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Dragons´ Lair

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  2. Partecipiamo al funerale di un amico, e poi ci ficchiamo in quello che potrebbe essere il nostro. Il gruppo accorre al capezzale di Edward Alistair Hargrove, gravemente ferito. Fortunatamente sta meglio di quanto sembri e, dopo un breve ma proficuo colloquio con il Tenente Martin Poole, gli investigatori si ritirano a casa di Elizabeth Thompson per riposare. L'indomani partecipano al funerale di Jackson Elias, dove fanno la conoscenza dei suoi curatori testamentari. Poi decideranno di visitare Little Africa, sulle tracce di una Anne Winters misteriosamente scomparsa. Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1919, 17 gennaio Ci incontriamo tutti all'ospedale, accorsi al capezzale di Edward Alistair Hargrove. Fuori dalla sua stanza, incontriamo il Tenente Martin Poole: è un uomo immerso nel torpore, trasmette una sensazione di svogliatezza e sufficienza. Si rivolge a noi per chiederci cosa sia successo e chi siamo (anche se ammette, in seguito, di aver già indagato su di noi: sa che siamo - eravamo - amici di Jackson Elias). Poole afferma che questo è il primo caso di omicidio fallito di una lunga serie accomunata da circostanze misteriose e da un'arma del delitto decisamente atipica. Ma il fatto stesso che sia stato tentato un omicidio di questo genere è inspiegabile dato che il presunto assassino, Hilton Adams, è dietro alle sbarre di Sing Sing e sarà giustiziato a giorni (o meglio, come dice Poole: "sta per incontrare Sparkie!"). Intuisco dunque che sotto al velo di torpore ed apparente indifferenze c'è dell'altro: mi bastano poche domande ben piazzate per far breccia sull'uomo, frustrato ed adirato. È in collera con l'agente Robson del quarto distretto, trova a dir poco riprovevole le modalità con cui Robson (facendogli le scarpe dopo essere saltato fuori dal nulla) ha preso in mano il caso del serial killer di Harlem e di come poi l'ha chiuso appoggiando totalmente le supposizioni del prof. Mordecai Lemming. Riesco a convincerlo a farci parlare con Adams persuadendolo del fatto che quest'ultimo, forse, si sarebbe sbottonato un po' di più sull'accaduto trovandosi di fronte a dei civili piuttosto che ad uomini in divisa. Avremo un appuntamento con lui tra il 18 ed il 19 di gennaio, giusto prima dell'esecuzione fissata per il 22… esecuzione che certamente avverrà, a meno che non venga trovata una prova che testimoni in modo schiacciante l'innocenza di Adams, come l'arma del delitto! Quel coltello, chiamato Mumbala, ha all'estremità dell'elsa una sorta di affilatissimo timbro che viene utilizzato per marchiare il bestiame. Ebbene, il mumbala che ha ucciso Jackson e gli altri ha un'effige ben precisa, il simbolo de La Lingua Scarlatta: se anche il coltello che ha ferito Alistair avesse la stessa effige allora significherebbe che qualcun'altro ha compiuto gli omicidi, e non Hilton. Già… il mumbala che ha ferito Alistair… quell'arma che, nella foga del momento, mi sono infilato nella tasca interna dell'impermeabile e che ora preme contro il mio fianco, ancora insanguinata. Decido di consegnare l'arma: potrebbe scagionare un innocente, e potrebbe convincere Poole a fidarsi ancora di più di noi: avere l'appoggio della polizia nelle nostre indagini non sarebbe affatto una brutta cosa. Mi assento per un momento, con una scusa mi reco alla toilette e faccio un paio di foto al coltello prima di separarmene. Proprio in quel lasso di tempo un infermiere entra nella stanza di Alistair, un tal Jackie Wallace, un giovane afroamericano dall'aria pulita e curata. Più tardi Alistair ci racconterà che il giovanotto gli ha rivolto molte domande sul suo stato di salute e non solo: l'ha interrogato sull'arma che l'ha ferito e su una setta della quale Hargrove ha affermato di non sapere nulla. Molto sospetto, per un infermiere… Consegno dunque l'arma a Poole, il quale ne è entusiasta, ma che dopo un rapido esame scuote il capo deluso: l'effige tagliente dell'elsa è diversa, rappresenta un serpente, decisamente differente dalla Lingua Scarlatta impressa sulla fronte del buon Jackson. Il poliziotto dunque si congeda, restiamo d'accordo di rimanere in contatto in attesa di poter essere ricevuti di Adams. Nel frattempo Alistair si è alzato e ci chiama a gran voce: tra le sue lenzuola era stato nascosto un documento, uno stralcio di Cartella clinica che qualcuno ha voluto farci trovare. Forse Wallace? Alistair afferma di non essersi accorto di nulla. Si tratta di uno stralcio degli appunti di Roger, il marito di Lizzie, su Roger Carlyle! Dei rumori dal vicolo ci allertano: schiamazzi di ragazzi ed il pianto di un infante. Oscar si affaccia alla finestra e discende rapidamente la scala anti incendio, affrontando due teppisti che stanno prendendo a calci un sacco di iuta. Il nostro compagno interviene appena in tempo, salvando dai maltrattamenti dei due ragazzacci un povero gatto scanchenico (pare chiamarsi Wu, che si unisce di buon grado al nostro variegato gruppetto di gentiluomini e gentildonne). Ci rechiamo a casa di Elizabeth per la notte. Stanchissimi, crolliamo in un sonno senza sogni. 1925, 18 gennaio Appena svegli, andiamo da un veterinario per far visitare il gatto malconcio e poi passiamo alla banca di Liz per depositare, presso la sua cassetta di sicurezza, gli indizi recuperati nella camera di Jackson la notte del suo assassinio. Nel frattempo, Margaret Rockefeller ed Elizabeth Thompson chiedono a Slimy, l'autista, di accompagnarle all'Astoria Hotel per cercare di incontrare Anne, la quale non si è ancora fatta viva da ieri sera. Strano, da parte sua, non essersi presentata all'ospedale. Anche perchè il Tenente Poole ha affermato di averla contattata telefonicamente tramite la reception dell'albergo per comunicarle l'accaduto, invitandola a presentarsi all'ospedale per qualche domanda - proprio come ha fatto con il resto di noi (eccetto che con me, che ho per primo ho contattato le forze dell'ordine denunciando l'accaduto). Slimy è stranamente taciturno e scuro in volto, mette in moto la sfarzosa auto di Margaret e si avvia verso l'Astoria. Approfittando di una sosta al semaforo, borbotta qualcosa sulle "indagini nei bassifondi" e poi getta un sacchetto alle due passeggere. Un sacchetto che contiene una cosa orrenda: una lingua umana! La lingua, apprendono Margaret e Liz, di Slimy. L'uomo si era spinto troppo oltre con le sue domande, e gli è stato dato il benservito… ora, al volante dell'auto, c'è un uomo travestito da autista. Un uomo che, una volta sollevato il berretto, le due donne hanno già visto nella fotografia scattata da Alistair ai tre individui in fuga dalla stanza di Jackson. È uno degli assassini! L'uomo accelera bruscamente, intende portare le nostre compagne chissà dove per farle fuori. Margaret prende una decisione drastica: incurante del luogo e del contesto, estrae dalla borsetta un piccolo revolver e fa fuoco, colpendo l'assassino alla nuca. La macchina sfreccia ora senza controllo per le strade della città, con l'acceleratore tenuto pigiato dal peso del cadavere. Solo la prontezza di Liz consente alle due di salvarsi: ella riesce a spostare il corpo esanime ed a prendere il volante, facendo decelerare il veicolo fino al suo completo arresto. Le due donne ci raggiungono al funerale di Jackson, scosse e preoccupate, riferendoci l'accaduto. Inoltre hanno appreso dalla receptionist dell'Astoria che, dopo la telefonata di Poole, Anne è uscita per poi non rientrare più. Dove si sarà cacciata? La chiesa è vuota: ci aspettavamo un gran viavai di persone per l'ultimo saluto ad un così famoso scrittore, ma oltre a noi sono presenti solo due distinti uomini ben vestiti ed un attempato sacerdote. Facciamo così la conoscenza di Carlton Ramsey e di Jonah Kensington, rispettivamente avvocato ed editore di Jackson Elias. Entriamo in sintonia con i due gentlemen, per merito di Alistair che condivide con loro quanto compiuto da Jackson in Perù durante la nostra spedizione del 1919. Gli uomini ci riconoscono come gli eredi spirituali di Elias, e ci affidano inaspettatamente i suoi appunti oltre all'accesso ad un fondo di denaro da utilizzare per uno scopo: concludere la missione di Jackson, svelare la verità sul misterioso caso Carlyle. Jackson, infatti, era fermamente convinto che i membri della spedizione Carlyle - dati per morti in Africa - siano in realtà ancora tutti vivi! Elias ha infatti ripercorso, prima della sua dipartita, i passi della spedizione di Roger: Mombasa, Shangai, Londra… luoghi che, come fatto dal nostro amico, dovremmo visitare per riuscire ad unire i puntini di questo mistero. I due uomini ci affidano i seguenti documenti, la cui lettura è stata portata a termine in un secondo momento: Appunti di Jackson, 1 Appunti di Jackson, 2 Appunti di Jackson, 3 Lettera a Jonah Kensington Appunti di Roger Carlyle Articolo del NY Times Prendiamo congedo da Ramsey e Kensington per dedicarci ad una questione più impellente: trovare Anne, che ancora non ci ha fatto avere sue notizie. Ci dirigiamo nuovamente all'Astoria e tentiamo un approccio diverso: anzichè cercare risposte dalla reception, ci rivolgiamo all'usciere che a sua volta ci indirizza all'autista di un blue cab posteggiato lì di fronte: curiosamente, infatti, l'usciere ha visto Anne salire su un blue cab anziché su di un yellow cab. Perché mai la nostra amica avrebbe dovuto prendere un taxi riservato alla gente di colore che solitamente fa la spola verso Harlem? L'aiutista ci è molto d'aiuto: sebbene non abbia trasportato in prima persona Anne, ci racconta di un blue cab rubato in circostanze misterioso il giorno precedente. L'autista è stato trovato morto e lui non era di turno la sera precedente: facendo due più due, supponiamo che il terzo assassino di Jackson si sia impossessato di un taxi e si sia finto un autista, per portare l'ignara Anne verso Little Africa per… Un momento: Little Africa! L'unica zona di Harlem presso la quale ad oggi non sono stati compiuti omicidi. Il sospetto diviene certezza: Anne è in serio pericolo. Dobbiamo trovarla. Il sole tramonta sulla fredda giornata invernale ed una luna gibbosa sorge, preannunciando una notte di sangue. Ci facciamo accompagnare dal blue cab all'incrocio tra la 138 e la 139, di fronte al Fat Maybelle's, un tempo una gelateria ed ora un club frequentato perlopiù da neri. È un postaccio che da sulla strada… un tempo doveva essere un luogo accogliente e luminoso frequentato da famiglie allegre, ora è uno Speakeasy fumoso, ai tavoli siedono persone dallo sguardo torvo che ci osservano con diffidenza attraverso la vetrina ingiallita. Gli edifici attorno sembrano tutti abbandonati, dando al quartiere un'aria spettrale. Giriamo attorno al locale, capendo che non è posto dove il nostro ingresso sarebbe benaccetto, e cerchiamo qualche traccia del passaggio di Anne. Troviamo all'angolo un fermaglio caduto tra la neve sciolta: apparteneva proprio a lei! Di fronte a noi, in posizione diametralmente opposta rispetto al Fat Maybelle's, un'insegna segnala la "Juju Hause", un bazar che offre in vendita oggetti di ogni genere provenienti dal continente africano. Una coincidenza? Ci appartiamo all'interno di un locale sfitto a poca distanza per studiare che accade lungo la strada: i nostri sospetti sulla Juju Hause vengono confermati da un insolito viavai di gente: bianchi e neri di diverse levature sociali percorrono il vicolo buio ed entrano nel bazar, nessuno di loro esce e dalla vetrina il negozio continua a sembrare deserto. Dove andrà tutta quella gente? Ci sarà forse un sotterraneo… un luogo dove i membri di una setta possono incontrarsi indisturbati! Anche due agenti di pattuglia entrano nel negozio, uscendone dopo poco con aria visibilmente soddisfatta: sicuramente il loro silenzio è stato comprato con qualche mazzetta di banconote. La setta potrà agire indisturbata stanotte, qualsiasi cosa i suoi membri abbiano in mente. Dobbiamo assolutamente intervenire per salvare Anne, che certamente si trova lì dentro. Liz e Margaret decidono di entrare nel negozio, fingendosi interessate ad entrare nella setta, mentre Alistair ed Oscar tenteranno di intrufolarsi passando dal tetto. Io sono uno zoppo, sarei d'intralcio in un'azione così acrobatica, pertanto mi apposto nei paraggi ed osservo la scena. Sotto ai miei occhi, la situazione degenera: l'uomo dietro al bancone del negozio deve aver smascherato l'imbroglio delle mie compagne dopo qualche scambio di battute (mi pare di aver sentito qualcuno pronunciare la parola "Chakota"… dove l'ho già sentita?) in quanto estrae da dietro al bancone un fucile a pallettoni che punta contro di loro, intimandole di precederlo scendendo attraverso una botola celata nel pavimento. Vorrà forse portarle dai cultisti, per interrogarle ed ucciderle! I miei compagni irrompono dal tetto ma troppo tardi, la bolola si è già richiusa. Scoprono un campanello collegato alla porta del negozio che sicuramente funge da allarme, aprono quindi una finestra per permettermi di accedere. Rapidamente apro la botola e guardo giù: al termine di una lunga scala a pioli scorgo l'uomo (Silas N'Kwane, questo era il suo nome) puntare il fucile contro Liz e Margaret ordinando loro di proseguire verso un corridoio buio. Agisco d'istinto: raccolgo un estintore e lo lascio cadere attraverso la botola, la gravità fa il resto: Silas giace ora a terra, la testa spaccata. Inoffensivo. Con il senno di poi mi pento di averlo ucciso: avremmo potuto stordirlo per poi interrogarlo, ma ora la sua bocca resterà chiusa per sempre ed i suoi segreti se ne sono andati con lui. Raggiungiamo le ragazze scendendo la scaletta e, con circospezione, proseguiamo tutti assieme attraverso il corridoio adornato da simboli tribali che termina con una porta chiusa. Cautamente schiudiamo l'uscio e ci troviamo al cospetto di una vasta sotterranea sala circolare totalmente deserta. Un vero e proprio mattatoio, il pavimento è sudicio e le pareti sono coperte di simboli propri della cultura Africana. Da un pozzo sul pavimento, chiuso da una pesante grata circolare, provengono urla disperate e suppliche: è lì che i cultisti devono tenere i prigionieri rinchiusi in attesa di sacrificarli! La grata deve essere apribile tramite il grande argano meccanico posto lì accanto: assieme a Margaret mi precipito in quella direzione, cercando di capire come manovrare il macchinario: il tempo stringe, non possiamo abbandonare quella gente lì sotto ed i membri della setta potrebbero tornare da un momento all'altro. Alistair e Liz, nel frattempo, individuano un serie di nicchie scavate lungo le pareti. In una di esse trovano Anne! È viva ma catatonica: è vestita di stracci, invoca aiuto, ma nonostante non ci sia nulla a trattenerla non si muove e non fugge. Sembra pietrificata ed assente… i miei due compagni tentano di trascinarla via proprio mentre aziono finalmente l'argano. Con clangore metallico la grata viene sollevata, permettendo ai prigionieri di uscire… No. Non sono prigionieri quelli che escono dal pozzo, ma una massa informe di corpi e volti cuciti assieme, una mostruosità deforme che lascia dietro di se una scia viscida, un abominio che non dovrebbe poter esistere ma che invece è.
  3. Su questi esempi sono d'accordo con te, ma prendiamo ad esempio altre abilità: Orientamento, Impartire ordini, Ascoltare...giusto per citarne alcuni, senza considerare quelli per cui muoversi è parte integrante dell'azione stessa: Correre, arrampicarsi, seguire tracce, nuotare ecc. o quelle per cui è richiesto un ragionamento, in genere la abilità che vanno con MEMORIA. Se mi dici sparare in movimento ci sta, ma già solo un semplice combattimento corpo a corpo (rissa) sarebbe impensabile farlo da fermo... Strano che non sia presente nulla che tratti la dinamica del round nel manuale se non legata al combattimento.
  4. Bentornato e benritrovati tutti quanti. 😊
  5. La Grande Mela ci accoglie con una scia di sangue Sei anni dopo la Spedizione Larkin, il gruppo si riunisce a New York. È il vecchio amico Jackson Elias ad averli convocati, inviando loro (nel corso degli anni) una serie di Ritagli di giornale su Roger Carlyle. Ma ad aspettarli nella Grande Mela toveranno solo il corpo straziato di Jackson, tre loschi individui, una misteriosa ventiquattrore ed una lunga serie di omicidi legati alle fasi lunari… Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1925, 15 gennaio Povero, povero Jackson! Non appena abbiamo notato il suo insolito ritardo ci siamo insospettiti e siamo saliti a cercarlo, ma siamo arrivati troppo tardi. Dinnanzi a noi si palesa uno spettacolo a dir poco macabro: un assassinio efferato si è consumato nella stanza 405, il nostro vecchio amico giace riverso sul letto in una pozza di sangue, straziato da una moltitudine di ferite, con l'addome squarciato e le viscere srotolate sul pavimento. È una visione raccapricciante, troppo simile a quei ragazzi sventrati dalle bombe e dal filo spinato in Belgio per lasciarmi indifferente. Dolori e tristezze vecchie e nuove si mescolano… Trattengo i conati di vomito e cerco di ragionare lucidamente: siamo nel posto sbagliato ed al momento sbagliato, la polizia sarà qui a momenti e di certo non crederanno al fatto che ci siamo ritrovati in una stanza non nostra per caso. Ci sarebbero troppe cose inspiegabili da dover spiegare a chi non ha visto ciò che abbiamo visto noi a Puno. Sulla scrivania di Jackson Elias, i suoi effetti personali sono sparpagliati in un disordine che per nulla si confà alla persona che era. Mappe, lettere, fotografie… decidiamo di raccogliere tutto e di riporlo nella sua ventiquattrore che è gettata lì accanto, stando attenti a non lasciare impronte, e di andarcene alla svelta. Per precauzione scatto delle foto di tutto: degli appunti di Jackson, della salma straziata… notiamo un dettaglio curioso: sulla fronte del nostro amico è stato inciso un simbolo con un coltello, che ricorda un sole o qualcosa di simile. L'abbiamo già visto, impresso sul petto di Augustus Larkin. Un rumore attira l'attenzione di Alistair, a cui avventure vissute in Texas sulle tracce del fantomatico Bigfoot devono aver affinato i sensi: dalla finestra spalancata, che lascia entrare refoli di aria gelida, provengono suoni metallici. Si sporge quel tanto che basta per adocchiare tre loschi individui (un bianco e due neri) discendere in tutta fretta la scala di emergenza che da sul vicolo. Con prontezza di spirito, passo la mia nuova Leica mk1 (un prodigio della tecnica tedesca! Finalmente una macchina fotografica tanto compatta da risultare tascabile, dal peso di appena 350 grammi, con una formidabile ottica 50 mm f/3.5 ed un sistema di messa a fuoco a telemetro e flash incorporato… ma sto divagando) dicevo, passo la mia nuova Leica al vecchio azzeccagarbugli il quale in tutta fretta si adopera per scattare una fotografia ai tre balordi. Tre uomini con lunghe vesti e nastri di stoffa rossa avvolti attorno alla testa… e quelli che luccicano alle loro cinture sono forse dei lunghi coltelli? I tre riescono a discendere la scala e si danno alla fuga, e udendo una sirena avvicinarsi di gran carriera decidiamo di fare altrettanto. Con prudenza affrontiamo l'ascesa, atterrando sani e salvi sullo stretto vicolo cieco affianco all'ingresso del Chelsea Hotel. Ci facciamo coraggio e ci dirigiamo all'uscita della stradina, proprio mentre la volante della NYPD accosta. Due agenti si precipitano all'interno dell'hotel, altri due restano di piantone fuori. Inutile dire che ci notano immediatamente. A questo punto è stata Elizabeth Thompson a salvarci, improvvisando una pavoneggiante scenetta durante la quale ha dato sfoggio di tutto il suo ego Broadwayano per ammaliare gli agenti e zittire i loro interrogativi. Fortuna ha voluto che uno dei due fosse un afroamericano, proprio come lei, il quale l'ha subito riconosciuta e si è prodigato per farci allontanare in tutta fretta ed in sicurezza. Buon'anima… Elizabeth qui si congeda: dovrà esibirsi a Broadway, è impegnata in un musical dal titolo "Argento Nero" e ne avrà per un paio di giorni. Si farà viva lei, dice. Speriamo non le accada nulla di spiacevole! La nostra prossima meta è un luogo sicuro presso il quale rinfrancarci e meditare sull'accaduto: ci dirigiamo a casa di Margaret Rockefeller, che con gentilezza decide di ospitarci. Il suo autista ci viene a prendere nel giro di poco, e ci accompagna presso il suo appartamento sito al terzo piano di un lussuoso edificio della nascente down-town. L'autista sembra un vero avanzo di galera, un omaccione con il viso solcato da una lunga cicatrice ed uno sguardo che uccide. Mi chiedo cosa una donna come Margaret possa avere a che fare con un individuo del genere! Chissà cosa l'ha convinta ad assumerlo, forse il senso di sicurezza che deriva dall'essere accompagnata in giro da un tizio che sembra capace di mettere al tappeto chiunque? Casa Rockfeller mette i brividi, ha l'aspetto di un museo dimesso: anticaglie, quadri e reperti affollano gli ambienti, oggetti raccolti dal defunto marito nel corso degli anni. Buia e fredda, ma a suo modo sicura per dei fuggitivi dalla scena di un crimine! Dunque sparpagliamo sul tavolo il contenuto della valigetta appartenuta al compianto Jackson, e ci tuffiamo nel rompicapo. Elenco di seguito quanto da noi rinvenuto, con relative deduzioni emerse nel corso della serata: Una fotografia ritraente delle imbarcazioni le cui velature mi fanno pensare ai natanti tipici dell'Indocina, con sullo sfondo un maestoso palazzo. Tra le piccole barche emerge, parzialmente nascosta dalle vele, una nave più moderna e di dimensioni ben maggiori. Scopriremo nei giorni seguenti che la mia intuizione geografica era corretta: si tratta del porto di Shangai, l'edificio sullo sfondo è il Consolato Britannico. Foto di Shangai Una lettera su carta intestata di Harvard, da parte di una certa Miriam Atwright, con la quale la donna informa Jackson del fatto che il libro da lui richiesto non è disponibile in quanto preso in prestito da ignoti e più restituito. Una telefonata di Anne, ex studentessa del prestigioso ateneo, provvidenzialmente ci fornisce il titolo del libro: "Le Sette Misteriose d'Africa". Una lettura decisamente da Jackson! Lettera da Harvard Un biglietto da visita della Fondazione Penhew di Londra. Penhew… come Sir Aubrey Penhew, egittologo che ha seguito Carlyle nella sua spedizione? Biglietto da visita Penhew Fundation Una lettera di un certo Warren Pesant, avvocato, indirizzata a Roger Carlyle. Con la missiva, Pesant informa che un certo Faraz Najir possiede degli oggetti peculiari che Carlyle cercava e che è disposto a venderglieli. Come avrà fatto Jackson a mettere le mani su una lettera confidenziale?! Lettera a Roger Carlyle Una confezione di cerini, vuota, con impresso il logo di una tigre su campo arancione e l'indirizzo dello "Stumbling Tiger Bar". La confezione è stata stampata da una ditta di Shangai. Scatola di Cerini Un biglietto da visita della Emerson Imports, con sede a New York. Sul retro è scarabocchiato un nome: Silas N' Kwane. Biglietto da visita Emerson Imports La locandina di un comizio intitolato "Il Culto delle Tenebre", tenutosi presso la New York University alle 20:00 di un giorno non meglio precisato. Anche questo genere di cose è tipico di Kackson! Locandina del convegno Una fotografia ritraente una cicatrice simile a quella impressa a Jackson sulla sua fronte. Ad osservarla meglio, ricorda l'orribile morso di un Kharisiri. Solo il buon Dio sa dove Jackson può averla trovata! Foto della cicatrice Un calendario del 1925, senza nessuna annotazione particolare. Apparentemente innocuo. Calendario 1925 Una mappa di Harlem, cosparsa di stampigliature di timbri che ricordano le fasi lunari, impresse con inchiostro rosso. La mappa ne è piena, e sembrano convergere attorno al quartiere di Little Africa… il quale è perfettamente sgombro da qualsiasi timbro. Cosa significheranno quei simboli vergati sulla cartina? Mappa di Harlem Un mazzo di tarocchi dall'aria preziosa, stampati su una carta pregevole al tatto ed arricchiti da dorature. Manca all'appello la carta numerata 18. Ci scervelliamo sui reperti fino alle due di notte, poi crolliamo esausti. 1925, 16 gennaio Ci risvegliamo nella tetra casa di Margaret e tentiamo di stabilire un piano d'azione. Il giornale di oggi apre con un lungo articolo sull'omicidio di Jackson, scritto da una certa Rebecca Shosenburg, la quale chiude la cronaca alludendo a presunti legami con una serie di delitti commessi ad Harlem nello scorso anno, per i quali è stato arrestato un tal Hilton Adams - detenuto a Sing Sing e condannato a morte. Secondo la cronista, questo nuovo assassinio potrebbe rimettere in discussione il caso, e la polizia (nella persona del Tenente Poole) non si è espressa a tal proposito. Ney York Times, 16 gennaio 1925 Io decido di giocarmi la carta del giornalista, e faccio appello alle mie conoscenze nel settore. Chiamo la redazione del New York Times, sperando di rintracciare un vecchio amico con il quale poter discutere degli omicidi menzionati sul giornale: il pensiero che possano essere collegati a quanto accaduto a Jackson mi inquieta. Non ho fortuna, ma il centralinista mi accorda ugualmente il permesso di visitare gli archivi della cronaca nera. Sarà una ricerca complicata, ma almeno è un inizio. Oscar Navarro ed Edward Alistair Hargrove verranno a darmi manforte, ci aspetta una giornata immersi tra polvere e ritagli di giornale. Anne Winters e Margaret Rockefeller, invece, tenteranno la sorte nella speranza di recuperare una copia de "Le Sette Misteriose d'Africa" presso la biblioteca cittadina. Ci separiamo, dunque, con l'intento di ricongiungerci per cenare insieme. Giunti alla sede del Times, affacciata alla caotica Times Square,veniamo rapidamente indirizzati alla sezione dell'archivio dedicata alla cronaca nera. Si tratta di una materia ritenuta di serie B, in secondo piano rispetto agli articoli di politica, storia e filosofia che tanto vanno di moda oggi, e pertanto nessuno ci fa troppe domande sulle nostre reali intenzioni. Nell'archivio incontriamo, a sorpresa, proprio la giovane Rebecca Shosenburg. Rebecca è una ragazza apparentemente isterica, ci inonda con un fiume interminabile di parole e continua a borbottare tra se e se, ma ci è di grandissimo aiuto! Alistair, con la sua solita ingenua franchezza, le mette subito sotto al naso la mappa di Harlem costellata di timbri ed io colgo la palla al balzo ipotizzando un collegamento tra la posizione dei timbri ed i luoghi degli omicidi imputati ad Hilton Adams. La giovane reporter si illumina: dopo una breve ricerca, conferma la mia tesi: sulla mappa di Harlem sono stati marchiati i trenta luoghi che sono stati scenario degli altrettanti delitti! Scopriamo, inoltre, una curiosa coincidenza: la fase crescente della luna, ovvero quando ha in cielo la forma di una C, viene denominata "Argento Nero": proprio come il titolo dello spettacolo di Liz. Davvero buffo! Rebecca continua le sue analisi ed insieme realizziamo che tutti gli omicidi sono avvenuti attorno al ventesimo giorno del mese… ovvero quando la luna è nella sua fase calante. La reporter ci conferma che Hilton Adams è stato colto sul fatto, sorpreso nel luogo dell'ultimo (fino a ieri) omicidio con in mano un lungo coltello. La maggior parte delle vittime ha origini kenyote, mentre nessuno di esse era di etnia asiatica; Rebecca ci conferma che nessun omicidio ha avuto luogo a Little Africa, la zona della mappa sgombra dai timbri rossi… Chiedo alla Shosenburg se per caso ha delle foto dei corpi scattate sulle scene del crimine: la donna non ne ha, tutta la documentazione è stata consegnata dalla polizia al Professor Mordecai Lemming, incaricato dalla NYPD di stabilire se gli omicidi fossero di tipo rituale (l'uomo ha smentito la tesi attribuendo le morti a scontri tra gang di minoranze etniche, venendo encomiato dal distretto di polizia per il suo lavoro). Inoltre, la reporter si rende disponibile a cercare di metterci in contatto con la moglie di Hilton: solo tramite lei, infatti, possiamo sperare di riuscire a parlare con il carcerato. Vorrei potermi confrontare con lui, per cercare di scoprire qualcosa di più. In cuor mio inizio pensare che non sia lui l'assassino, oppure che agisse per conto di un'organizzazione che ha provveduto poi a sostituirlo con un nuovo sicario per portare a termine qualche oscuro compito. Questi omicidi non sono solo frutto della scelleratezza di un pazzo, penso che ci sia qualcos'altro sotto… qualcosa di terribile, ma che per la salvezza di tutti deve essere portato a galla e affrontato. Si è fatto tardi: ringraziamo Rebecca per la sua disponibilità e ci dirigiamo verso il luogo di incontro pattuito con Margaret ed Anne. Ci incontriamo al Limbo, un tetro ristorante poco lontano da casa Rockfeller. Qui condividiamo le nostre scoperte, e le due donne ci mettono a parte di quanto da loro scoperto: la biblioteca cittadina, effettivamente, annoverava tra i suoi volumi anche una copia de "Le Misteriose Sette d'Africa", copia rubata due anni or sono. La bibliotecaria ricordava la copertina del volume, recante un simbolo ben preciso: lo stesso simbolo con il quale il buon Jackson è stato marchiato, un simbolo chiamato "La Lingua Scarlatta". Una coincidenza inquietante, ammesso di poterla definire tale. Mi sembra sempre più palese il fatto che il nostro amico Elias sia stato ucciso da qualche fanatico, appartenente ad una sorta di setta forse. Ma perché? Cosa aveva scoperto? Le nostre compagne inoltre hanno avuto occasione di consultare alcuni degli scritti del Prof. Lemming: forse varrebbe la pena di incontrare anche lui, questa storia degli scontri tra gang mi sembra una scusa atta a coprire una verità molto peggiore. Finito di cenare, ci salutiamo: decidiamo di lasciare a Margaret un po' di intimità, non volendo approfittare oltre della sua ospitalità, e ritorniamo ai rispettivi alberghi. Anne ed Oscar alloggiano in una struttura di prim'ordine, mentre io ed Alistair, ben meno facoltosi, ci siamo dovuti accontentare di una stanza all'Hotel Alcazar, nella Midtown. Il tragitto verso l'Alcazar è tranquillo, sebbene incrociamo una moltitudine di brutte facce: New York è tanto sfavillante e sfarzosa quanto povera e maleodorante, ed il nostro albergo non ha proprio nulla di sfavillante e sfarzoso. È una struttura fatiscente, una sorta di ostello, che ci fa rimpiangere l'aria opprimente dell'appartamento di Margaret. Ad ogni modo, ci corichiamo confidando di poter riposare almeno un poco. Domani andremo al funerale di Jackson, sarà una giornata impegnativa. Mi sveglio nel cuore della notte, allertato da un grido strozzato e da una serie di tonfi che sembrano provenire dal corridoio. Noto che Alistair non è nel suo letto, e temo subito il peggio. Mi alzo di scatto, uscendo dalla stanza in pigiama, non prima di aver infilato nelle braghe il mio coltello e la fida Smith & Wesson M1917. Seguendo il baccano, mi precipito verso il bagno del nostro piano e mi trovo dinnanzi ad una scena decisamente inaspettata! Il buon Alistair è avvinghiato ad un nero che stringe tra le mani un lungo coltello dalla lama lucida, i due si dibattono lottando sul pavimento, il nastro rosso che cinge la testa dell'aggressore giace srotolato a terra. Con un colpo di reni, il mio compagno riesce ad immobilizzare il manigoldo, per un istante, quel tanto che mi basta per seguire il mio istinto: sollevo il revolver ed esplodo un singolo proiettile .45 che, a distanza così ravvicinata, impatta con la testa del nero spaccando parte del cranio. Il farabutto stramazza a terra, morto sul colpo. Alistair appare gravemente ferito, corro alla reception imprecando ed urlo all'attendente di chiamare un'ambulanza che giunge dopo poco a sirene spiegate, accompagnando il mio compagno all'ospedale per le opportune medicazioni… è ferito, ma vivo e cosciente, si riprenderà. Torno di sopra e nascondo lo strano coltello ricurvo usato per aggredire Mr. Hargrove, e riconosco dunque l'uomo: era uno degli aggressori di Jackson, quel che rimane della sua faccia corrisponde con il viso fotografato ieri sera durante la loro fuga dal Chelsea Hotel! Mi precipito a perquisire il corpo: nel taschino dell'abito trovo una carta, con la medesima foggia del mazzo di tarocchi trovato nella camera di Jackson: è il 18. La Luna. Carta dei Tarocchi Non mi resta che aspettare l'arrivo degli agenti per la compilazione del verbale. Fortunatamente, di questi tempi, se un bianco spara ad un nero nessuno fa troppe domande. 1925, 17 gennaio, note sparse Gli scienziati hanno confermato che il prossimo 24 gennaio sarà possibile osservare la prima eclissi solare del secolo in un continente occidentale. Vederla da New York, dove l'inquinamento luminoso è a livelli disumani, sarà difficile… a meno di recarsi sul tetto del Woolworth Building! A quanto pare l'associazione astronomica di New York City organizzerà un evento con il patrocinio di Erica Carlyle.
  6. Lord Eryndor Valthorne Interrompo il mio curiosare. Osservo dapprima Pria con curiosità, dopodichè i miei compagni di viaggio e il mio volto assume un'espressione perplessa. Come mai questo assecondamento? Nulla contro il tè, che richiedo ugualmente Uno anche per me, grazie in fondo, uno dei pochi veri vizi che ho, una buona tazza di tisana in una fredda giornata. Ma nonostante Pria forse non sia vivente come noi, l'idea di tenerla all'oscuro della verità mi pare crudele e poco onorevole. Ma se non altro non decido di minimizzare le parole dei miei compagni Trascurato è un eufemismo dichiaro, per poi rivolgermi alla nostra anfitriona Pria, l'ingresso era sigillato e ci sono stati segni di allagamento. E' ragionevole pensare che il tuo padrone non sia in grado o nelle condizioni di poter adempiere ai suoi compiti. Hai considerato questa ipotesi? domando, mentre sposto le sedie per lasciar accomodare Lorelai e Tiburzia per prime. E solo allora prendere posto anche io.
  7. Secondo me ci può stare. Realisticamente è più difficile fare le cose in movimento. Sparare mentre si cammina è più difficile di farlo da fermi ad esempio. Lo stesso si può dire di un colpo di arma bianca. Combattere in avanzamento o indietreggiando è più difficile. La logica del gioco rispecchia bene questi aspetti ma fatemi sapere che ne pensate tutti quanti.
  8. Veramente mi interessava il Duergar nel complesso, specie per le resistenze e i 2 incantesimi razziali, oltre al fatto che non l'ho mai giocato e col monaco mi sembra ci stia bene, le aggiunte acquatiche sono per caratterizzarlo e adeguarlo al mondo acquatico, dandogli un tocco legato all'ambientazione che mi sembra carino. Non credo siano cose che spostino la forza del PG di molto, visto che respirare sott'acqua lo fai con un ogg. magico comune e il nuotare servirà solo occasionalmente. Cmq in genere mi piace creare PG non standard. Il reskinning l'ho fatto sulla "carrozzeria"... 🤣 Grazie dei consigli per il ladro.
  9. Il soffio di Suck´ ka conduce gli investigatori ad un male antico Gli investigatori arrivano a Puno, che li accoglie con il timore con cui si accoglie un cattivo presagio. Nayra sussurra antiche leggende e profetizza il cataclisma, si esplorano antiche Rovine Tiwanaku cercando di porre rimedio ad un errore compiuto secoli addietro: il Padre de Los Gusanos deve essere di nuovo imprigionato! La sessione si apre con l'immagine di due cacciatori in cammino in una giungla nebbiosa, sono padre e figlio. Improvvisamente, un enorme felino sbuca dal nulla e trascina il padre con se… è un temibile Yamapuma! Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1919, 22 gennaio Il viaggio da Lima a Puno dura tre giorni, stranamente tranquilli visti gli ultimi accadimenti. Arriviamo a Puno la sera del 22 gennaio 1919, ad accoglierci troviamo il freddo pungente e l'aria rarefatta dovuta all'altitudine: siamo a più di 3800 metri sul livello del mare! Puno è una piccola cittadina di montagna, con strette viuzze che si inerpicano sul pendio seguendone l'inclinazione naturale, circondata da campi di mais: l'unica semente che sembra attecchire bene in queste zone… La cittadina si specchia sul Lago Titicaca. Ad osservare bene, Puno si estende fin sulla superficie del lago, sul quale galleggiano abitazioni costruite su piattaforme di legno. La gente del posto vive in stretta comunione con il lago, a quanto pare. Jackson è già stato qui, ci conduce con sicurezza fino ad una piccola pensione e ci suggerisce di andare a cercare Nayra, la guaritrice, per farci dare un rimedio contro il mal d'auto che ha colpito alcuni di noi durante il viaggio. Sono circa le 19:00, il sole è calato all'orizzonte. Mr. Hargrove decide di trattenersi in hotel con Jackson, per riposare. Camminiamo tra i vicoli, salendo e scendendo tra vicoli e gradinate, ed arriviamo ad una piazza variopinta. La gente del posto che incrociamo sembra guardarci con ostilità! Chiediamo indicazioni ad un vecchio, con l'aiuto di Oscar che si presta come interprete. Il vecchio dice che il nostro arrivo a Puno è un cattivo presagio: dove arriva l'uomo bianco, arriva anche il "morbo bianco"… il vecchio ci racconta, grazie all'intercessione di Liz, che di recente a Puno stanno sparendo delle persone. Dapprima uomini forti ed in salute, ma ora anche donne e gracili bambini! Non ci mettiamo molto a capire che il "morbo bianco" altro non sono che questi kharisiri che abbiamo già incontrato a Lima: con voracità si sono sfamati degli uomini più succulenti ai loro occhi ed ora, animati da una fame insaziabile, sono passati a prede meno… prelibate. Mi sento tirare la giacca: è un bambino, che osserva incuriosito la mia Leica e mi chiede di essere fotografato. Accetto di buon grado, e lo immortalo in un fotogramma che lo ritrae sorridente, ma con una singola lacrima che scende dai suoi occhi vivaci di fanciullo. Il vecchio ci dice che quel bambino è Ignacio, sua madre ed il suo fratellino sono spariti da qualche giorno ed ora è orfano. Chiediamo al vecchio dove trovare Nayra, ma si rifiuta di rispondere e ci dice solo vagamente che la guaritrice è stata nascosta per proteggerla. Per fortuna Ignacio, tirandomi per la manica, dice "Mamacota": una parola che gli andini usano per chiamare la Santa Madre Vergine di nostro Signore, ma che le usanze pagane associano anche al Lago Titicaca: esso è la grande madre dalla quale sgorga la vita. Capiamo dunque che Nayra si nasconde tra le abitazioni al lago… Dono ad Ignacio una tavoletta di cioccolato raffinato e zuccerato, che mangia soddisfatto, e ci avviamo poi verso la città sul lago. Durante il cammino faccio molte fotografie a questa bella cittadina, ricca di angoli nascosti e di sorrisi celati da una coltre di paura latente. Uno dei locali dona a Liz un amuleto che a suo dire la proteggerà: ha la forma di un felino dal manto nero… uno Yamapuma! Sulle sponde del Titicaca incontriamo anche Alistair, che era già lì ad attenderci come se sapesse dove fossimo diretti. Che strano vecchio. Delle passerelle permettono di accedere alle abitazioni galleggianti, e non ci mettiamo molto ad individuare una porta riccamente ornata da figure in terracotta e sorvegliata da un giovanotto che ci blocca il passaggio. Fortunatamente il nome di Jackson Elias ci spiana la strada: esso è amico di Nayra e lei attendeva il nostro arrivo! L'anziana Yatiri ci accoglie in modo inaspettato: scherza con Alistair, convincendolo a sgranocchiare un pezzo di legno e deridendolo. Si concentra poi su Anne: secondo l'anziana, il dottorato di Anne è assimilabile ad un percorso spirituale tra le anime, e la sua mentore (la prof.ssa Miriam) è una sacerdotessa! A Margaret, infine, dona un piccolo oggettino discoidale e le dice di ricordarsi chi è veramente quando, guardando Mamacota, vedrà solo oscurità. Le sue parole ci confondono e ci fanno pensare che forse ha qualche rotella fuori posto. Nayra ci concede tre domande, essendo molto tardi è stanca e desidera coricarsi. Come prima cosa le chiediamo come entrare nel sacrario Tiwanaku, ed ella ci risponde che il luogo è ben protetto dal vento di Suck' ka, il quale soffia attraverso una muraglia costellata di fischietti del sacrificio che diffondono nell'aria una cacofonia di urla terrificanti che tengono lontani i malvagi: dobbiamo dunque tentare di accedere al tempio mentre il vento soffia, in quanto in quel momento i kharisiri saranno incapacitati a seguirci. Ci indica poi due possibili accessi al sacrario: il più rapido ma anche il più arduo è un comignolo che scende verticalmente nel sottosuolo, mentre il più pianeggiante richiede di camminare tra i morti. Chissà cosa vorrà dire… arrivare al tempio può essere difficile: occorre seguire li cammino di Montezuma. Capiamo che dovremo affidarci alla moneta ritrovata da Larkin, in qualche modo ci guiderà. Le domandiamo poi quale sia lo scopo del sacrario: Nayra sorride asserendo come per noi uomini bianchi il "come" venga sempre prima del "perché"! Ci racconta, dunque, la leggenda di Echeco: quando il raccolto giunse allo stremo, le Yatiri non si rivolsero alle divinità ma guardarono alle stelle: allora il dio delle mille maschere si presentò loro indossando la maschera del Padre de los Gosano, il padre dell'abbondanza e dei piaceri. Inizialmente sembrò essere una figura benigna, ma ben presto divenne chiaro che il suo intento era divorare ogni cosa, rivelandosi per ciò che era: il Padre de los Gusanos, il padre delle larve, che ammorbava il mondo con la sua pestilenziale presenza. Echeco convinse il Padre che la vera fonte del nutrimento si trovava fuori Puno, all'interno di una piramide eretta appositamente. Il Padre, spinto dalla voracità, credette ad Echeco e si recò al luogo indicato… lì Echeco riuscì a sigillare l'immonda entità nel sottosuolo, segregandola con sacre iscrizioni incise in una vena d'oro. Per i peruviani quell'oro non aveva alcun valore, ma per l'uomo bianco… Dunque, Figueroa fece questo: trafugando la lastra d'oro ruppe il sigillo che teneva imprigionato il Padre delle Larve nella piramide! E' chiaro che il nostro compito ora è rimettere le cose a posto, ripristinando l'antico sigillo. Nayra ci suggerisce di passare la notte nella sua abitazione, in quanto "molti occhi sono su di voi e l'artiglio dei Kharisiri si avvicina!". Tuttavia, avendo lasciato i nostri averi alla pensione e non desiderando correre il rischio di perdere la lastra d'oro o gli altri preziosi reperti, io, Liz ed Anne decidiamo di tornare a recuperare i nostri bagagli e di avviare Jackson del pericolo Fuori dalla tenda, Puno è profondamente mutata: è ora una città fantasma, tetra ed ostile, che sembra celare pericoli inenarrabili. Arriviamo alla pensione indisturbati e troviamo Elias profondamente preoccupato per noi: sono infatti le due di notte! Il tempo, quando si parla di antiche leggende, sembra dilatarsi in modi oscuri… Un rumore cattura la nostra attenzione: fuori dalla pensione troviamo due figure terrificanti ad attenderci: due kharisiri orrendamente sfigurati… sono una donna ed un bambino dal ventre gonfio: la madre ed il fratellino di Ignacio. Lo scontro è rapido e brutale, abbatto la madre con un colpo di pistola dopo che Anne l'ha pugnalata, e Jackson mette fuori gioco quello che un tempo era un bambino, ma Liz viene gravemente ferita! Ci precipitiamo da Nayra e grazie al suo aiuto prestiamo le prime cure a Liz: non morirà, ma la grave ferita la debiliterà ancora per giorni ed una cicatrice circolare, il morso del kharisiri, resterà per sempre impressa sul suo ventre. Durante la notte, al sicuro nell'abitazione della vecchia Yatiri, sviluppo il rullino ormai esaurito della mia macchina fotografica. Tra gli scatti di Lima e di Puno, due mi resteranno per sempre impressi nella mente: la fotografia di Ignacio, con quella lacrima a solcargli la guancia ed una figura sfocata sullo sfondo che somiglia in modo inquietante al suo fratellino kharisiri; ed il fotogramma rubato a Larkin durante la lotta nella stanza dell'Hotel España… un frammento ritraente una creatura che non saprei come definire, la cui sola esistenza va oltre la mia comprensione. L'indomani, ci mettiamo in viaggio di buonora. Seguendo la moneta di Montezuma, ci incamminiamo verso la piramide seguendo il soffio di Suck' ka. Viaggiamo camminando a passo sostenuto nella giungla, con due asini al seguito carichi dei nostri bagagli. Secondo la tradizione locale, Suck' ka è il soffio prodotto dai Machu Kuna, scheletriche creature dalle fattezze di tigre che dimorano nelle grotte sulle montagne. A sorpresa, tra i suoi effetti personali Liz trova un disco di vinile firmato dal marito: un dono inatteso, ed un oggetto bizzarro da portare in una spedizione d'avventura! Ancora più bizzarro, però, è il fatto che Jackson ha con se un grammofono portatile: dice di usarlo per registrare la sua voce quando ha idee per i suoi libri… assembliamo lo strumento e mettiamo il disco sul piatto, ma non ne esce della musica bensì la voce di un uomo. Sembra essere la registrazione di una delle sedute dei pazienti del marito di Liz, che in passato ha esercitato come psicologo. Un tale Roger Carlyle, abbiente newyorkese, racconta a Robert (il marito di Elizabeth) della sua giovinezza irrequieta e di una donna incontrata nel 1918 per la quale perse la testa. La sua presenza risvegliò in lui emozioni sopite, facendogli intravedere una via di redenzione. Spinto da un impulso forse folle, Carlyle decise di organizzare una spedizione alla ricerca di risposte, un pellegrinaggio interiore, alla ricerca di verità celate sul caos che sembra dominare il nostro mondo. Ascoltando con attenzione, mi rendo conto che Suck' ka soffia dal tramonto all'alba: la notte, dunque, sarà il momento in cui esso ci darà la protezione necessaria per tentare di penetrare indisturbati nel santuario Tiwanaku. Man mano che ci avviciniamo alla nostra meta, le urla dei fischietti del sacrificio a protezione della piramide si fanno via via più distinguibili… Il secondo giorno ci troviamo di fronte ad una ripida parete rocciosa, che dobbiamo necessariamente scalare. Abbandoniamo i muli, raccogliamo l'indispensabile e lo riponiamo negli zaini, poi affrontiamo la scalata. Oscar è il primo di noi ad arrivare in cima, mentre la mia gamba mi gioca un brutto scherzo: incespico e scivolo, ruzzolando per parecchi metri contro la dura roccia. Oscar avrebbe potuto aiutarmi, mi ha visto cadere, ma invece sceglie di voltarmi le spalle e di avventurarsi da solo sul crinale. Me la pagherà! Apprendiamo in seguito, una volta arrivati in cima, che Oscar ha visto la sua preda: lo Yamapuma. La possente bestia si è fatta seguire docilmente, guidandolo attraverso un passaggio che ci ha risparmiato un intero giorno di cammino: ora siamo in vista della piramide! Tuttavia, la vendetta bramata da Oscar ha la meglio sulla ragione e decide di sparare al maestoso felino, che sembra accettare con docilità la sua fine. Che spreco terribile, questa creatura sembrava innocua per l'uomo ed intenzionata in qualche modo a proteggerci e guidarci, ho la sensazione che permettere ad Oscar di consumare la sua vendetta sia stata una scelta decisamente errata. Liz, in un momento di fede, raccoglie il sangue della creatura e se lo spalma sulla ferita: istantaneamente viene guarita ed anche il suo viso riprende colore. Abbiamo assistito ad un miracolo? Da lontano, vediamo due kharisiri gonfi di grasso succhiato via dalle loro prede. Le creature barcollano verso la sommità della piramide, solcata da una grande spaccatura, una crepa che sembra penetrare fin nelle sue viscere. Le orride creature vomitano il grasso raccolto dentro la crepa… come se stessero nutrendo qualcosa! È disgustoso! I due kharisiri, poi, si allontanano dall'altro lato dell'edificio, sparendo dal nostro campo visivo. Cala la notte, è tempo di agire. Il vento porta con sé le orride urla dei fischietti tiwanaku di cui sono costellate le mura di cinta del sacrario, e le minacce di Luis De Mendoza: sa che siamo qui, attende che Suck' ka si quieti per iniziare la sua caccia! Sorteggiamo il percorso da intraprendere per inoltrarci nella piramide: il fato ha scelto per noi un cammino tra i morti. E così, ci caliamo in una fossa nella quale i kharisiri sembrano avere gettato le loro vittime per secoli e secoli: corpi freschi giacciono su pile d'ossa scricchiolanti, in un miscuglio indicibile di membra e fluidi corporei, la puzza di decomposizione ammorba l'aria ed alcuni di noi non riescono a non vomitare. Avanziamo lungo una serie di stretti corridoi, che ci portano via via più in profondità. Arriviamo in una stanza ornata da iscrizioni, sul pavimento si trova la statua in frantumi di un grosso felino: uno Yamapuma! Alistair si concede qualche istante per studiare le iscrizioni antiche ed apprende una grande verità: lo Yamapuma è uno spirito purissimo che veglia sugli uomini, ponendosi tra loro ed i figli del Padre de Los Gusanos: Oscar ha ucciso un alleato! Inoltre, viene recuperata una memoria terribile: la consapevolezza che il felino non ha ucciso il padre di Oscar, bensì ha salvato quest'ultimo dalla mente ormai piegata di un uomo posseduto dalla fame dei kharisiri: lo stava conducendo al tempio, affinché divenisse un sacrificio per il Padre delle Larve! Nella sala successiva, due kharisiri giacciono a terra in posizione fetale, immobili: sono le due creature che abbiamo visto da lontano, ora smunte e senza forze. Una di esse ha le sembianze del padre di Oscar! Jackson interviene, vedendoci raggelati: pone fine all'esistenza dei mostri, esortandoci a continuare. Individuiamo la vena d'oro che solca la parete della piramide, attraversando diverse stanze che percorriamo rapidamente. Scatto delle fotografie a tutto ciò che sembra di interesse, tra cui un trono adorno di simboli incomprensibili. E meno male: il trono nascondeva una vecchia mummia che, animatasi, ha tentato di aggredirci. La sconfiggiamo rapidamente e proseguiamo. Giungiamo infine nella sala in cui la vena d'oro si interrompe: un crepaccio ci separa dalla parete che dobbiamo raggiungere, sul fondo del quale scorre, tre metri più in basso, un purulento fiume di grasso lattiginoso e nauseabondo. La mente di Anne gioca un brutto scherzo: la pressione è troppa, l'angoscia della piramide la schiaccia e la sua forza di volontà cede… la caparbia esploratrice, finora sempre pronta a gettarsi nella mischia, inizia a straparlare: chiama la sua mentore a gran voce, dice di doversene andare ed inizia a dirigersi verso l'ingresso della piramide! Liz la insegue, tentando di fermarla ma senza grossi risultati. Il vento di Suck' ka cessa improvvisamente, e rumori provenienti dai corridoi che abbiamo percorso ci fanno intendere che il malvagio De Mendoza si sta dirigendo rapidamente verso di noi… se dovesse raggiungerci, sarebbe la fine, ed Anne sta correndo proprio verso di lui. Con grande prontezza di spirito, Mr. Hargrove getta il cuore oltre l'ostacolo e si offre per tentare l'impresa: recuperanti dal nostro armamentario un paio di picozze da scalata, salta al di la del crepaccio e si avvinghia miracolosamente alla parete. Sfruttiamo la fune di sicurezza che si era legato in vita come una teleferica, per far giungere a lui la barra dorata da ricollocare al suo posto. Dalla fessura sulla parete creatasi lì dove un tempo era collocata la lamina d'oro provengono luci e suoni ultraterreni, ma Alistair resiste alla tentazione di sbirciarvi attraverso ed adempie al suo dovere: nell'istante esatto in cui la barra d'oro torna al suo posto, la vena che percorreva le pareti delle sale si illuminano rischiarando l'ambiente, e suoni gutturali e soffocati si odono dalla stanza al di la del muro; un rombo scuote la piramide. Il soffitto sembra sgretolarsi sopra alle nostre teste, le pareti tremano… sta per crollare tutto! De Mendoza, giunto quasi a tiro delle nostre due compagne, si porta le mani al petto invocando il Padre de Los Gusanos, poi si accascia a terra disgregandosi in un fetido cumulo di larve. Il tempio inizia ad allagarsi, dal sottosuolo emerge un fiume d'acqua purificatrice che sigillerà la piramide ma che potrebbe farci annegare tutti. Fortunatamente, aprendo l'ultima porta rimasta nella sala scopro una rapida via di fuga verso la superficie: mai l'aria della notte e la luce della luna mi sono sembrate tanto confortevoli e rassicuranti! Ci precipitiamo al di fuori del tempio, tutti interi (o perlomeno vivi). A Puno veniamo accolti come eroi, coloro che hanno debellato il morbo bianco, Nayra cura le nostre ferite del corpo e dello spirito mentre racconta alla sua gente le nostre gesta. Apprendiamo che, in tutto il Perù, i Kharisiri hanno fatto la stessa fine di De Mendoza: sembra essere finalmente tutto finito! L'influsso malefico del Padre de Los Gusanos è cessato. Sei anni sono trascorsi da quando ho vergato le ultime parole in queste pagine. Da allora ho girato il mondo, accettando ogni incarico come freelance, animato non solo dalla consueta curiosità che mi spinge da sempre a viaggiare ed visitare ogni luogo immortalandone le bellezze sulla pellicola: ora a spingermi a recarmi negli angoli più remoti del nostro mondo vi è anche l'implacabile bisogno di trovare una spiegazione e delle risposte: ancora non mi capacito di quanto ho vissuto in Perù nella primavera del 1919, devo capire quello che è successo, trovare una spiegazione a ciò che ho visto, desidero apprendere quali oscuri poteri hanno animato i maledetti kharisiri. Ho visto con questi occhi cose che avrebbero condotto altri uomini alla follia, ed io stesso stento a credere che sia stato tutto reale. Forse, prima o poi, troverò qualche indizio, qualche risposta o qualche antico reperto capace di dare risposta ai miei dubbi… Tra noi membri del gruppo formato da Larkin abbiamo mantenuto un rapporto cordiale ma distaccato: dopo gli avvenimenti vissuti in America Latina ognuno è tornato con gioia alle sue faccende, ci scambiamo qualche lettera di circostanza di tanto in tanto ma non ho più visto nessuno di loro. Eppure qualcosa ci accomuna ancora: le lettere di Jackson Elias, che di tanto in tanto arrivano ricordandoci che tutto questo è successo davvero. Egli ha trasformato la nostra disavventura in un romanzo che ha riscosso un discreto successo, rendendolo un uomo abbiente. Ora, alle porte del 1925, Mr. Elias ci invita a raggiungerlo a New York per riferirci qualcosa di importante circa alcune persone su cui sta indagando. Noi sei giungiamo tutti all'hotel la sera concordata, ma Jackson non si fa vedere. Una sensazione di inquietudine si impadronisce dei nostri cuori: decidiamo di fare irruzione nella sua camera, e… Non so come descrivere lo spettacolo sanguinolento che si è svelato ai nostri occhi: sangue sulle pareti, sui pavimenti, ovunque. E, riverso sul letto con il ventre squarciato, Jackson. Morto.
  10. Shish_ si è unito/a alla community
  11. Si indaga sugli inquietanti segreti di Larkin e De Mendoza Il gruppo di investigatori si lascia alle spalle il Museo ed i suoi orrori, con la necessità di scoprire quanto Augustus Larkin ha taciuto loro a proposito della spedizione. Esigono risposte prima della partenza, ma non sono certi di potersi fidare del loro finanziatore… sembra aver taciuto qualcosa sulle Rovine Tiwanaku e sui segreti che nascondono! Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1919, 13 gennaio Dobbiamo andarcene dal Museo, prima di finire nei guai con la polizia locale. Il corpo di Trinidad si è dissolto, il professor Sanchez è in stato confusionale e nulla sembra aver senso, ma qualcuno potrebbe aver sentito gli spari… e poi quella chiazza sul pavimento del magazzino, i vestiti abbandonati ed intrisi di liquidi organici… Liz, in un momento di lucidità, riconosce un odore: l'odore orrido della morte che permea il magazzino non le è nuovo: è lo stesso disgustoso fetore che, nascosto da vane spruzzate di pessima acqua di colonia, veniva emanato da Luis De Mendoza e da Augustus Larkin! Possibile che loro due siano dei… Kharisiri? Sanchez, prima di andarsene via, ci dice che la creatura gli ha parlato in uno spagnolo arcaico prima di morderlo con i suoi denti fetidi: "Questo è il premio per il Padre delle Larve, el Padre de Los Gusanos". Cosa avrà voluto dire? Chi è il Padre del Los Gusanos? Il termine Gusanos, in spagnolo, suona in modo simile a gioia. Il Padre della Gioia era una divinità alla quale era stata eretta una piramide a lungo cercata dai conquistadores, ma mai trovata. Possibile che Larkin abbia trovato quella piramide, ma che sia intitolata non al Padre della Gioia ma a questo terribile Padre delle Larve? Sanchez ci dice che a Puno ci sono molti sacerdoti eremiti, che conoscono molto bene le tradizioni e la storia dei popoli andini. Forse parlare con loro ci permetterebbe di sapere come arrivare alla piramide perduta e come districarci nei suoi cunicoli… Jackson Elias ricorda un nome: Nayra, una vecchia sacerdotessa che gestisce anche l'orfanotrofio di Puno. Possiamo provare a cercarla, tentare almeno di incontrarla. Fuori dal museo incontriamo l'ultimo membro del nostro gruppo: un peruviano di nome Oscar Navarro. Sembra un tipo affabile, pragmatico e scaltro. Sotto all'aspetto da sempliciotto cela sicuramente delle capacità degne di nota! Assetati di risposte, decidiamo di ficcanasare nell'alloggio di Larkin all'Hotel Espana. Dobbiamo capire se vuole imbrogliarci o se è a sua volta una vittima di quant'altro, forse di De Mendoza? L'hotel, contrariamente a quanto asserito da Larkin, è deserto. Solo otto stanze sono occupate. Come mai allora ci ha fatto alloggiare all'Hotel Maury, dicendo di non aver trovato posto per noi nella sua stessa struttura? Convincere la receptionist a lasciarci entrare senza far domande è stato più arduo del previsto, per fortuna tutti i popoli del mondo parlano la lingua del denaro… Miss Margaret mette mano al portafoglio, ed il miracolo si compie. Apprendiamo che Larkin e De Mendonza alloggiano al secondo piano, rispettivamente nelle camere 21 e 22. Approfittiamo di un momento di distrazione della vecchia receptionist e frughiamo dietro al bancone, trovando un telegramma predisposto da Larkin per l'invio: è indirizzato in Kenya, all'attenzione di un certo M'Weru. Dice solamente: "I pezzi sono disposti, il grande piano ha inizio". Cosa significherà? Trafugo anche un passe-par-tout. Saliamo al secondo piano, origliamo alle porte delle camere e non udiamo alcun suono provenire da esse. Grazie al passe-par-tout entriamo nella stanza 23, adiacente a quella di De Mendoza. Dando grande prova di agilità, Anne salta da un balcone all'altro e si introduce tramite la finestra lasciata aperta nella camera (vuota) di De Mendoza aprendoci la porta dall'interno. La stanza sembra non essere stata nemmeno toccata, non ci sono indumenti o altri effetti personali. Rovistando sotto al materasso, Liz trova un involucro che cela una piccola ed antica maschera d'oro il cui retro è tanto lucido da potervisi specchiare. Senza dubbio è un altro reperto Tiwanaku! Elizabeth si specchia dunque nella maschera, e la sua mente viene trasportata altrove. Vede un bambino, in una grande magione inglese. Seduta su di una poltrona, una anziana signora mostra al bambino una carta coperta chiedendogli di dirle quale sia. L'infante urla disperato, dicendo di non essere in grado di indovinare la carta ma di aver visto invece la nonna morta, caduta in fondo alle scale, in un futuro molto prossimo. La scena cambia, un uomo picchia il bambino incolpandolo di aver ucciso la vecchia nonna con le sue stregonerie. Da adolescente, il bambino riprova a vedere il futuro ma non ci riesce più, il dono sembra essere andato perduto assieme alla vecchia donna.. almeno fino ad oggi: quel bambino infatti è Alistair, che proprio al Museo ha avuto di nuovo un fenomeno di preveggenza: vedendo Margaret trasformata in un Kharisiri, il suo subconscio ha preso il controllo di lui e ciò l'ha indotto a sparare contro di lei. Voleva dunque salvarci? Ma Margaret, al momento, sembra stare bene… si è trattata forse di una falsa visione? Liz poi vede sé stessa, con un pugnale in mano, intenta a squarciare il terreno in una sala di una grande piramide. Dal terreno si libera un fiume di larve, che si riversa fuori implacabile fino a ricoprire tutto il mondo… Passata la visione, Liz è scossa ma non abbiamo tempo per pensarci ora. Occorre introdursi nella stanza di Larkin, prima che la nostra presenza venga notata! Anne dunque salta anche sul suo balcone e scruta l'interno della camera: l'uomo sembra essere profondamente addormentato. Tra le lenzuola, fa capolino il suo torace nudo sul quale sembra essere impresso un tatuaggio: una sorta di sole? Anne torna indietro e, con il passe-par-tout, apriamo la porta della stanza numero 21. Alistair e Margaret Anne si introducono all'interno per primi, scoprendo che Larkin è sdraiato sul letto con addosso degli occhiali da sole. Sembra immerso in un sonno tormentato… un siringa è posata sopra al comodino ingombro di libri. Un passo falso dei miei due compagni sveglia Larkin. Si solleva di scatto sul letto, richiudendo la camicia sul petto tatuato e osservandoci stupito della nostra irruzione. Nasconde rapidamente la siringa, ma era già stata notata da Alistair. Il mio compagno insiste a voler visitare l'uomo, vedendolo sempre più emaciato e riconoscendo la siringa come una dose di eroina. A quel punto la situazione precipita. Larkin si solleva dal letto a peso morto, come un burattino mosso da fili invisibili. Sembra posseduto! Una voce tombale ci chiede perché interferiamo con il piano. Larkin agisce come un fantoccio: allunga una mano e sembra letteralmente afferrare un lembo della realtà, squarciandola come un lenzuolo. Si apre una sorta di portale, un tunnel di luci variopinte che conduce a chissà quale luogo infernale. In fondo al tunnel, una figura gobba e dagli arti troppo lunghi avanza verso di noi… tutto ciò va oltre alla mia comprensione. Ubbidendo ad un tacito ordine, Oscar si scaglia contro di me brandendo un coltello ma fortunatamente mi manca e riprende il controllo di se. Questa creatura può dominare le menti degli uomini! Passiamo all'azione, tentando di ferire Larkin. La voce deride i nostri tentantivi, riferendosi a Larkin come ad un "involucro" che sta utilizzando a suo piacimento. Finalmente riesco a piazzare un colpo di pistola ben riuscito e colpisco Larkin alla testa. Il corpo dell'uomo inizia a ridursi in polvere svanendo nell'aria, il portale si richiude e la minacciosa figura rimante intrappolata al di là di esso… con un filo di voce, Augustus Larkin ci ringrazia per averlo liberato dal controllo dell'entità misteriosa che lo ha posseduto evidentemente per molto tempo. Forse da quando ha rinvenuto quei reperti a Puno? Guardiamo fuori dalla finestra spalancata: Luis De Mendoza, nel vicolo di fronte all'Hotel, ha assistito a tutto. CI osserva per qualche istante, poi fugge nella notte seguito dopo pochi istanti da altre quindici figure che si muovono rapidamente, talvolta su quattro zampe: dei Kharisiri? Trovo il diario di Larkin tra le sue cose: ha scoperto che, secondo una leggenda, il tempio era dedicato a Suck´ ka, la divinità del vento. Inoltre riporta che anticamente il tempio era circondato da mura di cinta nei quali erano incastonate decine, centinaia di quei terrificanti fischietti del sacrificio: nelle giornate ventose, l'aria spirava attraverso i fischietti riempendo la zona di urla terrificanti che si credeva difendessero il tempio dalle entità malvagie. Larkin ha individuato il luogo, ai confini con la Bolivia, dove il tempio è situato: è ad almeno 1500 km da Lima! Ci aspetta un lungo viaggio. L'indomani, Jackson Elias ci raggiunge all'Hotel Maury con alcune jeep, come da programma. Si guarda attorno cercando Larkin, ma non sembra stupito o turbato dalla notizia della sua assenza. Non fidandoci della scorta ingaggiata da Larkin, congediamo tutti gli accompagnatori e stipiamo noi ed i nostri averi in una sola jeep, assieme ad Elias. Dopo quattro giorni di viaggio arriviamo sulle coste del lago Titicaca; siamo in vista di Puno. Un solo giorno di guida ci separa dalle rovine Tiwanaku!
  12. Astor "Non ho fatto molti lavori di scorta, ma quando è capitato difficilmente ci si separa... Se vogliamo dare nell'occhio, duscutiamo per il prezzo con qualche commerciante. Alziamo la voce, indignamoci, poi andiamo via, torniamo... Cose così."
  13. Ammettilo che l'hai scelto solo perché è verde come te...🤣 Sinceramente mi sembra molto strano, non dubito della tua buona fede nell'interpretazione, ma proprio del considerare il movimento un'azione alla stregua delle abilità, così si faranno praticamente sempre almeno 2 azioni...
  14. Ciao master Io ato bene, Rasziros un po' meno a quanto pare... (a differenza di Braknak)
  15. Grazie master e ben rientrato Io sto bene e Braknak pure meglio, ancora appollaiato sull'albero
  16. Grazie master, e ben rientrato. Le vacanze sono andate bene, grazie. Spero il tuo rientro tardivo sia dovuto a cose belle
  17. Io direi invisibili e attacco a sorpresa
  18. Flint McGraw pirata umano Do di gomito a Freydis "Mi sa che aspettano te!" Le dico facendole un occhiolino
  19. Come andiamo allora? Invisibili? Di soppiatto? Andiamo in ira e carichiamo?
  20. Ivellios elfo ranger Osservo gli altri perplesso. Un ciondolo? Due anelli? Comincio a controllarmi nelle tasche, nella speranza che nessuno mi abbia messo nulla senza che me ne accorgessi. "Perquisiamoci a vicenda..." Propongo agli altri "In tal modo potremo controllarci."
  21. Domanda potenzialmente stupida, ma a questo punto non sarebbe più semplice farlo direttamente Genasi dell'acqua? Se il punto è che sei interessato solo alla "estetica" dei Duergar (pelle grigia), allora puoi tranquillamente usare la descrizione di un'altra razza e dire che i "tuoi" duergar (o anche solo quello che giochi tu) sono diversi (tra l'altro questo di evita il problema della "sensibilità alla luce " dei Duergar)... si chiama "reskinning" o "reskinnare", e lo puoi fare tranquillamente (io una volta ho giocato un monaco che in realtà era un barbaro reskinnato da monaco!)... da questo punto di vista, la 5° te lo consente senza problemi, non è rigida come la 3°. O c'è altro di più specifico che ti piace, tra le capacità dei duergar? Quindi diciamo 3 livelli da ladro e 12 da monaco? Visto che il ladro al 3 ottiene la sottoclasse, potrei suggerire lo Scout: "Skirmisher" fà si che, se un nemico finisce il proprio turno a 1,5 m da te, tu puoi muoverti di metà del tuo movimento senza provocare Ado... e visto che come monaco arriveresti a 9+6 = 15 a round, questo significa la possibilità di allontanarsi di 7,5 m dal nemico, per andare altrove! "Survivalist" ti fà avere gratis competenza (anzi, meglio, MAESTRIA, cioè il doppio di competenza!) in Natura e Sopravvivenza, due abilità a cui non hai accesso nè come ladro nè come monaco! Per il monaco, purtroppo, non c'è nessuna sottoclasse legata all'acqua, a parte la "Via dei quattro elementi" che però è universalmente ritenuta la sottoclasse più schifosa... se quello che ti interessa maggiormente è essere furtivo, direi che l'opzione migliore sia la "Via dell'ombra"... occhio che prò alcune capacità funzionano solo se sei in penombra o al buio.
  22. In passato avevo riflettuto a lungo su come gestire l'avanzamento dei personaggi. Essendo passato da BECMI per poi finire su AD&D 2E mi ero trascinato dietro i concetti apparsi in quei sistemi e avevo provato a riconcepirli e creare qualcosa di mio che ritenessi più sensato e soprattutto più in linea con le storie che giocavamo, concetto che per me era di primaria importanza. Devo dire che alla fine non l'ho mai davvero completato e utilizzato, mi sono limitato a condire le regole base con qualche aggiunta personale e nulla più. Credo sia evidente che il sistema di AD&D citato nell'articolo sia semplicemente un modo per far spendere denaro ai personaggi o, se vogliamo metterla in altri termini, un modo per dare un'importanza meccanica ai tesori ritrovati. Può aver senso come meccanismo di gioco, molto meno come motore di storie che abbiano senso. Questo non significa che l'addestramento non serva a nulla ma che una regola di quel tipo non fa molto di più che introdurne il concetto. Riguardo all'addestramento comunque non sono d'accordo con l'autore dell'articolo, che sostiene si tratti solo di un'istruzione di base e che perda significato una volta che si va al di la dell'istruzione formale e si entra nel mondo della sua applicazione. Credo che sia un modo un po' distorto di vedere come funziona l'istruzione, perché non tiene conto che l'istruzione continua anche durante la fase successiva all'istruzione formale e che trae comunque grande giovamento dal poter apprendere da altri. In altre parole non dover imparare da solo significa in molti casi evitare quella fase di apprendimento per tentativi che magari ci può dare anche qualcosa in più ma è decisamente più lunga e faticosa, e non sempre fruttuosa. È altresì vero che oltre la teoria ci vuole la pratica, quella vera, quindi mettere in campo gli insegnamenti è una parte fondamentale del processo di apprendimento. A questo aggiungerei un ultimo concetto: l'apprendimento non è una scienza esatta. A volte si sbatte la testa per mesi su un argomento e non se ne cava piede, poi un'illuminazione ed è tutto chiaro. Con un po' di "fortuna" (passatemi il termine) l'illuminazione arriva subito e l'apprendimento è rapidissimo, e magari è bastato soffermarsi per un attimo su un dettaglio perché tutto diventasse chiaro. A volte un buon maestro è quello che sa vedere il problema e farci trovare rapidamente quanto ci serve per progredire. Questo non vale solo nell'apprendimento di nozioni ma è validissimo anche per le attività pratiche, comprese quelle che definiscono i nostri personaggi in giochi come D&D. Per quanto mi riguarda a suo tempo utilizzavo altri fattori di metagioco per determinare questa casualità: cose completamente slegate dal classico apprendimento, così come lo è il concetto "fortuna" di cui ho parlato prima. In questo modo ho potuto introdurre questo fattore ma non lasciarlo del tutto al caso. Scusate per lo sproloquio, ero in vena di buttare giù qualche pensiero su un argomento che trovo interessante.
  23. Oggi
  24. Rallo Il sollievo dato dalla visione del villaggio rende gli ultimi passi verso un fuoco caldo persino piu frustranti. La poca luce che ci ha accompagnati fin ora inizia a diminuire e con essa anche la sensibilita' a mani e piedi segno che il gelo ha iniziato a consumare le mie estremita'. "Aprite quella caxxo di porta prima che le mie palle cadano a terra congelate" ringhio verso i due rashemi esausto
  25. Perfetto, intanto ho postato e confermo la mia azione
  26. Mattia Tava (guardiacaccia) Per la caduta borbotto a denti stretti. "Dannato passo!" dico, riprendendo la antica imprecazione usata dai vecchi del crinale. Mi rialzo velocemente massaggiandomi un ginocchio, ma almeno con qualcosa con cui difendermi. Spaccherò qualche testa prima che quegli zombi possano assaggiarmi. Poi mi rendo conto di quello che ho appena pensato. Zombie! Non saprei come altro descriverli... penso mentre riprendo ad allontanarmi. Ma la mia fuga dura poco. Vedo diverse persone in difficoltà e decido di provare a fare qualcosa, forse proprio grazie a quell'arma improvvisata che ora in qualche modo mi dà un po' di sicurezza in più. La donna svenuta la do per spacciata. Il ragazzo in iperventilazione ha già qualcuno che lo aiuta. Decido di dirigermi verso il tipo che vomita, probabilmente disgustato dalla cruda vista di quello scempio. Proverò a scuoterlo e tirarlo per un braccio in modo che si allontani il più possibile dagli zombie, ma deciso ad abbandonarlo se le cose dovessero mettersi male: va bene che ho il martello, ma non ho intenzione di andare in corpo a corpo con quei così per salvare qualcun'altro, il mio egoismo su questo non transige.
  27. @simo.bob eccoci qui: Arancione: Ragazzo in panico con ragazza. Verde: Ragazzo che vomita. Viola: Donna svenuta.
  28. Rinunciate per il momento al portento in dote a Skyald e prediligete un approccio al villaggio più di basso profilo. Stremati avanzate lungo i camminamenti ghiacciati, le ultime stille di energie che vi conducono, infine, di fronte ad un grande edificio in legno che potrebbe fare al caso vostro. Non c'è luce che proviene dall'interno, la maggior parte delle poche finestre appare sbarrata dall'interno, nulla trapela da quelle ancora dai vetri visibili e incrostati di ghiaccio. Un esile filo di fumo scuro si solleva però dal grande comignolo, subito spazzato via dal vento inclemente. Il pesante portone di ingresso si trova subito dopo un'alzata di tre gradini, affiancato da due bracieri spenti e colmi di neve. Non c'è anima viva per strada, né vedete via vai di persone, anche attendendo un poco. Non fosse per quel fumo dal tetto, vi parrebbe che Tethkel sia abbandonata, un insediamento fantasma dove resta soltanto il ricordo della sua vivace attività mineraria. Il buio cala rapidamente tra le vette e il freddo si fa, se possibile, ancora più intenso. Molti di voi hanno ormai perso sensibilità alle estremità degli arti. DM Prossimo check point tra martedì sera e mercoledì mattina.

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