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Capitolo Tre: La Città degli Splendori

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Wayne

Master

La nana usa tante parole complesse e concetti astratti, ma la sua spiegazione non mi ha ancora dato una risposta alla domanda fondamentale: perché devo portare sulle mie spalle il peso della lotta tra le due dee? Ma, per lo meno, ora ho un'idea più chiara dei poteri che manipolo: è la seconda volta in vita mia che qualcuno mi parla con chiarezza delle mie particolarità.

Guardo la carta con interesse: accettarla renderebbe tutto più semplice, in effetti. Niente più sfortuna, niente più prezzi da pagare per aiutare gli altri e, forse, un po' di pace per la prima volta dalla mia partenza da Riverwood. O forse no. Il prezzo esiste comunque, ma è solo diverso. E se io non la volessi? Ormai sono abituato alla sfortuna: ci convivo da molti anni e ho imparato a conoscerla. Ho trovato metodi per risolvere gli imprevisti più fastidiosi. Posso controllarla, insomma. Questa carta... Non sono sicuro di voler perdere ricordi preziosi per non pagare il prezzo delle mie azioni. Dico alla nana, tenendo la mano lontana dalla sua offerta. Piuttosto, sai se esistano altre persone come me? Qualcuno con cui parlare di quello che mi accade e che, magari, possa darmi una mano sia con la fortuna che con le conseguenze.

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Jon The Fish Lobhand, druido umano

Con Martino

"Uhm, sì... alla salute..."

Mi unisco al brindisi, alzando la mano vuota e facendo solo il gesto...

Poi mi accomodo da qualche parte lungo il bancone, e chiedendo birra e patate...

Jon The Fish Lobhand, druido umano

Con Martino

"Uhm, sì... alla salute..."

Mi unisco al brindisi, alzando la mano vuota e facendo solo il gesto...

Poi mi accomodo da qualche parte lungo il bancone, e chiedendo birra e patate...

  • Autore

@Ian Morgenvelt

Benedizione di Tymora

Osservi la nana notare la tua mano allontanarsi dalla carta. Non insiste, non la spinge verso di te. Si limita a farla scivolare di nuovo sul mazzetto, a faccia in giù, e ad annuire lentamente, quasi con approvazione.

"Bene. Meglio così, se devo essere sincera. Chi accetta subito di solito è chi non ha ancora pagato abbastanza per sapere cosa significa 'prezzo'. Tu l'hai già pagato, tutti i giorni, e hai imparato a conviverci. Non è una cosa da poco. Anzi, è più di quanto abbia fatto lui."

Gurnin fa una pausa, come se stesse decidendo quanto raccontare. Nel frattempo, comincia a mischiare le carte, in modo misurato, ma di nuovo con una maestria che ti lascia a bocca aperta.

"Sì, Wayne. Ci sono altri come te. Non tanti, chi nasce sul bordo della moneta è raro, per fortuna sua e nostra, ma esistono. Alcuni li conosco di persona, altri solo per fama. E uno, in particolare, dovresti conoscerlo anche tu, visto che è colui che mi ha lasciato questa carta."

Prende la Carta senza Faccia tra due dita dal mazzo mescolato e il suo sguardo si posa su di essa con un'espressione che è insieme affetto e rimpianto.
"Lo chiamavano il Baro senza Volto, nome da tavolo da gioco, ovviamente, mica il vero. Un umano, sulla trentina quando l'ho conosciuto, con la stessa storia tua: benedetto e maledetto insieme, capace di far vincere chiunque gli sedesse a fianco tranne se stesso. Ha girato ogni casinò, ogni bisca, ogni festa fortunata dalla Costa della Spada fino a Baldur's Gate, cercando esattamente quello che hai chiesto tu: altri come lui. Un posto dove il suo peso non fosse solo suo."

Noti come continua a soppesare le parole, mentre continua il suo racconto.

"L'ha trovato, o quasi. C'è un ordine, piccolo, poco conosciuto, che si chiama i Compagni del Fato Libero. Non pregano per avere fortuna, pregano per essere lasciati liberi di scegliere il proprio destino, invece di essere pedine nella guerra tra le gemelle. Prendono chi porta un peso come il tuo e gli insegnano a portarlo meglio. Non a togliertelo, quello non può farlo nessuno, ma a smettere di portarlo da solo."

"Il Baro si è unito a loro, anni fa. Poi, un giorno, è sparito. Nessuna lite, nessun corpo, nessuna lettera. Solo questa carta, lasciata sul mio tavolo una notte, senza che nessuno lo vedesse entrare o uscire. Da allora nessuno dei Compagni ha più sue notizie, e chi glielo chiede si becca solo occhiate storte, come se fosse un argomento scomodo. Se vuoi cercare chi è come te, quella è la porta giusta da bussare.

E se scopri anche cosa gli è successo, fammelo sapere. Anche una pazza nana ogni tanto vorrebbe rivedere un vecchio amico."

Ti rivolge un mezzo sorriso amaro.

"Hanno una casa ad Athkatla, in Amn. La chiamano il Rifugio della Moneta Girata. Lontano, lo so. Ma se sei uno che nasce sul bordo della moneta, forse è giusto che tu debba andare fin dove le monete contano più di ogni altra cosa per trovare chi ti somiglia." continua a guardarti, come se già sapesse la tua prossima domanda. "Io non ci sono mai andata. Troppo vecchia per certi viaggi, e troppo affezionata a questo tavolo. Ma se lo trovi, digli che il suo mazzo mi manca ancora."

Rimette la carta nel mazzetto, senza offrirla di nuovo.

Wayne

Benedizione di Tymora

La storia di Gurnin mi lascia una speranza: questo significa che non sono solo e che esistono altre persone come me. L'Amn è molto lontano... Ma, in fondo, anche Waterdeep era lontana da Riverwood. E prossimamente andremo a Luskan. Magari il mio viaggio mi porterà da quelle parti. Vedrò quello che riuscirò a scoprire, allora. E ti ringrazio per questa informazione, Gurnin. Dico alla nana, chiedendomi che rapporto ci fosse di preciso tra lei e questo Baro senza Volto. Sono qui anche per un'altra questione. Il gruppo di avventurieri a cui mi sono unito avrebbe bisogno di una divinazione per cercare due persone che pensiamo possano essere affette da una maledizione che ha colpito anche una nostra compagna. Sei in grado di fare qualcosa di simile?

  • Autore

@Octopus83

Non risponde subito. Il suo sguardo scivola sulle tue braccia incrociate, sul sorriso che le hai restituito, come se stesse valutando la merce prima di fare un prezzo.

"Cosa diavolo sono?" Ripete la domanda quasi divertita, la testa inclinata di un paio di gradi, esattamente come facevi tu un istante fa. "Sono nata la sera in cui qualcuno ti ha versato qualcosa nel boccale senza chiedere permesso. Non ero niente, prima. Un ingrediente sbagliato, un incantesimo raffazzonato che doveva farti innamorare di uno sconosciuto e invece ha trovato qualcosa di più succoso a cui aggrapparsi: tutto quello che già desideravi e non avevi mai osato ammettere di volere così tanto."

Batte ancora due dita sul petto, lo stesso gesto di prima.

"Questo, qui, è dove sono cresciuta. Ogni volta che qualcosa ti scivola dalle mani, cento dragoni, un pugnale, un mantello, la fiducia di una Lady, tu non lo lasci andare per davvero. Lo trattieni, dentro, come una scheggia. E io mi nutro di quella scheggia. Più stringi i denti su una perdita, più divento reale."

Il sorriso si allarga, appena, e per un istante sembra più affamato che divertito.

"Sei tu che mi hai cercata, dici? In un certo senso sì. Ogni volta che hai desiderato tenere qualcosa più di quanto fosse ragionevole, mi hai chiamata un po' più vicino. Non sono un demone venuto a riscuoterti un debito. Sono l'appetito che quella pozione ti ha lasciato addosso, cresciuto abbastanza da avere una faccia."

Ti tende ancora la mano, senza fretta.

"L'offerta è semplice. Stringi, e smetterai di sentire il morso ogni volta che perdi qualcosa: sarò io a portarlo per te, come ho sempre fatto, solo che stavolta lo farai sapendo cosa cedi. In cambio, un giorno, quando avrò fame abbastanza, sarai tu a dover cedere qualcosa che non è oro."

Aspetta, la mano ancora tesa nello spazio tra le sbarre.

"Allora? Stringiamo, o preferisci continuare a fingere che il morso non ci sia mai stato?"

Modificato da Daimadoshi85

  • Autore

@Ian Morgenvelt

Ti ascolta con attenzione, senza interromperti, mentre spieghi la situazione: due persone da trovare, una maledizione che ha toccato anche una vostra compagna.

"Due persone e la vostra amica di riflesso. Mmmmmh." Si alza e va a recuperare, da un cassetto chiuso a chiave, un mazzo diverso da quello del casinò: più grande, le carte spesse e consumate ai bordi, illustrazioni dipinte a mano invece che stampate. "Questo non è per giocare. Non sono una sacerdotessa da incantesimi veri, niente Localizza Creatura o giochi simili da maghi con la barba lunga. Ma il caso, quello, lo so leggere meglio di chiunque altro a Waterdeep."

Si siede di nuovo, mescola il mazzo con più cura del solito, e stende tre carte in fila, a faccia in giù.

"Pensa a loro due mentre le giro. Non serve che mi dici i nomi."

Gira la prima: Gli Amanti, ma non nella posa che ti aspetteresti. Le due figure sono ritratte schiena contro schiena, non abbracciate. "Loro. Legate da qualcosa che ormai non è più una scelta, ma nemmeno del tutto una prigionia. Difficile dire se cercano di allontanarsi o di tornare l'una all'altra." Gira la seconda: Il Carro, trainato verso nord attraverso una landa di ghiaccio. "La direzione è verso il freddo, verso nord."

Gira la terza carta con lo stesso gesto professionale delle prime due, senza pause, senza cambiare espressione: La Torre, una fortezza colpita da qualcosa che la spacca in due, pietre che cadono verso un buio senza fondo.

"Questa non l'ho chiesta io, ed è uscita comunque." Lo dice come se qualcosa non le quadrasse, come se notasse una disarmonia. "Non riguarda le altre due, credo. Il caso, quando lo interroghi, a volte ti risponde con più di quanto hai chiesto. Non so dirti cosa cadrà, né dove, né quando. So solo che qualcosa lo farà, e presto, e che il mazzo ha sentito il bisogno di dirtelo anche se non gliel'ho chiesto." Rimette la carta nel mazzo con più cura del solito, quasi con rispetto, e lo richiude nel cassetto invece di rimescolarlo. "Il nord resta il nord, in ogni caso. Se le cercherai lì, prima o poi le troverai."

Sabrina

Prigione

Guardo quella mano tesa nello spazio vuoto. Sento il battito del mio cuore pulsarmi contro le costole, un ritmo lento, pesante, dannatamente reale, che mi ancora alla fisicità della cella e contrasta con il tanfo di pietra umida, salsedine e forse la mia stessa urina che mi riempie i polmoni.

Non alzo un dito. Tengo le braccia saldamente incrociate al petto.

Un sorriso cattivo mi piega le labbra, spazzando via ogni finta cortesia mercantile.

Tieniti la tua anestesia, la mia voce è un sussurro roco, ruvido come carta vetrata. Quel morso, quelle schegge... sono mie. È la fame che mi tiene viva, che mi mantiene affilata. Non ho la minima intenzione di delegarla a te. Torna a strisciare nel buio, tesoro.

Mi avvicino ancora, annullando la distanza fino a sfiorare il metallo arrugginito delle sbarre. Pianto i miei occhi nei suoi. Niente più giochetti allo specchio, niente più sguardi di sottecchi. Niente paure e giri di parole.

Sei solo un parassita, sputo fuori, sillabando la parola con disprezzo. Non pensare che io non l'abbia capito. L'effetto collaterale di un filtro da quattro soldi andato a male. Vuoi solo mangiare, vero? Mangiare così tanto di me, ingrassare sulle mie perdite finché non sarai diventata abbastanza forte da sbarazzarti del guscio, diventare qualcos'altro o strisciare via a cercare una carcassa più succulenta.

Lascio cadere una risata secca, fredda, nel buio della prigione.

Pensi davvero che non ti abbia inquadrata? Se vuoi che ti nutra con... me stessa... beh, allora dovrai fare molto meglio di un fottuto contratto in bianco dove a incassare sei solo tu.

Non mi muovo di un millimetro, lo sguardo duro e inamovibile fissato nel suo.

Fammi un'offerta vera. Con un prezzo esatto, un guadagno reale, una durata e dimmi cosa succede alla fine. Altrimenti puoi startene a crepare di stenti in un angolo della mia testa e nutrirti degli avanzi quando capita.

Wayne

Benedizione di Tymora

Guardo le carte con attenzione, pronto a cogliere ogni segnale. Le prime due sono eloquenti: le gemelle che cerchiamo sono andate a nord. E, se non ricordo male la mappa che abbiamo con noi, Luskan si trova proprio in quella direzione. La terza carta, invece, è preoccupante. E non possiamo fargli altre domande per capire di cosa stia parlando, giusto? Chiedo a Gurnin, aspettandomi già la risposta. Grazie di tutto, Gurnin. Non dimenticherò questi consigli.

  • Autore

@Octopus83

Il sorriso che ti restituisce non vacilla, se non fosse che per un istante sembra quasi compiaciuto, come chi trova finalmente pane per i suoi denti.

"Un'offerta vera, allora. Bene, tesoro, era ora." Ritrae la mano, non per sconfitta, ma per contare sulle dita, come farebbe un banchiere prima di chiudere un affare. "Il prezzo sono io stessa, un pochino più grande ogni volta. Ogni perdita che ti tolgo dal petto, io la digerisco, e crescendo mi lascio dietro un po' più di fame in te. Non te ne accorgerai subito. Ti accorgerai solo che la prossima volta ti verrà un filo più naturale allungare la mano su qualcosa che non è tuo."

Si china leggermente in avanti, la voce che si fa più bassa, più precisa.

"Il guadagno è che ogni volta che invochi il patto dopo una perdita, quella perdita smette di morderti. Niente rabbia, niente mano che trema, userai la testa invece delle budella. La durata è permanente, come tutto quello che vale davvero. E cosa succede alla fine, visto che lo chiedi come si deve... solleva un sopracciglio è che un giorno, dopo abbastanza morsi digeriti, non sarai più tu a decidere quando allungare la mano. Lo farai e basta, nel momento peggiore possibile, davanti a chi conta di più che tu non lo faccia. Quello sarà il conto che pagherai tutto insieme, non io a incassare separatamente ogni volta."

Si tira indietro, incrociando le braccia con lo stesso identico gesto che avevi fatto tu poco prima.

"Questo è il contratto nero su bianco. È più chiaro ora?"

In termini meccanici

Ora stai andando in full mode con il difetto. Se accetti, gestiamo una sorta di "orologio della fame", come in blades. Ogni volta che seguiresti il tuo difetto ma "ti contieni", aumenti di uno spicchio. Ogni volta che fai un atto di generosità gratuita, cali di uno spicchio. Quando riempi tutti e 8 gli spicchi, "L'Altra" o il difetto prende il controllo nella maniera più negativa possibile. Potrebbe essere una sorta di risorsa che devi gestire.

@Ian Morgenvelt

Fai per andartene, tanto quella che hai posto era una domanda retorica, no?
Quando ti alzi, Gurnin ti ferma per un attimo. Ah, giusto. Dato che voglio mostrarti di poterti fidare di quanto ti ho detto, fermati un secondo. La nana si alza e sale sul ballatoio al piano di sopra, per poi tornare di sotto con un mantello oleoso e un pugnale intarsiato in adamantio. Questi penso siano del tuo amico, quello che parla al femminile.

Modificato da Daimadoshi85

Martino Umano Monaco

Con Jon in locanda

Arrivato alla locanda un enorme sorriso si stampa sulle mie labbra, sembra proprio un posto nelle mie corde e per di più c'è pure la birra gratis Io ne prendo due! esclamo immediatamente per paura che l'offerta finisca troppo presto. Dopo aver trangugiato avidamente una pinta, mi rivolgo a Jon Bene Jon, i miei sensi di Martino mi dicono che qui troveremo le informazioni che cerchiamo, serve soltanto il giusto tasso alcolemico e qualche moneta sonante e ciò dicendo mi rivolgo speranzoso all'oste Mio buon amico, tu non sai chi sono io ma io so chi sei tu e mi rivolgo a te nel momento più buio della mia vita per ottenere delle informazioni che non definirei un'eufemismo se dicessi che sono di vitale importanza per questa città e per prevenire altri attacchi da parte di mostri marini, dopotutto faccio mentre mi sistemo il colletto io sono uno degli eroi che hanno appena avuto udienza da lady Silverhand per encomiarci per il nostro lavoro, mi chiamo il mitico martino eh eh eh dopo aver fatto questa mia doverosa premessa, continuo io e il mio amico Jon gli do una vigorosa pacca sulla schiena abbiamo bisogno di trovare 2 ragazze che sono partite da qui non molto tempo fa, non è che le hai viste? e mi metto a descrivere con dovizia di particolari le due nella speranza che si accenda una lampadina all'oste questo è tutto, sono nelle tue mani e pendo dalle tue labbra mio caro, conosci qualcuno che può averle viste oppure hai da consigliarci una persona esperta in divinazioni o robe del genere? Ti prego ti prego ti prego concludo in maniera supplichevole

Wayne

Benedizione di Tymora

Mi fermo quando vengo richiamato da Gurnin, guardando sorpreso gli oggetti di Sabrina, che erano stati distrutti durante la nostra precedente incursione. Ma quelli... Sì, sono proprio loro. Li gradirà certamente. Dico alla nana, decidendo di non fare troppe domande: mai chiedere troppo a chi ti fa un dono. Grazie ancora per l'aiuto. Mi sento in debito, sinceramente.

Jon The Fish Lobhand druido umano

Con Martino

Ascolto Martino faticando a seguirlo... seguirla... Insomma starci dietro

"Sì..."

Poi attacca l'oste con una sorta di attacco psichico, credo... e credo di stare nel suo raggio d'azione, visto che mi comincia a far male la testa.

"Lady Silverhand..."

"Due ragazze...*

"Nelle tue mani..."

"Ti prego..."

Mi accodo alle sue parole, non riuscendo ad inserirmi...

Forse un effetto del suo attacco psichico!

  • Autore

La strana coppia

Galkyn vi ascolta tutto d'un fiato, senza cambiare espressione una volta, il fiore secco dietro l'orecchio che ondeggia appena mentre annuisce con calma, come chi ha imparato a fingere attenzione anche quando non capisce niente di quello che sta sentendo. Quando Martino finisce, cala un silenzio lungo abbastanza da farvi preoccupare entrambi.

"Il mitico Martino." Lo ripete piano, come se stesse testando il suono della frase in bocca. Poi vi versa comunque un'altra pinta a testa, tanto è gratis lo stesso. "Due ragazze," dice infine, appoggiando i gomiti enormi sul bancone. "Amico mio, a Waterdeep ogni notte partono due ragazze da qualche parte. A volte sono tre. Una volta erano cinque, ed erano tornate con un cavallo che non era loro."

Nota Jon massaggiarsi la tempia e, senza smettere di parlare, gli fa scivolare davanti un bicchiere d'acqua fredda. "Quello lo offro gratis pure senza che il vecchio si giri nel sonno. Hai una faccia da emicrania, amico."

Torna a Martino, allargando le braccia. "Non le ho viste, o se le ho viste non me lo ricordo, e qui dentro capita più spesso di quanto vorrei ammettere. Ma se cerchi qualcuno che legga il destino invece che versi solo birra, un paio di indirizzi ce li ho." Alza un dito enorme. "C'è la Casa delle Meraviglie, il grande tempio di Mystra nel Quartiere del Castello. Sacerdoti veri, magia vera, e ti fanno pure sentire in colpa per ogni moneta di rame che gli lasci, tanto sono solenni. Oppure," alza un secondo dito, "se preferisci qualcosa di meno ufficiale e di sicuro più economico, c'è un vecchio cieco che tiene un banchetto vicino al Plinto, il tempio di Oghma. Si fa chiamare Devo, giura di parlare con un dio della sorte che nessuno ha mai sentito nominare, ma finora ha sempre azzeccato più cose di quante ne sbagli. Dipende da quanto siete disperati e da quanto oro avete ancora in tasca."

Si allontana per servire un altro cliente, poi si volta un'ultima volta verso di voi. "E ditemi come va a finire, con le ragazze. Mi piacciono le storie con un finale. Qui dentro, di solito, non lo scopro mai."

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