando l’arma corta in un punto vitale dell’avversario.

      …e se una normale lama non bastasse? Cosa propone il manuale di “magico”?
      Quando ho iniziato la stesura del manuale ho ripensato all’esperienza de “Il Combattimento Storico da Strada” e di tutte le strane soluzioni che propone (lanci di cappe, di sostanze, accecamenti, false cadute etc etc…), ho anche riflettuto sul fatto che uno schermidore non si sarebbe affidato solo alla lama. L’idea di inserire la magia però non mi convinceva, forse per la vecchia dicotomia Guerriero-Mago di Dungeons & Dragons che mi porto dietro da trent’anni esatti.
      Come sempre mi sono affidato alle fonti storiche, cercando qualsiasi soluzione Alchemica che però derivasse da un vero trattato storico e che un lettore curioso potesse consultare. Ecco quindi “Opera” di Alchimia di Giovanbattista Birelli, il “Magiae naturalis sive de miraculis rerum naturalium” di Giovanni Battista della Porta, ho attinto a piene mani dai “De’ capricci medicinali” di Leonardo fioravanti e altri testi ancora.
      Sarebbe stato più facile inventare di sana pianta una serie di soluzioni fantasiose, più spettacolaristiche e meno “rustiche”, ma credo sia anche affascinante “lavorare” imponendosi regole e “paletti” da non superare.
      Curiosamente, o forse no, è stata la Ricerca Storica che ha portato in evidenza il Fantastico e il Magico. Allo stesso modo, quasi tutti i mostri del libro provengono da testi storici o da trattati, primo fra tutti il “Compendio dell’arte essorcistica” di Girolamo Menghi. Questo assieme di risorse aumenta le abilità del Cacciatore di Mostri, li conferisce una serie di soluzioni per limitare le forze nemiche, ma anche per celare la propria identità e stordire eventuali testimoni al pari di un “Man in Black” rinascimentale.
      Occorre fare un esempio di come si applichino certe sostanze.
      Mi viene in mente il caso delle Streghe che presidiano pozzi o piccoli stagni. Si tratta dello spauracchio che le madri utilizzavano tempo fa per spaventare i bambini: se si fossero avvicinati troppo al pozzo il mostro li avrebbe presi e portati via. Uno stratagemma pedagogico rurale per chi deve lavorare duramente la terra tenendosi vicino i bambini, che di certo all’epoca non avevano un asilo o altre strutture in cui stare.
      La Marabecca siciliana, come la Jenny Dentiverdi inglese, la Bourda emiliano-romagnola o la Janara di Benevento, attende in prossimità di una cisterna. In questo caso il buon Johanni della Viverna avrebbe pronta una buona ronca dall’asta lunga, ottima per colpire a buona distanza, ma si sarebbe ben guardato da scendere nell’elemento di elezione dell’Innaturo. Ecco quindi una buona “mistura che arda sott’acqua” dal trattato di Alchimia Giovanni Battista della Porta, quando questa sorta di fuoco greco avrà incendiato parte dello specchio d’acqua la Strega dovrà salire in superficie per fuggire le fiamme, senza sapere che la via di scampo le è stata accuratamente preparata. A questo punto ci si affiderà all’abilità dello Schermidore con la ronca per ripulire la zona dal minaccioso Innaturo…
      Certo, tutto questo darsi da fare può attirare l’attenzione di testimoni, ma sempre il Birelli offre una soluzione con un composto “A far che le persone facilmente escano di sentimento, che paiano pazzi”, e così anche se raccontano ciò che hanno visto alla Loggia della Mercanzia, in Piazza Maggiore o agli uomini del Bargello nessuno gli crederà.
      La serie di The Witcher sta per uscire: dai filmati del gioco e le scene di combattimento della serie già uscite, cosa possiamo dire dello stile di combattimento dello Strigo, riferito agli stili storici e ai mostri che egli affronta?
      Devo premettere che di The Witcher io so pochissimo. Ricordo di aver installato il gioco, visto l’animazione iniziale con l’amico che me lo regalò e aver giocato tipo 5-10 minuti notando positivamente che permetteva di cambiare la guardia del personaggio. Di lì a poco nacque mia figlia e addio Strigi, Streghe e altro, dovevo gettarmi nella battaglia delle notti insonni, affrontare orde di rigurgiti e debellare pannolini. Non ho ancora letto i romanzi e quando me lo segnalarono dopo l’uscita del libro mi scoprii estremamente ignorante.
      Rispetto ai bellissimi filmati che ho visto online, lo stile scelto per Geralt di Rivia consiste in colpi ampi, grandi “caricamenti” con l’arma alzata fin sopra la testa e lame che proseguono il movimento fino a terra. Il corpo ruota completamente esponendo la schiena all’avversario, spesso vortica per eseguire una sequenza di colpi continui, in alcuni casi per aumentare la potenza d’impatto Geralt esegue attacchi dopo un balzo per aggiungere spinta e peso del colpo alla forza cinetica del taglio. Il tutto contro mostri grandi e grossi, e quindi bersagli ben definiti su cui sferrare Colpi Finiti, ossia a piena potenza e senza possibilità di cambiare il percorso dell’arma. Quando deve affrontare gli uomini non mancano calci, pugni e spallate per alternare le azioni della spada, oltre a del sano combattimento corpo a corpo e un buon utilizzo del pugnale con colpi di punta alla gola o sotto l’ascella, quindi in un punto non protetto.
      Tutto questo corrisponde alle necessità di spettacolarizzazione del prodotto ludico, in cui lo spettatore deve poter godere dell’intera dinamica dell’arma, essere copartecipe del movimento e della potenza dei colpi. Rispetto a queste logiche consiglio “the Game” di Baricco, che descrive in maniera perfetta il rapporto che si sviluppa tra lo strumento ludico e il corpo del giocatore.
      La Scherma Storica, ovviamente, è qualcosa di completamente diverso: non si espone mai la schiena all’avversario, non si tentano “scivolamenti” o spallate, niente pugni e calci perché occorre sempre gestire la distanza rispetto all’avversario. I colpi devono essere misurati: i caricamenti inutili sono da escludere, nel momento in cui si va a sollevare le braccia per aumentare la potenza d’impatto un avversario può colpire proprio gli arti, inoltre colpi troppo telefonati fanno esporre a contro-tecniche brevi e rapide, spesso proprio alla mano di chi sferra il taglio che di per sé ha il vantaggio della potenza ma lo svantaggio della lentezza. Ogni tanto Geralt ha infatti il buonsenso di infilare una punta rapida nella gola o nel petto degli avversari. C’è anche da dire che le finte, che richiedono falsi colpi e non Colpi Finiti, sono alla base della scherma e potrebbero non essere ben comprese dallo spettatore all’interno di un combattimento concitato
      In un vero combattimento si predilige l’economia di energie, i mezzi colpi, gli arretramenti e gli scarti laterali, le finte etc etc… non è così lineare come in The Witcher, in Berserk, nella serie Gundam Iron Blooded Orphans o nei vari film di Star Wars. E tuttavia lo stile di questo tipo di prodotti, così come è stato per l’ottima scherma rievocativa dei re-enactors, non è da disprezzare in quanto contribuisce fortemente alla narrazione, alla trasposizione dello spettatore all’interno della dinamica di combattimento. Si “racconta” del personaggio anche attraverso il suo corpo e il suo modo di combattere, se ne avverte la tensione, si accusano i colpi che subisce e si gode della raggiunta vittoria.
      Aggiungo un dettaglio, e forse una profezia.
      Sono certo che prima o poi salteranno fuori corsi di “Scherma Witcher” o “Scherma Strigoi” (o con altri nomi onde evitare problemi di copyright) come è accaduto per la Scherma Jedi che si sta affermando come disciplina in ogni parte del mondo. Premetto che un qualsiasi schermidore storico, con almeno un paio d’anni di esperienza di combattimento, non avrebbe problemi a vincere un confronto con questo tipo di appassionati, ma non è assolutamente questo il punto.
      Credo che qualsiasi Storia (perché è quella la leva fondamentale!) faccia uscire di casa un ragazzo o una ragazza, staccandolo da una console o dallo smartphone, in modo che stia con altri ragazzi, gli permetta di fare movimento fisico e intraprendere un percorso anche minimamente marziale, non possa che essere una cosa positiva. Fosse pure volteggiare in salto con la spada dello Strigo (ma perché la tiene sulla schiena?) o ruzzolare con una spada laser. E magari andarsi a bere una birra insieme dopo gli allenamenti! Chiaramente, un vero percorso di scherma storica sarebbe consigliabile, anche per suscitare maggior passione per lo studio, la storia e la cultura. Tuttavia non va assolutamente sottovalutato il valore umano e sociale che un qualsiasi corso di Scherma per Cacciatori di Mostri può avere.
      Sorge però un interrogativo: chi sarebbe il ”Maestro” di questi corsi? Chi diventerebbe il riferimento sportivo, ma anche morale, di questi ragazzi forse troppo manipolabili? Magari un furbetto che vuole fare del denaro, meglio se con la barba imbiancata, i modi dell’uomo vissuto e il carisma del mentore misterioso. Non ci sarebbe nulla di strano visto il proliferare di Maestri improvvisati e Guru della Scherma Storica di oltre vent’anni fa, quando questa disciplina e la rievocazione storica muovevano assieme i primi passi, con tutte le conseguenti e disastrose ricadute. E questo è forse l’unico elemento preoccupante dei futuri corsi da Strigo o AmmazzaDraghi. Per diventare Istruttori di scherma storica o moderna ci sono dei percorsi, è richiesto rigore, anche morale, la capacità di trasmettere correttezza e non furbizia, controllo e non violenza.
      L’attributo necessario, forse, andrebbe ricercato nell’ossatura di figure eroiche come Geralt. Se la Storia genera una disciplina, allora la direttiva morale del Personaggio può far comprendere il tipo di Maestro da cercare.
      Grazie ancora per l’intervista. Trovate qui il sito di Jari con le sue opere. E voi lettori, se vi è piaciuto l’articolo date un’occhiata anche a quelli qui sotto
      ❚ 5 falsi miti sulla spada medievale
      ❚ Affondo vs fendente – La fisica in 7 punti – Battle Science III
      ❚ 5 errori sulle armature in Dungeons & Dragons
      Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2019/12/18/jari-lanzoni-cacciatore-mostri-witcher/

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    • By aza
      Dopo il primo articolo sull'arrivo delle armi da fuoco, il prof. Marrelli ci parla di come le armature si sono adattate e hanno continuato a proteggere chi le indossava da questo nuovo tipo di arma.
      ATTENZIONE: Questo articolo è la seconda parte del precedente sulle armi da fuoco: prima di proseguire la lettura, potete mettervi in pari cliccando qui!
      Abbiamo visto come le armi da fuoco siano apparse clamorosamente nei campi di battaglia dell’europa di metà ‘300 e nei secoli successivi si siano affermati anche nelle loro forme “manesche” (cioè utilizzabili da una persona sola, “a mano”, come un archibugio).
      Questo però non ha portato a un’immediata scomparsa delle armature, e anzi per secoli esse hanno continuato a prosperare fornendo spesso una protezione importante a chi le indossava, persino contro i temibili archibugi. Ma come hanno fatto?
      Andiamo a scoprirlo insieme!
      FERRO E ACCIAIO

      Ricostruzione di altoforno rinascimentale, Deutsches Museum (Foto CC0)
      L’acciaio è una sostanza metallica, una lega di Ferro e Carbonio. Per quanto la sua invenzione sia comunemente associata all’età moderna, in realtà nella lavorazione alla forgia del ferro, il carbonio presente nel carbone della forgia stessa va a legarsi con il ferro formando uno strato superficiale di lega ferro-carbonio. L’effetto di questa lega può essere di vario tipo, come andremo a vedere, in base alla percentuale di carbonio e ai metodi di raffreddamento di questo. 
      Significa comunque che, in un certo qual modo, si hanno le prime armi e armature costituite parzialmente d’acciaio sin dall’età del ferro.
      Pensare inoltre che, nell’antichità, si usasse come materiale di partenza il ferro puro è un’imprecisione: la maggior parte del ferro, infatti, si otteneva dalla fusione dei minerali ferrosi attraverso una fornace, operazione che lasciava sempre delle inevitabili impurità nel metallo.
      Alle temperature della fornace, infatti, il ferro non si liquefà mai del tutto, ma viene in qualche modo a “colare” dalla pietra in una sostanza viscosa che si porta inevitabilmente dietro impurità della roccia d’origine.
      Le caratteristiche della fornace, oltre a determinare la qualità del metallo finale, limitano anche la quantità di materiale ottenibile in un singolo processo.
      Si tendeva, infatti, a partire da un’unica massa di metallo per costruire oggetti poiché saldare più pezzi metallici avrebbe portato a caratteristiche fisiche peggiori.
      Per ottenere singole masse di metallo maggiore, tuttavia, sono necessarie fornaci più grandi che richiedono a loro volta temperature maggiori non banali da raggiungere!
      Per amor di completezza, anche se non tratteremo qui l’argomento, sono state prodotte invece nel medioevo lame d’acciaio di altissima qualità ottenute battendo insieme lamine metalliche diverse in quello che è comunemente noto come “acciaio a pacchetto” o “acciaio di Damasco”.

      In “Ryse: Son of Rome” il protagonista indossa una tipica Lorica Segmentata.
      Nel mondo antico, l’impero romano aveva costruito delle fornaci più grandi e calde, necessarie per ottenere lamine abbastanza grandi da costituire le piastre della Lorica Segmentata: l’armatura a piastre più famosa del periodo pre-medievale e che tutti noi identifichiamo oggi come la classica protezione del legionario imperiale.
      Tuttavia la lenta fine dell’impero e l’abbandono di tali corazze in favore della più economica Lorica Hamata, a tutti gli effetti un cotta di maglia, portarono al disuso di tale tecnologia.
      La capacità di ottenere piastre di dimensioni considerevoli tornò in auge con l’invenzione, verso la metà del ‘300 (ma diffusasi successivamente), dell’altoforno, una fornace in grado di raggiungere dimensioni e temperature capaci di fondere completamente il ferro.
      Oltre a permettere di ottenere agglomerati metallici di dimensioni considerevoli e molto più poveri di impurità, l’altoforno produce una lega di ferro ad alto contenuto di carbonio, chiamata ghisa.
      A differenza del ferro, che deve essere battuto per essere lavorato, la ghisa, trovandosi allo stato liquido quando esce dall’altoforno, può essere versata in uno stampo per produrre lavorati per fusione, in modo simile al bronzo.

      BOOM! (Assassin’s Creed: Brotherhood)
      Tuttavia questo tipo di lega, pur essendo usata all’epoca per la creazione di cannoni e relativi proiettili, è inadatta alle altre armi e armature poiché troppo fragile (come vedremo dopo).
      Per ottenere invece un materiale lavorabile e adatto a tali armamenti, la ghisa veniva soggetta a un successivo trattamento di raffinazione, nella quale veniva nuovamente riscaldata in un ambiente ricco di ossigeno: in questa maniera, oltre a eliminare ulteriori scorie, parte del carbonio presente nel materiale si legava all’ossigeno formando anidride carbonica e abbandonando il metallo.
      Questo processo forniva come risultato una lega di ferro con percentuale di carbonio inferiore al 2%, cioè quello che noi chiamiamo Acciaio!
      PROPRIETA’ MECCANICHE
      Due sono le proprietà meccaniche dell’acciaio che ci interessano: la sua Durezza e Tenacità.
      La durezza è la resistenza, da parte del materiale, alle deformazioni: essa dipende sostanzialmente dal tipo di struttura che assumono gli atomi in toto all’interno del metallo.
      Abbiamo già parlato di materiali duri in questo articolo sulle proprietà fisiche di armi e armature
      La presenza di carbonio all’interno del ferro è in grado di raddoppiare la durezza rispetto al ferro ricco di scorie ottenuto mediante la fornace: per aumentare ulteriormente tale proprietà è necessario temprare il metallo, ovvero regolare come esso si raffredda dopo aver raggiunto una temperatura sufficiente a “riorganizzare” la struttura interna della lega.
      Nel medioevo era uso comune una tempra non rapidissima in grado di formare un acciaio duro 3-4 volte il ferro ottenuto dalla fornace: è possibile invece temprare rapidamente il metallo, formando un acciaio estremamente duro, fino al doppio del precedente.
      Tuttavia, questo tipo di tempra rischia di rendere l’acciaio fragile ed è dunque inadatto ai nostri scopi.
      Ma cos’è la fragilità?

      Perfino le armi più dure possono rompersi – Narsil, dalla trilogia del signore degli anelli
      Un materiale si dice fragile se è facile spezzarlo: l’esempio classico di materiale duro e fragile è il vetro, che è difficilissimo da deformare ma si rompe con facilità.
      La capacità di resistere alla rottura di un materiale è detta Tenacia ed è la caratteristica più importante per le armature: infatti la tenacia di un metallo definisce quanta energia è necessaria per perforarlo.
      Questa energia dipende dalla qualità del materiale: un acciaio con un contenuto di carbonio dello 0.85%, ad esempio, ha una tenacia fino a 3-4 volte maggiore rispetto a quella del ferro di bassa qualità.
      ENERGIE DI PENETRAZIONE
      Per calcolare l’energia necessaria per penetrare una piastra di un’armatura entrano in gioco i seguenti fattori:
      la forma dell’arma usata; lo spessore della corazza; la qualità del metallo; l’angolo con il quale il colpo incide sulla corazza. Partiamo dalla prima: come già detto nell’articolo sulle proprietà delle armi e armature (che trovate qui), la forma dell’arma, o meglio, della parte dell’arma che colpisce l’armatura definisce la pressione che essa è in grado di impartire: minore la superficie di contatto, maggiore è la pressione, minore è l’energia necessaria per perforare un materiale.
      Si capisce dunque subito che le frecce, pur avendo energie decisamente inferiori a disposizione, sono molto più efficienti dei proiettili, che all’epoca consistevano in delle semplici sfere metalliche (da cui “pallottola”), e anche le lame, per risultare efficaci contro le armature, devono essere il più piccole possibili.
      Mantenendo dunque il nostro studio unicamente sulle armi da fuoco, andiamo a vedere quanta energia serve a una pallottola per perforare una corazza.
      Una stima delle energie a disposizione per vari tipi di armi da fuoco è stata fatta nella prima parte dell’articolo che trovate qui
      Se partiamo ci riferiamo ancora una volta all’appendice di The Knight and the Blast fournace, partendo da una corazza spessa due millimetri di acciaio di buona qualità vediamo che servono poco più di 800 J affinché un’arma da fuoco perfori una simile corazza: immaginando di poter aggiungere 150 J extra per perforare ulteriori protezioni sottostanti (come imbottitura e cotta di maglia) vediamo che una tale armatura è ben lontana dal proteggere da un colpo di archibugio a distanza ravvicinata.
      Tuttavia, una simile armatura ha ampio spazio di manovra per quanto riguarda il suo spessore.
      L’energia necessaria per perforare un’armatura cresce come il suo spessore elevato alle 1.6: in pratica, raddoppiare lo spessore triplicherà (all’incirca) l’energia necessaria per perforare l’armatura.
      Vediamo dunque che la stessa armatura spessa 3 mm richiede quasi 1900 J per essere perforata e un esorbitante 3800 J se portata a 4 mm, ponendo quindi il cavaliere al sicuro anche dai colpi dei primi moschetti!

      Armatura da corazziere del ‘600, Morges military museum
      Queste spesse armature, tuttavia, risultavano estremamente pesanti e furono in uso principalmente dopo il ‘600: infatti, con l’avvento degli eserciti nazionali, i vari regnanti cominciarono a ricorrere ad armamenti di massa, producendo corazze più spesse ma di qualità inferiore, riducendo l’energia necessaria a perforarle a un 50-75% di quella di un buon acciaio: queste armature, più che assicurare una protezione totale contro i nemici, servivano a ridurre il rischio di morte di un proiettile sparato da lontano.
      L’estremo peso di queste protezioni portò a produrre armature complete solo per la cavalleria, andando a creare la figura del corazziere, cavaliere pesante con armi da fuoco, mentre la fanteria andò pian piano a ridurre l’armatura a pochi pezzi, principalmente il busto e l’elmo.
      Un’altra opzione era ovviamente puntare su acciai di qualità migliore: i più raffinati potevano aumentare di un ulteriore 50% l’energia necessaria alla penetrazione, rendendo ad esempio la precedente corazza a piastre da 2 mm impervia ai comuni archibugi.
      L’ultimo elemento da tenere in conto è l’angolo di incidenza tra il proiettile e la piastra: infatti, se il proiettile non raggiunge perpendicolarmente la corazza, esso tenderà a dissipare la sua energia e dunque l’energia necessaria alla perforazione verrà moltiplicata per un fattore pari all’inverso del coseno dell’angolo di incidenza.
      Ricordiamo che il coseno è una proprietà degli angoli ed è un fattore compreso (per angoli inferiori ai 90°) tra 0 e 1: famosi valori sono circa 0.8 per un angolo di 30°, circa 0.7 per uno di 45° e 0.5 per uno di 60°.
      Un proiettile che raggiunga una piastra con un angolo di trenta gradi richiederà il 25% circa di energia in più per perforarla: questo fenomeno non deve essere necessariamente causato dalla scarsa mira o fortuna del tiratore, infatti le armature venivano costruite con delle forme arrotondate o angolose proprio per far sì che i proiettili colpissero il bersaglio in maniera non perpendicolare.
      Ovviamente quelli che stiamo facendo sono ragionamenti di massima: in diversi momenti e zone dell’europa post-medievale abbiamo visto una grande varietà nella qualità, forma e fattura di armi e armature. Un problema annoso, ad esempio, era quello della disomogeneità degli acciai, ovvero l’impossibilità di costruire oggetti (come armature) in acciaio le cui proprietà fisiche fossero le stesse in tutti i punti: in questo modo era possibile che due colpi sostanzialmente identici, raggiungendo punti diversi dell’armatura, ottenessero risultati di penetrazione diametralmente opposti.
      Inoltre, con l’avanzare del tempo, anche le energie delle armi da fuoco sono andate via via ad aumentare: ad esempio un moschetto del 1600 poteva arrivare, con la giusta polvere da sparo, a imprimere quasi 4000 J di energia al proiettile. La presenza inoltre di miglioramenti bellici come la rigatura della canna, in grado di imprimere al proiettile un moto elicoidale che ne stabilizzasse la traiettoria, e le cartucce per rendere il caricamento più rapido resero indubbiamente le armi da fuoco sempre più letali.
      IN CONCLUSIONE…
      Le armature del rinascimento erano, in generale, in grado di proteggere chi le indossava dai proiettili delle armi da fuoco a patto che esse fossero relativamente leggere (pistole e in parte archibugi) e/o facessero fuoco da abbastanza lontano. Per quanto si tratti di condizioni apparentemente poco interessanti, ricordiamo comunque che in assenza di armatura un proiettile in tali condizioni sarebbe indubbiamente letale, se colpisse zone vitali!
      La protezione poteva essere ottenuta e migliorata andando ad agire sulla qualità dell’acciaio, sullo spessore della corazza e sulle sue forme: questi fattori portarono, da un lato, allo sviluppo di armature molto costose, in grado di proteggere i ricchi signori dai proiettili più comuni, dall’altro a una produzione massiva di corazze di bassa qualità molto pesanti, che proteggevano interamente solo i reparti di cavalleria mentre i fanti si limitavano ad indossarne alcune porzioni.

      L’azza: un letale mix di ascia, martello e lancia. Photo by Javy Camacho.
      Questo sviluppo dell’armatura ebbe effetto anche sulle armi da mischia: da una parte, infatti, nel ‘400 si ha il massimo splendore delle armi in asta, come le alabarde o le temutissime azze e martelli da guerra, in grado di minacciare i nemici più corazzati grazie a una letale combinazione di massa, leva e spunzoni o piccole lame d’ascia in grado di penetrare più facilmente l’armatura.
      Le picche, inoltre, diventeranno elemento fondamentale del campo di battaglia prima dell’invenzione della baionetta, in grado di minacciare sia la cavalleria, nello specifico tenendo a distanza i cavalli, sia la fanteria dall’armatura ridotta.
      Nella prima metà di questo periodo nascono nuove spade per affrontare nemici corazzati come lo stocco, che non è il rapier inglese come Dungeons & Dragons ci suggerisce ma l’estoc, una spada a lama triangolare da infilare nelle giunture delle armature nemiche, oppure come lo spadone (zweihander, montante ecc) di dimensioni ragguardevoli e di importanza strategica nella lotta alle formazioni di picchieri.
      La riduzione dell’armatura da fanteria, tuttavia, porterà successivamente all’invenzione di spade più sottili e agili come la striscia, che è il vero rapier di Dungeons & Dragons, un’arma eccezionale nei colpi di punta, o come la sciabola che rappresenterà il simbolo della cavalleria fino alla sua scomparsa nel ‘900.

      Insieme di armi rinascimentali, tra cui un peculiare stocco con guardia a testa di martello
      BONUS – Cosa giocare?
      Se la sfida tra armi da fuoco rinascimentali e armature vi appassiona e volete provare l’ebbrezza di metterle a confronto, se vi piacciono i  giochi di ruolo (e se non vi piacciono è probabilmente perché non li avete provati), non posso che consigliarvi ampiamente Historia!

      Historia è un’ambientazione tutta italiana per Dungeons & Dragons (quinta edizione) che vi cala in un rinascimento popolato da… animali antropomorfi!
      Lungi dall’essere un mondo “carino”, Historia vi porrà in mezzo a intrighi, lotte politiche, battaglie campali, dilemmi etici, un mondo dove Alchimia, Magia e Religione si sfidano ogni giorno dove Spade, Armature e Pistole vivono fianco a fianco.
      VAI AL KICKSTARTER!
      Oltre a ciò, in ambito videoludico, abbiamo recentissimo Greedfall, ambientato in una versione fantasy dell’età delle esplorazioni, dove le armi da fuoco si incontrano ogni giorno con le corazze dell’acciaio migliore… con un pizzico di magia!
      Inoltre, ha decisamente fatto scuola Mount & Blade: With Fire and Sword, l’espansione standalone del mitico Warband, passata purtroppo in sordina, che ci pone nel complesso panorama dell’europa orientale di metà ‘600, durante la rivolta cosacca contro il commonwealth Polacco-Lituano (per inciso, è grazie a questo titolo che so dell’esistenza di suddetto commonwealth…).

      Come non citare poi la saga di Ezio di Assassin’s Creed, dove le armi da fuoco, appena accennate in Assassin’s Creed 2, si fanno sempre più presenti nei seguenti Brotherhood e Revelations, come a mostrare la lenta ma inesorabile diffusione di queste armi nel rinascimento.
      E già che citiamo Ezio, non possiamo non guardare le produzioni italiane: se vi piacciono i librogame e i giochi di ruolo non posso che consigliarvi la saga di Ultima Forsan, ambientata in un macabro rinascimento assediato dai non morti dove solo le nuove tecnologie del ‘500 potranno tenere i nostri eroi in salvo dagli abomini!

      Uno degli autori, Mauro Longo, famoso autore di librogame italiano nonché gestore del blog Caponata Meccanica e di una pagina su libri da tavolo per bambini (Bambini e Draghi), ha scritto numerosi libri game di Ultima Forsan e inoltre alcuni romanzi ambientati sempre in questo periodo come Guiscardi senza Gloria e il fabbricante di spettri. 
      Se l’argomento vi è piaciuto, vi invito a leggere The Knight and the Blast Furnace di Alan Williams. Se invece cercaste una lettura (lievemente) più leggera, questo stesso argomento è stato affrontato e approfondito nel 2008 sul blog Baionette Librarie del mitico Duca, alias Marco Carra, con una serie di articoli sulle armi e gli acciai, più tecnici, che potete trovare qui.
      Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2019/10/01/armature-vs-armi-da-fuoco/

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    • By aza
      Io, che non so spendere i soldi
      Come alcuni di voi sapranno, apprezzo molto quelli che sono i processi che rendono più accessibile un concetto o uno strumento, per primo ovviamente il gioco come strumento educativo.
      Sono stato attirato dall’uscita di un paio di libri per ragazzi a tema Dungeons & Dragons, ad ora solo in inglese, sviluppati più per questioni di “flavour” e che non introducono elementi regolistici in sé, bensì tutto ciò che gira attorno ad essi. Per fare un esempio concreto, vi dirò che, spendendo ben 7 euri sonanti, ho acquistato per pura curiosità la versione kindle di uno di questi due prodotti: “Warriors and Weapons“.

      Il libro è molto gradevole e ve lo consiglio caldamente: introduce sia elementi storici che novità dell’ultima edizione di D&D, la quinta, che ho avuto modo di provare qualche anno fa ma che non ho mai approfondito attentamente.
      Accanto dunque a creature fantastiche come Kenku, colpiti da una maledizione che danneggia la loro creatività e gli impedisce di avere una “loro” voce ma solo di poter replicare qualsiasi altro suono sentito in precedenza (geniale!), il libro propone l’equipaggiamento che tali avventurieri portano con sé.
      E qui casca l’asino.
      Premettendo che D&D è un gioco fantasy e, nel suo mondo fantasy, può fare un po’ quello che gli pare, è pur vero che alcuni elementi, ispirati al medioevo reale, nascono da incomprensioni ed errori.
      Oltre alle solite spade larghe come una moto di grossa cilindrata, D&D tende a essere molto fantasioso nella descrizione e applicazione delle sue armature: è arrivato tempo di fare chiarezza.
      Ma prima, come funziona un’armatura?
      I materiali morbidi sono in grado di attutire il colpo e disperderne l’energia, mentre i materiali duri sono più difficili da perforare. Storicamente un’armatura di metallo veniva sempre indossata sopra uno strato morbido, e dunque beneficiava dell’effetto combinato di questi due fenomeni.

      Prima di lanciarsi alla scoperta delle armature di D&D, è bene però ricordare che non tutte le armature dello stesso tipo sono uguali: se questa semplificazione, in un gioco, è comprensibile (e forse auspicabile), nella realtà la qualità dell’armatura varia molto le performance della stessa. Una cotta di maglia rivettata di acciaio temprato avrà un’efficacia decisamente superiore a una di ferraccio con anelli chiusi con un semplice colpo di martello. Quella dell’immagine è molto probabilmente del secondo tipo.
      Dopo aver chiarito questi due semplici concetti, andiamo un po’ ad analizzare le follie di Dungeons & Dragons…
      5 – Armatura imbottita
      Povera armatura imbottita: relegata a essere una scelta per popolani e fornire meno classe armatura del più piccolo degli scudi! Ma davvero si trattava di un’armatura così terribile?
      Storicamente, l’armatura imbottita è presente per tutta la durata del medioevo con vari nomi (gambesone, aketon, padded jack ecc). Si trattava di una protezione formata da numerosi strati di lino, cuciti uno sopra l’altro: le migliori potevano raggiungere anche i 30 strati!
      Le versioni più sottili venivano portate sotto altre armature, mentre le più spesse venivano usata in maniera indipendente: si trattava di armature molto diffuse, ottime per i climi freddi, relativamente economiche e facili da riparare (“bastava” ricucirle).

      La loro capacità in battaglia era migliore di quanto si potesse immaginare: potevano essere infatti in grado di bloccare i fendenti di spada nonché le frecce che, se non perfettamente dritte, potevano essere imbrigliate dagli strati del gambesone. La consistenza rendeva queste protezioni ottime contro le armi da impatto (che in battaglia venivano infatti usate specificatamente contro bersagli in armatura pesante).
      Ovviamente non erano le armature migliori di tutte: il tessuto, infatti, è relativamente efficace contro fendenti di taglio e punte cilindriche, ottime invece contro la cotta di maglia, ma può essere facilmente perforato da armi sufficientemente affilate, soprattutto in affondo, o da differenti punte di freccia.
      Il gambesone insomma è un’armatura di qualità media, sicuramente non bassa, che comporta numerosi vantaggi tra i quali quello di essere decisamente più comodo da portare e silenzioso delle armature di metallo.
      4 – Corazza a strisce
      Il nome fantasioso appioppato a questa armatura deriva forse dalla volontà di non chiamarla col suo nome originale a causa della confusione che creerebbe (e dunque è, sostanzialmente, una buona idea).
      Si tratta infatti di una Cotta di piastre: ne cotta di maglia, ne armatura di piastre, questa difesa nasce intorno al 1200 andando a posizionare lamine di metallo all’interno di un indumento di cuoio o tessuto simile al surcotto, l’abito portato al di sopra della cotta di maglia che sfoggiava, di solito, le effigi o i colori della fazione del cavaliere.
       

      Una cotta di piastre. In questo caso le piastre sono “dentro” il tessuto.
      Vi ricorda qualcosa? Non temete, ci stiamo per arrivare…
      Si tratta dell’antesignano della corazza a piastre vera e propria, quella composta di larghe porzioni di metallo adattate alle forme del guerriero. Nella cotta di piastre, il metallo poteva essere esposto o coperto dal tessuto: si tratta di un’armatura dalle ottime capacità difensive, che nel corso dei decenni ha assunto forme e lunghezze differenti, andando a coprire la parte superiore o anche inferiore del corpo e comunemente indossata assieme alla cotta di maglia.
      3 – Armatura di cuoio
      La diffusione dell’armatura di cuoio è un tema caldo nel mondo dell’archeologia medievale: abbiamo pochi esemplari rimasti in occidente e dalla struttura ben diversa dalla rappresentazione fantasy.
      Quello che indubbiamente esistevano erano protezioni per le braccia o le gambe fatte di cuoio indurito.
      Numerosi test sono stati fatti di recente per provare l’utilità o meno del cuoio come forma di protezione, mostrando risultati similari a quelli di alcuni tipi di armatura imbottita.

      Un raro caso di armatura di cuoio medievale trovata a Valkenburg, olanda
      La scarsa diffusione probabilmente è da additarsi, a parità di efficacia, al costo di produzione decisamente maggiore del cuoio rispetto al lino: tuttavia ci sono arrivati molteplici artefatti di cuoio del periodo medievale, ma solo una manciata di armature.
      A difesa di D&D, possiamo dire però che armature composte da lamelle di cuoio erano diffuse in epoca classica e, al di fuori del contesto europeo, anche successiva: sarebbero risultate più comode e silenziose rispetto a un gambesone? A voi la scelta!
      2 – Armatura di Cuoio Borchiato
      Ora che avete la vostra meravigliosa armatura di cuoio, decidete di prendere delle borchiette e metterle qua e là: per un pugno di monete avete acquisito un punto di classe armatura.
      Non sembra molto realistico, vero?
      L’armatura di cuoio borchiato è probabilmente un’incomprensione storica nata da immagini come la seguente… ma senza aver dato un’occhiata all’interno!
       
       
      Si tratta di una Brigantina, un’armatura diffusa fra la fanteria del rinascimento: si tratta di una evoluzione della cotta di piastre alternativa alla classica corazza di piastre esposte “alla milanese”, ma più pratica, leggera, maneggevole, economica e flessibile.
      Nonostante questo, si tratta di una corazza molto superiore a quella di cuoio, seconda sola alle classiche armature da cavaliere. Alla faccia dell’armatura leggera!
      In ogni caso tali armature appaiono solo nel rinascimento, in un'epoca di declino delle armature dove sopravvive accanto alle armature di piastre più pesanti e andrà comunque rapidamente a scomparire.
      1 – Armatura di anelli
      Da non confondere con la cotta di maglia, questa armatura ha una storia molto divertente: si tratta di una corazza la cui esistenza fu supposta, nel periodo Vittoriano, a seguito di un’interpretazione sbagliata delle raffigurazioni dell’Arazzo di Bayeux (quello famoso in cui viene rappresentata la vittoria a Hastings di Guglielmo il conquistatore, che diventerà così signore dell’Inghilterra).
      Si sarebbe trattato di un’armatura composta da grossi anelli di metallo cuciti all’interno di un supporto di cuoio.
      L’idea di usare supporti metallici all’interno di un substrato più leggero è, come abbiamo già visto dalla cotta di piastre, ampiamente percorribile e l’anello come struttura basilare dell’armatura è funzionale come ben dimostra la cotta di maglia: tuttavia, anelli troppo grossi perdono completamente di efficacia.

      Una riproduzione moderna, indubbiamente fashon
      Un colpo di affondo, infatti, anche colpendo l’anello verrebbe deviato sul tessuto circostante non protetto, perforandolo con facilità: un’armatura del genere sarebbe di poco più efficace di una semplice protezione di cuoio, ma risulterebbe inutilmente più pesante. Per ottenere una reale protezione dagli anelli, essi devono essere diffusi, in grande quantità, ben uniti fra loro e sufficientemente piccoli da fermare l’avanzata delle punte.
      Inutili armature!
      La fiction ci mostra spesso le armature come entità letteralmente inutili, perforate come fossero di burro da ogni minima spadata. Ma il gioco di ruolo più importante di sempre riesce in un’impresa ancora più ardua: proporre armature dalle statistiche talmente sconvenienti (come la sopra citata armatura imbottita, più altri esempi che mi sovvengono dalle precedenti edizioni) da far venire voglia di andare in giro ignudi!
      Quali sono le vostre esperienze con le armature? Fatecelo sapere.
      Se volete un approfondimento sulle armature vi consiglio questo interessante articolo di Grappa e Spada.
      Se ti è piaciuto questo articolo, ti consiglio di leggere il seguente:
      Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2019/06/14/5-falsi-miti-sulla-spada-medievale/

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