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Capitolo Tre: La Città degli Splendori

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Wayne

No, grazie, non sarà necessario. Dico spaventato a Sabrina, sperando di non dover assistere allo spettacolo. Quindi nessuno di voi si ricorda niente di loro e non sapete dove siano? Aggiungo guardando anche Martino e Jon. Temo che questa faccenda non verrà mai risolta.

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  • albusilvecchio
    albusilvecchio

    Martino Umano Monaco Eravamo tutti talmente presi dalle parole di notturno che perdiamo la cognizione di ciò che ci sta attorno Ah, niente niente dico immediatamente fa un po' freschino qua sotto

  • Daimadoshi85
    Daimadoshi85

    GM Continuate a gozzovigliare, mentre Sabrina comincia a parlottare col tavolo di fianco. Ad un certo punto dopo aver riso un sacco uno dei due pare quasi offeso da qualcosa detto da Sabrina. Tea

  • albusilvecchio
    albusilvecchio

    Martino Umano Monaco Sono visibilmente perso nell'ammirare tutto questo sfarzo oh cribbio, non mi era mai capitato di vedere tutta questa ricchezza in un sol posto penso mentre i miei compagni di

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Martino Umano Monaco

La situazione si complica mmh, mi sembra un bel guazzabuglio. Ma non temere Sabrina: Martino ti aiuterà. E mi raccomando, non parlare con le guardie se non in presenza del tuo avvocato...e se a uno degli altri detenuti dovesse scivolare la saponetta, non abbassarti per nessuna ragione a raccoglierla! dico con un'espressione seria, come se non stessi parlando soltanto per sentito dire. Adesso andiamo a trovare le ragazze.

Una volta che ci siamo accomiatati dalla nostra compagna, parlo con gli altri voi che ne pensate? avete idea di come ritracciarle? magari un mago ci potrà aiutare se gli spieghiamo il nostro problema...non so, non sono mai stato molto esperto di magie e maghi

Wayne

Esco dalla prigione assieme ai miei compagni, lanciando uno sguardo incredulo a Martino: pensa veramente di poter trovare due donne senza nulla oltre ad una vaga descrizione? Io non saprei farlo. Ma, effettivamente, anch'io non sono un esperto di magia: non ho mai avuto modo di studiarla veramente. Dico a Martino, aggiungendo Potremmo provare a chiedere al porto: magari qualche ciurma le conosce. Ci servirà un po' di fortuna, però. Un bel po' di fortuna. Concludo lanciando uno sguardo eloquente verso l'alto, sperando che la mia patrona sia in ascolto (e che, invece, sua sorella sia temporaneamente impegnata).

Sabrina

ricordo solo una cosa la mia gemella preferita aveva una foglia a forma di fragola sulla natica sinistra!

dico ai due seccatori alla ricerca di informazioni

Jon The Fish Lobhand druido umano

"Io... Non ero molto in me quella sera. Non ricordo di queste due..."

Mormoro a Wayne, non sapendo bene cosa altro aggiungere.

  • 2 settimane dopo...
  • Autore

Waterdeep vi ha dato poco più di un’ombra, qualche voce confusa e un pugno di risposte che sembrano non portare da nessuna parte. Le gemelle che cercate non sono passate da qui, eppure il vostro istinto vi dice che non siete lontani. C’è qualcosa di troppo preciso nel modo in cui i fili si stanno intrecciando, qualcosa che sa di caso e destino insieme.

Forse è la mano di Tymora.

Forse è Beshaba che, per una volta, ha deciso di non farvi cadere tutti nel fango.

Forse è solo il tipo di fortuna che arriva quando meno ve l’aspettate, con addosso ancora l’odore del sale e del legno bagnato.

Il porto di Waterdeep è pieno di voci, di marinai, di facchini, di compravendite rapide e sguardi che durano un secondo di troppo. Avete chiesto delle due sorelle descritte da Sabrina, avete nominato dettagli, movenze, toni di voce. Una più alta, formosa e estroversa, l'altra più minuta, introversa e schiva. Per un po’ non è sembrato servire a nulla.

Poi, quasi per caso, un marinaio di passaggio si è fermato a guardarvi meglio.

All’inizio ha solo aggrottato la fronte. Poi ha socchiuso gli occhi, come se stesse cercando un ricordo trascinato su dal fondo del mare.

Aspettate… due ragazze, dite? Una parlava sempre come se sapesse già tutto lei, l’altra invece la seguiva con quell’aria da “va bene, come dici tu”.

Si gratta la barba, poi annuisce piano.

Credo di averle viste.

Wayne

Le parole del marinaio sono completamente inaspettate: non avevo molte speranze, visto quanto il piano era disperato, ma sembra che Tymora ci abbia sorriso, per una volta. Dite che possono essere loro? Chiedo ai miei compagni, rivolgendomi poi all'uomo. Saprebbe dirci dove le ha viste?

Martino Umano Monaco

Il morale del gruppo è basso, dopotutto le premesse non sono delle migliori e anche martino non è da meno ma, in maniera del tutto inaspettata, un signore sembra conoscerle. I miei occhi s'illuminano e mi avvicino a lui Buon uomo esordisco prendendolo per mano mi appello a tutto ciò che c'è di buono e caro a questo mondo, ci dica tutto quello che sa su queste ragazze dico con tono grave, dopotutto è questione della massima importanza è una questione di cuore, e sa come si dice in questi casi: il cuore non trova pace se non nella presenza di ciò che ama, e una mia amica c'è rimasta sotto con tutte le scarpe. L'ultima volta che le abbiamo viste è stato qualche giorno fa alla locanda di gundbarg

  • Autore

Il marinaio si gratta la barba, poi aggrotta la fronte come se stesse cercando di rimettere in fila gli ultimi viaggi.

Aspettate… no, non a Waterdeep. Qui no, questo lo escludo.

Fa un gesto vago con la mano, come a scartare l’idea.
Però le descrizioni… sì, mi tornano. Due ragazze, una più decisa e l’altra che le stava dietro quasi per riflesso. Una che parlava come se sapesse già dove andare, l’altra che pareva seguirla senza davvero voler discutere.

Si ferma un attimo, pensando.

Se le avete viste a Gundarlun, allora il problema è capire dove le ho incontrate io dopo. Io non sono stato là, ma ho fatto la rotta del nord poco dopo, scendendo verso Waterdeep con una sosta in mezzo.
Si tocca il mento.
Ecco… direi che dev’essere stato da qualche parte lungo la costa, non troppo lontano da lì. Un approdo, una banchina, una taverna di porto… qualcosa del genere. Me le ricordo perché una delle due faceva domande senza smettere un attimo, ma non domande normali: voleva sapere chi partiva, quando, e per dove.

Resta in silenzio un momento, poi scuote la testa.

Non vi sto dando un nome perché non ce l’ho sicuro. Ma una cosa sì: non erano ferme. Le ho viste muoversi, cercare un passaggio o una nuova rotta. E non parlavano come due che viaggiano per piacere. Sembravano inseguire qualcosa.

Poi aggiunge, più piano:

L’unico posto che mi viene in mente, per il tipo di voci che giravano e per le navi che cercavano, è Luskan. No. Sono due. Luskan o Neverwinter.

Poi alza una mano, quasi a cautelarsi.

Non vi sto dicendo che le ho viste lì con i miei occhi. Vi sto dicendo che, se devo ragionare sui loro movimenti e sui porto da cui partono e arrivano certe facce come loro, Luskan o Neverwinter sono l’indizio più forte che vi posso dare.

Jon The Fish Lobhand druido umano

"Uhm... Io non sono un esperto... Io venero il dio abissale a modo mio... Ma da quello che so, se andiamo da qualche prete ben sistemato, possiamo farci fare una divinazione..."

Dico agli altri a bassa voce...

Ma perché sto bisbigliando? Maledizione, ogni volta che parlo di preti abbasso la voce automaticamente!

Mi schiarisco la gola

"Uhm... Magari potremmo farci aiutare in questo, capire se stanno a Luskan o a Neverwinter."

Wayne

Il colpo di fortuna era troppo bello per essere vero: le gemelle non sono qui, a quanto pare. Però Luskan era la nostra possibile meta. Una coincidenza curiosa. Conoscete dei preti qui in città? Escluderei le sacerdotesse di Beshaba, per ovvie ragioni. Dico a Jon dopo la sua proposta. Forse la nana è definibile tale? Ma mi ha chiesto di andare da solo...

Martino Umano Monaco

Sono molto riconoscente all'uomo, mi ha restituito un po' di speranza in questa impresa disperata La ringrazio buon uomo dico stringendogli calorosamente la mano sono certo che un giorno la sua gentilezza verrà ricompensata ma non da uno squattrinato come me penso mentre mi congedo per discutere i prossimi passi con i miei compagni Un sacerdote? Io non me ne intendo molto ma se dici che può esserci utile non vedo perché no aggiungo Che colpo di fortuna comunque che potrebbero essere anche loro dirette dove stiamo andando noi!

  • 4 settimane dopo...
  • Autore

Il marinaio si stringe nelle spalle, ancora con l’aria di chi sta cercando di fare un favore e non di prendersi il centro della scena.

Preti, dite? Sì, certo che se ne trovano in giro. Waterdeep ne è piena, e non tutti sono uguali.
Fa un mezzo sorriso quando Jon abbassa la voce, poi ascolta il resto con attenzione, annuendo a Martino con un cenno cortese.

Se vi serve davvero una divinazione, io al vostro posto andrei da qualcuno che sappia mettere ordine nelle domande. Un posto rispettabile, qualcuno abituato a gente che chiede aiuto senza sapere bene cosa sta cercando.
Si gratta la barba e si sposta appena di lato, lasciandovi spazio come se avesse già detto più che abbastanza.
Per il resto, di quelle due non so altro. Vi ho detto quello che mi tornava in mente. Se le cercate davvero, fate presto: gente come loro non resta ferma troppo a lungo.

Il marinaio vi offre un ultimo cenno del capo, cortese ma già pronto a tornare ai suoi affari sul molo, lasciandovi con le vostre domande e con la vostra pista.

Modificato da Daimadoshi85

Wayne

Ringrazio l'uomo con un cenno e guardo i miei compagni: abbiamo una pista, ma dobbiamo decidere il da farsi. Forse conosco qualcuno che potrebbe aiutarci, almeno con la parte della divinazione. Ma, nel caso, dovrei andarci da solo: nel mentre, voi volete provare a seguire altre piste e cercare altre informazioni? Chiedo ai miei compagni.

  • 2 settimane dopo...

Martino Umano Monaco

Mi s'illuminano gli occhi alle parole di wayne e gli stringo la mano speranzoso Mi sembri uno che sa quello che fa mio caro wayne, ci affidiamo a te. Noi intanto andiamo a fare qualche domanda in giro e dicendo ciò mi volto verso i miei altri compagni Squadra di ricerca Martino, a me! dico con tono deciso se ho imparato una cosa nelle locande è sicuramente che sono sempre un ottimo posto per ottenere informazioni...e bere

  • 2 settimane dopo...
  • Autore

@Ian Morgenvelt

Torni da solo, come richiesto. È notte fonda, il Giorno di Ahghairon è ormai alle spalle e le luci del casinò sono spente tranne una, in fondo alla sala, dove Gurnin ti aspetta seduta a un tavolo da gioco vuoto, con un mazzo di carte tra le mani che continua a mescolare senza guardarlo.

Senza alzare gli occhi, comincia

"Sei tornato. Bene. Avevo un dubbio, sai? Un centesimo di possibilità che non ti facessi vivo. E guarda caso..." lancia una moneta in aria, la riprende al volo senza guardarla "...ho perso la scommessa con me stessa. Siediti."

Ti siedi. Gurnin smette di mescolare le carte e le poggia a faccia in giù sul tavolo, in un mazzetto ordinato.

"La gente mi chiama sacerdotessa, o gestrice, o 'quella pazza nana che tiene un casinò benedetto'. Va bene tutto. Ma il nome vero del mio incarico, il nome che porto da prima che tu nascessi, è un altro: sono una Portatrice di Fortuna. Come tutti quelli che portano la fede di Tymora oltre le mura di un tempio."

Fa una pausa, studiandoti.

"Ma tu non sei venuto qui per imparare cosa sono i Portatori di Fortuna, vero? Sei venuto perché vuoi sapere cosa sei tu."

Gurnin gira lentamente le carte del mazzetto, una per una, finché non ne trova una che non fa parte del mazzo normale, ha il dorso liscio e bianco. La poggia sul tavolo tra loro. Su un lato c'è il simbolo di Tymora; sull'altro, capovolto, il simbolo di Beshaba.

"La chiamano la Carta senza Faccia. Non fa parte di nessun mazzo, non segue nessuna regola di gioco che conosco. L'ho vinta ... o forse mi è stata data, con quella non si sa mai ... da qualcuno che diceva le stesse identiche cose che stai per dirmi tu. Un ragazzo che portava fortuna a tutti tranne che a se stesso." La fissa. "Ti suona familiare?"

Sarei andato avanti, ma ti farei fare giusto una veloce reazione, poi continuo col post. come reagisci?

@Octopus83

Non sai quando ti sei addormentata. La cella non ha finestre, e la pietra umida sotto la schiena non fa distinzione tra la notte e il giorno. Sai solo che a un certo punto le tue palpebre si sono fatte pesanti, e ora... non sei sicura se ora sia diverso da prima.

La torcia fuori dalle sbarre brucia ancora, la stessa fiamma tremolante di quando ti hanno chiusa dentro. Ma la cella di fronte, quella vuota da quando sei arrivata, non è più vuota.

C'è l'Altra, seduta sul bordo del letto, esattamente dove dovresti essere tu se ti guardassi da fuori. Ti fissa con i tuoi stessi occhi, nel tuo stesso corpo; non un riflesso deformato, non un mostro. Sei tu, in tutto e per tutto, tranne per qualcosa negli occhi che non riconosci come tuo, o forse che riconosci fin troppo bene e non vuoi ammetterlo.

L'Altra sorride, prima che tu riesca a dire niente.

"Ti ci è voluto un po', stavolta. Pensavo mi avresti chiamata prima, dopo la scenata con la Lady."

Non si muove dal letto. Non prova ad avvicinarsi, non prova a toccare le sbarre. Parla con la calma di chi sa già come andrà a finire.

"L'hai vista la sua faccia, vero? Quando le hai detto della moneta infilata nello scrigno più prezioso? Bellissimo. Peccato per i cento dragoni. Peccato per il pugnale. Peccato per il mantello." — conta sulle dita, una per una, senza fretta. "Peccato per l'udienza. Peccato per... quanto altro, ormai? Ho perso il conto di quello che abbiamo perso, tesoro. Tu no?"

Ti sorride di nuovo, e stavolta è un sorriso che ricordi! È il tuo, quello che fai tu quando hai già vinto qualcosa prima ancora di chiederlo.

"Ma non ti preoccupare per questo. Le perdite si recuperano sempre, in un modo o nell'altro. Quello che conta è quello che rimane." Si porta una mano al petto, dove batte il cuore. "E quello che rimane, ormai, lo sai anche tu chi lo tiene al sicuro."

Fa una pausa. Ti osserva inclinare la testa — o forse è lei a inclinarla, e tu la stai solo imitando, non sapresti dire più chi guarda chi.

"Ti ricordi quella sera alla locanda? La festa, il boccale che ci hanno versato senza dircelo?" La sua voce, per un istante, sembra sdoppiarsi, due voci sovrapposte che parlano insieme, come se non fosse solo lei a dirlo. "Io me lo ricordo benissimo. Meglio di te, mi pare. Buffo, no? Che io ricordi qualcosa che è successo a te."

Non aspetta una risposta a questo. Si alza dal letto, lentamente, e per la prima volta cammina. Cammina verso il muro di fondo della sua cella, dove non dovrebbe esserci nulla e invece c'è qualcosa che luccica debolmente, come vetro sporco. Uno specchio, forse. O forse è solo l'ombra della torcia sulla pietra bagnata.

"Non devi avere paura di me, sai. Non sono venuta a portarti via niente." Si volta di nuovo verso di te, e il sorriso ora è più dolce, quasi materno. "Sono venuta a ricordarti che tutto quello che è tuo... è mio di diritto. Non perché te lo rubi. Ma perché io sono la parte di te che sa cosa farsene, quando gli altri smettono di darti ciò che ti spetta."

Ti porge una mano attraverso lo spazio tra le due celle — uno spazio che, ora che ci pensi, non dovrebbe essere attraversabile da nessuna mano, eppure la sua sembra allungarsi più del dovuto, o forse è la distanza a essersi ristretta.

"Cosa vuoi fare, Sabrina? Vuoi ancora fingere che io non ci sia?"

Modificato da Daimadoshi85

  • Autore

Martino e Jon

Martino la vede prima ancora di capire cosa sia. Un gigante di pietra grigia, alto come una torre, giace riverso su un fianco a poche strade dal Palazzo di Piergeiron — le gambe scomposte, un'ascia caduta accanto alla mano molle, l'espressione eternamente rilassata di chi ha bevuto troppo e non se ne pente. È una delle statue semoventi della città, immobile da chissà quanti anni, e qualcuno, con un'intuizione geniale o completamente folle, ha deciso di costruire una taverna proprio nell'incavo tra le sue gambe accavallate.

L'insegna, appesa a una delle dita di pietra del gigante, recita IL BOCCALE DI GALKYN in lettere dorate un po' scrostate. Dentro, il soffitto basso segue letteralmente la curva della coscia di pietra della statua — chi è più alto di un metro e ottanta deve chinarsi in certi punti, con gran divertimento degli avventori abituali. Le pareti sono decorate con vecchi boccali appesi a chiodi, alcuni ammaccati, alcuni incrinati, ognuno con una targhetta scritta a mano: "Ultimo boccale di Padrin lo Sbronzo, morto felice, 1471", "Vinto a braccio di ferro da una nana alta un metro e dieci". Il camino, incassato in quello che un tempo doveva essere il polpaccio della statua, scoppietta con un fuoco che non sembra mai spegnersi del tutto.

Dietro il bancone — ricavato, con poco rispetto per l'anatomia, esattamente sotto il ginocchio del gigante — c'è Galkyn in persona: un mezzorco enorme, con un solo occhio buono (l'altro coperto da una benda di cuoio scucita) e un sorriso a cui mancano almeno tre denti. Ha le braccia grosse quanto le gambe di un uomo normale, ma le maniche della camicia sono arrotolate con una cura quasi sartoriale, e dietro l'orecchio porta sempre un fiore secco, sostituito ogni mattina — un'abitudine che nessuno ha mai osato chiedergli di spiegare.

Galkyn, vedendo entrare Martino e Jon, non alza nemmeno lo sguardo dal boccale che sta asciugando:

"Se dovete chinarvi, chinatevi ora. Il gigante non si è mai lamentato di avere gente tra le gambe, ma io sì se sbattete la testa e mi rovesciate la birra."

La particolarità del locale, quella che i clienti abituali raccontano sempre ai nuovi arrivati con un ghigno complice: ogni tanto — nessuno sa prevedere quando, forse una volta al mese, forse meno — la statua si muove. Non cammina, non si alza: semplicemente, nel sonno di pietra millenario in cui è caduta, socchiude gli occhi per un istante, o stringe appena le dita, o russa — un rombo sordo che scuote i boccali sulle pareti e fa traballare i tavoli, mentre Galkyn, imperturbabile, si limita ad alzare il proprio boccale e a brindare al soffitto:

"Alla salute, vecchio mio."

I clienti superstiziosi giurano che porti fortuna essere presenti quando succede. I clienti pratici sanno solo che, quella sera, la birra scorre gratis per tutti finché il gigante non torna immobile — Galkyn lo chiama "onorare il socio di maggioranza".

Modificato da Daimadoshi85

Sabrina in Ash

In prigione

Smetto di inclinare la testa. Il movimento si spezza con uno scricchiolio del collo, e con esso muovo il primo passo per non essere una pedina in questa cella.

L'aria puzza di muffa e la pietra fredda mi gela le ossa, ma so bene con chi sto parlando. Non c'è nessun fantasma, nessuna illusione, nessun demone venuto a riscuotere.

Ci sono solo io. È un altro fottuto sogno. Reale. Chissa se pilotato da qualcuno o solo da me.

Lascio che il mio stesso sorriso arrogante, quello riflesso sul volto dell'Altra, si trasformi in una maschera fredda. Mi alzo lentamente. Mi avvicino alle sbarre.

I cento dragoni? Il pugnale? Il mantello? La mia voce è ferma, cerco l'eco sovrannaturale della mia stessa voce. Tutte perdite calcolate.

Dico con arroganza, per poi continuare O meglio, stupidi errori di percorso dovuti a una pessima gestione della rabbia davanti a Lady Silverhand. Risparmiami la morale, tesoro. So bene come si svuota un cadavere e come si riempie una borsa.

Incrocio le braccia. Fissare i propri occhi in una cella buia è un esercizio da pazzi, ma tant'è. Penso se sono solo io qui o ci sono altri.

L'ultima volta mi hanno svegliata prima di finire la chiacchierata... devo dire che ti preferisco oggi, rispetto alle brutte rughe della visita precedente. Mi sembri più morbida, come si dice quando il diavolo vuole l'anima ti accarezza. Sei tu che mi hai cercata entrambe le volte, cosa ho che ti serve?

La squadro, studiandola come si valuta un affare rischioso. Cosa diavolo sei? E cosa intendi quando batti sul cuore?

Le rimando il sorriso che mi ha mostrato poco prima. Freddo, mercantile. Cosa mi offri con questa stretta di mano?

Wayne

Master

È permesso? Chiedo bussando alla porta, andando ad accomodarmi nella sala di fronte alla nana. La lascio parlare mentre osservo rapito i movimenti delle carte, sgranando gli occhi quando mi mostra la "Carta senza Faccia": è fin troppo precisa per essere una coincidenza.

Sì, ecco, diciamo che mi suona familiare. Ma quindi... Sai come funziona? E magari sai anche spiegarmi per quale motivo... perché sia capitato proprio a me. Concludo speranzoso: potrei essere arrivato ad una svolta per la prima volta da quando sono partito.

  • Autore

@Ian Morgenvelt

"C'è una parola per quello che sei, Wayne, e non è 'stregone', anche se è quella che useranno i libri di magia. Alcuni di noi la chiamano eresia. Io la chiamo... equilibrio scomodo." indica la carta. "Ci sono di quelli, tra i miei, che credono che Tymora e Beshaba non siano davvero nemiche. Che siano la stessa moneta, vista da due lati, e che qualcuno, ogni tanto, nasca proprio sul bordo. Né su una faccia né sull'altra. Noi li chiamiamo Artefici del Destino. Non è un nome che piace alla Chiesa ufficiale, e se lo dici troppo forte in giro qualche Cavaliere della Fortuna ti guarderà storto."

Cerca di risponderti, ma forse la risposta non è quella che ti aspetti.

"Quello che ti sta succedendo — la fortuna che dai, la sfortuna che ti riprendi — non è una punizione. È un prezzo che qualcuno doveva pagare perché la bilancia tra le due sorelle restasse ferma abbastanza a lungo da lasciarti nascere. Beshaba non ti odia, ragazzo. Ti invidia. Perché tu sei la prova che Tymora può ancora vincere, anche quando lei si intromette."

Gurnin gira la Carta senza Faccia di nuovo, mostrando il lato di Tymora verso l'alto. Fa una faccia indifferente, anche se i suoi occhi trasmettono...comprensione.

"Questa carta non toglie la maledizione. Niente la toglie, senza spezzare qualcosa di più grande di te. Ma può fare una cosa: la prossima volta che dai fortuna a un amico e il conto ricade su di te, puoi scegliere di 'pagarlo' dentro questa carta invece che dentro il tuo corpo. Non è gratis — ogni volta che lo fai, la carta si tiene un pezzetto di te. Un ricordo. Un anno di vita. Non lo decidi tu cosa prende, lo decide lei."

la fa scivolare verso di te, ma non la lascia andare del tutto.

"E prima che tu la prenda, voglio qualcosa in cambio."

Modificato da Daimadoshi85

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