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Il Fiore del Deserto (TdG)

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Umr'at-Tawil

La domanda di Nahil è seria, quindi rifletto bene prima di rispondere.
"Ammetto che è difficile rispondere... la mia opinione è che non c'è una riposta unica, valida per tutte le occasioni, tutto dipende dalle circostanze in cui si trova una persona...
Per esempio se fossi stato da solo, probabilmente non avrei potuto fare molto più che assicurarmi di dargli una morte indolore... non sono un curatore, e da solo avrei poche possibilità di occuparmi sia di lui che di me stesso, col rischio di provocare la morte di entrambi...
Se fossimo stati in una città invece che nel deserto sarei più propenso ad aiutare gli altri, anche se non li conosco, perchè in una città so come muovermi...
Se poi fosse stato una persona importante, per me o per la ribellione, avrei fatto di tutto per aiutarlo, anche se da solo e in mezzo al deserto con poca acqua e provviste!
"
Faccio un sospiro, prima di continuare in tono pratico.
"Per quanto mi piacerebbe poter aiutare tutti, bisogna sempre tener presenti le proprie limitazioni e i propri doveri... quì per esempio dobbiamo tenere presente la nostra missione e anche la sicurezza dei mercanti... ma d'altra parte abbiamo anche una maggiore scorta d'acqua e viveri..."
Poi faccio una risata nervosa.
"E non bisogna mai dimenticare l'impulso del momento... un paio di anni fà ho rischiato di mandare all'aria una missione di infiltrazione, stendendo un templare e attirando l'attenzione dei suoi compagni, solo perchè stava picchiando dei bambini che mendicavano! Inanna era furiosa... l'unico motivo per cui non mi ha strozzato, dopo, è che i soldati erano troppo impegnati a dare la caccia a me, per prestare attenzione al resto del gruppo, che così è riuscito a portare a termine la missione senza problemi..." ammetto imbarazzato.

master @Black Lotus

Confermo la consegno di una razione d'acqua.

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  • @Dmitrij Yunus La Tempesta nella Fossa Nella notte nel deserto, riprendete la marcia. Passano diversi minuti, che si accumulano sotto i vostri passi. Ramek continua a guardare verso la Fossa di Urik:

  • Red Sand - Azrakar Mi ricordo bene l’arrivo a Shazlim, tre notti fa. Il villaggio ci accoglie senza ostilità, ma senza calore. Acqua razionata. Sguardi misurati. Porte che si chiudono appena passiamo

  • Azrakar (Red Sand) La marcia continua, ma su di me non lascia segni. Il passo resta costante. Il respiro uguale. La sabbia cede sotto i piedi e io avanzo comunque, come se non avessi mai smesso di far

Vash

Fermo nella mia seduta comoda del tappeto, attendo la risposta dei mercanti che non tarda ad arrivare. Annuisco più a me stesso che agli altri, avendo predetto l'esito senza alcun errore.

Sicché mi giunge la richiesta di Nahil. Il giovane forse è la prima volta che mi rivolge la parola direttamente e in un primo momento sono tentato di non rispondere.

Da questa decisione mi salva Tawil, ansioso di esprimere la sua opinione. Mentre parla gli anni e la stanchezza mi incombono addosso, portandomi a decidere di non lasciare a Nahil solo il silenzio. Appena Tawil conclude, giro i miei occhi alieni verso Nahil e fissandolo privo di espressione e con la bocca chiusa, proietto il mio pensiero, che estendo a tutto il gruppo.

Ragazzo, alla tua domanda c'è un risposta lunga e filosofica oppure una breve e pratica. - come sempre la voce risuona senza accenti né tono, impossibile capire se le mie parole siano calme o stizzite oppure ironiche - Senza offesa, dubito possa interessarti la prima, forse non sei nel momento giusto della vita per apprezzarla. Per cui ti darò la seconda: come hai potuto constatare, i mercanti hanno deciso la stessa medesima cosa avevo anticipato. Non perché io e i mercanti siamo miopi o utilitaristici, ma perché conosciamo gli ingranaggi del sistema e scegliamo le cose che sono pratiche e dirette.

Le Carovane sopravvivono se mantengono regole rigide di comportamento. Allo stesso modo i ribelli e qualsiasi struttura sociale viva in ambienti pericolosi, che sia il deserto o la clandestinità. Non sempre si fa quello che ci piace,ma quello che è necessario.

Ti rivolgo a te una domanda: ho notato che ti stai affezionato all' animaletto di Tawil. Per assurdo sei con lui nel deserto, da solo, con l'ultima fiala d'acqua, bevendola forse riuscirai a sopravvivere abbastanza da raggiungere il caravanserraglio. Dividendola, prolungherai ad entrambi l'agonia del torrido. Scegli cosa fare...ragazzo.

Porto lo sguardo a Tareq, lo sguardo è severo, la mandibola serrata. Non invio nessun pensiero al capitano. Entrambi siamo persone a cui non piace parlare molto ma entrambi siamo stati costretti a farlo. Prendo una razione d'acqua e la poggio davanti a me sul tappeto. Il Capitano ha parlato, la decisione è questa.

Modificato da Ard Patrinell
Correzioni necessarie, sia ortografiche che esplicative

Azrakar (Red Sand)

Sembro soddisfatto della decisione presa. Non so se le mie parole hanno dato un peso alla 'delibera' del capitano ma va bene così.

Poi iniziano discorsi del quale non comprendo esattamente il significato. Nahil fa una domanda ben precisa ma le risposte si perdono in chiacchiere superflue che si concludono con un'altra domanda. Mi alzo disinteressato e vado a osservare ancora una volta il mezzo-drago prima di tornare a svolgere il compito grazie al quale possiamo viaggiare con la carovana.

  • Autore

Nahil risponde dapprima al monaco, di cui ha ascoltato con attenzione il racconto personale. "Quindi, in sintesi, la tua risposta è: dipende dalle circostanze" sintetizza Nahil. "Mentre la tua risposta, se ho ben capito, è il pragmatismo" dice il Pugnale del Deserto, rivolto a Vash. "Per la tua domanda, Vash, non ho dubbi: berrei io l'acqua. Se necessario, ucciderei Enkidu per mangiarne le carni" risponde. "E sono convinto che Enkidu sarebbe d'accordo" aggiunge, accarezzando l'animaletto.

Azrakar, invece, va dal viandante: non c'è bisogno di essere medici per capire che è ridotto male. "Sei arrivato al momento giusto. Aiutami a cambiargli le bende" dice Duran. Mentre lo aiuti, osservi da vicino le ferite del mezzo-drago.

@Landar

Azrakar

Medical Observations
Noti che il mezzo-drago presenta delle ferite aperte, in particolare delle lacerazioni (molto probabilmente causate da artigliate) sui fianchi. Sul volto, invece, ha dei segni di ustione. La schiena presenta dei segni particolari: i nervi sono a fior di pelle, con le cicatrici che ricalcano le nervature. Anche se non sei un medico, riconosci quei segni particolari come il Marchio della Tempesta. Il resto del corpo è caratterizzato dalla presenza di lividi ed ematomi. Si tratta, indubbiamente, di un individuo con un vissuto pesante, che porta inciso sulla pelle, e che è sull'orlo della sopravvivenza, in bilico tra la vita e la morte.

Carovana: Ripresa del viaggio
La carovana riprende il viaggio verso Raam, incurante di chi è in grado di seguirla e di chi, invece, rimarrà indietro. Come soluzione provvisoria, Duran lega il mezzo-drago ad un cammello, in cui un po' di spazio si è liberato durante la sosta, in cui avete consumato un po' di cibo e acqua. Tuttavia, il viandante è pesante e il cammello non riuscirà a sopportare quel carico molto a lungo; inoltre, nonostante le fasciature ben fatte, il movimento del cammello non è ottimale per evitare la riapertura delle ferite. Per le prossime ore andrà bene, ma dopo bisognerà trovare un'alternativa.

Marciate nella notte nel deserto, con il mezzo-drago che rimane svenuto, ma in vita, in groppa al cammello. Dopo circa tre ore di marcia, Ramek vi richiama. "Ho delle notizie" annuncia, per poi prendere una mappa grossolana della zona. "Noi siamo qui" indica un punto sulla mappa. "In direzione Ovest-Nord-Ovest, ho avvistato un fronte di polveri" asserisce. "Sono nella Fossa di Urik, la grande depressione controllata dall'omonima città" aggiunge. "La Fossa di Urik è nota per essere un luogo ostile, eccetto nei pressi del grande bacino idrico da cui attinge acqua la città. Anche avvicinarvisi è sconsigliato, data la presenza di bestie feroci" commenta Duran. Il Viandante del Deserto annuisce.

"Quindi? Tempesta in arrivo?" chiede Nahil. "Sì, ma non ritengo sia un grosso problema, in quanto nemmeno un haboob può scavalcare la barriera naturale data dal dislivello della Fossa di Urik. Per essere precisi, vi riesce in parte, ma ciò che sopravvive è gestibile. La nostra carovana è equipaggiata per viaggiare attraverso tempeste di intensità bassa o moderata" replica Ramek. "Per farla breve, dovremo marciare nella polvere. Filtri sprecati" dice il Pugnale del Deserto, seccato. "Cosa ne pensano i mercanti?" domanda Duran. "Non hanno intenzione di effettuare alcuna deviazione, né di cercare riparo. Già si sentono rallentati dal "peso morto"... delle polveri nella Fossa non li preoccupano" conclude Ramek. Tareq fa un lungo sospiro: l'atteggiamento rigido dei mercanti è forse la notizia peggiore.

"Solo per curiosità... e se invece la tempesta ci travolgesse con piena forza..." inizia Nahil. "Senza ridursi di intensità scontrandosi con la barriera naturale della Fossa di Urik? Mi sembra uno scenario inverosimile per un haboob. Ad ogni modo, sarebbe un bel problema. Il fronte è immenso, immagina un lunghissimo muro di polvere che ti viene addosso, più veloce di quanto tu possa mai correre. Non possiamo schivarlo. Abbiamo tempo per cercare riparo, sarebbe la soluzione migliore, ma nemmeno quella sta bene ai mercanti".

Tutti

Tag: @Ard Patrinell @Landar @MattoMatteo

Note: Disegno esplicativo su Discord.

Umr'at-Tawil

L'idea di essere costretto a scegliere, se mangiare Enkidu o morire, non mi piace, ma sò fin troppo bene che un giorno potrebbe accadere... come potrebbe accadermi di dover scegliere se abbandonare un compagno o rischiare la mia vita -o magari quella di tutto il gruppo- nel tentativo di salvarlo.
Non ho una riposta pronta... come ha riassunto Nahil, deciderei al momento.

Il viaggio è pesante, ma per il ferito rischia di essere anche peggio!
Anche se non deve camminare come noi, il movimento del cammello rischia di riaprirgli le ferite... sono tentato di proporre di costruire una specie di lettiga che la bestia possa trascinare, in modo che strisciando sulla sabbia il mezzo-drago non venga sballottato... ma bisognerebbe trovare del legno e spendere tempo per costruirla, e non abbiamo nessuno dei due.

La notizia della tempesta di sabbia è preoccupante, anche se non sembra che sarà altrettanto forte dell'ultima che abbiamo incrociato.
"Beh, visto che siamo la scorta dei mercanti e loro non intendono fermarsi, direi che dobbiamo fare lo stesso, no?" replico.
"Badiamo solo di rimanere compatti... non credo che corriamo il rischio di assalti da parte di predoni, a meno che non siano dei pazzi suicidi, ma potrebbero spuntar fuori bestie pericolose che approfittano della scarsa visibilità per catturare prede..."

Modificato da MattoMatteo

Azrakar (Red Sand)

Con Duran dal mezzo-drago

Mi inginocchio accanto al mezzo-drago quando Duran mi chiede di avvicinarmi e aiutarlo. Senza dire una parola, lo assisto a cambiare le bende. Le mani lavorano. Gli occhi osservano. Le ferite sui fianchi sono profonde, sembrano artigli. Chissà quale bestia. Il volto porta i segni del fuoco. La schiena racconta una storia diversa ancora. Cicatrici antiche. Il Marchio della Tempesta. Ha combattuto molte battaglie. E qualcuna l'ha quasi ucciso.

Lo studio con attenzione. Cerco nei lineamenti qualcosa che risvegli un ricordo preciso. Ancora quello dell'arena. Il combattimento tra mezzo-drago e Ogre Magi. Ma più lo guardo, più mi accorgo che i ricordi non bastano. Potrebbe essere lui. Potrebbe non esserlo. Non ho certezze.


Quando ci riuniamo, ascolto Ramek senza interromperlo. Lo sguardo corre verso Ovest, verso la Fossa di Urik. Per un momento mi sembra quasi familiare. Non solo il luogo ma anche ciò che rappresenta. I mercanti rifiutano qualsiasi deviazione e rimango in silenzio ancora qualche istante. Prima di esprimere i miei pensieri "Un uomo ferito è un peso." guardo la carovana "Ma una carovana perduta pesa di più."

Lascio che le parole si posino "Spero che la loro ostinazione non presenti il conto." Non aggiungo altro perché la decisione è già presa. Stringo il trikal. Noi siamo qui per una sola ragione. Difendere la carovana. Sono pronto a riprendere la marcia.

Vash

Alla risposta di Nahil non c'è alcuna accettazione visibile, né una risposta telepatica né emozionale. Non proietto nulla, mi limito a guardare il ragazzo brevemente prima di alzarmi e riprendere i miei doveri. Ricorderò al ragazzo le sue stesse parole al momento opportuno.

__________________________________________

La marcia riprende, silenziosa, alienante, tesa come gli sguardi indagatori di chi guarda l'orizzonte in attesa di chissà cosa. Arriva anche la frescura della notte, libero la mia testa rasata dalle stoffe lisce del mio vestiario da viaggio,respirando. Continuo a pattugliare il fianco della carovana assegnatomi sino al richiamo di Ramek.

Avvolto nel mio solito silenzio forzato ascolto la spiegazione mentre guardo la mappa. Un pensiero corre al mezzo drago e all'onere che abbiamo preso: se non si risveglierà prima della tempesta, si dovrà prendere una decisione definitiva in merito alla sua presenza. Tawil e Azrakar esprimo le loro opinioni, ma io oggi ho poco o nulla da dire in merito alla situazione.

Semplicemente prendo atto, limitandomi a poggiare l'indice su un punto della mappa e a proiettare un sentimento di urgenza e fretta ai miei compagni: il dito è fermo sul nucleo abitato di Shazlim.

Modificato da Ard Patrinell

  • Autore

@Dmitrij

Yunus

Arrivo nel Deserto
Dopo aver lasciato Dasaraches ed esserti unito alla Ribellione, i tuoi viaggi ti hanno portato in lungo e in largo nel vasto deserto di Athas. Hai superato molte difficoltà e, dopo varie peripezie, ti sei ritrovato nella regione di Urik e Raam. La tua ultima informazione era che, proprio lungo la rotta commerciale che collega Raam a Shazlim (con un importante caravanserraglio nel mezzo), saresti riuscito ad incontrare Tareq Faihayl, capitano della cellula ribelle Desert Shadows. Così, viaggiando velocemente, sei infine riuscito a riunirti alle retrovie della carovana.

La Tempesta nella Fossa
Nella notte nel deserto, riprendete la marcia. Passano diversi minuti, che si accumulano sotto i vostri passi. Ramek continua a guardare verso la Fossa di Urik: ad ogni minuto che passa, sembra che qualcosa in lui stia lentamente cambiando, come se non fosse più sicuro delle sue parole precedenti. Ad ogni minuto, la gigantesca massa di polveri, dapprima a malapena visibile all'orizzonte, diventa man mano sempre più vicina, in rotta di collissione con la carovana. Rimal è il mese delle polveri: tutti coloro che hanno viaggiato abbastanza a lungo nel deserto sanno bene quanto siano frequenti, in quel periodo dell'anno, le tempeste di polveri, perfino di dimensioni enormi. Dopo circa un'ora, uno scout al soldo dei mercanti, un nano più alto della media della sua specie, si avvicina a tutti voi e si presenta: "Baranos, guida della carovana. Ho sentito le voci. Non c'è da temere: la tempesta nella fossa non è un haboob".

Ramek fa un lungo sospiro. Il nano prende della sabbia e la lascia scorrere al vento. I granelli non cadono lontano. "Il vento sta diminuendo. Le polveri rallentano" aggiunge, guardandovi. Ramek abbassa lo sguardo: "Però è bella grande..." inizia, anche se con tono incerto. "Grande o piccola, senza vento, morirà nella fossa". Il nano fa per andarsene, ma, prima di riunirsi ai mercanti, si volta per asserire: "Tra mezz'ora sapremo se avevo ragione". Duran guarda verso Ramek, ma quest'ultimo non dice nulla e tace.

Continuate a marciare. Su una cosa non c'è dubbio: il vento è sempre meno intenso, oramai è solo una brezza notturna. Le polveri nella Fossa di Urik si sono avvicinate moltissimo: appaiono distintamente come un immenso muro color sabbia, così vasto da non poterne scorgere il confine. Ma perfino per chi non ha le conoscenze specifiche di un Viandante del Deserto, non vi è dubbio su una cosa: questo fenomeno atmosferico non ha nulla a che fare con il vento, violento e sferzante, dell'altro giorno. "Allora?" chiede a Ramek, con un leggero tono di sfida. "Non è un haboob. Avevi ragione" ammette Ramek. Il nano grugnisce. "La carovana andrà avanti senza pause. Siamo già in ritardo sulla tabella di marcia" e va via.

Dall'inizio del viaggio, è la prima volta che vedete Ramek così: capo chino, sguardo sconfitto, pugni stretti. Tareq posa una mano sulla spalla della vostra guida. Ramek lo guarda. "Il mio intuito sembrava dirmi che..." ma non finisce la frase. Scuote il capo. "No. Ho solo sbagliato". Tareq gli dà una gentile pacca sulla spalla. "Suvvia, non è morto nessuno. E poi meglio così, no?" sdrammatizza Duran, tenendo d'occhio il mezzo-drago. Nahil dice: "Continuate, io torno fra poco!" e corre verso il confine della Fossa di Urik.

Continuate a marciare. Dopo una trentina di minuti, Nahil è di ritorno, con un po' di fiatone, dato che ha corso velocemente: "Ramek..." lo chiama il giovane, "... oltre che grande, è anche bella alta... lenta, sì, ma non si è fermata..." Ramek si ferma d'improvviso. Prende della sabbia, che gli scorre tra le dita, cadendo quasi in verticale. "Alta? E non si è fermata?" parla a bassa voce. "Quanto alta?" chiede. "Hmm... non saprei... più del doppio delle torri del caravanserraglio..." risponde Nahil. Ramek si porta una mano alla bocca, ma lo sentite comunque pensare ad alta voce: "Non è un haboob. Ma ha scavalcato la fossa, senza vento...". Ora è preoccupato. Seriamente. "Capitano!" esclama. "Penso sia meglio prendere riparo. Avviso subito Baranos" e si dirige verso la "testa" della carovana.

Ma Baranos non crede a Ramek: pensa che sia un altro suo errore. Dopo una discussione accesa, si giunge al seguente compromesso, espresso dal nano: "Faremo così: chiederemo un terzo parere. Ma non da gente che ha viaggiato a lungo con te, non sarebbe un parere indipendente, né da gente che ha viaggiato a lungo con me, per lo stesso motivo. Alle retrovie della carovana si è da poco unito un viaggiatore, che sembra sapere il fatto suo. Sentiamo cos'ha da dire". Ramek chiede a tutti voi di accompagnarlo, in qualità di testimoni. Tareq annuisce.

Il Terzo Parere
Arrivate nelle retrovie della carovana, dove trovate un uomo che, appunto, non era presente all'inizio del viaggio. L'uomo indossa le classiche vesti del deserto, ma conferisce a pelle la sensazione di qualcuno che ha viaggiato molto e a lungo, qualcuno che ha una conoscenza delle vaste distese di sabbia superiore al comune. Baranos si presenta al viaggiatore: "Baranos, guida della carovana" e lo stesso fa il Viandante del Deserto: "Ramek, sono anch'io una guida. Faccio parte del gruppo a protezione della carovana" ed indica i suoi compagni, tra cui c'è anche Tareq. Poi, gli viene brevemente spiegata la situazione sulla tempesta nella Fossa di Urik. "Dunque, siccome anche tu sembri avere esperienza da guida, qual è il tuo parere?" chiede il nano, rivolgendosi direttamente a Yunus Emre, il nuovo arrivato tra i viaggiatori parte della carovana e che ora ha già gli occhi di due guide puntati addosso e una questione spinosa tra le mani.

Tutti

Tag: @Ard Patrinell @Landar @MattoMatteo

Benvenuto @Dmitrij, con il suo PG (Yunus), nel PbF! Inizi già in medias res, come avrai notato.

Note: Per chi è competente in tali abilità, può fare un tiro di Sopravvivenza e/o di Natura. Se fate un tiro inferiore a CD 20, non riuscite a diramare la questione (chiaramente, qualcuno di voi potrebbe arrivarci per ragionamento/intuito, potete ovviamente postare queste vostre intuizioni, che rimangono indipendenti dal tiro di dado). Infine, notate che Baranos è intenzionato soprattutto a sentire il parere di Yunus, dato che lo reputa come "indipendente".

Per Yunus: La tua esperienza, unita alle informazioni che ti hanno dato Ramek e Baranos (assumi tutte quelle scritte nel mio post, che io ho abbreviato scrivendo: "gli viene brevemente spiegata la situazione" senza ripetermi), ti rende favorevoli le circostanze. Aggiungi un bonus di circostanza +2 a questa prova. Ricordati che puoi usare Punti Fato per ritirare e ricordati di tirare 3d6(+1d4) anziché il d20. Infine, tra tutti i ribelli, riconosci con certezza Tareq, quindi deduci che Ramek e gli altri sono dei ribelli (dato che Ramek ti ha detto che fanno parte dello stesso gruppo).

Un post ciascuno.

Modificato da Black Lotus

Yunus Emre

descrizione

Pesantemente coperto dalle vesti del deserto che avvolgono ogni centimetro di pelle, l'uomo appare di stazza nella media, non particolarmente robusto, dalle movenze misurate.
Quando scosta la sciarpa che gli protegge il viso, vedete un volto dalla pelle scusa ma liscia, l'alta fronte e gli occhi incavati con iridi nero viola. Le guance sono ben rasate, il viso decorato solo da un paio di baffi neri sottili e ben curati, che incorniciano con eleganza la bocca.
Non indossa nessuna armatura, solo ampie tuniche stratificate fino a terra di lino in tonalità terracee ed ocra.
Porta con sé un bastone di legno chiaro e, assai più curioso, uno strumento a corde intarsiato, protetto da un panno colorato.

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Sollevo lo sguardo verso le voci mentre interrompo la meditazione e muovo il corpo fuori dalla postura a gambe incrociate. Con un gesto calmo scosto la sciarpa che protegge il volto, così da accogliere i due uomini con un leggero sorriso.
Yunus Emre, al vostro servizio dico accompagnando le parole con un leggero accenno di inchino.

La situazione da dirimere viene spiegata con toni sbrigativi che denunciano quanto sia stata trita e ritrita senza giungere ad una conclusione condivisa. Alla conclusione delle parole di Baranos, traggo un lungo respiro mentre guardo a distanza la Fossa di Urik, riempita dal grande muro di sabbia.

Mi chino dunque in avanti, raccolgo una manciata di sabbia del deserto, sollevo il pugno davanti a me e lascio che essa scorra via tra le dita, leggermente piegata dalla brezza che spira. Gli occhi chiusi, comincio mormorare tra me e me, quasi volessi trasformare il dibattito tra le due guide in un monologo solitario e personale.

Il mio sospetto ha un nome tremendo, Coriolis, ma sarà il deserto a darci la risposta definitiva.

DM

Check di sopravvivenza: 23.
Include l'uso di Guidance.

Azrakar (Red Sand)

Continuo a marciare in silenzio mentre il fronte di sabbia cresce all'orizzonte. Rispettando il mio dovere. All'inizio penso che Ramek abbia semplicemente sbagliato, quando però lo vedo abbassare il capo, stringere i pugni e osservare la Fossa con quello sguardo, qualcosa dentro di me si irrigidisce Non l'ho mai visto sbagliare in verità.
Baranos liquida la questione, non intervengo. Ascolto e osservo. Parla con sicurezza, ma sento fretta nelle sue parole. Fretta di andare avanti. Fretta di rispettare la marcia.
Poi Nahil allontanatosi in perlustrazione, torna e riferisce ciò che ha visto. Il dubbio che già serpeggiava dentro di me si rafforza. Lo stesso sembra accadere a Ramek. Il vento è debole ma la tempesta continua ad avanzare. La Fossa avrebbe dovuto fermarla e invece eccola lì. Immensa, silenziosa, inesorabile.

Baranos propone di ascoltare un terzo parere. Neutro. È evidente stia perdendo anche lui qualche certezza. Seguo il gruppo verso le retrovie della carovana. Dal viaggiatore. Durante il tragitto il mio sguardo torna più volte a quel muro di sabbia. Non riesco a distoglierlo. Mi ricorda certi guerrieri dell'arena. Non quelli rumorosi. Non quelli che urlavano per spaventare l'avversario o incitare la folla. Quelli peggiori. Quelli che avanzavano lentamente. Senza fretta. Senza rabbia. Conservando tutta la loro forza fino all'istante decisivo. Quelli che quando colpiscono ormai è troppo tardi per fermarli. Questo muro di sabbia mi ricorda quei guerrieri. Ed è proprio questo a inquietarmi. Ripenso ad alcuni scontri, alle più feroci battaglia e raggiungiamo colui che si presenta come Yunus Emre. Sembra davvero sapere il fatto suo. Mi presento brevemente pronunciando il mio nome "Azrakar."

Quindi mi avvicino a Ramek "I guerrieri peggiori non sono quelli che si agitano." faccio una breve pausa osservando in direzione della tempesta, facendo capire io non mi stia riferendo a Yunus "Sono quelli che avanzano piano... e colpiscono quando è troppo tardi per fermarli. Così sembra essere quella tempesta." gli occhi ancora rivolti verso quel muro di sabbia. E il Marchio della Tempesta sul corpo del mezzo-drago non mi piace per niente.

Lascio sia Yunus a parlare.

Umr'at-Tawil

La stranezze di questa tempesta mi lascia del tutto sconcertato; nonostante la quasi totale assenza di vento, continua a crescere e avanzare... non ho mai visto niente del genere in vita mia.
"Come diamine è possibile? Potrebbe essere una qualche tipo di magia, forse di un Re-Stregone?" propongo, ma stringendomi nelle spalle; dal tono perplesso è chiaro che stò sparando alla cieca, giusto per dire qualcosa, e sono il primo a non credere realmente alla mia stessa idea.

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