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  1. Lockham Behavioral Care Center La receptionist non vi accompagna oltre quella seconda porta. Dopo avervi indicato la direzione con un gesto sbrigativo, si limita a lasciarvi andare, come se per lei la questione fosse già chiusa nel momento stesso in cui ha dato l’informazione. Saluta solo Aaron. Man mano che avanzate, i numeri sulle porte scorrono lenti e regolari. Non ci sono suoni, né voci, né movimenti visibili. Solo il ronzio costante delle luci al neon sopra le vostre teste. Quando arrivate davanti alla stanza 106, vi rendete conto che si trova esattamente a metà del corridoio. La porta è chiusa, semplice, bianca come il resto, senza finestrelle o spiragli che permettano di vedere all’interno. Nulla che distingua quella stanza dalle altre, se non ciò che si sente da dentro. Perché qualcosa si sente. Un rumore sordo, improvviso, come se un oggetto fosse stato spinto o urtato contro il muro. Dopo quel colpo, arriva un mugugnare basso, indistinto. Passano pochi secondi e il rumore si ripete. Un altro urto, seguito dallo stesso borbottio continuo. Nessuno interviene e nessuno si affaccia. È evidente che questi suoni non sono un’eccezione, ma parte della normalità del posto, qualcosa che il personale ha imparato a ignorare, o che forse ha scelto di ignorare.
  2. Sotterranei Aslaug ed Elsa non perdono altro tempo e si dirigono verso le scale, scendendo piano dopo piano fino a tornare nelle profondità umide del castello. L’aria si fa più fredda, più pesante, mentre riconoscete i corridoi già percorsi e infine vi ritrovate davanti alla porta del tempio occulto. Basta uno sguardo per capirlo: la chiave che stringete è proprio quella giusta per la serratura. Alle vostre spalle, Quentin vi segue con qualche passo di ritardo. Lo sguardo è assente, perso in chissà quali pensieri lontani, forse troppo lontani da questo posto. Rimane in silenzio, quasi trascinato dagli eventi più che partecipe. Viene naturale chiedersi quanto sia davvero adatto a tutto questo.
  3. Non ti preoccupare, non sto considerando Quentin, ma lo muovo io. Aspetto shadyfighter per continuare.
  4. Contento per la nuova edizione di 7th Sea. La prima edizione è molto anni 90 nel bene e nel male, la seconda edizione è narrativa nel modo sbagliato (ne ho letto pochissime persone parlarne bene), quindi spero finalmente in un qualcosa di giocabile. Di Neopets avevo sentito parlare persone che hanno partecipato al playtest, il cui commento è stato solo di sgomento. Non sono il target del gioco, ma per Neopets un guscio di regolamento stile D&D 5e non mi sembra la scelta migliore.
  5. Bayla Rosenthal Sotto lo shul
  6. Lockham Behavioral Care Center La donna dietro al vetro sembra cambiare atteggiamento quasi impercettibilmente, ma abbastanza perché la differenza risulti chiara a tutti voi. Le parole di Aaron, più che il tono di Taiga o le pressioni velate degli altri, sembrano trovare un terreno familiare: non è la prima volta che sente qualcosa del genere, e probabilmente non sarà l’ultima. Si sistema appena sulla sedia, l’aria sempre stanca ma ora leggermente più collaborativa. Le dita scorrono sulla tastiera con una certa pigrizia, come se stesse svolgendo un compito ripetitivo che non richiede davvero attenzione. Dopo qualche secondo prende un foglio, lo controlla senza troppo interesse e infine annuisce tra sé e sé. "La signora Sato… sì, è qui. Stanza 106". Vi comunica il numero della stanza con tono piatto, poi si alza, recupera il badge dal collo e si sposta verso una porta laterale accanto al banco. Con un gesto automatico la apre, facendo cenno di passare. "Prego." Prima che vi muoviate, il suo sguardo torna brevemente su Aaron, e accenna una sorta di scusa distratta. "Mi scusi per prima… avvocato." Le provocazioni di Taiga, invece, sembrano non aver lasciato traccia. Quando parla, è quasi come se stesse commentando a voce alta un pensiero generico più che rispondendo davvero. "Qui è tutto di seconda mano," dice, senza guardarla direttamente. "Non come per voi medici… o avvocati. C'è sempre bisogno di aiuto." E fa il segno dei soldi con la mano. Poi scrolla leggermente le spalle, come a voler chiudere lì la questione. "In ogni caso, queste sono cose che gestisce la polizia. Se la paziente è qui, un motivo ci sarà. A me non interessa quale. Non è il mio lavoro." Nel frattempo, mentre gli altri si muovono, Lyam nota meglio la ragazzina seduta nella sala d’attesa. Non è tanto il fatto che sia immobile a colpire, quanto la qualità innaturale di quell’immobilità. Solo osservandola con attenzione si accorge che le sue labbra si muovono appena, quasi senza suono. Eppure qualcosa esce, un filo di voce troppo basso per essere colto chiaramente, ma sufficiente da distinguere alcune parole spezzate. "…firma… le carte… dimissioni…" Le ripete con un ritmo irregolare, senza inflessione, senza intenzione. Non sembra stia ascoltando voi, e nemmeno reagendo alla vostra presenza. Piuttosto, è come se stesse riecheggiando qualcosa che ha già sentito, svuotato di significato. Sembra quasi catatonica. Superata la porta, l’ambiente cambia in modo sottile ma percepibile. Il corridoio che si apre davanti a voi è lungo, illuminato da luci al neon che rendono tutto uniforme, quasi sterile. Le prime porte che incontrate sono uffici: alcune socchiuse, da cui filtrano voci basse, il rumore di una sedia che si sposta, il ticchettio regolare di una tastiera. Le stanze dei medici. Proseguendo, sulla destra si apre una sala più ampia. È una stanza per attività, probabilmente usata per terapia di gruppo o occupazionale. Le sedie sono disposte in modo ordinato, ma lo spazio appare semivuoto. Due pazienti occupano angoli opposti della stanza: uno è seduto immobile, lo sguardo perso nel vuoto, mentre l’altro disegna su un foglio con movimenti lenti e ripetitivi. Un uomo è nella stanza con loro, a sorvegliarli più che ad aiutarli. Fa un cenno alla segretaria mentre passate, sorridendo. Poco più avanti, una seconda porta separa quest’area da quella più interna. La receptionist passa il badge con un gesto ormai meccanico e la serratura scatta con un suono secco. Quando la porta si apre, la differenza diventa molto più netta. Il corridoio oltre è identico nella struttura, ma completamente diverso nella sensazione che trasmette. Le porte sono tutte chiuse, allineate lungo le pareti, ciascuna contrassegnata da un numero. Offgame
  7. Bayla Rosenthal Sotto lo shul
  8. Considerato che ho deciso il "canovaccio" dell'avventura prima che sceglieste i vostri poteri, non si sa mai. Le segretarie degli studi medici hanno poteri che non ti aspetti.
  9. @Theraimbownerd Rolled: [5 1 7 5 9 1 2 2] X again / rote rolls: [] Successes: 1 Un solo successo. Con otto dadi. Per un soffio, proprio. Ottieni anche la Condizione "Collegato" (Connected). Sei magicamente connesso alle energie delle... segretarie degli studi medici. Ottieni +2 a tutti i tiri legati a loro. EDIT: Avevo sbagliato topic, hohoh
  10. Corridoio del terzo piano Aslaug si avvicina al muro del corridoio, tastandolo con attenzione, cercando qualche imperfezione, un mattone fuori posto, qualcosa che ceda come quelli appena rimossi. Ma qui è diverso. La superficie è solida e compatta. Elsa la affianca, prova a sua volta a premere, a battere leggermente in più punti… ma il suono è sempre lo stesso. Nessun vuoto sotto, nessun cedimento. Questo muro non è stato improvvisato, è un muro vero. Niente passaggi nascosti. È come se qualcuno, a un certo punto, avesse deciso semplicemente di chiudere quella parte del castello. Tagliarla fuori. Dimenticarla.
  11. Lockham Behavioral Care Center La donna non alza subito lo sguardo. Continua a battere sulla tastiera ancora per qualche secondo, come se volesse finire qualcosa di completamente irrilevante prima di concedervi anche solo un briciolo della sua attenzione. Poi sospira. Alza gli occhi. Vi squadra, uno per uno. Non c’è timore nel suo sguardo. Non c’è rispetto. Solo stanchezza e fastidio. Si appoggia allo schienale della sedia, facendo scricchiolare la plastica. "Ah sì?" Il tono è piatto. Gli occhi tornano su Taiga, ma senza davvero metterla a fuoco. "Perché è qui?" Lo sguardo scivola dietro di lei, verso il resto del gruppo. "Chi sono le persone dietro di lei?" Nessuna fretta di aiutarvi. Solo una persona che ha visto troppa gente dire troppe stupidaggini… e non ha nessuna intenzione di collaborare senza una ragione valida. La ragazzina seduta poco più in là, nel frattempo, inclina appena la testa. Sempre senza battere le palpebre, come se stesse ascoltando.
  12. Corridoio del terzo piano Aslaug non deve neanche perdere tempo a confrontare chiave e serratura. La chiave è più grande, più antica, e palesemente non corrisponde a quella serratura.
  13. Bayla Rosenthal Sotto lo shul
  14. Lockham Behavioral Care Center Il gruppetto si muove lungo le strade di Lockham, discutendo senza troppo riguardo per il tono della voce. Ma qui nessuno sembra farci caso: siete parte del paesaggio tanto quanto i marciapiedi crepati e le luci rotte. Dopo pochi minuti di cammino, lo vedete: il Lockham Behavioral Care Center. Un edificio basso, largo, costruito in cemento grigio e pannelli prefabbricati ormai scoloriti. Le finestre sono strette, protette da grate sottili, abbastanza da non dare nell’occhio a una prima occhiata, ma impossibili da ignorare. L’insegna è pulita, fin troppo, come se fosse stata sostituita di recente per coprire il resto della struttura che cade lentamente a pezzi. Il parcheggio è mezzo vuoto. All’interno, l’aria cambia subito. Odore di disinfettante. Troppo forte. La hall è illuminata da luci al neon fredde. Le pareti sono dipinte di un beige anonimo, pensato per essere rassicurante ma che riesce solo a risultare stancante. Qualche sedia in plastica è disposta lungo i muri, un tavolino basso con riviste vecchie di anni. Alla reception, dietro un vetro spesso con un piccolo sportello scorrevole, c’è una giovane donna, ispanica, probabilmente. Capelli biondi tinti, con le radici scure ben visibili. Un filo di trucco sbavato sotto gli occhi. Ha quell’aria tipica di chi lavora troppo, dorme poco e ha smesso di aspettarsi qualcosa di meglio. Non alza nemmeno lo sguardo quando entrate. Nella sala d’attesa ci sono altre quattro persone. Un uomo sulla cinquantina legge un giornale vecchio, girando le pagine con lentezza quasi rituale. Due persone, un ragazzo e una donna, sono chine sui loro telefoni, completamente assorbite. E poi c’è una ragazzina, seduta dritta con le mani sulle ginocchia e gli occhi fissi davanti a sé. Non sbatte le palpebre nemmeno quando entrate. offgame @Mezzanotte
  15. Corridoio del terzo piano Quentin resta dov’è, esitante, lo sguardo che vaga tra voi due e quel muro come se non sapesse bene da che parte stare, non sapendo che il suo futuro da Figlio del Giovedì è estremamente in bilico. Elsa e Aslaug invece si mettono al lavoro. I mattoni, una volta capito il trucco, non sono così solidi come sembravano. Non sono cementati davvero, sono stati sistemati con cura, ma senza vera intenzione di renderli permanenti. Uno dopo l’altro cedono. Basta fare leva con le dita, spingere nei punti giusti, e si spostano con relativa facilità. Non serve neanche tutta quella forza. Nel giro di pochi istanti riuscite ad aprire un varco sufficiente. Dietro, la superficie metallica della porta è ormai ben visibile. Liscia. E soprattutto, proprio dove Elsa aveva intuito, si intravede chiaramente la serratura.
  16. Quando volete spostarvi, fatemi un fischio e procedo (la considero la stessa scena, quindi non c'è bisogno di spendere altro Glamour @Theraimbownerd )
  17. Va benissimo, se vuoi aggiungere un post in merito sei libero, ti rispondo anche già stasera
  18. Gente, scusate se rispondo subito ai messaggi, ma l'azione di Taiga mi sembrava un punto giusto in cui andare avanti, così avete più cose a cui reagire. Interrompetemi in ogni momento se il ritmo vi sembra troppo sostenuto. Ah, visto che è difficile trovate foto dei Veri Volti dei vostri personaggi, ho provato a fare qualcosina. Se non vi piacciono, disregard.
  19. Stazione di Polizia di Lockham - Interno L’agente abbassa lo sguardo giusto il tempo necessario a leggere la targhetta sul petto, come se dovesse ricordarsi lui stesso chi è. John DeRienzo. Quando Taiga pronuncia il suo nome, ha un piccolo sussulto. Poi arriva tutto il resto. Diventa paonazzo nel giro di pochi secondi. "S-sì… sì, signora… cioè-sì." Le mani tremano leggermente mentre torna al computer, questa volta premendo davvero qualche tasto, ma senza grande coordinazione. Poi si blocca, annuisce a sé stesso e si allontana quasi di scatto. "Un attimo, ve li stampo, subito" Sparisce dietro una porta laterale. Lo sentite armeggiare con una stampante che tossisce vita a malapena. Quando torna ha una piccola pila di documenti tra le mani. Li tiene come se fossero più importanti della sua uniforme. Li posa sul bancone, poi, come se non riuscisse a trattenersi, inizia a parlare. Se ne frega persino delle persone in sala. "Allora... Katie Sato. Festa a casa sua, ieri sera. A un certo punto ha… avuto un episodio. Così, dal nulla. Urlava, agitata, come… come una psicosi, direi." Deglutisce. "Uno degli amici ha chiamato noi. Gli agenti sono intervenuti, ma non è successo nulla di grave. Nessuna accusa. Nemmeno resistenza a pubblico ufficiale. I colleghi saranno stati in stato di grazia." Fa un mezzo sorriso nervoso. "Solo che… era ancora fuori di sé. Così l’hanno portata al Lockham Behavioral Care Center. È qui in zona. Non è…" abbassa la voce "…non è Fincher Park, ecco. Ma comunque non è un bel posto." Si schiarisce la gola, poi continua, sempre più rapido, come se parlare lo aiutasse a non pensare. "Jamal Carter, sparito circa un mese e mezzo fa. La madre dice che aveva problemi a scuola, con la ragazza… roba così. Pensiamo sia finito in brutti giri. Gang. Non è sparito, probabilmente non vuole farsi trovare." Scrolla le spalle. "Harold Bennet, due settimane fa. Uscito per andare a lavoro, mai arrivato. La figlia ha denunciato. Stiamo… cioè, stanno ancora cercando, ma…" esita "Probabile inizio di demenza. Succede. Si perdono." Non ha un ulteriore foglio. "Isabella Ramirez…" aggrotta la fronte "Non è nei nostri database. Se non era registrata…" alza le mani "Capite." Poi vi guarda, o almeno ci prova, con un sorriso tirato. "Sapete più di noi, tenente!" Ridacchia. Troppo forte. I fogli sul bancone, invece, raccontano una storia molto più semplice: per la polizia, quei casi sono già chiusi. Offgame
  20. Corridoio del terzo piano Elsa preme contro i mattoni subito oltre la porta appena aperta. Per un attimo... niente. Ma uno dei mattoni non è come gli altri, vi appare più fragile. Cede. Non si incrina nè si spezza, ma scivola indietro, come se non fosse stato davvero fissato bene. O magari è l'umidità che fa il suo sporco lavoro. Cade con un tonfo ovattato dall’altra parte. Un piccolo vuoto si apre davanti a voi. E attraverso quel varco si intravede qualcosa che non dovrebbe essere lì. Metallo. Una superficie liscia, fredda, completamente fuori posto rispetto ai mattoni grezzi che la nascondevano. Allargando appena l’apertura, quanto basta per guardare meglio, capite subito: non è un muro vero. È una copertura. Dietro c’è una porta, spessa, rinforzata, da caveau. Qualcuno ha murato l’ingresso alla sala del tesoro. Come a significare che i nuovi proprietari del castello non si meritino quell'accesso senza prima un po' di sana esperienza.
  21. Stazione di Polizia di Lockham - Interno Entrate tutti insieme, compatti, con Taiga in testa. L’interno è esattamente come ve lo aspettavate: luci al neon un po’ troppo fredde, pavimento lucido ma consumato, odore vago di caffè vecchio. Dietro il banco della reception c’è un giovane agente: frangia troppo lunga, naso importante, mascella poco convinta. Sta facendo scorrere qualcosa sullo schermo con aria annoiata. Oltre lui ci sono altre tre persone sedute su dei banchetti nella sala d'aspetto, troppo pulite per essere criminali. Staranno aspettando dei documenti, o in attesa di una denuncia. Foto dell'agente alla reception Poi vi vede. O meglio, vede Taiga. Il cambiamento è immediato. Si raddrizza di scatto sulla sedia, quasi la rovescia, poi si rimette in piedi troppo velocemente, rigido come un palo. Le dita si posano sulla tastiera, ma non sembrano davvero premere nulla. "S-sì, certo… certo." Non vi guarda davvero. Fissa un punto vago tra il monitor e il bancone mentre le sue mani mimano il lavoro. Sa già senza dover cercare. "Katie Sato… sì… sì, confermo." Pausa. "Non è praticamente neanche entrata qui. È stata trasferita subito. Protocollo standard in questi casi…" aggiunge, come se stesse recitando qualcosa. "Ma lei ovviamente lo sa." Si sporge appena in avanti, abbassando la voce. "Centro di cura psichiatrico qui a Lockham. Non… non Fincher Park, ok? Quello è per i…" esita un attimo "…casi seri." Le sue dita si fermano del tutto. Poi, senza mai incontrare davvero lo sguardo di Taiga, aggiunge, sempre rivolto a lei: "Posso… posso chiedere cosa ci fate qui? Voglio dire…" deglutisce "…non si vede spesso un gruppo così… variegato, da queste parti. Non in sua compagnia, ecco."
  22. Aaah scusami @Ladon non mi ero accorto del messaggio! Tutti i muri sono in pietra.
  23. Bayla Rosenthal Sotto lo shul
  24. @Mezzanotte Rolled: [9 8 5 5 1] X again / rote rolls: [] Successes: 2 Sono 5 dadi e non 6 perché hai Sotterfugio a 0, e questo comporta un -1 sulla riserva di dadi. Che comunque è più che sufficiente perché hai Presenza 4. Che ti dà anche Status 4 per quanto riguarda i tuoi bersagli. Praticamente anche se sei vestita come una scappata di casa, per i poliziotti hai il rango di Tenente, cosa che in effetti ti rende molto importante... finché ti comporti come un Tenente. Sempre se vuoi fare finta di essere un poliziotto, ma credo tu intendessi quello.
  25. Lockham - Esterno, verso la stazione di polizia Dopo aver raccolto tutto quello che potevate, lasciate l’appartamento di Katie così com’era, con la sua bella porta sfondata. La stazione di polizia non è lontana, e decidete di andarci a piedi. È una classica caserma di polizia americana: costruzione bassa in cemento chiaro, bandiera a stelle e strisce che sventola stanca su un’asta inclinata, insegna blu scolorita con scritto POLICE. Davanti, un piccolo parcheggio con qualche volante e un paio di auto civili. Non sembra esserci molta attività al momento. @Theraimbownerd Offgame

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