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  1. Ci pensa l'autore del progetto BECMI. Tutti e tre i moduli della Grand Campaign saranno stampati, e stiamo vedendo con una cartotecnica per stampare anche Mondo di Greyhawk. I 3 moduli di avventura saranno cartonati in brossura con rilegatura in filo di refe. Mondo di Greyhawk sarà la versione scatolata, i due moduli saranno come gli originali, quindi con spillatura, e mappona, probabilmente divisa in due, in formato A0. Nel scatola dovrebbe esserci anche il glossario con tutti i nomi inglese/italiano e viceversa.
  2. Nuovo aggiornamento del modulo (sia in versione alta definizione che standard) con le ultime correzioni prima della stampa fisica. Il link è sempre lo stesso presente nel primo post di questo thread.
  3. Sono senza dubbio molto più accessibili, o quanto meno hanno diversi livelli di difficoltà per accontentare tutti. Anche secondo me, a livello più difficile sono comunque meno tosti della modalità avanzata di tanti vecchi videogame.
  4. Credo che l'immagine scelta per introdurre l'argomento dica tutto. Da persona che detesta il politicamente corretto le mie risposte sono ovvie e scontate. Purtroppo, specie nei giovani, si confonde il politicamente corretto con il rispetto della persona che si ha di fronte, e non c'è nulla di più sbagliato nell'equiparare i due concetti. In questi ultimi anni abbiamo assistito a storture, tentativi di cancellare la storia e altre amenità in nome di una pseudocultura cha ha contaminato (e avvelenato) i media. Fortunatamente questa ondata sembra essere passata. A livello di gioco, trovo corrette le risposte che hanno dato sopra altri utenti, a partire dal fatto che per molti giovani D&D non è un gdr "da vivere" ma solo da "mostrare" per intrattenere un pubblico, e questo a mio avviso è un aspetto determinante di come viene inteso oggi questo tipo di intrattenimento ludico. Razza o specie: sono vecchio e preferisco il termine originale. Tanto, a livello etimologico, nessuno dei due è corretto nell'ambito del gdr. Personalmente trovo corretto inserire paletti e limitazioni/vantaggi che differenziano e caratterizzano le classi. Altrimenti non c'è nessuna differenza tra di esse e tanto vale usare la razza "pampurio" uguale per tutti e si scelgono malus e bonus in base al pg che si vuole costruire. (chiedo scusa ma avevo lasciato indietro questo pezzo quando ho postato la risposta). Allineamento: sempre inteso come linee guida di massima per definire l'attitudine mentale e sociale di png e mostri, meno significativamente per i pg. Era utile per limitare certe storture in fase di creazione del personaggio. Divinità: hanno peso quanto ne concede l'ambientazione. Nei Forgotten Realms non si può non tenere conto di chi si venera, dato che gli avatar degli dei hanno letteralmente camminato per le strade delle città. Poter usare chierici specifici delle divinità aggiunge parecchio pepe al gioco (vedi i vecchi Faiths & Avatars, Power & Pantheons e Demihuman Deities o il più recente Fedi e Pantheon) In altri setting, come Midnight, c'è un solo dio (malvagio) e niente chierici; in altri ancora sono solo citati come nota di colore e pertanto superflui o del tutto ininfluenti. Non credo sia corretto correlare la situazione della fede religiosa nel mondo reale con quella fittizia dei gdr. Questo vale in assoluto per tutto: mai e poi mai trasporre il mondo reale nella controparte fantastica, a meno che non si tratti di setting specifici che lo prevedono. Quando si gioca in un mondo fittizio, quel mondo con le sue regole è l'unico che conta e non lo si deve confrontare con il mondo reale. Qualcuno ha giustamente detto che Dark Sun oggi sarebbe problematico perché presenterebbe schiavismo, genocidi, cannibalismo ed eugenetica... come se queste cose non succedono tutt'oggi; ma ipocritamente è brutto farle trovare in un gdr, è diseducativo. Poi accendi la televisione, leggi i giornali o ascolti la radio e si sentono stragi di qua, tratta delle donne di la, ecc. Ipocrisia allo stato puro (che rientra nel punto 0 della discussione riguardo al politically correct, per cui l'importante è non parlarne e non mostrarlo, fa niente se esiste). Fine dell'inciso. Classi: oggi tutte le classi fanno tutto e sono autonome. Non è più necessario giocare di squadra per riuscire ad uscire vittoriosi (o semplicemente vivi) dalle sfide che il master pone ai personaggi. Personalmente trovo questa cosa un appiattimento che toglie il gusto di giocare un chierico piuttosto che un ladro o un mago. Con il mix di talenti, origini, abilità, stirpi, mazzi, lazzi frizzi e caz... (uoppssss, questa è volgare!) si può giocare un mago che pesta peggio di Conan, è più agile del Grey Mouser, più saggio di Gandalf, più affascinante di Polgara, più resiliente di Rand al'Thor. Personalmente non mi piace questa possibilità. Morte: Perché? c'è ancora qualcuno che muore in D&D? Wow, non lo sapevo!!! 😁Sarcasmo a parte, si è passati da un gioco dove il solo sopravvivere era un risultato enormemente gratificante a "se non ammazzo tutti i supermostri e i supercattivi vuol dire che non ho fatto un accidenti di niente e sono deluso". Sono esperienze di gioco profondamente diverse. Sto notando tuttavia che sempre più giocatori si stanno allontanando da questa visione tornando a giochi più difficili (segnalo il kickstarter o backerkit di Deathbringer di Professor DM in questo senso). Personalmente preferisco le sfide impegnative vecchio stile ai supereroi delle ultime incarnazioni del regolamento più giocato al mondo. USA: che altro c'è da dire? Hanno votato Trump non una, ma due volte. Questo basta a qualificarli. Ricambio generazionale: oggi chi si approccia a questo hobby è sommerso dalle centinaia di sistemi esistenti, e può essere disorientante. E' altresì vero che la stragrande maggioranza di chi inizia lo fa con D&D, e lo fa guardando i video su Youtube di CriticalRole (o chi per esso) o arriva dai vari Baldur's Gate ecc. Sia gli spettacoli che i videogame danno una prospettiva diversa ai giocatori, che però trovano un regolamento che richiama molto lo stile videogiocoso e "innocuo" di show dove sei spettatori. I giocatori moderni, per la maggior parte, vogliono azione senza conseguenze, ricompense senza sacrificio (sempre e solo in ambito ludico, sia chiaro). Sono meno appassionati e più giocatori casuali cui non interessa più di tanto l'ambientazione, la trama, lo sviluppo del pg. Basta tirare dadi, spaccare tutto, farsi quattro risate e morta lì. E può andare benissimo anche questo modo di usare il gdr. E' molto diverso da come si intendeva questo hobby 40 e passa anni fa. Diritto al successo ruolistico: alle fine, il gdr è e resta una forma di intrattenimento ludico, il cui scopo è intrattenere e divertire chi lo pratica. Se chi gioca si diverte e rimane soddisfatto, allora è un successo. Ruolisticamente corretto? Non lo so, perché non esiste concetto di corretto o scorretto nel modo di interpretare questa attività. La tendenza attuale è quella di dare la pappa pronta ai giocatori altrimenti "potrebbero rimanere offesi", anche se si sta assistendo ad un parziale scollamento della comunità in favore di regolamenti meno "unicorni e arcobaleni, vogliamoci tutti bene" in favore di temi più cupi, oscuri e moralmente ambigui. Aggiungo solo una cosa: questi nuovi regolamenti, sulla scia di Shadowdark (che non trovo così irresistibile o straordinario) tendono a favorire le one session o comunque campagne molto brevi proprio a causa della natura "casual" dei giocatori moderni.
  5. Amante alla follia, membro della The Tolkien Society. Ex giocatore di GIRSA, di cui custodisco gelosamente i manuali e estimatore della trilogia cinematografica. Ogni anno rileggo il signore degli anelli e sto aspettando che finiscano la traduzione della Storia della Terra di Mezzo (anche se adotta la terribile terminologia della traduzione di Fatica purtroppo). Hanno già deciso come muoversi, rimodulando il piano di pubblicazioni. A meno di altri scossoni al momento non preventivabili, stimano di tornare a pieno regime nel giro di massimo un anno. Auguro di tutto cuore che ci riescano, anche perché dal punto di vista strategico è un buon momento per sottrarre giocatori a D&D che è in flessione.
  6. Il tuo è un discorso filosofico, etico e sociale su come dovrebbe essere, di intenzioni e prospettive ideali, ma di economico ha ben poco. Ciò che dici è giusto, ma la realtà è diversa da questo ragionamento, molto diversa e prima che le cose cambino (in merito ai contratti in esclusiva) dovranno passare ancora molti anni. Attualmente, non ci sono strumenti per cambiare la situazione quando un'azienda raggiunge determinate dimensioni. Il ragionamento che fai sulla validità del contratto di esclusiva è un discorse meramente astratto, privato del contesto e della fattualità del momento. Una teoria economica logica ma fine a sé stessa. Comunque un discorso molto interessante ma, come fai giustamente notare, che non c'azzecca col gdr e risulta palloso ai più. Se ne può parlare volentieri in privato.
  7. Ma va la, che studioso!!! Sono un amante del fantasy e mi piace vedere i mondi che alcuni autori riescono a partorire. Dalla Terra di Mezzo ai Forgotten Realms, Da Greyhawk a Dragonlance, passando per Mystara, Lankhmar Newon, Westeros, le Quattro Terre, la Terra Morente, Lyonesse, Melniboné, i mondi di Fading Suns (quanto mi piace questo setting!), Golarion, la terra di Hed, Aventuria e chissà quanti ne dimentico. Da accanito lettore ho fatto collezione di mappe (fotocopiandole dai vari libri) e spesso c'erano dei bei mapponi allegati ai numeri di Dragon Magazine. Nella mia libreria non mancano I viaggi di Frodo (ogni anno rileggo il signore degli anelli con questo libro di fianco, splendido!), l'Atlante di Westeros e altri ancora. Il vantaggio di non essere più di primo pelo (e nemmeno secondo o terzo) e di amare la lettura fin da molto piccolo. Le ambientazioni che conosco bene però sono fondamentalmente quattro: Terra di Mezzo, Forgotten Realms e Greyhawk e Fading Suns. Mystara e Dragonlance un po' meno bene, le altre solo come lettura. Ci starebbe bene un bell'articolo sulle ambientazioni fantastiche ora che ci penso...
  8. Golarion non mi pare malaccio come ambientazione.
  9. La prima versione di pathfinder ha avuto successo proprio grazie alla gratuità: il pdf gratis era, di fatto, il manuale che poi hanno commercializzato completo di tutto. Credo che questo sia tutt'ora motivo di forza della Paizo.
  10. Tutto quello che hai scritto è assolutamente vero e condivisibile, ma stai parlando di eventi che solo un cieco non avrebbe notato riguardo l'automotive. Riguardo Trump, si sapeva che sarebbe potuto tornare, ma nessuno, nemmeno tra i suoi, poteva ipotizzare l'idea dei dazi, saltata fuori perché il figlio (o il genero, non ricordo più) ha visto un libro fatto da emerito idiota manco capace di fare 1+1 dove sosteneva che a maggiori dazi sarebbero corrisposti più guadagni, con un ragionamento che manco un bambino dell'asilo avrebbe fatto. Invece quell'idiota di Trump l'ha messo in pratica. E' notizia di ieri che gli Stati Uniti hanno rimborsato la prima tranche di dazi non dovuti: 81 miliardi di dollari, per la felicità dei sostenitori MAGA che oltre a non aver guadagnato nulla, hanno cisto peggiorare le proprie condizioni (e ben gli stà!). Mi aspettavo però una risposta sulle nuove pratiche commerciali che hanno reso obsoleto l'uso di licenze esclusive, dato che qui non riesco proprio a capire dove vai a parare. Ovviamente sono chiacchiere informali fatte pour parler, e ci sono argomenti stuzzicanti che meriterebbero di essere approfonditi, ma non è questo il canale adatto dal momento che esula dall'argomento gdr.
  11. Ah ti riferisci a Demiplane! No, demiplane è una piattaforma tipo D&D Beyond che ospita anche altri sistemi ed è licenziataria di vari marchi. Si tratta di una specie di VTT, sulla falsa riga di Roll20. Se tu guardi in Italia, c'è un sito (Golarion, non ricordo l'indirizzo e non riesco a reperirlo adesso) con tutto il materiale Paizo. Usando la licenza PRD per la prima edizione e ORC per la seconda, chiunque abbia voglia e tempo può mettere in piedi un sito come Archive of Nentys. Solo che questi avevano un accordo diretto con Paizo per avere il materiale in anteprima. Tra l'altro so che Paizo dovrebbe fare/ha fatto un comunicato circa questa vicenda dove pare che AoN abbia emesso un comunicato ufficiale sulla cessazione prima di mettersi al tavolo con Paizo per risolvere le criticità emerse. Qualcosa che non quadra in questa vicenda c'è. E se è quello che mi hanno detto è vero (e non so se lo sia), non è una bella cosa. Non la riporto perché, come detto, non so sia vero e non c'è nessuna fonte a conferma.
  12. No, non sta cambiando. Non è obsoleto. E' e sarà ancora per un bel po', la prassi standard. I manager Paizo non sono rimasti "impreparati", e la norma "non è finita", ma nella maniera più assoluta. Mi piacerebbe sapere come fai a sostenere simili affermazioni quando il mercato del lavoro E' questo quando ci si misura su scala mondiale. E non ci scappi. O così o così. Posso dirti l'esatto contrario, dove piccole realtà sono diventate importanti aziende a livello globale. Da questo punto di vista il mondo è paese. Le cose funzionano allo stesso modo qui, in USA, in Brasile, in India, in Australia o dove preferisci. Se pesti i piedi a qualcuno di grosso rischi sempre di essere messo all'angolo, oppure riesci ad emergere e ti fai un nome. Di certo in Italia se hai un nome importante alle spalle è tutto più facile. Mah, i dazi di Trump sono un macroevento che non ha previsto nessuno. Ed è solo un esempio. Puoi fare tutti i calcoli che vuoi, prevedere tutto quello che ti pare, ma non avrai mai né la certezza né la sicurezza che le tue previsioni si avverino. Anche se hai tempo, voglia e strumenti. Altrimenti il mondo sarebbe pieno di Michael Burry e nessun evento arriverebbe più, per l'appunto, a sorpresa. Questa tua affermazione mi lascia molto perplesso. Mica siamo alla psicostoria di Hari Seldon che ti fa prevedere cosa accadrà 😁. Ci sono degli indicatori che possono darti un orientamento, ma poi non è detto che tutto giri come hai previsto. Specie in ambito finanziario. Poi per il resto, ogni imprenditore ha una visione d'impresa diversa dall'altro, un modo di gestire le risorse peculiare, alcuni hanno anche una gestione fiscale moooooolto fantasiosa. Di sicuro fare impresa, oggi, è davvero molto complicato. Tra leggi che invece di facilitare le cose le complicano, regole doganali demenziali (esportando il tutto il mondo devo tenermi aggiornato ed è un caos, specie per paesi come la Turchia, l'Egitto e altri in Africa o dell'ex blocco sovietico), INCOMPETENZA di personale che dovrebbe invece avere capacità specifiche (dogane, ministeri dei trasporti per le omologazioni, spedizionieri che spesso non conoscono alcune norme, ecc.). Toglimi una curiosità: quali sarebbero queste nuove pratiche commerciali che avrebbero reso obsoleto il sistema attuale? Puoi farmi qualche esempio? Giusto per capire. Dato che queste cose mi servono anche per il mio lavoro sono davvero curioso di conoscere queste nuove pratiche che permetterebbero di ridurre costi e rischi mantenendo l'attuale competitività.
  13. Paizo non ha, al momento, nessun accordo con altri per una piattaforma digitale. L'unico accordo su piattaforme digitali era il supporto nativo a Foundry VTT che è stato sospeso momentaneamente (parte dello staff Paizo creava i contenuti digitali venduti tramite il market place di Foundry). I motivi del termine della collaborazione con Archive of Nentys sono delle non meglio precisate violazioni riguardo a disegni che non erano coperti dalla licenza CUP. Archive of Nentys continuerà ad essere supportato da Paizo anche se perde i prodotti in early access (taglio di costi per i manuali/pdf che venivano spediti gratuitamente a chi si occupava di aggiornare il sito), la parte del sito relativo alla PRD viene chiusa, dato che torna sul sito Paizo e cessa la retribuzione di eventuali royalties da conferire a Paizo (cosa mai avvenuta in 8 anni). Non si tratta di mosse aggressive, ma probabilmente c'è qualcosa nel rapporto tra Paizo e AoN che potrebbe compromettere la causa in essere con Diamond (almeno questo è quanto ventilato da alcuni) relativamente alla protezione del marchio. L'unica conseguenza per gli utenti di Pathfinder è che non avranno più gli aggiornamenti in tempo reale con la pubblicazione dei nuovi manuali. Tutto qui.
  14. E' un periodo orrendo anche per cominciare. Il figlio di un mio amico vorrebbe avviare una sua attività (sempre in ambito agricolo/zootecnico), e nonostante abbia i contatti giusti, è un incubo. I prezzi delle materie prima cambiano ogni giorno, i fornitori ti fanno aumenti ad minchiam giustificandosi in modi molto fantasiosi ogni 3 mesi, è difficile trovare manodopera qualificata, i fabbricati te li fanno pagare un occhio della testa anche se il mercato immobiliare ristagna, per iniziare l'attività alcuni fornitori ti chiedono commesse molto superiori al tuo fabbisogno oppure sparano prezzi da prototipo o campionatura (e sono allucinanti), gli ingegneri progettisti se ne saltano fuori con richieste o proposte demenziali... insomma, tutta una serie di fattori che rendono molto complicato mettersi in pista. Mi ritengo fortunato ad avere l'età che ho e ad aver fatto il cammino che ho fatto fino ad ora. Il mondo oggi è un posto molto ma molto più difficile e complicato rispetto a quando sono entrato nel mondo del lavoro.
  15. Dipende sempre dagli ambiti. Lo vedo nella mia azienda. Esempio banalissimo: noi fabbrichiamo macchine speciali per agricoltura. Facciamo tutto in casa, ed eccezione dei motori endotermici ed idraulici. Tutti i cilindri idraulici li facciamo in casa, anche se è più conveniente farli fare in esterno (costerebbero un terzo in meno, non avremmo un paio di dipendenti tra tornitore e assemblatore quindi costi inferiori). Nel 2015 abbiamo dovuto scegliere se andare avanti con la produzione interna oppure no. Per motivi che non ti sto a spiegare, ho scelto di continuare con la produzione interna, e mi è andata di lusso dato che con la pandemia, la ditta che avrebbe dovuto fornirci i cilindri finiti è fallita a causa dei ben noti problemi sorti durante quei due anni difficili. Ho rinunciato ad un risparmio immediato per avere la sicurezza di avere il materiale in casa in caso di necessità urgenti, oltre ad avere sempre la certezza che il materiale prodotto fosse conforme alle sepcifiche tecniche richieste. Ma la mia è un'azienda artigiana. Se fossi stato una ditta a livello, che ne so, di Oxbo e New Holland (per restare in tema di macchinari agricoli), avrei sicuramente delegato la produzione di questa parte ad una ditta specializzata che mi avrebbe garantito la fornitura, dato che internamente non potrei soddisfare le necessità e i quantitativi richiesti da una simile produzione di scala, altrimenti avrei dovuto investire pesantemente in macchinari, personale e immobili per ampliare la produzione con il rischio di compromettere la stabilità economica della ditta (immagina se avessi speso 3 o 4 milioni di euro per una macchina taglio laser, altre 5 o 6 persone dedicate e un nuovo capannone per ospitare le attrezzature e poi, nel 2020, dover fermare tutto a causa della pandemia... non avrei potuto tenere in piedi la ditta con un simile investimento e pochi introiti dovuti al mercato praticamente cristallizzato). Spesso, tanto per dirla in modo molto gretto e schietto, ti va solo di culo. Puoi pianificare tutto e andarti male o non pianificare nulla e andarti di lusso. EDIT: aggiungo una considerazione strettamente personale: conta molto anche l'età quando si prendono certe decisioni. A 25 anni ti senti invincibile, padrone del mondo e nessuna sfida ti fa paura. Se c'è da fare un azzardo lo si fa. C'è tempo per rimediare ad eventuali problemi. A 55, la prima cosa che cerchi è la stabilità e la tranquillità professionale. Hai acquisito esperienza e professionalità tali che ti permettono di avere un quadro più chiaro della situazione per cui certi azzardi non sei più disposto a farli. Questa ovviamente è la mia visione.
  16. Ciao Marbon. La cosa è normale, dato che i manager strapagati hanno come primo, e spesso unico, obiettivo, il massimo profitto e di conseguenza ottenere premi al raggiungimento di traguardi di FATTURATO (importante questo, non volumi di vendita, ma fatturato), stock option, aumenti di stipendio ecc. Noi appassionati abbiamo a cuore solo il prodotto, i manager solo gli utili, e come abbiamo visto le cose spesso non vanno di pari passo. Non è questione di diktat, ma di pratica: se io (distributore) devo impegnarmi a consegnare il tuo prodotto in tutto il mondo, quindi pensare allo stoccaggio, alla distribuzione dai grandi centri alle località sperdute, ai trasporti ecc, magari anche al marketing, allora voglio essere sicuro che tu non mi tiri il colpo gobbo dando lo stesso prodotto anche ad altri. In questo caso ti dico ciao ciao e usa solo l'altro distributore. E' del tutto normale che si faccia così e mi stupisco della tua indignazione su una prassi commerciale che esiste da sempre e che, solitamente, porta solo benefici ad entrambe le parti. No, non è follia. E' la norma. Se non vuoi dare la licenza in esclusiva, devi arrangiarti come puoi. Galleggi su numeri che ti fanno sopravvivere ma non diventerai mai ricco sfondato. Funziona così in tutti i settori come ti ho detto, dalla musica, dove o stai con una grande etichetta o resti nell'ambito indie (con relativi volumi di vendita), nei libri con le grandi case editrici, nel cinema con i grandi distributori, ecc. E' la semplice e comune realtà che esiste da sempre. Nessuna follia. Vero, ma hai sentito quanto scalpore ha fatto la notizia che Sony non pubblicherà mai più videogiochi su supporto fisico? E pure Microsoft ha fatto intendere lo stesso pur senza dichiararlo apertamente. Che dire poi della "copia fisica" di GTA 6 (gioco di cui non mi importa una cippa), una scatola che contiene solo un codice per riscattare la copia digitale e qualche altra amenità per collezionisti? O nella musica, dove c'è si un ritorno al vinile e alle musicassette (!!!), ma la gran parte dell'utenza si appoggia al digitale. Idem per i film, dove DVD e Blu-Ray sono praticamente estinti. L'editoria è uno dei pochi campi dove la copia fisica resiste. Prevedere il futuro è un esercizio che spesso si rivela sterile, perché accade sempre qualcosa di imprevisto che ti manda in vacca tutti i piani (vedi l'imbecillone col ciuffo arancio e i suoi dazi per sempio) accuratamente pianificati in accordo con l'andamento dell'economia mondiale. A livello aziendale, specie in aziende di una certa dimensione, non puoi agire in modo tempestivo adeguandoti ai cambiamenti in tempi sufficientemente rapidi. In Europa c'è una mentalità lavorativa che punta ancora molto sui lavoratori, mentre in USA spesso i lavoratori sono solo una zavorra da tagliare per tenere alti gli utili. In Cina ci sono decisioni prese al massimo livello che indirizzano e influenzano l'economia di tutti i giorni con obiettivi ben chiari in mente che vengono raggiunti perché i lavoratori sono abituati a seguire le direttive senza obiettare e tutti lavorano nella stessa direzione. Il prezzo? La libertà individuale, ed è un prezzo carissimo da pagare (anche se negli ultimi anni questa situazione è cambiata di parecchio; lo vedo nelle trasferte periodiche che faccio laggiù ormai da 8 anni). Nel momento in cui decidi di mettere in piedi un'attività devi anche chiederti a quale tavolo vuoi stare: quello dei grandi? Allora devi seguire una prassi consolidata dato che non hai (a meno di essere un colosso) la forza di fare diversamente. Vuoi restare un "artigiano della qualità"? Allora eviti come la peste certi compromessi ma non raggiungerai mai la potenzialità che la tua azienda potrebbe avere. Alla fine è questa scelta a fare la differenza. Inevitabilmente, più diventi grande, più compromessi devi fare per mantenere la dimensione raggiunta ed eventualmente espanderti ulteriormente. In ogni caso, si tratta di scelte molto complicate. Facendo un paragone (e tornando al primo punto della mia risposta), siamo tutti allenatori quando si parla di calcio, ma nessuno di noi cialtroni che spendiamo fiumi di parole ha la possibilità di mettere in pratica il proprio pensiero, quindi parlare è molto facile quando non ci sono conseguenze per le proprie parole se non su un piano puramente teorico.
  17. Ti costa meno avere tutto quanto in un unico luogo da cui far partire la merce verso molteplici destinazioni che non avere, per esempio, un magazzino in ogni stato della federazione. Solo le spese per prelevare il materiale, smistarlo "solo" per indirizzarlo al magazzino di competenza dove poi dovrà essere nuovamente smistato per la destinazione finale sono già il doppio rispetto alla collocazione in un unico centro. Con più sedi devi anche avere più poli logistici, più uffici (con costi del personale più alti) e via dicendo. Il numero di camion che portano in giro il materiale è più alto, o dovranno fare due volte il tragitto... Non ha mai visto i conti effettivi, ma credo che non sia molto conveniente.
  18. Dipende da cosa vuoi ottenere e dove arrivare. Se vuoi seguire la tua passione e fare di questa passione la tua attività lavorativa esclusiva, senza farti attirare da fuochi fatui, dalla gloria o dall'ambizione di voler diventare il numero 1, parti sempre in modo molto conservativo e trovi il tuo equilibrio. I problemi, se vogliamo chiamarli così, arrivano on il successo. Più diventi grande, meno controllo hai sulla tua creatura. Se passi da 10 dipendenti, poi a 20, poi a 50 e via di seguito, devi delegare perché non puoi più tenere tutto sotto controllo da solo. Non sono mai scelte facili, se fare il passo in più che ti fa diventare da realtà locale a realtà nazionale o internazionale oppure restare nella tua nicchia dove tutto è controllato, stabile e "sicuro". Se sei ambizioso, tenderai sempre a volere di più e non accontentarti, se sei prudente potresti non realizzare mai appieno il potenziale di quello che hai per le mani. Spesso poi è il mercato a condurti dove non avresti mai creduto per poi, magari, farti crollare in un attimo. Di certo, ci sono metodologie e prassi che sei costretto a seguire se vuoi espanderti, anche conoscendone i rischi. Se non lo fai e cerchi di essere "etico" a tutti i costi, rischi di essere distrutto dalla tua stessa prudenza e aderenza ai principi che ti sei posto. Non invidio chi deve fare queste scelte. Ti ringrazio. Queste discussioni sono sempre stimolanti, e vale lo stesso per me.
  19. In un magazzino di circa 55 mila mq in Mississipi (https://www.piworld.com/article/target-report-batman-is-trapped-inside-a-warehouse/) Tieni presente che si ragiona sempre in termini di massimizzazione dei profitti, quindi le stampe vengono fatte fare da tipografie cinesi, che anche includendo il costo del trasporto sono più economiche di quelle locali e spesso offrono una qualità di carta/stampa superiore. Il problema principale è sempre quello: quanto vuoi guadagnare? Se oltrepassi una certa dimensione devi mantenere volumi di vendita di un certo livello per "alimentare la bestia" che sei diventato, ma questo richiede volumi di stampa elevati. Devi avere più personale per produrre una simile mole di materiale per cui vai a recuperare i costi dove puoi, e si torna alle tipografie in Cina. Ormai è diventato un circolo vizioso, i cui effetti si sono visti durante la pandemia, con molte aziende fiorenti, grazie alla delocalizzazione, che sono collassate nel giro di pochi mesi. E' paradossale, ma se vuoi mantenere tutto sotto controllo (parlo sempre in ambito editoriale e nello specifico dei gdr), è molto più conveniente non espandersi più di tanto, dilatare le uscite (così da eventualmente poter procedere ad una ristampa degli articoli che sono già andati esauriti). L'altra scelta è di fare tutto in casa: rilevi una tipografia, ti stampi da te il materiale, ti appoggi direttamente a spedizionieri specializzati senza passare per un distributore (ad esempio aprire un proprio store su Amazon, Barnes & Noble, ecc:) e ti tieni le scorte, limitate visto che hai scelto di non fare il passo più lungo della banca, in un magazzino di tua proprietà. Oppure ancora, vai direttamente sul print on demand, e non tieni scorte di materiale affatto. Certo, il giro d'affari è limitato, se il prodotto che hai per le mani è di successo non arriverà mai a generare numeri stratosferici con queste premesse, ma non corri il rischio di andare a gambe all'aria. Dipende dalla visione, dagli obiettivi e da quanto vuoi portare a casa. EDIT: se si guarda in Germania, il gioco di ruolo più diffuso e giocato è Uno sguardo nel buio, prodotto e distribuito da Ulisses Medien & Spiel Distribution GmbH, il "ramo" distributore della stessa Ulisses Spiel editrice del gioco. E pensa che questo gdr è nato proprio come ripicca del distributore dell'epoca di D&D e AD&D, quando la TSR revocò la licenza ai tedeschi. Questi dissero che potevano fare di meglio, e in poco tempo uscirono con questo gioco, mettendo all'angolo il gioco di ruolo più usato nel mondo all'interno del mercato tedesco!
  20. Gli Stati Uniti sono da sempre una nazione profondamente ipocrita, dove tutti si credono gli unti dal Signore, e tutto quello che vale per gli altri non vale per loro. Negli ultimi anni poi c'è stato un imbarbarimento notevole, che è arrivato con quell'idiota colossale di Trump. L'arrivo di questo rincoglionito megalomane ha fatto emergere le pulsioni peggiori (ma da sempre latenti) di questo paese, insieme all'arroganza e alla presunzione che non sono mai mancate. Il dominio culturale degli USA sull'occidente è dovuto per la maggior parte grazie a cinema e serie TV, che i paesi occidentali si sono sciroppati insieme alla loro moralità e ai loro "valori", per non dire della propaganda sfacciatamente militarista e autoincensante. Dagli anni 70 fino agli anni 90 erano la nazione tecnologicamente più avanzata, ma dagli anni 2000 e soprattutto negli ultimi 5, la Cina ha superato tutti in molti campi. Questo ha ridotto di parecchio l'appeal lavorativo degli States (quasi 2 anni di lavoro laggiù mi hanno fatto apprezzare la mentalità europea e schifare quella americana). La fame di profitto poi ha fatto il resto. Non è un caso che le grandi crisi mondiali sono TUTTE da imputare agli USA: 1929, 2008, e 2025/2026 con i dazi e la guerra in Iran. L'unica cosa bella degli Stati Uniti sono i paesaggi naturali. Per il resto, personalmente, stanno bene dall'altra parte dell'oceano. Peccato che per colpa di un idiota e della sua amministrazione (la più corrotta della storia occidentale), ci stiamo andando di mezzo pure noi, con costi alle stelle per energia e carburanti. Poi ovviamente ci sono milioni di persone perbene, lavoratori che si spaccano la schiena, imprenditori onesti. Ma non è più il paese delle opportunità da tempo.
  21. Esatto. Quando si parla di numeri importanti e distribuzione a livello globale, funziona solo così. Aggiungi che solitamente l'eventuale marketing viene fatto dal distributore e non dall'editore.
  22. Domanda da un milione di dollari. La merce è al centro di 3 dispute legali: la prima tra gli editori e Diamond, la seconda tra gli editori e JP Morgan, la terza tra Diamond e JP Morgan. Gli editori reclamano la resa della merce in quanto era in conto deposito e di fatto la proprietà è loro. Diamond sostiene che senza la possibilità di distribuire il materiale non può incassare. JP Morgan si è presa tutto dicendo che il materiale che ha sottratto a Diamond serve per soddisfare il credito che vanta nei confronti di quest'ultima. In un paese normale, a norma di legge, la merce dovrebbe tornare agli editori, che possono così reimmettere sul mercato i LORO prodotti, in quanto sono gli unici che possono vantare la proprietà della merce. Negli Stati Uniti sono i grossi istituti finanziari e le multinazionali a dettare legge, per cui l'appropriazione di JP Morgan sarebbe considera indebita in quasi tutti i paesi occidentali. Ma negli USA no. Nel "grande paese delle opportunità, della giustizia, della libertà e dell'uguaglianza", sono gli editori a prenderlo nel di dietro. Di certo, Diamond è l'unica parte a non avere nessun diritto a reclamare la merce. Come andrà a finire non te lo so dire. Quasi sicuramente vincerà JP Morgan, che prenderà per sfinimento gli editori e li compenserà con una frazione di quanto loro spettante, mentre la banca si incamera tutto il resto. Verosimilmente, gli editori avranno l'opzione di "ricomprare" la loro merce a prezzo "vantaggioso" dalla banca. Oltre il danno, pure la beffa.
  23. Esiste ancora ed è tutt'ora in sviluppo con una comunità attiva. Purtroppo però si tratta di un sistema che sente del peso degli anni, pur essendo completo e versatile. EDIT: maptool è completamente gratuito!
  24. Ho capito il tuo discorso, ma non puoi avere pronti piani alternativi per due motivi per questo caso specifico: primo, come detto, se non firmi un contratto in esclusiva non ti distribuiscono i prodotti. Questo è un punto TASSATIVO nel mercato dell'editoria. Secondo, è troppo costoso tenere in piedi due canali separati nel caso in cui uno vada ad allegre pulzelle che offrono un rapporto soddisfacente in cambio di equo compenso. Non si tratta di farsi fregare, di concorrenza, di lasciare le cose al caso o fidarsi. E' solo una mera questione di operatività e di prassi commerciale comune. E la prassi è questa. Per tutti (quando raggiungi una certa dimensione). Come no??? Sono stoccate decine di migliaia di carte di Magic! Secondo te perché ho citato Hasbro nel messaggio di prima? No, qui è il tuo errore. SI FANNO SOLO contratti in esclusiva. O così, oppure il tuo prodotto lo vendi nella tua provincia con un distributore, nello stato con un altro, a livello nazionale con un altro ancora, ma devi garantire volumi che sono esponenziali, con costi non sostenibili se vuoi giocare al tavolo dei grandi. E sta cosa non la fa nessuno perché non è economicamente conveniente quando hai raggiunto una certa dimensione. Non si tratta del gazzettino locale o della rivista che gira nelle parrocchie della contea. Questo discorso vale per i gdr (anche Green Ronin è rimasta coinvolta nella vicenda; anche qui un'azienda con 20 anni d'esperienza e management incapace?), per i romanzi, dischi, videogame, fumetti (appunto), giochi da tavolo, ecc. Il punto è questo, e non ci si scappa in nessun modo. Non esistono altre pratiche commerciali che ti parano il culo da questi eventi. Allora dovrebbero andare tutti a casa, dato che questa è la normale e consueta pratica commerciale. Se poi tu la vedi diversamente, per carità, è la tua visione. Ma i fatti sono quelli che ho descritto. Il mondo dell'editoria e della distribuzione funzionano così. Le uniche alternative sono quando l'editore è anche distributore dei propri prodotti. Altrimenti sono contratti di licenza in esclusiva. Questi contratti sono rinegoziati periodicamente e solo raramente si passa ad altri, solo nel caso in cui l'offerta della concorrenza sia molto più vantaggiosa o, come prima, si è diventati talmente grandi da poter far tutto in casa.
  25. Fantasy Grounds e Foundry VTT hanno una licenza una tantum e una libreria sterminata di regolamenti e avventure ufficiali e amatoriali. La libreria di prodotti ufficiali di FG è più ampia di quella di Foundry. Fantasy Grounds è più complicato da padroneggiare, più pesante come risorse richieste ma con un "motore" solido e ben rodato. Per giocare ti serve una sola licenza ultimate (il master)- I giocatori devono scaricare l'applicativo (gratuito) e si collegano direttamente al pc del master. Foundry è più leggero, gira via browser, è più versatile e potente da personalizzare (previa conoscenza di json) e più moderno come interfaccia.

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