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Ludicamente o ruolisticamente corretto? Mezzo secolo di evoluzione in Dungeons & Dragons

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arrivo solo ora... e avete già detto tanto...

provo ad aggiungere il mio ciocchetto al fuoco 🙂

D&D e i GDR in genere, secondo me, appartengono ad una classe di gioco differente dagli altri. La sua evoluzione ne è un chiaro tratto distintivo. E' un gioco perchè è costituito da meccaniche che lo regolamentano, ma concede anche una autonomia e libertà a tutti i partecipanti all'interno dello svolgimento del gioco stesso.

Già subito dopo la nascita del gioco ci furono delle riflessioni e delle attive decisioni di inquadramento del gioco attraverso la figura del Dott. Holmes e credo che al di là del giudizio che si può dare sulla riuscita o meno alla fisionomia che ha acquisito D&D, sia stato e lo sia tutt'oggi sul piano teorico/filosofico corretto porsi delle domande a cui dare risposte perchè un gioco abbia una connotazione positiva (financo educativa).

Penso che non si possa parlare delle meccaniche che sono cambiate nel tempo senza tenere conto anche dei cambiamenti della nostra società. Dal mio personale punto di vista (vi prego non lapidatemi) D&D , e con lui molti altri giochi, ha iniziato a 'scadere' negli ultimi anni con l'avanzare di una dilagante ignoranza da parte sia di chi produce e pubblica giochi, sia da parte di chi li acquista e ci gioca.

Da parte di chi produce e pubblica giochi, il cercare di assegnare una connotazione positiva con l'inclusività a mio parere è stato portato avanti senza alcun tipo di spessore culturale. Ad esempio cambiare il termine 'razza' con 'specie' denota solo ignoranza o ancora più banalmente l'intenzione di voler vendere qualche manuale in più con una facile propaganda; quando il termine 'razza' ha una sua specifica definizione etimologica (vedere ad esempio enciclopedia TreCani) che non ha alcun carattere offensivo e/o denigratorio. Che poi al bar qualcuno 'ignorante' (purtroppo ormai tanti e molti tra le nuove generazioni) lo utilizza in maniera non appropriata, ritengo che non possa essere preso come riferimento. Tanto meno da chi (editore?) un certo tipo (minimo) di cultura in teoria dovrebbe averla.

Se tra qualche tempo iniziasse ad andare di moda, per assurdo, offendere le persone con il termine "c'hai 'na faccia di pizza?", cosa facciamo? bandiamo il termine 'pizza'?

E qui, secondo me, nasce la deriva del 'ludicamente corretto' (ma che si può allargare a tutto il resto della società); un certo tipo di abdicazione al ruolo da parte di chi dovrebbe insegnare (anche un editore ha questo ruolo, in fondo con la pubblicazione di un manuale 'insegna' a giocare), per ignoranza o, come detto già, per una manciata di vendite in più. Ovviamente un gioco come D&D, più sfaccettato e articolato per certi versi rispetto ad altri giochi, per avere coerenza deve necessariamente modificare le regole al nuovo politicamente corretto. E quindi abbiamo 'specie' che non hanno alcun tipo di differenziazione meccanica l'una dall'altra. Solo per fare un esempio.

In conclusione penso che il mondo ludico moderno e del GDR in particolare, stia vivendo un generale appiattimento e abbassamento di qualità perchè la maggioranza degli attori in gioco non hanno (a torto o a ragione) necessità o voglia di impegnarsi a studiare e a creare qualcosa di migliore rispetto a quello che hanno trovato.

(se mi dovete lapidare, lanciate i sassi piano... 😅 )

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Rispondo in ritardo ai tanti che hanno scritto, provando a fare una risposta unica a @Pippomaster92 , @Theraimbownerd, @Marbon , @Bharbhotr, @Tianos e chissà chi altro.

Ho scritto questo articolo per spiegare dal mio punto di vista il percorso evolutivo del gioco correlato al politicamente corretto.

È chiaro che ho accostato questa evoluzione al tema degli Stati Uniti in quanto i giochi più diffusi provengono da lì e obbligatoriamente condizionano buona parte del mercato, anche solo in termini di "punto di riferimento".

Ho definito una cosa ludicamente corretta quando alla fine è un aspetto che può essere considerato giusto in o comunque un aspetto coerente di gioco a prescindere da come esso sia differente dagli altri precedenti.

Ho definito invece ruolisticamente corrette tutte quelle regole e usi che per me vanno a togliere qualcosa al gioco, qualche aspetto che ritengo fondamentale al tavolo che sta passando di moda.

Probabilmente non sono bravo a scrivere, tant'è che la discussione si è procrastinata molto sui punti dal 1 al 5, innovazioni che ho giudicato tollerabili, innovative e coerenti, nonostante tutti quelle storture dovute a evoluzioni culturali che ritengo malate e ipocrite, ma di bassa rilevanza ai fini pratici.

Ci sono tanti giochi, lo stile ruolistico del proprio gruppo o personale conta poco ai fini della discussione, inoltre è stato forse fuorviante averlo messo in sezione dungeons and dragons anche se non scorretto, visto che i 50 anni sono praticamente i suoi.

Tutti ci siamo evoluti ai nostri tavoli grazie anche agli spunti dei manuali che si sono succeduti, alle riflessioni ed al confronto con tanti giocatori come qua sul forum.

Le distanze sono solo concettuali, ma se chi ha visioni molto diverse si trovasse allo stesso tavolo, sono sicuro non avrebbe tutte quelle differenze.

Io non tornerei a fare dungeon crawling dove il nemico principale è una porta, una trappola o strappare la scheda, così come non ci vedo niente di male se un halfling, uno dei pochi al mondo, PG del mio party, mena come un fabbro, perché non è il mondo fantasy a cambiare intorno a lui, ma è lui PG protagonista l'eccezione.

Quindi sti cxxxi...

Guardiamo oltre, ai punti 6-8.

  1. Per me il gioco deve essere si divertente, ma allo stesso tempo competitivo, perché non è uno storytelling soltanto, ma anche un divertimento con delle regole, dove ci deve essere tensione. Se si esclude un aspetto completamente, per me è meno avvincente. Poi che ognuno al suo tavolo decida in quali percentuali suddividere.

  2. Il diritto al successo ruolistico è una grandissima cavolata, accettare la sconfitta (non parlo di morte e basta) è alla base della vita, il dover vincere e spaccare tutto a tutti i costi non è edificante per nessuno. Così come rispettare chi fa il master e le sue decisioni. Con questo non voglio dire che gli interventi che lo tirano giù dal trono siano sbagliati, è sbagliato dove è diventato un cantastorie di corte, una bertuccia che deve essere solo divertente e assecondante. E se non capisco che pretendere che tutto vada come vuole il mio PG è lesivo per i compagni di tavolo, sicuramente sono anche uno che avrà difficoltà nella vita. Questo evitare di affrontare le cose negative e spiacevoli, piuttosto che confrontarsi con esse e tollerarsi in nome del divertimento comune, è altamente "ruolisticamente corretto" 🌈.

  3. Trovo anche molto stupido i giocatori non si sappiano distaccarsi in maniera netta dai personaggi, culturalmente è una idiozia.

  4. Approfondisco anche il tema del ricambio generazionale, agganciandomi al punto sopra, non ho visto giovani che si sono avvicinati ai miei tavoli che hanno schifato i principi vecchi di gioco, semplicemente li hanno capiti e si sono adeguati e da essi hanno capito molte cose. Sicuramente sono diversi, ma non lontani come si legge e, come tutti, portano idee nuove perché dopotutto sono chi ci sorpasserà come in ogni ambito. A noi spetta ricordare loro i vecchi principi nel ruolo di cariatidi brontolone, ma sagge, perché in fondo tutti i torti non li abbiamo.


Faccio una postilla un po' off topic parlando di d&d 5,x, facendo una riflessione che mi si è consolidata di recente anche leggendo alcuni commenti che hanno focalizzato il mio post su quel tema.

Un po' il gioco (non so se per caso o meno, visto che penso sia stato sviluppato male) è compatibile nel suo complesso al diritto al successo ruolistico.

Non ha fatto scandalo infatti lo sbilanciamento tra PG proprio perché in effetti, tra chi vince tanto e chi vince comunque si vedono meno le differenze.

Modificato da Zaorn

@Zaorn Quello che dell'articolo sicuramente ha smosso di più il mio animo di giocatore, è quel profondo piacere, o meglio quella sottile soddisfazione che superare un ostacolo insormontabile, il fatto di appoggiarmi ai miei compagni di gioco in situazioni in cui il mio personaggio non poteva riuscire e loro quando si appoggiavano a me per le qualità che avevo mi ha dato, a che con il Regolisticamente e Ruolisticamente "corretto" sta pareggiando e rendendo sempre più difficile se non guidati da un master consapevole.

Insomma vedere giocatori che sempre più spesso si lamentano del punto di forza degli altri giocatori, forse per un ego rattrappito, invece di prenderla come sfida per mostrare il proprio valore quando serve, mi provoca un profondo dolore, e non solo quando gioco e vedo giocatori far raffronti tra uno e l'altro, senza contare da master (fortuna ho avuto giocatori fissi per anni quindi che avevano piena fiducia in me) essere magari accusato di fare preferitismi (e vederlo esaltarsi poche sessioni dopo perché era in progetto un determinato evento che lo avrebbe esaltato) è un comportamento che preferirei non fosse incitato, soprattutto tramite il regolamento o le ambientazioni.

  • Autore
17 minuti fa, Tianos ha scritto:

con il Regolisticamente e Ruolisticamente "corretto" sta pareggiando e rendendo sempre più difficile se non guidati da un master consapevole.

Non so di che gioco parli, in ogni caso se esso spinge meno alla collaborazione, una squadra matura collabora e un po' di vantaggio lo genererebbe comunque.

19 minuti fa, Tianos ha scritto:

Insomma vedere giocatori che sempre più spesso si lamentano del punto di forza degli altri giocatori, forse per un ego rattrappito, invece di prenderla come sfida per mostrare il proprio valore quando serve, mi provoca un profondo dolore, e non solo quando gioco e vedo giocatori far raffronti tra uno e l'altro, senza contare da master (fortuna ho avuto giocatori fissi per anni quindi che avevano piena fiducia in me) essere magari accusato di fare preferitismi (e vederlo esaltarsi poche sessioni dopo perché era in progetto un determinato evento che lo avrebbe esaltato) è un comportamento che preferirei non fosse incitato, soprattutto tramite il regolamento o le ambientazioni.

Si, sono cose in parte correlate al ruolisticamente corretto... Anche se buona parte sono egoismo e narcisismo.

Io, per esempio, sto giocando a DND 5.x, spesso alcuni giocatori hanno davvero meno mezzi per fare qualcosa; non la patiamo, sia perché o di vecchia scuola o fantasiosi, tiriamo fuori l'azione non meccanica, ma narrativa o con prove di abilità (come ad esempio un raggiro o una diplomazia) in coerenza col gioco.

Però effettivamente certi sistemi necessitano, come dici te, della pezza del master. La trovo sbagliata in certi casi, perché magari è una forzatura al contrario dover usare la mano de dios per fare luce su chi è in ombra.

Di certo quello che dici è molto correlato a cosa ho scritto e fa riflettere, perché va o può andare così in tanti casi, soprattutto quando si generano delle dinamiche culturalmente sbagliate, parlando di giochi di ruolo.

Diciamo che un vecchio detto da vecchio giocatore era: divertiti e fai divertire quando ruoli.

Un concetto di libertà nel gioco che ora è minato proprio dal politicamente corretto, idealmente della campana che dovrebbe suonare allo stesso modo, nella pratica con un battacchio difettoso, che suona distorto perché fondato su principi più fragili del metallo dell'originale e spontanea vecchia cultura del GDR, ora concetto di marzapane come i dolcetti che tiravano nel trappolone Hansel e Gretel!

Il 17/07/2026 alle 16:11, Pippomaster92 ha scritto:

Qualcosa di più terra-terra potevano essere le prime edizioni di Warhammer, dove i giocatori cominciavano come farmacisti, guardiani dei maiali, messaggeri, accoliti... affrontavano clanratti skaven sapendo di andare a crepare male. Tutto un altro tono.

Quella è una cosa che io ho sempre apprezzato di Warhammer. I personaggi del gioco non sono eroi, sono persone normali e semmai eroi lo diventano nel corso delle loro avventure ammesso che vivano abbastanza a lungo. Nessun focus sul bilanciamento, i personaggi sono letteralmente quello che riescono ad imparare, ed è perfino previsto che continuino le loro avventure con gambe di legno, senza un occhio, e così via...

A mio avviso anzi a volte il gioco esagera nel senso opposto, considerato che avere oggetti magici per i giocatori è quasi impossibile alcuni mostri del manuale sono quasi imbattibili anche per un party di esperti.

20 ore fa, Lorenzo Volta ha scritto:

Come detto in u o dei commenti il bello del "gdr" è anche la personalizzabili che consente comunque di adottare o meno (o adattare) regole alla bisogna quando lo si ritenga necessario e comunque senza stravolgere l'impianto generale del gioco...sempre fatto con AD&D dove ritenevamo che qualche aspetto o regola fosse limitante o brioso e non aggiungere nulla al gioco. In una certa misura ripresa la consuetudine anche con la 5.5. Alla fine è il "nostro stile di gioco" quello che conta e che viene preservato.

Ma in realtà non è vero. Le vecchie edizioni di D&D risentono del periodo in cui sono uscite, come per altri giochi. Ricordiamo un esercito di Warhammer che riprendeva l'idea delle tribù africane secondo lo stereotipo dell'epoca. E che oggi non esiste nemmeno nei ricordi per quanto era stereotipato.

D&D si è evoluto non solo con la 5e ma via via ha modificato cose adeguandole ai tempi. Il fatto che ultimamente ci sia stata una particolare attenzione e un'overreaction da parte della WOTC (e altri soggetti: la GW non ha fatto come la WOTC, ma guardatevi le nuove demonette o il demone maggiore di Slaanesh. Dove sono finiti i capezzoli?) relativa a inclusività è una situazione particolare, ma il gioco riflette il tempo in cui è creato. Le regole sono semplici per lo stesso motivo.

17 ore fa, Tianos ha scritto:

vedere giocatori che sempre più spesso si lamentano del punto di forza degli altri giocatori

beh ma sta gente non dovrebbe giocare semplicemente. Qua il problema è della gente non del gioco.

5 minuti fa, Lord Danarc ha scritto:

beh ma sta gente non dovrebbe giocare semplicemente. Qua il problema è della gente non del gioco.

concorde al 100% ma se un gioco invece di "educare" a maturare, ti viene incontro perché pesti i piedi piangendo...

  • Autore
50 minuti fa, Lord Danarc ha scritto:

beh ma sta gente non dovrebbe giocare semplicemente. Qua il problema è della gente non del gioco.

Concettualmente hai ragione, ma a volte bisogna tenersi un po' i soggetti che si hanno. Ho un amico con cui talvolta gioco insieme, che in 30 anni e almeno cinque giochi diversi non ha ancora capito un cavolo e alla fine per amicizia ce lo teniamo in alcune avventure...

48 minuti fa, Tianos ha scritto:

concorde al 100% ma se un gioco invece di "educare" a maturare, ti viene incontro perché pesti i piedi piangendo...

...comunque certa gente è meglio perderla che trovarla!

Sono per mantenere il nonnismo e a volte il bullismo al tavolo, così almeno si crea una sorta di selezione naturale o quantomeno ci si sfoga sul soggetto inappropriato.


@MaxDM80 chiedo scusa, ma non conosco il gioco quindi non mi esprimo.

Modificato da Zaorn

41 minuti fa, Zaorn ha scritto:

Ho un amico con cui talvolta gioco insieme, che in 30 anni e almeno cinque giochi diversi non ha ancora capito un cavolo e alla fine per amicizia ce lo teniamo in alcune avventure...

Ma questo è diverso, un conto è l'amico che non è così interessato e più che il gioco gli interessa la compagnia, o quello che ti porti dietro dalle scuole, un conto è uno che si sente "minacciato" se il tuo PG è più forte nel fare qualcosa. Questa è una condizione patologica e non giocarci fa bene solo al gruppo.

  • Autore
21 minuti fa, Lord Danarc ha scritto:

Ma questo è diverso, un conto è l'amico che non è così interessato e più che il gioco gli interessa la compagnia, o quello che ti porti dietro dalle scuole, un conto è uno che si sente "minacciato" se il tuo PG è più forte nel fare qualcosa. Questa è una condizione patologica e non giocarci fa bene solo al gruppo.

Adesso che mi ci fai pensare mi è successo pure quello, ma non mi dava così fastidio.

Un amico era fissato sul fare il ranger ed effettivamente provava invidia se facevo più danni di lui o facevo 20, anche se effettivamente era una patologia che gli veniva da dentro, non ce la aveva con me, ma si sentiva un po' in ombra...

Effettivamente non c'è mai stato verso di dargli pace, era più forte di lui, in effetti non ci ho più giocato perché altri non lo hanno mal volentieri al tavolo, a me bastava il nonnismo/bullismo ed ero in pace con me e con lui.

Ma evidentemente non era in pace con sé stesso e con la compagnia...

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