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Descrizione della gilda

La luna rossa è sorta La dea è morta La dea è morta La luna è rossa del sangue dei morti Sono risorti Sono risorti La luna rossa porta la morte Aprite le porte Aprite le porte

Cosa c'è di nuovo in questa gilda

  1. Cronos89 ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Devras Sembra facile dico dubbioso quali pericoli ci aspettano? Domando dato che Fiore ha già risposto alla loro domanda
  2. Fiore Della Giungla Ovviamente le cose non potevano essere così semplici. Anche loro hanno bisogno di qualcosa prima di poterci aiutare. Questo mondo sembra creato dalla logica di un alchimista folle. Reagenti che necessitano di reagenti. Se salta fuori che per aprire quella balena c'è bisogno di una lama particolare giuro sulle mie vibrisse che sfodero gli artigli sul prossimo disgraziato che mi capita davanti. In ogni caso la domanda del mezzo-costrutto è quantomeno sensata. Considerando chi...e cosa...abbiamo incontrato nei nostri viaggi qui non posso biasimargli una certa diffidenza. Motivo per cui cerco di rispondergli senza mostrare troppo la mia frustrazione per l' ulteriore contrattempo. Non si tratta di creare ferite in questo mondo, ma di guarirle. Siamo diretti all' Abbazia di Ossidiana per spegnere il Monolito. E il Ferro di Luna è l' unico materiale che può riuscirci.
  3. Dardan ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Il capo dei forgia-cenere inclina la testa di lato. Il movimento fa scattare un pistone sul suo collo, producendo uno sbuffo di vapore oleoso. La grata metallica saldata al posto della sua mandibola vibra violentemente quando apre la bocca, emettendo un suono stridente e metallico. Kaelen sa molte cose. Ma sapere che Porto Scoria batte il metallo non vi dà il diritto di pretenderlo gratis. Il Ferro di Luna è raro, prezioso. E per temprare gli scalpelli che cercate abbiamo bisogno di un ingrediente che questo molo non vede da settimane. L'essere fa un passo avanti, indicando con un braccio coperto di placche di bronzo la banchina che si affaccia sulla distesa nera e immobile del Mare di Pece. Dietro di lui, gli altri due compagni cibernetici non alzano le armi, ma mantengono una postura rigida e diffidente. Il pilastro runico al centro del cratere scarica un altro fulmine azzurro nel cielo nero, illuminando i pescherecci d'acciaio ormeggiati. Per fissare le proprietà del Ferro di Luna serve l'Olio di Balena Cieca. È un grasso alchemico ricavato dai leviatani che nuotano sotto la crosta catramosa del golfo. Senza quell'olio per il bagno di tempra, gli scalpelli si sbriciolerebbero alla prima pressione come vetro al sole. Ma i nostri pescherecci non possono uscire, le turbine sono intasate dalle incrostazioni di zolfo. Il capo incrocia le braccia corazzate sul petto, fissando il gruppo attraverso le sue lenti di ottone. Una carogna di balena si è arenata sui banchi di scorie della Baia dei Relitti, poco oltre la secca protetta dalle lanterne. Kaelen sa come arrivarci a piedi seguendo le passerelle di ferro della vecchia scogliera. Portateci una sacca del suo grasso intatto, prima che i necrofagi del mare lo divorino o lo corrompano. Portateci l'olio, e noi accenderemo i mantici per battere il ferro che vi serve. Le lenti meccaniche nei suoi occhi si stringono di colpo, emettendo un ronzio sottile mentre scruta i volti di Fiore e Selyra. La grata della mascella si muove ancora una volta, rallentando il ritmo come se stesse soppesando il vero valore delle vostre parole. Ma ditemi una cosa prima di muovere i piedi, stranieri. Il Ferro di Luna non serve a costruire chiodi per le navi, né armature da parata. Serve a spezzare ciò che la notte rende eterno e a incidere le pietre sacre. A cosa vi servono, di preciso, quegli scalpelli? Quale ferita volete aprire in questa terra? @ Tutti
  4. SELYRA - Bardo Drow L'avvertimento di Fiore mi strappa dalla paratia un attimo prima che il soffitto ceda. Corro. Cenere negli stivali, nei polmoni, sulla lingua - cammino sulla coltre grigia come mi ha urlato Kaelen, senza voltarmi, anche se ogni ruggito alle spalle mi graffia la schiena. Tossisco, una volta, secca, e mi ricompongo prima di arrivare sul pontile. Porto Scoria... non è una città. È una ferita aperta che pulsa. Il pilastro al centro che scaglia fulmini al cielo è un abominio magnifico, una tale, brutale efficienza che per un istante ne ammiro persino la fattezza, nonostante stia uccidendo la terra. Quasi non mi accorgo dei tre che ci sbarrano la strada. Mi fermo un passo dietro Kaelen, non davanti. Non alzo le mani come una prigioniera. Eseguo un inchino corto, da corte, preciso, come mi hanno insegnato alla scuola per bardi. La voce mi esce bassa, roca per la cenere, ma volutamente addolcita, senza più traccia di paura. "La mia compagna ha parlato di affari, ed è vero. Cerchiamo Ferro di Luna. Non per rivenderlo ma per usarlo. Kaelen ci ha detto che qui si sa ancora distinguere uno sciacallo da un artigiano."
  5. Fiore della Giungla Corriamo fuori da quella carcassa di metallo, senza fermarci fino a che non abbiamo la certezza di essere al sicuro. O relativamente al sicuro almeno. Per quanto lo si possa essere in questa terra. Ancora col fiatone per la corsa guardo indietro un' ultima volta verso il Linnorm. Chissà cosa lo ha fatto infuriare così. Fame? Territorio? La curiosità mi divora, ma per una volta lascio che a farlo sia solo lei. Finire nelle fauci di quel rettile è tra le poche cose che potrebbe peggiorarmi la giornata. Quando arriviamo al porto non posso fare a meno di osservare disgustata. Tutto attorno a me è artificio, metallo e industria nella sua forma più sgraziata. Certo, chiunque l' abbia fatto sapeva come modellare il metallo, ma non c'è bellezza in queste creazioni, non c'è anima. Solo brutale efficienza estrattiva. Quelli che ci lavorano sono anche peggio di quanto mi aspettassi. Un misto di uomo e macchina, ma senza la cura di Devras. Sembra quasi come se il loro creatore si fosse preoccupato solo di mescolare le due cose, senza pensare a farli vivere bene. O forse sono stati loro stessi a darsi questa forma, tentando di sopravvivere in ogni modo a questo luogo ostile. In ogni caso il modo migliore per aiutarli è riparare questo mondo. E per farlo ci serve il loro aiuto. Siamo qui per affari. Ci è stato detto che in questo porto producete Scalpelli in Ferro di Luna. Ci occorrono per un progetto. Dico, senza sbottonarmi troppo. Ho una brutta sensazione su questi tizi, meglio non dirgli tutto subito.
  6. Dardan ha pubblicato una discussione in TdS in La luna Rossa
    La terra della notte eterna Citta fortezza di Ouroboros Porto di Scoria
  7. Dardan ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    L'avvertimento di Fiore gela il sangue del gruppo, costringendo Devras e la barda a staccarsi di scatto dall'ossidiana e dal ferro laterale. Non c'è tempo per studiare l'intelaiatura industriale o per recidere i fili di rame del gigante di bronzo. Sotto i vostri piedi, l'intero scomparto metallico sussulta violentemente. Due piani sopra la vostra testa, i pontili cedono con un collasso strutturale definitivo , il soffitto della stanza si crepa lungo le linee dei chiodi, e una gigantesca spira scagliosa, nera come la pietra lavica, schiaccia le condutture superiori lasciando colare fumi roventi nell'aria. Kaelen si lancia in avanti a testa bassa, usando la lama mezza seghettata per aprirsi un varco tra le lamiere contorte che bloccano l'uscita opposta del vano. Muoversi! Non toccate il ferro! Camminate sulla cenere!, urla la guida, mentre la retroguardia si compatta in una frazione di secondo. Shamàsh solleva lo scudo pesante sopra la testa di Kaelen e di Selyra, offrendo un baluardo inscalfibile contro la pioggia di bulloni e detriti incandescenti che comincia a cadere dall'alto, mentre Zarath arretra per ultimo, tenendo il maglio puntato verso l'alto per intercettare qualsiasi frammento che rischi di seppellire i compagni. L'uscita dalla colossale struttura è una corsa disperata in fila indiana attraverso un budello di paratie squarciate che scendono verso il basso. Dietro di voi, l'intera barriera chiodata lancia un ultimo, titanico gemito metallico. Sotto l'immenso peso serpentino del Linnorm, le travi portanti si spezzano e l'ala centrale del colosso di ferro collassa su se stessa, seppellendo il leggio del gigante in un ammasso informe di macerie e zittendo una volta per tutte quel logorante e pesante rintocco. La polvere grigia e la fuliggine vi avvolgono mentre vi gettate letteralmente fuori dallo squarcio posteriore dell'involucro, rotolando sul pendio franoso di cenere indurita della montagna. Alle vostre spalle, i ruggiti infuriati della bestia serpentina rimbombano tra le pareti della gola, ma il crollo totale della struttura ha creato un muro invalicabile di ferro ritorto che blocca il Linnorm , tagliandolo fuori dal vostro sentiero. La pista mineraria ora scende in picchiata, e la marcia forzata prosegue senza sosta per le ore successive, nel silenzio più assoluto e man mano che i contrafforti rocciosi delle colline orientali si diradano, l'avvallamento si spalanca definitivamente, introducendovi nella conca del cratere. Sotto l'occhio immobile della Luna Rossa, vi lasciate alle spalle le lande selvagge dei Sentieri Morti per calpestare il suolo di Porto Scoria. La vista ravvicinata toglie ogni dubbio sulla brutalità di questo luogo , tutto intorno a voi si stende un panorama interamente artificiale, saturo di un nevischio grigio e denso che si deposita sulle spalle. Camminate in mezzo a giganteschi scomparti grigi e paratie di ferro chiodato che spuntano dalla cenere come i resti di antichi mostri addormentati, intervallati da moli sospesi e pontili di metallo arrugginito che collegano i vari livelli del cratere. L'aria è densa, satura del fumo nero che esce da decine di ciminiere altissime e dal bagliore arancione e intermittente delle grandi fornaci industriali che pulsa nel buio, illuminando le tute da lavoro e i pastrani di cuoio dei rari abitanti che si muovono tra le baracche. Al centro esatto del bacino si staglia un pilastro metallico e monumentale, un cilindro titanico coperto di geometrie runiche azzurre, che pulsa costantemente scagliando feroci archi di fulmini verso il cielo plumbeo, rimbombando a intervalli regolari. Kaelen rallenta finalmente il passo, guidandovi con cautela lungo un pontile basso che costeggia una fila di baracche fatte di lamiere ondulate e ossa di grandi creature. Mentre superate un crocicchio di piste minerarie saturo di fumo, tre figure sbucano lentamente dall'ombra di una tettoia di ferro. Sono autoctoni del porto, forgia-cenere di taglia umana, ma le loro sembianze lasciano il gruppo senza fiato. Indossano logori grembiuli protettivi di cuoio pesante, incrostati di fuliggine e grasso minerale, ma le loro braccia e parte dei loro volti non sono fatti di sola pelle: innestati direttamente nei muscoli e nelle ossa, placche di bronzo e tubicini di ottone spuntano sotto il cuoio, muovendosi con piccoli scatti idraulici quando stringono i pesanti martelli da lavoro che portano alla cintura. Uno di loro ha una spessa grata metallica saldata al posto della mandibola, simile a quella del gigante nel relitto, ma i suoi occhi sono vivi, stanchi e iniettati di sangue. I tre si fermano a pochi metri da voi, sbarrando parzialmente il passaggio sul pontile. Non sollevano le armi e la loro postura non è immediatamente ostile, ma i loro sguardi sono duri, diffidenti e carichi di sospetto mentre squadrano l'armatura scintillante di Shamàsh, le vesti estranee di Selyra e le armi di Zarath e Devras. L'autoctono con la mandibola di ferro compie un passo avanti, e quando parla, la sua voce esce distorta e metallica, accompagnata dal sibilo di un piccolo sfiato di vapore che si leva dietro la sua nuca... Kaelen...gracida l'uomo, fissando la vostra guida prima di spostare gli occhi sul gruppo...ti avevamo dato per morto sui Sentieri Morti. Chi sono questi forestieri che ti porti dietro? Hanno l'aria di sciacalli, o di carne da macello mandata dai signori della notte. Non vogliamo problemi quassù. Se siete venuti a fare domande scomode, girate i tacchi prima che il metallo si scaldi. Kaelen si irrigidisce, sollevando le mani guantate in un gesto di tregua, ma lancia un'occhiata tesa di profilo verso di voi, implorandovi con lo sguardo di non fare mosse false. @ Tutti
  8. Fiore Della Giungla Quando vedo quella bestia, quell' essere così letale devastare le paratie metalliche come fossero fragile compensato, non ho dubbi su cosa fare. Scappo. Mi tuffo in picchiata verso i miei compagni, ancora invisibile, evitando agilmente di toccare qualunque superfice solida mentre scendo verso di loro con tutta la velocità che il Signore dei Gatti mi ha donato. Sento il messaggio di Selyra prima di arrivare, e rispondo mentalmente in maniera veloce, grata della possibilità di avvisarli ancora prima di essere a portata d'orecchio. C'è un Linnorm di sopra! E' enorme, e scende rapidamente! Dobbiamo andarcene da qui, adesso. State lontani dalle pareti, percepisce le vibrazioni! E' il messaggio che mando a Selyra, appena prima di raggiungere i miei compagni, a cui lo ripeto non appena mi avvicino abbastanza da farmi sentire. Sperando che Selyra li abbia già fatti avviare verso l' uscita.
  9. Cronos89 ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Devras Di sotto
  10. SELYRA - Bardo Drow La spiegazione di Kaelen conferma il mio timore. Annuisco, gli occhi fissi su quei cavi di rame che gli entrano nella schiena come radici malate. "Allora lasciamolo pulsare," dico secca, a bassa voce. "Se lo stacchiamo senza sapere dove tagliare, ci seppellisce qui dentro. E io non ho intenzione di diventare un festone come gli altri." Il boato dai piani superiori mi tronca a metà frase. Non è Fiore, è troppo pesante, troppo vasto. È qualcosa che sta scendendo. Alzo di scatto la testa, la mano già sul pugnale, cercando una crepa, un cedimento nel soffitto sopra di noi. "Addosso alle pareti! Tutti vicini, ora!" sibilo, con quel tono teso che uso quando la scena sta per precipitare. Poi mi porto un dito alle labbra e chiudo gli occhi un istante, intessendo il trucco più discreto del mio repertorio. Un filo di voce, impercettibile a chiunque altro nel vano, scivola direttamente verso l'alto dove mi aspetto sia Fiore della Giungla. AZIONE
  11. Zarath Di sotto
  12. Dardan ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    @ Fiore della giungla @ Gli altri @ Tutti
  13. Cronos89 ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Devras Non mi sembra proprio come me commento con ovvietà qui niente sembra come me aggiungo per poi voltarmi in modo da poter tenere d'occhio sia la strana bestia che la direzione in cui è andata Fiore
  14. SELYRA - Bardo Drow Non c'è mai fine all'orrore in questa gola. Credevo che i corpi svuotati all'esterno fossero il peggio, ma l'interno... questo è un sepolcro di metallo e carne. Il gocciolio a tempo con quel rintocco mi fa rabbrividire, nonostante l'aria calda. Mi porto d'istinto una mano alle labbra. Poi lo vedo. Quel colosso a metà tra carne e bronzo, conficcato nei cavi. "Non sembra un prigioniero," mormoro, più a me stessa che a gli altri, con un misto di orrore e di assurda, inevitabile ammirazione. "Sembra un cuore come se avessero saldato un cuore vivo a questo relitto per farlo pulsare." Il mio sguardo scatta verso Kaelen, tagliente. Attendo una risposta anch'io. Il raschio sopra le nostre teste mi gela il sangue. Artigli sul metallo. Qualcosa di pesante che ci ha trovati. Vedo Fiore già dissolversi nell'aria. Annuisco rapida, e soffiandole un bacio dalla punta delle dita lascio che la mia voce si faccia un filo d'ombra, udibile solo a lei: "Fiore, mia lucente guida, l'ombra ti celi, ti sia amica, vedi per noi ciò che è celato, ciò che al tetto è aggrappato." AZIONE @Theraimbownerd
  15. Landar ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Shamàsh Entro e sento immediatamente il peso di quel luogo gravarmi addosso. L'aria è densa, viziata, impregnata di sangue, metallo e qualcosa di organico che non riesco nemmeno a voler riconoscere. Ogni respiro sembra lordare i polmoni. La luce scarlatta che filtra dall'esterno si spezza sulle superfici di ferro e sulle viscere appese, trasformando ogni cosa in un'immagine distorta e innaturale. Ma con una sua logica. La mia natura celestiale dovrebbe respingere tutto questo. E in parte lo fa. Sento un disgusto profondo, quasi fisico, mentre l'orrore mi stringe lo stomaco. Eppure... c'è qualcosa che mi trattiene. Quelle immense strutture, gli ingranaggi distrutti, il corpo mostruoso ancora animato da una scintilla di vita. È orrendo, ma anche terribilmente affascinante. Una grandezza deformata, una sorta di prodigio trasformato in abominio. E proprio questo mi inquieta più del resto. Perché mentre la luce dentro di me vorrebbe soltanto fuggire da quel luogo, una parte più oscura di me sembra volerlo comprendere. Mi sento piccolo. Schiacciato dalle pareti, dal soffitto, da quella creatura e dal rintocco incessante che sembra scandire ogni battito del mio cuore. È claustrofobico. Opprimente e tremendamente vivo. Ma va fermato. Me ne convinco facendo leva sulla purezza del mio retaggio. Le domande di Zarath sono lecite e consone. Poi annuisco verso Fiore. Mi preparo al peggio.
  16. Zarath Mi esce una smorfia entrando nel relitto. Con tutte le volte che ho fatto questa smorfia ultimamente quasi temo mi solcherà la faccia. Il grosso corpo semivivo conficcato nel relitto con le dita ha un ché di assurdo per me, non riesco a capire cosa sia, ma mi ricorda Devras, in qualche modo. È come te, Devras, o è qualcos'altro? Al suono di schianto sopra di noi la mia testa schizza in alto. Di nuovo quella smorfia. Fiore esce, invisibile. Ti pareva, proprio ora doveva arrivare altro... Osservo il colosso, il muco o qualsiasi roba strana gli esca dalle orbite, le dita conficcate nella piastra, la mandibola che ritmicamente scatta. ... Che cavolo è, Kaelen? Tu lo sai?
  17. Fiore della Giungla Quando entro nella carcassa di metallo l'odore è la prima cosa che noto. Un assalto ai miei sensi, che provo senza successo a ignorare. Ma l' orrore organico che ci circonda è qualcosa che ormai è stampato a fuoco nella mia mente. Il mio sguardo si poggia sul colosso, cercando di capire se sia ancora vivo o se quel movimento sia puramente il risultato di un processo meccanico. Forse anche in questo incubo a cielo aperto ci potrebbe essere qualcosa di interessante da studiare. Prima che possa decidere che fare però, il pericolo che ha ridotto questo posto in questo stato segnala la sua presenza. Velocemente dico ai miei compagni proverò a capire di che si tratta da invisibile. Voi tenetevi pronti. Dico, prima di diventare completamente invisibile alla vista e volare verso la fonte del suono. Master
  18. Dardan ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    La discesa dalla terrazza naturale si rivela una marcia soffocante tra i fantasmi e i detriti. Vi lasciate alle spalle il vento del crinale per calarvi lungo un pendio scosceso di pietra lavica e cenere indurita, muovendovi con cautela per non far rotolare sassi verso il fondo della gola. Più vi avvicinate alla base del canyon, più la sagoma di quella gigantesca struttura metallica si rivela in tutta la sua opprimente, geometrica monumentalità. Sbarra completamente la gola da una parete all'altra, incastrata come un immenso cuneo grigio chiodato che taglia la roccia a metà. Il nevischio grigio, cadendo sul dorso metallico dell'involucro, si scioglie all'istante emettendo un fischio viscido: la lamiera è ancora calda, percorsa da una debole vibrazione termica che fa ribollire l'aria circostante. Tutto attorno alla base della struttura, il terreno è una palude di cenere mista a una puzza differente da quella dello zolfo: un odore pesante, ferroso e dolciastro di fluidi organici andati a male. Le sagome umanoidi sparse nel fango non sono semplicemente congelate. Man mano che accorciate le distanze, i dettagli si fanno macabri e nitidi alla luce scarlatta della Luna Rossa. I loro pastrani di cuoio e le tute da lavoro sono ridotti a brandelli intrisi di un liquido scuro, oleoso e gelatinoso che frigge sulla pietra. Le vittime sono state letteralmente svuotate dall'interno, i loro corpi ritorti in spasmi innaturali che testimoniano una morte atroce e fulminea. Molti di loro hanno le dita spezzate e consumate, segno che hanno tentato disperatamente di arrampicarsi sulle lamiere lisce o sulle pareti verticali di ardesia per sfuggire a ciò che era sceso dai crinali, prima di essere ghermiti a pochi metri dalla salvezza. Il pesante e sordo rintocco metallico che esce dalle fenditure dell'involucro scuote il fango sotto i vostri stivali, scandendo i vostri passi come una marcia funebre. Raggiunta la base del colosso grigio, vi ritrovate di fronte all'enorme squarcio frontale. Le piastre di ferro, spesse quanto il palmo di una mano, sono state lacerate e arricciate verso l'interno, lasciando sporgere lembi di metallo tagliente coperti da grumi di sangue scuro. Vi schiacciate l'un l'altro, trattenendo il fiato per evitare che i mantelli si impiglino nelle punte di ferro ritorto, e scivolate finalmente all'interno. L'interno di questa colossale carcassa chiodata è un incubo di metallo e carne. La luce scarlatta della luna filtra debolmente attraverso lo squarcio, proiettando ombre lunghe e distorte su colossali paratie divelte e ingranaggi coperti di una melma nera. Non c'è un tunnel pulito: per avanzare dovete scavalcare i rottami di quello che sembra un enorme vano di contenimento industriale. Il suolo metallico è scivoloso, coperto da grosse pozzanghere di sangue rappreso misto a un fluido bioluminescente azzurrognolo che cola da condotti spaccati. In alto, appesi alle enormi travi del soffitto deformato come macabri festoni, pendono i resti strappati degli altri occupanti. Lembi di viscere e gabbie toraciche spezzate gocciolano metodicamente sul pavimento di ferro con un suono viscido: plip... plip... plip. Ma l'orrore più grande è che questo macabro gocciolio va a tempo con il rumore artificiale che vi ha guidati fin qui. Il pesante rintocco non proviene da un qualche macchinario sul fondo. Avvicinandosi al centro del monumentale vano, individuate la fonte...agganciata a una colossale intelaiatura di ferro, ricolma di spessi cavi di rame e enormi ruote dentate distrutte, si staglia la metà superiore di un corpo colossale. È una creatura di taglia grandee, larga quanto una parete, con braccia spesse come tronchi d'albero rivestite di pesanti piastre di bronzo chiodate saldate direttamente nella pelle. Le sue dita titaniche sono ancora conficcate nei circuiti aperti di una grande piastra che pulsa di una debole luce intermittente. Quell'essere è parzialmente vivo , l'enorme grata di ferro che gli fa da mascella scatta ritmicamente, producendo a ogni sussulto un rintocco sordo, pesante e metallico che fa vibrare vistosamente l'intero vano. Dalle sue orbite vuote cola lo stesso fluido oleoso che imbratta la stanza, e la sua mastodontica cassa toracica esposta sussulta debolmente. Improvvisamente, un nuovo suono metallico rimbomba ferocemente nell'abitacolo, amplificato dalla vastità delle pareti di ferro. Proprio sopra le vostre teste, sul soffitto esterno di questa enorme struttura, qualcosa di pesante inizia a muoversi. È un rumore stridulo di artigli massicci che raschiano rabbiosamente la lamiera, come se stessero cercando un punto debole per penetrare all'interno. La vibrazione fa cadere nuovi fiocchi di cenere e gocce di sangue dalle travi divelte. @ Tutti
  19. Cronos89 ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Devras Annuisco, avvicinandomi all'apertura per capire meglio cosa ci aspetta
  20. SELYRA - Bardo Drow Ascolto la spiegazione della nostra guida con una certa apprensione. Mai una buona notizia, purtroppo, mai un percorso facile. Ma lo sapevamo, quando ci siamo imbarcati in questa missione. Sono lieta che anche i miei compagni preferiscano passare inosservati al suo interno, piuttosto che tentare una scalata su metallo instabile. "Concordo. Meglio strisciare tra le ombre all'interno, che rischiar di caderci dentro".
  21. Landar ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Shamàsh Condivido il pensiero di Zarath "Sono d'accordo. Attraversiamolo..." avvalorando anche quello della Tabaxi. Poi sembro pensarci qualche istante "Tuttavia credo altri siano più adatti a spegnerlo." guardo la stessa mezza felina e Devras. Rivolgo lo sguardo al tracciatore invitandolo a farci strada. Poi sguaino l'arma e preparo anche lo scudo.
  22. Fiore della giungla Quindi qualsiasi cosa fosse è stata abbastanza potente da aprire quella corazza di metallo come un frutto troppo maturo...direi che è una buona ragione per sbrigarci. Personalmente preferirei non entrare in un luogo chiuso ma...effettivamente è meno rischioso che caderci dentro comunque se quel metallo dovesse cedere sotto i vostri piedi. Dico, guardando quel relitto ferroso con aria di sfida. Se fossi da sola volerei semplicemente al di là dell' ostacolo, ma non posso abbandonare i miei compagni.
  23. Zarath Beh, stavolta allora... Rispondo al tracciatore...mi sembra più adatto alle mie corde. Entriamo, spegniamo il ticchettio e andiamo dall'altra parte. E ci conviene muoverci, se quel coso attira altra roba.
  24. Dardan ha risposto a Dardan a un discussione TdG in La luna Rossa
    Il ticchettio ritmico che risuona dalle fessure di quella colossale forma grigia prosegue incessante, come il battito cardiaco di un mostro agonizzante. Kaelen ascolta le domande di Fiore Della Giungla e Devras senza distogliere gli occhi dilatati dalle lamiere, lasciando che il vento da est disperda i fumi azzurri dei fulmini sopra le loro teste prima di rispondere. Non è un'esplosione interna...dice il cacciatore a voce bassissima, indicando con la punta della lama i bordi deformati dello squarcio. Le piastre grigie chiodate, spesse quanto il palmo di una mano, sono piegate e arricciate verso l'interno della struttura, non verso l'esterno. Qualcosa ha colpito questa cosa da fuori con una violenza inaudita. Qualcosa di immenso ha artigliato il ferro e lo ha aperto come se fosse pergamena morbida, per arrivare a quello che c'era dentro. Il tracciatore si sposta di pochi centimetri lungo il ciglio della terrazza, studiando la disposizione delle sagome umanoidi bloccate nel nevischio. Questi erano gli abitanti della pianura sottostante, continua Kaelen, e la sua voce trema appena per una fredda certezza. Quel guscio pesante risaliva dalle fonderie. Guardate le posizioni dei corpi: non stavano scappando da lì dentro. Stavano correndo verso le montagne. Cercavano di arrampicarsi su queste rocce per sfuggire a ciò che è sceso dai crinali. Ma qualunque cosa fosse... li ha ghermiti prima che potessero fare dieci passi. Le parole di Selyra e la determinazione silenziosa di Shamàsh e Zarath sembrano pesare sul cacciatore, che torna a volgere lo sguardo verso la mostruosa distesa geometrica nel cratere, dove l'Ancora di Ferro pulsa, scagliando un altro arco di fulmini azzurri che illumina a giorno le imponenti sagome di ferro incastrate nella cenere a chilometri di distanza. Sì, drow. Siamo arrivati, conclude l'uomo, fissando il pilastro che distorce la luce della Luna Rossa. Quella è la morsa che stringe le viti di questo mondo. Ma quel ticchettio che sentite là sotto... non so cosa sia. È un rumore artificiale, un battito di ingranaggi che non appartiene alla natura di queste montagne. E in questa landa, ogni suono insolito attira i predatori e le cose peggiori nel raggio di miglia. Se quel battere continua, non saremo soli ancora per molto. Kaelen indica la carcassa che ostruisce completamente la gola tra le rocce, bloccando l'unica via per scendere. Quella ferraglia incastrata chiude il sentiero da una parete all'altra, non c'è spazio per girarci attorno a piedi, conclude il tracciatore, stringendo l'impugnatura della lama mezza seghettata. Abbiamo solo due modi per superarla. Il primo è calarsi e passare proprio dentro il relitto, attraversando lo squarcio nella lamiera come se fosse un tunnel per uscire dall'altra parte, rischiando di far scattare o calpestare quel maledetto meccanismo che continua a battere. Il secondo è arrampicarsi direttamente sopra la struttura corazzata. Possiamo usare le piastre chiodate e i rivetti sporgenti della carcassa grigia per scalarla esternamente e scavalcare il blocco dall'alto, ma lassù sul dorso del relitto saremo completamente allo scoperto nel vento, e il metallo potrebbe essere instabile e cedere sotto il nostro peso. @ Tutti
  25. Zarath La vista dell'enorme pilastro lancia fulmini mi lascia a bocca aperta dallo stupore. Mai visto qualcosa di simile e fatico a capirne il funzionamento o l'utilità. Osservo poi il relitto indicato da Kaelen. Non è quello che mi preoccupa tanto, ma quel ticchettio. Fiore è la prima a fare la domanda, svelta di testa com'è. Decido di aspettare il mio turno e ascoltare il tracciatore.

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