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Bellerofonte

Circolo degli Antichi
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  1. "Al calar della sera, noi uomini di mare a te leviamo, o Procan, la nostra preghiera ed i nostri cuori. I vivi sulle navi, i morti in fondo al mare. Per ogni navigante che prima del sonno ti chiede pace per le onde e per i fratelli, fa che la nave conservi la sua rotta ed ogni marinaio la sua fede, quando il Maligno tenta i cuori ed il Vento tenta la nave. Benedici la patria e tutte le patrie dei naviganti, che il mare unisce e non divide. Benedici chi in fondo al mare attende la luce." A preghiera terminata, gli altri ti lasciano lo spazio per avvicinarti al corpo e poter infilare una mano nelle sue tasche; l'olezzo del cadavere è decisamente forte, ma nei porti del nord hai mangiato formaggio che puzzava di più. Dentro i ripiegamenti umidicci dei vestiti trovi una lettera ricoperta di uno strano olio trasparente che ne ha conservato perfettamente la consistenza, quasi come se non avesse mai toccato l'acqua. Avvicinandoti a una fiaccola, inizi a leggere: Alzi gli occhi dalle lettere, e vedi che tutti i tuoi uomini sono silenziosamente accalcati alle tue spalle per curiosarne il contenuto: peccato che la maggior parte di loro sia analfabeta. Del significato della lettera, riconosci i nomi dei due grandi pirati: il nano Barbafuoco e la Spietata. Non hai mai sentito parlare di questo Capitan Tempesta, ma una cosa ti scuote nel profondo. La Jocasta. La nave più temuta di tutti i mari, appartenente all'(ex) Flagello dei Mari, Nero Gomez. A quanto pare, dopo la cattura da parte della Loggia, la nave dev'essere nuovamente caduta in mani pirata. A parte la lettera, trovi otto monete di rame e nulla più.
  2. Castigo Distruttivo, se non sbaglio
  3. Tessa si precipita al tuo posto, virando il timone di qualche grado verso la segnalazione di Jimbo. E' vero, le donne a bordo portano sfortuna - o così dicono i marinai - ma se si tratta di Tessa, si può star certi che la forza nelle sue braccia e l'abilità nel prevedere il tempo surclassano qualsiasi avversità il fato vi abbia messo contro. Ti avvicini alla balaustra anche tu, e qualcuno getta una cima al naufrago adescandolo per la vita come un bue al lazo. "Tirare!" urlano tutti, e la corda ti arriva improvvisamente tra le mani. Issate con tutta la forza che avete, solo per constatare una triste verità: avete tirato a bordo un cadavere. Un nano con abiti logori, viso pallido e occhi vitrei. Ha varie cicatrici e tatuaggi su tutto il corpo e porta una camicia che in principio doveva essere bianca, calzoni di cuoio e un solo stivale nero con fibbie di rame. I capelli sono rasati, con baffi neri come la pece. A bordo cala il silenzio, interrotto solo dalle onde, dallo sfrigolare delle assi di legno e dall'odore di salsedine che va via via coperto dal marciume di quel corpo putrescente.
  4. L'allegria di bordo dilaga, e qualcuno inizia a tirare fuori borracce ricolme di liquidi giallo-verdastri, di quelli che annebbiano abbastanza la vista senza far perdere smalto alle canzoni. Ah, marinai! Una vita singolare, la vostra. Sposati col mare e con il rum, braccia forti e menti deboli. Ho forse appena citato un'altra canzone di bordo? Sfregio-Jimbo smette di cantare all'improvviso avvicinandosi alla balaustra e sporgendosi abbastanza da notare qualcosa fuori bordo. Strabuzza gli occhi, ma nessuno dei suoi compagni sembra dargli retta, ancora intenti a cantare e tirare corde per stringere il vento ballerino. Il ragazzo si arrampica sulle reti di babordo con sorprendente agilità, e il suo braccio si allunga di quarantacinque gradi a nord indicando qualcosa che galleggia in queste acque. "Capitano! Uomo in mare!" Gli uomini smettono di cantare e si radunano tutti a babordo alla ricerca di questo famigerato marinaio sperduto. Alcuni di loro si voltano immediatamente verso di te, attendendo gli ordini.
  5. Forse è vero che non ci sono più le navi di una volta. Velocissime, per carità. Ma mancano di personalità, e senza quella, non sono altro che enormi carcasse di legno che solcano il mare da un punto all'altro. La Cercascogli è l'esatto opposto; piccola e agile, ha vissuto molto più di quello che una nave normale vedrebbe nel giro di due vite umane, ed è perciò piena di storie e racconti che, ahimè, non posso palesare adesso. Già, perché a qualche giorno di viaggio da Capo Ventura, sede principale della Loggia, la nave comandata dal vermiglio capitano solca i mari con ben altre intenzioni che un'allegra passeggiata nel mare notturno. Le lanterne a bordo sono accese e le vele spiegate. Costeggiate il promontorio da giorni, e capita di notare negli angoli del ponte insolite quantità di pellicce ammassate; dopo tanto tempo nel nord, gli uomini hanno finalmente tolto gli abiti pesanti e si godono la brezza temperata dell'Est. "Arriva il vento da oriente!" dice qualcuno, e tutti pronti a tendere le cime per prenderlo di traverso. Ma non è semplice: ci vuole coordinazione e una buona dose di tempismo; requisiti perfetti per intonare una canzone. Non tutti sono provetti cantori, o probabilmente invece di solcare pericolosi mari con te, si sarebbero iscritti all'Accademia delle Arti Bardiche o a quella dei Cantori della Lama. L'est fiocca di accademie culturali - sarà forse uno dei motivi per il quale non lo frequenti così spesso? La canzone dei tuoi uomini parla di vento, donne che aspettano e bottini provenienti da sud; conosci le parole, ma per ora ti limiti a fischiettarla. In cima al ponte di poppa, come ogni sera il timone è tuo, capitano Fortunale.

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