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Il Fiore del Deserto (TdG)

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Il Fiore del Deserto

"A flower blooming in the desert proves to the world that
adversity, no matter how great, can be overcome"

(This is a story about that flower)

Musica di sottofondo

I live in a world of fire and sand, where blistering heat is the companion of long days, where fear-filled darkness rules the night. The crimson sun beats down from a shimmering sky, scorching the life from everything that crawls or flies or runs. This is a land of blood and dust. This is my home: Athas.

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Prologo
Nell'eterna lotta tra Ribellione e Re-Stregoni, il villaggio di Shazlim, almeno sulla carta, era neutrale e indipendente. Come praticamente tutti i villaggi, agiva su basi pragmatiche: forniva volentieri aiuto alla Ribellione, ma solo fintanto che era conveniente. La cellula Desert Shadows aveva barattato equipaggiamento militare e protezione dalle bestie del deserto in cambio di alloggio, cibo e (soprattutto) acqua. Tale scambio si era rivelato reciprocamente vantaggioso per entrambe le parti, ma, a lungo andare, i rapporti si erano un po' incrinati: l'erosione delle risorse idriche del villaggio iniziava a pesare sui suoi abitanti. Non vi era malizia, solo cinico istinto di autopreservazione: i ribelli erano ospiti del villaggio, ma più tempo restavano, meno erano graditi, e non era possibile prolungare troppo quella situazione. D'altro canto, non era nemmeno intenzione del capitano, Tareq Faihayl, rimanere a Shazlim per sempre: aveva una missione importante da compiere, ovvero liberare i suoi vecchi amici, Karim ad Urik e Chak-tha a Raam. E, questa volta, non era stata la Cabala delle Sabbie (a cui obbediva per motivi gerarchici ma di cui diffidava) ad imporgliela.

Era la Stagione del Sole Nascente, nono mese, quando Tareq decise di lasciare Shazlim. Su Athas, Rimal era anche noto come il mese delle polveri: nell'aria iniziava ad accumularsi il particolato, lo stesso che sarebbe poi diventato il cuore delle temibili tempeste di Coriolis, più frequenti nel mese successivo (Koriash). Nella spietata scala climatica di Athas, però, Rimal rimaneva uno dei mesi meno caldi, dunque ancora idoneo per viaggi brevi, accettando però il rischio degli haboob (tempeste di sabbia e polvere). Ad ogni modo, Tareq non aveva avuto margine di scelta: i tempi erano dettati dalle carovane mercantili passanti per Shazlim, utili non solo come logistica, ma anche come copertura perfetta per infiltrarsi nelle Città-Stato, spacciandosi per mercanti di tappeti/tendaggi.

Quando arrivarono i quattro nuovi ribelli affidati alla sua cellula (in qualità di Ali del Deserto), Tareq discusse brevemente con loro e, infine, decisero assieme di partire per Raam, la Città-Stato del Re-Stregone Namyr Sandsnake, anche noto come il Drago-Serpente. Fu così che la cellula Desert Shadows si divise: alcuni andarono ad Urik, preparando il terreno per quando poi Tareq sarebbe giunto per liberare Karim; altri partirono verso il villaggio di Break Shore, vicino Raam, per raccogliere informazioni dai Thri-Kreen (della cellula Desert Trees) stanziati sui monti; una terza parte partì per l'oasi di Silver Springs, situata in posizione strategica all'intersezione di diverse rotte commerciali; infine, due coppie di ribelli decisero di restare a Shazlim, a causa dei legami stretti, e ben presto si sarebbero integrate nel villaggio. La rete di spie si diffuse quindi a macchia d'olio nel deserto.

Anno dei Re 374 - Salim, 17° giorno di Rimal
Il sole è in fase calante. L'accampamento ribelle a Shazlim è oramai deserto: gli ultimi ribelli rimasti (molti erano già andati via nei giorni precedenti) stanno smontando le tende, pronti a partire, ciascuno per la sua destinazione. Siete arrivati nel villaggio solo tre notti fa, siete stati trattati bene, ma già dovete ripartire. Ciascuno di voi si ritira nelle proprie stanze, seguendo scrupolosamente le indicazioni date dal capitano. Dapprima, vi spogliate, poi prendete una boccetta di unguento perlaceo datovi da Tareq in persona: lo spalmate sulla pelle, sentite subito una sensazione di frescura. Questo balsamo ha numerose funzioni, ma la più importante è regolare la sudorazione, rallentandola. Una volta assorbito, iniziate la vestizione.

Indossate dapprima due indumenti in lino, dalle tinte naturali color sabbia chiara: il sirwāl, un ampio pantalone, e il qamīṣ, una camicia interna. Poi, infilate il thawb, una tunica di lino molto ampia e lunga fino alle caviglie, e l'abaya, un mantello in fibre di lana leggera con la triplice funzione di schermare dai raggi solari, proteggere dal vento e ridurre la dispersione del calore nelle ore notturne. Dopo aver messo i khuff, ovvero delle scarpe chiuse in pelle, avvolgete attorno alla testa il tagelmust, l'ampio tessuto di cotone usato come turbante per coprire capo e viso. Prendete la maschera filtrante e la fate aderire bene al volto (le polveri del deserto, in quel mese, sono pericolose), per poi riporre le lenti anti-sole in una tasca interna, pronte da usare all'occorrenza. Zaino in spalla, lasciate infine la vostra stanza e vi avviate. Assieme a Tareq, vi sono tre altri ribelli, dei Guerrieri delle Sabbie, che viaggeranno con voi.

Ramek è il primo a presentarsi: è un mezzelfo dal volto giovanile, anche se il suo corpo indica un'età di almeno trent'anni. "Ramek. Lieto di conoscervi" si presenta con un leggero inchino. "Sono un Viandante del Deserto. Conosco bene queste tratte, vi farò da guida" asserisce. Nella Ribellione, il titolo di Viandante del Deserto era riservato solo agli esploratori con una certa esperienza ed abilità. "Potete contare su di me... e sulla mia mira" conclude, mostrando la sua arma, nascosta tra i tendaggi: una balestra fatta d'ossa, chitina e altri materiali organici, con qualche segno di usura, ma ben tenuta.

Nahil è il secondo a presentarsi: è un ragazzino di razza umana, non avrà più di vent'anni. Il suo volto sembra innocente, eppure vi trasmette a pelle una sensazione di disagio e inquietudine. "Ciao! Mi chiamo Nahil" dice, mostrando il suo bel faccino sorridente. Poi, ritorna immediatamente serio. "Ho ucciso più persone di loro due messi assieme. Sono un Qātylīn" asserisce freddamente, mentre in aria ha fatto roteare un pugnale metallico, che ha estratto con sorprendente rapidità. I Qātylīn, anche noti come Pugnali del Deserto, erano i sicari della Ribellione: il loro compito era infiltrarsi e uccidere personaggi-chiave tra le fila nemiche, spesso ricorrendo a sotterfugi (ed armi avvelenate). Il loro era un lavoro freddo, di precisione, ad alto rischio. Nel frattempo, Nahil ha già riposto il suo pugnale, facendolo sparire alla vista.

Duran è il terzo a presentarsi. "Non farne un vanto" ammonisce Nahil, per poi guardarvi. "Piacere, Duran" si presenta. Duran è un uomo di mezza età, dal volto scavato, il corpo temprato dalla dura vita su Athas e con il peso degli anni sulle spalle. "Sono un Kimyārīn. Mi occuperò dei feriti" aggiunge. I Kimyārīn, anche noti come Giare del Deserto, erano gli alchimisti della Ribellione: non potevano sostituire un vero medico, ma potevano avvicinarvisi. Tra il suo equipaggiamento, notate un kit medico (più avanzato rispetto ad uno comune) e, su un cinturone fatto su misura, diverse fialette; a parte, ha anche un vecchio simbolo sacro, malridotto, con delle onde incise sopra, che Duran stringe con la mano. "Togliere vite è qualcosa che faccio solo se costretto. Quando ero più giovane, e ingenuo, credevo nell'Acqua. Pensavo che la fede avrebbe risolto tutto... ma in realtà salvavo sempre meno vite di quanto avrei voluto" proferisce con una vena di rammarico. Poi, però, rinsalda la presa sul suo bastone di legno. "Se volete vivere a lungo, evitate di farmi lavorare troppo. Non c'è mai abbastanza acqua per tutti" conclude, con sarcasmo malriuscito.

Infine, Tareq si avvicina, ponendo una mano sulla spalla di Duran e l'altra sulla testa di Nahil, carezzandone i capelli. "Non litigate" si limita a dire il taciturno capitano, mentre il volto di Nahil si tranquillizza e Duran sospira. Poi, fa un cenno a Ramek, che annuisce, prende una pergamena e la srotola: è una mappa locale. "Guardate questa intersezione" e indica l'intersezione tra la strada che partendo da Shazlim arriva a Raam e la strada che, partendo da Nibenay, passa da Fort Isus e si fonde poi sulla strada maestra per Raam. "In questo nodo, c'è un grande caravanserraglio, con pozzo, controllato da mercanti simpatizzanti per la Ribellione. Sanno già che arriveremo. Lo utilizzeremo per fare tappa e riposare, in modo da viaggiare solo di notte" spiega. "Il caravanserraglio è a circa 8 ore da qui: con una marcia a passo sostenuto, arriveremo all'alba" aggiunge. "Una volta arrivati al caravanserraglio, ci uniremo alla carovana che va da Nibenay a Raam. Al caravanserraglio sono stati fatti preparare dei dromedari per noi, di razza Mehari, quindi potremo allegerirci e trasportare molta più acqua" dice infine, sottolineando la razza dei dromedari, ottima per trasportare carichi pesanti. In effetti, tutti i ribelli hanno in spalla pesanti zaini, dato che non hanno a disposizione animali da soma. "La marcia nel deserto, con tutto il carico in spalla, non sarà leggera. Se avrete problemi, avvisatemi subito" dice Ramek, riponendo la mappa.

Il sole tramonta alle spalle del capitano delle ombre; gli ultimi raggi solari illuminano il suo turbante. "Profilo basso. Niente armi in bella vista. Niente decisioni affrettate" ordina Tareq, dando istruzioni precise e concise. Poi, dà le spalle al sole, volgendo lo sguardo verso Est. Sa già che quella non sarà una traversata facile, il deserto è sempre pieno di insidie, ma è la migliore opportunità che hanno per liberare Chak-tha. Sperando che, quando arriveranno a Raam, non sia già troppo tardi.

Ma non è tempo per ripesamenti: ogni decisione su Athas è sempre un rischio, non esistono scelte facili, le informazioni sono preziose come l'acqua ed è compito del capitano prendere decisioni difficili per la sua cellula. Proprio come aveva fatto il capitano Karim (oramai considerato un eroe leggendario tra i ribelli), salvando la vita di tutti. Tareq serra il pugno sul manico della sua arma nascosta, dalla lama metallica ricurva. Infine, alza lo sguardo, deciso, verso le dune.

"In marcia".

@Landar @MattoMatteo @Steven Art 74 @Voignar

Welcome!

This is the story of the Desert Flower: the flower born among adversity, the flower more precious than water or gold. The flower called freedom.

Benvenuti nel TdG!

Proseguiremo come segue: ciascuno di voi farà un primo post introduttivo, descrivendo (brevemente) le caratteristiche fisiche salienti del vostro PG (potete anche allegare una immagine) e, se volete, anche un singolo oggetto peculiare del vostro equipaggiamento (non necessariamente armi/armature, anche oggetti senza importanza meccanica, in D&D 5e sono chiamati Trinket, con l'unica accortezza di non utilizzare metalli tra i materiali di cui è fatto, per il resto, avete carta bianca). Potete anche descrivere cose come il portamento, l'andatura, il tono di voce, eccetera, insomma, quello che più vi aggrada e che pensate sia "caratterizzante" del vostro PG.

Questa primissima fase del PbF è focalizzata sul ruolo e sulle interazioni (sia tra PG, sia PG/PNG). Lo schema generale che seguiremo nel PbF è il classico "ciclo di post" (1 post del DM, 1 post per ciascun giocatore, poi 1 post del DM, e così via), tuttavia è uno schema flessibile: siete liberissimi di effettuare interazioni multiple (cioè più post) tra PG. Se serve, coordinatevi pure tramite Discord.

Note meccaniche: L'acqua si comporta come un contatore: su ciascuna delle vostre schede terrò aggiornate le dosi di acqua residue (ogni giorno consuma 1 dose di acqua). Partite con 10 dosi di acqua, di cui una già la consumerete dopo 4 ore di marcia verso il caravanserraglio. Le prime 4 ore di marcia non richiedono alcun tiro (mentre dopo vi sarà un tiro con difficoltà crescente per ogni ora).

Tanto premesso, via alle danze!

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  • Red Sand - Azrakar Mi ricordo bene l’arrivo a Shazlim, tre notti fa. Il villaggio ci accoglie senza ostilità, ma senza calore. Acqua razionata. Sguardi misurati. Porte che si chiudono appena passiamo

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Umr'at-Tawil

Anche se il turbante mi nasconde le orecchie, i miei tratti e la mia altezza tradiscono facilmente la mia origine di mezz'elfo; alto e magro, dalla carnagione scura che contrasta con gli occhi, azzurri come acqua, e dal capo totalmente rasato... il tratto più saliente sono i tatuaggi che coprono il mio corpo, anche se al momento si vedono solo quelli sulla fronte e sul dorso delle mani.
A parte gli abiti e lo zaino non porto niente, nemmeno un semplice bastone di legno.

Osservo con aria distaccata i nostri nuovi compagni di viaggio.
'Devo cercare di ricordare i loro nomi...' rifletto prigramente... in realtà, a parte Tareq non sono interessato più di tanto a farmi degli amici, ma di certo non posso permettermi di farmi dei nemici nel gruppo!
"Ramek... Nahil... Duran..." mormoro, cercando di associare nomi e volti; poi faccio un breve inchino.
"Umr'at-Tawil, al vostro servizio... non ho intenzione di farmi notare, nè di farmi uccidere senza una buona motivazione..." rassicuro Tareq e Duran con voce tranquilla.
Sentendo un movimento sulle spalle, mi giro in modo da mostrare agli altri il mio zaino, da cui spunta la testolina di un Jank.
"Questo è Enkidu..." spiego con un sorriso "è innocuo, il peggio che può fare è mettersi a curiosare nei vostri zaini, anche se cercherò di tenerlo buono... se vi dà fastidio, basta scacciarlo con una mano e uno "sciò", quindi per favore non fategli del male..."

@ master e gli altri pg

Ho messo che ho la testa completamente rasata... il turbante nasconde anche questo, oltre che le mie orecchie, ma gli altri pg mi hanno già visto a testa scoperta, quindi lo sanno lo stesso.
Stesso discorso per i tatuaggi sul corpo.

Come "trinket" ho un ciondolo, tenuto al collo da un cordino di cuoio; si tratta di una zanna fossilizzata (o una pietra scolpita a forma di zanna, difficile stabilirlo), di color rosso mattone con sottili venture nere; è lunga appena 3 cm, e non è nè affilata nè appuntita, quindi non può essere usata come arma.

Red Sand - Azrakar

Mi ricordo bene l’arrivo a Shazlim, tre notti fa. Il villaggio ci accoglie senza ostilità, ma senza calore. Acqua razionata. Sguardi misurati. Porte che si chiudono appena passiamo.
Giusto così. Su Athas, l’acqua vale più delle promesse. E noi ne consumiamo.

Non faccio domande. Non chiedo nulla che non sia necessario. Mangio poco. Bevo il minimo. Dormo leggero. Cerco di pesare meno possibile. Gli schiavi imparano presto quanto costa esistere.


Quando Tareq parla della missione, ascolto:
Raam. Chak-tha.
Poi Urik. Karim.

Due liberazioni in due città-stato: una la conosco sin troppo bene, un'opportunità. Due errori possibili: uno sarebbe ancor più fatale per me. Passare dal caravanserraglio. Unirsi alla carovana. Muoversi coperti. Non annuisco. Non serve. Memorizzo, assorbo.

Quando esco dalla stanza, sono già pronto. Mi posiziono con le spalle a una parete, istintivamente. Osservo. Non smetto mai di farlo. Sono alto, più della media. Il corpo è costruito per uccidere e sopravvivere, non per mostrarsi: muscoli spessi, funzionali, segnati da combattimenti veri.

La pelle è scura, cotta dal sole, dura come cuoio vecchio. Cicatrici ovunque. Tagli netti. Morsi. Bruciature. Nessuna è decorativa. I capelli sono neri, corti. Gli occhi, ambra, non vagano mai. Misurano. Le mani sono grandi, rovinate. Le dita non sono dritte, si sono rotte più volte, è certo.
Quando sono immobile, sembro pietra. Quando mi muovo, non spreco nulla. Non cammino, avanzo. Le armi sono con me. Il trikal d’osso è saldo nella mia mano. La testa è perfetta, affilata, pesante, troppo per essere comune. La tortoise blade pende al fianco. La carrikal in pietra è legata dietro. Lo scudo. Non le nascondo. Non davvero.

Ascolto le presentazioni. Ramek, annuisco. Duran, annuisco. Quando parla, capisco. Non dice tutto, ma basta. Poi il ragazzo, Nahil. Dice di aver ucciso più di tutti. Lo guardo. L’espressione cambia appena. Quasi nulla Non è qualcosa di cui vantarsi. Fa bene Duran a ricordarglielo. Non rispondo. Non lo correggo. Non serve. Non lo ha scelto. Non ancora. Ordini... schiavtù. Anche questo lo è.

Quando tocca a me, parlo. "Pochi nomi bastano." Una pausa. "Azrakar." Li guardo uno alla volta. "Alcuni mi chiamano Red Sand." Un istante, penso a qualcosa. Meglio se smettono. Vorrei seppellire quel soprannome. Non aggiungo altro. Ripenso all’arena di Urik. Non ai combattimenti. Alla folla. Al rumore. Al sole che brucia la sabbia tinta col sangue di chi combatteva per divertire e... sopravvivere. Respiro. Il suono non c’è più, ma resta, sempre. L’unguento sulla pelle è freddo. Innaturale. Lo lascio assorbire senza reagire. Il corpo si adatta. Il lino scivola addosso, il mantello copre, il turbante stringe. La maschera invece... il respiro cambia ritmo. Diventa controllato, istintivamente. Il caldo non mi pesa come agli altri. Non è resistenza. È abitudine... forse.

Ramek spiega il percorso: Caravanserraglio, otto ore, alba, dromedari e... Acqua. Ascolto e memorizzo. Quando dice di avvisarlo in caso di problemi, lo guardo. Non sfido e non parlo. Ma sono certo lui capisce. Non sarò io il problema. Poi parla Tareq: profilo basso, armi nascoste. Faccio un passo avanti e con un movimento lento, mostro l’equipaggiamento. Il trikal. La lama scudata. L'ascia. Lo scudo. Lo guardo. "Questo resta." Stringendo il trikal. Nessuna sfida. Solo una verità, un dato di fatto. Lascio il resto, prendo un pugnale in osso. Ma non mi separo da quell’arma. Mai.


Il sole cala e le ombre si allungano. Il vento porta polvere. Tareq dà l’ordine.

Non guardo indietro.

Mai. E avanzo.

Immagini

L'arma non è proprio così ma vabeh. Con o senza indumenti da viaggio

Red Sand
Azrakar

Modificato da Landar

Karak Thkikht

Il robusto Thri-Kreen dal carapace color sabbia (con delle strisce tigrate sfumate di un ocra più scuro e delle piccole macchie sfumate quasi color mattone, che confondono gli osservatori casuali specialmente con il riverbero dell'alba e del tramonto) osserva silenzioso ed immobile (un tipico modo di fare degli uomini-mantide del deserto; a volte sembrano un guscio vuoto, un cadavere rinsecchito od una grottesca scultura di chitina assemblata da un folle, sino a che non si muovono repentini).

Non ha avuto una grandissima impressione del villaggio di Shazlim, non tanto per il modo di fare degli abitanti, sospettosi e malfidati, quanto per il fatto che, essendo un Kreen, i "nidi alveare" degli umani gli sembrano sempre strani, alieni, insensati e costruiti senza la benché minima logica di sciame o di branco.

Essendo uno Psion specializzato in Psicometabolismo, Karak non ha bisogno di grandi quantità di cibo o acqua, così spera che almeno la tipica diffidenza degli umanoidi verso la sua razza possa essere in minima parte ridotta; se fosse stato in una comunità più amichevole o sicura verso i dettami della Ribellione, avrebbe anche provato ad aiutare i feriti e bisognosi del posto, ma aveva imparato a proprie spese che era meglio farsi sottovalutare dagli abitanti degli insediamenti umanoidi, fingendo di essere il solito "cacciatore-raccoglitore barbaro selvatico ignorante e feroce".

Rifiuta con un gesto lento e cortese i vestiari da "pellegrino delle sabbie" che gli vengono offerti, ma accetta con gratitudine la boccetta di unguento, chiedendosi che effetto farà la sostanza alchemica spalmata sul suo carapace chitinoso, così differente dall'epidermide respirante e traspirante degli umanoidi mammiferi.

Se la spalma addosso dovunque riesce, dimostrando una flessibilità negli arti diversa da quella degli altri Kreens, ma per alcune zone difficilmente raggiungibili (come la parte posteriore del carapace e del lungo addome) chiede silenziosamente aiuto al suo amico e sodale di lunga data, il monaco mezzelfo, e si offre di reciprocare per le zone che negli umanoidi sono altrettanto problematiche sulla schiena come per l'emitorace ed il sub-addome dei Kreens.

Dopo essersi tolto le cinghie di cuoio borchiato di osso che reggono le sue sacche e giberne, si vede il suo "oggetto talismano personale" contenuto in un piccolo sacchetto di fibra vegetale intrecciata al collo, un piccolissimo quarzo sferico, troppo perfetto per essere naturale, e quindi molto probabilmente lavorato da un artigiano psionico.

Un druido mistico che conosce da lunga data aveva suggerito un bizzarro collegamento tra l'occhio sferico cristallino ed il dente-artiglio che porta Tawil, ma entrambi i ribelli non hanno mai capito che cosa si intendesse.

Poi, mentre ripone i suoi chatkcha affilati in una sacca da appendere alla cintura ed avvolge la sua gythka (lancia tribale) in dei tessuti leggeri per farla sembrare un palo di tenda, studia un attimo la maschera-filtro anti-sabbia e le protezioni oculari, immaginando come regolarle al meglio per il suo muso mantideo così differente da un viso umano ed al cranio che hanno.

Senza dare nell'occhio, approfittando che le sue sfaccettate ocellature multi-composite (non avendo una pupilla) non fanno capire bene dove guarda, osserva i tre nuovi compagni di viaggio.

Parte 2

Dopo un poco di tempo, in cui è rimasto sempre immobile in una maniera abbastanza inquietante per chi non conosca bene la fisiologia neurale dei Thri-Kreens, si riscuote dalla sua silenziosa contemplazione e parla ai nuovi membri del gruppo.

La voce dell'insetto gigante è schioccante, secca, ed il ticchettio delle mandibole segmentate potrebbe risuonare fastidioso alle orecchie degli umanoidi; le sillabe aspre, ronzanti ed aliene sono integrate da ampi movimenti gestuali delle quattro braccia (che approfittano della estrema manualità delle dita artigliate segmentate) e delle antenne, che rimarcano stati emotivi e intensità caratteriale; si evince anche che è un Kreen che ha passato molto tempo in compagnia delle altre genti di Athas, poichè la gestualità è ampia, misurata, lenta e quasi "Cortese", con un vocabolario ampio e complesso. invece dei segni aggressivi ed imperiosi che normalmente sono usati dagli Uomini-Mantide ("Vieni Subito", "Dammi Questo", "Mio, Non Tuo", "Seguire Veloce", "Arrenditi O Muori", "Vattene, Posto Mio / Cosa Mia", "Dare Tributo / Pedaggio") e che molte genti che viaggiano sotto il Sole Oscuro hanno dovuto imparare per necessità.

Anche il Link Telepatico che il Kreen Psionico utilizza, (per incanalare concetti altrimenti troppo complessi o troppo lunghi da spiegare con gesti manuali simbolici o secche parole spezzate dalle mandibole) è appena abbozzato, soprattutto per veicolare delle Sensazioni Empatiche che rinforzino il discorso (Karak ha da tempo imparato che la mutua Comunicazione Biunivoca Mentale del tipo "Uniformità Alveare Feromonica" che sembra normale per molti Psionici Kreens è considerata particolarmente sgradevole, intrusiva ed addirittura maleducatamente invasiva per degli umanoidi mammiferi non preparati).

"Capobranco Tareq, pronto a seguire tutte le indicazioni necessarie a trionfare sulle avversità; non conosco le Legioni di Schiavi-Soldati ed i Servitori-Templari che li comandano di altri Re Stregoni oltre a quello di Thaytylor, ma presumibilmente sono Avversari molto pericolosi che dovremo superare in astuzia e sagacia; il Mio popolo ha la fama di essere inflessibile, tetragono, rigido, testardo e poco avvezzo a seguire le tattiche complesse degli Umanoidi, ma Io sono ben diverso; se servirà ovviamente potrei sempre fare la parte del Meschino Feroce Selvaggio prezzolato come scorta mercenaria o del Bruto Servo Ignorante che viene tenuto sotto controllo in qualche modo, onde usare a nostro vantaggio questi Stereotipi sulla Mia gente."

Poi si volta verso i "Nuovi Fratelli Di Sciame" come di solito i Kreens descrivono gli Alleati ideologici o culturali con cui si devono trovare a collaborare; sebbene NON abbiano la fiducia che la conoscenza di lunga data ha permesso con il Gladiatore, l'Incantatore e, soprattutto, il Monaco, sono pur sempre Ribelli fedeli alla causa e meritano quantomeno il beneficio del dubbio.

"Ramek. Corridore del Deserto. Battitore di Piste, Penso che il Tuo Sangue Elfico ci sarà di grande aiuto durante questa spedizione, anche MEGLIO di quello dei Tuoi Progenitori del Fiero Popolo; sono i MIGLIORI tra coloro che vanno veloci tra le dune, ma non si riesce a stare al passo con Loro, a meno di non usare Alchimie o Poteri; un Sanguemisto (e lo dico con GRANDE rispetto) e' flessibile ed adattivo con le altre genti che corrono con esso."

"Un Tiratore Esperto di balestra poi ci sarà molto utile; Io sono MOLTO Bravo con i Chakhtas della Mia gente, specie se ci riverso dentro il Potere della Mente, ma un arma del genere ha di suo naturalmente Superiore Gittata e Migliore Precisione senza sforzi."

Si volta poi verso il giovanissimo Assassino e lo squadra da capo a piedi; non c'è malizia o disapprovazione negli sfaccettati occhi compositi insettoidi e nessun tipo di giudizio nelle parole od emozioni empaticamente veicolate, solo una impersonale valutazione tattica e strategica.

"Nahil. Giovane, Piccolo ma Letale. Sei come le Larve degli Ichneumonyda Vespids del Deserto Profondo. Gia' mortale appena uscito da Uovo. Forse come loro uccidi con Pungiglione Velenoso. Umanoidi avversi alla Ribellione spesso, TROPPO spesso sottovalutano i Giovani Cuccioli che son già ottimi combattenti, cosa arrogante e di corte vedute che possiamo usare a nostro vantaggio."

"Se puoi anche non solo eliminare un Nemico Possente preso alla sprovvista ma anche solo Stordirlo o Paralizzarlo questo ci verrebbe molto utile in caso di Gravi Ferite per alcuni di Noi; Io posso rubare la Vitalità ai Nemici e trasferirla agli Alleati bisognosi; non è un Potere della Mente di cui vado molto fiero, ma si e' rivelato Utilissimo per salvare la Vita a chi crede nel Futuro del Nostro Mondo e non cerca solo di Parassitarne le Spoglie."

Poi si volta verso il Guaritore Alchimista; stavolta le Emozioni Empatiche che vengono trasmesse sono più profonde e complesse; sembra quasi come emanare la soddisfazione di un pellegrino del deserto assetato che supera una duna erta, od una scheggia basaltica irta e scoscesa, e ci trova una inaspettata Oasi o Pozza di Acqua preziosa e salvifica.

"Duran. Maestro delle Arti della Vita. Guarisce sia con i Farmaci che con il Potere dell'Elemento più Raro e Prezioso di Athas. Io sono sempre contento di incontrare altri Cerusici e Curatori nella Ribellione, non sono MAI abbastanza. Anche Io Mi intendo un poco di cataplasmi, pozioni, balsami ed unguenti, ma in maniera piuttosto basica; il VERO Potere Guaritivo che uso viene dalla Mente, poichè sono Psionico Mistico che segue la Via del Guaritore, e sono molte le Discipline e Talenti del Biometabolismo che posso usare per suturare ferite, lenire dolori, sedare traumi."

"Assieme potremo fare MOLTO per la riuscita di questa Missione; se come temo chi dobbiamo salvare è tenuto nei recinti degli Schiavi Ribelli sarà Ferito, Affamato, Dolorante, Sanguinante. O PEGGIO. Rimetterlo in condizioni di fuggire sarà Nostro compito prioritario."

"Se saranno messi DAVVERO male dobbiamo mettere in conto di catturare INTATTO un Guardiano Veterano oppure una Bestia da Soma forte, potente, giovane e sana; come ho detto, oltre a potere RIGENERARE le Ferite (Mentali oltre che Fisiche) Mie ed Altrui con scambi vitali psionicamente potenziati posso anche PRENDERE la Forza Vitale stessa da un Nemico per curare danni estesi e gravi."

"Ho sempre trovato Molto POETICO che si possa RIPRENDERE cio' che i Parassiti di Athas rubano servendo la Via del Defiler, per ridarla a chi invece è Simbionte verso il Nostro povero Mondo dissanguato, ferito, riarso."

Detto ciò il Thri-Kreen si sposta verso il suo equipaggiamento e finisce di risistemarlo in modo che non dia troppo nell'occhio; sebbene non in maniera ideale l'equipaggiamento antivento sabbioso vienr indossato con cura ed anche lo Scudo fatto di placche chitinose di svariata provenienza su ossame di vario tipo (tra i quali sono palesi dei femori di umanoidi) viene mimetizzato dietro la schiena con delle fasce di tessuto; cerca di dare l'impressione che sia quasi una bestia da soma, come fosse un "Piccolo Kank Bipede" invece del fiero Sciamano-Combattente che è in realtà.

Si accoda poi al Monaco Furtivo, pronto a seguirne il passo ed a condividere la attenta sorveglianza dell'ambiente circostante ed a tenere il ritmo del gruppo, in attesa del segnale di partenza del "Capobranco" Tareq.

Modificato da Black Lotus
fusione di doppio-post

Sargon

Esco dalla casa dove sono rimasto durante le ore più calde, tenendomi occupato a fissare il soffitto, all'apparenza; in realtà, sto facendo mente locale della fauna che mi circonda, pensando se ci possa essere qualcosa di interessante da analizzare prima della partenza

Purtroppo non mi pare di trovare nulla, così quando veniamo convocati per la partenza non faccio altro che stringermi nella mia lunga tunica color ruggine, ravvivandomi i capelli rossicci con un gesto meccanico, ma senza davvero far caso alla sabbia e alla polvere che ho addosso

Mi sforzo di sorridere a quelli che sono i miei nuovi compagni, anche se non posso fare a meno di iniziare a pensare a quali potrebbero essere i più probabili traditori tra loro Sargon, piacere di conoscervi

Magari nessuno di loro ci tradirà, ma non posso fare a meno di credere che il giovane ragazzino sia il più papabile. Per abitudine, stringo il piccolo ciondolo che ho al collo, nulla più di un pezzo di rame ossidato, sagomato in quella che dovrebbe essere una conchiglia, almeno credo

  • Autore

La marcia ha inizio.

@Landar

Azrakar

Quando dici "Questo resta", Tareq annuisce lievemente. Approva.

@MattoMatteo

Umr'at-Tawil

Quando il tuo compagno di viaggio rivela che veniva anche chiamato Red Sand, ti ritorna subito alla mente la grande arena di Urik. Quel nome l'hai già sentito. Red Sand era uno dei gladiatori più temuti dell'arena: mezzo-drago, figlio di Myron, aveva infine ottenuto la "liberazione" dopo molti combattimenti. Tu non l'avevi mai visto di persona, ma la tua maestra, Inanna, te ne aveva parlato.

Quando Karak inizia a parlare, dicendo "Capobranco Tareq...", subito Tareq interrompe: "Capitano". Non è una correzione di forma, ma di sostanza: ruoli diversi, responsabilità diverse, aspettative diverse. Niente preconcetti razziali. Non c'è alcuna cattiveria in tale correzione, solo volontà di incentivare precisione di linguaggio e chiarezza comunicativa. "Continua" dice infatti subito dopo, invitando il Thri-Kreen ad andare avanti.

Il Thri-Kreen finisce la sua prima parte del discorso. A parlare è però Ramek: "Posso risponderti io, ma prima, un consiglio: cerca di andare dritto al punto quando parli. Non mettere troppa carne sul fuoco".

Ramek si prende un attimo di pausa. "Raam è la mia città natale. Lì, i Thri-Kreen sono visti e trattati come animali domestici. Cani più che persone, chiaramente disponibili soli per i più ricchi. Non è una schiavitù tradizionale: è qualcosa di diverso. Però..." si ferma. Prende fiato, come se dovesse dire qualcosa di pesante.

"... questo non significa necessariamente male. Non tutti i padroni sono crudeli, non sempre, almeno. È... difficile da spiegare". Pausa breve. "La mia famiglia aveva un Thri-Kreen. Mangiava e beveva con noi. Era il mio compagno di giochi. Una volta, da piccolo, mi morse il braccio. Mio padre lo punì molto severamente. Lasciò delle cicatrici sulla sua schiena. Il giorno dopo giocai di nuovo con lui... stare con me era la cosa che lo rendeva più felice al mondo. Mi chiese scusa per il morso, non voleva ferirmi. Mi disse che potevo morderlo anch'io per fare pace". Ramek si zittisce. Ha condiviso una parte privata del suo passato. Dolorosa. Piena di forze contrastanti: da un lato, la condizione del piccolo Thri-Kreen, il "cane" della sua famiglia; dall'altro, il fatto che fosse trattato bene (cibo, acqua, una "cuccia" comoda, tutte le amenità della casa). Le punizioni severe, ma poi il gioco col figlio.

"Il Thri-Kreen, rimasto orfano fin dalla nascita, era stato adottato dalla mia famiglia" aggiunge, enfatizzando il verbo, tipicamente riservato ad umani (o razze simili). "Raam è una città ricca di sfumature. Per molti ribelli è nota come La gabbia per Thri-Kreen. Non sarò io a negarlo, ma sto imparando a non cader preda di facili giudizi" conclude.

Nel frattempo, Nahil si è avvicinato ad Umr'at-Tawil, affascinato dal suo animaletto. "Che carino! Posso accarezzarlo?" chiede, facendo gli occhioni dolci. Duran, invece, cammina vicino a Sargon, senza proferir parola. Sargon nota che lo sguardo di Duran, per un attimo, si è soffermato sul suo ciondolo.

Infine, Tareq decelera quel tanto che basta per mettersi affianco ad Azrakar. Parla a bassissima voce, così che nessun'altro possa sentirli.

@Landar

Azrakar

"Non sei obbligato a seguirmi" asserisce. Il tono di voce rompe le gerarchie militari. Anche se Ramek non l'aveva esplicitato prima, una volta arrivati al caravanserraglio, era possibile rifornirsi di una cavalcatura, più cibo ed acqua sufficienti per raggiungere una qualunque destinazione in zona, dunque non solo Raam, ma anche Urik oppure l'oasi di Silver Springs.

Umr'at-Tawil

Sono tentato di fare alcune domande ad Azrakar, ma poi decido di tenermi per me la mia curiosità... almeno per il momento!

Ridacchio, sentendo le parole di Ramek.
"Temo che tu stia sprecando fiato, Karak parla sempre così... io ci ho lavorato assieme varie volte, e ormai mi ci sono abituato..." gli piego.

Poi rispondo a Nahil "Se ci riesci... tende ad essere piuttosto schivo, alle volte persino con me!"
Come a confermare le mie parole, Enkidu torna a nascondersi nel mio zaino.
"Se vuoi provare a fartelo amico, ti consiglio di offrirgli un pò di cibo quando ci fermiamo a riposare... e non preoccuparti se non funziona subito, è normale che gli ci voglia un pò per decidersi a fidarsi, lo ha fatto anche con me. Soprattutto, ricorda di non cercare MAI di afferrarlo con le mani! Reagisce molto male, perchè lo fà sentire in pericolo..." gli spiego tranquillamente.

Poco dopo l'inizio del viaggio mi rivolgo sottovoce a Karak.

"Spero che le parole di Ramek non ti abbiano offeso, amico mio... sai che alle volte la gente non ti prende sul serio, quando parli in modo così prolisso, ma vedrai che quando ti vedrà all'opera cambierà idea..." cerco di rassicurarlo, in tono sicuro e pacato.

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