Ariel - Ranger/Monaco Seguendo le indicazioni del personale raggiungo un'area riservata e lì trovo l'oggetto della mia ricerca, Ayla che si sta finendo di preparare per intrattenere il pubblico con la sua danza. Mi fermo un attimo sulla soglia a guardarla, senza curarmi di nascondermi, seguendo con lo sguardo i suoi lineamenti e le sue forme generose neanche troppo nascoste dal vestito da ballerina che indossa, godendo della bellezza che è diventata, specie dopo le terribili sofferenze che ha dovuto sopportare solo pochi anni prima, quando insieme alla mia ciurma-famiglia l'abbiamo strappata dalle grinfie di qualche lurido commerciante di ragazzine, rapite o vendute dai genitori. Quando all'improvviso si gira nella mia direzione e mi riconosce, i suoi occhi si riempiono dapprima di stupore e poi di una gioia degna di una bimba di fronte ad un regalo più grande di lei e mi corre incontro saltandomi al collo e tempestandomi di domande, con una rapidità tale da non riuscire quasi a comprenderle. "Calma, calma mia bellissima morettina! Mi sei mancata anche tu. Ti trovo in splendida forma!" esclamo sorridendo mentre le accarezzo i fianchi nudi godendo del semplice contatto con la sua pelle morbida e vellutata e fissandola in quei suoi occhioni scuri come il pozzo di accesso all'Undermountain. "Sei la prima persona che ho cercato appena arrivati qui e stai sicura che sarai anche l'ultima che saluterò stasera." le dico con trasporto cogliendo, però, una vena di preoccupazione nei suoi occhi. "Che succede Ayla... cosa ti preoccupa?" le chiedo per appurare che cosa la renda turbata in un momento che so essere felice per entrambe. Quando mi spiega delle misure di sicurezza adottate per la serata a causa dell'importante incontro Arpista che si terrà e, facendo due più due, mi chiede se la mia nave è qui per quello divento per un momento seria: "Non voglio mentirti, d'altronde sai fin troppo bene che lavoro faccio e non ho il cuore di ingannarti. Io e tutti gli alti ufficiali della nave siamo qui per importanti affari e stabilire il prossimo futuro. Non scenderò nei dettagli quindi, te ne prego, non chiedere, ma resta felice. Dopo la riunione potremo passare tutta la notte insieme a divertirci e avrò occasione di raccontarti le mie ultime avventure, ma questo è un giorno felice e non voglio che nulla oscuri il tuo fantastico sorriso, per favore." concludo riaddolcendo il tono con una leggera supplica nella voce e una chiara promessa negli occhi. Il mio sguardo va poi alle creature che Ayla mi indica e che non avevo notato, troppo presa a guardare lei. "Devono davvero temere problemi per dispiegare pefino loro." mi dico valutando le misure precauzionali, decisamente sopra la media, approntate per la serata. "Ora devo andare. I miei compagni mi stanno aspettando di sopra ed è bene non far attendere certe persone, ma stai pur certa che appena finito tornerò da te e nessuno ci disturberà!" mi allungo a sfiorarle le labbra con un bacio leggero pregustando la serata, la guardo ancora un momento dritta negli occhi e poi mi volto avviandomi a grandi passi al piano di sopra dove il resto dei miei compagni si sta già radunando intorno al tavolo predisposto per l'incontro. Raggiunta la saletta privata trovo Marirose già seduta a tavola che scambia qualche parola con un uomo incappucciato affiancato da altre due figure e che, nonostante la quantità di incanti presenti su di lui e nella stanza, risalta come una luce nell'oscurità a causa della sua presenza carismatica eccezionale. Dan, invece, non sta facendo nulla di tanto diverso da quello che ho fatto io al piano di sotto, gettando i presupposti per una serata "di fuoco", anche se con lui è abbastanza ovvio, penso sghignazzando: "Potrei chiedergli se vogliono unirsi a me e Ayla... sarebbe molto interessante". Già immagino cosa potrebbe accadere con questi presupposti: una bionda e una mora, una genasi dell'acqua e uno del fuoco. Gli opposti che si mescolano in un tripudio di passione. Passando accanto a Dan gli rifilo una pacchetta sul cu.lo, ma limitandomi ad uno sguardo malizioso e compiaciuto, senza proferire parola alcuna e andando a prendere posto al tavolo salutando i presenti con un leggero inchino.