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Vackoff

Circolo degli Antichi
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  1. Sì, in effetti i periodi nel testo sono veramente molto lunghi, con il rischio di perdersi tra virgole o punti e virgole quanto di perdersi in un dungeon labirintico... Forse l'unica pecca di questo libro, o almeno la più evidente. Di sicuro non per tutti i gusti!
  2. Mentre vagavo per Lucca Comics & Games 2025, cercando quanti più stand di GDR possibili nel Padiglione dedicato ai "Games", sono finito davanti allo stand di Mondiversi, che oltre ad essere un rivenditore di un po' di tutto, è anche editore di un libro che ha attirato subito la mia curiosità. Il libro in questione è "Dal Gioco di Guerra al Gioco di Ruolo. Analisi di alcuni aspetti culturali" di Moreno Pedrinzani, e siccome non sono un recensore a seguire mi limito a descrivere il contenuto del libro, visto che l'ho molto apprezzato e penso possa essere di interesse ad alcuni di voi! ContenutoIn breve, il libro è un saggio che ripercorre la storia di D&D in particolare, ma dei GDR in generale, concentrandosi appunto sugli aspetti culturali che hanno dato origine al fenomeno o, viceversa, che sono stati originati da esso. Di seguito, vi lascio i titoli (piuttosto lunghi, ma perlomeno autoesplicativi) dei capitoli del libro. Una breve introduzione sulla teoria del gioco. Le origini di Dungeons & Dragons: dalla teoria dei primi giochi di guerra all'ambiente culturale che lo ha generato, immaginario, aspirazioni e organizzazione degli wargamers statunitensi negli anni '60 e '70. Il rapporto tra guerra giocata e guerra reale, l'etnicità e l'orizzonte etico. La conquista del mercato: Dungeons & Dragons un prodotto casalingo e semi-amatoriale che muta per entrare nel mercato di massa. La storia aziendale della TSR letta dal punto di vista del continuo tentato controllo sul proprio prodotto per un'emanazione dall'alto delle norme standardizzate. La diffusione di internet come chiave per il compimento di quest'opera. L'eresia controculturale: Dungeons & Dragons come toolkit, proposta non agonistica, anticapitalista, libera e collaborativa. L'impatto multimediale dei concetti formulati in Dungeons & Dragons sull'industria videoludica, la base fondante dei concetti meccanici e dell'immaginario dei videogiochi. L'influenza d'immaginario sui libri-gioco. Nuovi media e nuove fruizioni dei concetti. Il moral panic a danno di Dungeons & Dragons: la reazione emotiva della società di massa. Analisi del fenomeno statunitense e del minore e tardivo fenomeno italiano. Il paradosso della riscoperta del medioevo romantico unito all'etica protestante razionalizzante. Il destino manifesto dell'uomo bianco alla conquista della frontiera: l'elemento western e coloniale di Dungeons & Dragons. La via europea, il caso Games Workshop. Warhammer Fantasy Roleplay, copia o prodotto dotato di orizzonti valoriali originali? Breve disamina dei prodotti derivati nel Regno Unito. Quali elementi culturali locali filtrano nel formato standard d'importazione? Analisi della capacità delle culture di fare propri i prodotti culturali statunitensi creando variazioni sul tema. Conclusione. Non credo serva aggiungere altro: sebbene il contenuto si concentri prevalentemente su D&D, lo fa citando non soltanto molti giochi o GDR che lo hanno preceduto, accompagnato o seguito, ma anche numerosi altri aspetti o fenomeni quali i videogiochi o l'impatto avuto sulla società. CommentoHo personalmente apprezzato il libro sia per la ricchezza di contenuti, sia per la ricca bibliografia. Essendo giovane sia a livello anagrafico (nato nel 2000) che ancor più a livello "ruolistico" (giocando soltanto dal 2016), il 90% o più del contenuto di questo libro mi era estraneo, motivo per cui ho molto apprezzato le lezioni storiche e non solo che l'autore mi ha impartito in merito al nostro hobby (al pari dei molti articoli relativi a Dragon Magazine e le vecchie edizioni di D&D che vengono pubblicati su D'L, per i quali ringrazio tutti gli autori/traduttori). L'autore sembra conoscere il fatto suo: sebbene non parli mai di sé, si evince che non è estraneo ai GDR, e non parla soltanto da studioso, ma anche da giocatore degli stessi (nelle illustrazioni sono pure presenti foto delle sue collezioni personali, con vecchie edizioni di D&D, Heroquest e altri). Confesso che ha uno stile di scrittura molto corposo, come si poteva evincere anche dai titoli dei capitoli riportati sopra! Qualcuno nel forum direbbe che ha preso lezioni da Mattia Sorrenti, ma fa niente... L'esposizione è comunque ben documentata e ben approfondita. In sintesi: consiglio a tutti questa lettura!
  3. Benvenuto! Prova questo: https://www.dragonslair.it/dlair/regolamenti/regolamento-del-sito-r29/
  4. fino

    Non sono potuto andare lo scorso anno e anche quest'anno non potrò, ma ti avverto: mi hanno informato che l'anno scorso l'asfalto di Pian di Massiano stava cuocendo le persone! 😂 Però lo scorso anno lo hanno organizzato a Giugno, immagino che quest'anno (essendo ad Aprile) sia più vivibile 😬
  5. fino

    In merito al nostro hobby, segnalo che tra i tanti ospiti è presente l'associazione culturale Alkimia di Gubbio. Non sono riuscito a trovare altre informazioni sulla presenza di altri ospiti a tema giochi di ruolo. Fonte: https://www.instagram.com/p/DVbfD4ciNca/ Segnalo però la presenza dell'artista Francesco Biagini, autore tra le tante cose delle illustrazioni del GDR Totem, recensito recentemente da @CreepyDFire . Fonte: https://www.instagram.com/pgcomix_perugia/p/DVkznTrCK43/
  6. fino

    PGComix non è solo un evento dedicato a fumetti, giochi, cosplay e cultura pop: è un luogo aperto, accogliente e inclusivo. 📅 18–19 aprile 2026 📍 Pian di Massiano, Perugia 🎟️ Ingresso gratuito Sito web: https://www.pgcomix.it/
  7. Sì, per la precisione un planetar. Siccome Neverwinter Nights si basa su D&D 3.0, se proprio uno volesse tirare per i capelli la questione potrebbe dire che era CB anziché LB (visto che in 3a gli angeli possono essere di qualsiasi allineamento buono). Rimane il fatto che un angelo che chiede dei soldi (e così tanti per giunta, ok che ero livello 27, ma 300 mila sono tante monete d'oro...) per una risposta "perché lo vogliono gli dèi" è una buffonata, sembra piuttosto una truffa da televendita fantasy! 😂 Credo sia soltanto una cosuccia da videogioco, che comunque non mi spiego. Avrei potuto chiedere (sempre previo pagamento, anche se non so di quanto) il vero nome di alcuni PNG, così da poterli controllare a bacchetta, mentre invece chiedere del vero amore del mio PG mi ha ricompensato con una manciata di PE. Perché gli danno così tanto valore se poi non cambia in alcun modo la mia esperienza di gioco? 😠 Ci sarebbe da aprire una discussione a parte! 🤣
  8. Concordo un po' con tutti finora: le due principali richieste per vivere storie d'amore nei GDR penso siano 1) dei giocatori abbastanza maturi da affrontare la questione senza imbarazzo e con una buona dose di serietà e 2) un contesto offerto dal gioco stesso (o anche soltanto dalla sua ambientazione) tale per cui lo sviluppo della storia d'amore sia possibile o agevolata. Come detto, non mi è mai personalmente capitato. Ho perlopiù giocato a D&D nella mia vita "ruolistica", ma anche in altri giochi quali Cyberpunk, Sine Requie e Dark Heresy sono stato (ovvero, il mio PG) sempre troppo occupato in altre faccende e a rischiare la vita (o tenermela stretta) per occuparmi di questo tipo di esperienze. Inoltre, spesso si creano personaggi con legami ridotti all'osso (il cui apice è il PG "edgy" con "background tragico"), così da poter andare all'avventura in tranquillità e non dover abbandonare il gruppo di PG per seguire il proprio cuore... Cosa che sicuramente sarebbe affascinante da interpretare, ma che appunto porterebbe a dover cambiare personaggio (salvo che non lo si voglia fare, a quel punto è un modo elegante e "romantico", nel suo senso più ampio, di mandare in pensione un PG). Riguardo a questo, sono d'accordo, ma aggiungo che nel caso da me descritto i due giocatori si sono messi d'accordo sul momento, dopo dei flirt in-game, e non a monte della campagna assieme al DM. Nota divertente è il fatto che per buona parte della campagna eravamo io e quei due PG, quindi il mio paladino era il proverbiale terzo incomodo! 😂 Non voglio andare off-topic, visto che questa storiella l'ho aggiunta al primo post giusto per dare un contesto e strappare una risata... Ma dico soltanto che quelle monete d'oro ora mi sarebbero molto utili per affrontare Mefistofele alla fine della campagna! 😂 L'unico contentino che mi ha dato il gioco sono stati 1.000 PE, il che è sensato visto che ho sicuramente fatto tesoro dell'esperienza (negativa) di aver pagato per la domanda! 🤣
  9. Ieri sera, mentre giocavo al modulo Hordes of the Underdark di Neverwinter Nights, ho avuto l'opportunità di chiedere ad un angelo noto come Conoscitrice di Nomi il vero nome dell'unico vero amore del mio personaggio, ottenendo come risposta: Tralasciando il fatto che ho dovuto pagare gli dèi ben 300.000 monete d'oro per avere una tale risposta, comunque essa mi ha dato uno spunto di riflessione: quanto spesso capita al personaggio di un GDR di vivere storie d'amore con PNG o altri PG? Personalmente, non ho mai avuto una tale occasione. Immagino che questo sia legato alla natura errante dei PG di molti GDR (non solo D&D), che difficilmente creano forti legami dovendo stare via a lungo e in città, regioni o universi lontani. L'unica esperienza che ho potuto testimoniare è quella di due PG nel mio stesso gruppo di D&D, un umano chierico e un'elfa guerriera interpretati da due miei amici (maschi), i quali hanno dopo qualche sessione stabilito una relazione romantica durata per moltissime sessioni (con alti e bassi) fino alla morte del chierico. D'altro canto, non ho mai visto succedere niente del genere con dei PNG. Ovviamente ho portato esempi D&D-centrici, ma estendo la domanda a qualsiasi GDR.
  10. Vedendo che è pieno di informatici nonché giocatori di ruolo, da laureando in ingegneria robotica vorrei dare anche la mia di opinione al riguardo! 😂 Partiamo dal fatto che, come detto da @MattoMatteo e @CreepyDFire , di intelligenza non ce n'è molta nell'IA, ovvero i modelli di "machine learning". Semplicemente, partendo da dei dati "di addestramento", la risposta fornita è quella più probabilmente corretta a fronte della richiesta fatta. Nonostante le reti neurali siano molto potenti, e nella forma dei "transformer" (e.g. ChatGPT) siano capaci di comprendere e scrivere un testo cogliendo i legami sintattici e semantici tra le parole, comunque si parla di probabilità, non ragionamento. Si ha ancora difficoltà a rendere "trasparenti" i ragionamenti delle macchine, siccome la "mente" di un'IA è soltanto una tabella di parametri, inserita in una funzione matematica allo scopo di dare in output la risposta più probabilmente giusta a fronte dell'input. Fatto questo preambolo, secondo me il ragionamento di Ryan Dancey è sbagliato, anche se non in una piccola parte. Sbagliata è sicuramente l'idea di poter sostituire al 100% l'ingegno umano con il (falso) ingegno artificiale. Sarà anche vero, come afferma l'autore, che nella miriade di giochi da tavolo o, volendo, di ruolo nel mercato, ci sia molto di derivativo, ma in fondo qualsiasi cosa deriva da qualcos'altro: l'importante è come si uniscono i vari ingredienti! Anche D&D è il confluire di elementi preesistenti: sia di game design (partendo dai wargame del XX secolo o precedenti) sia culturali (non solo letteratura fantastica e avventurosa, ma anche pensiero vero e proprio dei cittadini americani degli anni '70). Come evidenzia un libro che ho letto da poco, ciò che ha reso unico e sconvolgente D&D è stato soprattutto il modo in cui elementi pre-esistenti sono stati combinati insieme. Tornando al nostro discorso, qualsiasi IA può raccogliere elementi pre-esistenti che con probabilità stanno bene insieme, ma è nell'ingegno e nell'intuito di una persona creativa che si ha l'originalità e l'unicità di alcuni prodotti, il cui valore è maggiore della somma delle sue parti. Quindi, secondo me, Ryan Dancey sbaglia a considerare finito il lavoro dei game designer a causa dell'IA, al più sarà finito il lavoro dei game designer poco originali, e forse neanche quello. D'altro canto, e qui trovo l'unico punto giusto di Ryan Dancey, l'IA è, essendo una macchina, molto veloce ad analizzare i dati, quindi da un punto di vista imprenditoriale è uno strumento che può, ad esempio, analizzare il mercato e le opzioni già esistenti al fine di trovare uno o più elementi che, con più probabilità, sarebbero un buon punto di partenza per un nuovo gioco. Ma poi, e qui torno a criticare Ryan Dancey, è soltanto l'aspetto "umano" di intuito e originalità dei game designer che può valutare se un'idea o ipotesi partorita da un computer possono diventare un buon gioco, e produrre tale gioco scegliendo con intelligenza come amalgamare tutti i pezzetti che lo compongono. Insomma, anche volendo usare una macchina, vince comunque l'uomo! Si parla come al solito di strumenti e di come essi vanno utilizzati. Ovviamente, ci sono tantissimi problemi etici legati all'utilizzo dell'IA, in particolare in merito alla sostituzione del lavoro, l'utilizzo di proprietà intellettuale senza permesso e altro ancora... Interventi (più o meno sbagliati che siano) come quello di Ryan Dancey sono utili secondo me per creare dibattiti ed evidenziare problemi. La mia speranza è che proprio da eventi del genere ci siano una maggiore presa di coscienza sia dei profani che degli addetti ai lavori, e magari una legislazione adatta a gestire il fenomeno.
  11. Concordo! Uno dei personaggi che ho più giocato era (in 3.5) una necromante del terrore LM, e la sua migliore amica era la ladra CM di un altro giocatore. Nonostante fossero due canaglie, erano legate come sorella maggiore e minore, e io cercavo di tenere a bada il suo lato "caotico" per evitare che facesse troppi danni nel mentre che perseguivamo i nostri fini (con tanto di ramanzine 😆). Dunque, eravamo legate come potrebbero esserlo due personaggi buoni, uno LB e uno CB: l'unica differenza era la "malvagità", manifestata sotto forma di egoismo nei confronti di tutti quelli che non erano noi due... ... d'altro canto, concordo anche sul fatto che tutto sia legato alla maturità dei giocatori. Nell'esempio da me appena riportato, la mia necromante e la sua amica ladra hanno vissuto buona parte della campagna di gioco (decine di sessioni in più di un anno) facendo gruppo con personaggi di ogni allineamento, compresi paladini. Semplicemente, eravamo quasi sempre tutti accomunati da uno stesso scopo e non ci siamo mai messi i bastoni tra le ruote attivamente, al più abbiamo vissuto problemi "morali" di fronte a scenari presentati dal DM.
  12. Ottimo articolo! Per me, un'ulteriore aberrazione del sistema è la gestione dei personaggi indifesi o della morte istantanea: quando un PG o mostro/PNG è a terra e sta facendo tiri salvezza contro morte, ucciderlo all'istante è davvero difficile, soprattutto ai livelli più alti! Non dimenticherò mai quel capolavoro di frase che è possibile trovare nel Manuale del Giocatore della 3a edizione, quando parla dei difensori indifesi e quindi dei colpi di grazia:
  13. Secondo me, la varietà di effetti debilitanti che potevano affliggere il personaggio in 3a (e.g. danni alle caratteristiche, risucchi di caratteristiche, livelli negativi) avevano due vantaggi. In primo luogo, compensavano la sopracitata facilità con cui si potevano recuperare i PF, i quali non erano più l'unica statistica a decretare la "salute" del personaggio, ma solo la principale. In secondo luogo, rappresentavano una nuova sfida per i personaggi. Infatti, l'articolo parla (giustamente) di come l'aumento di PF e il loro più facile recupero cambia l'approccio ai combattimenti, ma ritengo che la paura di effetti così debilitanti riesca a reintrodurre quella necessità di strategia delle prime edizioni, che si sarebbe persa con il solo utilizzo dei PF. Rimane comunque il fatto che con i giusti incantesimi è possibile guarire anche questi effetti debilitanti aggiuntivi, quindi non li ritengo troppo penalizzanti se utilizzati con criterio dal DM e se il gruppo di giocatori è prudente e organizzato. Se mi permettete di concludere con un commento molto personale, ritengo che la scelta della 5a di, ad esempio, semplificare il veleno in modo che faccia (solitamente) soltanto danni ai PF ed eliminare del tutto i danni alle caratteristiche (fatta eccezione per l'ombra, l'unico mostro che io conosca che faccia eccezione) rappresenta una perdita di profondità del sistema.
  14. Ho appena trovato la discussione originale e solo a prima vista sembra oro puro... Tempo di farmi una cultura! 😂 Sono quelle piccole perle che rendono i forum bellissimi, come il tizio del golem!

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