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Passaggio verso nord

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Mastro Thargor ascolta le vostre considerazioni in silenzio, lasciando che le parole di Tiburzia ed Arkyn rimangano sospese nell'aria calda della taverna come il fumo della sua pipa. Lo sguardo fisso della strega e la sua riflessione sulle cose che non dovrebbero essere risvegliate fanno stringere le labbra al vecchio nano, che annuisce lentamente, riconoscendo in lei la consapevolezza di chi rispetta i segreti del sottosuolo. La sfrontata sicurezza di Arkyn, che si dichiara entusiasta di sfidare il vuoto e i suoi sussurri, gli strappa un grugnito profondo che scuote la barba grigia.

Quando Godluin prende la parola, elogiando la professionalità della proposta in perfetto nanico prima di rivolgersi alla compagnia, il vecchio nano capisce che l'accordo è ormai a portata di mano. Ignora il timido tentativo di Lorelai di farsi avanti, la quale si ritira subito dietro la schiena del guerriero straniero sotto l'ombra dello sguardo fulminante di Lord Eryndor, e si concentra sui tre uomini e sulla strega pronti a firmare.

La pericolosità è l'unica ragione per cui l'oro è così pesante, ragazzo, risponde Thargor rivolgendosi a Godluin, mentre allunga un braccio massiccio sotto il bancone di pietra per recuperare qualcosa. Se fosse un lavoro da carpentieri, le gallerie sarebbero già sigillate e voi sareste ancora là fuori a bagnarvi i piedi nel fango del distretto.

Con un tonfo sordo che fa sussultare i piatti vicini, il vecchio nano posa sul legno due pesanti sacchetti di cuoio grezzo, legati stretti con corde di canapa e sigillati con la cera plumbea della Corporazione degli Scavi. Il tintinnio metallico all'interno non lascia spazio a dubbi: è la metà dell'anticipo pattuita, l'oro sonante che sancisce l'inizio del contratto.

Qui ci sono settecentocinquanta pezzi d'oro, la prima parte della paga base per tutti e cinque, scandisce Thargor, battendo il palmo nodoso sopra i sacchetti. Prendeteli, comprate le torce e le razioni che vi servono e farete riposare la Shadar-kai. Domani all'alba, una delle nostre guide vi aspetterà all'imboccatura del Pozzo Sette, ai piedi delle Colline Frastagliate...

Il vecchio nano si interrompe bruscamente. La bassa porta rinforzata in bronzo del Cuneo di Ferro sbatte violentemente contro la parete di pietra, lasciando entrare una folata di vento gelido e nebbia dal Distretto dei Cortili.

Sulla soglia si stagliano le sagome di quattro individui bagnati di pioggia. Al centro spicca un imponente guerriero umano coperto da una piastra pesante macchiata di ruggine e fango, affiancato da due nani dall'aria feroce, con le barbe tagliate corte all'uso dei minatori e pesanti asce da guerra assicurate alle cinture di cuoio borchiato.

Ma è l'ultima figura a raggelare l'aria. seminascosta dalle loro spalle vi è una cacciatrice elfa del nord, una reietta che palesemente non appartiene alla civiltà delle città. Ha i tratti fieri e selvaggi dei clan nativi, ma la sua stessa carne racconta il motivo del suo esilio: il lato sinistro del suo volto e il lungo orecchio appuntito sono segnati da una spaventosa, profonda bruciatura da acido che le ha deformato i lineamenti e reso l'occhio di un bianco vitreo e cieco , i capelli sono arruffati e intrecciati con tendini di cervo, indossa pellicce logore che emanano l'odore aspro dei boschi d'ombra e impugna un arco corto di osso ricurvo, fissandovi con la silenziosa letalità di un predatore.

L'umano a capo del gruppo si fa strada tra i tavoli con passo pesante, ignorando gli sguardi infastiditi degli avventori, e pianta i guanti d'arme d'acciaio sul bordo del bancone, proprio a pochi centimetri dai sacchetti di cuoio destinati a voi.

Siamo arrivati in tempo, Thargor, esclama l'uomo con una voce tonante e priva di rispetto, spingendo indietro il cappuccio bagnato per rivelare un volto squadrato e arrogante. La Gilda dei Cavatori ci ha detto che il Livello Quattro è ancora bloccato , la mia squadra è pronta a scendere nel buio e a fare pulizia. Tieni pure quell'oro sul tavolo, lo prendiamo noi.

Thargor socchiude gli occhi, guardando prima l'umano e poi spostando lo sguardo su Lord Eryndor e Arkyn, attendendo di vedere come la vostra compagnia intenda rivendicare il patto appena sancito dal metallo, mentre l'elfa reietta stringe la presa sull'arco, puntando l'unico occhio sano e carico di ostilità dritto su Lorelai.

@ Tutti

A voi.

@Albedo @Bomba @Cuppo @Landar @shadyfighter07

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TIBURZIA - STREGA

"Bene!" Esclamo, e un sorriso sottile mi increspa le labbra mentre Thargor, di fatto, ci affida l'incarico. È l'oro a parlare, e lui lo sa.

Non mi faccio vedere avida, però. Non lo sono. Ciò che mi preme è cosa si cela sotto quelle montagne. La conoscenza, spesso, rende più assetati dell'aridità.

La porta si apre di scatto. Figure nuove sulla soglia. Basta un'occhiata per capirlo: sono qui per soffiarci il lavoro.

Li squadro. Hanno l'aria minacciosa, certo. Ma le peggiori minacce che ho affrontato non respiravano affatto, quindi rimango impassibile. Accenno appena un inchino, più per gioco che per rispetto.

"Mi spiace deludervi, messere. Siete voi ad essere arrivati tardi." Dico, indicando l'oro con un gesto lento. Poi cerco lo sguardo di Thargor, per leggerne i pensieri, e mi sposto appena davanti al tavolo. Non tanto a difesa dell'oro ma a difesa dell'incarico.

Arkyn K'Aarna

La lettura del grugnito di Thorgar al mio commento mi risulta difficile. Non comprendo sia di approvazione o il contrario. La mia è solo curiosità, sete di conoscenza... lui probabilmente l'ha vista come arroganza.

Sono quei pensieri che mi distraggono dal trambusto creato dagli avventurieri. Non faccio caso alla porta che si spalanca, né all'energumeno che ci si affianca posando le mani sul bancone. Sono solo le parole di Tiburzia a smuovermi.
"Che succede?" mi volto squadrando i quattro, soffermandosi solo qualche istante sull'elfa, diversa da tutti quelli che ho visto "Oh salve!" Mi scappa un sorriso, non di scherno, quasi di sorpresa "È forse una gara questa quindi?" chiedo a Thargor ignorando gli altri.

Lorelai

Resto in disparte, ma tengo lo sguardo sull'elfa appena giunta.

  • Autore

Il silenzio che segue le parole dell'umano è pesante, interrotto solo dal fischio del vento che entra dalla porta spalancata del Cuneo di Ferro. Thargor non si muove. Le sue mani nodose rimangono piantate sui sacchetti di cuoio, mentre i suoi occhi piccoli e scuri passano dall'arrogante guerriero in armatura piastrata alla vostra compagnia. I nani ai tavoli vicini hanno smesso di bere; l'aria nella taverna si è fatta improvvisamente rarefatta.

Tiburzia rompe l'indugio con un'eleganza tagliente, muovendosi con un passo lento che la porta a frapporsi tra i nuovi arrivati e il bancone. Il suo inchino canzonatorio e il gesto verso le monete sono una dichiarazione di proprietà che non ammette repliche. Accanto a lei, Arkyn si ridesta dai suoi pensieri con una spensieratezza che spiazza i presenti. Il suo sguardo esotico scruta i quattro intrusi, indugiando sull'orecchio sfregiato e sul volto asimmetrico dell'elfa reietta, per poi rivolgersi direttamente al vecchio nano con un sorriso quasi genuino, ignorando del tutto la postura minacciosa del guerriero umano.

Nelle retroguardie, Lorelai non dice una parola. La nausea che le attorcigliava lo stomaco sembra congelata dal freddo della porta aperta. I suoi occhi scuri rimangono incollati sulla cacciatrice elfa del nord, studiando la tensione dell'arco d'osso e la stabilità delle sue gambe coperte di pelliccia, pronta a scattare se quell'unico occhio sano e vitreo dovesse tradire l'intenzione di incocciare una freccia.

L'imponente guerriero dei Cavatori stringe i denti, i muscoli della mascella tesi per l'irritazione nel vedersi schernito da una strega del sud e da uno straniero che treats la situazione come un gioco. Le sue mani d'acciaio si contraggono sui bordi del bancone, a un soffio dalle dita di Thargor. I due nani alle sue spalle fanno un passo avanti, battendo i manici delle asce sul pavimento con un rumore sordo.

Mastro Thargor, tuttavia, sputa un'ultima boccata di fumo dalla pipa, e lo sguardo che riserva all'umano è privo di qualsiasi calore. Non ritira i sacchetti, ma la sua mano si solleva lentamente, indicando la cera plumbea impressa sul cuoio.

Quassù non facciamo gare, Vance, risponde il vecchio nano con una voce profonda che zittisce il mormorio della sala. La Corporazione non rimangia la parola per quattro piastre arrugginite. L'oro ha già un padrone e il Livello Quattro ha già una squadra. Se la Gilda dei Cavatori ha delle lame da buttare, dì loro di mandarle al Distretto dei Cortili a difendere i carri del ferro.

L'umano di nome Vance lancia un'occhiata furibonda a Lord Eryndor e a Godluin, che non hanno ancora abbassato la guardia, poi torna a fissare Tiburzia ed Arkyn con gli occhi ridotti a due fessure piene di odio.

La Corporazione rimpiangerà questa scelta prima di domani, Thargor, ringhia Vance, allontanando le mani dal bancone con un gesto violento. E voi del sud... spero che sappiate combattere nel buio quanto sapete usare la lingua. Perché se vi incrociamo nelle gallerie delle Colline Frastagliate, non ci saranno nani o contratti a proteggervi.

L'elfa reietta sputa a terra vicino agli stivali di Arkyn, un gesto di puro disprezzo , prima di girarsi insieme al resto del gruppo. I quattro imboccano l'uscita a grandi passi e spariscono nella nebbia gelida di Crunrith, sbattendo la porta di bronzo dietro di sé. Il baccano della taverna riprende solo a metà, mentre Thargor toglie finalmente le mani dai due sacchetti, lasciandoli sul legno del bancone a vostra disposizione.

@ Tutti

A voi .

@Albedo @Bomba @Cuppo @Landar @shadyfighter07

Lorelai

Osservo vo la scena. Sinceramente mi diverto sempre quando qualcuno minaccia di morte altri.

Comunque io al buio ci vedo bene... E di occhi ne ho due...

TIBURZIA - STREGA

Rimango immobile, tengo la posizione.

Un'ombra vacilla davanti a me. Non quella delle torce, no. La mia. Ondeggia appena, mossa da un vento che qui dentro non c'è. Sembra in attesa. Trepida. Pronta ad agire. Un'illusione, forse. Ma presente.

"Lieto, messere, che la ragione abbia preso il sopravvento!" rispondo con distaccata gentilezza, senza staccare gli occhi da Vance. "Sappiamo muoverci bene nell'oscurità, e spero invero che in quelle gallerie non siate voi ad essere colti impreparati da ciò che potrebbe nascondersi nelle tenebre. Spade e cotte di maglia potrebbero rivelarsi solo giocattoli a fronte di qualcosa di più pericoloso."

Le ultime parole sono poco più di un sussurro sibilante.

Quando escono dalla taverna e la normale attività riprende a metà, guardo gli altri. La mia faccia è un po' preoccupata. Non temo la missione, ma quegli esseri incauti che potrebbero finire seppelliti laggiù.

Godluin Valthorne

Osservo il gruppo con la stessa espressione che riserverei ad un escremento sulla suola del mio stivale.

Non sottovaluto la minaccia, ma di certo non mi abbasso a rispondere alle parole di Vance.

Bene. Dico infine al nano una volta che se ne sono andati. Felice di aver chiuso l'accordo tra persone civili.

Poi al gruppo. Vogliamo vedere cosa ci serve acquistare prima di partire?

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