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Capitolo Cinque - Una nuova speranza (di distruzione)

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Donkey

Hai capito Skunk che abbandona il Sommo Elementale per delle f***e di legno? non so se chiamarlo stupido o invidiarlo.. ma io oramai punto al mio castello, ce poco da fare, la strada è lunga ma quella giusta.
Mentre riportiamo al villaggio il primo carico, comincio ad analizzare la pianta per capire se posso estrarre del veleno per le mie frecce, un modo più per essere un pochino più bastardo del solito

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Barf "da Greazi"

Non sono mai stato un goblin studiato, la mia vita e' da sempre un susseguirsi di azioni semplici. Qualcuno offendeva il clan, iniziava a costruire vicino al clan o semplicemente non piaceva al clan ed io venivo mandato coi miei fratelli a spianare tutto e riportare a casa cibo e cose belle e sbrilluccicanti.

Ma ce' un Barf prima Nembrot ed un Barf dopo Nembrot. Sono uno dei pochi superstiti del Clan della Mano Verde porto, ancora al collo il rozzo amuleto al cui interno è incastonata una scheggia nera della meteora caduta anni fa nelle acque dello Stralagos. La pietra che annuncio' allo sciamano Hojjat la parola dell'Anonimo e che, pare, mi consacro' come guerriero sacro del nuovo culto.

Ma il fervore di Hojjat si trasformò nella rovina del clan.

La distruzione portata da Nembrot, non ha distrutto la mia vocazione, anzi, l'ha rafforzata, spingendomi alla ricerca di quello che Hojjat chiamava a gran voce durante i suoi deliri mistici "Il profeta dell Anonimo." Dopo aver vagato tra sangue, cenere e desiderio di vendetta, sono giunto in uno strano bosco. Il sole e' calato una nebbia mistica avvolge tutto in una strano silenzio ovattato e quando ero li li per decidere di montare il campo, ecco che la nebbia si dirada facendo apparire quello che sembra un gruppo di goblin

Forse la distruzione del Clan della Mano Verde non era la fine della storia, forse era soltanto l'inizio, ora pero' ce' da capire chi cacchio sono questi. Sollevando gli occhi al cielo chiedo all unico che puo' darmi una risposta

"Lui non puo' essere il Profeta signore...sono molto piu' bello io!"

domando all Anonimo

Descrizione

Alto all'incirca 1,10m sono vestiro di stracci sui quali sono visibili simboli sacri, rudemente ricamati all ultima moda goblin e trofei come dita, orecchi ed altri orpelli. Un cappuccio mi copre il capo, al collo ho un pezzo di corda al quale e' legato quello che sembra un comune sasso ma nero come la pece, alla cintola, porto una fiasca ricavata da una zucca essiccata. Decisamente di corporatura robusta rispetto ad un goblin comune, porto in spalla una catena che termina con una pesante palla chiodata.

image.png

Modificato da Pentolino

Donkey

Uscire dal campo di fiori e trovare un altro goblin davanti a noi era l'ultimo dei miei pensieri. Sto ancora armeggiando con un nuovo possibile veleno e guardando il nuovo arrivato, ricordo alcune delle preghiere che il nostro prete recitava nei momenti piu intensi e importanti.. kikazzè?

Mahrh

Annuisco soddisfatto notando i grandi progressi di Donkey nella preghiera, mentre squadro l'imprevisto goblin dalla testa ai piedi.
Ramingo! Io sono Padre Mahrh Onnow, Scerdote dell'Anonimo, Voce dell'Antico Occhio Elementale. E questi sono i suoi Pasdaran! Guerrieri sacri e devoti con un unico scopo: servirlo!
Almeno finché non trovano fìghe di legno, ma questo è un altro fastidioso discorso da rimandare. Non tropo però!
Tu, invece... Kikkatsei?

L'incontro non avviene troppo lontano dal luogo dello scontro del giorno prima, e io ho molta voglia di recuperare i cadaveri di Krix e Bix per far dar loro un senso dell'umorismo necro.

  • Autore

DM

I goblin sono una razza di creature dal cuore nero, tanto infidi quanto piccoli. Il che non stupisce come essi siano universalmente odiati, bistrattati e bullizzati. Forse è proprio tramite questo sentimento che Tharizdun ha trovato in costoro dei servitori perfetti per i suoi oscuri piani, dato che comunque è anche tra deboli che a volte si trova una maggiore comprensione e capacità di incontro. Così come per Mahrh e Donkey vedere Barf significa vedere il primo goblin da quando sono partiti da Boggerton, per Barf quei due stranieri rappresentano la descrizione accurata di ciò che l’Anonimo ha mostrato nelle sue visioni.

Quelle brevi facezie e l’impossibilità di Mahrh di riportare in vita Krix e Bix (il suo incantesimo funziona solo su umanoidi) porta ben presto quelle due fazioni a squadrarsi e infine, spinti da una specie di sensazione viscerale che tale incontro è stato in parte favorito dall’alto, di dirigersi insieme verso il luogo di origine di Barf. Per Donkey e Mhahr l’avvicinarsi dello Stalagos ricorda come in alto, nelle miniere, vi siano i nani, ma questo pericolo viene aggirato come il monte stesso, portando infine il gruppo a raggiungere una grotta seminascosta sotto le fronde di alcuni alberi abbattuti. Quello che si trovano di fronte è ciò che rimane dell’unica comunità di goblin presente in quelle terre.

Mentre i goblin si addentrano nella caverna che un tempo era l’ingresso principale dei cunicoli della Mano Verde, un pesante odore di terra bagnata, muffa, sangue vecchio e corpi non lavati li investe. Quello che resta della loro tribù è un misero spettacolo. La grande caverna è ridotta a un relitto: enormi massi crollati ostruiscono quasi completamente i passaggi che un tempo si inoltravano nelle profondità dei piedi dello Stalagos. L’unica luce proviene da un fuoco sopra il quale alcuni spiedini di ratto sono messi a cuocere, illuminando appena un ambiente umido e claustrofobico. Pelli luride, ossa rosicchiate e stracci sporchi sono ammucchiati contro le pareti come nidi improvvisati.

Una decina scarsa di goblin della Mano Verde sono ancora vivi. Sono ridotti a ombre di ciò che erano: magri, sporchi, coperti di ferite mal curate e croste. Alcuni hanno arti steccati con rami e stracci luridi, altri tossiscono debolmente nell’ombra. I loro occhi, cerchiati di nero, si voltano tutti verso i nuovi arrivati con un misto di diffidenza, speranza e disperazione. Pochi hanno ancora armi decenti: per lo più bastoni, pietre affilate e coltelli arrugginiti. I sopravvissuti li guardano in silenzio dalla penombra, rannicchiati tra le rocce e i detriti. Sono i resti spezzati di una tribù un tempo fiera: affamati, terrorizzati e quasi privi di speranza.

I goblin della Mano Verde

I-goblin-della-Mano-Verde.jpg

Solo un goblin all’interno della grotta sembra al momento in grado di difendere sé stesso e ciò che rimane di questi esuli (//ndm il pg di @Landar fa il suo ingresso).

X Barf e Khargash

Attualmente Barf e Khargash sono considerate le uniche guide di ciò che resta della Mano Verde. Buona parte della tribù non mangia bene da giorni, non ci sono abbastanza armi e armature per tutti e tutto ciò che è stato recuperato sono poche monete.

Situazione della Mano Verde

Khargash e Barf: stanno bene, la tribù si è preoccupata di tenerli in forma in caso di attacchi.

Soldi a disposizione (aggiuntivi a ciò di cui disponete): 30mo

Goblin rimanenti: 10

7 di essi hanno due livelli di affaticamento a causa della fame

6 goblin sono completamente disarmati e privi di armature

Solo 3 goblin possono accompagnare attivamente il gruppo, mentre i restanti dovranno essere equipaggiati e sfamati prima che possano tornare utili.

NOTA BENE X TUTTI I GIOCATORI

Data la distanza da Boggerton, considerate la tribù della Mano Verde come potenziale respawn per nuovi pg in caso di morti o nel caso serva l’ingresso di un nuovo giocatore. Si spera non serva mai, ma sempre meglio avere un piano di contingenza.

Di tutti i potenziali alleati, questi della Mano Verde sono i più naturali e forse anche i più spezzati di tutti quelli incontrati finora. Forse una nuova prova del loro dio? O un ostacolo messo per mano di Rerrid e il resto dei nani?

Vi è però una nota positiva per i goblin della Mano Verde, una cosa della quale si accorgono facilmente anche coloro che provengono da Boggerton: per fortuna, in tutto questo disastro, sembrano essere morte anche tutte le femmine goblin che erano presenti, evitando ai pochi superstiti di dover sopportare le loro lamentele e di rischiare una morte per eccesso di c***iatoni.

X tutti

Checkpoint nella notte tra l’8 e il 9 luglio. Role libera e poi ditemi voi dove volete andare.

Mahrh

La vista di questi disperati mi riempie d'orgoglio. Nella loro condizione apparentemente misera e derelitta, io non posso che scorgere il desiderio supremo, l'obiettivo ultimo, il senso compiuto del grande disegno che L'Anonimo traccia per tutti noi. Anzi, la Sua grandezza si manifesta proprio nel Suo disegno privo di qualsivoglia discriminazione o differenza. Chiunque ha diritto alla pace eterna, alla cessazione di ogni sofferenza vissuta e patita, all'agognato oblio che giunge con la fine di tutto.

FRATELLI!
Allargo le braccia salutando i goblin.
Io sono Padre Mahrh Onnow, Voce dell'Anonimo, Fedele dell'Antico Occhio. Grande è la gioia per questo nostro incontro, scritto nel destino ineluttabile tracciato da Lui per noi.
Comincio a camminare tra loro, guardandoli in faccia uno ad uno.
Percepisco la vostra sofferenza, fratelli, ma in verità, in verità vi dico... Voi siete i più benedetti!
Comprendo ciò che patite, perché come voi anche noi abbiamo patito. La vostra stanchezza è stata la nostra, la vostra disperazione è stata la nostra. Ma dove sentite fame, io vedo forza! Dove c'è miseria, io vedo liberazione!

Siete stati spogliati di ogni cruccio, ogni preoccupazione per le vanità di questo mondo. La vostra disperazione sarà la vostra corazza. La fame atavica che sentite, e che mai più vi abbandonerà non importa quanto sarete sfamati, e oggi lo sarete, questa fame atavica sia la vostra forza!
Sarete chiamati a distribuire a tutti e in ogni luogo questa fatica, questa disperazione, questa fame, senza pregiudizio né distinzione. Prenderete per mano ogni creatura di questo mondo e la condurrete sul medesimo sentiero che voi stessi avete sin qui percorso e oltre.
So che sembra difficile, so che sembra tutto buio. Ma ditemi, fratelli miei: non è proprio questo Buio benedetto ciò che placa le vostre ansie e fatiche? Quando cercate requie dalla stanchezza quotidiana, non chiudete forse gli occhi concedendovi al nero oblio del sonno, dove cessano gli sforzi e trovate pace?
Ecco cosa ci attende alla fine del nostro viaggio, del viaggio di tutti noi, dell'universo intero: pace!
Pregate con me per questa pace, fratelli!

Sollevo le braccia verso la volta della caverna

L'ETERNO RIPOSO DONA A NOI, O SIGNORE!
E SPLENDA A NOI LA NOTTE PERPETUA.
RIPOSIAMO IN PACE, AMIN!

Quindi mi volto verso i Pasdaran e sorrido.
Diamo da mangiare a questi fratelli. Il loro cammino con noi comincia oggi.

Khargash

Il fetore arriva prima delle voci. Goblin. Non c'è odore che possa essere scambiato per quello della mia gente. Nessun pericolo.

Resto immobile nell'ombra accanto all'ingresso della caverna, dove la luce del fuoco non arriva. Sono di bassa statura, il corpo asciutto e temprato da anni di lavori pesanti e forse combattimenti, forse risse. La mia pelle verde oliva è segnata da piccole cicatrici, troppo numerose per raccontarle tutte, mentre il muso spigoloso e il naso leggermente storto tradiscono un passato fatto di colpi ricevuti più che di glorie conquistate. Gli occhi sono la prima cosa che colpisce. Grandi, di un giallo spento quasi ambrato, sembrano osservare costantemente qualcosa che gli altri non riescono a vedere. Non hanno la frenesia tipica di quelli degli altri goblin: sono immobili, pazienti, quasi contemplativi. Indosso un'armatura di anelli pesante, brunita, consumata. Lo scudo è di legno rinforzato da fasce di metallo annerito. Al centro si intravede il contorno di un antico simbolo ormai abraso con ostinazione. Alla cintura porto una pesante chiave di ferro ossidata. Non è decorata, non sembra preziosa e, a prima vista, pare appartenere a una serratura che non esiste più. È ben assicurata alla cintola. La mia lancia forse è semplice, quasi spartana, mantenuta con cura maniacale più per rispetto che per vanità e la lama emette un sinistro baluginio. La sua punta è abbassata verso il terreno, pronta a salire al primo passo sbagliato.
La chiave di ferro pende dalla cintura e sfiora ritmicamente la maglia di ferro ogni volta che respiro al tempo dei passi degli intrusi. Lascio che entrino. Lascio che parlino. Lascio che il sacerdote muova la bocca. Le porte si aprono prima con la voce che con la forza. Così dice il vento dietro il Cancello. Ma ancora non ci credo.
Quando Mahrh termina la sua predica, il mio sguardo non è su di lui. È sui volti dei fratelli della Mano Verde. Volti scavati con occhi vuoti. Costole troppo vicine alla pelle. Li conosco tutti. Conosco il nome dei vivi e pure quelli dei morti. Conosco perfino il posto dove dormivano. Prima mi lasciavano pulire il pavimento del santuario dove camminavano e sputacchiavano... ora mi lasciano le loro vite.

Per un lungo momento non dico nulla. Poi batto lentamente il calcio della lancia sulla pietra. Una sola volta. "Ascoltate." La mia voce è calma, troppo calma. "La Voce dell'Anonimo attraversa la soglia. Le parole bussano. Le parole chiedono di entrare." Inclino appena il capo verso Mahrh. "Noi ascoltiamo." I goblin della Mano Verde si voltano verso di me quasi d'istinto e li osservo uno a uno. Scruto nelle loro testoline. "Le vostre pance gridano. Le vostre ferite gridano. Le vostre ossa gridano." sfioro la chiave appesa alla cintura "Lasciatele gridare ancora un momento." Pochi passi molti lenti e misurati. Mi fermo davanti al sacerdote. Lo fisso negli occhi ma non con sfida. Con attenzione, come se volessi dimostrare di essere più intelligente. Come si osserva una serratura antica. "Le parole sono chiavi." una pausa "Ma alcune chiavi sono di legno." abbasso lentamente la punta della lancia "Noi custodiamo una porta che sta morendo di fame." indico i goblin alle mie spalle "Guardali." chissà se io stesso sto capendo quel che dico.

Silenzio "L'Occhio ci insegna che nessun cancello si apre con la promessa della chiave." la testa si inclina leggermente, quasi ascoltassi qualcuno dietro le pareti della caverna "Dietro la roccia... qualcuno ride." Sicuramente lui mi comprende. Rimango immobile guardando Mahrh "Dice che perfino le montagne hanno cardini." Annuisco lentamente come se quella frase avesse perfettamente senso. "Noi gli crediamo." continuo a fissarlo "Tu parli di pace e noi crediamo alla Pace. E tu parli di fame e noi conosciamo la fame. È una Chiave della Pace. Tu parli dell'Ultima Notte." chiudo per un istante gli occhi "Noi la vediamo ogni volta che li chiudiamo." annuisco felice di aver pronunciato quella frase "Ma una porta non si apre con la bocca." ora la mia testa va da destra a sinistra ripetutamente e velocemente. Un lieve sorriso compare sulle mie labbra. È quasi benevolo. Quasi. "Aprila." indico i superstiti della Mano Verde "Porta pane. Porta carne. Porta ferri. Porta fuoco. Porta una sola prova che il Cancello ha cominciato a cedere." Abbasso finalmente lo scudo.

La postura si rilassa appena non abbastanza da sembrare innocua "Allora sapremo che la tua chiave è di ferro." sogghigno abbassando per un atitmo lo sguardo tra le gambe del sacerdote. Ma la mano sinistra, dietro lo scudo, stringe la pesante chiave alla cintura. Per un istante resto in silenzio. Poi porto il pugno chiuso al petto "Noi siamo Khargash." Un respiro "Rompiamo i cancelli." La punta della lancia si posa davanti a me, verticale, come uno stendardo "Il Primo Cavaliere dell'Occhio." Ogni porta ha un custode. Ogni custode aspetta una chiave. Io aspetto soltanto di sfondare il cranio al custode e che qualcuno abbia il coraggio di girare quella chiave.

Donkey
Osservo i miei simili all'interno della grotta, ricordando l'inizio del nostro viaggio, quando anche noi siamo partiti così, con quel ciccione schifoso che comandava la grotta e alla fine se lo sono mangiato. E' giusto così, chi ne approfitta fa poi la fine che si merita.
Ascolto quindi la supercazzolissima di Marhr cercando di nascondere la mia sorpresa verso le sue abilità diplomatiche. Non che io non creda al sommo Anonimo, ma il dio denaro per ora mi ha sempre dato di gran lunga molte più informazioni.
Quindi quando l'altro goblin si avvicina quasi a muso duro con il prete, mentre mi guardo intorno a cercare sta fantomatica porta, dimostrando in modo chiaro che la sua soglia dell'attenzione è decisamente bassa per i sermoni spirituali.

Quando hanno finito, estraggo le razioni avanzate dal cinghiale e comincio a distribuirle al clan della mano verde.. mangiate e saziatevi, cari fratelli bastardi, stiamo per organizzarci e fare un gran bel culo a padella a quei nani che si sono presi la montagna. Forza che abbiamo bisogno di voi.

Barf

"Io sono Barf, il difensore di quanto rimasto del clan della mano verde...sono l unto dell'Anonimo"

Rispondo al profeta per poi rimanere a bocca aperta incapace di commentare dopo il sermone e le libagioni distribuite ai miei fratelli piu' sfortunati

Il discorso di Khargash si dimostra lungo e poco comprensibile come suo solito e finisce per rompere non solo i cancelli ma e' mio fratello di guerra e mostro quindi una faccia concentrata ed adorante

Mahrh

Tra tutti i derelitti della Mano Verde, un paiono sembrano più baldanzosi, in forze, con la scintilla non dico dell'intelligenza, sarebbe esagerato affermare così. Però quel barlume di giusta follia che, se ben assecondata, può creare grandi cose.
Dalla saccoccia, quindi, tolgo due razioni speciali, che consegno a Khargash e Barf.
Per voi qualcosa di speciale: la carne di Nembrot il gigante, colui che invano ha cercato di eliminare il sangue della Mano Verde e per questo ha ricevuto dall'Antico Occhio la giusta ricompensa. Le sue viscere sono state il pasto dei lupi, le sue ossa quello della terra, le sue carni il nostro e il vostro. La sua Pace alimenta il fuoco che spargeremo dallo Stalagos e in tutto il mondo.

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