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SNESferatu

Circolo degli Antichi

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  1. Biblioteca Leggendo l'Indice potete notare si tratti solo di libri legati a vaesen, con argomenti tipo come difendersi contro specifiche creature, storia dei vaesen, incontri catalogati e dettagliati con vaesen, protezioni contro i vaesen, e via dicendo. Aslaug in particolare si rende conto che queste librerie non conservano i documenti della storia della Società. Probabilmente saranno altrove nel castello, e in ogni caso l'indice è precedente di molti anni anche all'abbandono dello stesso. Però facendo riferimento a questo indice si può forse scoprire di più sulla minaccia con cui avete a che fare ora... anche considerando il Codex che ha in mano Elsa. Offgame @tutti Non lo sapete in game, ma lo dico io per voi: Linneo è morto nel 1778, e per quanto il gioco sia nebuloso come epoca storica, siamo almeno 70 anni dopo la sua morte. Quindi in eventuali documenti non ci sarebbero informazioni sull'abbandono del castello, nè sugli ultimi proprietari. Offgame @Ladon @Ladon Se sei deluso dalla botola, sappi che nell'avventura "vera" c'è anche di meno lì dentro. Mi sembrava uno spreco non darvi nessun vantaggio per avere ottenuto un successo. E hai intenzione di spiegare il contenuto della lettera ai tuoi compagni? Solo per regolarmi su come muovermi.
  2. Biblioteca Aslaug @Ladon Aslaug sfila il volume dallo scaffale. La copertina è in pelle verde scuro, ormai scolorita e screpolata dal tempo; il titolo, impresso in caratteri eleganti e ormai sbiaditi, recita qualcosa di aulico e tecnico, riconducibile senza troppi dubbi a un manuale di ingegneria applicata alle trappole, anche se scritto in un latino sgangherato. Lo traduci come “Principî di Meccanica Applicata alla Difesa degli Spazi e alla Salvaguardia del Sapere”. L'interno è in svedese. Quando Karl solleva la botola e allunga la lanterna verso il basso, la luce non rivela alcun passaggio segreto né un cunicolo discendente. Non ci sono scale sotto la botola. Al suo posto, emerge uno spazio basso e stipato di scaffali: una sorta di compartimento nascosto della biblioteca. I volumi all’interno sono immediatamente inquietanti, con meno polvere rispetto al resto dei libri. Rilegature scure, simboli incisi che vi ricordano un passato pagano e a tratti satanico, margini annotati a mano. Alcuni titoli sono chiaramente leggibili alla luce tremolante, come La Mano Infestata di Lucas, Il Vangelo dei Morti, Seduta dei Carpazi. Si tratta di testi di natura occulta e proibita, chiaramente separati dal resto della collezione. Tra questi, un libro più sottile e apparentemente innocuo attira l’attenzione. Non ha la copertina, strappata via. La carta è molto ingiallita, ma leggibile. Sul dorso è scritto: Indice della Biblioteca, 1777. A una prima occhiata, il volume sembra essere un catalogo dettagliato dell’intera libreria, per quanto vecchiotto. Consultarlo dovrebbe permettervi di individuare e studiare i libri presenti con molta più rapidità, evitando lunghe ricerche casuali tra gli scaffali come inizialmente previsto. Dalla mappa in possesso di Aslaug risulta chiaro che l’accesso al livello inferiore indicato non avviene da questa botola: le scale che conducono oltre si trovano altrove nel castello.
  3. Merry Crisis! Nessuno sta aprendo sta dannata botolaaaa
  4. Merry Crisis! Ana ha promesso che avrebbe fatto solo quella domanda e rispetterò la promessa. Ha spolpato Gustav abbastanza per oggi, non è utile per ripararla... me ne andrei. Non so quante ore scolastiche rimangono, però se si fa in tempo una-due orette Ana le passerebbe a scuola nella speranza di incontrare Darius, insultarlo per quanto successo ieri, e ora che le cose si sono leggermente calmate magari dirgli di più su Ana (anche per poter essere riparata). Anche se Ana sapesse che il padre è dietro la faccenda di Lilith, non lo andrebbe a sfidare ora.
  5. Ana Rivero A casa di Gustav Quello che Gustav mi dice mi sconvolge molto meno di quanto pensassi. Non urlo. Non lo scuoto più. Per un attimo non faccio niente, accovacciata davanti a lui, con le ginocchia che quasi toccano il pavimento. L’odio mi sale comunque. È un uomo piccolo, fragile. Uno che ha barattato la propria dignità per “diventare qualcuno”. Eppure. Eppure lo capisco. Perché se c’è una cosa che so, è che anch’io darei qualsiasi cosa per essere umana. Qualsiasi cosa. Anche l’anima, se ne avessi una. Lui non ha dovuto dare la sua. Ha creato me. Una non-anima. Stringo le dita fino a farmi male, sento la crepa tirare sotto la pelle. "Quindi è così…" mormoro piano. "In cambio ha voluto… me." Lo guardo dall’alto in basso, inginocchiato com’è, piangente, svuotato. Un tempo avrei voluto vederlo così. Ora no. Ora mi fa quasi male. "Lilith." Mi avvicino ancora un poco. Non lo tocco. "Rispondimi, Gustav. Una cosa mi interessa." Lo fisso negli occhi, senza lasciargli via di fuga. "Mio padre… Rivero…" Deglutisco. "Sa chi è Lilith?"
  6. Bayla Rosenthal Il pane mi va più che bene per il mattino, sono ancora soddisfatta della cena di ieri. Evito accuratamente gli uomini post sbronza, ma gli riservo comunque un cenno cordiale perché non si sa mai. Yonkel, per quanto io lo cerchi con gli occhi, non si vede. Volevo parlare di quanto successo ieri, spiegargli un po'. "Sono d'accordo con Skinny, sento che se non risolviamo la faccenda il mio lavoro con Yonkel non possa considerarsi concluso. Certo, se fosse qui potrei aggiornarlo..." poi mi rivolgo direttamente a Rivka, "Però se devi andare dal rabbino, vai. Mi sembra giusto, ti teniamo di conto". Mi avvicino verso Ella, sfoderando un sorriso, per quanto stanco dalla giornata di ieri. "Buongiorno! Buona giornata! Posso fare domanda? C'è Yonkel? Volevo chiedere di un lavoro." Mi mantengo generica. Non so quanto Ella sappia del lavoro di Yonkel, cosa che in effetti non so neanche io ma meglio essere sospettosi dei gentili, per quanto siano cordiali.
  7. Biblioteca Aslaug @Ladon È una stanza ampia, più grande di quanto ti aspettassi: scaffali alti fino al soffitto corrono lungo le pareti, interrotti solo da due finestre strette e alte che lasciano filtrare le luci della notte. L’aria sa di carta vecchia, per quanto sia più accogliente del resto della casa. I libri sono molti, e per la maggior parte sembrano dimenticati. I dorsi sono coperti da uno strato uniforme ma molto leggero di polvere. A un primo sguardo non noti volumi aperti, né pile lasciate in disordine: la biblioteca non è stata usata di recente, almeno non apertamente, ma è comunque molto più vissuta del resto della casa. Poi però qualcosa stona. Uno scaffale, verso il centro della stanza, presenta un libro che non segue lo stesso destino degli altri: la costina è più consumata, la polvere è stata disturbata, come se fosse stato preso e rimesso più volte. Lo sfili, senti un leggero clic sordo. Ai tuoi piedi, nascosta alla vista, si trova una botola nel pavimento, perfettamente integrata nelle assi di legno scuro. Prima ancora che tu possa approfondire, il tuo sguardo viene attirato dal tavolo centrale della biblioteca. Sopra, in bella vista, c’è un foglio piegato con cura. Non era lì per caso. Anzi: è quasi come se fosse stato lasciato apposta per essere trovato. Aprendolo, riconosci una scrittura elegante, ferma. È una lettera. Per il resto dei libri: sì, la biblioteca contiene testi di ogni genere, storia, teologia, filosofia, cronache locali, ma nulla sembra essere stato studiato di recente. Consultarli davvero richiederebbe più o meno un'ora. Tempo che potreste anche non avere. Potete provarci, rischiare di restare qui a cercare risposte… oppure scegliere di muovervi ora, sapendo che ciò che non scoprite potrebbe avere un prezzo. Dalla biblioteca senti le voci ovattate di Elsa e Karl provenire da fuori. Il gruppo prima o poi si muoverà. Lettera Mio caro Manfred, è con il cuore spezzato che ti chiedo di tornare in te. Hai il tuo sogno e i tuoi progetti, ma anche un desiderio malsano di oro e fama. Sono certa che un giorno il tuo birrificio sarà l’orgoglio di Uppsala. Ma ciò che mi hai fatto è stato sbagliato. Ti imploro di calmarti e di tornare fra le mie braccia. Facciamolo insieme, come ne avevamo parlato, come marito e moglie - in un’unione eterna. Come mi avevi promesso. Vengo da te stanotte come ospite in quella che è, a buon diritto, la mia casa. Eppure non ti chiedo altro che questo: tornare a essere una cosa sola. Con l’augurio di unità, amore e della pace del Signore, La tua amata Linnea Offgame Timestamp: 21/12/2025, 23:03:40 Dice: 6 x D6 Results: D6: 6, D6: 2, D6: 1, D6: 5, D6: 4, D6: 1
  8. Vi siete visti per l'ora di cena alla locanda, verso le 17. Tra una cosa e l'altra siete arrivati verso le 22 al castello... e non è che all'interno sia passato più di tanto tempo. Massimo 45 minuti. Quindi no, è notte fonda.
  9. Ho letto il manuale, ma non ci ho mai giocato. Il gioco ha un concept interessante, un design mooolto bello che riprende i manuali degli uffici, ma non è molto adatto a campagne lunghe, specialmente non a campagne lunghe con gli stessi giocatori, visto che parte del bello del gioco è la meta-narrativa di scoprire le regole (ed essere puniti) man mano che si avanza in una campagna. Ci sono comunque idee incredibili, sia dal punto di vista di design che di ambientazione, e la fusione e interazione tra layout del manuale e design di gioco è il pezzo forte.
  10. Meanwhile, la persona più stupida tra voi (Ana) continua ad accumulare indizi sulla componente mistero di questa vicenda senza farlo apposta.
  11. Ana Rivero A casa di Gustav Mi irrigidisco quando vedo crollare il mio creatore. Non era questo che volevo. O forse sì. Forse volevo esattamente questo: vederlo smettere di fingere. Per un attimo la stanza gira. Il rumore del libro che cade, il suo corpo che scivola a terra, i singhiozzi… tutto mi arriva ovattato, come se non fossi del tutto io a essere qui. Come se stessi guardando una scena che qualcun altro ha deciso di far partire. Faccio un passo indietro. È stata davvero una mia scelta? O c’è qualcosa che sa esattamente quali corde tirare? Respiro. Male. A scatti. Lilith. Il nome mi si pianta addosso come un chiodo. So qualcosina. So di demoni. Ribellione. Madri mostruose. Tentazioni. Non sono un’esperta, ma due più due so ancora farlo. La suora. Darius. Il modo in cui parlava. La possessione. Il simbolo. E poi, come un lampo, l’immagine di ieri. Il disegno. La mano che si muoveva quasi da sola, le linee che uscivano senza che io le stessi davvero pensando. Guardo Gustav dall’alto, rannicchiato sul pavimento. Così piccolo. Così patetico. "Quindi non è niente" dico infine. La voce mi esce bassa, controllata a fatica. "Interessante definizione del termine." Mi accovaccio davanti a lui, alla sua altezza. Voglio che mi guardi. Non lo tocco, questa volta. Non ne ho bisogno. "Chi è nella setta, Gustav?" Una pausa. Secca. "Chi altro? Nomi, nomi, nomi! Ci sono professori? Gente di scuola?" Non mi sento di chiedergli direttamente del coach. Mi avvicino un po’ di più, abbastanza da fargli sentire che non ho finito. "Sei tu direttamente nella setta? Tu ora mi dici tutto quello che sai. Tutto. Perché se scopro che mi stai mentendo…" Mi rialzo lentamente. "…non tornerai a lavorare tanto presto." Off game Sì, sì, è la cosa che avrei fatto comunque. Visto che mi hai mosso dei metaforici fili (e non quelli di gioco, che tra parentesi non ho ancora mai usato ohoho), li ho resi quasi canonici. Hai preso controllo di Ana? Ana si sente di aver perso il controllo. Voilà. Immagino che Ana non sappia effettivamente la vera mitologia di Lilith, solo dicerie da telefilm.
  12. Bayla Rosenthal Alla fine cedo anch’io. Non ho nemmeno le forze per fare finta di insistere: la stanchezza mi pesa. Mangio quel che manca, senza troppa attenzione. Quando saliamo al piano di sopra e mi viene indicata la stanza delle donne, annuisco soltanto, stringendo le poche cose che ho con me. Il letto è vero. Questa è la prima cosa che penso, sedendomi sul materasso. Un letto vero, con lenzuola vere. Mi tolgo le scarpe quasi con sollievo, le gambe che protestano per tutta la strada fatta durante la giornata. Mi sdraio… e resto a fissare il soffitto. Credo che Rivka accanto a me sia già crollata, perché non la sento già dopo pochissimo. Sono stanca, sì. Ma non abbastanza da spegnere i pensieri. Ripenso a quello che è successo oggi. A cose che forse avrei dovuto capire meglio. E poi, al lavoro che non ho, al fatto che domani sarà un altro giorno senza certezze. A Yonkel. Ieri non ci ho parlato. Lo farò domani, sarà la prima cosa. O magari durante la colazione, se lo incontro. Sì, domani. --- La luce del mattino mi sveglia. Per un attimo non capisco dove sono, poi ricordo. Il letto. La stanza. Il villaggio. Mi sento… meglio. Le gambe sono ancora indolenzite, ma la testa è più leggera. Mi vesto con calma, sistemandomi i capelli come posso. Posso dire che sono già stanca? Scendo al piano di sotto per la colazione. Cerco Yonkel con lo sguardo.
  13. Vi vedevo impegnati nel role play, se volete continuare continuate altrimenti smuovo le acque
  14. Bayla Rosenthal Non riesco a trattenere un moto di sorpresa. Stavo con un bel boccone in bocca mentre Ella parla del marito. Sinceramente, ero quasi convinta stesse con Yonkel. Tutto è possibile alla frontiera! Evidentemente no. "Marito? Come si chiama? Non credo che l'abbiamo visto, ma non ci siamo presentati a tutti..." Mi sembra come di aver fallito in un lavoro che non avevo neanche accettato.
  15. Piano terra Roland segue le due donne, prima attaccato quasi alla schiena di Elsa, poi rallenta, poi accelera di nuovo. Non protesta e non parla. Respira appena. Ogni tanto si irrigidisce, come se avesse visto qualcosa fuori posto. O una qualsiasi luce filtrare da fuori. Arrivate al pianterreno, continuate lungo il corridoio fino alla stanza indicata come libreria sulla mappa. L’aria cambia già dalla porta: diventa meno stagnante, più fredda. Soprattutto, più vissuta. Quando oltrepassate la soglia, la differenza con il resto dell’edificio è immediata. La polvere è stata rimossa quasi del tutto. Le ragnatele eliminate. Lanterne a olio sono state sistemate con cura su mensole e tavolini, creando un bagliore caldo che è strano rispetto al resto del castello. Al centro, un grande tavolo di noce, con poltrone e divani disposti attorno come in una piccola sala da lettura. Su una di queste poltrone, una pila ordinate di coperte. Le pareti sono interamente ricoperte da librerie colme di tomi di ogni dimensione. Ed è proprio davanti a uno di questi scaffali che notate un uomo. È girato di spalle. Ha una torcia come le vostre e la muove lentamente sugli scaffali, come se cercasse qualcosa di preciso. Ha un fucile a tracolla. Non un pezzo arrugginito come quelli dell’armeria, ma un’arma ben tenuta, professionale, con cinghia rinforzata. Il tipo di arma che appartiene a qualcuno che sa usarla. Non vi ha ancora sentiti. Roland lo vede mezzo secondo prima di voi. Senza dire nulla, scivola via e imbocca la prima porta più avanti lungo il corridoio. Potete ancora sentirlo, non si è allontanato troppo. Offgame @doria benvenuto in game! Ti lascio tempo per descriverti meglio, e spazio per interagire un po'. Se volete indagare la stanza, ne avete il tempo.
  16. Ana Rivero A casa di Gustav La rabbia mi ha completamente avvolta, ed è una coperta calda, accogliente. È così che posso espriemre davvero chi sono. Non mi interessa quello che pensa. Non mi interessa quello che non capisco, o che lui pensa non possa capire. Vorrei dirgli che tutto quello che usa per giustificarsi con me non attacca. Scuse. Inutili scuse. Gli sono praticamente a un palmo dal naso, quando mi accorgo dei suoi libri. Pensavo fossero solo ciarpame di scultura, cose del genere. Ma mi cade l'occhio sulla cosa sbagliata. Il sigillo. Il sigillo di Darius, il sigillo del coach. Anche Gustav fa parte del culto! Tutto torna! Mi allontano nuovamente da quella melma insignificante. La mia rabbia non si è contenuta, ho solo deciso di cambiare argomento. Indico con tutta la violenza che ho in corpo la pagina del libro su cui c'è il disegno. "E questo cosa è? Sei anche tu coinvolto con questa gente?" Il trucchetto di quando non si capisce niente, è di far finta che si capisca di aver capito tutto.
  17. Ana Rivero A casa di Gustav Per un momento non capisco. No. Non voglio capire. Ogni sua frase mi accoltella, si infila sotto la pelle, dentro la crepa. “Errore.” “Non voglio avere niente a che fare.” “Vai via.” Non mi aspettavo certamente un abbraccio gioioso, ma neanche questo. Lo guardo mentre arretra. Arretra da me. E qualcosa dentro di me esplode. Non è rabbia, non ancora. È qualcosa di più sottile, più infimo. È la sensazione di essere di nuovo lì, in quell'officina gelida, appena scolpita, appena nata, senza voce, senza nome, senza nessuno. Senza neanche il diritto di chiedere “perché?”. Lui non mi guarda. Non riesce a guardarmi. E per un istante… vorrei solo che alzasse la mano, anche per colpirmi, anche per zittirmi, qualunque cosa tranne questo vuoto. Poi arriva la rabbia. "Capisco." sussurro. Ma la mia voce trema. "Capisco benissimo." Lui ha paura. Paura di me, di quello che sono diventata, di quello che gli ricordo. E allora io gli devo mostrare tutto ciò che teme. Faccio un passo avanti. Poi un altro. E con il terzo, la mia mano colpisce un mucchio di libri sul tavolo, spargendoli al suolo in una cascata di carta e legno. "Non." Spingo una cornice, che si schianta per terra. "Sono." Ribalto una cassa di tele arrotolate. "UN ERRORE." Ogni parola, distruggo. Un’altra tela. Un’altra pila di tavole, vecchie, pregiate, non lo so e non me ne può fregare niente. Gli occhi mi bruciano. Non piango, non come piangono gli umani. Perché oggi qualcuno ha voluto ricordarmi che non lo sono, non ancora. Ma sento il bruciore. Sento lo strappo con gli altri esseri umani. "Mi hai già cacciata una volta. E ora vuoi farlo di nuovo. Come se fosse facile. Come se fossi ancora una cosa, vero?" Gli punto il dito contro, senza toccarlo. Non lo toccherei neanche se implorasse. "Ma io non sono la tua creazione da gettare via quando ti conviene. Io non sono tua." Un altro colpo al banco. Ne cade una statua incompleta, un busto (il tentativo di un'altra me? Una me precedente?). Mi fermo. Respiro. "Tu rifiuti me?" Inclino la testa. "Bene." Allargo i lati della bocca più in una smorfia che in un sorriso. "Allora anch’io rifiuto te." Mi volto. Non per fuggire, ma per andarmene, con tutta la dignità che lui ha cercato di strapparmi. "E non credere di poterti liberare di me così facilmente." La porta è vicina. "Non questa volta."
  18. Mi sembra vada benone! Le armi da fuoco sono abbastanza potenti, ma coi vaesen sparare e basta non è la soluzione a tutto. Anche se in effetti quello è il tuo ruolo, ed Elsa e Aslaug sono più utili a parlare che a menare. Tu sei un mix.
  19. Corridoio del secondo piano Sentite l’eco della vostre voci rimbalzare sulle pareti. “Quentin!” resta sospesa nell’aria… e muore lì. Di Quentin non c'è traccia. Dal fondo del corridoio, sotto la rampa che porta al piano sotterraneo, un barlume verde si accende. Una luminescenza a frequenza regolare, come se respirasse. Scivola lungo il battiscopa, si infila sotto la rampa delle scale. E scompare verso il basso. Roland sbianca. "Ve l’ho detto… ve l’ho detto che tornavano." Si porta le mani tra i capelli, agitato, ma nei suoi occhi non c’è panico. C’è… sollievo. "È quella roba lì. La stessa identica, merda. Stessa luce." Si volta verso voi. “Lui non è sparito. L’hanno preso loro. Gli angeli." Un rumore sordo arriva dal basso. Tum. Come qualcosa che ha toccato il pavimento, o che è stato lasciato cadere malamente. Offgame Chiedo scusa, non mi ero accorto dei post! PS: prossimamente @doria si dovrebbe unire a noi. Tanto con tutti sti angeli che fanno sparire le persone, possono anche apparire.
  20. Dovete sapere che Ana proviene da un videogioco che scrissi una decina di anni fa (e che non fu mai finito), e l'ho riciclata anche nel gdr che sto scrivendo e che trovate in firma... questa è la versione in cui finora le cose a Gustav stanno andando meglio. Per ora.
  21. Non è necessario creare un personaggio da zero zero, vi ho preparato dei template qui da cui si può partire più in fretta per creare il personaggio.
  22. Riporto in auge questo topic. Causa un abbandono e un utente che è sparito da quasi un mese senza avvisi, siamo rimasti con solo due giocatori. L'avventura può andare avanti senza problemi, ma se qualcuno volesse aggiungersi introdurre un nuovo personaggio non è complicato!
  23. Bagno del secondo piano Il ragazzaccio scuote la testa con forza alle parole di Elsa. "No, no. Non possono essere andati via io. Non quando c'ero io." Si porta un dito alla bocca. "Oddio, magari sono andati via mentre dormivo. O mentre andavo a pisciare. Non ho lasciato casa in questi giorni se non per quello, non voglio dare fastidio agli angeli. Ho paura siano nervosi." Lo vedete un po' preoccupato, si gratta costantemente il mento. Questo è iniziato specialmente dopo che Aslaug l'ha invitato a unirsi a voi. Scuote la testa di nuovo, come se volesse svegliarsi e schiarisi le idee. "Posso portarvi alla libreria di giù! Non so leggere manco per il cavolo, ma alcuni libri hanno delle figure!" "Ho solo una domanda. Dove è finito l'uomo che era con voi?" Solo in quel momento notate che Quentin non è più con voi. Si è dileguato, o qualcuno lo ha dileguato come avete già visto succedere, mentre eravate distratte dal discorso con Roland.
  24. Bayla Rosenthal Appoggio il cucchiaio sul bordo della scodella e guardo Ella con un mezzo sorriso cortese. "Sì, li abbiamo visti anche noi, gli indiani" dico con calma, scegliendo bene le parole. "Mi sono sembrati molto più tranquilli di quanto la gente dice" Evito di specificare chi, non ho nessuna voglia di riportare a tavola le dicerie esagerate che ho sentito dagli operai. "Tranquilli. Non fanno male a nessuno, pare." Mi sistemo una ciocca ribelle dietro l’orecchio e bevo un sorso d’acqua, tenendo lo sguardo fisso su Ella per coglierne ogni minima reazione. "Anzi," continuo, "sembravano quasi preoccupati per noi. Che non siamo legati a terra."

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