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Il GdR influenza la forma mentis?


MadLuke
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Ciao a tutti,
     con il titolo indicato ovviamente non mi riferisco alle scemenze delle associazioni cattoliche integraliste (che il GdR spinge ad adorare il demonio, rende violenti, paranoidi, schizofrenici e non ricordo che altro), bensì a qualcosa di più contestualizzato su cui adesso cerco di riflettere in maniera più strutturata, ma su cui in realtà mi trovo a fare osservazioni sempre più frequenti da almeno un paio d'anni a questa parte. Per quanto concerne quindi a titolo puramente personale, sta maturando in me sempre più il "sospetto" che il GdR stia influenzando le mie convinzioni e consapevolezze nei seguenti ambiti:

- assolutismo dei valori morali;

- sacralità nella vita e politeismo;

- trascuratezza nel culto dei morti.

Prima di approfondire meglio vorrei chiarire che il mio primo dilemma, trasversale ai tre aspetti appena citati, sarebbe capire in che misura il GdR mi sta spingendo ad abbracciare le suddette forme di spiritualità, e in che misura invece io già le possieda e faccia proprio quel tipo di GdR così da poterne fare una sorta di pratica, o anche solo esperimenti ludici.

Assolutismo dei valori morali

Premesso che tollerante non lo sono mai stato, mentre la rettitudine morale mi caratterizza fin da quando ero bambino, mi sembra di percepire una certa relazione tra i personaggi e l'ambientazione che creo (giocando a D&D) e l'aver cominciato ad ascrivere questa moralità non solo alla sfera del moralismo, quanto dell'offerta a dio (qualsiasi cosa esso sia). Per questo i PG o PnG sono sempre dotati di forte moralità ovvero immoralità, l'importante è fare esperimenti.

Sacralità nella vita e politeismo

Intendendo per "sacralità" il coacervo e l'espressione delle pulsioni primarie, la con-fusione dei significati e l'ascrizione di questi fenomeni alla sfera spirituale, mi accorgo che nelle avventure dei vari personaggi cerco di dare ampio risalto ai suddetti fenomeni (invocare la divinità prima del combattimento, abbandono al fatalismo, ecc.). Nella vita reale invece, pur magari senza cambiare una virgola negli atteggiamenti "concreti" che assumo, sono portato ad essere maggiormente consapevole dei momenti in cui la ragione cede il passo alla (divina) follia, magari anche solo contemplando possibilità astratte, e sentendomi attratto da simili possibilità invece di rifuggirle come aberrazioni. E la varietà dei campi dell'umano agire in cui si esprimono mi portano a coltivare l'idea che sia molto più "verosimile" (parlando di religione il termine è ridicolo, lo so) un pantheon politeista invece che monoteista.

Trascuratezza nel culto dei morti

La letteratura fantasy non mi sembra faccia mai esempi a proposito. Al più in qualche romanzo si citano grandi re o condottieri del passato che hanno fatto la storia della nazione di cui si narrano le cronache, ma tali onori non vengono mai celebrati in funzione puramente del legame di un certo personaggio con la sua divinità, della sua religiosità appunto. Tanto meno vi è un culto per le persone comuni, solo per il fatto che siano state persone.
Anche qui, non so se è nato prima l'uovo o la gallina, ma mi trovo a pensare che in fondo anche io credo che i morti davvero cessino di esistere una volta morti, e non sopravviva proprio niente di loro. Che siamo polvere nel tempo insomma.

In verità mi piacerebbe poter discorrere con uno psicanalista, o forse meglio un filosofo, che mi aiuti a sviscerare e approfondire meglio questi aspetti della mia psiche e spiritualità. Nel frattempo se qualcuno si sentisse di dirmi il suo...

Ciao, MadLuke.

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Ho cominciato a giocare all'incirca nell'88, quindi quasi 30 anni fà (seppur con vari "pughi", periodi di tempo in cui non ho giocato), e il mio atteggiamento non è minimamente cambiato.
Anzi, come dici tu:

11 ore fa, MadLuke ha scritto:

sarebbe capire in che misura il GdR mi sta spingendo ad abbracciare le suddette forme di spiritualità, e in che misura invece io già le possieda e faccia proprio quel tipo di GdR così da poterne fare una sorta di pratica, o anche solo esperimenti ludici.

Per esempio, gioco sempre pg che, almeno moralmente, mi somigliano molto: buoni, cercano di aiutare gli altri, detestano commettere crimini (tranne che per una buona causa), eccetera. Per quanto mi sforzi, NON riesco assolutamente a interpretare pg apertamente malvagi.

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Ci sono altri aspetti o ambiti della tua vita in cui esprimi queste tue convinzioni?

Perchè messa così sembra un banale caso di "sfogo", proprio nel senso in cui determinate idee sono messe alla prova esclusivamente in un campo: quello del gioco di ruolo.

Devo dire però che delle spiegazioni dei tre "campi" che hai nominato non ho capito un granchè, nè cosa tu intenda con la specifica cosa (assolutezza dei valori morali, culto dei morti, sacralità della vita) nè tantomeno che tipo di domanda hai posto nel rapporto tra queste tue convinzioni e il gioco di ruolo.

 

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Ciao MadLuke!

Il topic che hai aperto si configura come impegnativo a dire poco...non di meno è interessante. Provo a dire la mia, avendo anche io di tanto in tanto ponderato su queste tematiche. Cercherò di mantenere una ragionevole neutralità comunque non essendo certo in grado di fare lo psicoanalista e evitando di sbilanciarmi con giudizi o osservazioni che visto l'argomento sono ad estremo rischio flame/censura.

Cita

Assolutismo dei valori morali

Premesso che tollerante non lo sono mai stato, mentre la rettitudine morale mi caratterizza fin da quando ero bambino, mi sembra di percepire una certa relazione tra i personaggi e l'ambientazione che creo (giocando a D&D) e l'aver cominciato ad ascrivere questa moralità non solo alla sfera del moralismo, quanto dell'offerta a dio (qualsiasi cosa esso sia). Per questo i PG o PnG sono sempre dotati di forte moralità ovvero immoralità, l'importante è fare esperimenti.

Sulla questione di prediligere personaggi con forte taratura morale, credo che sia una questione di gusti. Anche per me è così e a proposito del discorso pg malvagi di MattoMatteo, devo dire che in passato mi è piaciuto giocare pg malvagi ma con il passare del tempo ho capito che certi toni delle avvenure non mi si addicevano, e ho deciso che come DM mi asterrò dal condurre campagne con personaggi dediti al male, "alla Fosche tenebre". Infatti nonostante il leggittimo gusto da DM di condurre una campagna fatta bene, ho l'impressione che in tal caso vi sia qualcosa di sbagliato dietro a quello che potrebbe semplicemente essere un esercizio di stile, un bel gioco.

Cita

Sacralità nella vita e politeismo

Intendendo per "sacralità" il coacervo e l'espressione delle pulsioni primarie, la con-fusione dei significati e l'ascrizione di questi fenomeni alla sfera spirituale, mi accorgo che nelle avventure dei vari personaggi cerco di dare ampio risalto ai suddetti fenomeni (invocare la divinità prima del combattimento, abbandono al fatalismo, ecc.). Nella vita reale invece, pur magari senza cambiare una virgola negli atteggiamenti "concreti" che assumo, sono portato ad essere maggiormente consapevole dei momenti in cui la ragione cede il passo alla (divina) follia, magari anche solo contemplando possibilità astratte, e sentendomi attratto da simili possibilità invece di rifuggirle come aberrazioni. E la varietà dei campi dell'umano agire in cui si esprimono mi portano a coltivare l'idea che sia molto più "verosimile" (parlando di religione il termine è ridicolo, lo so) un pantheon politeista invece che monoteista

E' una cosa normale che certe sfaccettature dei personaggi e certe situazioni ci facciano venire a contatto, pur essendo simulazioni, con situazioni che nella vita reale difficilmente ci capiterebbero. tipo entrare nell'ottica di un commerciante di schiavi, capire le sue ragioni...un duergar ci è portato...a una malvagità intrinseca?...è il contesto dell'underdark che lo stimola a comporarsi in certi modi...ecc...ecc...

Ci sono milioni di persone ancora al giorno d'oggi che sono politeiste. Ma ragionare sul politeismo potrebbe capitare anche a chi non ha mai giocato a d&d...basta aver studiato l'Odissea o giocato a God of War per aver visto una trafila di dei XD In ogni caso, non mi sembra che il lore di d&d per quanto ampio e figo, abbia questo potenziale per indurre i giocatori a credere a dei Pantheon. Ma è solo il mio punto di vista appunto.

Cita

Trascuratezza nel culto dei morti

La letteratura fantasy non mi sembra faccia mai esempi a proposito. Al più in qualche romanzo si citano grandi re o condottieri del passato che hanno fatto la storia della nazione di cui si narrano le cronache, ma tali onori non vengono mai celebrati in funzione puramente del legame di un certo personaggio con la sua divinità, della sua religiosità appunto. Tanto meno vi è un culto per le persone comuni, solo per il fatto che siano state persone.
Anche qui, non so se è nato prima l'uovo o la gallina, ma mi trovo a pensare che in fondo anche io credo che i morti davvero cessino di esistere una volta morti, e non sopravviva proprio niente di loro. Che siamo polvere nel tempo insomma.

Bhè a tal proposito mi viene invece in mente una bella scena del libro "Shadowdale" se non erro, della trilogia dell'Avatar, in cui Kelemvor ancora lontano dal suo futuro status di dio dei Morti, si impietosisce difronte alla strage di un accampamento di inermi Halfling, trucidati precedentemente da Cyric e decide di prendersi una breve pausa dalle sue peripezie per dargli degna sepoltura.

PS. questo è quanto. Se vuoi sono disponibile per un ragionamento più approfondito e soggettivo per mp :) 

Edited by Shinsek
eccessivamente coinciso
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10 ore fa, Albert Rosenfield ha scritto:

Ci sono altri aspetti o ambiti della tua vita in cui esprimi queste tue convinzioni?

Perchè messa così sembra un banale caso di "sfogo", proprio nel senso in cui determinate idee sono messe alla prova esclusivamente in un campo: quello del gioco di ruolo.

Devo dire però che delle spiegazioni dei tre "campi" che hai nominato non ho capito un granchè, nè cosa tu intenda con la specifica cosa (assolutezza dei valori morali, culto dei morti, sacralità della vita) nè tantomeno che tipo di domanda hai posto nel rapporto tra queste tue convinzioni e il gioco di ruolo.

 

No, non si tratta di sfogo (che pure io trovo sia una valido atteggiamento, esattamente come sfogare lo stress in palestra).
Provo a rispiegare con maggiore chiarezza:


Assolutezza dei valori: nel mondo reale completamente secolarizzato i valori morali sono al più un cappello della persona che si vuole sentire una buona persona, per lo più nessuno crede nei valori morali come espressione della tradizione religiosa, e che la pratica dei valori come amore sia un modo di compiacere Gesù, il coraggio un modo di compiacere Marte o Mitra (come magari succedeva fino a prima dell'Illuminismo). Io invece un po' nel gioco, un po' nel mondo reale mi rendo conto coltivo i valori come offerta a un "nebuloso dio non meglio definito".

Sacralità nella vita quotidiana: coltivo l'idea che quando provo quella particolare estasi che si prova nel corso degli allenamenti fisici più intensi (un misto di stanchezza immensa stanchezza mista a estrema soddisfazione) non la senta tale solo perché mi sento "più forte sul piano sportivo" bensì perché sto dando sfogo a un "fuoco sacro" che arde in me. E giocando a D&D i personaggi esprimono combattendo con furore (invece che fare sport). Ma questo "fuoco sacro" lo si esprime anche nel sesso, o scrivendo una poesia, ed essendo cose molte diverse tra loro, sono portato a orientarmi a una spiritualità politeista, come politeiste credo siano quasi tutte le ambientazioni fantasy, guarda caso.

Ma quello che chiedevo io non era certo un giudizio sul mio gioco o sulla mia vita (ovviamente), quanto sapere se anche a voi succedono cose simili, cioè la mente vi sta cambiando, ma ovviamente completamente diverse dalle mie (mica mi frega un fico secco se a voi piace giocare personaggi malvagi o se nella vita reale fate l'elemosina ai mendicanti).
Mi aspetterei invece (ovvero no), per esempio, che uno dica: si, anche io sono cambiato, ho giocato un paladino quest'anno (o un chierico), e casualmente adesso ho preso ad andare più spesso a messa la domenica. Oppure: si, in una bella avventura che ho giocato, un cattivone ha trucidato i genitori del mio PG e io "casualmente" negli ultimi mesi mi sento più affezionato ai miei genitori.

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Mah.. pensavo fossero le sette Protestanti americane che in alcuni casi negli anni '70 dicevano quello. Comunque, cercando di dare una risposta, per esperienza personale nell'interpretare personaggi, come penso succeda per le categorie di lavoro com gli attori o gli sceneggiatori o gli scrittori che devono "creare" personaggi con "loro punti di vista sulle cose che li circondano e su loro stessi" (sostanzialmente è Filosofia), si proponga sempre un continuo confronto con modi di pensare e affrontare le cose in maniera diversa. Può darsi che gli attori del teatro Greco antico venissero chiamati Hypocrites proprio per questo. Potrebbe ai fini di sapere "come lavora una mente" essere interessante un intervento di qualcuno che abbia studiato psicanalisi. per allentare lo stress quotidiano c'è chi si dà a ascoltare la musica, svagarsi in essa, nella lettura, nel GdR interpretativo, nell osport, etc. E' una forma di svago che ti distrae dalla tematica che richiede impegno stressante. La vita è fatta di queste cose insieme: Razionale e Irrazionale sono Complementari. L'uomo è fatto di questo. Altrimenti saresti solo una parte dell'insieme.

Sull'Assolutezza dei valori e Sacralità della vita: ritengo che sicuramente qualcosa nella morale e nei valori in generale sia soggettiva, qualcos'altro oggettiva. Almeno nel mondo reale, se poi parliamo di GrdR è un'altro discorso. Per restare sul laico l'istinto di sopravvivenza, il principio di perpetuazione della specie, la possibilità di provare emozioni (che sono per tutti le stesse anche se vissute in maniera diversa e soggettiva). Come corrente di pensiero c'è il Relativismo, che è una delle tre branchie dell'Agnosticismo. Il primo a teorizzarlo fu Protagora con il concetto: L'uomo come la misura delle cose. La confutazione è implicita e mi pare di Aristotele (sempre se ricordo bene). Il Relativismo cade in contraddizione perchè assume il concetto "tutto è relativo" come assoluto. Quindi è autoconfutativo. Cioè non si realizza mai una condizione in cui tu possa dire: "tutto è Relativo (o soggettivo)", e questo vale anche per la Morale, per la conoscibilità di Verità in generale, anche trascendentali. 

https://it.wikipedia.org/wiki/Protagora

Edited by Dr. Randazzo
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Il 10/9/2016 alle 23:54, MadLuke ha scritto:

Ma quello che chiedevo io non era certo un giudizio sul mio gioco o sulla mia vita (ovviamente), quanto sapere se anche a voi succedono cose simili, cioè la mente vi sta cambiando, ma ovviamente completamente diverse dalle mie (mica mi frega un fico secco se a voi piace giocare personaggi malvagi o se nella vita reale fate l'elemosina ai mendicanti).

Mi aspetterei invece (ovvero no), per esempio, che uno dica: si, anche io sono cambiato, ho giocato un paladino quest'anno (o un chierico), e casualmente adesso ho preso ad andare più spesso a messa la domenica. Oppure: si, in una bella avventura che ho giocato, un cattivone ha trucidato i genitori del mio PG e io "casualmente" negli ultimi mesi mi sento più affezionato ai miei genitori.

Ho capito meglio quello che intendi e ora posso rispondere con più precisione.

Sinceramente non mi è mai capitato qualcosa del genere, ovvero che le dinamiche createsi nella narrazione in-gioco avessero una qualche ricaduta fuori dal gioco.

Devo dire che secondo me il 99% delle narrazioni prodotte nei giochi di ruolo sono piuttosto di bassa lega e che il divertimento sta in altro, altrimenti saremmo tutti sceneggiatori, scrittori o drammaturghi. Anche per questo c'è "poco" da prendere dalle narrazioni dei giochi di ruolo, salvo rari casi, molto specifici e particolari.

Credo inoltre che se qualcosa possa influenzare sul modo di pensare non è l'aspetto della narrazione in-gioco (se i personaggi sono malvagi, se sono paladini, se rispettano questo o quel culto, se sono panteisti ecc ecc ecc) ma è casomai il modo in cui funziona il gioco.

Quello si, secondo me, può avere in determinati casi, a lungo termine, una ricaduta di qualche tipo, che comunque tendo a credere circoscritta all'ambiente di gioco, non credo che ci possano essere sconfinamenti nella vita di tutti i giorni.

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6 ore fa, Albert Rosenfield ha scritto:

Devo dire che secondo me il 99% delle narrazioni prodotte nei giochi di ruolo sono piuttosto di bassa lega 

Credo inoltre che se qualcosa possa influenzare sul modo di pensare non è l'aspetto della narrazione in-gioco (se i personaggi sono malvagi, se sono paladini, se rispettano questo o quel culto, se sono panteisti ecc ecc ecc) ma è casomai il modo in cui funziona il gioco.

Quello si, secondo me, può avere in determinati casi, a lungo termine, una ricaduta di qualche tipo, che comunque tendo a credere circoscritta all'ambiente di gioco, non credo che ci possano essere sconfinamenti nella vita di tutti i giorni.

Concordo, ma se io non almeno cercassi di far parte di quell 1%, preferirei tornare a NWN.

Non capisco cosa intendi per "il modo in cui funziona il gioco". Puoi fare un esempio?

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La forma mentis cambia continuamente, di più o di meno da persona a persona, di più o di meno in fasi diverse della propria vita. Ovviamente i cambiamenti sono ispirati dal bagno termico in cui viviamo, le nostre esperienze. Ma non c'è un'unica direzione, né si tratta di un processo riassumibile in modo chiaro: né per una persona, né tantomeno in modo generale per chiunque.

Qualcuno può leggere un articolo su un bambino che perde i genitori e riavvicinarsi alla famiglia, un altro può avere l'illuminazione che in effetti a lui dei genitori non è mai fregato nulla, e avere l'effetto opposto. Qualcuno può giocare di ruolo e avvicinarsi alla morale assoluta del gioco, qualcuno può ispirarsene per capire che il mondo è molto più complesso del gioco e allontanarsene. Per qualcuno sarà più importante il rapporto causale inverso: notando la complessità morale del mondo, può cambiare il suo modo di giocare e rimuovere la morale assoluta dal gioco! Ma probabilmente tutti i possibili rapporti causali saranno attivi, in diverse tonalità di grigio.

In sostanza, per rispondere alla domanda del titolo: certo che il GdR influenza la forma mentis! Così come leggere un libro, o fare qualsiasi attività. E la influenzerà di più, tanto più quella attività è centrale nella nostra vita, sia in termini di tempo speso a giocarla sia in termini di tempo speso a pensarci mentre non ci giochiamo. Ma in che modo la influenzi, decidere dei rapporti causali (io gioco così perché sono così, o viceversa? E perché sono così in un caso? E perché gioco così nell'altro?) va ben al di là non solo delle mie competenze, ma di quelle della scienza contemporanea. La scienza dei sistemi complessi spesso si deve fermare a dire: "è complesso".

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5 ore fa, MadLuke ha scritto:

Concordo, ma se io non almeno cercassi di far parte di quell 1%, preferirei tornare a NWN.

Non capisco cosa intendi per "il modo in cui funziona il gioco". Puoi fare un esempio?

Intanto ribadisco quello che ho detto sopra e che è stato segato nel tuo quote, ovvero che il divertimento dei gdr sta in altro e non nelle narrazioni prodotte. Con questo intendo dire che io gioco a scacchi perchè è la meccanica del gioco degli scacchi che è divertente. E questo vale anche se io ed un altro attore giochiamo a scacchi e recitiamo ogni volta che muoviamo una pedina e inventiamo una storia su come il terribile e gelido Re Bianco vuole annientare con le sue orde di ghiaccioli al limone il pacifico e marcescente regno del Re Nero. Se io giocassi ai gdr semplicemente perchè in questi ci trovo delle belle storie, sarei tornato a leggere i libri e basta già da 20 anni, invece nel gdr le storie assumono significato non in quanto tali, ma perchè vissute attraverso delle meccaniche di gioco che ti permettono di avere un rapporto privilegiato con le storie stesse e perchè la dimensione del "tavolo" ha la capacità di rendere divertente ed emozionante anche una trama da Serie TV tra le peggiori.

Spero con questo di aver risposto anche alla tua domanda.

3 ore fa, bobon123 ha scritto:

La forma mentis cambia continuamente, di più o di meno da persona a persona, di più o di meno in fasi diverse della propria vita. Ovviamente i cambiamenti sono ispirati dal bagno termico in cui viviamo, le nostre esperienze. Ma non c'è un'unica direzione, né si tratta di un processo riassumibile in modo chiaro: né per una persona, né tantomeno in modo generale per chiunque.

Qualcuno può leggere un articolo su un bambino che perde i genitori e riavvicinarsi alla famiglia, un altro può avere l'illuminazione che in effetti a lui dei genitori non è mai fregato nulla, e avere l'effetto opposto. Qualcuno può giocare di ruolo e avvicinarsi alla morale assoluta del gioco, qualcuno può ispirarsene per capire che il mondo è molto più complesso del gioco e allontanarsene. Per qualcuno sarà più importante il rapporto causale inverso: notando la complessità morale del mondo, può cambiare il suo modo di giocare e rimuovere la morale assoluta dal gioco! Ma probabilmente tutti i possibili rapporti causali saranno attivi, in diverse tonalità di grigio.

In sostanza, per rispondere alla domanda del titolo: certo che il GdR influenza la forma mentis! Così come leggere un libro, o fare qualsiasi attività. E la influenzerà di più, tanto più quella attività è centrale nella nostra vita, sia in termini di tempo speso a giocarla sia in termini di tempo speso a pensarci mentre non ci giochiamo. Ma in che modo la influenzi, decidere dei rapporti causali (io gioco così perché sono così, o viceversa? E perché sono così in un caso? E perché gioco così nell'altro?) va ben al di là non solo delle mie competenze, ma di quelle della scienza contemporanea. La scienza dei sistemi complessi spesso si deve fermare a dire: "è complesso".

E' vero come dici che noi come Soggetti siamo capaci di "far tesoro" di tutte le esperienze che facciamo. Mi preme però fare solo una sottolineatura alla tua risposta: se la nostra cosiddetta "forma mentis" fosse davvero una sorta di gomma malleabile ad ogni nuova o ripetuta esperienza senza una capacità di solidificazione e di resistenza ad esse, avremmo davvero delle grosse difficoltà ad avere una qualche forma di identità. In realtà io credo le identità dei soggetti si formino in modo molto granitico e creino resistenze molto forti alle novità (e questo dipende in ultima istanza dalla società in cui questi soggetti vivono: la nostra società ad esempio, quella occitendale, postmoderna bla bla bla è terribilmente conservatrice). Per questo non credo che sia vero che ogni attività influenza la forma mentis, non in termini assoluti e non tutte allo stesso modo.

Edited by Albert Rosenfield
grammatica
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AS. Il sistema di quoting del sito è bacato.

Ah si? E quale monarca ha deciso questo?
Beninteso: se a te piace giocare puro hack&slash sei libero di farlo. Ma forse dovresti cominciare a contemplare seriamente la possibilità che a più d'uno ciò che lo diverte maggiormente è invece proprio la narrazione.

I tuoi esempi poi sono completamente fuori luogo: quando leggi non c'è alcuna partecipazione della volontà del lettore. Il lettore subisce quanto scritto da un'altra persona e niente altro.
Anche l'esempio degli scacchi è fuorviante, perché se la torre mangia un pedone, una torre mangia il pedone e niente altro.
Nel GdR invece, un guerriero che ne attacca un altro può farlo attribuendo una varietà di significati al gesto, che poi condizionano la storia a seguire. Negli scacchi la storia invece è determinata unicamente dalla posizione dei pezzi sulla scacchiera.

Poi chiaro che non tutte le esperienze modifichino la forma mentis di tutte le persone alla stessa maniera. Ma è altrettanto certo che a qualcuno in qualche modo la influenzino.

Edited by MadLuke
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10 minuti fa, MadLuke ha scritto:

AS. Il sistema di quoting del sito è bacato.

Ah si? E quale monarca ha deciso questo?
Beninteso: se a te piace giocare puro hack&slash sei libero di farlo. Ma forse dovresti cominciare a contemplare seriamente la possibilità che a più d'uno ciò che lo diverte maggiormente è invece proprio la narrazione.

I tuoi esempi poi sono completamente fuori luogo: quando leggi non c'è alcuna partecipazione della volontà del lettore. Il lettore subisce quanto scritto da un'altra persona e niente altro.
Anche l'esempio degli scacchi è fuorviante, perché se la torre mangia un pedone, una torre mangia il pedone e niente altro.
Nel GdR invece, un guerriero che ne attacca un altro può farlo attribuendo una varietà di significati al gesto, che poi condizionano la storia a seguire. Negli scacchi la storia invece è determinata unicamente dalla posizione dei pezzi sulla scacchiera.

Poi chiaro che non tutte le esperienze modifichino la forma mentis di tutte le persone alla stessa maniera. Ma è altrettanto certo che a qualcuno in qualche modo la influenzino.

Nessun monarca. E' solo quello che penso io e il modo in cui mi rapporto ai gdr. Mi sembrava una discussione interessante e ho detto la mia.

In realtà dalla mia esperienza molti giochi di ruolo funzionano esattamente come gli scacchi, solo che i giocatori danno più peso alle cose che si raccontano che non al fatto che la torre mangi il pedone. Non ho mai trovato troppa differenza tra il guerriero che ne attacca un altro attribuendo una incredibile varietà di significati e di storia a seguire rispetto a una partita a scacchi. Se il mio Alfiere mangia il Pedone posso attribuirgli una incredibile varietà di significati (a partire dall'inquisizione?) e questo condiziona la storia a seguire (il pedone sulla scacchiera non c'è più e l'alfiere si trova in una posizione nuova)

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Non mi sembra tu abbia affatto detto la conversazione era interessante. Hai anzi detto, di fatto, che la conversazione è inutile perché contano solo le meccaniche.
Avessi scritto "a me il gdr non può influenzare la forma mentis perché quando gioco coi miei amici la narrazione non ha proprio spessore necessario per farlo" sarebbe stato un intervento pertinente.

Se un guerriero ne attacca un altro dicendo: tu sei un cattivo e io voglio liberare il villaggio dalla tua prepotenza, dopo averlo ucciso magari tutti i paesani gli sono grati e lo invitano a cena.
Se lo stesso guerriero lo attacca dicendo: tu sei un infame ma io voglio per me tutto quanto hai rubato finora, dopo averlo ucciso magari tutti i paesani ne approfittano per cercare di uccidere lui mentre è già ferito.
(a seconda di come parli il DM fa succedere una cosa piuttosto che l'altra)

A scacchi tutto questo non ha senso: l'avversario decide la mossa successiva solo in funzione della nuova posizione dei pezzi, non di quanto hai blaterato.

Edited by MadLuke
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5 minuti fa, MadLuke ha scritto:

Non mi sembra tu abbia affatto detto la conversazione era interessante. Hai anzi detto, di fatto, che la conversazione è inutile perché contano solo le meccaniche.
Avessi scritto "a me il gdr non può influenzare la forma mentis perché quando gioco coi miei amici la narrazione non ha proprio spessore necessario per farlo" sarebbe stato un intervento pertinente.

Se un guerriero ne attacca un altro dicendo: tu sei un cattivo e io voglio liberare il villaggio dalla tua prepotenza, dopo averlo ucciso magari tutti i paesani gli sono grati e lo invitano a cena.
Se lo stesso guerriero lo attacca dicendo: tu sei un infame ma io voglio per tutto quanto hai rubato finora, dopo averlo ucciso magari tutti i paesani ne approfittano per cercare di uccidere lui mentre è già ferito.
(a seconda di come parli il DM fa succedere una cosa piuttosto che l'altra)

A scacchi tutto questo non ha senso: l'avversario decide la mossa successiva solo in funzione della nuova posizione dei pezzi, non di quanto hai blaterato.

Ti prego di non tirare a indovinare su quello che dovrei, avrei, potrei aver detto e attenerti a ciò che sta scritto.

Se non avessi ritenuto interessante la discussione non sarei intervenuto, al di là di ogni riformulazione che ritieni di poter fare di ciò che ho scritto.

Detto questo, semplificherò tutto quello che ho scritto nei precedenti post, anche per evitare di continuare con questo ping pong tra di noi ed eventualmente lasciare spazio anche ad altri interventi.

1) Ho ritenuto interessante la discussione, perchè mi interessa il rapporto tra i giochi e la forma mentis.

             a) Non credo che la forma mentis di chi gioca ai giochi di ruolo sia minimanente intaccata dalla narrazione che avviene durante i giochi.

             b)Credo altresì che se la forma mentis di chi gioca possa essere inteccata, questo avvenga solo a partire dalle meccaniche dei giochi, non dalle                                     narrazioni che vengono fatte in questi giochi.

            c) Credo, da ultimo, che il modo in cui la forma mentis viene intaccata dalle meccaniche dei giochi abbia principalmente ricadute sulle dinamiche                                   intra-giochi e poca o nulla influenza abbia sulla vita di tutti i giorni.

2) In generale credo che la forma mentis di un soggetto non sia qualcosa di così facilmente malleabile, prova ne è la tendenza al conservatorismo di praticamente quasi tutte le società (e questo dipende in gran parte dal fatto che le formae mentium discendono in buona parte dal tipo di organizzazione sociale in cui crescono)

 

Questo è quanto, se poi non credi che sia pertinente, non so che dirti di più, ho comunque voluto dire la mia.

 

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Senza andare nello specifico dei tre campi, è raro che io faccia personaggi che mi rispecchiano veramente. Ho fatto personaggi tanto santi quanto diavoli, tanto estremisti e intransigenti quanto moderati e diplomatici. L'unica tipologia di personaggio che non riesco a giocare è quello volgare e stupidotto, ma semplicemente perché non mi piace quella tipologia.

D'altra parte, non penso che giocare ai gdr mi abbia cambiato più di quanto non facciano le normali esperienze che vivo e di certo non ha aumentato la mia spiritualità o cambiato il mio senso morale.

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In un gioco di ruolo mi è invece successo il contrario: quando iniziai a giocare 11 anni fa, creavo personaggi decisamente diversi da me in quanto atteggiamenti etici, valori, emotività, obiettivi, visione della vita e credenze.  Invece nel corso del tempo, mi è successo il contrario: più ho giocato ai giochi di ruolo e più i miei personaggi si avvicinavano alla mia personalità "reale" e non fittizia. 

Non ci ho mai riflettuto, ma forse perché mi è più naturale e, in quanto giocatore, il roleplay migliora perché interpreto in maniera più convincente un PG simile a me, piuttosto che un personaggio ben lontano assiologicamente da me, ma stereotipato. Mi immedesimo meglio, tutto qui. 

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  • 3 weeks later...

"Il Gdr cambia la forma mentis"?

 

Da un mese a questa parte mi sono letto tutte le Guide e ho notato che mentre studio, dialogo e sogni ad occhi aperti ragiono in termini di "ottimizzazione" e mi saltano in mente concetti come "sgravato". 

Penso che giocando il cervello sia più esposto molto di più a questioni regolistiche che di interpretazione. Non mi capita raramente di osservare qualcosa e cercarla di tradurre in termini di gioco. 

 

Per la questione del "relativismo morale", se per dodici sessioni consecutive dissertate lungamente sulle origini più o meno biologiche del bene, sul fatto di uccidere cento innocenti adesso per salvarne duecentocinquanta domani, etc. allora sì, incominci a pensare di più a questa roba. Ma, ripeto, durante una sessione media il cervello è molto più esposto ad altre cose e molto poco a queste. 

 

Mi sa che è Necroposting cmq

Edited by Lord Karsus
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    • By supremenerd88
      Salve bella gente.
      Torno a scrivere sul forum dopo la bellezza di 10 anni (avevo un altro account che aimè non riesco a recuperare...) perché, finalmente, ho trovato della gente con cui giocare a qualche GdR.
      Ora, non offendetemi anche se ammetto che il titolo porterebbe a questo... con che GdR giochiamo?
      Argomento:
      1) Ho i manuali di D&D 3.5, 4 e Pathfinder (1a ed).
      2) Tutte e tre le versioni hanno punti di forza e punti deboli.
      3) Le campagne più belle che ho giocato erano su D&D 3.5 ma a livelli alti le classi marziali diventano troppo più deboli delle classi magiche.
      4) D&D 4 è sicuramente la versione che ho preferito perché estremamente bilanciata come potenza delle classi ma a livello di GdR è veramente troppo limitato (ma con i giocatori con cui giocavo serviva questo, quindi era apprezzata).
      5) Pathfinder ho avuto modo di giocare molto poco (solo un paio di campagne a livelli bassi) e sinceramente mi sembrava identico a D&D 3.5 (anche se sfogliando qualche manuale ammetto che le classi di prestigio mi sembrano più bilanciate rispetto a quelle della 3.5, ma è solo una valutazione MOLTO superficiale). Ho anche pochi manuali ma posso volendo acquistarne qualcuno.
      6) E' uscito D&D 5 che non ho mai giocato ma sto guardando i video sul tubo dei ragazzi di D20 Nation che mi stanno ispirando moltissimo e potrei anche pensare all'acquisto almeno dei 3 manuali base della 5 se molto migliore rispetto alle altre versioni (ma l'esperienza ed il mio pessimismo cosmico mi porta a pensare che come per le altre versioni abbia pro e contro...).
      Quindi, tenuto conto che giocherò con player nuovi e altri che hanno giocato molti anni fa solo alla 3.5 cosa scelgo?
      Grazie.
    • By Thaeris
      Ciao a tutti,
      vi espongo un dubbio che ho nella gestione di un particolare atteggiamento dei miei giocatori: la richiesta continua di supporto da parte degli NPC.
      Si passa dal chiedere al capo delle guardie di "prestare" loro 4-5 guardie cittadine per aiutarli nell'esplorazione del dungeon, al volere che sia il prigioniero appena liberato a progettare il piano di fuga.
      Solitamente declino queste richieste con scuse più o meno credibili principalmente per temi di narrazione (giochiamo a D&D - quinta edizione per la precisione - in cui si ipotizza che i pg siano gli eroi, quindi siano loro a dover liberare la città dalle minacce che si nascondono nel dungeon, non che lo facciano le guardie), ma anche per gestione (mi ritroverei sostanzialmente a giocare da sola per buona parte della sessione)
      Non ho ancora però affrontato il problema di petto con i giocatori perché ho ipotizzato che stia sbagliando approccio, e non debba quindi negare queste richieste, ma che abbiano un loro diritto d'essere e debba quindi assecondarle.
       
      Da qui le mie domande:
      Dovrei accontentare i giocatori? Se sì come gestire gli NPC (co-protagonisti a questo punto) in modo che non sia un mio monopolio della serata? Non intendo banalmente in combattimento (in cui posso farli muovere ai giocatori) ma soprattutto quando si prendono decisioni
      Se invece sto agendo correttamente, come arginare queste richieste? Pensavo a parlarne apertamente offgame, ma non so se prima magari debba tentare qualche "strategia" ingame
       
      grazie mille per chi vorrà rispondermi 🙂
       
    • By Monster1994
      Ciao a tutti, io e i miei 2 amici cerchiamo un gdr per 3 giocatori. Non abbiamo mai giocato a un gdr in vita nostra, quindi sarebbe meglio uno facile e che si impari velocemente. 
      Grazie a tutti.
    • By Topolino88
      Salve a tutti, sono nuovo e spero di aver scritto nella sezione giusta😅
      Sono master alle prime armi di una campagna DnD 5e, ormai sono circa 20 sessioni che giochiamo, la campagna è ha sfondo militare in cui i pg sono aspiranti soldati. Dopo tutte queste sessioni i pg si limitano ad eseguire incarichi senza mai prendere iniziative e ogni qual volta lascio un indizio che possa distogliere l'attenzione dall'obbiettivo principale i player tirano dritto ignorandolo. La maggior parte delle info, anche molto utili ai fini della missione se non le spiattello in faccia i player se ne infischiano. Nell'ultima sessione nonostante gli avvertimenti di alcuni npc sono andati dritti verso una trappola e un player ci ha lasciato le penne. Parlandone col gruppo mi è stato detto che sentendosi ancora delle reclute non vogliono prendere iniziative e durante i dialoghi si limitano ad ascoltare. Come posso risolvere questo impiccio? non credo che possano divertirsi a lungo così.
    • By FabioN.
      Salve, da master novizio cerco consigli su una mainquest che sto scrivendo volendo mischiare una narrativa investigativa legata a un rituale da scongiurare. Avete consigli su materiale da consultare? o semplicemente vorreste darmi una mano se vi fornisco maggior dettagli?
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