SilentWolf

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SilentWolf ha vinto il 4 Giugno

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Informazioni su SilentWolf

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    Eroe
  • Compleanno 11/11/1983

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    Maschio
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    D&D, Mondo di Tenebra
  1. Serie TV

    E' uscito il secondo trailer della 2a Stagione di Stranger Things. Secondo me davvero ottimo.
  2. Musica

    Guardando il recente trailer di Thor: Ragnarok (quello mostrato al Comic-con 2017) ho scoperto questa bella musica dei Magic Sword, intitolata In the Face of Evil. Il sound anni '80 incontra il metal.
  3. Stili di Gioco

    Ah, ok, quindi ho semplicemente invertito le vostre opinioni. Mi scuso per l'errore. Quel giorno ho risposto di corsa. Naturalmente poi alla fine ognuno rimane della sua opinione. Ti posso solo dire che i miei studi (più precisamente Antropologia Culturale, ovvero la disciplina che studia i meccanismi delle culture umane) mi dicono il contrario. Per l'essere umano le immagini di fantasia e le forme narrative consolidatisi nella memoria di una società o di un popolo diventano concreti quasi al pari di un oggetto reale. Per questo non è possibile davvero parlare di una sostanziale differenza tra le due cose. Quando una immagine narrativa, per quanto fatta di puro pensiero, si fissa nella memoria non di una persona, ma di una intera cultura, diventa un elmento le cui caratteristiche sono fissate in maniera tanto rigida, quanto per gli oggetti e le creature reali. Questo succede perchè quelle caratteristiche non sono più decise in maniera temporanea da una sola persona, non sono più idee fuggevoli che possono essere smentite un secondo dopo da qualcun altro. Sono, piuttosto, criteri che vengono considerati validi da centinaia, migliaia, addirittura milioni di persone. E nel momento in cui questi criteri vengono via via confermati nel tempo, si radicano sempre di più nel pensiero di quella cultura. Diventano parte del DNA di quella cultura e, per essere modificati, richiedono molto tempo e sforzo, perchè più un'idea è radicata, più la gente sarà maldisposta al cambiamento. Una delle caratteristiche radicate nella cultura occidentale è che i non morti (tra cui i vampiri) sono cadaveri (o anime) rianimati. Se un non morto perde questa caratteristica o i destinatari dell'opera non riescono più a percepirla, nasce una spinta al rifiuto. Che non riguarda per forza tutti, ma che comunque nasce. Il problema dietro al vampiro di Twilight, in realtà, sta nel fatto che possiede più caratteristiche dei vivi, che quelle di un morto. Quali sono, secondo te, le caratteristiche da morto dei vampiri di Twilight? In ogni caso, come dicevo un paio di post fa, non è possibile giudicare un opera o un concept solo sulla base del suo proprio contesto. Inevitabilmente, nel momento in cui tu autore crei una idea ti confronti e ti devi confrontare con la tradizione a cui quell'idea fa riferimento nella cultura dei popoli a cui ti riferisci. Solo le idee del tutto nuove non hanno riferimenti pregressi, motivo per cui non possono essere confrontati con il passato e, dunque, possono essere accettate per come sono. Tutte le idee che fanno riferimento a immagini, concetti e pratiche del passato di una cultura, si trovano - volente o nolente - a doversi confrontare con essi. L'autore non vuole confrontarsi con la tradizione? Non può farci nulla: sarà il pubblico a fare il confronto al posto suo e, inevitabilmente, il pubblico esprimerà il suo giudizio proprio in rapporto alla tradizione (anche se il pubblico stesso non ne è consapevole). E per quanto Twilight abbia avuto successo, non c'è stato negli ultimi decenni un vampiro che ha provocato una spaccatura tanto forte quanto quellodi Twilight. E la cosa non è casuale. Per quanto tu lo descriva come simile ad altri vampiri recenti, in realtà non è così. E' un po' come prepararsi una bevanda che mischia latte e caffe. Finchè il caffè è la bevanda principale nel mix, si può ancora parlare di caffè in qualche modo. Ma se nel mix il latte è la bevanda principale mentre di caffè ce n'è solo qualche goccia, non si parla più di caffè, ma di latte al sapore di caffè. Per il vampiro, Twilight ha fatto questo salto: ha aggiunto troppe caratteristiche viventi e troppo poche caratteristiche del tradizionale vampiro cadaverico.
  4. DnD 5e

    Tarik Halkis Tarik rimane del tutto spiazzato dall'intervento di Ian, considerando l'alta posta in gioco in palio a quel tavolo. Le parole al vetriolo del compagno di squadra lo prendono talmente alla sprovvista che un boccone di cibo quasi gli va di traverso. Quando Jelal smette di rispondere a Ian, dunque, tarik ne approfitta per riportare il discorso sui giusti binarim cercando fare finta di nulla. "Se posso dare la mia opinione, credo che la soluzione proposta da Jelal Windu sia in effetti quella ideale. Un consiglio a tre permetterebbe alla città di essere governata con maggiore stabilità, oltre a consentire una più tranquilla transizione rispetto alla situazione attuale. Il Gran Sefir, oltre a rappresentare le giuste necessità dei nobili, sarebbe la risorsa ideale per mantenere la costante concordia tra i tre consiglieri, vista la sua naturale propensione all'arte della diplomazia. Riguardo al Governatore, ritengo che si potrebbe semplicemente aiutarlo a comprendere i vantaggi di una vita in cui egli avrebbe la libertà di dedicarsi a tutti gli agi garantiti dalla sua posizione, lasciando ad altri il peso di gestire le numerose e gravose responsabilità del governo".
  5. Stili di Gioco

    No, non è per nulla presunta. O mi vuoi dire che caratteristica del vampiro non è essere un morto rianimato? Per il resto, non so dove avrei frainteso il tuo discorso. E' sicuramente possibile. Mi potresti chiarire su che punti? Hai frainteso l'esempio del gatto. L'esempio non è stato fatto per discutere sul fatto che il vampiro sia o meno una creatura immaginaria, o quali siano le caratteristiche che le creature immaginarie devono possedere. L'esempio è stato fatto per evidenziare il problema dell'eccessiva trasformazione di un concetto (sia esso originariamente riferito a una creatura reale - come un gatto - o a una creatura di fantasia - come un vampiro), tanto da arrivare a smentire la sua coerenza narrativa e, dunque, arrivare al punto di parlare di un concept del tutto diverso, nuovo. Per quanto una creatura del trutto immaginaria, il vampiro possiede delle sue caratteristiche essenziali definite dalle culture umane nei secoli. Anche le creature immaginarie o gli altri prodotti di fantasia possiedono delle caratteristiche che ne identificano l'identità. Un elfo è percepito dalla gente come tale se possiede una serie di tratti distintivi. Lo stesso vale per il vampiro o per qualunque non morto.
  6. Stili di Gioco

    Premetto, prima che qualcuno si senta tirato in causa dal dover difendere l'onore della saga di Twilight: non sto facendo alcun commento sulla qualità della saga, ma solo analizzando la descrizione del vampiro di Twilight rispetto al resto dell'immaginario su questa creatura. Mai negato che Twilight abbia avuto un successo planetario, anzi. Ma avere un successo planetario mica significa ottenere solo buoni giudizi da parte del più largo pubblico....e anche qui anzi. Bisogna evitare di fare confusione fra incassi al botteghino e pareri della gente in generale, che non sono la stessa cosa. Soprattutto considerando che, proprio per via della sovraesposizione mediatica ricevuta, il vampiro di Twilight è diventato celebre anche tra chi il film nemmeno l'ha visto o il romanzo nemmeno l'ha letto (la sovraesposizione mediatica ha comunque diffuso la descrizione del vampiro di Twilight attraverso passaparola, recensioni, commenti, ecc.). In realtà il vampiro di Twilight ha letteralmente spaccato il pubblico tra chi lo ha accettato e chi no. Non a caso è il vampiro di Twilight (non quello di Buffy o di Underworld o di altri prodotti simili) ad avere innescato tra la gente un significativo dibattito riguardo all'accettabilità di questa versione della creatura. Non c'è un vampiro tanto controverso come quello di Twilight, nel bene o nel male. Non c'è vampiro che attiri tante prese in giro, critiche o difese a spada tratta. Perchè? Perchè la Meyer ha introdotto significative modifiche all'immagine del vampiro rispetto a quello comunemente conosciuto, andando ad avvicinarlo sempre di più all'immagine dell'umano vivente e riducendo i suoi tratti di morto. Come ho tentato di spiegare in un post più su in questa pagina, l'accettabilità di un concept dipende molto dalla somma dei vari attributi che lo caratterizzano e se tale somma riesce più o meno a rientrare all'interno della coerenza narrativa con il concept a cui il pubblico è abituato. Dopo secoli di elaborazioni del vampiro con solo poche significative trasformazioni (a prescindere dalle piccole eccezioni che si sono manifestate nel tempo, tendenzialmente l'immagine del vampiro ha subito solo 3 trasformazioni maggiori negli ultimi 1000 anni circa; questo per dare un'idea di quanto sia lento l'uomo a deformare i concept profondamente radicati nella sua cultura) andargli ad assegnare troppe caratteristiche da umano vivente significa oltrepassare facilmente il confine della coerenza narrativa, ovvero la coerenza con l'immagine consolidatasi nell'immaginario comune della nostra cultura. Se si mantiene il giusto equilibrio di elementi, si possono modificare in maniera anche abbastanza libera tutta una serie di dettagli. Ciò che conta è che la somma totale degli attributi mantenga quell'equilibrio e faccia percepire ai destinatari sempre in qualche modo l'idea di vampiro che la gente ritiene essere corretta (così come ugualmente ci si aspetta che un gatto corrisponda all'immagine che abbiamo di un gatto, una mela all'immagine che abbiamo di una mela, ecc.). Nel caso del vampiro (o di altre creature non morte), come avevo tentato di spiegare più su, ciò che conta è che - alla fine della fiera - esso rimanga sempre e comunque percepibile come un cadavere rianimato, un abominio della natura, un mostro condannato a un'esistenza innaturale. I dettagli specifici della natura del vampiro (o non morto) possono anche cambiare, ma il risultato finale deve dare sempre quella resa, trasmettere quella percezione. Il problema del vampiro di Twilight è che ha aggiunto troppe caratteristiche degli uomini viventi e assottigliato di troppo le caratteristiche del morto. Il problema non sta nel fatto che il vampiro possieda un animo e delle sofferenze umani, oppure che faccia sesso, o che sia la rappresentazione ultraterrena dell'amore o chissà cos'altro si voglia decidere di inventare in connessione con il vampiro. Il problema è la somma di tutte le caratteristiche. Aggiungere alla totalità delle già molte caratteristiche da viventi quella di una mancanza di conseguenze nefande nell'essere un vampiro, comunque, è stata un'altra goccia che ha fatto traboccare il vaso. Come dice @Pippomaster92, infine, la relazione sentimentale tra Bella ed Edward è comunque un riferimento al sesso, soprattutto considerando che i due ad un certo punto hanno un figlio. E' un riferimento al sesso casto e non a quello puramente carnale, fatto per piacere, ma è comunque un riferimento al sesso. Diciamo che il vampiro di Twilight è la quintessenza del vampiro della Rice, portato al suo limite nell'ambito emotivo e sessuale (il vampiro come una creatura che prova passioni umane e che vive rapporti sessuali nello stesso modo in cui li vivono gli esseri umani). Ma quando al vampiro aggiungi talmente tanti elementi umani ed elimini tantissimi elementi riguardanti la natura cadaverica, tanto che quest'ultima finisce con l'essere richiamata praticamente solo dal colore pallido della pelle, allora il confine della coerenza narrativa si rompe e nasce quel rifiuto che ha spaccato enormemente l'opinione pubblica. A prescindere dal giudizio critico sulla qualità delle opere della Meyers (che non è mio interesse criticare), c'è da chiedersi e non pochi si chiedono: si sta ancora parlando di vampiro? Se io ti scrivo una storia di un gatto senza peli, con occhi umani, senza baffi, senza zanne e artigli, capace di camminare su due zampe, che indossa vestiti da uomo, con un muso e una testa diversi da quelli del tipico gatto, ma con una coda e con un naso simili a quelli di un gatto, sto ancora parlando di un gatto o sto parlando di una creatura del tutto immaginaria ma con la coda e il naso di un gatto?
  7. Stili di Gioco

    @ithilden In realtà non è così semplice. Perchè dietro all'accettazione di una narrazione o di un concept non sta solo il senso logico, ma anche il consenso di entrambi autore e lettore/spettatore/ascoltatore/giocatore. E' ciò che viene chiamato Patto Narrativo: perchè una narrazione sia considerabile da tutti valida, è necessario che tutte le parti - narratore e destinatari - stipulino un patto riguardo a ciò che è da considerarsi accettabile (patto ovviamente informale). E' ciò che succede, ad esempio, quando io autore decido che nel mio mondo Fantasy le nuvole sono fatte di zucchero filato e i lettori accettano come valida l'idea che in un mondo magico le nuvole possano essere fatte di un materiale diverso dal vapore acqueo, nonostante ciò normalmente non avrebbe alcun senso. Ma il Patto Narrativo non è da considerarsi scontato. Non è che, solo perchè l'autore ha presentato una cosa in maniera sensata all'interno della sua opera, allora i destinatari accetteranno automaticamente quella cosa come tollerabile. Difatti, molto del nostro giudizio si basa su fattori totalmente esterni a quello che è descritto dall'autore nella sua opera, come i nostri gusti personali, ma soprattutto i pensieri che ci vengono trasmessi dalla nostra società e dalla nostra cultura. Esistono concetti che vengono plasmati in decenni, in secoli o in millenni dalla nostra cultura e che ci vengono trasmessi attraverso l'educazione. Tali concetti l'interiorizziamo e, incosciamente, li rendiamo parte integrante del nostro pensiero, in quanto fin dalla nscita veniamo costantemente esposti alla loro presenza dalla società a cui apparteniamo. Pensate, ad esempio, ai concetti collegati dalla nostra società occidentale ai colori Bianco e Nero. In Occidente è scontato associare al Bianco i concetti di Luce, Positivo, Calore e Vita, mentre al Nero i concetti di Buio, Negativo, Freddo e Morte. Questo è un tratto distintivo, però, della nostra cultura occidentale di origine europea, mentre altre culture fanno associazioni diverse. In oriente, ad esempio, soprattutto là dove ridotta è stata l'influenza della cultura occidentale durante il periodo del colonialismo, il colore Bianco è associato ai concetti di Lutto, Morte e Ignoto. Un autore può presentare la sua invenzione narrativa nella maniera più sensata del mondo ma, se tale invenzione si scontra con l'idea che la gente ha di una cosa, Il Patto Narrativo non avrà luogo e i destinatari continueranno a ritenere quella cosa come inaccettabile. Il problema per gli autori nasce quando si cimentano con il tentativo di rivoluzionare concetti che sono profondamente radicati nella cultura di un popolo, dopo magari addirittura secoli o millenni di elaborazione. E' molto difficile riuscire a modificare in maniera radicale un simile tipo di concetti e, per poter riuscire a dare vita al Patto Narrativo con i destinatari, è necessario cercare di rimanere il più possibile all'interno della Coerenza Narrativa con il concetto tradizionale. Altrimenti, tra i destinatari s'innesca quasi automaticamente un rifiuto (naturalmente, ci sono persone capaci di tollerare di più l'innovazione rispetto ad altre, motivo per cui il risultato può variare; la maggioranza delle persone, tuttavia, tende ad essere conservativa). Questo succede, ad esempio, con il concetto dei Vampiri. Se ci fate caso, non importa quanto sia forte l'associazione con il sesso, se nel frattempo gli autori fanno in modo di mantenere sempre forte nel concept del vampiro la sua caratteristica di morto. Ad esempio, non ci sono mai state radicali prese di posizione contro i vampiri di opere come Buffy l'Ammazzavampiri, Underworld, D&D o Mondo di tenebra, proprio perchè - nonostante le eventuali deviazioni rispetto al folklore - tutti in qualche modo hanno inserito caratteristiche che confermavano nella mente dei destinatari l'idea che quella creatura era sempre e comunque un morto rianimato. Qual'è stata l'opera che, invece, ha innescato feroci polemiche da una grossa fetta di persone, tanto da generare oramai iconiche prese in giro? Twilight. E perchè? Perchè, l'autrice ha superato la linea della coerenza narrativa, creando un "vampiro" che molti hanno trovato irriconoscibile come tale rispetto all'idea da loro conosciuta, quella che è stata plasmata da secoli di storia (anche se loro magari consciamente non se ne rendono conto). Come gli stessi designer di D&D hanno ben compreso con la 5e, l'iconicità non è qualcosa che si può smantellare come se nulla fosse. L'autore può anche essere bravo a creare una coerenza interna alla sua storia, ma se la sua idea entra in conflitto con l'immagine iconica radicata profondamente nella cultura e nell'immaginario di un popolo, è come se avesse deciso di andare a scontrarsi a 200 all'ora contro un muro. Per questo, ripeto ancora, non è possibile pensare che possa valere tutto. Le parole evocano un significato ben preciso nella mente delle persone e, a meno di lenti cambiamenti nei concept durante i decenni/secoli, le idee più radicate nel nostro immaginario e nel nostro pensiero non possono essere trasfomate alla leggera, senza provocare un significativo rifiuto da parte dei destinatari.
  8. Stili di Gioco

    @ithilden Non ti preoccupare del fraintendimento. L'importante è chiarirsi. Ho voluto evidenziare bene il problema del blocco del dialogo fra di noi perchè già di norma è facile comprendersi male....se poi continuano a rimanere grossi fraintendimenti, il rischio di flame diventa alto. E sicuramente (come immagino nemmeno tu) io non ho iniziato questo discorso per finire in un litigio, trascinato dalla difficoltà di comprendersi a vicenda. Proprio per lo stesso motivo ho deciso di chiarire il fatto che ho un buon background storico. Non per mettermi in mostra, ma per fugare ogni dubbio...visto che ad un certo punto avevi sostenuto che le mie risposte si basavano su una visione troppo contemporanea della questione. Ho voluto subito chiarire che non è quello il caso. Riguardo al tema del topic, noto che tra noi due rimangono comunque ancora dei punti d'incomprensione: Per me non è di per sè un problema il fatto che un non morto "goda dell'idea del sesso" o anche della sua pratica. Non lo è mai stato. Il problema è la combinazione di tratti attribuiti a un non morto in generale. Come avevo risposto anche ad Ermenegildo e a Jiji, sta tutto alla combinazione dei tratti. Se un non morto è già di per sè fin troppo umano (come i vampiri post Anne Rice), la violazione della coerenza narrativa è a un passo dal presentarsi. Come dicevo ad Ermenegildo, nel caso delle creature dall'antico folklore non era problematico inserire il tema del sesso, perchè quest'ultimo era comunque equilibrato da numerosi altri tratti che mantenevano sulla creatura un'aurea mostruosa, innaturale o abominevole. Nei tempi più recenti si è spesso deciso di attribuire a certi non morti (il vampiro) già di base tutta una serie di caratteristiche umane essenziali, quali la personalità umana, l'emotività umana e la sofferenza umana. Si è, insomma, umanizzato il mostro (e credo sia risaputo che quando umanizzi una cosa, diventa più facile per le persone percepire in quella cosa un altro essere umano, dunque un vivente). Partendo da un vampiro umanizzato, quanto più si aggiungono ulteriori caratteristiche specifiche dei viventi, tanto più è facile oltrepassare il confine della coerenza narrativa. Il sesso e la passione sessuale di per sè non solo un problema o IL problema. Lo è la combinazione di caratteristiche nella loro totalità. Se il vampiro di per sè è già molto umanizzato (come succede spesso oggi), allora l'aggiunta del sesso può diventare un problema: dunque è necessario, più che in passato, inserire delle condizioni limitanti (come la da me già citata, all'inizio del topic, incapacità di provare piacere dall'atto sessuale o la possibilità di compiere sesso solo per un breve periodo con un grande sforzo). Nella letteratura gotica, quella in cui in particolare il vampiro ha assunto il ruolo di corruttore/tentatore/predatore, la lussuria davvero essenziale da mostrare era quella delle vittime, non del tentatore. Il vampiro gotico era veicolo di corruzione e il suo ruolo era quello di denunciare il rischio del cadere in tentazione. Interesse delle opere gotiche, riguardo a questo tema, non era tanto mostrare gli interessi dei vampiri (i quali erano antagonisti, non protagonisti; il punto di vista era sempre quello delle vittime, non dei mostri), quanto la minaccia della caduta dei protagonisti umani. Questa scelta tematica è sopravvisutta fino a noi oggi, nonostante sia comparsa una nuova scuola parallela a quella più tradizionale. Nelle storie più tradizionali non è importante mostrare ciò che interessa al vampiro, quanto evidenziare il fatto che la vittima rischia la vita (o addirittura la dannazione) se si fa tentare dal mostro. La lussuria protagonista di queste storie non è quella del vampiro, ma quella degli esseri umani (che se resistono sopravvivono, se cedono sono destinati alla perdizione e alla morte). Oggi in realtà la situazione è molto più combattuta di quello che si crede. Non è assolutamente vero che l'immagine del vampiro lussurioso ha preso del tutto sopravvento su quella tradizionale, anche se è decisamente vero che è diventata una immagine dominante al pari di quella tradizionale. Ma di per sè, come ho già precisato più su, non è un problema attribuire ai non morti la capacità di fare sesso, fintanto che si continua ad attribuire loro una grossa fetta di altre caratteristiche da morto. Nella stragrande maggioranza delle opere contemporanee basate sulla scuola della Rice, infatti, si è sempre avuto l'accortezza di inserire numerosi tratti che - nonostante la presenza del sesso - aiutano a rafforzare l'immagine di creatura morta, mostruosa, abominevole. I vampiri di Buffy sono in gran parte crudeli e sanguinari, e possiedono un aspetto vampiresco terrificante e cadaverico; i Vampiri della Rice sono cadaverici, demoniaci, limitati in qualche modo dalla loro natura soprannaturale, destinati alla dannazione eterna (intrappolati in una immortalità terribile); gli zombie di iZombie sono costretti a mangiare cervelli, pena il trasformarsi in creature inumane e fameliche. E' solo in alcuni casi, come in Twilight, che ci si è spinti troppo oltre, tanto da aver riscosso tante critiche, quante lodi (con Twilight si mostra chiaramente la spaccatura odierna dell'immaginario sul vampiro). Non c'è oramai nulla di tanto più iconico della presa in giro del vampiretto sensibile che sbrilluccica alla luce del sole, a dimostrazione di come la Mayer con Twilight abbia esagerato oltrepassando un certo limite che molti ritengono consciamente o inconsciamente da salvaguardare. In realtà, come ho tentato di spiegare a Pippomaster, il termine Non morto è meno ambiguo di quello che può sembrare. Non a caso, nonostante la decisione di descrivere vampiri capaci di fare sesso, molto difficilmente gli autori finiscono con il presentare vampiri che non possiedono le caratteristiche da me su descritte in uno degli ultimi post (quello in risposta a Pippomaster). Tutti tendono, consciamente o incosciamente, a inserire elementi di compensazione, per non smentire la natura di morto del non morto. Al momento solo raramente si è oltrepassato un certo limite, stemperando in maniera esagerata la natura morta del non morto. E' una cosa, però, su cui bisosgna stare attenti. Il sesso tra i non morti di per sè non è un problema, ma se la cretaura non morta possiede già numerose altre caratteristiche dei viventi, attribuire anche la capacità di fare sesso (e magari di procreare) può essere la goccia che fa traboccare il vaso.
  9. Stili di Gioco

    Se uno vuole, può anche sintetizzare tutto in una unica frase. Questo non rende quelle cose comunque meno diverse le une dalle altre. Come si può ben notare da questo topic, non necessariamente l'idea di un ritorno innaturale dall'aldià per tutti deve per forza implicare il mantenimento di diverse caratteristiche di un morto. Per alcuni, come ad esempio per l'autrice di Twilight, un ritorno innaturale dalla morte può anche significare il mantenere quasi tutte le caratteristiche di un umano vivente. Ciò in realtà va a smentire l'idea che il non morto sia un non morto......perchè se non possiede evidenti caratteristiche di un morto, allora è vivo (o ritornato vivo). L'ultimo punto, invece, non implica l'essere per forza malvagi. Riguarda l'essere perseguitati, o l'essere l'anatema dei vivi o della natura. Il Mostro di Frankenstein di per sè non è malvagio, ma questo non lo rende meno un pericolo per l'umanità. Il non morto per il suo semplice esistere è una minaccia per la vita, per i vivi o per la Natura. La sua esistenza è in qualche modo sempre una violazione, un'abominio, un pericolo. Ciò non significa che il non morto debba essere per forza malvagio. Significa solo che il non morto scombussola gli equilibri della realtà e, dunque, si rivela inevitabilmente una minaccia per qualcosa o per qualcuno, oppure che la Natura scelga di punirlo per ciò che è (difetti, limiti o altre condizioni imposte alla loro natura). Come anche in altre epoche (ad esempio, nel XV-XVI secolo, il periodo dell'inquisizione e della censura dei libri, la chiesa di certo non considerava legittimo scrivere opere che parlavano di sesso spinto, eppure ai tempi non ci si fece particolari problemi a farlo). Sicuramente non è un tema che nell'800 si sarebbe considerato accettabile, anche se c'è una grossa differenza tra il fatto che l'atto sia compiuto come azione brutale da parte del mostro o come scelta da parte della vittima. Sicuramente i vittoriani erano maggiormente interessati ad esplorare l'erotismo come mezzo di tentazione e corruzione, piuttosto che descrivere esplicitamente l'atto sessuale come oggi facciamo senza troppi problemi. Poi, beh, di letteratura anglossassone del XIX secolo anche io ne so fino a un certo punto.
  10. Stili di Gioco

    Capisco cosa intendi, ma la questione non è esattamente applicabile al contesto esaminato. Il termine "archivio", infatti, incarna un concetto così ampio e generico per cui è difficile definirne in maniera chiara i confini (dunque i limiti). IL termine "archivio" nei secoli è finito con il diventare talmente ambiguo da addirittura essere finito con l'incarnare diversi concetti differenti: lo stesso termine è usato per indicare un insieme di documenti, l'edificio in cui sono depositati i documenti, un gruppo ben preciso di documenti (ad esempio, i documenti di un preciso ufficio) o l'insieme dei documenti composti da molteplici gruppi di documenti specifici (ad esempio, i documenti appartenenti a uffici o enti differenti, sommati assieme in un unico insieme di documenti). E' anche per questo che il termine "archivio" si presta bene alla questione che porti. Il termine "Non morto", tuttavia, è ben più specifico del termine archivio, motivo per cui possiede un numero maggiore di caratteristiche che aiutano a identificarlo. Più un termine indica un concetto specializzato, più sarà facile riconoscerne i confini e, dunque, stabilire quando oramai non si sta più parlando di quella roba lì. Il concetto di Non morto possiede alcune caratteristiche in più rispetto a quello da te descritto: Era stato in passato una creatura viva, poi deceduta per qualche motivo. E' in qualche modo "tornata in vita" (in realtà il non morto non torna davvero in vita, perchè altrimenti si parlerebbe di resurrezione o di persona nuovamente viva). Continua a possedere diverse innegabili caratteristiche del morto (il non morto emula in qualche modo la vita, senza mai tornare ad essere realmente vivo; scimmiotta la vita, ma non è vivo). In quanto morto che si rifiuta di rimanere tra i morti, in quanto creatura che sfida le leggi della natura, è inevitabilmente in qualche modo antagonista della vita, dei vivi e della natura stessa. Il Non Morto, dunque, è sempre in qualche modo un pericolo per i viventi, una minaccia per l'esistenza e/o un abominio della natura. I vivi o la natura stessa, dunque, si scagliano sempre in qualche modo contro di lui, o lui si presenta come in qualche modo una diretta e inevitabile minaccia per i vivi e/o per la natura stessa. Il Non Morto, dunque, è ad esempio sempre visto come una minaccia dagli uomini, subisce delle soprannaturali limitazioni imposte dalla natura per via del suo essere abominevole, oppure non può fare a meno di danneggiare i viventi/la natura con la sua sola presenza o per via delle sue innaturali necessità. Queste caratteristiche si sono consolidate in secoli di elaborazione narrativa di questo concetto, il che rende molto difficile rimuoverle. Quando un concetto viene elaborato nei secoli e si fissa, è molto difficile modificarlo o negarlo. Certo, l'uomo ha sempre avuto la tendenza a snaturare nel tempo i termini e i concetti ad essi legati (al pari della sua contemporanea tendenza a conservare il più possibile intatte le cose che ritiene affidabili), ma se un concetto è ben radicato nella cultura di un popolo e non si presentano ragioni forti che spingano a rinnegare le caratteristiche del concetto originale, di solito la tendenza conservatrice ha la meglio. Detto questo, se vuoi sapere quando un Non Morto smette di essere Non Morto, ti basta guardare se possiede o meno le caratteristiche su descritte. Non c'è bisogno di descrivere la scena di sesso per dire che il vampiro fa sesso. Basta dire che il vampiro ha consumato un atto sessuale senza descriverlo, trucco comunemente usato in passato così come anche oggi.
  11. Stili di Gioco

    @ithilden A me sembra quasi che tu sia talmente preoccupato di criticare la mia posizione, da non dedicare abbastanza attenzione al contenuto dei miei post. Prima di andare avanti faccio una premessa, comunque: studio stora (dunque ho studiato anche antropologia culturale, e ho approfondito i tratti socio-culturali dell'epoca romana, dell'epoca medievale e di quella dell'età moderna) e so bene che la mentalità del passato era radicalmente diversa da quella di oggi. Stai sicuro che, se scrivo quello che scrivo, non è perchè sto facendo un'analisi basata solo su considerazioni legate al pensiero contemporaneo. Detto questo: Continui a sostenere che le mie risposte siano OT, quando non è assolutamente vero. Non è che ripeterlo continuamente lo rende più vero. Anzi, continuare a implicarlo a caso risulta maleducato. Come tu stesso dici, il tema del topic è: "E' sensato per un non morto avere la capacità di fare sesso?". E io con i miei post (sempre che li si legga bene) ho risposto: sì, è sensato, purchè siano presenti le giuste condizioni....condizioni che servono a mantenere integra la coerenza narrativa. La creatura non deve sembrare viva per essere un Non Morto. Può anche avere dei tratti di un vivente, ma non è viva e non deve apparire viva a lettore/spettatore/giocatore. Punto. Ciò significa che si possono inserire caratteristiche dei viventi di vario tipo, ma bisogna evitare di esagerare. Il sesso è utilizzabile, ma è necessario stare attenti al modo in cui lo si tratta e con cosa si combina questa caratteristica, perchè se si aggiungono troppi tratti viventi, il Non Morto smette di essere un Non Morto ma diventa un vivente. Continui a scrivere come se io avessi sostenuto che i Non Morti mai in qualunque caso debbano poter fare sesso. Sbagliato, mai sostenuto. Ho sostenuto, come sintetizzato di nuovo al punto precedente, che il tema del sesso è tranquillamente utilizzabile nel caso dei Non Morti, ma è necessario farlo alle giuste condizioni. I Non Morti non sono viventi, quindi non bisogna distruggere la coerenza narrativa. Significa che i vari tratti dei Non Morti devono avere un equilibrio: qualunque siano tali tratti, non devono far apparire il non morto come una creatura più viva che morta. La teoria psicologica da me descritta all'inizio non è mai stata riportata per sostenere che un tempo quello fosse il modo di concepire la natura dei viventi, dunque, dei morti. Era piuttosto una teoria descritta in risposta a chi aveva tirato in ballo le teorie psicoanalitiche. E' naturale che il concetto di Non Morto nei secoli non sia derivata dalle conoscenze psicologiche attuali. Ma pur non possedendo le nostre attuali conoscenze psiologico-scientifiche, i nostri precedessori legavano a ben precisi tratti umani la simbologia della vita (in particolare il battito del cuore, il respiro e l'atto sessuale). E' per questo che, per quanto tu mi venga a citare il particolare caso dei vampiri rom, la maggioranza dei folklori europei-occidentali hanno immaginato il vampiro come un morto che torna tra i vivi per predarli (e il sesso nella maggioranza dei casi è stato legato al vampiro come strategia di adescamento, più che come interesse primario del vampiro stesso). Poichè anche per gli uomini del passato il sesso era uno degli atti che più rievocavano la vita, raramente si è associato ai Non Morti la capacità di fare sesso o l'interesse a fare sesso. Se, poi, qualcuno qui mi tira fuori le teorie psicoanalitiche per spiegare perchè i non morti dovrebbero o non dovrebbero fare sesso, allora io gli provo a spiegare la cosa dal punto di vista della moderna psicologia. Ma questo è tutto un altro discorso. Il tema principale da me esposto è la necessità di rispettare la coerenza narrativa. E' inutile nascondersi dietro al discorso dei "morti viventi". Il concept del Non Morto così come consolidatosi dopo secoli di folklore e di letteratura, è quello di creatura morta che possiede alcune caratteristiche viventi. Se a quella creatura si attribuiscono troppe caratteristiche viventi, smette di essere Non Morta. Il vampiro del Folklore, anche in quei rari casi in cui era in grado di fare sesso, aveva molti altri tratti del morto ed aveva come suo tema fondamentale il concetto del morto che torna a predare i vivi. Mi attribuisci il fatto che per me il sesso sia solo la quintessenza della vita e mi citi il sesso vissuto come peccato, quando io per primo ho trattato questo argomento nel mio post precedente post (vedi la parte finale, dove ho risposto a Senzanome). Mai sostenuto che il sesso sia solo usato per implicare la vita....ma occhio che il sesso usato come simbologia del peccato con i vampiri e i non morti è più tipicamente (ovvero nella maggioranza dei casi, il che non significa la totalità) usato come strumento di adescamento, non perchè la creatura prova di per sè il desiderio di fare sesso. Il sesso è molto spesso presente come tema nelle storie di vampiri, ma per lo più questi ultimi sono descritti come intenti a usare la loro capacità di attrattiva sessuale non per arrivare a praticare sesso, ma per prendere la vittima in fallo e nutrirsi di lei. Nella maggioranza dei casi il vampiro non fa sesso, ma usa il desiderio sessuale del bersaglio per raggiungere il suo scopo primario (il sangue o la vita della vittima). L'immagine del vampiro che usa il sesso e quello del vampiro che fa sesso sono due cose molto diverse. Ti riferisci a me come se avessi sostenuto che mai e poi mai sia stata attribuita ai non morti la capacità di fare sesso, quando io ho parlato del fatto che nella maggioranza dei casi ciò non è successo. Occhio che parlare di "maggioranza" non significa parlare di "totalità". Lo stesso vale quando si usano espresioni come "raramente" (che intende "poco", non "nulla"), "tendenzialmente" o "dominante". I casi di attribuzione della capacità di fare sesso ai vampiri esistono sicuramente, ma per secoli si è trattato di rari casi, rispetto a una narrazione dominante focalizzata sull attribuire ai non morti (in particolare ai vampiri) l'immagine di creature morte tornate tra i vivi per nutrirsene o per perseguitarle. Se i non morti (nello specifico i vampiri) sono stati accostati al sesso, nella maggioranza dei casi è stato con l'intento di rendere il sesso un mezzo di adescamento (nella maggioranza dei casi il sesso interessa alla vittima, non al non morto), come già detto. Mi hai fatto numerose citazioni, non a caso molte delle quali contemporanee e post Anne Rice (che è stata l'autrice che ha innescato un ritorno e un ripensamento dell'immagine del vampiro, che poi si è evoluta in forme come quella descritta in opere come Vampiri la Masquerade, Buffy l'Ammazza vampiri, Twilight, Truie Blood, Vampire Diaries, ecc.; non è stato Twilight l'iniziatore del cambiamento; Twiight è stato solo uno dei nuovi estremi raggiunti nell'immaginario). E' solo in tempi più recenti che l'immaginario del vampiro ha sempre più integrato in sè stesso la caratteristica della pratica sessuale, come atto realmente e volontariamente compiuto dal vampiro. Casi di associazioni simili ne sono esistite anche prima, ma un tempo erano più una rarità. Nella maggioranza dei casi il vampiro è stato descritto semplicemente come il morto che torna in vita per perseguitare i vivi e nutrirsi di loro (come il vampiro del folklore inglese-americano diffuso tra il medioevo e il '700, quello che bisognava inchiodare nella bara, o rimuovergli la testa, o porgli un masso sul petto, per impedire che il cadavere rianimato dal diavolo tornasse per nutrirsi dei vivi) . L'associazione vampiro-sesso ha iniziato a diventare più solida a partire dal '700-800, con la nascita delle novelle e dei primi romanzi (che necessitavano di storie interessanti per attirare i lettori - con il romanzo nasceva la lettura d'intrattenimento di massa - e che erano scritte con un forte condizionamento morale cristiano). Come anche tu stesso hai detto e come io già avevo scritto, il tema del vampiro nell'europa cristiana è stato inevitabilmente associato all'immagine del tentatore e del corruttore, e la lussuria è sempre stata per la morale cristiana uno dei peccati più rappresentativi della corruzione (assieme alla superbia e all'avarizia/cupidigia). Arriva il gotico e l'interesse degli autori/lettori per i temi dell'oscurità, della corruzione, della maledizione, della decadenza, della morte e dell'incoscio (dunque dell'analisi dei lati oscuri dell'animo umano): questo spinge ad esplorare le immagini mostruose come simbolo di queste tematiche. Il Vampiro, in particolare, si vede enfatizzare il suo ruolo di creatura corrotta e tentarice, motivo per cui viene rafforzato il legame con il sesso. Il principale obbiettivo dei vampiri gotici, comunque, rimane il nutrirsi delle proprie vittime fino alla loro morte, motivo per cui il sesso continua in genere (non sempre) a essere usato principalmente come mezzo per tentare la vittima, così da adescarla e potersi nutrire di lei. Così avviene per la Carmilla, per i vampiri descritti in Dracula di Stoker o per il Vampiro di Polidori (descritto come seduttore - dunque tentatore/corruttore -, ma mai direttamente descritto come vampiro che fa sesso). La vera significativa diffusione del vampiro con davvero un forte interesse a fare sesso (a volte presentato interessato a fare sesso quasi al pari di quanto brami il sangue delle sue vittime) o a sviluppare legami emotivi con le altre creature attorno a lui, è avvenuta in tempi molto recenti. Per quasi tutto il '900 ha praticamente dominato l'immaginario del Dracula di Stoker, che ha teso con l'influenzare significativamente le altre opere realizzate sul tema. E' in particolarecon Anne Rice e con il suo Intervista col Vampiro del 1976, che c'è stato un nuovo sviluppo nel tema del vampiro. Il vampiro della Rice, in particolare Louis, è un vampiro decisamente più umano, più legato alle emozioni e con una psicologia più sviluppata. Ma sono ancora di più i successivi romanzi della Rice (Cronache dei Vampiri) che iniziano a svilppare in maniera ancora più significativa il tema dei vampiri passionali, legati spesso tra loro da relazioni di tipo emotivo e sessuale. Le opere della Rice hanno fatto scuola e, oltre a ispirare il famosissimo Gdr Vampiri la Masquerade, hanno finito con il costituire la base di partenza di opere successive, come Buffy l'ammazzavampiri, Vampire Diaries, Twilight, ecc., ovvero di opere che oggi sono spesso inserite nel genere del Paranormal Romance. In questo tipo di opere, il vampiro è sempre più associato all'atto sessuale, non solo usato come mezzo di seduzione per trovare delle vittime, ma sempre più presentato come atto praticato dal vampiro per proprio interesse personale, addirittura un mezzo da lui usato per esprimere la propria "umanità" e la propria intima carnalità. Naturalmente, oggi non è sopravvissuta solo questa immagine del vampiro, ma è ancora ampiamente diffusa quella più tradizionale, quella del vampiro mostro/predatore/corruttore. E' il caso di opere come Dal Tramonto all'Alba, Priest, Io sono Leggenda e Vampire di John Carpenter,o le numerose derivazioni dell'opera di Stoker o del suo Dracula. Ora, come ho già scritto diverse volte in questo topic, non è un problema l'associazione tra sesso e non morti. Sta tutto alle condizioni utilizzate in combinazione. I Non Morti sono tali se sono percepiti come morti con alcune caratteristiche dei vivi. Se si arriva al punto, come succede in Twilight, che la creatura possiede più caratteristiche di un vivo piuttosto che un morto, si arriva al punto di annullare la coerenza narrativa...e allora non si sta più davvero parlando di un non morto. Si sta parlando di altro, anche se ci si fissa con l'idea di usare il termine non morto a caso. @Ermenegildo2 Ripeto per la centomilionesima volta. Il sesso legato ai non morti ho sempre detto che ha senso, ma deve essere introdotto alle giuste condizioni. Nel folklore del passato il vampiro raramente aveva anche la facoltà di fare sesso, ma quantomeno non era umanizzato. Il vampiro era comunque presentato come un mostro, come un morto con caratteristiche spaventose, terribili e/o abominevoli. Anche le creature ibride, come i Dampiri, ricevevano comunque caratteristiche anomale che le rendevano sinistre, abominevoli. Nel folklore il mostro era e rimaneva un mostro. In quel caso la peculiarità sessuale viene comunque ridimensionata dalla natura palesemente abominevole della creatura. Ma se, come succede nei romanzi di oggi, il mostro viene umanizzato e lo si presenta con personalità, passioni e sofferenze come quelli umani, aggiungere pure la capacità di fare sesso e il desiderio di farlo (e magari addirittura la capacità di procreare) significa rischiare di superare abbondantemente la soglia della coerenza narrativa. Il Non Morto non è un vivente e, dunque, deve sempre possedere caratteristiche che ne rivelino la natura da morto, da mostro, da creatura abominevole. Se la creatura possiede per lo più caratteristiche da essere umano vivente, allora è un essere umano vivente. Ripensa al mostro di frankenstein. Egli sarà pure dominato dalle passioni umane, ma non ne ha il controllo, è orribile a vedersi, ha un aspetto cadaverico, ha una forza inumana, ha una resistenza inumana (è in grado di viaggiare per mesi nel freddo del polo senza risentirne in alcun modo). E' in cerca di una compagna, ma non è dato sapere se è in grado di fare sesso o di concepire un figlio. Non è umano, anche se il suo animo è più sensibilie di quello del "mostro" che è il suo creatore (che simboleggia la mostruosità dell'umanità, pronta a compiere crudeltà inaudite, tra cui il peccare di arroganza nel volersi ergere al livello di Dio). Il Non Morto, anche se possiede alcuni tratti significativamente umani, deve sempre apparire come un morto, come una entità che non dovrebbe esistere tra i vivi. @Ji ji Sono in buona parte d'accordo, infatti è ciò che ho tentato di spiegare (magari in maniera un po' troppo complessa e caotica) nel mio primo post. Il punto che io avevo aggiunto, semplicemente, è che, sì, ha senso che il non morto sappia fare sesso, ma in questo caso deve essere inserita una compensazione che non squilibri il concept del non morto ed eviti la violazione della coerenza narrativa. Vedi quello che ho appena risposto appena qui sopra a Ermenegildo. Tutto sta nella combinazione, insomma. Bisogna raggiungere un certo equilibrio che non distrugga la coerenza narrativa. Vuole fare sesso ed è in grado di procreare, ma appare terrificante, abominevole e diabolico. Possiede ancora la personalità che aveva da vivo, è in grado di fare sesso, ma solo se consuma sangue per poter praticare l'atto. Può fare sesso senza sforzo, ma appare come un cadavere e non è in grado di procreare. E così via. Ci deve essere sempre qualcosa che mantenga viva la natura abominevole del morto che torna nel mondo dei vivi, violando in questo modo le leggi stesse della Natura con la "n" maiuscola. Altrimenti il concept viene meno. E se si pretendesse che non viene meno, significa che tutto diventa possibile e che non esiste più alcuna regola valida. Posso decidere che l'aria è solida, che le nuvole sono fatte di terra, che i cani sono fatti di bolle di sapone, che gli uccelli possiedono scaglie, che i gatti sono cani, ecc. Perchè si possa parlare di un concept bisogna rispettare le caratteristiche di quel concept o, quantomeno, una buona fetta di esse.
  12. Stili di Gioco

    Dal punto di vista del tuo gusto...che è più che lecito. Tanti altri possono non essere della tua stessa idea. Anzi, considerando come alla fine l'immagine del vampiro che fa sesso sia molto rara nella totalità delle rappresentazioni del vampiro create fin ora, direi che ai più non viene spontaneo immaginare un vampiro che fa sesso. Detto questo, ripeto, non c'è nulla di male a considerare giusta l'idea di un vampiro capace di fare sesso. Semplicemente, come ho spiegato più su, nel caso del vampiro introdurre simili caratteristiche è un gioco rischioso, proprio perchè di per sè esso già possiede tante altre caratteristiche dei viventi. In linea generale, poi, ai più tenderà a risultare strano che un non morto sia capace di compiere una azione tanto rappresentativa degli esseri viventi. Nella filmografia e nei film si tende, piuttosto, a vedere di norma vampiri che adescano i bersagli con la promessa di sesso. Solo recentemente con i film alla Twilight si è introdotta naggiormente l'immagine del vampiro che fa sesso. Nella maggioranza dei casi delle storie passate, invece, i vampiri gaiscono solo come adescatori, attirando sessualmente le vittime per nutrirsene e magari ucciderle quando sono vulnerabili. Tipicamente è il sangue che interessa ai vampiri, non il sesso. Non mi stupisce, inoltre, che siano i vampiri ad essere di norma maggiormente accostati con il sesso. Non solo sono di solito dipinti come i non morti più umani (non uno standard obbligaorio), il che non significa che siano quasi del tutto umani, ma - come meglio spiegherò più sotto - il vampiro nella corrente letteraria gotica nasce come rappresentazione della corruzione, oltre che della morte, dunque tentazione, dunque lussuria, dunque creatura che tenta la vittima attraverso il sesso. Non a caso, però, per lo più il vampiro usa il sesso solamente come mezzo per attrarre la preda, non perchè gli interessa il sesso di per sè. Anche qui, ognuno ha giustamente la propria prospettiva e il proprio gusto. Ma se ci si riferisce al vampiro reso celebre dalla letteratura gotica (e dai suoi derivati fino a Intervista col Vampiro di Anne Rice - sono stati i romanzi successivi della Rice a introdurre per la prima volta un cambiamento emotivo-sessuale nell'immagine del vampiro), esso è più che altro incarnazione della morte e della corruzione. Il vampiro gotico, che trae ispirazione dal folklore di origine medievale e dell'età moderna, è innanzitutto rappresentazione della morte che minaccia costantemente i vivi. Il vampiro, assieme ad altre creature non morte (come i fantasmi, il mostro di Frankenstein o la mummia), incarna l'immagine del morto che torna dall'aldilà per minacciare vivi. Incarna, insomma, la paura della morte, la paura che la morte possa essere passata ai vivi per semplice contatto con i morti, la paura che l'ignoto dell'aldilà possa nascondere incubi terrificanti, la paura che i morti possano decidere di tornare a sfogare la loro ira sui vivi. Il vampiro gotico, inoltre, rappresenta il tema della corruzione. La letteratura gotica nasce in un periodo storico profondamente religioso. Il vampiro è finito con l'essere accostato, dunque, all'idea dell'anima dannata rifiutata dal paradiso, del demone tentatore che alberga in un cadavere, del mostro che rimane tra i vivi rubando la vita altrui e seminando corruzione ovunque vada. Il vampiro gotico non ha interesse nel sesso, quanto nell'usare il sesso e altri atti corrotti per tentare le sue vittime, portarle sulla via della perdizione e usare le loro debolezze per nutrirsi di loro. Per la letteratura gotica la creatura che rappresenta gli istinti è, al limite, il Lupo Mannaro. In alternativa c'è il Mr Hide del dottor Jeckil (rappresentazione più istintiva e viziosa dell'animo umano). Il vampiro tradizionale non è interessato al sesso, ma usa il sesso solo come mezzo per arrivare a un fine.
  13. Stili di Gioco

    Premessa: Ithilden, sono pienamente In Topic. Ho dato una spiegazione sul perchè secondo me i non morti non debbano essere in grado di fare sesso come i viventi, non allo stesso modo almeno. @ithilden @Ermenegildo2 @Senzanome Non avete colto il punto del mio discorso. Piuttosto, sembra che alcuni di voi stiano facendo confusione tra la mia tesi (la necessità di rispettare la coerenza narrativa) con l'argomentazione che ho usato per dimostrare la mia tesi (la spiegazione scientifica dietro all'atto sessuale). Il tema da me esposto non è se i non morti debbano essere del tutto incapaci di fare sesso in ogni momento (non a caso nel primo mio post in questo topic ho anche concordato sul fatto che i non morti che fanno sesso possono avere pienamente senso, alle giuste condizioni narrative). Ciò che ho cercato di spiegare, forse magari in una maniera un po' complessa, è che l'essenziale è che si rispetti la coerenza narrativa con il concept "non morto". E' la coerenza narrativa la cosa fondamentale. Come ho scritto già 2 volte, le parole hanno un significato preciso. E' tranquillamente possibile creare delle varianti ai concept, ma la modifica non deve mai superare un certo grado. Superato un certo limite, non ci si sta più referendo a quel concept ma a un altro...e al limite si sta appicicando impropriamente un nome su qualcosa che con quel nome non ha nulla a che fare. Il concept del Non Morto prevede che la creatura possieda in gran parte caratteristiche di un morto (o di un'anima defunta) e possieda solo limitatamente caratteristiche tipiche dei viventi. Nel momento in cui a un Non Morto si assegnano più caratteristiche di un vivente rispetto a quelle di un morto, smette di essere un Non Morto, ma diventa un vivente con alcuni problemi di salute. E' tranquillamente possibile assegnare a un Non Morto alcune delle caratteristiche più salienti dei vivi, come la capacità di fare sesso e procreare, ma bisogna stare attenti a come le si presenta, a quali altre caratteristiche dei viventi si affianca loro e al risultato finale che si ottiene. Se il risultato finale è una creatura che praticamente è identica o quasi simile a un vivente, allora è praticamente un vivente. Se il supposto "non morto" può mangiare come un vivente, può procreare come un vivente, può decidere di respirare come un vivente, può decidere di far funzionare il suo metabolismo come quello di un vivente e non subisce penalità sovrannaturali per la sua natura "non morta", allora in realtà è un vivente. Come accade in Vampiri, è tranquillamente possibile assegnare a un Non Morto molteplici caratteristiche di un vivente, ma in questo caso bisogna condizionare/limitare tali caratteristiche per rafforzare la natura cadaverica/ultraterrena della creatura: sa piangere, ma piange sangue; può spingere il suo cuore a battere o i polmoni a respirare, ma solo per brevissimo tempo; può mangiare cibo umano, ma il corpo non ne trae nutrimento e, piuttosto, deve vomitarlo per non rimanerne intasato (il non morto non va in bagno); se possiede un corpo, può avere la possibilità di fare sesso, ma non è in grado di provare le sensazioni che prova un umano e non è in grado di procreare. Come ho scritto, è una questione di coerenza con il concept. Per parlare di una cosa bisogna fornire una descrizione coerente con quella cosa. Se si esce dal seminato non si sta più parlando di quella cosa. Altrimenti io posso decidere che esistono uccelli con le scaglie, montagne fatte totalmente d'acqua, la neve fatta di fuoco, ecc. Detto questo, il motivo per cui è molto più difficile immaginare un collegamento tra il sesso e i non morti è il fatto che ci sono pochi atti umani che sono maggiormente collegati al tema della vita come il sesso stesso. Fin da quando è nato l'essere umano l'attività sessuale è stata associata in maniera indissolubile al tema della vita, in quanto è l'atto che genera la vita, è l'atto della procreazione (anche se non necessariamente viene compiuto per quello, il nostro immaginario oramai è abituato ad associare indissolubilmente il sesso con la procreazione, dunque con la vita). Nei millenni, quindi, questo ha reso l'atto sessuale uno dei simboli stessi della vita umana. Il respirare, il battito del cuore e la capacità di fare sesso sono le caratteristiche che più di ogni altro simboleggiano la vita e che, dunque, caratterizzano i viventi. Chi è in grado di mettere in pratica questi 3 atti, sarà percepito come vivo. Naturalmente anche altre caratteristiche sono elementi importanti per la vita e per identificare un vivente, ma quelle tre sono quelle che associamo maggiormente all'idea di "vivo". Se una creatura non morta è in grado di respirare, di far battere il proprio cuore e di fare sesso come un vivente, è un vivente. Come ho scritto più su , questo non significa che non si possa assegnare a un Non Morto simili caratteristiche. Ma per poterlo fare, è necessario fare in modo che non sia in grado di compiere quegli atti allo stesso modo di un vivente: in parole povere, un non morto deve poterli compiere in maniera estremamente limitata o deformata. La creatura Non morta più difficile da gestire in questo senso sono i Vampiri, perchè soo i non morti che già possiedono numerose caratteristiche dei viventi (tipicamente almeno almeno camminano, ragionano, possiedono la capacità di movimento fino - insomma, possono manipolare gli oggetti e usare utensili -, parlano, sono capaci di organizzarsi in società complesse, mantengono in qualche modo la propria identità umana, quantomeno a uno sguardo veloce possono essere scambiati per umani). Aggiungere nuove caratteristiche viventi ai vampiri, dunque, rende sempre più difficile giustificare l'espressione "non morto". Con i vampiri, insomma, è molto più facile rischiare di oltrepassare il confine della coerenza narrativa. Per questo, non è possibile assegnare alla leggera certe caratteristiche dei viventi ai vampiri, come la capacità di fare sesso. Se si vuole farlo, è necessario introdurre delle condizioni che aiutino il lettore/spettatore/giocatore/ecc. a ricordare che la creatura è un non morto e non un vivente con poteri soprannaturali. @Senzanome So benissimo che non tutti i Non Morti sono uguali. Il mio discorso della coerenza narrativa è fatto tenendo conto delle varie forme che un Non Morto può avere. Il tema dei vampiri lo avevo affrontato nel primo post solo per rispondere a chi aveva aperto una parentesi più specificatamente collegata ai vampiri.
  14. Stili di Gioco

    @Pippomaster92 @Ermenegildo2 Attenzione, però, che possedere la capacità di simulare funzioni biologiche non significa essere in grado di replicarle nella loro forma più completa o, ancora più importante, essere in grado di godere da esse le medesime sensazioni. Lo stesso Vampiri (sia Masquerade che Requiem) descrive la capacità dei Vampiri di imitare certe funzioni biologiche umane come qualcosa di approssimativo, tenue, un atto incapace di trasmettere al vampiro le stesse sensazioni che prova un essere umano. Anzi, Vampiri tende (com'è giusto che sia) a sottolineare come anche il più umano dei Vampiri rimane sempre e comunque in qualche modo un cadavere, non più nella possibilità di replicare certi atti umani nella loro purezza. Sono emulazioni....perchè il vampiro non è più, a prescindere dai poteri soprannaturali posseduti o dal sangue assunto, una creatura vivente. Come cercherò di spiegare ancora meglio di seguito, la questione è in questi termini per una inevitabile necessità di coerenza narrativa. O un Non Morto possiede significative caratteristiche di un morto (è un cadavere ambulante o uno spettro), oppure non è un Non Morto (Vampiri, masquerade e Requiem, è ben consapevole di questo aspetto). Leggete di seguito il resto della risposta. @ithilden il mio discorso sull'aspetto psicologico non è stato pensato per cercare di spiegare scientificamnte qualcosa che nasce dalla creatività umana. Il vero nocciolo del discorso non è il tema scientifico, infatti. La questione essenziale da tenere sempre a mente quando si parla di narrazione (e di creature o personaggi narrativi) è la coerenza narrativa. Le parole significano sempre qualcosa di ben preciso, gli archetipi nascono per rappresentare ben precise tipologie di personaggi, temi e concetti hanno sempre un ruolo ben preciso. Usare un nome significa sempre evocare qualcosa di ben preciso, qualcosa che - soprattutto se si tratta di un termine usato da decine, centinaia o addirittura migliaia di anni - inevitabilmente viene evocato non appena quel nome viene pronunciato. Tu puoi anche decidere che Pippo rappresenti un pomodoro animato, ma quella parola negli occidentali evocherà sempre e comunque l'immagine di un ben preciso cane animato, quello ideato dalla Disney. Le espressioni "vampiro" o, più genericamente, "non morto" rappresentano un concept ben preciso, consolidatosi in decenni, addirittura secoli, di definzione narrativa. E' possibile nscondersi dietro a tutte le ambientazioni o i Gdr del mondo, ma rimane che "vampiro" o più genericamente "non morto" sono espressioni che incarnano caratteristiche ben precise. Se un non morto possiede più caratteristiche di una creatura viva, piuttosto che di una creatura morta, allora non si parla più di non morto. Punto. Se un vampiro è in grado di camminare alla luce del sole, è in grado di mangiare tranquillamente, è in grado di provare le stesse sensazioni fisiche di una persona vivente ed è in grado di procreare come un vivente...allora è un vivente. E' inutile nascondersi dietro alla scusa "è un'altra ambientazione". No! Non si tratta di un non morto, perchè non ha alcuna caratteristica del non morto. Si tratta, piuttosto, di una creatura vivente con poteri sovrannaturali di tipo "dark". Esiste una certa soglia oltre alla quale viene a mancare la coerenza narrativa. Se si oltrepassa quella soglia, non si può più parlare di quel concept. Un non morto non è un vivente. Se un non morto è descritto come una creatura con caratteristiche quasi del tutto simili a un vivente, allora non è un non morto. E' un vivente con poteri soprannaturali. Il termine Vampiro in quel caso sarà solo usato a caso per abbellire il personaggio, senza però usare più nulla di ciò che il termine vampiro richiede di base perchè questo termine abbia ancora senso. Un non morto è un cadavere che possiede ancora la capacità di agire nel mondo dei viventi, oppure uno spettro che non è andato nell'aldilà. Ciò significa che un non morto deve possedere le caratteristiche di un cadavere o di uno spettro, piuttosto che le caratteristiche di un vivente. Non c'è storiella che tenga che possa far venire meno questa necessità narrativa. Altrimenti non si sta più parlando di non morto. @Senzanome Stai facendo confusione. I bisogni fisiologici sono le pulsioni fisiche che ti spingono a compiere o a trovare interessante un atto. Nel caso di un atto sessuale, il bisogno fisiologico è il bisogno fisico che si prova riguardo alla propria necessità di soddisfare la brama di piacere fisico che l'atto sessuale è in grado di provocare (insomma, è tanto il piacere che provi, quanto il desiderio fisico - non quello emotivo e razionale - di riprovare ancora quel piacere in future occasioni). L'Istinto alla procreazione si collega a questo bisogno fisico, sì, (l'istinto non è un processo razionale - anche se di solito viene razionalizzato - ed è piuttosto stimolato dalle esigenze fisiologiciche che proviamo), ma occhio a non fare confusione fra bisogno fisiologico e impuslo instintuale. In ogni caso, per rispondere alla tua particolare domanda, anche gli omosessuali a livello istintivo fanno sesso per necessità procreative, anche se di fatto non ottengono risultato. L'istinto non è una pulsione razionale, ma irrazionale. A prescindere da tutto, la stessa pulsione sessuale nasce dal bisogno istintivo dell'essere umano di procreare. A prescindere dalle nostre scelte razionali, il nostro corpo ci spinge a fare sesso perchè siamo biologicamente programmati a mettere in circolazione il più alto numero di figli possibili (e anche il piacere legato all'atto si deve a questo; la sensazione di piacere ha lo scopo di aumentare le probabilità che noi si compia quell'atto). A livello razionale poi acquisiamo la libertà di fare sesso con chi vogliamo, ma a livello biologico/istintivo si tratta di un processo che esiste per un motivo preciso. Per il resto ti rimando alla risposta più sopra: il tema fondamentale è la coerenza narrativa. Se uno vuole, può inventarsi di tutto e di più (anche che i diavoli sono buoni, che gli uccelli possiedono scaglie, che le montagne siano fatte di caramelle o che i terremoti sono eventi che tipicamente allagano la terraferma). Ciò che è fondamentale chiedersi è: quando una cosa smette di rappresentare il concept a cui in teoria farebbe riferimento? Come ho scirtto più su, ci si può nascondere dietro le scuse quanto si vuole, ma le parole hanno un significato preciso, così come i concept narrativi. Un terremoto è un terremoto. Un uccello è un uccello. Una montagna è una montagna. Un diavolo è un diavolo. Un Vampiro è un vampiro. Un non morto è un non morto.
  15. Stili di Gioco

    Gente, tenete presente però che per la Psicologia la Psicanalisi di Freud è cosa superata da un bel po' di anni. Non che su questo argomento la psicologia smentisca le posizioni di Freud, anzi. E' bene, però, ricordare che le teorie psicanalitiche non sono più le teorie in voga. Detto questo (AVVISO: da qui in poi andrò un po' sull'esplicito).... Come per quanto riguarda molte pulsioni dell'essere umano, oggi si ritiene che il desiderio sessuale sia composto da due aspetti distinti: uno fisiologico e uno psicologico. Da un lato c'è il bisogno fisico e istintivo che spinge all'urgenza della procreazione, come risposta alla primordiale necessità di salvaguardare la sopravvivenza della specie e, contemporaneamente, soddisfare un bisogno fisico di piacere. Dall'altro c'è il bisogno intellettivo ed emotivo di praticare del sesso per soddisfare il proprio bisogno consapevole (dunque razionale) ed emotivo, che si collega alla nostra consapevole necessità di trovare il modo di soddisfare i nostri piaceri per ottenere una certa realizzazione/soddisfazione personale (il che può andare dall'appagamento di un proprio desiderio immediato - il sesso come intrattenimento personale - , alla volontà di raggiungere un obbiettivo più complesso e ragionato, come il voler mettere al mondo un bambino perchè si desidera avere un figlio). Questi due aspetti non necessariamente sono sempre collegati fra loro. Per farvi più facilmente un'idea della questione, pensate alla differenza che c'è tra il bisogno fisico/fisiologico di nutrirsi e il desiderio legato alla gola. E' tranquillamente possibile essere spinti dalla gola a provare il desiderio di mangiare qualcosa di succulento (ad esempio, dei dolci), anche se in quel momento non si è affamati (e, quindi, non si ha la necessità fisiologica di mangiare - in soldoni, non si prova vero appetito). Se, tuttavia, non si è in grado di provare la pulsione fisiologica o questa è inibita/ostacolata, è difficile che il puro e semplice desiderio psicologico basti. Se manca il bisogno fisico, quello spicologico inevitabilmente ben presto si attenua. Immaginate la sensazione che provate quando siete pieni fino al colmo dopo un'abbuffata: anche se una bella torta normalmente vi ispirerebbe desiderio, a prescindere che siete o meno affamati, la sensazione di pienezza vi spingerebbe comunque a provare un senso di rifiuto (o addirittura di nausea) per quella torta normalmente così attraente. Essere consci che una cosa per noi è psicologicamente attraente, non significa nulla se alla lunga il bisogno fisico non corrisponde al desiderio psicologico. Se il nostro corpo non reagisce di fronte a uno stimolo (o addirittura lo rifiuta), presto o tardi il nostro desiderio psicologico inizia ad annullarsi (o a diventare rifiuto, nel caso di una sensazione fisiologica negativa - pensate a ciò che provereste nei confronti di una cosa che costantemente vi ispira nausea). Ciò succede per il fatto che, anche se l'aspetto psicologico può funzionare in maniera in parte indipente rispetto a quello fisico, alla lunga si conferma il fatto che i desideri nascono prima di tutto come una sensazione di piacere fisiologico (la bella sensazione provocata dal tatto, dalla vista, dal gusto, dall'olfatto e/o dall'udito), che poi noi traduciamo e complichiamo in emozioni e bisogni razionali. Se viene a mancare il piacere fisiologico può magari rimanere il ricordo di un passato piacere, ma non si sarà più capaci di rievocare la stessa sensazione fisiologica di piacere (il che farà provare insignificanza o, nel peggiore dei casi, piuttosto repulsione per qualcosa che un tempo si amava). Tornando ai vampiri (tra i pochi non morti abbastanza intelligenti da mantenere una consapevolezza del proprio essere e un ricordo del proprio passato). Questi possono anche essere capaci di ricordare ciò che provavano e desideravano quando erano in vita, ma il loro metabilismo da non morti inevitabilmente funziona in modo diverso. Anche nel caso in cui fossero in grado di mimare fisicamente certi atti, rimangono dei morti....il che significa che mancano del tutto della capacità fisiologica di innescare la sensazione di piacere necessaria per godere dell'atto sessuale....o, al limite, questo piacere risulta decisamente attenuato. Si può tirare in ballo tutta la magia o il sovrannaturale che si vuole, ma un vampiro rimane per sua natura un cadavere ambulante. Il che significa che il suo sangue non gira più spontaneamente nelle vene, il cervello non è più alimentato dal sangue allo stesso modo e, dunque, non sarà più capace di innescare le stesse reazione bio-chimiche necessarie a determinare certe sensazioni come quando la persona era viva. Un vampiro può ricordare che in vita gli piaceva fare sesso, può ricordare l'idea del piacere provato facendo sesso, ma ciò non significa assolutamente che egli o ella sia in grado di provare ancora quel piacere. Anche decidendo che il potere sopravvaturale possa consentire fisicamente di praticare sesso, ciò non significa che il vampiro sia in grado di provare le sensazioni fisiologiche connesse a quell'atto. Allo stesso tempo, non significa assolutamente che possa provare la pulsione fisiologica di praticare quell'atto. Un vampiro è per definizione un cadavere ambulante, anche se intelligente: questo significa che per definzione il suo corpo non è in grado più di funzionare come quello di un vivo, il che significa che il vampiro non potrà mai più provare le sensazioni di un corpo vivo. Questo significa che, anche se il vampiro dovesse ricordare cosa significa psicologicamente avere piacere nel fare sesso, non significa assolutamente che sarà capace di provare effettivamente piacaere nel fare sesso. Come detto più su, però, se una persona vede ridotta la sua capacità di provare piacere fisiologico nel fare qualcosa (detta anche libido), inevitabilmente con il tempo si ridurrà anche il suo bisogno psicoligico di praticare quell'atto. Anche se il vampiro in vita aveva amato straordinariamente fare sesso, da morto non proverà più quel piacere e, anche se ci provasse ancora, non sarà più in grado di apprezzare (fisicamente e psicologicamente) l'atto sessuale come accadeva quando era in vita. Manterrà i suoi ricordi del suo amore per il sesso e magari proverà il desiderio di continuare a provare ad appagare quel suo vecchio amore....senza, però, provare nulla di particolare interessante. E, con il tempo, il vampiro inizierà a perdere interesse nei confronti di qualcosa che oramai non gli garantisce piuù quella soddisfazione che gli dava un tempo. Piuttosto, se proprio fosse suo interesse continuare a fare sesso, diventerebbe una pratica meccanica, fatta tanto per farla e non perchè gli suscita nuove sensazioni, dunque nuove emozioni. Finita l'analisi psicologica. L'atto sessuale tra vampiri è giocabilissimo nei Gdr, ad esempio come Vampiri. Non differentemente da come l'ho descritto più su, però, si tratta di qualcosa di giocabile più come una sorta di rievocazione di una pratica umana (illudersi di aver salvato una parte della propria umanità praticando azioni che compierebbe un umano, mettere in atto azioni che si è sempre compiuto a prescindere che si provino o meno le stesse sensazioni, ecc.) o come una necessità meccanica da praticare per poter raggiungere uno scopo (intrattenere un/a umano/a o cercare di non farsi individuare), piuttosto che qualcosa di compiuto perchè si provare reale piacere nel farlo. In questo caso ha un valore per il gioco e per la narrazione? Sì. AIuta ad esplorare il conflitto tra uomo e mostro, tra vita e morte. Sicuramente l'idea che i vampiri in generale possano fare sesso come normali esseri umani ha poco senso. O i vampiri, come tutti i non morti, sono cadaveri ambulanti o persone morte, o non lo sono. Quando si decidere di dare forma a una creatura, bisogna sempre porre attenzione a cosa questa creatura implica narrativamente parlando. O una persona è morta o è viva. Le due cose assieme non possono esistere. Questa circostanza, infatti, si chiama incoerenza narrativa. Il vampiro non morto di nome ma che di fatto è a tutti gli effetti vivo, in realtà non è un non morto. Se una cretura possiede più caratteristiche dei vivi piuttosto che dei morti, vuol dire che è una creatura viva. E' su questa base che bisogna giudicare le creature....non se sono di D&D o non di D&D. Solo per essere precisi, comunque, le vampirelle di Bram Stoker sono a tutti gli effetti Vampiri (non succubi) e agiscono in maniera sessualmente provocante solo per attrarre la preda, renderla inoffensiva e per nutrirsene quando questa ha abbassato la guardia. Le vampirelle usano il sesso come strategia di caccia. A loro non interessa praticare sesso, ma solo far credere alle prede che il sesso sia il loro obbiettivo. Ciò che interessa alle vampirelle è il sangue delle loro vittime.