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Il Fiore del Deserto (TdG)

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Vash

I miei occhi non potranno mai esprimere la pietas di Tareq, ma nel mio profondo provo una certa triste ammirazione per quel vecchio mercante mentre tossisce. Resto ad ascoltare le sue notizie e con un nulla di fatto mi reco nella mia stanza. Scocco un'occhiata a Sargon, dal combattimento con gli Ogre è messo malaccio, sembra stentare a riprendersi.

Lascio il bastone e il mio risicato bagaglio nella stanza e mi reco nel sala da pranzo, la cui tavola è imbandita di moltissime pietanze.

Sono interdetto, non sono per nulla abituato a quell' abbondanza e a quella varietà. Probabilmente è quanto avrei mangiato in un paio di mesi. Sono l'ultimo a sedersi, non mi accosto molto alla tavola e quando prendo qualcosa, allungo la mano e la porto a me, sul grembo, per piluccarla velocemente e in silenzio.

Ci si rubava il cibo, tra gli schiavi, meglio tenerlo al sicuro. Mentre mangio in maniera riservata, Sargon prende parola e dichiara la sua volontà. I miei occhi ambra si girano subito verso Tareq, osservando la sua reazione. La voce di arrabbiata di Nahil, l'ammonimento di Duran e il tentativo di pace di Ramek...tutti vengono ascoltati ma resto su Tareq. Dipende tutto da lui.

Ragazzo, mantieni la calma. Finché abbiamo un capitano, non sarai tu a decidere.

Sono le parole che proietto nella mente di Nahil, mentre gli volgo temporaneamente lo sguardo mentre si mette a fare i capricci con le braccia incrociate.

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Umr'at-Tawil

'Nessuna nuova, buona nuova, eh?' penso tra me e me, dopo aver annuito alle parole di Imaad; avrei preferito qualche informazione che potesse aiutarci, ma almeno non ci sono cattive notizie!

La notizia del fatto che partiremo la sera, e che quindi avremo tempo per riposare, mi rinfranca... la vista della colazione mi risolleva anche di più, visto che raramente mi è capitato di avere tutta questa scelta e abbondanza.
Il monello di strada che c'è in me è tentato di abbuffarsi per bene, per essere sicuro di avere "riserve" durante il viaggio; per fortuna le lezioni di Inanna hanno lasciato il segno... sò che, facendo così, rischierei solo di farmi venire il mal di stomaco, per non parlare del rischio di addormentarmi durante la traversata! Inoltre sicuramente Imaad ci avrà dato viveri e acqua più che sufficenti per il viaggio; quindi mi contengo, anche se assaggio un pò di tutto e metto da aprte un pò di datteri e noci per Enkidu.
La notizia dell'abbandono di Sargon, però è talmente inaspettata che per poco il tè mi và di traverso!
"CO...?!" comincio ad esclamare mentre quasi balzo in piedi, prima di fermarmi e guardarmi attorno, quando Ramek ci ricorda che non siamo da soli.

Mi risiedo e faccio un profondo respiro, per calmarmi, prima di proseguire a bassa voce.
"Sargon, qual'è il problema? Forse il combattimento ti ha provato più di quanto pensassi all'inizio, e ora non ti senti più in grado di aiutarci? Temi di esserci di peso?" provo ad ipotizzare.
"Se è così, ti posso capire... ma se durante il viaggio non ci capitano altri problemi, per quando arriveremo a Raam potresti aver riacquistato almeno parte delle forze! Per non parlare del fatto che non serve sempre saper combattere, per essere d'aiuto... potresti aiutarci con le tue conoscenze, o con idee che non sono venuti ad altri, o in altri mille modi ancora che ora non vengono in mente nè a me nè a te! Prima di decidere definitivamente, usa queste ore di riposo per rifletterci meglio, và bene?" gli suggerisco.

Azrakar (Red Sand)

Le parole di Imaad non portano vere notizie. Eppure, mentre ascolto la sua tosse spezzare il silenzio tra una frase e l’altra, penso che abbia ragione. Su Athas, l’assenza di cattive notizie è già una vittoria.

Non aggiungo altro. Seguo il gruppo attraverso il caravanserraglio, osservando il continuo movimento attorno al pozzo centrale. Acqua che sale. Acqua che sparisce. Acqua custodita come oro. Quando raggiungiamo le stanze, lascio i bagagli più pesanti senza esitazione. Tengo con me solo ciò che serve davvero. Nulla di superfluo.

La sala da pranzo è fresca. L’odore del tè speziato e del pane caldo riempie l’aria. Mi siedo senza rumore. Mangio lentamente. Compostamente. Non troppo. Su Athas, anche l’abbondanza va trattata con cautela. Il corpo dimentica in fretta la fame, ma non perdona gli eccessi. Assaggio il latte fermentato. Le uova. Le noci. E i datteri. I datteri più di tutto. Anche il latte di cammella lo adoro... ma i datteri. Ne prendo qualcuno in più rispetto al necessario. Li osservo per un istante prima di avvolgerli in un panno e riporli con il resto dell’equipaggiamento per il viaggio notturno. L’acqua, invece, solo quella indispensabile.

Poi Sargon parla. Sollevo lentamente lo sguardo verso di lui. Lo ascolto senza interromperlo. Senza giudicarlo. Nahil reagisce come una lama estratta troppo in fretta. Duran prova a contenerlo. Ramek impedisce che la tensione trabocchi oltre i commensali.

Io resto immobile. Lo sguardo passa da Sargon a Tareq. Poi torna su Nahil. La Cabala usa quelli come me per ammazzare i disertori. Le parole del ragazzo restano sospese nell’aria più a lungo delle altre. E dentro di me, una parte comprende perfettamente il motivo. Una fuga di informazioni può distruggere più vite della perdita di una cellula intera. Ma è l'assenza di libertà delle scelte a colpirmi maggiormente.

Athas è piena di rivolte finite nella sabbia per una lingua troppo debole o una paura troppo forte. Lo capisco. Ma non tutti se abbandonano sono disertori. Alcuni hanno famiglia. Altri sono troppo anziani. Altri ancora... deboli. Ma non è mio compito parlare. Non a Sargon. Non a Nahil. Non davanti a Tareq.

Tengo il silenzio. Attendo. Perché questa decisione appartiene soltanto al capitano.

  • Autore

La decisione di Sargon
Le parole di Vash sembrano avere un effetto spiacevole su Nahil, che si limita a rispondere, dapprima scocciato: "Lo so... !" e poi, con tono di voce più basso e più calmo: "... lo so..." mentre Duran sospira. Poi, Sargon risponde a Umr'at-Tawil: "In gran parte è come hai detto, Tawil. Ma devo correggerti su una cosa: questa è solo la prima tappa del viaggio. Da qui in poi, la strada è in salita". Sargon si zittisce per un attimo. Ramek interviene per lasciare il suo parere da esperto: "I viaggi nel deserto sono sempre rischiosi. Da qui a Raam non è un tratto facile. Tuttavia, il rischio si può mitigare con preparazione adeguata, esperienza, viaggiando con le carovane... e con molta acqua di scorta" conclude.

@Landar

Privato

Memories: The Fight with the Ogre Magi
Ricordi distintamente tutti i momenti salienti dello scontro. Il mezzo-drago gladiatore non lo conosci (eravate troppi gladiatori per conoscervi tutti), ma l'ultimo ricordo relativo ad Urik che hai è che era ancora vivo e, proprio come te, è stato "liberato" dall'arena. Non sai che fine abbia fatto. Riguardo alla voce che hai sentito, invece, sai per certo che è di natura draconica, quindi era o di Myron in persona oppure di uno dei mezzi-draghi al servizio di Myron (ovvero appartenenti ai Templari di Urik). Non ti ricorda nessuno che hai conosciuto di persona.

"Ad ogni modo..." - ricomincia Sargon - "... seguirò il consiglio di Tawil e userò queste ore per rifletterci attentamente". In tutto quel frangente, Tareq era rimasto in perfetto silenzio, il suo sguardo quello di un attento osservatore, non di un giudice. E poi, proprio sulla Cabala delle Sabbie, l'autorità effettiva al vertice della Ribellione, Tareq aveva molto da dire... e ben poco di positivo. "Possiamo riparlarne più tardi, capitano?" chiede Sargon.

Il capitano di Desert Shadows si alza in piedi. Va da Imaad, scambia alcune parole. Imaad sembra avere uno sguardo preoccupato. Si guarda attorno, poi si infila la mano in una tasca interna, estrae un piccolo oggetto e lo pone in mano a Tareq, che lo fa sparire con un gesto fluido. Dopodiché, il capitano ritorna da voi ed asserisce: "Ali del Deserto. Seguitemi". Tareq si muove a passo sicuro verso un corridoio al pianterreno, poi scende delle scale, arrivando di fronte ad una porta rinforzata da spranghe di ferro e chiusa con una serratura metallica. Estrae una chiave e la gira nella toppa.

"Dentro" e tiene aperta la porta, per poi richiuderla, serrandola, quando siete entrati tutti. Vi ritrovate quindi in un piccolo e buio scantinato, senza finestre, dove sono gettate cianfrusaglie alla rinfusa. In mezzo a quel disordine, però, Tareq sembra sapere esattamente cosa cercare: smuove dei tappeti, rivelando una botola. L'apre, estrae una pergamena e la richiude. "Sai come si usa, vero?" e la porge a Sargon. "Sì..." afferma il mago, riconoscendo un rituale impresso su quella pagina. Sargon si avvicina alla porta e, osservandolo più da vicino, nota delle incisioni sugli stipiti (dal lato interno). Poi, inizia a salmodiare, facendo scorrere il dito sul bordo della porta, partendo dal basso: la pergamena inizia a cancellarsi, mentre le rune corrispondenti incise sugli stipiti si illuminano di un bagliore dorato.

@MattoMatteo

Privato

Ti sembra di rivivere la stessa scena, ad Urik, nella quale ti è stato rivelato il Segreto che custodisci.

Non appena Sargon finisce, sentite distintamente che non c'è più alcun suono provenire dall'esterno. Perfino chi non è un incantatore sa riconoscere quel tipo di magia arcana, dato che è alquanto diffusa su Athas: è un particolare rituale di Silenzio, utilizzato per isolare acusticamente una stanza, in modo che nessuno possa origliare dall'esterno. "Il Silenzio è attivo" annuncia Sargon, per poi tossire vigorosamente, sputando sangue.

Le Ombre della Cabala
Il capitano si prepara a parlare più di quanto non abbia mai fatto finora. Non gli piace, ma è necessario. "Questa missione... non ha mai avuto pieno appoggio dalla Cabala. È una mia iniziativa". Sargon rimane sospeso in un incrocio tra il perplesso, il confuso e il rasserenato. "Per la Cabala, io sono già un problema, ma resto una pedina sfruttabile. E solo loro vedono tutta la scacchiera".

Tareq fa una lunga pausa, scrutando ciascuno di voi. "La Cabala tiene in pugno i Qātylīn. Tramite condizionamento fin dalla nascita, si può modellare la mente. Sopprimere il senso critico. Rendere invisibili le catene che ti legano. Lo scoprì Terdwell Sandshaper" e tutti voi conoscete quel nome: Terdwell era uno Psion abilissimo, nonché luogotenente (come Tareq) della cellula Desert Whispers. Inoltre, era uno dei pochi ad aver conosciuto (da giovane) la Lama della Polvere, Farad Abdel-Haqq. Di Farad si vociferava che avesse combattuto accanto a Phoenix contro Kalak, il Re-Stregone di Tyr (battaglia che terminò con la morte di Kalak, evento che cambiò la geopolitica mondiale) e che avesse anche affrontato il Re-Stregone di Urik, Myron, pur non riuscendo a sconfiggerlo.

"Non riesco a crederci. Come può avvenire una cosa del genere? Come possono esistere catene nella mente?" chiede Sargon, confuso, agitato, dubbioso, ma soprattutto inquieto. Tareq scuote leggermente il capo: non è la persona giusta a cui porre quella domanda. "Quindi la Cabala è nostra nemica?" chiede Karak. "No. Ma nemmeno amica" replica Tareq. "E Nahil?" chiede Sargon, intendendo chiaramente se fosse amico o nemico. C'è un attimo di silenzio, che sembra durare una eternità. "Nahil ha il cuore diviso. Lotta contro se stesso. Ma sta riuscendo dove molti falliscono" risponde il capitano, per poi tacere.

@Ard Patrinell @Landar @MattoMatteo

Tutti

Un post ciascuno.

Vash

La discussione sembra essere stata smorzata dall' intervento di coloro che hanno ritenuto opportuno parlare. Faccio un cenno di assenso con la testa in direzione di Nahil quando borbotta la sua ammissione.

Il silenzio del capitano mi dice molto più delle parole, c'è qualcosa che ci è celato e sembra che nessuno ne sia a conoscenza. Quando veniamo invitati a seguirlo, non resisto alla tentazione di prender qualche dattero e metterli in una tasca alla bell'e meglio. Il cibo è cibo, anche se sporco. Mi muovo col gruppo, avvolto nel mio silenzio e nella mia discrezione, la mia natura è non farsi notare, in qualsiasi circostanza ed entro circospetto nello scantinato , mettendomi in un angolo. Seguo curioso la procedura magica per isolare la stanza e mi siedo su un baule tarlato. Mangia quando puoi, riposa finché puoi, scappa quando devi erano soliti mormorare gli schiavi ed io ancora mi comporto in questo modo, per cui seduto ascolto le confessioni di Tareq.

Sebbene le rivelazioni siano inattese e sconvolgenti, il mio volto non mostra emozioni, sebbene stringo le mani in due pugni poggiati sulle ginocchia.

Questo è possibile, la mente può essere plagiata e col tempo trasformata.

Quando il capitano parla dei condizionamenti dei Qātylīn. È la prima volta che parlo a tutti, le mie parole risuonano senza tono nella testa di tutti i presenti. Non voglio avvalorare Tareq, ma dare la mia convinzione al gruppo. Sicché siamo isolati, cani sciolti senza aiuti né padroni penso, non appena Tareq smette di parlare

Umr'at-Tawil

Il lancio dell'incantesimo di silenzio mi dà uno strano senso di "dejà-vu"; rapidamente però riporto l'attenzione al presente... se il capitnao necessita di un simile stratagemma, significa che quello che ha da dirci è molto importante, quindi è meglio ascoltare con la massima attenzione!

Le sue prime parole non mi sorprendono più di tanto... avevo già da tempo il sospetto che la ribellione non fosse un blocco monolitico, basta vedere il nostro gruppo...
'Ovvio che la Cabala non abbia nè approvato nè proibito questa misisone... in questo modo, se fallisce può dire che è colpa nostra, se riesce può dire che per merito loro!' penso disgustato.

Quando però parla di condizionamento mentale, rimango di sasso... e la conferma telepatica da parte di Vash non mi rallegra per niente!
"C'è modo di scoprire se uno è condizionato?" domando preoccupato, a nessuno in particolare... ma la vera domanda, quella sottointesa da tutti, anche se detta da nessuno, è: di chi posso fidarmi?
Io sò di non essere condizionato, visto che a quanto pare deve essere fatto dall'infanzia, e io l'ho passata come monello di strada a Uruk... di Azrakar penso di potermi fidare, visto che era uno schiavo in un'arena, e quindi non c'era bisogno di usare questo metodo su di lui... di Tareq e Sargon sono sicuro di potermi fidare, il primo non avrebbe mai svelato questo segreto se fosse condizionato, e il secondo non avrebbe chiesto di abbandonare la missione... restano Vash, Ramek e Nahil, sui quali non posso esprimermi, anche se il fatto che Tareq abbia consentito a Vash di essere quì depone a favore di quest'ultimo.

Azrakar (Red Sand)

La condizione di Sargon non cambia nulla dentro di me. Se vuole restare, resterà. Se vuole andarsene, se ne andrà. Non è più importante. La strada verso Raam sarà dura comunque. Con o senza di lui. Le sottolineature dello stesso Sargon lo confermano. Resto in silenzio mentre Ramek parla del deserto e dei rischi del viaggio. Lo ascolto con attenzione. Non perché abbia bisogno delle sue spiegazioni. Ma perché chi sopravvive tanto a lungo tra le dune merita sempre di essere ascoltato.

Quando Tareq si alza e si allontana verso Imaad, seguo i suoi movimenti con lo sguardo. Vedo la preoccupazione negli occhi del vecchio mercante. Vedo il piccolo oggetto sparire nella mano del capitano. Qualcosa cambia. Mi alzo senza fare domande. Le Ali del Deserto, noi, seguono Tareq nei corridoi inferiori del caravanserraglio. Il rumore del bazar si attenua passo dopo passo, sostituito dall’odore di polvere, legno vecchio e pietra umida. Lo scantinato è angusto. Buio. Ma abbastanza nascosto da custodire segreti. Osservo Sargon mentre attiva il rituale. Le rune si illuminano lentamente lungo gli stipiti. Poi il silenzio cade sulla stanza come una lama. Niente voci. Niente passi. Niente mondo esterno.

Solo noi. E la verità.

Quando Sargon tossisce sangue, lo guardo per un istante. Non provo pietà. Su Athas il sangue è solo un altro prezzo da pagare. Poi Tareq parla. E più parla, più sento qualcosa sciogliersi dentro di me. Non sorpresa. Conferma. La Cabala. Le catene invisibili. Le menti piegate fin dall’infanzia. Condizionamento. Conosco bene quella parola, anche se non l’ho mai sentita pronunciare in quel modo. L’arena era piena di schiavi convinti di essere nati solo per combattere. Uomini spezzati così a fondo da ringraziare il proprio padrone per una ciotola d’acqua sporca. Altri venivano piegati con le fruste. Altri ancora con la paura. Sapere che esistono uomini che lottano contro catene più profonde di quelle di ferro… mi fa respirare più facilmente. Lo sguardo di Sargon si posa sul terreno. Pensa a Nahil. Le sue parole ancora rimbombano. La paura nella sua voce è evidente, anche se cerca di nasconderla dietro le domande. Io non parlo. Vash conferma che la mente può essere manipolata. Umr'at-Tawil pone la domanda giusta. Di chi possiamo fidarci? Ma io non aggiungo nulla. Perché nessuna risposta data a parole cambierebbe qualcosa. Sollevo lentamente lo sguardo verso Tareq. Lo fisso. Lui capisce. Capisce che condivido ciò che sta facendo. Che condivido il suo rifiuto delle catene. Che condivido il suo modo di combattere questa guerra. Non per la Cabala. Non per il potere. Per gli uomini che ancora riescono a scegliere.

  • Autore

The Two Solutions
"" risponde Tareq alla domanda di Umr'at-Tawil. "Due categorie di metodi. Prima: metodi magici o psionici. Seconda: metodi mondani" inizia, sollevando due dita. Tareq spiega che, nella prima categoria, rientrano poteri psionici in grado di accedere alle memorie di una creatura, il più famoso dei quali è sicuramente Mind Probe, una sonda mentale in grado di scavare nei meandri della mente. Analoghi ragionamenti valgono per la Magia Arcana. Non essendo Tareq un esperto del settore, le sue conoscenze sulla prima categoria si fermano qui. Per la seconda categoria, è sufficiente considerare il concetto stesso di condizionamento, e quindi riconoscerne i limiti intrinseci:

  1. il condizionamento deve essere fatto fin dalla tenera età;

  2. il condizionamento richiede anni per radicarsi nella mente;

  3. più tempo dura il processo di condizionamento, più esso sarà radicato nella mente (e quindi più tempo sarà necessario per sradicarlo) - viceversa, meno tempo dura, meno si radica;

  4. una volta terminato il processo di condizionamento, il condizionamento stesso scema gradualmente nel tempo (autonomamente);

  5. il condizionamento è di natura psicologica e non-permanente;

  6. anche sotto le migliori condizioni, non sempre il processo di condizionamento riesce.

A tali limiti intrinseci, vanno poi aggiunti i limiti dovuti al contesto specifico della Ribellione:

  1. la Cabala delle Sabbie effettua un processo di condizionamento solo sui ribelli che riesce ad addestrare fin dalla nascita, controllandone i primi (grossomodo) 10-15 anni di vita;

  2. le uniche categorie di ribelli che soddisfano sistematicamente questo requisito sono i Qātylīn (ciò non significa che non possano esistere ribelli condizionati che non siano Qātylīn, ma si tratterebbe di casi eccezionali);

  3. la Cabala non fa condizionamento "di professione" (i membri della Cabala sono strateghi prima d'ogni altra cosa e quello è il loro lavoro quotidiano), e il processo è complesso, quindi vi può dedicare solo risorse strettamente limitate;

  4. tutti i punti precedenti, messi assieme, implicano che i ribelli condizionati con successo sono da intendersi come unità d'elité al servizio della Cabala, una sorta di "spie" o "agenti segreti", che "spiano" la Ribellione stessa.

"La più grande scoperta di Terdwell non è stata l'esistenza del condizionamento, ma la possibilità di infrangerlo" asserisce Tareq, concludendo la spiegazione. "Nahil non vuole ucciderti, Sargon" aggiunge poi il capitano, guardando l'incantatore negli occhi. "La Cabala potrebbe ricattarlo. Ma il suo condizionamento è in calo e ha già superato la fase di obbedienza cieca". "E di Ramek e Duran? Possiamo fidarci?" chiede Karak, esprimendo ad alta voce la domanda che tutti avevano pensato all'inizio. "Ramek vi ha raccontato della sua infanzia. Duran ha troppi anni sulle spalle. Nessuno dei due è stato addestrato dalla Cabala" replica Tareq, lasciando a voi il trarne le conclusioni. "E quest'ultimo punto vale per tutti noi... quindi non c'è altro da dire" chiude il mago.

La decisione finale di Sargon
Trascorrono alcuni attimi di silenzio. Poi, Sargon vi guarda: "Capitano... ho deciso. Con il suo permesso, resterò qui, al caravanserraglio" annuncia. "Darò manforte ad Imaad". "Accordato" dice Tareq, annuendo. Sargon aveva avuto una intuizione: credeva che forse era possibile giustificare la sua permanenza al caravanserraglio come parte della missione. Ma Tareq era già un passo avanti: dato che la Cabala non aveva approvato ufficialmente la missione, i dettagli non erano mai stati formalizzati, dunque era in vigore il potere discrezionale e l'autonomia decisionale del capitano. Così, strategicamente, Tareq poteva sfruttare a suo vantaggio una situazione di per sé negativa. Nessuno li avrebbe aiutati, ma non sarebbero nemmeno stati bollati come disertori. "E se la Cabala facesse leva su Nahil? Minacciandolo? Magari usando il condizionamento residuo?" chiede Karak. "Ci faremo trovare preparati. Siamo qui per questo" e ritorna nel silenzio.

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Azrakar (Red Sand)

Resto in silenzio mentre Tareq risponde alle domande. Ascolto. Ogni parola aggiunge un tassello a qualcosa che avevo intuito senza riuscire a definirlo. Condizionamento. Una parola nuova per una realtà antica. Mentre il capitano ne descrive i limiti, mi tornano in mente le gradinate dell'arena di Urik. Il caldo della sabbia. L'odore del sangue. Le urla della folla.

Ancora una volta.

E gli schiavi. Gladiatori che non desideravano la libertà. Uomini che avevano dimenticato come immaginarla. Alcuni ricevevano una promessa di emancipazione e la rifiutavano. Altri tremavano all'idea stessa di lasciare l'arena. Per loro le catene erano diventate parte del corpo, come un arto o una cicatrice. Non era la Cabala. Era Myron. Era Urik. Era una vita intera passata a sentirsi dire cosa si è e cosa si deve essere. Stringo lentamente una mano attorno all'altro polso. Anch'io ho sentito quella voce. Non una voce reale. Una presenza. Quella che sussurra che uno schiavo resterà sempre uno schiavo. O che magari è un esperimento. Che un gladiatore esiste soltanto per combattere. Che la libertà è una menzogna raccontata agli ingenui. Per un attimo abbasso gli occhi. Forse è stato il mio sangue. Forse la mia mente. Forse semplicemente mi sono rifiutato di piegarmi. Non conosco la risposta. So soltanto che quelle catene non mi hanno tenuto. E per questo non giudico chi ancora lotta contro le proprie. Quando Tareq parla di Nahil, i miei pensieri vagano per un istante verso le parole, i gesti, il ritmo del respiro del ragazzo. Non vedo un traditore. Vedo un giovane uomo che combatte una battaglia che non lascia ferite visibili. Forse più difficile di molte altre. Le domande continuano. Ramek. Duran. La Cabala. Possibili minacce future. Sono queste ore passate assieme a garantire per loro. O confermare quello che sta emergendo. Non ho nulla da aggiungere. Tareq ha già detto ciò che conta davvero. Le catene possono essere spezzate.


Alla fine, Sargon prende la sua decisione. Resterà. Aiuterà Imaad. Osservo il mago mentre parla e, con mia sorpresa, sento qualcosa alleggerirsi dentro di me. Pensavo che la sua scelta mi fosse indifferente. Mi sbagliavo. Non provo entusiasmo. Non è nella mia natura. Ma provo sollievo. Perché non vedrò un uomo consumarsi lungo una strada che sa già di non poter percorrere. Perché non dovrà scegliere tra il dovere e la propria sopravvivenza. Perché, almeno per ora, nessuno dovrà uccidere nessuno. Resto immobile. Ascolto l'ultima risposta di Tareq. "Ci faremo trovare preparati." Annuisco appena. Una volta sola. È sufficiente. Se arriverà il giorno in cui qualcuno tenterà di stringere nuovamente quelle catene... le troverà già spezzate.

Umr'at-Tawil

Il fatto che il condizionamento abbia tutti questi limiti, e soprattutto che sia reversibile, mi tranquillizza un pò... ma ciò non toglie che intendo valutare con attenzione tutti i miei compagni, d'ora in poi.
"La cosa più importante ora è cercare di tranquillizzare Nahil, per evitare che si faccia prendere dall'ira e attacchi Sargon... l'ultima cosa che ci serve è rimanere invischiati in una lotta quì al carravanserraglio! Se ci facciamo notare, addio ingresso furtivo a Raam..." consiglio in tono pratico.

Vash

Ben seduto ascolto la lingua spiegazione di Tareq. Da quando lo conosco probabilmente è la prima volta che lo sento dire tante parole tutte insieme. Ma ascolto, attento, annuendo di tanto in tanto quando qualche passaggio della spiegazione è di mia diretta comprensione e competenza.

Mi alzo dal baule tarlato, scuotendo le vesto cenciose che indosso abitualmente. Faccio due passi verso Sargon e gli batto la mano sulla spalla, approvando la sua decisione.

I miei occhi a specchio si posano sul gruppo ad uno ad uno, concludendo il loro tragitto su Tareq.

Quanti condizionamenti vuoi infrangere, Capitano?

Gli dico proiettando il mio pensiero nella mente. Ma non è una domanda dalla quale attendo una vera risposta.

Modificato da Black Lotus

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Dato che la discussione è terminata, uscite dallo scantinato, mentre le rune di Silenzio si spengono quando la porta viene aperta, ma si riattivano quando poi viene richiusa e poi serrata a chiave da Tareq. "Rimarranno funzionanti per tutto oggi" spiega Sargon. Salite le scale e ritornate in sala da pranzo.

Caravanserraglio: Sala da pranzo
Attorno al tavolo, ritrovate le tre persone che Tareq aveva intenzionalmente lasciato all'esterno: Ramek, Nahil, Duran. Nessuno di loro tre apre bocca sul fatto che avete discusso a lungo, oppure sul fatto di essere stati tagliati fuori da quelle informazioni: rispettano troppo Tareq per commenti di così basso livello. Sono consapevoli che c'erano delle ragioni dietro: non chiedono, le rispettano tacitamente.

Karak e Sargon si risiedono al tavolo, ai loro posti. Il mago, che ha il volto ancora più pallido di prima, continua a mangiare e a sorseggiare acqua: lentamente, gli ritorna un po' di colorito. "Tutto bene, Sargon?" chiede Ramek. "Sì..." risponde velocemente Sargon, senza elaborare troppo. Poi guarda Nahil: il giovane sta giocherellando con il suo pugnale metallico. Sargon non può fare a meno di avere un piccolo tremore: nonostante tutto, non se la sente ancora di parlargli liberamente. Ha bisogno dei suoi tempi. Anche Tareq si rimette a sedere al suo posto, senza fiatare: proprio come ha pensato Vash, il capitano ha parlato più nell'ultima ora che in diversi giorni della sua vita. Gli ha dato palesemente fastidio, ma l'ha fatto perché andava fatto.

Arriva Imaad: "Spero vi sia piaciuta" dice, sorridendo, avvicinandosi a Tareq. Il capitano gli restituisce la piccola chiave che aveva preso in prestito. "Sì... molto buona..." asserisce Nahil, ma senza molto entusiasmo. Duran gli dà una pacca sulla spalla, che Nahil subito si scrolla di dosso. "Nahil, la prossima volta cerca di ringraziare per bene" lo riprende la Giara del Deserto, per poi guardare il vecchio mercante. "Era veramente ottima. Grazie davvero" conclude. "Eh eh! Non siate duri con lui... *cough cough*... è giovane... *cough*... il futuro è nelle sue mani... che l'acqua non possa mai mancargli... !" parla, tossendo, Imaad, per poi salutarvi e ritornare alle sue faccende.

Tutti

Tag: @Ard Patrinell @MattoMatteo @Landar

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Fasi successive: Avete l'intera giornata a disposizione, siete liberi di fare ciò che volete. Il caravanserraglio ha anche un bazar, dove potete comprare/vendere oggetti semplici (inclusi quelli alchemici). Lasciatemi, sotto spoiler, una descrizione di ciò che avete intenzione di fare durante la giornata. Meno vaghi sarete in questa descrizione, più sarà probabile che troviate ciò che volete (se è fisicamente presente). Dopodiché, vi ritroverete a cenare assieme (questa sarà una cena molto leggera), e poi, dopo cena, si parte per Raam.

Modificato da Black Lotus

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