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La luna crescente

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Il fumo denso e nero che risale dal lago di melma ribollente crea una barriera di calore fluttuante che investe i volti dei presenti. Senza perdere tempo in calcoli complessi, Devras solleva il bastone e canalizza il potere mutaforma del suo retaggio sulla drow. La figura di Selyra perde consistenza per un istante, le sue vesti e il liuto svaniscono mentre la sua struttura si allunga, ricoprendosi di piume scure e robuste, fino a quando una maestosa aquila gigante non batte le ali a un metro dal suolo fangoso, i suoi occhi nitidi e dorati che riflettono la luce scarlatta della luna.

Fiore Della Giungla attiva i propri stivali magici, sollevandosi in volo con stabilità meccanica e posizionandosi a mezz'aria come una guida lucente nel fumo acido. Shamàsh, intanto, si porta alle spalle di Kaelen; forte del suo vigore e del suo addestramento marziale, il paladino afferra saldamente il cacciatore per il cuoio del pastrano, sollevandolo da terra con una presa d'acciaio mentre attiva le proprie capacità di levitazione per portarlo oltre il pericolo.

Zarath, rimasto per ultimo sul ciglio della conca, calcola le distanze con un sorriso ruvido. Il barbaro tiefling compie un balzo in avanti, afferrando al volo le zampe possenti e piumate di Selyra mentre l'aquila gigante si stacca dal suolo. Il peso del tiefling e del suo pesante maglio mette alla prova i muscoli della creatura, ma l'ampia apertura alare della barda cede solo di pochi centimetri prima di trovare la giusta corrente termica ascendente.

Il passaggio aereo sopra i quindici metri della marana è un brivido di fumi caldi e bolle di gas che scoppiano sul fondo del canyon, spruzzando gocce corrosive che sfrigolano contro le barriere protettive elementali ancora attive attorno a voi. Devras, rimasto sulla sponda iniziale, attende che Shamàsh, Fiore e Selyra abbiano depositato Kaelen e Zarath sulla roccia solida dell'altra sponda. Subito dopo, il druido evoca la sua stessa mutazione spirituale: il suo guscio metallico si contrae, trasformandosi in un uccello d'alto fusto che sfreccia rapido sopra la pozza, ricongiungendosi alla colonna in pochi battiti d'ala e riassumendo la sua forma originale non appena tocca il terreno asciutto.

Kaelen si rimette in piedi scuotendo il mantello dalla fuliggine, lo sguardo perennemente dilatato che fissa il gruppo con un misto di sconcerto e profondo rispetto. Selyra riprende le sue sembianze drow in uno sbuffo di piume eteree, respirando a pieni polmoni l'aria che, sebbene ancora satura di zolfo, si fa finalmente più fresca e mobile. Pochi metri davanti a voi, le pareti di ossidiana e ardesia della gola si aprono improvvisamente in un imbuto di roccia. La feritoia scarlatta del cielo si spalanca, e la colonna emerge finalmente dal Canyon della Corruzione, lasciandosi alle spalle i vapori velenosi e la poltiglia acida della gola. Davanti ai vostri stivali logorati si stagliano i primi veri declivi delle colline orientali, un labirinto di pietra frastagliata e instabile che sale verso i crinali della montagna.

La marcia riprende per diverse ore, inerpicandosi lungo i fianchi scoscesi delle alture, lontano dai miasmi stagnanti del fondo. Man mano che salite, il vento da est torna a soffiare con ferocia, ripulendo l'aria ma portando con sé un freddo innaturale che gela la cenere sui vostri mantelli. La terra qui cambia consistenza: la roccia è nera, vitrea e striata da pesanti venature metalliche che luccicano come specchi oscuri sotto i riflessi scarlatti della Luna Rossa. Sopra le vostre teste, il cielo plumbeo inizia a squarciarsi, attraversato da archi di fulmini azzurri e costanti che colpiscono le vette più alte con boati che fanno rimbombare la cassa toracica.

Kaelen vi conduce fino a una terrazza naturale di roccia indurita, protetta parzialmente da un costone sporgente. Quando arrivate sul ciglio, la guida si ferma e vi fa cenno di guardare in basso, oltre il declivio delle colline.

Lo spettacolo che si srotola nel gigantesco cratere naturale a chilometri di distanza spezza il fiato per la sua totale, raggelante assenza di elementi naturali. Laggiù si estende la vostra meta finale, ma quel bacino di cenere nera appare come un immenso e tetro cimitero di pura materia inerte. Strutture colossali e spigolose, modellate in forme geometriche e scure che ricordano mostruosi gusci privi di vita, giacciono incastrate e spezzate tra moli di pietra calcinata e pontili sospesi che sfidano la gravità. Decine di ciminiere sottili e altissime vomitano colonne di fumo nero direttamente nel cielo plumbeo, e un bagliore arancione, cupo e incessante, pulsa dalle viscere di quegli strani involucri artificiali come il battito di un cuore malato. Ma la cosa più inconcepibile è l'origine dei fulmini , non scendono dalle nuvole, ma vengono scagliati con violenza verso l'alto da un pilastro mostruoso piantato proprio al centro della conca , è un cilindro titanico coperto di rune luminose che pulsa di una luce azzurra e distorta, le cui scariche si infrangono sui crinali circostanti prima di disperdersi nel vuoto.

Proprio ai piedi della terrazza rocciosa dove vi trovate, a sbarrare l'unico sentiero rimasto che scende verso quella distesa, giace la carcassa rovesciata di un enorme involucro corazzato, interamente fatto di pesanti piastre grigie chiodate , qualcosa di immenso ha squarciato quella spessa barriera artificiale come se fosse pergamena, e tutto intorno alla struttura, parzialmente coperte dal nevischio grigio, si intravedono diverse sagome umanoidi bloccate in pose di fuga disperata , dalle fenditure aperte di quella forma spezzata esce un ticchettio ritmico, metallico e costante, che risuona nel silenzio delle alture.

Kaelen si accovaccia sul ciglio della roccia, fissando il relitto sottostante con la mano guantata vicina alla lama. Il tracciatore vi lancia un'occhiata tesa di profilo, indicando lo squarcio nella corazza e le figure immobili...la via d'uscita dal canyon vi ha condotto esattamente sulla soglia della meta, ma l'unico sentiero disponibile per scendere è interrotto da quella ferita profonda nel metallo, e da quel suono metodico che continua a battere nel buio...

@ Tutti

A voi .

@Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd

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Fiore della Giungla

Quando arriviamo in quel luogo desolato ho un tonfo al cuore. Abituata alle giungle del Chult, vedere un luogo così spoglio, così privo di ogni forma di vita è un orrore più grande di tutti quelli che ho visto in questo mondo dannato. Non voglio restare in questa zona un secondo più dello stretto necessario. Eppure, so di dover comunque esercitare cautela. O rischio di rimanere qui per sempre.

L' ostacolo che ci si para davanti, in particolare, sembra essere il risultato di un disastro Strano...sembra quasi come se quella...cosa, quella struttura, sia esplosa dall' interno. O almeno, qualsiasi cosa fosse da cui quelle persone hanno provato a scappare, veniva da lì dentro. Dico ai miei compagni, mentre quel dannato ticchettio logora i miei nervi. Kaelen, hai idea di cosa possa essere successo? Chiedo alla nostra guida, senza distogliere lo sguardo da quella carcassa di metallo.

SELYRA - Bardo Drow

La magia di Devras non è come il mio canto. Non persuade, non seduce. È elementale, primordiale, mi prende e mi stravolge.

Un dolore breve, nitido, mentre ossa, muscoli e pelle si spezzano e si ricompongono. Le vesti, il liuto, tutto svanisce. La mia coscienza si allarga.
Non devo imparare a volare. So già come si fa.
Mi libro in volo e per un istante tutto è silenzio e vento. Sussulto quando Zarath si aggrappa alle mie zampe, per un attimo sussulto ma trovo la corrente ascensionale, un colpo d'ala più forte, e lo sollevo.
Sopra la marana, tra i fumi caldi e gli spruzzi corrosivi che sfrigolano sulla barriera provo qualcosa che non avevo mai provato prima, libertà assoluta. Nessun intrigo, nessuna maschera.
Quando tocco terra e torno drow, in uno sbuffo di piume eteree, ho il fiatone. Il cuore mi martella nel petto. Resto in ginocchio un secondo di troppo, poi, con dita tremanti, raccolgo una delle mie piume nere e me la intreccio tra i capelli argentati.
Proseguo in silenzio. Cerco di fissare il ricordo per farne un canto, ma le parole non bastano.

Quando Kaelen ci ferma sulla terrazza, stringo gli occhi.
Quel pilastro al centro che scaglia fulmini verso il cielo... quel ticchettio ritmico dal relitto... non è magia. Non è natura. È qualcosa che sta pompando il vuoto stesso nella terra.
Un brivido mi corre lungo la schiena.
Mi avvicino agli altri, la voce più bassa del solito, quasi un sussurro per non rompere quel suono metallico:
"Quindi... siamo arrivati?"

Modificato da shadyfighter07

Devras

Così sembrerebbe dico osservando il sentiero che sembra essere stato squarciato da qualcosa tu sia cosa possa essere successo? domando alla nostra guida

Shamàsh

Quando tutto è stabilito mi avvicino con sicurezza al tracciatore. Un breve e deciso cenno e poi stringo le mie braccia attorno al suo corpo facendo tenere le sue incrociate al suo petto.
Così vicino a Kaelen potrebbe quasi sembrare di udire un canto sussurrato angelico mentre un paio di grandi ali fatte di piume candide e argentee si dispiegano dalle mie scapole. La loro ampiezza è grande, forse non come quella della grande aquila nella quale è mutata la drow. Il battito però è sufficiente a sollevare me e il tracciatore alti sopra al lago bollente. Vado più su, per evitare che quel calore sia insostenibile e poi ridiscendo con cautela. Lascio che Kaelen poggi i piedi a terra per poi librarmi ancora in volo, sfruttando il tempo rimasto per allungare la mia vista sull'orizzonte.

Giunti finalmente in vista del nostro obiettivo socchiudo gli occhi riflettendo l'amarezza per tale desolante spettacolo. Nel mio cuore si fa sempre più saldo il desiderio di annientare l'oscurità di questo mondo. Un desiderio più prepotente di quello di tornare a casa... se così posso chiamarla. Attendo quindi Kaelen risponda alla domanda di Fiore per scegliere la migliore strategia per avanzare.

Zarath

La vista dell'enorme pilastro lancia fulmini mi lascia a bocca aperta dallo stupore. Mai visto qualcosa di simile e fatico a capirne il funzionamento o l'utilità. Osservo poi il relitto indicato da Kaelen. Non è quello che mi preoccupa tanto, ma quel ticchettio. Fiore è la prima a fare la domanda, svelta di testa com'è. Decido di aspettare il mio turno e ascoltare il tracciatore.

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Il ticchettio ritmico che risuona dalle fessure di quella colossale forma grigia prosegue incessante, come il battito cardiaco di un mostro agonizzante. Kaelen ascolta le domande di Fiore Della Giungla e Devras senza distogliere gli occhi dilatati dalle lamiere, lasciando che il vento da est disperda i fumi azzurri dei fulmini sopra le loro teste prima di rispondere.

Non è un'esplosione interna...dice il cacciatore a voce bassissima, indicando con la punta della lama i bordi deformati dello squarcio. Le piastre grigie chiodate, spesse quanto il palmo di una mano, sono piegate e arricciate verso l'interno della struttura, non verso l'esterno. Qualcosa ha colpito questa cosa da fuori con una violenza inaudita. Qualcosa di immenso ha artigliato il ferro e lo ha aperto come se fosse pergamena morbida, per arrivare a quello che c'era dentro.

Il tracciatore si sposta di pochi centimetri lungo il ciglio della terrazza, studiando la disposizione delle sagome umanoidi bloccate nel nevischio.

Questi erano gli abitanti della pianura sottostante, continua Kaelen, e la sua voce trema appena per una fredda certezza. Quel guscio pesante risaliva dalle fonderie. Guardate le posizioni dei corpi: non stavano scappando da lì dentro. Stavano correndo verso le montagne. Cercavano di arrampicarsi su queste rocce per sfuggire a ciò che è sceso dai crinali. Ma qualunque cosa fosse... li ha ghermiti prima che potessero fare dieci passi.

Le parole di Selyra e la determinazione silenziosa di Shamàsh e Zarath sembrano pesare sul cacciatore, che torna a volgere lo sguardo verso la mostruosa distesa geometrica nel cratere, dove l'Ancora di Ferro pulsa, scagliando un altro arco di fulmini azzurri che illumina a giorno le imponenti sagome di ferro incastrate nella cenere a chilometri di distanza.

Sì, drow. Siamo arrivati, conclude l'uomo, fissando il pilastro che distorce la luce della Luna Rossa. Quella è la morsa che stringe le viti di questo mondo. Ma quel ticchettio che sentite là sotto... non so cosa sia. È un rumore artificiale, un battito di ingranaggi che non appartiene alla natura di queste montagne. E in questa landa, ogni suono insolito attira i predatori e le cose peggiori nel raggio di miglia. Se quel battere continua, non saremo soli ancora per molto.

Kaelen indica la carcassa che ostruisce completamente la gola tra le rocce, bloccando l'unica via per scendere.

Quella ferraglia incastrata chiude il sentiero da una parete all'altra, non c'è spazio per girarci attorno a piedi, conclude il tracciatore, stringendo l'impugnatura della lama mezza seghettata. Abbiamo solo due modi per superarla. Il primo è calarsi e passare proprio dentro il relitto, attraversando lo squarcio nella lamiera come se fosse un tunnel per uscire dall'altra parte, rischiando di far scattare o calpestare quel maledetto meccanismo che continua a battere. Il secondo è arrampicarsi direttamente sopra la struttura corazzata. Possiamo usare le piastre chiodate e i rivetti sporgenti della carcassa grigia per scalarla esternamente e scavalcare il blocco dall'alto, ma lassù sul dorso del relitto saremo completamente allo scoperto nel vento, e il metallo potrebbe essere instabile e cedere sotto il nostro peso.

@ Tutti

A voi.

@Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd

Zarath

Beh, stavolta allora... Rispondo al tracciatore...mi sembra più adatto alle mie corde. Entriamo, spegniamo il ticchettio e andiamo dall'altra parte. E ci conviene muoverci, se quel coso attira altra roba.

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